Il capitolo è dedicato alla verità sulle lingue, che non erano soltanto un grave problema nell’assemblea di Corinto, ma sono, a dir poco, un grave problema anche oggi. E quindi ci rivolgiamo anche al nostro tempo, oltre a interpretare la Bibbia. Permettetemi di cominciare dicendo che, alla torre di Babele, Dio confuse le lingue degli uomini. E l’unico altro episodio biblico che possa rivaleggiare con quella confusione è la confusione delle lingue a Corinto. Avevano creato una tale confusione riguardo a questo dono delle lingue che Dio aveva dato loro, l'avevano contraffatto così tanto, avevano sostituito la sua realtà con la contraffazione satanica a tal punto, che Paolo dovette scrivere un intero capitolo solamente per affrontare quella questione.
Ora, se siete stati con noi in passato, ricorderete che c'è un vero dono delle lingue. E quando Dio diede i doni alla chiesa primitiva, diede loro alcuni doni miracolosi che erano destinati ad essere segni che autenticavano la validità del messaggio della nuova era. Vedete, in passato Dio aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ma in questi ultimi giorni ha parlato per mezzo del Figlio; e c’era un nuovo messaggio e, per far sapere—in modo particolare—al mondo ebraico, che questa era una nuova era, che vi era una nuova rivelazione e che Dio stava parlando di nuovo, vi furono segni e prodigi che accompagnavano quel messaggio. E uno di questi era la capacità che avevano gli apostoli, ed alcuni di coloro che lavoravano con loro, di parlare, sotto ispirazione divina, una lingua che non conoscevano. Quello era il dono delle lingue.
Abbiamo anche imparato che si trattava sempre di una lingua specifica, che questa era la capacità di parlare una lingua straniera. In Atti 2 ci viene detto che: "Ciascuno li udiva parlare nella propria lingua”. Però quando arriviamo alla situazione di Corinto… tra parentesi, l’unica volta in cui il dono viene menzionato dopo il libro di Atti è a Corinto, e lì viene menzionato perché era diventata una questione così confusa e caotica; infatti, quando arriviamo alla situazione di Corinto, scopriamo che avevano contraffatto il vero dono e lo avevano sostituito con una forma di linguaggio pagano estatico. Il vero dono era stato confuso con le lingue estatiche, che ne costituivano la contraffazione.
Ora, estasi del genere e questo parlare estatico sono molto comuni nelle religioni pagane. E questa mattina non mi prenderò il tempo di percorrere il mondo da un capo all’altro e di attraversare tutta la storia fino ai giorni nostri per dimostrarvelo, ma voglio che lo comprendiate: si tratta di qualcosa di molto comune nelle religioni pagane. Questa settimana leggevo un articolo su quanto sia comune tra gli Zulu in Africa questo genere di linguaggio estatico e incomprensibile. E ne abbiamo già parlato in passato.
Ma permettetemi di darvi qualche informazione sul contesto della situazione di Corinto. Ricordate che, per la maggior parte, i Corinzi avevano permesso all’intero sistema del mondo nel quale vivevano d’infiltrarsi nella loro assemblea. Per esempio, erano completamente presi dalle filosofie umane, come ci dicono i primi quattro capitoli. Avevano un culto degli eroi proprio come quello della società in cui vivevano; il capitolo 3 ne parla. Erano coinvolti in una terribile e grossolana immoralità sessuale; i capitoli 5 e 6 ne parlano. Si trascinavano a vicenda in tribunale; il capitolo 6 ne parla. Avevano stravolto la vita familiare e il matrimonio e ne avevano completamente frainteso il valore; il capitolo 7 ne parla.
Erano completamente confusi riguardo alle feste pagane, all’idolatria ed alle cose offerte agli idoli; i capitoli 8, 9 e 10 ne parlano. Avevano mandato in confusione il giusto ruolo delle donne nella chiesa; il capitolo 11 ne parla. Avevano frainteso l’intera dimensione dei doni spirituali; il capitolo 12 ne parla. E avevano perso di vista quella grande realtà: l’amore; il capitolo 13 ne parla.
Avevano permesso all’intera massa del sistema satanico presente nella loro società d’infiltrarsi nella chiesa. E una volta entrato, insieme ad esso entrò anche lo stile della religione pagana, con tutte le sue estasi, tutti i suoi erotismi e tutte le sue sensualità. Si presero tutto il pacchetto, e così l’intera situazione divenne un’amalgama confusa di verità ed errore. Un parallelo moderno sarebbe il cattolicesimo romano, che è una combinazione del cristianesimo tratto dalla Bibbia e dell’antico culto di Baal, insieme al culto della Madre e del Bambino, originariamente conosciuti come Astarte e Tammuz. La stessa cosa accadde nella chiesa di Corinto. Era in parte cristianesimo ed in parte paganesimo, il tutto unito insieme.
Se studiaste il mondo greco-romano al tempo della chiesa di Corinto, sapreste che vi erano vari sacerdoti e sacerdotesse, e che le persone devote agli dèi si recavano in quei grandi templi e adoravano quei sacerdoti e quelle sacerdotesse. Ed era molto comune che un devoto entrasse in uno stato di estasi. Ed estasi significa “uscire da sé stessi”. Questo è il significato letterale della parola: uscire da sé stessi.
Perdevano letteralmente il controllo ed entravano in uno stato d’incoscienza, durante il quale si verificavano fenomeni di ogni genere, fenomeni di natura psichica. Credevano che, quando uscivano da sé stessi, lasciassero letteralmente il corpo, salissero nello spazio e si mettessero in contatto con la divinità—qualunque fosse la divinità che adoravano—e cominciassero a entrare in comunione con quella divinità. E una volta che cominciavano a comunicare con quella divinità, iniziavano a parlare il linguaggio degli dèi. Questa era una cosa molto comune nella loro cultura.
Quindi, l’espressione usata in Corinzi, glōssais lalein, parlare in lingue, non fu inventata dagli scrittori biblici, ma era un’espressione comunemente usata nella cultura greco-romana per descrivere l’estasi pagana e l’uscire dal corpo, il mettersi in contatto con la divinità e, in modo mistico, cominciare a parlare il linguaggio degli dèi, che si manifestava sotto forma di discorsi incomprensibili e balbettii privi di senso.
