Iniziamo questa mattina il nostro studio di questo settimo capitolo nel continuo esame di 1 Corinzi e stiamo arrivando a un capitolo molto importante e controverso. Ci staremo dentro per alcune settimane perché c’è molto di cui discutere e molto da imparare, e mentre iniziamo questa mattina, troveremo alcune informazioni molto pratiche. Il libro di 1 Corinzi, come già sapete ormai, è intensamente pratico... non si sofferma a considerare molto la teologia; infatti, la sfiora leggermente e poi si immerge profondamente nell’applicazione pratica, e questo capitolo non fa eccezione.
Si occupa fondamentalmente dell’argomento del matrimonio, ed il matrimonio è, diciamolo chiaramente, un argomento molto acceso al giorno d’oggi, e son stati scritti più libri su questo argomento che su qualsiasi altro, è un argomento che si trova in costante discussione, e la Bibbia ha molto da dire sul matrimonio, nel Nuovo Testamento c’è moltissimo sul matrimonio. Il nostro Signore Gesù ha insegnato molto sul matrimonio, e molte volte ha fatto riferimento al matrimonio nei resoconti evangelici. Ha dichiarato in Matteo 19 che l’uomo e la donna furono fatti l’uno per l’altra, che Dio li ha fatti l’uno per l’altro. Ha affermato che devono di fatto unirsi e diventare una sola carne e che quello, in sostanza è il matrimonio e che quella era, in realtà, un’unione fatta da Dio stesso.
Gesù ha anche sottolineato che il matrimonio doveva essere monogamo, che doveva esser il fatto che due diventino una sola carne, qualcosa che è stato dichiarato per la prima volta da Dio in Genesi capitolo 2. Gesù ha anche insegnato in Matteo 19 che il matrimonio doveva essere indissolubile, che Dio non aveva affatto cambiato la Sua opinione sul divorzio. Gesù ha anche insegnato non solo che era stato progettato da Dio per essere monogamo, per essere indissolubile, ma che era solo per questa vita, Matteo 22:30, Marco 12:25, Luca 20:35, tutti questi indicano che il matrimonio è solo per questa terra, non per il Cielo.
Il Signore ha detto molto sul matrimonio, ma tutto ciò che ha detto era più che altro teologia, non ha fatto altro che identificare la sostanza del matrimonio. Non è entrato in merito all’applicazione pratica della cosa, quello l’ha lasciato per iscritto nella sua parola tramite gli apostoli, così che quando leggiamo le epistole troviamo molte più informazioni sul matrimonio, in particolare, naturalmente, con l’apostolo Paolo, che ha molto da dire sull’argomento del matrimonio e lo menziona ripetutamente nelle sue epistole sotto varie punti di vista e diverse angolazioni.
Ora, uno dei capitoli in cui Paolo chiarisce le verità fondamentali sul matrimonio è 1 Corinzi capitolo 7. Qui Paolo prende le cose fondamentali che il Signore ha detto, e fa persino riferimento ad alcune delle affermazioni del Signore e da lì procede a formare applicazioni appropriate basate su quelle affermazioni. E tratta una grande varietà di cose nel settimo capitolo e dovremo prenderle man mano che ci muoveremo però sono sicuro che quando finiremo avremo una grande quantità di informazioni che ci saranno molto utili. Ma ovviamente la cosa più importante non è solo quella d’imparare cosa dice, ma fare quello che dice e metterlo in pratica nelle nostre vite, naturalmente questa è la nostra preghiera.
Ora una nota iniziale: Molte persone purtroppo hanno deciso che la prima cosa da fare con il settimo capitolo di 1 Corinzi è semplicemente quella di buttarlo via, di sbarazzarsene, perché ci sono delle dichiarazioni esclusive lungo tutto il corso del capitolo. Paolo sta cercando di dirci che questo capitolo non è altro che la sua opinione, e quindi dicono: “vedete, se guardate, per esempio, al versetto 12 dice: ‘Agli altri dico io, non il Signore’, e quindi è chiaro che volesse accertarsi di comunicare il fatto che qui stava esprimendo la sua opinione personale e non quella di Dio”.
E quindi, queste persone son pronte a dirci che anche il versetto 25 sostiene questo concetto, quando dice: “Ora, quanto alle vergini, non ho comandamento del Signore”, ovvero: “non ho nulla da dire da parte di Dio. Sto solamente dicendo la mia opinione per occupare un po’ di spazio”. Poi il versetto 40, “Ella è più felice se rimane così secondo il mio parere, e penso anch’io di avere lo Spirito di Dio”, e sapete, qui troviamo che non sa nemmeno se ha Dio oppure no. E quindi, son pronti a dirci che questo è un tentativo piuttosto disperato di mescolare opinione e rivelazione, e che la cosa migliore da fare è quindi, scartare tutto.
Tuttavia, questa è una posizione piuttosto ridicola, perchè le affermazioni di Paolo sono facilmente spiegabili se vengono viste sotto una prospettiva diversa, ovvero che quello che Paolo sta dicendo qui – e sono d’accordo che non esiste nessun altro assortimento di frasi in nessun altro capitolo che abbia mai scritto – ma quello che sta dicendo qui è molto interessante, la ragione per la quale dice al versetto 12: “Agli altri dico io, non il Signore”, non è per dire che ciò che sta dicendo non è importante, ma per dire che ciò che sta dicendo è una verità nuova, non sta citando qualcosa che il nostro Signore ha detto dai Vangeli.
Tornate indietro al versetto 10 e vedrete cosa intendo: “Ai coniugati comando, non io ma il Signore: che la moglie non si separi dal marito”, e vedete lì, cita direttamente le parole del Signore così come ci sono in Marco 10. Quindi quando dice: “Non il Signore, ma io”, sta dicendo: “Non sto più citando l’insegnamento di Gesù direttamente”, non sta dicendo: “Non importa ciò che dico, è solamente una mia opinione umana”, no, sta semplicemente dicendo: “A volte cito Cristo direttamente. A volte no”. È come se dicesse: “Aperte virgolette... chiuse virgolette”, di fatto, quello che sta facendo qui è che si sta mettendo sullo stesso piano di Cristo, in termini di rivelazione.
Vi ho detto prima che non mi piacciono le edizioni della Bibbia con le lettere rosse perché presuppongono che ciò che ha detto Gesù sia più importante di quello che hanno detto gli altri, però la rivelazione è tutta dello Spirito di Dio. Quindi quando Paolo dice: “Il Signore ha detto questo... ma io dico questo”, non sta dicendo: “Ciò che dico io non conta”, sta solo dicendo: “Siamo sullo stesso livello in termini d’ispirazione; lo Spirito di Dio mi ha dato queste verità”, quindi Paolo sta semplicemente dicendo: “Se sto citando il Signore ve lo dico, senno, vi dirò chiaramente che non lo sto citando verbalmente e che vi sto comunicando nuova informazione”.
Ora lasciate che vi apra questo concetto un po’ di più. Il nostro Signore, quando stava parlando ai Suoi discepoli dopo aver dato loro le parabole del regno, li chiamò scribi. I discepoli erano scribi nel senso che scrivevano la rivelazione, non è vero? Erano gli autori del Nuovo Testamento, e quindi ciò che gli disse fu questo: “Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che trae dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie”, quindi sta dicendo, “sarete degli scribi, ed alcune delle cose che scriverete saranno cose antiche. Alcune saranno nuove”, in 1 Corinzi 7 troviamo semplicemente un’illustrazione di questo fatto qui, Paolo sta dicendo: “Ecco qui qualcosa di antico, e qui qualcosa di nuovo; questo è quello che disse il Signore stesso, testualmente; e questo è quello che vi sto dicendo io per nuova rivelazione”, non la sta escludendo come rivelazione, e man mano che procederemo con il testo, parleremo un po’ di più su questo fatto qui.
