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Per lo studio di questa mattina, voglio affrontare l’ultima delle discussioni che abbiamo presentate sul tema del movimento carismatico. Oggi e la mattina del prossimo giorno del Signore discuteremo quest’ultimo aspetto e poi andremo dritti al capitolo 14 di 1 Corinzi, ma vogliamo concludere quello che è stato, credo, uno studio molto utile che abbiamo condiviso su questo tema.

E vorrei solamente rivolgermi a coloro che sono di visita, che alcune delle cose che diremo potrebbero non essere troppo comprensibili, e mi scuso in partenza perchè non ho modo di ripercorrere tutto il terreno che abbiamo coperto fino a qui, ma spero che abbiate pazienza che quello che diremo oggi procede quello che abbiamo detto nel passato e voglio invitarvi, se volete, a procurarvi tutte le parti della serie e a fermarvi al tavolo di registrazione fuori dall’adunanza.

Ma abbiamo discusso quello che non va nel movimento carismatico ed oggi vorrei condividere con voi il tema della “vera spiritualità”. Abbiamo trattato molte questioni presenti nel movimento carismatico: la questione della rivelazione, dell’interpretazione, dell’unicità apostolica e così via... Oggi vogliamo discutere – oggi e la prossima settimana - il tema della vera spiritualità.

I profeti di Dio hanno sempre parlato sulle questioni contemporanee del loro tempo, e la chiamata dei profeti di Dio è stata particolarmente diretta a proclamazioni relative al popolo di Dio. In altre parole, i profeti sia dell’Antico che del Nuovo Testamento e coloro che hanno esercitato, in una certa misura l’ufficio profetico, erano stati chiamati principalmente a parlare al popolo di Dio, non al mondo.

Ora, ci sono stati momenti in cui parlarono al mondo, alle persone perdute, ai non rigenerati, a coloro che non facevano parte del popolo di Dio, ma in primo luogo la Bibbia fu scritta ed i profeti di Dio hanno sempre parlato al popolo di Dio perché se il popolo di Dio vive rettamente e crede alla dottrina pura e vive vite pure, il Vangelo di Dio sarà reso manifesto nel loro modo di vivere, così come tramite la loro stessa proclamazione, ed è per questo che l’ufficio profetico fu diretto principalmente al popolo di Dio.

E questo, in un certo senso, è ciò che abbiamo fatto in questa serie, ovvero abbiamo richiamato il popolo di Dio ad una posizione di pura dottrina e comportamento basato su quella stessa dottrina pura. E quando si va nell’Antico Testamento, si scopre che quello è proprio così. I profeti parlavano al popolo di Dio sulla fedeltà alla verità di Dio.

C’era Isaia, per esempio, che gridò a Giuda e disse: “Ah nazione peccatrice! Popolo carico d’iniquità, stirpe di malfattori, figli di corruzione; avete abbandonato il Signore, avete provocato ad ira il Santo d’Israele”... E c’era Geremia, il giovane sacerdote che avvertì il popolo di Dio che la loro disobbedienza continua avrebbe portato ad un giudizio terribile, e gli disse: “Ritornate, Israele che avete abbandonato”.

E c’era Ezechiele a cui Dio disse: “Figlio d’uomo, và, raggiungi la casa d’Israele - il “popolo di Dio” - e riferisci loro le mie parole. Perché tu non sei stato mandato ad un popolo di lingua strana e difficile, ma alla casa d’Israele”.

E che sia stato Osea che accusò e condannò israele per aver giurato malamente, mentito, ucciso, rubato e commesso adulterio, o che sia stato Gioele a dire ai figli di Dio: “Fate un digiuno, convocate un’assemblea solenne, radunate gli anziani e tutti gli abitanti del paese nella casa del Signore vostro Dio e gridate al Signore. Ahimè, perché il giorno del Signore è vicino e verrà come distruzione dall’Onnipotente”.

E c’era il pastore di Tekoa, il cui nome era Amos, che disse: “Così dice il Signore: ‘Per tre trasgressioni di Giuda, anzi per quattro, non distoglierò il suo castigo perché hanno disprezzato la legge del Signore e non hanno osservato i suoi comandamenti, e manderò loro un fuoco’”.

E c’era Michea che chiamò Dio a testimoniare contro il suo stesso popolo, e c’era Abacuc che riferì che i Caldei avrebbero giudicato il popolo di Dio per la loro incapacità di giudicare se stessi. E c’era Sofonia che promise un pianto in Israele e Giuda quando Dio avrebbe giudicato il suo popolo ribelle, e c’era Malachia che disse che Dio li avrebbe giudicati per i sette peccati che avevano distrutto la loro nazione; e c’era Giovanni il Battista, che fu inviato al popolo d’Israele per santificarli e prepararli con il ravvedimento e l’accoglienza del Messia.

E man mano che si progredisce nel Nuovo Testamento, l’ufficio profetico è ancora rivolto al popolo di Dio, e si scopre che l’apostolo Paolo scrive lettere su lettere su letter per richiamare il popolo di Dio alla fedeltà alla Parola di Dio, per richiamare il popolo di Dio ad uno stile di vita d’obbedienza affinchè siano rimproverati dal sistema. E c’è Pietro che scrive e chiama la chiesa ad esaminarsi e ad aderire alla dottrina pura, così come insegnata dai veri maestri, e a prefiggersi di vivere vite di santità.

E c’era Giacomo che esigè obbedienza alla Parola, e c’era Giovanni che richiese di verificare ogni cosa con la parola della verità. E così, dall’inizio dell’Antico Testamento alla fine del Nuovo Testamento, i messaggeri di Dio parlarono principalmente al popolo di Dio, e la voce profetica non può tacere oggi. Dobbiamo parlare alla Chiesa. Dobbiamo parlare al popolo di Dio.