Ora, i Greci avevano perfino una parola per indicare questa esperienza religiosa estatica. Vi interesserà sapere quale fosse quella parola. Era la parola “eros”. Ricordate quella parola? A volte la traduciamo come amore sensuale. Ma è una parola più ampia di così; ha un significato più esteso. La parola eros significa semplicemente “il desiderio del sensuale”, oppure “il desiderio dell’erotico”, oppure “il desiderio dell’estasi”, oppure “il desiderio dell’esperienza o della sensazione suprema”.
E il genere di religione che avevano era una religione erotica. Era una religione concepita per essere sentita. Era una forma di religione sensuale ed estatica. E ricorderete, se avete studiato quelle religioni, che quando si recavano in quei templi e da quelle sacerdotesse per adorare, partecipavano effettivamente a delle orge, non è vero?
E tutta quell’idea dell’erotico, del sessuale, del sensuale e dell’estatico, insieme ai balbettii che accompagnavano le espressioni divine, veniva riunita in un’unica grande realtà all’interno delle religioni misteriche, che avevano avuto origine a Babilonia ed erano penetrate nella società di Corinto. E non mi prenderò il tempo di leggervi tutte le informazioni che abbiamo a questo riguardo, ma esiste un’enorme quantità di testimonianze storiche che ci dice che questo accadeva realmente.
Ora, temo che ciò che è accaduto oggi nel movimento carismatico sia semplicemente una riproduzione esatta di ciò che accadde a Corinto. A causa di una certa aridità spirituale, a causa di anni d’ignoranza riguardo alla vera opera dello Spirito Santo, a causa della mancanza, in molti luoghi, di un insegnamento biblico veramente valido e a causa della scarsità—semplicemente della scarsità—di qualsiasi cosa realmente significativa, le persone nella chiesa cominciarono a cercare qualcosa che permettesse loro di sentire Dio e di percepire una realtà autentica.
E la contraffazione di Satana dilagò nella chiesa, e ciò che sta accadendo ora nel movimento carismatico è semplicemente Corinto che si ripete. La chiesa ha sposato nuovamente il sistema della religione pagana, ed abbiamo sviluppato un approccio alla religione di tipo sensuale, emotivo, esperienziale ed erotico. Solo che lo chiamiamo opera dello Spirito Santo, quando, in realtà, è la contraffazione di Satana. Se aveste modo di parlare con varie persone che vi sono state coinvolte, scoprireste che alcune delle loro esperienze sono proprio di questo genere, molto sensuali e molto orientate alle sensazioni.
Ho qui in mano una lettera che non mi prenderò il tempo di leggere… ma che probabilmente inserirò nel libro… scritta da una signora della nostra chiesa che mi raccontava l’incredibile esperienza vissuta quando cercarono di farla parlare in lingue. Ci fu anche il fatto che rimase distesa sul pavimento, oltre a varie altre manifestazioni, tutte fortemente orientate verso l’emozione e lo stimolo delle sensazioni, e non verso il pensiero e la mente, come invece indicherebbe la Parola di Dio.
Ora, per darvi un’altra illustrazione, c’è… c’è un opuscolo scritto da un ex dirigente del movimento pentecostale, nel quale egli riporta la sua testimonianza, e questo è ciò che dice: “Finalmente mi recai alla missione situata al 328 di West 63rd Street, a Chicago, e feci soltanto una domanda: ‘Perché non ricevo il battesimo? Che cosa c’è che non va in me?’ Quei cari amici pregarono con me e dissero che non c’era nulla che non andasse, dovevo solamente aspettare. Sia lodato il Signore, avevano ragione.
“Quando, per la prima volta, m’inginocchiai all’altare la domenica pomeriggio, il 17 marzo, la potenza cominciò ad afferrarmi e risi durante tutto il successivo servizio di comunione. La sera, verso le 11, m’inginocchiai insieme ad alcuni amici che pregavano per me—l’anziano Tal dei Tali pose le mani sul mio capo per un breve periodo, diverse volte durante il pomeriggio e la sera. E dopo aver aspettato per un po’, cominciai a ridere, o meglio, il mio corpo fu usato per ridere con una potenza sempre crescente, finché mi ritrovai disteso sulla schiena, a ridere a squarciagola per più di mezz’ora.
“Quando mi rialzai, scoprii di essere ubriaco del vino nuovo, comportandomi sotto molti aspetti proprio come un uomo ubriaco e pieno di gioia. Quando m’inginocchiai per incontrare nuovamente il Signore, fui improvvisamente preso da un impulso irresistibile a supplicare, con gemiti inesprimibili, chiedendo al Signore di avere misericordia di me, peccatore, e dicendogli che volevo seguirlo fino in fondo. La potenza di quella preghiera era troppo grande perché potessi sopportarla e, improvvisamente, i miei occhi si aprirono e vidi l’anziano Tal dei Tali, che si trovava a pochi metri di distanza, cadere come se fosse stato colpito. Mi sentii sollevato e, nel giro di pochi secondi, mi ritrovai dritto in piedi, gridando: ‘Gloria!’ a squarciagola.
“M’inginocchiai di nuovo, la vista mi si oscurò e fui fatto rotolare sul pavimento, dove rimasi per qualche tempo quasi privo di conoscenza. Poi, ripresi i sensi e m’inginocchiai, e sentii che le mie mascelle e la mia bocca venivano mosse da una forza misteriosa. Nel giro di pochi secondi, dalla mia bocca uscì una sorta di balbettio infantile e incomprensibile, poi alcune parole in cinese che comprendevo, e quindi diverse frasi in una lingua sconosciuta. Poi tutto questo si trasformò in canto, e non parlai nuovamente in lingue fino al mercoledì, tre giorni dopo”.
