Apriamo la Bibbia in Efesini capitolo 5... stiamo esaminando il modello divino per le relazioni. Questo è il secondo messaggio di questa serie sulla famiglia, sul matrimonio, sull’educazione dei figli. Nelle prossime settimane affronteremo molte cose meravigliose. E stiamo guardando, per così dire, a una rampa di lancio in Efesini capitolo 5, un punto eccellente per iniziare questo studio, perché la Parola di Dio è così specifica a riguardo di questi argomenti. Voglio leggervi dal versetto 18 al 21, Efesini capitolo 5: “E non ubriacatevi di vino: ciò è dissolutezza; ma siate ripieni dello Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio e Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo”. La scorsa settimana abbiamo detto che il fondamento di ogni successo nella famiglia cristiana, ogni benedizione nel matrimonio cristiano è stabilito in questo testo. Non è qualcosa di superficiale, non è banale, non è manipolativo. Quello che dice è questo: prima ancora di poter parlare delle mogli al versetto 22, prima di poter parlare dei mariti al versetto 25, prima di poter parlare dei figli al capitolo 6 versetto 1 e dei genitori al capitolo 6 versetto 2, dobbiamo stabilire alcune fondamenta per tutte quelle relazioni, ovvero: dovete essere ripieni dello Spirito, cantare, ringraziare e sottomettervi.
E ci siamo concentrati su queste quattro cose l’ultima volta. Dove c’è il riempimento dello Spirito, il che significa essere sotto il controllo dello Spirito Santo mediante l’ubbidienza alla Parola. Dove c’è gioia traboccante che si esprime in canti, dove c’è ringraziamento costante per ogni cosa, e dove c’è sottomissione reciproca, lì ci sono le fondamenta per la felicità, il successo e la benedizione nel matrimonio e nella famiglia. Tutto è stabilito su quella base spirituale, sia che si parli della relazione tra marito e moglie, o tra figli e genitori. Uno dei libri più popolari su questo argomento in questi ultimi anni si chiama: I pilastri che sostengono un matrimonio appagante. All’epoca della sua uscita, era un libro molto popolare, e suggeriva che ciò che è fondamentale per il matrimonio, ciò che rende veramente il matrimonio, uno di successo, sono cinque pilastri. Ed ecco quello che suggerisce, o, e tra l’altro è un libro cristiano... ma dice: numero uno, la sicurezza; numero due, la comunicazione; numero tre, il romanticismo; numero quattro è il contatto fisico, e numero cinque, l’intimità dello spirito. Il libro dice cose di questo tipo, e cito: “Se una donna vuole veramente comunicare in modo significativo con suo marito, deve coltivare il lato destro del suo cervello”, dice anche: “Il modo migliore che conosciamo per creare legami all’interno della famiglia è andare in campeggio”, suggerimenti piuttosto superficiali, non trovate? Non sono nemmeno sicuro di come funzioni il lato destro del mio cervello, sono sicuro che anche mia moglie non ne ha la più pallida idea. Ed a dire il vero, il campeggio non fa proprio per me, ma mi aspetterei questo genere di cose in un libro secolare, son rimasto un po’ scioccato di trovarle in un libro cristiano. I pilastri del matrimonio non sono la sicurezza, la comunicazione, il romanticismo, il contatto fisico e l’intimità dello spirito. I pilastri del matrimonio sono l’essere ripieni dello Spirito, avere una gioia traboccante, essere riconoscenti per ogni cosa ed essere sottomessi l’uno con l’altro.
La Bibbia dice che le famiglie si costruiscono su fondamenta spirituali, non psicologiche, non emotive. La Bibbia dice che ciò che è più importante in un buon matrimonio è l’amore per Dio che prevale sull’amore per sé stessi. Ciò che è davvero importante in un buon matrimonio è cercare il bene degli altri anziché il proprio. Ciò che conta veramente è avere un cuore sottomesso che si preoccupa di più per l’altro. La vera gioia spirituale, la gratitudine. La devozione a Dio, al suo regno, ai suoi scopi e alla sua gloria. La vera santità, l’ubbidienza alla Scrittura. In altre parole, il matrimonio è semplicemente il luogo in cui vivete la vostra vita cristiana, e se la vostra vita è in ordine, allora sarà un’esperienza felice, produttiva, appagante e benedetta ogni giorno. Se non lo farete invece, sarà piena di dolore, delusione, frustrazione, tristezza, rabbia e tutto il resto. Non ha nulla a che vedere con tecniche umane di contatto, romanticismo, intimità, comunicazione o anche di sicurezza finanziaria, e ha tutto a che fare con la vostra relazione con Dio.
Infatti, non c’è luogo migliore, nessun luogo più importante per vivere la vostra cristianità che in casa vostra. E se la vostra casa non è quella che Dio vuole che sia, è perché gli standard più elevati del cristianesimo non vengono praticati. Può darsi che uno dei due stia facendo ogni sforzo per farlo e l’altro no, può darsi che entrambi stiano venendo meno; ma in entrambi i casi, ne derivano grandi difficoltà. La famiglia è l’ambiente in cui la vostra forza spirituale, la vostra devozione spirituale, la vostra coerenza spirituale si manifestano maggiormente. E non solo si manifestano maggiormente, ma – ascoltate qui – sono anche maggiormente richieste.
A causa della familiarità, del continuo stare insieme in ogni tipo di circostanza possibile, in ogni prova e difficoltà, la casa è la prova più autentica, il vostro matrimonio è la prova più vera della vostra vita spirituale. Ecco perché in 1 Timoteo capitolo 3 ci viene detto sul conto dell’anziano, del pastore, che dev’essere uno che “governa bene la propria casa, tenendo i figli in sottomissione con ogni dignità, ma se uno non sa governare la propria casa, come potrà aver cura della chiesa di Dio?” In parole semplici, quello che Paolo sta dicendo è che l’uomo manifesta il carattere del suo impegno cristiano. Manifesta la sua guida spirituale nella sua casa, e se non si manifesta lì, perché mai dovreste chiedergli di guidare la chiesa?
