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Prendete la vostra Bibbia ed apritela al capitolo 13 di 1 Corinzi. 1 Corinzi capitolo 13. Stiamo procedendo il nostro studio del capitolo 13 come abbiamo fatto con tutto il libro di 1 Corinzi, e saremo esposti ad alcune aree molto basilari e molto importanti della verità nel mentre discuteremo il tema dell’amore. Non credo che qualcuno potrebbe contestare il fatto che la più grande risorsa al mondo, il summum bonum della vita, sia l’amore. Nel 13:13 ci viene detto che: “La più grande di queste è l’amore”. In 1 Pietro capitolo 4, ci viene detto: “Soprattutto abbiate amore”, e quando vuole – quando la Bibbia vuole definire Dio, quando Dio vuole definire Sé stesso, Egli dice su Sé stesso: “Dio è” – cosa? – “amore”. L’amore è la definizione più chiara, l’amore è la personificazione del carattere di Dio.

In Romani capitolo 13 ci viene detto che: “L’amore è il compimento di tutta la legge”. L’amore è il punto più elevato di tutto. L’amore è l’ingrediente numero uno della vita in termini di armonizzare la vita con il carattere di Dio. E tristemente, benché l’amore sia così urgente, benché sia così importante, benché sia persino, divino, è molto frequentemente assente nel popolo stesso di Dio, nella chiesa. Ed una grande illustrazione di ciò è la chiesa presente nella città di Corinto. Una chiesa in cui esisteva tutta la molteplicità dei doni spirituali, una ricchezza di maestri che andavano dall’apostolo Paolo fino ad Apollo e molti altri, il meglio dell’insegnamento, la più grande comprensione della dottrina, una grande capacità di raggiungere i perduti in una città strategica, con tutto ciò che avevano i Corinzi, Paolo somma tutto a zero nel capitolo 13 perché dice: “Manca l’amore”, e qualsiasi cosa meno l’amore è uguale a zero.

E così qui l’apostolo Paolo indica loro l’assoluta necessità ed urgenza dell’amore, tragicamente assente nella loro comunità di credenti. E sapete, dovreste anche pensare che, per quanto sia così importante, è una cosa molto strana che sia stato trovato così difficile per la chiesa sperimentare veramente l’amore. Ora, la parola che viene usata qui per amore è agape, e supponiamo che sia la parola più forte, la parola più grandiosa, la parola più elevata, la parola che definisce pienamente questa cosa in particolare, e quindi questa è la parola che viene usata qui.

Sono state offerte molte definizioni dell’amore. Ci sono stati molti che hanno scritto libri sull’amore. Si possono trovare libri sull’amore in ogni secolo. Ci sono canzoni sull’amore. Ci sono poesie sull’amore. Ci sono discussioni sull’amore. Ma quando tutto è stato detto, letto, cantato e quanto tutto è stato sentito, non l’abbiamo veramente capito finchè non leggiamo 1 Corinzi capitolo 13 dal versetto 4 al 7, perché qui c’è la descrizione più completa dell’amore mai scritta. La ragione per cui lo dico è perché questa è la definizione personale di Dio dell’amore. E più che una definizione, è una descrizione.

Infatti, se volete essere tecnici, la Bibbia non definisce mai l’amore. Non definisce mai l’amore. Non definisce mai l’amore in termini astratti, in termini di atteggiamenti, in termini di sentimenti, in termini di ideologia. Non definisce mai l’amore, lo descrive e basta – in azione. Perché l’amore non è una cosa astratta. L’amore non è un sentimento. L’amore non è davvero un atteggiamento. L’amore è un’azione, è un’attività. E per sostenere questo fatto qui, voglio farvi notare qualcosa che non potreste sapere senza conoscere il greco, ma dal versetto 4 al 7, dove potete vedere la traduzione comune di questo testo, c’è scritto: “L’amore è paziente, l’amore è gentile”, l’amore è questo, l’amore non è quello, l’amore – e quello che trovate lì in italiano sono semplicemente degli aggettivi. Ma in greco, non ci sono aggettivi, sono tutti verbi. Ed i verbi descrivono – cosa? – azione.

L’amore non è qualcosa che si descrive con aggettivi; l’amore è qualcosa che si descrive con verbi perché l’amore è solamente descritto, non è mai definito. L’amore è solo amore quando agisce. Ed è così che viene presentato nella Parola di Dio. Quindi la Bibbia non definisce mai l’amore, non fa altro che descriverlo. E la descrizione qui è bellissima. In ognuna delle 15 perfezioni dell’amore che vanno dal versetto 4 al 7, ci sono 15 perfezioni diverse dell’amore per completarne la descrizione, ma in ognuna di esse, il verbo è attivo.

I Corinzi avevano completamente perso la direzione perché in tutto quel fervore d’attività, non c’era amore. Così Paolo si ferma per mostrar loro quattro aspetti dell’amore: la prominenza dell’amore – e quello nei primi 3 versetti, ricordate? – la prominenza dell’amore; in secondo luogo, le perfezioni dell’amore, o se preferite, le proprietà dell’amore, e queste si trovano dal versetto 4 al 7; in terzo luogo, la permanenza dell’amore, dal versetto 8 al 12; ed infine, conclude con quella grande affermazione sulla preminenza dell’amore.