Ora, al capitolo 7, comincia a parlare del lato pratico del matrimonio, a volte citando il Signore per il principio teologico di base e poi proseguendo menzionando la nuova verità pratica. Ora, per capire il contesto del suo scritto, dobbiamo sapere qualcosa dei problemi dei Corinzi, e per sapere i problemi dei Corinzi dobbiamo conoscere qualcosa del tempo in cui vivevano, e ci sono cose davvero affascinanti da scoprire qui. Il matrimonio era un grande problema per i Corinzi. Avevano un sacco di problemi sul cosa fare per quanto riguarda il matrimonio.
Versetto 1, guardatelo, “in quanto alle cose che mi avete scritto”... Ora, i Corinzi gli scrissero una lettera che molto probabilmente fu consegnata dalle persone menzionate nel capitolo 16 al versetto 17, Stefana, Fortunato ed Acaicoche che vennero da Corinto, ed i Corinzi avevano quattro domande principali che gli proposero, e dal capitolo 7 all’11 offre una risposta alle loro domande... prima di quello parla un po’ di quello che vuole lui, e dopo di quello, nel capitolo 12, dice: “Ora tornando alle cose spirituali, tornando alle cose che più m’interessano..”. però nel mezzo, in quel piccolo blocco, tratta le cose che erano per lo più di loro interesse perchè avevano alcune domande specifiche, volevano alcune informazioni sul matrimonio, il capitolo 7 tratta quell’argomento.
Avevano alcune domande sul conto di offrire sacrifici agli idoli, che affronta nei capitolo 8, 9 e 10; ed avevano alcune domande riguardanti le donne nella Chiesa, cosa che tratta nel capitolo 11, includendo anche qualcosa sulla Cena del Signore, sempre nel capitolo 11; e quei quattro argomenti gli erano di grande preoccupazione perchè stavano avendo problemi ad adattarsi alla vita della Chiesa ed alla comunità in relazione a quei temi. Il matrimonio era uno dei problemi, ed è quello che inizia ad affrontare nel capitolo 7.
Ora lasciate che vi dica qualcosa sulla situazione matrimoniale romana. In primo luogo, Roma non aveva un insieme uniforme di leggi matrimoniali. Ci si poteva sposare in almeno quattro modi diversi, tutti i quali erano riconosciuti come matrimonio in un certo senso. La prima cosa era che c’erano molti schiavi, decine e centinaia di migliaia di schiavi, e non erano nemmeno considerati esseri umani. Quindi non avevano nessuno dei diritti del cittadino, veramente.
E quindi quando volevano sposarsi o unirsi in quello che era davvero solamente un vivere insieme piuttosto che un matrimonio ufficiale, il padrone acconsentiva a quello che si chiamava “contubernium”, che significa semplicemente “compagni di tenda”, il padrone diceva: “Va bene, voi due potete vivere insieme”, e quello sanciva un certo tipo di matrimonio tra schiavi. Ora, se non gli piaceva come stavano insieme e non voleva aver nulla a che fare con la loro situazione, il padrone poteva andare e poteva separarli oppure poteva vendere il marito o la moglie. Quindi c’erano molti veri problemi nella chiesa primitiva perché molti dei primi cristiani erano schiavi e quindi si trovavano in situazioni matrimoniali molto confuse.
Ora cos’avrebbe dovuto fare la chiesa primitiva? L’apostolo avrebbe potuto dire: “Va bene, tutti voi che siete solo compagni di tenda, basta così, uscite da quella situazione perché non è giusto, non è corretto”, però la Bibbia non dice quello, non dice che Paolo gli aveva detto quello, quello che però dice è che Paolo non cercò di rompere tutto, ma invece, cercò d’insegnar loro la santità del matrimonio che avevano, qualunque fosse stata la base legale della cosa e se stavano vivendo insieme sotto quell’accordo, gli diceva: “Restate insieme. Dimostratevi fedeli l’uno all’altro. Amatevi. Fate di quel matrimonio tutto ciò che Dio ha inteso che fosse”, perché quella non era altro che l’unica scelta che avevano come schiavi.
C’era un altro modo in cui ci si poteva sposare, un altro tipo di relazione, nota come “usus”, U-S-U-S, e quella consuetudine particolare si riferiva alla convivenza di un uomo ed una donna per un anno intero alla fine del quale sarebbero stati riconosciuti ufficialmente come marito e moglie. Oggi lo chiameremmo come? Convivenza di fatto, e quello era un modo per essere sposati. Quindi la chiesa doveva affrontare persone che convivevano in quest’unione di coppia che però non avevano nessun documento legale o altro per identificare il loro matrimonio, e di nuovo, il Nuovo Testamento non dice nulla su cos’avrebbero dovuto fare, se non menzionare la santità del matrimonio che esiste in qualunque forma esista, dovevano semplicemente mantenetelo.
C’era un altro modo, coemptio en manum, che era il matrimonio per vendita, dove il padre vendeva sua figlia al marito. Il tizio pagava il giusto prezzo e così poteva avere la figlia, il che era in parte scherzoso, ma funzionava così; proprio come ho detto tante volte, a seconda della ragazza il prezzo variava; e suppongo potesse andare da un paio di dozzine di pecore ad una gallina zoppa, ma dipendeva molto dalla ragazza in questione, o forse a volte il padre doveva fare aggiustamenti; quindi c’era anche quel tipo di matrimonio, “coemptio en manum”, che era una sorta d’accordo finanziario.
Ma il più elevato, il più nobile, le persone di rango si sposavano secondo ciò che si chiamava “confarreatio”, un’unione su un livello elevato, che era un tipo di matrimonio più elegante, e volete sapere qualcosa di molto interessante? L’intera cerimonia matrimoniale così come la conosciamo oggi nella chiesa cristiana viene da questo matrimonio romano pagano. Non proviene dalla consuetudine ebraica dell’Antico Testamento. Non proviene da una base del Nuovo Testamento.
È interamente la cerimonia dei pagani romani; e quello che successe fu che la Chiesa cattolica romana semplicemente adottò la cerimonia romana standard e quando venne la Riforma nessuno la cambiò e quindi diventò tradizione ed oggi è praticamente la stessa cosa di allora. Infatti, il matrimonio ebraico in genere quanto durava? Normalmente sette giorni. Quindi da quello sappiamo che non ci troviamo più in quel contesto. Siamo molto lontani dalla consuetudine matrimoniale ebraica, ma questa era una cosa di un pomeriggio o di una serata.
Le due famiglie si radunavano e prendevano quella che si chiamava, la “matrona” che sarebbe la damigella d’onore e c'era anche una specie di testimone da parte dello sposo. La coppia si teneva la mano destra ed è per questo che ancora oggi lo facciamo nella cerimonia nuziale, recitavano dei voti e dopo i voti venivano fatte delle preghiere, e quella era la procedura standard, solo che invece di pregare a Dio pregavano a Giove e Giunone.
