Prendete la vostra Bibbia, se volete, e guardiamo insieme al settimo capitolo di 1 Corinzi. Ho ricevuto molte reazioni al messaggio di domenica scorsa, alcune buone, altre strane e diverse, ed è stato piuttosto interessante, questa non è una sezione facile d’affrontare, e se domenica scorsa eravate qui con noi per la prima volta certamente avete una prospettiva piuttosto squilibrata, infatti, ho avuto anche diverse discussioni con mia moglie, che si è chiesta qual è la mia posizione sul matrimonio, e con mia sorella che mi ha dato del filo da torcere, però dovete capire che ciò che sto cercando di fare è spiegarvi quello che dice 1 Corinzi 7.
E questa non è tutto quello che la Bibbia ha da dirci sul matrimonio, è una questione di bilanciamento, e la scorsa settimana, ed oggi abbiamo considerato e considereremo alcune ragioni per rimanere celibi. E la cosa, in qualche modo, ha confuso alcuni, e quindi spero che questa mattina capirete che non stiamo promuovendo il celibato per tutti. Non stiamo dicendo che il matrimonio è sbagliato e che non dovreste prestargli attenzione. Alcune mogli mi hanno detto: “Mamma, sono contenta che mio marito non era presente la scorsa settimana. Ci avrebbe rovinato la vita”... Cioè, spero che non sia così, spero che in quel caso abbiano esagerato un pochino, però quello che sto cercando di mostrarvi qui, è quello che Paolo sta dicendo in termini di ragioni per rimanere celibi. Ora, lasciate che ricostruisca il discorso e guardiamo insieme alla cosa nello studio di 1 Corinzi capitolo 7.
La relazione che Dio ha progettato per la maggior parte delle persone è il matrimonio, e su questo non c’è dubbio. La relazione che Dio ha ideato per la maggior parte delle persone è il matrimonio, ed il matrimonio è buono, il matrimonio è una cosa buona. In 1 Corinzi 7:2, proprio lì, “che ciascun uomo abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito”, è accettabile, è lo standard di Dio. In Proverbi 18:22, “Colui che trova moglie trova una cosa buona”, e poi continua dicendo che Dio “lo vede con favore”, il matrimonio è una cosa buona. In Geremia 29:6, c’è un comandamento che esorta a prender mogli, a generare figli, ed a dire ai figli di prender moglie e di generare altri figli. Dio ha stabilito come standard maggioritario nella vita relazionale che le persone si sposino. In 1 Timoteo 4, dice persino che negli ultimi tempi arriveranno eretici che rinnegheranno il Signore e proibiranno il matrimonio, e quella sarà considerata, ed è considerata un’eresia! Il matrimonio è accettabile al cospetto di Dio. Ebrei 13:4: “Che il matrimonio sia tenuto in onore da tutti ed il letto coniugale rimanga puro”, quindi Dio guarda con grande favore al matrimonio.
Però... non è così per tutti, il matrimonio non è la norma per tutti. Dio ha dato ad alcune persone il dono speciale di rimanere single. Non devono sposarsi per adempiere la volontà di Dio, anzi, per adempiere la volontà di Dio per la loro vita al massimo, è meglio che rimangano single. E la ragione che mi porta a pensare che questo sia uno studio importante da intraprendere è che spesso la chiesa tende a classificare i single come se fossero anormali, ma non è così, perché Dio ha previsto la cosa, almeno per alcuni. Versetto 7 dello stesso capitolo: “Vorrei che tutti siano come me” – e quello che sta dicendo è, “vorrei che tutti rimanessero celibi”... “ma ciascuno ha il proprio dono da parte di Dio, uno in un modo” – cioè nel celibato, come me, “e l’altro diversamente”, ovvero, con il matrimonio. Alcuni sono dotati per il matrimonio ed altri per il celibato.
Il celibato è un dono speciale di Dio. Ed i single non dovrebbero esser visti come se fossero diversi, strani, anormali, incompiuti, o squalificati per certi servizi – per niente affatto. Anzi, sapete una cosa, fratelli miei? Coloro che sono celibi non lo sono single perché hanno lo Spirito Santo che dimora in loro. Sono stati creati unicamente da Dio per funzionare all’interno del corpo di Cristo.
Ora, in 1 Corinzi 7, Paolo sta affrontando questioni a Corinto riguardanti l’essere sposati o l’essere single. I giudei a Corinto dicevano che bisognava sposarsi. Alcuni filosofi greci dicevano che si poteva essere più devoti a Dio e più spirituali, rimanendo single. Paolo afferma però che quella non è nemmeno una questione da affrontare, che la cosa non ha alcuna importanza. Al versetto 20, dice: “Che ognuno rimanga nella condizione in cui si trovava quando fu chiamato”, versetto 24: “Che ciascuno, fratelli, rimanga davanti a Dio nella condizione in cui si trovava quando fu chiamato”, versetto 27: “Se sei legato a tua moglie? Non cercar di scioglierti. Se sei sciolto, non cercare moglie”, in altre parole, rimanete sposati o single, entrambe le cose vanno bene perchè non hanno alcuna relazione con la spiritualità. Dio ha dato ad alcuni il dono del celibato; per altri invece, desidera che si sposino, è solamente diverso, non è né meglio né peggio, è il disegno di Dio.
Ora, ha chiaramente detto che per alcuni il celibato è giusto, ma non per tutti. Per alcuni, il celibato è giusto, non si presenta mica e dice che il matrimonio è meraviglioso, che il matrimonio è tutto, e che tutti dovrebbero sposarsi, perché quello ignorerebbe il fatto che Dio vuole che alcune persone rimangano single. E quindi, dopo aver detto che il matrimonio è meraviglioso, che bisogna adempiere il proprio matrimonio, che non è necessario lasciare la propria moglie per essere buoni cristiani, che non è necessario farlo, dopo aver detto tutto quello dice, d’altro canto, al contrario, potete rimanere single ed essere pienamente realizzati se avete il dono.
