In questa lezione continueremo a studiare il tema della crescita spirituale, una realtà essenziale per la maturità nella vita cristiana. Sia che siate nuovi al cristianesimo, che abbiate conosciuto Cristo da poco, o che lo siate da molto, non si smette mai di crescere nella maturità spirituale, se così fosse, senza ombra di dubbio, ci troveremmo in una situazione molto triste. Un cristiano dedicato a Cristo si troverà sempre nel processo di crescita spirituale. Quindi questi principi non sono solamente per coloro che sono appena nati spiritualmente parlando, ma a chiunque si trovi sul cammino a priori di arrivare alla presenza del Signore e di aver ricevuto la perfezione istantanea, siamo tutti nel processo di maturazione o di crescita, e quindi le verità che stiamo condividendo in questi studi sono per tutti. E spero che benedicano la tua vita, a prescindere da dove ti trovi nel tuo pellegrinaggio cristiano, e spero che potrai passarli a qualcun altro affinchè ne siano di beneficio anche per loro. Non perchè sono pensieri personali – Dio non voglia mai che lo siano – ma piuttosto perché provengono dalla Parola di Dio.
Ora permettetemi di rivedere un attimino quello che abbiamo trattato in passato. Stiamo esaminando il concetto di crescita in Cristo. In 2 Pietro capitolo 3 versetto 18, Pietro dice: “Crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore e Salvatore, Gesù Cristo.” In 1 Pietro capitolo 2, Pietro dice che dobbiamo “desiderare il puro latte della parola per crescere,” ora è ovvio che Dio ci chiama a crescere. Pietro ci dice che non dobbiamo solamente crescere, ma che dobbiamo crescere tramite la Parola. Paolo dice in 2 Timoteo 3:16 e 17 che ‘tutte le Scritture ci sono state date per ispirazione di Dio e che sono utili per la dottrina, per la correzione e per l’istruzione, affinché l’uomo di Dio sia perfetto,’ e quel termine significa, letteralmente ‘maturo.’ In altre parole, l’idea è che la Parola di Dio, la Scrittura, ci è stata data per farci maturare. Quindi, nel mentre approcciamo la Parola di Dio, dobbiamo tenere bene a mente che è uno strumento o un’agenzia nel mezzo di un processo. Non dobbiamo ricercarci piccole chicche periodiche, non dobbiamo ricercare delle scosse estemporanea, non dobbiamo ricercare quell’esperienza mensile o settimanale, ma piuttosto dobbiamo cercare la Parola di Dio ci è stata data come strumento di maturità progressiva quotidiana. E quindi per noi, essa è tanto importante quando lo è il nostro cibo personale, così come disse Geremia in Geremia 15:16, ‘Ho trovato le tue parole e le ho divorate,’ e quello che sta dicendo è che queste facevano parte del suo sostentamento. Dobbiamo nutrirci delle verità della Parola di Dio come bambini; esse infondono l’energia ed il principio vitale che permette la crescita. Quindi come credenti dobbiamo crescere. Ci è stato dato lo strumento per tale crescita, la Parola di Dio. E poi lo Spirito di Dio è posto in noi per energizzarci su questo cammino di crescita.
Ora negli studi passati vi ho cercato d’aiutare a focalizzare i punti significativi della crescita ricordandovi di 1 Giovanni 2, versetti 13 e 14, in cui troviamo tre livelli di crescita spirituale: Primo, i bambini; secondo, i giovani; terzo, i padri, e questo corrisponde alla vita umana. C’è l’inizio nell’infanzia, dove c’è il riconoscimento dei genitori; si sa a chi si appartiene. E poi c’è la giovane età, e questo è il periodo in cui sappiamo in cosa crediamo, c’è una certa maturità spirituale nel senso di una comprensione dottrinale. C’è una certa comprensione della Parola di Dio, si ha i piedi a terra, non si è più sballottati e spintonati qui e li da ogni vento di dottrina, ed infine, c’è l’essere un padre spirituale significa che non sappiamo solamente a chi si appartiene, non sappiamo solamente in cosa crediamo, ma si conosce profondamente, e personalmente Colui in cui si crede in maniera profonda e dimorante.
Ora, il processo di crescita spirituale, quindi, consiste nell’ascendere in ogni momento verso l’obiettivo di conoscere Dio veramente. Persino l’apostolo Paolo, di cui potremmo pensare che sia rimasto poco nel processo di crescita spirituale perché aveva raggiunto un livello così alto, ma al culmine della sua vita, dopo aver svolto la maggior parte del suo ministero, quando aveva ricevuto tutti i grandi sogni ed aveva raggiunto tutti gli obiettivi che avevano consumavano la maggior parte dei desideri del suo cuore, disse questo: ‘Affinchè io lo conosca.’ In altre parole, per quanto più avesse percorso quel cammino di crescita, continuava a desiderare una comprensione più profonda, più vitale, più ampia e più appagante della persona stessa di Dio che amava e che aveva servito.
Ora, adesso che abbiamo condiviso questo pensiero generale, del fatto che ci stiamo muovendo costantemente lungo questi tre elementi della crescita spirituale, ovvero, che lo facciamo tramite la Parola di Dio, lo Spirito di Dio ed in risposta ai comandi di Dio. Vi abbiamo fatto notare che la chiave di tutto questo è vivere per la gloria di Dio. Cresciamo solamente – ora, notate bene – cresciamo solamente quando viviamo alla gloria di Dio. Quando viviamo per noi stessi ci appiattiamo e la nostra vita non produce mai nulla di positivo. La crescita avviene solamente quando siamo spirituali, non quando siamo carnali. La crescita avviene solamente quando stiamo vivendo per la gloria di Dio, non quando stiamo vivendo per noi stessi.
Ora, tenete presente questo: la maggior parte di noi, quando siamo stati salvati, abbiamo avuto una sorta d’equilibrio da portare avanti. E di fatto questo è vero per ogni credente, abbiamo il principio della nuova vita ed abbiamo anche il vecchio peccato che ci circonda, il peccato che è presente nella nostra carne, quella cosa che non è buona ma che fa parte dell’essere umani, ma ora che siamo credenti, scopriamo che un po’ della nostra vita è dedicata a Dio e un po’ al peccato, e in un certo senso cerchiamo di bilanciare la cosa. Però man mano che maturiamo, c’è una crescita costante di rettitudine ed una diminiuzione costante di peccato. Non c’è l’idea che a un certo punto della vita cristiana si smetta di essere peccatori e si diventa giusti, no, è sempre un progresso, è sempre in movimento. Paolo dice: “Non come se avessi già raggiunto la meta, ma corro verso la meta.” Si avanza sempre e la prova di tale avanzamento è la diminuzione della frequenza del peccato. Uso me stesso come illustrazione, sono un noto peccatore e, quando sono stato salvato, è stata una lotta, una lotta molto grande, un po’ come la lotta di cui Paolo parla in Romani 7, dice: ‘Le cose che volevo fare non le facevo, e le cose che non volevo fare le facevo,’ e lottavo contro la carne e tutto quello, ora la lotta di oggi è la stessa, ma quello che posso notare è che man mano che sono cresciuto, che sono cresciuto nel vivere di più per la gloria di Dio, che sono cresciuto camminando sempre di più nello Spirito Santo, ed in una vita di maggior obbedienza, man mano che son maturato nel progresso della maturità spirituale, ho visto diminuire la frequenza del peccato, non la sua assenza! Ma non succede così spesso come una volta, perché mi ci sto allontanando dirigendomi verso uno standard più giusto, più retto.
