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Stiamo studiando il grande tema della crescita spirituale e stiamo esaminando le chiavi della crescita spirituale. Quali sono gli ingredienti vitali del processo di maturità spirituale? Nella prima lezione la scorsa volta, ci siamo concentrati sul concetto della gloria di Dio, basandoci sullo studio di 2 Corinzi capitolo 3 versetto 18, abbiamo visto che quando un credente concentra la sua vita e la sua attenzione sulla gloria di Dio, sarà trasformato nell’immagine stessa del Signore da un livello di gloria all’altro dallo Spirito Santo.

Ora, lo Spirito Santo, dunque, è l’energia della crescita spirituale. La crescita spirituale consiste nel diventare sempre più simili a Cristo e l’attrazione che ci trascina, che dà la spinta allo Spirito di Dio, è il contemplare la gloria del Signore. Quando concentriamo la nostra attenzione sul dare gloria a Dio, siamo trascinati nel processo di maturità spirituale.

Ora abbiamo concluso l’ultimo studio dicendo che volevamo condividere alcuni modi pratici in cui possiamo glorificare Dio. Se il dare gloria a Dio è la chiave maestro della crescita spirituale, quali sono le altre chiavi che la compongono?

Innanzitutto, glorifichiamo Dio confessando Gesù come Signore, qui è dove inizia tutto. Se la mia vita deve essere incentrata sul dare gloria a Dio, questo significa che inizialmente devo concentrarmi sulla signoria di Cristo. Ora cosa intendo dire con questo? Beh Filippesi capitolo 2 ci offre una risposta, dal versetto 9 all’11. Dopo il grande passo della kenosis, o dell’umiliazione di Cristo, che parla del fatto che divenne un uomo che prese forma di servo, che divenne simile agli uomini e trovato esteriormente come uomo si umiliò facendosi ubbidiente fino alla morte, persino alla morte di croce.” Poi la Parola di Dio dice questo, “Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, 10 affinché nel nome di Gesú si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,” Ora ascoltate qui - “Ed ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore.”

Ascoltate, l’umiliazione di Gesù Cristo è stata un atto di obbedienza al Padre. In risposta, il Padre ha glorificato Gesù Cristo, l’ha esaltato e poi ha ordinato a tutto l’universo di confessare che Gesù Cristo è il Signore, e poi conclude dicendo: “alla gloria di Dio Padre.” Quindi, il motivo per cui dobbiamo confessare Gesù come Signore è perché ciò glorifica Dio Padre. Ora questo è il principio fondamentale della salvezza, dobbiamo confessare Cristo come Signore - questa è la salvezza - per la gloria di Dio.

Ora io credo che la maggior parte delle persone pensano che dovremmo essere salvati per altre ragioni, non per la gloria di Dio. Se dovesse chiedere a qualcuno sui media: ‘Perché condividi Gesù Cristo? Perché condividi la tua fede?’ Probabilmente risponderebbero dicendo: ‘Beh, perché vogliamo evitare che le persone vadano all’inferno. Vogliamo che evitino la punizione eterna.’ Ora questa è una ragione valida, ma non è la principale. Il motivo principale per cui le persone vengono salvate non è per evitare l’inferno.

Qualcun altro potrebbe dire: ‘No, io presento Cristo per amore. L’amore di Cristo mi costringe, perché Dio li ama e perché io li amo, allora devo parargli di Cristo!’ e anche questa è una ragione valida seppur non è la principale. Qualcun altro potrebbe dire: ‘Beh, io proclamo il Vangelo perché mi è stato ordinato. Mi è stato comandato di andare in tutto il mondo e di predicare il Vangelo, di fare discepoli, d’insegnare tutte le cose che Cristo ha comandato.’

Mi è stato comandato, oppure perchè amo, oppure perchè voglio far si che le persone non finiscano all’inferno! E queste sono tutte ragioni valide e biblici per motivare l’evangelizzazione, ma non arrivano all’apice. Il motivo principale per predicare il Vangelo, il motivo principale per diventare credenti è la gloria di Dio, si riduce tutto a questo, vivere senza salvezza significa negare Cristo, e negare Cristo è il più grande affronto possibile contro Dio, è l’unico peccato imperdonabile. Se una persona continua nell’incredulità, continua a commettere un peccato imperdonabile.

Infatti questo è il peccato principale degli uomini. Gesù disse in Giovanni 16 che avrebbe mandato lo Spirito Santo per condannare il mondo dal peccato, quale peccato? “Del fatto che non credono in me,” il più grande peccato che si possa commettere è quello di non credere in Gesù Cristo, perché? Perché significa dire che Egli non è Dio, che non è il Salvatore, che non deve essere adorato, che non deve essere considerato Signore, e dire tutto questo è disonorare il Padre.

In Giovanni capitolo 5 per esempio, Gesù dice in modo così esplicito, al versetto 23, “affinché tutti onorino il Figlio – ascoltare qui – così come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato.” Non si può dare gloria a Dio se non si dà gloria al Figlio, che è la pienezza della sua gloria. Quindi, ascoltate bene, cominciamo a dare gloria a Dio quando diamo gloria a Cristo, e com’è che si fa? Riconoscendolo come Signore, e questo significa semplicemente ricevere la salvezza. Non sta parlando di un secondo atto, non è mica, ‘beh sai, l’ho accettato come Salvatore, ma più avanti l’accetterò come Signore,’ no, no! Non sono mica due cose distinte! Quando si viene salvati, si confessa Cristo come Signore, quella è la salvezza. In Romani 10:9-10 dice: “Se confesserai con la tua bocca Gesù come Signore e crederai in cuor tuo che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.”