Ora, Paolo vuole che comprendano che l’amore è una realtà necessaria. Che l’amore è qualcosa senza il quale sono uguale a zero, bronzo che risuona e cembalo che tintinna, e sono nulla senza di esso. E così, avendo sottolineato la prominenza dell’amore dal versetto 1 al 3 dicendo che “Non importa se potete parlare in lingue, o anche se potete parlare le lingue degli angeli, non siete altro che rumore. Non importa se avete il dono della profezia o se avete tutta la conoscenza e tutta la sapienza e tutta la fede, e non importa se vi date come martiri. Non importa se vendete tutto ciò che avete e lo date ai poveri. Se non avete amore, non siete nulla”, assolutamente nulla. Questa è la prominenza dell’amore, ha la parte prominente in ogni comportamento cristiano, e dov’è assente, il comportamento cessa di essere cristiano.

Ora, passa poi a descrivere l’amore perché prevede che loro stessero dicendo: “Bene, se l’amore è così importante, e non possiamo fare nulla senza amore e non possiamo ministrare alcun dono senza amore, e possiamo essere solo rumore senza amore e solo nulla senza amore, però... potresti dirci cos’è l’amore? Se dobbiamo esserlo, allora dicci come”, e così dice: “Ecco cos’è l’amore”.

Seguitemi al versetto 4 ed ascoltate alla sua descrizione, “L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, l’amore sopporta ogni cosa”.

Ora, questa è una descrizione dell’amore. Non c’è nulla d’astratto. Non c’è nulla... veramente, in termini d’ideologia o quello che sia, c’è solo una descrizione proposta in termini comportamentali. Quindi, quello che abbiamo qui, è veramente – è come se l’amore fosse una luce, un raggio di luce, ed il raggio di luce colpisce un certo prisma, e quel prisma divide il raggio di luce che si divide ed esplode in un sacco di colori... e quello è esattamente quello che succede qui. L’apostolo Paolo prende il concetto dell’amore e lo spara nel prisma che si sparpaglia ovunque presentando 15 colori diversi. E tutti e 15 descrivono le perfezioni che costituiscono la realtà unica dell’amore. Questo è lo spettro dell’amore. L’amore in azione.E vedrete in questi 15 – ed a proposito, li guarderemo nel corso delle prossime settimane perché non sarebbe giusto – non sarebbe giusto semplicemente sorvolare queste cose se questa è la cosa più importante in tutto il mondo e questa è la cosa più essenziale nella chiesa, allora dovremmo passare del tempo ad osservare l’unicità di ognuno di essi. Ma nel mentre guarderemo a queste caratteristiche nel corso delle prossime settimane, vedrete, lo spero, quella che apparirà come una verità molto trasformante. Vedrete il concetto intero della vita che è incarnato in quest’idea dell’amore che deve portarvi a vivere deve provocare un cambio comportamentale nella vostra vita. E questo, nella mia vita ha già avuto un effetto profondo, solamente in questa settimana passata, e spero che la cosa continuerà a crescere.

Sapete, ciò che è incredibile in tutto questo e ciò che mi ha colpito particolarmente – e sapete, ormai è da tanto tempo che studio 1 Corinzi e ve lo sto insegnando da moltissimi mesi ormai, e sapete, fino a questo punto è stato un po’ – è stato un po’ come un mucchio di fango fino a qui, non è vero? Voglio dire: “avete sbagliato qui, e siete incasinati là e qui c’è un’altra brutta situazione e siete pessimi in quest’altra categoria e perché non vi correggete in questo aspetto... e sapete, vi sentite un po’ come se foste stati sguazzati nel fango per quest’anno passato”. E poi ho pensato, sapete, quando sono arrivato a questo punto particolare, sapete, è come se mi fossi trovato dinnanzi ad un fiore, il capitolo 13 è come un fiore che spinge la sua bellezza nel mezzo del fango. E tutto d’un tratto, arrivate al tredicesimo capitolo e qualcosa sboccia da questa situazione fangosa dei corinzi. E nel mentre l’osservate da vicino, potete vedere le sue glorie e le sue bellezze, e questo è specialmente vero dal versetto 4 al 7, cioè, quello che succede è che un orizzonte tremendo si dispiega in questo testo...

E le cose che vedete in tutto questo non sono cose che non capite. Sono solamente cose che voi ed io non mettiamo in pratica. Ed il mio approccio non è semplicemente quello di dirvi cosa dice – perchè potete leggervelo da soli, e credo che ci siano già state abbastanza versioni e commenti proposti sul suo conto... ma il mio obbiettivo è quello di aiutarvi a vedere un po’ come metterlo in pratica. Ora, forse non ci arriveremo oggi, ma lo faremo, poco a poco, ed al punto della conclusione al versetto 7, nella prossima settimana o quella che viene, metteremo il tutto insieme. Quindi voglio che rimaniate con me, perchè non è tanto importante che valutiate questo sermone.

Di fatto quello non è mai importante, francamente, ma in modo particolare non è affatto importante adesso che mi valutiate e diciate, “Beh, il suo primo sotto-punto, 1b, non era molto forte e mi sono perso il secondo punto e così via... e la cosa sembrava un po’ disorganizzata e non ha dato una buona illustrazione, non c’era troppa applicazione qui, e quindi...” – non è importante che siate analitici. Non è importante neanche che diciate, “Wow, è stato grandioso – oh, è stato grandioso, mi è piaciuto davvero”, nemmeno quello conta più di tanto, però ciò che è importante è che mettiate la vostra vita a confronto con le caratteristiche dell’amore e vi confrontiate con esse, questo è quello che conta, nient’altro lo è.