E nella chiesa non è tutto cuori e fiori, dolcezza e luce. Non è tutto positivo. Non è tutto “Oh, non siamo tutti felici?” Non è tutto: “fantastico!” Non è tutto glorioso, ci sono cose profondamente importanti e serie che devono essere portate alla luce della Parola di Dio, ed è quello che abbiamo cercato di fare.

Nella chiesa ci sono sempre stati i Savonarola ed i John Huss, i Calvino e i Lutero e i Wesley ed i Billy Sunday e chiunque sia, ci son sempre state quelle persone che hanno chiamato il popolo a Dio e la chiesa alla purezza della sua vita e della sua dottrina, e non può essere diverso al giorno d’oggi.

E la gente dice: “Beh, John, perché lo fai? Perché non parli solo della Bibbia? Perché non c’insegni solo la Bibbia? Perché devi occuparti dei problemi della Chiesa?” Perché questo è il significato storico dell’ufficio profetico nell’economia di Dio. Dio ha sempre fatto sì che le sue guide parlassero al Suo popolo sulla purezza della dottrina e della vita.

Sapete, non sarebbe meraviglioso se non dovessimo farlo, non è vero? Se non ci fosse mai alcun errore dottrinale e tutti vivessero vite totalmente sante, non dovremmo farlo; infatti, non dovremmo far nulla perché sarebbe tutto Paradiso e potremmo suonare le nostre arpe, non è vero? Ma non è così che funziona.

Sapete, ci sono molte cose nella Chiesa che non vanno bene. Ci sono molte cose nel “cristianesimo”, tra virgolette, che non vanno bene; e l’uomo di Dio deve parlare di quelle cose, non si possono solo ignorare, e siamo tutti consapevoli di alcune delle questioni principali, come il liberalismo o il modernismo - la neo-ortodossia, la chiesa che compra lo spirito di quest’epoca. Siamo consapevoli della negazione dell’autorità biblica. Le persone non vogliono ammettere l’ispirazione e l’inerenza della Parola di Dio, ed a quel punto c’è sempre una vera e propria lotta.

E conosciamo i problemi del compromesso della Chiesa Cattolica Romana, dei problemi dell’ecumenismo – di persone che si radunano senza alcuna vera dottrina, e uno degli altri problemi che la Chiesa di oggi deve affrontare e di cui dobbiamo parlare è la questione del movimento carismatico, perché è una forza dominante nel cristianesimo odierno.

E come abbiamo visto nel nostro studio, non stiamo dicendo che l’intero movimento sia sbagliato. Stiamo dicendo che ci sono alcune cose che non vanno bene. Ringraziamo Dio per coloro che conoscono Gesù Cristo, che lo annunciano, che predicano la Parola di Dio e che si sforzano di condurre le persone a Suo Figlio, e quello è meraviglioso, ma ci sono alcune cose che devono essere messe alla prova della Scrittura, e ne abbiamo considerate molte ed oggi ne vogliamo considerare un’altra: la questione della spiritualità, della vera spiritualità.

Ora, lasciatemi dire che ciò di cui parlo questa mattina potrebbe non essere vero per ogni singolo carismatico, perché non sono sicuro che tutti abbiano la stessa posizione, ma questa è una posizione dominante del movimento carismatico per quanto riguarda il tema della spiritualità. Ora, parliamone per un momento: Che cos’è la vera spiritualità? Ora purtroppo, in un sistema come quello carismatico, dove la preoccupazione totale dell’individuo è quella di raggiungere una certa esperienza, è facile concludere che il raggiungimento dell’esperienza è l’equivalente della spiritualità, che quando si ottiene un certo dono o quando si parla in lingue o quando si raggiunge un certo livello o quando si riceve una certa esperienza estatica o quando si riceve quella “scossa divina” - e quello di fatto è un termine che usano spesso, l’ho sentito dire da alcuni carismatici e qualcuno mi si è presentato dopo il primo culto, e mi ha detto che qualcuno gli aveva detto la stessa cosa, quando stavano parlando di questo e loro dissero: “Beh, si noi non abbiamo mai avuto quell’esperienza”, e se ne andavano dicendo: “Che Gesù ti dia una scossa”, è la frase che usano.

Quindi se siete alla ricerca di uno “zap”, di una scossa, o di qualcosa di simile, e quello è il vostro orientamento comprensivo, come abbiamo visto durante lo scorso Giorno del Signore, e state ricercando quel tipo di zap, allora vi può esser facile equiparare lo zap alla vera spiritualità, così che quando ottenete quello “zap” o quell’estasi o una lingua specifica o quello che vi può concedere la vostra esperienza, vi sembrerà di esser finalmente arrivati, e così facendo creiamo due livelli di cristiani: quelli con la scosssa, lo zap, e quelli che non cel’hanno; e gli “scossati” sono più spirituali di quelli che non lo sono, e temo che questo sia proprio quello che succede quando si crea quel tipo di dicotomia e si crea così un intero sistema di super-santi.

Infatti mi è chiaro che il punto di vista carismatico dice, a tutti gli effetti, che se non hai ricevuto quell’esperienza - che chiamano “Battesimo dello Spirito”, con le lingue e robe del genere – ma dicono che se non hai ricevuto quell’esperienza estatica, se non hai ricevuto un qualche miracolo o dono miracoloso, non hai raggiunto il luogo in cui puoi davvero funzionare nel modo in cui Dio vuole che funzioni, ti manca qualcosa, sei otto cilindri che funzionano a quattro, non sei proprio lì, e per mostrarvi il perché dico questo, in un libro intitolato “Doni spirituali”, scritto da un carismatico pentecostale di nome Melvin Hodges, dice questo:

“Seppur la piena manifestazione del dono di una persona nel ministero deve attendere la pienezza dello Spirito, ci può essere una misura parziale del ministero spirituale ed una manifestazione incompleta dei doni spirituali o dotazioni prima che si sperimenti il culmine del dono pentecostale”.

