Questa mattina abbiamo di nuovo il privilegio di tornare al sesto capitolo di Efesini, Efesini capitolo 6, e continuiamo a studiare l’armatura del cristiano. Sono sicuro che ormai avrete notato che non abbiamo affrettato molto questo argomento. E la ragione è perchè è così ricco di grandi verità meravigliose, e aver l’opportunità di condividerle con voi è un immenso privilegio datoci dal Signore; e visto che potrebbe passare molto tempo prima che ci ritorneremo, se mai ci torneremo, secondo la volontà del Signore, vogliamo farlo nel modo più approfondito possibile.
Stiamo esaminando Efesini 6, dal versetto 13 al 17. E, concludendo il libro di Efesini, stiamo esaminando la guerra del credente e le risorse che ha per la vittoria. Questa mattina, come introduzione, voglio rispondere ad una domanda che sorge sempre quando si entra in una discussione come quella in cui ci siamo trovati in queste ultime settimane. Abbiamo discusso, abbastanza a lungo, l’argomento dell’impegno. Abbiamo parlato della dedizione, dell’impegno, dell’essere completamente devoti all’obbedienza per realizzare la volontà di Dio nelle nostre vite. Abbiamo parlato della questione di disciplinarci, di controllare i nostri desideri e conformarci ed aderire agli standard di Cristo. Abbiamo parlato dell’esser veramente dei soldati, dei guerrieri e di dare il nostro meglio per la sua causa.
Ora, questo c’introduce immediatamente ad un’altra prospettiva che è spesso considerata in questo ambito della vita cristiana. Alcune persone credono che tutto questo esercizio, tutta questa disciplina, tutta questa lotta e tutto questo sforzo non siano affatto ciò che Dio desidera. E visto che questa domanda è stata posta, ho pensato di dedicare un momento o due questa mattina per offrire una risposta. C’è una dichiarazione nell’Antico Testamento fatta in riferimento al re Giosafat che dice che la battaglia non è nostra, è del Signore. Ora, quell’affermazione è diventata un motto per un gruppo di persone che sono conosciute come ‘quietisti’. Che è il movimento che, fondamentalmente, dice che il modo di vivere la vita cristiana non è tramite l’autodisciplina, lo sforzo e l’impegno, ma piuttosto tramite l’abbandono. E forse siete stati esposti nella vostra gioventù o in qualche altro momento o attraverso la lettura o quello che è, al concetto del ‘Lascia andare e lascia che Dio agisca’, di fatto c’è un programma televisivo su una stazione cristiana chiamato ‘Lascia andare e lascia che Dio agisca’, c’è anche una canzone chiamata ‘Lascia andare e lascia che Dio lo faccia nel Suo modo meraviglioso’, Si sente spesso parlare dell’argomento del cedere, del riposare, del dimorare in Cristo, dell’affidarlo tutto al Signore. So che c’è una canzone temporanea che dice, ‘Affida tutto a Gesù’, e si sentono persone dire: ‘Smettete di lottare e di sforzarvi e cedi ed arrenditi. Arrenditi completamente, totalmente!’ E da giovane, mi ricordo di sentire parecchie volte cose del genere. Mi ricordo di andare a campi estivi e conferenze, e nel college che ho frequentato, c’erano inviti continui a presentarsi all’altare, e gli studenti erano come degli yo-yo che salivano e scendevano, salivano e scendevano, con l’intendo di arrendersi.
Infatti, abbiamo scoperto che molti di noi, che erano disposti a volersi arrendere, ma non sapevamo come farlo. E sembrava che appena s’iniziava a piangere, e ci s’inginocchiava all’altare, e ci si arrendeva; però tre giorni dopo si peccava, e quindi si diceva: ‘Mi sono arreso, Signore, di chi è la colpa?’ E quindi la cosa si fece molto difficile. Le persone che sostenevano queste cose, spesso usavano un’illustrazione,dicevano che era come una stanza buia, senza luce, tutta buia, e c’era una persona lì dentro, che si aggirava a tentoni, sbatteva contro le sedie, inciampava sulle lampade e robe del genere, e stava cercando di fare quello che stava cercando di fare, ed il motivo per cui era tutto buio lì dentro è perchè le tapparelle che oscurano completamente la stanza e erano abbassate. E all’esterno c’era la luce del sole che splendeva completamente però il tizio rimenva dentro e si aggirava a tentoni nella stanza buia, quando tutto quello che doveva fare era alzare le tapparelle, e la luce solare avrebbe innondato la stanza, ed in quel modo avrebbe potuto vedere dove stava andando. E quindi dicevano è così che dovete vivere la vita cristiana. Il Signore non vuole che andiate in giro inciampando e sbattendo, e cadendo al buio, tirate su le tapparelle. Sieditevi e riposatevi e tutto andrà meglio. Ci sono persone che non prendono Giovanni 15, il concetto del dimorare in Cristo, non lo prendono in riferimento alla salvezza, ma all’idea di arrendersi, all’idea di cedere; e forse, quando eravate bambini vi è capitato di andare ad un campeggio dove avete sentito qualcuno parlare ed esortare le persone ad arrendersi a Gesù e a dare tutto al Signore, un’arresa totale, e poi avete cantato anche delle canzoni al riguardo, per alimentare l’emozione e continuavano strofa dopo strofa; mi ricordo di essere ad un una convenzione con 2000 persone, dove avevamo cantato come minimo 25 strofe di un inno, che parlava dell’arresa delle persone, ora son certo che abbiate avuto un esperienza del genere, anche a me è successo. Una volta son andato ad un campeggio, e mi ricordo di un ragazzino che era così frustrato alla fine della settimana. Perchè c’erano tutti questi messaggi sull’arrendersi, e quel poveretto era così totalmente frustrato perchè stava cercando di capire come arrendersi e quindi decise che il modo migliore era quello di arrendere il suo tempo al Signore. E quindi, visto che si usava gettare dei bastoncini nel fuoco, che simboleggiavano una vita d’arresa... lui si alzò e disse, ‘io voglio dare al Signore il mio tempo’, e si tolse l’orologio e lo gettò nel fuoco. E si poteva vedere la frustrazione. Sapete, non è che è una cosa intelligente, è una cosa irresponsabile, non si deve mica gettare l’orologio nel fuoco per arrendersi, ma era così frustrato, perchè aveva sentito parlare di dedizione, dedicarsi, consacrazione, riconsacrazione, e si stava sforzando tantissimo.