La famiglia è semplicemente il luogo più significativo in cui potete vivere la vostra fede. Mi spingo perfino a dire che l’istruzione riguardo alle tecniche del matrimonio – se si può dire così appropriatamente – ma l’istruzione riguardo alle abilità nel matrimonio, l’istruzione riguardo a tutte le sfumature della sensibilità verso le differenze tra maschio e femmina, una volta che avete sommato tutto ciò, ha un’importanza minima. Oggi sembrerebbe che assumiamo che quello sia il tema principale e la necessità principale, perché così tanta letteratura e così tanti sforzi gli sono stati dedicati, ma di fatto, non ha un’importanza grave se avete due persone ripiene di Spirito, gioiose, riconoscenti, sottomesse e devote a Dio.
Tutto comincia con quel fondamento spirituale ed, al di fuori di esso, ci sono grandi problemi e grandi conflitti, e il motivo per cui sto enfatizzando questo punto è perché è da qui che tutto inizia. È qui che tutto ha successo ed è qui che tutto si rompe. Infatti, l’intero disegno meraviglioso del matrimonio non funziona molto bene dove c’è il peccato. Quando si invade il dominio del matrimonio e della famiglia con il peccato, esso diventa un’esperienza molto opprimente, insoddisfacente, e miserabile. Ed è così che funziona per la maggior parte delle persone. Lo è certamente per il mondo non rigenerato di oggi, che è stato nutrito con una dieta costante di giustificazione dell’orgoglio personale e del compimento personale, ha seminato i semi che alla fine distruggono tutte le relazioni. Tutte sono schiacciate sotto il peso dell’orgoglio. E perfino la chiesa ne è stata influenzata. Anche noi che conosciamo la verità troviamo difficile viverla perché siamo sommersi dal mondo che ci circonda. Infatti, suppongo che il termine “conflitto” sia ormai quasi sinonimo con il matrimonio e la famiglia al giorno d’oggi.
Sentiamo continuamente quanto siano oppressivi gli uomini o quanto siano insensibili. Quanto siano sciovinisti. Quanto siano abusivi e indifferenti. E d’altro canto sentiamo spesso parlare delle donne come dominanti, in cerca di libertà e del perseguimento della propria volontà e dei propri scopi, e che non vogliono sottomettersi ai propri mariti. E perché è così? Beh, è a causa del peccato. E forse possiamo tornare all’inizio e intravedere qualcosa di tutto questo. Tornate indietro nella vostra Bibbia al terzo capitolo della Genesi. Voglio condividere con voi quella che potrebbe benissimo essere un’interpretazione del capitolo tre della Genesi degna di considerazione.
Non posso essere dogmatico e dire che è assolutamente, inequivocabilmente corretta. Ci sono, e ci saranno, alcuni che si oppongono a qualsiasi tentativo di essere dogmatici a riguardo, ma è almeno una possibilità interessante per comprendere da dove provenga questo conflitto. Sappiamo, naturalmente, che esso proviene dall’egoismo, dall’orgoglio personale e dal peccato personale – è questo che rende difficili le relazioni, specialmente nella famiglia, ma potrebbe esserci un altro elemento di questo conflitto di grande interesse e, se guardiamo a Genesi capitolo 3, vi invito a Genesi 3 versetto 13. E il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?” E la donna rispose: “Il serpente mi ha ingannata, ed io ho mangiato”. E il Signore Dio disse al serpente: “Poiché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutte le bestie dei campi; sul tuo ventre camminerai, e polvere mangerai tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua progenie e la progenie di lei: essa ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno”, questa è la maledizione di Satana, però ora passiamo alla donna, versetto 16: “alla donna egli disse – ecco la pena che pagherai, e questa riguarda tutta la femminilità – Moltiplicherò grandemente i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli; il tuo desiderio sarà per tuo marito, ed egli dominerà su di te”. La maledizione, ovviamente, che colpì il genere umano come risultato della caduta nell’Eden, alterò in modo significativo e drammatico il disegno originale di Dio. Prima del peccato c’era un’unione perfetta. Non c’era alcun conflitto. Adamo ed Eva andavano perfettamente d’accordo, e fu introdotto il peccato, e il peccato portò con sé caos e conflitto.
Ora, ci furono varie caratteristiche in questa maledizione. Ci fu separazione tra l’uomo e Dio a causa di questo peccato, e l’uomo, come ricordate, fu cacciato dal giardino, e la piena, ed intima comunione libera con Dio fu interrotta. Ci fu anche una separazione tra l’uomo e la natura. La natura non avrebbe più prodotto i suoi frutti all’uomo senza alcuno sforzo da parte sua. Ora doveva uscire e, con il sudore della sua fronte, doveva lavorare la terra e faticare duramente per farle produrre ciò che prima gli donava così liberamente. Separazione tra l’uomo e Dio, separazione tra l’uomo e la natura, ed infine, separazione tra l’uomo e la donna. E la parte chiave della maledizione per noi si trova alla fine del versetto 16: “Il tuo desiderio sarà per tuo marito, ed egli dominerà su di te”.
È molto possibile che quella sola affermazione risponda alla domanda: perché c’è tanto conflitto tra uomini e donne? Perché? Guardando prima al marito, dice alla fine del versetto 16: “ed egli dominerà su di te”, e la parola “dominare” significa regnare, è una parola che indica sovranità. Quindi, la maledizione dice che l’uomo, come risultato della maledizione, ti dominerà, e come risultato della maledizione tu avrai “desiderio su di lui”, cosa significa? Significa forse che lei lo desidererà fisicamente e sessualmente? Non credo che quella sia una maledizione. Non penso che lo fosse prima della caduta. Era già vero che lei aveva un desiderio per lui e lui per lei fisicamente, è la forma più elevata del compimento dell’amore in termini di piacere fisico. Non è che lei lo desidererà come protettore, come colui che si prenderà cura di lei e la sosterrà e la coprirà. Anche quello esisteva già. Fin dall’inizio lei era stata progettata per completarlo, ma lui era colui che doveva prendersi cura di lei. Questo esisteva già. Lei era il vaso più debole, e per la donna è una gioia ricevere tale cura e protezione, prima della caduta.
