Questa mattina vorrei richiamare la vostra attenzione al capitolo 5 versetto 18. Proprio dove abbiamo finito la volta scorsa, ed oggi esamineremo la vita ricolma di Spirito. La vita ricolma di Spirito. Ovviamente, chiunque di voi sia stato un cristiano da un po’ di tempo, sa bene che questo è un testo estremamente importante. Un testo molto familiare, un’area di studio che dev’essere affrontata da ogni credente per comprendere davvero ciò che Dio richiede da noi. Questo è uno di quei testi assolutamente cruciali, un locus crucis, per così dire. In effetti, non c’è area più importante nell’inter camminare in modo degno, di questa realtà particolare. Il riempimento dello Spirito è fondamentale per vivere la vita cristiana secondo i parametri di Dio.
Ora, vi ricorderete che ho cercato di mostrarvi il libro di Efesini nel suo insieme, ed ho menzionato un paio di volte che potremmo compararlo ad un automobile sportiva, nei capitoli 1, 2 e 3 troviamo la descrizione dell’auto che si concentra in modo particolare sul motore centrale di potenza. In altre parole, Dio qui sta dicendo che come cristiani, “questa è l’essenza di chi siamo veramente”. E nei primi tre capitoli ci offre una descrizione fenomenale della nostra posizione in Cristo. Descrive la centrale di potenza, la potenza della risurrezione a noi disponibile, l’eredità incredibile che Dio ci ha affidato, e quindi dal capitolo 1 al capitolo 3 versetto 13, troviamo un incredibile descrizione del credente presentata come se fosse un’automobile ad alta potenza, ad alta prestazione. Poi abbiamo visto nel capitolo 3 dal versetto da 14 al 21, che l’apostolo Paolo descrive quello che mi piace chiamare “la chiave d’avviamento”. Non serve a nulla avere un motore ad alta potenza se non lo si può accendere. E quindi nel capitolo 3, dai versetti 13 o 14 in poi, parla dell’interruttore di accensione, del come accendere il motore per poter partire.
Vi ricorderete che abbiamo parlato dell’essere rafforzati con la potenza dallo Spirito nell’uomo interiore e di come Cristo si stabilisca e dimori nel nostro cuore, e poi abbiamo incominciato a comprendere l’amore di Cristo e ad esser riempiti di tutta la pienezza di Dio, e ad esser in grado di fare molto, molto di più di quanto possiamo chiedere o immaginare. In altre parole, la potenza comincia a girare, il motore comincia a muoversi, e la chiave per accenderlo è di essere abilitati dallo Spirito di Dio, da Cristo e da Dio Padre. E poi arrivando al capitolo 4, ora che il veicolo è stato descritto ed il motore è acceso, il capitolo 4 ci indica la strada da percorrere. E l’abbiamo chiamato il cammino degno, e ci viene detto che dobbiamo camminare sul sentiero degno della nostra chiamata.
Abbiamo un veicolo fenomenale che dev’esser guidato fenomenalmente sul tragitto unico e meraviglioso. Siamo diversi dal mondo, il nostro percorso non è come l’autostrada del mondo. Comporta l’umiltà, non l’orgoglio del mondo. Comporta l’unità, non la discordia. Comporta l’amore, la luce e la saggezza. E vi ricorderete che abbiamo parlato di tutte queste cose: del camminare nell’unità, del camminare nell’umiltà, del camminare uniti l’uno con l’altro, del camminare nell’amore, del camminare nella luce e la volta scorsa abbiamo visto il camminare con saggezza. Quindi questo è un po’ il cammino che questa macchina deve percorrere.
Ma alla fine del libro descrive alcuni blocchi stradali. Nel mentre guidiamo questo veicolo ad alta potenza, e siamo energizzati e guidati da Dio sulla strada che vuole che percorriamo, troveremo degli ostacoli, ed è per questo che nel capitolo 6, dal versetto 10 in poi, parla del fatto che ci imbatteremo in Satana. Ci troveremo ad affrontare la malvagità spirituale nelle alte sfere di dominio, i principati, le potenze e i dominatori delle tenebre. E per poter affrontare queste cose qui, dobbiamo avere l’armatura di Dio e – nel versetto 18 del capitolo 6 – dice che siamo chiamati a pregare senza cessare.
Quindi, in realtà, qui vediamo il flusso intero di come Dio ha progettato il credente, ovvero, come un veicolo ad alta potenza, ad alta prestazione. Egli dev’esser acceso essendo rafforzato con potenza dallo Spirito nell’uomo interiore e deve camminare su quel sentiero che Paolo chiama il “cammino degno”, e deve vivere in unità, umiltà, unione, amore, luce e saggezza; e nel percorso s’imbatterà in alcuni ostacoli e dovrà contrastare Satana e difendersi combattendo contro Satana in virtù dell’armatura di Dio e della preghiera. E quindi: ‘Com’è che questa parte s’inserisce nel tutto?’. Beh, io questo lo chiamo il carburante. Bisogna mettere qualcosa nel serbatoio. E cosa? Il versetto 18 ce lo dice: “Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate – cosa? – ricolmi di Spirito”. Questa è la benzina del credente, questo è il carburante, questo è ciò che gli permette di andare, ed il tutto sarebbe inutile, non servirebbe a nulla aver tutto il resto al posto giusto, se non ci fosse il carburante.
E mi ricordo di aver visto in una rivista la foto di un contadino Amish che in qualche modo vinse una macchina, e quando gliela consegnarono agganciò il suo cavallo al paraurti e viaggiò con stile. Sapete, ci sono molti cristiani che agganciano il cavallo della carne al veicolo creato da Dio destinato ad essere alimentato dal carburante dello Spirito Santo, e cercano di spostarlo con il cavallo della carne. Ascoltate: Dio vi ha designati per essere manovrati dalla pienezza dello Spirito, non per essere trainati dal cavallo della carne. Questo è il messaggio che questo versetto vuole comunicare.
