Grace to You Resources
Grace to You - Resource

Se avete le vostre Bibbie, andate al dodicesimo capitolo di 1 Corinzi, 1 Corinzi capitolo 12. Il titolo del messaggio di questa sera è “Il corpo di Cristo”.

Negli ultimi due anni c’è stato un dialogo enorme su questo tema. Oggi, nell’ambito del Cristianesimo, c’è una ribellione contro il denominazionalismo e contro la chiesa organizzata, e questo porta spesso ad un enfasi estrema sul conto del corpo di Cristo, verso un formato non strutturale. Nessun tipo di organizzazione. E naturalmente, credo che questo sia un po’ troppo, perché nel Nuovo Testamento c’erano sicuramente alcune strutture organizzative. C’erano ovviamente anziani, presbiteri e vescovi. E questi sono la stessa cosa, erano i pastori, non c’è una gerarchia. Ma c’erano anche i diaconi che servivano nel ministero; c’erano gli anziani che dovevano essere ordinati in ogni città, c’erano coloro che avevano la supervisione del gregge.

E quindi, c’era una certa organizzazione, che di fatto era necessaria per assicurarsi che ogni gregge particolare avesse un pastore e coloro che l’assistano. E dunque c’era un minimo d’organizzazione. E quindi in questi ultimi giorni c’è stata parecchia discussione sull’idea del corpo di Cristo. E di fatto, la cosa più triste di tutte, credo che sia, l’ignoranza sul tema della maggior parte delle persone. Questo è di fatto, forse il tema più importante per la comprensione delle relazioni Cristiane. Non sappiamo chi siamo, non sappiamo qual’è il nostro posto e non riusciamo a comprendere il concetto del corpo di Cristo. E quando lo comprendiamo, non capiamo solamente i nostri obblighi verso Dio e la nostra relazione con Lui tramite di Cristo, ma anche i nostri obblighi e la nostra relazione con ogni altro credente nel mondo e quali siano i ministeri che dobbiamo svolgere insieme. Quindi comprendere il concetto del corpo di Cristo, è una cosa molto, molto strategica.

Oggi c’è così tanta organizzazione e struttura che spesso la vera chiesa si perde nella nebbia; e molte delle denominazioni principali non sono altro che gruppi di persone che vogliono riunirsi intorno a qualche concetto diverso da Gesù Cristo. Tragicamente, questo è il caso. Ed esistono solo come una struttura organizzativa senza alcuna vita, senza alcuna funzione adeguata in relazione a Gesù Cristo. Che cos’è la Chiesa? Che cos’è che siamo? “Il corpo di Cristo”, che cosa significa?

Prima di esaminare in modo particolare il corpo di Cristo, vorrei che vedessimo esattamente cosa siamo come chiesa guardando a diverse metafore che vengono date nel Nuovo Testamento. Alcune di queste metafore provengono dall’Antico Testamento, tre sono molto importanti. Se state prendendo appunti, vi conviene annotarle. Tre metafore dominanti che il Nuovo Testamento usa per descrivere la Chiesa, che sono anche metafore dell’Antico Testamento per descrivere Israele, sono queste: la sposa, la vigna ed il gregge.

Ora, ognuna di queste metafore era una designazione Antico Testamentaria d’Israele. Israele era la sposa di Dio, la vigna di Dio ed il gregge di Dio. Tutte queste metafore sono ripetute nel Nuovo Testamento. Noi siamo la sposa di Cristo, siamo i tralci di cui Lui è la vite, e siamo anche il suo gregge di cui Lui è il pastore. Ora, Osea ci dice che nell’Antico Testamento che Dio guardava ad Israele fin dalla sua fanciullezza. Dio promise Israele a se stesso. Dio strinse un patto matrimoniale con Israele. Spiritualmente parlando, Israele divenne il popolo, o la sposa di Dio, e da quel momento in poi, Dio ha dovuto fare i conti con la sua infedeltà continua, con gli atti continui d’adulterio spirituale d’Israele che andava incessantemente dietro ad altri dèi. Ed “Israele”, dice Osea, “era davvero una moglie infedele”.

Anche nel Nuovo Testamento, la Chiesa è vista come una vigna, così come noi siamo visti come una sposa. E nell’Antico Testamento, la vite o la vigna, entrambe le metafore, rappresentavano Israele. Dio disse che andò a piantare una vigna. Disse: «L’ho piantata su di una collina molto fertile», e questa era un’illustrazione del fatto che Dio portò Israele fuori dall’Egitto fino al Canaan. Dio disse: «Li ho allontanati ed ho piantato questa vite su una collina molto fertile. Lì ha messo radici ed ha riempito la terra». E poi Dio costruì una torre di guardia. E da quella torre, Dio sorvegliò la vigna, e costruì anche tino per preparare la vendemmia. Ed Isaia ci dice che Egli si prese cura della sua vigna, perchè desiderava che producesse giustizia, ma la sua vigna invece produsse uva selvatica d’ingiustizia, iniquità, oppressione e peccato. Perciò Isaia 51 dice che Dio fece della sua vigna uno spreco... e fu così.

La terza metafora dell’Antico Testamento usata da Dio era che Israele era il gregge e Lui era il pastore. Egli condusse Giuseppe come un gregge, dice la Bibbia, “Come li aveva riscattati dall’Egitto” dice Isaia, “Li sollevò e li portò”, così come si porterebbe un agnello. E dunque, dopo la cattività babilonese, Isaia dice ancora che Egli raccolse gli agnelli tra le sue braccia e condusse dolcemente coloro che erano piccoli, e Dio quindi ha un rapporto con Israele che è paragonabile a quello di un pastore con il suo gregge.

Ora, vediamo tre illustrazioni che Dio ha usato per determinare il suo rapporto con Israele nell’Antico Testamento. Ognuna di queste illustrazioni dimostra la relazione che Dio aveva con Israele, e sottolinea – notate bene – sottolinea che il rapporto di Dio con il Suo popolo era un rapporto diretto. Era diretto, ed era un ministero sovrano di salvezza e di conservazione. Quindi, nell’Antico Testamento, Dio scelse Israele come sua sposa; piantò Israele come sua vigna; e si prendeva cura di loro come suo gregge.

Ora, quando arriviamo al Nuovo Testamento, Gesù applica con coraggio queste stesse metafore alla Chiesa. Sottolinea con ancora più forza il rapporto personale. Permettetemi di illustrarvelo. Prima di tutto, vediamo che Gesù applica la metafora Antico Testamentaria del matrimonio su di noi dicendo che Lui è lo sposo e noi siamo – che cosa? – La sposa. Egli dice: “Io sono lo sposo” e vi ricordate che nei vangeli quando lo sposo si presentò, il digiuno divenne superfluo, continuavano con i festeggiamenti perchè lo sposo era presente.

Paolo descrive tale metafora in modo più dettagliato, facendo riferimento al sacrificio amorevole di Cristo verso la Chiesa. Parla anche della guida di Cristo sulla chiesa, del suo scopo finale per la chiesa. E del fatto che Cristo prese la chiesa come sposa affinché, e questo si trova nel libro di Efesini, ma affinchè Egli possa presentarla a sé stesso. Cristo ci ha presi come sposa per presentarci a sé in gloria, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti. In altre parole, ci ha raggruppati come una vergine casta e pura.

E quindi, come chiesa, in relazione a Cristo, siamo come una sposa al suo sposo. Infatti, alla fine dell’Apocalisse, quando andremo con Gesù Cristo nella gloria, la Bibbia dice che avremo una cena. Di che tipo di cena si tratta? Di una cena nuziale, esatto. Ma non solo quello, in 2 Corinzi capitolo 5, ci viene detto che “Dio ci ha dato l’arrabōn dello Spirito”, e dal Greco, arrabōn significa letteralmente “anello di fidanzamento”. Il motivo per cui sappiamo che saremo sposati con Gesù Cristo è perchè abbiamo un anello di fidanzamento, che non è altro che lo Spirito Santo. E quindi la metafora delle nozze è ricorrente, in modo particolare, per tutti gli scritti di Paolo, e culmina nella visione finale di Giovanni della grande cena delle nozze dell’Agnello nella nuova Gerusalemme, alla fine del libro dell’Apocalisse. Quindi Gesù usa la metafora del matrimonio per descrivere la Chiesa.