Ora il glorificare Dio diventa la cosa fondamentale. 2 Corinzi 3:18 era il nostro versetto a riguardo, ed abbiamo detto che in quel versetto c’è scritto che, man mano che noi, dice: “a viso scoperto,” cioè senza il velo dell’Antico Testamento; visto che il velo è stato tolto noi possiamo “contemplare come in uno specchio la gloria del Signore,” ora dopo l’ultima sessione, qualcuno ha chiesto, ‘perché uno specchio?’ Ed il motivo è che la gloria del Signore ci è offerta per riflesso, non è vero? In altre parole, non è che vediamo la Shekinah letteralmente, non vediamo letteralmente la presenza di Dio, altrimenti ne saremmo consumati, “Perché nessuno può vedere il mio volto e vivere,” disse Dio. Quindi Dio ci rifrange la sua gloria, ce la riflette, come? Tramite la Parola, quindi, quando ci concentriamo sulla Parola di Dio ed obbediamo ai suoi principi, vediamo, in questo lo specchio della gloria di Dio. E poi Paolo dice che, man mano che vediamo tale gloria, passiamo da un livello di gloria all’altro, all’altro ancora conformandoci all’immagine stessa di Cristo, per opera dello Spirito Santo.
Ora la crescita spirituale, quindi, nella Bibbia non è solo il processo di passaggio da bambino, a giovane a padre, è vista come il passare da un livello di gloria, ad un altro livello, ad un altro ancora e questo avviene quando ci concentriamo sul glorificare Dio. Ora permettetemi di riassumere ciò che ho appena detto. Nel mentre viviamo alla gloria di Dio in quei momenti, cresciamo, progrediamo verso la somiglianza a Cristo. I momenti della nostra vita in cui viviamo per noi stessi e per la carne sono momenti in cui quello non accade.
Ora lasciate che vi ricordi anche che ci sono alcuni principi molto pratici per vivere alla gloria di Dio. Ed abbiamo iniziato ad analizzarli la volta scorsa e mi limiterò a ricordarvi i due principali che abbiamo discusso e poi andremo avanti. Se vivere alla gloria di Dio è la chiave per la crescita spirituale, se questa è la conditio sine qua non, se questa è la necessità assoluta, allora cosa significa vivere per la gloria di Dio? Cioè ne parliamo parecchio, abbiamo anche dei canti: ‘A Dio sia la gloria, gran cose Egli fè’ e diciamo sempre ‘Gloria a Dio.’ Lo leggiamo nella Bibbia, è un po’ ovunque, è una frase molto comune, molto familiare, ma temo che non abbia un grande significato pratico, e quindi voglio darvelo.
La prima cosa che abbiamo detto nell’ultimo studio è che noi glorifichiamo Dio confessando Gesù come Signore, è da lì che inizia tutto. Filippesi, capitolo 2, dice che dobbiamo tutti confessare Gesù come Signore alla gloria di Dio. Prima di poter iniziare il cammino di crescita spirituale, prima di poter persino iniziare a progredire verso la somiglianza a Cristo, bisogna confessarlo come Signore. Quella è la nuova nascita, quello è il nascere nella famiglia. Prima di diventare padri spirituali bisogna esser bambini, giusto? Prima di essere un uomo o una donna, biosgna esser bambini, e quindi bisogna entrare a far parte della situazione. E ci si entra quando si confessa Gesù come Signore, perché è proprio così Egli è il Signore. E quando lo si fa, si dà gloria a Dio. Dio, infatti, ha posto la sua gloria in Cristo, secondo Giovanni 1:14.
Ora, la seconda cosa che abbiamo detto, e questo è solamente un ripasso veloce. Ma abbiamo detto che se vogliamo vivere per la Sua gloria, non lo dobbiamo solamente confessare come Signore, ma in secondo luogo dobbiamo organizzare la nostra vita secondo la Sua gloria. Ed abbiamo citato 1 Corinzi 10:31, che dice che qualsiasi cosa facciamo, ‘sia che mangiamo, o che beviamo, o qualsiasi cosa facciamo, dobbiamo fare tutto alla gloria di Dio.’ Una volta che confessiamo Gesù come Signore, alla gloria di Dio, dobbiamo finalizzare la nostra vita intera per la sua gloria, ora questo è molto semplice. Vi ricordate cosa abbiamo detto che significa? Abbiamo detto che significa che dobbiamo esser soddisfatti nel dargli gloria, a prescindere dal costo. Abbiamo anche detto che significa che dobbiamo soffrire la stessa angoscia di Dio quando viene disonorato.
In altre parole, se sto vivendo per la gloria di Dio, non m’interessa quanto mi costa, non m’interessa se vivrò o morirò, non m’interessa se riceverò qualche merito o meno, fintantochè Lui venga glorificato. Non importa quale sia il prezzo, non importa a cosa debba rinunciare. Ora lasciatemi parlare di questo per un minuto, mi ha interessato riconoscere che nella società in cui viviamo qui in America, nella nostra società, stiamo crescendo una generazione di persone che non hanno affatto questa mentalità. Anche nel cristianesimo è sorprendente che, invece di avere un atteggiamento di servizio, invece d’avere un atteggiamento d’umiltà, invece di avere uno spirito che dice: ‘Son disposto a dare la mia vita per la volontà di Dio, non importa il costo, son disposto a dare me stesso per la Sua gloria ad ogni costo,’ il nostro atteggiamento è: ‘Voglio avere successo.’ Stavo ascoltando una registrazione di un ministro che disse che trovava interessante il fatto che ogni volta che va ad una conferenza o che c’è un nuovo libro, ogni volta che qualcuno vuole attirare una folla di cristiani è sempre tramite le celebrità. Sono le persone belle, quando si vede un po’ chi è in programma di parlare alle conferenze, è sempre Miss America, o un qualche industriale, o il presidente di un’azienda, o una persona di grande successo a Hollywood che ha sfondato in televisione o al cinema, o un atleta famoso, o un politico. Questi sono i personaggi che attirano il pubblico, i ricchi, i famosi e l’élite, e tutto questo non sta facendo altro che fornendo un modello di successo, di successo personale, piuttosto che di servizio, capite il punto?