Quindi deve trattarsi di qualcosa di diverso dal desiderio sessuale. Deve trattarsi di qualcosa di diverso dal desiderio di essere curata, protetta, ed è anche vero che la maledizione non può essere un desiderio fisico o emotivo, perché non tutte le donne lo desiderano, seppur tutte sono maledette. Tutte le donne sono maledette, ma non tutte le donne desiderano i loro mariti fisicamente. Non tutte le donne desiderano l’amore emotivo, la protezione e la cura dei loro mariti. Questo deve essere qualcosa, qualcosa che tocchi tutte le donne, così come qualcosa che tocchi tutti gli uomini. Prima di tutto, la donna fu maledetta con dolore nel parto. Proprio nel punto della vita, davvero nel punto più alto della femminilità – dare la vita al mondo – lei è maledetta. Ma in aggiunta, è maledetta con questo desiderio verso suo marito. Cos’è? Cosa significa? Ebbene, quella parola “desiderio” è usata nel capitolo 4, ed impariamo qualcosa quando scopriamo come una parola specifica è usata in un determinato contesto, ed è l’unica altra volta in cui viene usata in tutto il libro della Genesi. Infatti, l’unica volta nei primi cinque libri, nel Pentateuco.
E noterete nel capitolo 4 come viene usata nel versetto 7, a metà del versetto: “il peccato si accovaccia alla porta ed il suo desiderio”, esattamente la stessa parola, “è per te; ma tu lo devi dominare”, la costruzione qui, in ebraico, è esattamente parallela. È una costruzione perfettamente parallela che usa esattamente la stessa parola. Di cosa sta parlando? Sta parlando di Caino. Ricordate Caino, no? Caino offrì un sacrificio che Dio non accettò perché non era ciò che Dio aveva chiesto, e poi, per rabbia, ricordate, uccise suo fratello. E qui dice che la parola del Signore viene a Caino, il Signore dice a Caino: “il peccato si accovaccia alla porta, Caino, e il suo desiderio è per te, ma tu devi dominarlo”. Ora, cosa voleva fare il peccato a Caino? Voleva schiacciarlo. Voleva dominarlo. Voleva prendere il controllo della sua mente e delle sue azioni. Il peccato voleva governarlo. Il peccato voleva forzarlo a fare certe cose. Il peccato voleva controllarlo.
E questo, credo, è il parallelo con quello che troviamo al versetto 16 quando si dice che “il tuo desiderio sarà per tuo marito”, è la stessa costruzione, lo stesso termine del desiderio che il peccato ha di controllarti. Parte della maledizione è che la donna non accoglie più la sottomissione in modo volontario e desideroso, ma c’è qualcosa in lei che vuole controllare l’uomo. Vuole usurpare l’autorità sul marito. Questo è precisamente ciò che Eva fece in origine, giusto? Avrebbe dovuto andare da suo marito, cercare la sua saggezza quando fu tentata. Satana lo sapeva, la isolò, la ingannò. Lei agì indipendentemente, fuori dalla sottomissione amorevole che avrebbe dovuto far parte del suo impegno verso suo marito, e portò tutta la razza umana nel peccato. Come fece nel peccato originale, ascoltando Satana e senza consultare Adamo, esercitò autorità sull’uomo, prese le cose nelle sue mani, e questa fu, in sostanza, la maledizione. E da quel momento, il peccato della donna, la depravazione innata nelle donne, cerca di controllare.
L’uomo, poi, è anch’egli sotto maledizione: cerca di dominare. Perché ci son sempre movimenti di liberazione femminili? E se non ci sono movimenti di quel tipo, quel senso è comunque presente nel cuore della donna. E perché c’è anche il maschilismo? C’è stato e ci sarà sempre? Perché è così che si manifesta la depravazione nel cuore umano: nelle donne che cercano di comandare e negli uomini che desiderano opprimere. E questa è una spiegazione molto possibile per l’intensità e il carattere onnipresente – cioè costante e ovunque – del conflitto nel matrimonio. La donna, per effetto della caduta, nella sua natura decaduta non è disposta a sottomettersi, ma desidera controllare, esercitare il proprio individualismo. L’uomo, per effetto della caduta, vuole rimanere re della montagna, e il suo dominio può essere opprimente e insensibile. Così iniziò la battaglia dei sessi con la caduta in Genesi capitolo 3, ed i figli che entrano a far parte della famiglia non fanno altro che entrano nel ring durante l’incontro di boxe, che ovviamente non è un buon posto per i bambini.
Dunque, nel mondo c’è maschilismo, e lo si può trovare in ogni civiltà nel corso della storia dell’umanità; c’è sempre un senso di liberazione femminile nel mondo, e ugualmente le si possono trovare per tutto il corso della storia, e questo è vero perchè ciascuno esprime l’effetto della maledizione. Ognuno combatte egoisticamente per il proprio territorio, e quindi la domanda è: come può sopravvivere un matrimonio a questo tipo di conflitto? Come può funzionare un matrimonio e come possono i bambini trovare pace in un ambiente del genere? E la domanda ancora più importante: come può essere interrotto? Come può essere spezzato? Abbiamo già risposto a questa domanda: due persone che hanno conosciuto Cristo, le cui vite sono state trasformate, che sono caratterizzate dall’essere ripiene di Spirito, gioiose, riconoscenti e sottomesse l’una all’altra – e questa è una trasformazione spirituale.
In altre epoche ed in altre culture, i matrimoni funzionavano meglio che nel mondo contemporaneo. Non molti anni fa, circa 25 anni fa, le persone restavano insieme: era il comportamento standard. Era ciò che la società si aspettava dalle persone, ed era ciò che accadeva, ma questo non significa che ci fosse meno conflitto. A causa della natura decaduta, ci sarà sempre il conflitto. Bisogna tornare alla dimensione spirituale per porvi fine, ed è questo ciò che è così meraviglioso in questo passo che stiamo esaminando – e ora potete tornare ad Efesini – che la soluzione al conflitto nel matrimonio è spirituale, e comincia permettendo allo Spirito Santo di controllare la vostra vita, lasciando che la Parola di Cristo abiti abbondantemente in voi, ubbidendo allo Spirito di Dio mentre Egli rivela la sua volontà attraverso la volontà di Dio. Solo la potenza dello Spirito Santo può invertire la maledizione in una casa. Dove c’è una persona ripiena dello Spirito in casa, c’è speranza. Avete mai provato a iniziare un litigio con una persona controllata dallo Spirito? Avete mai provato a litigare con una persona completamente gioiosa, che ha gioia che sgorga nel cuore?
