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Riprendiamo questa sera il nostro studio sul tema dell’adorazione. E vorrei richiamare ancora una volta la vostra attenzione sul Vangelo di Giovanni, capitolo 4, e desidero rileggere i versetti dal 20 al 24 come cornice del nostro messaggio. Vangelo di Giovanni, capitolo 4, versetto 20. Lo Spirito Santo, scrivendo per mezzo di Giovanni, dice: “I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare". Gesú le disse: "Donna, credimi; l'ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in spirito e verità". Ora, in questo brano il termine adorazione, in una forma o nell’altra, viene usato otto volte. Credo che sia il passo chiave del Nuovo Testamento su questo argomento, e vi ritorneremo più e più volte.

Questo pomeriggio leggevo che, soltanto negli Stati Uniti, le chiese hanno un totale di edifici per un valore di circa 80 miliardi di dollari: 80 miliardi di dollari in edifici ecclesiastici; e mi domando, con tutte queste strutture destinate all’adorazione di Dio, quanta vera adorazione abbia effettivamente luogo. È importante che comprendiamo quello che la Bibbia insegna riguardo all’adorazione di Dio. Ora, questa mattina abbiamo iniziato il nostro studio esaminando Giovanni 4 come base e punto di partenza, per poi passare a una definizione. E abbiamo detto che adorazione, il termine usato così frequentemente in questo brano, significa semplicemente onore, oppure omaggio, oppure riverenza, oppure adorazione, oppure lode, oppure rispetto reso a Dio. Una definizione molto semplice, e qui il nostro Signore ci insegna che dobbiamo adorare Dio "in spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori". E quindi, in sostanza, adorare significa rendere rispetto o onore a Dio. Ed è proprio a questo che siamo chiamati.

Ora, abbiamo parlato un po’ della definizione, di che cosa significhi innalzare i nostri cuori nell’adorazione a Dio. E poi abbiamo introdotto il primo punto principale del nostro studio: l’importanza dell’adorazione. E questa sera voglio tornare su quel punto. Vogliamo parlare dell’importanza dell’adorazione. Parleremo dell’oggetto dell’adorazione. Parleremo della natura, o dell’essenza, dell’adorazione, e di alcune altre cose. Ma, per cominciare, dobbiamo parlare dell’importanza dell’adorazione. Dobbiamo porre questo fondamento.

E, se ricordate, questa mattina vi ho suggerito che ci sono quattro ragioni per cui l’adorazione è essenziale, quattro ragioni per cui è importante. La prima ragione è che la Scrittura parla così ripetutamente dell’adorazione. È uno dei grandi temi della Scrittura, e vi ho indicato diversi brani. Abbiamo considerato, prima di tutto, i Dieci Comandamenti e abbiamo visto che il primissimo di essi riguarda proprio l’adorazione. Abbiamo visto che in Matteo 22, quando viene chiesto al Signore: “Qual è il primo e grande comandamento?”, Egli risponde che, in sostanza, è l’adorazione: amare il Signore Dio vostro con tutto il vostro cuore, con tutta la vostra anima, con tutta la vostra mente e con tutta la vostra forza. Abbiamo visto che, quando Dio costituì una nazione e la fece uscire dall’Egitto, pose in mezzo a loro un tabernacolo che era il punto centrale dell’adorazione. Quando entrarono nel paese, diede loro un tempio che era il punto centrale dell’adorazione. Diede loro un sistema di offerte, che cominciava con un’offerta il cui accento principale era posto sull’adorazione. Abbiamo visto l’aspetto dell’adorazione angelica, e che l’occupazione principale dei serafini nel sesto capitolo di Isaia era proprio l’adorazione. E poi abbiamo guardato nel Nuovo Testamento e abbiamo visto che, sulla base di Romani 12:1 e 2 e di 1 Pietro 2:5, siamo chiamati a offrire a Dio un’adorazione spirituale che Gli sia gradita.

Ora, l’adorazione è importante, dunque, prima di tutto perché costituisce un tema così centrale nella Scrittura. Poi, in secondo luogo—e questa mattina abbiamo appena cominciato a parlarne—l’adorazione è importante perché tutto il tempo e tutta l’eternità dipendono da essa. Il destino è determinato dall’adorazione. Chi adorate, che cosa adorate e come adorate determina e riflette il vostro destino. E vi abbiamo suggerito che, in realtà, ci sono soltanto due modi di adorare che riflettono il vostro destino: uno è inaccettabile e l’altro è accettabile. Se la vostra adorazione è inaccettabile a Dio, sarete esclusi dal Suo regno eterno. Se la vostra adorazione è accettabile a Dio, sarete inclusi.

Ora, per cominciare, abbiamo iniziato a considerare il concetto di adorazione inaccettabile, che determina il destino di un individuo. E vi ho chiesto di riflettere insieme a me, per un momento, su quattro tipi di adorazione inaccettabile. Quindi, spero che riusciate a tenere a mente tutto questo schema. Ci sono quattro tipi di adorazione inaccettabile. Questa mattina abbiamo parlato soltanto del primo. Il primo è l’adorazione di falsi dèi. La Bibbia dice molto chiaramente che Dio non accetta l’adorazione di falsi dèi. Dio non accoglierà nel Suo regno, nella Sua eternità, alla Sua presenza, coloro che adorano altre divinità, siano esse divinità di natura religiosa oppure idoli come l’oro, l’argento, il potere, il prestigio e il proprio io. Chiunque adori falsi dèi è escluso dall’entrare alla presenza di Dio, perché quella è un’adorazione inaccettabile. Egli non accetterà quell’adorazione e, di conseguenza, non accetterà colui che Gliela offre.

Ora, il secondo tipo di adorazione inaccettabile è quello dal quale vogliamo riprendere questa sera. Ed è questo: l’adorazione è inaccettabile quando si adora il vero Dio nel modo sbagliato. Dio non accetterà l’adorazione di un falso dio, e non accetterà neppure l’adorazione del vero Dio, se Gli viene offerta nel modo sbagliato. L’adorazione del vero Dio è stabilita in modo molto preciso nella Scrittura, e anche la sua forma e il modo in cui deve essere resa sono stabiliti con altrettanta precisione. Dio non accetterà un’adorazione che Gli venga offerta in un modo inaccettabile. E un modo inaccettabile consiste nel ridurre Dio a un’immagine, nel ridurre Dio a una rappresentazione materiale, nel ridurre Dio a un idolo, oppure nel ridurre Dio a qualcosa che sia il risultato e il prodotto del vostro stesso modo di pensare. Molto spesso sento persone dire: “Ebbene, Dio, così come io Lo concepisco, è in questo modo e in quest’altro”. E se la vostra definizione di Dio non corrisponde alla Parola di Dio, allora la vostra adorazione è inaccettabile, anche se voi pensate di rivolgerla al vero Dio.

Ora, questo mi conduce a un terzo tipo di adorazione inaccettabile. Il primo consiste nell’adorare un falso dio, il secondo nell’adorare il vero Dio in un modo inaccettabile, e il terzo consiste nell’adorare il vero Dio in un modo escogitato da noi stessi. Non soltanto riducendoLo a un idolo, non soltanto riducendoLo a un’immagine, ma riducendo la Sua adorazione, o l’atto stesso di adorarLo, a una qualche definizione personale.

