Riprendiamo il capitolo 5 di Efesini dal versetto 18 al 21. Nel mentre attraversiamo lentamente il libro di Efesini, questa è la settima lezione in questo testo straordinario. Efesini capitolo 5 versetti dal 18 al 21. Questa mattina abbiamo un po’ meno tempo a disposizione, quindi vogliamo andare direttamente al sodo per vedere cos’è che il Signore ha in serbo per noi. Lasciate che vi legga di nuovo questo testo a partire dal versetto 18 di Efesini 5: “Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore; ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesú Cristo; sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Dio”.
Ora, come ho detto, abbiamo trascorso sette lezioni, o per lo meno, questa è la settima lezione, su questo testo incredibile! Si potrebbe pensare che un testo così breve potesse esser trattato in meno di cinque o sei ore, o qualsiasi sia il tempo totale che abbiamo trascorso. Ma il fatto è che non ci siamo nemmeno avvicinati ad esaurire le ricchezze del contenuto che ci si trova. Penso - e sono sicuro che lo pensiate anche voi - che la Parola di Dio sia come un pozzo illimitato, dal quale più si pompa, più il flusso diventa ricco, chiaro e pieno. Più studio la Bibbia, più diventa inesauribile. Più scavo in profondità, più si allarga la distesa del tesoro che appare davanti ai miei occhi, è inesauribile. Ed una delle esperienze più incredibili del ministero è quella di imparare che più si scava in profondità, più si va in profondità, più il soggetto diventa grande.
E, sapete? In un certo senso l’ignoranza è beatitudine. All’inizio si pensa di averla capita, però poi più si studia, più il soggetto si amplifica, e quindi non abbiamo nemmeno iniziato ad esaurire l’enorme profondità di significato che c’è qui, anche se abbiamo investito sei, o con questa sette lezioni ad esaminarlo. Ma la verità principale del passaggio è facile da identificare. La verità principale di questo breve passaggio è che tutta la nostra vita cristiana, tutta la questione del vivere la vita cristiana, del camminare in modo degno, l’intera idea dell’esperienza del cristiano, si basa sul concetto dell’essere ricolmi di Spirito.
Alla fine del versetto 18, c’è l’affermazione: ‘ma siate ricolmi di Spirito” o “siate continuamente ricolmi di Spirito”, e quello diventa un po’ il cuore della questione nella vita cristiana. Solamente quando siamo ricolmi dello Spirito di Dio, ovvero, quando siamo controllati dallo Spirito, mossi dallo Spirito, quando siamo sospinti dallo Spirito, diretti dallo Spirito Santo, solamente quando le nostre vite funzionano in risposta allo Spirito di Dio, conosciamo veramente la potenza di Dio nella nostra vita. Non possiamo sperimentare la potenza di Dio, né è possibile muoverci nella volontà di Dio, né è possibile conoscerne l’adempimento e la benedizione di Dio se non siamo ricolmi di Spirito. In Galati capitolo 3, l’apostolo Paolo dice ai Galati al versetto 3: “Siete cosí insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne?” In altre parole, sapete di essere nati di nuovo dallo Spirito, sapete di essere stati salvati dallo Spirito, sapete di essere entrati nel corpo tramite lo Spirito, pensate forse che, avendo cominciato nello Spirito, possiate essere perfezionati nella carne? La risposta, ovviamente, è no. Siamo stati redenti dallo Spirito di Dio. Siamo nati di nuovo dallo Spirito di Dio. Siamo stati impiantati con un seme eterno ed incorruttibile dallo Spirito di Dio, come dice Pietro. Ed avendo iniziato nello Spirito, saremo perfezionati solamente dallo Spirito.
In altre parole, nel mentre cresciamo ed ascendiamo sulla scala della maturità, cresceremo solamente nella misura in cui saremo ricolmi di Spirito. Quando non siamo ricolmi o controllati dallo Spirito, ci appiattiamo e non sperimentiamo alcun progresso. I tempi di crescita della nostra vita sono quelli in cui siamo controllati dallo Spirito Santo. Allora e solo allora il flusso della potenza di Dio compie un opera efficace in noi. Ora, ogni credente possiede lo Spirito ed ha un bisogno costante, in ogni momento della vita, di cedere il controllo allo Spirito di Dio. Questa è la chiave di questo passaggio, e questo è quello che abbiamo visto. Di fatto potrei ampliare un po’ la vostra comprensione di questo testo sottolineando il fatto che tutti i leader chiave del Nuovo Testamento sono caratterizzati specificamente come persone ricolme di Spirito.
Per esempio, di Gesù Cristo stesso ci viene detto in Luca, capitolo 4 versetto 1: “E Gesù era pieno di Spirito”, in Giovanni 3:34 ci viene detto che “Dio non gli diede lo Spirito con misura”. In altre parole, non lo misurò, non gli diede una dose di Spirito, gli diede tutta la pienezza dello Spirito. Gesù ha persino detto: ‘Le cose che faccio, le faccio tramite la potenza dello Spirito di Dio’, era pieno di Spirito Santo. Giovanni il Battista, il precursore del nostro Signore Gesù Cristo, il più grande uomo mai vissuto fino al suo tempo, di lui ci viene detto in Luca 1: ‘Sarà pieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre,’ ed anche sul conto di sua madre, Elisabetta, e di suo padre, Zaccaria, ci viene detto che erano entrambi pieni di Spirito Santo.
Progredendo nel Nuovo Testamento, troviamo, ad esempio, in Atti capitolo 4, che Pietro, il grande apostolo, era ricolmo dello Spirito di Dio. Sappiamo che fu riempito di Spirito insieme al resto delle persone nel giorno di Pentecoste, ma nel capitolo 4, versetto 8 ci viene detto specificamente: ‘Allora Pietro, pieno di Spirito Santo, disse...”, Pietro, pieno di Spirito. Inoltre, nel capitolo 6 del libro di Atti, troviamo i primi funzionari della Chiesa primitiva e li ci viene detto che questi erano uomini ricolmi di Spirito Santo. Il versetto 5 dice: “ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia”. In altre parole, coloro che furono assegnati alla guida della Chiesa primitiva, oltre agli apostoli, coloro che servivano le persone, erano ricolmi di Spirito. E Stefano, naturalmente era uno di loro – ricolmo di Spirito. Più avanti, nel capitolo 7 versetto 55, quando Stefano fu lapidato, il testo dice: “Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo”.
Più avanti incontriamo un’altra persona meravigliosa che occuperà praticamente tutto il resto del Nuovo Testamento, un uomo di nome Saulo che poi divenne noto come Paolo, al quale Anania disse che avrebbe ricevuto la vista e che, in Atti 9:17, “sarebbe stato riempito di Spirito Santo”. Quindi l’apostolo Paolo sapeva cosa significava essere ricolmi di Spirito. In Atti 13:9 si legge: “Allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo, guardandolo fisso, gli disse...”. C’era un uomo meraviglioso che era in compagnia dell’apostolo Paolo, un uomo che conosciamo come colui che era un consolatore. Il suo nome è Barnaba e nel versetto 24 di Atti 11 si dice di Barnaba che era un uomo retto, pieno di Spirito Santo.