Ora, quando torniamo a questa generazione di cristiani che stiamo producendo e cerchiamo di convincerli a portare il Vangelo di Gesù Cristo fino ai confini del mondo, sarà difficile convincerli. Quando torneremo e gli chiederemo di dare la loro vita per la causa di Cristo, sarà difficile perché gli è stato detto, verbalmente o meno, che le persone che ce la fanno nel cristianesimo sono i ricchi, i famosi, i vincenti, i popolari. E quindi stiamo producendo una generazione di cristiani che sono molto più orientati al successo personale, piuttosto che al servizio umile. E questo è esattamente il contrario del vivere per la gloria di Dio. Vivere per la gloria di Dio non è farsi una carriera, non è assumere un addetto stampa che mi pubblicizzi, vivere per la gloria di Dio è l’essere sacrificabili, vivere per la gloria di Dio è morire se necessario, per realizzare i fini di Dio.
Nella mia vita so di essere sacrificabile, proprio come disse Paolo, se dovessi morire al servizio di Cristo, ‘dolce morte.’ Se dovessi morire o esser offerto in sacrificio per la causa della ‘vostra gioia nel Vangelo,’ morirò volentieri, sono sacrificabile, sono sacrificabile! E questo è l’atteggiamento di coloro che vivono per la gloria di Dio. E quello che sto dicendo è che la linea di fondo è l’umiltà. Se stiamo vivendo la nostra vita alla gloria di Dio, abbiamo quel tipo d’ umiltà che dice: ‘Dio, io soffro quando Tu soffri, il mio cuore batte con il Tuo, e tutto quello che ricerco è il darti gloria costi quel che costi,’ e questo lo vediamo anche nelle persone che vogliono inoltrarsi al servizio cristiano. Ci sono molte persone che entrano a far parte dei seminari, delle università cristiane e così via. Vogliono servire il Signore, solo che lo vogliono servire a loro condizioni, nell’ambiente perfetto, con tutto ciò che vogliono, con tutti i fattori di successo predisposti in modo che, avranno un successo garantito. E ci si chiede dove siano quelle persone umili che sono disposte a rischiare una grande avventura per la gloria di Dio anche se si perdono nell’oscurità più assoluta. La volta scorsa abbiamo parlato anche del fatto che se si vuole vivere per la gloria di Dio si deve esser felici d’esser superati da qualcuno che fa esattamente quello che facciamo noi, però meglio di noi, purchè Dio sia glorificato.
Ora questo è il nocciolo della questione, gente, queste sono le prime due cose che dobbiamo vedere. Se vogliamo crescere spiritualmente, dobbiamo perderci: in primo luogo nella signoria di Cristo al momento della salvezza; in secondo luogo, nella signoria di Cristo nel mentre domina le nostre vite. E nel mentre obbediamo a Cristo e rispondiamo alla sua direzione nella nostra vita senza pensare a cosa significhi per noi, senza neanche pensare alla possibilità di successo, senza neanche pensare se la cosa mi è comoda o meno, ma solamente se Lui ne sarà glorificato, allora lì saremo veramente sospinti in una progressione di crescita. Ogni volta che facciamo di testa nostra, ogni volta che scegliamo la nostra strada, ogni volta che cerchiamo la nostra volontà, anche nel servizio cristiano, se il motivo non è al posto giusto, ci appiattiamo e la crescita non avviene.
Ma passiamo ad un terzo punto d’importanza, com’è che glorifichiamo Dio? Lo glorifichiamo confessando il peccato, confessando il nostro peccato. Ora, questo può sembrare un po’ strano, ma segue la stessa linea di cui ho parlato. La più grande – segnatevelo – la più grande espressione d’umiltà è la confessione del peccato. Ma la maggior parte delle persone non lo fa; la maggior parte di noi, anche tra cristiani, sorvoliamo sul nostro peccato. Siamo troppo impegnati per riconoscerlo, oppure pensiamo che la maggior parte delle volte siamo abbastanza bravi e quindi non ha senso tirare fuori il marcio che abbiamo dentro; oppure diamo la colpa alle nostre circostanze, all’ambiente o alle persone che ci circondano. Ma siamo proni a non confessare il peccato e così facendo perdiamo la gloria di Dio.
In Giosuè capitolo 7, c’è un versetto di grande significato. Vi ricorderete che gl’israeliti erano entrati nella Terra Promessa sotto la guida di Giosuè, non sotto la guida di Mosè, perché aveva peccato colpendo la roccia anche se Dio gli aveva detto di parlarle. Perché Mosè stava ricercando la sua gloria e voleva che tutti sapessero quanto fosse potente quando colpì la roccia, e quindi perse il diritto di entrare nella terra con il popolo. Ma Giosuè li guidò a destinazione, ed entrarono ed ebbero una grande vittoria a Gerico. Le mura caddero, si appropriarono della città e quella fu la prima delle città che avrebbero conquistato nel tragitto di dominio sulla terra di Canaan; ma gli era stata detta una cosa sola: non prendete nulla per voi stessi, Dio disse: ‘Non voglio che abbiate alcun resto della società pagana, non voglio che raccogliate nulla, non voglio che portiate via nulla, voglio che lasciate tutto lì perchè rappresenta una società da cui siete separati.’ Però c’era un uomo, e vi ricorderete il suo nome se avete studiato la storia, si chiamava Acan, e ad Acan gli prudevano le mani e voleva rubare, e quindi prese alcune cose e, ovviamente, di conseguenza, furono sconfitti ad Ai, la città successiva. E poi Acan fu ripreso da Giosuè stesso in Giosuè capitolo 7 al versetto 19. E Giosuè disse: “Figlio mio, dà gloria al Signore, al Dio d’Israele,” ora com’è che si può fare una cosa del genere? Così: “rendigli omaggio – dice: – confessa, e dimmi quello che hai fatto; non me lo nascondere, Acan rispose a Giosuè e disse: ‘È vero; ho peccato contro il Signore, il Dio d’Israele; ed ecco precisamente quello che ho fatto.’” E poi continua descrivendo la situazione: ‘... Quando ho visto questo l’ho desiderato... e quando ho visto quell’altro l’ho desiderato... e quindi le ho nascoste nella mia tenda... e così via...’