Però Gesù riprese anche l’immagine della vigna nella parabola dei vignaiuoli malvagi di Marco 12 si riferisce a Israele, ma la estende anche perché in Giovanni capitolo 15, dice: “Io sono la vera vite e voi siete – che cosa? – i tralci”, ed usa la stessa metafora. La Chiesa è il tralcio che dipende dalla vite. Dobbiamo dimorare in Lui ed essere soggetti alla purificazione del vignaiolo. Noi siamo i tralci e Lui è la vite. Quindi Gesù usò la metafora della vite.

Ma non si fermò li, usò anche la metafora del pastore. Siamo un gregge, non è vero? Giovanni 10, “Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono”, e Gesù è il Buon Pastore, colui che va nel deserto per salvare quell’unica pecorella smarrita. Dà la sua vita per le Sue pecore. Conduce le pecore al buon pascolo, le protegge dai lupi e questa stessa metafora è estesa durante il corso di tutto il Nuovo Testamento.

E quindi qui abbiamo tre metafore fondamentali dell’Antico Testamento che Gesù applica alla chiesa, e queste sono un po’ le principali. Ma ce ne sono altre quattro... Queste sono le principali che si trovano nell’Antico Testamento, ma ce ne sono altre quattro che sono alluse nell’Antico Testamento e che vengono usate anche da Cristo, e che il Nuovo Testamento applica sul conto della chiesa, e sono queste: Il popolo di Dio è anche un regno, un regno. E con questo intendiamo dire che... un regno è una sfera di dominio. Un regno è un dominio dove vi è uno che governa. E noi, come figli, figli e fratelli amati di Cristo - figli di Dio, fratelli di Cristo - siamo sotto il dominio del governo di Dio e di Cristo. In questo momento, siamo letteralmente nel Suo regno spirituale, nel senso che Egli ci governa. Noi siamo un regno. Per esempio, Paolo dice in Colossesi 1:13 che “Dio ci ha liberati – ora guardate qui – dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno – di chi? - del suo amato Figlio”, giusto, “del Suo amato Figlio”.

E Cristo esercita il suo dominio su di noi tramite lo Spirito Santo. Se leggete attentamente tra le righe, questo è ciò che viene detto in Romani 14:17, dove dice: “Perché il regno di Dio – segnatevelo – non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo”, siamo letteralmente un regno.

E poi, non solo quello, ma c’è un’altra metafora con la quale siamo designati nel Nuovo Testamento: siamo una famiglia o un nucleo familiare. Siamo figli di Dio e fratelli di Cristo, non è vero? Siamo coeredi secondo Romani capitolo 8, fratelli secondo Ebrei capitolo 2. Dio ci ha generati di nuovo - non è vero? - nella sua famiglia. Ci ha adottati. Ha mandato il suo Spirito Santo nei nostri cuori, tramite il quale lo chiamiamo ‘Abba Padre’, che in Greco significa “papà”, un termine affettuoso o di vicinanza. E non dobbiamo vivere in ansia per il domani, perché sappiamo che nostro Padre conosce le nostre necessità prima ancora che le pensiamo. Dobbiamo cercare prima il regno di Dio e tutte le altre cose ci saranno date in più.

In terzo luogo, non siamo solo un regno in questa piccola sezione, non siamo solo una famiglia o un nucleo familiare; siamo anche un edificio. La chiesa è un edificio. Un edificio non fatto con mani d’uomo, ma comunque un edificio. Chi è il nostro fondamento? Paolo ha detto: “nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Gesú Cristo” siamo edificati su quel fondamento; gli apostoli sono stati i primi ad esser posti sul fondamento e da li in poi, noi altri. Siamo un edificio di Dio.

In quarto luogo: siamo un corpo, il corpo di Cristo. Questa metafora particolare, fate attenzione, non ha assolutamente alcun equivalente nell’Antico Testamento, proprio per niente. Le prime tre hanno equivalenti importanti nell’Antico Testamento. Le seconde tre, in senso minore, alludono all’Antico Testamento, ma questa non ha alcuna allusione all’Antico Testamento. Nell’Antico Testamento, questo concetto non esiste neanche. E voi potreste dire: «e quindi?» E quindi questo: questa è la nostra posizione unica in Cristo. Siamo il corpo di Cristo. Questa è una cosa unica, non ha alcun equivalente Antico Testamentario e questa è la nostra identità unica, siamo il corpo di Cristo. Non siamo un edificio, questi edifici sono totalmente estranei. Li abbiamo perché dobbiamo venire a sederci da qualche parte per ascoltare la Parola di Dio.

La chiesa non è un edificio fisico. Siamo un edificio spirituale, come abbiamo detto, non uno fisico. Questa non è la chiesa; voi siete la chiesa. Io sono la chiesa. Non siamo un’organizzazione. Siamo una koinōnia. Siamo una comunione. Siamo una comunione di un unico corpo, il corpo di Cristo. Questa metafora unica costituirà la base del nostro studio di questa sera e anche delle settimane a venire, nel mentre studieremo il libro di Efesini versetto per versetto, che è il resoconto della dottrina del corpo di Cristo.

Ora, all’inizio, prima di andare ad Efesini, vogliamo guardare 1 Corinzi capitolo 12, e voglio che vediate tre cose sul corpo, tre cose. E vi spiegherò che cosa significa “il corpo di Cristo”, e voglio che sappiate che questa è una cosa di significato e voglio che vi spremiate le meningi e che mettiate in moto il vostro cervello, che lo tiriate fuori dalla folle, se sta girando a vuoto, e che ci mettiamo all’opera. Va bene? Voglio che vediate tre cose; tre cose che caratterizzano il corpo. E sono completamente descritte nel dodicesimo capitolo. Sono: numero uno, l’unità; numero due, la diversità; numero tre, l’armonia. Unità, diversità, armonia – ne volete una che termina con “à”? Mutualità. Unità, diversità e armonia o mutualità, ora queste sono cose fondamentali da comprendere.

Parte del motivo per la quale la chiesa - beh, in realtà il motivo per la quale la chiesa è così paralizzata è perché le persone non operano come un corpo, parole strategiche. Bene, prima di tutto guardiamo all’unità. Il primo e, per inciso, il carattere dominante di un corpo è la sua unità. Iniziando da 1 Corinzi 12 versetto 12, 1 Corinzi 12:12, “Poichè, come il corpo è uno – e qui sta parlando del corpo fisico – e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, cosí è anche di Cristo”. Ora, qui Paolo prende in considerazione il corpo fisico e dice, gente, dovete sapere che un corpo fisico dev’essere uno. Non si può prendere un corpo fisico e mettere un braccio qui e una gamba là e una testa lì e un cuore da quella parte ed un paio di piedi li e poi dire: «ok, corpo, vai e fai qualcosa».

Non potete dire a quei membri scollegati: «Sistematevi un po’ e funzionate», o il corpo è un’unità, o non esiste. Deve essere un uno! Paolo dice: “Il corpo è uno ed ha molte membra funzionanti”, il corpo fisico. Non posso mica dire: «Sai, la mia mano è così dotata che mi sa che me la taglio e te la mando» fidati, a quel punto non sarà più dotata. Dopo averla tagliata, morirà. Deve rimanere attaccata al corpo.

Quindi l’essenza del corpo è l’unità, l’unità. Siamo una cosa sola, “Così è anche di Cristo”, amici, siamo un corpo solo. Cristo è il capo e noi siamo il corpo, tutte le membra. Siamo una cosa sola. Se ci stacchiamo, muoriamo, non possiamo staccarci. O funzioniamo come un’unità o non funzioniamo affatto. Siamo una cosa sola, e Cristo è il capo del corpo da cui proviene tutta l’istruzione, tutta la potenza cerebrale, tutta l’energia e tutte le risorse per far funzionare ogni parte del corpo. Il capo è la vita. Si può tagliare la mano o il braccio, ma la testa manterrà il corpo in vita, si possono tagliare parti del corpo diverse senza ucciderlo. Se si continua, prima o poi lo si uccide, ma se si taglia la testa, non c’è più vita. La stessa cosa vale per il corpo di Cristo, un’analogia perfetta. Cristo, la nostra testa, è la fonte della nostra vita.

