Isaia capitolo 40 – nel mentre prepariamo i nostri cuori a rendere questo periodo natalizio il più significativo possibile, voglio che ci concentriamo proprio su questa frase del versetto 5: “E la gloria del SIGNORE sarà rivelata”. Ora, se mi conoscete affatto, sapete che la gloria di Dio e la gloria del Signore sono un tema tremendamente importante e urgente nel mio ministero d’insegnamento. Ne parlo spesso, perché la Bibbia ne parla spesso. E potreste pensare che forse stiamo imponendo questo tema tanto amato alla questione del Natale, però non è affatto il caso, perché la parola di Isaia al capitolo 40 versetto 5, “E la gloria del Signore sarà rivelata” è, di fatto, la storia del Natale, è il messaggio del Natale. La nascita di Cristo fu la rivelazione della gloria del Signore, proprio come Isaia aveva promesso.
L’intero concetto della gloria del Signore circonda la scena intera del Natale. Alla nascita di Cristo, la Bibbia dice che gli angeli posero l’accento proprio su questo, quando gridarono: “Gloria a Dio nei luoghi altissimi”, in Luca 2:9, ci viene detto che i pastori, incontrando l’angelo, furono immediatamente consapevoli che “la gloria del Signore risplendette intorno a loro, ed ebbero molta paura”, quindi la gloria del Signore fu il centro dell’attenzione angelica alla nascita di Cristo. La gloria del Signore fu l’aura che invase la scena. Non viene imposta alla storia del Natale; è la storia del Natale stessa.
Ora, guardate con me per un momento il quarantesimo capitolo di Isaia. Lasciate che vi dia semplicemente un breve contesto, così saprete la portata di queste parole. Il libro di Isaia si divide in tre parti. I primi 35 capitoli sono capitoli di cupa rovina e giudizio; capitoli in cui Dio pronuncia parole di ira, vendetta, condanna e giudizio, non solo sul Suo popolo Israele, ma anche sulle altre nazioni. Qua e là, la tenebra e l’oscurità vengono trafitte da una luce di misericordia e da un bagliore di grazia, poiché il giudizio di Dio è sempre temperato dal Suo amore, però in larga misura, 35 capitoli di giudizio senza attenuanti.
La seconda sezione si trova nei capitoli dal 36 al 39. Quella piccola sezione nel mezzo è davvero il cuore della profezia. È il contesto storico in Israele che ha dato origine al messaggio del libro. In questi capitoli, il profeta descrive la situazione, gli affari del suo tempo, e perché Dio deve portare giudizio. Quindi, in realtà, benché siano distinti, in un certo senso, perché sono storici, si inseriscono nel tema dei primi 35, e possiamo dire che per 39 capitoli avete giudizio in Isaia. Però non finì lì. Grazie a Dio non finì lì. Per il popolo di Dio stava arrivando un altro giorno, e i capitoli dal 40 al 66 introducono proprio questo.
Questa è la sezione sulla salvezza, e in quella sezione viene introdotto il Messia, il servo sofferente di Isaia 53. Guardate come comincia la sezione, al versetto 1 del capitolo 40. Dopo 39 capitoli di giudizio, leggete questo: “‘Consolate, consolate il Mio popolo,’ dice il vostro Dio. ‘Parlate al cuore di Gerusalemme, e proclamatele che la sua guerra è compiuta, che la sua iniquità è perdonata; perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati.’” Un messaggio di conforto, che dice che la salvezza sta arrivando, l’iniquità è perdonata, il castigo è finito. Questo è il messaggio della speranza. Questo è il messaggio della gloria. Questo è lo spuntare di un nuovo giorno. Questa è la luce in fondo al tunnel, la stella del mattino che segnala la fine dell’oscurità della notte. La salvezza sta arrivando.
Con quel tema, procediamo al versetto 3, e il profeta ci porta più avanti nell’arrivo di questo sorgere di un nuovo giorno. Comincia con “la voce di colui che grida nel deserto: ‘Preparate la via del Signore, raddrizzate nel deserto una strada maestra per il nostro Dio.’” E quando arrivate al Nuovo Testamento, e leggete il terzo capitolo di Matteo e il terzo versetto, scoprite che quella è una profezia adempiuta da Giovanni il Battista. Il conforto, il perdono, la salvezza, lo spuntare di un nuovo giorno sarebbero stati introdotti da quest’uomo che gridava nel deserto, Giovanni il Battista.
Egli non stava preparando una strada fisica, ma una strada maestra nei cuori degli uomini, un ingresso nei cuori degli uomini. Ogni valle innalzata, ogni monte e ogni colle abbassati: ciò che era storto reso diritto, e i luoghi accidentati resi pianeggianti. Egli stava mettendo a posto le cose nelle vite e nei cuori degli uomini per l’arrivo del loro Salvatore. Questo era il suo ministero. E faceva queste cose predicando il ravvedimento, e la confessione del peccato, e il battesimo che parlava di un cuore che era stato lavato. E così venne Giovanni il Battista, proclamando l’arrivo della salvezza.
Poi il versetto 5 – dopo Giovanni il Battista, “la gloria del Signore sarà rivelata”. E alla fine, nel bagliore finale della gloria, “ogni carne la vedrà insieme” – e questo è vero perché – “la bocca del Signore ha parlato”. E il versetto 8 dice: “L’erba si secca, e il fiore appassisce: ma la parola del nostro Dio rimarrà per sempre”. Se Dio lo dice, la questione è chiusa. C’è un giorno di salvezza. Giovanni il Battista lo introdurrà. Egli preparerà i cuori degli uomini, spianando i luoghi accidentati, e poi la gloria del Signore sarà rivelata; e poi il profeta, senza vedere l’era della chiesa, salta tutto il percorso fino alla pienezza della gloria splendente del Regno, quando ogni carne vede insieme.