In altre parole, non si può ricevere la cosa completamente prima di quello, nonostante tutto però siamo d’accordo che si può per lo meno aver un ministero parziale o incompleto; ma non si può avere la piena potenza dello Spirito per funzionare veramente prima di ricevere quell’esperienza pentecostale. Hodges dice anche: “Non possiamo perdere di vista il fatto che nel Nuovo Testamento il battesimo nello Spirito Santo è considerato un requisito essenziale e primario - ‘ascoltate’ - per una vita spirituale ed un ministero pienamente sviluppati”, fine della citazione.

Quindi la conclusione è che senza di esso non si potrà mai avere una vita ed un ministero pienamente sviluppati; quindi ci sono due livelli di cristiani, e questo è il problema, perché nel pensiero dei carismatici, raggiungere quel livello significa aver raggiunto un certo tipo di spiritualità che gli altri non hanno, e così facendo si crea il divario, ma è vero? È vero, biblicamente, che la spiritualità può essere definita dall’esperienza esteriore? È vero? È davvero quella la spiritualità?

Sapete, diciamo alle persone: “dovete esser spirituali”, e sapete, il termine “spirituale”, quando lo si sente, in genere lascia un po’ un sapore strano in bocca: “spirituale”, non è vero? Perchè, sapete il perché? Per molti anni la Chiesa ha usato il termine “spirituale” un po’ come una parola che si dà alle persone che sono troppo pie: “Beh, sai, ha una mentalità così celeste; che è un buon a nulla qui sulla terra”, sapete, il tipo di persona di cui si diceva: ‘Stanno cercando un posto vacante nella Trinità’, sapete quel tipo di persona che si è innalzata così tanto nel proprio pensiero.

“Il santo, Joe!” Vi ricordate quella frase? “Oh, è davvero un Santo Joe, vedi”, e così usiamo lo “spirituale”. Erano il tipo di persone che portavano con sé la Bibbia gigante, no? Ed avevano 14 cose che pendevano dal retro della Bibbia e si segnavano tutti i versetti che stavano studiando e cose del genere, e quelle erano il tipo di persone che erano gli “spirituali”, e quindi quella parola ha assunto una connotazione negativa, quasi equiparata al termine “fariseo”, sfortunatamente... perché la parola in sè è una bella parola, non è vero? Una persona spirituale è una persona che funziona sotto la potenza dello – Spirito; è una bella Parola, è una bella parola, però cosa significa essere spirituali?

Significa forse essere colpiti da uno zap? Si riferisce al raggiungere un certo livello? Significa avere una certa esperienza? Significa forse che si deve parlare in lingue e tutto d’un tratto – bang – sei spirituale ed è tutto lì? Ora sono spirituale, beh, per questo dobbiamo guardare alla Bibbia, e quindi credo che sarete abbastanza felici di sentire quello che vi dirò, ma guardiamo a 1 Corinzi 2:15 - 1 Corinzi 2:15.

Sapete, la cosa incredibile? Che se io avessi dato un messaggio qui e non avrei usato una ventina di versetti della Bibbia, alcuni si sarebbero presentati e mi avrebbero chiesto: “Come mai non hai usato la Bibbia oggi?” E le persone mi vengono a dire: “Quand è che torniamo a studiare la Bibbia?” Ed io rispondo: “Stiamo studiando la Bibbia” e loro dicono: “Sì, ma non ci leggi più tutti i versetti come facevi una volta”.

Bene, tra due settimane leggeremo tutti i versetti, ok? Andremo da 1 Corinzi 14:1 fino in fondo, e torneremo allo studio di Corinzi che abbiamo iniziato 2 anni fa e lo finiremo - 1 Corinzi capitolo 2 versetto 15. Ora torniamo al versetto 14 e vi mostrerò qualcosa di interessante: “Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente”.

Ora, notate, gente, nel versetto 14 c’è un certo tipo di uomo, come lo chiama? Naturale. Ora, un uomo naturale è un uomo che non ha alcuna regolazione sul suo stato naturale, è semplicemente umano. Questo sarebbe l’equivalente di una persona non rigenerata - una persona che non conosce Dio, che non è mai nata di nuovo, che non è mai stata salvata, non ha mai incontrato Cristo, che non è altro che un uomo naturale, è uno che sta vivendo secondo la natura dell’uomo senza alcun intervento da parte di Dio, è isolato nella sua umanità – è naturale. Si noti che non può comprendere le cose dello Spirito.

Versetto 15, ora: “Invece” e qui c’è il contrasto, “L'uomo – cosa? – spirituale, giudica ogni cosa” Nel mentre l’uomo naturale non capisce nulla, l’uomo spirituale capisce tutto. Ora, notate questo - molto interessante - la differenza qui è questa: ‘L’uomo naturale è l’uomo non rigenerato. L’uomo spirituale è l’uomo rigenerato, quello salvato’, e quella è la differenza.

Bene, stamattina vi darò una buona notizia: Siete tutti spirituali secondo 1 Corinzi 2:15. E da qui riesco a vedere alcuni mariti che punzecchiano la loro moglie e le dicono: “Vedi, è da dieci anni che sto cercando di dirtelo”, non è vero? Siete tutti spirituali dal punto di vista posizionale, è proprio così.

Siete tutti spirituali nella misura in cui possedete lo Spirito Santo. Siete collegati alla vita di Dio. Avete il Maestro della verità residente in voi ed avete lo Spirito che può insegnarvi ogni cosa, le profondità di Dio. Siete tutti spirituali se amate Cristo, se siete stati salvati. Siete tutti spirituali. Nel senso più puro del termine - ora notate bene - non esiste il “cristiano naturale” e non esiste il “cristiano carnale”, nel suo senso posizionale, perché siete tutti spirituali. “Spirituale” significa semplicemente ‘possedere lo Spirito Santo’.