Avete tutta questa energia, potenza e tutte queste risorse, il sentiero è tracciato, la strada è tracciata, il cammino è tracciato, e per poterla seguire dobbiamo esser energizzati dallo Spirito di Dio. Ed in questa sezione, dal 5:18 fino al 6:9, descrive com’è che il riempimento dello Spirito di Dio influisce su di noi. Del come influenza tutte le nostre relazioni. Come influisce sul nostro atteggiamento. Per esempio, nel versetto 19 parla dell’efficacia che il riempimento dello Spirito ha su di noi, dice: “Parlerete in salmi, inni e cantici spirituali”. Nel versetto 20 dice che renderemo grazie. Dice anche del come influenzerà le relazioni che abbiamo con il resto delle persone. Nel versetto 21 dice che ci sottomettereni gli uni agli altri. Ci cambierà anche nelle nostre relazioni domestiche, tra mogli, mariti - capitolo 6 – tra i figli. Parla del come si ripercuoterà sulle relazioni in ufficio o sul posto di lavoro. Nel versetto 5 del capitolo 6 parla dei servi e di padroni. In altre parole, il riempimento dello Spirito influenzerà ogni rapporto che abbiamo, influenzerà tutti nella nostra casa, al lavoro. Questo è il carburante che vi permette di andare avanti.
Ora, ricorderete anche che Domenica scorsa abbiamo parlato del saggio cammino - versetto 15. Torniamo un attimo su quel punto, “Guardate dunque con diligenza a come camminate con circospezione”, ovvero, camminate con saggezza, camminate con una mente analitica, attenta, critica, esigente, nel mentre guardate dove mettete i piedi. Camminate con saggezza, “non da stolti, ma da saggi”. E un cammino di saggezza che implica il recuperare il tempo, perchè i giorni sono malvagi, e dice: “Perciò non agite con leggerezza,” o stupidamente “ma cercate di ben cpire quale sia la volontà del Signore”. E poi prosegue direttamente al versetto 18: “Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito”, ora ascoltate bene, gente: L’elemento finale del cammino saggio è il camminare essendo ricolmi di Spirito, questo è l’elemento finale. Saresti il più stolto di tutti se agganci il cavallo alla macchina. Saresti il più stolto di tutti se cercheresti di trascinare la nuova creazione di Dio con il cavallo della carne. Quella è stoltezza. La saggezza dice: ‘Visto che ho questa risorsa incredibile ed ho questa potenza immensa, farò si che il tutto sia energizzato dallo Spirito, lascerò che sia riempito dallo Spirito”.
È un po’ come avere il veicolo più potente del mondo con della benzina senza però metterla mai dentro. Voi siete la cosa più potente del mondo. L’ho detto molte volte: Al di fuori della Trinità, il cristiano è il bene più prezioso dell’universo. Non c’è niente che può competere con voi. Vi è stata data la risorsa della potenza di risurrezione di Dio. Avete tutto. Questo si vede nei primi tre capitoli di Efesini. Ma non solo quello, avete anche la più grande fonte di carburante, lo Spirito Santo divino che vi da energia. Ora, ovviamente, seppur avete un veicolo ad alta prestazione con il miglior carburante in circolazione, se non glielo mettete dentro non serve a molto, vero? Questo è il punto. Vivere la vita cristiana richiede di essere riempiti o letteralmente controllati dallo Spirito Santo, ed è qui che bisogna abbandonarsi allo Spirito. Ora ne parleremo nelle prossime settimane, ma prima di arrivare alla frase che dice di essere ricolmi di Spirito, dobbiamo superare quella che dice di non ubriacarsi, giusto? Questo fa parte di un contrasto che Paolo sta offrendo. Quindi, questa mattina e la prossima settimana parleremo di cosa significa quella prima frase: “Non ubriacatevi! Il vino, porta alla dissolutezza, ma siate ricolmi di Spirito”.
Ora, qui Paolo presenta un contrasto, non è vero? Tra l’ubriachezza e l’essere ricolmi di Spirito? È un contrasto che è molto chiaro, sembra molto semplice in superficie, eppure contiene alcune verità profonde. Ora, se guardassimo a questa sezione particolare dal versetto 18 al 20 o al 21, vedremmo tre cose: il contrasto, nel versetto 18; il comando alla fine del versetto 18 – “siate ricolmi di Spirito” - e le conseguenze, versetti 19, 20, 21. Le conseguenze sono il cantare, il ringraziamento, ed il sottomettersi, e ci arriveremo. Il comando invece è “siate ricolmi di Spirito” e ci arriveremo. Ma per questa mattina e per la prossima volta, il contrasto è: “Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza”.
Ora, questa questione dell’ubriachezza e del bere è un grande problema al giorno d’oggi. È una grande discussione nella Chiesa, ed i cristiani ne parlano molto. Alcuni dicono: ‘Beh, io non bevo e neanche tu dovresti, bere è peccato!”. Qualcun altro invece dice: “Beh, sai, non è peccato bere, Gesù beveva vino e anche nella Bibbia e nell’Antico Testamento si beveva il vino, e quindi voglio esser un cristiano biblico”, altri invece dicono: “Beh, l’unica volta che non si dovrebbe bere è quando si rischierebbe di offendere un fratello più debole, e se sei così debole, non ci sono comunque scuse, a questo punto dovresti già esser forte”. Altre persone invece dicono: ‘Beh, no! Noi non beviamo! Non ci avviciniamo neanche, non bere, non fumare, non provare neanche a masticare; e con le ragazze che lo fanno? Non ne aver nulla a che fare” ecc ecc. Sapete come funziona, no?