C’erano dei fiori. I fiori erano consueti e la corona nuziale era in realtà l’inizio di quello che oggi conosciamo come il bouquet della sposa. La sposa indossava sempre un velo che veniva sollevato, e c’era un anello ed è lì che è nata l’idea dell’anello nuziale, ed era sempre messo sullo stesso dito, questo dito dove ho il mio, e dove avete il vostro, perché nella loro meravigliosa conoscenza scientifica medica, nella dissezione del corpo umano scoprirono che c’è un nervo che va dal centro di questo dito direttamente al cuore. E visto che quel nervo preciso è collegato al cuore, quello era il posto dove scelsero che dovrebbe andare l’anello. Tutto questo era il sistema romano del matrimonio e quando tutto era finito, andavano in un altro luogo e, che ci crediate o meno, avevano anche la torta. Esattamente, quindi ora sapete da dov’è che viene tutta questa tradizione.
Ora quindi c’erano quattro modi diversi di sposarsi, entravano in chiesa, così la chiesa fu fondata, e le persone erano sposate o più o meno sposate o convivevano o quello che sia – e con quello c’erano un sacco di problemi... quindi, cos’è che si poteva fare? Si facevano nuove leggi per l’Impero Romano? Non si poteva mica fare così, la chiesa non poteva mica imporre alla legge, e quindi quello che Paolo fa, con tutti gli autori e gli insegnanti del Nuovo Testamento è che si limitarono ad insegnare la santità del matrimonio, qualunque sia il modo in cui ci si è arrivati, l’importante era quello di farne il massimo una volta dentro, quello era il punto.
Ora quelli erano alcuni dei problemi con cui avevano a che fare, ma aggiungete a tutto questo i veri problemi. Il carattere morale all’interno del matrimonio era stato talmente distrutto che il divorzio era molto, molto diffuso. Ci sono documenti di persone che si erano sposate anche 27, 28, 29 volte, contavano i loro anni in base alle mogli che avevano avuto, il tasso di divorzio era molto alto, c’era immoralità, c’era omosessualità dilagante, concubinaggio, gli uomini usavano le loro mogli per pulire la casa, cucinare i pasti e fare quello che serviva, e poi avevano altre donne per il loro piacere, e così via, era una situazione pessima.
Sopra tutto quello, lo sapevate che ai tempi dell’apostolo Paolo, in quei giorni nell’Impero Romano, c’era anche una ribellione femminista? Non è mai successo niente di nuovo, gente. Voglio che lo sappiate, niente di nuovo. Salomone aveva ragione, “non c’è niente di nuovo sotto il sole”, e questa è una citazione di Jérôme Carcopino, che ha scritto un libro interessante chiamato “La vita quotidiana a Roma”, e disse questo: “Accanto alle eroine dell’aristocrazia, le mogli irreprensibili e le madri eccellenti che ancora si trovavano nei loro ranghi, è facile citare mogli emancipate o piuttosto sfrenate che evitavano i doveri della maternità per paura di perdere la loro bellezza. Alcune si vantavano di non restare indietro rispetto ai mariti in nessun ambito o attività, e gareggiavano con loro in prove di forza che il loro sesso sembrava vietare. Alcune non si accontentavano di vivere la loro vita accanto al marito, ma ne conducevano un’altra senza di lui. Che fosse a causa del controllo volontario delle nascite o per la decadenza del patrimonio genetico, molti matrimoni romani alla fine del primo e all’inizio del secondo secolo erano senza figli. Il movimento divenne persino più diffuso”, disse Giovenale – e continuo a citare – con la lancia in mano e il petto scoperto si dedicavano alla caccia al cinghiale. Altre frequentavano le corse dei carri vestite da uomini e alcune diventavano lottatrici”, ditelo che vi siete sempre chiesti da dove siano arrivate le donne lottatrici? Dalla Roma antica. Giovenale dice questo, sempre scrivendo dal punto di vista romano: “Che modestia puoi aspettarti da una donna che indossa un elmo, odia il proprio sesso e si compiace nelle imprese di forza?” fine citazione. Non è esattamente il mio tipo di donna, devo ammetterlo.
Ben presto il matrimonio cominciò a soffrire. I voti venivano violati. Le donne pretendevano di vivere la propria vita. Non appena le donne volevano andar via, i mariti le sopportavano solamente un pochino e poi erano contenti di lasciarle andare. E così gli uomini cominciarono a liberarsi delle loro donne con la stessa velocità con la quale le donne se ne andavano. Si liberavano delle loro donne per andare in giro senza velo, per aver parlato con la persona sbagliata in pubblico, per andare da qualche parte o per aver fatto qualcosa senza aver chiesto il loro permesso. Divorziavano da loro moglie per sposarne una più ricca, come fece Cicerone, e le donne cominciarono a liberarsi anche dei loro mariti, e Giovenale scrive: “così ella comanda sul marito, ma ben presto abbandona il suo regno, vola da una casa all’altra consumando il suo velo nuziale”, fine citazione.
Quindi potete vedere che l’immagine del matrimonio era una cosa molto confusa. C’erano matrimoni e separazioni. Il divorzio era diffusissimo. C’erano problemi su chi era veramente sposato e chi no. Che dire dell’uomo che viveva in compagnia di tenda e qualcuno gli aveva venduto la moglie? Può risposarsi? Avevano molti problemi e non potevano risolvere tutto. Ebbene, lasciate che aggiunga un altro problema che avevano, in mezzo a tutto questo, alcuni suggerivano che la cosa migliore da fare, fosse proprio quella di non sposarsi mai, di dimenticarsi di tutta la questione e basta, e cominciarono ad esaltare la cosa così tanto che promossero l’idea che il celibato fosse uno stato più spiritualmente elevato. Se non eri sposato, se eri single e celibe, eri una sorta di super persona spirituale che avevi rinunciato alla carne, avevi messo da parte tutte quelle cose e ti eri completamente dedicato a Gesù Cristo.
E c’era una posizione prevalente nella chiesa di Corinto secondo la quale il celibato era la forma più elevata della vita cristiana e quindi non ci si doveva sposare mai e le relazioni sessuali erano da evitare. Ed era diventata una cosa così estrema che non solo le persone non si sposavano, ma condannavano coloro che invece erano sposati, e quelli che erano sposati lasciavano i loro coniugi per esser celibi, così da poter essere più spirituali; e ovviamente le persone che erano sposate con dei non credente cercavano di lasciare il matrimonio in fretta perchè si supponeva che ci fosse una sorta di contaminazione nell’essere sposati con un non credente e nell’avere una relazione sessuale con un non credente. Quindi la chiesa di Corinto aveva molti problemi sul matrimonio. Alcuni sostenevano fortemente il celibato, e ovviamente gli ebrei sostenevano fortemente il matrimonio perché pensavano che non essere sposati fosse un peccato.
Quell’idea del celibato come un alto livello di devozione spirituale è ancora con noi perchè è entrata a far parte della Chiesa Cattolica Romana ed è ancora lì. L’idea che una persona veramente pia e santa non possa essere sposata è ancora presente nella Chiesa Cattolica e così, per quella ragione, i preti e le suore non possono sposarsi; e molto spesso indossano un anello come simbolo del loro matrimonio con Gesù Cristo. Quella è una devozione di alto livello, e dicono che quello li rende spiritualmente superiori rispetto a noi che invece siamo sposati.
Quindi non è qualcosa che non conosciamo, è qualcosa che esiste da molto tempo. Infatti, negli ultimi tempi, 1 Timoteo 4 dice che verranno persone che parleranno di proibire il matrimonio, non è vero? Quindi i Corinzi avevano molte domande e scrissero per chiedergli: “Aiutaci con il problema del matrimonio”, e così in questa sezione centrale egli si ferma per aiutarli su quest’argomento di cosa fare riguardo al matrimonio, al celibato, eccetera, eccetera... ed ora voglio che guardiate, e guarderemo insieme al capitolo 7, e voglio che osserviate quattro idee chiave che compaiono nei primi sette versetti e che trattano tutto il problema se essere celibi o sposati, se essere single o sposati. Alcuni di voi sono proprio ora nel mezzo di questa questione, non sapete se sposarvi o non sposarvi.