Ora, che cosa sta accadendo in questo caso? Esperienze emotive di ogni genere, emotività di ogni genere, esperienze sensoriali di ogni genere—nel senso più ampio del termine—vale a dire, percepite attraverso i sensi anziché attraverso la mente. Questo era molto comune nelle religioni pagane. Platone, nei suoi Dialoghi… e, tra parentesi, Platone visse dal 429 al 347 a.C., prima di Cristo. E nei suoi Dialoghi dedica pagine e pagine e pagine a descrivere queste estasi pagane accompagnate dal parlare estatico.
Questa non era una cosa che apparteneva al cristianesimo. Nel cristianesimo vi era il vero dono delle lingue, usato solamente quando era presente qualcuno che parlava quella lingua, affinché potesse essere un segno che Dio era presente e che il popolo di Dio stava proclamando la verità di Dio. Non era mai stato concepito per essere confuso con il paganesimo. Ma, come sempre, ogni volta che Dio fa qualcosa, Satana la contraffà, non è vero? E questo crea confusione.
E così la cortina fumogena di Satana, usata per offuscare la vera opera rivelatrice dello Spirito Santo nella chiesa primitiva, era costituita da false rivelazioni, false visioni e false lingue. Ed è per questo che, in 1 Giovanni, Giovanni dice che quando qualcuno si presenta e comincia a dirvi che parla da parte di Dio, fareste meglio a “provare gli spiriti”. È facile cadere vittime di ciò che è falso. E i Corinzi, poiché avevano deciso di sposare lo spirito della loro epoca, ne divennero vittime.
Ora ricordate, Satana è chiamato “il dio di questa epoca”; Satana è chiamato “lo spirito che opera nei figli della disubbidienza”. Satana è colui che vuole essere simile a Dio, e Satana appare “trasformato in angelo di luce”. Vuole contraffare la realtà; vuole che la chiesa accetti qualcosa di falso. Questo è il suo mestiere. E così vediamo nel paganesimo tutta quella falsità e, qui a Corinto, essa aveva sommerso la chiesa. E temo che oggi stia facendo la stessa cosa.
Nel Nuovo Testamento, la vera opera dello Spirito Santo non è mai associata ad estasi, sensualità, erotismi o all’uscire da sé stessi. Mai. Mai. Infatti, in 14:32 dice: “Gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti”. Nessuno cede mai il controllo del proprio spirito; nessuno perde mai il controllo; nessuno esce mai da sé stesso nell’ambito di ciò che Dio ha stabilito.
Ed è per questo che, alla fine del capitolo 14, l’ultima parola dell’apostolo Paolo è: “Ogni cosa sia fatta con decoro”, e che cosa? “con ordine”. Questo non è il modo di operare dello Spirito Santo. Non è il modo di operare dello Spirito Santo che tutti saltino in piedi, che ognuno abbia un salmo—versetto 26—che ognuno abbia una dottrina, che ognuno abbia una rivelazione, che ognuno abbia un’interpretazione, che tutti vogliano parlare in estasi, che tutti vogliano avere una visione, e così via. Questa è la confusione del paganesimo che ha sommerso la chiesa.
E voglio dire che si trattava di un sistema molto sofisticato. Le religioni misteriche di origine babilonese, che dominavano il panorama culturale al tempo di Corinto, avevano sviluppato ogni genere di riti, rituali, voti e battesimi, sacrifici di animali, feste, digiuni ed abluzioni per purificarsi dal peccato, come immergersi in un fiume gelato o percorrere chilometri in ginocchio. Avevano ogni genere di pratiche religiose false, e i discorsi estatici, le visioni e le profezie facevano tutti parte di quel sistema.
E tutte queste cose erano arrivate a Corinto, e riunirsi insieme ai cristiani di Corinto significava entrare in una situazione di caos assoluto, di caos totale. Sapete che il capitolo 12 dice che alcune persone si alzavano effettivamente in piedi e maledicevano Gesù parlando in lingue, e gli altri dicevano: “Oh, dev’essere lo Spirito Santo”? È per questo che Paolo dice: “Lo Spirito Santo non chiama Gesù anatema”. Era semplicemente confusione. La frenesia sfrenata del paganesimo greco era diventata follia nella chiesa di Corinto. E uno scrittore dice: “Senza dubbio, proprio come i pagani, pronunciavano i loro discorsi estatici con la schiuma alle labbra ed i capelli scompigliati”.
E, cari, per quanto desidererei che non fosse vero, sono convinto che ciò che vediamo oggi nel movimento carismatico sia lo stesso genere d’infiltrazione della religione pagana nella chiesa. Una contraffazione è stata accettata perché fa presa sulle emozioni di persone che, per molto tempo, sono rimaste sedute in una chiesa senza mai ricevere nulla che cambiasse la loro vita. E così Paolo scrive il capitolo 14 per correggere questa situazione.
Bene, studiamo il capitolo 14. Ora, voglio dividerlo in tre parti. Primo, la posizione del dono delle lingue, la posizione del dono. Secondo, lo scopo del dono. Terzo, la procedura per l’uso del dono. La posizione si trova nei primi 19 versetti. Lo scopo del dono si trova nei versetti dal 20 al 25. La procedura per l’uso del dono si trova nei versetti dal 26 al 40. La posizione, lo scopo e la procedura.
Ora, osservate bene questo. La posizione è secondaria, lo scopo è quello di essere un segno, la procedura è sistematica. E queste sono le tre grandi verità che questo capitolo presenta. La posizione è secondaria, lo scopo è un segno, la procedura è sistematica. Ora, avremo solamente il tempo di considerare la prima parte del primo punto.
Il primo punto riguarda la posizione del dono. Paolo vuole parlare delle lingue, e vuole che comprendiamo, prima di tutto, quale sia la loro posizione in relazione agli altri doni. La loro posizione è… che cosa ho appena detto? Secondaria. La loro posizione è secondaria. Ora, egli ci dà una ragione. La prima ragione si trova nei primi cinque versetti, e ve ne sono altre due che prenderemo in considerazione la prossima settimana.
