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Chiniamo insieme il nostro capo in preghiera mentre ci accostiamo alla Scrittura questa sera. Padre misericordioso, Ti chiediamo che proprio in questo momento Tu ci faccia guardare in profondità nei nostri cuori, e, se vi è qualcosa in noi che non Ti è gradito, mostracelo, affinché possiamo sapere in che cosa abbiamo mancato, affinché possiamo purificare le nostre mani ed i nostri cuori; così da poter udire con orecchi che odono, vedere con occhi che vedono e comprendere ciò che Tu vuoi insegnarci questa sera. Sappiamo bene che la Scrittura dice che dobbiamo deporre ogni male e desiderare la Parola come il neonato desidera il latte; perciò, Padre, vogliamo cominciare deponendo ogni nostro peccato, confessando che siamo peccatori e chiedendoTi di lavarci e purificarci, affinché nulla ostacoli la nostra comprensione della Tua verità e il nostro impegno verso di essa. E Ti ringraziamo per ciò che questa sera ci insegnerai e per ciò che compirai in noi mediante il Tuo Spirito Santo, nel nome di Cristo. Amen.

Siamo immersi in uno studio assolutamente essenziale sulla vera adorazione spirituale gradita a Dio. Non c'è nulla di più importante nella vita del credente. Non c'è nulla di più importante nella vita di qualsiasi uomo o donna del fatto che la sua vita sia orientata all’adorazione di Dio. Adorare Dio è l’attività suprema dell’universo. E così stiamo considerando alcuni degli elementi più fondamentali che fanno parte della vera adorazione. Ora, abbiamo già osservato diverse volte che il nostro testo è Giovanni capitolo 4, ed in modo particolare i versetti dal 20 al 24. E, leggendoli più e più volte, abbiamo notato, prima di tutto, l’affermazione che si trova in modo particolare alla fine del versetto 23, che "il Padre cerca tali persone—cioè veri adoratori—perché Lo adorino", "Il Padre cerca veri adoratori”.

E tenendo presente questo passo della Scrittura, abbiamo discusso piuttosto a lungo l’importanza dell’adorazione. E vi ho detto che, fondamentalmente, ci sono quattro ragioni per cui l’adorazione è importante. Prima di tutto, perché la Scrittura è letteralmente colma della verità riguardante l’adorazione. In secondo luogo, perché il destino è segnato dall’adorazione. In terzo luogo, perché il tema principale dell’eternità, e anche della storia della redenzione, è l’adorazione. Ed in quarto luogo, perché Cristo ci ha comandato di adorare. La Scrittura, il destino, l’eternità e il comando stesso di Cristo ci mostrano l’importanza dell’adorazione.

E per cercare di riassumere il nostro pensiero e raccogliere insieme ciò che abbiamo detto, prima di passare al prossimo punto principale del testo, vorrei che notaste di nuovo il versetto 23: Dio cerca veri adoratori. Questo è il punto centrale di quel versetto così importante. E ciò che ci dice è una verità estremamente importante: lo scopo della salvezza è l’adorazione. Dovete scriverlo da qualche parte. Lo scopo della salvezza è l’adorazione. La ragione per cui Dio redime le persone è affinché diventino adoratori. In 2 Corinzi capitolo 4 e versetto 15 Paolo dice: “Tutte queste cose avvengono per voi”, cioè tutte le cose che egli affronta per diffondere il Vangelo, “affinché la grazia, moltiplicandosi, faccia abbondare il ringraziamento di molti alla gloria di Dio”. In altre parole, tutto ciò che facciamo, lo facciamo affinché voi possiate ricevere la grazia di Dio e, in risposta, rendere grazie e gloria a Dio. Ogni cosa, in definitiva, è orientata a produrre adorazione. Tali persone cerca il Padre, secondo il versetto 23. E, solo come nota per voi teologi, credo che il Padre cerchi efficacemente e che questo riveli il Suo sovrano ed eterno proposito di salvare.

Ora, l’adorazione gradita a Dio diventa quindi un tema estremamente importante. È il risultato essenziale e diretto dell’opera salvifica di Cristo. E se ricordate che il Signore disse di essere venuto nel mondo per cercare e salvare ciò che era perduto, e collegate questo al versetto 23, ottenete il quadro completo della venuta di Cristo. Il Padre cerca veri adoratori; il Figlio viene per cercare e salvare. La ricerca, da parte del Padre, di veri adoratori e la missione del Figlio di cercare e salvare convergono. Dio cerca veri adoratori, e l’unico modo in cui possono diventarlo è mediante la salvezza. Il rifiuto di adorare Dio è il peccato denunciato in Romani 1 e caratterizza l’intero mondo di coloro che respingono Cristo.

Ora, permettetemi di illustrarvelo chiedendovi di aprire la vostra Bibbia al Salmo 22. Potrebbe sembrarvi un passo strano da considerare in relazione a questo argomento, ma credo che vedrete quanto sia realmente importante. Il Salmo 22 è un quadro profetico della morte di Cristo. Non è vago, non è simbolico; è esplicito, è profetico in modo estremamente drammatico. E molte delle cose dette nel Salmo 22 si adempirono direttamente sulla croce. Per esempio, il versetto 1: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Quell’anticipazione della reazione del Messia alla Sua morte si adempì realmente in Cristo, il quale pronunciò proprio quelle parole.

E poi, fino al versetto 21, troviamo una descrizione della crocifissione intrecciata, naturalmente, con ciò che riguarda Davide stesso, il salmista. Per esempio, al versetto 13 abbiamo un’indicazione molto evidente della crocifissione: “Aprono contro di me la loro gola, come un leone rapace e ruggente”. E ricorderete che in Matteo 27 la folla spalancava veramente la bocca contro di Lui come un leone rapace e ruggente, gridando: “Crocifiggilo”. Al versetto 14 si parla dell’essere versato come acqua e del fatto che tutte le Mie ossa sono slogate. Ed è esattamente ciò che accadeva durante la crocifissione, a causa della sospensione del corpo mediante le quattro grandi ferite: le articolazioni del corpo si slogavano, “Il mio vigore è inaridito; la mia lingua si attacca alle mascelle”. Ricordate molto bene Giovanni 19:28, dove Gesù disse: “Ho sete”. E poi il versetto 16 parla del fatto che Gli furono trafitte le mani ed i piedi. Parla dell’essere circondato da cani, un riferimento ai soldati selvaggi. Il versetto 18 parla della spartizione delle vesti di Cristo e del tirare a sorte la Sua tunica.