Alcuni di voi, in questo momento, non hanno alcuna opzione. Siete single e non avete trovato nessuno interessato o siete sposati e siete bloccati, però alcuni di voi hanno quell’opzione e non sanno se cercare qualcuno da sposare oppure no, non sapete se è giusto risposarsi oppure no, quindi forse lo Spirito di Dio evidenzierà alcune cose che vi aiuteranno: 4 idee chiave che affrontano il problema dal punto di vista del celibato o dell’essere single, e seguitemi man mano che procederemo.
Numero uno: il celibato è buono. Versetto 1, “Ora, quanto alle cose che mi avete scritto, è bene per l’uomo non toccare donna”, fermiamoci qui. Se lo prendete alla lettera sembra un po’ esagerato, giusto? Ricordo quando ero alla scuola superiore, fu annunciato che questo particolare gruppo della chiesa stava organizzando una gita su un carro di fieno, e c’era questa signora che sarebbe stata la sorvegliante. Ed era davvero, davvero una persona molto puritana, e così facemmo la gita con due carri, ragazzi su un carro, ragazze sull’altro carro, non me lo dimenticherò mai. Voglio dire, parlar di delusione, ecco qui, lo era e come.
Questo rivaleggia un po’ con la scuola di cui ho sentito parlare, dove la squadra di basket indossava pantaloni lunghi, cioè, si può, ovviamente, esagerare, però questa era la situazione, e la sua giustificazione – non me lo dimenticherò mai – fu proprio questa piccola predica su 1 Corinzi 7:1. Se eravate entrambi sullo stesso carro, vi potreste urtare, toccare, e quindi è bene che l’uomo non tocchi donna; e gente, se prendete quell’affermazione assolutamente letteralmente, Adamo ed Eva sarebbero state le ultime persone a vivere sulla faccia della terra, ovviamente non è quello il punto. Non sta parlando di quello. Il concetto di “toccar donna” è un eufemismo per il rapporto sessuale, significa quello, questo è il suo significato.
E posso mostrarvelo molto semplicemente da diversi passi dell’Antico Testamento. Il primo è Genesi 20 versetto 6, e qui c’era un potenziale caso in cui si sarebbe potuto commettere adulterio nella famiglia di Abraamo, ma al versetto 6 Dio gli disse in sogno: “Sì, so che hai fatto questo nella integrità del tuo cuore, ed io ti ho impedito di peccare contro di me; perciò, non ti ho permesso di toccarla”, “toccarla” qui significa avere una relazione fisica.
In Rut capitolo 2, Rut e Boaz. Boaz desiderava mantenere Rut pura, “Tieni gli occhi sul campo – Rut 2:9 – dove mietono, e và dietro a loro. Non ho forse comandato ai giovani di non toccarti?” In Proverbi – ve ne do un altro – 6:29, “Così chi va dalla moglie del prossimo, chiunque la tocchi non sarà innocente”, e naturalmente sapete che non si sta parlando di una pacca sulla spalla. Si sta parlando di una relazione, fisica, sessuale, quella è l’idea, quindi il versetto 1 sta dicendo che è bene non aver relazioni sessuali, il che equivale al dire che è un bene, rimaner single, è un bene, per l’uomo, non sposarsi, è bene. E voi potreste dire: “Ehi, John, come puoi dire una cosa del genere?” È quello che dice la Bibbia. Ora notate una cosa, gente, prima che andiate tutti nel panico. Non dice che è l’unico bene, è anche un bene sposarsi.
Sta semplicemente dicendo che non è male essere single, e sapete, questo è un problema oggi perché ci sono così tante persone che al giorno d’oggi se non sei sposato ti dicono che c’è qualcosa che non va... “Beh, non è sposata. Mi chiedo quali stranezze abbia. Deve esserci qualcosa che non va. C’è qualcosa che non torna”, sapete, abbiamo tutte queste piccole allusioni e insinuazioni, e ci diciamo: “Poveretto, per forza di cose deve aver una qualche anomalia. Non riesce a trovare nessuno in tutto il mondo che lo voglia, è messo male... proprio male”. Ma lui dice: “Ascoltate, è buono, non esser sposati”, ed ha già parlato della questione dell’immoralità sessuale nel capitolo 6, non sta parlando di questo, qui sta parlando del matrimonio. Ora, non dice che è male sposarsi, e non dice che è meglio essere single. Dice solo che è kalos, “è proficuo, è benefico, è buono” non sposarsi. Niente di sbagliato, è molto buono, non sta usando comparativi, sta affermando un fatto.
Ora, il motivo per cui è così urgente che dica questo è a causa degli ebrei nella chiesa. Gli ebrei, vedete, insegnavano che se non avevi moglie eri un peccatore. Dicevano questo: “Un uomo che non ha moglie e figli ha ucciso la sua discendenza e diminuito l’immagine di Dio nel mondo”, sette tipi di persone non potevano entrar in Cielo. Avevano una lista, il primo sulla lista: “un ebreo senza moglie. Numero due: una moglie senza figli”. Gli ebrei dicevano: “Dio ha detto: siate fecondi e moltiplicatevi, e se non lo fate siete disobbedienti ai comandi di Dio”.
Ora senza ombra di dubbio questa pressione stava arrivando sulla chiesa di Corinto da parte dei membri ebrei che dicevano: “Dovete sposarvi”, ed i gentili, che non volevano entrare nel gran caos del matrimonio e che volevano raggiungere un livello di devozione superiore, dicevano: “Lascia perdere, amico mio. Rimarremo celibi e ci allontaneremo del tutto dal matrimonio per vivere una vita totalmente dedicata a Dio”, e Paolo inizia la cosa dicendo: “È bene essere single. Va bene. Non c’è niente di male in questo”.
E potremmo chiedere: “Ma che dire dell’Antico Testamento che dice che non è bene che l’uomo sia solo”, beh, si può essere single senza esser soli, si possono avere amici. Il Salmo 68:6 dice: “Dio dà una famiglia a quelli che sono soli”, forse la nostra chiesa Grace, è la tua famiglia, forse la tua famiglia è la famiglia di qualcun altro, forse la tua famiglia sono i tuoi amici, ma Dio ti darà qualcuno che soddisfi il bisogno di relazione, ma è bene essere single. Se sei single, è un bene. Non è male. Non è peccato. Non è sbagliato, è bene.
Ma, punto due, il celibato non è solamente buono, è anche una tentazione, e questo è di solito il lamento dei single, “Sì, capisco che è buono. È solo che è difficile essere single, è molto difficile”, versetto 2: “Tuttavia, a motivo delle fornicazioni, che ciascuno abbia la propria moglie, ed ogni donna abbia il proprio marito”, ora notate il comando, “Che ciascuno abbia la propria moglie; e che ogni donna abbia il proprio marito”, sono comandi, sta dicendo: “Tutti voi, sposatevi! È bene essere single, ma voi tutti, sposatevi!” Perché? Per cosa? A causa dell’immoralità. Ascoltate, essere single è buono, ma è una tentazione, è una tentazione, e lo stile di vita grossolano dei Corinzi rendeva sempre più difficile restare puri coloro che non erano sposati, proprio come funziona al giorno d’oggi. Oggi molti non sposati hanno problemi a causa del bombardamento costante di tentazioni sessuali che ricevono. Ora, non sta dicendo che il matrimonio sia la richiesta assoluta per tutti. Sta dicendo che la norma è che tutti si sposino, perché è normale avere desideri fisici, e tra un momento vi mostrerò com’è che funziona.
