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Prendete la vostra Bibbia, se volete, e apritela al capitolo 14 di 1 Corinzi. E oggi concluderemo questo capitolo considerando la sezione finale, dal versetto 26 al versetto 40. E possiamo affrontare una porzione piuttosto ampia perché si tratta di informazioni molto semplici, molto chiare e pratiche. Confido che lo Spirito di Dio se ne servirà per aiutarci grandemente. 1 Corinzi capitolo 14, e prenderemo in esame i versetti dal 26 al 40, l’ultima parte della nostra discussione sulla verità riguardo alle lingue. E quando torneremo, fra alcune settimane, dopo la mia assenza, affronteremo le straordinarie verità del quindicesimo capitolo e cominceremo a scalare quella grande montagna che è il tema della risurrezione.

Ora, come abbiamo già osservato in precedenza nel nostro studio, la chiave di questo capitolo è la parola “edificazione” o “edificare”. In questo capitolo il termine ricorre in molte forme; in altri casi, invece, il concetto è richiamato indirettamente. Ricorderete che al versetto 3 si parla di edificazione e, al versetto 4, si parla di edificare la chiesa; ed al versetto 5 leggiamo: “affinché la chiesa ne sia edificata”; ed al versetto 12, “affinché la chiesa sia edificata;” e al versetto 19: “affinché possa istruire anche altri”; e al versetto 26 troviamo la sintesi di tutto: “Ogni cosa sia fatta per l’edificazione”.

Quindi, questo è il pensiero su cui pone l’accento l’intero capitolo: che quando la chiesa si raduna… e, per inciso, dal capitolo 11 fino alla fine del capitolo 14, egli si riferisce alla riunione della chiesa, quando essa si raduna per il culto comunitario; però sta dicendo che, quando la chiesa si raduna, lo scopo principale è che i credenti siano edificati.

Ora, vorrei parlarvi solamente per un minuto o due della parola “edificazione”, il verbo greco “oikodomeō” e il sostantivo “oikodomē” derivano da due parole: “oikos”, che è una parola che significa casa, e “demō”, che significa costruire. E quindi la parola significa “costruire una casa”, oppure “costruttore di case”.

“Edificare”, dunque, significa “costruire, far crescere”, e questo è il termine che viene usato qui. Nel Nuovo Testamento la stessa espressione ricorre cinque volte. Per cinque volte ricorre la frase: “La pietra che i costruttori hanno rigettato è diventata la pietra angolare”, ed è una metafora che raffigura Cristo, però la parola usata in quei versetti per “costruttori”, in tutti e cinque i casi, appartiene alla stessa famiglia lessicale di “oikodomē”, cioè “edificazione”.

Quindi, in senso spirituale, significa edificare, proprio come una persona comincerebbe dalle fondamenta e costruirebbe una casa. Quindi, la chiesa ha come sua intenzione e come suo scopo quello di edificare i santi fino alla piena completezza. Significa, spiritualmente, promuovere la crescita spirituale, sviluppare il carattere del credente fino a portarlo ad una vera maturità.

Ora, questo, dunque, è l’elemento principale della chiesa. Noi ci riuniamo per essere edificati. Può anche aver luogo l’evangelizzazione, però quella è una cosa secondaria. La questione principale è l’edificazione. Oltre a questo, amati, e ve lo ricordo solamente perché sono certo che ne siate consapevoli, è responsabilità di ogni singolo credente impegnarsi ad edificare gli altri credenti.

In 1 Tessalonicesi capitolo 5, al versetto 11, ci viene rivolta una semplice parola, e dice questo: “Perciò, consolatevi gli uni gli altri ed edificatevi gli uni gli altri”. Quindi, è compito del popolo edificare. Non è solamente compito del predicatore o del responsabile. È compito di tutti noi edificarci gli uni gli altri.

Ora, è anche compito dei responsabili farlo. In Efesini capitolo 4, al versetto 11: “Egli ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti ed altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero”, e, in ultima analisi, “per l’edificazione del corpo di Cristo”, affinché possa essere edificato. Quindi, sia i responsabili che il popolo sono coinvolti insieme nell’edificarsi gli uni gli altri fino alla maturità spirituale. Questa è la nostra chiamata. Questa è la responsabilità che Dio ci ha dato. Questo è il nostro mandato divino. Questo è ciò che Dio desidera come espressione della Sua volontà nella chiesa.

Ora, questo presuppone che non dobbiamo mai agire in modo egoistico. Non dobbiamo mai preoccuparci delle nostre cose, dei nostri successi, della nostra glorificazione, e neppure della nostra stessa edificazione. Dobbiamo dedicarci completamente a edificarci gli uni gli altri. In Romani 15:2 dice: “Ciascuno di noi compiaccia al prossimo nel bene, per l’edificazione”. E poi, come esempio, dice: “Poiché anche Cristo non compiacque a Se stesso”. Cristo non è venuto “per essere servito, ma per servire e per dare la Sua vita come prezzo di riscatto per molti”. Cristo non ha cercato ciò che sarebbe stato di maggior beneficio per Se stesso, ma ciò che sarebbe stato di maggior beneficio per gli altri.

Ed è esattamente quello che siamo esortati a fare. Abbiamo davanti a Dio la responsabilità di edificarci gli uni gli altri. Ora, questa è una delle ragioni per cui 1 Corinzi 14:2 mette in evidenza un errore, anziché sottolineare una verità, quando dice ai Corinzi: “Con quello che state facendo, non state parlando agli uomini… ed è proprio questo che dovreste fare, edificarvi gli uni gli altri”. Ed il versetto 4 dice: “State edificando voi stessi, e questo è sbagliato”. È una forma sbagliata di autoedificazione. La Bibbia non ci chiama mai ad edificare noi stessi, ma ad edificarci gli uni gli altri. Quindi, ci riuniamo allo scopo di edificarci gli uni gli altri.

Ora, questo comporta diverse cose. Prima di tutto, comporta un atteggiamento giusto. Devo avere quel genere di spirito, o quel genere di atteggiamento, o quel genere di impegno di cui Paolo parla in Romani 14:19. Egli dice: “Cerchiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace ed all’edificazione reciproca”. In altre parole, egli dice: “Sentite, perseguite ciò che edificherà qualcun altro”.

Non esercitate la vostra libertà personale. Non dite: “Beh, ho tutto il diritto di farlo. Sono sotto la grazia. Beh, non mi importa di quello che pensa la gente; lo farò comunque”. Oppure: “Cercherò la mia stessa glorificazione”. Oppure: “Predicherò questo sermone in modo che pensino che io sia davvero qualcuno, così potrò farmi un nome”. Oppure: “Farò questo e quello per il mio bene”. Vedete, quando fate questo, avete violato l’atteggiamento giusto, che consiste nel ricercare ciò mediante cui dovreste edificarvi gli uni gli altri, Romani 14:19. Quindi, questo richiede l’atteggiamento giusto.

Richiede anche il giusto tipo di strumento. Se intendete edificarvi gli uni gli altri, c’è un solo strumento, ed è la Parola di Dio. 2 Timoteo 3:16 dice che è la Parola di Dio ad essere in grado di edificarvi e di rendervi perfetti, ovvero completi. E quindi, noi abbiamo la responsabilità di avere un atteggiamento che ricerca il bene degli altri, ed il metodo consiste nel possedere la Parola di Dio, così da poterci istruire gli uni gli altri. E penso che dobbiamo anche riconoscere la necessità di una certa misura di pazienza, per permettere a Dio di compiere la Sua opera nei Suoi tempi.

