È una vera gioia essere insieme questa mattina. E abbiamo ancora quel privilegio davvero speciale e meraviglioso di trovarci nel tredicesimo capitolo di 1 Corinzi. Ed io amo studiarlo personalmente, e confido che Dio vi abbia benedetti veramente attraverso di questo capitolo. E questa mattina ci troveremo ad esaminarlo in modo più tecnico di quanto abbiamo fatto in passato. E, in un certo senso, l’approccio di questa mattina sarà molto simile a quello di una lezione in aula.
Molti di voi sono veri studiosi della Bibbia, e ogni tanto impostiamo il messaggio proprio per quelli tra voi che sono dei veri studiosi. E così, questa mattina, tutti gli altri potranno seguirci ed apprezzare quello che sarà detto e, speriamo che il Signore parlerà anche a voi; però ci concentreremo soprattutto su alcuni dei dettagli più subdoli del testo, nel tentativo di giungere ad una conclusione su qualcosa che è stato oggetto di discussione molto ampia nella chiesa; ovvero, alcune questioni riguardanti la "cosa perfetta" menzionata al versetto 10.
Ora, come sapete, l’intero capitolo parla dell’amore, ed il grande culmine del capitolo si trova proprio al versetto 8, nelle parole: "L’amore non viene mai meno" il che è veramente il vertice dell'amore e quello che Paolo sta dicendo è che l'amore è l’unica cosa che è eterna; l’unico legame che abbiamo con l’eternità è l’amore. I Corinzi avevano dato grande importanza a tutte le cose buone, ai doni, ai ministeri e così via... però si erano dimenticati di quella che era la cosa migliore, quella che Paolo chiama, in 12:31, "la via per eccellenza", ovvero, "l’amore"; e così egli presenta questa grande dichiarazione sull'essenza, sul carattere e sulle qualità dell’amore.
Abbiamo visto, prima di tutto, la preminenza dell’amore nei primi tre versetti, poi le perfezioni dell’amore nella sezione successiva ed infine, a partire dal versetto 8, la permanenza dell’amore. E la settimana scorsa abbiamo udito l’apostolo Paolo dirci che "l’amore non viene mai meno", "l’amore non viene mai meno", un’affermazione straordinaria. E ciò che egli sta realmente comunicando qui è che l'amore dura in eterno. E se questo è veramente l’unico legame che abbiamo con l’eternità, allora faremmo bene a dargli la massima importanza nel tempo presente, perchè quella è la cosa più eccellente di tutte.
Per sottolineare la priorità dell’amore, Paolo lo mette a confronto con la cosa che interessava maggiormente ai Corinzi, e cioè i doni spirituali. Erano orgogliosi; avevano un problema di egoismo spirituale, ed il modo in cui si vantavano della loro spiritualità era abusando dei loro doni spirituali, usandoli eccessivamente, usandoli male e contraffacendoli. E così Paolo prende il loro punto di vista sui doni, lo introduce nel suo discorso sull’amore e fa qui un confronto, per mostrare che non sono i doni la cosa alla quale bisogna dare la massima importanza. È all’amore che bisogna darla, perché i doni passano, mentre l’amore dura per sempre. Questo è il suo punto principale.
Ora, la volta scorsa abbiamo esaminato quel pensiero: “L’amore non viene mai meno”. Vi sono molti usi di questo termine, “venir meno”, nel greco. Questa settimana ne ho letto uno interessante, nel quale viene usato per descrivere un cattivo attore che viene fischiato e cacciato dal palcoscenico. E potremmo dire che l’amore non viene mai fischiato e cacciato dal palcoscenico, nel senso che l’amore non viene mai considerato un cattivo attore. L’amore è qualcosa che viene onorato. Ma un uso più vicino al significato che Paolo ha qui è quello tecnico del greco classico, dove la parola viene usata per parlare di un fiore che appassisce e si deteriora, ed i suoi petali cominciano a cadere. E quello che sta dicendo è che l’amore non è un fiore che si deteriora; l’amore non cade mai, non sbiadisce mai, non appassisce mai. È quell’unica grande realtà eterna, la via per eccellenza.
E sarebbe meglio che la vostra comunità fosse interamente consacrata all’amore, piuttosto che soltanto all’insegnamento o alla dottrina; sarebbe meglio che la vostra comunità fosse interamente consacrata all’amore, piuttosto che soltanto all’esercizio dei doni e così via. Perché lo scopo ultimo di ogni altra cosa è che possiate amarvi gli uni gli altri e che, così facendo, il mondo possa sapere che siete veramente figli di Dio. Quindi l’amore è la cosa più eccellente.
Ora, per fare questo confronto con i doni, egli presenta tre paragoni, e ve li ho elencati nello schema. I doni sono temporanei, i doni sono parziali ed i doni sono elementari. In questi tre modi egli mostra il contrasto tra i doni e l’amore. Oggi voglio che indossiate il vostro cappello da studiosi, e voglio che riflettiate insieme a me su questo brano, perché lo esamineremo in senso tecnico, nel tentativo di risolvere un problema piuttosto antico riguardante il significato di alcune di queste cose. E, strada facendo, sono piuttosto entusiasta del fatto che possiate forse farvi un’idea del processo che uno studente della Bibbia utilizza per giungere alle proprie conclusioni.
Ora, molto spesso, quando predico, vi do semplicemente la conclusione. Ma oggi ho pensato di accompagnarvi attraverso tutto il processo. Potrete vedere come eliminiamo determinate argomentazioni e determinati punti di vista, per arrivare al punto di vista corretto, e quale sia il procedimento per giungervi. Ora, ricordate che la volta scorsa abbiamo discusso il primo sottopunto sotto la permanenza dell’amore: i doni sono temporanei. Notate il versetto 8: “L’amore non viene mai meno”. Questa è la grande dichiarazione che governa tutto il resto del capitolo. Ora egli comincia a discutere la natura temporanea dei doni.
“Ma quanto alle profezie, esse saranno rese inoperanti”—oppure abolite o eliminate—”quanto alle lingue, esse cesseranno da sé”—nella diatesi media—”quanto alla conoscenza, essa sarà resa inoperante”—sarà abolita o eliminata. Ora, quello che sta facendo qui è prendere questi doni come rappresentativi dell’insieme di tutti i doni. Il dono più significativo era la profezia, il dono meno significativo sono le lingue, o i linguaggi, ed un dono rappresentativo di quelli che si trovano nel mezzo sarebbe quello della conoscenza. E sta semplicemente dicendo: “I doni sono una realtà passeggera; non sono qualcosa che dura per sempre. Hanno il loro tempo, hanno il loro posto. Però non sono permanenti; non sono eterni”. Sono assolutamente essenziali, credetemi.
Oserei dire che la profezia e la conoscenza, la parola di conoscenza, ed il dono delle lingue—la capacità di parlare una lingua straniera sconosciuta a colui che la parlava, ai tempi della chiesa primitiva—erano tremendamente importanti, assolutamente essenziali. Però, per quanto siano essenziali nel loro tempo, appartengono soltanto al tempo e non all’eternità. E l’unico legame che avete con l’eternità è l’amore, e quindi l’amore dovrebbe dominare.
