Efesini capitolo 4 dal 25 al 32: questa è una sezione molto pratica. È una di quelle sezioni per le quali, in realtà, non avete bisogno di me. Potete semplicemente lasciare che lo Spirito di Dio vi convinca mentre la leggete, perché essa dice molto già da sé. Ma farò del mio meglio per guidare un po’ il vostro pensiero, per aiutarvi a vedere tutto il suo impatto nella sua pienezza. Efesini 4, e il versetto 25; e per i nostri visitatori, potremmo dire che stiamo continuando uno studio della lettera agli Efesini, settimana dopo settimana, mese dopo mese, procedendo attraverso il libro e vivendo un tempo meraviglioso.
Il versetto 25 dice: "Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri. Adiratevi e non peccate[e]; il sole non tramonti sopra la vostra ira e non fate posto al diavolo. Chi rubava non rubi piú, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno. Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta. Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione. Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria! Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo”.
Ovviamente, potete rendervi conto che questo è un passo estremamente pratico. Lasciate che torni per un momento ad alcune delle cose che abbiamo detto domenica mattina scorsa e vediamo se riesco ad accompagnarvi da quel testo fino a questo. Se ricordate, l’ultima volta abbiamo considerato il Sermone sul Monte. Abbiamo esaminato Matteo dal capitolo 5 al capitolo 7, e abbiamo detto che Gesù sta affermando lì che coloro che fanno parte del Suo Regno saranno diversi dal resto del mondo. Penseranno in modo diverso, parleranno in modo diverso, agiranno in modo diverso. Avranno motivazioni diverse, adoreranno Dio in modo diverso. In altre parole, i veri figli del Regno si distinguono molto facilmente dal mondo, almeno secondo il modello di distinzione delineato nel Sermone sul Monte.
Deve esserci una differenza. Non dobbiamo essere come il mondo. Quando Dio ricrea una persona in Gesù Cristo, c’è qualcosa di nuovo, c’è qualcosa di diverso. Quella nuova creazione è davvero una nuova creazione. Abbiamo visto che il Signore stava parlando, in Matteo dal capitolo 5 al capitolo 7, a un gruppo di persone che credevano di essere cittadini del Regno. Lo credevano davvero. Credevano di essere coloro che partecipavano all’opera di Dio, che erano i destinatari della benedizione di Dio. Erano però professanti, non possessori. Avevano coperto il loro cuore peccaminoso con un mantello religioso. Avevano mascherato con una pseudo-spiritualità la vera carnalità che caratterizzava la loro natura. Erano religiosi, ma non rigenerati.
Perciò il nostro Signore dice: «Se la vostra giustizia non supera quel tipo di giustizia, non farete neppure parte del Mio Regno». E abbiamo visto che il nostro Signore richiedeva uno standard di giustizia come vero segno distintivo del cristiano, come vera definizione del cristiano. Non la falsa, finta e superficiale copertura religiosa di quelli del Suo tempo. Così il nostro Signore stava dicendo: «Non sono quelli che dicono: “Signore, Signore”; non sono quelli che affermano di essere nel Regno, ma quelli che lo dimostrano con la loro vita; con il fatto che sono distinti, diversi, unici». E vi abbiamo detto che, se non vivete in questo modo, se la vostra vita non è chiaramente diversa dal mondo, esiste una reale possibilità che non siate affatto cristiani, qualunque cosa affermiate, qualunque cosa immaginiate, per quanto religiosi possiate essere.
A meno che non vi sia una distinzione nel vostro modo di vivere, c’è una buona possibilità che non vi sia alcuna distinzione neppure nella vostra natura. Ora, Paolo sta sostanzialmente rafforzando la stessa verità nell’Epistola agli Efesini. Paolo dice, nei capitoli da 1 a 3: «Ecco chi siete»; nei capitoli da 4 a 6: «Ecco come dovete vivere». E non si possono mai separare queste due cose. C’è sempre uno standard in termini di posizione, e poi c’è sempre un’attività in termini di comportamento, e le due cose vanno insieme. Non potete dire: «Beh, io sono cristiano perché una volta ho ricevuto Cristo». Quello non è il pensiero di Paolo, non è il pensiero di Pietro, non è il pensiero di Giovanni, non è il pensiero del Sermone sul Monte. Pietro, Giovanni, Paolo e Cristo stanno tutti dicendo la stessa cosa. Se siete credenti, è così che questo si manifesta.
Pietro lo dice in 2 Pietro, capitolo 1. Dice che avete ricevuto una nuova natura. Avete ricevuto una natura che è al di là della corruzione. Avete ricevuto grandi e preziose promesse; siete stati resi partecipi della natura divina. Ora, l’unico modo in cui questo potrà essere verificato, l’unico modo in cui la vostra chiamata ed elezione potranno essere rese certe, è che a questo aggiungiate la virtù. E quando aggiungete la virtù, cominciate a vedere la realtà di tutto ciò. Egli parla di virtù, parla di bontà, parla di amore e di tutte quelle caratteristiche proprie di una nuova creatura. In altre parole, ciò che Pietro sta dicendo è questo: avrete la conoscenza della vostra salvezza, la certezza della vostra salvezza, non ricordando un evento passato, ma vedendo una virtù presente.
Questo è fondamentale. Giovanni dice la stessa cosa nella Prima Epistola di Giovanni. Potete sapere di essere cristiani da ciò che sta accadendo nella vostra vita adesso. Ed è vero. Sapete, perfino i cristiani, quando vivono in una situazione di peccato per un certo periodo di tempo, una delle prime cose che perdono è il senso della sicurezza. E cominciano a dubitare di essere veramente salvati, perché quella sicurezza deriva dalla testimonianza della vita e dalla conferma dello Spirito Santo dentro di noi. Quindi, se non state vivendo una vita diversa, esiste una reale possibilità che non siate persone diverse. Le nuove creature si comportano come nuove creature. Ma osservate questo: anche se questo è un assoluto, e anche se Dio dice: «È così», rimane comunque l’elemento cooperante della mia volontà.
E anche se il Signore sta dicendo che, se siete credenti, vivrete in questo modo, ciò non significa che avvenga contro la mia volontà. Questa è la bellezza del paradosso della vita cristiana. Se qualcuno mi dicesse: «Chi vive la vita cristiana, tu o il Signore?», dovrei rispondere: «Beh, è il Signore; “non più io, ma Cristo vive in me”; eppure, dall’altro lato, sono io», perché se non tratto duramente il mio corpo per ridurlo in schiavitù, se non rispondo ai comandamenti, se non dico “sì” e non mi arrendo allo Spirito di Dio momento dopo momento, non accadrà. Quindi è la sovranità di Dio al cento per cento, e tuttavia è anche la mia risposta a quella sovranità in termini della mia volontà. E c’è lo stesso paradosso. Ed è esattamente ciò che Paolo sta dicendo qui. Se siete una nuova creatura, capitoli da 1 a 3, vivrete come tale, capitoli da 4 a 6.