E quindi, noi siamo impegnati nell’edificazione. ci riuniamo per edificare. Voi potreste dire: “Ma che cosa ne è dell’evangelizzazione? Beh, come facciamo a raggiungere gli altri se tutto quello che facciamo è edificare i santi?” Beh, è molto facile vedere la risposta, se guardate Atti 9:31. Ed anche se non lo guardate, ve lo leggerò io. Atti 9:31 dice questo: “Così le chiese, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria, avevano pace ed erano edificate”. Bene. Le chiese stavano facendo ciò che avrebbero dovuto fare. Venivano edificate, ovvero, venivano portate alla maturità.

Ora, osservate: “E camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, erano”, che cosa? “Moltiplicate”. Vedete, la crescita è il risultato dell’edificazione. Man mano che la chiesa viene edificata, essa raggiungerà gli altri, e l’evangelizzazione ne sarà un prodotto secondario. Quindi, amati, ci riuniamo per essere edificati. ci riuniamo per ricevere l’insegnamento della Parola di Dio. ci riuniamo per essere esposti alla verità di Dio in un modo che ci porterà a crescere fino alla maturità. Quindi, l’edificazione è la questione principale nella chiesa.

Ora, questa era la questione principale nei primi anni della chiesa, però non era questo ciò che stava accadendo a Corinto. A Corinto, l’intero processo di edificazione si era arrestato bruscamente. L’edificazione non esisteva affatto nella chiesa di Corinto, a causa della confusione e del disordine con cui quella chiesa funzionava. E quindi, nel capitolo 14 di 1 Corinzi, Paolo sta cercando di porre fine alle perversioni, di porre fine alle contraffazioni, di porre fine alla confusione, e di ricondurre i Corinzi ad un sistema ordinato che avrebbe permesso loro di essere edificati.

Ora, ricorderete che, nei primi 25 versetti del nostro studio, che abbiamo già affrontato, Paolo ha esposto in modo dettagliato alcune verità dottrinali riguardo alle lingue ed alla profezia. Ha esposto alcuni dei principi relativi al modo in cui queste cose avrebbero dovuto funzionare, ed a ciò che esse rappresentavano in termini di scopo e di posizione. E ci ha dato chiaramente alcune definizioni teologiche. Ed ora, cominciando dal versetto 26, passa dalla definizione teologica all’esortazione pratica. In altre parole, egli dice: “Dal momento che queste cose sono vere riguardo a questi doni, ecco il modo in cui dovreste comportarvi”.

Ora, vorrei affrettarmi ad aggiungere questa nota. Se frequentate Grace da molto tempo, sapete che abbiamo già parlato di questo. Però, se siete qui da poco, forse non lo avete mai sentito. Permettetemi di ricordarvelo. La Bibbia, e in modo particolare le epistole del Nuovo Testamento, non richiede mai un determinato comportamento senza prima stabilirne la ragione, e la ragione è sempre una verità teologica. In altre parole, dal momento che questo è vero riguardo a Dio, ecco come dovreste comportarvi; è, più o meno, questo il modo in cui procede la Bibbia. In Romani, dal capitolo 1 fino al capitolo 11, avete la teologia. Non vi viene richiesto nulla. Non vi viene domandato nulla. Non venite esortati a fare nulla.

Però, finalmente, dopo undici capitoli di solida dottrina, arrivate a Romani 12:1, e dice: “Vi esorto dunque, fratelli, a presentare i vostri corpi come sacrificio vivente”. E dal capitolo 12 al capitolo 16 di Romani dice: fate questo, fate questo, fate questo, fate questo. Su quale base? Sulla base delle misericordie di Dio elencate dal capitolo 1 al capitolo 11. Quindi, la Bibbia esorta sempre ad un determinato comportamento sulla base della dottrina. Paolo, dunque, ci ha dato 25 versetti di dottrina in 1 Corinzi 14, ed ora ci darà la parte restante dell’esortazione in risposta a quella dottrina.

Ora, abbiamo condiviso con voi due punti del capitolo: la posizione delle lingue, che era secondaria; lo scopo delle lingue, che era quello di essere un segno; ed ora la procedura, cioè il modo ordinato in cui devono essere esercitate le lingue e gli altri doni. Egli stabilisce un ordine preciso per lo svolgimento del culto della chiesa.

Ora, consideriamola esaminando prima di tutto il versetto 26. Questo ci offre un quadro affascinante della confusione che c’era a Corinto. Questo è ciò che accadeva quando, in una determinata domenica mattina, partecipavate al culto a Corinto. “Che cosa accade dunque, fratelli?” Voglio dire, dopo tutto quello che vi ho appena detto riguardo alla confusione, al caos ed alla follia presenti nella vostra assemblea: “Che cosa accade dunque, fratelli? Quando vi radunate, ciascuno di voi ha un salmo, ha una dottrina, ha una lingua, ha una rivelazione, ha un’interpretazione”. Fermiamoci qui per un momento. Com’è possibile che, sapendo ciò che sapete riguardo alla follia della confusione, tutti voi facciate tutte queste cose nello stesso momento, nello stesso luogo e nella stessa ora?

Ora, qui non sta dicendo loro di fare queste cose; sta descrivendo loro ciò che stanno facendo. È incredibile che potesse esserci un tale livello di caos. Tutti cercavano di ottenere la preminenza e la prominenza. Tutti usavano il proprio dono, e a tutto questo si aggiungevano coloro che contraffacevano i doni imitando pratiche pagane, così che avevate qualcosa di simile alle Nazioni Unite, solo che tutti erano in piedi e gridavano discorsi nella propria lingua. Nessuno avrebbe mai potuto essere edificato in alcun modo. Anzi, i non credenti avrebbero concluso che erano fuori di senno. Ora, vediamo che cosa stavano facendo.

Il versetto 26, “quando vi radunate”, è un’espressione che indica la chiesa riunita in assemblea. Vale a dire, quando si riunisce, come facciamo noi ora, per il culto e la comunione fraterna. “Quando vi radunate”, quando vi riunite tutti insieme, “la chiesa intera”, dice il versetto 23, “si raduna, ciascuno di voi ha un salmo”. Ora, quando vediamo la parola “salmo”, pensiamo ai Salmi, ai Salmi dell’Antico Testamento, e va bene. E può anche darsi che fosse così. Alcuni di loro potevano avere un Salmo che desideravano leggere. Però, in realtà, la parola greca significa un canto… un canto. Infatti, letteralmente, significa un canto eseguito con l’accompagnamento di uno strumento.

In pratica, tutti cantavano un assolo nello stesso momento. Ora, immaginate, immaginate. Là c’era un caos assoluto. Chiunque volesse cantare un assolo, semplicemente, cominciava a cantare. E poteva anche esserci qualcuno che lo accompagnava pizzicando le corde di qualche strumento, oppure suonando un flauto. E riuscite ad immaginare la cacofonia del caos di Corinto che tutto questo avrebbe prodotto? Una cosa è certa: non avevano un direttore musicale. Sapete, e suppongo che quello fosse un problema.