Ora, la volta scorsa abbiamo visto che viene fatta un’interessante distinzione nell’uso dei verbi con la profezia e la conoscenza, rispetto a quello usato per le lingue. E, in relazione alle lingue, abbiamo visto che il verbo, nella forma in cui viene usato, dice che le lingue cesseranno da sé. E poi abbiamo discusso un po’ per stabilire se fossero, in effetti, cessate. Ed abbiamo determinato che, biblicamente, avevano tre scopi.
Prima di tutto, lo scopo delle lingue poteva essere considerato rivelatorio. In altre parole, in determinate occasioni Dio stava effettivamente rivelando la Sua Parola attraverso quel dono. Ed abbiamo stabilito che la rivelazione è già stata data, “trasmessa ai santi una volta per sempre”, e quindi quello scopo delle lingue sarebbe cessato.
In secondo luogo, abbiamo visto che le lingue erano anche un dono di conferma, un dono miracoloso, che confermava gli apostoli ed i profeti ed i loro ministeri apostolici. E dal momento che non vi sono più apostoli e profeti, come abbiamo visto da Efesini 2:20, quell’aspetto del dono delle lingue non aveva più alcun motivo di esistere, perché oggi non vi sono uomini di questo genere che debbano essere autenticati.
In terzo luogo, abbiamo visto dal Nuovo Testamento che le lingue erano un segno del giudizio punitivo sul popolo del patto, Israele, giudizio che fu eseguito nel 70 d.C. Di conseguenza, oggi non vi è più alcun bisogno che quel segno continui ad esistere. E poi la storia ci ha confermato che le lingue cessarono effettivamente fino all’incirca al 1900, quando ebbe inizio questo movimento moderno.
Quindi abbiamo detto che le lingue sono cessate, e che il fenomeno attuale al quale stiamo assistendo può essere spiegato in altri modi, anziché considerarlo il dono dei linguaggi, o delle lingue, del Nuovo Testamento. Però, in contrasto con la cessazione delle lingue, abbiamo notato che, per quanto riguarda la profezia e la conoscenza, il testo dice che saranno fermate, oppure rese inoperanti. Ed il verbo, in quel caso, è passivo, il che significa che qualcosa fermerà la profezia e la conoscenza. Qualcosa le arresterà, qualcosa le porterà alla fine, e quel qualcosa è la “cosa perfetta” menzionata al versetto 10. Ed oggi discuteremo che cosa sia questa cosa perfetta.
Ora, questo è uno studio molto interessante, perché moltissime persone sono state estremamente confuse a questo riguardo. E la questione è stata discussa e rigirata in ogni modo per così tanto tempo, che spero possiamo presentarvi una soluzione che potreste approfondire personalmente, studiandola e vedendo se, forse, questa non sia la migliore di tutte.
Ora, la profezia e la conoscenza non sono cessate insieme alle lingue; continuano ancora quando le lingue cessano. Stanno aspettando che la cosa perfetta le fermi. Il versetto 9 dice: “Noi conosciamo in parte”—questa è la conoscenza—”e profetizziamo in parte. Ma quando sarà venuto ciò che è perfetto, allora ciò che è in parte sarà abolito”. Quindi le cose parziali, la conoscenza e la profezia, cesseranno quando verrà la cosa perfetta. Sono soltanto temporanee. Sono importanti; in realtà, sono essenziali. Però appartengono soltanto al tempo, non all’eternità. Quindi Paolo dice che sono temporanee.
Il secondo punto—ed è qui che entreremo nella questione della cosa perfetta—è che egli dice che i doni non sono soltanto temporanei, ma sono anche parziali. Guardate di nuovo il versetto 9: “In parte”, una volta; “in parte”, due volte; al versetto 10: “ciò che è in parte”. Per tre volte dice: “In parte”. Notate il versetto 12: “Conosco in parte”. Per quattro volte sottolinea il fatto che la conoscenza che possediamo è parziale. Meros, nel greco; significa semplicemente “una parte del tutto”, non il tutto. I doni sono parziali.
Noterete che è interessante vedere come le lingue non compaiano nei versetti 9, 10, 11, 12 o 13. Sono cessate, e le uniche cose che saranno ancora presenti quando verrà la cosa perfetta sono la profezia e la conoscenza, almeno nell’illustrazione che Paolo presenta qui. Naturalmente vi saranno anche altri doni, però quelli ai quali Paolo fa riferimento qui sono la profezia e la conoscenza. E le lingue, a questo punto, quando verrà la cosa perfetta, saranno già cessate da sé; non vengono fatte cessare. Non si tratta di un verbo passivo.
Ora, il versetto 9 dice: “Noi conosciamo in parte e profetizziamo in parte”. Ora, questo è vero. Nel migliore dei casi—ed io posso studiare diligentemente e fare tutto quello che posso per predicarvi la Parola di Dio—nel migliore dei casi posso predicarvi soltanto una parte di tutto quello che vi sarebbe da dire riguardo alla verità di Dio. Non è vero? Sono limitato. Sono limitato a ciò che Dio ha rivelato; sono limitato dalla mia comprensione di ciò che Dio ha rivelato; sono limitato dal fatto che una mente umana non può comprendere pienamente un Dio che trascende l’uomo.
Quindi, nel migliore dei casi, la predicazione è parziale. Il profetizzare—il parlare davanti agli altri—è parziale. Nel migliore dei casi, la parola di conoscenza è parziale. Estrarre dalla Parola di Dio dei princìpi di conoscenza è soltanto una cosa parziale. Non vi è alcun modo in cui possiamo conoscere tutto quello che vi è da conoscere. In realtà, quando sono uscito dal seminario sapevo tutto, però poi, strada facendo, ho cominciato a perderlo.
In 1 Corinzi, capitolo 8, versetto 2, viene detto... e penso che questo sia un buon promemoria, e voglio dedicarvi un minuto. Sapete, è così facile per noi diventare una sorta di presuntuosi dal punto di vista dottrinale e pensare di avere tutte le risposte. Abbiamo sistemato la nostra teologia in tutti i suoi scomparti; abbiamo già trovato la spiegazione di tutti i brani difficili. Però, in 1 Corinzi 8:2, viene detto: “Se qualcuno pensa di conoscere qualcosa, non sa ancora come si deve conoscere”. Fondamentalmente, la conoscenza è limitata. Ed è limitata soprattutto quando pensate di sapere tutto; a quel punto non sapete nulla, perché un elemento fondamentale della conoscenza è comprendere che non potete sapere tutto.
Tornando all’Antico Testamento, voglio mostrarvi che nessun cristiano può possedere una conoscenza perfetta. Sapete, penso che alcune persone credano di averla; penso che alcune persone possano credere che io ce l’abbia, sapete. Pensano: “Beh, sapete, è il pastore della chiesa, predica la Parola di Dio e possiede tutta la conoscenza”. Non è così. La mia conoscenza è molto limitata, e sono il primo ad ammettere di commettere degli errori. L’unico problema è che non so dove siano, perché non ho una conoscenza sufficiente per sapere quando ho ragione e quando ho torto, sapete. Questo è il problema.