Ora, penso che Paolo sapesse che i celibi che avevano quel dono si sarebbero trovati sotto pressione perché la società generalmente accetta il matrimonio come lo standard, e quindi i single tendono ad aver pressioni verso il matrimonio... generalmente tende ad esserci questa spinta, e penso che inizi prima di tutto da mamma e papà che vogliono spingere i loro figli al matrimonio. E poi arriva la pressione dei pari, dove tutti trovano qualcuno, e voi rimanete un po’ fuori dal gioco; E quella pressione continua a crescere; e poi entrate nella chiesa e tutto è per la famiglia e ci sono un sacco d’attività familiari e molto sembra orientato verso la famiglia, e le persone single risaltano un po’ e la gente le guarda come se appartenessero ad una dimensione diversa, e la pressione continua a crescere e quindi credo che quello che Paolo sta affermando qui, pernso sia molto, molto importante, che la chiesa riconosca che Dio ha donato a certe persone il dono del celibato e che quello non è meno significativo dell’esser sposati, è diverso, e quello è il Suo piano.
Ora, per incoraggiare coloro che hanno quel dono – e questo è il presupposto fondamentale a cui dovete aggrapparvi, che il celibato è un dono e se non avete il dono, sposatevi, perché non vi servirà a nulla cercar di restare single per servire il Signore se tutto ciò a cui pensate è il matrimonio, “è meglio sposarsi che ardere”, dice là al versetto 9. Quindi è per coloro che hanno il dono. Se avete il dono del celibato, Paolo dice, esercitatelo. Ora, dal versetto 25 al 40, dà cinque ragioni per cui dovreste esercitarlo. Cinque ragioni per rimanere single se avete il dono. Ora ricordate, fratelli, questo è solo valido, se avete il dono; io non ho il dono e la maggior parte di voi non ce l'hanno, però se ce l'avete, ecco qui cinque ragioni per incoraggiarvi a rimanere single.
Ragione numero uno – e stiamo rivedendo le prime tre – sarebbe “la pressione del sistema”, la pressione del sistema. E lì dice, al versetto 26: “È bene, a motivo della presente necessità”, è bene rimaner single a causa della violenza presente. La persecuzione era imminente, era proprio dietro l’angolo, Paolo poteva intravederla, sapeva che era solo questione di tempo prima che arrivasse, e si rese conto che le persone sposate avrebbero sofferto molto di più sotto la persecuzione, perché? Perché le mogli avrebbero sofferto per la morte del marito. I mariti avrebbero sofferto per la morte della moglie. I figli avrebbero sofferto per la morte dei genitori. E quei legami familiari avrebbero reso il dolore, l’angoscia, l’ansia e la pressione ancora più grandi in quelle situazioni di persecuzione. L’amaro conflitto e l’alternativa terribile tra il dovere verso di Dio e l’affetto verso la famiglia avrebbero lacerato le persone. Quindi in una società difficile, in un ambiente di persecuzione, è meglio rimanere single, dice, se avete il dono, perché non avete quella pressione tremenda che la persecuzione v’impone.
Secondo punto – e li abbiamo trattati in dettaglio l’ultima volta, ve le sto solo ricordando – ma sono “i problemi della carne”. Una seconda ragione per cui, se avete il dono, dovreste rimanere single sono i problemi della carne. Versetto 28, a metà versetto: “Tuttavia, costoro avranno tribolazioni nella carne, e io vorrei risparmiarvele”, vi sposate, va bene, non è un problema, non peccate se vi sposate, però poi, dice nel versetto 28, “avrete tribolazioni”, e la parola “carne” si riferisce alla nostra umanità, ci saranno problemi umani, ci sarà conflitto, ci saranno semplicemente problemi normali della nostra umanità. Ed il matrimonio frequentemente – di solito – intensifica la debolezza umana. E se siete sposati, semplicemente avrete problemi, perchè dovrete affrontare questioni in casa, con vostra moglie, con vostro marito, con i vostri figli. Ed a quello potete anche aggiungere l’attrito della vita, ovviamente il matrimonio non è tutto attrito, non è tutto negativo, è meraviglioso ed è beato quando esiste nel modo in cui Dio l’ha progettato, però è ovvio, ci saranno momenti di difficoltà.
La terza ragione che dà per rimanere single, se avete il dono, è “il passare del mondo”. Dopotutto, il matrimonio fa solo una parte di questa forma, di questo schema, di questo mondo, e tutto rimane comunque in procinto di terminare, e quindi dice: “fratelli: il tempo è ormai abbreviato; ormai anche quelli che hanno moglie siano come se non l’avessero; e quelli che piangono, come se non piangessero; e quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero; e quelli che comprano, come se non possedessero; e quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno, perché la scena di questo mondo passa”.
In altre parole, tutte queste cose fanno parte del mondo, i piaceri del mondo, le merci del mondo, le emozioni del mondo e le relazioni del mondo. E se potete esser liberi da quelle cose, allora sarete semplicemente meno attaccati, e l’ultima volta abbiamo parlato di questo argomento, che potremo volgere “i nostri pensieri alle cose di lassù”, perchè se siete single, immaginate: non dovrete essere attaccati alle cose di questo mondo, completamente attaccati alle emozioni che vengono con le relazioni strette del matrimonio, alle necessità di comprare cose ed indulgere in attività mondane. Ora, non sto dicendo che sia sbagliato aver piaceri, o che sia sbagliato comprare cose, o che sia sbagliato provare emozioni, o essere sposati, no. Ma è innegabile che tutto quello richieda un certo tipo di attaccamento. Ed è un attaccamento ad un mondo che passa. In cielo non ci sarà il matrimonio... non è altro che una cosa passeggera.
E quindi dice semplicemente che se avete il dono del celibato, quello vi porterà a non aver bisogno d’esser coinvolti in questo mondo, quanto lo è per una persona sposata. E non significa ovviamente esser coinvolti negativamente nel mondo, non si riferisce al “mondo” come ad un qualcosa di empio, si riferisce alle cose di consuetudine, per esempio, dovete comprare l’assicurazione sulla vita e dovete spendere soldi per cose così, così che se morite, qualcuno si potrà prender cura dei vostri figli; o dovrete risparmiar soldi per la loro futura istruzione. Dovrete avere un certo tipo d’assicurazione medica o aver del denaro da parte per tutti i bisogni fisici della famiglia. Dovrete comprare una casa più grande, un’auto più grande, di più di questo e di più di quello perché dovrete sostenere un numero maggiore di persone che inevitabilmente avrete attorno; dovrete esser più sensibili ai bisogni psicologici, ai bisogni emotivi, ed ai bisogni spirituali. Ci sarà un certo tipo di concentrazione, un certo tipo di coinvolgimento che il matrimonio richiede, questo è quanto; se però avete il dono del celibato e non avete bisogno d’immischiarvi in tutto quello, allora è meglio che rimaniate single.
