Ora, questa mattina, tornate ancora una volta a 1 Corinzi capitolo 7, e siamo, per i nostri ospiti, felici di dire che ci state raggiungendo nel mezzo di uno studio molto emozionante e interessante. Stiamo attraversando il libro di 1 Corinzi, e questo è un libro molto pratico che tratta dei problemi tra cristiani, problemi nella chiesa di Cristo. Il capitolo 7 tratta dei problemi che circondano la questione del matrimonio. Questa mattina, mentre arriviamo ai versetti 25 fino al 40, arriviamo a una sezione molto interessante che ho intitolato: “Ragioni per Rimanere Celibi”, ora, questo è un titolo insolito, ed è un argomento molto insolito, una sezione molto insolita della Scrittura. Se siete venuti questa mattina come visitatori aspettandovi di ascoltare un grande trattato teologico, o forse siete venuti aspettandovi in qualche modo di sentire parlare di come diventare cristiani, beh, saremo felici di parlarvene personalmente in seguito, ma questa mattina ci avvicineremo al testo che abbiamo davanti, e davvero, è un testo molto, molto insolito, che tratta delle ragioni per rimanere celibi.
Ora, noi, a Grace Community Church, non siamo convinti che il matrimonio sia una cosa negativa. Io sono sposato e quasi tutte le persone in questa chiesa sono o sposate o ansiose di esserlo. Non siamo contrari al matrimonio, ma la Bibbia è molto equilibrata nell’area del matrimonio, e riconosce che per alcune persone, la condizione di celibato è meglio del matrimonio perché Dio le ha dotate del dono di essere single, e la chiesa deve mantenere un equilibrio nel comprendere questo fatto qui. Anche se Pietro chiama il matrimonio la grazia della vita, ed anche se Paolo esalta il matrimonio come immagine della relazione di Cristo con la chiesa, e Paolo afferma persino che il matrimonio è la norma, anche se il nostro Signore Gesù Cristo ha riconosciuto la forza del vincolo matrimoniale in Matteo 19, è comunque vero che per alcune persone il celibato è la scelta migliore. La norma del matrimonio che è presentata in tutta la Scrittura non è fatta per farci pensare che chiunque sia single sia anormale, non è così. Un insegnante biblico ha detto che se sei single, sei incompleto, è forse vero? Non penso che sia vero. Non penso che sia vero che le persone single siano perdenti, che siano fuori posto, che siano incomplete, anormali, eppure penso che la nostra società – almeno la nostra società cristiana – tenda a pensarlo.
Non appena le nostre figlie arrivano all’età di 19 o 20 anni, cominciamo ad entrare nel panico se non hanno un fidanzato. Non appena i nostri figli arrivano intorno ai 20 o 25 anni, andiamo veramente in panico, e se superano i 25 anni senza aver trovato una ragazza, cominciamo a chiederci se hanno qualche problema segreto che nemmeno i genitori conoscono. O forse c’è qualche stranezza di personalità che si manifesta solo quando sono con le ragazze, e questo è ciò che distrugge la possibilità di qualunque tipo di relazione. E tendiamo a spingere i nostri figli verso il matrimonio, e la prima considerazione che abbiamo verso i nostri figli è: “Dobbiamo trovarti la persona giusta da sposare”, e forziamo la questione, e molto frequentemente i matrimoni si rivelano disastrosi perché sono il risultato di pressioni e spinte da parte dei genitori piuttosto che del disegno della Volontà di Dio. E quello che vedremo questa mattina e probabilmente la prossima settimana, perché dubito che riusciremo a coprire tutto, è che se un padre fosse davvero saggio – e includeremo anche la madre – invece di iniziare a cercare un partner per suo figlio, dovrebbe prima di tutto considerare che la cosa migliore per quel figlio potrebbe essere che resti celibe, che quello sia il punto di partenza e che il matrimonio sia la seconda opzione. Ora, forse questo è un po’ diverso da quello che pensavate, ma tutto questo capitolo lo sostiene.
Ora, la Bibbia insegna sul rimanere celibi. Infatti, in 1 Corinzi capitolo 7, abbiamo già visto tre principi di base sul celibato. Numero uno, essere single è buono. Il versetto 1 del capitolo 7 dice che è “bene per un uomo non toccare una donna”, ed abbiamo visto che la frase “toccare una donna” significa avere una relazione sessuale, è bene per un uomo essere celibe. È bene per una persona non sposarsi.
Dunque, per cominciare, essere single è buono. In secondo luogo, essere single è un dono. Dio dona a certe persone il carisma del celibato, versetto 7: “Ciascuno ha da Dio il proprio dono particolare, uno in un modo, uno in un altro. Dico dunque ai non sposati e alle vedove che è bene per loro se rimangono come me”, è bene, se si ha il dono, rimaner celibi. In terzo luogo, abbiamo imparato che il tuo stato civile non ha nessuna relazione con la salvezza. Quando diventi cristiano, non è necessario che ti sposi subito. Né è necessario che tu diventi subito single e lasci tua moglie o tuo marito per poter avere una maggiore devozione verso Dio, e questo è esattamente il conflitto presente a Corinto. Gli ebrei dicevano che bisogna sposarsi, i gentili dicevano che bisogna essere celibi o ascetici, e l’apostolo Paolo dice no, versetto 20: “Ciascuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato”, qualunque fosse la situazione in cui eravate – dice il versetto 24 – quando siete stati salvati, restateci. Se siete single, va bene così; se siete sposati, va bene così. Bene, abbiamo imparato che il celibato è buono. Il celibato è un dono, e se non hai il dono, non cercare di restare celibe – finirai solo per frustrarti. In terzo luogo, il celibato non è necessariamente collegato alla salvezza. Non devi sposarti subito dopo essere stato salvato, e non devi nemmeno disfare il tuo matrimonio appena sei salvato. Puoi essere ugualmente consacrato sia che tu sia single o sposato.