Vedete, da Giovanni il Battista e Gesù, dai vangeli alle persone chiave del libro di Atti fino a coloro che divennero di fatto gli autori del Nuovo Testamento, per lo meno in parte – il concetto del riempimento dello Spirito di Dio è centrale. Non c’è modo che un singolo credente possa funzionare nella potenza di Dio senza il controllo dello Spirito di Dio. E quindi questo diventa un po’ il punto fondamentale, gente. Questo diventa lo standard numero uno. Torniamo al punto in cui cediamo il controllo della nostra vita allo Spirito di Dio. E naturalmente quello che è successo è che le persone che erano ricolme dello Spirito di Dio sono state in grado di operare con tale potenza che di loro fu detto che ‘misero il mondo sottosopra’. La realtà di cedere la nostra vita allo Spirito Santo rilascia una certa potenza divina che ci permette di fare le cose che solamente Dio può fare. Se mai sarete in grado di fare cose più grandi di queste, come disse Gesù, se mai riuscirete a sapere cosa significa “fare più infinitamente di più di quel che domanderete o penserete di fare” lo potrete solamente fare quando sarete ricolmi dello Spirito. Ed abbiamo visto che questo significa che dobbiamo esser controllati dallo Spirito e dobbiamo abbandonarci alla sua potenza. Cioè significa che l’io deve morire, la volontà personale deve morire, il peccato dev esser confessato e strappato via dalla nostra vita e dobbiamo esser obbedienti allo Spirito di Dio.
Sapete, mi stupisce sempre che le persone siano sempre alla ricerca di riprodurre la Chiesa primitiva. Credo che questo faccia parte un po’ di quello che sta accadendo durante il corso della mia vita. Non posso parlare a nome delle generazioni precedenti, ma non credo che questo proposito sia stato ricercato così intensamente come lo è oggi, ma sin da quando ero studente al seminario, qualche anno fa, c’è stato uno sforzo colossale per cercare di riconquistare il significato della chiesa primitiva, e credo di aver fatto anche parte di quello sforzo, con l’intento di ridefinire com’è che la chiesa primitiva operava. Com’è che le cose funzionavano nel libro degli Atti? Com’era strutturata la cosa? Qual era il loro MO - modus operandi? Quali erano i loro metodi? Quali erano le loro funzioni? Come erano strutturati tra le guide? Come rispondevano i membri di chiesa? Come operavano con le persone che venivano inviate nei campi di missione? Come commissionavano ed ordinavano i pastori? Qual era il processo di disciplina nella Chiesa? Come raggiungevano il loro mondo? Come evangelizzavano? O come si edificavano a vicenda?
Siamo sempre alla ricerca della riconquista della Chiesa primitiva. E si sente spesso parlare del rinnovamento della Chiesa e della rigenerazione della Chiesa del primo secolo. E, sapete? Credo che per molti versi abbiamo reso la questione molto più complicata di quanto non sia. Vedete, la chiave per riprodurre la potenza della chiesa primitiva non è il loro modus operandi, è di aggrapparsi allo stesso Spirito Santo, tutto qui. E quando la chiesa del XX secolo sarà pervasa e ricolma dallo Spirito di Dio, come lo è già, ma quando sarà ricolmerà dello Spirito di Dio, come Dio vuole che sia, allora diventerà la chiesa del XX secolo secondo la definizione divina. Non si tratta di recuperare la metodologia, ma di essere riempiti dallo Spirito di Dio, solo allora metteremo sottosopra il mondo del XX secolo; forse dovremmo preoccuparci meno degli aspetti accademici di una chiesa ristrutturata e più dell’ispirazione di una vita ricolma di Spirito, perché questo è il nocciolo della questione.
Quindi qui Paolo dice, in Efesini capitolo 5 versetto 18: “Siate sempre ricolmi di Spirito”, in altre parole, tutto quello che ho detto nel libro di Efesini, la vostra posizione in Cristo dal capitolo 1 al 3, tutta la vostra pratica dal capitolo 4 al 6, tutto implica l’essere ricolmi dallo Spirito di Dio, altrimenti non può realizzarsi, non può funzionare! Ora, se ricordate, abbiamo parlato di tre punti in questo testo: il contrasto, il comando e le conseguenze. Il contrasto, al versetto 18: “non ubriacatevi! Il vino porta alla dissoluzione”, o asōtia, alla dissipazione, una malattia che porta alla morte, ma siate ricolmi di Spirito. In altre parole, non comportatevi come i pagani, non cercate d’indurre una sorta di comunione con gli dèi pagani tramite l’ubriachezza. Entriamo in comunione con Dio, sperimentiamo la sua potenza tramite il riempimento dello Spirito, questo è il contrasto.
Il comando è semplice: ‘siate sempre continuamente ricolmi di Spirito è una cosa continua’, gente! Sapete? Questo potrebbe anche scioccarvi un po’, ma a Dio non interessa il vostro futuro. Lo sapevate? In un certo senso non lo è. E potremmo dire: ‘aspetta un attimo! Io son molto interessato al futuro, sono molto interessato alle profezie e a quella roba li’ e va bene, ma Dio non è specificamente interessato al vostro futuro per questo motivo: non ci vivrete mai; l’avete mai notato? Avete mai notato che non siete mai arrivati al futuro? Ogni volta che parli, sei in giro ad ascoltarti da solo? È vero. Ci piace pensare al passato, abbiamo una certa nostalgia, vecchi mobili e roba così, ci piace tornare indietro, vestirci di nuovo come negli anni venti o cose così, amiamo il passato, però poi d’altra parte, amiamo anche il futuro, sai, le navi spaziali e “Guerre Stellari” e quella roba li, le strane creature, Ray Bradbury e la fantascienza; amiamo il futuro perché non l’abbiamo ancora distrutto!
Ed amiamo il passato perché ci ricordiamo solo delle cose positive; ma ci stiamo cercando di sbarazzare del presente non è vero? Non ci riusciamo mai però. Dobbiamo aggiustare le cose proprio qui. E credo proprio che le cose funzionino così nella vita, se vuoi essere ricolmo di Spirito quello non è un qualcosa che prometti a Dio di fare, o lo sei o no.
Lo metto sempre in relazione al mio matrimonio. Quando Patricia ha deciso di dire di sì dopo che l’ho inseguita ed ho quasi forzato la questione... e lei ha detto: ‘Va bene, non ho altre opzioni, ti sposo’... abbiamo deciso di sposarci! Ed io sapevo quello che mio padre mi avrebbe detto, mi avrebbe detto: ‘Prometti di amare questa donna finché morte non vi separi?’, perché lo diceva sempre, ‘Prometti di amare questa donna finché morte non vi separi? Beh, voglio dire, è una domanda difficile, no? Cioè, adesso son certo di amarla, ma non so esattamente quello che il futuro mi riserverà. Dipende da come si comporterà, credo... Voglio dire, sono giovane, non so cosa aspettarmi, ma la amo adesso.
E quindi mi ricordo che c’era un po’ tutta questa anticipazione al matrimonio e... io volevo esser onesto: ‘prometto di amarti finché morte non ci separi’, sai, è difficile da dire perché non sappiamo mai cosa porterà il futuro e quindi mi son deciso nel mio cuore che l’avrei amata adesso, senza preoccuparmi del futuro. E sapete una cosa? Mi trovo ancora in quello stesso “adesso” e la amo ancora. E sapete? Neanche a lei interessa il futuro. Voglio dire, se dovesse venire a chiedermi: ‘Tesoro, mi ami?’, non vuole mica sentirsi dire: ‘Guarda, torna tra un paio di mesi e ti farò sapere come mi sento’. Oppure non vuole sentirsi dire: ‘Sai quello è l’obbiettivo. Quello è il programma, ti amerò, tra non molto, lo vedo, sta arrivando!’. E nemmeno Dio vuole essere trattato così.