Va bene, allora, se avete il dono del celibato, dice, rimanete single per le “pressioni di mondo”, per “i problemi della carne” e “del passare del mondo”, e lasciate che vi dia una quarta ragione ed inizieremo con il versetto 32, dove ci siamo fermati l’ultima volta... il quarto punto a sostegno del rimanere single è la “preoccupazione dei coniugati”. Se una persona rimane single, non viene coinvolta nella preoccupazione dei coniugati. E potremmo chiederci: “A cosa si riferisce queata preoccupazione dei coniugati? Di cosa si preoccupano?” e la risposta è: “l’uno dell’altro”. Guardate al versetto 32: “Or io vorrei che foste senza preoccupazioni”, ora, cosa intende dire lì? Quello che intende dire è che siate “liberi da ansietà”, ovvero, “Vorrei che foste liberi da ansietà. Colui che non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, e di come piacere al Signore. Ma colui che è sposato si preoccupa delle cose del mondo e di come piacere” – chi? – “sua moglie, e quindi è diviso”, nella vostra Bibbia, alla fine del versetto 33, e se non è presente, scrivete “ed è diviso”, perchè quello è proprio quello che troviamo nei migliori manoscritti. I manoscritti corretti dicono: “di come piacere a sua moglie, ed è quindi diviso”. Ora, cosa sta dicendo qui? Ebbene, sta dicendo: “Mi piacerebbe sapere che foste privi d’ansietà. Vorrei che foste, in un certo senso, spensierati”, Lightfoot disse: “Un uomo che è un eroe da sè diventa un codardo quando riflette su sua moglie, vedova ed i suoi figli, orfani”.
Ci sono certe preoccupazioni che semplicemente ci ingombrano la mente quando ci si sposa. L’uomo sposato deve concentrarsi su cose che riguardano sua moglie; a confronto, “l’uomo celibe – dice il versetto 32 – si preoccupa delle cose del Signore, di come piacere al Signore”, ora, fratelli, questa è una possibilità, è una cosa potenziale, non significa mica che ogni persona single sia totalmente devota a Gesù. Ma si riferisce all’assenza di distrazione che è più comune nella vita della persona non sposata; che in realtà ha solamente un insieme di preoccupazioni, e quale sarebbe? La sua devozione al Signore. Però, la persona sposata ha un insieme diviso di preoccupazioni: il Signore e la sua famiglia. Non è che siano cose sbagliate o empie, son entrambe sono buone, sono meravigliose, infatti, entrambe sono progettate da Dio, ma sono due. C’è l’incapacità di una mente indivisa nel matrimonio, l’uomo sposato è una persona divisa.
Mi viene in mente Luca 14 versetto 20, dove Gesù stava chiamando persone a seguirLo, e ad un tale gli dice: “Vieni e seguimi”, e quel tale risponde e dice: “Ho moglie e perciò non posso venire”, e mi chiedo quante volte questo sia accaduto nel mondo nella storia della chiesa, che ci siano stati ministeri ed opportunità aperte, ma qualcuno ha preso moglie e per quello non ha potuto andare; e potreste chiedere: “Si son forse sbagliati con il matrimonio?” No, non necessariamente, ma forse sarebbe stato meglio, se avrebbero avuto il dono del celibato affinchè fossero rimasti single e non avrebbero avuto quel problema.
Lasciate che vi dia una nota interessante. Questo è l’unico dono spirituale che conosco nella Scrittura che avete l’opzione d’usarlo o meno; non è interessante? È l’unico in cui c’è l’opzione, dove dice che se volete sposarvi, va bene così – versetto 28 – in quello non peccate”; però io vi suggerirei senz’altro che, se avete il dono del celibato, usatelo! Dio non fa mai di alcun matrimonio un peccato. La scorsa settimana ho ricevuto una lettera che diceva che il loro peccato era proprio nel matrimonio, ovviamente la cosa non può essere, non si pecca mai sposandosi, a meno che non si sposa un non credente, ma nel matrimonio, e quella è la cosa buona, non peccano; e quindi è l’unico dono spirituale, per quanto io ne sappia, che si ha l’opzione di usare o meno. Ora son sicuro che ci sono alcune persone che avrebbero potuto, se fossero state veramente sensibili al Signore, avrebbero potuto rimanere single ed essere veramente utili, ma come dice Luca 14:20, si sono sposati... e quello non è sbagliato, ma è possibile che Dio li avrebbe usati in modo diverso, e certamente le userà tramite il loro matrimonio, e forse ugualmente, ma quell’opzione rimane.
Va bene, quindi, se siete non sposati, potenzialmente c’è la possibilità di preoccuparvi solo delle cose che riguardano il Signore, di come piacergli, proprio quella totale devozione concentrata, ma – versetto 33 – se siete sposati, vi preoccupate delle cose del mondo, di come piacere a vostra moglie, e siete divisi. Ora, questo è esattamente vero anche per la donna. La prima parte del versetto 34 può essere eliminata, “Vi è pure differenza tra la moglie”, quella parte va tolta, e “ed è divisa” dovrebbe essere inclusa. Una delle ragioni per cui dico questo è che abbiamo prove di manoscritti successivi al testo della King James che ci dimostrano che la lettura corretta qui è, come ho detto, “piacere a sua moglie ed è divisa”, e poi riprende al versetto 34 con la parola “E” – quindi con una “E” maiuscola – “E la vergine e la donna non sposata si preoccupano delle cose del Signore, affinché sia santa nel corpo e nello spirito; ma colei che è sposata si preoccupa delle cose del mondo, di come piacere al marito”, e di nuovo, sta semplicemente dicendo che c’è una sorta di divisione qui, non è sbagliato, è solamente così che funziona.