E quindi ci sono tutte queste divergenze da una parte all’altra sul cosa è accettabile e cosa no; e quello che vorrei condividere con voi, tenendo in mente oggi e la prossima volta - e oggi ci limiteremo a gettare un pochino le fondamenta; oggi sarà un po’ il fondamento accademico e poi la prossima volta, Domenica prossima, m’inoltrerò in quella che chiamo la carta dei vini del cristiano. E spero che la combinazione di entrambi questi studi vi sia utile. Ma incominciamo da qui, dal versetto 18, e vediamo dove andiamo a parare.
“E non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza”. Ora, un modo molto chiaro di comportarsi da stolto è quello di ubriacarsi. Questa è l’antitesi della saggezza. Il versetto 15 dice: “Non siate degli stolti ma saggi”. Il versetto 17 dice: “Non siate stupidi, ma fate la volontà di Dio” ed il versetto 18 dice: “Non ubriacatevi ma siate ricolmi di Spirito”, in realtà sono dei parallelismi di cose molto simili. Il più stupido, la persona più sprovveduta, è quella che si ubriaca. D’altra parte, la persona più saggia è quella che fa la volontà di Dio ed è ricolma di Spirito, capite? Essere ricolmi di Spirito è la volontà di Dio ed è saggio; essere ubriachi è stupido e da stolti, quindi questo è il paragone. Ora, Paolo sa bene che il mondo è un mondo di ubriachi - e questo è vero - voglio dire è vero che il mondo è ricco d’ubriachezza. Mi stupisce sempre che ogni volta che c’è una qualche pubblicità per bevande alcoliche, ci sono sempre gli uomini distinti. È associato all’essere un uomo distinto. Per pubblicizzare i loro prodotti non usano mai l’ubriaco bavoso sdraiato per terra sotto un qualche canale di scolo. L’alcolismo è un problema importante, e questo, sono sicuro, si trova nella mente di Paolo.
Guardiamo la cosa prima di tutto da questo punto di vista. Paolo sta dicendo: “Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza, ma siate ricolmi di Spirito”, forse parlando generalmente. Sarebbe come dire: ‘non ubriacatevi, ma siate ricolmi di Spirito. Nel senso che se siete alla ricerca della gioia o state cercando di sfuggire dai vostri problemi, se state cercando la gioia o il conforto, non ricercateli sul fondo della bottiglia, ma nello Spirito Santo. Lasciate che lo Spirito Santo sia la vostra risorsa’. Ora, tutte le persone cercano la gioia, tutti cercano l’euforia, nessuno vuole essere sempre infelice. Le persone vogliono essere felici - e ovviamente non è un problema, Dio vuole che siamo felici, Dio non è un guastafeste cosmico. Non va in giro a dire: ‘Oh, cen’è uno che si sta divertendo – prendetelo’, ovvio, no! Non funziona così. Dio non ha il grande desiderio d’inondarvi di giudizio, Dio vuole che siate felici.
Quando Gesù introdusse il suo primo messaggio in Matteo 5, come abbiamo già detto, iniziò dicendo “felici o beati o benedetti sono coloro... felice è colui, felice è colui, felice è colui. Gesù vuole che siamo felici. L’Ecclesiaste, il predicatore, guarda alla vita e dice: “C’è un tempo per ridere”. L’Antico Testamento dice: ‘Un cuore allegro fa bene come una medicina’. Dio vuole che siamo gioiosi, Gesù ha detto: “Vi do la mia gioia”. Giovanni, 1 Giovanni 1:4, “Queste cose vi scriviamo perchè la vostra gioia sia completa”. Paolo, “Siate sempre gioiosi, ripeto di nuovo, siate sempre gioiosi!”. E la Scrittura nei Salmi dice che il popolo gridava di gioia e che c’era pienezza di gioia. E nel giorno della nascita del Signore, c’era una buona notizia di grande gioia! Dio vuole che siamo felici e che siamo gioiosi, ma Dio vuole che troviamo la risorsa per la gioia nel posto giusto, non nel posto sbagliato, non artificialmente.
E quello che succede è che nella società, le persone vogliono essere felici, solo che le circostanze le rendono infelici, e quindi si lasciano andare ad un torpore che non le costringe ad affrontare la realtà. Mi ricordo che una volta, m’incontrai con un ragazzo che era strafatto di droga, ed io gli chiesi: ‘Hai trovato risposta alle tue domande?’ e lui mi rispose dicendo: ‘No, ma almeno non devo più chiedermele. Non riesco nemmeno a ricordarmi quali fossero’. E questo è il tipo di fuga che il mondo chiama ‘gioia’. Vedete, è la ricerca di una gioia e di una felicità artificiale. Le persone vogliono conforto, hanno un sacco di problemi e quindi cercano di fuggire da questo modo.
C’è un tipo di roba che ho visto che è un liquore, uno scotch, credo si chiami qualcosa come ‘Conforto del sud’. Ascoltatemi bene, quello non è conforto, e non farà altro che portarvi più al sud di quanto vogliate. Ma sono sempre stupito di vedere come li vendano, ‘Conforto del sud?”. Ascoltate, cos’è che disse Paolo? Chi è il consolatore? Chi è? Lo Spirito Santo. Lo Spirito è il consolatore, e sta dicendo che se volete il vero conforto, e se volete la gioia, allora trovatela dove esiste veramente, non nel fondo di una bottiglia, che è artificiale, e che tutto d’un tratto, non appena l’effetto termina tutti i problemi ritornano di nuovo. Ecco perché la Bibbia dice: “gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi”.