Ma è incredibile quanta incomprensione ci sia a riguardo di tutti questi termini. Mi ricordo quando eravamo nel Family Center, prima di questo auditorium. Il coro stava cantando, ed io ero nella parte posteriore della sala perchè qualcuno voleva che ascoltassi ad un nuovo sistema di microfoni o qualcosa del genere. E quindi ero lì in piedi vicino alla porta sul retro, e proprio durante la canzone del coro, una signora entrò dalla porta con un cane al guinzaglio, il che non succede troppo spesso. Non avevamo una regola scritta al riguardo perchè era un qualcosa di piuttosto insolito; ma l’usciere rimase lì e lo vidi in tempo realie; ed il cane, ad esser sinceri, era vestito correttamente, aveva un maglione ed un collare di strass con un guinzaglio piuttosto elegante e quindi entrò dalla porta. Ed io ho pensato di rimanere lì per vedere com’è che l’usciere avrebbe gestito la situazione. Era evidente fin dall’inizio che quella donna non aveva, sapete, non era tutto a posto, che c’erano alcune cose mancanti che erano piuttosto vitali; ma comunque, entrò con il cane al guinzaglio e l’usciere fece una doppia presa, la guardò ed, infine, le si avvicinò e disse: ‘Il cane non può entrare, signora’, al che lei rispose con molta delicatezza: ‘Oh, va tutto bene, signore. Va tutto perfettamente bene, stavamo solamente andando alla sala di preghiera perché il cane ha appena ridedicato la sua vita’. E, ovviamente, il mio sorriso si trasformò in stupore. E, naturalmente, essendo un ex-battista, sapete, sono cresciuto in una chiesa battista, la mia prima reazione fu: ‘Come fai a sapere che il cane era già salvato?’ Ma comunque... il punto è, cioè, intendo dire, la signora, ovviamente, sapete, non era tutto a posto. Ma il punto è che questa parola, ‘Ridedicarsi’ che, per lo meno per quella donna, non aveva più significato di un qualcosa che si potrebbe fare con il proprio cane... voleva portare il cane alla sala di preghiera. Non so come gli sia venuta in mente quell’idea, ma è un illustrazione piuttosto bizzarra del misconcetto del termine.
Ora forse voi siete come alcune persone che conosco che non hanno fatto altro che andare su e giù per i corridoi della chiesa per tutti gli anni della loro infanzia ed adolescenza con l’obbiettivo di arrendersi. E quella non è una cosa insolita, non lo è per niente, infatti, c’è un inno antico che diceva più o meno questo: ‘Santità per fede in Gesù, non per alcun sforzo personale; ‘Lascia andare e lascia che Dio faccia’ significa qualcosa del tipo, staccati un po’, non ti preoccupare e non far nulla. C.H.A. Trumbull, che difendeva questo sistema, diceva che ‘Quando si è completamente arresi – ascoltate qui – non si sperimenta neanche più la tentazione perchè sarà completamente sconfitta da Cristo, ancora prima di aver il tempo di attirarti nella lotta’, bene, se questo è vero, allora com’è che funziona quando si pecca? Di chi è la colpa? Di Cristo? Il che è un po’ spaventoso da pensare perché non sarebbe vero. Questo concetto dell’arresa è forse illustrato appropriatamente in un libro chiamato ‘Il segreto cristiano per una vita felice’, scritto da Hannah Smith. In quel libro, lei dice questo: ‘Cosa si può dire della parte dell’uomo in questa grande opera se non che deve continuamente arrendersi e confidare? Ma quando ci poniamo dalla parte di Dio della questione, cosa non si può dire riguardo ai modi molteplici e meravigliosi in cui egli compie l’opera affidatagli? È qui che la crescita inizia’, in altre parole, quello che sta dicendo è se vuoi crescere spiritualmente, non devi fare nulla, se non arrenderti e lasciare che lui faccia tutto. E lei illustra la cosa dicendo: ‘L’argilla, non può diventare un vaso bellissimo se rimane nella fossa d’argilla per migliaia di anni. Ma quando viene messo nelle mani di un vasaio abile, cresce rapidamente e viene modellato immediatamente in quello che dovrebbe essere. E allo stesso modo, l’anima abbandonata all’opera del vasaio celeste diventa un vaso d’onore sotto l’acqua, santificato ed adatto all’uso del maestro.’ Ora, suona tutto bene. Se non siamo altro che un po’ d’argilla nelle mani di un vasaio, e lui ti rende quello che dovresti essere, com’è che finiamo con il peccare? È forse il caso che l’argilla all’improvviso dice: ‘Guarda, adesso basta, ho finito’, e salta fuori dalle mani del vasaio, si forma in ciò che vuole essere e fa la quello che vuole? L’illustrazione non regge, francamente. In un momento, Hannah Smith vede il cristiano come un pezzo d’argilla soffice, mentre in un altro, quello stesso pezzo si è liberato delle mani del vasaio e sta facendo quello che gli pare e piace. Ma il punto è questo, ci deve esser di più nella vita cristiana dell’approccio del non far nulla. La Bibbia non insegna affatto quest approccio. La Bibbia non insegna semplicemente che tutto quello che dobbiamo fare è arrenderci, la Bibbia non insegna affatto questo. Ci sono molti, molti cristiani che hanno provato e provato e provato e riprovato, non dimenticherò mai l’illustrazione di un ragazzo che mi ha detto di essere stato in una chiesa dove chiedevano sempre che le persone lo facessero e lo rifacessero e lo rifacessero, e lui si presentò al pulpito e camminò per il corridoio, s’inginocchiò davanti al pulpito e pregò, e pregò che si potesse consacrare, e pregò e pregò, ed il pastore lo guardò fare tutte le giravolte. Ed alla fine gli disse: ‘Pregalo fino in fondo, fratello. Pregalo fino in fondo. Pregalo fino in fondo’, e disse a tutti presenti: ‘sosteniamolo affinchè possa continuare a pregare fino in fondo’, ed infine, il ragazzo si alzò, si girò e disse, ad alta voce, ‘Dannazione! Non ce la faccio!’ e se ne andò. Beh, quella è tanta frustrazione. Non so cosa stessero cercando di fargli superare, ma è il tipo di frustrazione che deriva dal tentativo di arrendersi senza capire che ci sono tante altre cose necessarie coinvolte.
Ora, io concordo che dobbiamo dipendere dalle risorse di Dio. Concordo che dobbiamo dipendere dall’energia di Dio, dalla potenza di Dio e dalla forza di Dio, ma è antibiblico pensare che tutto quello che dobbiamo fare, è rimanercene seduti. E quindi, alcune persone forse hanno avuto un problema con l’enfasi che ho messo sull’impegno, sulla disciplina personale e sulla vita cristiana, sul sottomettere la propria carne alla forza di Dio. Ma non dovreste perché è quello che insegna la Bibbia.
Ad esempio, versetto 10. Torniamo al nostro testo. Vediamo un po’ se qui troviamo la parola ‘arrendersi o consacrarsi’, siamo impegnati in una guerra contro il nemico! “Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo; il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio”.