Però concentriamoci, se possiamo, soltanto su quella prima parte del versetto 5: “La gloria del Signore sarà rivelata”. Che cosa significa? Che genere di nome è questo? Che genere di titolo è questo? Che genere di pensiero è questo? Qual è la verità racchiusa qui nel messaggio dello Spirito di Dio? Lasciate che vi dia semplicemente questo, per cominciare: la gloria del Signore è l’espressione della persona di Dio. È qualsiasi manifestazione del carattere di Dio, qualsiasi manifestazione dei Suoi attributi nel mondo, nell’universo, è la Sua gloria. In altre parole, la gloria sta a Dio come lo splendore sta al sole. La gloria sta a Dio come il bagnato sta all’acqua. La gloria è ciò che il calore è per il fuoco. In altre parole, è l’emanazione, è il fulgore, è lo splendore, è il prodotto della Sua presenza, è la rivelazione di Se stesso. Ogni volta che Dio si rivela, è la manifestazione della Sua gloria. Questo si riferisce davvero alla Sua presenza.
Ora, sappiamo che tutto ciò che esiste nell’universo è una manifestazione della gloria di Dio, perché tutte le cose sono state fatte da Lui. E tutto ciò che esiste, quindi, è in qualche modo un risultato della Sua natura; perciò proietta la Sua persona. I cieli dichiarano la gloria di Dio. La bestia dei campi Gli dà gloria. Tutto ciò che Egli abbia mai fatto parla della Sua natura. Tutto ciò che Egli abbia mai compiuto parla della Sua essenza, così che l’intero complesso di tutte le cose create, e tutte le cose esistenti, sono rivelazioni della gloria di Dio. Sono rivelazioni della Sua persona. Vedete la Sua gloria nel fiore più piccolo. Vedete la Sua gloria nella farfalla. Vedete la Sua gloria in un albero. Vedete la Sua gloria nel cielo. Vedete la Sua gloria in ogni cosa. Tutte sono punti di riferimento alla Sua natura.
Ora, Mosè, avendo visto tutto questo, voleva di più; in Esodo 33, disse a Dio: “Mostrami la Tua gloria”. Non era come se non ne avesse mai vista affatto; era come se volesse vederne di più. E Dio gli disse: “Nessun uomo Mi vedrà e vivrà. Non posso mostrarti la pienezza della Mia gloria, altrimenti saresti consumato, però ti permetterò di vedere il Mio riverbero”. Lo nascose in una roccia e rivelò una parte della Sua gloria. E così ci furono momenti in cui, oltre la rivelazione generale della Sua creazione, oltre la Sua gloria manifesta in ciò che vediamo nella natura, oltre a questo, Dio diede alcune rivelazioni molto speciali della Sua gloria – quel giorno a Mosè, quando fu nascosto nella roccia, più tardi al popolo quando scese dal monte e aveva la gloria di Dio che emanava dal suo volto.
Dio diede alcune manifestazioni speciali di gloria. Nel giardino, per esempio, Adamo ed Eva camminavano e parlavano con Dio alla brezza del giorno. La Sua presenza era lì in una nube ineffabile e irradiata di luce, e videro la Sua gloria. In Levitico, capitolo 9, e versetto 6, Mosè disse al popolo che la gloria del Signore sarebbe apparsa loro, e così fu. Quando erano nel deserto, in Esodo, capitolo 16, Dio li stava nutrendo con la manna, e mentre la manna veniva e veniva provveduta per loro, la Bibbia dice che la gloria del Signore fu vista.
Al monte Sinai, quando Mosè salì per avere comunione con Dio, la gloria del Signore coprì il monte e coprì Mosè, così che il popolo non poteva vedere né l’uno né l’altro – Esodo 24:15. Troviamo che in Esodo, capitolo 40, al completamento del tabernacolo, la gloria del Signore riempì la tenda di convegno. E in Levitico, capitolo 9, quando il sacerdozio fu inaugurato e il ministero sacerdotale definito, e all’inizio fu messo da parte per Dio, proprio a quell’inaugurazione del sacerdozio, la gloria del Signore fu vista. In Numeri 14, e versetto 10, quando il popolo era giunto a Kadesh Barnea, e invece di entrare nella terra promessa per fede, cominciò a mormorare, e lamentarsi, e ribellarsi, la Bibbia dice che la gloria del Signore apparve.
Più tardi, dopo che Dio aveva stabilito il sacerdozio, ci furono tre uomini, Kore, Datan e Abiram, che decisero che avrebbero preso su di sé la funzione sacerdotale, e contaminarono quell’ufficio santo e la terra si aprì e li inghiottì, secondo Numeri 16, e al versetto 19 si dice che la gloria del Signore apparve. Nello stesso capitolo, più avanti, quando il popolo si ribellò contro Mosè e Aaronne, la gloria del Signore fu manifestata, e si dice che minacciò di consumarli in un momento. Nei loro vagabondaggi nel deserto, secondo il ventesimo capitolo di Numeri, ebbero sete a Meriba, e in mezzo alla loro sete, Mosè e Aaronne caddero prostrati davanti al Signore per pregare in loro favore, e la gloria del Signore era lì.
In 1 Re 8:11, si dice che quando completarono il tempio la gloria del Signore venne e lo riempì. Quando offrirono la prima offerta, 2 Cronache, capitolo 7, versetto 1, la gloria del Signore fu vista, e il popolo cadde a terra e adorò. Quindi vedete, Dio non solo rivelò la Sua gloria nella creazione, ma Dio rivelò la Sua gloria in modi molto speciali, nella Shekinah ineffabile. Ora, vi concedo che mentre leggo queste cose ancora e ancora, tutte le apparizioni della gloria di Dio hanno in sé una certa dose di mistero. Non importa quante volte le ripassiate, e quante volte le pensiate a fondo, c’è collegata alla gloria di Dio una certa dose di meraviglioso mistero, una nube, una colonna di fuoco, luce splendente.