Ora, che cosa intendo dire? Tornate con me, nelle vostre Bibbie, a Levitico capitolo 10. Ora, qui viene narrato per noi un grande avvenimento. Aaronne era il sommo sacerdote e Aaronne aveva due figli. E loro, naturalmente, sarebbero entrati nel sacerdozio. Era un giorno grande e meraviglioso, perché quello era il giorno della loro consacrazione. Era stato loro permesso di accompagnare Mosè al monte santo. Erano stati preparati per essere consacrati, per svolgere il compito di coloro che rappresentavano Dio. Avevano preso parte a quella consacrazione del sacerdozio. Quello era, di fatto, il loro primo giorno nel ruolo di guide del popolo nell’adorazione di Dio. E al versetto 1 dice: “Nadab e Abiu, figli di Aaronne, presero ciascuno il proprio turibolo”. Il turibolo era un recipiente che veniva riempito d’incenso, simbolo dell’adorazione: il suo profumo saliva, per così dire, fino alle narici di Dio, come simbolo di un’adorazione a Lui gradita. “Presero i loro turiboli, vi misero del fuoco, vi posero sopra dell’incenso e offrirono davanti al Signore un fuoco estraneo, che Egli non aveva loro comandato”.

Un fuoco estraneo. Che ci crediate o no, può ben darsi che fossero ubriachi. Se guardate più avanti, al versetto 9, subito dopo troviamo un avvertimento che il Signore rivolge ad Aaronne e che suggerisce questa possibilità, perché Egli dice: “Non bevete vino né bevanda alcolica, né tu né i tuoi figli con te, quando entrerete nella tenda di convegno, affinché non moriate”. Ora, può ben darsi che si fossero un po’ ubriacati e che, quando entrarono, cominciassero a comportarsi in modo sconsiderato là dentro e a fare cose che non erano conformi alla legge di Dio per il sacerdozio; e al versetto 2 dice: “Un fuoco uscì dalla presenza del Signore, li divorò ed essi morirono”. Un modo piuttosto triste di iniziare il proprio ministero. In realtà, non lo iniziarono affatto. Dio non accetterà modi di adorare escogitati e inventati da noi stessi. Noi non adoriamo Dio alle nostre condizioni, ma secondo quanto stabilisce la Scrittura.

Poi, nella nostra società, ci sono moltissime persone convinte di adorare Dio, e hanno inventato un loro modo personale di farlo. Io penso sempre a quella signora del Nuovo Messico che preparava tortillas, la signora Rubio. Il Chicago Tribune raccontò la storia alcuni anni fa. Un giorno stava friggendo una tortilla e, quando la tolse dalla padella, disse con grande stupore: “È il volto di Gesù”. Perché su quella tortilla c’erano dei segni bruciacchiati lasciati dalla padella che, secondo lei, assomigliavano a Gesù. Era talmente entusiasta che la mostrò a suo marito, il quale convenne che doveva trattarsi di Gesù. Poi la mostrò alla sua famiglia, e furono d’accordo; la mostrò a una vicina, e anche lei fu d’accordo. Quindi andò dal suo sacerdote per far benedire la tortilla. E il sacerdote, che in realtà non era abituato a benedire tortillas, era un po’ riluttante a farlo, ma alla fine lo fece. Lei portò la tortilla a casa e costruì un altare nella sua abitazione. Mise la tortilla sotto vetro e vi sistemò attorno dei mucchi di cotone, così che sembrasse Gesù sospeso su una nuvola. E nel giro di pochi mesi, più di 8.000 persone andarono dalla signora Rubio a visitare il santuario del Gesù della Tortilla. E tutti concordarono unanimemente che assomigliava a Gesù, tranne un giornalista, il quale disse che, secondo lui, assomigliava a Leon Spinks. Non so proprio da dove gli venisse quell’idea, ma quello era il suo punto di vista. E così, lei adorava la tortilla e scrisse la propria testimonianza, riportata nel Chicago Tribune, nella quale affermava che la tortilla le aveva cambiato la vita. E suo marito confermò che, da quando era arrivata la tortilla, lei era diventata una moglie più tranquilla, più felice e più sottomessa.

Ora, questa è un’illustrazione assurda e bizzarra. Ma, a ben vedere, non è poi così diversa dal caso di Nadab e Abiu. Non si adora Dio arrogandosi il diritto di fare le cose a modo proprio. Si seguono le istruzioni della Scrittura.

In 1 Samuele, lasciate che richiami la vostra attenzione sul capitolo 13, e in 1 Samuele capitolo 13 troviamo che il re Saul compie una cosa terribile. Versetto 8: “Egli aspettò sette giorni, secondo il tempo stabilito da Samuele; ma Samuele non veniva a Ghilgal e il popolo si disperdeva, allontanandosi da lui”. Si trovavano in una situazione di battaglia. “Allora Saul disse: ‘Portatemi l’olocausto e i sacrifici di riconoscenza’. E offrì l’olocausto”. Ora, voi direte: “Ma è davvero una cosa così grave?”. Certamente. E il versetto 10 dice: “Appena ebbe finito di offrire l’olocausto, ecco che arrivò Samuele; e Saul gli uscì incontro per salutarlo. Ma Samuele gli disse: ‘Che cosa hai fatto?’. Saul rispose: ‘Quando ho visto che il popolo si disperdeva, allontanandosi da me, che tu non arrivavi entro il tempo stabilito e che i Filistei si erano radunati a Micmas, ho detto: Ora i Filistei scenderanno contro di me a Ghilgal, e io non ho ancora implorato il Signore. Perciò mi sono fatto forza e ho offerto l’olocausto’”.

Una scusa piuttosto debole. “Allora Samuele disse a Saul: ‘Hai agito da stolto; non hai osservato il comandamento che il Signore, il tuo Dio, ti aveva dato. Se tu lo avessi osservato, il Signore avrebbe stabilito il tuo regno sopra Israele per sempre. Ma ora il tuo regno non durerà; il Signore si è cercato un uomo secondo il Suo cuore’”. Dio sarà adorato da chi è secondo il cuore di Dio. E ascoltate: chi è secondo il cuore di Dio ubbidisce alla Parola di Dio. E nessuno della discendenza di Saul sarebbe mai salito su quel trono. Davide sarebbe subentrato e avrebbe preso il suo posto.