Ora non c’è niente sull’arrendersi, quello che c’è invece è disciplina, quello che c’è è impegno. Questa è l’idea. La vita cristiana è una guerra, e se andasse ad Ebrei capitolo 12, scopriresti che la vita cristiana è una corsa. E se andasse a 1 Corinzi 9, trovereste che la vita cristiana è una lotta. Dobbiamo essere, come dice Tito 3:8, “attenti ad applicarci alle buone opere.” Giacomo 4 e 1 Pietro 5, “Dobbiamo resistere al diavolo.” 1 Corinzi capitolo 9, “Dobbiamo battere il nostro corpo per sottometterlo.” Efesini capitolo 5, “Dobbiamo stare attenti a come camminiamo.” Filippesi capitolo 3, “Dobbiamo continuare a correre verso il premo dell’altra vocazione di Dio in Cristo Gesù”. 2 Corinzi 7:1 “Dobbiamo purificarci da ogni immondizia della carne, perfezionando la santità nel timore di Dio”.
Ora, ascoltatemi, è troppo semplificato dire che tutto ciò che serve nella vita cristiana è una sorta di tuffo di pancia, che serve solo cadere in una sorta di svenimento e dire: ‘Va bene, Dio, pensaci tu’, quell’approccio è fin troppo semplificato. Da un lato, è quello che dicevano i quietisti, che però erano contrastati da un gruppo noto come i ‘pietisti’, che erano dei legalisti, che invece dicendo che bisognava fare tutto nella carne, ma l’equilibrio si trova nel mezzo. Sì, dipendiamo dalla forza di Dio. Sì, riposiamo nel suo potere. Sì, dimoriamo nella vite. Sì, contiamo sulle risorse divine; si ‘non sono io ma Cristo’, però dall’altro lato, nella vita cristiana ci deve essere anche uno sforzo incredibile, un certo senso di autocontrollo ed autodisciplina. Nella vita cristiana ci deve essere una certa dedizione giornaliera a combattere Satana con tutta l’energia che abbiamo, è fin troppo semplice dire arrendiamoci e basta.
Lasciate che vi mostri quest’equilibrio, portandovi a 2 Pietro capitolo 1. In 2 Pietro capitolo 1 nel versetto 3, leggiamo questo: “La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtú.” Ora, ascoltatemi, Dio ci ha chiamati a gloria e virtù. E per equipaggiarci, la sua potenza divina ci ha dato ogni cosa che riguarda la vita e la pietà. Ascoltate, come cristiani, non vi manca nessuna risorsa necessaria. Avete ogni cosa che riguarda la vita e la pietà. Da dove l’avete ottenuta? Tramite la conoscenza di lui. Quando l’avete conosciuto e siete stati salvati, Dio vi ha dato tutto quello che vi serve. Quindi la risorsa divina è presente. La chiama potenza divina nel versetto 3, abbiamo la potenza divina. Ci è disponibile. Ora, tramite quella potenza divina, il versetto 4 dice: “Ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse” ci son state date promesse incredibili, potenza incredibile; e poi ne diventiamo anche partecipi, abbiamo la potenza, le promessa e la partecipazione della stessa natura divina. Ora, questa è la parte di Dio. Dio dice: ‘Ecco la mia potenza, ecco le mie promesse, partecipate alla mia stessa natura.’ Risorse magnanime incredibili per poter vivere la vita cristiana. E quindi, dobbiamo solo dire: ‘Ah, sì, amen! Ora posso solamente arrendermi a tutto quello. Posso lasciare andare e lasciare che Dio agisca! Affido tutto a Gesù. Non devo più far nulla!’ No. Perché subito dopo arriva il versetto 5. Ed il versetto 5 dice: “e per questa stessa ragione... e per questa stessa ragione mettendoci da parte vostra ogni impegno’... impegnatevi! Siate diligenti, siate disciplinati, ad ‘aggiungere alla vostra fede donata da Dio, la virtú; ed alla virtú la conoscenza;, ed alla conoscenza, l’autocontrollo, ed all’autocontrollo la pazienza; ed alla pazieza, la pietà, ed alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l’amore”, in altre parole, voi mettetevi al lavoro. E, miei cari, non è così semplice come camminare giù per un corridoio e decidere d’arrendersi, quello ne fa certamente parte, ci deve essere un impegno alla signoria, ci deve essere un certo riconoscimento del suo potere e risorsa nella vostra vita, ma non finisce lì, inizia lì.
In Romani 6, c’è un sottomettersi, sì, c’è un arresa in Romani 6, ma c’è anche il mortificare o l’uccidere le opere della carne. Quindi non è tutto così semplice, ed è per questo che non esitiamo a proclamare le verità di Efesini 6. C’è un certo equilibrio. Tornate, se volete, per un momento a Filippesi capitolo 2, e lì vedrete di nuovo l’equilibrio di cui sto parlando. In Filippesi capitolo 2 versetto 12, “Cosí, miei cari, voi che foste sempre ubbidienti, non solo come quand’ero presente, ma molto piú adesso che sono assente, adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore” ed il termine ‘ubbidienti’, è la parola chiave nel versetto, ci adoperiamo al compimento della salvezza con una vita d’obbedienza; e poi il versetto 13 dice: “infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo.” C’è Dio che opera in voi la sua volontà e voi la realizzate obbedendo, quella è l’idea. Dio opera in te con la sua volontà, tu la realizzi obbedendo, quello è l’equilibrio. Dio è all’opera e anche voi lo siete. Guardate a Colossesi capitolo 1 versetto 29, forse il versetto più definitivo di tutti, Colossesi 1:29 mostra splendidamente questo equilibrio perfetto, “ A questo fine mi affatico”, Paolo sta dicendo, ‘lavoro sodo,’ come? “combattendo con la sua forza, che agisce in me con potenza”, vedete? Io lavoro così come Dio lavora. Ecco perché dico che è troppo semplice concentrarsi unicamente al concetto dell’arresa. Nella mia vita ci deve essere un impegno all’autodisciplina, all’obbedienza diligente. Infatti, vedete, se prendete la posizione che è tutto un ‘Lascia andare e lascia che Dio faccia’, cosa ce ne facciamo di tutte l’esortazioni del Nuovo Testamento? Cosa significano? Se è tutto del Signore, allora dovrebbero esser state dirette a Lui e non a me.