Ora, a sostegno di questo pensiero, c’è un altro versetto che mi limiterò a leggervelo – due versetti – Romani 8 versetto 6: “Ma ciò che brama la carne è morte, mentre ciò che brama lo Spirito è vita e pace; infatti ciò che brama la carne – dice il versetto 7 – è inimicizia contro Dio”, e poi al versetto 8 c’è un altro contrasto tra la mente carnale e quella spirituale. Il carnale rappresenta coloro che non salvati e lo spirituale i salvati. Quindi, in 1 Corinzi 2 ed in Romani 8, le persone spirituali sono persone che possiedono lo Spirito e che sono cristiani, tutto lì. Tutti i cristiani sono spirituali.

D’altra parte però, in 1 Corinzi 2, l’uomo naturale si riferisce ai non rigenerati, ed in Romani 8, l’uomo carnale è il non rigenerato. Le persone non salvate, quindi, sono o naturali o carnali: “Naturale” indica semplicemente il loro stato senza Dio. “Carnale” indica il fatto che funzionano secondo i loro impulsi umani.

Quindi, come ho detto, da un punto di vista posizionale, per quanto riguarda chi siete di fronte a Dio, non siete carnali e non siete naturali, siete... cosa? Spirituali. Perché avete lo Spirito Santo. Non dovete avere una grande Bibbia gigante con 14 cose appese. Non dovete essere laureati di una scuola biblica. Non doevete indossare la cravatta nera. Non dovete avere un’espressione pia per essere spirituali, se siete salvati lo siete, volevo solo che lo sappiate.

Se non sei stato salvato, sei naturale. Ovvero, sei umano senza alcun intervento da parte di Dio, e lo esprimete tramite l’operazione della mente carnale o della funzione della carne.

Ora, tuttavia, seppur siete tutti spirituali - siete pronti? Anch’io lo sono – seppur siamo spirituali, non ci comportiamo sempre come tali, non è vero? È vero, si, grazie a voi due lì... siete un gruppo molto onesto. Non ci comportiamo sempre come tali, non è vero?

Ora, guardate a 1 Corinzi 3:1 perchè lì vi mostrerò com’è che funziona questa cosa qui: 1 Corinzi 3:1. Ora notate qui: “E io, fratelli, non ho potuto parlarvi – ora prestate attenzione – non ho potuto parlarvi come a spirituali.”...

In altre parole, “avrei dovuto potervi parlare come a spirituali”, perché? “Perché siete spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a – cosa? – a carnali”, vi ho dovuto parlare come a carnali. Perché? Per due cose: numero uno, non avevate ricevuto la Parola e non potevate riceverla; e numero due: c’era mancanza di santità nella vostra vita.

La parola nel versetto 2: “Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo”, e nel versetto 3: c’è divisione, invidia, lotte, ecc. Notate che tutti i cristiani sono spirituali, siete pronti? Tutti i cristiani non si comportano spiritualmente... A volte ci comportiamo in modo molto carnale, non è vero? Molto carnalmente. Ci comportiamo come i naturali.

Vi ricordate quando Pietro si convertì e Gesù gli disse: “Simone, prima ti chiamavi Simone, ma d’ora in poi ti chiamerai Pietro. Ti cambio il tuo nome perché sei diverso. Il tuo nuovo nome è Pietro”.

E poi, in Giovanni 21, dopo che Gesù aveva incontrato Pietro e Pietro gli aveva appena disobbedito, Gesù gli disse: “Simone”... Perché lo chiamò con il suo vecchio nome? Perché si stava comportando come il vecchio sé, non è vero?

In altre parole, era Pietro, ma si stava comportando come Simone, e quindi Gesù lo chiamò Simone per rinforzare il punto, e tutti i credenti sono spirituali, ma Paolo dice, “A volte, però devo parlarvi come se foste carnali o come se foste naturali per due ragioni: numero uno, non state ricevendo la Parola; e numero due: vi state comportando peccaminosamente.

Ascoltate, le due cose che vi garantiscono la spiritualità sono la recettività alla Parola e l’obbedienza ai suoi principi. Ora, quella è la spiritualità. Se i Corinzi avessero ascoltato la Parola di Dio nelle sue verità più profonde e l’avessero obbedita, allora gli avrebbe potuto dire, “Vi scrivo come a fratelli spirituali perché avete ricevuto il cibo solido, e perchè non c’è divisione, state vivendo vite sante”.

Ora, notate, gente, la vera spiritualità, quindi, è la posizione di ogni credente, ma la pratica effettiva di quella spiritualità dipende da due cose: Dalla presenza della Parola e l’assenza del peccato, molto semplice. Quella è la vera spiritualità, ed è quel tipo di persona di cui la chiesa ha disperatamente bisogno, cioè questo è il cuore di tutto non è vero? Non vi rendete conto che la chiesa crollerà letteralmente nel peccato se c’è un’assenza di persone spirituali che ricevono la Parola e la vivono vite di santità? Lasciate che vi mostri il perché. Guardate a Galati 6, e questo non era nemmeno il sermone che avrei dovuto darvi, ma mi affido al fatto che lo Spirito di Dio lo userà...

Galati 6: “Fratelli – e qui Paolo, sta scrivendo di nuovo ai Galati – se uno viene sorpreso in peiroptema – o in colpa”, caudta, peccato in tentazione. “se uno viene sorpreso in colpa”, e questo è il peccato di un cristiano, giusto? Guardate qui: “...voi che siete – cosa? – spirituali, rialzatelo”.