Però il problema della natura umana è che essa è fallibile, e quindi vi sono degli errori. E vi è un limite alla conoscenza che possiamo afferrare. E penso che forse alcuni insegnanti della Bibbia abbiano bisogno di ricordarlo. So che io ne ho bisogno. Semplicemente, non sappiamo tutto. Potreste pensare che sappiamo tutto, però non è così, ed anche alcuni studenti della Bibbia hanno bisogno di ricordarlo. Andate con me per un momento al libro di Giobbe. E voglio mostrarvi alcuni brani, semplicemente per aiutarci un po’ con la nostra umiltà, affinché comprendiamo che vi sono moltissime cose che non sappiamo. E stiamo soltanto scalfendo la superficie di tutto questo aspetto del conoscere la pienezza della natura divina.
In Giobbe 11, versetto 7, viene detto: "Puoi tu, investigando, scoprire Dio? Puoi tu conoscere appieno l’Onnipotente?" In altre parole, puoi arrivare ad avere una conoscenza perfetta di Dio? "È alta come il cielo; che cosa puoi fare? È più profonda della tomba; che cosa puoi sapere?" In altre parole, è impossibile raggiungere la pienezza della conoscenza di Dio. Non puoi arrivare così in alto; non puoi scandagliare una simile profondità. Va al di là della capacità dell’uomo di comprendere pienamente.
E sapete, quando le persone a volte domandano perchè gli insegnanti della Bibbia non sono d’accordo tra loro, oppure perchè dei buoni cristiani non sono d’accordo tra loro, il motivo è... non è perchè non siamo d’accordo sulle verità fondamentali che sono chiare. È perchè tutti noi abbiamo a che fare con i limiti della nostra conoscenza e cerchiamo di mettere insieme i vari pezzi e di giungere a delle conclusioni senza avere la pienezza della rivelazione. Ecco perchè è così difficile sistematizzare le cose.
Però, in Giobbe 26:14, troviamo qualcosa di interessante. Sono appena state dette molte cose riguardo a Dio, a quanto Dio sia meraviglioso e potente, ed a tutte le cose che Egli ha fatto nella creazione. E dice: "Ecco", oppure, guardate; è un’esclamazione, o in italiano potreste dire: "Wow", "queste non sono che le estremità delle Sue vie; quanto debole è il sussurro che ne percepiamo! Ma il tuono della Sua potenza, chi può comprenderlo?" Va semplicemente al di là della vostra capacità di afferrare la pienezza della potenza di Dio, delle vie di Dio, della verità di Dio e della natura di Dio.
Salmo 40, versetto 5: "Molte sono, o Signore, Dio mio, le meraviglie che Tu hai fatte ed i pensieri che hai verso di noi". Ora, questo è molto bello. Dio, Tu hai compiuto molte opere meravigliose. Hai avuto molti pensieri meravigliosi, “Non si possono ordinatamente enumerare davanti a Te". In altre parole: "Quando cerco di catalogarli, quando cerco di organizzarli e di sistematizzarli e poi di ripresentarli a Te, manca sempre qualcosa", “Se volessi dichiararli e parlarne, sarebbero più numerosi di quanto si possa contare". Sistematizzare Dio è molto difficile, perchè non possediamo tutte le informazioni.
Nel Salmo 139, al versetto 6: "Una tale conoscenza è troppo meravigliosa per me; è troppo elevata, io non posso arrivarvi". Va molto al di là di noi. Bene, questo è il Salmo 139:6. In Romani 11, tanto per fare un confronto con un’espressione del Nuovo Testamento, affinché comprendiate che neppure il Nuovo Testamento completa tutta la nostra conoscenza, viene detto, in Romani 11:33: "Oh, profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto imperscrutabili sono i Suoi giudizi e incomprensibili le Sue vie!" Ora, ascoltate il versetto successivo: "Infatti, chi ha conosciuto la mente del Signore? O chi è stato Suo consigliere?" Le Sue vie non si possono investigare pienamente.
Voi dite: "Però, quando conosciamo Cristo, non riceviamo forse tutto?" No, perchè in Colossesi 2:3 viene detto: "In Lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza". Anche conoscere Cristo significa sapere che la sapienza e la conoscenza sono nascoste in Lui, non che siano state rivelate tutte. Il fatto che io conosca Cristo non significa che io sappia tutto. È tutto in Lui. Però, ammettiamolo, gran parte di esso è nascosto. Quindi dobbiamo ricordare che abbiamo sempre a che fare soltanto con una parte della verità, rispetto alla sua totalità.
Ora, voglio affrettarmi a dire che questo non significa che abbiamo un problema perchè ci troviamo nell’errore. Dire che possediamo una verità parziale non significa che possediamo una verità errata. Significa semplicemente che non possediamo tutta la verità che esiste. Per esempio, potreste insegnare a vostro figlio che due più due fa quattro, e questo è vero. Gli avete insegnato la verità. Però siamo ancora molto lontani dall’algebra, dalla geometria, dalla trigonometria e dal calcolo infinitesimale. Vi è così tanto altro da conoscere, che vostro figlio non potrebbe mai neppure cominciare ad immaginarlo, quando tutto quello che è in grado di comprendere è che due più due fa quattro.
Questo non significa che quella conoscenza sia sbagliata; non significa che non sia affidabile. Significa semplicemente che è incompleta. E noi impariamo sempre di più mentre cresciamo come cristiani, però non possediamo tutto. Permettetemi di aggiungere subito che possediamo tutto quello di cui abbiamo bisogno. Pietro disse: "Voi avete tutte le cose che appartengono alla vita ed alla pietà". Possediamo tutto quello di cui abbiamo bisogno. 1 Giovanni 5:20: "Ora possediamo una conoscenza sufficiente per conoscere Lui e per conoscere Suo Figlio". 1 Corinzi, capitolo 2: "Abbiamo lo Spirito Santo, il quale ci insegna a conoscere le cose profonde di Dio". Quindi sappiamo quello che abbiamo bisogno di sapere. Sappiamo tutto quello che abbiamo bisogno di sapere per conoscere ciò che Dio vuole che conosciamo e per fare ciò che Dio vuole che facciamo. Però non sappiamo tutto. Siamo soltanto un gruppo di studenti che cerca di afferrare le verità fondamentali.
Voi dite: "Beh, John, perchè Dio non ci ha dato tutto?" Beh, penso che, prima di tutto, la mente umana non sarebbe mai in grado di concepirlo, e quindi Dio ha mantenuto le cose semplici. Sono talmente semplici che perfino un bambino può conoscerle. E se Dio avesse riversato su di noi la pienezza di tutta la verità... prima di tutto, essa è infinita. Se Dio è infinito, allora la verità è infinita. E se avessimo un libro infinito, sarebbe assurdo. Sarebbe un libro senza principio e senza fine.