No, no, c’è un equilibrio tra la sottomissiona alla signoria di Cristo ed una disciplina totale ed impegno nella mia stessa vita per seguire la sua opera con obbedienza. Ora, in 2 Corinzi, solo un’altro commentino per mostrarvi questa cosa, al capitolo 6 versetto 4, “ma in ogni cosa raccomandiamo noi stessi come servitori di Dio”, cioè, tutto quello che vogliamo fare è esser servitori, ministri di Dio, o vogliamo dimostrarlo per lo meno, vogliamo che il mondo lo riconosca, con molta pazienza, nelle afflizioni, nelle necessità, nelle angustie, nelle percosse, nelle prigionie, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, con conoscenza, con pazienza, con bontà, con lo Spirito Santo, con amore sincero; con un parlare veritiero, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra”, ora, avete notato qualcosa di meraviglioso in tutto questo? C’è una fusione straordinaria delle cose. La pazienza, e quello si riferisce all’attitudine personale, afflizioni, necessità, angosce, percosse, prigionie, tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, con conoscenza, con pazienza, con bontà; queste sono tutte cose che devo praticare nella mia vita, ma devo vederle, e qual’è la fonte di tutto? Lo Spirito Santo, l’amore sincero di Dio, la Parola della verità, che è la Bibbia, e per la potenza di Dio e per l’armatura della giustizia. Queste sono tutte cose che Dio ci dà. La perfetta fusione delle due. E quindi dipendiamo da Dio e diamo tutto noi stessi, questa è l’idea.
Ora, torniamo ad Efesini 6, con tutto questo in mente. Quello che sto cercando di dire, miei cari, è che Efesini 6 non contraddice la Bibbia. E le persone che, forse, vi hanno insegnato nel vostro passato che tutto quello che dovevate fare è arrendervi hanno mancato il bersaglio. C’è molto di più nella vita cristiana di questo. Sapete, un tempo dicevano, di fatto, che l’unico modo di crescere nella tua vita cristiana è tramite questa resa totale dove ci dobbiamo lasciare andare senza far nulla, mentre la Bibbia dice che dobbiamo obbedire, con un impegno autodisciplinato verso Gesù Cristo che è una questione di sforzo quotidiano. Non cresciamo senza sforzo, resci con lo sforzo più grande.
Ora, guardiamo di nuovo all’armatura, e quindi spero che ora non esitiamo più all’idea d’indossarla. Spero che questa questione sia ben chiaro per ora. Siamo in una battaglia e per poter vincere questa richiede il nostro sforzo ed il nostro impegno più grande. E quindi dobbiamo prima di tutto avere la cintura della verità, e poi la corazza della giustizia, poi le scarpe del vangelo della pace, poi lo scudo della fede. E poi nel versetto 17, “Dobbiamo prendere l’elmo della salvezza”, ed è lì che ci siamo fermati l’ultima volta.
Che cosa significa? Cos’è l’elmo della salvezza? Vi abbiamo detto l’ultima volta che non significa essere salvati. Ascoltate, non avreste neanche la cintura della verità, o la corazza della giustizia, e non avreste le scarpe del vangelo della pace, e non avreste lo scudo della fede se non fosse stati salvati. Ho sentito un tizio parlare di questo in televisione questa settimana passata e disse che l’elmo della salvezza significa essere salvati, ma non significa quello, non si deve ricercare la salvezza al quinto posto. La salvezza viene per prima! E, come ho detto, la scorsa settimana, siamo stati salvati nel capitolo 2. Questo è il capitolo 6, siamo già stati salvati per quattro capitoli! L’elmo della salvezza è qualcosa di diverso dal semplice atto della grazia salvifica. Facciamo già parte dell’esercito, il che presuppone che siamo stati salvati. Quindi che cos’è? Vi ho detto che la salvezza ha tre dimensioni: passata, presente, futura. Ora, ascoltatemi, questa è l’unica definizione della salvezza presente nella Bibbia. Non esiste altra salvezza se non questa salvezza tridimensionale, passata, presente, futura. La Bibbia non conosce una salvezza valida solamente nel passato. La Bibbia non conosce una salvezza valida solamente nel presente e la Bibbia non conosce una salvezza per cui bisogna aspettare per scoprire se l’abbiamo ricevuta o no. La Bibbia conosce solamente una salvezza tridimensionale, passata, presente e futura. Siamo stati salvati, stiamo venendo salvati e saremo salvati. Il passato: la giustificazione, che porta alla santificazione e promette la glorificazione. La salvezza, biblicamente, è solamente presente in questi tre aspetti, tutti ricongiunti in un unica realtà. Nel passato, siamo salvati dalla pena del peccato; nel presente, siamo stati salvati dal potere del peccato; e nel futuro, saremo salvati dalla presenza del peccato; e quindi dobbiamo vedere la salvezza in queste tre dimensioni.
Ora, la dimensione a cui Paolo fa specificamente riferimento qui è quella futura. L’elmo della salvezza non è qualcosa che riguarda solamente il passato. Non è nemmeno qualcosa che riguarda solamente presente, in un certo senso; è qualcosa che ha a che fare con il futuro, ed è questo che Paolo sta dicendo; potete esser certi della vostra salvezza futura, e quello sarà una protezione contro lo spadone di Satana.
E vi ho detto l’ultima volta che ha una spada larga e grande, una rhomphaia, dal greco, che ha due lati taglienti. Un lato è lo scoraggiamento e l’altro è il dubbio, e Satana vuole colpirci con lo scoraggiamento e con il dubbio. E la protezione che abbiamo è l’elmo della salvezza. Quando ci scoraggiamo, ricordatevi che sta arrivando un grande giorno glorioso. Quando ci scoraggiamo ricordiamoci che sta arrivando una grande celebrazione di vittoria. Quando ci scoraggiamo e siamo stanchi di far del bene, ricordatevi che se non ci arrendiamo ne ricaveremo. Ricordatevi che un giorno ci sarà una ricompensa. Un giorno ci sarà il giorno d’incoronazione. Un giorno Gesù ci vedrà e dirà: ‘Bene, bravo servo buono e fedele.’ E ricordatevi che quel giorno sta arrivando. E quando Satana vorrà colpirvi con lo scoraggiamento perché la battaglia si fa pesante, perché si è stanchi, perchè la lorra sembra esser infinita, ricordatevi che sta arrivando un giorno di vittoria. C’è il traguardo, c’è il colpo finale, il tempo finirà, ed un giorno saremo faccia a faccia con Gesù Cristo in quel momento glorioso.
E quindi, l’elmo della salvezza, è la fiducia nel futuro. Così come Paolo la chiama in 1 Tessalonicesi 5, “L’elmo della speranza della salvezza.” Ma l’elmo nel futuro ci dà forza per andare avanti nel presente. Ci dà forza per continuare anche quando le cose si fanno difficili. C’è una linea d’arrivo. C’è una ricompensa gloriosa. C’è una fine in arrivo. C’è un giorno d’incoronazione. C’è il momento in cui lasceremo questo velo di lacrime ed entreremo nella presenza di Gesù Cristo e la nostra carne cadrà da parte e non ci saranno più peccati, le lotte, le guerre e le battaglie... il giorno in cui vivremo in un universo glorioso, quel giorno sta arrivando! E sarà pienamente goduto sulla base del più pieno impegno di oggi giorno. Quindi, sta dicendo che quando Satana vuole colpirti con lo scoraggiamento nella battaglia, realizzate il fatto che sta arrivando un giorno di vittoria e non abbandonate, “Avendo fatto tutto, rimanete saldi!”