Ora ascoltate, Giosuè gli disse di glorificare il re d’Israele confessando il tuo peccato, e quel versetto ci sta insegnando che glorifichiamo Dio confessando il nostro peccato. Riconoscere di aver peccato significa glorificare Dio, perché? Beh, lasciate che vi mostri cos’è successo. Versetto 24: “Giosuè e tutto Israele con lui presero Acan, figlio di Zerac, l’argento, il mantello, la sbarra d’oro – tutte le cose che aveva rubato – i suoi figli e le sue figlie, i suoi buoi, i suoi asini, le sue pecore, la sua tenda e tutto quello che gli apparteneva, e li fecero salire nella valle di Acor. E Giosuè disse: ‘Cosí come ci hai causato una sventura, il Signore causerà una sventura a te in questo giorno!’ E avete notate che anche se aveva confessato il suo peccato, il giudizio stava comunque per arrivare? Vedete che la confessione non preclude il castigo. Davide confessò il suo peccato nel Salmo 32 e nel Salmo 51, Dio lo perdonò e poi lo punì. Quindi, il fatto che c’è il perdono non significa che non ci sarà anche il castigo. Aveva confessato, era tutto nel passato, ma Dio l’avrebbe giudicato comunque, “E tutto Israele lo lapidò; e dopo aver lapidato gli altri, diedero tutti alle fiamme. Poi ammassarono sopra Acan un gran mucchio di pietre, che dura fino ad oggi. E il Signore cessò dalla sua ira tremenda. Perciò quel luogo è stato chiamato fino ad oggi Valle di Acor,” e tra l’altro ‘Acor,’ in ebraico significa ‘guai.’
Ora ascoltate, Dio stava per dare una lezione ad Israele. La lezione era questa: ‘Non disobbeditemi, e se lo farete, ci saranno gravi conseguenze. La conseguenza fu che Acan e tutta la sua famiglia, che evidentemente era coinvolta nel crimine, furono tutti lapidati.’ Ora ascoltatemi, perché voleva che Acan confessasse il suo peccato? Ve lo dico io il perchè: perché Dio avrebbe fatto la figura dell’orco crudele se avesse tolto la vita di quest’uomo e della sua famiglia senza che nessuno avesse saputo il perchè. Quando Acan confessò il suo peccato, stava dicendo: ‘Dio, Tu, come Dio santo e giusto, sei libero di punirmi, libero di castigarmi impunemente contro la tua giusta natura giusta, perché me lo merito,” capite il punto?
Ora forse non avete mai pensato alla confessione del peccato in questo modo, ma è proprio questo il cuore della questione. Il motivo per cui Dio vuole che Achan confessi il suo peccato è per esser libero di castigarlo senza che nessuno pensi che sia un qualcosa d’immeritato. Dio è un Dio santo e Dio reagisce contro il peccato. Non può tollerarlo, non può far si che il peccato resti impunito. Se avesse potuto, non avrebbe mai fatto morire Gesù. Dio deve confrontare il peccato, e Dio sembrerebbe ingiusto, o incordiale agli occhi delle persone, se non ammettiamo che tutto quello che Dio fa per castigarci è meritato. E nel versetto 20 lo disse: “Ho peccato contro il Signore, Dio d’Israele.” Non incolpò Dio, non incolpò le Sue circostanze, non incolpò le sue influenze; accettò la responsabilità. Una situazione simile si è verificata alla crocifissione di Cristo. Il ladro sulla croce aveva disonorato Dio per tutta la vita. Aveva fatto esattamente quello che voleva fare ed ora era lì appeso alla croce accanto a Gesù Cristo. Ma proprio in quel momento, l’ultimo momento della sua vita, appeso alla croce, diede gloria a Dio per la prima volta. Sapete cosa disse? Disse all’altro ladrone in Luca 23:41, “Noi infatti soffriamo giustamente.” In altre parole, disse: ‘Di che ti lamenti, amico? Stiamo ricevendo esattamente quello che ci meritiamo. In altre parole: non puoi disonorare Dio, noi ce lo meritiamo, non puoi accusare Dio perchè ci meritiamo la condanna.
Ora, amici, questo è davvero il cuore di quello che voglio farvi capire. Ogni volta che scusate il vostro peccato, in realtà state dando la colpa a Dio. Un’illustrazione classica di questo fenomeno si trova nel libro della Genesi. Vi ricorderete che Eva peccò, e poco dopo Adamo e Dio venne da Adamo e gli disse: ‘Adamo, perché l’hai fatto?’ E vi ricordate cosa rispose? Disse: ‘La donna che mi hai dato.’ E in gnere si pensa che stesse dando la colpa ad Eva, ma in realtà non è così, disse: ‘La donna che TU mi hai dato.” A chi diede la colpa? A Dio. Tu mi hai dato questa donna, io sono andato a dormire da scapolo, e mi sono svegliato sposato, che scelta avevo? Avresti potuto scegliere qualsiasi donna: Perché lei? È una perdente. L’hai creata tu, non sapevo nemmeno cosa fosse una donna e poi mi son ritrovato sposato. Guarda un po’ a questo pasticcio! “La donna che TU mi hai dato.” Non essendo disposto ad assumersi la responsabilità accusò Dio, e certamente incluse anche la donna e senza dubbio anche il serpente, ma non si assunse mai la responsabilità.
Ora questo è l’esatto contrario. Dare gloria a Dio significa accettare la responsabilità del peccato; non è colpa di Dio, non è colpa di qualcuno che Dio ha portato nella mia vita, non è colpa di una qualche circostanza. Non si può dire: ‘Ah Dio, non è che dovevi creare Satana, non è che dovevi lasciarci cadere, non dovevi portarmi nella città in cui mi trovo, non dovevi portare quella persona sul mio cammino, Tu sei sovrano, Tu sei al controllo... e tutte quelle cose che cerchiamo sempre di dire per sbarazzarci delle nostre responsabilità.” Lo scusare il nostro peccato, offende Dio, se pecchi, se io ho peccato, di chi è la colpa? È nostra e solamente nostra, tutto lì. Quindi, se Dio sceglie di castigarci, è libero di farlo; non possiamo negare la nostra responsabilità.
Ora gente io credo davvero che questo sia parte integrante della crescita spirituale. Credo che si cresce spiritualmente in proporzione a quanto si è disponibili di affrontare consapevolmente ed apertamente la realtà del nostro peccato e si è pronti a confessarlo; perché vedete cosa state facendo? State davvero affrontando il peso morto che rallenta il processo di crescita spirituale. Se la crescita è come una corsa, non possiamo correre con pesi, come dice Ebrei 12. Quello non farebbe altro che che tirarci giù, che rallentare il processo. Dobbiamo affrontare il peccato. Ora questo è un tema molto importante. Nel mentre riconosciamo il nostro peccato, nel mentre affrontiamo il nostro peccato e lo confessiamo, il peso cade e lì cominciamo veramente a crescere; ora lasciate che vi mostri un’altra illustrazione di questo tema in 1 Samuele capitolo 5.