L’intossicazione non è mai il rimedio. L’intossicazione non è mai il rimedio alle preoccupazioni della vita. Non fa altro che aggiungere altre preoccupazioni. Tutto ciò che fa è aggiungere altri problemi. A proposito, vorrei aggiungere questo, che l’alcolismo non è una malattia, è un peccato. Alla fine diventerà un elemento di malattia nella misura in cui influirà sul corpo. Ma l’alcolismo e l’essere un ubriacone, secondo la Bibbia, è un peccato. È una manifestazione della depravazione, è un peccato e dev’essere confessato ed affrontato come tale. Se volete una gioia indicibile e piena di gloria nella vostra vita, se volete un conforto che vada oltre quello che il mondo può sognare, allora Paolo dice: “Siate ricolmi di Spirito”. Non ricercate le vostre risposte nella bottiglia, non sono li, la bottiglia non fa altro che aggravare il problema. Ed ogni volta che si guarda alla Bibbia e si considera l’ubriachezza, ci trovaimo sempre qualcosa di brutto.
Ogni illustrazione dell’ubriachezza nella Bibbia è un disastro. Non è mai nulla di buono. Non migliorerà mai nulla. Non risolverà mai nessun problema. Noè si ubriacò e nella sua nudità si comportò in modo spudorato. Lot si ubriacò e le sue figlie commisero incesto. Nabal si ubriacò e, in un momento cruciale, Dio gli tolse la vita. Ela si ubriacò e fu ucciso da Zimri. Ben-Adad ed i suoi re si ubriacarono e furono massacrati, solo Ben-Adad fu risparmiato e risparmiarlo fu anch’esso un peccato. Baldassar - in Daniele 5 – organizzò un grande banchetto dove viene detto che assaporarono il vino e lodarono gli dèi d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra e, nel bel mezzo di quella confusione d’ubriachezza il regno fu strappato da sotto i piedi a Baldassar. I Corinzi erano ubriachi e nella loro ubriachezza profanarono la mensa del Signore e Dio fece ammalare alcuni di loro ed altri furono giustiziati. Vedete, l’ubriachezza nella Bibbia è sempre associata a cose terribili, a vite sfrenate, all’immoralità, alla dissolutezza, ad un comportamento spericolato e selvaggio.
Lo si vede sempre associato al comportamento sessuale, all’immoralità. La si vede associata ad un comportamento sfrenato e sconsiderato. Una volta ho visto un ubriaco che stava letteralmente mettendo a soqquadro tutto, io stavo cercavo d’impedirglielo e lui mi lanciava bottiglie di Jack Daniels addosso, spaccando i muri. Non potevo fare nulla. Era fuori controllo. Ho visto ubriachi forzati con una camicia di forza. Li ho visti legati e portati in ospedale. E anche nella Bibbia l’ubriachezza è associata a questo tipo di cose, è sempre associata a tragedie. Ecco perché ci dice così esplicitamente che se un uomo dev’essere una guida nella Chiesa, un anziano, non può essere “dedito al vino”, il vino non ha posto in quel tipo di vita. L’ubriachezza squalifica da qualsiasi tipo di servizio spirituale, in assoluto, in assoluto. Pietro dice: “Tempo fa anche voi eravate così...” 1 Pietro 4: “Basta con il tempo trascorso a soddisfare la volontà dei pagani vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle ubriachezze, nelle orge, nelle gozzoviglie, e nelle illecite pratiche idolatriche”. Vedete? Va tutto insieme, tutte quelle pratiche idolatriche illecite, il vivere nelle dissolutezze, le attività sessuali, sono tutte nella stessa categoria dell’ubriachezza. E tra l’altro, l’ubriachezza contraddistingue le persone che non appartengono al regno.
1 Corinzi capitolo 5 ci dice: “ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro”. Se qualcuno che si identifica come cristiano ma è un ubriacone, non dovreste nemmeno associarvici. Nel versetto 10, fancedo un po’ marcia indietro, dice che persino se si trova nel mondo, ed è quel tipo di persona, dobbiamo porargli il vangelo! Ma poi, quando arriva la salvezza - capitolo 6 versetto 9 - “Non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno?”. Dice: “Non v’illudete; né ladri, nè avari, nè ubriachi – e poi dice – e tali eravate alcuni di voi”. In altre parole, la chiesa dovrebbe essere piena di ex ubriaconi. Ma se lo sono nella chiesa attivamente, se sono quelli che chiamiamo ‘alcolisti di chiesa’ che continuano a bere, che continuano ad ubriacarsi, che non smettono, che son ancora alcolizzati, allora possiamo dire che o non sono cristiani o stanno solamente pretendono di esserlo e dovrebbero essere dissociati.
Ora, solo Dio lo sa, è possibile che una persona sia cristiana e sia anche alcolizzata, certo. Ma Paolo ha detto che gli ubriachi non ereditano il regno. Ora, non sto dicendo che se ci si ubriaca si perde la salvezza, sto solo dicendo che generalmente i cristiani non sono ubriaconi. E se voi dovesse dire: ‘Beh, sono diventato cristiano ma quello non ha avuto alcun effetto sul mio bere”, io risponderei che secondo quello che Paolo disse, non lo sei mai diventato!” Potresti essere un cristiano e potresti anche ricadere in quel vizio, ma se sei davvero venuto a Gesù Cristo, avresti sperimentato un cambiamento reale. Oh, forse è successo in un secondo momento - sapete, io ho conosciuto delle persone che erano cristiane e che in un certo periodo della loro vita hanno iniziato a bere, per poi ricadere nello stesso peccato più avanti nella vita, una cosa tragica. Non so se siano mai stati salvati, forse sì. Altri invece dopo esser ricaduti nel peccato il Signore li porta a casa. Solo Dio sa se sei un cristiano o no se ti comporti in quel modo, ma la dichiarazione della Scrittura dice che se ti comporti così, se l’ubriachezza ti caratterizza allora non appartieni al regno. Ma il passo successivo – nello stesso testo, Paolo dice che è possibile affermare d’essere cristiani e vivere in quella maniera, solo Dio sa la differenza, ma è meglio che vi esaminiate.