Tutte queste cose sono estremamente esplicite. Che Cristo sarebbe andato alla croce e avrebbe sofferto tutte quelle cose si adempì realmente. Ma a quale scopo? La risposta comincia al versetto 22, e credo che sia estremamente interessante, “Io annunzierò il Tuo nome ai miei fratelli; Ti loderò in mezzo all’assemblea. Voi che temete il Signore, lodatelo; glorificatelo, voi tutti, discendenza di Giacobbe, e temetelo, voi tutti, discendenza d’Israele. Poiché Egli non ha disprezzato né avuto in abominio l’afflizione dell’afflitto; e non ha nascosto da lui il Suo volto, ma quando egli ha gridato a Lui, Egli lo ha esaudito”. In altre parole, la risposta immediata all’opera di Cristo qual è? La lode, non è vero? La lode. Gli umili mangeranno e saranno saziati. Quelli che cercano il Signore Lo loderanno. E il vostro cuore vivrà in eterno. Questa è la vita eterna che viene mediante la morte di Cristo.

Ora, osservate il versetto 27, “Tutte le estremità della terra si ricorderanno e si convertiranno al Signore; e tutte le famiglie delle nazioni”, che cosa faranno? “Adoreranno”. Questo è il culmine. Questo è il fine ultimo quando entrate nel regno. E così, in quel meraviglioso Salmo, avete un’indicazione piuttosto esplicita del fatto che lo scopo della redenzione è l’adorazione. L’adorazione.

Guardate per un momento Esodo capitolo 19, Esodo capitolo 19 versetto 7, “Mosè dunque venne, chiamò gli anziani del popolo e pose davanti a loro tutte queste parole che il Signore gli aveva comandato”. Quando Mosè ricevette il patto da Dio, lo comunicò al popolo; riferì loro tutto ciò che Dio aveva detto, “E tutto il popolo rispose insieme e disse”, e questa è la più grande illustrazione di un pio desiderio che si possa trovare in tutto il mondo: “Noi faremo tutto ciò che il Signore ha detto”. Bel pensiero. Noi faremo tutto ciò che il Signore ha detto.

Sapete una cosa? Dio non ci credette neppure per un istante. Dio sapeva che non lo avrebbero fatto. Sapeva che non sarebbero mai stati in grado di accostarsi a Lui sulla base della loro osservanza della legge. Sapeva che non sarebbero mai stati in grado di accostarsi a Lui sulla base della propria giustizia. Sapeva che non avrebbero mai potuto avvicinarsi a Lui con mani pulite e cuore puro grazie ai propri sforzi di purificazione. Dio lo sapeva. E così, immediatamente dopo questa affermazione, guardate il capitolo 20. E dopo aver dato loro i dettagli di quel meraviglioso patto mosaico, al versetto 22 il Signore disse a Mosè: “Così dirai ai figli d’Israele: ‘Voi avete visto che Io vi ho parlato dal cielo. Non farete altri dèi accanto a Me; non vi farete dèi d’argento né dèi d’oro. Mi farai un altare di terra e su di esso sacrificherai i tuoi olocausti e i tuoi sacrifici di riconoscenza, le tue pecore ed i tuoi buoi; in ogni luogo nel quale farò ricordare il Mio nome, Io verrò a te e ti benedirò. E se Mi farai un altare di pietre, non lo costruirai con pietre tagliate; perché, se alzerai su di esse il tuo scalpello, le avrai profanate’”. Dio non voleva che portasse il segno dell’abilità artigianale dell’uomo; bastavano delle pietre grezze, “Non salirai al Mio altare per mezzo di gradini, affinché la tua nudità non vi sia scoperta”. Non voleva che fosse elevato in aria, così che, quando le persone vi salivano, gli altri potessero guardare sotto le loro vesti e la loro nudità venisse esposta.

Doveva essere umile; doveva trovarsi sulla terra. Voi dite: qual è il punto? Il punto è questo. Dio sapeva che gli uomini non avevano alcun posto, alcun diritto e alcun accesso per adorarlo con le proprie forze, perché non erano in grado di osservare la Sua legge, indipendentemente da ciò che pensavano di poter fare. E così Dio stabilì un altare come fondamento dell’adorazione. E l’implicazione era che bisognava portare a quell’altare dei sacrifici: pecore e buoi, sacrifici di riconoscenza ed olocausti. Così il fondamento, o la base, della vera adorazione divenne il sacrificio. Vedete? Il sacrificio rendeva possibile la comunione tra l’uomo e Dio. Se questo è vero, allora il sacrificio supremo rese possibile la comunione suprema. E così diciamo che la morte di Cristo aveva lo scopo di portare a compimento il proposito di Dio di formare veri adoratori. E quando ci incontriamo ai piedi della croce, e il nostro peccato viene affrontato, e siamo purificati dal sangue di Gesù Cristo, allora diventiamo adoratori graditi al Padre. Perciò l’adorazione è sempre una questione di salvezza. Il fondamento dell’adorazione è il sacrificio.

Ora, per considerare la questione da un’altra prospettiva, guardate con me la conclusione della profezia di Isaia, il capitolo 66, l’ultimo capitolo, l’ultimo capitolo. E precisamente l’ultimo paragrafo di quell’ultimo capitolo. Isaia ha percorso la storia della redenzione in modo meraviglioso; ha parlato del giudizio nella prima metà del libro, nei primi 39 capitoli; ha parlato del castigo di Dio sulle nazioni e sul popolo di Dio. E poi è passato al grande futuro. Ha parlato della venuta del Messia. Ora, nel capitolo 66, parla della venuta del regno, del futuro meraviglioso e glorioso che Dio ha preparato, del regno millenario che deve venire. E al versetto 22 leggiamo questo: “Poiché, come i nuovi cieli e la nuova terra”, ed ora egli è andato oltre il regno, ora è entrato nel regno eterno, nello stato eterno. E Dio dice: Io farò nuovi cieli e nuova terra, “e come essi rimarranno davanti a Me, dice il Signore, così rimarranno la vostra discendenza e il vostro nome. E avverrà”, ed eccoci giunti al fine ultimo, “che di novilunio in novilunio e di sabato in sabato, ogni carne verrà ad adorare davanti a Me, dice il Signore”. E potete fermarvi proprio qui.