E ho cercato di condividere con voi la scorsa settimana che se non ci fosse stato alcun elemento futuro nella salvezza, gli altri due sarebbero stati privi di significato. Se fossi stato salvato e se fossi in procinto di esser salvato, ma non ci sarebbe alcun futuro, perchè mai dovrei continuare a sforzarmi? Perchè mai dovrei lottare così duramente se non ci fosse alcun futuro? Se non ci fosse alcuna speranza di una salvezza piena e finale, perché tutto questo sforzo? Lasciate che v’illustri questa verità in 1 Corinzi 15:32. E questo è molto pertinente all’esperienza di Paolo. E Paolo dice in questo versetto, 1 Corinzi 15:32, “Se soltanto per fini umani—o per dire, in modi strettamente umani—ho lottato con le belve a Efeso, che utile ne ho? Se i morti non risuscitano, «mangiamo e beviamo, perché domani morremo»“, ascoltate, gente, se non c’è futuro allora dimenticatevelo. Se devo andare ad Efeso, e la situazione diventa così brutta, e la persecuzione è così severa che devo persino combattere contro delle bestie selvagge, che vantaggio ne ho se non c’è alcuna risurrezione? Che tipo di salvezza è quella che non porta da nessuna parte? Pensate forse che metterei la mia stessa vita in gioco per un paio di animali selvaggi? Pensate forse che vorrei affrontrare un gruppo di pagani ostili con il vangelo di Cristo se non c’è alcuna risurrezione, se non alcuna elemento futuro della salvezza? Io mi arrenderei subito, gettarei la spugna, lascerei cadere il fazzoletto, mi allontanerei e direi che è la fine di tutto, questa è l’idea. Valutando che tipo di salvezza sarebbe quella che non avesse un futuro? Sarebbe assolutamente priva di potere per indurmi a combattere la battaglia di oggi.
Guardate a Corinzi al capitolo 4; 2 Corizni capitolo 4 versetto 6, “perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesú Cristo”, ora, quel versetto significa che Dio ci ha resi le luci del mondo. Dio ha posto Cristo nei nostri cuori per irradiarlo al mondo intero e quindi, il versetto 7 dice che ‘abbiamo questo tesoro’, qual’è questo tesoro? È la luce di Dio, la luce di Cristo nelle nostre vite e la possediamo in questi vasi di terra, in questi corpi. E l’eccellenza del potere è di Dio, non è nostra. Abbiamo il potere divino nel Cristo che dimora in noi. E cosa succede? Bene. Portiamo Cristo al mondo. Abbiamo il potere e la luce è presente e quindi procediamo. E quali sono i risultati? Versetto 8, “Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi; portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesú”,
guardate al versetto 11, “infatti, noi che viviamo siamo sempre esposti alla morte per amor di Gesú”, ora guardate lì, dice: ‘è questo che significa servire Cristo’, è un’ ottima carriera, non è vero? Ovunque andiamo siamo tribolati, perseguitati, abbatttuti, portiamo nel nostro corpo la morte di Gesù, siamo sempre sull’orlo della morte, c’è sempre qualcuno che vuole ucciderci, ed è così che viviamo, giorno dopo giorno, giorno dopo giorno, confrontiamo un mondo ostile ed empio. Potreste dire, ‘Beh, perchè lo fai? Paolo? Perché continui?’ Versetto 14 ci dice il perché, “sapendo che colui che risuscitò il Signore Gesú, risusciterà anche noi con Gesú, e ci farà comparire con voi alla sua presenza”, ora, ascoltate, ciò che sosteneva Paolo nel livello d’impegno che aveva, era che un giorno sarebbe stato risuscitato alla gloria con Cristo, vedete? Così che la dimensione futura della salvezza divenne una potenza incredibile per la vita presente. Eh, sapete, un giorno mi troverò faccia a faccia con Gesù Cristo. Mi troverò faccia a faccia con il resoconto di quello che ho fatto per servirlo. Ed io lo amo abbastanza, ed ho abbastanza desiderio di conoscere la pienezza della vita eterna e di tutto quello che può offire per voler dare tutto quello che posso finché Dio mi dà il respiro in questa piccola breve vita di lacrime, questa piccola vita che è solamente un vapore che appare per un po’ di tempo e poi svanisce. Voglio massimizzare questi pochi brevi anni in modo da poter sperimentare la pienezza della glorificazione in un’ eternità con Cristo. Ed il motivo per cui non mi perdo d’animo nel fare il bene è perché so che raccoglierò una ricompensa gloriosa se non mi scoraggio qui e adesso, quello è l’elmo della salvezza. Quindi quando Satana mi viene contro e vuole scoraggiarmi e mi dice: ‘Perché non smetti di predicare per un po’ di tempo e ti riposi? Perchè non ti prendi del tempo per te; oh perchè studi così tanto, metti giù un paio di cose, di qualche storietta divertente, non se ne accorgeranno neanche, prenditela comoda’, a volte mi sento angosciato per le cose su cui sto lavorando duramente, e Satana mi dice: ‘Oh, il ministero è molto scoraggiante. Le persone non ti apprezzano mai abbastanza, sai, la chiesa non è mai come vuoi che sia, o non ti ritrovi mai a fare le cose che vorresti fare, e sai lascia perdere!’ E resisti perché, sai, che il giorno dell’incoronazione sta arrivando. Sai che quel giorno di rendi conto è alle porte, sai che arriverà il giorno quando sarai come Gesù Cristo e quindi vuoi massimizzare tutto quello che sarà per il resto dell’eternità, è questo cge spingeva Paolo, ed è questo che dovrebbe spingerci a continuare, disse, “Ho combattuto il buon combattimento, ho terminato la gara ed ho conservato la fede’, perchè mai, Paolo? Perché d’ora in poi mi è riservata una corona di giustizia, che il Signore, il giudice giusto, mi darà, e non solo a me, ma anche a tutti coloro che amano la sua venuta’, lo faccio perché so cosa sta arrivando. E quindi, quando Satana viene con la spada dello scoraggiamento e con la lama dello scoraggiamento contro le nostre vite, resistiamo e rimaniamo fermi, protetti dalla fiducia che la salvezza promessa da Dio avverrà.