Ma siete diventati una nuova creatura per la sovranità di Dio e per la vostra stessa volontà, capitoli da 1 a 3. E vivrete questa realtà sulla base della sovranità di Dio — siete una nuova creatura — e sulla base della vostra volontà, che risponde a tutto questo; dunque entrambe le cose sono presenti. Ora, questo è molto semplice; potremmo entrare in dettagli più profondi, ma per il momento è sufficiente. E così trovate nella Bibbia — osservate bene questo — che spesso vi sono affermazioni del tipo: «Questo è il modo in cui vive un cristiano», e poi talvolta lo stesso principio viene espresso sotto forma di comandamento: «Questo è il modo in cui dovete vivere». Questo è ciò che Dio farà nella vostra vita se siete credenti. Ma questo è ciò che voi dovete fare. Vedete, non siete dei robot; siete coinvolti, in modo paradossale, nell’esplosione dell’energia divina nella vostra vita che vi rende ciò che dovete essere.
Perciò, a volte si tratta di una dichiarazione, e a volte di un comandamento. E qui l’apostolo Paolo lo presenta sotto forma di comandamenti. Dice: «Poiché siete una nuova creazione, e poiché le nuove creazioni sono diverse, ecco come dovete essere diversi. Ecco come dovete distinguervi. Ecco come la vostra vita deve essere separata dalle altre vite». E, amati, va da sé che la chiesa deve essere diversa, altrimenti non abbiamo nulla da dire, giusto? Ora, ricordate che, nei versetti da 17 a 24, l’apostolo Paolo ha fatto un’affermazione generale. E la sua affermazione generale è semplicemente questa: i cristiani devono essere diversi. Dovete essere diversi. Non camminate come camminano i Gentili o i pagani, versetto 17.
Non camminate nella cecità, nelle tenebre, nella durezza di cuore, nell’insensibilità, nella dissolutezza, nell’impurità e nell’avidità. Siete diversi, siete diversi. Non avete imparato così Cristo. Avete deposto, versetto 22, l’uomo vecchio. Versetto 23, avete rivestito l’uomo nuovo. Questo è il principio generale. State assumendo un nuovo stile di vita. State assumendo un nuovo modo di camminare, un nuovo modello di vita. Così egli ha dato questa indicazione generale, basata su ciò che siete nei capitoli da 1 a 3. I capitoli da 4 a 6 vi dicono come vivere. Dovete deporre il vecchio e rivestire il nuovo. E qualcuno potrebbe dire: «Beh, cosa intendi precisamente, Giovanni?» Ebbene, egli diventa molto specifico nel versetto 25.
E da qui fino alla fine del capitolo — anzi, fino alla fine dell’epistola — si tratta di cose molto specifiche. È qui che dovete attivare la vostra volontà. È qui che dovete dire “sì”. È qui che dovete azionare l’interruttore che mette tutto in funzione. Prima l’affermazione generale, versetti da 17 a 24, e ora i particolari, giusto?, a partire dal versetto 25. E la prima cosa che fa è questa: rende specifico il principio generale del passaggio da un vecchio stile di vita a uno nuovo. E vi presenta cinque categorie nelle quali avviene questo cambiamento: cinque ambiti esemplificativi. Primo: sostituite la menzogna con la verità. Sostituite la menzogna con il parlare secondo verità, versetto 25.
«Perciò» — in altre parole, poiché è generalmente vero che il vecchio è passato e il nuovo è venuto — perciò, nello specifico, «bandita la menzogna, ciascuno dica la verità al suo prossimo, perché siamo membra gli uni degli altri». Ora, ricordate questo. In Apocalisse, capitolo 21, versetto 8, leggiamo: «Ma per i codardi, gli increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo». Ora, una cosa è certa: i bugiardi vanno all’inferno. È quello che dice il testo. Di conseguenza, è anche vero che coloro che vanno in cielo non sono — che cosa? — bugiardi. Questa non è una caratteristica del credente.
Oh, ci possono essere quei momenti in cui pecchiamo e falliamo, ma non c’è alcun modo di guardare alla vostra vita e vedere un flusso costante di menzogne e avere una qualunque base biblica per credere di essere cristiani, perché l’inferno è per i bugiardi. E, tra l’altro, in Giovanni 8:44 è detto: «Voi siete dal padre vostro, il diavolo», e il diavolo è il padre di tutte le — che cosa? — menzogne. Quindi, se siete bugiardi per carattere, se la vostra vita è costantemente segnata dalla menzogna, se non sapete rapportarvi correttamente alla verità, date prova di avere il diavolo come vostra fonte e l’inferno come vostro destino; e non importa ciò che affermate, non importa quanto religiosi possiate diventare, non importa quanto andiate in chiesa, non farete parte del Regno di Dio, perché i bugiardi non vanno in cielo.
Le persone che vanno in cielo non sono bugiarde. Perciò egli dice che la vostra volontà deve essere coinvolta: “bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo”. Tra l’altro, questa è una citazione da Zaccaria 8:16; e ci dà un piccolo spunto su come Paolo trattasse l’Antico Testamento: egli cita l’Antico Testamento. Una delle caratteristiche principali del nostro stile di vita umano oggi è la menzogna. Vi rendete conto che abbiamo un intero sistema mondiale basato sulla menzogna? Riuscite a immaginare che cosa accadrebbe se, per un solo giorno, tutti nel mondo dicessero la verità? Avremmo la Terza guerra mondiale. Se la verità venisse mai fuori su qualunque cosa, se tutti all’improvviso decidessero di operare sulla base della verità, il nostro intero sistema crollerebbe. Dobbiamo mettere via la menzogna, dobbiamo essere diversi in questo senso.
Il mondo—loro non sono diversi. La menzogna è tutto per loro. Tutto il sistema funziona così: gli avvocati mentono, i medici mentono, gli insegnanti mentono, i predicatori mentono—alcuni predicatori mentono. I venditori mentono, le segretarie mentono, i capi mentono, i pubblicitari mentono, i politici mentono, il governo mente, tutti mentono, ed è ciò che tiene in piedi la baracca. Nessuno deve dire la verità. Non funziona così. Non è così che si gioca la partita. È tutto costruito sulle menzogne. E se tutti fossero obbligati a dire la verità, l’intero sistema crollerebbe in un grande collasso. Si fa ciò che è conveniente, e mentire è conveniente. È incredibile. Le persone mentono sulle piccole cose e sulle grandi cose. È proprio un intero modo di vivere. È il prodotto concreto di una natura depravata.