E potremmo dire: “Beh, ma Paolo ha proprio una posizione squallida del matrimonio. Il matrimonio serve solo per non cadere nei guai, e se ti ritrovi con forti desideri, trova qualcuno e sposati, basta che non pecchi”, è questo quello che sta dicendo? No. Sta semplicemente rispondendo ad un problema. Sta solo rispondendo all’argomento secondo il quale tutti dovrebbero esser single e sta dicendo: non possono tutti essere single, altrimenti cadrebbero nell’immoralità perché il desiderio è troppo forte; e la norma è che ciascuno abbia la propria moglie, notate che la parola propria proibisce la poligamia, “che ogni donna abbia il proprio marito”, quello è il disegno di Dio.
Ora voi potreste chiedere: “Ma quella, è l’unica ragione per sposarsi?” No, ho sei ragioni per sposarsi che la Bibbia ci offre, sei ragioni bibliche a favore del matrimonio e tutte cominciano con la lettera “P”, siete pronti? Numero uno: procreazione. Genesi 1:28 dice: “siate fecondi e moltiplicatevi”, questa è una ragione per sposarsi: aver figli. Ed è una buona ragione per sposarsi. Dio vuole riprodurre soprattutto persone pie.
Secondo, piacere. Un altro motivo per sposarsi è il piacere. Lo sapevate che Dio ha creato il matrimonio proprio per il piacere fisico, semplicemente per goderne i benefici? Ebrei 13:4, “Che il letto rimanga immacolato, senza macchia”, in altre parole, dovrebbe esser un’esperienza piacevole. Il matrimonio è onorevole. Il matrimonio è piacevole. Proverbi 5 parla della soddisfazione che un marito trova nel corpo di sua moglie e viceversa. Il Cantico dei Cantici, dall’inizio alla fine, parla proprio di quello, della soddisfazione fisica, non è vero? Del piacere. Nella Bibbia leggiamo di uno dei patriarchi dell’Antico Testamento che scherzava con sua moglie, e mi è sempre piaciuto quello. Fa parte della cosa, fa parte del matrimonio, il piacere. Quindi (1) Procreazione, e (2) Piacere.
Terzo, il matrimonio è per provvedere. Un altro motivo per il matrimonio è il provvedere. Dio vuole che l’uomo provveda a ciò di cui la donna ha bisogno. La donna, dice Pietro in 1 Pietro 3, dice che è “il vaso più debole”, e Dio sa che l’uomo può sostenere la debolezza della donna. Dio vuole che l’uomo provveda per la donna, “che la nutra”, dice Efesini 5, che la curi, che la rafforzi, che le dia qualcosa su cui poggiarsi, che la fortifichi. Quindi c’è la (1) Procreazione, (2) il piacere, e (3) la provvisione, il provvedere.
Ed è anche una Partnership, una compagnia, il matrimonio ha una compagneria. Nell’Antico Testamento Dio dice: “Hai bisogno di un aiuto che ti corrisponda”, giusto? Hai bisogno di un aiuto. Non c’è bisogno che tu faccia tutto da solo. Hai bisogno di aiuto, quindi vediamo qui il concetto di partnership. Dio ci dà un amico e penso davvero che l’ingrediente chiave nel matrimonio sia proprio l’amicizia, un partner.
Quarto, il matrimonio è poster. Il matrimonio è dato come un poster. Efesini 5 dice che è un simbolo per il mondo della relazione che Dio ha con la sua chiesa. Infine, il matrimonio è per la purezza, per aiutarci a non commettere la fornicazione. Quindi il matrimonio è per la (1) procreazione, (2) il piacere, (3) per la provvisione, (4) per la partnership o per la compagnia, per esser un (5) Poster, un'immagine per il mondo che vede e (6) per la purezza. Questi sono i motivi che la Bibbia dà, e Paolo non sta semplificando la cosa, ne sta solo trattando un aspetto.
Quindi dobbiamo sposarci perché se non lo facciamo ci troveremo in una situazione terribile di tentazione, ma ciò non significa che dobbiamo uscire senza veramente considerare quello che stiamo facendo e così ci sposiamo con la prima persona disponibile giusto per non trovarci nei guai e peccare perché così facendo ci troveremo ancora peggio di quanto pensavamo, però questo è solamente uno dei motivi. Non sposatevi solamente per la purezza se non vi state anche sposando per il piacere, se non vi sposate anche per l’immagine di Cristo e della sua chiesa e non avete intenzione di nutrirla e curarla, eccetera, eccetera... Quindi il matrimonio è la norma ed il celibato è buono ma, diciamolo chiaramente, il celibato è anche una tentazione.
Terzo punto. Il celibato è sbagliato per coloro che sono sposati, al che potremmo dire: “Beh, ma è ovvio”, però non so quanto fosse veramente ovvio per i Corinzi perché Paolo dovette spendere tre versetti per chiarire la cosa. Versetto 3, lasciate che vi dia il contesto. Quello che era successo è che c’erano questi Corinzi, che si erano convertiti e che hanno subito detto: “Beh, per esser completamente consacrati a Dio devono porre fine a tutte le relazioni fisiche” e quindi c’era lì un qualche marito zelante che decise di dare tutta la sua devozione a Dio e disse: “Non farò più niente di fisico con te mia cara”, oppure c’era una qualche moglie un po’ troppo zelante che disse: “Ora sono completamente consacrata a Gesù Cristo. Non posso avere più niente a che fare con te, specialmente perché non sei cristiano. Non voglio niente con te fisicamente”, e questo è quello che stava succedendo a Corinto; quindi, com’è che si può affrontare una cosa del genere? Versetto 3, “Che il marito renda alla moglie – la traduzione è “il debito” – che il marito renda alla moglie il debito, e similmente anche la moglie al marito”.
Ascoltate, avete un obbligo nel vostro matrimonio di dare l’uno all’altro ciò che dovete l’un all’altro, è un debito. Uomini, voi siete debitori verso le vostre mogli, e donne, siete in debito con i vostri mariti. Anche se non è cristiano, gli siete in debito. Il matrimonio ha le sue obbligazioni, amici miei, dovete pagare i vostri debiti l’uno verso l’altro, dovete adempiere al vostro dovere reciproco, dovete dare ciò che dovete, presente imperativo in greco: un’azione continua di rendere alla moglie il debito, e similmente la moglie che continuamente renda il suo debito al proprio marito; e qual è il debito? Penso che stia parlando di relazione fisica sessuale. Quello che sta dicendo è semplice: “Ascoltate, ora che siete cristiani non cambia nulla, nel matrimonio, dovete continuare ad adempiere ai desideri sessuali l’uno dell’altro”, e credo che stia parlando proprio di questo semplicemente perché è il contesto che segue immediatamente e tra poco ve lo mostrerò.