Sapete perché la chiesa ha bisogno di persone spirituali? La chiesa deve avere persone spirituali per sostenere il resto. Sono necessarie. Paolo voleva che la chiesa fosse piena di persone spirituali, le cui vite fossero caratterizzate dalla recettività alla Parola e dalla obbedienza ad essa, ma i Corinzi non ricevevano la Parola, e quindi non potevano viverla, quella è la spiritualità.

La spiritualità non è qualcosa che ti succede quando vieni colpito, è semplicemente il ricevere la Parola ed il viverla ed accade momento per momento, e per mostrarvi questa cosa, permettetemi di sottolineare qualcosa di molto basilare, Galati 5:16, siete già in Galati 6. Guardiamo insieme al 5:16: “Dico quindi – ora prestate attenzione qui – camminate nello Spirito, e non soddisferete i desideri della carne”.

Sapete come evitare l’esser carnali? Sapete come evitare di essere naturali? Camminate – in che cosa? – nello Spirito. E poi di nuovo, notate la parola “camminate”. “Camminare” è una parola molto importante nel Nuovo Testamento perché parla di condotta momento per momento. Camminare è l’immagine di fare un passo alla volta ed è così che funziona la spiritualità – un momento alla volta.

Ora, la spiritualità è un assoluto che in ogni momento può esser o vero o no. Potreste chiedermi, “John, sei spirituale?” Ed a volte direi, “Beh, credo di sì”, ed altre volte, potrei direi, “No, penso che al momento mi sto comportando un po’ carnalmente”, ma in ogni momento potrebbe esser diverso perché è una realtà simile al camminare avviene momento per momento, è un impegno costante. Ora, ascoltatemi.

Lo sapevate che l’apostolo Paolo, in tutti gli scritti che ci ha lasciato, ha detto solamente quattro cose sul conto della nostra relazione con lo Spirito Santo che ci richiedeva? Ha richiesto solo quattro cose in relazione allo Spirito Santo. Non ha detto, “Ricercate un acerta esperienza dallo Spirito”. Non ha detto, “Ricercate il dono dello Spirito”, non ha detto, “Ricercate una qualche cosa super spirituale o potente”.

Ha semplicemente detto quattro cose in tutte le sue lettere: uno: “Camminate nello Spirito”; due: “Pregate nello Spirito”; tre: “Non spegnete lo Spirito”; quattro: “Non rattristate lo Spirito”. Due sono positive e due negative, ed ha semplicemente esposto il tutto ed ha detto, “Quella è la chiave della spiritualità, lo Spirito è lì. Camminate un passo alla volta nel Suo potere e nella sua volontà. Pregate in accordo con la Sua volontà, non spegneteLo, e non rattristateLo, e quella è l’essenza della spiritualità.

Non ha nulla a che fare con alcun dono spirituale. Non ha nulla a che fare con alcun colpo divino. Non ha nulla a che fare con una seconda opera di grazia. Non è altro che una questione di camminare – camminare un passo alla volta. E quello è l’unico modo di vivere la vita cristiana.

Sapete, non si può dire: “Beh, sono arrivato spiritualmente. Ho ricevuto la mia esperienza e da qui in poi, sarà tutto facile. Da qui in poi sarà come galleggiare amico mio, sarà come navigare”, oh, no. Sapete una cosa? L’uomo nella Scrittura che disprezza di più la sua peccaminosità è quello più spirituale, avete capito? La spiritualità non dice mica: “Wow, fantastico, amico, non si pecca più”...

Ascoltate. Paolo ha detto: “Io sono il primo dei peccatori”. Isaia disse: “Guai a me perché sono un uomo peccaminoso, e dimoro in mezzo a un popolo dalle labbra peccaminose”, vedete il punto? La spiritualità è un camminare caratterizzato da un momento per momento, e non si può proiettare la cosa su tutto il corso della vita.

Sapete, ci sono alcune persone che, in quella che chiamiamo la “tradizione della santità”, che hanno insegnato che se si raggiunge un certo livello, si ottenete una spiritualità istantanea, ed essa rimane per sempre con noi, però questa non si può mica trovare nella Bibbia, è sempre caratterizzata da una lotta. Paolo dice, “Io muoio a mè stesso – quanto spesso? – quotidianamente”, e questa è la base.

E Paolo voleva che il credente camminasse nello Spirito un passo alla volta, e nel versetto 25, dice, “Se viviamo nello Spirito – Galati 5:25, se viviamo nello Spirito, allora camminiamo anche nello Spirito”. L’uomo spirituale cammina nello Spirito. Ora guardate qui, “...e nel mentre cammina nello Spirito, non compie i desideri della carne”, non cade!

E quindi, visto che sta camminando nello Spirito e non sta cadendo nel peccato, può aiutare colui che cade, capite? E così facendo può rafforzarlo... Quello è l’uomo spirituale. Non c’è nessun colpo divino per questo.

Ora, prestate attenzione: l’obiettivo finale della spiritualità è che dovremmo essere come chi? Come Cristo. Paolo disse, “Siate imitatori di me, come io lo sono di Cristo”, 1 Corinzi 11:1. Paolo dice, “Per me vivere è Cristo...”, Filippesi 1:21. Paolo dice, “...tuttavia, non io, ma Cristo vive in me...”, Galati 2:20. Paolo dice che, “Potremmo tutti giungere alla pienezza della statura della misura di Cristo”, Efesini 4:13.

Paolo dice che dovremmo fissare lo sguardo sulla gloria del Signore Cristo, ed esser così trasformati nella Sua immagine da un livello di gloria all’altro, Paolo dice, in Filippesi 3, che, “Possano conoscerLo e la potenza della Sua risurrezione e la comunione delle Sue sofferenze ed essere così resi conformi alla Sua morte. Voglio afferrare Cristo dal quale sono stato afferrato”, in altre parole, io voglio essere come Cristo.