La persona Single, uomo o donna che sia, ha quel potenziale di concentrazione, di devozione e di servizio totali al Signore. La persona sposata deve occuparsi della propria famiglia perché Dio lo comanda, e contemporaneamente, deve anche esser coinvolta con il perseguire le cose del Signore. Ora, notate una cosa interessante, perché dice, alla fine del versetto 35 che questa persona è senza distrazione. Una persona single non ha bisogno di alcuna distrazione nel servire il Signore. Quante volte, per esempio, nella vostra vita, alcuni di voi che siete sposati con un non credente, avete avuto la lotta tra cercare di piacere il vostro partner non credente ed allo stesso tempo cercare di servire il Signore? O magari avete un partner super, colossale, straordinario, che cammina nello Spirito, e vi rendete comunque conto che a volte il vostro coinvolgimento come famiglia significa che non potete fare alcune cose che forse altrimenti avreste potuto fare? Ora, potete anche fare altre cose che altrimenti non avreste potuto fare, però ovviamente è diverso, e la cosa funziona in entrambi i sensi.
Ma questo è ciò che Paolo sta dicendo, che la persona sposata ha una concentrazione divisa, ma – guardate al versetto 34 – quella che è single si preoccupa delle cose del Signore, sia che sia vergine o non sposata, si preoccupa delle cose del Signore ed è santa nel corpo e nello spirito... Cosa significa? La parola “santa” nel suo senso più semplice si riferisce all’esser “separati”, e penso che è proprio a questo che si riferisca. Non sta dicendo che le persone single siano più sante delle persone sposate, non è vero? Cosa c’entra la santità? Di certo non ha nulla a che vedere con il vostro stato civile; ha a che fare con la giustizia di Dio imputata sul vostro conto, giusto? E ci sono molte persone single che non sono sante affatto, e ci sono molte persone sposate che lo sono, ma quello non è il criterio, però quello che sta dicendo è che colui che non è sposato può essere messo da parte per Dio, fisicamente e spiritualmente parlando. Non ci sono legami fisici, umanamente parlando; non c’è bisogno di soddisfare l’aspetto fisico, non ci sono impacci spirituali. C’è una certa libertà e una certa consacrazione, ed è di questo che sta parlando.
Ora ricordate, questo vale solo per coloro che hanno il dono, perchè se non avete il dono, come dice 1 Timoteo 5, “che le giovani si sposino”, che si sposino! Perché se non si sposeranno, più avanti diventeranno indisciplinate ed allora avranno problemi, quindi, che si sposino. Ma se avete il dono, rimanete in quello stato, c’è una possibilità e un potenziale di consacrazione nel corpo e nello spirito che è molto unico. Ma una donna sposata si preoccupa delle cose del mondo, deve preoccuparsi di piacere al marito, il che è buono, dovrebbe farlo. Ma è solo che ci sono due cose.
Ora, lasciatemi aggiungere il versetto 35 perché Paolo l’aggiunge, ed è importante, “Ora, questo lo dico per il vostro vantaggio”, ora, qualcuno si confonderà se non lo dice, quindi dice: “Vi sto dicendo questo, fratelli, per il vostro bene”. “Non vi sto mettendo un brochos al collo” – un laccio, “non vi sto mettendo un cappio legalistico, voglio solo che sappiate ciò che è buono – affinché possiate attendere al Signore senza distrazioni”, non è che dobbiate restare celibi, ed anche se avete il dono per esserlo, non è un comandamento, non è che dovete farlo o altrimenti, è che avete l’opzione, avete la libertà, avete la possibilità, e ve lo sto dicendo solamente per il vostro bene, se avete il dono sarebbe meglio usarlo. E, di nuovo, sottolineo il fatto che questo è l’unico dono che conosco che è opzionale.
Quindi sta dicendo che, potenzialmente parlando, potreste avere una devozione ferma al Signore se volete approfittarne. E non lo sto dicendo per legarvi con del legalismo, non lo sto dicendo come un comando che vi mette un cappio al collo e vi impicca, voglio solo che sappiate che questo vi darebbe il potenziale di servire il Signore senza alcuna divisione. Ora lasciate che vi dia un’illustrazione di questa cosa qui, tornate nella vostra Bibbia a Luca 10; alcuni di voi magari stanno rovistando nella mente cercando un’illustrazione, quindi lasciate che ve ne dia una da Luca 10, e questa è veramente una bella storia, Luca 10:38 dice: “Or avvenne che, mentre erano in cammino, egli entrò in un villaggio, e una donna di nome Marta lo ricevette in casa sua”, ora, qui c’era Gesù che si trovava a casa di questa donna adorabile di nome Marta, “Ed ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola”, Gesù entrò in casa, si sedette, e Maria si lasciò cadere ai suoi piedi e pendeva da ogni sua parola, la assorbiva tutta. “Marta invece” – versetto 40 – “era tutta presa dai molti servizi”, Marta era indaffarata per casa preparando tutto. C’è qualcosa di sbagliato nel preparare un buon pasto? No, quella è ospitalità biblica. È una cosa buona? È buona. Qualcuno viene e voi gli date da mangiare, fantastico! E quindi lei si trovava lì indaffarata a fare tutto. “Era tutta presa dai molti servizi e si avvicinò a Gesù” – e questo è quello che gli dice, molto interessante – “Signore, non t’importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire?” Signore, ti sembra giusto che io stia apparecchiando da sola mentre lei se ne sta lì seduta? Ti disturba la cosa, Signore? “Signore, dille dunque che mi aiuti”.
Ora, questo vi dà un po’ l’idea dell’autorità che Marta pensava di avere su Maria. Doveva chiedere a Gesù di dirglielo. “Vuoi, per favore, dirle di aiutarmi a preparare la tavola?” “Gesù rispose e le disse: ‘Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose (nessuna delle quali è importante)”. Perché lo dici, MacArthur? Versetto 42: “Una cosa sola” – cosa? – “è necessaria” e “Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta”, non le dirò proprio nulla, sta facendo quello che deve fare, e voi? Cosa preferireste? La Parola di Dio o una cena fredda? O una cena calda? Io preferirei avere la Parola di Dio e una cena fredda o nessuna cena piuttosto che una cena calda ma senza la Parola di Dio. Questa è l’implicazione. Lei sta facendo ciò che è giusto.