Qual è il punto di tutto questo? Il libro di Isaia comincia con il giudizio. Poi si arriva alle grandi verità riguardanti il Messia e la Sua opera. Nei capitoli 52 e 53 scopriamo il Messia sofferente, che paga il prezzo del peccato, che muore sulla croce. Perché? Per produrre una generazione di adoratori eterni, come dice proprio qui. Perciò, lo sviluppo del libro di Isaia ci mostra che il Messia verrà per produrre, nell’eternità, degli adoratori che possano veramente adorare il Dio vero e vivente.

Guardate con me 1 Corinzi capitolo 14, un capitolo che la maggior parte di noi associa alla questione del parlare in lingue, e naturalmente è corretto. Ma vorrei richiamare la vostra attenzione sul versetto 23 di 1 Corinzi 14. Paolo sta parlando della riunione della chiesa e di ciò che vi accade, della chiesa di Corinto. E al versetto 23 dice: “Se dunque tutta la chiesa si riunisce in uno stesso luogo e tutti parlano in altre lingue, ed entrano degli ignoranti o dei non credenti, non diranno forse che siete pazzi?” Che siete fuori di senno, che siete impazziti? “Ma se tutti profetizzano”, cioè proclamano la verità di Dio in una lingua comprensibile, “ed entra un non credente o un ignorante, egli è convinto da tutti e giudicato da tutti”.

Ora, notate attentamente il versetto 25: “E così i segreti del suo cuore sono manifestati”. Ora, se volete veramente aprire il cuore di qualcuno, non parlate in lingue. Parlate in modo che possa comprendere. Se volete veramente aprire il cuore di qualcuno, allora dite ciò che lo convincerà di peccato, ciò che lo condannerà, ciò che gli rivelerà il suo stesso cuore. È così che lo si raggiunge. E quando viene convinto, e quando viene giudicato, e quando viene raggiunto, ecco quale sarà la sua risposta: “Gettandosi con la faccia a terra”, farà che cosa? “Adorerà Dio”.

Amati, sapete che cosa credo? Credo che in quel versetto abbiamo la primissima risposta alla salvezza. È il modo in cui Paolo indica che quell’uomo è stato portato alla conversione. Adorerà Dio e proclamerà che Dio è veramente in mezzo a voi. Così vedete qui l’evangelizzazione con quale risultato? L’adorazione. Questo è lo scopo dell’evangelizzazione. Questo è lo scopo della salvezza. E lo vediamo in tutti questi passi. E credo che, come ho accennato questa mattina, mi limiterò a richiamare Filippesi 3:3, dove Paolo definisce il cristiano in questo modo: “Uno che adora Dio nello Spirito, che si gloria in Cristo Gesù e non ripone alcuna fiducia nella carne”. Un cristiano è colui che adora Dio nello Spirito.

Dunque, l’adorazione è ciò che Dio cerca, ed il fondamento dell’adorazione, o la base dell’adorazione, o la chiave che apre la porta e rende possibile l’adorazione, o ciò che vi trasforma da adoratori non graditi ad adoratori graditi, è la salvezza. La salvezza in Gesù Cristo.

Robert Midlane scrisse queste parole: “La perfetta giustizia di Dio / nel sangue del Salvatore si mostrò. / È nella croce di Cristo che vediamo / la Sua giustizia e la grazia che ammiriamo. / Dio non poteva lasciar impunito il peccatore: / il suo peccato esigeva la morte; / ma nella croce di Cristo possiamo vedere / come Dio, con giustizia, ci può redimere. / Sul Salvatore il peccato fu posato, / col Suo sangue ogni debito fu pagato. / La giustizia severa nulla più può domandare, / e la misericordia i suoi tesori può riversare. / Il peccatore che crede è liberato, / e dice: ‘Il Salvatore è morto per me’”. E questo, amici miei, è il fondamento dell’adorazione: che noi, che siamo peccatori, veniamo redenti dal Cristo degno.

Credo dunque che comprendiate che l’adorazione è importante. È ciò che il Padre cerca mediante la redenzione. Se siete persone redente e non adorate nel modo giusto, negate proprio ciò per cui siete stati redenti. Vedete? Questo è il cuore della questione. Non stiamo parlando di qualcosa di marginale.

Ora, torniamo a Giovanni 4, Giovanni capitolo 4. Quando Gesù arrivò sulla scena, le persone adoravano. Infatti, al versetto 20, ella disse: “Noi adoriamo su questo monte”. E faceva riferimento al monte Garizim. E anche i Giudei adoravano, come dice il versetto 20, a Gerusalemme. Adoravano. Ma fu proprio in contrasto con questa adorazione inaccettabile — rivolta al Dio giusto, ma nel modo sbagliato e con l’atteggiamento sbagliato — che il nostro Signore definì la vera adorazione gradita a Dio. E questo ci dice che la loro non lo era. Se Gesù arrivasse oggi sulla scena e guardasse il quadro generale del cristianesimo, mi domando che cosa avrebbe da dire riguardo alla cosiddetta “adorazione cristiana” di oggi.