In altre parole, la salvezza consiste nel confessare la signoria di Cristo: che è Dio, che è sovrano, che è Signore, e questa è un’applicazione personale di quella realtà. Non molto tempo fa qualcuno mi ha chiesto se fossi un ‘salvifico della signoria,’ e non ero certo di cosa si trattasse, pensavo che ci si dovesse alzare in pieni in un qualche angolo a suonare la tromba per esser uno di quelli, ma non è questo che intendeva dire. Un salvatore della signoria è qualcuno che crede che si debba credere che Gesù è il Signore per essere salvati, mi chiese: ‘Tu ci credi?’ Ed io risposi: ‘Non so altri modi di accettare Cristo, è il Signore e io lo devo accettare alle sue condizioni, non alle mie.’ Non ridefinisco Gesù come meno di chi è veramente, lo devo accettare così com’è, ‘è il Signore?’ li chiesi, e lui disse: ‘Sì.’ E quindi gli chiesi, ‘com’è che lo accetti?’ Devi accoglierlo così com’è, se si confessa Gesù come Signore, è per la gloria di Dio.

Ora, detto in parole povere, nessuno ha la capacità di andare oltre a quello nella maturità spirituale. Nessuno può glorificare Dio se non parte da lì, questa è la pietra angolare, da lì inizia tutto. Ora permettetemi di fare un ulteriore passo avanti per coloro che son Cristiani. Io credo che se Cristo è il Signore nella nostra vita, se l’abbiamo ricevuto, e se siamo nati di nuovo e se governa – e tra l’altro, Egli governa tutte le nostre vite – la questione è solamente collegata alla nostra obbedienza o meno, non al fatto che governi o no. Ma mentre governa le nostre vite, dobbiamo tenere presente che la predicazione del Vangelo serve soprattutto a far sì che Lui possa governare in altre vite per la sua gloria. In altre parole, il grande peccato dell’uomo è quello di vivere senza glorificare Dio.

In Romani capitolo 1 Paolo dice che predichiamo l’obbedienza alle nazioni, per amore del nome di Gesù, Paolo sta dicendo: ‘Noi non predichiamo il Vangelo per loro. Predichiamo il Vangelo per amore di Lui.’ 3 Giovanni 7, dice che andiamo a predicare per amore del Suo nome, stesso pensiero, non per amor loro, per amor Suo. Affinché Egli sia riconosciuto come Signore, ed è da lì che inizia tutto.

Se non sei cristiano, e non hai mai confessato Cristo come Signore, non c’è alcuna capacità di vivere alla Sua gloria, è un’impossibilità assoluta, non è fattibile, perchè è da lì che inizia tutto. Non puoi dire: ‘Rinnego Cristo. Non è il mio Salvatore. Non è il mio Signore,’ e poi cerchi di crescere spiritualmente o cerchi di glorificare Dio in altri modi. Non stai facendo altro che dare uno schiaffo in faccia a Dio! Se disonori il Figlio, disonori anche il Padre.

Quindi il glorificare Dio, inizia come disse Paolo in Filippesi 2, con la confessione di Gesù come Signore alla gloria di Dio Padre, e quindi diciamo che la salvezza è l’inizio necessario per la crescita spirituale, il fatto è che non si può crescere prima di nascere.

Ora, la seconda verità. La seconda cosa che voglio condividere con voi su questa linea è questa. Glorifichiamo Dio in primo luogo confessando Gesù come Signore, ed in secondo luogo orientando la nostra vita ad obbedire alla sua signoria. In secondo luogo, orientando la nostra vita ad obbedire alla sua signoria. Quando permettiamo a Dio di rivestirci con la veste purpurea della sua giustizia, Egli viene glorificato. Quando apriamo i nostri cuori e riceviamo Suo Figlio, Egli viene glorificato. Quando il Suo Spirito prende dimora nella nostra vita, Egli viene glorificato. Quando chiamiamo Gesù ‘Signore,’ Egli viene glorificato, ma poi c’è un secondo corollario. Avendo ricevuto il Signore, dobbiamo rispondere alla sua signoria.

Il verso chiave che voglio che comprendiate - è 1 Corinzi 10:31 - dice questo: “Qualsiasi cosa facciate, sia che mangiate, che beviate, o qualsiasi cosa facciate, fate tutto alla gloria di Dio.” Ora, adesso che avete confessato Gesù come Signore alla gloria di Dio, ed ora in poi, qualsiasi cosa facciate, sia che mangiate o beviate, o quello che sia - e tra l’altro, mangiare e bere è un simbolo delle funzioni più banali e comuni della vita. Anche qualcosa di minimo, di routine, di ordinario, di comune, di costante come mangiare e bere dovrebbe avere come fulcro la gloria di Dio. E questo ci darebbe davvero la possibilità di fare un passo indietro e di dedicare qualche messaggio a come mangiare alla gloria di Dio e a come bere alla gloria di Dio, perché il tutto incomincia dalle cose più basse della vita, dalle routine, e ovviamente da lì si sale. Qualsiasi cosa facciate, dovete farla alla gloria di Dio. L’idea, quindi, è che questo deve esser un atteggiamento pervasivo: qualunque cosa faccio, devo concentrarmi a farlo per la gloria di Dio.

Ora questo è certamente il modo in cui Gesù ha vissuto. In Giovanni 8 versetto 50, Gesù disse questo, “Non cerco la mia gloria; ma c’è uno che cerca e giudica,” indietro al versetto 49, “Io onoro il Padre mio.” Gesù disse: “Sono qui per una sola ragione: non la mia gloria, ma la Sua.” Ed è proprio questo che stiamo dicendo. Crescerete spiritualmente, quando vi focalizzerete sulla sua gloria ed essa diventerà l’elemento pervasivo della vostra vita.

Ora cos’è che ricercano gli ipocriti? Che cos’è che ricercano gli uomini? Cercano di rubare la gloria di Dio e di sostituirla con la propria. In Matteo capitolo 6, a titolo illustrativo, troviamo che il Signore dice al versetto 1: “Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini, - ovvero il vostro dare - per essere osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli.” In altre parole, state cercando di mettervi in scena per far credere a tutti che siete spirituali, non sarete ricompensati, “Quando dunque fai l’elemosina, non far sonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, - prestate attenzione – dice: ‘per esser onorati, o per ricevere gloria dagli uomini.”