Non è importante se vi è piaciuto o meno, non è importante se c’era nuovo contenuto o meno, non è importante se era noioso o se era eccitante. È solo importante che abbiate l’integrità e l’onestà di mettere la vostra vita a confronto con questi principi e dire, “Questo sono io” oppure “Questo non sono io”. Questo è l’unico punto importante, ed è così che la penso.

L’apostolo Paolo elenca le 15 perfezioni dell’amore e non lo fa in ordine logico ma lo nell’ordine di contrasto che vede con il caos nella chiesa di Corinto. Per esempio, comincia dicendo: “L’amore è molto paziente” oppure “L’amore soffere a lungo”, e questo non era altro che uno schiaffo in faccia ai Corinzi che erano totalmente impazienti ed intolleranti. E poi dice: “L’amore agisce con gentilezza”, e loro facevano tutto tranne che quello. E poi dice: “L’amore non è invidioso”, ed essi erano gelosi ed invidiosi – di fatto potete leggere il terzo capitolo, perchè tutta la prima parte del capitolo non fa altro che esporre la loro invidia. Vedete, quello che sta facendo è che gli sta mostrando, apertamente ed onestamente e gli sta dicendo: “Ei! Ecco qui l’amore, e qui siete voi! Fate i conti... E rendetevi conto che, per come stanno ora le cose, nulla di quello che state facendo conta perché non c’è amore. E giusto per farvi capire che non c’è amore, ve lo definisco affinchè voi stessi possiate confrontare la vostra vita con esso”, e di fatto questa è l’unica cosa che conta in questo studio.

Ed... a proposito, aggiungerei anche questo, che quando Paolo stava dipingendo questo ritratto dell’amore, credo che Gesù fosse in posa, perchè questo è Lui. Ognuno di questi principi, potrebbe esser riportato direttamente ai vangeli, per vedere che sono veri di Cristo. Perché questo è il modo in cui Dio definisce l’amore e Dio è amore e Cristo è Dio.

Guardiamo al primo – e non sarà nulla di profondissimo perchè son certo che li conoscete già bene, ma cerchiamo di guardarli con un nuovo sguardo. “L’amore” – inizia al versetto 4 – “L’amore soffre a lungo”, “L’amore è paziente”, e quella è quell’antica parola greca makrothumeō o makrothumia, ed è una parola che viene usata più e più e più e più volte nel Nuovo Testamento e descrive – ascoltate bene – descrive pazienza verso le persone. Non è tanto una parola che si occupa delle circostanze o degli eventi; si occupa delle persone. È la capacità di essere offesi ed offesi ed offesi di nuovo, ed aver il potere di vendicarsi senza però considerare quell’opzione per un momento, è questo quello che descrive. Crisostomo, uno dei padri della chiesa primitiva, disse: “È la parola usata per colui che è offeso e che ha facilmente il potere di vendicarsi ma che non è disposto a farlo”, questa è la parola. È lo spirito che non si vendica mai che descrive la persona che non si arrabbia mai.

Sapete, è interessante considerare questo fatto qui perchè questo è un concetto strettamente cristiano. E voi potreste chiedere: “Cosa vuoi dire?” Intendo dire che nel mondo greco, almeno in quella zona, questa non era mai considerata una virtù, di fatto era considerato un segno di debolezza. Infatti, Aristotele disse che la grande virtù greca era il rifiuto di tollerare qualsiasi insulto o offesa ed esser pronti a reagire contro qualsiasi danno”, vedete, quella era virtù! Eri un grande uomo se colpivi i tuoi nemici. Se ti vendicavi, se eri pieno di vendetta, mostravi d’esser forte... “Ascoltami bene amico mio, non la scamperai con quella”, e sapete, in un certo senso, anche noi c’identifichiamo con questo fatto qui.

Facciamo degli eroi di coloro che reagiscono così, diciamo, “Wow, che tipo tosto, ha preso di petto la cosa ed ha detto quello che pensava... ha detto quello che si meritava di dire”, sapete, anche noi pensiamo che sia coraggioso, pensiamo che sia veramente un uomo quello che si fa avanti e dice, “Tu” – e gliene dà una... sapete, e poi raccontiamo le storie eroiche, “Wow, ricordo quando mi son visto con quel tipo lì e gliene ho dette quattro”, quello si che è eroismo... per noi; però per Dio, quello è l’esatto contrario dell’amore, l’amore non si vendica.

E quella era una novità per i Greci. Il cristiano è colui che ama. Quindi il cristiano è colui che seppur ferito, insultato e danneggiato, è colui che si trova nella posizione di vendicarsi, ma non lo fa mai, non lo fa mai. La parola significa letteralmente “uno dal temperamento lungo”, uno di temperamento lungo, è colui che ha la miccia lunga. Potreste studiare tutto il Nuovo Testamento e vedreste questa parola comparire più e più volte perchè è ovunque. Paolo disse che era caratteristica del suo stesso cuore, 2 Corinzi 6:6 e disse che dovrebbe essere caratteristica di ogni cristiano, Efesini 4:2 tutti dovrebbero essere caratterizzati da mansuetudine, umiltà e longanimità. Paolo disse che era uno dei frutti dello Spirito, non è vero?

Ora, se avete bisogno di un modello da seguire, non è troppo difficile trovarne uno. Dio era paziente. Romani capitolo 2 versetto 4, dice che la persona che rifiuta la grazia di Dio è veramente – e questo è un modo semplice di dirla – “disprezzando le ricchezze della sua bontà, pazienza e longanimità”, qualcuno che volta costantemente le spalle a Dio non fa altro che disprezzare la pazienza di Dio, la sua longanimità perchè Dio è così.