C’è una seconda cosa da dire: Satana ha un altra lama sulla spada, non è lo scoraggiamento, ma il dubbio. E forse il dubbio è lo scoraggiamento degli scoraggiamenti. Lo sapevi che Satana vuole che dubitiate della vostra salvezza. Beh, è davvero bravo a fare quello perchè la maggior parte delle persone prima o poi nella loro vita cristiana, ci soffre, in genere più presto che tardi. Ora si cresce nel Signore e prima o poi si arriva al punto dove non si dubita più, seppur nessuno di noi è totalmente invulnerabile a queste tentazioni di Satana. Ma Satana vuole venire subito dopo che avete fatto qualcosa di peccaminoso e vuole dire, ‘Non sei un cristiano. Non potresti essere un cristiano. Perché mai il Signore salverebbe qualcuno come te? Non ce la farai mai! Non sei bravo abbastanza, non ti meriti d’esser salvato, come fai a sapere se sei salvo quando fai certe cose, forse è meglio riprovarci per vedere se questa volta funziona’, Satana ci va giù pesante su quest’aspetto. E sapete, ci sono persone che vanno in certe chiese che insegnano che si può perdere la propria salvezza e vivono in una costante... le persone si chiedono: ‘Credi nella sicurezza eterna?’ Ed in un certo senso, è quello che dice la Bibbia qui, la cosa a cui non credo però è l’insicurezza eterna, seppur ci sono persone che vivono sempre così. Vivono in uno stato costante d’insicurezza. Ed alcuni dicono: ‘Ah, non saprai mai se cel’hai fatta o meno finchè non vedrai il Signore’, oh, potete immaginare vivere in quel modo? Tutta la vita, oh, vediamo, ce l’ho fatta! Oh, si sta avvicinando! Ce l’ho fatta?’ Che esistenza orribile! Sarebbe tutt’altro che “Queste cose sono scritte affinché la vostra gioia sia completa”, dovrebbe dire: ‘Queste cose vi sono state scritte affinché siate miserabili’, non potreste mai essere felici sapendo che è tutto un gioco d’indovinelli... e poi ci sono altre persone invece che pensano che ogni volta che si commette peccato si perde la salvezza. Non mi dimenticherò mai di quel tipo in televisione sul canale 40, che qualcuno chiamò e gli fu fatta la domanda: ‘Se pecchi un certo peccato da credente e ti dimentichi di confessarlo prima del rapimento, o se pecchi e poi succede il rapimento e tu non hai avuto il tempo di confessarlo, cosa succede?’ al che rispose: ‘Andresti all’inferno’. Ora, v’immaginate di vivere sotto quel tipo di pressione? Satana vuole che temiamo di non avere la salvezza. Vuole che dubitiamo della salvezza. E sapete il perché? Perché vuole che dubitiamo delle promesse di Dio; vuole che crediamo che Dio non mantenga la sua parola. Vuole che crediamo che la salvezza non è per sempre, che Dio non può trattenerci. Vuole che rinneghiamo il potere di Dio, le sue risorse, che rinneghiamo il fatto che Dio può trattenerci, che neghiamo il fatto che Dio dice la verità. E tutte queste cose sono semplicemente delle negazioni di tutto questo. E quindi Satana ci viene contro, facendoci dubitare. Com’è che dobbiamo reagire a tutto questo? L’elmo della salvezza dice che se abbiamo avuto una salvezza passata, fratello, sorella, se siete stati salvati nel passato, ne avrete anche una futura, giusto? Perché non c’è altro tipo di salvezza nella Bibbia, capite? Non c’è altro tipo. Ma la pienezza di quello che include la giustificazione, la santificazione, la glorificazione, “Coloro che ha chiamato, ha giustificato; coloro che ha giustificati, li ha glorificati. Non c’è nessuno nel mezzo.
Ora, lasciate che vi mostri questo, tornndo indietro a Giovanni capitolo 6, Giovanni capitolo 6. Voglio solamente chiarire questo punto e poi vi lascio andare. E affronteremo la spada la prossima volta. Ma in Giovanni capitolo 6, un passaggio molto, molto importante nel versetto 37, “Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori”, ora, quello che il Signore sta dicendo è che se andiamo a lui, lui non ci caccerà mai via, il futuro punta a tutte le circostanze possibili; non esiste alcuna circostanza in esistenza, nell’universo dove Cristo caccerebbe via qualcuno che che è venuto a lui, sta dicendo questo! Veniamo a Lui, e sotto nessuna circostanza, in nessuna condizione, in nessun caso, in nessun modo ti caccerà via, perché? Perché gli unici che vengono sono quelli che il Padre dà, vedete il punto? E se Dio ti dà a Cristo, allora hai il decreto di Dio per una salvezza eterna, ed hai anche la risposta di Cristo alla salvezza eterna, e non c’è modo di perderla. Il Padre, quindi, solo per darvi un’illustrazione di quello che sta dicendo è: ‘Il Padre sta premiando il figlio. Il figlio ha fatto bene sulla croce e con il completamento della redenzione, quindi il padre gli dà dei doni, e questi doni sono molto belli, le anime degli uomini. Tu ed io che conosciamo Cristo siamo dei doni dal Padre al Figlio, dei segni dell’amore del Padre. Ed il Padre ama il figlio così tanto da dargli questi doni. E, al contrario, il Figlio ama il Padre così tanto da tener stretto a questi doni così preziosi. “Tutti coloro che son stati dati dal Padre, verranno”, e quando vengono non c’è alcuna circostanza che li allontanerà mai da Lui, perchè? Perchè non è grazie a voi. Non ha niente a che vedere con voi, non centrate proprio niente, ma è perchè il Figlio ama il Padre così tanto da perdere qualcuno che gli è stato dato come dono d’amore, vedete il punto? Gente, ha tutto a che fare con la trinità!
Ora guardate al prossimo versetto, 38: “perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”, sta dicendo che questo era il piano del Padre fin dal principio. Il piano del Padre era quello di redimere alcune persone, darle al Figlio e far sì che il Figlio le conservasse, quello era il piano, e questa è la volontà del Padre che mi ha mandato. Qual è la sua volontà? “Che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno.” Quanti ne perde Gesù? Nessuno. Nessuno. Nessuno, non c’è alcuna perdita tra il decreto del Padre, il dono offerto al Figlio e la resurrezione dell’ultimo giorno, quindi c’è la giustificazione, la santificazione, e la glorificazione: passato, presente, futuro, senza alcuna perdita. E quindi la Bibbia insegna che Dio ha un consiglio che non può cambiare, una chiamata che non può essere revocata, un’eredità che non può essere contaminata, un fondamento che non può essere spezzato, un sigillo che non può essere scosso ed una vita che non può perire.