Molto difficile per noi comprendere come dovesse essere stato tutto questo. C’è un solo posto in cui possiamo andare nell’Antico Testamento per averne una descrizione; è nel primo capitolo di Ezechiele. Volete guardarlo con me per un momento? Ezechiele, capitolo 1 – Ezechiele, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, ci dà l’unica descrizione di cosa significasse vedere la Shekinah, e giusto per darvi un’idea di ciò che dice, lasciate che percorra rapidamente questo testo – ascoltate soltanto. Ezechiele 1, versetto 4: “Io guardai, ed ecco, un turbine veniva dal nord, una grande nuvola, e un fuoco che si avvolgeva su se stesso, e intorno ad esso vi era uno splendore, e dal mezzo di esso qualcosa come il colore dell’ambra, dal mezzo del fuoco. Anche dal mezzo di esso usciva la somiglianza di quattro esseri viventi. E questo era il loro aspetto; avevano la somiglianza di un uomo. E ciascuno aveva quattro facce, e ciascuno aveva quattro ali”. A proposito, questo ha a che fare, credo, con l’assistenza angelica alla Shekinah.
“E i loro piedi erano piedi diritti; e le piante dei loro piedi erano come la pianta del piede di un vitello: e scintillavano come il colore del bronzo brunito. E avevano mani d’uomo sotto le loro ali sui loro quattro lati; e tutti e quattro avevano le loro facce e le loro ali. Le loro ali erano unite l’una all’altra; non si voltavano quando camminavano; ciascuno andava diritto davanti a sé. Quanto alla somiglianza delle loro facce, tutti e quattro avevano la faccia di un uomo, e la faccia di un leone, sul lato destro: e tutti e quattro avevano la faccia di un bue sul lato sinistro; e tutti e quattro avevano anche la faccia di un’aquila.
“Così erano le loro facce: e le loro ali erano distese verso l’alto; due ali di ciascuno erano unite l’una all’altra, e due coprivano i loro corpi. E ciascuno andava diritto davanti a sé: dovunque lo spirito doveva andare, essi andavano; e non si voltavano quando camminavano. Quanto alla somiglianza degli esseri viventi, il loro aspetto era come carboni ardenti di fuoco, come l’aspetto di lampade: esso andava su e giù in mezzo agli esseri viventi; e il fuoco era luminoso, e dal fuoco uscivano lampi. E gli esseri viventi correvano e tornavano come l’aspetto di un lampo”. L’avete afferrato? Chiaro? Leggerò ancora.
“Ora, mentre contemplavo gli esseri viventi, ecco una ruota sulla terra accanto agli esseri viventi, con le sue quattro facce. L’aspetto delle ruote e della loro struttura era come il colore del berillo” – questa è una pietra preziosa – “tutte e quattro avevano una sola somiglianza: il loro aspetto e la loro struttura erano come se fosse una ruota in mezzo a un’altra ruota. Quando si muovevano, andavano sui loro quattro lati: e non si voltavano quando si muovevano. Quanto ai loro cerchioni, erano così alti da incutere timore; e i loro cerchioni erano pieni di occhi tutt’intorno, tutti e quattro. E quando gli esseri viventi si muovevano, le ruote si muovevano accanto a loro: e quando gli esseri viventi si sollevavano da terra, le ruote si sollevavano. Dovunque lo spirito doveva andare, essi andavano, là dove il loro spirito doveva andare; e le ruote si sollevavano accanto a loro: perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote”.
Francamente, gente, non migliora. Continua semplicemente così, e avanti, e avanti. Arrivate al versetto 26: “E sopra la distesa che era sulle loro teste vi era la somiglianza di un trono, come l’aspetto di una pietra di zaffiro: e sulla somiglianza del trono vi era la somiglianza dell’aspetto di un uomo, in alto, sopra di esso. E vidi come il colore dell’ambra, come l’aspetto del fuoco tutt’intorno dentro di esso, dall’aspetto dei suoi fianchi in su, e dall’aspetto dei suoi fianchi in giù, vidi come fosse l’aspetto del fuoco, e aveva uno splendore tutt’intorno. Come l’aspetto dell’arco che è nella nuvola nel giorno della pioggia, così era l’aspetto dello splendore tutt’intorno”. Fermiamoci lì.
Voi potreste dire: “Misericordia, MacArthur, aiutaci. Mi sono perso da un bel pezzo”. Ascoltate, la gente mi ha chiesto per anni: “Che cosa significa tutto questo?” Ve lo dico molto semplicemente: non ne ho la più pallida idea, e penso che sia proprio questo il punto. Ezechiele fece davvero il meglio che poteva fare, ma stava cercando di descrivere l’indescrivibile. Stava cercando, come disse un uomo, di spiegare l’inspiegabile. Stava cercando di dirci qualcosa che era impossibile comunicare. Vide la gloria del Signore – questo è ciò che dice al versetto 28, a metà del versetto: “Questo era l’aspetto della somiglianza della gloria del Signore”. Voglio dire, vi ho dato il miglior tentativo possibile, ma proprio non posso darvi di più, è troppo misterioso, è troppo. Al meglio, fece un buon tentativo. Vide la gloria del Signore più avanti nel capitolo 3. Vide la gloria del Signore più avanti nel capitolo 8, capitolo 9, capitolo 10. La vide e la vide e la vide, e tuttavia aveva ancora questo mistero incredibile.
“Ora, sta arrivando un giorno”, dice il profeta Abacuc, “in cui la terra sarà piena della conoscenza della gloria del Signore, come le acque coprono il mare”. Però fino a quel giorno di piena conoscenza, abbiamo a che fare con una percezione limitata. Semplicemente non capiamo davvero. Ed Ezechiele poteva e non poteva descriverla, e più va avanti, più ci ingarbugliamo. La creazione rivelò la gloria di Dio, e oltre a questo, la Shekinah, quelle apparizioni di gloria così speciali, rivelò la Sua gloria. Però anche con quelle, c’è mistero. C’era mistero. Se tutto ciò che avessimo fosse questo, la nostra comprensione della gloria di Dio sarebbe avvolta nella confusione. E tuttavia Dio vuole che Lo conosciamo, e vuole che Lo percepiamo, e vuole che comprendiamo la Sua auto-rivelazione. Come potremo mai conoscere, se questo è tutto ciò che abbiamo?