Ragione numero uno. Perché il dono delle lingue è secondario? Perché è inferiore al dono della profezia? Perché questo è il paragone che sta facendo. La prima ragione è che la profezia edifica l’intera congregazione. Le lingue sono inutili ai fini dell’edificazione, d’accordo? Questo è il primo principio. La profezia è superiore alle lingue perché la profezia edifica e le lingue no. Le lingue—ora, fate bene attenzione—non possono edificare; questo è ciò che sta dicendo. Questo è ciò che sta dicendo in 14:1-5. E ci sono altre due ragioni per cui la loro posizione è secondaria. Le vedremo la prossima settimana, e oggi non voglio confondervi parlandovene, quindi aspettate fino alla prossima volta.
Bene, dunque, il primo punto: i primi 19 versetti trattano del fatto che la posizione delle lingue è secondaria, e i primi cinque versetti di questa sezione ci dicono che è secondaria perché le lingue non possono edificare, mentre la profezia può farlo. Ora, permettetemi di aggiungere una nota a margine. Qual è lo scopo della chiesa quando si riunisce? Qual è il suo scopo? È molto semplice: l’edificazione. L’edificazione.
Il versetto 26 del capitolo 14 ci dice, alla fine: “Ogni cosa sia fatta per”, che cosa? “l’edificazione”, “Ogni cosa sia fatta per l’edificazione”. Guardate la fine del versetto 12: “Affinché abbondiate per l’edificazione della chiesa”. In altre parole, il punto è edificare. Alla fine del versetto 4: “Chi profetizza edifica la chiesa”. Alla fine del versetto 5: “Affinché la chiesa ne riceva edificazione”.
Ora, in tutto il capitolo, fratelli, troviamo la stessa cosa ripetuta ancora, ancora ed ancora. Il versetto 31 dice: “Potete profetizzare tutti, uno per volta, affinché tutti imparino e tutti siano incoraggiati”. È sempre la stessa cosa ripetuta continuamente: affinché siate tutti edificati, affinché tutti impariate, affinché siate tutti fortificati. Questo è il punto centrale. La chiesa si riunisce per essere edificata, cioè per essere fortificata. E Paolo dice: “Guardate, le lingue non possono edificare. Specialmente quelle che usate voi, che non sono nemmeno quelle vere”. Vedete, questa è la tesi di fondo dei primi cinque versetti.
Bene, cominciamo, versetto 1: “Procacciate l’amore e desiderate le cose spirituali, ma soprattutto che possiate profetizzare”. Ora, “procacciate l’amore” è, in realtà, la conclusione del capitolo 13, non è vero? In sostanza sta dicendo: “Vi ho appena mostrato la cosa più grande, e questa è l’amore. Ed è questo ciò che dovreste inseguire”. Ricordate come terminava il capitolo 12, al versetto 31, 12:31. E io l’ho tradotto all’indicativo a motivo del contesto.
Ciò che sta realmente dicendo in 12:31 è: “Ma voi state desiderando ardentemente i doni appariscenti”. Voi state desiderando ardentemente i doni appariscenti, ma io vi mostro una via ancora più eccellente. Siete impegnati ad inseguire i doni appariscenti, quelli che alimentano l’ego, quelli che mettono in primo piano, quelli spettacolari; ma io voglio mostrarvi una via migliore: cercate l’amore. E nel capitolo 13 presenta loro una grande dichiarazione sull’amore, poi ritorna allo stesso punto. Il capitolo 13, che parla dell’amore, è come una parentesi. E al versetto 1 del capitolo 14 dice: “Ora, se volete cercare qualcosa con grande zelo, allora cercate con grande zelo l’amore”. Vedete?
In greco usa la parola diōkō, che significa “inseguire”, “correre dietro” oppure “perseguire”. E spesso viene tradotta con “perseguitare”: essere così determinati, così entusiasti, così pieni di energia e così intenti a raggiungere qualcosa da arrivare letteralmente a perseguitarla. Ne seguite continuamente le tracce. Egli dice: “Se dovete inseguire qualcosa, se dovete andare dietro a qualcosa, se dovete correre dietro a qualcosa, che sia l’amore”. Che sia l’amore. Ma: “Continuate a desiderare le cose spirituali”. E la parola “doni” è in corsivo; il testo dice semplicemente: “Continuate a desiderare le cose spirituali”.
Ora, questa parola, “desiderare”, potrebbe essere tradotta in molti modi, perché si trova in una forma che potrebbe essere interpretata in varie maniere. Ma quando studiate il contesto, emerge come un imperativo. E credo che emerga come una specie d’imperativo continuativo, così che potrebbe essere tradotto in questo modo. Ora, osservate: “Perseguite l’amore”, e poi in greco vi è de, e de è simile a “ma”. Non sta mettendo sullo stesso piano due cose uguali; in quel caso userebbe kai. È avversativo; qui vi è un cambiamento. Quindi sta dicendo: “Procacciate l’amore, ma continuate a desiderare le cose spirituali”.
In altre parole: “Non vi sto dicendo di smettere di desiderare i doni. Voi”—e qui torniamo a 12:31—“state inseguendo le cose appariscenti. Dovreste perseguire l’amore, ma non smettete di perseguire i doni”, o, letteralmente, la realtà spirituale. In altre parole: “Non voglio che smettiate, perché dovreste desiderare il ministero dello Spirito Santo attraverso i doni dello Spirito. Non sto dicendo che non dobbiate avere nulla a che fare con i doni. Ma piuttosto perseguite l’amore e continuate a cercare la realtà spirituale, la sfera in cui opera lo Spirito Santo, le cose vere che lo Spirito di Dio sta facendo”.
“Ma”—ora guardate la parte finale—“soprattutto…”, soprattutto, mallon, “soprattutto che possiate profetizzare”. Vedete, le lingue sono secondarie, “Quando vi riunite, invece del caos, della confusione e dei discorsi incomprensibili delle lingue, dovrebbe esserci la chiarezza della profezia”. Voi potreste dire: “Che cos’è la profezia, John?” L’abbiamo già studiato e non mi prenderò il tempo di farlo di nuovo. Deriva dalla parola greca prophēteuō. Due parole: pro, che significa “davanti”, e phēmi, che significa “parlare”. Significa parlare davanti. Profetizzare significa che qualcuno parla davanti a qualcun altro.