In 2 Pietro capitolo 3 ci viene detto che Dio è “paziente, non volendo – che cosa? – alcuno perisca”, quindi se state cercando qualcuno che sia paziente, quello è Dio; e potreste dire: “Beh, è un po’ difficile modellare la mia vita secondo Dio, sembra un po’ troppo astratto”, va bene, che ne dite di Cristo? Il Signore Gesù Cristo, appeso sulla croce dopo aver sopportato tutto ciò che aveva sopportato, non ebbe nulla da dire sul conto dei suoi uccisori se non questo: “Padre” – cosa? – “perdonali, perché non sanno quello che fanno”, e poi c’è un altro modello perchè potremmo anche dire: “Beh, anche Gesù mi sembra un po’ difficile da imitare”, va bene, che ne dite di Stefano? È un po’ più terreno, forse? Capitolo 7 di Atti, versetto 60, quando si trovò sotto i colpi schiaccianti delle pietre disse: “Dio, non imputare loro questo peccato”, e si addormentò. Era paziente, nessuna vendetta, nessuna ritorsione, nessuna amarezza, nessuna animosità, nessun contrattacco, riuscite ad immaginare com’è che la chiesa fosse se tutti fossero così? Nessuno cerca mai vendetta? Riuscite ad immaginare come sarebbe la vostra stessa casa se...? Sapete se a casa vostra, quando vostra moglie fa qualcosa che non vi piace e voi dite silenziosamente, “Ah... Gliela farò vedere io, vediamo se riesce tirarmi fuori un’altra parola, vediamo se riuscirà a prendersi quel vestito nuovo... mi sa che oggi torno a casa tardi così che la cena è fredda... ah!” È lo spirito della ritorsione. Ma quello non è amore, non è vero? L’amore può essere offeso ed offeso ed offeso ancora senza mai desiderare o ricercare la vendetta, questo è il modo per definire l’amore.

Robert Ingersoll, l’ateo brillante – se mai un ateo può essere classificato tale – visse nel secolo scorso, e si fermò spesso, come gli piaceva fare, nel mezzo di una delle sue conferenze contro Dio, e tirava fuori l’orologio e lo teneva davanti al pubblico e diceva: “Son pronto a dare a Dio cinque minuti per fulminarmi per le cose che ho detto”, questo era il suo modo di prendere in giro Dio. Beh, non fu fulminato a morte e qualcuno raccontò quest’episodio al grande cristiano Theodore Parker, e Parker sorrise e disse questo: “Ed il signore pensava di poter esaurire la pazienza del Dio eterno in cinque minuti?”

Dio è paziente, non è vero? Non ne siete felici? Se non lo fosse, sareste tutti morti tempo fa – proprio come me... e le persone spesso dicono: “Oh, mi ha ferito più e più volte”, veramente? Si e Dio potrebbe dirlo, vero? Pensate ad Israele, la storia di Israele, il resoconto di un amore paziente da parte di Dio verso un popolo ribelle, disobbediente, peccaminoso ed infedele; e potreste dire: “Già”. Già, però prima di dirlo troppo forte, sembra che lo stesso sia vero anche per la mia biografia, non è vero? Se Dio fosse impaziente, saremmo già spariti da tempo, ma Dio è un Dio sofferente che è una potente caratteristica dell’amore.

Sapete, quando trattate le persone con pazienza quello ha un effetto tremendo. Quando non c’è ritorsione. Una grande storia a questo riguardo ci riporta ad Abraham Lincoln. Abraham Lincoln fece molte amicizie, ed alcuni nemici. Uno dei quali, che era un nemico piuttosto dichiarato, di nome Stanton; e son certo che alcuni di voi storici se lo ricordano, ma Stanton lo disprezzava; infatti, per iscritto, lo chiamò “un buffone astuto e meschino”. Ed in un’occasione gli diede il soprannome di “gorilla originale”, e disse che era ridicolo che le persone andassero in Africa a cercare i gorilla quando potevano facilmente trovarne uno qui a Springfield nell’Illinois. Molto astioso verso di lui, eppure, Lincoln non gli rispose mai. Non gli disse mai una singola parola e quando arrivò il momento di scegliere il ministro della guerra per il governo degli Stati Uniti, Lincoln scelse Stanton. E qualcuno gli disse: “Perché?” Ed egli disse: “Perché è il migliore”.

Gli anni passarono ed il biografo disse questo: “La notte in cui il proiettile dell’assassino strappò via la vita di Lincoln, nella stanzetta in cui fu portato il corpo del Presidente, c’era quello stesso Stanton, che guardava giù verso il volto silenzioso di Lincoln con tutta la sua durezza, e disse con lacrime, le seguenti parole: ‘Lì giace il più grande governante di uomini che il mondo abbia mai visto’”, fine citazione. Non accettò mai la politica di Lincoln, ma non poté resistere alla sua pazienza. Non poté resistere allo spirito non vendicativo di quell’uomo. Il canto dice: “Uccidendola dolcemente con la gentilezza”, la pazienza.