Sappiamo tutti che la spiritualità per eccellenza è l’essere come Gesù, e quello, miei cari non è qualcosa che si riceve una volta e che va bene per il resto della vita, è una questione di camminare momento per momento ed in ogni punto della vita siamo o come Cristo, camminando nello Spirito, o non lo siamo; ed il livello di maturità può essere diverso. Possiamo prednere un cristiano nuovissimo, appena stato salvato quattro ore prima, e quello può essere spirituale se sta obbedendo allo Spirito, giusto? Se sta camminando nello Spirito.

Ed allo stesso tempo si può prendere qualcuno che è cristiano da 50 anni, ed ha insegnato la Bibbia, conosce tutto e pensa d’esser molto maturo, però a volte può anche operare nella sua carne, non è vero? Quindi vedete, quello non ha nulla a che fare con la crescita. Questo ha a che fare con ogni momento dato della mia vita, ed è sciocco pensare che potrei raggiungere una certa esperienza, e poi sarei istantaneamente spirituale per sempre. Semplicemente non funziona così, non funziona così.

Ma poi arrivano i carismatici, vedete, ed è qui che confondono la questione. Dicono che quando ricevi il battesimo, o quando ricevi quel certo colpo quello zap, ottieni anche la spiritualità. Cercano di raggiungere quella “cosa lì”, e la equiparano alla spiritualità, come se fosse una seconda opera di grazia.

Nel loro sforzo di cercare qualcosa in più, questa seconda opera, questa spiritualità istantanea, sapete cosa fanno? Involontariamente, credo, subordinano la Bibbia, e subordinano il vero sentiero verso la spiritualità, ed iniziano a percorrere la strada sbagliata dell’esperienza.

E sapete cosa succede? Ottengono l’esperienza, e poi però non raggiungono la spiritualità che pensavano fosse inclusa e quindi continuano sulla stessa strada per perseguire l’esperienza maggiore, l’esperienza più grande, e l’esperienza maggiore per porre fine all’illusione e la cosa è tragica perché corrono sempre più lontano dallo standard biblico della vera spiritualità, che è quello di ricevere la Parola e di viverla in santità nell’energia dello Spirito e, di conseguenza, di essere come Cristo.

Ora, molti carismatici cercano quella manifestazione soprannaturale che li spingerà nella spiritualità, e spesso si sentono persone dire cose del tipo: “Beh, quando ho ricevuto quell’esperienza, quando sono stato battezzato nello Spirito, quando ho parlato in lingue, allora ho cominciato a vivere una vita più santa, e poi ho cominciato a ricevere più potere, più gioia ed una comunione più intima, più amore, più realizzazione personale ed era tutto collegato a quell’esperienza”.

Ma volete sapere una cosa? Nonostante quello che dicono, la Scrittura non insegna mai una cosa tale. Paolo non dice mai, “Se avrai quest’esperienza, avrai anche tutto il resto”. Paolo dice solamente: “Ehi, camminate nello Spirito”, è una cosa quotidiana, è come ogni altra relazione nella vita, è una cosa quotidiana. Dio vuole solamente che c’inchiniamo allo Spirito un giorno alla volta, ed è l’unico modo di vivere.

Volete sapere una cosa interessante? A Dio non interessa per niente il tuo futuro, lo sapevi? E potresi dire: “Oh, eresia! Mi sa che settimana prossima dovrai predicare a te stesso! Sei il prossimo eretico se ti permetti a dire che a Dio non interessa il tuo futuro”.

Beh, non lo intendo nel senso ultimo, ma lo intendo in questo senso: Ci sono così tante persone che promettono sempre a Dio il domani, non è vero? “Oh, Signore”, è come la dieta, no? Oh è sempre domani, o la prossima settimana.

Siam pronti a dire: “Oh, Signore, non appena... cioè, non appena riceverò questo, allora...” però sapete, il Signore non vuole il tuo futuro, vuole l’adesso, non è vero? L’ho sempre detto, sapete, parliamo sempre del “dolce poi e poi”, e Lui però è sempre lì che implora “quell’amaro ora ed ora”, questo è il momento, capite? Ora! Non domani, non la prossima settimana, non il prossimo mese, non vuole cristiani futuri, Egli vuole persone che camminino nello Spirito, adesso! Tutto lì. È una questione del camminare momento dopo momento.

E ricordo quando mi sono sposato, e, sapete, il matrimonio è una cosa nervosa, no? E naturalmente, intendo è stata una cosa meravigliosa, non me ne pento, voglio che sia chiaro, gli dico sempre a mia moglie che è un angelo, e lo so perché è sempre in aria a suonare l’arpa sul conto di qualcosa, no, forse non dovrei dire questo, ma, sapete – non sa mai cosa indossare di terreno da mettersi, non è vero?

Ma comunque, Patricia è incredibile, credetemi, ma ricordo quando ci stavamo per sposare ed avevo sempre nella mente quelle cose lì, sai, “prometto di amarti finché morte non ci separi”; ti amerò per sempre! Beh, sai, come faccio a saperlo? No? Non ho mai vissuto per sempre, non lo so, vivo solo per il momento, no? Quindi ho pensato di dargli un paio di settimane e vediamo cosa succede, sapete? Ma comunque, è il meglio che si può fare, no?

E vi dirò qualcos’altro. Quando Patricia viene e mi chiede: “Amore, mi ami?” emm... non vuole sentirsi dire: “Beh, sì, là nel futuro, ti amerò, lo vedo, lo vedo, sì, l’amore è là da qualche parte; tesoro, sta arrivando! Tieni duro!” Ovviamente non vuole esser amata in futuro, vuole esser amata, adesso, giusto?