Questa è una parte molto affascinante della storia biblica, era da molto tempo che il popolo d’Israele aveva prestato poca attenzione a Dio. Avevano perseguito i propri scopi, in senso formale erano religiosi. Continuavano a recitare i rituali, ma non avevano Dio nel cuore, e quindi ora si trovano a combattere contro i Filistei ed avevano un problema. I Filistei, mi militarmente parlando potevano sopraffarli con facilità. E quindi avevano paura, e nel loro timore, decidettero che se volevano veramente difendersi contro i Filistei era meglio includere Dio nel loro esercito. Ma dopo averlo ignorato per così tanto tempo, infatti avevano persino preso l’Arca dell’Alleanza, che era il luogo in cui risiedeva la presenza di Dio, e l’avevano portata da qualche altra parte invece che il luogo dove avrebbe dovuto trovarsi, e quindi gli fu detto di andare a riprenderla. E nel capitolo 4 qualcuno disse: ‘Andate a Silo e riprendetevi Dio, non potremo mai vincere senza Dio,’ e quindi corsero ed andarono a prendere Dio. Andarono e tornano con l’Arca, l’Arca arrivò ed al versetto 7 del capitolo 4 iniziano ad accadere cose straordinarie. I Filistei ebbero paura e dissero: “Dio è venuto nell’accampamento.” Vedete, per loro era solamente un idolo, avevano tutti i loro idoli. Avevano visto la scatoletta con le ali degli angeli in cima, i pali, gli anelli e dissero, ‘ah, il loro Dio! E mamma, il loro Dio è potente, guai a noi! Questo è il Dio che li ha liberati dall’Egitto, questo è il Dio che ha annegato l’esercito egiziano, questo è il Dio che ha portato le piaghe e, ragazzi, non vogliamo avere a che fare con il Dio che si trova in quella scatoletta.’ E quindi avevano paura, ma sapete cos’è successo? Non avevano molta scelta, dovevano combattere; e quindi il versetto 10 dice: “I Filistei, dunque combatterono, Israele fu sconfitto.”
Ora, aspettate un attimo, cosa vuol dire che Israele fu sconfitto? Avevano Dio dalla loro parte. Ebbene, “ciascuno fuggí verso la sua tenda. La disfatta fu enorme, e caddero fra gli Israeliti trentamila fanti.” E sapete cos’altro accadde? “L’arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e Fineas, morirono.” I figli del sacerdote furono uccisi, trentamila fanti morirono ed i Filistei se ne andarono con l’Arca. Ora quello non è esattamente quello che Israele si aspettava. Pensavano che Dio fosse un genio utilitarista: bastava sfregare un pochino e lui si sarebbe presentato dicendo: ‘Sì, padrone, cosa posso fare per lei?’ Ma non era così. Dio non è mica una gelatina, non lo si può mettere in uno stampo per poi spalmarlo e fargli fare quello che vogliamo noi. Avevano ignorato Dio e Dio gli avrebbe dato una lezione: non potevano vivere così. E quindi persero la battaglia. Beh se pensate che fosse stata dura per Israele, lo era ancora di più per i Filistei, perché adesso avevano Dio tra le mani, e quello era difficile. Se ne andraono con la scatoletta e nel loro paese si scatenò l’inferno, credetemi. Al capitolo 5 dice questo: “I Filistei, quindi, presero l’arca di Dio e la trasportarono da Eben–Ezer a Asdod”
Stavano attraversando una serie di città della Filistìa, che, tra l’altro, è il nome primitivo della Palestina; è da lì che deriva, “E quando i Filistei presero l’Arca di Dio, la portarono nella casa di Dagon e la posero accanto a Dagon.” Ora, la cosa più ovvia da fare con un Dio è metterlo nella casa di un dio, giusto? Dagon era il loro dio; era un dio che era metà pesce e metà uomo, una specie di uomo–sirena, una cosa strana. Metà pesce e metà uomo, ma i Filistei l’adoravano, ed aveva persino un tempio, e quindi pensarono: abbiamo il Dio d’Israele, perchè non metterlo nella casa che abbiamo costruito per il nostro dio. Ebbene, al versetto 3: “E il giorno dopo, gli Asdodei, alzatisi di buon’ora, trovarono Dagon caduto con la faccia a terra” In quale direzione? “davanti all’arca del Signore.” Entrarono e trovarono il loro stesso ‘dio’ per terra, scaricato di fronte alla scatoletta che avevano rubato, e quindi lo aggiustarono, probabilmente pensarono che ci fosse stato un terremoto localizzato o che fosse successo qualcosa di strano, e quindi lo rimisero a posto, e poi al versetto 4, “Il giorno dopo, alzatisi di buon’ora, trovarono che Dagon era di nuovo caduto con la faccia a terra, davanti all’arca del Signore; la testa e le due mani di Dagon erano, mozzate, sulla soglia e non gli restava piú che il tronco.” Dio gli stava dicendo: ‘Non raccoglietelo di nuovo, quello è il suo posto!’ Dio non tollererà altri dèi; Dio non tollera idoli che Gli vengono paragonati. E quindi il versetto 5 dice che Dagon non fu più adorato. Ebbene, perché preoccuparsi, giusto? Chi è che vuole adorare un perdente? Non riesce nemmeno a sbarazzarsi del dio della porta accanto.
Ma non è successo solo questo, versetto 6: “Poi la mano del Signore si aggravò sugli abitanti di Asdod, portò in mezzo a loro la distruzione e li colpí di...” Alcune versioni qui dicono “emorroidi,” ma è una pessima traduzione, non è quello che li colpì. Cioè, sarebbe un brutto problema d’avere, ma non è questo il problema. Una delle vecchie versioni dice emerodi; che sembra un po’ un fiore. Ma la traduzione migliore è tumori. L’intera società di Asdod fu colpita da tumori. Tra l’altro, molti di loro morirono a causa di una pestilenza portata da topi, qualcosa di simile alla peste nera o alla peste bubbonica, e coloro che non morirono per i topi furono colpiti da questi tumori. Beh, gli uomini di Asdod erano abbastanza intelligenti e non ci misero molto a capire che i problemi iniziarono a presentarsi dopo che presero l’arca di Dio. E quindi dissero: ‘Sbarazzatevi di quell’Arca!’ E quindi dissero: ‘Che cosa ne faremo?’ nel versetto 8, e dissero: ‘Mandiamola a Gat.”