Non si adora Dio, neppure il vero Dio, riducendoLo a una qualche immagine. E non Lo si adora in un modo escogitato da noi stessi. Io penso sempre a quell’episodio di 2 Samuele capitolo 6, e vorrei semplicemente richiamare per un momento la vostra attenzione su di esso. Potremmo usare molti altri esempi. Ma in 2 Samuele capitolo 6 troviamo la storia di Uzza. Uzza stava trasportando l’arca di Dio, al versetto 3, sopra un carro. E Uzza apparteneva a un gruppo conosciuto come i Cheatiti. E i Cheatiti erano coloro che trasportavano l’arca del patto. Secondo Numeri capitolo 4, fin da piccoli venivano istruiti specificamente su come trasportare l’arca del patto. E doveva sempre essere fatto senza che nessuno la toccasse mai. Aveva dei grandi anelli sui lati, nei quali si facevano passare delle stanghe, e la si portava sulle spalle; e non la si toccava mai. Era proprio questo il compito per cui un Cheatita veniva preparato: trasportare l’arca. Ma Uzza si prese la libertà di metterla sopra un carro nuovo, cosa che non avrebbe mai dovuto fare. Dio non può essere trattato secondo il capriccio dell’uomo, né secondo modalità inventate dalla mente umana, per quanto buone possano essere le intenzioni. E così l’arca viene posta sopra un carro, anche se non avrebbe mai dovuto trovarsi su quel carro, e viene trasportata. “E quando giunsero”, al versetto 6, “all’aia di Nacon”—che è semplicemente un’indicazione geografica—il carro sobbalzò e sembrò che l’arca potesse cadere; così “Uzza stese la mano verso l’arca di Dio e la tenne ferma, perché i buoi la facevano vacillare. E l’ira del Signore si accese contro Uzza, e Dio lo colpì lì per il suo errore; ed egli morì presso l’arca di Dio”.

Lo sapeva bene. Era stato istruito per tutta la vita che l’arca non si doveva toccare. Ma, con quella sua sicurezza, pensò di potersi prendere delle libertà con i comandamenti di Dio. Non potete adorare il vero Dio in un modo escogitato da voi stessi. Non potete adorare il vero Dio riducendoLo a una qualche rappresentazione materiale. E non dovete adorare un falso dio.

Ora, questo non è molto diverso da ciò che vediamo nel Nuovo Testamento. E, se volete guardare con me per un momento al Vangelo di Matteo, vi mostrerò il capitolo 15. È esattamente quello che facevano i farisei. Cercavano di adorare il vero Dio mediante un sistema escogitato da loro stessi. Non secondo i Suoi comandamenti, non secondo i Suoi criteri, ma secondo le loro invenzioni. E, naturalmente, i farisei avevano sviluppato un sistema di adorazione estremamente elaborato, che era interamente opera dell’uomo. E nei primi nove versetti di Matteo 15 troviamo una situazione molto interessante. I farisei dicono a Gesù, al versetto 2: “Perché i Tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli anziani?”. Perché infrangete le nostre regole? I nostri criteri? “Perché non si lavano le mani quando mangiano il pane”. Non voleva dire che non se le lavassero per motivi di pulizia, ma che non compivano il lavaggio cerimoniale. Non seguivano un certo rituale.

“Ma Egli rispose loro: ‘E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo delle vostre tradizioni?’”. Questo è il punto. Loro dicevano: “Voi non adorate secondo le nostre tradizioni”. E Gesù disse: “Voi non adorate secondo i comandamenti di Dio. Avete inventato un vostro sistema”. E poi dà loro un esempio. E più avanti, al versetto 7, dice: “Ipocriti”. “Ipocriti, ben profetizzò Isaia di voi, quando disse: ‘Questo popolo si avvicina a Me con la bocca e Mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da Me. Invano Mi rendono il loro culto’”. È un’adorazione inutile, sterile e priva di senso, perché hanno sostituito la verità di Dio con i comandamenti degli uomini. E ogni volta che vedo tutto quel cerimoniale pseudo-sacro che si svolge in così tante, tantissime cosiddette chiese cristiane, vedo la tradizione degli uomini prendere il posto dei comandamenti di Dio. Dio dice: “Io sarò adorato in spirito e verità”, non per mezzo di immagini, né di rituali, né di liturgie, ma in spirito e verità.

Nel capitolo 23 di Matteo, il Signore accusa ulteriormente i farisei. E passa in rassegna un lungo elenco di cose. Ma, come esempio classico della follia del loro tipo di adorazione, Matteo capitolo 23, versetto 23, dice: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta, dell’aneto e del cumino”. Si tratta di erbe, piante e semi. Se avevano dieci semi, ne contavano uno, sapete, e lo davano. “Ma avete trascurato le cose più importanti della legge: la giustizia, la misericordia e la fede. Queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre”. E così avevano completamente perso di vista il senso della vera adorazione. Filtravano il moscerino e inghiottivano il cammello, ed erano ipocriti. “Pulivano l’esterno”, al versetto 25, “mentre dentro erano pieni di rapina e d’intemperanza. Erano come sepolcri imbiancati all’esterno, ma dentro erano pieni di ossa di morti”.

Quello che sto cercando di mostrarvi, dunque, è che esiste una categoria di adorazione inaccettabile. Non potete adorare falsi dèi. Non potete adorare il vero Dio riducendoLo a un’immagine, riducendoLo a un idolo, riducendoLo in alcun modo a un’icona. E non potete adorare il vero Dio in un modo escogitato da voi stessi. L’adorazione deve essere conforme alle prescrizioni della Sacra Scrittura.

E, in quarto luogo—e credo che questo possa, in un certo senso, riassumere tutto—il quarto tipo di adorazione inaccettabile consiste nell’adorare il vero Dio con un atteggiamento sbagliato. Non potete adorarLo materializzandoLo in una qualche immagine. Non potete adorarLo veramente in un modo escogitato da voi stessi, e non potete adorarLo neppure se non avete un’immagine e cercate di seguire la Scrittura, se il vostro atteggiamento non è giusto, se il vostro cuore non è giusto.

Ora, abbiamo davvero ristretto tutto fino al punto essenziale, non è vero? Nell’adorazione autentica eliminiamo tutti i falsi dèi. Eliminiamo tutte le immagini del vero Dio. Eliminiamo tutti i modi di adorare escogitati da noi stessi. Arriviamo a quel tipo di adorazione del vero Dio che è rivelato biblicamente, ma deve essere offerta con sincerità di cuore deve essere offerta con un atteggiamento sincero del cuore. E ora arriviamo davvero al punto che ci riguarda personalmente. Tutti voi potete dire: “Amen” alle altre cose; non adorate falsi dèi e non adorate il vero Dio mediante un’immagine. Qui non abbiamo una qualche statua o una qualche riproduzione davanti alla quale ci inchiniamo tutti, come davanti al vitello d’oro, e non inventiamo neppure dei modi nostri per adorare Dio. Cerchiamo, per quanto possibile, di attenerci alla Scrittura. E così restringiamo tutto fino all’ultimo elemento dell’adorazione inaccettabile: avete l’atteggiamento giusto? Perché, se non lo avete, anche la vostra adorazione sarà inaccettabile per Dio.

Ora, voglio dedicare qualche minuto a sviluppare questo punto; quindi aprite le vostre Bibbie nell’Antico Testamento, al libro di Malachia, l’ultimo libro dell’Antico Testamento, e da lì ci addentreremo ulteriormente nell’Antico Testamento per vedere questa verità. E credo veramente che questo infligga un colpo mortale a ogni forma di legalismo, ritualismo e formalismo. Il profeta Malachia accusa il popolo di Dio, lo accusa a causa del suo peccato, e lo fa in molti modi in questa meravigliosa profezia. Egli mette in evidenza almeno sette peccati enormi dei quali erano colpevoli. Ma ce n’è uno che risalta e domina tutti gli altri: adoravano Dio con l’atteggiamento sbagliato. Svolgevano il culto in modo puramente formale, limitandosi ai gesti esteriori, senza metterci il cuore. In realtà, erano proprio come i farisei, il cui cuore era lontano da Dio.