Mente perché appartiene a suo padre, il diavolo, che è il padre delle menzogne, che ha sviluppato un sistema di menzogne. L’intero sistema religioso, al di fuori della verità del cristianesimo, è un mucchio di menzogne. Menzogne, menzogne, e ancora menzogne. Satana mente sulla vita, mente sulla morte, mente su Dio, mente su Cristo, mente sullo Spirito, mente sulla Bibbia, mente sul cielo, mente sull’inferno, mente sul bene, mente sul male. Tutto, l’intera cosa, è basata sulle menzogne. E quando sviluppa un sistema religioso, vi getta dentro un minuscolo pezzetto di verità, così voi pensate che forse possa andare bene. È come l’orologio che non funziona: ha ragione due volte al giorno, e più o meno finisce lì.
E l’intero sistema in cui viviamo, in termini economici, è basato sulle menzogne. Il nostro governo ci mente continuamente. Sentiamo soltanto ciò che vogliono farci sentire. È semplicemente così nel nostro mondo. E voi entrate per comprare qualcosa, e vi fanno tutta una cantilena, tutto un teatrino; sapete che non è vero, ma state lì, e non avete scelta. E vi vendono cose in televisione, e se mai mantenessero davvero quelle promesse, sarebbero senza prezzo. E all’improvviso Dio entra nella vostra vita, e la Bibbia dice che Dio è verace e ogni uomo è bugiardo. Cristo entra nella vostra vita, e dice: “Io sono la via, la verità e la vita”. Lo Spirito Santo prende dimora nella vostra vita, ed è chiamato lo Spirito della verità, che vi guiderà in tutta la verità. E la Parola di Dio è chiamata la verità. Giovanni 17: “La tua parola è verità”.
E all’improvviso, quando diventate credenti, siete usciti da un dominio di menzogne e siete entrati in una sfera di verità. Conoscete il vero Dio, redenti dal vero Messia, abitati dal vero Spirito, in possesso della vera Parola, e vivendola concretamente in un tipo di vita vera. E quando un credente apre la bocca, secondo Efesini, capitolo 4, versetto 15, dovrebbe dire la verità. Noi crediamo nella verità. E questo significa che la menzogna deve andarsene. Voglio dire ogni genere di menzogna. Voi dite: “Che cosa intendi per menzogna?” Beh, un tipo di menzogna è dire ciò che non è vero. Questa è semplicemente la vecchia menzogna, quella normale. Ma ce ne sono molte altre. Attenuare la verità, esagerare—oh, l’esagerazione è davvero un problema.
Non ricordo chi fosse, l’altro giorno, a raccontarmi di un uomo che era solito andare in giro a dare la sua testimonianza. E diceva che ovunque andasse dava la sua testimonianza. Parlava e dava la sua testimonianza fantastica. Lo faceva ovunque andasse. E così fu invitato a parlare da qualche parte e qualcuno gli disse: “Darai la tua testimonianza?” Lui rispose: “No, non do più la mia testimonianza; non la do mai più”. Quello disse: “Che vuoi dire?” Lui rispose: “Ascolta”, disse, “ho dato la mia testimonianza per così tanti anni, e ho continuato ad aggiungerci cose, che ho dimenticato la verità”. Lo conoscete questo? Mentire, imbrogliare a scuola, guardare il compito di qualcun altro, o procurarsi un esame prima del momento in cui dovreste averlo.
Imbrogliare nei vostri affari, imbrogliare nel vostro lavoro, imbrogliare sulle vostre tasse, non mantenere le vostre promesse, perfino a Dio—questa è menzogna—tradire una confidenza: avevate detto che non l’avreste riferita, ma l’avete fatto; adulare qualcuno—questa è menzogna, perché gli state dicendo un mucchio di cose che non sono nemmeno vere su di lui, così penserà che siete meravigliosi e vi darà qualcosa. Scuse. Sapete una cosa? Ve lo dico io: un uomo onorevole è un uomo che dice: “Sì, l’ho fatto, e ho sbagliato”. La maggior parte delle persone dice: “Beh, tu non capisci. Vedi”—e poi parte tutta questa lunga cantilena, mentre ricevete un mucchio di scuse riguardo a una certa cosa. Credo che ci siano molte forme di menzogna. Credo che rimanere in silenzio quando la verità dovrebbe essere detta sia menzogna.
Non c’è posto per questo nella vita cristiana; risale fino a Esodo 20: “Non rendere falsa testimonianza”. Dite la verità. Dite la verità. L’economia di Dio è basata sulla verità, deve esserlo. E vedete, non sto parlando di una sorta di onestà psicologica, non sto parlando di training della sensibilità, sapete. “Beh, la cosa migliore per te è dire la verità”. Ricordo che una volta finii in un gruppo del genere, e non so proprio come ci fossi finito. Ero lì seduto, e ognuno doveva dire dell’altra persona ciò che non gli piaceva. Qualcuno dice: “Voglio solo che tu sappia che mi fai star male. Ti odio. Sono le tue orecchie, e il modo in cui parli. C’è qualcosa in te che odio”.
E sapete, tutta l’idea era: “Ecco, non ti senti meglio adesso?” Ascoltate—ascoltate—non avete bisogno di occuparvi dell’onestà in quella situazione; dovete tornare indietro e chiedere a Dio di occuparsi dell’odio che c’è nel vostro cuore. Avete un altro problema; siete nel versetto sbagliato. Dovete arrivare al versetto successivo, il versetto 26. Non avete alcun motivo per quello. Non stiamo parlando di una pseudo-onestà che ha implicazioni psicologiche. Dio non sta trattando questo. Non è questo il punto. Se non amate qualcuno, non è quel tipo di onestà che dice: “Ditegli che lo odiate”. Se non lo amate, fareste meglio a tornare indietro e chiedere a Dio di aiutarvi con l’amore, perché siete chiamati ad amare le persone.
Dovete spogliarvi di ogni tipo di menzogna in ogni relazione, ma questo non è una licenza per esporre il vostro odio. Questo è un altro problema. Ora voi dite: “Beh, qual è la base di questo; perché è così importante dire la verità?” Bene, guardate il versetto 25: “perché siamo membra gli uni degli altri”. E in Efesini stiamo parlando di un corpo, gente; stiamo parlando dell’unità della chiesa. E se non ci diciamo la verità gli uni agli altri, rovineremo la comunione. Vi faccio un’illustrazione. Che cosa accadrebbe se il vostro cervello cominciasse a mentirvi? Vi faccio un esempio. E se invertisse i segnali del caldo e del freddo? Pensasse semplicemente: “Beh, mentirò un pochino qui; invertirò soltanto il caldo e il freddo”.