Ebbene, fortunatamente arriva Isaia, e Isaia dice questo: “La gloria del Signore sarà” – che cosa – “rivelata”. Sta arrivando una rivelazione maggiore, una rivelazione più piena. Vediamo come il Nuovo Testamento parla del suo adempimento. Ebrei capitolo 1 – Ebrei capitolo 1 è un altro testo che tratta la vera storia del Natale – la vera storia del Natale. Versetto 1, Ebrei 1: “Dio, che in tempi diversi e in modi diversi parlò nel tempo passato ai padri per mezzo dei profeti”. E potete fermarvi lì.
“Dio parlò” – questo è il soggetto e il verbo – Dio parlò, l’auto-disvelamento di Dio. Lo fece “in tempi diversi, e in modi diversi”. Questo è ciò che significano quei due termini. In tempi diversi, e in modi diversi, Dio rivelò Se stesso. Primariamente – ora notatelo – “ai padri” – cioè, ai progenitori storici della nazione d’Israele, gli uomini pii del passato – “Egli parlò per mezzo dei profeti”.
Ora, pensate con me. Mettiamo insieme ciò che abbiamo imparato fino ad ora. Dio non rimase in silenzio. Dio non rimase invisibile. Dio non lasciò Se stesso avvolto nelle nubi delle tenebre, ma fece brillare la luce della gloria. Prima di tutto, fece brillare la luce della gloria nella creazione. E poi fece brillare la luce della gloria nella Shekinah, quei modi così speciali in cui invase la vita del popolo dell’Antico Testamento. Però nel modo più meraviglioso, e più conclusivo, e più utile, Egli rivelò Se stesso oltre la Sua creazione, e oltre la Sua Shekinah, nella Parola di Dio rivelata ai profeti, così che la più grande rivelazione nel tempo passato non è la visione della Shekinah, non è la comprensione della creazione, è la comprensione dell’Antico Testamento, perché quella è la parola pronunciata dai profeti. Dice al versetto 7 di Amos 3: “Il Signore, DIO, non farà nulla, senza rivelare il Suo segreto ai Suoi servi, i profeti”. Egli ha rivelato Se stesso attraverso i profeti negli scritti dell’Antico Testamento.
Ora ascoltate: la creazione e la Shekinah sono limitate. La parola scritta dà contenuto alla creazione. Dà contenuto alla Shekinah. Potremmo perfino prendere in prestito le parole di Giobbe. Quando Giobbe contempla il Dio che rivela Se stesso nella creazione, dice questo: “Ecco”, Giobbe 26:14, “queste non sono che le frange delle Sue vie: e quanto piccolo è il sussurro che udiamo di Lui?” Vedete, Dio sussurra soltanto nella Sua creazione. Dio sussurra soltanto nella Sua Shekinah. Però Egli parla nella Sua Parola, e nell’Antico Testamento, versetto 1, Egli parlò. Non un sussurro, ma a piena voce. Però sapete una cosa? Anche quello era pieno di mistero, lo sapevate?
Dubito che ci sia mai stato, nel tempo dell’Antico Testamento, un uomo più pio di Daniele. Egli sapeva davvero che cosa significasse pregare. Sapeva che cosa significasse camminare con Dio. Sapeva che cosa significasse vivere una vita di ubbidienza. Aveva un senso della storia. Visse oltre 90 anni, e vide Dio operare attraverso tutti quegli anni. Ebbe rivelazioni da Dio che non furono eguagliate da nessun altro. Vide il futuro come nessuno nell’Antico Testamento lo vide – un uomo incredibile. Dato tutto ciò che gli fu dato nel suo rapporto personale con Dio, dato tutto ciò che gli fu dato attraverso la rivelazione divina, dati tutti quei fattori, proprio alla fine di Daniele, capitolo 12, versetto 8, egli dice questo: “Io udii, ma non compresi”. Non hai compreso, Daniele? Non hai compreso? No, vedete, è così che stanno le cose.
Se tutto ciò che aveste fosse la creazione, avreste un sussurro. Se tutto ciò che aveste fosse la Shekinah, avreste ancora un sussurro. Se aveste l’Antico Testamento, avreste Dio che parla a piena voce, però anche allora, ci sarebbe mistero. Ecco perché 1 Pietro 1:10 a 12 dice che i profeti dell’Antico Testamento investigarono ciò che scrissero, per vedere a quale persona o a quale tempo si riferisse. Però non fu rivelato a loro, dice Pietro, ma a noi. Ecco perché in Ebrei 11:39 e 40, si dice che essi non furono resi perfetti senza di noi. Il compimento non venne finché non arrivò la cosa migliore, che è il nuovo patto. Quindi, con tutto ciò che avevano, c’era ancora mistero; la pienezza mancava ancora. Non ebbero il quadro più pieno, più vero, completo, di come Dio fosse realmente.
La creazione aiutò. La Shekinah aiutò. La parola aiutò. Però c’era un’incompletezza in tutto questo fino a quando – versetto 2, Ebrei 1 – “Egli in questi ultimi giorni ha parlato di nuovo”. E come ha parlato questa volta? “Per mezzo del Suo” – che cosa – “Figlio”. Ora, questo è Dio che grida. Se Egli sussurra nella Sua Shekinah, e parla nell’Antico Testamento, Egli grida nel Suo Figlio. Non potete fraintenderlo. È inconfondibile. Egli è Dio, e vedete tutto Dio manifestato in Lui: il Suo giudizio, la Sua giustizia, il Suo amore, la Sua sapienza, la Sua potenza, la Sua onniscienza. Tutto esce da Lui mentre Lo guardiamo camminare nel mondo, compiere la Sua opera, vivere la Sua vita. La pienezza di Dio si vede come non era mai, mai stata vista in Gesù Cristo.