Ma osservate. Cominciamo dal versetto 6 del capitolo 1, dove Malachia parla a Israele. “Un figlio onora suo padre e un servo il suo padrone”. Ora, questa è una verità evidente, non è vero? È un fatto riconosciuto. Nessuno lo metterà in discussione. Normalmente un figlio onora suo padre e un servo onora il suo padrone. Questo è il principio fondamentale. “Se dunque Io sono Padre”—e non potevano contestare neppure questo, perché Egli era il loro Padre—“dov’è l’onore che Mi è dovuto? E se sono Padrone, dov’è la riverenza che Mi è dovuta? Dice il Signore degli eserciti a voi, o sacerdoti, che disprezzate il Mio nome”. Ora, aspettate un momento. I sacerdoti disprezzavano il Suo nome? Dov’è il Mio onore? Dov’è la Mia adorazione? E che cosa dicono i sacerdoti? “In che modo abbiamo disprezzato il Tuo nome?”. Che cosa stai dicendo? In che modo lo abbiamo fatto? Abbiamo svolto il nostro compito. Abbiamo fatto tutto esattamente come prescrive la legge.

Il profeta fa un passo ulteriore al versetto 7. “Voi offrite carne contaminata sul Mio altare, e dite: ‘In che modo Ti abbiamo contaminato?’”. Sapete come? Ascoltate questo: “Dicendo: ‘L’altare del Signore è spregevole’”. Questo è ciò che significa. La tavola del Signore si riferisce a quell’altare. “L’altare del Signore è spregevole”. Che cosa stavano facendo? Trattavano la loro adorazione con disprezzo. Era soltanto una funzione. Era soltanto un’abitudine. Era soltanto un rituale. Non c’era il cuore. E portavano effettivamente a Dio ciò che avevano di peggiore, anziché ciò che avevano di meglio. Disprezzavano l’adorazione.

Prima che vi scagliate contro di loro a piè pari, e prima che lo faccia io, permettetemi di ricordarvi che disprezzare l’adorazione significa presentarci al culto con un qualsiasi atteggiamento sbagliato, qualunque esso sia. E che cosa facevano? Al versetto 8: “Quando offrite in sacrificio un animale cieco, non è forse male?”. Che cosa significa? Ebbene, quando volevano portare un animale da sacrificare a Dio, ne portavano uno cieco, perché un animale cieco era inutile per loro; probabilmente sarebbe morto comunque, perché non riusciva a trovare il cibo. E così si liberavano dell’animale cieco in quel modo. E questo può anche indicare che la cecità fosse dovuta a qualche malattia, e quindi portavano un animale malato. Quello era il tipo di adorazione che offrivano a Dio. Date a Dio ciò che tanto non potete usare. “E quando offrite”, dice il versetto 8, “un animale zoppo o malato, non è forse male? Offritelo dunque al vostro governatore”—provate a fare così quando andate a pagare le tasse—“e vedete se il governatore sarà contento di voi e vi accetterà”. Voi date a Me ciò che non dareste neppure al governo. “Ora dunque, supplicate Dio perché abbia pietà di noi. Tutto questo è avvenuto per causa vostra: avrà Egli riguardo alla vostra persona? Dice il Signore degli eserciti”. Se è così che trattate Dio, come pensate che Dio tratterà voi? Pensate che vi tratterà diversamente da come voi avete trattato Lui?

Al versetto 10 Egli dice: “Voi accendete il fuoco sul Mio altare invano”. Non c’è cuore. Non c’è spirito. “Io non Mi compiaccio di voi”, dice il Signore degli eserciti; ora osservate questo: “E non”—guardate la parola successiva, qual è?—“accetterò alcuna offerta dalle vostre mani”. Ci sono cose che Dio non accetterà. Non accetterà un’adorazione resa attraverso una rappresentazione materiale. Non accetterà un’adorazione offerta in un modo escogitato dall’uomo. E non accetterà un’adorazione offerta senza metterci il cuore. “Poiché dal sorgere del sole fino al suo tramonto, il Mio nome sarà grande fra le nazioni; e in ogni luogo sarà offerto incenso al Mio nome e un’offerta pura”. Io non voglio la vostra offerta impura. Sapete, quando Dio comandò loro di portare un agnello, che tipo di agnello dovevano portare? Senza difetto, senza macchia, il migliore del gregge. Ma non lo facevano.

E il versetto 12 dice: “Voi l’avete profanato”. In altre parole, lo avete trattato come qualcosa di indegno. Lo avete trattato come qualcosa di inutile. “E avete detto: ‘La tavola del Signore è contaminata’”. È spregevole. Trattavano la tavola di Dio con disprezzo. E poi, al versetto 13, troviamo un’affermazione davvero triste: “E avete anche detto: ‘Ecco, che fatica!’, e ci avete sbuffato sopra; avete portato ciò che era stato sbranato, l’animale zoppo e quello malato, e così avete portato un’offerta. Dovrei accettarla dalle vostre mani? Maledetto sia l’ingannatore che ha nel suo gregge un maschio, fa un voto”—fa un gran voto a Dio, si atteggia a persona spirituale—“e poi sacrifica al Signore un animale difettoso; perché Io sono un grande Re, dice il Signore degli eserciti, e il Mio nome è tremendo fra le nazioni”.

Dunque, se risalite al versetto 6, vedete che qui Egli sta accusando i sacerdoti. I sacerdoti erano i primi responsabili di questo peccato, e il peccato si era propagato fino al popolo. L’intero sistema era corrotto da cima a fondo. Disprezzavano la tavola del Signore. E credo che la chiave si trovi al versetto 13, dove dice: “Ecco, che fatica!”. Per loro l’intero esercizio dell’adorazione era soltanto una gran seccatura. Che peso, che noia, che fastidio. Dobbiamo tornare laggiù e rifare tutto da capo. Ebbene, liberiamoci semplicemente di quell’agnello cieco, oppure di quello zoppo. Eseguivano il rito e ne rispettavano la forma, ma non vi mettevano il cuore, non c’era nulla di autentico.

E nel capitolo 3 andarono ancora oltre. Al versetto 13, erano diventati talmente stanchi di fare tutto questo che alla fine cominciarono addirittura a parlare male di Dio. “‘Le vostre parole sono state dure contro di Me’, dice il Signore. Eppure voi dite”—e tornano sempre con questo atteggiamento falso—“‘Che cosa abbiamo detto contro di Te? Che cosa vuoi dire? Ma noi stiamo facendo tutto ciò che dice la Scrittura’. ‘Voi però avete detto: È inutile servire Dio; e che profitto c’è nell’aver osservato i Suoi precetti e nell’aver camminato vestiti a lutto davanti al Signore degli eserciti?’”. In altre parole, avete deciso che così non ci guadagnate abbastanza. Non c’è alcun profitto. Che atteggiamento terribile, davvero terribile.