L’amore perdona “settanta volte sette” quando è stato offeso, e ciò ci porta alla seconda caratteristica: la gentilezza. E questo è il lato opposto, ascoltatemi va bene? La longanimità, la pazienza sopporta le offese altrui e la gentilezza, la benevolenza le ricambia con buone opere. La longanimità dice: “Son disposto ad accettare qualsiasi cosa dai miei nemici!” La benevolenza dice: “Son disposto a dare qualsiasi cosa” – a chi? – “ai miei nemici, per soddisfare i loro bisogni”... ora, questa è l’essenza della cosa; la benevolenza è l’altro lato della medaglia, e la radice della parola greca è “utile”, “son disposto a far qualsiasi cosa che possa essere utile al mio nemico, che possa essere utile al prossimo, son disposto a vivere la mia stessa vita per il beneficio altrui”, e questo è proprio quello che sta dicendo, l’amore è consapevole d’impiegarsi per il prossimo.

L’amore è utile per il prossimo. Non è un’astrazione. Non è un aggettivo. È l’atto della gentilezza. È l’atto della generosità. È quello che si fa per qualcun altro di cui si ha bisogno. Quando dice che l’amore è gentile, non sta parlando di un atteggiamento dolce, sta parlando di un atto utile per il beneficio di qualcun altro. L’amore si dona per aiutare qualcuno, persino i nostro nemici e quando Gesù disse: “Amate i vostri nemici”, non disse: “Provate un bel sentimento verso di loro”, stava semplicemente dicendo questo: “Fate ciò che è buono per i vostri nemici”, e Lincoln certamente ne capì lo spirito, non è vero? Paolo, per inciso, non dipinge l’amore in ambienti ideali, non è vero? Non si tratta di un grande gruppo di persone con affetto caloroso ed un’amicizia meravigliosa, queste persone si mordevano tra di loro, quelli della chiesa di Corinto. E dice: “Negli ambienti duri di una chiesa peccaminosa ed egoista, nell’ambiente difficile di un mondo cattivo che esercita influenze negative sull’amore, è proprio lì che il vero carattere dell’amore brillerà veramente”.

Ora di nuovo, vediamo forse qualche modello della gentilezza dell’amore, dell’amore che fa cose buone il prossimo? Beh, certamente da parte di Dio, non è vero? Certamente da parte di Dio. Romani 2:4 – ve l’ho appena letto, la bontà di Dio – la gentilezza di Dio verso di noi. Dio ha fatto più e più volte cose per il beneficio anche se siamo Suoi nemici, non è vero? E, sapete, in Tito, quel versetto dice, in Tito 3 versetto 4: “Dopo che si sono manifestati la bontà e l’amore di Dio”, Dio è gentile. Dio compie atti di gentilezza. In 1 Pietro 2:3, “Se pure avete gustato che il Signore è buono” – buono, stessa parola. Dio è semplicemente buono, Egli fa cose buone. Fa cose utili. Fa cose che aiutano le persone.

E poi c’è il Signore Gesù. Ed amo quello che dice in Matteo 11:30, Gesù disse: “Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché il mio giogo è” – cosa? – “dolce”, e la parola “dolce” in greco è la stessa parola tradotta “benevolenza” in 1 Corinzi 13. Gesù sta semplicemente dicendo: “Unitevi a Me ed io vi laverò con questa benevolenza”, è un pensiero tremendo. Questa è una grazia che può guarire le ferite del mondo, è una grazia che può guarire le ferite nella vostra famiglia.

Lasciate che ve lo chieda amici, siete benevoli l’uno con l’altro? Intendo veramente benevoli? È il vostro primo pensiero: “Cosa posso fare che sia utile? D’aiuto? Di significato? Per il mio coniuge anche se mi ha appena irritato?” “Com’è che potrei ricambiare la sua rabbia con benevolenza?” “Come potrei ricambiare la sua ferita con qualcosa di utile e di buono che ha bisogno che venga fatto?”

Lasciate che ve lo chieda, genitori: siete benevoli verso i vostri figli? I vostri figli percepiscono forse la vostra gentilezza? Vi sforzate di fare cose gentili per loro? Non intendo comprarli a causa della vostra mancanza di gentilezza. Intendo fare cose che siano gentili verso di loro. Vi spingete più in là per loro? O non v’importa abbastanza? Siete disposti a fare qualche sacrificio per aiutarli? Sapete, questo diventa molto pratico a casa nostra, “Sei disposto o no, papà? Ad aiutarmi con i miei compiti?” Questa è la nostra cosetta... “Papà”, mi dice mio figlio, “mi aiuteresti a studiare per la verifica?” Beh, sarebbe benevola come cosa non è vero? Per il suo bene, ed è lì che si arriva al dunque, giusto? Alla fine dei conti. L’amore è gentile, guarisce le ferite, attende con pazienza, sopporta tutto, non si vendica mai, restituisce con benevolenza.

Due uomini su un sentiero, un precipizio ed una parete rocciosa sulla loro destra, ed il sentiero è molto stretto, mezzo metro, e s’incontrano faccia a faccia. Come faranno a passare? Conflitto. Ci provano in questo modo, non funziona. Si grattano la testa, al che uno si sdraia a terra, e l’altro gli passa sopra. E questo è amore, perché l’amore non si preoccupa d’essere calpestato, se quello porterà beneficio all’altro, e questo è lo spirito che Paolo ricerca nella chiesa di Corinto. Dice: “Se solo ministraste senza vendetta, sacrificandovi a vicenda, senza rancore e restituendo benevolenza l’uno all’altro, allora i vostri doni spirituali avrebbero significato”.