Vedete, ecco Maria, ed è concentrata su una cosa sola, vero? Non le importa nulla della tavola e delle posate, non le importa nulla di – qualsiasi cosa stia succedendo in cucina. Tutto ciò che vuole è assorbire con devozione Gesù Cristo. Ma non era così Marta, lei – lei sta pensando che Cristo è lì e ha mille cose da fare. Ebbene, questa è semplicemente l’illustrazione del fatto che non è sbagliato esser ospitali, ma causa, in questo caso, una devozione divisa, non è vero? Ebbene, è questo che Paolo sta dicendo. Grazie a Dio per le persone che hanno quella concentrazione su una cosa sola.
Sapete, quando ero a Quito, in Ecuador, ed ho avuto il meraviglioso privilegio di incontrare, e da allora corrispondere con, Rachel Saint, una donna straordinaria che ha dedicato tutta la sua vita a quegli indiani Auca. È una persona incredibile. Spesso penso dentro di me che forse le persone non sposate sono le più realizzate di tutte, perché non hanno bisogno di qualcun altro per essere complete. E lei è una persona completa in sé stessa mediante la potenza dello Spirito, e si trova laggiù con quegli indiani, e sta semplicemente andando avanti, rivoluzionando un’intera società per Cristo. E nella storia della chiesa ci sono state molte persone con quel tipo di dono e quel tipo di dedizione a Cristo, e ringrazio Dio per loro. Ci sono delle ragioni, vedete, per ricevere il dono del celibato e accoglierlo: la pressione del sistema, i problemi della carne, il passare del mondo, e la preoccupazione dei coniugati. Quando vi sposate, c’è una divisione nella vostra vita. Non è qualcosa di negativo, è semplicemente un dato di fatto.
Ora, quinto – e questa è l’ultima ragione per cui dice alle persone single che sarebbe meglio restare single se hanno il dono – la quinta è la permanenza dell’unione. Ragazzi, quando vi sposate, siete sposati, e questo è quanto. E non si torna indietro. Versetto 39. Saltiamo al 39, poi torneremo agli altri, “La moglie è vincolata dalla legge per tutto il tempo che vive il marito”, mamma, è tanto tempo, no? È un impegno a vita. Ora, alcune persone si sono chieste perché questo passo sia qui, i versetti 39 e 40, e c’è un sacco di discussione a riguardo. E non so se posso darvi la risposta assoluta sul perché sia qui, ma vi dirò quello che credo. Non credo sia isolato. Alcuni dicono che è solo un’aggiunta per rispondere a una questione riguardo le vedove. Non penso proprio. Penso che, anche se risponde a quella questione, sia qui come un’altra ragione per restare single. Perché? A causa della permanenza del matrimonio. Sarebbe meglio, se avete il dono, rimanere single, perché una volta sposati, è fatta, e non potrete più esercitare quel potenziale. Quindi riflettete a lungo prima di farlo. Il matrimonio è permanente. Una volta che ci siete, ci siete.
Ora, non sto dicendo che chiunque sia sposato sia bloccato lì, però ci sono alcune persone che sono sposate e bloccate e lo sapete. E non è che sia negativo, è che è permanente. Alcuni matrimoni sono così negativi. Sapete, potete avere una donna che si aggrappa così tanto che non potete fare nulla. Conosco alcuni uomini che servirebbero il Signore se solo la moglie li lasciasse andare abbastanza a lungo. In Proverbi 21:9, ci viene detto che è meglio stare su un angolo del tetto che con una donna rissosa in una casa grande. Credetemi, ci sono persone che cercano angoli di quel tipo. È meglio essere completamente soli in un angolo che sposati con la persona sbagliata, vero? Ascoltate al versetto 19: “È meglio abitare in una terra deserta che con una donna litigiosa e iraconda”, ed è per questo che spesso sentite uomini dire: “Devo uscire, devo andare, devo stare da solo”, è meglio trovarsi nel deserto che con una donna litigiosa e iraconda.
Cosa sto dicendo con questo? Sto dicendo che molto spesso il matrimonio può diventare una schiavitù, una schiavitù negativa. È in realtà, una schiavitù positiva, una schiavitù d’amore, appagante, significativa e felice, ma è permanente. E quando Gesù parlava in Matteo 19 ai discepoli e stava spiegando loro quanto fosse permanente il matrimonio, e disse: “Chiunque manda via la moglie, se non per adulterio, la espone all’adulterio”, mamma, stava enfatizzando questo, che il matrimonio è un vincolo solido e non si rompe per nessun’altra ragione se non l’adulterio, e la risposta dei discepoli fu questa: “Ehi, allora pensiamo che sia meglio, se è così permanente, restare single”, e Lui disse: “Beh, è vero, ma non tutti lo possono accettare”, quindi giunsero alla stessa conclusione, cioè che la permanenza del matrimonio è una buona ragione per restare single se avete il dono, perché una volta sposati, le responsabilità, gli impegni, ciò che dovete dare al vostro matrimonio, è stabilito e lo dovete fare.
Ora, voglio aggiungere a questo, fratelli, che io considero il mio matrimonio come un’amicizia e una compagnia, e questo bilancia ogni fattore negativo che ci possa mai essere dal punto di vista del ministero, perché non posso vivere senza mia moglie, perché la amo e amo i miei figli e non vorrei in alcun modo che fosse diverso, però tutto ciò che stiamo indicando qui sono i fatti fondamentali dell’unione, non il nostro atteggiamento verso di essa. Possiamo vedere che il matrimonio è una cosa permanente e che una volta lì, ci si rimane, ma ciò non deve essere qualcosa di negativo. Potrebbe esser qualcosa di buono, ma resta il fatto – non è vero? – che è permanente. E sta semplicemente dicendo questo: se avete il dono del celibato, rifletteteci, perché se scegliete di sposarvi, quella è una scelta definitiva, e non potete tornar indietro se non in caso di morte.