E questo ebbe delle conseguenze. Il capitolo 4 dice: “Il giorno viene, ardente come una fornace; e tutti i superbi e tutti quelli che agiscono malvagiamente saranno come stoppia. E il giorno viene in cui Dio li consumerà, senza lasciare loro né radice né ramo. Calpesterete”, al versetto 3, “gli empi; essi saranno cenere sotto la pianta dei vostri piedi, nel giorno in cui Io agirò, dice il Signore degli eserciti”. E poi i versetti 5 e 6 parlano del terribile giorno del Signore e della terra colpita con una maledizione.

Vedete, il popolo di Dio era arrivato al punto di adorare il vero Dio, nel modo giusto, ma con l’atteggiamento sbagliato. Non vi mettevano il cuore. Ora, guardate un po’ nel vostro cuore. Voi dite: “Io non adoro falsi dèi”. Questo è bene. “Io adoro il vero Dio. E non L’ho realmente ridotto a un qualche idolo, a un’immagine, a una statua. E non ho neppure inventato un mio modo di adorare. Non me ne sto seduto su una montagna a contemplarmi l’ombelico. Cerco di attenermi al Libro, alla Parola di Dio”. Allora chiedetevi se vi mettete il cuore. Chiedetevi se, quando arriva il momento di dare, date il meglio, il meglio di tutto ciò che avete. Quando arriva il momento di fare i vostri voti e le vostre promesse a Dio, Gli fate la promessa che esprime la massima generosità? Il vostro cuore è pieno di timore e riverenza? Perché, se non lo è, tutto ciò che state facendo è inutile e inaccettabile.

Guardate il profeta Amos, e troverete lo stesso messaggio nelle profezie di Dio rivolte al Suo popolo. Ma ascoltate quello che dice al capitolo 5, versetto 21; ed è davvero sorprendente. Immaginate Dio che dice questo: “Io odio, disprezzo le vostre feste e non provo alcun piacere nelle vostre solenni assemblee”. Quello che sta dicendo è: non sopporto la vostra adorazione. Non sopporto i vostri culti; non sopporto le vostre attività di adorazione. “Anche se Mi offrite olocausti”. Ed eccoci di nuovo all’olocausto, quella prima offerta che veniva consumata interamente, simbolo della priorità dell’adorazione. “Voi Mi offrite la vostra adorazione e Mi portate le vostre oblazioni, ma Io non le”—qual è di nuovo quella parola?—“accetterò”. Non sono accettabili. Non le accetterò. “E non guarderò le offerte di riconoscenza dei vostri animali ingrassati”. Ora, qui stanno persino offrendo animali buoni. Stanno offrendo animali ingrassati. E, esteriormente, lo fanno nel modo giusto, ma Egli non li accetterà. E al versetto 23 dice: “Allontana da Me il rumore dei tuoi canti; non Mi piace il vostro cantare e non ascolterò la melodia delle vostre arpe”. Perché? “Scorra piuttosto il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne”. I vostri cuori non sono giusti, vedete? Non c’è giustizia né equità; non c’è rettitudine.

Mentre Mi fate tutte queste offerte, al versetto 26, “Voi avete portato il tabernacolo del vostro Moloc e Chiun, le vostre immagini, la stella del vostro dio, che vi siete fatti da voi. Perciò vi farò andare in cattività oltre Damasco, dice il Signore, il cui nome è Dio degli eserciti”. Dio dice: con voi ho chiuso. Perché, mentre da una parte venite a offrirMi sacrifici e svolgete tutta questa rappresentazione dell’adorazione, subito dopo vi voltate e adorate falsi dèi. Siete talmente radicati, sommersi e coinvolti nel sistema del mondo che tutto questo è ipocrisia ed è inaccettabile.

Andando ancora più indietro, guardate Osea, capitolo 6, versetto 4. Efraim è sinonimo d’Israele, e qui viene menzionato anche Giuda. “Che ti farò, o Efraim? Che ti farò, o Giuda?”. Da parte di Dio c’è quasi una nota di malinconia. Che cosa farò con voi due? “La vostra bontà è come una nuvola del mattino e come la rugiada che presto scompare”. La vostra bontà non dura. “Perciò li ho abbattuti”—o tagliati—“per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della Mia bocca; i Miei giudizi vengono fuori come la luce”. Perché? Ascoltate, eccolo qui: “Poiché Io desidero misericordia e non sacrificio, e la conoscenza di Dio più degli”—che cosa?—“olocausti”. Ed eccoci di nuovo agli olocausti, all’atto dell’adorazione. Io voglio più di un semplice olocausto; voglio che Mi conosciate e voglio che riflettiate il Mio cuore e il Mio atteggiamento di misericordia. “Ma essi, come Adamo, hanno trasgredito il patto; là Mi hanno trattato con perfidia”. E poi continua parlando della loro iniquità e della loro contaminazione.

Andate ancora un po’ più indietro, a Isaia capitolo 1. Isaia capitolo 1. E ancora una volta Dio accusa Giuda in modo simile a quanto abbiamo visto in Amos. “Ascoltate la parola del Signore”, al versetto 10. Poi, al versetto 11: “Che M’importa”—osservate questo—“della moltitudine dei vostri sacrifici?”. A che cosa servono? “Dice il Signore: ‘Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate; non Mi compiaccio del sangue dei tori, degli agnelli o dei capri’”. Ne ho abbastanza. E ancora una volta vediamo qui gli olocausti. Con questo ho chiuso. “Quando venite a presentarvi davanti a Me, chi vi ha chiesto di calpestare i Miei cortili? Non portate più offerte vane; l’incenso è per Me un abominio. I noviluni, i sabati, la convocazione delle assemblee, non li posso sopportare; sono iniquità, perfino le riunioni solenni”. E Dio aveva ordinato tutte queste cose. “L’anima Mia odia i vostri noviluni e le vostre feste stabilite. Mi sono di peso; sono stanco di sopportarle. Quando stendete le vostre mani, Io nasconderò gli occhi da voi; anche quando moltiplicate le preghiere, Io non ascolterò, perché le vostre mani sono piene di sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai Miei occhi la malvagità delle vostre azioni e cessate di fare il male. Imparate a fare il bene; cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova”.

E poi il Signore pronuncia, per mezzo del profeta, quella meravigliosa, meravigliosa dichiarazione: “Venite ora e discutiamo insieme, dice il Signore; anche se i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come la porpora, diventeranno come la lana. Se siete disposti a ubbidire, mangerete i frutti migliori del paese. Ma se rifiutate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato”. E si ribellarono, e rifiutarono l’invito alla salvezza. Ma il punto qui, sia che parliamo di Malachia, di Amos, di Osea o di Isaia, è sempre lo stesso. Facevano la cosa giusta, al Dio giusto, nel modo giusto, ma con l’atteggiamento sbagliato; e Dio non accetta questo.