Ora, Gat dovrebbe esser familiare ad alcuni di voi perhè c’era un uomone di Gat di nome Golia, un’altra città della Filistea. E quindi portarono l’Arca del Dio d’Israele a Gat, che non era un grande favore per coloro che vivevano lì, e successe la stessa cosa: grande distruzione, piaga di topi, morte ovunque, “Il Signore colpí gli uomini della città, piccoli e grandi, e un flagello di tumori scoppiò in mezzo a loro,” ora quello si riferisce a tumori interiori, una sorta di cancro interiore; e quindi dissero: ‘sbarazziamocene’ e la mandarono ad Ecron. Gli Ecroniti si fermarono e dissero: ‘aspettate un attimo!’ E nel mentre questa cosa qui veniva trasportata per tutto il paese ed ovunque andava c’erano problemi, infatti, il versetto 12 dice: “Quelli che non morivano – dalla piaga – erano colpiti da tumori e le grida della città salivano fino al cielo” Ora cos’è che stavano dicendo al cielo? Dio, Tu, o mamma che razza di Dio... lo stavano maledicendo? Cosa stavano dicendo? Nel loro girdare al cielo? Stavano dicendo: ‘Dio, perché stai facendo questo?’ Scopriamolo. Versetto 1 del capitolo 6: “L’arca del Signore rimase nel paese dei Filistei per sette mesi. Poi i Filistei chiamarono i sacerdoti e gl’indovini, e dissero: ‘Che faremo?’ Come faremo a liberarci di questo pasticcio? E dissero: “Se rimandate l’arca del Dio d’Israele, non la rimandate senza niente,” non rimandatela così come l’avete trovata. Cosa vuol dire? “Ma in tutto e per tutto – ora prestate attenzione qui – in tutto e per tutto, fate un’offerta di riparazione, solo dopo di che sarete guariti!”
Ora ascoltate, a cosa si riferisce l’offerta di riparazione? Al peccato! Dovete ammettere che è colpa vostra, non di Dio! Se volete aver pace, e questi erano più intelligenti di un sacco di persone che conosco – se volete aver pace, dovrete ammettere che il Dio che avete profanato, il Dio che avete disonorato, il Dio che avete diffamato, aveva tutto il diritto di reagire nel modo in cui ha fatto, e che il motivo per cui avete problemi è perché avete sfidato questo Dio. In altre parole, dovete assumervi la colpa e fate un sacrificio di riparazione. Ebbene, nel capitolo 6 versetto 4, “Dissero: ‘Quale offerta di riparazione gli offriremo?’ Quelli risposero: ‘Cinque tumori d’oro e cinque topi d’oro,’ ora, questo suona un po’ strano. Non è mica un’offerta levitica, è una cosa pagana. Ogni volta che facevano un’offerta, davano quella che veniva chiamata offerta votiva, v, o, t, i, v, a. Le offerte votive erano repliche simboliche del problema causato dalla profanazione del dio. Per esempio, supponiamo di vivere in quella società e di avere una mano avvizzita. Nella mentalità pagana penseresti che gli dèi ti avessero dato la mano avvizzita perché li hai disonorati in qualche modo, così che quando ti sareste recato al tempio per adoraregli avresti modellato una mano con dell’argilla, e l’offrire la mano era un segno di riconoscimento che il problema con la mano non è altro che l’effetto del tuo disonore nei loro confronti... queste erano le offerte votive.
Quando son andato a Corinto, sono entrato in una piccola stanza del museo dove sono state raccolte le offerte votive. E c’era un tizio lì che aveva la chiave e so che non lasciano entrare spesso le persone, ma siamo riusciti ad entrare ed abbiamo notato che c’erano dappertutto delle repliche d’argilla di ogni organo interiore del corpo ed ogni arto esteriore del corpo. Erano venuti a venerare il dio Asclepio, che era il dio della guarigione, e quando vennero portarono delle parti del corpo, dei simboli, pensando che con tali segni stavano comunicando agli dei che qualsiasi malattia avevano era a causa del loro fallimento di compiere la sua volontà. E quindi quei pagani facevano esattamente ciò che è normale, stavano dicendo: i tumori e i topi sono il risultato del tuo giudizio, e vogliamo che tu sappia che ne siamo al corrente. Bene, versetto 5: “Fate dunque delle riproduzioni delle vostre emorroidi e delle sculture dei topi che vi devastano il paese, e date gloria al Dio d’Israele,” in altre parole, si da gloria a Dio quando si riconosce che ha tutto il diritto di farlo, perché noi l’abbiamo profanato.
Ora lasciate che vi dica una cosa, gente: finché troverete scuse per il vostro peccato, non crescerete mai spiritualmente. Crescerete spiritualmente quando riconoscerete umilmente il vostro peccato e farete qualcosa al riguardo. Vedete, se la crescita spirituale è un processo in cui la frequenza del peccati diminuisce, allora la crescita spirituale deve includere l’affrontare quello stesso peccato, capite? Dovete affrontarlo! E com’è che lo si affronta? Prima di tutto, riconoscendo di esserne responsabile, questo è il primo punto. Non incolpando le tue circostanze, tuo marito, tua moglie, il tuo fidanzato, la tua fidanzata, il tuo capo, i tuoi dipendenti, il pastore, no, te stesso, prendi responsabilità. Non dai nemmeno la colpa al diavolo, che è una cosa che è andata avanti per molto tempo: ‘il diavolo tel’ha fatto fare. Ancora oggi ci sono persone che credono che i demoni li facciano fare tutto. Di recente ho letto un libro di un tizio che diceva addirittura che il problema del suo raffreddore era il demone del raffreddore. Non sono i demoni, non è il diavolo, non sono le nostre circostanze, non sono i nostri amici o quello che sia, il sistema contribuisce al problema ma in fin dei conti, ogni volta che c’è del peccato, è un atto della volontà e noi ne siamo responsabili.
Quindi, prima di tutto, bisogna riconoscerlo. In Neemia, capitolo 9 versetto 33, Neemia disse questo, sentite qui, disse a Dio: “Tu sei stato giusto – ascoltate qui – in tutto quello che ci è accaduto,” non è interessante? “Tu sei stato giusto in tutto ciò che ci è accaduto.” In tutto ciò che ci hai fatto, Dio, lo hai fatto giustamente. Quando il prodigo tornò a casa dal suo padre amorevole in Luca 15, disse: “Ho peccato contro il cielo e contro di te.” Disse: “Trattami come uno schiavo lavoratore,” persino quello sarebbe stato benevolmente immeritato. Non si aspettava nulla perché sapeva di non meritarsi nulla ed è quella mentalità, gente, del fatto che sapete di esser peccatori, di non meritarvi nulla, quella è la fonte di gestire il peccato che è parte integrante della crescita spirituale. Nel Salmo 51 Davide dice: “Ho peccato contro te, contro te solo, ho fatto ciò ch’è male agli occhi tuoi,” non incolpò nessuno se non sè stesso. E dice: “Dio – di fatto – sei giusto in tutto quello che hai fatto nella mia vita.” Ed è qui che inizia la confessione, incomincia riconoscendo che il peccato è colpa mia.