E pensare che Dio si è abbassato fino a mettere la Sua verità in questa piccola cosa proprio qui davanti a noi, e questa è perfino una Bibbia piuttosto spessa. Ce ne sono molte più sottili di questa. E che qualcuno possa credere che questa sia tutta la verità di Dio, è impensabile. Oh, vi è molto di più, molto di più. Non abbiamo neppure cominciato a sfiorare la superficie. Dio ha mantenuto le cose semplici, affinché non ci confondessimo.
E, in secondo luogo, una mente umana depravata e contaminata dal peccato non potrebbe... non potrebbe affrontare la verità suprema nella sua totalità, a meno che non fosse una mente perfetta. Quindi, dal momento che non è perfetta, Dio non si è preoccupato di darci tutto. Un giorno, quando avremo una mente perfetta, riceveremo tutta la verità. Però questo appartiene al futuro. Quindi possediamo questa conoscenza parziale. E parte di essa ci viene comunicata attraverso il dono della predicazione, o della profezia. Delle persone ci dichiarano la Parola di Dio, ed altre, attraverso una parola di conoscenza, traggono dei princìpi dalla Scrittura e ce li insegnano. Quindi queste cose contribuiscono, in parte, a quello che conosciamo.
Ora, torniamo a 1 Corinzi 13 e guardiamo ancora una volta il versetto 10, “Noi conosciamo in parte; profetizziamo in parte". Non possediamo tutto, “Ma quando sarà venuto ciò che è perfetto, allora ciò che è in parte sarà..”. katargeō, eliminato, abolito, reso inoperante. È lo stesso verbo del versetto 8, perchè è proprio questo che egli sta cercando di dire. La profezia e la conoscenza sono collegate alla cosa perfetta, perchè egli usa lo stesso verbo per descrivere ciò che le farà cessare. La cosa perfetta le renderà inoperanti.
Sapete, quando verrà la cosa perfetta, Paolo dice: "Fantastico! Non avrete più bisogno della predicazione, perchè possederete tutte le informazioni. Non avrete più bisogno dell’insegnamento, perchè possederete tutta la conoscenza. Possederete ogni singola parte della verità che esiste". In realtà, al versetto 12 arriva perfino a dire: "Ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte, ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato conosciuto".
Immaginate. Verrà un giorno in cui non vi saranno più libri, non vi saranno più sermoni, non vi saranno più lezioni, non vi saranno più studi biblici, non vi sarà più nulla di tutto questo. Possederete tutto; conoscerete tutto. E non vi sarà più alcun bisogno dei doni. Però sapete che cosa vi sarà? Vi sarà l’amore. Questo è il punto centrale di tutto il suo discorso. Vi sarà l’amore.
Ora, che cosa possiamo dire della cosa perfetta? Che cos’è e quando verrà? Questo è quello che studieremo. Ora, mettete in moto il vostro modo di pensare accademico, e cominciamo. E non tiratevi indietro proprio qui. Continuate a seguirmi. Che cos’è la cosa perfetta? E su questo argomento vi sono moltissime discussioni. Francamente, una volta non era così. Una volta vi era una spiegazione molto semplice, poi tutti hanno cominciato a complicare le cose, e negli ultimi cent’anni sono state prese in considerazione possibilità di ogni genere.
Bene, parliamone. Prima di tutto, guardando il versetto 12, voglio semplicemente ricordarvi che, qualunque cosa sia la cosa perfetta, si tratta di qualcosa che è veramente perfetto, perchè il testo dice: "Ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro". Questa è la profezia; ora vediamo. Possiamo percepire soltanto in parte quello che Dio sta facendo, la Parola di Dio ed il programma di Dio, “Ma un giorno, faccia a faccia", pienamente, “Ora conosciamo in parte"; questo è il dono della conoscenza nell’illustrazione che egli presenta qui. Però un giorno conosceremo nello stesso modo in cui siamo conosciuti. Incredibile!
Ora, guardate quell’illustrazione: vediamo oscuramente attraverso un vetro, oppure vediamo oscuramente in uno specchio. I Corinzi sapevano esattamente di che cosa stava parlando, perchè nella città di Corinto vi era un’attività commerciale in cui si fabbricavano degli specchi. Ed a quei tempi gli specchi venivano fabbricati con il metallo. Prendevano il metallo e lo appiattivano. Poi lo lucidavano finché non diventava estremamente brillante, e così veniva utilizzato come specchio.
Però, naturalmente, se avete mai guardato in uno specchio di metallo, sapete che tende ad avere delle piccole ondulazioni e così via, e quindi l’immagine risulta alquanto distorta. Ed inoltre, dopo essere stato conservato per un certo periodo di tempo, il metallo tendeva a deteriorarsi un po’. E di conseguenza potevano comparire delle macchie qua e là, e la superficie poteva rovinarsi. Quindi egli sta dicendo: "Per il momento stiamo guardando in uno specchio, ed esso ci rivela un’immagine piuttosto vaga ed un’immagine piuttosto limitata".
Quando guardate in uno specchio... a volte, quando state guidando e guardate nello specchietto retrovisore, voglio dire, tutto quello che vedete è ciò che vi viene mostrato da quella piccola cosa. E a volte cominciate a cambiare corsia, sapete, e vi è un punto cieco. E all’improvviso sentite un clacson, e tornate immediatamente nella vostra corsia, perchè qualcuno si trova proprio in quel punto cieco. Ed è essenzialmente questo che Paolo sta dicendo.
Vi è una certa vaghezza, vi è una certa oscurità in quello che vediamo, e vi sono delle limitazioni in quello che vediamo profeticamente, per quanto riguarda la nostra predicazione ed il nostro insegnamento della Parola di Dio. Ed anche la nostra conoscenza è limitata. Però verrà un giorno in cui vedremo, senza uno specchio, faccia a faccia, l’immagine reale, e conosceremo, senza alcuna limitazione, la pienezza della conoscenza, nello stesso modo in cui siamo conosciuti. Questa è una promessa straordinaria. Provate soltanto ad immaginarlo. Immaginate il giorno in cui conosceremo ogni cosa e vedremo ogni cosa così come essa è realmente. Questo mi entusiasma; non entusiasma anche voi?
Voi dite: "Beh, quando avverrà?" Bene, è proprio di questo che parleremo. Ci sto arrivando, ci sto arrivando. Ecco le varie possibilità. Alcuni dicono che la cosa perfetta... e quelle che sto per presentarvi sono tutte le interpretazioni più diffuse, molto popolari oggi tra gli evangelici. E la prima è questa. Alcuni dicono che la cosa perfetta sia già venuta. Sarebbe il completamento della Scrittura. È un’interpretazione molto, molto popolare oggi: il completamento della Scrittura. Il completamento del Nuovo Testamento, aggiunto all’Antico Testamento, e questa sarebbe la cosa perfetta: la Scrittura. E quando possediamo questo, vediamo faccia a faccia e conosciamo come siamo conosciuti.