Ora, soltanto un altro passo della Scrittura a questo riguardo nel Nuovo Testamento, Marco capitolo 7, e poi concluderò questo punto. Marco 7, versetto 6; ed è simile a ciò che abbiamo visto prima in Matteo 15, ma voglio semplicemente indicarvelo perché credo che riassuma tutto. “Egli rispose loro: ‘Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo Mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da Me’”. Il loro cuore è lontano da Me. Questo è inaccettabile. E permettetemi di dirvi questo, gente. Ascoltate: se adorate falsi dèi, se adorate il vero Dio ridotto a una qualche immagine, se adorate il vero Dio in un modo escogitato e definito da voi stessi, oppure se adorate il vero Dio nel modo giusto ma con l’atteggiamento sbagliato, è inaccettabile, inaccettabile; e influirà sul vostro destino, influirà sulla vostra anima, perché Dio non può accettare chi è inaccettabile.

Ora, questo è il primo tipo di adorazione che influisce sul vostro destino. Lasciate che vi parli del secondo: l’adorazione accettabile. E passerò rapidamente su questo punto, ma non senza assicurarMi che lo comprendiate, perché credo che sia estremamente importante. Quando vi presentate a Dio con un’adorazione accettabile, questo influisce sul vostro destino. Manifesta la vita di Dio dentro di voi.

Ora, come punto di partenza, permettetemi di leggervi quella che ritengo possa essere una definizione molto significativa del vero adoratore accettabile: Salmo 24:3. Ascoltatelo soltanto, annotatelo: Salmo 24, dal versetto 3 al versetto 6, dice questo: “Chi salirà al monte del Signore? E chi potrà stare nel Suo luogo santo?”. Ora, che cosa significa? Significa: chi sarà—che cosa?—accettato. Quando si avvicinano a Dio e vogliono salire al Suo monte, quando vogliono stare nel Suo luogo santo, chi accetterà Egli? Non accetterà colui che adora un falso dio, colui che adora il vero Dio nel modo sbagliato, in un modo escogitato da se stesso o con l’atteggiamento sbagliato.

Chi accetterà? Eccolo qui, al versetto 4: “Colui che ha mani innocenti e cuore puro, che non ha elevato l’anima sua alla vanità e non ha giurato con inganno. Egli riceverà benedizione dal Signore e giustizia dal Dio della sua salvezza. Tale è la generazione di quelli che Lo cercano, di quelli che cercano il Tuo volto”. Coloro che sono accettabili sono quelli che hanno mani innocenti. Vale a dire, vivono nell’ubbidienza a Dio, purificati e resi mondi. Hanno un cuore puro; le loro motivazioni e i loro desideri sono giusti. Sono benedetti e appartengono alla generazione di coloro che cercano veramente Dio. Il fatto è che, se vi presentate a Dio alle vostre condizioni, secondo condizioni stabilite dall’uomo, non state cercando Dio; state soltanto cercando di acquietare la vostra immaginazione.

Ora, restate con me, perché qui arriviamo davvero al cuore e all’anima di tutto il nostro studio; quindi mettete bene a fuoco la mente e non perdete nulla. L’adorazione accettabile è davvero una chiave per comprendere l’intera questione della salvezza. Tenetevi stretti questo pensiero: lo scopo della salvezza è produrre adoratori accettabili. Avete afferrato? Lo scopo della salvezza è produrre adoratori accettabili. Quindi, se siete veramente salvati, siete adoratori accettabili. Se siete adoratori accettabili, siete veramente entrati alla presenza di Dio. E così, osservando la vostra adorazione, esaminando la vostra adorazione, potete comprendere se siete salvati oppure no.

Ora, permettetemi di mostrarvi alcuni passi della Scrittura che vi aiuteranno a comprendere questo punto. Torniamo al nostro testo, Giovanni 4. Giovanni 4; tenete la Bibbia a portata di mano, perché voglio mostrarvi diversi passi. Giovanni 4, versetto 23: “L’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori...”. Ora, diletti, questa è un’espressione che descrive un cristiano, un santo, un vero credente. Potremmo essere chiamati “veri adoratori” tanto quanto siamo chiamati cristiani. Potremmo essere chiamati “veri adoratori” tanto quanto siamo chiamati credenti, o santi, o figli di Dio, o con qualsiasi altro termine che descriva la nostra identità e la nostra unione con Cristo. Noi siamo veri adoratori che adorano il Padre in spirito e verità. Ora, non lo facciamo sempre nella pienezza in cui dovremmo farlo, ma guardate la fine del versetto 23: “Poiché il Padre cerca tali adoratori”. Sapete perché il Padre ha mandato il Figlio nel mondo? È molto chiaro. Gesù disse: “Io sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. A quale scopo? A quale scopo? Perché Dio ha mandato Cristo a cercare i peccatori e a salvarli? È scritto proprio qui: “Perché il Padre cerca tali adoratori” per fare che cosa? Per fare che cosa? “Per adorarLo”. Questa è la ragione per cui siete stati redenti, lo comprendete? Non siete stati redenti principalmente per tenervi fuori dall’inferno.

Se Dio avesse voluto semplicemente tenervi fuori dall’inferno, avrebbe potuto non crearvi affatto; avrebbe ottenuto lo stesso risultato, e a voi non sarebbe mancato nulla. Non vi sarebbe mancato il cielo, perché non ne avreste saputo nulla; non sareste esistiti. No. Vedete, la ragione per cui siete salvati non è rendervi felici, per quanto sia meraviglioso e per quanto possa rendervi felici. La ragione per cui siete salvati è adorare Dio. Siete stati redenti perché il Padre cerca persone che Lo adorino. Questa è l’unica ragione per cui Dio ha creato l’uomo e si è proposto di redimerlo: perché Dio cercava tali adoratori. Quindi adorare Dio è sinonimo dell’esistenza cristiana, dell’essere credenti.

In Atti capitolo 18 possiamo rafforzare ulteriormente il nostro ragionamento. Al versetto 7 dice: “E Paolo”—naturalmente, durante il suo viaggio missionario—“partì da Atene”, al versetto 1, “e venne a Corinto”. E al versetto 7 dice: “Partitosi di là, entrò in casa di un uomo chiamato Tizio Giusto”. Ora, lasciò la sinagoga perché aveva incontrato una fortissima opposizione da parte dei Giudei, e andò in casa di un uomo chiamato Tizio Giusto. Ascoltate: “Uno che”—che cosa?—“adorava Dio”. Che cosa significa? È semplicemente un altro modo per dire che era un credente. Era un credente. Era un credente; adorava Dio. Questo è ciò che è un credente: uno che adora Dio. E se questo è ciò che siamo, non vedete quanto sia importante che adoriamo veramente, nella pienezza in cui dovremmo farlo?