Ora, nei versetti dal 25 al 40, Paolo approfondisce questa presentazione di base. I Corinzi stavano facendo domande – secondo il versetto 1 del capitolo 7 – riguardo le cose sulle quali gli avevano scritto, e Paolo sta rispondendo a domande dirette che gli avevano posto, e la domanda alla quale sta rispondendo qui è: Dovrebbero sposarsi? È meglio essere single per servire Dio con un cuore devoto e una mente indivisa, o è necessario sposarsi, come dicevano i tradizionalisti ebrei, per adempiere la Volontà di Dio? Gli ebrei dicevano che bisognava essere sposati altrimenti si viola il comandamento di Dio di riempire la terra, ed i gentili, provenienti da un ascetismo filosofico, dicevano che è meglio essere celibi così ci si può dedicare completamente a Dio, Paolo sta dicendo che entrambe le cose sono buone. Alcuni hanno il dono del celibato, e se così è, benissimo; altri non hanno il dono del celibato, ed è meglio per loro sposarsi, e anche questo va bene. Notate: Essere single ed essere sposati non ha alcuna relazione con la spiritualità. Le persone single non sono più spirituali, né lo sono quelle sposate, però ora, per cercare di spingere quelle persone che hanno il dono del celibato a usare quel dono e a non sposarsi, egli aggiunge i versetti dal 25 al 40, e questo è un incoraggiamento per le persone single a vedere se Dio ha dato loro un dono che devono mantenere e rimanere celibi.
Ora, notate il versetto 25 ed inizieremo da lì. Ora, quanto alle vergini, non ho comandamento del Signore, ma dò un parere come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore per essere fedele. Ora, quanto alle parthenoi – la parola “vergini” – a chi si riferisce? Beh, sono state offerte tutte le opinioni possibili da gruppi strani e bizzarri, ma non c’è davvero alcuna difficoltà nell’interpretare la parola. La parola semplicemente significa vergine. Parthenoi significa semplicemente vergine, qualcuno che non è sposato. Ora, visto che è usata con l’articolo femminile, si riferisce a ragazze non sposate. Ragazze vergini è l’oggetto dell’affermazione “quanto alle vergini”, è esattamente a loro che sta pensando. Potrei aggiungere che una volta, in Apocalisse 14:4, la parola è usata in riferimento a uomini celibi, ma qui, con l’articolo femminile, ha in mente ragazze single.
“Riguardo alle ragazze single”, dice, cioè, donne non sposate, figlie vergini non sposate, “non ho alcun comandamento del Signore”. Ora, quando il Signore risolveva una questione con un’affermazione diretta, Paolo lo diceva chiaramente. Per esempio, al versetto 10, dice: “Il Signore ha detto: ‘che la moglie non si separi dal marito’”, e sta citando Gesù, qui ora dice: “Riguardo alle ragazze non sposate – riguardo alle figlie nubili – non ho comandamento di Gesù”. Gesù non ha detto nulla, e con questo intende dire: “Non posso citare alcuna parola registrata di Cristo”, Gesù non ha detto nulla su quello, e quando il Signore dichiarava un comandamento, lo diceva. Quando il Signore non dava alcun comandamento, anche Paolo lo diceva. Al versetto 12 disse: “Agli altri dico io, non il Signore”. In altre parole: “Qui c’è qualcosa che ora dirò io”. Non è meno autorevole; è solo che il Signore non ha detto nulla a riguardo, quindi non può citare Cristo. Dunque, dice: “Ora, il Signore non ha detto nulla su questo, però io vi do il mio parere” – notatelo nel versetto 25 – “e non solo come un uomo qualsiasi, ma come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore per essere degno di fiducia” – o per essere credibile, “Vi sto offrendo il mio parere”, ora, significa forse che si tratta solamente dell’opinione di Paolo? Non proprio, per niente di fatto. Vedete, ci sono questioni delle quali il Signore ha parlato, e questioni delle quali il Signore non ha parlato. Ora, notate qui: su quelle delle quali il Signore non ha parlato, spesso ne hanno parlato gli apostoli.
Ora, a volte quando gli apostoli parlavano, davano dettami assoluti autorevoli, però a volte offrivano solo linee guida perché non potevano esserci degli assoluti. Ora, in questa sezione, sta dicendo: “Ascoltate, vi sto dando linee guida, vi sto semplicemente offrendo un buon consiglio”, e tra l’altro, non è meramente il consiglio di Paolo, è il consiglio dello Spirito Santo tramite di lui, ma non può esserci un assoluto. Non può dire: “Tutti voi dovete rimanere single” o “Tutti voi dovete sposarvi”, perché per alcuni c’era il matrimonio e per altri il celibato. E così dice: “Lasciate che vi dia alcuni consigli sui principi generali da applicare in ogni caso. Vi sto dando il mio giudizio personale, vi sto offrendo delle linee guida generali, e non sono indipendenti dallo Spirito Santo”, al versetto 40 dice: “Ed io penso” – non “credo” nel senso che usiamo noi in italiano, ma “io ritengo di avere anch’io lo Spirito di Dio”, ed era sarcastico perché quelle persone che li stavano confondendo stavano dicendo: “Bene, noi abbiamo la mente dello Spirito”, e Paolo sta semplicemente dicendo: “Ritengo di avere anch’io la mente dello Spirito”.
Dunque lo Spirito di Dio era alle spalle di tutto e quindi questo era il consiglio di Paolo, i principi generali per governare l’atteggiamento dei credenti verso il celibato, “Ora, riguardo alle figlie vergini, non posso dare una citazione diretta del Signore, ma vi darò la mia opinione, o il mio giudizio, la mia valutazione, non come un uomo qualsiasi, ma come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore per essere fedele”, non era solamente il consiglio di un uomo saggio, ma di uno che aveva ottenuto misericordia dal Signore. Che cosa significa? Era da parte di uno che era degno di fiducia. Uno che, per misericordia speciale di Dio, aveva ricevuto una comprensione particolarmente unica della verità, “Vi parlo come uno che è pistos” – questa è la parola qui tradotta “fedele”. Significa credibile, degno di fiducia, e quello è un uso frequente nel Nuovo Testamento, “degno di fiducia”, potete fidarvi di me, perchè Dio, per misericordia, mi ha dato intuizioni straordinarie nella verità delle quali potete fidarvi. Paolo si sentiva debitore alla misericordia di Cristo per quelle verità che aveva, e Cristo, per la Sua grazia, l’aveva reso un predicatore credibile, l’aveva reso un apostolo autorevole. E così sta dicendo: “Voi Corinzi potete accettare la saggezza qui esposta, potete accettare questi principi e potete prenderli con fiducia perché Cristo mi ha concesso misericordia straordinaria. È stato insolitamente misericordioso con me in quelle grazie interiori che mi permettono di dire la verità”.