Sapete che cosa accadrebbe la prossima volta che fate una doccia? Vi ustionereste. La prossima volta che cercate di scaldare abbastanza il vostro caffè, se fosse invertito, continuerebbe soltanto a diventare—diventerebbe sempre più caldo, e più caldo, e più caldo, solo che vi arriverebbe come freddo. Sarebbe la vostra fine—solo per quella piccola cosa. Lasciate che vi chieda questo: che cosa accadrebbe se il vostro occhio decidesse di ingannarvi un po’, la prossima volta che salite in macchina e fate un viaggio? E il vostro occhio dicesse: “Penso che semplicemente—attenuerò un po’ la verità. In realtà non c’è una curva sulla strada. Oppure non c’è nessun TIR con doppio rimorchio che sta sorpassando in salita. Addio”. Voi dipendete assolutamente dall’onestà del vostro sistema nervoso; dipendete dall’onestà di ogni organo del vostro corpo, altrimenti sarete morti.
E Dio ha perfino costruito in voi un sistema del dolore; la base della vostra salute è un sistema del dolore abbastanza onesto da dirvi quando avete un problema, oppure un sistema che rivela le malattie; questo sono i sintomi. Dio ci ha dato un’intera area di sintomi, affinché sappiamo quando abbiamo un problema che deve essere affrontato, ed è l’onestà del corpo che gli permette di funzionare. Ora, il corpo di Cristo non può essere da meno. Non possiamo continuare ad attenuare la verità gli uni con gli altri, altrimenti non potremo mai funzionare correttamente. Come possiamo ministrare gli uni agli altri, portare i pesi gli uni degli altri, prenderci cura gli uni degli altri, amarci gli uni gli altri, sollevarci gli uni gli altri, istruirci gli uni gli altri e pregare gli uni per gli altri, se non sappiamo davvero che cosa sta succedendo?
Siate onesti, dite la verità. Avete scambiato la menzogna con il dire la verità quando siete diventati una nuova creazione. Questa è una delle cose vecchie che avete messo via. La parola “mettere via”, apotithēmi, significa gettare via come un vecchio cappotto. È usata in Atti per parlare di quando gettarono i loro mantelli ai piedi di Paolo; sbarazzatevene. Secondo, scambiate l’ira ingiusta con l’ira giusta. “Adiratevi e non peccate”. Ci sono tre parole greche per l’ira: thumos, parorgismos, e orgē. Thumos ha a che fare con una furia che ribolle, sapete, quando uno perde le staffe; viene letteralmente da “andare in fumo”. Semplicemente perdete completamente il controllo. Parorgismos è quel risentimento interiore, che ribolle e fuma dentro, che nasce dalla gelosia, dall’ira, dall’invidia, e continua a ribollire, finché diventate una persona brutta, lunatica, con una radice di amarezza.
E orgē è un tipo di ira, fondamentalmente—e c’è una certa sovrapposizione fra questi termini, ma vi sto solo dando le sfumature di significato—orgē è una parola che ha a che fare con una specie di ira fondata su una convinzione stabile. In altre parole, avete certe priorità nella vostra vita, avete certe cose alle quali siete consacrati, e quando qualcosa le viola, c’è una risposta naturale. Per esempio, se decidete con tutto il cuore di amare un bambino che fa parte della vostra famiglia, e vi donate a quel bambino, odierete chiunque venga a fargli del male. È quel tipo di impegno stabile. E queste parole possono essere buone o cattive. Potete adirarvi e peccare, oppure adirarvi e non peccare.
Ma il punto cruciale di tutta la questione è la vostra motivazione, non è vero? Tra l’altro, thumos non sembra essere una parola tollerata per un cristiano. Quel tipo di esplosione non è qualcosa che sia ammissibile per noi che nominiamo il nome di Cristo. Thumos è usato per parlare dell’uomo non rigenerato; è usato per parlare di un uomo che agisce in modo peccaminoso. È usato per parlare di Satana in Apocalisse 12:12, ed è usato per parlare di Dio in Romani 2:8, e Dio letteralmente fa esplodere la Sua ira nel giudizio finale. È usato per parlare dell’ira ultima di Dio. Ora, soltanto Dio può letteralmente andare fino all’estremo dell’ira—thumos sarebbe l’ira estrema—soltanto Dio può andare fino all’estremo dell’ira ed essere ancora giusto, perché ogni cosa nella mente di Dio è assolutamente sotto controllo, persino la Sua ira ultima, vedete.
Ma voi ed io no. Noi non possiamo gestire thumos: perdiamo il controllo. Ma a volte parorgismos, quel risentimento interiore, e a volte orgē, quella convinzione stabile, sono tollerabili; e sono tollerabili quando si tratta di ira per ragioni diverse dall’egoismo. Possiamo adirarci per ciò che rattrista Dio. Possiamo adirarci per ciò che ostacola e danneggia la Sua causa. Dopotutto, il Signore si adirò. Vedo la maestosa indignazione di Gesù quando purifica il tempio; la vedo. Per me, quello è—quello è il momento in cui Gesù si scagliò davvero. Ragazzi, era un’ira che uscì fuori, venne fuori—forse lì è orgē. È l’idea che Egli—Egli aveva questa convinzione che la santità di Dio fosse in gioco, e, ragazzi, quando vide l’ingiustizia lì, si mosse contro di essa.
Lo vedo anche in Giovanni, capitolo 11, e lì dice che Gesù pianse, ma prima di dire questo, dice che fu turbato nel Suo spirito. E penso che fosse come parorgismos. Penso che fosse odio contro la conseguenza del peccato, mentre vedeva Lazzaro morto, un’illustrazione diretta e un simbolo del potere del peccato; e questo portò alla Sua mente le cose terribili che avrebbe sopportato sulla croce mentre portava il peccato nel Suo corpo, ed Egli era adirato contro il peccato, era indignato contro il peccato. Aveva diritto ad essere irato. Ma per il cristiano c’è questa ingiunzione: non adiratevi in modo tale da arrivare al peccato. Non adiratevi per le vostre cause personali. Non arrabbiatevi quando le persone vi offendono. Non lasciate che la vostra ira degeneri in qualche tipo di risentimento personale, amarezza personale, cupezza personale, malumore personale.
Quella cosa è proibita. È proibita. Se avete una qualche ira giustificabile, è quell’ira che è destinata a difendere la grande, gloriosa, santa natura di Dio. È l’ira di Gesù mentre piange con lo spirito turbato presso la tomba di Lazzaro. È l’ira di Gesù quando fa una frusta e ripulisce il tempio. È l’ira di Dio. È il giusto furore di Dio in Deuteronomio e Numeri nell’Antico Testamento. Ma il tipo sbagliato di ira, secondo Matteo 5, è il primo passo verso l’omicidio, e questo è sbagliato. A volte forse dobbiamo avere ira, a volte io mi adiro. In 1 Timoteo, capitolo 1, a quanto pare Paolo si irritò un po’ con alcuni uomini chiamati Imeneo e Alessandro, e li prese per l’orecchio, per così dire, e li cacciò fuori dalla chiesa.