Al versetto 13, i Giudei assalgono Paolo e lo conducono davanti al tribunale, davanti a Gallione, e questa è la loro accusa: “Costui persuade gli uomini ad adorare Dio”. Sapete in che cosa consisteva il ministero di Paolo? Sapete che cosa faceva nel suo ministero? Persuadeva gli uomini a fare che cosa? Adorare Dio. Questo è sinonimo della salvezza. Vedete che cosa sto cercando di farvi notare? Così veniva considerato il suo ministero. Vedete, la ragione per cui io sono nel ministero è condurre le persone al punto in cui possano adorare Dio, perché è giusto. Noi non evangelizziamo affinché possiate essere tenuti fuori dall’inferno; quello è secondario. Non evangelizziamo principalmente affinché possiate essere, tra virgolette, “benedetti”. Evangelizziamo affinché possiate adorare Dio, che è degno. Perché vivere senza adorare Dio è un affronto alla Sua santa natura, e voi siete ribelli nel Suo mondo.

Paolo fu accusato di persuadere gli uomini ad adorare Dio, solo che loro pensavano che lo facesse contrariamente al sistema corretto. Ma quanto è interessante. Tra l’altro, vi rendete conto che, quando Gesù pronunciò in Giovanni 4 quel grandioso discorso sul modo in cui adorare, a chi lo rivolse? Non lo rivolse a un teologo. Non lo rivolse a un fariseo erudito. Non lo rivolse a un Cornelio, un uomo timorato di Dio; lo rivolse a una prostituta. Proprio così. Predicò sull’adorazione a una prostituta che aveva avuto un’intera serie di mariti e viveva con un uomo che non era suo marito. Lo rivolse a una donna che era una prostituta e alla quale non importava affatto. Non era neppure una persona dal cuore risvegliato, e non cercava neppure Dio. Non era neppure interessata. Non mostra neppure alcuna curiosità. Egli semplicemente si avvicinò, di punto in bianco, senza alcun preambolo, a una prostituta e le disse come adorare Dio. Perché? Perché questo è il cuore e l’anima dell’evangelizzazione. Noi chiamiamo gli uomini ad adorare, perché Dio è degno di adorazione.

Ora, quando comprendete questo, comprenderete quanto sia tragico che un cristiano, il quale sa di essere stato chiamato e redento per adorare Dio, non adori Dio nella pienezza in cui Dio dovrebbe essere adorato. E questo era il fulcro del ministero di Paolo.

In Atti 24:14, quando Paolo espone a Felice la sua prospettiva, la sua teologia, se vogliamo chiamarla così, mi piace molto ciò che dice al versetto 14: “Ma questo ti confesso”. Lo confesso apertamente, questa è la mia posizione: “Secondo la Via che essi chiamano setta”—la Via, potete metterlo tra virgolette; “la Via” era un’espressione usata per indicare la fede cristiana—“secondo la Via che essi chiamano setta, così adoro il Dio dei miei padri”. Ora, quando Paolo rende la propria testimonianza, dice: “Io adoro il Dio dei miei padri secondo la fede cristiana, chiamata la Via”. Quindi Paolo chiamava le persone ad adorare Dio. E quando rendeva la propria testimonianza personale diceva: “Io adoro Dio”. Noi lo diciamo troppo poco, sapete? Quando è stata l’ultima volta che avete evangelizzato qualcuno in questo modo? Dicendo: “Io adoro Dio secondo l’Evangelo di Gesù Cristo”.

Ora, il racconto dei Vangeli sostiene questo concetto. Tornate con me a Matteo e vi mostrerò qualcosa di molto interessante. Non credo di averlo mai compreso veramente fino in fondo prima di essermi immerso così profondamente in questo studio nelle ultime due settimane. Ma, seguendo il racconto—e prenderemo soltanto Matteo; non entreremo in Marco, Luca o Giovanni, voglio considerare soltanto Matteo—permettetemi di mostrarvi che il racconto evangelico conferma il fatto che le persone vengono redente allo scopo di adorare. Coloro che vedono la verità di Cristo rispondono immediatamente con l’adorazione. E questo significa rendere onore, omaggio, rispetto, riverenza, adorazione e lode a Colui che è al di sopra di voi, a Dio stesso.

Cominciamo da Matteo 2, e vi condurrò rapidamente attraverso sei, sette o otto passi, e lo vedrete. Matteo 2:11. Arriviamo alla nascita di Cristo e all’arrivo dei magi d’Oriente: “Ed entrati nella casa”, dice il versetto 11, “videro il bambino con Maria, Sua madre, e si prostrarono e”—che cosa?—“Lo adorarono”. Questa fu la prima cosa che fecero. Si prostrarono e adorarono. Perché? Perché questa è la risposta iniziale alla realtà di Cristo. Andate al capitolo 8, versetto 2. Gesù scese dal monte e una grande folla Lo seguì: “Ed ecco, un lebbroso si avvicinò”; e che cosa fece il lebbroso? Che cosa fece? Lo adorò e disse: “Signore”. Vedete, sapeva chi Egli fosse e Lo adorò. Andate al capitolo 9, versetto 18: “Mentre Egli diceva loro queste cose, ecco che venne uno dei capi”; e che cosa fece? “Lo adorò”.

Andate al capitolo 14. Gesù cammina sull’acqua. Non dovette soltanto dominare il mare, ma dovette tenere sotto controllo anche i discepoli. Tornò alla barca. Il vento cessò, al versetto 32. Poi, al versetto 33—Matteo 14:33—ora vedono chi Egli è: “E quelli che erano nella barca vennero e Lo adorarono, dicendo: ‘Veramente Tu sei il Figlio di Dio’”. Vedete, chiunque sia, in qualunque momento accada e dovunque accada, la risposta istantanea, spontanea e immediata a Cristo è l’adorazione.

Capitolo 15, versetto 25. Una donna cananea, e al versetto 25 dice: “Allora ella venne e Lo adorò, dicendo: ‘Signore, aiutami’”. Lo adorò. Lo stesso atteggiamento, la stessa risposta. Ebbene, andate fino alla fine di Matteo, al capitolo 28, versetto 9: “Mentre andavano ad annunciarlo ai Suoi discepoli, ecco, Gesù venne loro incontro, dicendo: ‘Salute!’. Ed esse, avvicinatesi, Gli strinsero i piedi e Lo adorarono”. Quelle care donne, proprio come tutti gli altri, Lo adorarono. Versetto 16: “Poi gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato, e quando Lo videro”—che cosa?—“Lo adorarono; alcuni però dubitarono”.

Ora, riflettete per un momento su tutto questo. La conclusione di tutto ciò è questa: i credenti sono prima di tutto che cosa? Adoratori. Lo vedete? Voglio dire, questa è l’essenza di tutta la questione. Questa è l’essenza di ciò che significa quando dice che il Padre cerca tali adoratori. Siamo stati redenti per adorare. È così importante.

In Giovanni 9:31—non posso resistere, devo citarne anche uno da Giovanni; è troppo bello—Gesù guarisce un uomo nato cieco, e quest’uomo nato cieco sostiene il nostro ragionamento, perché dice questo, facendo un contrasto: “Noi sappiamo che Dio non ascolta”—chi?—“i peccatori”. Quindi, da una parte, Dio non ascolta i peccatori. Dall’altra parte, “se uno è adoratore di Dio e fa la Sua volontà, Egli lo ascolta”. Ora, quell’uomo dice che ci sono soltanto due possibilità: o Dio vi ascolta oppure non vi ascolta. E quindi ci sono soltanto due tipi di persone: le persone che Dio ascolta e quelle che Dio non ascolta. Le persone che Egli non ascolta sono i peccatori, e le persone che ascolta sono gli adoratori. Quindi il contrasto è tra un peccatore e un adoratore. E così l’intero mondo può essere diviso tra peccatori e adoratori. Di conseguenza, essere salvati significa essere adoratori. E questo diventa dunque il cuore e l’anima di ciò che facciamo, vedete.