Ciò che ostacola sempre la glorificazione di Dio è la nostra ricerca di gloria da parte degli uomini. È proprio quello che abbiamo letto, no? Nell’Antico Testamento, dove Geremia dice: “Non siate orgogliosi, date gloria a Dio.” Quindi, se devo puntare la mia vita su questo, se devo sottomettermi in obbedienza alla signoria di Cristo, allora dimostrerò un atteggiamento di umiltà. La morte dell’orgoglio, Dobbiamo guardarci dal culto personale e dobbiamo sempre mirare alla gloria di Dio.

Ora che cos’è che significa? Dire che mi sottometto in obbedienza alla Sua signoria, dire che punto la mia vita su quello, dire che se mangio o bevo o qualsiasi cosa faccia, lo faccio tutto alla gloria di Dio, cosa significa esattamente? Beh, lasciate che ve lo dica in questo modo, e vi darò solo alcuni punti secondari. Prima di tutto significa che siamo disposti a dare gloria a Dio a qualunque costo, a qualunque costo. Si tratta di un’affermazione piuttosto pesante, ma è l’essenza di ciò che significa sottomettersi alla Sua signoria, organizzare la propria vita per la Sua gloria, siamo pronti a glorificarlo a pesare del costo.

In Giovanni 12 versetto 27, Gesù disse questo: “Ora, l’animo mio è turbato; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma è per questo che sono venuto incontro a quest’ora.” Quale dovrebbe essere la mia preghiera in anticipo alla croce? ‘Dio, liberami?’ Questa è l’ora per cui sono venuto! ‘Padre, glorifica il tuo nome!’ Allora venne una voce dal cielo: ‘L’ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!’” ‘Dio,’ sta dicendo: ‘Dio umanamente parlando mi piacerebbe scampare questa situazione, questo è un prezzo incredibile da pagare: dolore, angoscia, sopportazione del peccato, ma Padre, glorifica il tuo nome, costi quel che costi.’ Vedete? Ecco cosa significa.

Nel mentre imparate a vivere la vostra vita soddisfatti di fare la volontà di Dio a qualsiasi costo, soddisfatti di glorificarlo a qualsiasi prezzo, realizziamo il secondo grande principio della crescita spirituale, la seconda chiave. Sbloccherete l’area dell’obbedienza alla Sua signoria.

Permettetemi di darvi un’altra illustrazione, chiedendovi di andare alla fine del libro di Giovanni, Giovanni capitolo 21. Qui ci imbattiamo in questa situazione con l’apostolo Pietro. Torneremo su questo stesso episodio perché illustra diverse verità sulla crescita spirituale, ma Pietro è stato designato da Dio fin da prima della fondazione del mondo per funzioni molto importanti. Pietro è la chiave dei primi 12 capitoli del libro di Atti, è la chiave della predicazione apostolica della croce quando la Chiesa nacque a Gerusalemme e si spostò in tutto il mondo. È un leader dinamico e dotato, e quindi è molto importante che sia consolidato, che sia radicato, fermo per il compito a cui Dio l’ha chiamato a fare.

Ma sfortunatamente, Pietro è un po’ molliccio, per dirla in termini contemporanei, ed gli è molto difficile prendere un impegno serio, ha un sacco di verbosità, non riesce a tenere il passo. Ogni volta che si trovò di fronte ad un esame, non lo passa. Se fosse stato uno studente al seminario, se ne sarebbe andato da tempo. Eppure il Signore sapeva che si trattava di un uomo necessario e quindi anche se l’aveva già aiutato nel passato, e gli aveva già mostrato la sua potenza facendolo camminare sull’acqua, gli permise di assistere alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, era presente alla trasfigurazione, aveva sentito la grande confessione, che di fatto non uscì dalla sua bocca ma direttamente dal cuore di Dio: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.” Pietro aveva vissuto delle avventure straordinarie con Cristo, dove aveva assistito a dimostrazioni di potenza, persino nel giardino, quando i soldati arrivarono e Gesù gli parlò e caddero tutti a terra modi domino. Insomma, Pietro aveva visto cose grandiose. Sorprendentemente, aveva persino visto il Cristo risorto nella stanza superiore e, al tempo di Giovanni 21, stava per aver un’udienza personale con il Cristo risorto.

E tuttavia, dopo tutto questo, era ancora incostante, era ancora - credo che si sentisse inadeguato. Penso che si fosse guardato in faccia e si fosse detto: ‘Pietro, ogni volta che ti è stata data una prova, l’hai fallita. Chi ti dice che ora ce la farai?’ E Gesù gli disse: ‘Pietro, vai in Galilea, vai sul monte e aspettami.’

Ebbene, Pietro era lì nel capitolo 21, ma gli prudevano le mani e non sarebbe riuscito a rimanere lì seduto sul ciglio del monte ancora per molto. Era un tipo piuttsoto iperattivo e non era facile starsene lì seduti ad aspettare, stava aspettato, aspettato e aspettato, e Cristo non era tornato, e quindi alla fine, dice nel versetto 3: ‘Io vado a pescare.’ Ritorno a fare quello che facevo prima. Non ci ho mai creduto veramente in questo ministero, ho fallito ogni volta che ho avuto un’opportunità. C’è una cosa che però so fare, pescare e ritronerò a farlo,’ e ovviamente visto che era il leader, il resto dei sei, come un gruppo d’anatre di gomma, scesero con lui e dissero: ‘veniamo anche noi,’ e quindi scescero tutti a zonzo e salirono sulla barca. Pietro era il capo, e questo è il putno, Dio lo voleva usare così.

E cosa successe? Nel versetto 3 dice che “Entrarono nella barca,” dal Greco, il che potrebbe indicare che tornarono alla barca di Pietro, tornò alla sua vecchia professione e lo seguirono tutti, erano tutti dei compagni pescatori, ma c’era una cosa che non poterono fare, è pescare, perché il Signore aveva dirottato tutti i pesci del mare di Galilea in modo che non potessero prenderli per fargli capire il suo punto.

E quindi pescarono tutta la notte e non presero nulla, il Signore apparve al mattino, confrontò Pietro, esaminò il Suo amore, e più avanti osserveremo quel passo. Ma poi quando Pietro gli disse per tre volte che lo amava, terminò con questo nel versetto 18: “In verità, in verità ti dico che quand’eri piú giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi,” ora fermatevi lì un attimo, ok?