Avete il diritto di adirarvi per certe cose. Salmo 97:10 dice: “Voi che amate il Signore odiate il male”. E Salmo 69:9, Davide dice: “Lo zelo per la Tua casa mi ha divorato; gli oltraggi di quelli che Ti oltraggiano sono caduti su di me”. Sta dicendo: “Dio, non posso tollerare ciò che le persone fanno al Tuo nome. Mi fa infuriare”. Ora, ammetto che a volte mi adiro. Spero di non adirarmi mai per ciò che accade a John MacArthur; spero di adirarmi sempre per ciò che accade al santo nome di Dio. E spero di non smettere mai di adirarmi per questo. Dovremmo avere una orgē fondamentale, incorporata—cioè un’ira programmata contro il peccato, un’ira programmata contro il male, che ci mette in una mentalità da beatitudini, così che ogni volta che vedo il peccato, sia in voi sia in me, io faccia cordoglio nel mio spirito.
Quel tipo di ira è il nerbo dell’anima. L’ira che è egoistica, passionale, indisciplinata, incontrollata, è peccaminosa, inutile, dannosa. Deve essere bandita dalla vita cristiana. Ma l’ira disciplinata che cerca il posto legittimo di un Dio giusto è pura, altruista e dinamica. Alcuni di noi non sono adirati e dovrebbero esserlo. Dovremmo essere adirati per molte cose che stanno accadendo nel mondo. Dovremmo essere adirati per certe cose che stanno accadendo nella chiesa, ma senza lasciarla degenerare nel tipo sbagliato di ira. Così egli dice: “Adiratevi, ma non peccate”. Non andate a letto, non lasciate che il sole tramonti sulla vostra ira; non siate persone risentite e adirate. Affrontatela.
E penso che la seconda parte del versetto faccia riferimento al tipo sbagliato di ira. Il punto è che se avete il tipo sbagliato di ira, se avete un’ira che è peccato, allora affrontatela adesso, non dormiteci sopra. Non andate a letto con essa. Guardatela in faccia e affrontatela. E sapete, in tutto il Nuovo Testamento ci viene detto che quando ci troviamo davanti al peccato, dobbiamo affrontarlo subito, dobbiamo ravvederci, confessarlo e abbandonarlo. E tra l’altro, quel genere di cose, quel genere di ira non confessata, ira che non viene davvero affrontata, è davvero una cosa brutta. Quando avete quello spirito adirato, non disposto a perdonare, 2 Corinzi 2:11 dice: “Satana otterrà un vantaggio su di voi”. Non dovreste mai avere alcun tipo di ira in quel modo. Volete sapere perché?
Ecco la chiave di tutta la questione—ascoltate—sapete perché vi arrabbiate? Vi arrabbiate perché le persone vi fanno cose che non vi piacciono. Il fatto è che voi comunque non meritate nulla, giusto? Questo è tutto il punto. Che cosa meritate? “Non puoi farmi questo!” Perché no? Chi siete voi? “Io ho i miei diritti”. Davvero? Secondo gli standard di Dio, non entrerete mai neppure nel Suo Regno, a meno che non siate rotti nello spirito; a meno che non siate falliti, poveri e privi di tutto. Ascoltate, se non avete diritti, non potete arrabbiarvi troppo con qualcuno che ve li calpesta, giusto? L’ira è uno spirito di ritorsione. Ora, l’unico momento in cui è mai giusta è quando difendete la santità di Dio, perché Dio ha davvero dei diritti, a motivo di chi Egli è.
E dice che se fate questo, se vi lasciate prendere dall’ira, versetto 27, darete posto al diavolo. Tra l’altro, qui la parola è diabolos, significa calunniatore—e guardate questo, c’è un piccolo gioco di parole. Se siete adirati, inevitabilmente ciò che accade quando vi arrabbiate è che calunniate. Calunniate verbalmente, oppure calunniate nei vostri pensieri e nel vostro cuore, e date spazio al calunniatore. È semplicemente una ripetizione di Giovanni 8:44: ogni volta che cominciate a mentire, siete dal padre vostro, il diavolo. Ogni volta che cominciate ad arrabbiarvi, date ulteriore evidenza di essere generati da Satana. Dunque una persona che sembra non avere altro che un atteggiamento adirato, uno spirito adirato, un cuore amaro e risentito, e un umore brutto, invidioso e geloso, dà evidenza che forse non è affatto cristiana, ed è nient’altro che qualcuno che ha dato al diavolo l’occasione di manifestarsi.
Dunque, primo, scambiate la menzogna con il dire la verità; e secondo, il furore ingiusto con la santa ira. Terzo—eccone un altro pratico: quando diventate cristiani, egli dice, dovete scambiare il rubare con il condividere. Rubare è un problema per tutti, non è vero? Ragazzi, ricordo quando ero un bambino, ebbi una piccola fase nella mia vita in cui pensavo che fosse piuttosto divertente rubare le cose. Ne sono uscito, fortunatamente, ma attraversai quel breve periodo. Ricordo che anche mia sorella lo faceva. Erano depravati quanto me. Voglio dire, è qualcosa che c’è in noi. È un’altra parte del sistema umano. L’uomo vecchio ruba. Ma l’uomo nuovo no. Guardate il versetto 28; è un grande versetto. “Chi rubava non rubi piú”.
Piuttosto semplice; non dovete essere grandi esegeti per capirlo. “Ma piuttosto”, ecco lo scambio, “si affatichi lavorando onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno”. Invece di rubare, lavorate così da poter dare agli altri. In altre parole, siate dei Robin Hood, sapete, solo senza la parte del rubare. Vi capita mai di entrare in un negozio o qualcosa del genere, e l’uomo vi fa il conto del resto, o in un ristorante o qualcosa del genere, e sbaglia per difetto, sapete. E vi dà il conto, e voi sapete che mancano tipo tre euro o qualcosa del genere, e gli dite: “Ehi, sa, è più di così. Vorrei pagare quello che è; penso che abbia segnato meno”. E lui fa: “Eh?” sapete, e vi guarda con uno sguardo sbalordito. Un uomo onesto—vedete.
Che cosa hai in mente? Che tipo di imbroglio è questo? Le persone non sanno come gestire l’onestà. Che stiate parlando di furto aggravato o di piccolo furto, che stiate parlando di rubare dal negozio o dal mercato, o che stiate parlando di prendere soldi dal comò di vostro padre, ragazzi, non so, è tutto rubare. Rubare è prendere qualunque cosa che non vi appartiene. Trovare qualcosa prima che sia perduta. Ora, la Bibbia parla di molti diversi tipi di furto. Il Salmo 37:21 parla del mancato pagamento di un debito. Se non pagate il vostro debito, state rubando al vostro debitore, o meglio, al vostro creditore. Parla del falsificare le note spese. Questo è rubare.