Ed è per questo che 2 Corinzi 1:20 fa un’affermazione monumentale che dovreste ricordare e dovreste segnare nella vostra Bibbia: “Tutte le promesse di Dio in Lui” – cioè, in Cristo – “sono sì, e in Lui amen, alla gloria di Dio”. Tutto ciò che riguarda la gloria di Dio è “sì” e “amen” in Cristo. Egli diventa quella piena rivelazione della gloria del Signore. Guardate per un momento il versetto 2. Dice: “In questi ultimi giorni”. Che cosa sono gli ultimi giorni? È un’espressione che si riferisce al periodo messianico. Gli ultimi giorni cominciarono quando venne il Signore Gesù.
C’è un lungo periodo di ultimi giorni. Siamo ancora in esso 2.000 anni dopo. Giovanni disse: “Figlioletti miei, è l’ultima ora”. Il Nuovo Testamento dice: “Egli è apparso una volta alla fine dell’età”. L’ultima ora, la fine dell’età, gli ultimi giorni, cominciarono quando venne il Messia. Erano gli ultimi giorni della rivelazione, perché il canone, il testamento, il testo fu allora completato. Fu l’ultima volta che Dio parlò fino a quando farà udire di nuovo la Sua voce nel Suo Regno. E così, dopo che Dio aveva dato il sussurro, e la voce udibile, Egli gridò nel Suo Figlio; e il Nuovo Testamento ci dà quella rivelazione.
C’è una nota interessante che faccio soltanto a quelli tra voi che forse guardano il testo più da vicino. In greco dice: “Egli ha parlato a noi per mezzo di Figliolanza”. La parola “Suo” non c’è, “Per mezzo della realtà del Figlio”. In altre parole, l’articolo è assente. Nel passato parlò per mezzo della qualità profetica, o parlò attraverso i profeti. Ora parla attraverso la Figliolanza. E l’enfasi, quindi, non è tanto sulla persona del Figlio quanto sulla qualità dell’essere Figlio. In altre parole, essere Figlio è meglio che essere profeta. Egli sta sottolineando la qualità o la natura del termine. Ha elevato la qualità del Suo portavoce. E questo si inserisce nel testo di Ebrei, perché l’intero libro di Ebrei, fondamentalmente, confronta Cristo con ogni altra cosa.
Egli è più grande dei profeti. È più grande degli angeli. È più grande dei sacerdoti. È più grande di Mosè, più grande di Aaronne, più grande di Melchisedek, e avanti, e avanti, e avanti. Il Suo patto è un patto più grande, e così via. E così Egli parla per mezzo della Figliolanza. Egli parla nel Figlio vivente, il Signore Gesù Cristo. Poi prosegue nei versetti 2 e 3, ed è tutto ciò che guarderemo, per indicare alcune delle caratteristiche di questo Figlio. Però voglio che notiate il versetto 3: “Il quale, essendo lo splendore della gloria”. Chi è Gesù Cristo? Egli è la gloria del Signore. Questo è ciò che sta dicendo qui. Egli è l’ineffabile irradiazione di Dio. Egli è lo splendore di Dio. Ecco perché Giovanni 1:14 dice: “La Parola è stata fatta carne, ed ha abitato fra noi, e noi abbiamo contemplato la Sua gloria, gloria come dell’unigenito dal Padre”.
La frase “essendo lo splendore della Sua gloria” è molto semplice. Lo splendore è la parola apaugasma; significa “irradiazione”. Significa “mandare fuori luce”, o “mandare fuori splendore”. Sta semplicemente dicendo che Egli è il risplendere di Dio. Proprio come l’irradiazione del sole raggiunge la terra per illuminarci, per riscaldarci, per darci vita e crescita, così in Cristo percepiamo il calore e l’irradiazione della luce gloriosa di Dio che tocca i cuori degli uomini. Lo splendore del sole è della stessa natura del sole. È antico quanto il sole, e il sole non è mai stato senza il suo splendore. Lo splendore del sole non può essere separato dal sole, e tuttavia è distinto.
E così Cristo è Dio, e tuttavia distinto; Egli è Dio, e tuttavia è la manifestazione di Dio. Egli è la gloria del Signore, che grida la realtà di Dio, la quale in tempi passati è soltanto sussurrata e pronunciata. Egli è il Sole di giustizia, sorto con la guarigione nei Suoi raggi. L’illustrazione più grafica di questo si trova in un testo familiare in Matteo 17. Dice: “E dopo sei giorni, Gesù prese Pietro, Giacomo, e Giovanni suo fratello, e li condusse in disparte sopra un alto monte, e fu trasformato” – o “trasfigurato” – “davanti a loro. Il Suo volto risplendette come il sole, e le Sue vesti divennero bianche come la luce”. E lì Egli sta mostrando la Sua gloria. Eccolo lì, su quel monte quel giorno, a rivelare la Sua gloria. Voleva che sapessero chi Egli era. E da una nuvola che li circondava venne una voce: “Questo è il Mio Figlio diletto, nel quale Mi sono compiaciuto; ascoltateLo!” E lì stavano Mosè ed Elia, e quella era una realtà meravigliosa.
Perché stava accadendo questo? Per convincere i discepoli al di là di ogni dubbio di chi Egli fosse – la voce di Dio, l’ineffabile splendore della gloria della Shekinah. E poi la presenza di Mosè ed Elia – perché? Mosè della legge, Elia dei profeti, e Cristo stava con loro, i due più grandi portavoce dell’Antico Testamento per Dio. Dovevano comprendere che Gesù era classificato come la voce di Dio. Mosè ed Elia, che avevano iniziato le due ere di miracoli nell’Antico Testamento, e ora Cristo, per iniziare la terza. Mosè ed Elia, entrambi lasciarono questo mondo avvolti nel mistero. La morte di Mosè, molto unica e strana. Elia traslato. Cristo, che morì di una morte unica, e poi risuscitò per essere traslato. I paralleli vanno avanti e avanti.