Vedete, Dio ha fatto del fisico una grande parte del matrimonio. So che ci sono alcune persone cristiane che anche nel loro matrimonio sono molto pudiche e non voglio scioccarvi, ma voglio solamente mostrarvi quello che dice la Bibbia, nel matrimonio la vostra unione fisica può essere espressa in qualunque modo vogliate, questo è il disegno di Dio per il compimento del vostro piacere. La Bibbia lo glorifica. Infatti, il libro del Cantico dei Cantici è un libro intero scritto solamente per affrontare la parte fisica del matrimonio, e cos’è che dice lì: “L’amore – dice Salomone – diventa una fiamma ardente, appassionata e affamata come il mare”. Il Cantico dei Cantici ci dà versi magnifici in lode del desiderio fisico che esiste nel matrimonio. Ascoltate, questo è quello che dice l’uomo: “I tuoi occhi sono colombe dietro al tuo velo. Le tue labbra sono come un filo scarlatto e la tua bocca è graziosa. Sei tutta bella, mia diletta, ed in te non c’è difetto”, signore, non vi piacerebbe mica sentirvi dire queste cose? Potresti ripetere per la registrazione? E poi dice: “Mi hai rapito il cuore!” Vedete, è perso d’amore, no? “Mi hai rapito il cuore”.
Lei è altrettanto entusiasta, “Il mio amato è splendido e rosso, distinto fra diecimila”, ed esclama: “Io sono del mio amato, il mio amato è mio, il suo desiderio è verso di me”, e poi il colpo di grazia, dice: “Sono malata d’amore”. Sta parlando di roba fisica, no? Voglio dire, è veramente presa per quell’uomo, e lui lo è per lei, ma è così che dovrebbe essere! Dio ha progettato il matrimonio affinché sia l’espressione fisica dell’amore, ed onora il desiderio sessuale del matrimonio. Quindi Paolo dice: “Ascoltate, avete un obbligo l’uno verso l’altro, di soddisfare il desiderio fisico e l’amore fisico e il bisogno fisico che avete l’uno verso l’altro”, il sesso reciproco attraverso l’amore ed il matrimonio è il disegno di Dio ed è il vostro dovere reciproco, è solamente lo strumento per l’espressione di quell’amore; e sapete che l’atto stesso del sesso rafforza quell’amore. Babbage dice in un libro interessante, “Sesso e sanità mentale”, che da un certo punto di vista lo si può considerare esser una valvola di sicurezza per un desiderio irresistibile, ma per il cristiano la vita sessuale è infinitamente di più di quello, è un’esperienza mozzafiato, così come disse Barth, “è un toro in una beata ebbrezza”, il rapporto sessuale non è solo il mezzo appropriato per esprimere l’amore, è anche il mezzo tramite il quale l’amore stesso viene rafforzato e sostenuto. Il rapporto sessuale è molto più di un atto fisico, ed aveva ragione, quindi Paolo dice: pagate il vostro debito l’uno verso l’altro, versetto 4, e continua a spiegarsi ulteriormente, “La moglie non ha potestà sul proprio corpo, ma il marito; e similmente anche il marito non ha potestà sul proprio corpo, ma la moglie”, ora, due imperativi nei versetti precedenti sono seguiti da due indicativi che ne affermano i fatti, pagate i vostri doveri l’uno verso l’altro, perché? Perché avete ceduto l’autorità sul vostro corpo al vostro partner.
Guardate al versetto 4, “la moglie non ha exousiazei, “autorità” sul proprio corpo, ma il marito”. Donne, il vostro corpo appartiene a vostro marito e uomini, il vostro corpo appartiene a lei, esattamente. E lo è verso qualunque espressione particolare lei abbia in mente o voi abbiate in mente e questa condivisione è ciò che Dio ha progettato, è un presente indicativo, tra l’altro, qui, per tutto il corso della vita. La moglie, continuamente e per tutta la vita, non ha autorità sul proprio corpo. Quindi quando dite a vostra moglie, “Cara, sei mia”, e lei vi dice: “Tesoro, sei mio”, quella è, nel senso più puro della cosa, la cosa più vera che possiate dire, direttamente dalla Parola di Dio. Infatti, potete citarvi a vicenda questo versetto nella sua pienezza e sapere che Dio sostiene quel desiderio che avete l’uno per l’altro.
Ora, in senso semplice, il corpo della moglie è suo, come Dio gliel'ha dato. Spiritualmente parlando, appartenete al Signore secondo Romani 12:1, “Presentate i vostri corpi”, ma in senso matrimoniale il corpo appartiene al coniuge, e lo stesso vale per l’uomo, ed è un modo bellissimo di esprimere la condivisione nel matrimonio. Aprite il libro d’Osea, abbiamo parlato di Osea prima, vi ricordate che sposò la donna. Dio gli disse di sposarla. Il suo nome era Gomer. Ho sempre pensato — che lei finì per esser, naturalmente, una prostituta, e con un nome del genere, chi se ne stupisce? Ma voleva dirle quello che provava.
Così all’inizio, nel capitolo 3 di Osea, parla con sua moglie. Al versetto 3 dice questo: “Io le dissi: ‘Tu starai con me per molti giorni – Osea 3:3 – tu starai con me per molti giorni – starai con me a lungo, mia cara – non ti prostituirai. Non hai più bisogno di vagare nel peccato. Non sarai più di alcun altro uomo”, ed ascoltate qui: “Così anch’io sarò per te”, tu sarai per me ed io sarò per te, e ci siamo non è vero? Questo è il matrimonio. L’aspetto fisico: “Io sono per te e tu sei per me. Se hai bisogno di me, allora sono tuo, e se ho bisogno di te, allora tu sei mia”, tutto lì. Non rompete il matrimonio perché siete diventati cristiani. Non c’è nessun livello superiore di santità nel celibato. È buono essere single, ma ascoltate: è meraviglioso essere sposati se è ciò che Dio vi ha dato. Non violate la cosa, vi ha dato il meglio, amici miei, se siete sposati. Pietro la chiama “la grazia della vita”, e quello che intende comunicare è che è come la panna montata sul gelato, è il sughetto, “È la grazia della vita”, la vita è grande ed abbondante e sovrabbonda per il cristiano, ma il sughetto è sposarsi, è emozionante. Il matrimonio, dunque, è una resa permanente di tutto ciò che sono al mio partner, io sono sua nel senso più pieno e vero possibile. E poi va un passo oltre e presenta un applicazione, versetto 5, “Non privatevi l’un l’altro”, ora, c’erano certamente certi che si stavano privando l’uno dell’altro, “Beh, mi dispiace mia cara. Ora che apparteniamo al Signore non dobbiamo mica fare anche questo”... no, no, dice, non smettete – salvo che sia di comune accordo per un tempo, per dedicarvi alla preghiera e poi tornate insieme affinché Satana non vi tenti per la vostra mancanza di autocontrollo”.
Sta dicendo: “Ascoltate, ci possono essere momenti in cui decidete insieme di astenervi perché volete pregare, perché avete deciso di pregare”, quella però è un'eccezione, dice, ora voglio darvi alcune linee guida, ok? Siete pronti? Eccole qui. Se avete intenzione di astenervi per qualche ragione, ecco qui alcune linee guida. Numero uno, solo se è di comune accordo. Dovete esser entrambi d'accordo. La parola “di comune accordo” è la parola greca che è l’origine della nostra parola “sinfonia”, a meno che i vostri cuori siano in sinfonia. Se l’astensione è involontaria da parte di uno dei due, allora lasciate perdere. Perché se forzate la rinuncia, se forzate l’astinenza non fate altro che derubare il vostro coniuge, a meno che anche lui o lei non sia d'accordo.
E notate anche questo: “per un tempo”. Non per tanto tempo, ma per un tempo stabilito. Non indefinitamente, ma per un tempo prescritto, “Pregheremo per i prossimi cinque giorni, mia cara, e siamo d’accordo su questo perché Dio ce lo ha messo nel cuore e quindi ci dedicheremo a Lui”, e quindi quello dev’esser un periodo, e notate anche che dev’esser dedicato alla preghiera. Il digiuno non è incluso nei manoscritti migliori. Non fa parte di questo tempo di preghiera, non sembra essere nei manoscritti più antichi. Vi dedicate alla preghiera.