Ora, lasciate che riassuma quello che intende dire nel versetto 25. “Per quanto riguarda le figlie nubili, non ho un comandamento assoluto per ogni caso - ogni caso è diverso – ma per la grazia di Dio, Egli mi ha posto nella posizione di darvi un buon consiglio, e quel consiglio è credibile, e potete prenderlo e metterlo in pratica ad ogni situazione”. Ora guardiamo al versetto 26, “Ritengo dunque che questo sia buono”. Fermatevi lì, e poi andate alla fine del versetto: “Dico che è buono per l’uomo rimanere così com’è”, “Ritengo dunque che questo sia buono”, ora, per favore, la parola “ritengo” è di nuovo fuorviante... perchè la parola “ritengo” non vuole comunicare il fatto che Paolo stia dicendo qualcosa del tipo: “Beh, vediamo... suppongo” – no, nomidzo, dal greco, significa “ritengo” o “considero”. Non è un’ipotesi, ma una convinzione. “Ritengo con convinzione che questo sia buono”, cos’è buono? Che è bene per l’uomo rimanere così. Così come? Vergine, non sposato, e qui aggiunge il concetto di uomo alla forma femminile del versetto 25, “È bene non essere sposati. È bene essere single”, sta dicendo, “È bene essere una vergine non sposata”.
E abbiamo già visto questa idea in 7:1 e in 7:8, due volte dice che è bene rimaner single. Essere single non è sbagliato, se si ha il dono, ed è per questo che è ridicolo che la chiesa giudichi male le persone single, e penso specialmente ai nostri giorni, quando c’è una vera e propria esplosione di informazioni sulla famiglia. La famiglia va bene, e dobbiamo concentrarci sulla famiglia, e c’è un giusto accento lì presente, ovviamente, è un’enfasi molto, molto importante che dev’esser proposta, però allo stesso tempo, deve anche esserci equilibrio e considerazione per ciò che significa essere single ed avere ancora identità e accettazione su una base uguale nella vita spirituale rispetto a chiunque sia sposato – e non essere considerati in modo particolare come anormali. Se hai il dono, è una cosa buona – non cercare il matrimonio, è una cosa buona restare single.
Ora, questo è il consiglio di Paolo che proviene dallo Spirito Santo. E poi Paolo sostiene quest’idea con cinque ragioni per rimanere celibi, e stamattina continueremo fin dove possiamo e vedremo dov’è che arriveremo. Ragione numero uno per restare single – ed alcuni di voi che sono sposati potrebbero identificarsi con queste e guardare indietro e dire: “Sapevo che dovevo restare single”. Altri tra voi che sono molto preoccupati per la pressione sociale di sposarsi potrebbero rendersi conto che quella pressione sociale non è altro che quello, pressione sociale, e non è la Volontà di Dio, e così, magari rivaluterete quella ricerca nella vostra vita, però qualunque siano i propositi che Dio abbia in mente, pregheremo che Egli li imprimerà anche sulla vostra vita.
Va bene, la prima ragione per restare single è la pressione del sistema. La pressione del sistema. Notate il versetto 26: “Ritengo dunque che questo sia buono”, cos’è buono? Che è buono per l’uomo restare così. Restare come? Non sposato. Perché? “A causa della distretta presente”. Lo vedete lì? Nel mezzo del versetto 26? “A causa della distretta presente”, a motivo della “necessità immediata”, sarebbe una traduzione più letterale, “A motivo della necessità immediata”, a causa della presente distretta.
Ora, la parola anankē qui ha un significato secondario, che penso sia molto utile per spiegare il passo, ed è che significa violenza. E l’apostolo Paolo sta dicendo – tra l’altro, è usata per parlare di violenza ed è tradotta meglio così in Luca 21:23, lì parlando della violenza della Grande Tribolazione, si riferisce alla violenza in 1 Tessalonicesi 3:7, 2 Corinzi 6:4 e 2 Corinzi 12:10. La stessa parola si riferisce alla violenza ed è meglio tradotta come violenza, ed anche qui io penso sia tradotta meglio così. È meglio essere single a causa della violenza immediata... E cosa intendi dire però? Ebbene, Kittel dice che questo denota “le tensioni che esistono tra la nuova creazione in Cristo e il vecchio cosmo”, tracciando l’uso di questa parola nel Nuovo Testamento, Kittel arriva all’idea che quando una persona diventa cristiana, entra immediatamente in un conflitto violento con il sistema.
Ora, Paolo sta parlando della violenza, dell’angoscia, del dolore e della sofferenza che possono colpire chiunque confessi Cristo... è difficile essere cristiani, sta dicendo, ed è particolarmente difficile essere sposati come cristiani, a causa dell’angoscia e della violenza del sistema. Ora, Paolo aveva avuto molte esperienze che ci avrebbero aiutato a capire questo concetto qui. Paolo andava in una certa città e veniva picchiato; poi andava in un’altra città e veniva lapidato; andava nell’altra città e lo frustavano; andava dall’altra parte e lo mettevano in prigione... e così via, per tutta la sua vita ebbe dolore e sofferenza, dolore e sofferenza. Ora, potete immaginare l’intensità con cui quel problema si sarebbe ingigantito se l’apostolo Paolo avesse avuto una cara moglie a casa ed un gruppo di piccoli apostoli che correvano per casa?
Beh, sarebbe stato molto più complicato no? E tutto ciò che Paolo sopportava, l’avrebbe avuto anche nella mente con il pensiero: “Ma se succede qualcosa a me, allora chi si prenderà cura di mia moglie? E chi si prenderà cura dei miei figli? E come potrò mai continuare a fare questo mentre mia moglie si trova lì a casa nella paura e sempre sull’orlo costante della disperazione, ed i miei figli si trovano sempre nel timore che il loro padre potrebbe non tornar più a casa? Dovrei essere a casa, prendendomi cura di loro, nutrendoli, educandoli... e quello sarebbe il mio obbligo primario”.