A Dio non interessano i nostri impegni futuri, né il nostro amore futuro; a Dio interessa solamente che vi abbandoniate allo Spirito di Dio adesso, perché questo è l’unico momento in cui vivremo, ‘siate continuamente ricolmi di Spirito’, questo è il comando. E poi, al terzo punto abbiamo visto le conseguenze, vi ricordate? Abbiamo visto che ci sono tre categorie di conseguenze: la prima era verso noi stessi, la seconda verso Dio e la terza verso il prossimo. Verso noi stessi, cantando; verso Dio, ringraziando; e verso il prossimo - cosa? Sottomettendoci. E c’era anche una quarta: il servire, e magari ne parleremo se avremo un po’ di tempo questa mattina. Ma il punto è questo: Quando stiamo vivendo una vita ricolma di Spirito, la conseguenza generale è la benedizione. E la prima espressione di questa benedizione è personale, il cantare. E cosa significa? Significa che una persona ricolma di Spirito ha un cuore pieno di gioia, giusto? Ne abbiamo parlato per un paio di settimane. Potremmo dire che il cuore di una persona ricolma di Spirito letteralmente trabocca di canti. Questo è quello che accade dentro di noi, e lì entra in tutti i dettagli di quella realtà meravigliosa.
Ma passiamo alla seconda categoria di conseguenze, quella verso Dio. Una persona ricolma di Spirito è nel giusto con sè stesso, è una persona intera, una persona sana, ed unita. Voglio dire può cantare, rallegrarsi ed il suo cuore è pieno di canti ed il tutto fuoriesce, perchè? Perchè è controllato dallo Spirito di Dio e perde tutte quelle cose che lacerano la personalità umana. Sta bene, è integro, è a posto, è a posto con Dio, e questo significa che dentro di sé è a posto; ma c’è un secondo elemento, è a posto con Dio. Non ha solo questo senso tremendo di gioia e di giustizia personale, ma la persona ricolma di Spirito si rivolge a Dio ed inevitabilmente dice “grazie” - versetto 20. Questa è la seconda conseguenza: “ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesú Cristo”.
Miei cari, ascoltate: un cristiano ricolmo di Spirito, consapevole della presenza di Cristo, ricolmo della Parola, obbediente e fedele ringrazia Dio per ogni cosa. All’inizio del nostro culto questa mattina ho letto il Salmo 100: “Entrate nelle sue porte con - cosa? – ringraziamento”, perché? Perché ci si presenta sempre così alla presenza di Dio. Ci si presenta sempre così alla presenza di Dio, con il ringraziamento. William Hendriksen disse: ‘Quando una persona prega senza ringraziare, ha tarpato le ali della preghiera in tal modo che essa non può elevarsi. Entriamo nelle sue porte con ringraziamento, entriamo nei suoi cortili con lode; “celebratelo, benedite il suo nome”. Ascoltate, io credo che una persona ricolma di Spirito è una persona che ringrazierà Dio.
Ora lasciatemi dire qualcos altro a cui forse non avete mai pensato in questo modo: Sono convinto che il più grande atto di adorazione personale che si possa mai rendere a Dio è di essere grati, proprio così. Questo, per me, è l’epitome dell’adorazione, non le vetrate colorate e la musica dell’organo, per quanto siano belle. Non il sedersi in chiesa a cantare grandi inni. Ma la cosa più magnanima, più alta, più elevata e definitiva dell’adorazione è l’avere un cuore grato, questa è la chiave. Perché alla fine dei conti, il ringraziamento crocifigge l’ego. Il ringraziamento riconosce Dio come la fonte di ogni cosa. Il ringraziamento è sempre in grado di dire, che ci si trovi nel mezzo di un qualcosa di buono o difficile, il ringraziamento è in grado di dire: “Dio sia lodato, Dio sia lodato”. Il ringraziamento guarda al di là delle circostanze fino al piano di Dio. Guarda al di là del dolore, direttamente alla sovranità di Dio. Il ringraziamento vede Romani 8:28, vede che “tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio e sono chiamati secondo il suo proposito”, vede la mano di Dio in ogni cosa, nel buona e nel male.
Il ringraziamento è l’atto di lode per eccellenza, perché dice: ‘Dio, ti ringrazio anche per i momenti difficili. Ti ringrazio anche per coloro che muoiono, Ti ringrazio anche per un matrimonio difficile, Ti ringrazio anche per un lavoro che non mi soddisfa, Ti ringrazio per tutto perché so che può essere usato per il mio bene e la sua intenzione può essere quella di conformarmi a Gesù Cristo’. Giobbe disse: ‘Nudo sono venuto al mondo, e nudo me ne andrò’, e va bene così, perché ‘Il Signore ha dato ed il Signore ha tolto’... E poi cosa? “Sia benedetto il nome del Signore”. ‘Dio ti ringrazio quando dai e ti ringrazio quando prendi’, vedete?
Questa è maturità, questa è una persona ricolma di Spirito. In 2 Corinzi capitolo 4 versetto 15, Paolo dice questo: “Tutto ciò infatti avviene per voi”, in altre parole, tutto quello che Dio fa è per voi. A volte è una benedizione e a volte è una benedizione a forma di prova, ma tutto è per voi. Perché? “affinché la grazia che abbonda per mezzo di un numero maggiore di persone, moltiplichi il ringraziamento alla gloria di Dio”, In altre parole – ascoltate qui - l’obiettivo finale è la gloria di Dio, il mezzo per la gloria di Dio è il ringraziamento ed il mezzo per il ringraziamento sono tutte le cose che Dio compie nella tua vita. Perché tutte le cose avvengono per il tuo bene affinchè tu sia grato a Dio e lui sia glorificato, glorifichi Dio essendo grato. Dici: ‘Dio, questo è per la tua gloria, non importa quanto faccia male, non importa quale sia il dolore o il problema’, e poi più avanti, in 2 Corinzi capitolo 9 versetto 11, “arricchiti in ogni cosa, potrete esercitare una larga generosità”, perché? Perché Dio è generoso? Perché è generoso con noi, perché? Perchè ‘quello produce in noi rendimento di grazie a Dio!’ Ecco il perché!
Vedete, l’espressione più elevata in risposta a quello che Dio ha fatto è il ringraziamento. Se sei una persona ingrata, non hai capito nulla. Tutta la nostra vita cristiana consiste nel giungere al ringraziamento. Nel versetto 12 dice persino, “ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio”, e poi conclude il capitolo dicendo: ‘Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile’. Ascoltate, Dio ha fatto tutto quello che ha fatto affinchè potessimo essere grati, perché quando lo ringraziamo, gli diamo gloria perché lo riconosciamo come fonte e come sovrano di ogni cosa, e quando viviamo in questo modo gli diamo davvero gloria.
Esaminiamo ora il testo e vediamo alcune domande che questo testo risponde. Che tipo di ringraziamento sta ricercando Paolo? Prima di tutto, quand’è che dobbiamo essere grati? Versetto 20: “Ringraziando... - qual è la parola successiva? - “Continuamente”. Quindi, quand’è che dobbiamo esser grati? Sempre! Potremmo dire: ‘Ma non conosci i miei problemi!’ Dice comunque “continuamente”. ‘Ma tu non conosci mia moglie’, dice comunque ‘continuamente’. ‘Non conosci i miei adolescenti’. Dice comunque ‘continuamente’. ‘Non conosci il lavoro schifoso che ho’, ‘Non sai che affare sporco che ho fatto’, ‘Non sai cosa mi hanno fatto in quel posto’, ‘continuamente’, ‘continuamente’, ‘continuamente’, ‘continuamente’, ‘continuamente’, perché? Perché questo riconosce che Dio ha il controllo della tua vita e che Dio sta cercando di conformarti all’immagine di Cristo con tutte le cose che accadono, ed in tutte quelle cose, nel ringraziamento ridondiamo alla gloria di Dio. E quindi dice, guardate, 1 Tessalonicesi 5:18 – affermazione incredibile! Dice: “In ogni cosa rendete grazie, perchè questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi”, se non sapete qual è la volontà di Dio, provate ad iniziare da qui - ringraziate, ringraziate, ringraziate, questa è la volontà di Dio.