Terzo, in questo passo bellissimo che definisce le caratteristiche dell’amore, notate ancora il versetto 4: “L’amore è paziente, è benevolo. L’amore non è invidioso”, mamma se l’invidia è una brutta bestia. Un altro termine per invidia, comincia con “G” – qual è? La gelosia. Ora, ce ne sono di due tipi, e ci ho pensato su... ci sono fondamentalmente due tipi. Una è superficiale e l’altra è una gelosia profonda che va giù fino in fondo, è marcia, puzza e ribolle. Infatti, Shakespeare la chiamava la malattia verde, ed è da lì che viene. E Salomone la chiamò “la carie delle ossa”, e c’era un antico proverbio latino che diceva che è il nemico dell’onore. E qualcun altro scelse di chiamarla il “dolore degli stolti”, la gelosia. Ma ce ne sono di due tipi.

Una dice, quella superficiale dice: “Voglio quello che hai tu”. “Oh come vorrei averlo anch’io”. “Perché devo – perché – come mai lui ha la macchina nuova?” Sapete, là – il mio vicino. “Com’è sta cosa qui?” Ed io devo guidare la Cord del 1932, perchè? Voglio dire, perché a me è toccata la parte brutta? Come fa a permettersela? Non guadagna mica più di me. Non voglio che la gente mi veda in giro per il quartiere, e pensi che non abbia abbastanza successo... e poi se magari riesco a sistemare questa cosa qui o a riverniciare la cosa, penseranno che anch’io sia un uomo di successo. Giusto? Gelosia, “Voglio quello che ha lui”, ma quello non è il livello più profondo. Il più profondo dice: “Vorrei che non l’avesse”, giusto? La prima cosa è che lo vuoi tu, la seconda è che ti dà fastidio che ce l’abbia lui. Fu Barclay a dire che secondo lui quella è “la meschinità dell’anima”, la gelosia profonda, dove non è solo che la desideri, ma è che non vuoi che ce l’abbiano loro, è forse facile da vivere?

Sapete, è facile esser gelosi così... oh ascoltate – qualcuno mi dà – e dice: “Oh, John, ho questa cassetta fantastica, devi sentirlo, è fantastico”. Ed io l’ascolto e dico: “Mah, non è male. Ho sentito di meglio”, wow, sapete, è il vecchio ego, non è vero? Perchè se è davvero bravo, diventa difficile da digerire, non è vero? Ci sono molti che sono predicatori migliori di me, ma io mi limito a non comprare le loro registrazioni, non le reggo. No, non è del tutto vero, voglio che lo sappiate.

Ma capite il punto vero? Capite quello che sto dicendo, è molto difficile gioire per qualcuno che fa esattamente quello che fate voi però meglio. Sapete, mi ricordo quand’ero un atleta e quanto fosse difficile essere in seconda linea dietro a qualcuno che sapevi essere meglio di te, gli volevi romper le gambe... oppure – perché mai suo padre aveva sposato quella madre ed aveva creato quella combinazione per cui è venuto così bravo, capite? Perché non poteva aver avuto la poliomielite da bambino o qualcosa del genere, sapete? Davvero. Pensieri strani che ti vengono. Non è qualcosa che non capiamo quando parliamo di gelosia, la capiamo.

La parola, letteralmente, in greco, la sua radice significa “bollire”, è il ribollire interiore, il fermentare, il fumare per il successo di qualcun altro, per la bellezza di qualcun altro. E questo è precisamente, alla lettera, quello che i Corinzi stavano facendo. Guardate al capitolo 12 versetto 31 – ricordate questo versetto? E nel testo italiano è all’imperativo, è tradotto come un comando: “Desiderate ardentemente i doni migliori”, vi ricordate che vi ho detto come quello può esser tradotto con l’indicativo? E che sarebbe meglio tradotto: “Ma voi state desiderando ardentemente i doni vistosi”?

Volete sapere qualcosa d’interessante a sostegno della posizione che vi stavo presentando? La parola per “desiderare ardentemente” al versetto 31 e la parola per “invidia” al versetto 4 del capitolo 13 sono la stessa parola. Esattamente la stessa parola in greco. Ed è per questo che io offro una lettura negativa del versetto 31, non sta dicendo: “Desiderate certi doni”, sta dicendo: “Il vostro problema è che siete invidiosi di certi doni”, è lo stesso pensiero. Erano invidiosi. Se non mi credete, potete guardare al terzo capitolo di 1 Corinzi al versetto 3, dove dice: “Visto che siete carnali fra voi c’è invidia”, non fate altro che invidiarvi e questo è 1 Corinzi 3:3. C‘è invidia e contesa, state soffrendo di quello che Salomone chiama, in Proverbi 14:30, “la carie delle ossa”.

Ma l’amore non è invidioso. Quando l’amore vede qualcuno che prospera, quando l’amore vede qualcuno che è popolare, quando l’amore vede qualcuno che è potente, ricco, bello o dotato, l’amore è contento per loro e si rallegra. Mi viene sempre in mente Filippesi capitolo 1, e la mia mente va automaticamente a quel passo, perché lì Paolo scrive dalla prigione e scrive e dice: “Sì, sono in prigione”... E dice: “Ci sono alcuni giovani predicatori che si stanno facendo avanti, e la gente sta cominciando ad accoglierli, ed alcuni di questi giovani stavano dicendo: ‘Il motivo per cui Paolo è in prigione è perchè tutto il processo l’ha superato, è all’antica, ha rovinato il suo ministero, non è più utile al Signore quindi il Signore l’ha messo da parte’”. E dice: “Sì, alcuni predicano Cristo con spirito di contesa, pensando di aggiungere afflizione alle mie catene”, in altre parole, non basta che io sia incatenato, vogliono aggiungervi ulteriore offesa.