Ora andate a Giovanni 10 per un momento, versetto 27, ora, qui ci sono sette fili nella corda che ci lega eternamente a Cristo. Sette grandi ragioni per le quali mantenete la salvezza. Sette grandi verità, numero uno, versetto 27, “Le mie pecore,” le mie pecore, fermatevi lì. Di chi sei pecora? Sei pecora di Cristo. Ora, ascolta, se sei pecora di Cristo, è suo dovere come pastore prendersi cura di te e proteggerti. Se ti perde, allora quella, in effetti, è una macchia sulla sua stessa abilità come pastore. Capite il punto? Se siete pecore sue, e la responsabilità del pastore è quella di prendersi cura delle pecore, allora, il perdersi riflette negativamente sul carattere e sulla qualità del Pastore. C’è un secondo filo però che ci lega a Cristo, “Le mie pecore sentono la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono”, ascoltate, seguono Cristo, le sue pecore, senza eccezioni. Non ascolteranno ad estranei, ascolteranno solamente a lui. I veri cristiani quindi sono mantenuti dal potere del grande Pastore, e quello è il filo numero uno. In secondo luogo, seguono, è quello che dice: ‘Seguono’, possono anche inciampare nel peccato, ma saranno lì. Terzo, “io do, versetto 28, loro, la vita eterna”, ora, quant’è che dura la vita eterna? Per sempre, è vita eterna, parlare della sua fine è una contraddizione in termini. La vita eterna è eterna, quindi siamo legati dal carattere del Pastore, siamo sicuri dal carattere delle pecore stesse, ovvero che ‘seguono’ e siamo legati dalla definizione stessa del dono della vita eterna, è per sempre; inoltre, è un dono, “io do loro la vita eterna”, non avete fatto nulla per guadagnarvela e non potrete far nulla per mantenerla, è un dono! Quinto, un altro filo che ci tiene a Cristo è che lui dice, “Non periranno mai”, se solo un cristiano perirà, allora Cristo avrebbe mentito; e se Cristo avesse mentito, buttate la Bibbia, dimenticatevi del Cristianesimo perchè sarebbe tutto sbagliato. Inoltre, dice, “Nessuno può strapparli dalla mano del Padre mio”, non c’è potere nell’universo più forte di Dio. E se Dio vuole tenerci, sarà così. Nessuno potrà mai rapirci dalla mano del Padre. Ed inoltre aggiunge, versetto 29, “Mio padre che me li ha dati è più grande di tutti, e nessuno può strapparli via dalla mano del Padre mio”, notate che nel versetto 28, dice
“la mia mano”, nel versetto 29, “la mano del Padre mio”, doppia protezione. Ora, quello che sto cercando di mostrarvi in questi due passaggi di Giovanni è che Gesù stesso, con le sue stesse parole, conferma il fatto che una salvezza passata ne include anche una futura. Che la vita eterna è proprio quello, non finisce mai, non periranno e non falliranno mai, non ne perderà mai alcuno ed è così che ne parlò Gesù. Ora non c’è da stupirsi se quando si arriva a Romani 8 versetto 38, l’apostolo Paolo dice, “Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesú, nostro Signore”, Paolo sta dicendo che non c’è nulla nell’universo adesso o nel futuro che potrà mai separare un credente da Cristo.
In Filippesi capitolo 1 versetto 6, si dice, “Essendo convinto di questa stessa cosa, che colui che ha iniziato un’opera buona” – e quello è l’aspetto passato della salvezza, ‘l’ha iniziata’, ‘la porterà a compimento’ - e quello è il presente - “fino al giorno di Gesù Cristo”, e quello è il futuro; tutti e tre gli elementi della salvezza sono collegati a questo stesso versetto.
E voglio concludere il nostro studio di questa mattina facendovi guardare al libro di Giuda, il penultimo libro del Nuovo Testamento. E voglio condividere con voi solamente due versetti che sono dei versetti tremendamente potenti, lasciatemi dire questo come prospettiva generale al libro di Giuda. Il libro di Giuda è scritto per affrontare l’apostasia o l’idea di allontanarsi dalla fede. È principalmente preoccupato per il carattere vile dei falsi profeti e degli insegnanti caduti. Parla, nel versetto 4, di “certi uomini che si son infiltrati e che sono, fondamentalmente, destinati alla condanna, uomini empi, che hanno trasformato la grazia di Dio in dissolutezza”, nel versetto 8 parla di visionari immondi. Parla di profeti che profetizzano per amor di lucro, avidità, nel versetto 11, “Le macchie”, vengono chiamati, ‘macchie’ nel versetto 12, “pozzi senz’acqua’, o ‘nuvole senz’acqua’, alberi senza frutto, due volte morti, sradicati dalle radici, onde furiose del mare, stelle erranti, a cui è riservata l’oscurità delle tenebre per sempre, mormoratori, lamentosi’, e cose semplicemente orribili, ‘sensuali, empi, esseri bramosi’, gli apostati, e qui c’è anche piccolo gruppo di cristiani, per così dire, che vivono in mezzo ad un’età apostata, che non è diversa da noi oggi. Infatti, sto proprio lavorando su un libro su ‘Come sopravvivere nel giorno dell’apostasia’, basato su Giuda. Ma il concetto qui è che proprio in mezzo ad un insegnamento falso, vile, malvagio, alla corruzione della chiesa, al marcire delle fondamenta, per così dire, c’è anche un piccolo gruppetto di credenti che potrebbe dirsi: ‘Ah, sai, mi sà che ne saremo travolti, che cosa ci succederà mai?’ e potrebbero esser tentati a vedere tutto andare in frantumi, così com’è nella nostra società, tra il liberalismo la neo-ortodossia e tutta la spazzatura che sta arrivando anche nel nome del cristianesimo, sembra che tutto ci stia sviando giù ne torrente e potremmo dirci, “e che ne sarà di noi? Periremo forse, travolti da questo disastro?” E quindi all’inizio di Giuda, dal versetto 1, ed alla fine di Giuda, versetti 24 e 25, Giuda ribadisce il fatto che non dobbiamo temere. Non importa quanto il giorno sia malvagio, non importa quanto sia vile il mondo che ci circonda, andrà tutto bene: “Giuda, servo di Gesú Cristo e fratello di Giacomo, ai chiamati che sono amati in Dio Padre e custoditi da Gesú Cristo” ancora meglio tradurlo con ‘Conservati da Gesù Cristo’ nel caso dativo. Sta dicendo: ‘In mezzo a tutto il marcio che ci circonda, saremo messi da parte da Dio e conservati da Gesù Cristo’, Tēreō è il verbo greco che significa ìguardare, proteggere, conservare e preservare’, ed è anche stato usato, fuori dagli scritti Biblici, per parlare di un qualcosa di garantito. Quando siete stati salvato, vi è stata data una garanzia a bordo dorato. La Bibbia parla del fatto che ci è stata data la caparra dello spirito. E la caparra si riferisce all’anello di fidanzamento, ad un acconto, alla garanzia. Quando siete stati salvato, Dio vi ha dato lo Spirito Santo come garanzia che un giorno sarete glorificati alla presenza di Dio, anche nei momenti più difficili. Sapete, Gesù ha pregato, ‘Padre, ti prego di conservarli, coloro che ti ho dato, che tu li conservi dal maligno’, Giovanni 17:11 e 15, e la preghiera di Gesù sarà esaudita. Il Padre conserverà i credenti, ed è questo che sta dicendo qui, non sarete solamente santificati ma anche conservati da Gesù Cristo, quello è l’elmo della salvezza. Non dovete ascoltare alle menzogne di Satan, ‘Oh, è meglio che vi accertiate di esser veramente dei cristiani per cominciare’, se siete incerti su quello, allora non avrete mai alcuna fiducia, e se non avete alcuna confidenza, allora, numero uno, è possibile che non siate nemmeno dei cristiani per cominciare; ma in secondo luogo, potreste esser dei cristiani sotto duro assalto da parte di Satana, e fareste meglio ad indossare l’elmo della salvezza.