È quello che abbiamo detto durante tutto il corso dello studio: È meglio che vi esaminiate, se avete un problema in questo campo, esaminatevi per vedere se siete veramente dei cristiani. E lasciatemi aggiungere questo: Se hai un problema in questo campo, Dio può liberarti, lo credo fermamente. E credo che se siete davvero ricolmi di Spirito, avrete la gioia, il conforto e le soluzioni che cercate, e non avrete bisogno di quella roba li. Credo che anche se i vostri peccati sono come lo scarlatto, possono diventare bianchi come la neve e che anche se sono rossi cremisi, possono diventare come la lana e credo che Dio possa trasformarvi, ho conosciuto molte persone che avevano problemi di questo tipo e Dio li ha trasfromati in un istante se vi appoggiate a lui, se vi ravvedete, se vi arrendete realmente a Lui.
Così Paolo sta dicendo agli Efesini e a noi: ‘Guardate, voi avete un tipo di vita più elevato. Non ricercate la vostra gioia e la vostra euforia nel fondo di una bottiglia, ma nello Spirito Santo meraviglioso”. Ma ascoltate, non è questo il significato principale di quello che sta dicendo, questa era solamente una piccola parte - gratis. Ora voglio che mi ascoltiate bene perchè vi dirò il significato principale di quello che vuole dire. Il senso principale di Paolo è religioso, è religioso. Sta parlando di sistemi di religione.
Ora, questo potrebbe sorprendervi, quindi ascoltate. L’ubriachezza era associata alla religione pagana. I pagani credevano che, per entrare in comunione con gli dèi, ci si dovesse sottoporre all’ubriachezza per poter raggiungere il livello più alto di comunione. Questa era la cosiddetta religione misterica. Queste sono le radici dei sistemi religiosi greci, romani mitologici. Credevano che si poteva entrare in comunione con gli dei attraverso l’estasi. Erano le frenesie e le estasi, i dervisci vorticosi, l’autoipnosi, e loro chiamavano le cose demoniache che succedevano, estasi - “ekstasia” ed “enthusiasmos” – gli entusiasmi. Si facevano prendere dalla frenesia e da bagni emotivi. Inoltre, bevevano e bevevano e bevevano fino a ubriacarsi, e pensavano che quello li elevasse alla comunione con gli dèi.
Questo ovviamente non è diverso da quello che sentiamo al giorno d’oggi. Da Timothy Leary in poi, ci sono state persone che hanno detto che se ti sballi abbastanza o se sei ubriaco raggiungi un livello di coscienza più elevato e puoi letteralmente entrare in comunione ad un livello superiore. I mistici ne parlano, il misticismo orientale sostene questo tipo di pratiche, l’occulto conferma lo stesso, tutti i tipi di religioni mistiche sostengono questo tipo di ragionamento. Ci sono un sacco di persone coinvolte in questo tipo di pensiero perchè credono di entrare in comunione con gli dèi in un livello superiore di coscienza religiosa. Non è una novità, è esattamente quello che il Paganesimo ha sempre sostenuto è esattamente il modo in cui operava nel passato.
Ora, lasciate che vi spieghi com’è nato il tutto in termini di cultura della chiesa di Efeso e com’è che questo passo si riferisce a quel punto. Il grande dio della mitologia greca era un dio che noi conosciamo come Zeus, e Zeus era il grande dio potente, un dio grande e potente. E Zeus in qualche modo impiantò il suo potenziale produttivo in Semele. Ora, lo fece senza mai incontrarlo perché nessuno poteva mai guardare direttamente a Zeus perché la sua gloria l’avrebbe incenerito all’istante; vedete? Sembra un po’ una contraffazione satanica di Dio Padre. E quindi Zeus e Semele non s’incontrarono mai, anche se Semele portava in grembo suo figlio e decise che aveva il diritto di vedere il padre. Quindi entrò al cospetto di Zeus e fu incenerita immediatamente al suo cospetto. E Zeus strappò il corpo del bambino dal grembo e lo cucì sulla sua coscia, vedete. Avete capito bene... Zeus lo cucì sulla sua coscia e lo portò fino al termine della gravidanza quando nacque.
Ora, il bello deve ancora venire. Il dio bambino nacque e Zeus volle che divenne il sovrano del mondo, del pianeta terra. Questo dio avrebbe governato il pianeta terra. Ebbene, secondo la mitologia greca, sulla terra c’erano già degli esseri, dei semi-dei, chiamati Titani. I Titani erano i figli della terra, erano coloro che gestivano la terra. Quando seppero che questo figlio di Zeus stava per venire e prendere il controllo, si arrabbiarono molto. Quindi s’impossessarono del bambino, gli strapparono le braccia e se lo mangiarono. Ma Zeus salvò il cuore, lo ingoiò e con quello fece rinascere il bambino.
Ora, amici, questa è roba strana, ma è quello che insegna la mitologia greca. Ho preso il tutto da una fonte diretta. Quindi alla fine, dopo che Zeus inghiottì il cuore, quel bambino rinacque e lo chiamò Diòniso. Ora, questo è importante perché questo nome ricorre più e più volte nelle religionii greche e nelle antiche religioni misteriche di Babiblonia. Dioniso è un nome molto familiare. Basta leggere qualcosa di minuscolo sulla mitologia greca per vedere il suo nome ovunque. Era il dio numero uno della terra. E quindi Dioniso nacque; ora Zeus però era arrabbiatissimo contro i Titani e li colpì con un fulmine. Li ridusse in cenere e da quelle ceneri nacque la razza umana, quindi ora conoscete la storia intera.