Ora, dev’essere un accordo reciproco. Non è che, sapete, vostra moglie vi sussurra dolci parole all’orecchio e voi dite, “Non disturbarmi, sto pregando”, non è quella l’idea. L’idea è che lo fate quando decidete insieme di pregare per qualcosa di specifico. C’è un articolo determinativo in greco, “la preghiera”, che indica che c’era un tipo di peso continuo e specifico. E, sapete, quello che può succedere nella vostra vita, e forse l’avete anche sperimentato, probabilmente tutti noi l’abbiamo sperimentato, ma a volte, arriva nella nostra vita una grande realtà spirituale, una grande lotta spirituale o qualcosa che riconoscete esser un bisogno immenso, e così facendo perdete il desiderio e la brama del fisico e vi immergete nella lotta spirituale per cercare la volontà e la rivelazione del piano di Dio, e quella diventa la cosa dominante, e questo può succedere.
Ci possono essere momenti nella vostra vita in cui siete caduti nel peccato ed attraversate un periodo di purificazione ed il vostro cuore dev’essere totalmente consacrato al Signore e quando quello succede, dovete astenervi da relazioni fisiche per un po’ di tempo, e questo è successo anche nella storia, Esodo 19:15 sarebbe un esempio. Il Patto Mosaico era stato dato. Dio voleva che il cuore degli israeliti si raddrizzasse e che sistemassero le loro faccende con il Signore e così gli disse: “Non vi accostate alle vostre mogli – Esodo 19:15 – separatevi fisicamente per un periodo” – e parla di tre giorni – “per un tempo di purificazione e concentrazione sulle cose del Signore”. In Gioele capitolo 2 gli Assiri stavano minacciando di distruggere Israele e Dio dice: “Fareste meglio a sistemarvi, Israele, o vi troverete veramente nei guai, è meglio che vi concentriate sulle cose spirituali”, versetto 12 di Gioele 2. “Tornate – dice – a me con tutto il cuore, con digiuno, con pianto, con lutto. Stracciate il vostro cuore, non le vostre vesti. Che sia vero”.
Dice al versetto 16: “Radunate il popolo, santificate l’assemblea, convocate gli anziani, radunate i bambini e quelli che allattano al seno. Esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dalla sua stanza”, separate anche lo sposo e la sposa dalla loro stanza nuziale per un tempo di lotta spirituale e concentrazione, quindi ci possono essere quei momenti. In Zaccaria, nel futuro, quando il nostro Signore verrà e nel grande giorno in cui arriverà nel mondo e gli ebrei si renderanno conto di chi hanno trafitto in passato, e dice in Zaccaria 12:10, “Dio riverserà sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione. Guarderanno a me, colui che hanno trafitto, e faranno cordoglio per lui come si fa cordoglio per un figlio unico”, eccetera, eccetera... e poi dice, “che ogni – versetto 12 – che ogni famiglia sia a parte della casa di Davide, che si separino dalle loro mogli, che la famiglia di Natan si separi, che la famiglia di Levi, di Simei e che tutte le famiglie che restano che ogni famiglia si separi con le loro mogli a parte in quel grande periodo di cordoglio e di concentrazione spirituale, di separazione”. Quindi ci possono essere dei momenti del genere, con consenso reciproco, per la preghiera, in cui un desiderio maggiore per le cose spirituali prende il sopravvento e l’aspetto fisico viene meno, però notate la fine del versetto 5: “E poi tornate a stare insieme”, che sia solo per quel tempo di preghiera, temporaneo. Perché? Semplicemente per questo: “affinché Satana non vi tenti a motivo della vostra mancanza di autocontrollo”.
Ascoltate, sapete ci sono persone che usano l’aspetto sessuale del matrimonio — intendo dire, molti lo fanno — per manipolare ed ottenere ciò che vogliono. Beh, sapete, se il marito non fa tutto quello che la moglie vuole, allora... è finita, dorme sul divano. Oppure se la moglie non fa tutto quello che il marito vuole, lui se ne frega completamente. Non si cura nemmeno dei suoi bisogni. Ed il marito sa esattamente cosa deve fare per ottenere la risposta giusta, quindi lo fa, un po’ come un cagnolino che deve fare quello che deve fare per ottenere quello che vuole ottenere.
Ascoltatemi, quando vi rifiutate di darvi al vostro coniuge, per qualsiasi ragione, lo mettete in una posizione nella quale Satana lo potrebbe tentare a motivo della sua mancanza di autocontrollo. La prima cosa che succede non è solo l’amarezza, l’angoscia e l’ansia che si crea tra i due, ma poi anche il pensiero malvagio che entra nella mente, e poi l’intrattenimento di quello stesso pensiero che molto spesso può portare all’adulterio; ed ogni volta che rifiutate di dare al vostro coniuge ciò che gli spetta di diritto, diventate strumenti di Satana. Ora, uomini, dite di amare vostra moglie? Donne, dite di amare vostro marito? Allora non metteteli mai in una situazione nella quale sono aperti alla tentazione di Satana semplicemente perché siete egoisti, non è giusto.
Ora, queste sono cose pratiche. Arrivano esattamente dove viviamo, proprio dove ci troviamo noi, ma è così che funziona la Parola di Dio. Se io dico di amare mia moglie, se voi dite di amare vostro marito, se è veramente così, allora non mettereste mai volontariamente, consapevolmente quella persona in una condizione in cui Satana può tentarli verso la carnalità. A volte quando abbiamo a che fare con membri di chiesa ci chiediamo il perché hanno così tante difficoltà a camminare secondo lo Spirito, e forse il motivo è che sono così frustrati fisicamente che sono costantemente bombardati da pensieri di quel tipo, e non è giusto. Non solo li state derubando, ma li state anche mettendo in una posizione di tentazione, e state diventando strumenti di Satana, il celibato è buono, è una buona cosa essere single, ma è anche una tentazione, ed il terzo punto è che non appartiene a coloro che sono sposati.
Quarto, e questo riassume tutto: il celibato è un dono. È un dono, decisamente. Alcuni cel’hanno ed altri no, e quelli che non cel’hanno lo trovano molto frustrante. Notate il versetto 6: “Ma questo lo dico per concessione, non per comandamento”, e potremmo chiedere: “Cosa significa?” Beh, probabilmente la parola “concessione” non è una buona traduzione, perchè la parola in greco, nella sua forma verbale, significa “pensare allo stesso modo di qualcuno”, pensare come qualcun altro.
Negli scritti extrabiblici, per esempio in 2 Maccabei 14:31, la stessa parola è tradotta come “consapevolezza”, significa consapevolezza. Paolo sta dicendo: “Sto dicendo quello che sto dicendo perché sono consapevole dei vostri bisogni umani, non come un comandamento”, in altre parole: “Quando ho detto che ognuno si sposi, non intendo dire che vi sto comandando di sposarvi, sto semplicemente esponendo la cosa come se fosse la norma perché sono consapevole dei vostri bisogni umani, sta dicendo: “Ascoltate gente, non voglio che siate tutti celibi. Il celibato è una buona cosa, ma sposatevi, ed una volta sposati, consumate il matrimonio. E non vi sto comandando di sposarvi, ma visto che son consapevole dei vostri bisogni, vi sto suggerendo il fatto che è la cosa migliore”.