Ora, penso che questa interpretazione sia debole per le ragioni seguenti. Siete pronti? Prima di tutto, non penso che i Corinzi avrebbero pensato a questo. E ricordate, Paolo stava fondamentalmente scrivendo ad un gruppo di persone per comunicare loro un messaggio che avrebbero potuto comprendere. Noi, in realtà, stiamo origliando la lettera ai Corinzi. Non penso che fosse questo il modo in cui i Corinzi avrebbero compreso il concetto di "perfetto".
Vedete, Gesù aveva detto, in Matteo 5:48: "Siate dunque perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli". Dove si sarebbe trovata, allora, la perfezione nella mente dei Corinzi? Beh, nella mia mente, si sarebbe trovata in cielo, “Siate dunque perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli". Egli stava stabilendo il criterio supremo della santità assoluta. Questo è ciò che desidero per voi. E la perfezione rappresenta sempre il livello più alto che si possa raggiungere. Ora, non penso che l’avrebbero intesa come il Nuovo Testamento. Per loro, la cosa perfetta sarebbe stata essere come Cristo, oppure essere come Dio, essere pienamente maturi.
In secondo luogo, se fate della Scrittura la cosa perfetta, allora la profezia e la conoscenza sono cessate con la Scrittura. E quindi non vi è più alcuna proclamazione della Scrittura e non vi è più alcun modo di trarre conoscenza dalla Scrittura. Vedete quello che avete fatto? In realtà, quello che avete fatto è stato eliminare una delle manifestazioni di quei doni. Per esempio, perfino mentre la Scrittura veniva ancora scritta, gli scrittori della Scrittura predicavano altre parti della Scrittura, e quindi la profezia è qualcosa che consiste nella proclamazione della rivelazione.
A volte il dono profetico era rivelatorio, però altre volte ripeteva ciò che era già stato rivelato. Quindi, se fate della Bibbia la cosa perfetta, allora la profezia e la conoscenza cessano quando arriva la Bibbia. Ed allora non vi è più alcuna proclamazione della Bibbia e non vi è più alcun modo di trarne delle verità, per mezzo dei doni spirituali. E trovo questo piuttosto difficile da comprendere, dal momento che è proprio quello che facevano nella... nella chiesa primitiva... infatti Pietro cita Paolo, e Paolo cita Gesù. Quindi era in corso una proclamazione di Scritture già scritte, e questo faceva parte di entrambi quei doni.
Un terzo principio, e penso che questo sia veramente il punto cruciale della questione. Se dite che la profezia e la conoscenza cessano al completamento della Scrittura, allora non avete più alcuna proclamazione o profezia, e non avete più alcun uso della parola di conoscenza, mediante la quale vengono tratti dei princìpi dalla Parola di Dio, per tutta l’epoca della chiesa, per tutta la Tribolazione, per tutto il regno, o per sempre. E trovo questo un po’ difficile da credere. Lasciate che vi mostri il perchè.
In Gioele 2... non voltatevi lì. Lo abbiamo visto la settimana scorsa. In Gioele 2 viene detto che "nel regno, i vostri giovani", che cosa faranno? "Profetizzeranno, e le vostre figlie profetizzeranno". Ora ascoltate. L’epoca della chiesa. Che cosa viene dopo l’epoca della chiesa? La Tribolazione. Che cosa viene dopo la Tribolazione? Il regno. Nel regno vi è la profezia, Gioele 2, Atti 2. Bene, voi dite: "E che cosa possiamo dire della Tribolazione?" Che cosa accade in Apocalisse 11?
Immediatamente dopo il Rapimento, Dio suscita due profeti. Ve li ricordate? Due profeti, Apocalisse 11. Leggetelo. Vi è profezia nella Tribolazione; vi è profezia nel regno millenario. E vi faccio questa domanda: la profezia è cessata? No. Vi è ancora un futuro per la profezia. E la volta scorsa vi ho ricordato che il verbo significa "essere abolito". Non significa fermarsi per un po’ e poi ricominciare. La profezia cesserà.
Ora, se dite che è cessata alla conclusione del Nuovo Testamento, allora come spiegate la profezia che avrà luogo durante la Tribolazione e la profezia che avrà luogo nel regno, per non parlare della proclamazione che continua per tutta l’epoca della chiesa? E la parola di conoscenza consiste nel fatto che delle persone traggono dei princìpi dalla Parola di Dio, insegnandoli. È molto difficile. Ebbene, dicono: "Cessa e poi ricomincia".
Sì, però non potete fare questo perchè, prima di tutto, il verbo significa essere abolito. Ed il secondo elemento è che distruggete tutto il punto di Paolo. Paolo sta semplicemente dicendo: "Alcune cose cessano e sono finite; l’amore dura per sempre". Egli non... il suo contrasto non è: "Certe cose vanno e vengono, però l’amore dura per sempre". Questo è un contrasto debole, “Alcune cose cessano, però l’amore continua per sempre". Questo è un contrasto forte. Questo è il suo punto.
Un’altra considerazione. Non penso che si tratti della Scrittura, perchè questa interpretazione non riesce a spiegare l’espressione "faccia a faccia". Ora, vi domando: voi possedete una Bibbia ed io possiedo una Bibbia; avete mai visto Dio faccia a faccia? No. In realtà, io non ho neppure visto Colui che rivela Dio, il Signore Gesù Cristo. Ed in 1 Pietro 1:8 viene detto: "Il quale, benché non l’abbiate visto, voi amate". Il fatto di possedere una Bibbia non significa che io abbia visto faccia a faccia. Accadrà. Accadrà un giorno, quando andremo in cielo e la gloria di Dio riempirà i nuovi cieli e la nuova terra e risplenderà dal centro della Città Santa. Allora vedremo la Sua gloria, però questo non è ancora avvenuto.
Ed inoltre, se considerate la Scrittura come la cosa perfetta, non riuscite a spiegare l’affermazione: "Conoscerò come sono conosciuto". Dal momento che possiedo una Bibbia, conosco forse Dio tanto bene quanto Dio conosce me? È così? No. Dio mi conosce perfettamente; io conosco Lui in parte. Anche se possiedo una Bibbia, non conosco tutto quello che vi è da conoscere riguardo a Dio. Egli dice: "Conoscerò come sono conosciuto". In Giovanni 10:15 Gesù dice: "Il Padre conosce Me, ed Io conosco il Padre". Io non posso dire: "Oh sì, ed il Padre conosce me ed anch’io conosco il Padre", nello stesso senso, non è vero? Non è così. La mia conoscenza è limitata.
Quindi, sulla base di queste semplici considerazioni—il fatto che avrebbe avuto un significato oscuro per i Corinzi, il fatto che pone fine alla profezia ed alla conoscenza molto tempo prima del regno e della Tribolazione, nei quali esse ricompaiono, il fatto che non riesce a spiegare l’espressione "faccia a faccia" e non riesce a spiegare "conoscerò come sono conosciuto"—tutto questo mi porta a credere che... non potete dire che la cosa perfetta sia la Scrittura.