Ora permettetemi di andare un po’ oltre, se volete davvero crescere spiritualmente, dovete confessare i vostri peccati alla gloria di Dio. Che significa, prima di tutto, che lo vedi come peccato in quanto lo è; ed in secondo luogo, lo riconosci come peccato, lo riconosci come tale. Questo è il mio problema e so che è peccaminoso, ed è un affronto alla Sua natura divina. Genesi 41:9, “Allora il capo dei coppieri parlò al faraone, dicendo: «Ricordo oggi le mie colpe.” Genesi 44:16, “Allora Giuda disse: ‘Che cosa possiamo dire al mio signore? Che cosa possiamo dire? E come possiamo giustificarci? Dio ha scoperto i nostri peccati,’” fine della conversazione. 1 Samuele 15:24, “Allora Saul disse a Samuele: ‘Ho peccato, ho veramente trasgredito il comando del Signore’” 2 Samuele 12:13, “Davide disse a Natan: ‘Ho peccato contro il Signore,’” Daniele 9:20, Daniele, il buon Daniele di carattere pio disse: “Io stavo parlando, pregando e confessando il mio peccato.” Luca 5:8, “Ma quando Simon Pietro, lo riconobbe, cadde ai piedi di Gesù e disse: ‘Allontanati da me, perché sono un peccatore, Signore’” Luca 18, il pubblicano segregato in un angolo ‘non osava alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto ed implorava: ‘Signore, sii misericordioso verso di me, peccatore.’” Quindi, vedete, la confessione del peccato è il riconoscere che è un problema personale e che è peccato, è peccato. E gente, io credo davvero che questo sia così essenziale e fondamentale per la crescita spirituale, perché è lì che si affronta ciò che c’impedisce di crescere.
Ora lasciatemi andare un po’ più avanti su questo punto. La parola ‘confessione,’ nel greco del Nuovo Testamento, è la parola homologeo. Logeo, da cui deriva logos, significa parlare. Parliamo di logica, ovvero di discussioni di principi. Logeo, parlare, è parte della parola; l’altra parte è ‘homo’ o ‘omo.0 Quando ci riferiamo a qualcosa come ad un qualcosa omogeneo, o omogeneizzato, ci riferiamo ad un qualcosa che ha eguali caratteristiche, che è la stessa cosa. Ed è proprio questo il significato della parola, ‘parlare allo stesso modo.’ Confessare il proprio peccato, ora prestate attenzione, perchè confessare non è implorare il perdono, è semplicemente dire la stessa cosa che Dio sta dicendo sul proprio peccato. E cos’è che sta dicendo? Che è peccato e che è colpa tua, vedete? La confessione non è una supplica, un’implorazione e una richiesta di perdono, è un accordo con Dio che il mio peccato è mio, tutto qui, e questo è molto elementare. Quando confesso il mio peccato non sto dicendo: ‘Oh Dio, ti prego, perdonami, ti prego, perdonami, voglio che tu mi perdoni.’ Come dicevano spesso nelle riunioni revivaliste, ‘prega, fratello, prega, continua a bussare alla porta, continua a battere e Dio ti perdonerà.’ No, no, no, quando sei diventato cristiano, quanto del Tuo peccato ti è stato perdonato? La Bibbia dice che ha perdonato tutto il nostro peccato per amore del Suo nome, 1 Giovanni 2. Vedete, voi potreste dire, qualcuno mi potrebbe dire, ‘beh, quello era solo il peccato futuro.’ Ascoltate, quando Cristo è morto, tutti i nostri peccati erano futuri. Tutti i nostri peccati sono stati perdonati. La confessione non è una questione di perdono; è una questione di condividere con Dio che siamo peccatori e che siamo disposti ad affrontare quel peccato nella nostra vita, è già stato perdonato. Gesù ha già pagato la pena per tutti i miei peccati, non deve mica pagare di nuovo. In Efesini capitolo 4 versetto 32, in quel versetto meraviglioso, dice questo: “Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha – al tempo passato – vi ha perdonati in Cristo.” Siete già stati perdonati. Non stiamo mica implorando per il perdono, il perdono è già presente, dobbiamo solo accettarlo. Stiamo semplicemente concordando con Dio sul fatto che siamo in difetto.
Ora, in 1 Giovanni 1:9 dice – e questa è una parafrasi – ma dice che se confessiamo i nostri peccati, allora Lui è fedele e giusto adi perdonarci per i nostri peccati, e quello che sta facendo è semplice, sta caratterizzando un cristiano. Dovete comprendere che l’intero argomento di 1 Giovanni; e se sarete con noi durante il corso su 1 Giovanni lo vedremo in dettaglio, ma l’intero argomento di 1 Giovanni è quello di comprovare la differenza tra un cristiano ed un non cristiano. Ed il non cristiano fa questo: ‘nega il suo peccato,’ 1 Giovanni 1:8 e 10. Giovanni dice: “Se uno dice di non aver peccato, fa di Dio un bugiardo,” e questo è tipico di un uomo non rigenerato, rinnega il proprio peccato; ma noi siamo pronti a confessare. È caratteristico di un vero credente quello d’esser d’accordo con Dio sul proprio peccato, sul fatto che è peccato contro Dio e che è colpa sua. La gente dice: ‘Beh, sei sicuro? Non pensi che forse sia il caso di fare i conti con il peccato solamente al momento della salvezza e basta?
Ascolta, sei stato salvato per fede? Si. E la fede finisce lì? Hai detto: ‘Bene, son stato salvato per fede. D’ora in poi vivrò per visto! No, no, siete stati salvati per fede e continuate a vivere per fede. Siete stati salvati tramite la confessione del peccato e continuate a confessare il peccato della vostra vita. Il segno del cristiano è una caratterizata da una fede costante, il segno di un cristiano è una vita costantemente caratterizzata d’amore. Questo è ciò che dice 1 Giovanni. Il segno di un vero cristiano è una vita caratterizzata da un’obbedienza costante. Il segno del cristiano è una vita di continua separazione dal mondo. Il segno del cristiano è una vita d’istruzione costante per mano dello Spirito Santo, piuttosto che di sapienza mondana, e, un altra caratteristica del cristiano è una disponibilità costante ed un’apertura a confessare il peccato. Quindi il cristiano è caratterizzato dall’esser pronto a confessare il peccato; ora ci sono gradi di confessione che variano. A volte non confessiamo così completamente come dovremmo, ma ogni vero credente prima o poi riconoscerà il proprio peccato, questo si trova in 1 Giovanni 1:9.
Ora lasciate che vi dica una cosa, gente: quando vivete così fedelmente, onestamente ed oggettivamente di fronte a Dio, vi troverete in un processo di crescita. Quando non affrontate il vostro peccato, non lo ammettete, non lo affrontate e non lo portate davanti a Dio, non lo fate perché non siete pronti a lasciarlo andare, questa è la chiave. Ecco perché dico che non esiste la vera confessione senza ravvedimento. Sapete mi ricordo che in passato ho detto: ‘Signore, mi dispiace tanto per questi peccati e ti ringrazio per avermi già perdonato,’ e finiva lì. Poi ho raggiunto una pietra miliare nella mia vita quando ho cominciato a dire questo: ‘Signore, grazie per aver perdonato quei peccati; so che ti son dispiaciuto e non voglio commetterli mai più.”