Ora tornate ad Efesini 5:17, “Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore”, versetto 20: “ringraziando continuamente”, è la stessa idea, la volontà di Dio è che siamo riconoscenti. Shakespeare disse: ‘Quanto è più affilato del dente di un serpente l’avere un figlio ingrato’. ‘ingratitudine, demone dal cuore di marmo’, persino Shakespeare sapeva cosa significava l’ingratitudine. Pensate a come si sente Dio, quando porta difficoltà nella nostra vita, quando porta prove nella nostra vita e noi ci lamentiamo e non comprendiamo il significato di Giacomo 1, che dice che quando ci sono prove nella nostra vita dobbiamo considerarle una gioia perchè tramite di esse Dio ci perfezionerà e maturerà, capite il punto? Vedete vogliamo dubitare, vogliamo lamentarci e vogliamo brontolare contro di Dio, ma tutto quello che la Bibbia richiede è che siamo grati affinché Egli possa compiere la sua opera perfetta. Questa è la Sua volontà.
Ora, ci sono tre categorie di persone riconoscenti e vedremo in quale rientri, ok? Fate questa verifica da soli, ok? Numero uno: questa è la più facile, ci sono quelli che sono grati dopo aver ricevuto benedizioni, giusto? Oh, ‘Io sono uno di quelli’. Quella è la più facile, giusto? Certo. Dopo che Dio ti benedice, sei grato, ‘Oh, sai, ero malato e il Signore mi ha toccato ed ora sto bene, sono così grato’ oppure, ‘Sai, non sapevamo dove andare ed il Signore ci ha trovato una nuova casa’ o ‘Beh, abbiamo perso il lavoro ed il Signore ci ha dato...’ - dopo la benedizione, ci sono sempre persone grate dopo la benedizione, questa è la parte facile, giusto? Dio ti ha appena riversato qualcosa addosso e tu dici, ‘Oh, grazie, Signore’, facile.
Ma è biblico! Guardate al capitolo 14 di Esodo. Va bene, Dio si aspetta che siate grati dopo la benedizione - sarebbe terribile se non fosse così, vi ricordate che gli israeliti erano appena arrivati al Mar Rosso, Mosè alzò il bastone, fece così e le acque del Mar Rosso si separano e loro attraversarono. Il Faraone arrivò e disse, ‘Beh, se cel’hanno fatta loro, possiamo farcela anche noi’, ma non ci riuscirono. Il Faraone fece marciare l’intero esercito egiziano e le pareti d’acqua si chiusero ed annegarono tutti. Versetto 28 di Esodo 14: “Le acque ritornarono e ricoprirono i carri, i cavalieri e tutto l’esercito del faraone che erano entrati nel mare dietro agli Israeliti. Non ne scampò neppure uno. I figli d’Israele invece camminarono sull’asciutto in mezzo al mare, e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra. Cosí, in quel giorno, il Signore salvò Israele dalle mani degli Egiziani, Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare. Israele vide la grande potenza con cui il Signore aveva agito contro gli Egiziani. Il popolo perciò ebbe timore del Signore, credette nel Signore e nel suo servo Mosè”.
E sapete cosa fecero? Prima di tutto, ebbero un incredibile senso di gioia interiore, e quindi il primo versetto del capitolo 15 dice che “cantarono”, giusto? Cantarono: “Mosè ed i figli d’Israele” - e questo era il canto - “ Io canterò al Signore, perché è sommamente glorioso; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere. Il Signore è la mia forza e l’oggetto del mio cantico; egli è stato la mia salvezza. Questi è il mio Dio, io lo glorificherò, è il Dio di mio padre, io lo esalterò. Il Signore è un guerriero, il suo nome è il Signore. Egli ha gettato in mare i carri del faraone, e il suo esercito...” e la canzone continua e continua e continua fino al versetto 19. Questo è il cantare dopo la benedizione! ‘oh grazie Signore! Grazie per quello che hai fatto’ – versetto 11, “Chi è pari a te fra gli dèi, o Signore? Chi è pari a te, splendido nella tua santità, tremendo anche a chi ti loda, operatore di prodigi?” Versetto 18, “Il Signore regnerà per sempre, in eterno”, vedete?
Questo va bene, questo è il ringraziamento dopo la benedizione. Lo trovate anche in Apocalisse capitolo 15, ed è un’immagine meravigliosa di come il Signore verrà con grande giudizio sulla terra che è stata immersa nel bagno di sangue conosciuto come la tribolazione e le sette piaghe sono state sparse sulla terra, e lì ci sono alcuni nel versetto 2 che otterranno vittoria contro la bestia. Ci saranno alcune persone che l’anticristo non riuscirà a distruggere, e questi ‘canteranno il cantico di Mosè, il canto dell’Agnello: ‘Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore, Dio onnipotente; giuste e veritiere sono le tue vie, o Re delle nazioni’”, vedete? Cantano dopo che la vittoria è ottenuta, dopo che la battaglia è stata vinta, dopo che la conquista è stata fatta.
Ora ascoltate gente, questo è il momento di ringraziare. Ci saranno sempre delle vittorie. Ci saranno sempre delle guerre superate. Ci saranno sempre delle conquiste, ci sarà sempre qualcosa che Dio farà per la quale dovremo ringraziare dopo la benedizione, ma quello non sarà difficile, non è vero?
Passiamo al secondo passo. La capacità di ringraziare prima dell’inizio della battaglia per la vittoria che si sa che arriverà, va bene? Il primo è dopo il fatto, il secondo è in previsione del fatto, ed è qui che entrano in gioco le persone di fede, le persone che credono in Dio prima che Egli faccia qualcosa; sono le persone che festeggiano prima della guerra. Queste sono le persone che dicono: ‘Signore, vedo un problema, che meraviglia! Crederò nella tua vittoria nel mentre, ancora prima che arrivi’, questo è quello che fece Gesù. Gesù in Giovanni capitolo 11, quando era alla tomba di Lazzaro... Stavano tutti piangendo, tutti stavano piangendo. E lui disse: ‘rimovete la pietra’ e Marta era infastidita, e poi al versetto 41: “Tolsero dunque la pietra. Gesú, alzati gli occhi al cielo, disse: ‘Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito’”, dice: ‘Grazie Signore per quello che stai per fare’, ora quella è fede, non è vero?