E poi dice nel versetto 39: “Ma se il marito muore, ella è libera di sposarsi con chi vuole, soltanto” – cosa? – “nel Signore”, “solo nel Signore”, Romani 7 dice la stessa cosa: l’unica cosa che scioglie un matrimonio è la morte. Ora, Gesù, ovviamente, ha detto che il divorzio – e Paolo aggiunse “se il non credente si separa” – ma a parte del peccato, a parte di quello, nel matrimonio tra cristiani, non c’è via d’uscita, è permanente. Quindi una volta che avete fatto la scelta, dice, quella è la scelta. E quando sposiamo le persone, diciamo: “finché morte non ci separi”, e quello è proprio quello che Dio ha inteso. Dopo di ciò, potete sposarvi, ma potete sposare solo un cristiano. C’è un principio fondamentale qui, fratelli miei – solo nel Signore. Io credo che ai cristiani sia permesso sposare solo cristiani. Qualcuno ha detto – ho letto da qualche parte questa settimana, qualcuno ha detto: “Beh, questa è l’ideale, ma sicuramente Dio permetterebbe in molti casi di sposare non credenti per evangelizzarli”, non ci credo proprio. Non credo che il matrimonio sia un buon terreno per l’evangelizzazione. Quando sposate un non credente, di fatto state dicendo a quel non credente: “Il cristianesimo è importante, però non troppo”. Giusto? Perché se fosse davvero importante, sposereste un cristiano, se la comunione cristiana significasse così tanto.
Ascoltate a Deuteronomio 7, e questo è lo standard di Dio fin da tempi antichi: “Il Signore tuo Dio ti farà entrare nel paese che stai per possedere ed Egli ha scacciato davanti a te delle nazioni per prepararti la terra, gli Ittiti, i Ghirgasei, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Ivvei e i Gebusei” – e mi aspetto che sappiate come si scrivono tutti questi nomi nella verifica – “e quando il Signore tuo Dio li avrà dati nelle tue mani, li colpirai e li distruggerai e non farai alleanza con loro”. E voi entrerete là, ragazzi, e dovrete liberarvi di tutta quella gente pagana.
Ora, ascoltate: “Non ti mariterai con loro; non darai tua figlia al loro figlio, e non prenderai la loro figlia per tuo figlio, perché distoglierebbero tuo figlio dal seguirMi, per servire altri dèi”, ora, a volte in un matrimonio misto qualcuno si converte, ma più spesso che no, ci si viene trascinati via. Da Deuteronomio 7, non è cambiato nulla. Potete andare a 2 Corinzi capitolo 6 e Paolo dice esattamente la stessa cosa: “Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo diverso, perché quale comunione c’è fra la luce e le tenebre? Quale accordo fra Cristo e Satana?” Non ha alcun senso, quindi... il matrimonio è permanente. L’unica via d’uscita è la morte. E poi, se la morte si verifica, egli aggiunge qui, riferendosi alle vedove, che possono risposarsi, solo nel Signore, però – versetto 40 – “Ella sarà più felice, a mio giudizio, se rimarrà com’è”, se aveva il dono fin dall’inizio, “Ed io pure son convinto di avere lo Spirito di Dio”, quello che sta dicendo lì, in sostanza, è che tutte queste persone dicevano, i Giudei dicevano: “Beh, ragazzi, Dio dice di sposarsi”. E qualcun altro diceva: “Lo Spirito di Dio dice di restare single”, e Paolo dice: “Beh, io vi sto dicendo alcune cose e ho lo Spirito di Dio tanto quanto loro”. È sarcastico... “A mio giudizio” – la parola dokeō, tradotta a volte con “io penso”, il che non suona benissimo, sembra che Paolo stia dicendo, “Beh, io penso di avere lo Spirito Santo”, però non è proprio così, “Anch’io ho lo Spirito di Dio”, cioè vi sto dando rivelazione divina, è un termine usato spesso per indicare qualcosa di assolutamente certo.
Va bene, una persona dovrebbe rimaner single? Sì, se ha il dono, sì. Perché? Per tutte queste ragioni. E quindi è importante dirlo ai Corinzi. Allora tutte le persone single dicono: “Beh, molto bene, ma c’è un altro fattore”, c’è un altro fattore in tutto questo, ed è nei versetti dal 36 al 38, ed è quello dei padri. Sapete che i matrimoni erano combinati dal padre. E non si può avere un’intera sezione dedicata ai single senza dire qualcosa ai padri. E padri, spero che questo dica qualcosa a voi, e me dice qualcosa.
Nella società dell’Antico Testamento, il matrimonio combinato era la norma. E quindi Paolo deve parlare ai padri. Era così anche nella società romana. Lo sapevate che nella società romana i genitori sceglievano i partner? E infatti, nella storia dell’Impero Romano, si dice che uno dei primi segni del declino dell’autorità romana fu quando i genitori persero il diritto di contrastare i desideri dei figli riguardo al matrimonio. Quello fu l’inizio della disgregazione della casa, che fu parte del seme della dissoluzione dell’intero Impero Romano. E quindi anche nell’Impero Romano, a quel tempo, i genitori sceglievano. Nell’Antico Testamento, i genitori sceglievano. Per esempio, Agar scelse una moglie per Ismaele. Abramo scelse una moglie per Isacco. Giuda scelse Tamar per suo figlio Er. Tutto ciò era comune nell’Antico Testamento. A Giacobbe fu detto a quale famiglia rivolgersi, non è vero? Per trovare sua moglie. C’era un po’ di scelta lì perché c’erano alcune figlie tra cui scegliere. E lavorò sette anni e gli diedero quella sbagliata con il velo. Amici, ve lo devo dire, se state per sposare qualcuno, controllate bene cosa c’è sotto quel velo prima della cerimonia – roba da non credere.
Ma c’era la scelta diretta della famiglia. Ci sono perfino istanze in cui un re o un sacerdote sceglievano la moglie. Il faraone diede una moglie a Giuseppe in Genesi 41. Ed un altro faraone diede una moglie a Hadad l’Edomita in 1 Re capitolo 11 versetto 19. Ioiada, il sommo sacerdote, prese due mogli da dare al giovane re Ioas in 2 Cronache 24:3. Non gli fece un gran favore, il sommo sacerdote per giunta, ma successe. Era una questione parentale. E la storia ci dice che intorno al 500 a.C. si svilupparono anche dei mediatori matrimoniali, chiamati shadchan, e questi mediatori erano semplicemente disponibili. Vi ricordate “Il violinista sul tetto”? “Trova per me, scegli per me, fammi felice”? Quelli erano esattamente questo: mediatori matrimoniali ebraici tradizionali. E quando vostra figlia arrivava all’età da matrimonio, andavate dal mediatore matrimoniale e dicevate: “Ne voglio una così e così, con tale e tale origine, da tale e tale famiglia”, e all’improvviso il mediatore sfogliava i suoi elenchi e, sapete, non so se fosse come una parata, dove entravano tutti e si sceglieva, ma c’era una sorta d’organizzazione. Questo è storicamente documentato. E la famiglia lavorava tramite il mediatore. Come vi piacerebbe, ragazze? Sarebbe interessante come cosa.