Ora, a volte non lo diciamo perché vogliamo farli di nuovo. Vogliamo solamente occuparci del passato, non vogliamo sbrazzarci del futuro; in un certo senso ci piacciono. Quello che voglio dire è che questo è un tradimento che si presenta per la mancanza di maturità spirituale. Quando affrontiamo il nostro peccato e riconosciamo che è nostro, che va contro Dio. Lo affrontiamo, lo ammettiamo e ce ne ravvediamo, allora riconosciamo che quello è il cuore, è il nucleo della vera confessione del peccato. Ora, gente, ho dedicato un po’ di tempo su questo argomento perché penso che sia davvero fondamentale. Ci troviamo qui con l’intento di crescere; la cosa che ci ferma è il peccato. Ci troviamo qui con l’intento di glorificare Dio. E se c’è una cosa nell’universo che non glorifica Dio è? Cosa? Il peccato. E per esempio, se io dovessi trattenere iniquità nel cuore, il Signore non mi... cosa? Non mi ascolterà!
Non posso crescere spiritualmente, non posso nemmeno aver comunione con Dio se sto covando del peccato. Quindi nella mia vita ci deve essere una vera confessione del peccato, e credo che questo sia davvero fondamentale. Quando noi affrontiamo la realtà del nostro peccato e lo confessiamo, liberiamo Dio da ogni impunità e se volesse castigarci, saremmo pronti ad accettarlo. E non diciamo mica: ‘Beh, Dio, sei così severo con me; perché mi tocca la parte più sporca del bastone?’ Sai, a volte bisogna esaminarsi un pochino. Forse stiamo ricevendo esattamente ciò che ci meritiamo e dobbiamo esser disposti ad accettarlo, così che come credenti, se vogliamo crescere, dobbiamo affrontare ciò che ritarda la nostra crescita, e ciò che ritarda la nostra crescita è il peccato.
Ora permettetemi di rendere la cosa il più pratico possibile. Da qualche parte nella tua vita di preghiera, come questione di routine, come questione di costanza, ci dove essere la confessione del peccato. E si deve trattare di una gestione del proprio peccato onesta ed aperta, accompagnata da una disponibilità volontaria ad accettare qualsiasi castigo che Dio vuole portare, perché è così che c’impedisce di farlo di nuovo. Dico sempre ai genitori che se non ci sono conseguenze per il comportamento incorretto dei propri figli, questi continueranno a comportarsi male. L’ho anche detto personalmente: ‘Signore, se ho bisogno d’essere castigato per diventare più conforme a te stesso, allora fallo!’ Capite? Perché non voglio seguire sempre la stessa strada.
Ma Dio ha messo in noi un senso di colpa, ed è un bene. Se non vi sentiste in colpa, la vostra vita spirituale sarebbe simila ad una vita fisica priva di dolore. Riuscite ad immaginare una vita senza dolore? Quest’illustrazione semplice potrebbe interessarvi. In studi recenti si è scoperto che la lebbra, per quanto sia una malattia terribile, è molto diversa da quello che si pensava in origine. Si pensava che la lebbra fosse una malattia che corrodeva la carne, il viso, il naso, le dita delle mani e dei piedi, il corpo. Studi recenti però hanno scoperto che, come si può leggere nell’utilissimo libro di Phil Yancey, ‘Dove sei Dio quando c’è sofferenza?’ (Where Are You God, When It Hurts?) Ma in questi studi hanno scoperto che il problema della lebbra è questo: la lebbra intorpidisce l’estremità e le persone le consumano, perché non sentono alcun dolore. Hanno fatto uno studio, per esempio, con un uomo che portava delle scarpe strette che ha perso tutte le dita dei piedi in modo grottesco. Si pensò che si trattasse dell’infezione provocata dalla lebbra, quando invece era provocato dalle scarpe che erano troppo strette e sfregavano le dita dei piedi fino a staccarle senza che lui se ne accorgesse perchè non aveva alcuna sensibilità. Un lebbroso che ha un problema al naso che lo irrita lo sfrega, e sfrega, e sfrega, fino a scoprire che non era la lebbra a mangiargli il naso, ma era lui stesso a sfregarsi il naso fino a perderlo, letteralmente parlando.
Ora Dio ha stabilito dentro di noi un sistema di dolore; nella lebbra quello si perde e di conseguenza c’è distruzione. Ora nella vita spirituale Dio ha stabilito un senso di colpa. Il senso di colpa è una campanella, una notifica che si attiva quando pecchiamo e che dovrebbe portarci direttamente alla confessione quando c’è del peccato e ne sentiamo la colpa e ne percepiamo la Sua realtà, quello è il modo in cui Dio ci comunica che quello è il dolore dell’anima. E a quel punto lo si affronta, si dice: ‘Dio, so che è peccato, so che è contro di Te, mi rendo conto che è colpa mia, non voglio farlo di nuovo, mi rivolgo a Te, e ti prego dammi la forza di camminare su un’altra strada.’ Ora nel mentre vivete così, vi ritroverete in un circolo incredibile di crescita spirituale. E francamente, non crescerete mai spiritualmente finché non inizierete ad affrontare le cose che frenano la vostra crescita, che ritardano la vostra maturità.
Che cos’è che abbiamo imparato finora? La crescita spirituale è un processo che consiste nel dare gloria a Dio. Nel mentre viviamo nell’ottica di dargli gloria, cresciamo; quello significa confessare Gesù come Signore. Significa posizionare la nostra vita verso la Sua gloria a qualunque costo, soffrire quando Lui soffre e accontentarsi d’essere superati da altri che fanno meglio di me quello che faccio io. Ed infine, per la prima parte del nostro studio, significa anche che sono disposto a riconoscere il mio peccato, in modo che qualsiasi cosa Dio porti nella mia vita è giusto, perché io ho peccato e Lui è santo e giusto nella sua reazione. Ed in queste condizioni gente, con questa struttura, cominceremo a crescere spiritualmente.
Ora, che ci crediate o no, abbiamo trattato solamente tre di una dozzina di chiavi per la crescita spirituale. Le ultime nove non saranno così lunghe, ma queste erano fondamentali; ringraziamo il Signore per il nostro studio.
Padre, ti ringraziamo per il tempo che abbiamo condiviso insieme in questa lezione e ti preghiamo di porre queste fondamenta, di prendere in mano queste chiavi per aprire i tesori della tua benedizione a coloro che sono maturi. Aiutaci anche a proseguire il nostro studio, nel nome di Cristo, amen.
FINE
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