Lasciate che ve ne presenti una seconda. Altri dicono: "Beh, è il Rapimento della chiesa". E questa è l’interpretazione più comune. Forse è quella che avete sentito, “È il Rapimento della chiesa". E questa è una buona... è una buona possibilità. Penso di aver sostenuto anch’io questa posizione per molto tempo: il Rapimento della chiesa. Però penso che anche questa sia debole. Ed il motivo per cui è debole—e qui svilupperò il punto precedente—il motivo per cui penso che sia debole è fondamentalmente che neppure questa interpretazione riesce a spiegare perchè vi siano ancora profezia e conoscenza durante la Tribolazione e nel regno, se cessano al Rapimento. In realtà, è ancora più complicato.
Vi sono alcune persone che dicono: "No. Tutto questo cesserà al Rapimento". Quindi, fino al Rapimento, la profezia e la conoscenza continuano. Poi viene il Rapimento ed esse finiscono. E sapete che cosa accade? Immediatamente, nel regno, ricominciano da capo. Questo non avrebbe alcun senso. Se finiscono, finiscono.
Quindi, se identificate la cosa perfetta con il Rapimento, come spiegate Apocalisse 11, dove vi è ancora profezia? Come spiegate tutto quello che accade nel regno millenario, dove vi saranno profezia ed insegnamento in tutta la terra, in ogni angolo del mondo? In tutto il mondo, per mille anni, tutti insegneranno. E ve lo mostrerò tra pochi minuti. Quindi non sembra adattarsi al Rapimento.
La terza interpretazione, e questa è, in un certo senso, la più recente. E... molti insegnanti biblici molto conosciuti hanno insegnato che la cosa perfetta è la maturazione della chiesa. Quando la chiesa raggiungerà la propria maturità, vale a dire quando tutti ne faranno parte ed il corpo sarà completo, quella sarà la cosa perfetta. Bene, questo è semplicemente un altro modo per dire il Rapimento, perchè quando tutti ne faranno parte, il corpo sarà completo e la chiesa sarà completa, che cosa accadrà? Ce ne andremo, giusto. Questo è tutto.
Voglio dire, che cosa ci resterebbe da fare? Non vi sarebbe più nessuno da conquistare a Cristo, se la chiesa fosse completa. Questa è fondamentalmente quell’interpretazione. Però il motivo per cui parlano della maturazione del corpo anziché del Rapimento è che intendono la parola "perfetto" nel senso di maturità. Ma presenta ancora lo stesso problema. Perchè, se la profezia e la conoscenza cessano quando la chiesa è matura e viene tolta dal mondo, allora, ancora una volta, come spiegate la profezia e la conoscenza durante la Tribolazione e nel regno?
Bene, vi è un’altra interpretazione, e ve ne sono altre che potrei presentarvi riguardo al greco... però non vi disturberò con queste... riguardo al fatto che il termine sia neutro o femminile, e così via. Teleios, per inciso, quando viene usato in relazione al Rapimento ed alla Seconda Venuta... dovrei dire che teleios qui è al neutro, però le forme usate in riferimento al Rapimento ed alla Seconda Venuta, per voi studenti di greco, sono sempre femminili. E quindi vi è una piccola differenza, che è interessante studiare, se avete un po’ di tempo.
Ma veniamo alla quarta possibilità. Una è il completamento del Nuovo Testamento, poi il Rapimento, poi la maturità della chiesa. Alcuni dicono: "No, la cosa perfetta è la Seconda Venuta; la Seconda Venuta, quando Cristo ritornerà, quella è la cosa perfetta. Cristo è la cosa perfetta. Egli sta per venire". Però il problema è che il termine è neutro, e Cristo non è una cosa. Cristo è una persona, è un "Egli", ed il termine dovrebbe essere maschile, teleios. Ed ancora una volta, se Cristo viene e pone fine alla profezia, allora come mai, immediatamente dopo il Suo ritorno, stabilisce il Suo regno e la profezia ricomincia in tutto il mondo? Semplicemente, non sembra avere senso. Il regno sarà pieno di insegnamento e di predicazione.
Questa settimana ho letto una cosa interessante. Vi è uno studente della Bibbia che sostiene l’interpretazione secondo la quale la cosa perfetta sarebbe la Scrittura. La Scrittura viene completata, la profezia e la conoscenza cessano e così via. Però, vedete, esse sono semplicemente rappresentative dei doni. E se volete sostenere questa interpretazione, allora dovrete anche sostenere che, quando fu completato il canone, tutti i doni cessarono, in realtà, perchè questi sono soltanto rappresentativi. E vi sono alcuni che hanno sostenuto questa posizione, come vi ho detto la settimana scorsa, perchè si rendono conto di questo. Questo è il problema. Quindi, comunque, quest’uomo disse: "Bene, quando la Scrittura fu completata, la profezia e la conoscenza cessarono".
E poi, ancora, in un altro libro... ed ho cercato a lungo per trovare questa affermazione, perché pensavo che fosse interessante. Egli disse questo: “Senza dubbio, nel regno millenario vi sarà un ministero d’insegnamento dello Spirito Santo senza precedenti”. Ho trovato interessante il fatto che potesse far cessare tutte quelle cose al momento del completamento del Nuovo Testamento, nel 96 d.C., e tuttavia sostenere che nel regno vi sarà un intero ministero d’insegnamento. Nello stesso momento in cui aveva detto che erano cessate, subito dopo diceva che sarebbero state nuovamente in funzione nel regno.
Lasciate che porti tutto questo ad una conclusione. Nel regno vi saranno insegnamento e predicazione, credetemi, e ve ne saranno in quantità straordinaria. E potrei... potremmo continuare all’infinito, però permettetemi semplicemente di portarvi in Isaia e di presentarvi alcuni passi della Scrittura per mostrarvi quello che intendo. Isaia 11. Ora, osservate questo. Lo troverete interessante. Isaia 11:9. Qui ci troviamo nel regno, e se leggeste l’intero capitolo, questo vi risulterebbe estremamente chiaro.
Nei versetti precedenti del capitolo 11 egli parla di tutte le cose meravigliose che accadranno. Ed al versetto 9 dice: “Non faranno né male né danno su tutto il Mio monte santo”. Questo è quello che accadrà durante il regno di mille anni di Cristo sulla terra, dopo la Seconda Venuta, “Poiché la terra sarà piena della conoscenza del Signore, come le acque ricoprono il mare”. Ascoltate. In qualche modo, per qualche mezzo, in qualche maniera, l’intero globo sarà sommerso dalla conoscenza, dall’istruzione, dall’insegnamento e dalla predicazione. Saranno queste cose a dominare.
Ora, guardate il capitolo 12. Egli continua a parlare di questo regno. Il versetto 3 del capitolo 12 dice: “Voi attingerete con gioia l’acqua dalle fonti della salvezza”. Nel regno vi sarà salvezza. E se nel regno vi sarà salvezza, allora nel regno dovrà esservi anche la proclamazione, perché dovete udire il messaggio prima di poterlo credere: “La fede viene dall’udire una parola riguardo a Cristo”, dice Romani 10:17, “In quel giorno direte: “Lodate il Signore, invocate il Suo nome, proclamate le Sue opere, fate sapere che il Suo nome è esaltato In altre parole, Dio sta chiamando Israele a predicare ed a proclamare il Suo nome nel regno, per condurre le persone alla salvezza.