E poi disse: “Lazzaro, vieni fuori”, ed egli venne, ma grazie in anticipo! Ora, gente, questo è un altro livello di maturità spirituale, questa è la capacità di ringraziare ancora prima che la cosa si svolga. Ora sei tu una di quelle persone che ringraziano in anticipo? Anche quando vedi che qualcosa sta per arrivare credi che Dio ti dia la vittoria ancora prima che essa arrivi? Puoi ringraziare come Gesù? Anche in previsione della morte? Puoi dire: ‘Sai, vedo morte nella mia famiglia, la morte sta arrivando per qualcuno che amo. Grazie, Signore, grazie che so quello che succederà, so che un giorno risorgerà’. Puoi esser grato anche di fronte alla morte? E ve ne do un’altra, guardate qui, questo è favoloso, 2 Cronache capitolo 20, si trova nell’Antico Testamento; 2 Cronache capitolo 20, questa è davvero incredibile! Ora, il popolo di Dio, Giuda, stava per entrare in guerra con un paio di nemici molto forti, Ammon e Moab, gli Ammoniti ed i Moabiti. Si stavano preparando per una guerra totale, ma Giosafat era un uomo di preghiera piuttosto fedele, e quindi andò dal Signore e gli raccontò tutto; gli disse: ‘Signore, questa sarà la tua battaglia, io non potrò gestire questa cosa qui, non ce la faremo mai da soli’, si inchinò davanti a Dio, e riversò il suo cuore e disse: ‘Signore, con questi popoli dovrai fare quello che hai fatto quando hai annegato gli egiziani. Dovrai fare qualche miracolo meraviglioso. Dovrai occuparti di questo affare, Signore. Non riuscirò a gestirlo, lo so, non posso farlo!’.
Finita la preghiera, decise che era giunto il momento di ringraziare il Signore. E qualcuno potrebbe aver detto: ‘Beh, sai, sembri un po’ presuntuoso, Giosafat, non abbiamo neanche iniziato la battaglia. Lodi il Signore prima di iniziare?’ ‘Sì, loderemo il Signore prima d’iniziare’, disse. Infatti la prima cosa che faremo si trova al versetto 20: “La mattina seguente si alzarono presto e si misero in marcia verso il deserto di Tecoa; mentre si mettevano in cammino, Giosafat, stando in piedi, disse: ‘Ascoltatemi, o Giuda, e voi abitanti di Gerusalemme! Credete nel Signore, vostro Dio’”. Bene, quindi, fidiamoci di Dio fin dall’inizio. Dice: “E sarete al sicuro; credete ai suoi profeti, e trionferete!”. D’accordo? Crederemo a Dio per una vittoria che non abbiamo ancora visto. E quindi questa fu la prima cosa: “E dopo aver tenuto consiglio con il popolo, stabilí dei cantori che, vestiti dei paramenti sacri, cantassero le lodi del Signore e, camminando alla testa dell’esercito, dicessero: ‘Celebrate il Signore, perché la sua bontà dura in eterno!’”.
Ascoltate, in Israele non arrivarono prima i Marines, arrivò prima il coro. Sono arrivati per primi perché la lode ha preceduto l’esercito, vedete? ‘Signore, quanto sei meraviglioso, vinceremo’. Voglio dire, vi immaginate quello che passarono tutta la vita ad imparare la musica e quando si preparano per la guerra, la prima cosa che sentirono era ‘Coro andate, sarete i primi’, incredibile! È esattamente quello che successe. E cominciarono a cantare, forse all’inizio un po’ a tentoni, ma si misero a cantare, (versetto 22): “Appena cominciarono i canti di gioia e di lode, il Signore tese un’imboscata contro i figli di Ammon e di Moab e contro quelli del monte Seir che erano venuti contro Giuda; e rimasero sconfitti. I figli di Ammon e di Moab assalirono gli abitanti del monte Seir per votarli allo sterminio e distruggerli; e quand’ebbero annientato gli abitanti di Seir, si diedero a distruggersi a vicenda”.
Volete sapere una cosa? Questa è Jonestown. Si uccisero a vicenda. Incredibile. “Quando gli uomini di Giuda furono giunti sull’altura da cui si scorge il deserto - che sarebbe il loro accampamento - volsero lo sguardo verso la moltitudine, ed ecco i cadaveri che giacevano a terra; nessuno era scampato”, s’imbatterono in un mucchio di cadaveri, “E quando Giosafat e la sua gente andarono a far bottino delle loro spoglie; e fra i cadaveri trovarono abbondanza di ricchezze, di vesti e di oggetti preziosi; ne presero piú di quanto ne potessero portare; impiegarono tre giorni a portare via il bottino, tanto era abbondante”, e Dio gli aveva promesso il bottino del paese, quindi era loro di diritto. Ma non vedete quello che è successo? Non dovettero nemmeno combattere la guerra. Credettero a Dio e lo ringraziarono prima ancora che la battaglia iniziasse e vinsero, capite?
Ora, questo è più difficile di ringraziare dopo il fatto, ma Dio vuole anche questo. Dio vuole il vostro ringraziamento prima ancora che la battaglia inizi, e questo è difficile, questa è la prova della vostra maturità spirituale. Se cadiamo e crolliamo prima del problema, allora sappiamo di non aver ancora raggiunto questo livello. Ringraziare Dio dopo la benedizione, è facile. Ringraziare Dio prima che inizi la battaglia, è più difficile. Ma la più difficile di tutte - siete pronti per la terza? La più difficile di tutte è ringraziare Dio nel bel mezzo della battaglia, quando sembra che si stia perdendo, quello è difficile. Lo puoi fare dopo il fatto e anche in previsione del fatto, ma puoi farlo nel bel mezzo della battaglia? Ebbene, il popolo scelto da Dio si. Ai tempi di Daniele, il re decretò che non si doveva adorare o pregare nessun altro all’infuori di lui. A Daniele non importò più di tanto, dice Daniele, capitolo 6 versetto 10 che “Quando Daniele seppe che il decreto era firmato, andò a casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchio, pregava e ringraziava il suo Dio come era solito fare anche prima”; e sapeva che gli sarebbe costato, lo presero e lo gettarono nella fossa dei leoni, ma non c’era problema. Avrebbe reso grazie a Dio nel mezzo del problema.
Sapete, cosa si dice di Giona - che cosa fantastica - riesci ad immaginare se tu fossi nella situazione di Giona? Voglio dire, la sentiamo un po’ come una storia della Bibbia, ma provate a immaginare cosa significherebbe essere inghiottiti da un pesce enorme, galleggiare nell’acido del suo stomaco. E peggio ancora, esser vivi e svegli. E Giona, nel capitolo 2, si riprende e dice questo, è incredibile! “Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del Signore e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo”, e qual è stata la tua preghiera Giona? “Ma io ti offrirò sacrifici, con canti di ringraziamento; adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal Signore”, qui vediamo Giona che, si trova nel bel mezzo di uno stomaco pieno di acido di un qualche mostro gigantesco marino che dice ‘Grazie, Signore!’.
E potresti dire... ‘non è mica fede, è stupidità!’ No. ‘Grazie Signore, grazie!’ E sapete una cosa? Quella preghiera, è piaciuta così tanto a Dio che punzecchiò il pesce così che lo vomitò, ma non solo lo vomitò fuori ma lo vomitò esattamente nel posto dove Giona doveva trovarsi. Questo è un uomo che ringraziò Dio seppur si trovava nel mezzo del ventre di un grande mostro marino, incredibile! Dio lo onorò. A voi non è mai capitata una cosa del genere, vero? Leggiamo il capitolo 11 di Ebrei e vediamo tutte quelle persone che hanno ringraziato Dio in mezzo a quelle terribili prove, e poi vediamo che lo scrittore dice: ‘Non vi è andata così male, non avete ancora sofferto fino allo spargimento del sangue, vero?’