E l’unico motivo per cui non dovreste sposarvi e vivere il matrimonio è il versetto 7, “Vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, uno in un modo, uno in un altro”... “Beh, diciamolo chiaramente — sta dicendo — vorrei che foste tutti come me e che non avreste bisogno di sposarvi, ma so anche che questo è un dono. Io ce l’ho. Voi potreste non averlo”. E questo è un pensiero bellissimo, amici miei, seppur il matrimonio non è un comandamento, è sottolineato come la norma a causa del problema di rimanere puri, e nel matrimonio, il fisico dovrebbe essere continuamente trattato e vissuto per mantenere quella stessa purezza perchè è meglio essere sposati, “Ma ci sono alcuni — dice — come me, e sarebbe bello se ce ne fossero di più, ma ci sono alcuni che non devono sposarsi perché hanno un dono speciale da Dio”.
E quindi la prossima volta che vedete una persona single, non presumete subito che ci sia qualcosa di storto con loro. Non presumete immediatamente, “poveretto, che deve avere l’alito cattivo” o che abbia certi tratti di personalità socialmente inaccettabili, non pensate quello immediatamente, perchè potreste supporre, prima di tutto, che forse ha un charisma da parte di Dio, che sono esseri umani preparato e disegnati unicamente da parte di Dio, dotato dello Spirito Santo e dotati dallo Spirito Santo per rimanere single.
Ora io ho un dono, beh, ne ho diversi, così come voi... Ebbene, qui c’è un altro dono spirituale che forse può essere aggiunto alla lista in un senso un po’ diverso, ma è il dono dell’essere single. Paolo dice: “Certo, è la norma sposarsi, però vorrei che foste tutti come me”, e voi potreste dire: “Ma Paolo, perché dovremmo voler essere come te? Mamma, non ce la farei a rimanere single”, beh ma quello è perchè non hai il dono. “Qual è il dono, Paolo?” È il dono di essere single senza però esser consumati dalla lussuria”, capite il punto? Il dono non è semplicemente quello d’essere single, perchè quello non è un dono per certe persone, è una tortura. Il dono è essere single ed amare la cosa. Il dono è quello d’essere single e non essere tentati. Il dono è essere single senza esserne preoccupati, quello è il dono. E Paolo dice: “Ehi, non sono sposato e non ho bisogno del matrimonio”, e forse lo era una volta nella sua vita, ma non lo era più, e Dio, da quando è stato salvato, gli ha dato il dono del celibato, il dono di essere single e di non aver mai bisogno della donna. E voi potreste dire: “Non riesco proprio ad immaginare la cosa”, no? Beh, perchè non avete quel dono, nemmeno io riesco ad immaginarlo.
Sapete, ho spesso pensato spesso tra me e me — amo mia moglie totalmente e completamente, ed amo i miei figli, e non vorrei in nessun modo che fosse diverso — ma sapete, posso anche capire quello che dice Paolo quando afferma: “Vorrei che foste single”, perchè ci sono certe cose nel ministero che un uomo single può fare che un uomo sposato non può. Guardate al versetto 32 del capitolo 7: “Vorrei che foste senza preoccupazioni”, voglio dire, non sarebbe bello non avere alcuna preoccupazione? “Colui che non è sposato si preoccupa delle cose del Signore”, però il versetto 33: “Colui che è sposato si preoccupa delle cose del mondo”, quali? “Come piacere alla moglie”, beh, è chiaro, no?
Sapete, se siete sposati, diciamolo, ci sono certe cose di cui dovete occuparvi. Dovete prepararvi, dovete prendervi cura, dovete dare del tempo ai vostri figli ed a vostra moglie e se invece foste single, a volte penso, non sarebbe incredibile? Potrei semplicemente muovermi ed esser libero... Dio ha dato ad alcune persone questo dono meraviglioso, meraviglioso. Non dimenticherò mai l’incontro che ho avuto con i missionari. Penso sempre a Rachel Saint, in questo stesso contesto, che scappava giù nella giungla da una tribù d’indigeni all’altra, totalmente sola, senza alcun bisogno del matrimonio: il dono del celibato, e la sua vita era completamente realizzata nel donarsi a quelle persone, e ci sono persone così in tutto il mondo. Che dono unico e benedetto, un dono che proviene da Dio, però non tutti cel’hanno, e quindi Paolo dice ai Corinzi: “Ascoltate, va bene che alcuni siano da soli, se Dio vi ha dato questo dono che potete rimanere single senza esser ossessionati dal sesso, ma nella norma: sposatevi e rimanete sposati”.
Gesù ha detto la stessa cosa. Gesù ha parlato del fatto che essere single era una cosa buona. Non lo disprezzò mica, in Matteo 19, ascoltate qui, disse: “Ci sono alcuni eunuchi che sono nati così dal grembo della loro madre, e ci sono alcuni che sono stati fatti tali dagli uomini, e ci sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli – cioè persone che hanno deciso di non sposarsi per poter servire il Signore – quindi colui che è in grado di vivere così, che viva così”, voglio dire, se ne siete capaci, dissero sia Gesù che Paolo fatelo... E così lo identificano ulteriormente come un dono da parte dello Spirito Santo. Sapete, essere single significa poter fare certe cose che altrimenti non potreste fare, e Dio vuole che ci siano tali persone e ringraziato sia Dio se siete single e non avete alcun desiderio del matrimonio, quello è un dono di Dio. Usatelo, se siete sposati, avete il “sughetto” della vita, vivetela bene! Godetevelo. Uno ha una cosa, uno ha l’altra.
E quindi disse alla chiesa di Corinto: “Ascoltate, ognuno ha il proprio dono. La maggior parte di voi siate sposati, rimanete sposati e vivete la parte fisica del matrimonio. Non astenetevi l’uno dall’altro se non per un breve periodo di tempo per darvi alla preghiera. Voi che siete single, se siete single e senza desiderio di realizzazione nel matrimonio, single e totalmente dedicati al Signore e felici in quello stato, allora rendete grazie a Dio per il bellissimo dono che vi ha dato”, e così stabilisce il principio: il celibato è buono, ed il matrimonio è buono. Dipende tutto da ciò che Dio ha ideato per voi, e la prossima settimana vedremo com’è che mette in pratica la cosa a partire dal versetto 8. Preghiamo.
Padre, ti ringraziamo per averci dato un aiuto così pratico. Ti ringraziamo per aver preso un argomento così delicato, che forse alcuni non vorrebbero affrontare o di cui non vorrebbero parlare, e averlo messo direttamente nella Tua Parola, dove tutti dobbiamo affrontarlo. Ti ringrazio, Padre, per aver benedetto la nostra chiesa con mamme e papà, con coppie sposate che sono così utili a Te e stabiliscono dei modelli per tutta la nostra famiglia di chiesa, per i nostri giovani, per i loro stessi figli, che crescono figli nelle cose che Tu hai progettato, che allevano nuova discendenza spirituale. Ti lodo per loro, e poi Ti ringrazio, Dio, per le persone single, persone a cui Tu hai dato il dono del celibato, il dono di essere single e non essere ossessionati dal fatto di non essere sposati, ma amare la loro capacità di essere liberi e servirTi.
Benedicili, Padre. Appagali. Dai loro quella famiglia che hai promesso di dare a chi è solo. Padre, Ti prego anche per quelli che sono ancora single ma non hanno il dono del celibato, che stanno cercando quella persona che possa completare la loro vita. Dio, aiutali ad avere saggezza. Aiutali a scegliere con la mente dello Spirito, e a completare la loro vita con quel partner perfetto che Tu hai progettato per loro, affinché possiamo essere appagati in quella relazione così vitale per l’utilità che possiamo avere nel Tuo regno. Nel nome di Gesù, amen.
FINE
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