Il capitolo 29 di Isaia... e potremmo studiare Geremia, potremmo studiare Michea, potremmo studiare Abacuc, però rimaniamo ancora per un momento in Isaia. Isaia 29:17, ed egli sta parlando di quello che accadrà nel regno, benedizione dopo benedizione. Però il versetto 18 dice: “In quel giorno i sordi udranno le parole del libro, e gli occhi dei ciechi vedranno, liberati dall’oscurità e dalle tenebre”. In altre parole, vi sarà istruzione. Le persone non saranno più sorde ad essa; non saranno più cieche ad essa. L’istruzione continuerà e verrà portata avanti efficacemente.
Il capitolo 30 di Isaia, versetto 20: “Benché il Signore vi dia il pane dell’avversità e l’acqua dell’afflizione, tuttavia i tuoi maestri non saranno più nascosti in un angolo, ma i tuoi occhi vedranno i tuoi maestri. E le tue orecchie udranno dietro a te una parola che dirà: “Questa è la via, camminate per essa”, quando andrete a destra e quando andrete a sinistra”. Ascoltate. Nel regno vi saranno insegnanti in tutto il globo, e diranno: “Non fate questo. Non andate da questa parte; andate da quest’altra parte”.
Dio avrà effettivamente dei Suoi emissari in tutto il mondo, i quali guideranno le persone nella via in cui dovranno camminare e nella direzione in cui dovranno andare durante il regno millenario. Vi saranno qui un coinvolgimento ed un’istruzione straordinari. Il capitolo 32 di Isaia, versetto 3: “Gli occhi di quelli che vedono non saranno più offuscati, e le orecchie di quelli che odono saranno attente. Anche il cuore degli avventati comprenderà la conoscenza, e la lingua dei balbuzienti sarà pronta a parlare chiaramente”. Vi sarà conoscenza, vi sarà comprensione, vi sarà l’acquisizione di informazioni e di verità per condurre le persone ad un comportamento giusto, oltre che alla salvezza.
Isaia 41, dal versetto 15 al versetto 20. Non li leggeremo tutti, ma soltanto il versetto 20, Isaia 41:20: “Affinché vedano..”. Di nuovo, ci troviamo nel regno, “...e sappiano, considerino e comprendano”. Ecco un altro elemento. Nel regno vi saranno queste cose che aiuteranno le persone a vedere, a sapere, a considerare ed a comprendere. Saranno diffuse delle informazioni, affinché le persone possano conoscere la verità riguardo a Dio.
In Isaia 2:2 e 3: “Avverrà negli ultimi giorni che il monte della casa del Signore sarà stabilito sulla sommità dei monti e sarà innalzato al di sopra dei colli; e tutte le nazioni affluiranno ad esso. Molti popoli andranno e diranno: “Venite, saliamo al monte del Signore, alla casa del Dio di Giacobbe”“, ascoltate, “ed Egli ci insegnerà le Sue vie, e noi cammineremo nei Suoi sentieri; poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la Parola del Signore”. La Parola di Dio procederà letteralmente da Gerusalemme verso il mondo intero.
Vi saranno insegnanti dappertutto, i quali proclameranno, predicheranno e parleranno. E come disse Gioele: “I vostri giovani e le vostre figlie profetizzeranno”. La parola di conoscenza, la parola di sapienza, il dono dell’insegnamento, credo che tutte queste cose, in qualche maniera, funzioneranno mediante l’energia divina durante il tempo del regno. Vi è un’affermazione nei profeti che dice: “Ed il vostro popolo imparerà la dottrina”. Il vostro popolo imparerà la dottrina. Il regno sarà pieno di insegnanti e di predicatori del regno.
Soltanto un altro passo e poi andremo avanti. Però voglio che comprendiate questo. Geremia 23:4; qui ci troviamo nel regno, “Stabilirò sopra di loro dei pastori che li pasceranno”. Soltanto questa affermazione. E che cosa fa un pastore spirituale per nutrire il proprio gregge? Gli dà la Parola. Quindi per me è chiaro... e non ho neppure cominciato a scalfire la superficie... che nel regno vi saranno insegnamento e predicazione.
Ora, ascoltatemi. Se nel regno vi saranno insegnamento e predicazione, e se nel regno i doni saranno in qualche modo operanti, allora non sono ancora cessati. E se non sono ancora cessati, allora la cosa perfetta non è ancora venuta. Ora, questo ci lascia soltanto un’altra possibilità. E qualcuno, dopo il culto di questa mattina, è venuto da me e mi ha domandato: “Dove posso trovare del materiale a sostegno di questa posizione?” Ed io ho risposto: “Beh, in realtà non c’è nessun posto in cui andare, perché questa è una posizione che penso sia semplicemente... beh, non lo so. Non sono riuscito a trovarla in nessun libro, però questo è ciò che credo”. E ne ho parlato con un paio di persone delle quali mi fido, esperte di teologia molto più di me, ed ho scoperto che erano d’accordo, il che è stato piuttosto entusiasmante.
Però io credo che vi sia soltanto una possibilità per quanto riguarda la cosa perfetta, e cioè che la cosa perfetta sia lo stato eterno. Sono i nuovi cieli e la nuova terra eterni, che avranno inizio al termine del regno di mille anni. E questo si adatta perfettamente ad ogni cosa, perché quello è il cielo. E ciò che egli sta realmente dicendo è: “Avrete bisogno di tutte queste cose durante il tempo, però per l’eternità avrete bisogno soltanto dell’amore”. Ed è questo il contrasto; è un contrasto tra il tempo e l’eternità.
Ora, vi darò diverse ragioni per cui credo questo. Permette l’uso neutro di teleios, per voi studenti di greco. Permette quell’uso al neutro. È la cosa perfetta; non una persona, ma una cosa, e quella cosa è il cielo. Permette che vi siano profezia e conoscenza durante la Tribolazione; permette che la profezia e la conoscenza continuino nel regno. Però un giorno, quando andremo in cielo, non avremo bisogno di predicatori, insegnanti, studi biblici e lezioni. Perché saremo perfetti come è perfetto il Padre nostro... dove? In cielo.
E, in terzo luogo, dirò che credo che questa sia l’interpretazione migliore perché è quella che si adatta meglio al contesto di 1 Corinzi 13. Paolo sta dicendo che vi sono... queste cose sono importanti, però appartengono soltanto al tempo. L’amore appartiene all’eternità. Quindi ciò che sta realmente dicendo è: “Queste cose attraverseranno soltanto il tempo, però soltanto l’amore attraverserà l’eternità”. Il contrasto perde il proprio significato se queste cose durano soltanto fino al completamento del canone, oppure fino al Rapimento, oppure fino alla Seconda Venuta, perché a quel punto il tempo non è ancora terminato.