Andate al versetto 24 di Giuda. E questa è la stessa cosa, di nuovo, solo in maniera più dettagliata, “Ora a colui che può preservarvi da ogni caduta”, non è incredibile? Il “che può”, proviene dal termine, ‘dunameo’, dinamite, potenza, è abbastanza forte da impedirvi di cadere. Non è solo che Cristo non vuole che cadiate, è che è in grado di prevenirlo! Capite il punto? È in grado di prevenirlo. Ed è anche in grado di “farvi comparire”, amōmos, irrepresnsibili, senza difetto, senza colpa. E, a proposito, amōmos è usato anche in 1 Pietro 1:18 e 19, in riferimento a Cristo, Egli è in grado d’impedirvi d’inciampare, di cadere e di presentarvi puri come Cristo, un giorno alla presenza stessa di Dio Padre. Questa è la potenza conservatrice di Cristo, una sicurezza tremenda! Tremenda. E la parola qui, parlando di conservarvi non è tēreō, la stessa parola precedente di ‘guardare, proteggere, e conservare’, ma è Fulassō, che si riferisce all’assicurare in mezzo ad un attacco. Quindi, non importa quello che le schiere dell’inferno vi scaglino contro, Cristo è abbastanza potente da impedirvi di cadere e presentarvi amōmos, ‘immacolati’ tanto quanto Gesù Cristo, alla presenza di Dio. Non c’è da stupirsi che il Salmista abbia detto “sicuramente, con fiducia, certamente la bontà e la misericordia mi seguiranno tutti i giorni della mia vita”, lo sapeva! Ed in fin dei conti, ‘io dimorerò – dove? – nella casa del Signore per sempre”.
Vedete, sapeva che la salvezza che Dio gli aveva dato era passata, presente e futura, “Sicuramente – disse – la bontà, la misericordia mi seguiranno tutti i giorni della mia vita ed infine, dimorerò nella casa del Signore per sempre”. In 1 Tessalonicesi capitolo 5 versetto 23, Paolo dice in una benedizione gloriosa: “Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesú Cristo – ed amo questo - Fedele è colui che vi chiama, ed egli farà anche questo”. Che cosa grandiosa. Paolo sta offrendo questa grande benedizione, ‘conservati irreprensibili e fedele è colui che vi ha chiamato, lo farà’. No, non accettiamo i colpi del dubbio che Satana ci scaglia contro, la nostra armatura è la fiducia che la salvezza è tanto futura, come presente e passata, e Cristo ci tiene con il potere della sua stessa mano.
In Ebrei 6 dal 16 al 19, la Bibbia dice che ci sono due cose, due cose immutabili, due cose inalterabili. La promessa di Cristo ed il giuramento di Cristo, che ancorano l’anima del credente per sempre. Ebrei 6:16 al 19, e quindi è quella fiducia che ci fa difendere dai colpi di Satana. Miei cari, quando si presenta con lo scoraggiamento, quando viene con il dubbio, siate certi di riconoscere che sta arrivando un giorno di gloria; che sta arrivando un giorno di vittoria. Combattete il buon combattimento ed abbiate fiducia della salvezza che Dio vi ha dato e sappiate che sarete lì per il giorno d’incoronazione. E in un inno meraviglioso, ‘la fondazione della chiesa’, l’autore disse, ‘in mezzo a fatica e tribolazione; ed al tumulto di guerre di generazione; attende la consumazione della pace finale; finché con la vision gloriosa i suoi occhi desiderosi sarann benedetti e la grande chiesa vittoriosa diverrà la chiesa in riposo.’ Un giorno ci sarà il riposo, non ancora, siamo in battaglia, dobbiamo combattere, il resto arriva più tardi quando la vittoria sarà nostra. Un altro inno, che conoscete bene, dice: ‘Alzati, alzati per Gesù. La lotta non sarà lunga. Questo giorno, il rumor della battaglia, ma poi, il canto del vincitor, a colui che vince sarà data la corona della vita, ed egli regnerà eternamente con il re della gloria’, e concludo con le parole di John Bunyan, “Né hobgoblin né demoni maligni posson scoraggiare il suo spirito; egli sa che alla fine erediterà la vita. Allora le fantasie voleranno via. Non temerà quello che dicono gli uomini; lavorerà giorno e notte per esser un soldato.” Il caro John Bunyan fu gettato nella prigione di Bedford, e fu lì che decise di combattere senza mai stancarsi, che non avrebbe ascoltato ai colpi dello scoraggiamento e del dubbio. E lì, in prigione, guardò al giorno futuro in cui sarebbe stato con Gesù Cristo. Nelle peggiori circostanze, produsse la cosa più grande che avesse mai fatto nella sua vita, ‘Il pellegrinaggio cristiano’, non arrendetevi. Non lasciate che Satana vi vittimizzi con lo scoraggiamento e con il dubbio perché alla fine vincerete, e quindi indossate l’elmo adesso.
Preghiamo: Padre, grazie per il tempo di questa mattina. Parla a tutti i nostri cuori... e nel mentre le vostre teste sono chinate per un momento, alla mia destra nella parte anteriore c’è la nostra sala di preghiera. E nel mentre state meditando, forse Dio vi sta chiamando a prendere un impegno di qualche tipo. Forse non conoscete Cristo, forse sì, ma non state vivendo per lui. Forse state cercando una chiesa, forse avete domande che richiedono delle risposte. Invece di andarvene alla fine della preghiera, tra pochi secondi, venite qui, alla mia destra al di là delle doppie porte di legno e lasciate che un consigliere preghi con voi. C’è del materiale gratuito, qualcuno con cui parlare, con cui pregare. La vostra vita potrebbe cambiare oggi stesso, saremo qui ad aspettarvi e voglio incoraggiarvi a venire.
Padre, ti preghiamo di attirare coloro che desideri che vengano questa mattina e, Signore, porta stasera anche quelli che hanno bisogno di ascoltare la tua parola sull’argomento del divorzio. Grazie per questa grande giornata. Oh, Signore, aiutaci a combattere la battaglia fedelmente, affinché la vittoria possa essere Tua, così come la gloria e l’onore, nel nome di Gesù, Amen. Dio vi benedica.
FINE
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