Lo stesso è per la vita cristiana. Lo Spirito Santo non vuole il vostro impegno domani, la prossima settimana, o il prossimo anno, lo vuole adesso perchè vivremo solamente adesso, tutto lì. Quindi un giorno, quando arriverete alla fine della vostra vita e guarderete indietro, vi renderete conto che avete vissuto tutta la vostra vita al tempo presente – non avete mai vissuto nulla al tempo passato, e non avete mai vissuto nulla nel futuro, ed il camminare nello Spirito è proprio quello che Paolo vuole che riconosciamo, che Egli desidera che viviamo un giorno alla volta, in un momento, e che riceviamo la Parola un passo alla volta e che la viviamo in Cristosimilitudine perchè quella è la vera spiritualità.

E se avete avuto qualche esperienza o no non è correlato alla cosa perchè non c’è mai alcuna continuità spirituale garantita – certamente, non sulla base di un qualche dono o esperienza e lasciate che vi mostri il perchè, guardate a 1 Corinzi 1:7 come esempio.

In 1 Corinzi 1:7, si dice questo – e qui Paolo, come era sua abitudine, sta lodando i Corinzi, e dice, come fece spesso all’inizio delle sue lettere – con un paio d’eccezioni – ma dice, “in modo che non mancate di alcun dono”, in altre parole, sta dicendo: “Voi Corinzi non mancate di alcun dono, avete ricevuto tutti i doni”.

E sapete, se leggeste più avanti nei capitoli 12, 13 e 14, viene riconfermato, no? Cioè, ce li avevano no? Mamma avevano le profezie, le lingue, le meraviglie, e quello che stava succedendo lì era roba incredibile. Cioè non gli mancavano alcune esperienze, e non gli mancavano alcuni doni.

E nel capitolo 3 versetto 1, dice: “Non posso scrivervi come a – cosa? – spirituali”, quindi, per favore, fate voi i conti, no? La spiritualità non è conseguente ad alcun dono, non ha alcuna relazione. Potreste avere il dono delle lingue, il dono della guarigione, il dono della profezia, il dono dell’insegnamento, il dono di qualsiasi cosa, non ha assolutamente alcuna relazione con il fatto che, in un dato momento, siate spirituali o carnali, per niente.

Ed anch’io posso dimostrarlo nella mia stessa vita. Il fatto che io abbia certi doni spirituali, non mi garantisce alcuna vera continua spiritualità; tutti i credenti ricevono doni spirituali... quando? Nel momento della salvezza, seppur si deve continuare a combattere – la carne, come ci dice Romani 7.

Ma ascoltate qui, Matteo 7, si presentano da Gesù, e gli dicono: “Signore, Signore, abbiamo fatto tante opere meravigliose nel Tuo nome e tanti miracoli ed abbiamo scacciato demoni, e tutte queste cose, tutte queste meraviglie nel tuo nome”, ma lui gli dirà: “Allontanatevi da me – cosa? – non vi ho mai conosciuti”. Non solo, il possedimento di certe capacità, non prova una spiritualità certa, ma non prova neanche la nostra salvezza. Quindi non possiamo mai equiparare la vera spiritualità con una qualche scossa o un qualche tipo di miracolo o qualche tipo d’esperienza.

E per di più, apprendiamo anche un’altra cosa dai Corinzi, questo: che i loro doni non avevano assolutamente alcun potere preventivo contro i desideri della carne, giusto? Ascoltate qui: Se avere il battesimo, il dono delle lingue o qualche altra esperienza estatica fosse spiritualità, allora, immediatamente, se foste spirituali, non soddisfereste cosa? I desideri della carne, giusto? Perché se camminiamo nello Spirito, non soddisfiamo i desideri della carne.

Quindi la persona spirituale non soddisfa i desideri della carne, non cade in tentazione. Ed ecco perché può aiutare coloro che invece cadono; le persone spirituali non soddisfano i desideri della carne e volete sapere una cosa? Ci sono molti carismatici che hanno ricevuto i doni, le esperienze, i segni e le meraviglie che invece soddisfano i desideri della carne proprio come facciamo tutti noi, capite il punto? Perchè la cosa non ha alcuna relazione.

E se una persona pensasse, “Mamma se solo potessi... se solo potessi raggiungere quel livello, allora ce la farei”, ma non è così. Ascoltatemi, i Corinzi, avevano tutti i doni? Sì. Avevano visto tutte le meraviglie e le cose che stavano succedendo, le esperienze e le estasi varie? Si! E si son forse dati alle lussurie della carne? Oh, certo che sì. Nel loro caso, i doni non avevano alcuna relazione alla spiritualità o non avrebbero mai soddisfatto i desideri della carne, ma lo fecero e la cosa è registrata nei capitoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 14. Sì! Hanno ricevuto almeno 13 capitoli di buona evidenza della lussuria della carne. Non aveva alcuna rilevanza il fatto che avessero ricevuto certi doni ed avessero sperimentato certe esperienze estatiche.

Quindi questo è quello ciò che sto cercando di dire, la vera spiritualità non è correlata a quello, infatti, quando si guarda veramente al movimento, per esempio, nella storia, i Cevenoli che parlavano in lingue, gli Irvingiti, entrambi erano molto immorali.

Charles Smith, nel suo libro, “Lingue in Prospettiva Biblica” (The tongues in biblical perspective), disse, “Le dottrine dell’amore libero e dei matrimoni spirituali sono apparse troppo spesso in associazione con le lingue. La perversione dell’insegnamento biblico relativo al sesso e al matrimonio è noto nei Mormoni e negli Shakers, entrambi dei quali, incidentalmente, parlavano in lingue. Amy Semple McPherson non fu l’unica leader delle lingue a ricevere una rivelazione che il suo matrimonio non era nel Signore, e che doveva entrare in un’altra unione. Una nota predicatrice pentecostale, vedova da tre anni, professò, quando fu trovata incinta, di essere incinta dello Spirito Santo. Charles Parham, padre del movimento moderno pentecostale, fu arrestato per le più gravi immoralità”, fine della citazione.