Ed egli sta cercando di mettere a confronto ciò che è temporale con ciò che è eterno, e lo scopo di tutto questo è mostrare che l’amore è l’unica cosa eterna. Non è che l’amore sia l’unica cosa presente nell’epoca della chiesa; non è che l’amore sia l’unica cosa presente nella Tribolazione; non è che l’amore sia l’unica cosa presente nel regno, ma l’amore è l’unica cosa che attraversa l’eternità. Ed il suo contrasto viene indebolito, se fate della cosa perfetta qualcosa di inferiore all’eternità.
Un’altra ragione. Credo che sia l’unico modo di spiegare l’espressione “faccia a faccia”, perché l’unico momento in cui vedremo manifestata la gloria Shekinah di Dio sarà quando saremo in cielo; quello è l’unico momento. Nello stato eterno, nei nuovi cieli e nella nuova terra, descritti in Apocalisse 21 e 22. Viene detto che la Nuova Gerusalemme discende, che Dio crea nuovi cieli ed una nuova terra, e che in essi viene manifestata la gloria di Dio. Quello è il cielo dell’eternità; è lì che vedremo Dio. È lì che vedremo la Sua gloria. Per me, questa è l’unica spiegazione possibile.
Voi dite: “Beh, e che cosa possiamo dire del regno? Nel regno, tutto il mondo composto da persone credenti non vedrà forse la Sua gloria?” No. Vi rendete conto che nel regno vi saranno delle persone credenti che vivranno fisicamente sulla terra? Però la Nuova Gerusalemme, dove si troveranno i santi glorificati della chiesa, sarà sospesa al di sopra della terra?
E noi potremo forse andare e venire, però Dio dimorerà in quella Nuova Gerusalemme, e le persone sulla terra non vedranno la Sua gloria. Vedranno Suo Figlio manifestato, giusto, sulla terra. Quindi l’idea del “faccia a faccia” non si adempirà fino a quando il regno non sarà terminato e tutto sarà assorbito nei cieli eterni, e la gloria di Dio sarà manifestata a tutti i santi, i quali a quel punto saranno glorificati.
Inoltre, questa è l’unica interpretazione che spiega l’affermazione: “Conoscere come siamo conosciuti”. L’unico momento in cui conoscerò tutto quello che vi è da conoscere sarà quando sarò in cielo. Non è vero? Ed avrò una conoscenza perfetta e sarò come Cristo. Quindi ora osservate. Sul piano storico, la cosa perfetta è lo stato eterno. Questo sul piano storico. Ora, ascoltate questo. È veramente entusiasmante. Sul piano personale, entrate nello stato eterno ogni volta che andate ad essere con Gesù Cristo. Se muoio adesso, “assente dal corpo”, che cosa? “Presente con il Signore”, e “sarò simile a Lui, perché Lo vedrò così come Egli è”. Quello, per me, è lo stato eterno.
Se rimango in vita fino al Rapimento, quello sarà il momento in cui comincerà il mio stato eterno. Sul piano storico, esso avrà inizio nei nuovi cieli e nella nuova terra, quando tutti i santi di tutte le epoche saranno glorificati e resi perfetti. Questa è la parte storica. La parte personale è che quello stesso genere di perfezione viene nel momento in cui vado ad essere con Cristo. E così, nel momento stesso in cui entro alla Sua presenza, non vi è più bisogno d’insegnamento, non vi è più bisogno di predicazione, non vi è più bisogno di studio biblico, non vi è più bisogno di lezioni. Perché? Conoscenza istantanea e visione istantanea. Questo è quello che egli sta dicendo. Si adatta perfettamente al contesto.
Ora, Paolo aggiunge un’ulteriore osservazione. Al versetto 11 dice che i doni sono elementari. Lo menzionerò soltanto brevemente, “Quando ero bambino, parlavo da bambino, comprendevo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho abbandonato le cose da bambino. Quando ho raggiunto la maturità, o la perfezione”. Ora, penso che quello che Paolo sta semplicemente dicendo sia: “Il momento in cui raggiungerò la mia maturità in Cristo sarà quando vedrò Cristo”—giusto—”e sarò come Lui”.
Vedete, per un ragazzo ebreo la maturità non era un processo, era un momento preciso. Era il Bar Mitzvah. Un giorno non eri maturo. Celebravi il tuo Bar Mitzvah, ed eri maturo. Diventavi un figlio della legge. Paolo dice: “Avrò a che fare con queste cose elementari fino a quando non arriverò al mio Bar Mitzvah spirituale. E quando arriverò al mio Bar Mitzvah spirituale e sarò come Gesù, abbandonerò tutte queste cose”. In sostanza, Paolo dice: “Quando arriverò in cielo, non vi sarà più predicazione per me, non vi sarà più insegnamento per me; mi limiterò semplicemente a godere. Non dovrò più lavorare per arrivare a questo”. I doni sono soltanto elementari.
Bene, se i doni appartengono al tempo e l’amore dura per sempre, a che cosa dovremmo dare la massima importanza? All’amore. Ed egli riassume tutto al versetto 13 con un’affermazione sulla preminenza dell’amore, un’affermazione straordinaria, “Ora dunque..”. Che cosa intendi con “ora”, Paolo? Proprio adesso, nel tempo, in ciò che è temporale, in questo tempo, sulla terra, in questo segmento del tempo, “rimangono tre cose buone: fede, speranza ed amore. Ma la più grande di esse è”, che cosa? “L’amore”. Sapete perché è grande. Sapete perché è la più grande. Perché la fede giungerà alla fine.
Adesso camminiamo per fede e non per visione; però un giorno cammineremo per visione e non per fede. Ed adesso speriamo. Però Paolo dice in Romani 8: “Quello che si vede non lo si spera”. Ed un giorno vedremo e non vi sarà più alcuna speranza. Quindi la fede se ne andrà, e la speranza se ne andrà, e che cosa rimarrà? L’amore. E così egli dice: “La più grande di esse è”, che cosa? “L’amore”.
I vostri doni, le vostre capacità, i vostri ministeri, i vostri talenti, la vostra fede, la vostra speranza, tutte queste cose, per quanto siano importanti, appartengono soltanto al tempo. Però l’amore dura per sempre. Ed il punto è che fareste meglio ad imparare ad amare qui, perché è l’unico legame che potete avere con l’eternità. Ecco quanto è importante l’amore nella comunità dei credenti. E la risposta a tutto questo, nel capitolo 14, versetto 1, è questa. Che cosa dice? “Ricercate l’amore”. Questa è la via per eccellenza. Preghiamo.
Padre, Ti ringraziamo per la nostra comunione di questa mattina e per quell’amore che ci hai dato in Cristo e grazie al quale possiamo, a nostra volta, ricambiare amando Te. Padre, opera in noi oggi attraverso l’amore del Tuo popolo e l’amore dello Spirito di Dio, affinché possiamo amare veramente gli altri come Tu hai amato noi, affinché il mondo possa vedere Te in noi e Tu possa essere lodato. Nel nome di Gesù, amen.
FINE
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