Questo è ciò che faccio ogni domenica dal pulpito: profetizzo. Voi potreste dire: “Pensavo che significasse predire il futuro”. No. No, sapete, l’idea che significasse predire il futuro non comparve fino al Medioevo, quando la parola inglese assunse quel significato. Non è mai questo il suo significato intenzionale in greco. Significa semplicemente “parlare davanti a qualcuno”. Ed egli dice: “Invece che tutti gridino contemporaneamente pronunciando discorsi estatici ed incomprensibili, qualcuno dovrebbe alzarsi davanti a tutti gli altri e proclamare la Parola di Dio”. Vedete, questo è ciò che dovrebbe accadere. Non il caos e la confusione delle lingue, ma la parola di coloro che annunciano il messaggio di Dio.
Ora, cari, a quei tempi talvolta quella profezia aveva carattere rivelatore; altre volte ripeteva una rivelazione già data. Ma il punto che vogliamo sottolineare qui è semplicemente che la chiesa doveva riunirsi per ascoltare la Parola di Dio proclamata. Non è meraviglioso? Sapete, ciò che stiamo facendo questa mattina corrisponde esattamente a questo. Posso garantirvi che, se venite alla Grace Community Church, questo è ciò che ascolterete.
Non sentirete estasi, espressioni emotive o alcuna forma di confusione generale. Ma sentirete alcuni uomini proclamare la Parola di Dio, affinché ogni cosa sia fatta per che cosa? Per l’edificazione. Dobbiamo riunirci per ascoltare Dio parlare, e Dio userà degli uomini per parlare da parte Sua, uomini che hanno il dono dell’insegnamento, il dono della predicazione o della profezia. E così egli dice: “Piuttosto”, oppure: “Soprattutto”, oppure: “Più delle lingue, dovreste ricercare ciò che è comprensibile”.
Vedete, la ragione evidente per cui le lingue erano inferiori è che nessuno riusciva a comprendere ciò che veniva detto. L’unica occasione in cui quel dono doveva essere usato era quando qualcuno dei presenti poteva comprendere ciò che veniva detto, come negli Atti, oppure quando doveva essere stabilito un collegamento con la Pentecoste, come nelle varie occasioni che si ripetono negli Atti. Era un dono dato come segno, e non fu mai destinato all’edificazione. Infatti, era completamente inutile ai fini dell’edificazione.
Come potreste edificare qualcuno se non comprende ciò che viene detto? L’unica edificazione possibile potrebbe avvenire se qualcuno comprendesse, oppure se ciò che veniva detto fosse interpretato, in modo che gli altri potessero comprenderlo. Ma il suo scopo non era l’edificazione; non era quello. Il suo scopo era quello di essere un segno, per dimostrare che Dio stava parlando e che i profeti del Nuovo Testamento e gli apostoli del Nuovo Testamento erano realmente portavoce di Dio.
Ora, notate il versetto 2, perché questo è importante. Ecco perché le lingue sono secondarie, “Perché chi parla in una lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno lo comprende; tuttavia, nello spirito egli parla misteri”. Ora, ascoltate. Che cosa ha detto? Chi parla in una lingua parla agli uomini… anzi, non parla agli uomini, ma a Dio. E il greco dice letteralmente: “Ma a un dio”.
Quello che Paolo sta facendo qui è dire: “Guardate, voi, con le vostre estasi pagane, non state facendo ciò per cui tutti i doni spirituali furono dati, vale a dire parlare agli uomini. Piuttosto, con le vostre estasi state parlando a un dio. Nessuno comprende ciò che dite; siete completamente assorti nel pronunciare misteri pagani”. Vedete quello che sta dicendo? Quelli non sono i mustērion di Dio; non sono i misteri trasmessi da Paolo; sono i misteri del paganesimo. Chi parla in una lingua non parla agli uomini.
Ora, lasciate che vi dica una cosa, fratelli. Questa è una verità fondamentale, una verità che sta alla base di tutto. Tutti i doni spirituali sono stati dati allo scopo di servire gli uomini o di parlare agli uomini. Lo comprendete? Agli uomini. Nessun dono spirituale è mai stato dato a beneficio di Dio, ma a beneficio degli uomini. Tutti i doni sono stati dati per edificare il corpo di Cristo; devono essere usati per metterci al servizio gli uni degli altri. Dio non ha bisogno che noi esercitiamo qualche dono a Suo beneficio; Egli non è incompleto, giusto? E Paolo sta dicendo: “Avete mancato lo scopo più elementare dei doni, vale a dire che essi sono destinati agli uomini. Quello che state facendo non è per gli uomini, è per un dio”.
E qui abbiamo una costruzione senza articolo, una costruzione anartrosa. Non “il Dio” o “il vero Dio”, ma, credo, sarebbe meglio tradurre: “un dio”. In altre parole: “Uscite da voi stessi, vi mettete in contatto con qualche dio e pronunciate i vostri misteri pagani. E avete violato il primo principio dei doni spirituali”, vale a dire che devono essere rivolti agli altri, ad altre persone, ad altri esseri umani. Dio non ha bisogno che Gli parliate in qualche forma di estasi.
Ascoltate. Mi stupisce che il movimento carismatico moderno fallisca proprio su questo punto. Ripete l’errore dei Corinzi ed insegna che l’uso essenziale delle lingue consiste nell’essere un linguaggio privato di preghiera rivolto a Dio. Ed è proprio questo che Paolo sta condannando qui. Sta dicendo: “Avete mancato completamente il punto. Il punto è che i doni devono parlare agli uomini. Ma le vostre lingue sono una qualche forma di comunione con un dio, e nessuno sa che cosa state dicendo, perché state pronunciando misteri pagani. Dio non vuole che Gli si parli in quel modo”. Dio non ha mai voluto essere invocato con un linguaggio incomprensibile perfino a chi lo pronuncia.