Avete mai provato a litigare con qualcuno che è riconoscente per tutto, perfino per il conflitto? Avete mai provato a litigare con qualcuno completamente sottomesso? Molto difficile. Dove questo esiste, c’è speranza, è una questione spirituale. Il conflitto svanisce dove lo Spirito Santo domina. Ora, nel mentre guardiamo al testo davanti a noi, abbiamo già parlato di questo fondamento, e Paolo, al versetto 22, inizierà a trattare la condotta specifica della moglie, del marito, dei figli e dei genitori, e andremo a esaminarla in dettaglio nelle prossime settimane. Ma prima di farlo, non sarebbe corretto e non renderemmo giustizia all’apostolo Paolo se non prendessimo almeno qualche momento per considerare il tipo di mondo al quale egli stava scrivendo. Perché certamente sorge l’obiezione: “beh, queste cose sono storia antica, risalgono a tanto tempo fa, non comprendono davvero il tipo di mondo in cui viviamo. Vivevano in un’epoca diversa, con prospettive diverse”, e penso che dobbiate capire cosa stava accadendo.
Quindi voglio darvi un po’ di storia. So che a volte posso indulgere in questo. Ho una passione per la storia. Quando andai al college, decisi che non riuscivo a scegliere una sola materia per la specializzazione secondaria. Volevo laurearmi in studi religiosi e così feci, ma non riuscivo a decidere cosa scegliere come minore, così feci una doppia specializzazione minore in storia e greco. E sono sempre stato affascinato dalla storia, e penso che negli anni, se sono mai stato interessante da ascoltare, è probabilmente perché sono tornato nella storia ed ho ricostruito alcuni dei contesti che fanno vivere la Bibbia. E questo è molto, molto importante, affinché la Bibbia possa parlare da sé. Fu scritta in un’epoca e in un contesto che richiedono la nostra comprensione. Quindi tracciamo un po’ lo sfondo a cui l’apostolo Paolo stava scrivendo, e vedrete delle sorprendenti somiglianze.
Parliamo prima di tutto dei Giudei. Ovviamente c’erano dei Giudei nella chiesa di Efeso, e questa era una lettera circolare che girava tra tutte le chiese, e alla fine non solo tra le chiese dell’Asia Minore, ma tra tutte le chiese ovunque – e ancora oggi continua a girare, ma c’erano molti Giudei nella chiesa primitiva, e anche loro avevano bisogno di comprendere la visione biblica del matrimonio. Gli stessi Giudei avevano una prospettiva bassa della donna. Non proveniva dalla Bibbia, ma molte delle loro religioni, al tempo di Paolo e di Gesù, non provenivano più dalla Bibbia. Avevano sviluppato molte delle loro religioni apostate, e parte di esse comprendeva una prospettiva molto bassa della donna.
Infatti, ci sono preghiere ebraiche recitate dagli uomini ebrei ogni mattina della loro vita, e in una di queste preghiere c’era una frase che illustra bene il loro atteggiamento. Ecco cosa diceva: “Dio, ti ringrazio perché non mi hai fatto né gentile, né schiavo, né donna”, ora, essi percepivano la donna come inferiore all’uomo sul piano umano. La donna era un oggetto, non una persona. La donna non aveva diritti legali. Era sotto il potere assoluto del marito, che poteva fare di lei ciò che voleva, quando voleva.
Ai tempi del Nuovo Testamento, quindi, tra gli ebrei, il divorzio era diventato tragicamente facile e tragicamente comune. E lo giustificavano con un passo dell’Antico Testamento, volendo sembrare scrupolosi nella loro devozione alla Legge di Mosè, citavano Deuteronomio capitolo 24 versetto 1, “Quando un uomo prende una moglie e la sposa, se poi avviene che, e vi darò la vecchia traduzione, ella non trova più grazia ai suoi occhi perché egli ha trovato in lei qualcosa di impuro” – la Nuova Diodati traduce “qualche indecenza” – “qualcosa di impuro, egli le scrive un certificato di divorzio, glielo mette in mano e la manda via dalla sua casa”, fermiamoci qui. Ora noterete che questo è in realtà una proposizione introduttiva a qualcos’altro, ma loro la prendevano come fosse un comando, fondamentalmente, o quantomeno un permesso. E quindi dicevano: “se tua moglie perde favore ai tuoi occhi perché trovi in lei qualcosa di impuro, puoi scriverle un certificato di divorzio e mandarla via da casa”, c’è molto di più in quel passo. Non era inteso per permettere questo, era inteso per proibire che, se ciò accadeva e la donna si risposava, non potesse mai tornare a sposare te. Questa era davvero la questione, però non andavano così lontano. Dicevano solo: eccolo lì. Se trovi qualche indecenza, qualche impurità, mandala via. Daglielo. Scrivile il certificato di divorzio.
Ora la domanda diventa: cos’è questa impurità? Cos’è questa indecenza? I rabbini severi, più notoriamente rappresentati da un rabbino di nome Shammai, dicevano che si riferiva all’adulterio e solo a quello. Se ella commette adulterio, puoi divorziare da lei, però i rabbini più liberali dicevano che si riferiva a qualunque cosa, e che la vaghezza era voluta da Dio per permettere all’uomo di “riempire lo spazio vuoto”. Questo era rappresentato da un famoso rabbino di nome Hillel. Quindi, attraverso tutta la storia rabbinica, anche fino ad oggi, gli ebrei discutono tra la posizione di Shammai e quella di Hillel. Hillel diceva che significava che un uomo poteva divorziarla se le rovinava la cena. Poteva divorziarla, ascoltate bene, se lei faceva cadere la cena, perché ovviamente una cena rovesciata è una cena rovinata. Poteva divorziarla se metteva troppo sale. Poteva divorziare da lei se camminava in pubblico con il capo scoperto. Poteva divorziarla se parlava con uomini per strada. Questa mi piace: poteva divorziarla se parlava in modo sprezzante della suocera; e questa è davvero bella: poteva divorziarla se mai discuteva. Il rabbino Akiva andò persino più in la. Egli interpretava la frase dicendo che un marito poteva divorziare dalla moglie se lei diventava impura ai suoi occhi perché lui aveva trovato qualcuna che era più bella.