In Atti capitolo 5, la Chiesa primitiva era terribilmente perseguitata e si legge in Atti 5:40, ‘che li presero e li picchiarono e li percossero e, dopo averli picchiati, gli dissero: ‘Non predicate più’, ed essi uscirono e ringraziarono Dio di essere stati ritenuti degni di soffrire per il Suo nome’. Ringraziavano nel mezzo delle percosse. E poi troviamo Paolo e Sila nel 16° capitolo di Atti, con le gambe allungate al massimo e rinchiuse in ceppi, i muscoli erano tesi e si trovavano certamente nel mezzo di un dolore incredibile, e cosa fecero? Stavano cantando canti di ringraziamento e lode a Dio. Poi arriviamo a Filippesi 1 e ci sono alcuni che stavano perseguitando Paolo quando era in prigione e guardando al momento della sua morte il suo cuore era ricolmo di ringraziamenti.
Ascoltate, è indicativo del tuo carattere il modo in cui ringrazi, perché adori Dio in relazione al tuo cuore. E se l’unico momento in cui puoi adorare e ringraziare Dio è dopo la benedizione, allora sei al primo livello. Se, invece, riesci a spostarti un po’ più in alto e a ringraziare Dio prima ancora che inizi la battaglia, in previsione della vittoria che renderà, quello è meglio, ma se riesci davvero a ringraziare Dio in mezzo al dolore, in mezzo alla prova, allora sai di aver raggiunto un livello di maturità che pochi cristiani conoscono veramente.
Joni Eareckson, che per questi ultimi 8 mesi ha frequentato la nostra chiesa, ha scritto un libro meraviglioso che racconta la sua vita e dell’incidente che la paralizzò, disse questo: ‘Ringraziare non è una questione di sentirsi grati, è una questione di obbedienza’, vedete? Non è necessario sentirsi grati, ma è una questione di ringraziamento; è il riconoscere che la mia vita, le mie circostanze ed il mio destino sono nella mano sovrana di Dio, capite? E che tutto quello che accade cooperando allo scopo di conformarmi a Gesù Cristo, e questo avrà un effetto profondo sul tuo atteggiamento. Vorresti sapere una cosa? Avrà un effetto profondo sul tuo atteggiamento.
Quindi, quand’è che dobbiamo ringraziare? Sempre. Per cosa? Per che cosa, ringraziare sempre per.. cosa? Per tutto. ‘cioè per tutto? Vuoi dire per tutto? Anche le cose che sono fastidiose e difficili?’ Certamente! Considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate! Perché? Perché è così che Dio ci perfeziona! Non vi darò l’elenco, ce ne ho uno qui che ho scritto; ma non mi dilungherò leggendole tutte, ma ho elencato qualcosa come 40 ragioni per le quali la Bibbia ci dice specificamente di esserne grati; e ovviamente non si tratta di cose signole ma di categorie, per le quali potremmo trovare un altro centinaio di cose per categoria stessa che dovrebbero portarci ad esser grati. Dobbiamo essere grati per tutto, per tutto, per tutto. Non c’è limite! La pienezza di tutte le cose che Dio ha fatto, ci sono tutti i suoi attributi, tutte le cose che ha compiuto, dobbiamo esser grati! Lo sapevate che la Bibbia ci dice di essere grati per tutti? Per tutte le persone. Ci dice di essere grati per ogni cosa! Ci dice di essere grati a Dio per Cristo, per la nostra salvezza, per lo Spirito Santo, per tutto ciò che abbiamo, di essere grati nel mezzo delle difficoltà come nel mezzo della prosperità, di essere grati per ogni cosa.
Ora, lasciatemi dire una cosa: ‘c’è solo un tipo di persona che può essere grata per tutto, la persona umile. Esatto! La persona umile! Voi potreste dire: ‘Cosa intendi dire?’ Ascoltate qui, la persona umile sa di non meritarsi nulla, giusto? Perciò la più piccola diventa motivo di ringraziamento. Se hai un problema di gratitudine, il problema non è la mancanza di gratitudine, quello è il sintomo. Il problema è l’orgoglio. Stai dicendo: ‘Dio, non riesco ad essere grato perché penso di non avere quello che mi merito’, ma se sai di non meritarti nulla, se ti vedi come un peccatore che non si merita nulla, allora qualsiasi cosa Dio presenterà nella tua vita non potrà produrre altro che ringraziamento! Vedi? È un problema d’orgoglio, una persona riconoscente ha sempre un cuore umile.
E tra l’altro, gente, vedete l’umiltà fa parte dell’essere ricolmi di Spirito perché si è solamente ricolmi di Spirito quando ci si rinnega, giusto? Quando muoriamo a noi stessi, quando ci crocifiggiamo, quando ci mettiamo da parte e rispondiamo allo Spirito. l’umiltà ci porta ad esser ricolmi di Spirito, e l’umità provoca il ringraziamento che procede dall’esser ricolmi di Spirito. Torniamo a quel primo peccato di tutti che corruppe il sistema intero: il peccato dell’orgoglio, giusto? È con quello che Satana iniziò tutto, giusto? Vide il cielo e disse: ‘Ah, Dio non dovrebbe avere tutto questo, dovrei averlo io – e quindi disse - Farò questo, mi esalterò e farò...’ e così via, così via, così via – era sempre: ‘io, io, io, io’, ed anche per Eva era la stessa cosa, sapeva di poter diventare come Dio, ‘io, io, io’, è sempre la stessa cosa, l’orgoglio è la chiave del peccato.
Quindi, se non sei grato, non è che devi in qualche modo suscitare il ringraziamento, devi sperimentare l’umiltà, e l’umiltà ti sostiene all’idea di esser ricolmo di Spirito, perché è solo quando crocifiggiamo noi stessi, e rinneghiamo noi stessi arrendendoci allo Spirito che l’umiltà diventerà una realtà. Ma se sei una persona umile, allora sarai grato per tutto, per tutto. Voi potreste dire - beh, alcuni dicono: ‘Beh, sai, mio marito non è perfetto! Com’è che mi son ritrovata con uno come lui?’ Ed il marito dice: ‘Mia moglie è... non ce la fa... è... caspita, ci sono un sacco di donne al mondo, com’è che ho fatto a finire in questa situazione?’ molti dicono: ‘Beh, sai, il mio lavoro non è quello che dovrebbe essere, non mi trattano tutti come non dovrebbero, neanche la mia famiglia mi tratta come dovrebbe! Nessuno mi capisce, son tutti scortesi’... e vivono un po’ conun approccio amaro, acido, si lamentano sempre. E sapete il perché? Perché pensano di meritarsi di meglio, giusto? ‘Ragazzi, io dovrei avere una persona perfetta, il lavoro perfetto; tutti dovrebbero trattarmi come mi merito’, capite? É tutta una question d’orgoglio, capite? Finché saremo orgogliosi, non saremo mai grati. E solamente quando spaccheremo la schiena dell’orgoglio e lo faremo cadere a terra potremo sperimentare cosa significa essere grati per ogni cosa, per tutto.
Quindi quando dobbiamo essere grati? Sempre. Per cosa? Per tutto. Come? Guardate qui: un’affermazione favolosa. Come dobbiamo essere grati? Guardate di nuovo al versetto 20, dice questo: “ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, - ecco che arriva! - nel nome del Signore nostro Gesú Cristo”, o è così incredibile!