E vedete, nella violenza del mondo in cui viveva Paolo, il matrimonio era un impedimento terribile per cristiani, per lo meno, nel contesto del suo ministero. Ed i cristiani di Corinto potevano ben ricordare quello che i Giudei di Corinto avevano cercato di fargli, proprio quando si presentò nella loro città. Ora, Paolo sta dicendo che a causa della – notate questo – violenza presente o immediata. Paolo stava anticipando qualcosa, stava anticipando che stava arrivando una violenza unica quando sarebbe scoppiata la persecuzione pagana, e Paolo poteva vederla all’orizzonte e sapeva che una ragazza sposata, o un uomo sposato con figli avrebbe potuto soffrire perdite strazianti che possono colpire solo coloro che hanno famiglia quando la persecuzione sarebbe esplosa. E lo sapeva, dalla propria vita, e come ho detto, che era cosa buona che nessuna moglie e nessun figlio dovessero piangere e vivere con cuori spezzati e timorosi ogni volta che lui andava da qualche parte.
Tempi difficili stavano arrivando per la chiesa e Paolo ne era consapevole. [Il cambiamento dell’atteggiamento pagano verso i cristiani era nell’aria e voi potreste chiedere: “Beh, ma come faceva a saperlo?” Beh, innanzitutto, Gesù l’aveva predetto. In Giovanni capitolo 15, Gesù disse proprio questo quando promise ai discepoli che avrebbero sofferto persecuzione, “Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo, ma poiché non siete del mondo, e io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia”.
“Ora il mondo vi odia” – piuttosto chiara come cosa, poi più avanti, al capitolo 16 versetto 1, dice: “Non meravigliatevi quando sarete scandalizzati. Vi cacceranno dalle sinagoghe. Anzi, viene il tempo che chiunque vi ucciderà crederà di rendere un servizio a Dio”, Gesù predisse che sarebbe accaduto. Paolo poteva vederlo all’orizzonte. Per esempio, lasciate che vi dia un po’ di storia qui: la prima persecuzione scoppiò sotto Nerone. Gli storici ci dicono che le barbarie inflitte ai cristiani durante quella prima persecuzione furono tali da suscitare la compassione perfino dei Romani stessi. Nerone raffinò crudeltà su crudeltà e proseguì con ogni genere e stile di persecuzione.
Fece cucire alcuni cristiani dentro le pelli di animali selvaggi e poi li gettò ai cani per essere sbranati, altri, li vestì con abiti irrigiditi dalla cera, e poi li fissò agli alberi e li accese come candele per illuminare i suoi giardini, e tutto questo accadde durante i primi secoli dell’Impero Romano. Erasto, secondo il “Libro dei Martiri di Foxe”, fu uno di quelli martirizzati nella prima persecuzione, ed Erasto era il tesoriere della città di Corinto, e questo ci dice che la persecuzione di Nerone si estese fino a Corinto e tolse la vita ad uno degli uomini menzionati nella Bibbia, uno dei cristiani di Corinto.
Ora, Paolo sapeva che questo stava per arrivare, poteva vederlo, ed in vista di tutto ciò, disse: “Il mio consiglio è che se avete il dono, rimanete celibi”, e, amici miei, tenetelo bene a mente che questo consiglio è solo per coloro che hanno il dono, perché costringere qualcuno a rimanere celibe anche se non ha il dono significa costringerlo ad ardere di desiderio per tutta la vita, e quello non porta a nulla di buono, ma se avete il dono, sta dicendo – questa è la supposizione di base dell’argomento stesso – non sposatevi! E questo per la pressione che stava per incombere su di loro... la pressione del sistema. Versetto 27? “Sei legato ad una moglie? Non cercare di scioglierti. Sei sciolto da una moglie? Non cercare di legarti”. In altre parole, “Non sto dicendo di separarvi. Non voglio che ci siano fraintendimenti – non divorziarvi!”, infatti, al versetto 10, dice: “Che la moglie non si separi dal marito”, qualunque fosse l’angoscia, i coniugati dovevano sopportarla, però se avete scelta, ed avete il dono, non cercate il matrimonio, rimanete lì dove siete, versetto 27.
Ora, la domanda che viene in mente qui è: Com’è che si traduce tutto questo nel 1976? Tenete a mente che Paolo sta parlando di coloro che hanno il dono. Abbiamo oggi persone che hanno il dono del celibato. Cosa significa per loro conoscere la distretta presente? La pressione del sistema? Stiamo affrontando nel nostro mondo un tempo di angoscia? Stiamo affrontando nel nostro mondo un tempo di violenza come allora? Stiamo affrontando un tempo di persecuzione? Alcuni dicono di sì. Secondo il nostro Signore Gesù in Matteo 24 e 25, nel suo insegnamento sul Monte degli Ulivi riguardo alla fine dei tempi, Egli disse che la fine dell’età sarebbe stata caratterizzata da guerra, guerra fredda e calda, sarebbe stata caratterizzata da carestia, malattie, terremoti e persecuzione. E certamente il peggio di tutto ciò si realizzerà nel periodo conosciuto come la Grande Tribolazione, dopo che la chiesa sarà rimossa dal mondo. Ma sembra evidente che alcune di queste cose stanno diventando sempre più velocemente una realtà prima del rapimento della chiesa: sovrappopolazione, inquinamento, crimine, immoralità, falsi profeti, peccati terribili – ed ogni sorta di cose son già lì, all’orizzonte e son inevitabili nella nostra vita, e se Paolo aveva ragione quando scrisse a Timoteo che uomini empi sarebbero andati di male in peggio, allora il tutto può solo peggiorare, ed aveva ragione. Nella migliore delle ipotesi, è un mondo insicuro ed esplosivo.
C’è un libro interessante intitolato “L’anno 2000”, scritto da Herman Kahn e Anthony Wiener, ed in esso, prevedettero questo per l’annata del 2000, e leggendolo, sembra proprio che abbiano letto Matteo 24, eccetto che non sono cristiani; ma questo è ciò che hanno preveduto: invasioni e guerre, conflitti civili e rivoluzioni, carestie, malattie, persecuzioni dispotiche, ovvero per dittature – disastri nazionali, una depressione o stagnazione economica, eccetera... Queste sono le previsioni di coloro che osservano il mondo in modo analitico, ed è esattamente quello che dice Matteo 24.