“Pietro, hai fatto praticamente tutto di testa tua. Hai preso le decisioni, ti sei messo la cintura da solo e sei andato dove volevi.’ Il ‘cingersi la cintura’ è un’illustrazione di preparazione per un viaggio. Quando volevi fare quello che volevi fare, l’hai fatto, “ma quando invecchierai le cose cambieranno, ‘tenderai le tue mani.” E questa stessa frase viene usata nella letteratura extrabiblica per parlare della crocifissione. Tu “stenderai le tue mani, qualcun altro ti cingerà e ti porterà dove non vorrai andare.” Versetto 19, guardate ora: “Questo disse, per indicare con quale morte avrebbe dovuto - ecco che arriva - glorificare Dio.”

Ora notate questo. Pietro sarebbe arrivato al punto della sua vita in cui avrebbe glorificato Dio morendo, come? Perché sarebbe stato disposto a pagare qualsiasi prezzo prima di rinnegare la volontà di Dio, persino la morte. Ora, questa era una novità per Pietro, perché tutte le altre volte che aveva affrontato la morte, aveva rinnegato la sua testimonianza. In un’occasione, quando lo misero di fronte al fatto che era un seguace di Gesù Cristo, imprecò, nominò il nome di Dio invano e giurò di non esserlo, fece un giuramento che non mantenne mai. E quindi, vedete, questa era una novità per Pietro. Ma il Signore gli disse: ‘Pietro, verrà un giorno in cui morirai per me e morendo mi glorificherai, perché? Perché questa è la mia volontà e tu sarai felice di morire per me.’

E così è stato per Paolo: “Perché per me vivere è Cristo e morire è guadagno. Se vivo, vivo per il Signore; se muoio, muoio per il Signore; quindi, che viva o no, sono del Signore.” Qual è la differenza? Sono del Signore. Vedete, puntare la mia vita alla gloria di Dio, ora che sono un cristiano, concentrarmi sul fare qualsiasi cosa faccia alla gloria di Dio, che sia mangiare o bere, o se dovessi persino morire per Lui, che ciò venga, che così sia.

Mi vengono in mente le storie incredibili di missionari nel corso della storia, storie su storie, su storie che rappresentano una storia sola composta da innumerevoli persone disposte a morire per Cristo. Mi viene in mente Ebrei capitolo 11, l’elenco degli eroi della fede che morirono nella grande attesa della gloria e della risurrezione, di cui il mondo non ne era degno, senza prezzo, erano troppo elevati. Mi vengono in mente Latimer e Ridley, che furono bruciati sul rogo per la loro fede, cantando lodi a Gesù Cristo. Mi viene in mente Savonarola, il grande predicatore Italiano che predicò il Vangelo di Gesù Cristo, ed il sistema lo prese e lo bruciò al rogo. Più e più volte la storia ci ha presentato persone disposte a fare qualsiasi cosa per la causa di Cristo.

Mi torna sempre in mente la storia di John Paton, il grande missionario che andò nelle Nuove Ebridi. Si laureò e fu mandato nelle Nuove Ebridi con sua moglie, dove c’erano solamente cannibali sull’isola, sbarcarono sulla costa – e di fatto dovettero remare a canotto, perché la nave affondò, ma arrivarono e non sapevano la lingua, non conoscevano nessuno e sapevano che coloro che erano partiti prima di loro non erano più tornati perchè erano diventati il pranzo di qualche indigeno, e quindi arrivarono a riva – e sapete la cosa è abbastanza ardua no? Approdare su un isola abitata da cannibali con il proposito d’iniziare una sorta di relazione senza conoscere la loro lingua, no? Voglio dire, non puoi mica mettere un cartello che dice: ‘Tutti benvenuti alla Scuola Domenicale, questa Domenica alle 9:30.’

Non è proprio quello il modo di farlo, e quindi cosa fai? Non conosci la lingua, non conosci nessuno e c’è sembra questa minaccia di morte sulle tue spalle. Mi ricordo di un libro che raccontava questa storia e poi in seguito il capo della tribù fu salvato e si presentò da John Paton e gli disse: ‘Signor Paton, voglio farle una domanda,’ e disse, ‘Nei primi mesi del vostro soggiorno, chi era l’esercito che ogni notte si presentava a proteggervi?’ Sembra che i santi angeli di Dio si manifestarono per proteggerli, ma ciònonostante, Paton rimase

Dopo qualche settimana sua moglie diede alla luce un bambino, il bambino morì e dopo pochi giorni morì anche lei e lui dormì sulle loro tombe per tre o quattro notti per evitare che gli indigeni li dissotterrassero e li mangiassero. Rimase lì da solo e ci rimase per 35 anni. Nella sua biografia dice che alla fine di quei 35 anni, non era al corrente di un solo indigeno che non aveva professato fede in Gesù Cristo. Era andato lì con grandi speranze. L’unica cosa che aveva veramente amato al mondo era sua moglie ed il suo amato bambino, e fu costretto a dormire sulle loro tombe tutto solo, ma Dio si servì di lui perché era contento di fare la volontà di Dio a qualunque costo ed è questo che significa orientare la propria vita ai Suoi scopi.

Se stai tracciando la tua rotta personale, se stai dicendo: ‘Signore, questo è quello che son disposto a fare e questo è quello che non son disposto a fare,’ se stai dicendo: ‘Signore, è già tutto pronto,’ se non sei disposto a pagare il prezzo di un po’ di imbarazzo, se non sei disposto a pagare il prezzo di esser umiliato, diffamato, e disonorato dal mondo, se non sei disposto a pagare il prezzo di aver meno beni in questa vita, allora forse non saprai mai cosa vuol dire esser soddisfatti della Sua volontà costi quel che costi, e forse non saprai mai veramente cosa vuol dire crescere spiritualmente perché non stai mirando alla Sua gloria. Ma è quando sei consumato dalla Sua gloria e non dalla tua comodità, e non dal tuo agio, dai tuoi piani, e dalla tua volontà.