Uno scrittore dice: “Gran parte della cosiddetta adorazione pubblica della cristianità non è altro che una forma di giudaismo cristianizzato e, in molti casi, è paganesimo appena velato. Per esempio, nel giudaismo vi era una casta sacerdotale separata, la sola che potesse dirigere l’adorazione d’Israele. Nella cristianità, invece, un sacerdozio istituito dagli uomini, chiamato clero, è considerato essenziale per l’adorazione, nonostante il chiaro insegnamento del Nuovo Testamento secondo cui tutti i credenti sono sacerdoti. I sacerdoti del giudaismo indossavano abiti distintivi, come fa anche il clero. Il giudaismo poneva l’accento su un santuario terreno, o su un edificio. Allo stesso modo, la cristianità attribuisce grande importanza ai suoi consacrati ‘luoghi di culto’ e chiama erroneamente l’edificio ‘la casa di Dio’. I sacerdoti giudei avevano un altare sul quale venivano offerti sacrifici a Dio. E la cristianità ha eretto altari in questi edifici ornati, davanti ai quali ardono candele e viene offerto incenso e sui quali, in molti casi, viene conservata un’ostia, considerata come se fosse il corpo di Cristo. Non è quasi necessario dire che tutta questa imitazione del giudaismo è assolutamente estranea all’insegnamento del Nuovo Testamento. Così, la cristianità ha istituito un proprio sacerdozio, appositamente istruito ed ordinato, la cui presenza è indispensabile per, cito, ‘amministrare i sacramenti’. Questi uomini, rivestiti di sontuosi paramenti, dall’interno di un santuario delimitato da corde, stanno davanti ad un altare senza sangue, con sullo sfondo candele accese, croci ed incenso fumante, e conducono l’adorazione per i laici. Mediante l’uso di un elaborato rituale prestabilito, con preghiere stereotipate e risposte da parte dell’assemblea, l’intero servizio procede senza intoppi e con precisione meccanica. È una meraviglia dell’inventiva e dell’ingegnosità umana, con un indubbio richiamo estetico, ma è un tragico e misero sostituto dell’adorazione spirituale che, secondo il nostro Signore, il Padre cerca nei Suoi figli redenti”.

Se il nostro Signore venisse oggi, questo è ciò che potrebbe fare: potrebbe condannare quel genere di adorazione. E ciò corrisponderebbe al giudaismo. Oppure potrebbe anche condannare l’adorazione della chiesa protestante più tradizionale, che potrebbe somigliare un po’ di più all’adorazione samaritana: non altrettanto elaborata, non altrettanto ornata, non altrettanto sofisticata. Infatti, i Samaritani dell’epoca in cui Gesù parlò con questa donna non avevano nemmeno un edificio; era stato distrutto molto tempo prima. Ma era un’adorazione superficiale, era un’adorazione indifferente, non era conforme alle prescrizioni della Scrittura e doveva essere corretta. Infatti, sia il sistema di culto giudaico sia quello samaritano dovevano essere completamente aboliti in favore della vera adorazione.

Ora, vediamo se riesco a presentarvi la scena. Capitolo 4, versetto 4. E questa è realmente la chiave per comprendere perché Egli andò lì: “Doveva passare per la Samaria”. Vi era un appuntamento divino con una donna particolare. Questa era una donna che Dio cercava perché diventasse una vera adoratrice. E, come ho detto, il cercare di Dio è efficace, ed Egli andò a cercarla, mandando Gesù fuori dal percorso abituale affinché attraversasse la Samaria, “Giunse ad una città chiamata Sicar, vicino al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe. Là c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo; ed era circa l’ora sesta”. Secondo il computo romano, erano le sei di sera, “Una donna della Samaria venne ad attingere l’acqua. Gesù le disse: ‘Dammi da bere’. Infatti, i Suoi discepoli erano andati in città a comprare da mangiare. Allora la donna samaritana Gli disse: ‘Come mai Tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana? Poiché, letteralmente, i Giudei non usano gli stessi recipienti dei Samaritani’”. I Giudei non bevono dalle nostre coppe. Noi non abbiamo alcun rapporto con i Giudei. Come si era arrivati a questo? Ebbene, il popolo di quella terra un tempo era stato unito sotto Saul, Davide e Salomone. Quando il regno si divise, il regno settentrionale d’Israele ed il regno meridionale di Giuda divennero indipendenti. Con il passare del tempo, il regno settentrionale, a causa della sua spaventosa malvagità, fu giudicato. E nel 722 a.C. il regno settentrionale d’Israele fu conquistato da Sargon. La maggior parte del popolo fu fatta prigioniera e deportata in Assiria, in diversi altri luoghi e nelle città dei Medi. Potete leggerlo in 2 Re capitolo 17. Furono deportati per diventare schiavi e servi degli Assiri.

Le uniche persone alle quali fu permesso di rimanere nel paese furono i poveri. Erano considerati un peso; non aveva senso deportare tutti quelli che vivevano a carico degli altri, perciò li lasciarono lì. E degli stranieri provenienti dalle regioni circostanti, in modo particolare da Babilonia, cominciarono a stabilirsi nel paese. E mentre vi si stabilivano, questi stranieri non ebrei si sposarono con i poveri Giudei rimasti. E la popolazione meticcia che ne risultò divenne nota come i Samaritani, dal nome della città di Samaria, che era la loro capitale. Essi avevano dunque una combinazione di giudaismo e paganesimo, una religione sincretistica. Queste persone volevano mantenere la loro eredità giudaica; arrivarono perfino a chiedere con insistenza un sacerdote israelita che insegnasse loro ad adorare il vero Dio, ma la loro richiesta fu respinta. E quando il residuo—ricorderete—che era stato deportato dal regno meridionale di Giuda a Babilonia, dove era rimasto per settant’anni, fece ritorno, ricordate che, appena tornarono, cominciarono immediatamente a ricostruire le mura e la città? E chi furono quelli che scesero e vollero aiutarli? Alcuni Samaritani. Ed ancora una volta la loro offerta di aiuto fu respinta a causa della loro natura meticcia, e così essi fecero veramente tutto ciò che potevano per ostacolare i lavori di ricostruzione.

Avevano detto: “Lasciateci costruire con voi, perché noi cerchiamo Dio come voi”. Ed i Giudei dissero: “Voi non avete nulla a che fare con noi nella costruzione di una casa al nostro Dio”. E così furono lasciati nella loro specie di religione sincretistica. E avevano una sola alternativa, cioè stabilire un proprio luogo di adorazione; perciò andarono sul monte Garizim, costruirono il proprio tempio e cominciarono ad adorare a modo loro.