Però quando videro la gloria, e udirono la voce di Dio, e videro la presenza di Mosè ed Elia, fu un’affermazione al di là di ogni questione del fatto che Gesù non era soltanto la voce di Dio, ma che era Dio stesso. Ecco perché più tardi nel ministero di Pietro, mentre scrive 2 Pietro, capitolo 1, versetti 16 a 19, dice: “Noi non vi abbiamo predicato favole astutamente inventate, ma siamo stati testimoni oculari della Sua maestà quando eravamo con Lui sul santo monte. Sappiamo di cosa parliamo; abbiamo visto la Sua gloria”. Divenne il punto della loro fiducia. E così Gesù è la gloria di Dio. Torniamo a Ebrei 1 – guardate la mangiatoia, e non vedete soltanto un bambino. Guardate la mangiatoia, e non vedete soltanto un fanciullo. Ma vedete la gloria di Dio, la gloria del Signore, in carne umana.
Ogni volta che Gesù compì un miracolo, ogni volta che guarì uno zoppo, o diede la vista al cieco, o l’udito al sordo, o una voce al muto, ogni volta che perdonò il peccato, Dio stava rivelando la Sua gloria. Notate che dice anche al versetto 3 che Egli era “l’esatta impronta della Sua persona”. La parola è charaktēr, da cui otteniamo carattere. Fondamentalmente è una parola classica in greco, e significa uno strumento per incidere; un conio, o un timbro, o uno stampo, o un segno che viene fatto da un sigillo. Ha l’idea di una copia, o immagine, o riproduzione, e sta dicendo che Cristo è l’immagine di Dio. Egli è l’esatta impronta di Dio. Egli è il carattere di Dio rivelato. Egli è il segno di Dio sulla società umana. Egli è il timbro di Dio sulla carne umana.
Paolo, in 2 Corinzi 4:4, e in Colossesi 1:15, dice: “Cristo è l’immagine di Dio” e usa una parola diversa; la parola è eikōn, che significa una riproduzione esatta, un’immagine esatta o una copia precisa. Quindi, che sia charaktēr, o che sia eikōn, Gesù è il timbro di Dio, il segno di Dio, il sigillo di Dio, l’immagine di Dio, la riproduzione di Dio, la copia precisa di Dio. E permettetemi di affrettarmi ad aggiungere che quelle parole, anche al loro meglio, non arrivano alla realtà della verità, perché è impossibile esprimere che Egli è, di fatto, l’essenza stessa di Dio in qualsiasi modo analogico senza perdere qualcosa. Penso che sia espresso nel modo migliore in Colossesi 2:9, dove Paolo dice: “In Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” – la più grande affermazione della deità di Cristo.
E poi, per sostenere questo, lo scrittore ci dà le eccellenze di Cristo. Numero uno, la Sua eredità, versetto 2: “Che Egli ha costituito erede di tutte le cose”. La figliolanza esige l’eredità. Salmo 2: “Farò dei suoi nemici lo sgabello dei suoi piedi”. Salmo 2: “Io stabilirò il Mio Re sul santo monte di Sion”. Il Salmo 2 è dove il Padre afferma il diritto del Figlio a regnare. Colossesi 1: “Tutte le cose sono state fatte da Lui e per Lui”. Tutto alla fine ritorna ad appartenere a Lui, “Poiché da Lui, per mezzo di Lui, e per Lui sono tutte le cose: a Lui sia la gloria in eterno. Amen” – Romani 11:36. In Apocalisse 5, ricordate la scena, Giovanni guarda il trono di Dio, ed è il momento di riprendere possesso della terra, e gridano: “Chi è degno di prendere il rotolo” – il titolo di proprietà della terra – “e di aprirlo?” E guardano in tutto il cielo e dappertutto, e nessuno viene trovato.
E infine viene avanti l’Agnello – il Leone della tribù di Giuda, il Signore Gesù Cristo, ed Egli può prendere il rotolo. Perché? Perché Egli è il legittimo erede della terra. Ed Egli srotola il rotolo, e a partire dal capitolo 6, i sigilli vengono spezzati, mentre Egli riprende possesso della terra per stabilire il Suo Regno. Egli è Colui che ha il diritto di regnare. Egli è Colui al quale Dio dà l’eredità. Ed è una cosa meravigliosa rendersi conto che questo Uno, che venne in umiliazione e condiscendenza, erediterà tutte le cose. Quindi, vediamo prima di tutto la Sua eredità.
In secondo luogo, la sua azione iniziatrice/opera creatrice: la fine del versetto 2, “Per mezzo del quale Egli ha anche fatto i mondi”. Cristo non soltanto li riceverà alla fine, ma Egli è la fonte della loro origine al principio. Egli ha dato inizio a tutto, attraverso – la parola “per mezzo” significa “attraverso”, dia, attraverso – “tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui; e senza di Lui non è stata fatta alcuna delle cose che sono state fatte”, dice Giovanni 1:3. Egli può creare, Egli ha creato, e solo Dio può fare questo. Posso indicarvi una cosa molto interessante? La parola per “mondo” lì, “mondi”, non è kosmos; non sta parlando soltanto dei mondi fisici. Va ben oltre. La parola è aiōn, e significa “età”. Significa età. Ascoltate: non è che Egli abbia creato soltanto i mondi fisici e le cose fisiche che esistono nell’universo; è che Egli ha creato i concetti nei quali le cose fisiche possono esistere. Vi porta un passo oltre il fisico. Egli ha creato il tempo, e lo spazio, e la forza, e l’energia, e la materia. Ha creato la sostanza di cui è fatta la creazione fisica. Ha fatto tutto. Quindi vediamo la Sua eredità, la sua azione iniziatrice/opera creatrice.
In terzo luogo, vediamo la Sua influenza al versetto 3. Dice questo: “Egli sostiene tutte le cose con la parola della Sua potenza”. Questa è la Sua influenza. Egli tiene insieme tutta la faccenda. È la Sua influenza. È Lui che fa muovere l’atomo nella sua orbita appropriata, il mattone fondamentale di tutte le cose. È la Sua potenza. A proposito, il verbo lì ha a che fare con il sostenere un’azione presente e continua. Egli tiene continuamente insieme tutte le cose. Questo universo si disintegrerebbe e volerebbe in pezzi se non fosse per la Sua potenza sostenitrice. Sapete che se la rotazione della terra rallentasse anche solo un poco, alternativamente congeleremmo e bruceremmo? Oppure sapevate che il sole ha una temperatura superficiale di circa 6.650 gradi Celsius, e se fosse più vicino o più lontano, congeleremmo o bruceremmo?