Quindi, se voglio focalizzare la mia vita sulla Sua gloria, qualsiasi cosa significhi: che si tratti di mangiare, bere o morire, significa che devo accontentarmi della sua volontà, a prescindere da quanto mi costi, ma in secondo luogo, se voglio posizionare la mia vita per la Sua gloria, significa che la Sua gloria diventa così coinvolgente da farmi soffrire quando Egli è disonorato, e questo è un concetto molto importante.

Di solito posso capire quando qualcuno sta vivendo per la gloria di Dio da come reagisce al disonore di Dio. Per esempio, Davide nel Salmo 69:9 vide il tempio, e vide il culto d’Israele ed il suo cuore si spezzò e disse questo, “Lo zelo per la tua casa mi ha divorato.” In altre parole, Davide disse: ‘Ho un amore così grande per Te ed un odio così grande verso ciò che Ti disonora, sono preoccupato del Tuo tempio, della Tua presenza e della Tua adorazione, di tal maniera che mi la cosa mi fa letteralmente a pezzi.’ E poi, il resto del versetto dice questo: “I rimproveri che ricadono su di te ricadono su di me.” In altre parole, ‘Quando Tu sei disonorato, io ne soffro.’

Ora ve lo assicuro, come Padre comprendo questo concetto qui. Se fate del male a mio figlio, fate del male anche a me. Se fate del male a mia moglie, fate del male a me. Se fate del male a qualcuno che amo, fate del male anche a me. Nella mia vita ho pianto più per cose accadute ad altre persone a cui tengo che per cose accadute a me personalmente. In effetti, mi è piuttosto difficile piangere per cose personali, mi è molto più semplice piangere con qualcuno il cui cuore è spezzato e a cui tengo. E questo perché nell’amore mi identifico con loro. E quando v’identificate con Dio, le cose che vi spezzeranno il cuore non saranno le cose che vi succederanno a voi, ma le cose che si presenteranno contro Dio. E questo è il tipo di mentalità che dice: ‘Sono così concentrato sulla gloria di Dio, che ciò che spezza il suo cuore spezza anche il mio.’ Stai vivendo così? Questo è il significato di vivere per la gloria di Dio. Questo è il significato di concentrarsi sulla Sua gloria.

Prima di tutto, il costo non t’interessa, e secondo, t’interessa conoscere la sua prospettiva delle cose. Sapete che una delle più grandi affermazioni del libro dell’Apocalisse che viene spesso ignorata si trova nel capitolo 2 in riferimento alla chiesa di Efeso. È una piccola frase, ma è molto, molto importante. Della chiesa di Efeso è stato detto: “Non puoi sopportare i malvagi.” Quella è una delle più grandi caratteristiche di quella chiesa. Non potevano tollerare i malvagie. Perché? Perché sapevano che il male impattava la santità e la volontà di Dio.

Mi stupisce quanti pochi cristiani lo capiscano. Mi stupisco sempre sapere quanti cristiani sono consumati dalla loro volontà, dalle loro comodità, sono così assorbiti dai loro problemi che non sentono veramente alcun dolore quando Dio viene disonorato. Lo sentono quando sono loro ad essere disonorati, e questo è l’obiettivo sbagliato. Ma di tanto in tanto qualcuno riceve il messaggio, e cavolo se è una cosa emozionante quando quello succede.

Mi ricordo di una ragazzina che qualche anno fa si trasferì invenuta in California. E venne qui per vivere con un ragazzo che stava frequentando l’UCLA, nè lei che lui erano Cristiani ovviamente, stavano convivendo. Era una ragazzina delle scuole superiori e dopo un po’ lui decise di cacciarla anche se si era trasferita da una cittadina del West Virginia, ma lui si era stancato di lei e quindi, come se fosse un vecchio straccio semi-usato, la buttò via. Lei vagò un pochino e cercò persino di togliersi la vita, si tagliò molte volte sulle mani e sulle braccia, sanguinò ma nonostante tutto anche se spesso sul ciglio della morte rimase in vita. E ci siamo imbattuti in questa ragazza ed abbiamo avuto l’opportunità di condurla a Cristo.

Non dimenticherò mai di quel momento, quando io e mia sorella, le stavamo parlando e lei aprì il suo cuore a Cristo e disse: ‘La mia vita è cambiata e voglio tornare nella mia città natale perchè voglio parlare di Cristo a mia madre e ai miei amici di Cristo e voglio sistemare la mia vita.’ E le dissi: ‘Beh, c’è una chiesa lì dove potresti andare? C’è qualcuno che potrebbe discepolarti?’ E lei rispose: ‘No. Non conosco nessuna chiesa, nella nostra cittadina, tranne che per una chiesa cattolica,’ e disse: ‘Di fatto non conosco nessun altro cristiano, ma devo tornare.’

E le diedi una Bibbia, sapete, con la grande timore che avrei dovuto lasciarla nelle mani dello Spirito Santo, giusto? Volevo accertarmi che fosse in grado di continuare l’opera senza di me. E quindi... comunque, comunque... se ne andò, ed io pregai per lei... ma decise di frequentare la scuola Cattolica perché sapeva che se fosse tornata alla sua scuola superiore, la sua reputazione l’avrebbe riportata sulla stessa strada. E quindi voleva conoscere nuove persone, e dopo un tre o quattro mesi mi scrisse una lettera. E quando vidi la lettera ero molto preoccupato per quello che avrebbe potuto dire, temendo che probabilmente si fosse allontanata e che stesse ricercando un qualche consiglio dopo essersi trovata nel bel mezzo di una situazione terribile.

Ma scrisse questo: ‘Spero che vada tutto bene, ho cominciato davvero a comprendere quello che dice la Bibbia e leggendo l’Antico Testamento, ho notato il fatto che Dio si meriti molto più riconoscimento di quello che sta ricevendo. Vedo che seppur ha sempre dato alle persone tante possibilità e che non hanno fatto altro che spezzargli il cuore adorando idoli e peccando contro di Lui. Dio vuole che il mondo gli appartenesse e vuole anche che Israele sacrificasse agnelli, capre, buoi e cose del genere come espiazione dei peccati. Dopotutto è Dio ed è meritoso di un qualche pago per i peccati terribili degli uomini.’