Ho sentito il dottor Criswell dire che, una volta, nella sua chiesa c’erano così tante persone che volevano sempre cantare degli assoli che, per evitare il problema di Corinto, decise di organizzare, una volta ogni sei mesi, una serata degli assoli. E chiunque volesse cantare un assolo sceglieva una strofa di qualsiasi canto desiderasse cantare, e li facevano sfilare sulla piattaforma uno alla volta, tutti in ordine. E cantavano la loro strofa e poi se ne andavano.

Beh, a Corinto si alzavano tutti e cantavano le loro strofe insieme, solo che non cantavano insieme. Ora, i salmi erano una parte comune del culto cristiano. La Bibbia parla di canti, inni e cantici spirituali. Ed il ministero della musica non è qualcosa che è stato aggiunto alla chiesa in un secondo momento. Trovate il ministero della musica fin dalla prima volta in cui la chiesa cominciò a riunirsi nel Nuovo Testamento. Il canto ha sempre fatto parte dell’esperienza cristiana. Ed è sempre stato una parte meravigliosa. Però, a Corinto, era diventato motivo di orgoglio, e tutti cercavano di superare gli altri nel canto, e che confusione.

Ora, come se questo non fosse già abbastanza grave, “ciascuno di voi ha una dottrina”. Questo significa semplicemente un insegnamento o una lezione. Chiunque volesse esercitare il dono dell’insegnamento, chiunque pensasse di poter diventare un insegnante, semplicemente si alzava nel proprio angolino e cominciava ad impartire la sua lezione. E al di sopra del frastuono di 150 persone che cantavano un assolo, ce n’erano altre 150 che impartivano una lezione. E riversavano sulla chiesa qualunque insegnamento ritenessero che tutti dovessero ascoltare, e quindi dovete aggiungere anche questo alla cacofonia.

E poi, l’elemento successivo nell’elenco del testo greco è: “ha una rivelazione”. E poi c’erano persone che si alzavano e dicevano: “Ah, così dice il Signore”, e proclamavano qualche grande presunta rivelazione che stavano ricevendo, cercando di sovrastare quelli che tentavano di impartire la loro lezione e quelli che tentavano di cantare il loro canto.

Oltre a tutto questo, c’erano alcune persone che avevano una lingua. Ce n’erano altre che si alzavano e esercitavano legittimamente il dono delle lingue, però fuori posto e senza ordine. Vale a dire, il vero dono espresso nel modo sbagliato. E ce n’erano altre che borbottavano parole senza senso. Aggiungete anche questo al caos e, oltre a tutto ciò, c’erano persone di ogni genere che interpretavano qualunque cosa stesse accadendo, litigando e discutendo su quale interpretazione fosse quella giusta. E questo era l’ordine del culto nella chiesa di Corinto. Riuscite ad immaginare perché i non credenti entrassero e dicessero: “Sono fuori di senno; che razza di follia è questa?” È esattamente quello che stava accadendo.

Una nota a margine sul versetto 26: “Ha una lingua”. Vi ho detto che, quando la parola “lingua” compare nel capitolo al singolare, precedentemente, nei primi 25 versetti, si riferiva al falso dono, a parole senza senso, che non potevano essere messe al plurale. Qui, però, potrebbe riferirsi anche al vero dono, perché sta semplicemente specificando che uno di voi ha una lingua. Potrebbe essere tradotto: uno di voi ha una lingua, ovvero il vero dono; oppure, uno di voi ha parole senza senso, ovvero una contraffazione.

Però, la forma singolare è necessaria perché il soggetto è singolare: “uno di voi”. E la stessa cosa vale per il versetto 27, come vedremo. Quindi, questo non contraddice affatto la nostra premessa secondo cui, quando compare al plurale, si tratta del vero dono, mentre quando compare al singolare si tratta del falso dono. Diremmo che, quando il singolare è richiesto da un soggetto singolare, potrebbe trattarsi sia del vero dono che del falso.

Quindi, in ogni caso, avete tutte queste cose che accadono, e che situazione caotica. E Paolo vi pone fine al versetto 26. Dice: “Ogni cosa sia fatta per l’edificazione”. In altre parole, questa è l’affermazione chiave. Questa è la cosa fondamentale. Sentite, il modo per risolvere tutta questa confusione è edificare, costruire. Ora, egli dirà in che modo. Gli vengono in mente quattro cose, quattro cose presentate dallo Spirito Santo per mettere ordine nella struttura della chiesa di Corinto. E questo è estremamente importante ed intensamente pratico. Ora, osservate.

Prima di tutto, egli dice: “Per edificare, dobbiamo seguire una procedura per il dono delle lingue”. Guardiamo il versetto 27. Ecco il primo elemento: “Se qualcuno”, e, ancora una volta, qui avete un caso al singolare, “parla in una lingua sconosciuta”. Ora, permettetemi di precisare che la King James aggiunge qui la parola “sconosciuta”. Penso che questa sia una delle volte in cui l’hanno aggiunta e non avrebbero dovuto farlo, perché credo che egli stia parlando del vero dono. E la ragione per cui la parola è al singolare è che egli sta dicendo: “Se un singolo uomo parla in una lingua”. Ancora una volta, un soggetto singolare richiede una forma verbale singolare ed un complemento singolare; quindi, si tratta di una singola persona che parla una singola lingua.

E la seconda ragione per cui credo che qui debba trattarsi del vero dono è che Paolo non avrebbe mai regolamentato delle parole senza senso. Le parole senza senso dovevano essere eliminate completamente. Egli avrebbe regolamentato solamente il vero dono. Quindi, se qualcuno parla in una lingua, se qualcuno usa il vero dono… stiamo semplicemente presumendo che il falso dono sia stato eliminato. “Se qualcuno parla in una lingua, siano due o, al massimo, tre a farlo”. Ora, fermiamoci qui. Ecco il principio numero uno: questo dono deve essere regolamentato.

Ora, amati, permettetemi di precisare questo. Come ogni dono che Dio abbia mai dato, anche questi doni sono soggetti al controllo di chi li possiede. Lo Spirito Santo non fa mai nulla attraverso qualcuno che ha perso il controllo, che è completamente fuori di sé, che è caduto sotto la potenza dello Spirito, scaraventato a terra, che si rotola sul pavimento, che è in trance o qualunque altra cosa. Lo Spirito di Dio amministra i doni dello Spirito, persino ai tempi apostolici, in una condizione di comportamento controllato, non fuori controllo come i pagani.

Queste non erano estasi pagane, al di fuori del controllo dell’individuo; questi erano i doni dello Spirito, ed erano esercitati mentre le persone mantenevano il controllo. Di conseguenza, possono essere regolamentati. Di conseguenza, si possono stabilire dei principi per il loro uso ai quali le persone possono conformarsi. Ora, per quanto riguarda le persone che possedevano il vero dono delle lingue, forse qualcuno nella congregazione faceva loro sapere che era presente un Giudeo non credente e che quel Giudeo non credente parlava una determinata lingua straniera. E poi quella persona… quella persona si guardava intorno e diceva: “E qui è presente anche un interprete”.