Ora, provate a indovinare qual’era la posizione più popolare tra gli uomini. Shammai aveva pochissimi seguaci. Hillel ne aveva molti. Quindi il divorzio divenne dilagante al tempo di Gesù. Le donne venivano scartate ovunque. Ed erano vittime di rigetto, lasciate senza nulla. Tutto ciò che un uomo doveva fare al tempo di Gesù, al tempo di Paolo, era semplicemente consegnarle un certificato di divorzio, e tutto ciò che serviva per ottenernerla, era un rabbino alla presenza di due testimoni, ed era fatto, tutto lì. Si andava dal rabbino, lui la scriveva e forse c’era un po’ di denaro coinvolto nella cosa, c’erano due testimoni, ed il fatto era finito. L’unico mantenimento o supporto richiesto era la restituzione della dote. Ed era un affare concluso. Gli ebrei erano scrupolosi, tra l’altro, nel seguire il lato tecnico della cosa – accertandosi di andare dal rabbino, per avere la documentazione appropriata – ma i loro cuori erano pieni di crudeltà e malvagità. In Matteo 5:31, Gesù si riferisce a questa pratica comune. “Fu detto: chiunque manda via sua moglie, le dia un certificato di divorzio”. Era così che funzionava. Vuoi divorziare tua moglie? Assicurati solamente di avere le carte in regola, tutto qui. Basta fare le carte. E penso, solo per essere giusti con la storia ebraica, che in diverse epoche ci siano state diverse vedute, ma al tempo di Gesù questa era la posizione prevalente. Quindi il divorzio era la soluzione a qualsiasi conflitto, a breve o a lungo termine. E di conseguenza, l’intera istituzione del matrimonio era minacciata. E, tra l’altro, la prostituzione era dilagante al tempo di Gesù, anche tra gli ebrei.
Ora, guardiamo ai Greci. I Greci avevano un approccio molto simile. Non dovevano preoccuparsi di nessuna tecnicalità dell’Antico Testamento. Non dovevano preoccuparsi di trovare un versetto da interpretare male per giustificare ciò che facevano. Vivevano semplicemente in un palese disprezzo per qualsiasi fedeltà matrimoniale. La prostituzione era una parte assolutamente essenziale della vita greca. Le loro religioni erano piene di prostitute, e si credeva, come abbiamo visto l’ultima volta, che non solo si comunicasse con gli dèi tramite l’ubriachezza, ma che si comunicasse con gli dèi anche avendo relazioni sessuali con una sacerdotessa-prostituta. Demostene – nientemeno che quel famoso oratore – disse: “Abbiamo cortigiane per il piacere, concubine per la coabitazione quotidiana, e mogli per avere figli legittimamente e per avere una custode fedele delle faccende domestiche”. Tu fai i figli e paghi le bollette. Questo era tutto. L’uomo greco trovava il suo piacere, e persino la sua amicizia, al di fuori del matrimonio.
Sua moglie era una governante ed una fabbrica di bambini. Il suo piacere era fuori dal matrimonio, sessualmente. I suoi amici erano fuori dal matrimonio. La vita domestica e familiare era quasi estinta e la fedeltà praticamente inesistente. Non esisteva una procedura legale per il divorzio. Bastava mandarle via. Così, quando Paolo stabilisce i principi che sta enunciando qui, si sta davvero scontrando frontalmente con la cultura. Questo è il motivo per cui Paolo, scrivendo alla chiesa primitiva, enfatizza così fortemente il peccato della fornicazione; quando leggete le lettere paoline, il peccato della fornicazione viene fuori ancora e ancora, e lui parla di porneia o della forma verbale porneuō, cioè praticare peccato sessuale. Riferimenti alla prostituzione, alla meretricità, alle perversioni sessuali di ogni tipo. Perché? Perché il mondo era dominato da queste cose, il mondo dei gentili. Non è difficile ricordarlo quando si leggono le sue epistole, quanto fossero comuni quelle cose. Faceva semplicemente parte della vita. La parola porneuō o porneia, la radice significa prostituire; pornē è una donna in vendita. Pornos è un uomo che va con una prostituta o un prostituto. Un gigolò o un omosessuale. Era ovunque, e porneia è una parola comune nel vocabolario paolino.
Secondo la legge sulla cittadinanza del 451 a.C., ad esempio — ora qui stiamo tornando a quattro secoli e mezzo prima di Cristo — gli abitanti di Atene, per esempio, non avevano diritti di cittadinanza se i loro genitori non erano entrambi ateniesi. Per molti, questo significava svantaggi materiali, quindi le donne non ateniesi non avevano speranza di sposarsi. Se non eri una donna ateniese, non ti sposavi mai, perché non potevi generare figli che sarebbero stati cittadini, e nessun uomo voleva avere figli che non fossero cittadini di Atene. Così le donne non ateniesi diventavano prostitute. Infatti, esse formavano una classe professionale chiamata hetairai, che in greco significa “di un altro tipo”.
Quindi il mondo antico, per esempio ad Atene, era semplicemente pieno di prostitute. Le donne sposate erano ignoranti. Erano considerate come proprietà, usate per occuparsi della casa e per fare figli. La schiavitù, che era dilagante in quel mondo greco, permetteva agli uomini di prendere schiave praticamente per nessun altro scopo se non per appagamento sessuale, concubine. La prostituzione diffusa, la meretricità, il peccato sessuale di ogni tipo erano ovunque nella cultura greca. Incoraggiavano le donne ateniesi a soddisfare i loro bisogni sessuali con schiavi ed a indulgere nell’amore lesbico. Tra l’altro, ciò che si stava già diffondendo in tutto il mondo greco antico, molto prima di Paolo e ancora presente ai suoi tempi, era la pedofilia: uomini che avevano rapporti sessuali con bambini. La prostituzione esisteva come forma di culto nei culti della fertilità, e quella era Atene.