Permettetemi di aggiungere a questo punto che non aveva alcuna registrazione o libri di studio, che io sappia, tutto questo venne fuori dalla semplice lettura delle Scritture. E continuò dicendo: ‘Pensare che Dio parlò e gli si presentò visibilmente, eppure loro continuarono a lamentarsi e a peccare... – ascoltate qui, - posso quasi percepire l’insopportabile tristezza che Dio prova quando qualcuno lo rifiuta e non lo glorifica.’ Che intuizione straordinaria per una credente così nuova, ‘Lui è Dio,’ disse. ‘Ci ha creati. Ci ha dato tutto, eppure noi continuiamo a dubitare e a rifiutarlo, questa è una cosa terribile! E quando considero come l’ho ferito, spero solo di poter rimediare.’

E poi in conclusione disse: ‘Ho un punto debole per Dio nel cuore, riesco a percepire la sua gelosia quando vedo le persone adorare idoli ed altri dei. È tutto così chiaro! Dio deve essere glorificato! Dio deve essere adorato, se lo merita, se merita. E non vedo l’ora di dire a Gesù, e quindi indirettamente a Dio, che lo amo, e non vedo l’ora di baciare la terra su cui cammina perché dovrebbe essere adorato. Voglio che Dio sia Dio e prenda il posto che gli spetta, e sono stanca del modo in cui la gente continua a metterlo in secondo piano.’

È incredibile, non è vero, che una persona così nuova nella fede abbia compreso il quadro intero di cosa significa vivere per la gloria di Dio, a tal punto da soffrire quando Dio viene disonorato. Ora ascoltatemi, io glorifico Dio confessando Gesù come Signore, e poi lo glorifico piegando la mia volontà alla sua signoria, costi quel che costi, al punto da percepire il dolore che Dio stesso prova, in un certo senso.

C’è un terzo elemento di questo secondo punto ed è questo: Organizzate la vostra vita alla gloria di Dio – prestate attenzione a questo - quando vi accontentate di essere superati da altri, tenetelo bene a mente. Si può sempre notare qualcuno che sta veramente vivendo per la gloria di Dio perché sono contenti di esser superati da qualcuno che fa esattamente quello che fa Lui, però meglio, questa è una cosa difficile.

Sapete qualcuno ha detto che quando Satana è caduto è atterrato nel coro. Non so se sia vero, ma qui e lì, quando si fa parte del coro, si può notare che tutti vogliono fare i solisti. E quando l’opportunità non viene data, tutti si lamentano, non è vero? ‘Non ho mai l’opportunità di cantare l’assolo,’ non si preoccupano tanto della gloria di Dio, ma del fatto che vengano ascoltati. Conosco un pastore che aveva così tante persone che l’assillavano per poter cantare un assolo che una volta all’anno, la Domenica sera, organizzava una serata a proposito, e tutti coloro che volevano cantare potevano cantare una strofa e quindi si presentavano sulla pedana, cantavano la loro strofa ed in una sola serata dava l’opportunità a tutti.

Questo non vale solo per il coro, non vale solo per le i membri di chiesa, ma è anche per coloro che si trovano al pulpito. Mi ricordo di due pastori che fecero la gara per vedere chi sarebbe riuscito ad avere più persone alla loro riunione e quello che perse si ammalò e vomitò. Non voleva perdere contro un altro pastore.

La gelosia è un fattore nella vita cristiana. Sapete il perché? Perché siamo più preoccupati di chi si prende il merito piuttosto che della gloria di Dio. Quando riesci a gioire perché qualcuno è in grado di fare qualcosa per il Signore meglio di te, allora stai veramente vivendo per la Sua gloria. Quando puoi rallegrarti del fatto che qualcuno sia in grado di predicare meglio di te, o insegnare meglio di te o fare qualsiasi cosa meglio di te, e che lo faccia con un senso di benedizione maggiore, o con una risposta migliore, allora stai veramente vivendo per la Sua gloria.

Permettetemi di darvi un’illustrazione che ritengo molto, molto, meravigliosa. Si trova in Filippesi capitolo 1, Filippesi capitolo 1. E questa è una verità straordinaria, illustrata nella vita di un uomo meraviglioso che già conosciamo ed amiamo, l’apostolo Paolo.

Ora, per farvi entrare un po’ nel contesto, lasciate che vi ricordi questo, quando Paolo scrisse Filippesi, molto probabilmente era prigioniero, ed era proprio in quel contesto che stava arrivando al capolinea.

Voglio dire aveva vissuto gli anni di gloria, le grandi avventure nel corso dell’espansione della chiesa nell’Asia Minore ed in Grecia, le meraviglie delle predicazioni in Atene sul Mars Hill, i grandi risultati nella chiesa di Corinto, le benedizioni di Tessalonica, la gioia incredibile di vedere i Bereani che ricercavano le Scritture e tutte le avventure, il tornare a Gerusalemme e viaggiare per il Mediterraneo, il naufragio, le vittorie e tutte le cose che sono entrate a far parte della sua vita. Quest’uomo sta approcciando la fine eppure si trovava un po’ in disparte... cioè voglio dire ebbe un influenza incredibile, nessun altro lo equiparava in quel periodo, nel mondo gentile era un po’ l’eroe di tutti.

Infatti, quando veniva a predicare, poteva predicare tutta la notte se voleva e a loro non importava. Una volta c’era un tizio che cadde dalla finestra, morì, lui lo resuscitò e continuò a predicare il resto del sermone. Una volta ho ricordato a qualcuno, quest’evento, sapete, Paolo predicò tutta la notte e anche quando la gente moriva lui continuava a predicare, ed in risposta mi è stato detto: ‘Beh, quando riuscirai a far risorgere i morti potrai continuare anche tu.’

Ma comunque, Paolo era così amato che tutti l’ascoltavano. E quando Paolo venne in città, lo accoglievano calorosamente e quando se ne andava, in Atti 20 vediamo che gli anziani di Efeso gli si attaccarono al collo e lo baciarono e piansero perchè temevano di non poter più rivedere il suo volto, lo amavano così tanto.