Ascoltate, significa semplicemente... “nel nome del Signore Gesù” significa semplicemente coerentemente con chi Egli è, coerentemente con ciò che ha compiuto. In altre parole, qualunque cosa mi accada, posso ringraziare grazie a chi è Cristo e a ciò che ha fatto. E che qualsiasi cosa accada nella mia vita, non importa! Tutto si risolverà per il mio bene e per la Sua gloria, giusto? Questa è la verità più favolosa di tutte. Vi ricordate quello che vi ho detto poco fa? Che quando cantiamo, è come se Cristo cantasse tramite di noi, vi ricordate? E quando ringraziamo è come se Cristo ringraziasse il Padre tramite di noi.
Ascoltate, non potrei mai essere grato per tutto se non fosse per Cristo, ma grazie a Cristo sia le cose belle che quelle brutte nella vita hanno tutte un ruolo nel conformarmi all’immagine che Dio vuole che io porti, l’immagine di Suo Figlio. Vedete? Non posso semplicemente dire: ‘Ringraziate per tutto, punto e basta’, se non sei cristiano e non sei in Cristo e Cristo non sta intercedendo in tuo favore alla destra di Dio e se Cristo non sta dimorando nella tua vita e se non hai la figliolanza e l’eredità congiunta che ha promesso allora di fatto non puoi ringraziare per ogni cosa perché quello che riceverai non necessita la tua gratitudine. Ma d’altra parte, se la mia vita è sotto il controllo di Cristo e sono Suo figlio, e sono coerede nel Suo regno e se Egli sta intercedendo per me alla destra del Padre, e se mi sta purificando da ogni peccato e mi sta conformando alla Sua immagine, se tutto questo sta accadendo, allora ho motivo di essere grato a Dio per ogni cosa.
Sapete, per natura siamo desiderosi di noi stessi, perché abbiamo un’alta considerazione di noi stessi, e se non otteniamo quello che vogliamo, ci arrabbiamo e non siamo grati; ma Cristo non era così. Oh ascoltate! Questo versetto dice che dobbiamo anche ringraziare nel modo in cui Lui ringraziava! Se è Lui che ringrazia tramite di noi, ringrazieremo come Lui ringraziava. Lo sapevate che era grato a Dio? Matteo 11:25 dice: “Ti ringrazio, o Padre”. Giovanni 6:11, “Ti ringrazio”. Giovanni 6:23: “Ti ringrazio”. Giovanni 11:41, “Ti ringrazio”. Egli fu grato per tutta la sua vita e, quando guardiamo alla sua vita, possiamo chiederci il perché, giusto? Voglio dire in gloria aveva tutto, venne su questa terra, fu umiliato, divenne un servo, fu sputato addosso, fu disprezzato fu rifiutato, crocifisso, e non si meritava nulla di tutto quello, eppure era grato, grato.
Ascoltate qui: ‘Sebbene meritasse la gloria, ricevette l’umiltà. Pur meritando l’amore, ricevette odio; pur meritando l’adorazione, fu rifiutato. Sebbene meritasse la lode, ricevette il disprezzo. Sebbene meritasse grandi ricchezze era povero; e sebbene meritasse la santità, ricevette il peccato. E così fu ma nel mezzo di tutto non smise mai di esser grato a Dio. Perché fissò il suo sguardo verso la fine, per la gioia che gli era posta dinnanzi fu in grado di sopportare la croce. E guardiamo a noi altri invece, eh? Seppur meritiamo umiltà riceviamo gloria. Seppur meritiamo odio riceviamo amore divino. Seppur meritiamo d’esser rifiutati, siamo accolti come figli. Seppur meritiamo il disprezzo riceviamo affetto; e seppur meritiamo la povertà, Lui ci dà ricchezza, seppur meritiamo la maledizione del peccato, Lui ci dà la sua giustizia. E poi, se tutto non va per bene nella nostra vita, ci lamentiamo, capite il punto? Non ha senso, vero?
Secondo una leggenda medievale, due angeli furono inviati sulla terra. Ad uno fu data la responsabilità dal Signore, di raccogliere tutte le suppliche e all’altro invece il compito di raccogliere tutti i ringraziamenti. L’angelo che andò a raccogliere le suppliche non riuscì a riportarle. L’angelo che andò a raccogliere i ringraziamenti tornò indietro con un paio nelle sue mani. Questa è la leggenda, e le leggende in genere possono essere inverosimili e fantastiche, ma temo che questa non lo sia affatto. Siamo così lunghi quando richiediamo, non è vero? È un po’ come firmare alla fine dicendo: ‘Il tuo servo autoindulgente, John’, siamo molto a corti nei ringraziamenti. Forse questo è il peccato più comune di tutti i santi. Quando ringraziamo? Sempre. Per cosa dobbiamo ringraziare? Per tutto. Come? Nel nome di Cristo. Ed infine, a chi? A Dio Padre. E di nuovo il versetto 20: “A Dio e al Padre”.
Ed amo il fatto che usi il termine “Padre” perché qui presenta l’atteggiamento benevolo di Dio; è Dio, che nella sua paternità, ci elargisce certi doni nel suo amore. Dio Padre sottolinea l’amorevole benevolenza di Dio verso i suoi figli. Egli ci fa sempre, sempre dei doni. “Egli è il Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione nè ombra di mutamento”, tutto viene da Lui, anche le cose che altre persone ci danno provengono da lui perchè Egli opera tramite di loro. È Cristo che canta tramite di noi, Cristo che ringrazia Dio attraverso di noi e Cristo che dona ad altri tramite di noi.
Di recente ho avuto l’occasione di regalare qualcosa a qualcuno. Avevano bisogno ed ho avuto la gioia meravigliosa di dare qualcosa per soddisfare quel bisogno, e quando quello succede mi piace sempre vedere com’è che le persone rispondono, ed ho ricevuto un bigliettino. E per me è stato molto interessante per il fatto che il biglietto intero non faceva altro che ringraziare Dio - è stato davvero rinfrescante. Il bigliettino intero non faceva altro che ringraziare il Signore. Non diceva niente su di me, ringraziava solamente il Signore. E vedete, quella è una persona che riconosce che Dio è la fonte di tutto. Quando iniziamo a ringraziarci l’un l’altro, ci si avvicina un po’ alle lusinge innecessarie; ma quando vediamo Dio come fonte di ogni cosa, abbiamo la prospettiva di Efesini 5:20.
Ascoltatemi bene, se siete ricolmi di Spirito, cantate l’uno verso l’altro e nei confronti di Dio non farete altro che ringraziare. Ascoltate, l’Antico Testamento lo richiede in continuazione. Salmo 30, Salmo 50, Salmo 69, Salmo 92, 95, 100, 105, 116 e molti altri. Non fanno altro che richiederci di ringraziare Dio, di ringraziare Dio, di ringraziare Dio. In Romani 1:21 si legge che i pagani sono caratterizzati in questo modo: ‘hanno conosciuto Dio, ma non l’hanno glorificato come Dio e non lo hanno ringraziato”, vedete? Quella è la caratteristica del mondo non-rigenerato, l’ingratitudine! Dio vuole che il suo popolo sia riconoscente. Paolo dice ai Filippesi: ‘Non siate in ansia per nulla, ma in ogni cosa, con preghiere e suppliche, rendete le vostre richieste note a Dio con rendimento di grazie” – con rendimento di grazie. Colossesi 2:7 ci dice di essere grati a Dio. Ebrei 13:15 dice: “Dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome”. Nell’Antico Testamento, alcuni ordini sacerdotali leviti non avevano altro compito che quello di guidare il popolo al ringraziamento.
Lo sapevate che tutte le feste e le sagre d’Israele furono organizzate per ringraziare? Lo scopo di ogni festa commemorativa: la Festa delle Settimane, dei Tabernacoli, delle Trombe, della Pentecoste e la Pasqua, erano tutti degli atti nazionali di ringraziamento ad un Dio che aveva servito il suo popolo così amorevolmente e benevolmente.