Imbrogliare sulle vostre tasse; Gesù disse: “Fareste bene a rendere a Cesare ciò che è di Cesare”. Non segnalare l’errore di un commesso è un altro modo. Un altro modo in cui potete rubare è non pagare un salario giusto a qualcuno che ha lavorato per voi. Giacomo 5 dice che il grido dei lavoratori arriva proprio agli orecchi di Dio quando non sono stati pagati ciò che era loro dovuto. Dunque potete rubare in molti modi—molti modi. E tra l’altro, se siete ladri, se siete persone che rubano, vi avverto con 1 Corinzi 6: “Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il Regno di Dio? Non v’ingannate: né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapaci erediteranno il Regno di Dio”.
Ladri—i ladri non ereditano il Regno di Dio; e neppure gli ubriachi, e i fornicatori, e gli omosessuali, eccetera. Ma il versetto 28 ci dice l’opposto: “Ma piuttosto si affatichi”—che può essere una cosa nuova per i ladri. Lavorare—ragazzi, la Bibbia ha molto da dire sul lavoro. È una cosa onorevole. “Ma lavori con le proprie mani ciò che è buono, affinché abbia da dare a chi è nel bisogno”. L’idea è quella di faticare, e qui usa una parola che significa lavoro manuale, lavoro duro. Esodo 20, versetto 9: “Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro”. Concentratelo in sei giorni. Proverbi dice moltissimo su questo. Anche 2 Tessalonicesi, capitolo 3 e versetto 10, non potrebbe essere più diretto di così: “Infatti, anche quando eravamo con voi, vi comandavamo questo: se qualcuno non vuole lavorare, neppure mangi”.
Ora, questo cambierebbe molte cose nella nostra società. Non lavori—non mangi. “Poiché sentiamo che alcuni fra voi si comportano disordinatamente, non lavorando affatto, ma affaccendandosi in cose vane”. Ora, Dio condanna questo. Dovete lavorare. 1 Timoteo dice: “Se uno non provvede ai suoi, è peggiore di un incredulo”. E penso che si tratti della famiglia allargata, non soltanto dei vostri figli, ma di coloro che sono legati a voi e hanno un bisogno. Lavorate—e dovete lavorare ciò che è buono. Dovete compiere un buon lavoro. Dovrebbe essere altruista, e il punto è che quando tutto è detto e fatto, lo fate per dare a chi ha bisogno. In altre parole, lavorate sodo.
Non per accumulare sempre più in alto e avere sempre di più di ciò di cui avete sempre meno bisogno. Non semplicemente accumulare, accumulare, ottenere sempre di più, ma dovete lavorare per dare, non per prendere. Quella è l’idea, se solamente potessi avere un aumento, allora avrei di più da dare a qualcuno che è nel bisogno. Ragazzi, che modo magnifico di affrontare la cosa. Questo è radicale, rivoluzionario. L’approccio naturale è ottenere di più e mettere da parte le vostre cose. Nasconderlo nei pavimenti, nasconderlo nel muro, metterlo in una cassaforte, metterlo in una borsa, mandarlo in Svizzera, accumularlo. Il principio del Nuovo Testamento è lavorare sempre più duramente, e sempre più diligentemente, facendo cose buone, così da avere di più, e di più, e di più, e di più, per poter dare di più, e di più, e di più, e di più alle persone che sono nel bisogno.
Questa è tutta l’etica biblica; questa è tutta la base del nostro lavorare. Il versetto 13 di Luca 14 dice: “Quando fai un convito, chiama i poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi, e sarai beato, perché non possono contraccambiarti”. Non è bello? Non possono contraccambiarti. Non possono comprarsi un biglietto. E Dio ti benedirà. Questo era il modo di fare di Paolo. In Atti 20 dice: “Ho lavorato”. “Quando ho ministrato fra voi”, dice agli anziani di Efeso, versetti 33 e 34, “ho lavorato, e non solo ho provveduto al mio sostentamento così che voi non doveste pagarmi, ma ho provveduto al sostentamento di tutti quelli che lavoravano con me”. Ora, questo è lavoro duro, non è vero? Voi dite: “Come poteva farlo, quell’uomo?” Voglio dire, come poteva qualcuno lavorare, guadagnarsi da vivere, mantenere tutti quelli che viaggiavano con lui, e continuare a predicare come predicava Paolo?”
Beh, aveva una cosa che io non ho, ed è che riceveva rivelazione istantanea. Si alzava, apriva la bocca, e Dio parlava. Ragazzi, quanto mi piacerebbe. Quarto, un altro scambio; egli dice che l’uomo nuovo scambierà un’altra categoria: la cattiva comunicazione sarà scambiata con parole che edificano. Questo è molto pratico. Versetto 29: “Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta”. Ora, sarò molto franco con voi. Nulla—nulla—mi è più sgradevole della comunicazione volgare. Davvero non la sopporto. Non mi piace. Non voglio farne parte. Non mi piace starci intorno. Non è qualcosa che mi interessi.
Tra l’altro, dice: “Nessuna cattiva parola”. Cattiva è sapros; significa marcia. E ha a che fare con qualcosa che è senza valore e inutile; qualcosa che è malato. Una verdura marcia, o un frutto marcio, è qualcosa di inutile e senza valore. Puzza, è offensivo, non fa nulla per nessuno, anzi, non volete nemmeno avvicinarvi, figuriamoci mangiarlo. Quel tipo di parlare non ha posto. Che si tratti di barzellette spinte, bestemmie, storie sporche, cose grossolane, non c’è posto nella vita di un cristiano per quella roba. Lasciate che vi dia un versetto da ricordare. Salmo 141:3, segnatelo. Salmo 141:3 dice: “O Signore, poni una guardia davanti alla mia bocca, custodisci la porta delle mie labbra”.
Ascoltate: se Gesù Cristo è il portinaio delle vostre labbra, allora sarà Lui a determinare ciò che ne esce. Non c’è posto per la cattiva comunicazione. Non mi interessano le barzellette spinte e le storie sporche. Non mi interessano le allusioni e i doppi sensi. Non mi interessa il parlare esplicitamente grossolano e sporco. Non mi interessa affatto. Colossesi parla di questo. E l’apostolo Paolo, nel capitolo 3, parlando del far morire tutte le cose vecchie, dice, al versetto 8: “Togliete dalla vostra bocca il parlare osceno”. Non c’è posto per questo. Sapete una cosa? Quando qualcuno parla in quel modo, è piuttosto evidente che cosa stia accadendo, perché Matteo, capitolo 12, dice: “Dall’abbondanza del cuore”—che cosa?—“la bocca parla”.