È un mondo duro, ed essere sposati non fa altro che complicare le cose, a causa del problema di prendersi cura della propria moglie o del proprio marito e prendersi cura dei propri figli, e quindi Paolo dice che è un mondo di pressioni. Tutto il periodo della fine, dal momento in cui Gesù arrivò per la prima volta fino al Suo ritorno, tutto il corso del tempo è un sistema di pressione, schierato contro il cristiano e quindi dobbiamo aspettarci sofferenza durante il nostro soggiorno in questo mondo, l’odio del mondo stesso, e così Paolo dice: se avete il dono e non ardete di desiderio, fisicamente e sessualmente parlando, se lo Spirito di Dio vi ha dato il dono del celibato, allora accontentatevi e siate soddisfatti a causa della pressione del sistema che è già qui presente e che è destinata ad verrà in una forma ancora più spaventosa di violenza nel futuro. E penso che tutti noi saremmo d’accordo che per il cristiano, più ci avviciniamo alla fine, più alto è il prezzo da pagare per la nostra fede. Deve essere così. Se gli empi peggiorano sempre più e se l’apostasia corre incontrollata, e se il mistero dell’iniquità è già all’opera e si muove verso il male della tribolazione, allora Satana combatterà ancora più severamente e con più fervore verso la fine, la persecuzione aumenterà, e molti pagheranno un prezzo elevato, e quello che sta dicendo è semplice: “se siete single, rimaneteci, se avete il dono, ovviamente, perchè così facendo, avrete meno impedimenti”.
Una seconda cosa: rimanete celibi, numero uno, a causa della pressione del sistema schierato contro il cristianesimo. Numero due, a causa dei problemi della carne. Rimanete celibi a causa dei problemi della carne. Ora, il versetto 28 lo identifica per noi, “Ma anche se ti sposi, non pecchi, e, se la vergine si sposa, non pecca”. Vuole assicurarsi che comprendiamo che non è un peccato sposarsi, che non è quello che sta dicendo. Non vuole alcun fraintendimento. Non è contro il matrimonio. Il matrimonio non è una cosa malvagia, il matrimonio non è una cosa peccaminosa. Rimane comunque lo stato della maggioranza, rimane comunque il disegno di Dio, rimane comunque una cosa bella, e rimane comunque una cosa sana, “non fraintendetemi, se vi sposate, non peccate, e se una vergine si sposa, neanche lei pecca”, quindi scapoli e figlie nubili possono sposarsi senza peccare, “Tuttavia, tali persone avranno tribolazioni nella carne, ed io vorrei risparmiarvele”. “Tali persone avranno tribolazioni nella carne, e io vorrei risparmiarvele”.
Ora, questo è molto interessante. Notate l’affermazione: “Tali avranno tribolazioni nella carne”. “Tali” è al maschile nel genere, e questo raccoglie tutti, non solo le vergini ma anche gli scapoli; e “Tribolazioni” – e questa è una parola interessante, sapete una delle cose che accadono quando vi sposate? Tribolazioni. Le tribolazioni si presentano nel matrimonio; e voi potreste dire: “Oh, nel nostro matrimonio?” Sì, nel vostro – nel mio matrimonio! “Non ci posso credere!” Però è così! È vero! Le tribolazioni accadono! E voi potreste dire, ma: “Da dove vengono?” Le tribolazioni vengono da cosa? Dalla carne, e sapete cos’è che abbiamo scoperto nel nostro matrimonio? Che siamo entrambi peccatori.
Mia moglie è una peccatrice, ora, voglio entrare in dettagli, ma vi sto semplicemente dicendo la verità generale. Mia moglie è una peccatrice! E sapete cos’è ancora peggio di quello? Che anch’io sono un peccatore. E sapete cosa succede quando mettete insieme due peccatori? Guai. E poi quando avete un mucchio di piccoli peccatori che entrano in casa – ognuno dei nostri figli è depravato, l’avete notato anche voi nei vostri figli? Sapete, ieri stavamo parlando di Melinda, e Melinda è particolarmente depravata, ed ha solo due anni, ma sapete che la sua prima reazione a qualsiasi situazione difficile è quella di mentire? Mente automaticamente. Ed ora mi ritrovo nel processo di cercar d’insegnarle che quello non è l’approccio giusto, è automatico; ed ora abbiamo sei persone a casa nostra che sono tutte totalmente depravate. Ora, sapete cosa significa vero? Guai. Guai nella carne. Qualsiasi tipo di matrimonio porterà guai. Ora, “carne” – cosa significa “carne”? – sarx, e questa è la natura inferiore.
Ora, lasciate che vi dia una semplice definizione, ok? Questa è la nostra umanità, è la nostra umanità. Ed è l’umanità nel matrimonio che porta guai. Anche se lo Spirito Santo desidera un’unità perfetta, l’umanità crea problemi. Ha in mente i problemi che vengono dalla nostra umanità, i problemi sempre presenti della vita coniugale. Ora, che dire di quest’idea della tribolazione? È la parola thlipsis dal greco che significa letteralmente “pressione”. Deriva da una parola greca che significa “premere insieme” e veniva usata per schiacciare l’uva. Ora, sapete che il matrimonio è pressione, non è vero? È un premere insieme. E, in quel tipo di pressione, l’umanità tirerà fuori la testa.
Sapete che tipo di guai porta l’umanità? Lasciate che vi dica alcune delle cose che l’umanità porta. Rabbia. Avete mai provato rabbia nel vostro matrimonio? A casa vostra? Oh, si presenta di tanto in tanto. Egoismo? Non l’avete mai sperimentata? Che dire della stupidità? “Che cosa ti ha fatto fare una cosa del genere?” “Come può qualcuno andare in rosso sul conto di così tanto?” Semplice stupidità, e quella è l’umanità. E l’altro dice: “Caspita, ora come faccio a sapere cos’hai fatto con il resto? Non posso più fidarmi di te nemmeno per quello”, non è vero? Dimenticanza? “È il terzo anno che ti dimentichi del mio compleanno” ... quello può crear problemi. Disonestà? Non si dice mai la completa verità. Peccati segreti. Orgoglio. L’orgoglio ci fa costruire muri d’ego e da lì, nessuno può raggiungerci, poi la comunicazione s’interrompe, vero? Mancanza di considerazione... Eccesso.