Esaminate le Epistole e raccogliete tutte le preghiere che vi sono contenute. E quando avete finito, esaminate ogni preghiera pronunciata nella Bibbia, poi esaminate ogni preghiera che Gesù abbia mai pronunciato, e poi esaminate ogni singola cosa che Gesù disse riguardo alla preghiera, e vedete se riuscite a trovare una sola parola, in qualunque luogo o in qualunque momento, che suggerisca che la preghiera debba mai essere incomprensibile. Non la troverete mai.
Infatti, Gesù disse esattamente il contrario in Matteo capitolo 6, versetto 7. Ascoltatemi, “Quando pregate, non usate vane ripetizioni”—osservate questo—“come fanno i pagani”. E sapete qual è l’espressione usata lì, la parola tradotta “vane ripetizioni”? Battalogeō. Logeō è la parola che significa “parlare”, dalla quale deriva la parola logos, che significa “parola”. E il prefisso è batta, e batta non è nemmeno una parola. È quello che in inglese chiamiamo… alcuni di voi che hanno studiato l’inglese si ricordano di questo? Onomatopea, ricordate?
Sapete che cos’è un’onomatopea? È come quando diciamo che un’ape fa “bzzz”, o che una cerniera fa “zip”, o che un aereo fa “whoosh”. Vedete, quella non è una parola. È ciò che viene chiamato onomatopea. È una specie di figura retorica. Bene, neppure batta è una parola. Quello che Egli sta realmente dicendo, nel greco letterale, è: “Quando pregate”—dice in Matteo 6:7—“non dite: ‘batta, batta, batta’, e non presentatevi davanti a Dio facendo: ‘whoosh, bzzz, zip’”. Questa è l’idea.
Non è questo il genere di comunicazione che interessa a Dio. Questo è ciò che fanno i pagani. In altre parole, perfino al tempo di Gesù, Gesù riconosceva una specie di balbettio, di farfugliamento incomprensibile che i pagani offrivano ai loro dèi, ed Egli dice: “Questo è esattamente ciò che non voglio che facciate quando pregate il Padre”. Dobbiamo sempre pregare in modo comprensibile. Dobbiamo sempre pregare “con l’intelligenza”, dice Paolo. Dobbiamo sempre comprendere ciò che diciamo e parlare chiaramente a Dio.
Quando Gesù entrò nel giardino per pregare il Padre, non parlò in qualche linguaggio celeste. Perché dovreste farlo voi? Quando la divinità comunicava con la divinità, lo faceva mediante un linguaggio chiaro. Quando Gesù si trovava davanti alla tomba di Lazzaro, sul punto di risuscitarlo dai morti, pregò. E Giovanni udì ogni parola della Sua preghiera e la mise per iscritto esattamente come Egli l’aveva pronunciata. Era chiara e comprensibile. Studiate Giovanni 17; ascoltate la preghiera privata tra Gesù ed il Padre. È tutta molto chiara, tradotta magnificamente in inglese dalla lingua originale.
I Corinzi carnali, tuttavia, proprio come temo accada ai carismatici di oggi, con il loro desiderio di ciò che è appariscente, attira l’attenzione e alimenta l’ego, e del dono emotivo delle lingue, lo usavano come un distintivo di spiritualità. E dicevano: “Oh, ho raggiunto un livello spirituale così elevato. Ora posso parlare con il Dio eterno nel mio linguaggio privato”. Cari, questo è puro paganesimo, puro paganesimo. E così Paolo dice: “Avete mancato completamente il punto. Con il vero dono non state parlando agli uomini. State parlando a un dio mediante qualche genere di mistero”.
E quei misteri, secondo ciò che credevano, erano qualche segreto, qualche piccolo segreto nascosto che solamente gli iniziati potevano conoscere; e potevate riceverli solamente quando entravate nella vostra estasi, uscivate dal corpo, vi mettevate in contatto con il vostro dio, e allora ricevevate quei segreti, vedete. Cari, sapete una cosa? Nella chiesa tutti sono iniziati. Nella chiesa tutti possiedono tutti i misteri, giusto? Non ci sono segreti. E così egli dice: “Avete mancato il punto. Le lingue non recano beneficio alle persone, almeno non nel modo in cui le usate voi. Non le vostre lingue, non i vostri linguaggi, perché nessuno sa nemmeno che cosa state dicendo”.
“Ma”—versetto 3—“chi profetizza parla agli uomini”, vedete, “Questo è ciò che voglio che facciate”. Perché parlerete agli uomini, e accadranno tre cose: edificazione, esortazione e consolazione. Proclamerete la Parola di Dio, e sapete che cosa accadrà? Oh, accadranno delle cose nella loro vita. Prima di tutto, saranno edificati.
In secondo luogo, saranno esortati a cambiare condotta e, in terzo luogo, le persone saranno consolate nelle loro sofferenze e nelle loro ferite. Questo è ciò che voglio che facciate. Quando vi riunite, voglio che ascoltiate la Parola di Dio proclamata, non “batta, batta, batta”. Dovevano ascoltare la Parola di Dio proclamata.
Versetto 4: “Chi parla in una lingua edifica sé stesso, ma chi profetizza edifica la chiesa”. Quale delle due cose è migliore? Quale delle due cose è migliore? Che cosa sta cercando di dire Paolo? Qual è il punto centrale dell’intero capitolo? Edificare che cosa? La chiesa. Edificate la chiesa, edificate la chiesa. Edificare voi stessi non è lo scopo. Ascoltate, cari, non vi è mai stato dato alcun dono spirituale per voi stessi, mai. Mai. E se una persona prende un dono spirituale e lo usa per sé stessa, ha prostituito quel dono. Perché? Perché è destinato agli altri. Serve ad edificare il corpo.
Voi potreste dire: “Bene, proprio qui dice, John, che se parlate in una lingua sconosciuta edificate voi stessi”. Sì, ma non edificate la chiesa, e questo è il punto centrale. Non edificate la chiesa. Voi potreste dire: “Ma se viene interpretata, allora edifica la chiesa”. D’accordo, allora era il dono dell’interpretazione ad edificare, non il dono delle lingue.