Ora, alcuni pensano addirittura che nella prima storia d’Israele, la sposa e lo sposo non avessero assolutamente nulla da dire in merito. Si dice che non venissero affatto considerati, ma non sono d’accordo con questo, credo che, per quanto possiamo dire dalla Scrittura, il giovane avesse qualcosa da dire. Che non fosse semplicemente il padre che entrava nel giorno delle nozze dicendo: “Ecco tua moglie”. “Oh, piacere, è bello conoscerti”, capite, non era proprio così, e non era nemmeno: “Beh, sposerai, sai, quella lì, non importa cosa vuoi, non mi interessa, la sposi e basta”, non era quel tipo di situazione. Apparentemente, il giovane aveva il diritto di dire la sua in qualche modo. Ci sono un paio di posti dove potremmo andare, ma mi viene in mente 1 Samuele 18:20, “E Mical, figlia di Saul, amava Davide, e lo dissero a Saul e la cosa gli piacque e Saul disse: ‘Gliela darò’”. Ora, ecco un esempio di una donna che ama un uomo, e un uomo che ama una donna, e il padre che dà il consenso. Quindi non era fuori dall’ordinario che ciò accadesse.
Quindi credo che, anche se il matrimonio combinato dalla famiglia dominava la società, di solito c’era qualche tipo di relazione amorosa o spesso c’era qualche forma d’affetto e consenso da parte dei figli. Il Cantico dei Cantici esprime un amore tremendo tra due persone. Era qualcosa di più di un accordo politico. Più di un accordo tra genitori. La volontà dell’uomo era coinvolta e sono sicuro che anche la volontà della donna entrava nella questione. Ora, così andavano più o meno le cose. Il padre decideva e sicuramente la madre era d’accordo e i figli erano coinvolti in qualche modo. Forse c’erano volte in cui la loro volontà veniva superata, ma c’erano anche altri momenti in cui venivano considerati parte della decisione, e questo era lo schema generale.
Quindi, quando arrivate a 1 Corinzi e Paolo sta scrivendo a queste persone cristiane, esse sono ancora abbastanza inserite in quel modello, se sono ebree, e quello era anche il modello romano: i genitori sceglievano. Quindi Paolo dirà qualcosa ai padri per aiutarli nella loro parte della situazione. Versetto 36 e tutto questo per arrivare fin qui, ora, guardando il versetto 36, dice – e ve lo leggo interpretandolo man mano – “Se un padre qualunque” – ed è a questo che si riferisce la parola “uomo” qui – “Se un padre qualunque ritiene di comportarsi in modo scorretto verso la propria figlia vergine” – se un padre ritiene di comportarsi scorrettamente verso la propria figlia vergine – ora, cosa significa?
Ora ascoltate: ecco un padre. Guarda il mondo attorno a sé, ascolta tutto quello che Paolo sta dicendo sul fatto che “è meglio essere single, è meglio essere single, è meglio essere single”... e sapete cosa? Decide da per sé, nella sua mente che è meglio essere single, “Consacrerò la mia piccola al Signore. Offrirò la mia bambina al Signore”, è una cosa meravigliosa. Padri, ci avete mai pensato? La vostra piccola figlia cresce pensando: “Quando vorrai sposarti, con chi pensi di farlo?” E iniziate fin dall’inizio – hai un fidanzatino – lo facciamo con i bambini, molti lo fanno, e ben presto tutto quello a cui pensano è il matrimonio. Ecco un padre che dice: “Voglio che tu dia tutta la tua vita a Cristo. Voglio che tu dedichi tutta la tua vita alla costruzione del Regno di Dio. In fin dei conti, il matrimonio è solo temporaneo e quando arriveremo in cielo, nessuno di noi sarà sposato comunque. Voglio che tu rimanga single e libera e – mamma, ti consacrerò a Gesù Cristo ed al Suo servizio”.
Che bella cosa da fare per un padre. Meravigliosa. Davvero, ci sto pensando seriamente. Sapete, i miei figli sono così piccoli che sono d’accordo, se dicessi a Marcy, “Marcy, sarai single tutta la vita e resterai con noi a servire il Signore”. Lei direbbe: “Fantastico!” Tanto non voleva sposarsi comunque. È come quella famiglia che mi raccontava che – parlavamo di questo e un bambino – tornarono a casa e stavano seduti a tavola, e uno dei figli disse: “Sapete, dopo aver ascoltato quel messaggio, e siccome amo così tanto la nostra famiglia, non voglio mai sposarmi. Ho deciso di essere un sedano per tutta la vita”, quindi potete decidere che i vostri figli saranno sedani tutta la vita quando sono piccoli perché non vi risponderanno mica, giusto? Non discuteranno la cosa.
E qui vediamo un padre che fece proprio quello, e “amico, dedicherò questa piccola vita al Signore, la consacrerò al Signore e non voglio nemmeno rischiare con il matrimonio”, però sapete cosa succede? Il padre si rende conto che si sta comportando in modo scorretto verso la propria figlia vergine. Sapete perché? Ha preso una bella decisione ma, sapete, c’è un problema. Versetto 36: “Se ella supera il fiore dell’età” – significa se raggiunge la maturità sessuale, se raggiunge l’apice, il tempo in cui ha tutta la sensibilità sessuale e – cosa succede? – “ed il bisogno lo richiede”... Cos’è che richiede il bisogno? Che cosa? Che si sposi, la cosa diventa necessario, significa.