Sapete che il nostro globo è inclinato esattamente di 23 gradi, e se non fosse a quell’angolo esatto, i vapori dell’oceano si sposterebbero verso nord e verso sud e accumulerebbero enormi continenti di ghiaccio? Sapevate che se la luna non rimanesse alla sua distanza esatta dalla terra, le maree dell’oceano sommergerebbero la terra due volte al giorno? Sapete che se l’oceano scendesse anche solo di una sessantina di centimetri più in profondità di quanto sia ora, l’anidride carbonica e l’ossigeno nell’atmosfera terrestre verrebbero completamente assorbiti e nessuna vita vegetale potrebbe esistere?
Sapevate che se l’atmosfera non rimanesse costante intorno alla terra, ma si assottigliasse, milioni di meteore che ora bruciano innocuamente nello spazio colpirebbero la terra, in una raffica di bombardamenti che devastarebbe tutti noi? Chi mantiene il delicato equilibrio? Chi fa funzionare tutto? Il Figlio lo fa; la gloria del Signore. Penso spesso a questo – che mentre Egli camminava per il mondo nel Suo corpo umano, e attraversava tutte le cose che un uomo attraversa, nello stesso tempo sosteneva l’intero universo. Quindi vediamo la Sua eredità, la sua azione iniziatrice/opera creatrice, la Sua influenza.
In quarto luogo, vediamo il Suo intervento al versetto 3. Amo questo, “Quando Egli ebbe da Se stesso” – lo dirò di nuovo – “Quando Egli ebbe da Se stesso purificato i nostri peccati”. Lo sapevate che lo fece da Se stesso? Dovete saperlo – lo fece da Se stesso, “Da Se stesso Egli purificò i nostri peccati”. Ora, amati, questa è potenza – da Se stesso. Un’opera più grande della creazione, un’opera più grande della provvidenza, del sostenere, fu l’opera della purificazione. Egli compì la purificazione. Egli purificò i nostri peccati. E questo diventa il grande tema squillante del libro di Ebrei mentre lo percorrete.
Dice in 7:27, lo scrittore di Ebrei dice: “Il quale non ha bisogno ogni giorno, come quei sommi sacerdoti, di offrire sacrifici, prima per i propri peccati, e poi per quelli del popolo: perché questo Egli lo fece una volta per sempre, quando offrì Se stesso”. Egli purificò i nostri peccati. Quello fu il Suo intervento nel disastro umano. E per un breve momento, la gloria si allontanò. Per un breve momento, la Shekinah divenne nera. Per un breve momento, lo splendore divenne tenebra. E proprio la tenebra a cui Gesù aveva resistito Lo avvolse, però Egli lo fece per noi. E non finì lì. Vediamo la Sua eredità, la sua azione iniziatrice/opera creatrice, la Sua influenza, il Suo intervento.
Infine, la Sua installazione: quando ebbe finito, Egli “si sedette alla destra della Maestà nei luoghi altissimi”. La Maestà nei luoghi altissimi è semplicemente un nome per Dio. Egli è la Maestà nei luoghi altissimi. La Sua destra è il luogo d’onore, il luogo di benedizione, il luogo di potenza. Si sedette. Perché si sedette? Aveva finito. Volete sapere una cosa interessante? Nel tempio e nel tabernacolo non c’erano sedili. Leggete la descrizione del tabernacolo, leggete la descrizione del tempio, non c’erano sedili, da nessuna parte. Perché? Perché un sacerdote non finiva mai, e quindi non si sedeva mai. Sacrificio, sacrificio, sacrificio a milioni, e non si sedevano mai perché non era mai, mai un’opera compiuta. Gesù fece un solo sacrificio, e quando fu compiuto, si sedette. Si sedette. Era finita. Non c’era più nulla da fare. Finì e si sedette. Ebrei 10:12, che grande versetto: “Ma quest’uomo” – cioè, Cristo – “dopo aver offerto un solo sacrificio per i peccati per sempre, si è seduto alla destra di Dio”.
Amati, questo è il messaggio del Natale. Dio è venuto nel mondo, e noi ci concentriamo sulla Sua deità. Questo è Dio. Perché Gli fu data la destra? Quattro ragioni: prima di tutto, la destra era un luogo d’onore. Filippesi 2 dice che “Dio Lo ha sovranamente innalzato, e Gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome”. La destra è un luogo d’onore. Egli è seduto lì perché deve essere onorato. In secondo luogo, è il luogo del governo. 1 Pietro 3:22 dice che Dio Lo ha innalzato alla Sua destra, e ha reso angeli e autorità e potenze soggetti a Lui. È il luogo d’onore, è il luogo del governo. In terzo luogo, è il luogo del riposo. Egli si sedette perché aveva finito.
In quarto luogo, è il luogo dell’intercessione. Egli è alla destra di Dio, Romani 8:34 ce lo dice meravigliosamente, “intercedendo per noi”. E così prese il Suo posto alla destra. Ora, che cosa sto dicendo? Questo: il profeta disse che la gloria del Signore sarà rivelata. Lo scrittore di Ebrei dice che il Figlio è lo splendore della Sua gloria. Il messaggio del Natale è che Dio è venuto nel mondo in tutta la Sua gloria, e ciò che era soltanto un sussurro, o nella parola, una voce udibile, diventa un grido. E un giorno nel futuro, come leggete nel libro dell’Apocalisse, quando Egli tornerà nella Sua gloria splendente, che – amo questo – Gesù chiama “grande gloria” – quando tornerà nella gloria della seconda venuta, la Bibbia dice che il grido sarà ancora più forte, così che ogni voce nell’universo griderà, e acclamerà, e canterà le Sue lodi.