Quando Dio chiamò Israele, quando Dio chiamò Israele come nazione, sapevate che questo era il Suo scopo? Chiamò quella nazione per un unico scopo ben preciso. Deuteronomio 26:10: “Ed ora, ecco, io porto le primizie del frutto della terra che Tu, o Signore, mi hai data; e le deporrai davanti al Signore, il tuo Dio, e adorerai davanti al Signore, il tuo Dio”. Erano stati chiamati ad adorare. Per questo c’era il tabernacolo. Per questo c’era il tempio. Per questo c’era il sacerdozio. Tutto era incentrato sull’adorazione.

Ora, seguite il pensiero. Deuteronomio 26, versetto 10, parla dell’adorazione; ma sapete che cosa dà origine all’adorazione? Tornate al versetto 5, Deuteronomio 26:5: “Tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, il tuo Dio: Mio padre era un Arameo errante, prossimo a perire; scese in Egitto, vi soggiornò con poca gente e vi divenne una nazione grande, potente e numerosa”. Ricordate la storia? Ricordate la storia di come Giuseppe accolse i suoi fratelli in Egitto? Essi vi scesero perché stavano per morire durante la carestia, e Giuseppe diede loro del cibo, e finirono per rimanere in Egitto tutti quegli anni. E quando ne uscirono, erano diventati una grande nazione. “Gli Egiziani ci maltrattarono”, al versetto 6, “ci afflissero e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, Dio dei nostri padri; il Signore udì la nostra voce, vide la nostra afflizione, la nostra fatica e la nostra oppressione. E il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio steso, con grandi e tremendi prodigi, segni e miracoli; ci condusse in questo luogo e ci diede questo paese, un paese dove scorre latte e miele; perciò”, dice, “adora il Signore, il tuo Dio”. Che cosa stiamo dicendo? L’adorazione è la risposta diretta alla redenzione. E l’immagine veterotestamentaria della redenzione era la liberazione dall’Egitto, non è vero?

E poi, al versetto 11, dice: “E ti rallegrerai di ogni bene che il Signore, il tuo Dio, avrà dato a te e alla tua casa, tu, il Levita e lo straniero che sarà in mezzo a voi”. Rallegrarsi. Tutto comincia con la redenzione, e la redenzione dà origine all’adorazione e alla gioia. Credo veramente che sia questo ciò che Paolo sta dicendo in Efesini 1: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale”. Questo è un atto di adorazione. È una benedizione, non è vero? “Benedetto sia il Dio e Padre...”: questa è adorazione. Benedetto sia Dio. Perché lo dite? Perché Egli ci ha eletti in Lui prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a Lui. Nel Suo amore ci ha predestinati a essere adottati come figli per mezzo di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della Sua volontà. In Lui abbiamo la redenzione mediante il Suo sangue. Ed è per questo che diciamo: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo”. Vedete, l’adorazione è il risultato della redenzione.

E così, diletti, vi affermo che siamo chiamati ad adorare. Senza alcun dubbio, siamo chiamati ad adorare, a rendere un’adorazione accettabile, vera e spirituale. E questo diventa per noi—ora, notatelo bene—uno stile di vita, uno stile di vita. Non è qualcosa che facciamo di tanto in tanto; è qualcosa che facciamo continuamente.

Concluderò con un altro passo della Scrittura, Ebrei 12. Mamma mia, come vola il tempo. Ebrei 12, versetti 28 e 29. Non ho neppure cominciato. Questa diventerà una serie di tre mesi. Me lo sento. Ora, siamo stati salvati per adorare; avete afferrato il quadro? Guardate Ebrei 12:28: “Perciò”—ascoltate questo—“ricevendo un regno che non può essere scosso”. Ora, fermiamoci qui. Se siete cristiani, avete ricevuto un regno che non può essere scosso. Giusto? Voglio dire, siete entrati nel regno eterno del Signore vivente Gesù Cristo. Avete un regno che non può essere scosso. E quando, in futuro, Dio verrà e scuoterà la terra—e la scuoterà, non è vero? Voglio dire, la scuoterà così violentemente che le stelle cadranno dal cielo, e tutta la terra sarà nuovamente sconvolta e poi ricreata nei nuovi cieli e nella nuova terra—Dio la scuoterà, ma noi apparterremo a un regno che non può essere scosso, che non può essere smosso. Qui, dunque, si parla dei credenti.

Ora, se siamo credenti, seguite il ragionamento, allora: “Abbiamo grazia, mediante la quale possiamo servire Dio in modo accettabile, con riverenza e santo timore”. Ora, permettetemi di aiutarvi a fare una piccola modifica ai termini usati nella Versione Autorizzata. E vorrei che sostituiste la parola “servire” con “adorare”. Perché la stessa parola greca tradotta con “servire” in questo versetto, nel capitolo 10, versetto 2, viene tradotta con “adorare”: latreuō. Significa adorazione. Dal momento che abbiamo ricevuto il regno che non può essere scosso, dal momento che siamo diventati adoratori di Dio, allora abbiamo la grazia di rispondere a Dio, che ci ha resi adoratori, adorandoLo in modo accettabile. Se vogliamo esprimerlo nei termini di Paolo, suona così: presentate i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio, che è il vostro culto spirituale.

E notate ciò che dice alla fine del versetto 28: “Con riverenza e santo timore, perché il nostro Dio è”—che cosa?—“un fuoco consumante”. Fareste bene ad adorare Dio, altrimenti... L’adorazione accettabile è, prima di tutto, il risultato della salvezza. Ma portare veramente quell’adorazione alla sua pienezza e viverla pienamente è il risultato della grazia operante nel credente, il quale offre volontariamente il proprio corpo in un atto di servizio spirituale, mediante il quale adora Dio in modo accettabile, con riverenza e santo timore. Perché Dio è un fuoco consumante, e dovete preoccuparvi delle conseguenze se non Lo adorate nel modo giusto.

Posso applicare questo per un momento? Se avete difficoltà nella vostra vita, problemi nella vostra vita, e fate un elenco delle possibili ragioni per cui queste cose stanno accadendo, mettete in cima a quell’elenco: forse non sto adorando Dio con un cuore sincero e con uno spirito sincero. Forse non ho la grazia di adorare Dio in modo accettabile, con riverenza e santo timore. E le conseguenze sono le Sue correzioni.

Ebbene, la prossima volta. Non vedo l’ora. Vedremo come tutto questo tocca ogni aspetto della vita. E poi entreremo nella lode e nell’adorazione comunitaria dell’assemblea, per vedere come devono essere vissute. E quando avremo finito, prego Dio che adoreremo in modi in cui non abbiamo mai adorato prima.

FINE

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