Sapete la gente dice: “Beh, se solo potessi sposarmi, quello risolverebbe tutti i miei problemi”, oh, amico mio, se ti sposi, quello non farà altro che ingrandire tutti i problemi perchè qualcun altro dovrà conviverci. E quello è a causa della nostra umanità, ed è parte del problema di esser sposati, ed è per questo che le persone più miserabili del mondo non sono single, giusto? Le persone più miserabili del mondo sono sposate. E si trovano in un matrimonio che non funziona, Paul Sailhamer dice – e cito – “L’unica cosa peggiore dell’attendere è desiderare di non averlo fatto”... fondamentalmente l’infelicità arriva nel matrimonio ad un livello molto più elevato dell’esser single, perché si è costantemente addosso all’altra persona, e tutto ciò che è sbagliato in voi vi viene costantemente sbattuto in faccia, e dovete continuamente adattarvi. Tutti i matrimoni hanno difficoltà, sono semplicemente guai nella carne: difficoltà, sacrifici... perché entrambe le persone sono umane ed anche i figli che hanno lo sono e non fanno altro che aggiungere alla depravazione e tutto diventa più complesso. Se Dio vi ha dato il dono del celibato, rimanete così come siete, ed evitate i problemi dell’umanità che si presentano nel matrimonio. Non guardate al matrimonio come alla soluzione dei vostri problemi – perché non è altro che il loro ingrandimento.
Sapete, diciamo sempre che il matrimonio non cambia nulla, e che non fa altro che intensificare tutto ciò che siete e costringe qualcun altro a viverci con essi e se volete risolvere i vostri problemi, li risolverete al di fuori del matrimonio. Ho sentito persone dire: “Sapete, ho questo enorme problema sessuale e desideri che sono arrivati al punto del peccato. Se solo potessi sposarmi”. Sapete cosa succede quando si sposano? Niente cambia. Hanno ancora gli stessi desideri e passioni malvagie, anche se c’è appagamento sessuale nel matrimonio, se quella cosa è un problema di peccato che non è stato affrontato, ci sarà la stessa lussuria illecita nel matrimonio come c’era prima del matrimonio. Ed altre persone dicono: “Beh, ma mi sento così solo, se solo potessi – se potessi solo sposarmi e avere qualcuno”. E sapete una cosa? Ci sono tante persone nel mondo che potete conoscere e amare e non essere soli, e di solito una persona che si sente solissima, si costruisce dei muri attorno a sé e diventa ancora più sola anche se è sposata, e così facendo non fa altro che render solo anche qualcun altro. Il matrimonio non è la soluzione ai tuoi problemi. Il matrimonio è la soluzione ad una sola cosa per il cristiano, e solamente una, ovvero, il bisogno d’essere obbedienti alla Volontà di Dio, e se Dio vuole che tu ti sposi, allora sposati – con la persona giusta. Solo se è chiaramente la Volontà di Dio. Ma, se hai il dono del celibato, eviti i problemi particolari della carne che vengono con il matrimonio, così come la pressione del sistema.
Terza cosa. La terza ragione per rimanere celibi è il passare di questo mondo: La pressione del sistema, i problemi della carne, ed il passare del mondo, guardate il versetto 29, ora vi leggerò dal 29 al 31 perché è tutto collegato: “Ma questo dichiaro, fratelli: il tempo è breve”. Letteralmente, il tempo si è accorciato. Il tempo è corto, e “Rimane dunque che quelli che hanno moglie siano come se non l’avessero; e quelli che piangono, come se non piangessero; e quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero; e quelli che comprano, come se non possedessero; e quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero a pieno, perché lo schema” – lo stato di questo mondo – “sta passando”, ora, cosa sta dicendo qui? Sta dicendo: “Ehi, il matrimonio fa parte dello schema di questo mondo, ed esso – cosa? – passa”. Il matrimonio non ha relazione – ascoltate qui – il matrimonio non ha relazione con interessi eterni permanenti.
So che questo disturba molti giovani, perché si sposano – infatti una coppia mel ha chiesto recentemente, novelli sposi, e mi hanno chiesto: “Se il Signore dovesse tornare tra poco, saremmo comunque sposati in Cielo?” al che risposi: “No”. Il che era molto deludente. Non gli piacque molto quel pensiero. E naturalmente ci sono altri che sono sposati da tanto tempo e che stanno aspettando il rapimento proprio perché non saranno più sposati; ma, il matrimonio – non ci sono matrimoni in cielo, proprio per niente. So che i Mormoni hanno un sistema molto sofisticato e complesso sui matrimoni eterni ma non è altro che una montagna di sciocchezze. Non ci sono matrimoni in cielo.
Il matrimonio fa parte di questo schema che passa, che sta passando... è quello che sta dicendo. È come l’emozione umana, è come i beni umani, è come i piaceri umani; fa tutto parte di questo sistema ed un giorno andrà tutto via. Il tempo è accorciato – kairos – il tempo stabilito. Kairos si riferisce ad un tempo fissato, un tempo stabilito. Dio ha stabilito un tempo determinato, che si è accorciato, si sta arrotolando. Il tempo assegnato in questo mondo è breve. Giacomo dice che la nostra vita è come “un vapore”, vero? Appare per un breve momento e poi svanisce. Chi è in grado di dire qualcosa riguardo a domani? Chi sa cosa porterà il domani? Cos’è la tua vita? Breve. Una candela tremolante e fugace che scompare al primo soffio del vento divino di Dio.
Giacomo 1:10 dice: “Il ricco invece si glori della sua umiliazione, perché passerà come il fiore dell’erba. Il sole, infatti, si leva col suo calore ardente, dissecca l’erba, il fiore cade e la bellezza del suo aspetto perisce; così anche il ricco appassirà nelle sue imprese”, la vita è breve anche per i ricchi; ed in 1 Pietro 1:24: “Ogni carne è come l’erba, e ogni sua gloria come il fiore dell’erba. L’erba si secca, il fiore cade”. “Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui, perché il mondo passa”, 1 Giovanni 2:15-17.