Se faccio un voto per mia figlia ma mi rendo conto che non sto agendo con giustizia nei suoi confronti, perché ora che ha raggiunto la maturità sessuale, desidera sposarsi, e quindi cosa faccio? Dice: “Faccia ciò che vuole, non pecca. Si sposino”. Che si sposino! Era una bella idea, ma lei non ha ricevuto il dono. Lo Spirito di Dio non le ha dato quel dono, e quello è un dono che lo Spirito di Dio dà, se non ha il dono, il padre dice: “Amico, è chiaro che non ha il dono, non fa che parlare di questo ragazzo”, ed a quanto pare c’è un ragazzo, altrimenti non direbbe “si sposino”. C’è un “loro”. Qualcuno gira intorno. E vedete, egli si sta comportando ingiustamente verso sua figlia perché se non la lascia sposarsi, la sta tentando verso l’immoralità fisica, verso l’immoralità mentale, e verso la seduzione. E così si rende conto: “Non posso fare questo alla mia dolce bambina, per quanto vorrei consacrarla al Signore. C’è un ragazzo qui e lei dice ‘sì, sì, sì’, ed io son qui che dico ‘no, no, no’, e non è giusto”.
Quindi, padri – ehi, è un’idea straordinaria se volete consacrare vostra figlia al celibato – o vostro figlio – ma se arrivano all’età della coscienza sessuale e richiedono il matrimonio, lasciateli sposare. Non è peccato. Non dovete mantenere qualche voto. Non siamo più nell’epoca dei voti.
Ora, il versetto 37 presenta l’altro lato della cosa, “Ma chi è fermo nel suo cuore”, e lì c’è la decisione paterna, la ferma risoluzione del padre, “Nel mio cuore ho deciso che rimarrà single”, oppure “che lui rimarrà single”, avete preso una decisione ferma? Bene. Dio guida attraverso le decisioni di un padre, non lo credete? Dio guida una famiglia attraverso il padre, “E prende quella decisione senza necessità” – cosa significa? Che la figlia non ha bisogno di sposarsi. Non sta facendo pressione. Non ha un particolare impulso sessuale verso il matrimonio. E quindi il padre non ha alcun obbligo. È fermo nel suo cuore, non c’è necessità, gli è data padronanza sulla propria volontà, ha così decretato nel suo cuore che manterrà sua figlia vergine, cosa fa? Fa bene. Padre, hai preso una buona decisione.
Sapete oggi come andrebbe questa cosa? “Beh, perché non sei sposata?” “Mio padre ha deciso che devo essere single”. “Che uomo crudele”, la Bibbia cosa dice che fa? Cosa fa? Fa bene. Se doveste decidere questo per vostra figlia e vostra figlia non avesse un forte desiderio sessuale, fareste bene, padre, madre, fareste bene. È una cosa buona! Allora dice: “Padre, guarda, se resti saldo nel tuo cuore e senti che è giusto e lei non ha necessità di matrimonio, hai potere sulla tua volontà, hai così decretato nel tuo cuore di mantenerla vergine? Bene, stai facendo molto bene”, cos’è che sta dicendo tutto questo? Ve lo dico io, che Dio vuole che alcune persone rimangano – come? – celibi, e faremmo bene a considerarlo anche per i nostri figli.
Allora, versetto 38: “Così, chi dà la figlia in matrimonio fa bene, ma chi non la dà in matrimonio fa” – cosa? – “meglio”? State scherzando. È davvero quello che dice? È quello che dice. Voi dite: “Chi lo ha detto?” Dio. “Cosa intendi?” Sottointeso nel versetto 38 c’è il dono. Non fate un favore a vostra figlia se non ha il dono, giusto? Ma se c’è il dono del celibato e il matrimonio non è necessario per vostro figlio o vostra figlia, va bene darla in sposa, il dono è opzionale, è l’unico che è opzionale, però se non lo farete, state facendo ancora meglio se permettete loro di usare il dono, è tutta una questione di vantaggio, fratelli miei.
Ebbene, questo è un capitolo interessante, non è vero? Cosa ci sta dicendo? Il matrimonio è buono. E per la maggior parte di noi, è l’unico modo di vivere. Ed io lo amo. E non lo scambierei per nulla. E so che neanche voi lo fareste, ed è stato compiuto secondo come Dio l’ha progettato, però, ascoltatemi, il matrimonio è buono, adempitelo, godetevelo, sostenetelo per tutta la vita, ma anche il celibato è buono. Adempitelo, godetelo, usatelo per la gloria di Dio. Questo è il messaggio di 1 Corinzi. La vostra vita cristiana esisterà, crescerà, maturerà e prospererà sia che siate sposati, sia che siate single. Questa non è la questione. Così risolve una volta per tutte il blocco mentale dei Corinzi su com’è che il matrimonio influisse sulla spiritualità. Non ha alcun effetto. Ciò che siete, sposati o single, non ha alcuna incidenza sulla vostra spiritualità. Dio vuole che alcuni siano sposati per ragioni particolari e altri che siano single. Ed io credo, miei cari, che nella chiesa dobbiamo essere consapevoli di questo, dobbiamo riconoscerlo, e dobbiamo essere accoglienti e amorevoli verso coloro che sono single – e se siamo single, verso coloro che sono sposati – e comprendere la piena composizione del corpo di Cristo. Preghiamo.
Per il tempo che abbiamo avuto questa mattina, Signore, Ti chiediamo che il Tuo Spirito Santo sigilli in noi ciò che abbiamo appreso e condiviso e dichiarato, e che ci insegni e ci aiuti a insegnare ad altri queste stesse grandi verità. Ti ringraziamo per tutte le parti del corpo di Cristo, per coloro che sono sposati e per coloro che sono single, per quelli messi da parte nel matrimonio per essere esempio, per crescere figli, per nutrirli nelle cose del Signore, per insegnare loro le Tue vie, e per quelli messi da parte nel celibato per essere liberi di servirTi, per essere mobili, per essere disponibili, per essere concentrati su una cosa sola. Per questa piena composizione nel Tuo disegno del corpo, Ti rendiamo grazie. Padre, aiutaci a scrutare i nostri cuori e a guardare attentamente alle opzioni delle Tue chiamate davanti a noi, e a scegliere con saggezza e in modo retto per noi e per i nostri figli. Ti loderemo nel nome di Cristo. Amen.
FINE
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