Efesini 5:23, Paolo ha detto: “Cristo è il capo della Chiesa”. In Colossesi, 1:18, ha detto: “Ed Egli è il capo del corpo, la Chiesa”. Cristo è il capo. E questo sembra un po’ una cosa ovvia, ma sapete, ci sono persone che pensano di essere il capo, ci sono! Pensano di essere il capo della chiesa. Conosco un uomo che ha proprio quello stesso titolo, ma non è il capo della chiesa, Gesù Cristo è il capo della Chiesa. Tutti i credenti sono uno in Lui. Un solo corpo, un’unità, che riceve tutte le risorse, tutta la forza, tutta la saggezza e tutte le istruzioni dallo stesso capo.

Ora, notate il versetto 13. Ecco come si entra nel corpo. Ecco come il corpo incomincia: l’unità del corpo, versetto 13: “Infatti in un unico Spirito”, ora voglio che notiate quante volte viene usata la parola “uno”. Nel versetto 12, “il corpo è uno, un solo corpo”, due volte. Versetto 13: “Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito”, e qui siamo già a tre, anzi, quattro volte che l’uno viene usato. Quattro volte in un versetto di un rigo. Pensate forse che voglia enfatizzare l’unità qui? “Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito”, ascoltate, noi siamo uno.

E la salvezza è il punto iniziale della nostra unità. Siamo tutti venuti nel corpo per mezzo di un unico Spirito. Siamo venuti tutti tramite quell’unica via, e chi sarebbe? Gesù Cristo. In un unica porta, Gesù Cristo. Siamo uno in un solo corpo perché siamo stati tutti battezzati da uno Spirito solo, in un unico corpo ed ora abbiamo quello stesso Spirito che dimora in noi. Notate nel versetto 13: “Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo” La gente si chiede: «Che cos’è il battesimo dello Spirito Santo?» Il battesimo dello Spirito Santo si trova proprio qui, in questo versetto, ed è chiaramente questo: è lo Spirito Santo di Dio che posiziona il credente nel corpo di Cristo. È esattamente quello che sta dicendo: “infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo”.

Siete entrati nel corpo di Cristo al momento della salvezza, essendovi collocati dall’energia dello Spirito. Dal momento in cui hai ricevuto Gesù Cristo, amico mio, hai fatto parte di quell’unico corpo e sei stato messo lì da quello stesso Spirito. Non solo sei stato messo lì, ma il versetto 13 dice che hai anche lo stesso Spirito dimorante, vedete? Siamo stati tutti abbeverati – ovverro assimilati o appropriati - da un solo Spirito.

Ora, notate come sta enfatizzando la nostra unità? Certamente, è il punto centrale. Sta stressando il concetto della nostra unità. Siamo nati dallo Spirito, giusto? Se abbiamo riposto la nostra fede in Gesù Cristo, siamo nati dallo Spirito. Siamo stati posizionati nel corpo di Cristo tramite l’unico Spirito, giusto? Essendo stati posizionati nel corpo di Cristo siamo diventati dimora di quell’unico Spirito, giusto? E quindi lo Spirito ci ha redenti mediante la fede in Cristo. Lo Spirito di fatto compie l’opera della rigenerazione, non è vero? Lo Spirito ci rigenera, ci inserisce nel corpo di Cristo, viene a dimorare in noi.

E voi potreste chiedere: «Ogni cristiano ha lo Spirito Santo dentro di sè?» ci puoi credere, Romani 8:9 dice: “Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui”, non esiste un credente che senza lo Spirito Santo, non esiste. “Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui”, e all’incontrario. Se Gli appartenete avete... lo Spirito Santo. Avete ricevuto lo Spirito Santo.

Prima di tutto, vi ha rigenerato, vi ha messo nel corpo. Poi l’avete ricevuto, vi ci siete abbeverati ed Egli è venuto a dimorare in voi. Ora, ora notate come la nostra unità sia tutta racchiusa nello Spirito? Vedete? Ecco perché Paolo dice in Efesini 4:3 che abbiamo – citazione - siete pronti? “Abbiamo l’unità dello Spirito”, perché è quello stesso Spirito che ci rigenera, ci battezza nel corpo e dimora in noi. La nostra unità quindi non si basa su una base denominazionale artificiale. Non si basa sul fatto che siamo tutti credenti in Cristo. Si basa sul fatto che siamo stati tutti identificati nell’opera di uno Spirito unico.

E questo è il punto della nostra unità non è vero? Abbiamo lo stesso Spirito. Lo stesso che c’è in me c’è anche in te, lo stesso Spirito. Sono venuto a Gesù Cristo, ho creduto in Lui. Sono stato rigenerato dallo stesso Spirito allo stesso modo, sono stato messo nello stesso corpo dallo stesso Spirito allo stesso modo, sono stato dimorato dallo stesso Spirito proprio come voi. Pertanto, la nostra unità è nello Spirito. Ecco perché quando un credente opera nella carne, opera in contrasto con il funzionamento del corpo, perché il corpo deve operare nell’unità dello Spirito.

Ora, non c’è altro modo per entrare nel corpo di Cristo, se non quello di essere battezzati nel corpo dallo Spirito. E c’è solo un modo per essere battezzati nel corpo dallo Spirito, ovvero, quello di essere redenti da Gesù Cristo. Noi tutti dalla stessa via, dallo stesso Salvatore, dallo stesso Spirito, ed abbiamo la stessa salvezza, ed è così che inizia la nostra unità, non è vero? E siamo venuti tutti a far parte del corpo di Cristo, tramite il sangue di Gesù Cristo per mezzo dello Spirito di Dio.

Quindi iniziamo avendo alla base l’unità, non è vero? Non è interessante come, una volta raggiunta quell’unità, ed una volta che siamo entrati nel corpo, ci disperdiamo? Vedete? Siamo arrivati tutti nello stesso modo, abbiamo sperimentato lo stesso Spirito, lo stesso Spirito ci dimora e poi... ce ne andiamo. E poi spendiamo tutto il tempo del nostro ministero cercando di raggruppare il corpo di nuovo con il tentativo di realizzare la nostra unità. Amici, siamo uno, siamo uno. Non esistono i super-santi, non esistono! Davvero, non esistono.

Un ministro ha detto questo una volta, ha detto: “La chiesa è così fredda e il corpo è così morto che quando qualcuno arriva un 37 di temperatura pensiamo che sia malato. Pensiamo che abbia la febbre, e invece è normale”, vedete? Le nostre temperature sono così fredde che quando uno arriva con un 37 pensiamo che sia una testa calda, pensiamo che abbia la febbre. E lo vogliamo raffreddare perchè pensiamo che stia impazzendo! Ascoltate, essere totalmente impegnati verso Gesù Cristo e totalmente assorbiti dal ministero dello Spirito non significa essere super, ma essere normali.

Non ci sono grandi persone nel corpo di Cristo. Nessuno può venire e dire: «Beh, com’è che sei arrivato qui?», «Beh, sai ho fatto 49 di questi e 74 di questi, e cel’ho fatta!». No, non è così. Sei arrivato per mezzo di quell’unico Spirito in un unico corpo, proprio come tutti gli altri. Questo è il punto della nostra unità. Nessuno può alzarsi nel corpo di Cristo e dire: «Io ci sono arrivato in questo modo, tu rimani laggiù». No, siamo arrivati allo stesso modo, ed è stato per grazia, non è vero? Non è stato per opere, vero? Se fosse stato per opere, ci staremmo vandando tutti, non è vero? Siamo tutti dei trofei della grazia portati nel corpo nello stesso modo. Non abbiamo nulla di cui gloriarci, nulla di cui vantarci, nulla per cui alzarci in piedi e dire: «Mi impongo su di voi» e tutta la dicotomia, il clero, il sacerdozio non è biblico. Io non sono più in alto di voi, tranne che per il fatto che questa piattaforma sia, non lo so, 90 centimetri più in alto... questa è l’unica elevazione che ho rispetto a voi, e se vi dà fastidio, d’ora in poi predicherò laggiù.