La bocca parla, e potete capire molto del cuore di qualcuno da ciò che esce dalla sua bocca. Nel capitolo 5 di Efesini—guardate nella pagina successiva, versetto 3. “Fornicazione, impurità, avarizia, non siano neppure nominate tra voi”. Voglio dire, neppure una volta, non dovrebbero esserci. “E neppure oscenità né parole sciocche”. Non c’è posto per il parlare sporco, volgare o sciocco, per il parlare osceno. E sapete, in Romani capitolo 3, quando discute la depravazione dell’uomo, mostra come la depravazione dell’uomo parta dall’interno, e salga attraverso la sua bocca, e la sua lingua, e le sue labbra, e venga fuori. Sbarazzatevi di tutto questo. E al suo posto, ecco che cosa dovete fare—tre caratteristiche del parlare dell’uomo nuovo, versetto 29.
Primo, dovrebbe edificare—“che sia buona per l’edificazione”—buona per l’edificazione. Ogni volta che parlate, se il Signore custodisce le vostre labbra, e voi aprite la bocca, qualunque cosa ne esca dovrebbe edificare gli altri; edificare significa costruire. Dovrebbe costruirli. Dovrebbe incoraggiare, dovrebbe rafforzare, dovrebbe edificare spiritualmente, essere spiritualmente positiva, spiritualmente fortificante, spiritualmente costruirli. È questo che accade quando parlate? Quando passate accanto a qualcuno, e quella persona parla con voi per qualche momento, se ne va edificata in Gesù Cristo? Se ne va edificata in Gesù Cristo? È questo ciò che accade?
E durante il giorno, in casa, mamma, quando sei con i tuoi figli, ciò che dici è qualcosa che edifica e costruisce? Papà, quando porti fuori i tuoi figli, e trascorri una giornata con loro, quando parli con loro, ciò che accade è edificante, costruttivo, rafforzante e incoraggiante per loro? Secondo, dovrebbe essere necessario. Nel versetto 29 c’è la piccola frase “secondo il bisogno”, e letteralmente significa che si adatta ai bisogni—così come si adatta al bisogno. Ascoltate, mia madre mi diceva quando ero bambino—cominciavo a dire qualcosa: “Ehi, mamma, sai che cosa ha fatto tal dei tali”—e lei diceva: “Ora, è necessario? È necessario?” È interessante—non so se sia necessario, ma è necessario?
Se dicessimo soltanto ciò che è edificante e necessario, saremmo—le persone farebbero a gara per starci vicino. Terzo, deve essere pieno di grazia, alla fine del versetto 29: “affinché conferisca grazia a chi l’ascolta”. È proprio come uscire fuori come un cameriere e offrire loro un banchetto di grazia. C’è dolcezza in ciò che dite, qualcosa che benedice, che conquista? Sapete, ogni volta che aprite la bocca, dovrebbe edificare, dovrebbe essere adatto, e dovrebbe essere pieno di grazia. È così che dovremmo parlare. È questo che dovrebbe uscire dalla nostra bocca, non cattiva comunicazione. Abbiamo un cuore nuovo, e dall’abbondanza di un cuore nuovo dovrebbe uscire un nuovo parlare. Amo ciò che dice Luca 4:22: “E tutti gli rendevano testimonianza e si meravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla Sua bocca”.
Oh, amo questo. Quando Gesù apriva la bocca, ne usciva grazia; e quando parlava, era edificante, era necessario, ed era pieno di grazia. E se lasciate che la Parola di Cristo dimori riccamente in voi, secondo Colossesi 3:16, quando aprirete la bocca, anche da voi uscirà questo. E se il Signore pone una guardia sulla vostra lingua, e se il Signore è Colui che custodisce le vostre labbra, le vostre parole possono essere le stesse. Controllate le vostre parole. Colossesi parla del fatto che il nostro parlare dovrebbe essere condito con sale. Sapete, c’è corruzione nel mondo, e il sale—noi dobbiamo essere sale per quella corruzione. Sapete, quando qualcosa stava per corrompersi, ci mettevano sopra del sale, e il sale rallentava la corruzione.
E quando parlate? Siete parte della corruzione, o rallentate la corruzione? Siete sale, o siete soltanto altra corruzione? Quando aprite la bocca, siete il sale che rallenta la corruzione, o siete soltanto parte della corruzione? Qualcosa su cui riflettere. E il risultato di tutto questo, versetto 30: “Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione”. Sapevate che lo Spirito Santo può rattristarsi? Questo significa “rattristare”. Sapete che Dio piange? Leggetelo in Geremia: “I miei occhi si scioglieranno in lacrime”, dice. E il cuore di Dio fu spezzato in Osea. E Gesù pianse su Gerusalemme. E Gesù pianse presso la tomba di Lazzaro.
E qui lo Spirito di Dio si rattrista; e che cosa Lo rattrista? Lo rattrista quando voi, come credenti, non scambiate il vecchio con il nuovo. Lo Spirito Santo è rattristato quando vede menzogna invece della verità, quando vede ira invece di perdono, quando vede furto invece di condivisione, e quando sente corruzione invece di grazia. E il punto che sta facendo nel versetto 30 è: come potreste mai rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale siete stati suggellati fino al giorno della redenzione? Ora, quando studiavamo prima in Efesini, abbiamo studiato il suggello. L’idea che voglio che vediate qui è questa: quando siete stati salvati, lo Spirito di Dio ha messo su di voi un marchio che diceva: “Questo appartiene a Dio, questo è genuino, questo è autentico, e questo è per sempre”.
E ascoltate, se lo Spirito di Dio è stato così pieno di grazia da darvi una salvezza eterna, se lo Spirito di Dio è stato così pieno di grazia da suggellarvi per sempre, se lo Spirito di Dio è così pieno di grazia da tenervi nel palmo della Sua mano fino al giorno della redenzione, come potreste volontariamente rattristare uno Spirito così pieno di grazia? Questo è ciò che sta dicendo. Come potreste farlo? Come potreste rattristare lo Spirito Santo, con il quale siete stati suggellati? Sapete che la vostra salvezza è per sempre, sapete che ciò che Egli ha fatto per voi non può essere cambiato, sapete che vi ha dato un dono eterno; ora vorreste abusarne rattristandoLo? Come potreste farlo? Come potreste rattristare proprio Colui che ha fatto del vostro corpo il santuario della Sua santa presenza?