Il dono delle lingue è inutile ai fini dell’edificazione della chiesa, giusto? Perché nessuno comprende ciò che state dicendo. Questo è ciò che Paolo dice ai Corinzi, “In mezzo a tutto quello che stava accadendo, anche se per caso fosse stato esercitato il vero dono, anche se qualcuno fosse intervenuto manifestando il vero dono, di per sé non avrebbe edificato nessuno. Avrebbe dovuto essere tradotto”. Questo è ciò che dice alla fine del versetto 5: “A meno che non interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione”.
E sapete che cosa c’è di meraviglioso? Quando veniva usato il vero dono, quando veniva usato come segno e quando Dio voleva usare il vero dono, e capitava che fosse usato in presenza di alcuni cristiani, Dio faceva sempre in modo che vi fosse qualcuno ad interpretare, affinché ciò che veniva detto non rimanesse privo di significato per la chiesa. Perché anche quando veniva usato il vero dono, che di per sé non poteva edificare, Dio dava il dono dell’interpretazione affinché edificasse, perché Dio non voleva che nella chiesa accadesse nulla che non edificasse e non fortificasse. Ma il modo in cui lo facevano i Corinzi era caotico, ed essi avevano stabilito che, semplicemente di per sé, avrebbe edificato la chiesa. Ma non è così. E quando le persone lo fanno per sé stesse, stanno cercando di edificare sé stesse.
E sapete una cosa? Questa è la seconda perversione. Il vostro dono non era solamente destinato agli uomini e non a Dio; in secondo luogo, era destinato agli uomini e non a voi stessi, vedete. Non a voi stessi. Eppure, Donald Gee, un noto carismatico, dice: “Lo scopo rivelato del dono delle lingue è principalmente devozionale, e facciamo bene a sottolineare questo fatto”. E Larry Christenson dice: “Si parla in lingue, per la maggior parte, nelle proprie devozioni private. Questo è di gran lunga il suo uso ed il suo valore più importanti”. Fine della citazione.
Vedete, questo è esattamente l’opposto di ciò che Paolo sta dicendo. Primo, sta dicendo: “Il vostro dono non serve per parlare a Dio”. E secondo: “Il vostro dono non è per voi stessi”. Vedete, il punto centrale è che è per loro, è per loro, è per loro. E così, se cercate di edificare Dio, siete fuori strada. Se cercate di edificare voi stessi, siete fuori strada. E qui vi è quasi del sarcasmo: “Chi parla in una lingua sconosciuta edifica sé stesso”. Sapete, Paolo ha già, in un certo senso, demolito questa idea dell’autoedificazione. Credo che l’abbia già affrontata in modo piuttosto diretto.
Se tornate con me, per un momento, al capitolo 8, vi mostrerò ciò che intendo al versetto 10. E ricordate, qui abbiamo una situazione riguardante la carne offerta agli idoli, e Paolo sta dicendo: “Bene, no, non è sbagliato mangiare carne offerta agli idoli. Ma vi sono alcuni cristiani deboli che pensano che sia sbagliato, quindi non fatelo, altrimenti li farete inciampare”. Vedete, li farete inciampare perché ritengono che sia sbagliato.
Così, al versetto 10: “Perché, se qualcuno vede te, che hai conoscenza”—tu sei maturo, sei un cristiano grande e forte—“seduto a tavola nel tempio degli idoli”, e mangi la carne offerta agli idoli, sei proprio lì e partecipi a tutta la situazione, “la coscienza di colui che è debole sarà incoraggiata”, o edificata—è esattamente la stessa parola usata nel capitolo 14—“sarà edificata a mangiare le cose offerte agli idoli. E per la tua conoscenza”, quando egli lo fa, “il fratello debole perisce”. In altre parole, potreste edificare qualcuno a suo danno. Vedete il punto? Paolo usa lo stesso termine.
L’edificazione può essere per il bene o per il male. Il punto è che, se usate un dono per edificare la chiesa, è per il bene. Se usate il dono solamente per edificare voi stessi, quello è un atto di egoismo, ed è male. Sto solamente cercando di sottolineare che la parola edificare può essere usata in senso positivo o negativo, quindi bisogna trovare alcuni principi che ne determinino il significato. Ora andate al capitolo 10 e guardate ancora il versetto 23: “Ogni cosa mi è lecita”. Supponiamo che io avessi il dono delle lingue; potrei usarlo, se volessi, “Ma non ogni cosa è utile; ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa edifica”. Edifica chi? Versetto 24: “Nessuno cerchi il proprio”—se vogliamo dirlo così—beneficio, la propria edificazione, “ma ciascuno cerchi quello altrui”, l’edificazione altrui.
Vedete il punto? In altre parole, certe cose potrebbero anche andare bene per voi, ma non fatele solamente perché vanno bene per voi. Fatele perché siano di beneficio a qualcun altro. Questo è il punto di tutti i doni spirituali. Non sono per Dio e non sono per voi stessi; sono per la chiesa. Quindi: “Quando vi riunite, invece che ciascuno cerchi la propria espressione e la propria edificazione, l’amore fa questo”. 1 Corinzi 13:5: “L’amore non cerca il proprio interesse”. Vedete il punto? Questo è ciò che sta cercando di dire.
E così il dono non deve essere rivolto a Dio; non serve all’autoedificazione. Le lingue non possono edificare la chiesa, anche se possono procurarvi una piccola emozione. Anche se quelle persone avessero avuto il vero dono e avessero usato il vero dono per conto proprio, ottenendone una specie di autoedificazione, Paolo dice: “Vedete, questo è un uso improprio”. È un uso improprio, “Usatelo per lo scopo che Dio gli ha assegnato. Altrimenti, potreste parlare con le lingue degli uomini e degli angeli, ma poiché cercate la vostra propria edificazione, non avete amore. E siete diventati”—che cosa?—“un rame risonante ed un cembalo squillante”.