Vedete, il matrimonio fa parte di un sistema che sta passando, e se avete il dono del celibato, allora quella è una parte del sistema che passa di cui non avete bisogno, ed è il disegno di Dio, amici miei, ed è questo quello che sta dicendo qui, che è il disegno di Dio che ci leghiamo in modo leggero alle cose terrene. Che anche quelli che sono sposati siano come se non lo fossero. In altre parole, non significa che dovete trattare male vostra moglie o non adempiere i vostri doveri – no, no – la Bibbia è chiara su quello – ma vuol dire che dobbiamo ricordare che è la realtà eterna quella che conta di più. Colossesi 3:2 aggiunge una parola che penso sia importante, amate le vostre mogli, mariti; ascoltate a cosa dice Colossesi 3:2: “Cercate le cose di lassù” – cosa? – “non le cose che sono sulla terra”, potete amare vostra moglie ed allo stesso tempo mantenere le vostre priorità e la giusta prospettiva.
E qui Paolo offre cinque esempi della libertà del cristiano rispetto a questo mondo che passa: il matrimonio, il pianto, la gioia, l’acquisto ed il piacere mondano. Fanno tutti parte del sistema che sta passando. Il matrimonio, per esempio, dice – al versetto 29 – “rimane che quelli che hanno moglie siano come se non l’avessero”, non attaccatevi completamente al matrimonio, fa solamente parte del mondo che passa. Luis Palau diceva che, sapete, una delle cose così difficili oggi nel mondo è che le persone sono diventate così super-attaccate al matrimonio che non si riesce a farle fare nulla per servire il Signore, e dice: “A volte, sul campo missionario, cerchiamo di mandare una coppia di missionari per magari una missione speciale di un mese e non vogliono andare perché dicono che non vogliono lasciare le loro mogli”, e dice: “Ci dev’essere un equilibrio..”. Deve esserci un certo tipo di equilibrio tra amare la propria moglie e prendersi cura della propria famiglia, da una parte – e su questo abbiamo veramente insistito – e dall’altra parte però, è anche importante riconoscere che il matrimonio va trattato con leggerezza come una cosa terrena. E che ciò che facciamo per i valori eterni è ciò che ha davvero importanza.
Ascoltate, il matrimonio cederà il passo alla vita familiare celeste con Dio Padre, Cristo come sposo e tutti i credenti come sposa, giusto? E potremmo chiedere: “E cosa intende per pianto?” “E quelli che piangono come se non piangessero, e quelli che si rallegrano come se non si rallegrassero”, quello che sta dicendo è: non legatevi troppo alle emozioni umane. Non alzatevi ed abbattetevi a seconda di ciò che sta succedendo nel vostro mondo. Non siate sopraffatti da ciò che succede; sapete, ci sono alcune persone, per esempio, che quando qualcuno nella loro famiglia muore, crollano. Si sgretolano. Non valgono più niente. Il che è ridicolo per il cristiano, perché? Perché è solamente una realtà temporanea e passeremo comunque l’eternità intera con loro. Quanto è ridicolo che così spesso, quando una moglie perde suo marito, chiude la tenda e scompare nella notte, e finisce pure lei. Oppure quando uno perde sua moglie e finisce tutto senza mai rimettersi in sesto, perché? Perché non ha trattato il matrimonio con leggerezza, e non riesce a controllare il pianto che ne deriva. Non lasciatevi travolgere dalle emozioni umane. Ascoltatemi, quando saremo in cielo, Dio asciugherà ogni lacrima nostra, e che dire del “rallegrarsi”? Cosa intende lì? Intende dire: non gioite troppo nemmeno nel sistema. Non esultate per ciò che rende felice questo mondo. Non siate vittime dell’emozione del mondo, è questo che sta dicendo. Non attaccatevi troppo alle relazioni del mondo e non attaccatevi troppo alle emozioni del mondo. Siete creature appartenenti a un altro mondo.
Ora, che dire del quarto punto, “comprare”, alla fine del versetto 30? “Quelli che comprano, come se non possedessero”. Non lasciatevi assorbire troppo dalle merci del mondo, “Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo”, dice 1 Giovanni 2:15, e sta semplicemente dicendo: “Guardate, siete nel mondo, e ne farete parte, ma legatevi leggermente alle sue relazioni, leggermente alle sue emozioni, e leggermente alle sue merci”. Ascoltatemi, amici, quel terzo punto è difficile, vero? Ve lo dico, alcuni di noi hanno legato praticamente ogni singola cosa che possediamo finanziariamente, e quasi tutta la nostra preoccupazione mentale, alle merci del mondo. Siamo più preoccupati per il nostro conto in banca che per la nostra vita spirituale. Siamo più preoccupati di come decoriamo le nostre case e di quanto siano lussuose le nostre macchine, delle realtà spirituali e delle verità eterne, e quindi dobbiamo legarci leggermente a questo mondo anche se siamo profondamente legati a questo sistema. E così, quando il sistema comincia a crollare e iniziamo a perdere le cose, non riusciamo a gestire la cosa, no, “cercate le cose di lassù”, il matrimonio è una cosa passeggera. L’emozione umana è una cosa passeggera. Le merci umane sono cose passeggere.
Ed infine, parla del piacere umano, che sarebbe, l’uso del mondo, al versetto 31, il che descrive il piacere umano, “il piacere mondano”, alcuni di noi vivono per il piacere mondano. Vivono per divertirsi. Vivono per fare questo e quello e viaggiare qui e andare là, e siamo così occupati a goderci di ogni cosa in questo mondo che non possiamo esser di molta utilità per Dio. Parliamo tantissimo del tempo libero, e, sapete, tutti abbiamo bisogno di riposarci di tanto in tanto, però parliamo così spesso della pensione, e parliamo del fatto che dobbiamo “staccare” un pochino e vogliamo vedere cose, fare cose e goderne – la nostra vita è così breve.