Questo durò per parecchio tempo, fino a quando, nel 128 a.C., centoventotto anni prima dell’inizio dell’era del nostro Signore, uno dei sovrani maccabei, di nome Giovanni Ircano, distrusse il loro tempio. E non è mai stato ricostruito. Ma sapete che, ancora oggi, benché siano rimasti, credo, meno di duecento Samaritani sulla faccia della terra, continuano a radunarsi su quel monte ormai spoglio e a praticare la loro adorazione indipendentemente da Gerusalemme? La differenza fondamentale è che accettano soltanto i primi cinque libri dell’Antico Testamento, soltanto il Pentateuco. Non accettano il resto dell’Antico Testamento. E questo era il loro rapporto al tempo di Gesù. Erano disprezzati, guardati dall’alto in basso ed odiati dai Giudei, e non avevano alcun rapporto gli uni con gli altri.

Ora, quella questione diventa dunque la chiave per comprendere il versetto 20. Guardatelo. La donna allora Gli disse: “I nostri padri, i Samaritani, hanno adorato su questo monte, il monte Garizim; e voi dite, voi Giudei, che Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare”. E l’implicazione è: chi ha ragione? Dove dobbiamo adorare? Voi dite: perché fa questa domanda? Vi dirò perché fa questa domanda: a causa di ciò che era appena accaduto. Tornate al versetto 10, “Gesù le rispose: ‘Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti dice: Dammi da bere, tu stessa Gliene avresti chiesto ed Egli ti avrebbe dato dell’acqua viva’”. Signora, se sapessi chi ti sta parlando e che cosa potrebbe darti, glielo chiederesti, “La donna Gli disse: ‘Signore, Tu non hai nulla con cui attingere ed il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva?’” Da dove pensi di prenderla? “Sei Tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve egli stesso, insieme ai suoi figli ed al suo bestiame?” In altre parole, se hai un’acqua migliore di questa, sei forse più grande di Giacobbe? “Gesù le rispose: ‘Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che Io gli darò non avrà mai più sete. Anzi, l’acqua che Io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna’”. Eterna, “La donna Gli disse: ‘Dammi di quest’acqua, affinché io non abbia più sete e non venga più fin qui ad attingere’”.

E poi Egli andò al cuore della questione. Potrei darti quest’acqua, ma hai un problema. Ed ecco come fece emergere il problema. Va’ a chiamare tuo marito, “La donna rispose: ‘Non ho marito’”. Gesù le disse: “Hai detto bene: Non ho marito. Hai detto la verità. Infatti, hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito”. Hai proprio detto la verità, signora. La donna Gli disse: “Signore, vedo che Tu sei un profeta”. Ottima deduzione. Perché lo comprese? Per due ragioni. Prima di tutto, Egli parlava di verità soprannaturali. È per questo che credo che, benché ella sembri risponderGli in senso letterale, avesse compreso in una certa misura ciò che Egli stava dicendo. Egli parlava di realtà eterne. Parlava di realtà spirituali. In secondo luogo, perché andò direttamente al cuore del problema e la mise di fronte al suo peccato. E potreste persino aggiungere una terza ragione: perché conosceva dei segreti che soltanto Dio poteva rivelare. Ecco un uomo che parla di realtà spirituali. Ecco un uomo che affronta il peccato. Ed ecco un uomo che conosce cose che soltanto Dio può rivelare. Questo, amici miei, è un profeta.

La sua prima reazione fu: devo mettere a posto la mia vita. Questo è ciò che credo. Qui è implicito. Credo che a questo punto possa persino aver provato una convinzione di peccato profonda, intensissima. Perché credo che, quando Gesù diceva qualcosa a qualcuno a tu per tu, fosse piuttosto difficile sottrarsi alle Sue parole. Aveva una presenza assolutamente autorevole. E credo che la sua risposta fosse: voglio mettere a posto la mia vita. Voglio adorare. Ma devo farTi una domanda fondamentale: non so dove andare. Giusto? Non so dove andare. Non so dove andare per adorare. Voglio dire, la mia gente dice di salire quassù, e il Tuo popolo dice di scendere laggiù. Dove devo adorare? Ed Egli dice: “Signora, fra pochissimo tempo non ci sarà più né un quassù né un laggiù. Perciò, non è questo il punto. Il punto è che tu adori il Padre in spirito e in che cosa? Verità”. Ed è questo il quadro che ci introduce in questo meraviglioso insegnamento sulla vera adorazione spirituale. La sua coscienza era stata colpita. La sua anima era stata trafitta. E dovette riconoscere il proprio peccato. E voleva affrontarlo, ma non sapeva dove andare. Credeva, come il resto delle persone in quel periodo di religiosità superficiale, che l’adorazione fosse un atto da compiere in un luogo e in un momento prestabiliti. E non era sicura di quale fosse il luogo giusto. E così Egli dà inizio a questa grande dichiarazione.

Ora, la prima cosa che voglio farvi notare, mentre consideriamo i versetti dal 20 al 24, è l’oggetto dell’adorazione. Osservate attentamente ciò che dice il testo. Versetto 21, alla fine del versetto, tre parole: “Adorerete il Padre”. A metà del versetto 23, tre parole: “Adorano il Padre”. Versetto 24, a metà del versetto: “Adorarlo”. Chi dobbiamo adorare? Il Padre, il Padre, adorare Lui. Ma il testo dice più di questo. Al versetto 24 ci dice chi Egli è: “Dio è Spirito”.

Ora, amati, questo ci presenta due aspetti dell’oggetto dell’adorazione: primo, Dio come Spirito; secondo, Dio come Padre. Avete afferrato questi due aspetti? Adoriamo Dio come Spirito. Adoriamo Dio come Padre. Ora, ascoltate molto attentamente. Uno parla della Sua natura essenziale; l’altro parla della Sua relazione essenziale. La Sua natura essenziale è che Egli è che cosa? Spirito. La Sua relazione essenziale è che Egli è che cosa? Padre. Ed entrambe queste cose sono fondamentali per la vera adorazione.