Io non sono qualcuno al di sopra di voi, e voi non siete al di sopra di qualcun altro o al di sotto di qualcun altro. Siamo una cosa sola, lo capite? Nel Nuovo Testamento non c’è gerarchia. Ci sono diversi doni, ma nessuna gerarchia. Se volete un organigramma del cristianesimo, c’è Cristo al capo e da lì in poi c’è solo un grande cerchio, tutto qui. Non c’è nessun filtro verso il basso. Siamo entrati tutti nel corpo allo stesso modo. Siamo tutti trofei della grazia di Dio. Non c’è gerarchia. Siamo tutti uno.

E vi ricorderete, ora, solo pochi minuti fa vi ho presentato delle metafore, non è vero? Metafore della Chiesa. Avete notato che ognuna di esse, senza eccezioni, sottolinea l’unità? L’avete notato? Guardate qui. Ripasso: siamo una sola moglie con un solo marito, giusto? Siamo un unico gregge con quanti pastori? Un solo pastore. Siamo un insieme di tralci su di una sola vite. Siamo un unico regno con un unico re. Siamo una famiglia con un unico Padre. Siamo un unico edificio con un unico fondamento. Siamo un solo corpo con un solo capo, Gesù Cristo. Siamo una cosa sola. La Bibbia non parla di rami grassi e rami magri o di pecore zoppe e di super pecore.

Il messaggio del corpo di Cristo è il messaggio dell’uno. Noi siamo uno. Siamo uno in Cristo. Non c’è spazio per la gerarchia. Non c’è spazio per la classe superiore e la classe inferiore. Vi dirò di più: non esiste qualcosa come un credente isolato. Non esistono credenti che non facciano parte del corpo, che se ne stiano seduti qui da soli, voi fate parte del corpo. Ne fai parte tanto quanto me o chiunque altro. Non esistono cristiani di classe superiore o inferiore. E non ci sono Cristiani fuori dal corpo, fate tutti parte del corpo.

Per sottolineare di nuovo la vostra unità, vi leggo il catalogo dell’unità, e lo studieremo nelle settimane a venire, Efesini 4:4, ascoltate, dice: “Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. V’è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti”, uno, uno, uno, uno, uno, uno, uno, vedete? Mi piace questo: 1 Corinzi, tornando indietro da dove siamo, nel capitolo 1, giusto come un’illustrazione. Sapete cosa è successo nel corpo di Cristo a Corinto? Erano tutti frazionati ed andavano in giro a dire: «Da che parte sei?», «Beh, io sono di Apollo», «Oh, Apollo è fuori. Io sono con Paolo», «Beh, vi state sbagliando entrambi. Cefa ha ragione!», «Io stesso seguo Pietro».

E poi c’è l’altro «Beh, ascoltate gente, io seguo Cristo», cen’è sempre uno così in ogni gruppo. E così, in 1 Corinzi 1:12, stavano continuando quel tipo di conversazione e dice: “Voglio dire che ciascuno di voi dichiara: ‘Io sono di Paolo’; ‘io d’Apollo’; ‘io di Cefa’; ‘io di Cristo’”, e poi il versetto 13: “Cristo è forse diviso?” che razza di stupidità è questa? Perché state frazionando il corpo? Non siete mica seguaci di questo o di quello, “è Cristo forse diviso?”

Ora guardate al capitolo 3 versetto 21: “Nessuno dunque si vanti degli uomini – non possiamo andare in giro a dire, «Beh, io seguo lui, o seguo quello, o quell’altro». Non ci si vanta di queste cose - perché tutto vi appartiene - Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, le cose presenti, le cose future – tutto vi appartiene”, include tutto, e poi dice: “e voi siete di Cristo, e – che cosa? - Cristo è di Dio”. Volete abbandonare la divisione e tornare all’unità? Vedete, questa del capitolo 3 è una sezione davvero potente. Dice semplicemente che tutto a cui si può pensare: le cose a venire, la morte, la vita, è tutto vostro. Siete una cosa sola. Siete uno con Cristo e Cristo con Dio.

E dunque Paolo sottolinea la nostra unità. La Chiesa è un popolo, un’assemblea di persone redente che devono la loro esistenza, la loro vita al fatto di esser stati portati da un solo Spirito in un solo corpo e di essere dimora di quello stesso Spirito. Amici miei, non siamo credenti singoli, siamo uno. Lo sapevate che la vostra vita non finisce mai? Riprende da dove finisce la mia e l’intero corpo di Cristo continua ad andare avanti così, non ci sono pause, è una catena infinita.

Siamo stati chiamati alla comunione del suo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore. Facciamo tutti parte del Suo corpo. E voi potreste dire: «Cos’è che ci ha portato in questa cosa qui?» Beh, la chiamata di Dio. Siamo la ekklēsia di Dio, da ek kaleō, ‘chiamare fuori da’, siamo i chiamati di Dio, chiamati fuori dal mondo per esistere come entità separata, il Suo corpo con Lui come capo. E dobbiamo condurre dunque una vita degna della Sua chiamata, non è vero? Così che possiamo diventare quello che già siamo per posizione, anche nel carattere e nella condotta. Chiamati a parte, santi, separati per Lui, il Suo corpo.

Quindi la Chiesa è il popolo di Dio, chiamati fuori dal mondo per esistere separatamente per Lui. Uno in santità, uno in missione, abbiamo tutti la stessa missione; uno in sofferenza ed uno in gloria. Siamo uno. In Efesini 2, versetto 12, ascoltate qui: “in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo. Lui, infatti, è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo – ovvero Giudei e gentili – e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell’inimicizia – vedete? – per creare in sè stesso, dei due, un solo uomo nuovo – vedete? – facendo la pace – ora prestate attenzione - e per riconciliarli tutti e due con Dio in un – cosa? – in un corpo unico mediante la sua croce – e poi continua dicendo – che per mezzo di lui gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito”.

Siamo uno: “Non c’è qui nè Giudeo”, Galati 3:28, “né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina”, nessuna di queste distinzioni esiste nella chiesa, per quanto riguarda la nostra posizione nella benedizione di Cristo. Questo’uomo nuovo, capite? Ecco cosa siamo, siamo un uomo nuovo, un corpo nuovo, il corpo di Cristo, una cosa nuova. Non è mai esistito prima. Cristo ha abolito tutte le barriere per renderci una cosa sola. Ha abolito le barriere della nazionalità, le barriere dell’etnia o la razza, le barriere delle classi, le barriere del sesso. Ogni singola barriera è stata abolita per creare un uomo nuovo, e questa è una cosa gloriosa. Siamo uno. Non importa chi siamo se amiamo Gesù Cristo: siamo uno. Alcune persone non riescono a capire questa cosa qui, pensano che ci sono alcuni Cristiani che sono quassù mentre altri che sono di bassa classe, ma non è così.

Quindi i giorni della discriminazione sono finiti. La chiesa che Cristo ha creato, guidata da Cristo, non tollera alcuna distinzione, nessuna, nessuna. Ci sono posti, amici miei, dove non si può predicare questo messaggio senza finire in prigione. In Romani capitolo 10, questo stesso messaggio ci viene ripetuto dall’apostolo Paolo nei versetti 12 e 13: “Poiché non c’è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” Vedete che tutte le barriere sono scomparse? In Gesù Cristo non ci sono più barriere. Siamo un uomo nuovo. Di conseguenza, tutti i cristiani, che siano ebrei o gentili, maschi o femmine, schiavi o liberi, o quello che sia, rozzi, barbari o Greci istruiti, chiunque siano, sono tutti concittadini.