Ascoltatemi, amici, mi chiedo se l’apostolo Paolo vedesse veramente la vita in questo modo. La vita non può essere, per il cristiano una vacanza costante. Non può essere soltanto caratterizzata da piacere mondano. Dobbiamo spenderci per quelle cose che avranno conseguenze eterne. Preferirei morire a 40 anni avendo usato la mia vita per Dio che vivere fino a 80 senza aver mai fatto nulla. Penso che conti il fatto d’investire noi stessi nel regno di Dio, e sta dicendo: “legatevi leggermente alla preoccupazione di questo mondo”, ebbene, è molto difficile distaccarsi da tutto questo, sapete, ci stanno vendendo un pacchetto completo su dove andare, cosa vedere, cosa comprare, questo veicolo per viaggiare qui e andare là e fare questo e guardare questo nuovo meraviglioso piacere e questo renderà la vita più comoda, e ci troviamo veramente invischiati in questa preoccupazione generale per il piacere momentaneo, e Paolo sta enfatizzando le cose che passano della vita, una delle quali è il matrimonio, e dice che la forma, o schema, lo stato esteriore delle cose presenti, è in processo di sparizione.
Ora, notate qual è la conclusione – versetto 31: Non abusatene. Cosa significa? Non esagerate il vostro coinvolgimento con questo mondo. Usate il mondo, ma non usatelo in eccesso. Siate felici, godetevi il matrimonio, amate vostra moglie, donatevi l’un l’altro, e fate tutto il possibile per rendere quel matrimonio il meglio che possa esser, ma non lasciate che esca dalla giusta prospettiva fino al punto che diventi tutto, e che non siate più utili a Dio. E va bene essere partecipi al tutto emotivamente parlando, infatti Paolo dice: piangete con quelli che piangono – in Romani 12:15 – e dice: rallegratevi con quelli che si rallegrano, rallegratevi sempre, dice in Filippesi. E va bene avere tutte queste cose, ma non lasciate mai che superino il limite, non esagerate – questo è il senso di “abusare”.
Perché sta arrivando un nuovo schema – un nuovo mondo. Non sopravvalutate le relazioni umane. Non sopravvalutate le emozioni, i possedimenti, ed i piaceri, al di là del loro vero valore. Ascoltatemi – il matrimonio può essere una distrazione dalla realtà spirituale. Il dolore può essere una distrazione dalla realtà spirituale, ho conosciuto persone così addolorate, così tristi, da non riuscire nemmeno a godere l’esperienza dello Spirito Santo. E lo stesso vale per la gioia, per i possedimenti, e per il piacere vario. Ascoltate, i figli e le figlie del Re devono trattare il matrimonio entro i limiti della loro relazione con il Re, qualunque sia la Sua volontà. Non dovreste mai cercare il matrimonio al di fuori del governo di Dio, e non dovreste mai abusarne fino a farlo diventare la preoccupazione centrale, concentratevi sull’eterno.
Ora, cosa sta dicendo Paolo? Questo è più facile da fare quando si è single. È più facile quando si è single. Perché? Perché non avete quel potenziale dolore della morte di qualcuno che amate nella vostra famiglia. Non avete quella preoccupazione per la vita coniugale e familiare. Non avete quella preoccupazione per l’acquisto di beni che tutti nella vostra famiglia vogliono. Sapete, uno dei modi in cui Satana mi tenta al materialismo è attraverso tutti nella mia famiglia, “Uh, papà, voglio questo”. “Papà, posso avere questo?” “Tesoro, perché non possiamo comprare quello?” E poi a volte lo dico io stesso: “Penso che dovremmo prendere” – e tutti arrivano da ogni angolo delle merci.
E diventa che – mio figlio voleva un paio di scarpe l’altro giorno, cioè, non è che voleva un paio qualsiasi di scarpe, voleva il paio di scarpe... voleva quello che voleva, ed io non riuscivo a trovarle; e dopo aver passato circa tre ore a cercare un paio di scarpe, mi son detto: “Questo sta invadendo il tempo per l’opera del regno”, al che mi disse: “Eh?” E dissi: “Che cos’è tutta questa storia di queste scarpe? Chi se ne importa, giusto? Basta avere qualcosa ai piedi. Non ci interessa”. “No, papà, devo avere quelle scarpe...”. e sia lodato il Signore che le ho trovate, e le ho trovate per $11,99. Ma è molto difficile, quando si è sposati, non essere gravati dal tipo di cose temporanee e finire così con lo spendere tantissimo tempo in esse.
Ascoltatemi, se avete il dono del celibato, usatelo. Ringraziate sia Dio per quello, è entusiasmante come cosa. E bene, se avete quel dono, rimanete celibi per varie ragioni, per la pressione del sistema, viviamo in un mondo violento nel quale non è facile crescere figli; non è facile avere una famiglia di cui prendersi cura in questo mondo e le cose andranno sempre di più peggiorando a causa dei problemi della carne, il matrimonio è tribolazione, ed è una tribolazione che non vi serve se Dio vi ha dotati per essere single. Ed il mondo sta comunque passando, e il matrimonio è semplicemente una relazione temporanea, passeggera. E se Dio non vi ha necessariamente chiamati a questo, non c’è bisogno che vi sposiate. Potete semplicemente aggirare quella cosa temporanea e avere tanto più devozione per il Signore. Sono pratici, vero? Non ho finito, ma dovrò aspettare fino alla prossima settimana. Preghiamo.
Padre, sappiamo che ci hai dato, nella nostra congregazione, molti con il dono del celibato, e tuttavia sappiamo, Signore, che non è davvero “celibato” perché sono completi in te. Sono davvero realizzati, e forse molto più di alcuni sposati, che sono sposati e, a causa di tutte le ansietà di quel matrimonio, non riescono a sperimentare davvero la pienezza che tu intendi per loro. Ti ringrazio per le persone single che sono state in grado di donarsi completamente a te durante gli anni del regno sulla terra nella forma in cui è stato, missionari fedeli, insegnanti, operai, anche nella nostra stessa congregazione, che hanno quell’insolito dono di rimanere celibi, devoti a te in un modo speciale. Aiutaci, come genitori, Signore, a cercare prima forse proprio quell’area nella vita dei nostri figli e vedere se hanno quel dono, se quella non è la via in cui dovrebbero andare, e sfidarli e incoraggiarli a usarlo, a realizzare il potenziale che è lì. Signore, voglio anche dirti grazie, questa mattina, per un’altra cosa, ed è per il privilegio di studiare una Scrittura che ci colpisce in ogni aspetto della vita e ci lascia con insegnamenti che coprono ogni area. Grazie, Padre, per sapere dove sarebbero sorti i problemi, per averli anticipati, per averci dato la tua verità. Nel nome di Gesù. Amen.
FINE
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