Cominciamo dalla prima: Dio come Spirito nella Sua natura essenziale. E credo che troverete questo assolutamente entusiasmante. E, credetemi, quando cominciate a cercare di descrivere Dio come Spirito, vi ritrovate veramente senza parole. Farò un tentativo piuttosto azzardato e vediamo che cosa riusciremo a fare. Dunque, prima di tutto, adoriamo Dio come Spirito, Dio come Spirito, l’unico glorioso Spirito. Guardate di nuovo il versetto 24. Il greco letterale di questo versetto è molto interessante. Dice così: “Spirito il Dio”, “Spirito il Dio”. Semplicemente fonde insieme le due cose, “Spirito il Dio”, Dio lo Spirito, rendendo l’uno uguale all’altro. Dio è Spirito, Spirito il Dio, un unico glorioso Spirito. Che cos’è uno spirito? Ebbene, Gesù disse: “Uno spirito non ha”, che cosa? “Carne ed ossa”. Uno spirito non ha carne ed ossa.

Guardate con me per un momento Isaia capitolo 40, Isaia capitolo 40 versetto 18, e credo che questo ci aiuterà a comprendere ciò di cui stiamo parlando quando diciamo che Dio è Spirito. Versetto 18: “A chi dunque vorreste assomigliare Dio?” In altre parole, se non riuscite a concepire Dio come Spirito e volete ridurre Dio a qualcos’altro, che cosa farete che possa assomigliarGli? Potete disegnare l’immagine di uno spirito? Potete scolpire l’immagine di uno spirito? Potete fondere dell’argento e dargli la forma di uno spirito? A che cosa Lo farete assomigliare? A quale immagine Lo paragonerete?

“L’artigiano fonde e getta un’immagine, e l’orafo la ricopre d’oro e fonde per essa delle catenelle d’argento. Colui che è troppo povero per offrire una simile offerta sceglie un legno che non marcisca, cerca un abile artigiano perché prepari un’immagine scolpita che non possa essere smossa”. Prende un albero e cerca di scolpirlo, “Non lo sapete? Non l’avete udito? Non vi è stato annunziato fin dal principio? Non avete compreso dalle fondamenta della terra? Egli è Colui che siede sul circolo della terra”. Voglio dire, state cercando di ridurre il Dio eterno, “E gli abitanti della terra sono come cavallette; Egli distende i cieli come una cortina e li spiega come una tenda in cui abitare”. Questo è il Dio dell’universo, e voi state versando un po’ di metallo in un recipiente e scolpendo un pezzetto di legno.

“Egli riduce”, versetto 23, “i principi a nulla; rende come vanità i giudici della terra. Appena sono piantati, appena sono seminati, appena il loro tronco ha messo radice nella terra, Egli soffia su di loro ed essi avvizziscono, ed il turbine li porta via come stoppia”. In altre parole, dice che i principi, o i personaggi principali, o le persone più importanti, o le persone più potenti del mondo, non sono nulla in confronto a Dio.

Quindi, versetto 25: “A chi dunque Mi vorreste assomigliare, perché Io gli sia uguale? dice il Santo. Levate gli occhi in alto e guardate: chi ha creato queste cose? Egli fa uscire il loro esercito in numero e le chiama tutte per nome; per la grandezza della Sua potenza e per la forza del Suo vigore, non ne manca una”. E poi continua parlando del fatto che Dio non viene meno, non si stanca mai e così via. In altre parole, quando concepite e formulate, con gli occhi della vostra mente, o in termini teologici, o in termini biblici, il concetto di Dio, non potete ridurLo ad un’immagine. Non può essere ridotto ad un edificio. Non può essere ridotto ad una statua, né ad alcun’altra cosa. Egli è Spirito e deve essere adorato in tutta la pienezza dell’infinità del Suo Spirito eterno.

Che cosa comporta tutto questo? Che non occorre recarsi in un luogo preciso, a un’ora stabilita, per avvicinarsi a Dio. Il Catechismo minore dice: “Dio è Spirito, infinito, eterno ed immutabile nel Suo essere”. Alcune sette insegnano che Dio è un uomo. Questa è una menzogna uscita direttamente dall’abisso. Dio non è un uomo. Dio è Spirito. In Geremia 23:23: “Sono Io soltanto un Dio da vicino? dice il Signore. E non anche un Dio da lontano?” In altre parole, ciò che sta dicendo è questo, ascoltate: sono forse un Dio che si trova in un luogo particolare? No. Dio non è un Dio che si trova in qualche luogo; Egli è un Dio che si trova, che cosa? In ogni luogo. Non potete confinarMi, “Potrebbe uno nascondersi in luoghi segreti senza che Io lo veda?” E amo queste parole: “Non riempio Io i cieli e la terra? dice il Signore”. Ora, ascoltate: Dio non è un idolo confinato in un luogo. Dio riempie ogni luogo. Non può essere confinato ad un luogo specifico o ad un momento specifico. Ora, vedete quanto è importante questo nell’adorazione? Noi non andiamo da qualche parte perché Dio si trova lì e noi ci rechiamo lì per adorarLo.

Ora, i pagani credevano che Dio si trovasse in qualche luogo e, in 1 Samuele capitolo 5, sapete, i Filistei avevano un tempio e dentro vi tenevano il loro dio Dagon. E quando rubarono l’arca del patto, pensarono che fosse la rappresentazione del Dio degli Israeliti. Presero l’arca del patto e la misero nel tempio di Dagon. E ritenevano che gli dèi vivessero lì, in quel luogo, perciò la misero lì. Ricordate la mattina seguente? Tornarono e trovarono il loro dio Dagon, che era quel dio-pesce, caduto a terra, prostrato davanti all’arca del patto. Così lo rimisero in piedi. Il giorno seguente tornarono e lo trovarono nuovamente caduto a terra, soltanto che questa volta gli erano state tagliate le mani e la testa. Dio aveva compiuto una sorta di intervento chirurgico soprannaturale su quell’idolo. Ma il punto è che associavano quel dio a quel luogo. Questo era il punto centrale. Ma Dio è Spirito. E ciò che sta dicendo alla donna è: ascolta, il punto non è qui o là, perché Dio non è qui o là. Egli è Spirito. Egli è Spirito.