E quindi, nel luogo giusto e nel momento giusto, colui che aveva il dono delle lingue parlava in quella lingua, una lingua a lui sconosciuta, però conosciuta da quel Giudeo non credente che era presente. In questo modo, il messaggio raggiungeva quella persona giudea, l’interprete lo interpretava per l’edificazione della congregazione, ed il dono veniva usato nel modo appropriato. Però doveva essere usato sotto controllo.

Ed egli dice qui che il primo fattore limitante è: “Mai più di due o, proprio al massimo, tre”. Era un dono riservato a quelle occasioni particolari in cui era presente un Giudeo non credente, a quelle occasioni particolari in cui era presente un interprete, a quelle occasioni particolari, e solamente a quelle; e non avrebbe mai dovuto essere esercitato da più di tre persone in una singola riunione. Quello è il limite.

Ora, amati, aggiungerei semplicemente questo. Questo non accade oggi nelle riunioni carismatiche in cui si parla in lingue. Non hanno tali limitazioni. Non limitano l’esercizio delle lingue sulla base della presenza di un Giudeo non credente. Non lo limitano sulla base del fatto che si tratti di una lingua autentica. E, nella maggior parte dei casi, non lo limitano a due o tre persone. Ora, alcuni forse lo fanno, però nella maggior parte dei casi questo non è vero di coloro che partecipano alle riunioni in cui si parla in lingue. E quindi, vedete, quello che avete oggi è, in gran parte, il problema di Corinto che si ripete ancora una volta, ignorando questi elementi fondamentali.

In secondo luogo, il secondo principio: due o tre costituisce il principio limitante; in secondo luogo, “e questo a turno”. Il greco significa a turno, oppure in ordine, oppure in successione. I Corinzi erano coinvolti in una manifestazione simultanea, in cui tutti facevano ogni cosa nello stesso momento, come vi ho già fatto notare. Questo è proibito. Ed è precisamente quello che, ancora una volta, vedete accadere così frequentemente oggi nelle riunioni carismatiche in cui si parla in lingue: tutti parlano in lingue nello stesso momento.

Avete mai notato che, a volte, quando accendete un programma televisivo e li vedete cominciare a pregare, cominciano tutti a pregare nello stesso momento e pregano tutti insieme? Infatti, questa è semplicemente la procedura normale in quasi tutte le chiese carismatiche: pregare tutti nello stesso momento. E varie persone si mettono a parlare in lingue, tutte nello stesso momento, tutte in diretta violazione di 1 Corinzi 14:27, però facendo esattamente quello che facevano i Corinzi.

Infatti, l’altra sera stavo guardando il canale 40, e Dwight Thompson è comparso sullo schermo e stava predicando a qualche grande raduno da qualche parte. E stava agitando la folla, trascinandola in quello stato che cercava di provocare. E diceva: “Ragazzi, l’altra sera mi trovavo ad una riunione”. E disse: “Settecento od ottocento persone furono abbattute nello Spirito”. E si udivano degli “alleluia” e tutte quelle cose lì, e cominciavano ad agitare le braccia.

“Settecento od ottocento furono abbattuti nello Spirito e caddero completamente distesi. Dio li stese per terra”. E disse: “Vorrei che tutti e duemila foste colpiti allo stesso modo”. E disse: “Quella stessa sera, 1.500 persone cominciarono a parlare in lingue”. Ed io dissi tra me e me: “Accidenti, 1.500 persone sono solamente 1.497 di troppo”. E non solo questo: due o tre, e solamente in ordine, non nello stesso momento. Non ha alcun senso. Voglio dire, è scritto qui, è qui. Sapete, non bisogna essere troppo intelligenti. Ci sono arrivato anch’io.

Il versetto 27. Ora, voglio mostrarvi qualcosa che più o meno tutti non notano. Alla fine del versetto 27 troviamo un terzo principio: “Ed uno interpreti”. Ora, voglio sottolineare qualcosa che viene sottolineato anche dal greco. Il greco pone enfasi sulla parola “uno”, inserendola in una forma enfatica. La parola è lì; la parola heis, cioè “uno”, è presente nel testo.

Uno interpreti, non due, non cinque, non sette, non quattordici; uno. Perché? Perché nella chiesa di Corinto era in corso una grande disputa, e tutti volevano ottenere la preminenza dando l’interpretazione. Quindi, litigavano su quale interpretazione fosse quella giusta. Ed allora egli dice: “Sistemerò la questione: due o tre al massimo, sempre in successione, ed uno solo può interpretare”. Questo, più o meno, risolve la questione.

Voi potreste dire: “E se non c’è un interprete?” Il versetto 28 ci dà il quarto principio: “Ma, se non vi è interprete, taccia nella chiesa e parli a se stesso ed a Dio”. Se avete il dono ed è presente un Giudeo non credente, e quello sarebbe il luogo giusto ed il momento giusto per usarlo, però vi guardate intorno e non è presente alcun interprete, meditate. State semplicemente seduti e meditate.

Perché? Voi potreste dire: “Perché? Potrebbe essere un grande strumento di evangelizzazione”. Sì, però, se non è presente nessuno che possa tradurre, allora non ha la capacità di fare che cosa? Edificare la chiesa. E lo scopo per cui la chiesa si riunisce è quello di essere edificata, e questa è la cosa principale; quindi, semplicemente, lasciate perdere. Sentite, quando avete 1.500 persone che parlano tutte in lingue, sapete chi viene edificato? Nessuno. Voi potreste dire: “Però è autoedificazione”. Sì, ed è esattamente quello che è proibito nell’assemblea della chiesa.

Nessuno viene edificato. Quindi, se non c’è un interprete, sapete che cosa mi insegna questo? Osservate. Questo è un buon punto. Questo mi insegna che sapevano chi possedeva il vero dono dell’interpretazione. E, se quella persona non era presente, non c’era altra possibilità se non quella di rimanere in silenzio. Sapevano chi possedeva il vero dono. E, se non era presente, semplicemente rimanevate in silenzio. In nessun luogo della Bibbia esiste mai un caso di lingue che non siano comprensibili a qualcuno. E, se un caso del genere dovesse anche presentarsi nella chiesa, viene escluso proprio qui. Rimanete in silenzio, se non c’è un interprete. State semplicemente seduti e meditate. Parlate con Dio e con voi stessi, e va benissimo così. Solamente, non dite nulla ad alta voce.

Quindi, direi che questo regolamenta abbastanza bene le lingue e probabilmente metterebbe fine al 95 per cento del movimento attuale, se questo non fosse già terminato per il fatto che le lingue sono cessate. Quello che avete oggi, vedete, amati, è Corinto che si ripete da capo, non è vero? È di nuovo la stessa cosa: Tutti lo fanno nello stesso momento, nessuno interpreta. E questo non importa; lo fanno comunque. È semplicemente Corinto che si ripete ancora una volta.

Ora, in secondo luogo, egli espone la procedura per la profezia. Sapete, potremmo pensare che il dono della profezia sia un dono talmente grande, grandioso ed elevato, in questo capitolo, da non essere mai caduto nell’abuso. Credetemi, accadde anche a questo dono. Quindi, deve regolamentare anche quello, al versetto 29. E qui affronta il dono della profezia, che era estremamente importante in quei giorni.