Spostiamoci un momento a Roma. La degenerazione a Roma, se possibile, era anche peggiore. William Barclay, che ha scritto molto sulla storia del contesto, scrive che per i primi 500 anni di Roma non esisteva un solo caso documentato di divorzio, “Il primo divorzio registrato fu quello di Spurius Carvilius Ruga nel 234 a.C. Ma al tempo di Paolo, la vita familiare romana era distrutta”. Atene era molto più avanti, già nel 451. Roma ci arrivò un paio di secoli dopo. Al tempo di Paolo, Seneca dice: “le donne si sposano per divorziare e divorziano per sposarsi”. I romani non datavano comunemente l’anno con i numeri, lo datavano con due cose: gli uomini lo datavano con il nome dei consoli romani in carica, e le donne col numero di mariti. Gerolamo parla di una donna che, secondo i documenti trovati, sposò il suo ventitreesimo marito ed era la ventunesima moglie di lui. Questo era il contesto. L’imperatore Augusto ordinò che un uomo divorziasse sua moglie — divorziasse sua moglie, e questo è Augusto, che la divorziasse quando era incinta — affinché lui potesse prenderla. Jérôme Carcopino scrisse un libretto intitolato La vita quotidiana nell’antica Roma. E nel libro dice che c’era un femminismo dilagante nella Roma antica che portava a una demoralizzazione continua. Alcune donne, scrive, evitavano di avere figli per paura di rovinare il proprio aspetto — suona familiare. Alcune si vantarono di non essere inferiori ai mariti in nulla, e persino gareggiavano con loro in prove di forza. Così le donne iniziarono ad allenarsi fisicamente per competere coi mariti. Alcune conducevano vite separate dai mariti e non arrossivano nel lanciarsi nel mondo maschile per competizione.
Alla fine del secondo secolo, scrive Carcopino, molti matrimoni romani erano senza figli, scrive: “se le donne romane mostrano riluttanza a svolgere le loro funzioni materne, si dedicano però con uno zelo che sa di sfida a ogni sorta di attività che, ai tempi della repubblica, gli uomini avevano gelosamente riservato a sé”, le donne non volevano rimanere a casa, e di nuovo questa è la maledizione che si manifesta. Volevano dominare. Volevano sfidare, e cominciarono a invadere ambiti dove fino a quel momento solo gli uomini avevano potuto accedere. Abbandonarono i loro ricami, le letture, i canti, la musica. E riversarono il loro entusiasmo nel tentativo di competere con gli uomini, se non superarli, in ogni sfera, vi suona familiare? “Alcune si tuffarono appassionatamente nello studio delle cause legali o nella politica attuale, curiose di notizie da tutto il mondo, assetate del pettegolezzo di città e delle trame di corte, ben informate sugli ultimi eventi in Tracia o in Cina. Discutendo con rumorosa sfacciataggine la gravità dei pericoli che minacciavano il regno d’Armenia o la Partia, esponevano teorie e piani a generali in uniforme da campo, mentre i loro mariti osservavano in silenzio”.
Giovenale, un altro autore, criticava le donne — ascoltate — che si univano agli uomini nella caccia, lancia alla mano e seno scoperto, praticando la caccia al cinghiale. Soprattutto quelle che si dedicavano alla scherma, e alcune, credereste?, persino alla lotta femminile. Non so se lo facessero nel fango o no, ma lo facevano. Scrive: “Quale modestia puoi aspettarti da una donna che indossa un elmo?” E che si compiace in prove di forza. Queste donne si diedero alla golosità e all’ubriachezza. Poco dopo, scrive Carcopino, le donne iniziarono a tradire il giuramento che avrebbero dovuto fare ai loro mariti, e che molte ebbero il cinismo di rifiutare in matrimonio, “Vivere la propria vita” divenne la formula che le donne avevano già messo di moda nel secondo secolo a.C.
“Abbiamo concordato da tempo”, diceva una donna, “che tu segui la tua strada ed io la mia. Puoi mescolare cielo e mare con i tuoi urli”, diceva al marito, “ma io, dopotutto, sono un essere umano”, suona familiare, vero? Pari diritti, pari tutto. I matrimoni infelici erano innumerevoli. Il divorzio era epidemico. Giovenale scrive ancora — è uno scrittore romano antico — “così essa comanda sul marito, ma presto abbandona il suo regno”. Passa da una casa all’altra, consumando il suo velo nuziale. Il matrimonio era letteralmente diventato una forma prolungata di prostituzione. I divorzi erano così comuni, dicono i giuristi romani, che una serie di essi portava non di rado la donna, dopo molte tappe intermedie, a tornare nel letto nuziale originale, scrive... Bene, avete capito il quadro.
È contro questo tipo di contesto — che fondamentalmente è il risultato della caduta del genere umano — è contro questo sfondo, così simile al nostro oggi, uno sfondo di infedeltà, divorzio, incesto, omosessualità, adulterio, prostituzione, pedofilia, tutto questo — ed è contro quello sfondo che Paolo scrive. Egli non sta dicendo ciò che tutti credevano. Non sta recitando l’opinione comune. Sta chiamando uomini e donne ad un tipo di vita che era l’opposto assoluto di ciò in cui erano coinvolti. Mi ricorda quando andai a Northridge, alla Cal State Northridge, per parlare in una classe di filosofia, ed il professore era un ex rabbino con un dottorato in filosofia. Mi chiese di parlare alla classe “sull’etica sessuale biblica cristiana”.
Sapendo che quello è un ottimo modo per farsi tagliare la testa in un’università secolare. Fu un’opportunità molto impegnativa. Dopo aver esposto ciò che dice la Bibbia, dissi: “Naturalmente, nessuno di voi sarà d’accordo con questo perché non avete l’impegno interiore, in virtù del conoscere Dio, dell’avere un cuore trasformato e dell’amare Cristo, per essere interessati a mantenere questi standard”, però così come sono controculturali oggi, lo erano anche ai tempi di Paolo, ed è importante rendersi conto che ciò che abbiamo oggi è un mucchio di individui che pretendono di fare quello che vogliono. Stanno vivendo la caduta - ascoltate bene - senza alcuna restrizione culturale. In alcune culture, anche nella nostra, anni fa, c’erano alcune restrizioni culturali – non più. Ora state vedendo la realtà. Il matrimonio è solo una lotta per i diritti, ma non secondo la definizione di Dio. Dio ha un piano completamente diverso. E quel piano si dispiega qui, e per darvi il principio di base di quel piano, tutto ciò che devo dire è che è un piano di autorità e sottomissione. Qualcuno è responsabile di guidare, l’altro di seguire. Non ha nulla a che fare con inferiorità, ha tutto a che fare con l’armonia. La donna non deve cercare di usurpare l’autorità e di dominare il marito; il marito non deve governare su di lei in modo insensibile o crudele.