Come potreste farlo? Egli è Colui che ha compiuto l’opera magnifica di mettervi eternamente da parte per Dio; come potreste rattristarLo? Dunque, dice Paolo, l’uomo nuovo deve mettere via la menzogna e prendere la verità, mettere via l’ira ingiusta per la santa ira, mettere via il rubare per il condividere, mettere via il parlare inutile e vile per parole edificanti e piene di grazia, e non dare posto al diavolo, e non rattristare lo Spirito Santo. Poi un contrasto finale: dobbiamo scambiare i vizi naturali con le grazie soprannaturali. Versetto 31—e qui egli in un certo senso riassume tutto: “Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva, con ogni sorta di cattiveria!”
Ora, ascoltate ciò che ha detto. Riassume. Dice: “Guardate, amarezza”—quel risentimento che cova sotto la cenere, quello spirito cupo, rancoroso, non disposto a perdonare—e poi dice: “e ogni cruccio”—e tutta quella reazione selvaggia—“e tutta quell’ira”—quel tipo illecito di risentimento interiore—“e ogni clamore”—sapete che cosa significa la parola clamore? Significa uno scoppio violento, gridare in pubblico. Sapete, tutto quello che dovete fare è, sapete, stare un po’ nel vostro quartiere, e lo sentite, specialmente d’estate, quando le finestre sono aperte. Beh, abbiamo sentito cose interessanti nel nostro quartiere. Gridare pubblicamente, questo è clamore. Oppure urlare davvero contro quello che vi ha tagliato la strada: “Stupido…” sapete.
Ora guardate una cosa. Sta dicendo che se avete amarezza, cruccio e ira, avrete scoppi d’ira, covarete dentro, urlerete contro le persone, urlerete loro contro in pubblico, e dall’altra parte, aggiunge, parola offensiva. A volte bisbiglierete alle loro spalle. La calunnia può essere pubblica, oppure può essere molto silenziosa, sussurrata. Ma il punto qui è questo: avete un rapporto sbagliato con le persone, vedete. Qui è tutto relazionale. Non sta parlando tanto del vostro rapporto con Dio; in tutto questo brano, si tratta di come vi rapportate alle persone, perché il concetto qui, in questo libro, è il corpo. E quando avete a che fare con le persone, non potete essere amari, o pieni di cruccio, o adirati, o clamorosi, o calunniatori—parlare male, cianciare alle loro spalle in segreto. Sbarazzatevene—mettetele via.
E insieme a tutto questo mettete via ogni kakia. Significa ogni male, il male in generale, tutto quanto; sbarazzatevi semplicemente di tutto. Sapete, come cristiani dobbiamo trattarci gli uni gli altri nel modo giusto. E tutte queste sono questioni personali. Come ve la state cavando nella vostra famiglia con queste cose? Come ve la state cavando con certe persone nella comunione, nella chiesa? C’è qualche amarezza, cruccio, ira, clamore, parola offensiva? Mettetele via. E al loro posto prendete questo—versetto 32: “Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda”. Voi dite: “Oh, ma tu non sai che cosa mi hanno fatto; ho il diritto di essere arrabbiato. Non sono mai cambiati, e io sono amareggiato. E quando vedrò quell’uomo, griderò. E nel frattempo parlerò male di lui. E ne ho il diritto. Guarda che cosa mi ha fatto”.
Ed è proprio per questo che il versetto 32 finisce come finisce: “come anche Dio vi ha perdonati in Cristo”. Volete sentire qualcosa di interessante? Dio è stato benevolo verso di voi. E Dio è stato misericordioso verso di voi. E Dio vi ha perdonati. E volete sapere una cosa? Voi non lo—che cosa?—meritavate. Se volete basarvi su quella premessa, avete perso il punto. Non gridate contro qualcuno perché se lo merita; gridate contro qualcuno perché siete peccatori. Non parlate male di qualcuno perché se lo merita; parlate male perché siete peccatori. Non vi arrabbiate con qualcuno perché se lo merita; vi arrabbiate perché siete peccatori. Non diventate pieni d’ira e clamorosi perché qualcuno se lo merita; lo fate perché siete peccatori.
Perché il carattere di Dio dice: “Non importa che cosa mi hai fatto, Io ti amerò, sarò benevolo verso di te, sarò tenero verso di te, e ti perdonerò”. E Paolo dice: “Ed è esattamente questo che Dio si aspetta di vedere da voi cristiani”. Se siete una nuova creatura, questo dovrebbe esserci. Se siete nuovi in Gesù Cristo, questo dovrebbe esserci. Oh, volesse Dio che queste cose fossero vere. Ascoltate, gente, se potessimo essere una comunità in mezzo a questo mondo, una comunità di persone che non mentono mai, ma dicono sempre la verità; una comunità di persone che non si adirano mai in modo che sia un’ira peccaminosa, ma agiscono sempre nell’amore. Se potessimo essere un popolo che non ruba mai, ma soltanto condivide; se potessimo essere un popolo che non pronuncia mai cattiva comunicazione, ma ministra sempre grazia alle persone che ascoltano.
Se potessimo essere quelli che non hanno amarezza, cruccio, ira, clamore, parola offensiva, ma sono caratterizzati da una benevolenza incessante, da misericordia e perdono, pensate che il mondo potrebbe prendere nota del nostro messaggio? Io credo di sì. È così che gli uomini nuovi devono agire. Esaminate voi stessi, per vedere se siete nella fede. Dite la verità? Avete controllo dell’ira, così che essa operi soltanto in modi giusti? Condividete? Parlate con grazia? Amate con benevolenza, misericordia e perdono? Gli uomini nuovi vivono vite nuove.
Padre, siamo d’accordo con ciò che lo Spirito di Dio sta dicendo nei nostri cuori, e tutti siamo stati convinti questa mattina, e vediamo il modo in cui spesso abbiamo parlato a coloro che amiamo di più, le nostre mogli, i mariti, i figli, gli amici.
Alcuni di noi hanno parlato male alle spalle di qualcuno e hanno spettegolato. Alcuni di noi sono stati clamorosi, e hanno parlato in pubblico in modo disordinato. Tutti abbiamo combattuto attraverso le battaglie dell’ira, della menzogna, del parlare malvagio. Signore, aiutaci a conoscere la vittoria che soltanto Tu puoi dare, così che da una parte non diamo mai posto al diavolo, e dall’altra non rattristiamo il benedetto Spirito Santo, che è così pieno di grazia da darci una salvezza eterna. Poiché siamo stati messi eternamente in relazione con Lui, aiutaci a non violare mai questo rapporto in un modo che Lo rattristi.
E, Signore, sappiamo che se non ci trattiamo in questo modo gli uni gli altri, il corpo non può funzionare. E se il corpo non può funzionare, Cristo non può essere manifestato, e se Cristo non è manifestato, il mondo non può vedere e conoscere. Che cominci da noi, Padre, mentre obbediamo; compi la Tua opera mediante il Tuo Spirito in noi, nel nome di Cristo. Amen.
FINE
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