Che cosa ci dice questo? Lasciate che vi faccia guardare 2 Corinzi 3, e chiuderemo. Versetto 10: “Poiché anche ciò che fu reso glorioso non ebbe gloria a questo riguardo, a motivo della gloria che eccelle”. Ora, ascoltate che cosa significa quel versetto. L’Antico Testamento, le apparizioni della Shekinah, il testo dell’Antico Testamento, l’antico patto era glorioso. Questo è vero, “Anche ciò che fu reso glorioso” si riferisce all’Antico Testamento, all’antica economia, all’antico patto, alle apparizioni della Shekinah. Fu reso glorioso, “Ma non ha gloria a questo riguardo, a motivo della gloria che eccelle”. In altre parole, la nuova rivelazione della gloria nel Cristo incarnato, e il nuovo patto che Lo riguarda, è talmente più glorioso, che il vecchio sembra non essere affatto glorioso. Non ha gloria quando viene confrontato con la gloria che eccelle; grande pensiero.
Quindi quella rivelazione della gloria nel Nuovo Testamento supera di gran lunga qualsiasi cosa nel passato. Ed è per questo che diciamo che Dio grida nella persona di Cristo. Ma che cosa dice a noi? Versetto 18: “Ma noi tutti, a viso scoperto” – cioè, il velo è tolto, le cose che erano misteriose, difficili, confuse. Non siamo più come Ezechiele. Quello è passato. Il velo è tolto, “Ora contempliamo come in uno specchio la gloria del Signore”. E chi è? È Cristo. E mentre Lo contempliamo, e Lo guardiamo, e fissiamo lo sguardo su di Lui, “siamo trasformati nella stessa immagine, da un livello di gloria al successivo, per lo Spirito del Signore”. In altre parole, diventiamo letteralmente simili a Lui mentre fissiamo lo sguardo su di Lui.
Ora, tutti noi come credenti siamo in questo processo. Stiamo fissando lo sguardo sulla Sua gloria, e veniamo trasformati nella Sua immagine nel processo. Ricordate la storia del “Brutto Anatroccolo?” Sono sicuro che probabilmente sì. Lasciate che vi rinfreschi la memoria. Era più goffo e meno attraente delle anatre accanto alle quali era cresciuto, e così esse ridicolizzavano le sue differenze. Fuggendo dai loro maltrattamenti, trovò riparo in una casa i cui animali domestici erano una gallina e un gatto. Anche lì fu respinto, perché non poteva deporre uova come una gallina, e non poteva fare le fusa come un gattino, “Voi proprio non mi capite”, disse loro, ma fu trattato soltanto con disprezzo. Poi un giorno vide i cigni graziosi ed eleganti, gli uccelli più belli che avesse mai visto, e uno strano sentimento venne su di lui.
Fece capriole nell’acqua. Allungò il collo cercando di seguire il loro volo. E lanciò un grido così forte che spaventò lui stesso. Quando alla fine li perse di vista, si tuffò giù fino proprio al fondo dell’acqua, e quando riemerse, era completamente fuori di sé. Non aveva idea di come si chiamassero quegli uccelli o dove stessero andando. Sapeva soltanto che li amava come non aveva mai amato nulla prima. Venne un altro inverno, con tutte le sue lotte, e alla fine la primavera sciolse il ghiaccio degli stagni. E mentre il brutto anatroccolo nuotava, vide di nuovo due di quegli uccelli bellissimi. Nuotarono dritti verso di lui, e più si avvicinavano, più egli si spaventava. E poi, quando una tale bellezza fu proprio davanti a lui, chinò il capo in umiltà e si coprì il volto con le ali.
Tuttavia, quando chinò il capo, vide il proprio riflesso nell’acqua per la primissima volta, e in uno stupore senza parole, vide che anche lui era un cigno. Scoprendo lentamente il volto dalle sue ali, sollevò il capo dallo stagno. Non lo sollevò con orgoglio e in alto come farebbe uno struzzo, ma umilmente come un cigno, leggermente piegato in un’espressione di gratitudine. Poi nuotò via con i suoi compagni cigni. Forse possiamo vedere in questo un’analogia. Forse la vostra esperienza è simile a questa. Pensate con me. Il vostro primo sguardo a Cristo nella fede può essere come quello del brutto anatroccolo che vide per la prima volta i cigni. Avete un senso travolgente della vostra bruttezza, e tuttavia c’è in Cristo un’irresistibilità che vi rivolta il cuore.
Sappiamo perché il brutto anatroccolo era fuori di sé quando vide i cigni. Rispose dal suo essere più profondo, perché era un cigno ed era stato fatto per essere quello. E allo stesso modo, possiamo rispondere a Cristo. Nel profondo di noi stessi, non sappiamo davvero perché rispondiamo in quel modo, però è perché è ciò che eravamo destinati ad essere. E poi un giorno, mentre affrontiamo con umiltà la nostra bruttezza, mentre fissiamo lo sguardo nello specchio, vediamo che stiamo diventando proprio quella cosa bellissima che desideriamo essere. E con umiltà nel nostro cammino e gratitudine nei nostri cuori, viviamo le nostre vite davanti a Dio. Ascoltate: Dio vuole trasformarvi nella Sua stessa immagine, da un livello di gloria al successivo.
È sconvolgente per me percepire che il Signore Gesù Cristo è la gloria del Signore rivelata a noi. È ancora più sconvolgente rendersi conto che Egli è la gloria del Signore rivelata per noi. È la cosa più sconvolgente di tutte comprendere che Egli è la gloria di Dio rivelata in noi, “Cristo in voi, la speranza della gloria”. Oh, cielo. La maggior parte delle persone si perderà il Natale. Se lo perderanno. Si perderanno Gesù Cristo. Si perderanno la gloria del Signore. Spero che voi non lo facciate. Spero che vi concentriate su di Lui, così da poter diventare ciò per cui siete stati creati: voi, che irradiate quella stessa gloria.
FINE
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