Ora, tornate per un momento a Giovanni capitolo 4 e vediamo in che modo Egli risponde specificamente a questa donna. Versetto 21: “I nostri padri hanno adorato su questo monte”, dice lei, “e voi dite che bisogna adorare a Gerusalemme”. Voglio dire, dov’è Dio? Dio è quassù o è laggiù? Voglio dire, voglio mettere a posto la mia vita, quindi dove devo andare? E poi, al versetto 21: “Gesù le disse: ‘Donna, crediMi’”, ti sto dicendo la verità, “‘l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre’”. Ora, questa affermazione è così densa di significato che può essere compresa a più livelli. Se la considerate sul piano personale, potrebbe voler dire: “Signora, stai per entrare, attraverso di Me, in una relazione con Dio che farà sì che tu non adori Dio in nessuno dei due luoghi, ma nel tuo cuore”. Potrebbe essere intesa storicamente: sta arrivando il tempo in cui la distruzione di Gerusalemme eliminerà quel luogo, e comunque non avete nulla lassù su quel monte. Potrebbe essere considerata nel suo significato più ampio possibile, come se Egli stesse dicendo: Io compirò sulla croce del Calvario un’opera di redenzione che eliminerà tutto ciò che appartiene all’antico patto, nelle sue forme autentiche come in quelle false. E potete interpretarla in tutti questi modi.

Ora, io credo realmente che ciò che Egli sta dicendo sia questo: signora, la fine di quei sistemi sta arrivando molto, molto rapidamente. In un senso molto reale, Gesù dice al versetto 23: “L’ora viene, ed è già venuta”. È una dichiarazione affascinante. È futura e tuttavia presente. Che cosa intendeva dicendo che viene e tuttavia è già venuta? Stava dicendo: Io Mi trovo nel mezzo della transizione e in una mano ho l’antico patto e nell’altra ho il nuovo patto. L’ora viene, ed è già qui perché Io sono qui, l’ora in cui questo scomparirà ed il nuovo patto sarà presente. E in quel luogo, o meglio, in quel nuovo patto, non vi è alcun luogo, non vi è alcuna Gerusalemme. E per assicurarsi che nessuno si confondesse, nel 70 d.C. Dio cancellò Gerusalemme, la cancellò completamente.

E così, l’adorazione è l’adorazione di Dio come Spirito; e, in quanto Spirito, Egli è ovunque. Egli è ovunque. E ascoltate questo: Egli è disponibile ovunque per un vero adoratore, ovunque. Egli sta predicendo la fine del sistema cerimoniale, e credo che l’abbia rappresentata in modo meraviglioso mediante un grande evento culminante che ebbe luogo quando Gesù morì sulla croce. Quale fu? Che cosa accadde al velo del tempio? Si squarciò dall’alto in basso, e l’intero sistema ebbe fine. Il luogo santissimo fu esposto. Il sistema cerimoniale terminò. E credo che questo fosse ciò che il nostro Signore aveva realmente in mente quando parlò con questa donna.

In Ebrei 10 versetto 19, nel linguaggio di questo meraviglioso libro, è grazie a ciò che Cristo ha fatto che abbiamo un nuovo tipo di adorazione. Questo è meraviglioso. Il capitolo 10 dice, al versetto 4: “È impossibile che il sangue di tori e di capri tolga i peccati”. Il sistema sacrificale non poteva farlo. Non poteva assolutamente farlo. Ma amo queste parole, versetto 12: “Ma quest’uomo”, vedete, il versetto 11 dice: “Quei sacerdoti offrono ripetutamente gli stessi sacrifici, che non possono mai togliere i peccati. Ma quest’uomo, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati per sempre, si è seduto alla destra di Dio”. Che cosa significa che si è seduto? Significa che si è seduto perché la Sua opera era che cosa? Compiuta. E il versetto 14: “Poiché con un’unica offerta Egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati. E questo è il nuovo patto”, dice il versetto 16, “questo è il patto del quale Dio disse: scriverò le Mie leggi nei loro cuori. Non Mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità. Ora, dove vi è questo genere di remissione totale, non vi è più bisogno di alcun’altra offerta”. Giusto? Così, il sistema sacrificale terminò quando Cristo morì. Egli rese perfetta ogni cosa.

Versetto 19: “Avendo dunque”—dunque? A che cosa serve quel “dunque”? Serve a introdurre il passaggio. A motivo di ciò che Cristo ha fatto, “Fratelli, avendo piena libertà di entrare nel luogo santissimo”—oh, pensateci, un Giudeo non si sarebbe neppure avvicinato al luogo santissimo, per paura di morire. Egli dice: entrate pure. Ora, osservate questo, versetto 20: “Per una via nuova e vivente”. Non la via morta degli animali morti, non l’antica via delle cerimonie, ma una via nuova e vivente, “che Egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la Sua carne. E avendo un Sommo Sacerdote sopra la casa di Dio, accostiamoci”. Non è meraviglioso? Accostiamoci.

Vedete, è ancora una volta grazie all’opera di Cristo sulla croce che noi diventiamo un popolo di adoratori. Non è sul monte Garizim. Non è a Gerusalemme. Quegli antichi sistemi cerimoniali sono scomparsi, ed oggi non vi è alcun posto per uno speciale sacerdozio elitario. Ed oggi non vi è alcun posto per altari, messe sacrificali, candele accese ed incenso fumante. Questo è giudaismo e paganesimo trascinati nel cristianesimo, ignorando la via nuova e vivente ed il sacerdozio di tutti i credenti. Quel sistema è finito.

Così il nostro Signore dice: ascolta, signora, non è il luogo dell’adorazione. Non è il luogo dell’adorazione. Il punto è chi adori. Giusto? Il punto è chi adori. E, prima di tutto, adori Dio come Spirito. Egli è Spirito.