Ora, infine, in questa sezione, Paolo bilancia le sue parole forti riguardo alla natura secondaria delle lingue e alla loro inutilità ai fini dell’edificazione, riconoscendo che vi era un vero dono e che esso aveva un posto legittimo, al versetto 5: “Vorrei che tutti parlaste in lingue”. Voi potreste dire: “Paolo, perché hai detto questo?” Oh, vi sono moltissimi evangelici solidi che vorrebbero che questa frase non fosse nella Bibbia. Perché i carismatici dicono: “Vedete? Vorrei che tutti parlaste in lingue”.
Ma, vedete, dovete comprenderla alla luce degli altri passi della Scrittura. Per esempio, alla fine del capitolo 12, al versetto 30: “Hanno tutti i doni di guarigione? Parlano tutti in lingue? Interpretano tutti?” E qual è la risposta implicita nella costruzione greca? “No”. E al versetto 11 del capitolo 12: “Ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno individualmente come Egli vuole”. Voi potreste dire: “Bene, perché Paolo dice: ‘Vorrei che lo faceste’, se sa che non possono farlo tutti?” Bene, questa è semplicemente… è un’iperbole. Per esempio, tornate al capitolo 7 di 1 Corinzi; voglio mostrarvi una cosa interessante.
Capitolo 7, versetto 7, di 1 Corinzi. Qui sta parlando del matrimonio e dice: “Il matrimonio è una cosa grande, una cosa buona”. Al versetto 7 dice: “Ma vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io”. In altre parole: “Vorrei che foste tutti celibi”. Ora, si tratta di un’affermazione letterale o di un vero e proprio mandato divino? No. Sta esprimendo il desiderio di una cosa impossibile per dare enfasi, non è vero? Ed è esattamente ciò che sta facendo in 1 Corinzi 14. Sta dicendo: “Ehi, non sto sminuendo questa realtà. Per certi versi, vorrei che tutti avessero il vero dono. Oh, non sarebbe meraviglioso? Avremmo tutti quel vero…”
Ma egli sa che non è così. Sa che questo non accadrà. È un’iperbole che, a fronte delle sue parole forti con le quali nega la preminenza delle lingue, serve a sottolineare che esiste un vero dono, “Ma, oh”, dice, “molto più vorrei che profetizzaste”. Se dipendesse da me, andrebbe bene che tutti parlassero in lingue; ma, oh, se tutti fossero proclamatori dotati del dono di profezia! Tuttavia, neppure questo accadrà, non è vero? Sta semplicemente dicendo: se dipendesse da me, vorrei che tutti avessero quel dono, “Perché chi profetizza è superiore a chi parla in lingue”.
Perché? Perché, a meno che non venga interpretato, la chiesa non può essere edificata. A meno che non venga interpretato, non reca alcun beneficio alla chiesa. E, infatti, vi dirò un’altra cosa. Quelle persone che pensano di avere qualcosa di straordinario nel loro linguaggio privato di preghiera con un dio, non ne ricevono alcun beneficio neppure loro, perché non comprendono ciò che stanno dicendo. Di conseguenza, la mente non impara nulla.
Di conseguenza, tutto ciò che rimane è un’estasi sensuale. È una sensazione; è un’emozione, e il cristianesimo, cari, non è mai stato fondato su una sensazione, mai. Così Paolo dice: “Esiste un vero dono”, che, come abbiamo visto in 13:8, in seguito è cessato. Ricordate? “Le lingue cesseranno”. Se avete il vero dono, va bene. Ed esso ha il suo scopo, come vedremo più avanti nel capitolo, quello di essere un segno, “Ma quando la chiesa si riunisce, lo faccia per profetizzare e proclamare la Parola di Dio”.
Che cosa dice questo a noi? Due cose; siete pronti? Primo, quando la chiesa si riunisce, per fare che cosa si riunisce? Per ascoltare la Parola di Dio. Ehi, siamo esattamente sulla strada giusta, non è vero? Secondo, dobbiamo stare attenti, cari, a impedire che forme religiose pagane s’infiltrino nella pura chiesa di Dio, giusto? Proprio come era accaduto a loro.
Qui vi è un’interessante piccola nota a margine, quasi nascosta nel testo. Avete notato che, al versetto 2 ed al versetto 4, dove compare la parola “lingue”, i traduttori della King James hanno inserito la parola “sconosciuta”? L’avete notato? Ma più avanti, al versetto 5, dove compare la parola “lingue”, non la inseriscono. Sapete perché? Sembra che abbiano aggiunto “sconosciuta” quando la parola era al singolare e l’abbiano omessa quando era al plurale.
E alcuni studiosi della Bibbia credono che questo sia dovuto al fatto che, quando Paolo usava il singolare, si riferiva al loro balbettio estatico ed incomprensibile, che era tutto di un unico genere: una lingua, un balbettio privo di senso. Ma quando si riferisce al vero dono, parla di lingue, come negli Atti, dove ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Quindi, nei versetti da 1 a 4 sta dicendo: “Il vostro falso dono è completamente sbagliato”. Ma al versetto 5: “Quello vero va bene, quando viene interpretato e usato nel contesto appropriato”.
Cari, assicuriamoci di queste due cose. Primo, che ci riuniamo per ascoltare la Parola. E secondo, che rimaniamo in guardia. Satana non ha cambiato affatto le sue tattiche, e cerca sempre d’infiltrarsi nella chiesa. E ascoltate, cari. È estremamente pericoloso cercare qualcosa che Dio non sta dando, perché così siete completamente esposti alla contraffazione di Satana. Preghiamo.
Padre, Ti ringraziamo per il tempo che abbiamo trascorso insieme questa mattina, condividendo semplicemente ciò che questo testo ci insegna. E preghiamo, Signore, che in qualche modo questi pensieri trovino dimora nei nostri cuori e portino frutto. Aiutaci a trattare coloro che potrebbero essere in disaccordo con noi con grande amore ed affetto, e ad ammonirli come fratelli, come disse Paolo. Aiutaci a rimanere saldi in ciò che sappiamo essere vero; aiutaci a cercare, al di sopra di ogni altra cosa, di mantenere la chiesa pura e concentrata intorno alla Parola di Dio. E daremo a Te tutta la gloria, nel nome di Gesù. Amen.
FINE
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