E qual è la mia reazione verso di loro? Sono forse geloso che siano sotto i riflettori? Sono forse geloso che siano la nuova generazione di predicatori? Sono forse geloso che stiano facendo ciò che facevo io, ma ora sono loro a ricevere tutti i fiori e tutti gli applausi? No. Dice: “Che m’importa? Cristo è predicato e in questo io” – cosa? – “mi rallegro”. Vedete, questo è lo spirito che dice: “Non invidio nessuno che fa ciò che faccio io, anche se lo fa meglio di me, anche se riceve più applausi di me”, l’amore non fa altro che rallegrarsi nel loro successo e nella loro utilità.

Vedete, il lato opposto dell’amore qui, della gelosia, è una cosa così distruttiva, se tornaste indietro e iniziaste – questa settimana ho fatto un piccolo studio su questo ed ho dovuto smettere pochi minuti dopo perché mi son reso conto di poterci mettere più di un mese, ma volevo cercare di tracciare i peccati collegati alla gelosia. Così ho cominciato dal primissimo peccato, e sapete qual era? Proprio la gelosia. Satana dice ad Eva: “Non ti piacerebbe essere come” – chi? – “Dio?” “Sì, certo che mi piacerebbe. Perché Lui dev’essere così ed io quaggiù, esclusa? Voglio essere come Dio”, e la gelosia ha generato il peccato d’Eva ed ha portata la razza alla caduta.

Il peccato successivo che troviamo nella Bibbia dopo quello era che cosa? L’omicidio. E Caino uccide Abele perché era cosa? Geloso. Era geloso dell’accettazione del sacrificio di Abele rispetto al proprio. E non passa molto tempo che incontriamo alcuni fratelli, ed hanno un fratello particolare di nome Giuseppe, e lo vendono come schiavo perché erano, cosa? Gelosi. E lì ho pensato: “Ah, mi sa che questo studio sarà piuttosto lungo, sono solamente in Genesi”. E poi ho pensato al Nuovo Testamento e mi è venuta in mente una sola illustrazione – e potrei darvene a dozzine, ma il figlio prodigo torna a casa, il padre uccide il vitello ingrassato, gli mette un anello al dito, gli dà una bella veste, organizza una festa. E ci viene detto che il fratello maggiore: “Si adirò e non volle venire”, perché? Gelosia. Proverbi 27:4 dice: “L’ira è crudele ed il furore è impetuoso, ma chi può resistere davanti all’invidia?” L’invidia è odio senza rimedio. L’invidia distrugge l’interno dell’uomo.

Giacomo ha detto alcune cose sulla gelosia e sull’invidia che sono sinonimi, incidentalmente, per lo meno secondo me. Giacomo 3:14, dice: “Se avete nel cuore invidia amara e contesa, non vantatevi”, se avete amarezza, invidia e contesa nel cuore, non avete nulla di cui vantarvi, “Perché”, dice, “questo tipo di sapienza non viene dall’alto, ma è terrena, animale e diabolica”, e tutto quello che fa è che dove c’è invidia e contesa – versetto 16 – dove c’è invidia e contesa, c’è disordine ed ogni opera malvagia. Ed ho pensato: “Eccolo qui, gente. Ogni opera malvagia nasce dall’invidia e dalla gelosia”.

Ed è difficile da vincere, non è vero? Quando qualcuno nel vostro lavoro riceve una promozione che li porta sopra di voi, quando qualcuno vicino a voi fa quello che fate voi però lo fa meglio – oh, ve lo dico, a scuola era così, no? Studiavi tanto e tutti prendevano voti migliori di te, e così cominciavi ad esser geloso. Funziona nello stesso modo in ogni ambito della vita, ma l’unica cosa che può vincerla è l’amore.

Io lo metto a contrasto in questo modo: c’era un re, si chiamava Saul. Aveva un figlio, si chiamava Gionatan. D’accordo? Ora, Saul era il re – il pezzo grosso; Gionatan era forse il prossimo in linea per il trono, e da lì, arriva un giovane cantante ebreo biondo di nome Davide. Non solo cantante ma era anche domatore di leoni, uccisore di giganti, bello, articolato, poetico, un musicista supremo, aveva ogni tipo di talento! Certamente poteva essere una persona molto antipatica. È difficile sopportare così tanto talento in una sola persona. E sapete cosa? Saul lo odiava, vero? Lo odiava. Lo odiava per le sue capacità e lo odiava per la minaccia che il trono andasse a lui. E così Saul accesso di rabbia, afferrò la sua lancia e cercò di trafiggerlo, vero?

Ma c’era un altro membro della famiglia, Gionatan. Ed anche Gionatan era in linea per il trono. Non sappiamo nulla di particolare su Gionatan. Sappiamo che sapeva tirar bene con l’arco, ma niente di più... Non sappiamo nulla delle sue abilità musicali, delle sue eloquenze o di quello che sia, però sapete una cosa? Troviamo una cosa nella Scrittura, ovvero che Gionatan non ebbe mai, mai, mai alcuna gelosia verso di Davide. E lì potreste dire: “Beh, ma non aveva tanto da perdere quanto Saul, no?” Oh, sì, invece. Anche lui era in linea per il trono, ricordate? Il trono, volendo poteva essere suo! Però, ricordate cos’è che la Bibbia dice di Gionatan? 1 Samuele 20:17 – ascoltate a quello che dice, dice che “Egli amava Davide come amava la propria anima”, ora, cos’è che fece la differenza tra Saul e Gionatan? L’amore. Vedete, Saul era geloso e Gionatan no. Perché Gionatan amava. L’amore non può essere geloso. La gelosia è odio senza rimedio.