E le persone dicono sempre: ebbene, che dire di quando la Bibbia dice che il braccio del Signore non è troppo corto per salvare, che i Suoi occhi percorrono tutta la terra, che il Signore non è sordo e può udire, che stende il Suo braccio destro, e così via? Questo è ciò che viene chiamato antropomorfismo; significa parlare di Dio in termini umani, fisici, altrimenti non potremmo mai comprendere ciò di cui si sta parlando, perché l’unica cosa che riusciamo a concepire è che, se qualcuno vede, deve avere degli occhi. Giusto? Voglio dire, se la Scrittura dicesse: “Dio osserva la terra con i Suoi… chissà cosa”, non capireste di che cosa sta parlando. Perciò dice “occhi”, perché voi comprendete che gli occhi vedono. Per questo alcune persone pensano che Dio sia un uomo. Si sbagliano. Sapete, la Bibbia dice anche che Egli ci copre con le Sue piume. Alcuni potrebbero concludere che sia un uccello. E se portate questo ragionamento abbastanza lontano, finiranno per confondersi, perché a volte Egli è un leone ed a volte è un agnello. Ed a volte è un giglio. Sono semplicemente espressioni antropomorfiche.

Voi dite: ebbene, John, voglio dire, come puoi affermare che Dio doveva essere adorato spiritualmente in ogni luogo, quando avevano il tempio? Ascoltatemi: il tempio era soltanto un segno visibile della presenza di Dio in un luogo preciso, destinato a incoraggiare una vita di adorazione. Comprendete questo? Se non comprendete questo, perdete completamente il significato del tempio. I templi sono simboli, non realtà. Ebbene, voi dite, la gloria Shekinah di Dio non dimorava forse fra le ali dei cherubini, sopra il propiziatorio, sull’arca del patto, nel luogo santissimo? Certamente. Ma pensate forse che Dio fosse soltanto lì e che quello fosse tutto ciò che Egli era? Che si trovasse proprio lì dentro? Che rimanesse semplicemente in quella piccola tenda? No. Quello era un simbolo della Sua presenza. E soltanto i Giudei ignoranti confinavano realmente Dio esclusivamente nel tempio.

Gli Assiri chiamavano il Dio d’Israele il Dio dei monti, perché i loro dèi erano gli dèi delle valli. E pensavano che il Dio degli Israeliti vivesse sui monti e che i loro dèi vivessero nelle valli. Ed alcuni pagani pensavano che i loro dèi vivessero nei boschi sacri, preparati appositamente per loro. Il nostro Dio è sempre stato Spirito ed è presente in ogni luogo. E l’unica ragione per cui esisteva un tempio era quella di stimolare l’adorazione a Lui in ogni luogo. Egli può manifestarSi in un luogo. Può rivelarSi in un luogo. Per esempio, molto spesso Dio incontrava uno dei patriarchi in un luogo particolare, ed il patriarca vi costruiva un altare, non è vero? Ma il fatto che Dio fosse in un determinato luogo, in un determinato momento e per una ragione particolare, non significa che nello stesso momento non fosse presente anche in ogni altro luogo. No, il tempio aveva semplicemente lo scopo di stimolare una vita di adorazione a Lui. Perciò non è dove adorate. Non è neppure quando adorate. Infatti, l’apostolo Paolo dice: voglio semplicemente dirvi che non avete più bisogno di noviluni, giorni di festa, sabati e tutte queste cose—Galati 4:10, Colossesi 2:16—non è questo il punto. Dio è Spirito e deve essere adorato in modo spirituale.

E così, amati, torniamo semplicemente a queste verità fondamentali, ed io mi fermerò a questo punto. Ma credo che moltissimi di noi pensino che tutto ciò di cui siamo veramente responsabili sia adorare Dio quando veniamo qui. Non è così. E credo che questa mattina abbiamo affrontato questo punto, spero, in modo sufficiente. Ma l’adorazione non è qualcosa che avviene semplicemente perché vi trovate in questo luogo. Ora, noi cerchiamo di sottolinearlo evitando di riempire questo luogo di una quantità di oggetti sacri appesi dappertutto, di una quantità di simboli di ogni genere, vetrate colorate e tutte quelle cose, così che voi non pensiate che questo sia il luogo in cui Dio abita. Egli non abita qui. Non potete confinare qui la vostra adorazione. Sì, Dio è presente in modo particolare in mezzo al Suo popolo, e approfondiremo questo punto man mano che proseguiremo, e vi mostrerò alcune cose che credo siano veramente entusiasmanti. Fra un paio di settimane. Ma noi non veniamo qui semplicemente perché Dio è qui e qui adoriamo Dio. Dio è ovunque e noi dobbiamo adorarLo ovunque. Per questo ho detto questa mattina che dovete vivere una vita di adorazione, e poi, quando vi riunite con il Suo popolo, la lode sgorga da una vita di adorazione. Dio è Spirito e noi dobbiamo adorarLo come Spirito. Chiniamo insieme il nostro capo in preghiera.

Signore, queste sono verità così grandi e sembrano andare tanto al di là di ciò che le nostre piccole menti riescono a comprendere. E, Signore, sembra che non riusciamo sempre a esprimere tutto ciò che abbiamo nel cuore, ma Ti ringraziamo per ciò che ci hai rivelato. Noi vogliamo veramente adorarTi. Non vogliamo concentrarci sui simboli, ma sulla realtà, sul Dio vivente, sullo Spirito vivente. Vogliamo adorare il glorioso Spirito, il Dio vivente ed eterno. E fa’ che ricordiamo che Tu sei ovunque. Non possiamo sfuggirTi. Sarebbe più comodo poterti relegare in un luogo, così da entrare alla Tua presenza quando lo desideriamo e uscirne quando preferiamo starne lontani. Ma noi siamo sempre alla Tua presenza. Fa’ che possiamo adorarTi veramente. La nostra adorazione, dunque, o Dio, è esclusiva. Come disse il nostro Signore: “Adoriamo Te e soltanto Te”. Ed è, in un certo senso, inclusiva; vale a dire, avviene in ogni luogo, in ogni momento, poiché siamo continuamente e sempre alla Tua presenza. Come disse Paolo: “Tu sei Colui nel quale viviamo, ci muoviamo ed abbiamo il nostro stesso essere”. E così, Padre, fa’ che possiamo adorarTi, senza confinarTi a tempi e luoghi, ma adorandoTi come lo Spirito vivente ed eterno, sapendo che siamo stati redenti per adorare, senza rinnegare lo scopo per cui Cristo è morto: renderci veri adoratori, poiché tali adoratori cerca il Padre. Amen.

FINE

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