E guarda, vi dirò una cosa, sapete, vivere nel mondo di quel tipo d’accettazione, di quel tipo d’affetto, di quel tipo d’amore sarebbe un’esperienza straordinaria, non è vero? Straordinaria. Essere così amati, così accettati, avere tutti dalla tua parte a tal punto che ti mandano doni d’amore, come nel caso dei Filippesi, oh, se era amato. Ma sapete cosa stava succedendo? Stava diventando un po’ vecchio e dietro di lui c’era un nuovo gruppo di giovani predicatori. E cavolo se stavano catturando la fantasia delle persone, ed avevno delle nuove sfumature, nuovi modi di fare, avevano imparato il meglio di ciò che Paolo aveva da offrire e l’avevano anche migliorato con nuove tecniche, e sapete erano gli scelti della nuova era e seguivano Paolo, ma adesso Lui era in prigione, non poteva più muoversi, aveva perso la sua mobilità. E questi ragazzi attirarono l’attenzione delle folle e la gente cominciava a compiacersi di loro, e si stavano dimenticando gli anziani che erano già passati, gli apostoli e Paolo, erano solamente dei ricordi.

Sapete, mi capita spesso d’incontrare persone così, mi ricordo di aver conosciuto un caro uomo di Dio nel centro-ovest, aveva 96 anni. Da qualcosa come 15 anni non era più in grado di predicare, ma aveva predicato da quando aveva vent’anni fino a circa 81 anni. E si sedette nella congregazione e mi ascoltò predicare con la sua vecchia Bibbia e si muoveva, i suoi denti non funzionavano più bene, facevano rumore, ma non so se riusciva a masticare bene o no. Nessuno sapeva chi fosse, era tipo nascosco, aveva un completo nero ed una cravatta, e certamente era lì che rifletteva sui giorni di gloria ed i grandi anni in cui era una spada brillante, utilità al Signore.

Ebbene, Paolo si trovava in un periodo di ripiego della sua vita. E non sarebbe passato molto prima che sarebbe stato chiamato a posare la sua testa su un blocco, e gli si sarebbe stata tagliata alla luce del sole, e la sua vita in questo mondo sarebbe terminata. E dietro di lui c’erano questi giovani, e quello che erano inclini a fare, era il cercare il loro posto al sole, ed in questa ricerca si ritrovavano spesso a criticare le generazioni precedenti, ‘Beh, sapete gli anziani, non capivano bene come stanno le cose, non erano all’altezza.’ E dicevano cose del tipo: ‘Beh, sai, Paolo è in prigione perchè il Signore stava cercando un modo per accantonarlo con delicatezza. Voglio dire, non era contemporaneo abbastanza, o può anche essere che aveva fallito in alcune cose nella sua vita. Non sappiamo veramente cos’è successo ma ci dev essere una ragione per la quale il Signore lo portò a quel punto.’

E quindi, a loro proposito, Paolo dice al versetto 14: “e la maggioranza dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, hanno avuto piú ardire nell’annunciare senza paura la parola di Dio.” Alcune persone, sapete, ora che hanno visto che son prigioniero, sono diventate più audaci, stanno dicendo: ‘Se Paolo può essere prigioniero per Cristo, possiamo esserlo anche noi! Lui è il nostro modello, lui è il nostro esempio!’ In altre parole, alcuni mi stanno ancora seguendo, alcuni ci credono ancora in me, e mamma se stanno crescendo, anche se sono un prigioniero.

Ma “alcuni” - versetto 15 - “predicano Cristo per invidia e per rivalità,” cosa intendi dire Paolo? Beh, alcuni sono là fuori a predicare Cristo, ma lo fanno per invidia. In altre parole, sono invidiosi di quello che Dio ha fatto nella mia vita, sono invidiosi della mia reputazione, sono invidiosi del mio posto nella chiesa, sono invidiosi dell’amore che ho, e quindi creano zizzania nel Corpo a causa della loro invidia. Versetto 16: “Predicano Cristo con spirito di rivalità, non sinceramente, pensando di provocarmi qualche afflizione nelle mie catene,”

Non gli basta che io sia prigioniero, mi stanno anche sparando e mi fanno doppiamente del male, riuscite a immaginare una cosa del genere? Riuscite a immaginare dei giovani che si fanno avanti con l’intento di ferire l’apostolo Paolo? Io no, è facile per un giovane, è facile pensare che il sole sorga e tramonti su di te, e che la vecchia generazione sia svanita, cosa ne sanno loro? È per questo che Dio provvede sempre delle teste più anziane, ecco perché Dio parla di anziani, perché c’è qualcosa che sanno che i giovani devono ancora imparare. Non hanno tutte le risposte. Più vivo, meno sono le risposte delle quali son certo, e mi ritrovo a ricercare la saggezza degli anziani.

Ma loro predicavano Cristo e colpivano Paolo, ma qual era il suo atteggiamento? Amo questo! Versetto 18: “Che importa?” Ciò nonostante, in ogni modo, - ‘non m’importa come predicano’ – “Comunque sia, con ipocrisia o con sincerità, Cristo è annunziato; di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora.” In altre parole, quello che Paolo sta dicendo è semplice: ‘Se Cristo è predicato, che importa cosa dicono di me?’ Non è fantastico?

Vi dirò una cosa, gente. Questa è maturità spirituale. Quando confessate Gesù come Signore, quello è solo l’inizio. Quando vi piegate alla sua signoria, fino al punto in cui siete contenti di dargli gloria a qualunque costo, quando iniziate a percepire le cose che lo disonorano e quando non t’importa essere disonorato se Lui è onorato, stai vivendo per la sua gloria e ti stai muovendo verso la maturità.

Ora è qui che tutto deve iniziare, con una vita di sottomissione obbediente a Cristo. Posso invitarvi a guardare con me 1 Pietro per un momento? E forse possiamo riassumere il tutto questo in 1 Pietro 4 versetto 14, 1 Pietro 4 versetto 14. Ascoltate a questo grande pensiero, e ricordatevi che Pietro sta scrivendo ad alcuni credenti che stanno davvero vivendo un brutto momento. Cioè, erano perseguitati, erano messi alla prova per la loro fede era difficile sopportare quello che stavano sopportando, stavano soffrendo, erano confrontati da persone che volevano delle risposte su ciò che credono.