E così la Bibbia ci dice che non c’è posto nella vita del cristiano per quell’atteggiamento, proprio per niente. Mamma Satana lavorerà su di noi con la gelosia. Oh, è una cosa subdola... vi porterà a pensare che dopo tutto, non è così grave esser gelosi, ma la realtà è che la gelosia marcia tutto fino al midollo. Ragazzi, anch’io ci lotto. Ci lottiamo tutti. Guardiamo ai peccati palesi, flagranti, esteriori, ma quel peccato della gelosia può rosicchiare e divorare tutto fino al cuore. Potete essere gelosi del modo in cui qualcuno si veste, di come si presenta, di come lavora, di come canta – di qualsiasi cosa.

Lasciate che vi dia un’illustrazione: Oscar Wilde una volta raccontò una storia. Non era vera, l’aveva inventata lui, ma illustra il punto. Disse che il diavolo stava attraversando il deserto libico e lungo la strada incontrò un gruppo dei suoi demoni che stavano lavorando veramente sodo contro un vecchio eremita. Ora, questo era un santo. Era stato, sapete, messo da parte dalla chiesa ed aveva preso certi voti ed era un eremita molto santo. E così si trovava là, nel mezzo del deserto libico, sapete. Aveva detto di no a tutto quello che il mondo poteva offrire ed aveva preso la sua croce e se n’era andato nel deserto. E così quei demoni erano là fuori, cercando veramente di farlo cadere, cercando veramente di tentarlo, e lo stavano attaccando con tutte le loro forze. E Satana arrivò, e Wilde dice questo: Ostinatamente, quell’uomo santo resistette ai loro suggerimenti. Non ebbero successo; non riuscirono a farlo cadere nel peccato. Alla fine, dopo aver osservato il loro fallimento con disgusto, il diavolo sussurrò ai demoni dicendo loro: “quello che state facendo è troppo rozzo. Permettetemi un momento”, e poi il diavolo sussurrò al santo: “Tuo fratello è appena stato nominato vescovo d’Alessandria”. E Wilde dice che un cipiglio di gelosia maligna attraversò il suo volto.

E “Questo”, disse il diavolo, “è il tipo di cosa che consiglio”, capite il punto? Non riescono a prenderci in alcuni punto ce la faranno in altri, e la gelosia è sempre buon terreno. Sapete, non c’è modo migliore di mettere alla prova un uomo se non così: fate si che qualcuno al di sotto di lui o al suo stesso livello inizi ad avere più successo di lui e rimanete a vedere com’è che gli reagisce.

Si racconta la storia di due grandi direttori d’orchestra, Toscanini e Mascagni, in Italia. Mascagni, se leggeste sul suo conto, scoprireste che era – tutti sapevano che era un tipo terribile, orgoglioso, egocentrico, incredibile. E la prossima settimana vi racconterò una cosa che fece... dedicò una delle sue opere a se stesso. Veramente – no? – terribile, e “con grande stima”, disse... Ma comunque, Mascagni risentiva Toscanini perché non c’era nessuno come Toscanini. Voglio dire, Toscanini era Toscanini, giusto? E ci fu un festival, un festival musicale a Milano, in Italia, per onorare il compositore Verdi. Ed il comitato che organizzava il festival chiese se Toscanini e Mascagni avrebbero diretto l’orchestra. Mascagni era così geloso di Toscanini, e lo era in modo così evidente, che non cercava nemmeno di nasconderlo. Così disse: “Dirigerò ad una sola condizione: che mi paghiate di più di Toscanini”, e la direzione accettò. Alla fine del festival, Mascagni ricevette il suo compenso: una lira. Toscanini diresse gratuitamente, e Mascagni apparì come uno stolto.

Una persona amorevole si rallegra dell’eccellenze altrui... altri, capite? Una persona amorevole si rallegra dell’eccellenze altrui... della bellezza altrui, del fascino altrui, del successo altrui, dei doni altrui. E non nutre alcuna gelosia. Mi viene in mente Gesù e lo vedo proprio lì, e vedo la Sua gentilezza, non è vero? Non vedete la sua benevolenza? Quando solleva una donna caduta e la ama? Vedete la Sua sofferenza quando dice sulla croce: “Perdonali”? Vedete la Sua assenza totale di gelosia quando dice: “Io non sono venuto a cercare la mia propria gloria ma” – cosa? – “la gloria di Colui che mi ha mandato”. E quando disse: “Io sono contento di non essere servito, ma di” – cosa? – “di servire e di dare la mia vita in riscatto per molti”. L’amore è paziente. L’amore compie atti di gentilezza. E l’amore non è mai geloso. E questo è solo l’inizio. Preghiamo.

È davvero rinfrescante, Padre nostro, mettere le nostre vite accanto a queste grandi perfezioni dell’amore e vederne la bellezza. Eppure, allo stesso tempo, è in qualche modo scoraggiante vedere quanto ne siamo lontani, quanto lottiamo persino per vedere in noi una singola prova di esse. Eppure, Signore, è confortante sapere che Tu ci hai dato il Tuo amore e il Tuo Spirito affinché possiamo avere la capacità di realizzare queste verità. Questo è il nostro desiderio: che Cristo sia glorificato, amen.

FINE

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