Ed egli vuole regolamentarlo perché, a quanto pare, c’erano persone che si alzavano in ogni parte della sala, dicendo di avere una parola da parte del Signore, e volevano fare una proclamazione, e volevano pronunciare una grande dichiarazione da parte di Dio, e volevano predicare una grande verità. Quindi, avevate tutta questa roba che accadeva in ogni parte della congregazione. E, per introdurre una qualche forma di ordine, così che le persone potessero essere edificate, Paolo stabilisce alcune procedure anche per questo. Ed anche qui troviamo quattro principi.

Il versetto 29, numero uno: “Parlino due o tre profeti”. Lo stesso principio: mai più di tre. Uno va benissimo, due va bene, tre va bene, e basta. Ora, Voi potreste dire: “Chi sono i profeti? Sono forse i profeti dell’Antico Testamento?” No, questi sono profeti del Nuovo Testamento, dalla parola prophēmi, che significa parlare davanti. Erano gli uomini che parlavano davanti al popolo. Erano coloro che si alzavano per proclamare il messaggio di Dio.

Parlavano in due modi. Pronunciavano una rivelazione, vale a dire, una rivelazione diretta da parte di Dio, una rivelazione diretta che non era mai stata data prima per la vita della chiesa. E pronunciavano ciò che io chiamo una riproposizione, vale a dire, ripetevano un messaggio dato dagli apostoli, un messaggio già ricevuto, che semplicemente predicavano in un modo non molto diverso da quello che faccio io. Quindi, poteva esserci una rivelazione diretta, oppure poteva esserci semplicemente la riproposizione di qualcosa che era già stato rivelato. E, a quanto pare, il culto della chiesa era strutturato in modo tale che uno, oppure due, oppure al massimo tre, potessero prendersi il tempo necessario per essere coloro che proclamavano il messaggio di Dio.

Per inciso, essi avevano un ruolo fondamentale, e più avanti nella storia della chiesa non troviamo alcun profeta. Infatti, quando Paolo scrive le epistole per mettere ordine nelle chiese, 1 e 2 Timoteo e Tito, non menziona mai i profeti. Parla solamente di anziani, presbiteri, diaconi, vescovi e diaconesse. E lì si riferisce a pastori, diaconi, diaconesse ed anziani. Questo è tutto ciò di cui parla, perché i profeti scomparvero con la fine dell’epoca apostolica. Erano un gruppo unico.

Efesini 2:20 dice: “Essi furono dati per il fondamento della chiesa”, ed appartenevano a quel periodo. Quindi, dovevano proclamare il messaggio di Dio. A volte avevano preparato il messaggio e parlavano sulla base di quella preparazione. In altre occasioni, ricevevano letteralmente una rivelazione diretta da parte di Dio, senza alcuna preparazione, e parlavano. In entrambi i casi, dovevano parlare, però mai più di due o tre. Perché? Perché un numero superiore avrebbe provocato il caos, e vi sareste ritrovati con una disputa per stabilire chi avrebbe avuto il diritto di alzarsi e parlare.

Il secondo principio si trova al versetto 29: “E gli altri giudichino”. “Gli altri” si riferisce agli altri profeti. Gli altri profeti dovevano sedersi lì davanti, accanto a colui che parlava, e valutare la veridicità di ciò che stava dicendo. Può darsi che questi possedessero quello che, nel capitolo 12, al versetto 10, viene chiamato il “dono del discernimento”. Potevano discernere se qualcosa provenisse da Dio oppure non provenisse da Dio, e quindi erano lì per valutare la veridicità del messaggio. Le persone non potevano semplicemente alzarsi e parlare senza che nessuno valutasse ciò che dicevano.

Questo è il problema, vedete, nella situazione carismatica di oggi. Avete un uomo che si alza in una chiesa e dice: “Io possiedo il dono della profezia ed una rivelazione da parte di Dio”, e poi fa: “Bddddd”, e comincia a pronunciare questa rivelazione. Ed uno degli autori che stavo leggendo mentre preparavo il libro ha detto: “Quando accade questo, sappiamo che o proviene da Dio oppure non proviene da Dio”. Beh, qual è il criterio? Beh, il criterio, a quel tempo, era che c’erano uomini di Dio ai quali era stata concessa divinamente la capacità di discernere una rivelazione vera da una falsa. E, vedete, era necessario che fossero loro a farlo, perché non esisteva ancora una Parola scritta mediante cui poterlo fare.

Oggi non abbiamo bisogno di altre rivelazioni. L’intera rivelazione è qui. Questo è il punto fondamentale. Ed oggi, quando queste persone ricevono quelle che sostengono essere nuove rivelazioni, si trovano davvero nei guai, perché non sanno se provengano da Dio oppure no. Ecco perché fareste molto meglio a fermarvi all’ultima parte del libro dell’Apocalisse ed a lasciare tutto così com’è. Persino la concordanza e le mappe non sono ispirate, nel caso non lo sapeste.

Quindi, nella chiesa di Corinto non avevano anziani. Lo sapevate? Per quanto ne sappiamo, non avevano neppure pastori-dottori. Non ne viene mai indicato alcuno. Non avevano nessuno dei responsabili che conosciamo come tali nelle epistole pastorali e nella vita della chiesa, come quelli che abbiamo noi, anziani e pastori-dottori. Avevano questi profeti, che appartenevano a quel periodo fondamentale. E, naturalmente, 1 Corinzi fu scritta molto presto.

Bene, passiamo ad un terzo principio. Primo principio: due o tre, e basta. Gli altri dovevano valutare, per assicurarsi che ciò che veniva detto provenisse da Dio, e senza dubbio era stato dato loro il dono del discernimento per poterlo fare. E poi, al versetto 30, troviamo… questo è un principio davvero interessantissimo: “Ma, se una rivelazione è data ad un altro che è seduto”, cioè ad un altro dei profeti che erano seduti lì, “il primo taccia”.

Ora, qui troviamo una cosa estremamente interessante. Ecco un uomo che si trova lì davanti, ha preparato il suo messaggio e lo sta esponendo. Però, all’improvviso, Dio dà una nuova rivelazione. E non appena uno di quegli altri profeti riceve da Dio una nuova rivelazione, tira la tunica dell’uomo che sta parlando e gli dice: “Ehi, ho ricevuto una nuova rivelazione”; ed il primo deve sedersi. Perché una nuova rivelazione ha la precedenza sulla riproposizione di qualcosa che era già stato dato. Dio ha una parola speciale per la chiesa.

Ora, amati, questo rafforza un punto che ho cercato di sottolineare fin dall’inizio, e sul quale a volte le persone discutono con me. E cioè che io non credo… alcune persone dicono: “Beh, i profeti pronunciavano solamente nuove rivelazioni”. No, non credo che fosse così. Credo che pronunciassero rivelazioni oppure riproposizioni. E penso che questa sia una delle prove più forti. Qui c’è qualcuno che si trova lì davanti e sta proclamando il messaggio, però, quando un altro riceve una nuova rivelazione, egli deve sedersi.

Quindi, è del tutto ragionevole comprendere che alcuni, in determinate occasioni, ricevessero una nuova rivelazione, mentre altri stavano semplicemente riproponendo un messaggio che proveniva da Dio allo stesso modo, però non era una nuova rivelazione data per quel preciso momento. Quindi, il primo doveva sedersi. E questo modificava un po’ l’ordine. Ora, fortunatamente, oggi non abbiamo questo, quindi non alzatevi nel bel mezzo del mio sermone dicendo: “Fermati. Siediti, MacArthur. Ho ricevuto una nuova rivelazione”. Ed io vi dirò: “Beh, sentite, sedetevi. Ne ho appena ricevuta una nuova anch’io, proprio da quando voi avete ricevuto la vostra, e la mia dice che 1 Corinzi”, che tutta questa situazione non è per oggi. No, vedete, non potete alzarvi e fare una cosa del genere.