Ora, quindi i greci dicevano che Dioniso aveva il controllo della terra, e visto che ne era al comando, iniziò a sviluppare una religione che era la religione dell’ascendenza in cui gli esseri umani sorgevano dalle ceneri dei Titani inceneriti e che quindi potevano elevarsi ad un livello di coscienza divina. Potevano entrare in comunione con gli dei e per poterlo fare dovevano ricercare l’estasi e le emozioni. Era una religione in cui c’era musica selvaggia e gli scrittori antichi dicono che c’era, e cito: “danze folli, perversioni sessuali ed il tutto era indotto dall’ubriachezza”. D’accordo? Si riunivano tutti insieme, iniziavano con la musica e poi danzavano, e nel mentre la frenesia continuava a volte si mutilavano i genitali a vicenda, cosa che adoravano fare. Si lasciavano coinvolgere in tutto e quando cominciavano a ballare e a bere fino all’ubriachezza, arrivavano ad un punto culminante in cui mangiavano la carne cruda del toro mistico che veniva presentato ed alla fine, in un conclave di voci generale, chiamavano Dioniso dicendo: “Vieni tu, Oh Salvatore”.
Questo era il loro culto. Era riconosciuto per la sua musica, per le sue danze folli, per le sue estasi, i suoi entusiasmos, le sue perversioni sessuali, e per il fatto che tutto era indotto dall’ubriachezza. E Dioniso divenne noto come, e cito, “il dio del vino”, il dio del vino. E quindi potete vedere il nucleo di questo concetto, del fatto che l’ubriachezza è una contraffazione vile pagana della vera religione. E quindi quando Paolo dice: “Guardate, non ubriacatevi!”, non ha a che fare semplicemente con un problema sociale, ma con un problema teologico, vedete? Ha a che fare con qualcosa di molto più profondo del semplice divertimento e dei giochi, questa è la contraffazione di Satana, questo è il modo in cui Satana cattura le menti ed i corpi delle persone nel suo sistema! Tramite l’ubriachezza.
Dioniso divenne noto come il dio del vino. Sapete qual è il suo nome romano? Dioniso è il nome greco, quello latino è Bacco, lo stesso, lo stesso dio, B-A-C-C-O. Avete sentito parlare delle feste baccanali, quelle sono le festa degli ubriachi. Bacco è il dio del vino. Se conoscete un po’ di storia romana, sapete che Bacco era il gioviale, il dio allegro del vino che aveva le ninfee, le donnette buffe con quelle cose bianche che indossavano, o anche i satiri che suonavano i flauti... Le ninfe, i satiri e Bacco, il Dio allegro del vino, quello non era altro che l’equivalente romano di Dioniso, ed il culto era lo stesso.
Quando qualche anno fa ebbi l’opportunità di andare alla Terra Santa, ebbi l’opportunità di visitare i Paesi arabi: il Libano, Beirut, la Siria, la Giordania e così via, e poi andammo al punto più orientale dell’antico Impero Romano, una città chiamata Balbek o Baalbek, dal nome di Baal, e lì costruirono dei templi incredibili, assolutamente stupefacenti, con delle roccie enormi, lunghissime, solide e poste in cima alle colonne. E al centro di Baalbek ci sono tre templi principali, e sono situati nella stessa zona. Tra questi tre ne spicca uno che è il migliore di tutto, il tempio di Bacco, di questo dio, di Dioniso, il dio del vino. E le persone del posto ci hanno raccontato che questo era il luogo in cui il popolo si riuniva per la loro religione.
I tre templi diversi significavano tre elementi diversi della stessa espressione di adorazione, ma il tutto culminava nel tempio di Bacco. E nel mentre ti ci avvicini, non puoi far altro che notare le colonne enormi, i parapetti e tutte le pietre scolpite intricamente e non si riesce a capire bene di cosa si tratti finchè non ci si avvicina bene ed all’improvviso, ci si rende conto che sono tutte viti con foglie ed uva. Il tempio è letteralmente ricoperto di uva e di viti, perché quella è l’essenza della loro espressione di adorazione, l’ubriachezza. Ci hanno persino detto di aver costruito il luogo in modo che l’eccesso di vino, la fuoriuscita e quello che vomitavano, avesse modo di scivolare via e defluire. Si trattava quindi di un’orgia di ubriachi, avevano attività sessuali e così via.
Questo è il contesto che si trova dietro le quinte di quello che Paolo sta esprimendo in questo passaggio, capite adesso? Non è solo una questione sociale; è teologica. Sta dicendo agli Efesini: ‘Provenite da una cultura che insegnava il fatto che dovevate comunicare con gli dèi tramite l’ubriachezza, ma quello che vi sto dicendo invece, è che se volete davvero avere comunione con Dio, dovete esser ricolmi di” - cosa? “Del suo Spirito”. È una grande verità, non è vero? Questo è il cuore di quello che sta dicendo. Ed è quello che sta dicendo anche a noi. Non abbiamo bisogno delle cose artificiali del mondo. Se volete essere innalzati al più alto livello di coscienza religiosa, basta che entriate alla presenza di Dio tramite il riempimento dello Spirito.