Ogni volta che questo viene permesso, si crea un caos enorme, come stiamo vivendo ai nostri giorni. Quando il modello divino viene seguito, l’intera relazione è nella giusta direzione. C’è un’immagine meravigliosa di questo che voglio mostrarvi per qualche momento e poi concluderemo. Andate in quel libro tanto amato, così spesso letto e poco predicato: il Cantico dei Cantici, e presto, nella loro esperienza cristiana, i giovani si avventurano sempre in questo libro e si chiedono come mai questa ragazza abbia mai creduto a tutte queste parole così poetiche. Il Cantico dei Cantici è un libro incredibile e meraviglioso. Un’immagine bellissima di una relazione giusta tra un uomo e una donna. E qui c’è autorità e sottomissione, ma non la si avverte perché è tutta immersa nella bellezza dell’amore. Ed è così naturale. Per esempio, capitolo 2, notate l’amore di quest’uomo per questa donna, “Qual è un melo tra gli alberi del bosco, tal è l'amico mio fra i giovani”, ora è lei che parla di lui, “Io desidero sedermi alla sua ombra, il suo frutto è dolce al mio palato”, ora, questa è il tipo di autorità di cui stiamo parlando. Lui è come un melo tra gli alberi del bosco. Qual è la differenza tra un melo e un pino? Ve lo dico io: il frutto.
Egli provvede, “Così è il mio diletto fra i giovani”. Voglio dire, ha molto più da offrire, e lei lo guarda per tutto ciò che le offre, “Alla sua ombra desiderata mi sono seduta, e il suo frutto è dolce al mio palato”, questo è ciò che delizia il cuore di una donna. Non c’è niente di oppressivo in tutto questo, non è altro che produttivo. non è altro che produttivo. E ve lo devo dire, è generoso... “Mi ha condotta nella casa del convito, e la sua insegna su di me è amore”, voglio dire, la ricopre d’amore, “Sostenetemi con schiacciate d’uva, ristoratemi con mele, perché sono malata d’amore”, voglio dire, è così innamorata di quest’uomo.
“La sua sinistra sia sotto il mio capo e la sua destra mi abbracci”, voglio che mi tenga stretta, sta parlando fisicamente. Voglio che mi abbracci. Qui c’è una donna che è completamente appagata nel venire sotto la sua protezione, la sua forza, la sua cura e il suo amore. Per ciò che lui le provvede. E poi lei si rivolge alle figlie di Gerusalemme, sapete, una specie di damigelle. “Vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme, per le gazzelle o per le cerve dei campi, non svegliate né destate l’amore finché non lo desideri”. Ora lo sposo sta riposando – o il futuro sposo – colui che la ama. “Ecco, il mio diletto viene, saltando per i monti, balzando per i colli”, l’uomo è atletico, non si può battere.
“Il mio diletto è simile a una gazzella o a un cerbiatto. Ecco, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate”, ora sapete che questa donna è veramente innamorata perché ogni singolo movimento che quell’uomo fa la affascina, “Il mio diletto ha preso a parlarmi e mi ha detto: ‘Alzati, amica mia, bella mia, e vieni’”. E so cosa state pensando: beh, non sono sposati da molto tempo. “Ecco, l’inverno è passato, la pioggia è cessata, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi; il tempo del canto è giunto e la voce della tortora si è udita nel nostro paese. Il fico ha messo i suoi frutti, le viti in fiore esalano profumo. Alzati, amica mia, bella mia, e vieni”. “Colomba mia, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi udire la tua voce, poiché la tua voce è soave e il tuo viso è incantevole”.
Vedete? Questa sposa non fa altro che lodarlo. Non sentite nulla del tipo: “Mamma, devo controllare questa relazione. Devo rimettere quest’uomo in riga”, non c’è nulla di simile... Il versetto 16 riassume veramente tutto: “Il mio diletto è mio, e io sono sua”. Questa è la questione. È qualcosa di reciproco, ma la sua parte è prendersi cura di me, provvedere per me, abbracciarmi, proteggermi e tenermi. Capitolo 4 versetto 16: “Risvegliati, o vento del nord, e vieni, o vento del sud! Soffia sul mio giardino perché ne esalino i profumi. Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti deliziosi”. Sapete cosa desidera per lui? Desidera il meglio. È felice di sottomettersi. Lui le appartiene, e ciò che possiede la riempie di gioia. Desidera solo il meglio. Questo è il modello delle relazioni.
Capitolo 7 versetto 10, solo per scegliere qualche punto saliente: “Io sono del mio diletto, e il suo desiderio è per me”, in questo caso, questo desiderio è un desiderio giusto. Il suo desiderio è per lei. La vuole. La desidera. Tornate al capitolo 5 versetto 10: “Il mio diletto è bianco e vermiglio, si distingue fra diecimila”. La sua testa è oro puro. I suoi riccioli sono grappoli di datteri, neri come il corvo. È semplicemente bronzeo, sapete, con capelli neri. “I suoi occhi sono come colombe”, dolci, delicati. “Colombe in riva a ruscelli, lavate nel latte”, si sta un po’ lasciando andare, “reposte nella loro sede”, voglio dire, non è solamente una colomba: è una colomba in riva al ruscello, è una colomba lavata nel latte. È una colomba riposata. “Le sue guance sono come aiuole di balsamo, aiuole di erbe aromatiche”. “Le sue labbra sono gigli che stillano mirra liquida”, provatelo, ragazzi, chissà cosa potrebbe succedere.
“Le sue mani sono anelli d’oro incastonati di pietre di tarsis. Il suo ventre è un’opera d’avorio, coperta di zaffiri. Le sue gambe sono colonne di marmo bianco, posate su basi d’oro puro. Il suo aspetto è come il Libano, eccellente come i cedri”. Il Libano era alto, innevato e imponente, “La sua bocca è dolcezza pura. Egli è del tutto amabile. Questo è il mio diletto”, mi piace questo, “e questo è il mio amico”, non c’è conflitto, ma non c’è alcun dubbio sull’autorità e la sottomissione, ora, suppongo che potessero avere problemi — tornate al capitolo 5, versetto 2: “Io dormivo, ma il mio cuore vegliava, è la voce del mio diletto che bussa: ‘Aprimi, sorella mia, amica mia, colomba mia, perfetta mia; perché il mio capo è coperto di rugiada, i miei riccioli delle gocce della notte’” — che è un altro modo per dire: “Fammi entrare, è bagnato qui fuori”, “mi son tolto i vestiti”, come potrei rimetterli? Ho lavato i miei piedi, ho fatto la doccia, non voglio sporcarli di nuovo”. Il mio diletto mise la mano nella fessura, e le mie viscere si commossero per lui, mi alzai per aprire al mio diletto, e le mie mani stillavano mirra, e le mie dita mirra liquida, sulle maniglie del chiavistello. Aprii al mio diletto. Sapete qual è l’implicazione? Per qualche motivo lei l’aveva escluso. Cosa ci faceva lui là fuori? Bagnandosi, dopo essersi già lavato. Devono aver litigato, giusto?