“Ora, cosa stai dicendo, che tutti i carismatici sono immorali?” No. No, non hanno più problemi con la carne di quanti ne abbia io e voi altri, ma quello che sto dicendo è questo: Ciò dimostra il punto che la spiritualità non ha nulla a che fare con l’esperienza perché hanno tutti ricevuto l’esperienza, ma hanno anche sperimentato gli stessi problemi della carne e se equipariamo l’esperienza alla spiritualità, la vera spiritualità si sbarazza della carne. Pertanto, vedete, la vera spiritualità non può essere un colpo unico prefissato, deve per forza di cose esser un’obbedienza caratterizzata da momento per momento.

Una volta, un giovane che parlava in lingue confessò, “a mia sorpresa che quelle emozioni benedette nella mia anima sembravano essere accompagnate da passione sessuali presenti nel mio corpo”, fine della citazione. Quando Paul Sailhamer ed io eravamo al Seminario di Dallas quest’anno, abbiamo avuto un’intervista piuttosto lunga con un giovane che era appena uscito dal movimento carismatico, che aveva parlato in lingue in moltissime occasioni ed era stato ripetutamente colpito dallo Spirito ed aveva vissuto una serie d’esperienze estatiche, e ne era uscito ed era diventato uno studente al Seminario di Dallas e ci ha detto che una delle cose che lo stupì fu che gli fu detto, sostanzialmente, che quando si viene colpiti dallo Spirito, e si raggiunge quel livello d’esperienze e di lingue, che quello ha un effetto purificante, che è uno spurgamento, ma invece disse: “Ho scoperto che avevo ancora tanti problemi e tanti fallimenti con la carne come mai prima, dopo aver ricevuto quelle esperienze”.

E vedete, il punto è che la vera spiritualità non ha assolutamente nulla a che fare con alcun dono o alcuna esperienza, e penso che questo sia uno degli aspetti più tristi del movimento carismatico, che la gente pensa che sia la via per la vera spiritualità e che però quando arrivano ad una certa esperienza che però non è lì, allora continuano a perseguirla sulla stessa via, cercando l’esperienza che finalmente porrà fine all’illusione della vera spiritualità, e tutto il tempo non fanno altro che scappare dal fatto che si trova proprio qui nella semplicità del camminare nello Spirito, vedete il punto? Del ricevete la Parola e di viverla.

Non c’è alcuna garanzia che il fatto che abbiate ricevuto una certa esperienza, sarete meglio di qualsiasi altro cristiano. Infatti, Walter Chantry nel suo libro “Segni degli Apostoli” (Signs of the apostles) disse: “I Pentecostali sono coinvolti in tanta confusione quanto gli altri rami del Cristianesimo. I loro leader spirituali più sobri e più saggi richiamano l’attenzione sulla stessa ignoranza, immoralità, freddezza di cuore ed impotenza all’interno delle loro file che molti hanno cercato di sfuggire tramite le loro esperienze”, fine della citazione.

Non potete sfuggire a quelle cose con l’esperienza, miei cari; non potete sfuggire a quelle cose con una qualche scossa divina. Ricevere una certa esperienza di lingue non avrà assolutamente alcun effetto sulla tua spiritualità, tranne forse quello di spingerti sulla pista sbagliata lontano dalla vera spiritualità, il che è triste.

E quindi vi dico, Dio vuole che siamo chi siamo, e siamo spirituali, non è vero? Proprio così! Posizionalmente per lo meno, e Dio vuole che la viviamo in noi, e per viverlo in noi dobbiamo camminare nello Spirito un passo alla volta. E la praticità di tutto questo è l’ascoltare e ricevere la Parola e innescare la volontà di agire positivamente verso la Parola in obbedienza. E, facendo così, diventiamo come Gesù Cristo, e questa è la vera spiritualità, e non fatevi ingannare da una falsità, lo standard di Dio non è mai cambiato, bene preghiamo:

Padre nostro, non ci siamo veramente addentrati nelle cose che ci eravamo prefissati nel cuore di dire, ma confidiamo che Tu hai preparato il messaggio che volevi che fosse enfatizzato oggi dagli stimoli dolci del Tuo Spirito, e quindi Ti ringrazio, Padre, per la gioia di essere sensibili a Te ed a come opera il Tuo Spirito, confidando che tutto questo sia giusto. Ho, ho una preoccupazione così profonda nel mio cuore per questo popolo ed oltre a questo, per la Tua chiesa, che Tu hai acquistato con il Tuo stesso sangue.

E sento nel mio cuore il pulsare del cuore dell’apostolo Paolo, il cui cuore batteva letteralmente per il popolo di Dio affinchè fosse orientato spiritualmente, e posso sentirlo da Isaia e Geremia, Ezechiele e tutti gli altri. Lo posso sentire da Pietro, Giacomo, Giovanni e Giuda. Lo posso percepire persino da Gesù stesso che camminiamo nello Spirito.

E, Padre, sappiamo com’è che il diavolo vorrebbe ingannarci facendoci credere che ci sia qualcosa che ci possa dare una spiritualità istantanea e che ci porterà ad inseguire tutti i tragitti sbagliati così da farci perdere il punto completamente del fatto che dovremmo amarti ed appoggiarci a Te momento dopo momento e camminare un passo alla volta, un momento alla volta in obbedienza allo Spirito Santo, ricevendo la Parola ed agendo in obbedienza ad essa. Oh, Padre, rendici veramente delle persone spirituali, vivendo nella nostra posizione così che il mondo possa vedere che siamo simili a Cristo e vedendo Lui in noi, sia attratto nella famiglia dei redenti. Grazie, Padre. Ti lodiamo nel nome di Gesù, amen.

FINE

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