Sapete, questa stessa corruzione era presente anche nella chiesa di Corinto. Guardate per un attimo con me a 1 Corinzi, capitolo 10. In effetti, il problema principale della chiesa di Corinto era che non erano mai riusciti a separarsi dal sistema malvagio. Non sono mai riusciti a separarsi dal mondo. Qualsiasi corruzione avessero conosciuto nel paganesimo, la trasporarono direttamente nella chiesa. Se c’erano delle cricche nella vita pagana, c’erano anche nella loro chiesa. Se erano adoratori d’eroi nella loro vita pagana, lo erano anche nella chiesa. Se erano affascinati da certi filosofi nella vita pagana, lo erano anche nella vita di chiesa. Se si denunciavano nella loro vita pagana, si denunciavano anche nella vita ecclesiale. Se erano orgogliosi, egoisti e menefreghisti nella vita pagana, lo erano anche nella chiesa. Se non sapevano come far funzionare un matrimonio nella vita pagana, non sembravano in grado di farlo nemmeno nella chiesa. Se nella vita pagana avevano problemi con la carne offerta agli idoli, lo stesso accadeva anche nella chiesa. Se non sapevano cosa fare con i doni dello Spirito, se non conoscevano i veri doni dello Spirito nella Chiesa, era perché li avevano corrosi e corrotti dal paganesimo.
E non capirete mai il significato delle lingue o delle profezie o di qualsiasi altra cosa espressa in 1 Corinzi dal 12 al 14 se non capite cosa stava succedendo nel paganesimo dietro le quinte. Era tutto un miscuglio, era tutto un contraffatto nella chiesa di Corinto, era tutto stravolto perché trascinavano il paganesimo nella chiesa e, così facendo corrompevano tutto.
Ora, nella Chiesa primitiva così come nella Chiesa di oggi, qual è quell’unica ordinanza, il ricordo più bello che Dio ha dato alla Chiesa e che rappresenta l’espressione più elevata di adorazione? Cos’è? È la Comunione, non è vero? Quella che il Signore Gesù Cristo stesso ha designato per elevarci alla Sua stessa presenza. Quello che il Signore ha progettato per farci ricordare di Lui. Quello che il nostro Signore ha progettato per farci entrare in comunione con Lui, è la sua tavola. Ed ora capite no? Che i Corinzi erano abituati a comunicare con i loro dèi tramite l’ubriachezza, quindi quando si presentarono alla tavola del Signore, indovinate un po’ cosa portavano: l’ubriachezza.
E quindi Paolo approccia questo tema nel capitolo 10 al versetto 16, e gli dice: “Il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse la comunione con il sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è forse la comunione con il corpo di Cristo? Siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane”, in altre parole, sta dicendo: “Ehi, siamo tutti uno. Partecipiamo ad un solo pane, ad un solo sangue, a un solo corpo”, ora quella era la base del suo discorso, l’unità. E poi continua dicendo - nel versetto 20 - “ i pagani sacrificano, le sacrificano ai demòni e non a Dio; ora io non voglio che abbiate comunione con i demòni. 21 Voi non potete bere il calice del Signore, - che è il calice della comunione, - ed il calice dei demoni - che è il calice dell’ubriachezza”, vedete? Non potete fare entrambe le cose. Perché? Indietro al versetto 16, “perché abbiamo comunione con Cristo in un solo corpo”. Versetto 17, “un unico pane, ed un unico corpo!” Non possiamo dividerci in questo modo, non possiamo partecipare con Cristo e godere del suo calice e poi andare dall’altra parte a bere ciecamente, ubriacarci e finire con l’adorare un qualche idolo demoniaco. Non possiamo permettercelo. Non potete bere - dice il versetto 21 – dal calice del Signore e dal calice dei demoni. Non potete mischiare le due cose. Provocherete il Signore alla gelosia, ed è meglio che siate più forti di Lui se volete fare così.
Vedete? Era proprio quello il punto. Bevevano il calice del Signore, che era il bel calice della Comunione, in ricordo di Cristo e poi andavano a bere il calice dei demoni, che era l’ubriachezza, pensando di raggiungere il più alto livello di coscienza religiosa tramite l’ubriachezza. Ed il nostro Signore stava dicendo che si poteva raggiungere il più alto livello di percezione religiosa e di spiritualità partecipando al calice del ricordo; che contrasto incredibile.
Bene, andate al versetto 19 del capitolo 11 e qui diventa chiarissimo che questo era proprio quello che stavano facendo: dice che certamente cerano delel eresie tra di loro, ci devono essere dell’eresie, ed era necessario manifestare ciò che è vero da ciò che non lo era, ma guardate al versetto 20: “ Quando poi vi riunite insieme” nello stesso luogo... quello che - e questa è la traduzione greca - “quello che fate, non è mangare la cena del Signore”. Quando vi riunite, potreste chiamarla la Cena del Signore e potreste dire: ‘Va bene, tutti quanti, ora faremo la Comunione’, e potreste anche dire che è così, ma non è così, “poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena” – e questa è l’ingordicia – e questa permette che alcuni rimangano senza mangiare – “e l’altro è ubriaco”. In altre parole, quello che state facendo non è la Tavola del Signore, ma la tavola dei demoni. Lo state facendo nel modo in cui lo facevate tempo fa, proprio come il paganesimo.
Vedete? Questo è un po’ il retroscena, questo è il problema. Sta contrapponendo la contraffazione satanica alla realtà divina della vera adorazione e della vera comunione. E voglio che vediate che è questo che sta dicendo, gente. Sta dicendo di non adorare Dio come facevate tempo fa. Ora, questo non significa molto per la nostra società perché non eravamo soliti adorare Dio ubriacandoci - almeno spero. Forse alcuni di voi sono usciti da un misticismo in cui ci si drogava e si pensava di raggiungere un livello religioso di supercoscienza, non lo so. Ma è quello che sta dicendo qui, perché gli Efesini avevano questo sistema religioso contraffatto e lui li sta invitando a venire al sistema puro, gli sta dicendo di non permettere che nulla falsifichi ciò che lo Spirito vuole fare; di non permettere che nessuno falsifichi ciò che Dio può fare riempiendoli del suo Spirito. Che verità tremenda... che realtà fantastica. Il fatto che non abbiamo bisogno di nulla al mondo. Sapete, Satana è la scimmia di Dio ed aggiungerà sempre qualcosa di artificiale, una gioia finta, una finta comunione, relazioni fittizie. Ora, io credo che questo sia precisamente quello di cui Paolo sta parlando in Efesini.