Paolo ci chiama in quattro modi, usando parole greche che non intendo approfondire ora. Ci chiama concittadini, coeredi, membri, partecipi. Co, co, co, co, uno, uno, uno, uno, unità. Quindi, in tutte le metafore, l’unità è enfatizzata. Questa è la mia preghiera per questa chiesa, che almeno questa parte del corpo di Cristo possa percepire la nostra unità. Ho bisogno di soffrire quando voi soffrite, e voi avete bisogno di soffrire quando io soffro. Ho bisogno di essere sensibile ai vostri bisogni e voi dovete essere sensibili ai miei. Ho bisogno di amarvi quando avete bisogno d’amore e voi avete bisogno di amarmi quando io ho bisogno d’amore. Ho bisogno di esortarvi quando avete bisogno d’esortazione e voi avete bisogno d’esortarmi quando ne ho bisogno. Quando voi avete bisogno d’esser rimproverati, io devo rimproverarvi; e quando io ho bisogno d’esser rimproverato, voi dovete rimproverarmi. E questo vale per tutti, tranne che per mia moglie. Non voglio che si lasci andare troppo, già lo fa.

Io e te dobbiamo funzionare insieme, dobbiamo esser sensibili l’uno con l’altro. Cristiano, non vuoi isolarti, vuoi inserirti nel contesto della vita del corpo. Lo sapevi? È questo il problema di tanti Cristiani. Vengono in chiesa la Domenica mattina, si siedono e pensano: «Beh, Dio, so che sei davvero benedetto dal fatto che sono venuto». O e Dio: «Esatto, uno per te»... E non hanno alcun concetto sul come operare nel corpo e quindi sono un membro non-funzionante, che non fa altro che ferire e mutilare il corpo di Cristo. Ed il resto non fa altro che zoppicare nel tentativo di compensare per le loro incapacità. Dovete essere nel centro della vita del corpo, sensibili nei miei confronti così come io lo sia nei vostri; siamo una cosa sola.

Oh Gesù... voleva tutto questo, lo voleva disperatamente, così disperatamente che nel capitolo 17 di Giovanni – amo troppo questo capitolo – e qui ci da una sbirciata nel cuore di Gesù Cristo. Ascoltate, sta pregando al Padre, ma ascoltate per cosa prega. Avrebbe potuto pregare per molte cose, ma ascoltate per cosa prega. Giovanni 17 versetto 20: “Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola”, in altre parole, non prego solo per i miei discepoli, ma anche per coloro che in un futuro crederanno in me tramite la loro parola nel futuro. Per cosa dovrei pregare? Versetto 21: “Che siano tutti, - cosa? - uno – vedete? – così come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te”, prego che siano il mondo creda che tu mi hai mandato”.

Sapete cosa convincerà il mondo di chi è Gesù? Quando saremo uno, quello li convincerà, “la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno”, ha stabilito la sua gloria in noi, non è vero? – affinchè fossimo una cosa sola e la sua gloria è lo Spirito Santo. La presenza dello Spirito Santo è il nostro punto d’unità, giusto? Abbiamo tutti lo stesso Spirito. Questo è il nostro contatto per l’unità: “io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me”. Sapete quando metteremo davvero a soqquadro questo mondo, quando davvero manderemo in frantumi il compiacimento di questo mondo? Quando saremo uno.

Vi dirò che se questa chiesa diventasse un tutt’uno in termini di vita corporea e cominciasse a prestare servizio ai bisogni degli altri dal punto di vista spirituale, e percepisse un’unità di super sensibilità, il mondo non sarebbe mai in grado di far fronte a ciò che sta accadendo; perché libereremmo l’unità dello Spirito e tutta l’energia che vi è racchiusa.

Ora, voi potreste dire: «Ma com’è che funziona questo tipo d’unità?» Beh, vi mostrerò la chiave di questa unità. È basata sull’umiltà, quella è la chiave. Ora venite con me a Filippesi 2, perché voglio che lo vediate. Versetto... guardiamo al versetto 2, Filippesi 2:2. Gesù ha pregato perché fossimo uno, giusto? Anche Paolo desiderava la stessa cosa. Evidentemente i Filippesi non vivevano così, quindi forse, possono fungere come un buon esempio di ciò che dovremmo sentire. Ascoltate al versetto 2. Paolo disse ai Filippesi: “Rendete perfetta la mia gioia, (la mia gioia più grande) avendo un – cosa? – un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unica mente”, quindi, che cos’è che vuole che siano i Filippesi? Uno. Essere uno, avere lo stesso tipo di amore. Ci sono diversi tipi di amore. La si ama davvero, ma non la si ama troppo. Beh, puoi tollerarla. Basta avere lo stesso amore. Siate una cosa sola. Essere simili, avere la stessa mente.

E voi direste: «di che mente si tratta?» Ve lo dico io di che mente si tratta, guardate al versetto 5: “Abbiate in voi la stessa mente che è stata anche - cosa? - in Cristo Gesù”, che mente dobbiamo avere? La mente di Cristo. E voi direste: «E qual è la mente di Cristo?» Ora vi faccio vedere la mente di Cristo, versetto 6, “il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio - ovvero, un qualcosa a cui aggrapparsi - qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce”.

Ora, sapete di che mente si tratta amici miei? Si tratta di una mente caratterizzata da un’umiltà condiscendente. Lo vedete? Ecco qui la mente di Cristo, era lì, è venuto e fu obbediente fino alla morte, questa è umiltà! Sapete come diventiamo uno? Versetto 4: “cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri”, sapete come facciamo ad essere una cosa sola? Facendo come Gesù e dicendo: «Guarda, non m’interessa di me stesso. Voglio solo scendere giù, e se questo significa anche soffrire per mostrarvi il mio amore, soffrirò”, l’umiltà dice semplicemente: «Non m’importa di me stesso. M’importa solo di voi”. Riuscite a immaginare cosa succederebbe se tutti noi andassimo in giro senza preoccuparci di noi stessi e preoccupandoci di tutti gli altri? Ascolta, amico mio, riceveresti la tua cura, quest’intero corpo si prenderebbe cura di te.

Ma la maggior parte dei cristiani passa così tanto tempo a prendersi cura di se stessi che nessun altro potrebbe tollerare di prendersi cura di loro. Ascoltate, se mai imparassimo - e per lo Spirito di Dio possiamo - a prenderci cura l’uno dell’altro, saremmo sommersi d’attenzioni e d’amore... Vedete, questa è la mente dell’umiltà, non me ne frega niente di me stesso. Perché dovrei mai preoccuparmi di me stesso? Voglio solo prendermi cura di voi altri. Nessun ego ferito, nessun calpestarsi i piedi: «Beh, non andrò più a quella cosa li; non parlerò più con la signora Tal dei Tali. Ah, questa è l’ultima volta!”

Quella non è umiltà, sapete cos’è? È ego, non è nient’altro che l’ego in salita spericolata. La mente dell’umiltà era la mente di Cristo. Ascoltate, Cristo non ha mai cercato mica di mantenere il suo ego quando arrivò gli sputarono addosso e Lui rimase li fermo. Lo inchiodarono ad una croce e ci rimase appeso, non disse mica: «Non potete farmi questo. Non lo tollererò!» la mente dell’umiltà dice: «Se questo significa la vostra salvezza, se questo significa che voi potete avere qualcosa, se questo è per il vostro bene e la vostra benedizione, soffrirò perché m’importa solo di voi altri», questa è una cosa un po’ estranea, non è vero? Purtroppo... Ma è proprio questo il concetto del corpo, gente. Si tratta di prendersi cura degli altri, e non di noi stessi. Lo sapevate? Ecco di cosa si tratta.

In Romani 12:3, ascoltate a cosa dice Paolo: “Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto piú alto di quello che deve avere... Poichè, come in un solo corpo abbiamo molte membra” vedete? Facciamo tutti parte del corpo di Cristo. Come otteniamo la nostra unità? Non pensando a me stesso, ma a voi altri. Non preoccupatevi del vostro ego. Non preoccupatevi dei vostri problemetti. Non dovete essere così auto-sufficienti nel modo in cui pensate, come se si trattasse sempre di voi stessi. Iniziate a raggiungere e a toccare la vita di qualcun’altro e dimenticatevi di voi stessi.