Infatti, ricordo che, quando mi trovavo a Gerusalemme ad una celebrazione della Cena del Signore, Richard Halverson stava predicando sul monte degli Ulivi. Stavamo passando un momento meraviglioso. Ed un uomo disse di aver ricevuto una rivelazione. E si alzò e disse: “Ho ricevuto una rivelazione da parte di Dio. Così dice il Signore”, e continuò a parlare di diverse cose. “Dio condannerà questo luogo e ooh”. Ed era veramente del tutto fuori luogo. Quindi, alcune care persone andarono da lui e lo portarono fuori. Questa non è l’epoca per queste cose.

Vedete, se non si trova qui, non è una rivelazione da parte di Dio. Quindi, vedete, in quei giorni, mentre Dio stava dando la rivelazione e voleva che fosse comunicata, bisognava semplicemente avvertire il primo uomo, il quale si sedeva, mentre il secondo si alzava e comunicava la rivelazione. Ora, loro diranno: “Però, oh, non so se possiamo farlo, Paolo. È piuttosto difficile; oh, veniamo sopraffatti dalla potenza, vedete, e le parole semplicemente escono. Non riesco a controllarle. Vengo abbattuto”, o qualunque altra cosa. Semplicemente, vengono fuori.

E quindi, al versetto 31, egli dice: “Sentite, potete tutti profetizzare uno per volta”. Questo è il quarto principio: “affinché tutti imparino e tutti siano consolati”. Ed ascoltate questo: “Gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti”. Se siete dei veri profeti, potete controllare questa cosa. Vedete, questo è il punto. Sapete, il vero dono non opera mai in una qualche forma di estasi pagana. Mai. Il vero dono opera sempre, come fanno tutti i doni, sotto il controllo dell’individuo.

Quindi, egli ha presentato alcuni principi piuttosto semplici. Numero uno: due o tre; numero due: gli altri giudichino; numero tre: sedetevi, se viene data una nuova rivelazione; e numero quattro: uno alla volta, in successione, non tutti nello stesso momento. Perché? Lo scopo è sempre lo stesso: affinché tutti imparino e tutti siano consolati. La questione principale è l’edificazione della chiesa. E nessuno viene edificato in mezzo ad ogni genere di disordine e di caos.

Ed egli dice: “Non venitemi a raccontare che non riuscite a controllarvi”. Gli spiriti… e, per inciso, la parola “spiriti” è la stessa parola che, in 1 Corinzi 14:12, viene tradotta con l’espressione “doni spirituali”. “I vostri doni sono sotto il vostro controllo”, egli dice. Non operate mentre siete fuori di voi. Non è così che funziona.

E poi riassume tutto con quella che, a mio avviso, è una delle verità più belle che troviamo qui. Il versetto 33, la prima metà del versetto: “Poiché Dio non è un Dio di confusione, ma un Dio di pace”. Fermiamoci qui. Ora, ascoltate, amati. Questa è la chiave dell’intero capitolo. Questo è il mio messaggio. Ascoltate. Il culto della chiesa dovrebbe manifestare il carattere di Dio. Lo vedete?

Ragazzi, che pensiero meraviglioso. “Quando ci raduniamo”, dice Paolo, “mediante l’ordine, la bellezza, la dignità, l’organizzazione e tutto ciò che fa parte del nostro culto, dovremmo manifestare il Dio che serviamo. Ed il nostro Dio non è un Dio di confusione. Ed il nostro Dio è un Dio di pace. E quando qualcuno viene nella vostra chiesa e vede confusione e lotte per ottenere la preminenza, conclude che avete un Dio confuso, adirato e litigioso”, vedete.

Sono certo che ci siano persone che vedono quello che accade oggi in alcune situazioni di caos carismatico e dicono: “Ragazzi, il loro Dio deve essere davvero un gran pasticcio”. Dio è un Dio di ordine, e Dio è un Dio di dignità, e Dio è un Dio che opera sistematicamente per produrre dei risultati, non caoticamente per suscitare delle sensazioni. E Dio deve essere manifestato nel culto della Sua chiesa. A volte le persone dicono: “Sapete, sono venuto nella vostra chiesa e non è stato ciò che avete detto. È stato semplicemente quello che ho potuto percepire dall’intero culto”.

Spero che sia vero. Spero che quello che percepite, quando ascoltate la magnifica bellezza della musica del coro, sia che Dio è un Dio di armonia. Spero che, quando vedete la bellezza semplice e delicata di un edificio modesto, vediate la bellezza, il disegno e la simmetria di Dio. E spero che, quando ascoltate ciò che vi edifica, sappiate che Dio è un Dio che desidera impartire istruzione. E spero che, quando percepite un cuore caloroso ed appassionato, percepiate che Dio è un Dio che si prende cura di noi, vedete.

E spero che, quando entrate in contatto con la vita delle persone sedute intorno a voi, sappiate che Dio è un Dio vivo e sensibile, che si prende cura di voi. Vedete, questo è ciò che Dio vuole che venga manifestato nella comunione della Sua chiesa: la Sua natura. E la situazione caotica di Corinto poteva solamente trasmettere l’immagine di un Dio frenetico. E temo che oggi accada in gran parte la stessa cosa.

Poi egli passa ad un’altra categoria di istruzioni riguardanti la procedura. Questa è la procedura riguardante le donne. Quindi, questo è un messaggio speciale per le signore. Molto semplice. La seconda metà del versetto 33. Ed in realtà, la seconda metà del versetto 33 dovrebbe essere collegata al versetto 34. Si legge in questo modo: “…come in tutte le chiese dei santi. Le vostre donne tacciano nelle chiese, perché non è loro permesso di parlare, ma è comandato loro di stare sottomesse, come dice anche la legge. E, se vogliono imparare qualche cosa, interroghino i loro mariti a casa, perché è vergognoso per una donna parlare nella chiesa”.

Ora, Voi potreste dire: “Beh, come mai questo è stato inserito qui?” Beh, vedete, di tanto in tanto il Signore deve semplicemente ribadire questo punto. E nell’assemblea di Corinto era necessario farlo, perché le donne erano in prima fila nella ricerca di questi doni appariscenti. E le donne stavano usurpando il posto degli uomini. E le donne non rimanevano in silenzio e sottomesse nella chiesa. Interrompevano continuamente e cercavano di assumere il controllo. E quindi, al versetto 33, egli dice… e ci sono molte ragioni per cui questa parte dovrebbe essere collegata al versetto 34, ragioni nelle quali non entrerò adesso. Basti dire che la grande e vasta verità teologica del versetto 33 non è collegata all’espressione: “come in tutte le chiese dei santi”.