Ora ascoltate, concluderò questo punto dicendo questo: Ci sono tre possibili risposte. Nel ringraziamento ci sono tre tipi di persone che possiamo considerare in conclusione, e vorrei che guardassimo al libro di Luca, Luca capitolo 12; Luca capitolo 12. Primo: alcune persone non ringraziano mai. Questa è la categoria di persone che non ringraziano mai Dio per nulla. Pensano di aver fatto tutto da sè; pensano di essersi creati il fieno da soli. Luca 12:16, “E disse loro questa parabola: ‘la campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente; ed egli ragionava così, fra sè: ‘Che farò? Poichè non ho dove riporre i miei raccolti? E disse, ‘questo farò: ‘demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il mio grano ed i miei beni”. Ragazzi! Guardate cosa ho fatto, ho coltivato un enorme raccolto, non è incredibile? Mi sa che me lo metto tutto da parte! E dirò all’anima mia: ‘anima! Tu hai molti beni ammassati per molti anni! Riposati, mangia, bevi, divertiti!”. Prenditi il resto della tua vita per consumare tutto quello che hai! “Ma Dio gli disse: ‘Stolto. Questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio”.
Voi potreste dire: ‘Qual è il punto?’ Questo è il punto. Non pensava mica di dovere qualcosa a Dio perché non pensava che Dio fosse la fonte di tutto, vedete? Pensava di aver fatto tutto da solo. ‘Guardate cosa ho fatto! Spenderò il resto della mia vita a consumare tutti miei successi. E Dio gli disse: ‘Stanotte morirai’. Morirai questa notte stessa perché non hai riconosciuto che nulla cresce se Dio non lo permette, non c’è terra e non c’è grano se Dio non lo fa, e a meno che tu non sei ricco verso Dio, a meno che non riconosci Dio come la fonte suprema di tutto, perderai tutto, vedete il punto? Questi sono quelli che non sono grati per nulla, credono di avercela fatta da soli, pensano d’essersi guadagnati la propria fortuna, d’essersi fatti strada da soli, d’aver fabbricato il proprio piacere, d’aver fatto le proprie cose, Dio non ne è neanche coinvolto! Vedete, questa è un’opzione, puoi esser una di queste persone, che non ringrazia mai.
E poi ci sono quelli che ringraziano, ma ipocriticamente. Guardate al capitolo 18 di Luca; questo è il ringraziamento ipocrita. Luca 18 versetto 9, e questa è un’altra parabola data a coloro che confidavano nella propria rettitudine personale, questi sono i moralisti, “Due uomini entrarono nel tempio per pregare: uno, un fariseo; l’altro, un esattore delle tasse. Il fariseo stava in piedi e pregava così tra sè” - notate che sta parlando a se stesso e dice – ‘Dio’ - adora se stesso, si sta identificando da solo – ‘Io ti ringrazio” - ora ascoltate bene, questo tizio non ha un briciolo di ringraziamento nel suo cuore. Non ringrazia nessuno se non se stesso. Sta dicendo: ‘Sono così grato a me stesso per quello che ho realizzato’, ma vuol apparire come se stesse adorando Dio, dice: ‘Ti ringrazio di non essere come questi altri: estorsori, ingiusti, adulteri, e nemmeno come questo qui, un esattore delle tasse”, oh, sono così grato d’essere così meraviglioso, vedete?
L’altro uomo, l’esattore delle tasse, rimanendo lontano, non osò neanche alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: ‘Dio sia misericordioso con me, peccatore’. Gesù disse: “Io vi dico che quest’uomo, non quell’altro, è tornato a casa sua giustificato; perché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si umilia sarà esaltato’, vedete? Ci sono persone che non ringraziano mai, poi ci sono altre invece che vanno in giro a ringraziare se stesse con la scusa di ringraziare Dio, sono dei moralisti ipocriti. In Luca 17 c’è una terza categoria, quella di coloro che sono veramente grati, ed è una storia bellissima, ve la leggerò velocemente.
Versetto 11 di Luca 17: “Nel recarsi a Gerusalemme, Gesú passava sui confini della Samaria e della Galilea. Come entrava in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, i quali si fermarono lontano da lui, e alzarono la voce, dicendo: ‘Gesú, Maestro, abbi pietà di noi!’ Vedutili, egli disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti’. E, mentre andavano, furono purificati. Uno di loro...” - quanti? “Uno di loro”. Uno solo su dieci? - “vedendo che era purificato, tornò indietro, glorificando Dio ad alta voce; e si gettò ai piedi di Gesú con la faccia a terra, ringraziandolo”, cioè solamente uno era grato? Su dieci? E quell’uno era un samaritano. Un mezzosangue, un emarginato. “Gesú, rispondendo, disse: ‘I dieci non sono stati tutti purificati? Dove sono gli altri nove? Non si è trovato nessuno che sia tornato per dar gloria a Dio tranne questo straniero?’ E gli disse: ‘Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato’”, penso che stia dicendo che dieci fuono guariti ma solamente uno fu salvato.
Ascoltate, quella è vera gratitudine. Quella era gratitudine. Il resto, ricevette quello che volevano, e volevano solamente la soddisfazione del loro egoismo. Volevano liberarsi della loro malattia che li rendeva degli emarginati. Il resto invece, la magnifica minoranza, diede a Cristo quello che Lui voleva: gloria. Vedete la differenza? Alcuni di noi si accontentano di ricevere quello che vogliamo senza neanche pensare a Cristo, altri invece si preoccupano della gloria che Lui vuole e merita. La gratitudine, miei cari, è l’uomo al suo meglio; l’ingratitudine è al suo peggio.
Davide disse: ‘Così proclamerò con voce di ringraziamento e racconterò tutte le tue opere meravigliose”. Noi, tra tutti, dovremmo essere i più grati. Se non avessimo altro che Gesù Cristo, dovremmo comunque essere grati, giusto? Perché avendo Cristo, abbiamo tutto per l’eternità.
Un missionario di città a Londra fu chiamato in un vecchio edificio residenziale. Una signora era in fin di vita all’ultimo stadio della malattia. La stanza era piccola e fredda e la donna era distesa sul pavimento. Il missionario cercò di aiutare la signora e le chiese se volesse qualcosa e lei rispose: ‘Ho tutto ciò di cui ho bisogno, ho Gesù Cristo’. L’uomo non lo dimenticò mai e se ne andò, e scrisse queste parole: ‘Nel cuor della città di Londra, nel bel mezzo della povertà, furon dette parole brillanti d’oro, “ho Cristo che mai più vorrò?’ Dette da una donna malata in fin di vita, stesa sul pavimento di una mansarda, senza alcuna comodità, “io ho Cristo che mai più vorrò?” Colui che le udì si affrettò per darle qualcosa dai grandi magazzini di questo mondo, fu tutto inutile, ella morì dicendo,’ho Cristo che mai più vorrò?’ Oh! Miei cari peccatori, alti, bassi, ricchi e poveri, potete dire voi con gran gratitudine, “ho Cristo che mai più vorrò?
Padre, ti ringraziamo perché abbiamo Cristo, e la maggior parte di noi ha molto, molto di più dalla tua mano colma di grazia. Rendici sempre più grati, sempre riconoscenti, perché quello scaturisce da cuori umili, resi umili dal riempimento del tuo Spirito; nel nome di Gesù, amen.
FINE
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