E lei disse, come diranno a volte le donne quando tutto è pronto per un momento d’intimità, qualcosa l’ha turbata, e all’improvviso lui si trova fuori sotto la pioggia. Ma il conflitto non può durare. “Aprii al mio diletto, ma il mio diletto s’era ritirato ed era partito”. Hmm, troppo tardi. Troppo tardi. “La mia anima venne meno quando egli parlò. Lo cercai, ma non lo trovai; lo chiamai, ma non mi rispose”. Questo è il modo per risolvere il conflitto: quando il cuore soffre per ciò che l’ha causato. Apparentemente coinvolse tutti. “Le guardie che fanno la ronda in città mi trovarono, mi percossero, mi ferirono; le guardie delle mura mi tolsero il mio mantello”. “Vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme: se trovate il mio diletto, che gli direte? Che sono malata d’amore”, è così malata d’amore che va effettivamente a cercarlo. Capitolo 6: “Dov’è andato il tuo diletto, o la più bella fra le donne? Dov’è voltato il tuo diletto, perché lo cerchiamo con te?” Vuole risolvere il conflitto il più in fretta possibile.
Lei disse: “Il mio diletto è sceso nel suo giardino, ai letti di balsamo, a pascolare il gregge nei giardini e a cogliere gigli. Io sono del mio diletto e il mio diletto è mio; egli pascola il suo gregge fra i gigli”, so dove doveva andare. Il versetto 4 segue subito dopo. Ed infine, nel capitolo 7, li troviamo a fare l’amore insieme. Penso che il motivo per cui volevo portarvi attraverso questo piccolo scenario sia per mostrare che ci saranno momenti di conflitto, ma quando il cuore è puro, si risolve così velocemente, così velocemente ed ella va da lui e lo trova.
Capitolo 6 versetto 4: “Tu sei bella come Tirza, amica mia, graziosa come Gerusalemme, terribile come un esercito a bandiere spiegate. Distogli da me i tuoi occhi, perché mi turbano”, “I tuoi capelli sono come un gregge di capre, che scendono dal monte Galaad”, capre che scendono da un monte, nere sullo sfondo chiaro, “I tuoi denti sono come un gregge di pecore, che risalgono dal lavatoio”, bianchissimi, brillanti, “Le tue tempie dietro il tuo velo sono come una fetta di melagrana”, voglio dire, lei lo sta riempiendo di lodi. Lo ha trovato, e gli dice tutto questo. Ed al capitolo 7 li troviamo fare l’amore. Questo è lo spirito, l’atteggiamento. Il Cantico dei Cantici non è un’allegoria, è solamente un’immagine dell’amore matrimoniale. Anzi, un’immagine molto importante. E vedete in questo un esempio meraviglioso di risoluzione nel conflitto e un bellissimo quadro di come autorità e sottomissione lavorino insieme quando due persone si amano con una devozione straordinaria, bene, non abbiamo più tempo.
Ma è importante comprendere il semplice principio nel matrimonio: il fondamento spirituale determina tutto. Secondo, c’è una relazione di autorità e sottomissione, ma non è gravosa, non è difficile. Non è abusiva. Infine, è illustrata nel modo migliore — e concluderò con questo — in 1 Corinzi capitolo 11, dal rapporto che vige tra il Signore Gesù Cristo e Dio Padre. 1 Corinzi 11:3: “Voglio però che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo, il capo della donna è l’uomo, e il capo di Cristo è Dio”, non c’è disuguaglianza tra Dio e Cristo, sono uguali. Non c’è disuguaglianza tra l’uomo e la donna. Uno è in autorità e l’altro in sottomissione. E quando ciò viene vissuto correttamente, è meravigliosamente bello. La donna lo desidera, corre verso la protezione, corre verso l’affetto. Corre sotto la guida, l’ombra, la provvidenza del marito. E lui la guida con tale tenerezza, tale sensibilità, tale cura, tale dolcezza, tale forza, tale coerenza, tale fedeltà, che lei gioisce della sua presenza. Non c’è timore da parte sua. Non c’è abuso, e così c’è una sottomissione volenterosa, desiderosa, un quadro magnifico nel Cantico dei Cantici. Assolutamente magnifico. Tutto ciò che lei può fare è lodarlo. Tutto ciò che lui può fare è lodarla. Entrambi comprendono perfettamente i loro ruoli. Quando arriva il conflitto, viene risolto facilmente perché si adorano a vicenda. Voi potreste dire: “Come può una persona amare in quel modo?” Il tutto è possibile da parte di un cuore trasformato, non è vero?
Padre, ti ringraziamo questa sera per questo tempo in cui abbiamo potuto riflettere su queste cose importanti, così fondamentali. Vogliamo, Signore, nei nostri matrimoni, che lo Spirito di Dio abbia il controllo su tutto. Autorità sì, sottomissione sì, ma una devozione desiderosa verso ciascuno di questi ruoli. Questo è assolutamente contrario alla maledizione, dove un uomo non cerca di dominare, ma di provvedere con tenerezza, di guidare, sostenere, custodire; dove una donna non cerca di elevarsi e prendere il comando, ma desidera, con amore e volontà, seguire. E sappiamo che questo può avvenire solo attraverso la tua potenza. Solo nello Spirito di Dio la maledizione può essere accantonata e sostituita con questo quadro magnifico. Padre, fà che comprendiamo che la cosa più importante nel nostro matrimonio non è il comportamento del nostro coniuge, ma la nostra relazione con te.
E se questa è giusta, saremo ciò che tu vuoi che siamo in quel matrimonio — ed è l’unico modo in cui l’ideale può essere realizzato. Prego per ogni persona qui, ogni partner, Signore, conducici al punto in cui ci assumiamo la piena responsabilità per la qualità del nostro matrimonio. E portiamo noi stessi davanti a te per essere gli uomini e le donne che tu vuoi che siamo. Ti ringraziamo, Signore, per un’istruzione così chiara. Nel nome del nostro Salvatore, amen.
FINE
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