Siamo uno. Il punto di contatto per la nostra unità dev’essere l’umiltà. E voi potreste dire: «Ma fino a che punto? Voglio dire, potresti farti calpestare», e sii calpestato, sii calpestato, pensi che Dio possa risanarti? Sì, è così. 1 Corinzi 6, questo vi farà impazzire. Spero che nessuno di voi sia in causa al momento. 1 Corinzi capitolo 6, qui sarete distrutti. 1 Corinzi 6:7-8, lo amo questo, mi piace un sacco, Paolo sta rimproverano un cristiano che ha fatto causa ad un altro cristiano, l’ha portato in tribunale e l’ha accusato pubblicamente. Ascoltate qui, 1 Corinzi 6:7, “Certo è già in ogni modo un vostro difetto che abbiate fra voi dei processi. Perché non patite piuttosto qualche torto?” Patite e basta, e voi potreste dire: «Ma quanto?» Prendetelo. “Perché non patite piuttosto qualche danno?” «Ricevere qualche danno?» “Invece, siete voi che fate torto e danno; e per giunta a dei fratelli”.

Patite, patite e basta. Imparate ad interessarvi e ad interessarvi del prossimo così tanto, che arriverete al punto che non v’importerà nulla di quello che vi succede. E volete sapere una cosa? Un fratello potrà anche farvi danno, ma un altro fratello vi aiuterà, perché una persona che dà e che ama riceverà in cambio ciò che dà, riceverà l’amore che ha dato.

Cristo è il nostro capo. Noi siamo il corpo e come tale dobbiamo servirci gli uni gli altri nell’amore. Ora, l’umiltà è chiave. Se c’è una seconda chiave, una d’uguale importanza – di fatto non diremmo mai che queste sono diseguali, ma che sono uguali, però la seconda chiave è quella dell’umiltà, sono due cose completamente separate ma che si sovrappongono, l’amore, l’amore. C’è un versetto così incredibile, Giovanni 13:34, dove Gesù dice questo: “Io vi do un nuovo comandamento, che vi – che cosa? - amiate gli uni gli altri”, ora voi potreste dire: «Che cosa significa amarvi?», «Amarci significa: ‘Beh, mi piace tal dei tali finchè mi fa un torto’... No, no, no! All’amore non importa quello che succede, l’amore è incircostanziale. L’amore vero si riversa su chiunque, non importa quello che fanno, quello è l’amore! L’amore non sceglie, non è viziato, è lì presente e chi si trova davanti lo riceve.

Non importa cosa fanno – mi è sempre piaciuto questo – alcuni dicono: «Be... la amo nel Signore», che di fatto è come dire «la odio», stessa cosa, non è vero? Come se ci fosse una valvoletta e si direbbe: «ti spruezzo con otto goccie d’amore divino senza mischiarle con il mio», e poi la chiudi. Non puoi amare qualcuno ‘nel Signore’, o le ami o no! Gesù ha detto che questa non è un opzione gente. Questo è un nuovo? Cosa? Comandamento! E voi potreste dire: «Come fa a comandare una cosa tale se non abbiamo le capacità di rispondergli?» O si, “perchè l’amore di Dio è stato sparso - dove? - nei nostri cuori”, Romani 5:5a.

Okay, “Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri – come? – così come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri” e guardate questo: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”, sapete come convincere il mondo che Gesù è reale e che lo amiamo per davvero? Incominciando ad amarci l’uno con l’altro. Ascoltate, l’evangelismo migliore al mondo non avviene semplicemente andando in giro o organizzando tende di risveglio. Il miglior evangelismo al mondo è l’amarci così tanto a tal punto che il mondo non riesce a capire il perchè. Oh ascoltate, se il principio che produce la nostra unità è l’umiltà, il marchio della nostra unità è l’amore, non è vero? L’amore.

Paolo disse ai Tessalonicesi: “Oh, che il Signore vi faccia crescere ed abbondare in amore gli uni verso gli altri”, Giovanni disse, “Poiché questo è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni gli altri”, ami veramente? Ami veramente? Voglio dire, ami come così come Cristo ama? O sei così protettivo del tuo ego che ogni volta che qualcosa va male provi un senso di vendetta e reagisci con amarezza? Se non è tutto come preferisci o se la tua chiesa non è come preferisci, o se sorella tal dei tali o il fratello tal dei tali non è... sei quel tipo di persona? O sei forse così amorevole che non conta davvero quale sia la circostanza, il tuo amore zampilla e qualsiasi cosa sia li fuori lo riceve?

Ascoltate, siamo uno. Il principio per la nostra unità è l’umiltà, ed il marchio della nostra unità è l’amore. È quel tipo d’amore che rende umili, non è vero? Quel tipo d’amore che va dal fratello e dice: «Fratello, ho provato una certa amarezza nei tuoi confronti, e vorrei chiederti di perdonarmi, e vorrei incominciare ad amarti”, ecco di che tipo d’amore si tratta. Ed è quel tipo d’amore che dice: «Fratello, ti perdono», è quel tipo d’amore che dice: «Hey, scusami tanto fratello mio, mi dispiace!», è quel tipo d’amore che non critica gli altri per esaltarsi in sè stesso. È quel tipo d’amore che ama costi quel che costi: soldi, prestigio, status, posizione; non importa.

La nostra unità sorgerà e cadrà sulla base della nostra umiltà e del nostro amore. Ora, lasciatemi dire questo. Se non avete altro che amore per i credente, dovete sapere che prima che il corpo di Cristo sia veramente sano, dovrete pregare Dio, ravvedervi, confessare e andare da quel credente per sistemare le cose. Ascoltate, dobbiamo avere il tuo amore. Esatto, il tuo! Tutti, dobbiamo avere il tuo amore per l’unità del corpo. Non la raggiungeremo mai senza il tuo amore! Abbiamo l’unità posizionalmente parlando, e dobbiamo anche averla nella pratica, altrimenti il mondo non lo saprà mai. Non sperimenteremo la gioia della vita corporea. E quindi, visto che siamo uno, mettiamo in pratica la nostra unità posizionale.

La seconda cosa che riguarda il corpo, è... torniamo indietro per un attimo a 1 Corinzi 12. Se il primo aspetto del corpo è l’unità, il secondo è la diversità, la diversità. Siamo uno eppure siamo molti, versetto 14 di 1 Corinzi 12: “il corpo non si compone di un membro solo, ma – da che cosa? - di molte membra”, ebbene, l’unità è il nostro fondamento, e la diversità è il nostro funzionamento, non è vero? Certo, il corpo è uno. Eppure, ci sono braccia, le dita e tutte le parti varie, le orecchie, gli occhi e tutte le membra, ognuna con una funzione unica che opera in modo distinto, eppure come una cosa unica. Il versetto 14 dice: «Il corpo è composto da molte membra», c’è diversità all’interno del corpo.

Siamo un po’ tutti diversi, non è vero? Romani 12: “Avendo pertanto doni differenti secondo la fede che ci è stata concessa”, in altre parole, se Dio vi dà un dono spirituale, vi dà anche la fede necessaria per metterli in pratica, non è vero? Riuscite a immaginare cosa succederebbe se Dio vi desse un dono in particolare senza però la fede per metterlo in pratica? Sarebbe frustrante. O se Dio vi desse troppa fede in confronto alla misura del dono concesso? E quindi Dio fa coincidere la misura della fede con i doni, affinchè abbiate sempre la quantità esatta di fede per operare il dono giusto.