Ora potete tornare indietro ad Efesini 5. Lasciate che vi mostri qualcos’altro d’interessante. Il motivo per cui penso che si tratti di una questione religiosa è grazie al contesto. Coloro che appartenevano alle religioni pagane, quando si ubriacavano, s’immergevano nella liturgia. Si ubriacavano ed iniziavano a cantare, a ballare e a fare attività sfrenate, e questo è quello che Paolo ha in mente qui, ed è indicato dal fatto che il versetto 18 segue con la vera liturgia cristiana nel versetto 19. La vera liturgia cristiana è quella di parlare a vicenda con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il nostro cuore al Signore ringraziando continuamente per ogni cosa Dio padre, nel nome del Signore Gesù Cristo sottomettendoci gli uni agli altri nel timore di Cristo. Vedete, egli sta contrapponendo la liturgia spirituale, quella reale, con la falsità che Satana si era inventato. Questo è il suo punto. Bene, io credo che sia ovvio.
Non sei una persona distinta quando ti ubriachi. Non ti distingui affatto. Se ti ubriachi, non ti distingui da nulla. Stai solamente ripetendo l’antica bugia di Satana, e non c’è civiltà al mondo che non abbia inventato un modo per ubriacarsi, perché quello è l’obbiettivo di Satana. Ho guidato lungo le strade della giungla dell’Ecuador ed ho visto gli Indiani barcollare da una parte all’altra sotto l’influenza di roba fatta con i piedi ed estrapolata con delle roccie, ed è lo stesso in ogni cultura che abbia mai conosciuto. Ho visto lo stesso nel mondo arabo. È lo stesso ovunque. Ovunque sia andato, in ogni città in cui sono stato. Anche nelle popolazioni antiche, e personalmente penso faccia parte della maledizione. Penso che quando Dio ha maledetto la terra, è diventato possibile che il frutto della terra venisse corrotto al punto che Satana potesse usarlo per distruggere.
E quindi Paolo dice: “Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza “. Posso dire un commento sul termine “dissolutezza”? Asōtia. Significa dissipazione incontrollata. Dissipazione incontrollata. Non ubriacatevi, perché il vino porta alla dissipazione incontrollata. Un altro modo di tradurre il termine asōtia è con la parola “dissipatezza”, dissipatezza. Ma siate ricolmi di Spirito. Che bel contrasto. Oh, che bel contrasto, è così semplice.
Guardate alla vostra vita. Da cosa è controllata? Dove trovate la vostra gioia? Dove trovate la vostra euforia? Dove trovate il vostro conforto? Nella bottiglia? Ah, se è così artificiale. Ora, qualcuno potrebbe dire: “Beh, c’è scritto di non ubriacarsi, ma cosa succede se si beve e non ci si ubriaca? Si può?” Beh, quello è per la prossima volta. La prossima Domenica vi darò sette principi per sapere cosa dovreste fare in relazione a questo argomento. Preghiamo.
Grazie, Padre, per averci aiutato questa mattina a conoscere la tua Parola. Signore, la mia preghiera è che questo piccolo versetto, qui nascosto, quasi insignificante nel mezzo di questa lettera, abbia un impatto sulla nostra vita come non ha mai avuto prima d’ora. Quello che stai dicendo qui è che abbiamo una risorsa totalmente nuova per la gioia, per il conforto, per l’euforia, per l’appagamento, per la comunione con Dio che il mondo non ha mai conosciuto ed è il riempimento dello Spirito Santo. Il mondo vuole riempirsi di tante altre cose. Vino, alcol, denaro, piaceri vari, possedimenti. E tu hai detto semplicemente: “Siate ricolmi dello Spirito e rimaneteci”, affinché la vostra risposta non sia la falsa attitudine e le sbornie del mondo, ma sia il parlare tra di voi con salmi, inni e cantici spirituali, che cantiate tra di voi e salmeggiate nel vostro cuore al Signore, ringraziando e sottomettendovi l’un l’altro, l’amare i vostri mariti, amando le vostre mogli e prendendovi cura dei vostri figli e facendo tutte le cose che scaturiscono da questo testo.
Padre, aiutaci a conoscere la semplicità di ciò che significa esser controllati dal tuo Spirito. Ed aiutaci a sapere che, più di ogni altra cosa, Tu desideri riempirci con il Tuo Spirito e tutto ciò che ci chiedi è di svuotarci di noi stessi affinché lo Spirito possa entrare nel vuoto e ricolmarci. Così facendo potremo entrare in comunione con Te, così facendo raggiungeremo livelli di coscienza spirituale che sono inimmaginabili, così facendo potremo sapere cosa significa essere riempiti di tutta la pienezza di Dio, così facendo potremo comprendere come sia possibile fare ben al di la di quello che chiediamo o pensiamo, secondo la potenza che opera in noi. E Signore, nel mentre non vediamo l’ora della prossima volta quando parleremo della questione del bere ed il cristiano, aiutaci a preparare i nostri cuori a ciò che dice la tua Parola. Ti ringraziamo per la nostra comunione di questa mattina. Nel nome di Gesù, amen.
FINE
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