Beh, questo non avrebbe senso. Dio non è un Dio di confusione, ma di pace, punto; non solamente nelle chiese dei santi. Quindi, quella frase si collega a ciò che segue. Però egli sta dicendo: “Sentite, le persone dicono: ‘Beh, sapete, quella cosa in 1 Corinzi riguardo, sapete, al fatto che le donne debbano rimanere in silenzio, era solamente un problema di Corinto. Era solamente una questione culturale, vedete, un semplice tentativo di adattarsi alla cultura di Corinto’”. Beh, nel caso in cui pensiate questo, il versetto 33 dice: “Come in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nella chiesa”. Non si tratta di una questione culturale di Corinto; questo deve essere lo standard in ogni chiesa.

Ecco queste donne che parlavano in lingue, interpretavano, cantavano i loro canti, profetizzavano ed usurpavano l’autorità, e Paolo le individua in modo particolare. Non perché gli uomini non fossero altrettanto colpevoli. Gli uomini erano colpevoli di tutte queste cose. Però egli ricorda alle donne che devono assumere una posizione di sottomissione e di silenzio nel culto pubblico della chiesa. Amati, ancora una volta, trovo davvero affascinante che nelle chiese pentecostali e nelle chiese carismatiche le donne siano frequentemente ordinate al ministero; infatti, storicamente, questo è avvenuto quasi sempre nelle chiese pentecostali.

La prima donna che ricevette il battesimo e parlò in lingue fu… la prima persona, dovrei dire, fu una donna. E da Aimee Semple McPherson fino a Kathryn Kuhlman, e tutte quelle venute nel frattempo e in seguito: erano donne. Trovo anche sorprendente che ogni setta sorta dal cristianesimo, con poche eccezioni, sia nata dall’iniziativa di una donna che aveva usurpato quel ruolo. Ora, non sto denigrando le donne; ne ho sposata una e, sapete, non ho certo nulla contro di loro. E so che Dio ha dato loro dei doni meravigliosi. E molte di loro possiedono meravigliosi doni di insegnamento e così via, e di proclamazione della Parola di Dio.

Però questi doni non devono essere esercitati nell’assemblea mista della chiesa, quando essa si raduna. Questo è ciò che Paolo sta dicendo. Questo compito appartiene agli uomini. Voi potreste dire: “Oh, però quello era un problema di Corinto. Era solamente una questione culturale”. No. Noterete che dice: “Non è loro permesso di parlare”, al versetto 34, “ma è comandato loro di stare sottomesse, perché così dice la legge”. Quale legge? La legge di Dio, il Pentateuco, Genesi 3:16, che dice: “Egli dominerà su di te”. Fin dal principio, all’uomo è stata data autorità sulla donna.

In 1 Timoteo capitolo 2, al versetto 11: “La donna impari in silenzio, con ogni sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare, né di usurpare l’autorità sull’uomo, ma stia in silenzio”. La ragione non è che adesso abbiamo una determinata cultura ad Efeso, oppure un problema nella città in cui si trova Timoteo, ma è perché Adamo fu formato per primo e perché Eva peccò. In altre parole, questo è un disegno divino stabilito fin dal principio. Non potete ridurlo ad una questione culturale. Non potete semplicemente metterlo da parte sulla base della cultura. Fa parte della legge di Dio.

Inoltre, al versetto 35, egli dice: “È vergognoso per una donna parlare nella chiesa”. E la parola aischros significa che è brutto, è una deformità. È una deformazione dell’intenzione di Dio, è una perversione della bellezza trasformata in bruttezza. Ora, amati, quando vi ho detto ripetutamente che il moderno movimento carismatico è Corinto che si ripete ancora una volta, vedete che cosa intendo? Quasi sotto ogni aspetto, sta ripetendo gli stessi errori dell’assemblea di Corinto.

Molte donne sono insegnanti eccellenti e dovrebbero impegnarsi ad insegnare alle altre donne. Dovrebbero farlo nel luogo giusto e nel momento giusto, però il luogo giusto ed il momento giusto non sono l’assemblea della chiesa. Ringrazio Dio per quelle donne dotate che parlano alle donne, che insegnano alle donne, per quelle donne pie che insegnano alle donne più giovani, come fu detto a Tito. Però dobbiamo ascoltare gli standard di Dio, e ci sono delle ragioni per questo, affinché Dio possa manifestare il Suo ordine.

Vedete, Dio ha un piano. I mariti devono amare e guidare; le mogli devono sottomettersi e rispondere. E Dio vuole che quell’ordine sia reso visibile, perché è un ordine che procede dalla Sua natura, ed Egli vuole che la Sua natura sia manifestata nella Sua chiesa. E dove questo non esiste nella Sua chiesa, avete violato il Suo ordine; avete impedito che la Sua natura fosse manifestata correttamente. Entrate in una chiesa e sentite predicare una donna e, credetemi, Dio non può essere manifestato lì, semplicemente perché la Sua natura, il Suo piano ed il Suo scopo vengono violati, anche se quella donna può dire delle cose buone.

Lei dovrebbe andare a casa e chiedere a suo marito. Ora, mariti, procuratevi qualche risposta, volete? Uno dei problemi delle donne che fanno delle domande è che hanno un marito che dice: “Non lo so, non lo so”, vedete. “Chiedimi i risultati dei Dodgers delle ultime otto settimane e te li so dire. Chiedimi qualcosa sulla Bibbia, non lo so”.

Ora, notate qualcosa di molto interessante al versetto 35: “Se vogliono imparare qualche cosa”. Questo presuppone che uno dei pretesti con cui le donne prendevano la parola durante il culto fosse quello di fare delle domande. E se ne uscivano all’improvviso con le loro domande, che in realtà costituivano un confronto con il profeta che stava parlando.

Ed interrompevano quel profeta con il pretesto di avere una domanda, quando, come accade così spesso, le persone che fanno delle domande non hanno realmente delle domande; vogliono solamente farsi sentire. E quindi, con il pretesto di fare una domanda, se ne uscivano all’improvviso con qualcosa e sconvolgevano l’ordine del culto.

Ora, non credo che questo stia dicendo: “In nessun momento ed in nessun luogo una donna può mai fare una domanda”. Ci sono molte occasioni, negli studi biblici e nei momenti di comunione insieme, in cui condividiamo. Ed è appropriato, quando abbiamo un momento dedicato alle domande ed alle risposte, che chiunque possa fare una domanda, perché quello è l’ordine stabilito per quel momento.

Però, quando vi trovate nel culto della chiesa, debitamente costituito come atto di adorazione davanti a Dio, e quando lì sono presenti una struttura ed un ordine per l’edificazione dell’intero corpo, bisogna seguire questi modelli, e il culto non deve essere interrotto né qualcuno deve usurparne l’ordine, neppure se apparentemente sta facendo una domanda. A quanto risulta dal brano, gli unici che avevano il diritto di farlo erano i profeti.

E queste donne stavano usurpando il posto di un profeta, il quale avrebbe dovuto discernere ciò che veniva detto. Ora, se non avete un marito, potete chiedere a vostro padre. E se vostro padre non lo sa, oppure non avete un padre, potete chiedere a vostro fratello. Oppure, se neppure questo è possibile, potete chiedere a qualcun altro che lo sappia, però non durante il culto pubblico.