Bene, questi saranno brevi. Li menzionerò e basta, ma la diversità è importante. Ora, tutti noi abbiamo dei doni distinti, e parleremo dei doni dello Spirito quando inizieremo Efesini, quindi non insisteremo più di tanto su questo punto, ma guardando al versetto 4 di questo capitolo, permettetemi di leggervelo: “Ora vi è diversità di doni”, qui non si tratta di talenti, amici. Non si tratta di capacità innate, ma di doni dati dallo Spirito. Quando diventate cristiani, Dio, tramite il Suo Spirito, vi dà un dono specifico. Guardate qui, “Ora vi è diversità di doni, ma vi è un medesimo Spirito”, ora, vedete? Il corpo ha bisogno di questo, giusto? Dobbiamo completarci a vicenda. Non possiamo essere tutti tutto, giusto? Io posso fare una cosa, tu puoi farne un’altra e qualun altro può farne un’altra ancora, e così facendo ci serviamo l’un l’altro, non è vero? Per il bene del corpo. Ogni organo che non funziona mina e paralizza il corpo.

Quindi: “vi è diversità di doni, ma vi è un medesimo Spirito. Vi è diversità di ministeri, ma non v’è che un medesimo Signore. Vi è varietà di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio”, vedete come c’è diversità nell’unità? Ebbene: “Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza”, c’è un dono che sarebbe la sapienza, la saggezza. “A un altro parola di conoscenza”, alcuni sono dotti, conoscono bene la Parola di Dio; “a un altro, fede”, sapevate che la fede è un dono dello Spirito? Alcuni cel’hanno altri no. Ora, noi tutti abbiamo quella fede che crede in Dio, ma alcuni di noi hanno il dono della fede, che è un tipo di fede che va al di là della fede normale.

“a un altro, doni di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l’interpretazione delle lingue”, e naturalmente, se studiate attentamente la Parola di Dio vi renderete conto del fatto che ci sono un sacco di altri doni menzionati in Romani 12 e Efesini 4. Alcuni sono temporanei; altri sono permanenti. Alcuni sono per i non credenti, altri per l’edificazione del corpo, ma non c’inoltreremo in tutto questo.

Ma in sostanza, vi è diversità di doni. Versetto 11: “ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito – vedete? - distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole.” Quindi, per consentire il funzionamento del corpo, affinchè possiamo tutti servici a vicenda, ed io posso servirvi ed esser per voi ciò che voi non potete, e posso istruirvi, e voi potete, anche operare i vostri doni nei miei confronti, e dunque possiamo tutti servici a vicenda, lo Spirito ha suddiviso i doni con un bellissimo equilibrio.

E ve lo dico chiaro e tondo: se non state usando i vostri doni, qualcuno ci sta smenando. Efesini ci dice che anche la diversità dei doni fa l’unità, lo sapevate? Ascoltate a questo: Efesini 4:11, “È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori – tutti questi doni – per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo – guardate qui - fino a che tutti giungiamo all’unità della fede”.

Vedete, la diversità di doni porta all’unità. E voi potreste dire: «Come?», beh, perché nel mentre ci serviamo l’un l’altro, nel mentre siamo serviti e serviamo in luce ai nostri doni, questo scambio perfetto, ci porta tutti a maturare insieme, non è vero? Il complemento completo dei doni viene conferito a ogni membro, vedete? E quindi ci riuniamo, perché se tu mi stai servendo, ed io ti sto servendo, e stiamo adoperando i doni che Dio ci ha impartito, stiamo crescendo tutti insieme in quell’unico corpo maturo e perfetto. Quindi, la diversità è importantissima.

I vostri doni spirituali sono una benedizione sovrana, data da Dio, e dovete utilizzarli. Voi potreste dire: “Beh, ho fatto domanda alla scuola Domenicale e non hanno bisogno di un insegnante di terza elementare”... o che Dio ti benedica, non so se abbiamo bisogno d’un altro insegnante di terza elementare, e nel caso tuo non m’interessa affatto, sai perchè? Perché la Bibbia non dice: “Trova un’organizzazione e assegnale il tuo dono”, non dice questo. Se hai un dono spirituale, utilizzalo. E potreste dire: «Ma non ci sono posti disponibili», Oh, sì che ce ne sono. Se avete il dono per aiutare, andate ad aiutare qualcuno. Non avete bisogno dell’organizzazione della Chiesa, andate a farlo. Se avete il dono dell’insegnamento, andate a cercare una classe ed insegnate, anche se si dovesse trattare di una classe composta da una o due persone nel vostro quartiere, andate a cercare qualcuno che ha bisogno di essere istruito.

Se avete il dono dell’evangelizzazione, andate a cercare qualcuno che non conosce Gesù Cristo ed evangelizzatelo. Non avete bisogno dell’organizzazione ecclesiastica. Tante persone se ne stanno sedute. Hanno doni spirituali che il corpo di Cristo desidera ardentemente e qualcuno ha bisogno d’esser servito, non aspettate che l’organizzazione v’inserisca nel posto giusto. Andate a cercare qualcuno e servite con il vostro dono. E se non riuscite a trovare qualcuno a cui servire con il vostro dono, allora probabilmente non vi state trovando nella corrente principale della vita del corpo.

Abbiamo bisogno del vostro dono per essere serviti. Lo Spirito non te l’ha dato per metterlo su uno scaffale. E voi potreste dire: «Beh, ma non so neanche quale sia il mio dono», allora scopritelo! Come? Leggete l’elenco dei doni in Romani 12, 1 Corinzi 12 ed Efesini 4, scoprite quello che vi appartiene pregando, studiando e determinando ciò che vi piace fare e quello che fate con la benedizione dello Spirito ed un certo successo. Voglio dire, se sei una donna sai che non hai il dono di pastore insegnante... per cui quello è eliminato.

In secondo luogo, sapete di non avere il dono dell’evangelizzazione se non riuscite a presentarvi di fronte a un gruppo di persone e parlare, almeno su larga scala. Se amate lavorare con le persone, forse avete il dono dell’aiuto. Se siete grandi organizzatori, forse avete il dono dell’amministrazione o del governo. Qualunque cosa sia, rileggeteli. Scopriteli e vi assicuro che se siete onesti e volete saperlo, lo Spirito Santo ve lo mostrerà. Non preoccupatevi di questa chiesa. Non preoccupatevi di Grace Community Church. Andate a cercare qualcuno che ha bisogno di essere servito e servitelo. Quando incontro un cristiano e stiamo chiacchierando un po’ e gli dico qualcosa del tipo: «Sai abbiamo molti bisogni nella nostra chiesa. Potresti venire ad aiutarci?» E lui mi risponde: «Cavolo, mi piacerebbe aiutarvi, ma sai, sono troppo impegnato. Sto facendo questa classe e sto lavorando qui e li...» Sapete cosa gli rispondo? «Fantastico. Continua così, puoi andare».

Non hai bisogno di quest’organizzazione per usare il tuo dono, se ne hai bisogno, cel’hai solo come una stampella d’appoggio. Ascoltate, voi che siete qui a servire, sapete che questo è il posto dove Dio vi vuole, per cui continuate ad usare il vostro dono, ma se non riuscite a trovare una possibilità; se per quanto ne sapete non c’è posto nella struttura generale, andate e servite qualcuno. Andate ad insegnare a qualcuno. Andate a trovare qualcuno che vuole sapere. E voi potreste dire: «Dove?» Guardate, anche solo questa sera, questa chiesa è piena di persone che hanno bisogno di conoscere la Parola di Dio. Probabilmente potreste fare conoscenza con qualcuno, andare a casa insieme, incontrarvi un altro giorno, sedervi iniseme e potet insegnargli qualcosa. Ci sono tanti nuovi cristiani in questa chiesa che hanno bisogno d’imparare. Trovatevi un ministero.

Se il vostro ministero è il ministero della compassione, della cura delle persone, andate a visitare qualche malato, abbiamo un elenco intero, chiamate l’ufficio per sapere chi sono, andate a trovarli! Non aspettate la struttura. Offrite il vostro dono, come dicono i bambini, “Fallo e basta! Velocemente!”