Versetto 14: “Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi!” Felici voi!’ Ora aspetta un attimo. La maggior parte dei cristiani non sperimenterebbe questa felicità. La maggior parte delle persone, se dovessero esser rimproverati per il nome di Cristo, si arrabbierebbero, reagirebber, si vendicherebbero, ‘Come ti permetti!’ Ho visto persone esser rimproverate per il nome di Cristo sul posto di lavoro, ho visto atleti professionali essere rimproverati per il nome di Cristo, persino io son stato deriso per il nome di Cristo, posso dire: ‘Sono felice, sono felice?’

Beh, è quello che disse Pietro, dovresti esser felice! Quella è una benedizione speciale. Significa che Cristo è abbastanza visibile nella tua vita che tu ne venga rimproverato. Guardate a quello che dice: “Perché lo Spirito di gloria e di Dio riposa su di voi.” In altre parole, se state vivendo la vostra vita in tale obbedienza alla Sua volontà in modo tale che il mondo non può tollerare quel tipo di vita, allora credimi, ‘lo Spirito di gloria è evidente nella tua vita,’ stai vivendo, evidentemente per la gloria di Dio, non è fantastico?

Se il mondo potesse prenderti e tu iniziassi ad amalgamarti nel sistema, non staresti vivendo per la sua gloria, non staresti progredendo. “Da parte loro, - versetto 14, Cristo viene presentato con calunnia, ma da parte vostra, Cristo è – cosa? – glorificato.” Sapete, dice: “Quando ti rimproverano, loro potrebbero anche parlare male,” quella è la loro prospettiva, ma il suo punto di vista è che Lui è glorificato.

E sapete una cosa? Questo non è illustrato meglio che nella croce. Seppur sembrava che l’inferno stesse facendo una festa, e Gesù stava sanguinando, e lo deridevano, gli sputavano addosso e lo stavano rimproverando, e contemporaneamente, Dio era glorificato. Gesù stesso pregò: “Padre, glorificami,” e così facendo stava anticipando la gloria, in Giovanni 13 disse: “Sarò glorificato,” e stava indicando la croce.

Ma il versetto 15 dice - questo è importante - 1 Pietro 4:15: “Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida, o ladro, o malfattore, o perché si immischia nei fatti altrui;” o mamma com’è che coloro che s’immischiano nei fattori altrui è finito lì con gli omicida o i malfattori? Ma quello che sta dicendo è: “Guarda, se dovete soffrire - versetto 16 – “soffrite in quanto Cristiani.” E poi dice: ‘ma non se ne vergogni, anzi glorifichi Dio,” dovreste essere felici di soffrire con Lui, di portare il fardello di Cristo.

Gente, ascoltatemi, è così semplice, in conclusione voglio riassumere tutto, se volessi crescere spiritualmente - e se non volessi, dovrei chiedermi veramente se son salvato o meno. Perché credo che una delle caratteristiche della vita è quella che si riproduce, matura, progredisce. Se ho confessato Gesù come Signore e sono stato redento, sono nato di nuovo, sono vivo spiritualmente, ora però ho il desiderio di crescere e organizzo la mia vita a quello scopo e di conseguenza non mi focalizzo sul come faccio a crescere, ma sul com’è che posso glorificare Dio. E nel mentre sono contento di essere superato da altri, purché Lui sia glorificato, nel mentre son contento di sopportare le sue ansie ed i suoi rimproveri, nel mentre son contento di soffrire a qualunque costo, vivrò per la sua gloria.

E la sintesi di ciò che significa è molto semplice. Quello che significa è che vi scontrerete contro il sistema. Non puoi crescere spiritualmente ed essere a tuo agio nel mondo, impossibile. Ora con questo non intendo dire che devi diventare una sorta di personaggio ottuso che non si trova bene da nessuna parte. Non intendo dire che devi essere un po’ un tipo tutto a modo tuo, insopportabile. No, quello che intendo dire è che se stai vivendo una vita simile a Cristo, porterai su te stesso il rimprovero di Cristo.

Ora, ascoltatemi, viviamo in un giorno in cui tutti vogliono rendere il cristianesimo facile. La Bibbia vuole sempre renderlo difficile. Viviamo in un giorno in cui tutti vogliono rendere i cristiani amabili. Dio vuole renderli riprovevoli, perché? Perché sono conflittuali, perché vanno contro il sistema, combattono, son nemici del sistema. Vedete, il cristianesimo deve essere così distinto da esporre il peccato ancora prima di presentare il rimedio, ecco perché non vogliamo la grazia a buon mercato, la credulità facile, ama Gesù e sei a posto. Vogliamo confrontare il mondo malvagio, e così facendo ci sarà sempre un fardello da portare.

Uno scrittore lo disse così bene, e con questo voglio concludere questo studio. Disse questo: ‘Che la mia candela si spenga, se così facendo, il Sole del Giusto sorgerà, con la guarigione dei suoi raggi,’ preghiamo insieme.

Padre nostro, nel mentre abbiamo condiviso ancora una volta queste grandi verità sul vivere per la Tua gloria, ci siamo resi conto che il focus della crescita spirituale deve essere posto proprio in questo ambito. Padre, fa si che ci rendiamo conto che non c’è una formula magica per la crescita spirituale, che non c’è un piccolo segreto, che non è una cosa istantanea, non è uno scatto divino. Ma che la crescita spirituale è il processo che consiste nel focalizzarci sulla Sua gloria fino a quando non saremo portati ad esser simili a Te. E tutto inizia quando veniamo a Cristo e ci sottomettiamo alla sua signoria in obbedienza, costi quel che costi.

La nostra preghiera, Padre, è che possiamo iniziare da lì. E poi, Signore, facci progredire nel mentre toccheremo con mano il resto delle chiavi per aprire il lucchetto che ci permetterà di sperimentare una vera crescita spirituale e godere di ciò che hai per noi nella maturità in Cristo, e ti loderemo nel Suo nome benedetto. Amen.

FINE

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