Riuscite ad immaginare quel povero profeta che cercava di alzarsi a Corinto e semplicemente arrivare alla fine del suo messaggio, mentre tutti volevano discutere con lui e cercare la preminenza? Paolo è veramente molto fermo riguardo a questa questione delle donne, delle lingue e della profezia. Talmente fermo che, guardate il versetto 36. Volete discutere su questo? Che cosa? “Avete forse scritto voi la Parola di Dio? Oppure è giunta solamente a voi? Siete forse una legge a voi stessi? Volete discutere con me su questo?” Egli non dice che si tratta di una questione culturale; dice che è la Parola di Dio. Qui usa un sarcasmo molto forte. Accidenti. Sta dicendo: “Avete scritto voi la Bibbia?”

Vedete, o siete… ascoltate questo… o siete colui che l’ha scritta, oppure siete tenuti a sottomettervi ad essa. Tutto qui. Quindi, se non l’avete scritta, ubbiditele. Ora, se non avete intenzione di ubbidirle, forse l’avete scritta voi. Forse non si applica a voi; è solamente per tutti gli altri. “Pensate di avere il monopolio sulla Scrittura?” Questo è ciò che sta dicendo. “È giunta solamente a voi, oppure è proceduta da voi? Avete forse ricevuto un’esenzione speciale? In caso contrario, se a voi si applica la stessa Scrittura che si applica a tutti gli altri, la stessa Scrittura di cui Dio è l’autore, allora avete una sola risposta: ubbidire”. E vi dico, ragazzi, egli pone veramente fine a tutta la loro attività, non è vero? Facciamo in modo che tutto edifichi.

Beh, infine, conclude molto brevemente con alcune parole rivolte a tutti, a tutti. Il versetto 37, la procedura per tutti, per ogni persona, egli dice: “Se qualcuno pensa di essere profeta o spirituale”, e penso che qui “spirituale” si riferisca al dono delle lingue, perché questo riassume ciò che egli sta dicendo. Se qualcuno di voi pensa di avere il dono della profezia, oppure se qualcuno di voi pensa di avere il dono delle lingue, allora “riconosca che le cose che vi scrivo sono comandamenti del Signore”. Ragazzi, che straordinaria dichiarazione conclusiva. Voglio dire, quella dichiarazione è il colpo di grazia. Chiude definitivamente l’intera discussione.

Sapete perché? Egli dice questo: “Sentite, se il dono è autentico, riconosceranno che io proclamo la Parola di Dio; e se riconoscono che io proclamo la Parola di Dio, sottometteranno quel dono ai principi che ho appena esposto. Ora, se non lo fanno, non è il vero dono”. Lo vedete?

Se andate da qualche parte e non lo fanno in due o tre, e non lo fanno in ordine, e non viene interpretato, e i profeti non parlano in questo modo, e così via, e così via, credetemi, non riconoscono queste parole come la Parola di Dio. E se non lo fanno, allora non sono autentici. Quindi, Paolo stabilisce la questione in modo molto fermo. È una delle più grandi affermazioni che Paolo abbia mai fatto riguardo al fatto di essere ispirato da Dio: “Le cose che vi scrivo sono comandamenti del Signore”.

Ricordo sempre quell’uomo che credeva solamente alle lettere rosse della Bibbia. Aveva una Bibbia con le lettere rosse. Da allora, le Bibbie con le lettere rosse non mi sono mai piaciute. Egli disse: “Solamente le lettere rosse sono le parole di Gesù”. Io dissi: “Le parole di Paolo sono importanti quanto le parole di Gesù”, e gli mostrai questo testo: “Le cose che vi scrivo sono comandamenti del Signore”.

Non cercate mai di mettere da parte Paolo. “Sì, è solamente una questione culturale. Le donne non devono rimanere in silenzio, le donne possono fare ciò che vogliono, le donne possono predicare, le donne”, e così via, e così via. “Oggi non dobbiamo ascoltare tutte queste diverse cose riguardo alle lingue ed alla profezia, perché questo riguarda solamente Corinto”. No, no, no, questi sono i comandamenti di Dio.

Ora, egli dice: “Ci saranno alcune persone che ignoreranno i miei comandamenti”, al versetto 38, “e se qualcuno…” Questo è il modo in cui viene detto letteralmente. Ve ne darò semplicemente il significato. Se qualcuno ignora queste cose, ignoratelo. In altre parole, non possiede il vero dono. Se non riconosce che questa è la Parola di Dio, allora non può essere riconosciuto come qualcuno che possiede il vero dono, vedete. Questo è letteralmente ciò che dice. E dovreste escluderlo e farlo tacere, perché è un impostore. Se non ubbidisce a questi principi e non li riconosce come comandamenti di Dio, allora deve essere respinto. Quindi, egli li mette veramente in ordine.

E poi riassume ogni cosa. I versetti 39 e 40: “Pertanto, fratelli”, oppure, dunque, sulla base di tutto questo, “desiderate ardentemente di profetizzare”. Perché? Perché? Ricordate il versetto 3, perché la profezia comunica edificazione, esortazione e consolazione. Oh, desiderate ardentemente che coloro che possiedono il dono della profezia parlino. Ora, egli dice: “Non impedite di parlare in lingue”.

In altre parole, egli dice che, per quel tempo e per quell’epoca, esisteva un vero dono delle lingue, di nuovo al plurale. “Esistono le vere lingue, esiste il vero dono, e non sto dicendo che dovreste proibire il vero dono nella sua vera manifestazione ed al momento giusto”. Naturalmente, questo non si riferisce ad oggi, perché il dono è cessato. Però, in quel tempo, egli dice: “Riconosco il vero dono e non lo sto proibendo; ha il suo posto. Però, oh, quando vi radunate, cercate di profetizzare”.

Però poi, riassumendo tutto, ecco di nuovo questa grande verità: “Ogni cosa sia fatta”, ogni cosa, ogni cosa, “con decoro”. È una parola che richiama la bellezza, e la bellezza implica armonia, e l’armonia ha a che fare con il modo in cui ogni cosa si adatta alle altre. Ogni cosa sia fatta con bellezza “e con ordine”. In successione. Dio è un Dio di armonia e di bellezza. In Dio ogni cosa si accorda perfettamente. E Dio è un Dio di ordine, di organizzazione, di ordine. Egli dice: “Fate in modo che il vostro culto manifesti Dio”.

Spero che qui vediate Dio. Spero che vediate Dio nella bellezza della musica, nella simmetria delle note, nella bellezza del messaggio mentre procede con ordine per edificare. Questo è ciò che la chiesa deve fare, affinché Dio possa essere manifestato. E mentre Dio viene manifestato e la chiesa viene edificata, la chiesa sarà anche moltiplicata. Questa è la promessa di Dio. Preghiamo.

Ti ringraziamo, Padre, per la nostra comunione di questa mattina, per averci parlato con tanta chiarezza dalla Tua Parola. Aiutaci ad essere quel tipo di chiesa che fa ogni cosa con bellezza e simmetria, affinché Tu sia manifestato come un Dio di pace, non di confusione. Aiutaci a non essere mai nel disordine. Aiutaci a non lottare mai gli uni contro gli altri per ottenere la preminenza, ma a vivere in pace, affinché la Tua stessa bellezza, santità, maestà, il Tuo ordine e la Tua sapienza siano manifestati nei nostri semplici sforzi umani. Fa’ che possiamo renderTi la dignità che la Tua natura merita. Ti lodiamo nel nome di Gesù. Amen.

FINE

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