Terzo punto: l’armonia. L’ultima cosa che il corpo deve avere è l’armonia. Ognuno di noi sta servendo con i propri doni, eppure dobbiamo amalgamarci, non è così? Amo questo. È così bello, versetto 15. Se in un corpo non ci fosse armonia sarebbe una cosa ridicola! Guardate qua, dice: “Se il piede dicesse: «Siccome io non sono mano, non sono del corpo» - certo che no - non per questo non sarebbe del corpo. Se l’orecchio dicesse: «Siccome io non sono occhio, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo.” L’idea d’insignificanza, «ah visto che sono così insignificante è come se non appartenessi neanche a questa situazione», ma non è vero, avete sempre una funzione.

Versetto 17: “Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito?”, sai ci sono molti che dicono: «Beh, se fossi solo un occhio, non farei molto», oppure, «Sono solo un piede», e quindi Paolo dice: “Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?” Vedete? Ci dev’essere diversità. Non c’è posto per l’invidia o la gelosia perché non c’è gerarchia. Non c’è bisogno d’invidiare i doni di qualcun altro. Dio vi ha dato i vostri, e sono assolutamente e fondamentalmente critici per la vita stessa del corpo così come lo sono i miei o quelli di chiunque altro.

E poi, nel versetto 18: “Ma ora Dio ha collocato ciascun membro”, Dio sa cosa sta facendo! Vedete? “ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto,” ha un piano per l’unità, e “Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo?” Perchè non possiamo fare tutti la stessa cosa? Scoprire quale dono abbiamo ed usarlo? Facciamo tutti parte dello stesso corpo, abbiamo cose diverse da fare.

E poi ovviamente l’umiltà è chiave. Versetto 21: “E l’occhio non può dire alla mano: “l’occhio non può dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né il capo può dire ai piedi: «Piedi, non ho bisogno di voi!»“ Vedete? Questa è l’idea del dominare; dell’essere il signore... «Tu non sei niente, tu laggiù. Io sono il capo», e poi amo il versetto 22: “Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere piú deboli, sono invece necessarie”, in altre parole, l’idea è semplice, qualcuno può dire: «Beh, sai io sono il naso, sono bello e rendo bello». La verità è che... la cosa più importante è che non è il naso a portarti da una parte all’altra, ma i piedi. Staresti meglio con un naso ferito che con dei piedi storpi. È quello che sta dicendo proprio qui. Ci sono quelli che dicono sempre: «Beh, sai noi siamo li fuori in pubblico, siamo sotto i riflettori», e lui dice: «Aspetta un attimo. Sono le cose che passano in secondo piano che di fatto sono necessarie», guarda, ve lo dico io, questo lo s’impara per bene nel ministero.

Vedo spesso persone venire a Cristo durante i nostri servizi, ed ogni volta che imparo un po’ di più della situazione scopro sempre che c’è qualcuno che è da tempo che ci sta lavorando. Alcuni piedi o alcune mani ci hanno investito del lavoro, e solo perchè mi capita d’essere la bocca che si alza ed ha un senso di preminenza, non significa niente. Il mio dono non è affatto più significativo del vostro. Anzi, potrebbe anche essere meno necessario del vostro.

“E quelle parti - versetto 23 - del corpo che stimiamo essere le meno onorevoli, le circondiamo di maggior onore; le nostre parti indecorose sono trattate con maggior decoro”, vedete, le parti che non sono poi così belle e raffinate, sono quelle che stanno veramente facendo il lavoro. Questo toglie davvero ogni dubbio a quelli che si alzano in piedi e dicono: «Sono proprio la parte bella del corpo».

Versetto 24: “mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno,” a cosa servono? Ad esser belle? “ma Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava,” Quegli organi interni che sono brutti, che non sono affatto belli, sono l’essenza della vita. Non sono solo le cose belle e visibili. È quella parte che fa il lavoro che non è bello da vedere, ma che funziona per mantenere la vita nel corpo. Dobbiamo essere sicuri di non creare una sorta di dicotomia in cui diciamo: «Beh, noi siamo le parti belle e tu sei solo questo...» No, signore!

Versetto 25, non fatelo: “perché non ci fosse divisione nel corpo - nessuna divisione - ma le membra avessero – che cosa? - la medesima cura le une per le altre,” non c’è alcuna differenza... Vedete? Nessuna differenza: “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui. Ora voi siete il corpo di Cristo – unità – e membra di esso, ciascuno per parte sua” diversità, ed ora, armonizzatevi, non stabilite alcuna gerarchia.

Dobbiamo essere un corpo sano, gente. Dobbiamo esserlo. Dobbiamo essere sani e per esserlo, abbiamo bisogno di voi. Non abbiamo bisogno di più unità strutturale. Non abbiamo bisogno di più organizzazione. Abbiamo bisogno di più unità corporale, abbiamo bisogno di più ministero corporale. Gesù ha pregato per questo! Rispondiamo alla sua preghiera. La nostra unità è l’unità dello Spirito, non l’unità della denominazione, della chiesa o dell’organizzazione. E ci sarà vera unità spirituale quando ci umilieremo, quando saremo più interessati agli altri, quando ameremo con un amore al quale non gliene frega niente di quello che ci potrebbe succedere, ed a quel punto, inizieremo a distribuire i nostri doni spirituali gli uni agli altri in armonia.

Oh, io prego, Dio, ogni giorno che questo sia il caso nostro, e che il mondo ci guardi e dica: “Sì, Gesù è reale. Lo possiamo dire grazie al loro amore”.

Padre, stasera ti ringraziamo per queste parole. Le ho un po’ abbreviate, Signore, ma tu lo sai, tu conosci la verità, e ti ringraziamo per averci insegnato a riguardo del corpo. Che verità gloriosa è questa. Grazie per Gesù, che è il nostro capo e da cui scaturisce la potenza, le risorse, la saggezza e gli impulsi di questo corpo. Oh Dio, insegnaci ad operare, insegnaci a funzionare. Aiutaci ad uscire e a trovare un posto dove possiamo usare il nostro dopo, affinché possiamo davvero iniziare a lavorare per te, per la salute del corpo; affinché possiamo esser uniti al punto di far ardere una fiaccola che illumini il mondo intero.

E mentre le vostre teste sono chinate per un momento, mentre concludiamo questo servizio, vorrei che avessimo un momento di preghiera silenziosa. E vorrei che ripetiate una breve preghiera insieme a me, qualcosa del genere: «Cristo, riconosco il mio posto nel corpo. E vorrei tre cose: Numero uno, Cristo, insegnami ad essere umile. Numero due, insegnami ad amare. Numero tre, mostrami il mio dono, insegnami a usarlo». Preghereste questa preghiera? Insegnami ad essere umile, ad amare, a conoscere il mio dono e ad usarlo. Potreste averne più di uno, come la maggior parte dei cristiani, o pregate questa preghiera in questo momento.

Confido che l’abbiate fatto e so che lo Spirito di Dio onorerà la vostra preghiera. Abbiamo bisogno di voi. Il corpo ha disperatamente bisogno che serviate, che siate sensibili, io ho bisogno di voi. Dobbiamo lavorare insieme, a qualunque costo, prendendoci cura l’uno dell’altro come una cosa sola. Questo è ciò che Gesù ha pregato, e questo è quello che vogliamo per la Sua gloria.

Padre nostro, preghiamo che tu possa fissure queste verità nella nostra mente affinchè finalmente saremo uno. Insegnaci ad essere uno. Ammorbidisci i nostri cuori duri e rendici uno nello Spirito. Preghiamo nel nome di Cristo, amen.

FINE

This sermon series includes the following messages:

Please contact the publisher to obtain copies of this resource.

Publisher Information
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969

Welcome!

Enter your email address and we will send you instructions on how to reset your password.

Back to Log In

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize
View Wishlist

Cart

Cart is empty.

Subject to Import Tax

Please be aware that these items are sent out from our office in the UK. Since the UK is now no longer a member of the EU, you may be charged an import tax on this item by the customs authorities in your country of residence, which is beyond our control.

Because we don’t want you to incur expenditure for which you are not prepared, could you please confirm whether you are willing to pay this charge, if necessary?

ECFA Accredited
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Back to Cart

Checkout as:

Not ? Log out

Log in to speed up the checkout process.

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize