Grace to You Resources
Grace to You - Resource

Il nostro testo per questa mattina è ancora una volta Giovanni capitolo 4, e vorrei leggere i versetti dal 20 al 24, una meravigliosa conversazione tra la donna samaritana ed il nostro Signore riguardo al tema dell’adorazione. Ella parla al versetto 20.

“I nostri padri hanno adorato su questo monte; e voi dite che Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare. Gesù le disse: Donna, crediMi, viene l’ora in cui non adorerete il Padre né su questo monte né a Gerusalemme. Voi adorate ciò che non conoscete; noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché tali sono gli adoratori che il Padre cerca. Dio è Spirito; e quelli che Lo adorano devono adorarLo in spirito e verità”.

Ora, come abbiamo notato nei nostri studi precedenti sul tema dell’adorazione, questo passo ci presenta forse il più grande insegnamento del Nuovo Testamento su questo argomento. In una forma o nell’altra, il termine “adorazione” compare dieci volte in questi pochi versetti. Ed è assolutamente essenziale comprendere le sfumature, le interpretazioni ed i significati dei suoi diversi usi in questo passo. Non soltanto perché si trova nella Parola di Dio, il che dovrebbe essere una ragione sufficiente; non soltanto perché è stato pronunciato dal nostro Signore, il che dovrebbe essere anch’esso sufficiente; ma perché credo che metta a fuoco un problema molto serio nella chiesa di oggi.

Come ho cercato di sottolineare a voi ed anche ad altri, recentemente, mentre viaggiavo, credo veramente che nella chiesa di Gesù Cristo di oggi non venga riconosciuta alla questione dell’adorazione la centralità che merita. In moltissimi casi, la chiesa non concentra la propria attenzione sull’adorazione in quanto tale. E Tozer, appartenente ad una generazione passata, disse: “L’adorazione è il gioiello mancante nella chiesa evangelica”.

E se questo era vero ai suoi tempi, è altrettanto vero, o forse ancora più vero, ai nostri giorni. Nelle ultime due settimane ho condiviso con altri, con i quali ho trascorso del tempo, il pensiero che nella chiesa americana del ventesimo secolo non sappiamo come adorare, ed è stato meravigliosamente incoraggiante sentirli affermare che anche loro sono d’accordo.

E così stiamo chiamando la nostra chiesa e stiamo chiamando il popolo di Dio ad un giusto impegno verso l’adorazione. Nel fare questo, abbiamo scelto questo passo come testo fondamentale; ma, se ricordate da dove abbiamo cominciato il nostro studio, abbiamo percorso tutta la Scrittura cercando di mostrare quanto frequentemente si parli dell’adorazione nella Parola di Dio.

Credo che tutto possa essere riassunto dalle parole del nostro Signore Gesù in Matteo 4:10, dove Egli dice: “Adora il Signore Dio tuo e servi a Lui soltanto”. Gesù Cristo chiama l’uomo ad adorare. Abbiamo visto in Romani capitolo 1 che la definizione fondamentale di un non credente, di un pagano, di una persona non rigenerata, di una persona senza Dio, è che si tratta di qualcuno che rifiuta di adorare Dio. Abbiamo visto anche in Filippesi 3:3 che la definizione fondamentale del cristiano è quella di una persona che adora Dio. Quindi, la questione è l’adorazione.

Viviamo in un mondo di persone che non vogliono adorare Dio. E noi che conosciamo Gesù Cristo siamo i “veri adoratori”. E al versetto 23 dice: “Sono tali persone che il Padre cerca”. Perciò l’adorazione, in realtà, è lo scopo della redenzione. L’adorazione non è una sorta di argomento secondario. È lo scopo stesso dell’atto redentivo di Dio in Cristo. Dio stava trasformando uomini che non Lo adoravano in veri adoratori. E dunque, se noi che siamo stati redenti siamo i veri adoratori, quanto autentica dovrebbe essere la nostra adorazione? Eppure abbiamo perduto gran parte del significato della vera adorazione. Ed è per questo che in questi giorni stiamo condividendo queste verità sull’argomento.

Ora, il primo punto che volevamo considerare nel testo è l’importanza dell’adorazione, l’importanza dell’adorazione. E l’abbiamo vista al versetto 23: “Il Padre cerca veri adoratori”. Questo la rende importante. Questo la rende la cosa più importante nell’esistenza umana: adorare Dio. E abbiamo esaminato ogni genere di informazione biblica per ottenere una chiara comprensione di quanto sia realmente importante l’adorazione. Ci viene comandata. Lo abbiamo visto. È il tema della storia della redenzione, dall’eternità all’eternità. Il destino di ogni essere umano è legato all’adorazione. La Scrittura è colma di riferimenti all’adorazione. E siamo convinti della sua assoluta importanza.

Infatti, se leggete Isaia 66:23, che conclude quella grande profezia, scoprirete che ogni cosa si risolve in una comunità di adoratori. Lì si dice che nei nuovi cieli e nella nuova terra “tutti adoreranno Dio”. Ed è questa la direzione verso cui procede la storia. Cominciò così, quando Dio creò l’uomo perché Lo adorasse. L’uomo cadde, ed il processo di restaurazione è in corso per trarre dalla società umana un residuo che, per tutta l’eternità, insieme ai santi angeli, adorerà Dio.

E leggiamo in Ebrei 10, naturalmente, che il Signore Gesù Cristo ci ha redenti e che, redimendoci, ha aperto una via d’accesso mediante la quale possiamo entrare alla presenza di Dio per adorarLo. Dobbiamo accostarci con piena libertà ed adorare.Chi è Colui che adoriamo? Vedete, l’adorazione in sé non è sufficiente. Per quanto sia importante, non basta semplicemente adorare. L’oggetto dell’adorazione deve essere compreso molto chiaramente. In tutto il mondo vi sono persone che adorano, e ve ne sono state lungo tutta la storia umana. Tuttavia, non adorano l’oggetto giusto. E, considerando questi versetti, ci è stato insegnato molto chiaramente che vi è un solo oggetto dell’adorazione. Ripetutamente il testo dice: “Adorate il Padre, adorate il Padre, adorate il Padre. Adorate Lui”. E poi, al versetto 24, dice: “Dio è Spirito”.

Colui che dobbiamo adorare, dunque, ci viene definito mediante due termini: Spirito e Padre. “Spirito” parla della Sua natura essenziale. Quanto alla Sua natura essenziale, Egli è Spirito. “Padre” parla della Sua relazione essenziale. E approfondiremo questo aspetto in un secondo momento. Ma questa mattina voglio parlare ancora un po’ dell’adorare Dio come Spirito.

Il Catechismo minore—alcuni di voi lo ricorderanno, se da giovani avete studiato il catechismo—dice: “Dio è Spirito, infinito, eterno ed immutabile nel Suo essere”. E la Bibbia ci insegna che “Dio è Spirito”. Dio non è una persona nel senso limitato in cui lo siamo noi, confinati in un luogo e in una forma. Dio è privo di una forma così come noi la conosciamo, una forma corporea, umana, fisica e limitante. Dio è uno Spirito eterno ed onnipresente. Non è confinato ad alcun luogo né ad alcun tempo.

Perciò tutte le divinità delle nazioni, rappresentate come una roccia, un’immagine scolpita, qualcosa d’argento o d’oro, un albero, un fiume, una montagna, una stella, la luna o il sole, non sono Dio, perché Dio non è limitato né confinato ad alcuno degli elementi che Egli ha creato. Dio è Spirito. E, miei cari, questa è la base di ogni comprensione dell’adorazione.

Ciò che questo ci dice è che, se Dio è Spirito ed è ovunque in ogni momento, allora dobbiamo adorarLo in ogni luogo ed in ogni momento. Comprendete questo? Non possiamo permetterci di concepire Dio come un essere che dimora in un edificio nel quale ci rechiamo per adorarLo la domenica, e soltanto la domenica. Dio è un essere spirituale. Non può essere rinchiuso né rappresentato da alcuna immagine.

Infatti, questo era il primo comandamento che abbiamo visto, non è vero? Nessuna immagine scolpita. Nessuna raffigurazione di Dio. Egli deve essere concepito come Spirito. Ora, voi dite: “Ebbene, John, che dire del tempio? E che dire del luogo santissimo, dove la gloria Shekinah dimorava fra le ali dei cherubini? Questo non significa forse che Dio viveva nel tempio, che Dio viveva nel tabernacolo, e non veniva forse chiamato la casa di Dio?” Ebbene, in un senso davvero unico, la presenza di Dio era lì. Questo è vero. Ma non in un senso limitante.

Egli era ovunque, così come era lì, ma lì era presente in modo particolare, e vi mostrerò perché. Il tempio, il tabernacolo, il luogo santo, il luogo santissimo e tutte quelle cose sono simboli. L’intero sistema cerimoniale è simbolico. Era un simbolo che parlava di una realtà più grande. Era lì affinché gli uomini potessero percepire Dio mediante il simbolo, non come punto finale, ma come punto iniziale della loro comprensione.

Per esempio, noi veniamo alla Cena del Signore e diciamo che il Signore è presente con il Suo popolo alla Sua mensa; e diciamo che, mentre prendiamo parte al calice, è con il sangue di Cristo che abbiamo comunione; mentre prendiamo parte al pane, è con la carne di Cristo che abbiamo comunione. E vi è un senso reale nel quale quei simboli sono elementi che ci spingono all’adorazione. Ma il loro scopo non è quello di essere l’inizio e la fine dell’adorazione, bensì di stimolare una vita di adorazione. Così guardiamo oltre il simbolo, verso la realtà del Dio vivente.

Forse possiamo illustrarlo chiaramente mediante Atti capitolo 7. Qui Stefano sta predicando un grande sermone nel quale ripercorre gran parte della storia del popolo di Dio. Ed al versetto 46 arriva a parlare della casa che fu costruita per Dio, e al versetto 47 dice: “Salomone costruì una casa a Dio”. Ora, il fatto che Salomone avesse costruito per Dio un grande tempio non significava che Dio fosse perciò confinato a quel tempio, come voi ed io potremmo essere confinati in una casa.

Perché il versetto 48 dice che, per il solo fatto che vi fosse un tempio, per quanto meraviglioso e magnifico fosse, “l’Altissimo non abita in templi fatti da mani d’uomo”. Infatti, al versetto 49 il profeta dice: “Il cielo è il Suo trono e la terra è lo sgabello dei Suoi piedi; quale casa potreste costruire per contenere un Dio simile?” Dove potreste preparare un luogo nel quale un Dio simile possa sedersi e riposare? Egli è troppo vasto, troppo infinito per essere contenuto in una casa. Infatti, Egli ha creato ogni cosa e riempie ogni cosa.

Ora, soltanto un Giudeo ignorante avrebbe pensato che Dio fosse limitato al tempio. Un Giudeo che comprendeva sapeva che quello era soltanto un simbolo in mezzo al popolo, un promemoria della presenza eterna del Dio eterno ed onnipresente. Infatti, essi lo sapevano fin dal principio, non è vero? In Deuteronomio 6, quando fu loro insegnata la verità più fondamentale di tutta la loro religione: “Il Signore, il nostro Dio, è un solo Dio”. E poi Dio disse loro: “Ripetete queste parole e parlatene quando vi sedete, quando vi alzate, quando vi coricate e quando camminate per via”. In altre parole, non importa dove vi troviate o che cosa stiate facendo, dovete essere coscienti e consapevoli dell’unico Dio eterno, vivente e santo.

Il tempio era soltanto un promemoria. Il sistema sacrificale ed il sistema cerimoniale servivano soltanto a stimolare la coscienza, affinché gli uomini rivolgessero il proprio cuore al Dio vivente e vero, così che da quel simbolo scaturisse la realtà di una vita consacrata all’adorazione di Dio. Non doveva mai essere il fine, ma soltanto il mezzo.

In Atti 17:24, mentre Paolo parla ai filosofi di Atene, dice: “Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo; e non è servito dalle mani degli uomini”. In altre parole, non potete confinarLo. Non potete limitarLo. Egli è Spirito, il Dio la cui presenza abbraccia tutto il tempo, tutto lo spazio, l’infinito e l’eternità. E deve quindi essere adorato in ogni momento ed in ogni luogo da ogni persona.

Gli Assiri chiamavano il Dio d’Israele “il Dio dei monti”. E questo rifletteva la loro prospettiva idolatra, perché i loro dèi erano gli dèi delle valli. Avevano costruito dei boschi sacri per i loro dèi nelle valli e ritenevano che i loro dèi fossero confinati a quei boschi; perciò i loro dèi erano gli dèi delle valli, mentre gli dèi d’Israele erano gli dèi—o meglio, il Dio—dei monti. Ma questa è una prospettiva pagana. E può darsi che persino i Samaritani fossero un po’ confusi su questo punto, perché avevano circoscritto la loro adorazione al monte Garizim, pensando che forse Dio si trovasse lì. Ma Dio è Spirito ed ha sempre voluto essere adorato nella pienezza della Sua presenza spirituale.

In Geremia 7, mentre Geremia parla a quel popolo peccatore, il Signore gli affida un messaggio, e lo troviamo al versetto 21: “Così dice il Signore degli eserciti, il Dio d’Israele: Aggiungete pure i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne. Poiché Io non parlai ai vostri padri e non diedi loro alcun comando, quando li feci uscire dal paese d’Egitto, riguardo agli olocausti ed ai sacrifici”. In altre parole, Egli dice: “Mettete da parte tutto questo. Non era questo ciò che cercavo. Quello era soltanto un simbolo della realtà. Questo è ciò che ho comandato: Ubbidite alla Mia voce, ed Io sarò il vostro Dio e voi sarete il Mio popolo; camminate in tutte le vie che vi ho comandato, affinché siate felici”. Dio dice: “Non era il rito in sé e per sé. Era soltanto un simbolo destinato a farvi ricordare la Mia presenza, un promemoria visibile”.

Ma con il pieno manifestarsi del nuovo patto, persino questo viene messo da parte. E in Giovanni 4:21 troviamo il Signore Gesù che dice qualcosa di molto importante: “Donna, crediMi, l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre”. Nel nuovo patto giunse la fine dei simboli cerimoniali. Giunse la fine del simbolo del tempio. Giunse la fine di quella identificazione fisica. Ed il nuovo tempio divenne il credente, nel quale dimora lo Spirito vivente di Dio. E fu lo Spirito di Dio stesso a suscitare la vera adorazione. Non più un simbolo esteriore, ma una realtà interiore.

E noi che apparteniamo al nuovo patto, possedendo lo Spirito di Dio ed essendo insieme il tempio vivente nel quale dimora lo Spirito di Dio, troviamo interiormente lo stimolo alla vera adorazione che essi trovavano esteriormente mentre erano accampati attorno al tabernacolo. E così Dio deve essere adorato come Spirito vivente: dovunque, in ogni luogo, in ogni momento, da ogni persona.

E dunque, quando diciamo che la caratteristica fondamentale della vita cristiana è una vita di adorazione, intendiamo esattamente questo. L’adorazione è il punto fondamentale. “Noi siamo quelli che adorano Dio”, dice Paolo, che si rallegrano in Cristo e non ripongono alcuna fiducia nella carne. Noi siamo i veri adoratori.

Ora, se dobbiamo adorare Dio come Spirito—e voglio soffermarmi su questo ancora sotto un altro aspetto—se dobbiamo adorare Dio come Spirito, allora dobbiamo prima di tutto definire la Sua natura. Potremmo dire: “Ebbene, io adoro Dio e penso che Dio sia... vediamo un po’... penso che sia una specie di brava persona lassù, e che sia fatto in questo o in quel modo”. E qualcun altro potrebbe dire: “Ebbene, no, io penso che sia una specie di filosofo benevolo”. Un altro ancora potrebbe dire: “Ebbene, no. Io penso che sia questo genere di Dio”. E potreste inventare qualsiasi forma desideriate.

Perciò è importante che adoriamo il Dio che è Spirito secondo il modo in cui Egli viene rivelato nella Scrittura. E credo che possiamo riassumere tutto con una sola parola—una sola parola—e credo che sia la parola che più di ogni altra riassume la natura di Dio: Egli è santo. Egli è santo. E quando adoriamo Dio, dobbiamo adorarLo come il Dio santo. Questa è la Sua assoluta alterità, ciò che Lo distingue radicalmente dalla creatura umana. Egli è santo, senza difetto, senza errore, senza peccato, senza alcuno sbaglio, pienamente giusto, assolutamente santo.

E, miei cari, permettetemi semplicemente di suggerirvi che questa è la comprensione fondamentale della vera adorazione: Dio è santo. E credo che oggi vi siano molti sforzi ben intenzionati e molta presunta adorazione che, in realtà, non considera Dio come santo e, perciò, viene meno. Si cantano molte belle canzoni, si provano bei sentimenti, si formulano bei pensieri e si esprimono belle emozioni, ma senza che tutto questo sia radicato nella santità di Dio. E così tutto questo può essere poco più di un esercizio emotivo che vi fa sentire bene. Dio deve essere considerato santo.

Ora, credo che questo possa essere riassunto nel modo migliore dalle parole del Salmo 96, uno dei grandi Salmi che ci chiamano all’adorazione. E sotto molti aspetti è molto simile a 1 Cronache capitolo 16. Ma dice che dobbiamo “cantare al Signore”. Dobbiamo “benedire il Suo nome”. Dobbiamo “annunziare la Sua salvezza”. Dobbiamo “proclamare la Sua gloria fra le nazioni e le Sue meraviglie fra tutti i popoli. Egli è grande e degno di somma lode; Egli deve essere temuto più di tutti gli dèi. Splendore e maestà sono davanti a Lui; forza e bellezza sono nel Suo santuario”. E poi, al versetto 7: “Date al Signore gloria e forza. DateGli gloria; portate un’offerta ed entrate nei Suoi cortili”. È tutta adorazione.

Poi arriviamo a questa dichiarazione fondamentale del versetto 9, e qui viene precisato l’atteggiamento, o la prospettiva, dell’adorazione: “Adorate il Signore nello splendore della”—che cosa?—“santità”. E poi viene aggiunto: “Tremate davanti a Lui”. Non potete mai comprendere la santità senza il timore. Perché, se concepite Dio come assolutamente santo, la conseguenza sarà che vedrete voi stessi come assolutamente impuri, e vi sarà un senso di timore. Perché un Dio santo ha il diritto di reagire santamente contro una creazione impura. Così il vero spirito dell’adorazione è un senso travolgente della nostra impurità alla presenza di un Dio santo.

Ora, voglio rafforzare questo concetto nel vostro pensiero riportandovi su un terreno che già conoscete, ma non posso insegnare questa serie e tralasciare questo punto; perciò guardate Isaia capitolo 6. Il concetto che stiamo cercando di comprendere è quello di adorare Dio con santità e timore. Non è soltanto nell’Antico Testamento. Ebrei 12:28 dice di adorare Dio “in modo accettevole, con riverenza e santo timore, perché il nostro Dio è un fuoco consumante”. Dunque, è anche nel Nuovo Testamento.

Ma in Isaia 6, Isaia va ad adorare il Signore ed entra nel tempio. Il re Uzzia è morto dopo cinquantadue anni sul trono. Siamo intorno al 740 a.C., soltanto pochi anni prima che il regno settentrionale venga condotto in cattività come giudizio per il suo peccato. Isaia vede la rovina del suo popolo. Percepisce il problema nella sua nazione e si precipita alla presenza di Dio per adorare.

Ed al versetto 1 ha una visione di Dio, nella quale Dio è innalzato maestosamente, circondato dai serafini, che sono i custodi della santità di Dio. Due delle loro ali vengono usate per il servizio e quattro vengono usate per l’adorazione, dandoci così un’indicazione della priorità dell’adorazione. Persino loro adorano Dio. Gridano l’uno all’altro e dicono questo: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti; tutta la terra è piena della Sua gloria”.

E qui troviamo nuovamente la più magnifica definizione della diversità di Dio, dell’unicità di Dio. Egli è santo. Egli è santo. E mentre Isaia adora Dio, percepisce la Sua santità. E questa è la prospettiva giusta: Dio possiede una santità che Lo spinge a reagire contro il peccato.

E qual è la risposta di Isaia? Versetto 5: “Allora dissi: Guai a me! Io sono distrutto”—mi sto disgregando, sto andando in pezzi, mi sto sgretolando. E la parola resa con “guai” esprime una maledizione: “Sono maledetto”. È sopraffatto dalla propria peccaminosità. Dice: “Sono un uomo dalle labbra impure e dimoro in mezzo ad un popolo dalle labbra impure”. Tutto ciò che riesce a vedere è il proprio peccato, eppure egli ha le labbra migliori fra tutti loro; ma, in confronto a Dio, non riesce a vedere alcuna bontà in se stesso. E la ragione per cui tutto questo appare in modo così evidente si trova alla fine del versetto 5: perché ha “visto il Re, il Signore degli eserciti”.

Ora, forse voi non avrete una visione come questa, e neppure io. Ma, nondimeno, la lezione rimane vera: quando entriamo alla presenza di Dio, se vediamo veramente Dio, Lo vediamo come “santo, santo, santo”. E così ci troviamo davanti al senso della nostra assoluta impurità.

Se non avete mai adorato Dio con uno spirito rotto e contrito, allora non avete mai veramente adorato Dio. Perché questa è la risposta giusta quando si entra alla presenza del Dio santo. La santità suscita timore. Isaia aveva paura. Perché aveva paura? Perché sapeva che un Dio santo aveva ogni diritto di reagire contro un peccatore impuro. Sapeva che Dio aveva ogni diritto di giudicarlo. Dio aveva ogni diritto di togliergli la vita in quello stesso istante.

E credo che il mio cuore sia preoccupato perché oggi, nella nostra società, vi è molta leggerezza nell’entrare alla presenza di Dio; Siamo arrivati a pensare a Dio con estrema superficialità. Dio è diventato così umano, così amichevole, quasi fosse un nostro compagno, che non comprendiamo più l’intera prospettiva della Sua assoluta santità, che Egli è un fuoco consumante, che prova una santa indignazione contro il peccato. E se ci precipitiamo con leggerezza alla Sua presenza senza aver messo ordine nella nostra vita mediante il ravvedimento, la confessione e la purificazione operata dallo Spirito, allora siamo esposti al giudizio che la Sua santità esige. È soltanto per la Sua grazia che respiriamo ancora, non è vero? Perché Egli avrebbe ogni ragione di toglierci la vita, poiché il salario del peccato è la morte.

E così Isaia ha l’unica reazione che un vero adoratore potrebbe mai avere nella vera adorazione: un’umile e profonda contrizione, un cuore spezzato. Vede se stesso come un peccatore. E nel mezzo del suo ravvedimento, nel mezzo della sua confessione, l’angelo viene con un carbone ardente, lo purifica, e Dio dice: “Sei tu quello che manderò come Mio inviato”. E vi è una comunione meravigliosa. Vi è una meravigliosa intimità. Vi è una meravigliosa unione fra Dio ed il vero adoratore mediante la confessione del peccato e la purificazione delle sue labbra. E così questo è realmente lo spirito della vera adorazione. Vedete la santità di Dio e siete sopraffatti dalla vostra stessa impurità.

Ora, guardate con me per un momento un passo che credo sia stato, in un certo senso, trascurato in mezzo a tutto il resto, 2 Timoteo 2:22. Paolo sta scrivendo a Timoteo e, naturalmente, lo sta istruendo su come essere un uomo devoto, un fedele servitore del Signore Gesù Cristo. E gli indica tutte le cose necessarie per custodire la propria vita affinché possa essere utile, e gli parla dell’essere “un vaso ad onore, santificato, utile al servizio del Maestro, preparato per ogni buona opera”, in 2 Timoteo 2:21.

E poi, in 2 Timoteo 2:22, dice: “Fuggi le passioni giovanili e ricerca la giustizia, la fede, l’amore, la pace”—e poi questa dichiarazione—“insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro”. Qui troviamo una meravigliosa comprensione della vera adorazione. È invocare il Signore con un cuore puro. E non è che il nostro cuore sia puro per nostra decisione o mediante qualche nostro espediente; è che il nostro cuore viene purificato mediante la confessione ed il ravvedimento che Isaia sperimentò quando si trovò davanti ad un Dio santo.

Così, il vero adoratore è prima di tutto consapevole della propria impurità. E se percorrete l’Antico Testamento, come abbiamo fatto in precedenza studiando Matteo, permettetemi semplicemente di rinfrescarvi la memoria. Ogni volta che il popolo di Dio incontrava Dio, vi era una reazione terrificante. Provavano paura. Si sentivano intimiditi. Sentivano che la loro vita era in pericolo, perché sapevano di essere peccatori alla presenza di un Dio santo.

E Giobbe, che pensava di conoscere Dio, che probabilmente pensava di adorare Dio nel modo in cui Dio voleva essere adorato, quando ebbe attraversato quell’incredibile pellegrinaggio e giunse alla fine, e vide realmente Dio come il sovrano e santo Signore dell’universo, disse: “Ora il mio occhio Ti vede, e mi pento sulla polvere e sulla cenere”. Ancora una volta, sopraffatto dalla propria peccaminosità. Manoah, il padre di Sansone, in Giudici 13:22 grida: “Noi moriremo sicuramente”, perché aveva visto la santità di Dio.

E vi fu Abacuc che, quando comprese realmente la presenza di Dio, cominciò a tremare al punto che le sue gambe battevano l’una contro l’altra. E vi fu il residuo restaurato che, quando udì la santa Parola di Dio proclamata da Aggeo, fu preso dal terrore nel proprio cuore.

Guardate con me soltanto un’altra illustrazione, nel capitolo 9 di Esdra. Esdra viene davanti al Signore, e qui vedete lo spirito di un cuore spezzato e contrito, che è lo spirito del vero adoratore. Versetto 5: “Al momento del sacrificio della sera”—dunque, è il momento dell’adorazione. È il momento ufficiale dell’adorazione. È il momento di venire davanti a Dio per il sacrificio della sera. “Mi alzai”—dice—“dalla mia umiliazione, con la veste ed il mantello strappati, caddi in ginocchio e stesi le mani verso il Signore”.

Ora, ecco un uomo di Dio in un atto di adorazione: prostrato, con le vesti strappate, oppresso; ed ecco l’atteggiamento della sua adorazione. “E dissi: O mio Dio, mi vergogno e arrossisco al pensiero di alzare il volto verso di Te, mio Dio”. Questo ci ricorda, non è vero, il pubblicano che si batteva il petto e non osava neppure alzare gli occhi al cielo? “Poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate al di sopra del nostro capo e la nostra colpa è cresciuta fino al cielo”. Sappiamo che arriva fino a Te. Sappiamo che Tu sai che siamo peccatori.

E poi continua descrivendo il peccato. E poi parla della grazia di Dio. Al versetto 8 dice: “Per un breve momento ci è stata mostrata grazia da parte del Signore, nostro Dio, e Tu ci hai dato un piolo”. Ci hai dato la vita. Ci hai dato un luogo dove piantare una tenda. Ci hai permesso di sopravvivere, nonostante ciò che abbiamo fatto.

E alla fine, al versetto 15: “O Signore, Dio d’Israele, Tu sei giusto, poiché siamo rimasti come un residuo scampato, come si vede oggi; eccoci davanti a Te con le nostre colpe, poiché a causa di esse non possiamo stare alla Tua presenza”. È semplicemente spezzato a causa del peccato. E al versetto 1 del capitolo 10 prega, confessa, piange e si getta a terra davanti alla casa di Dio. E il popolo si raduna attorno a lui e versa lacrime di ravvedimento.

Ora, questo è il cuore del vero adoratore. Entrare alla presenza di Dio con timore. Entrare alla presenza di Dio sapendo che Dio ha il diritto di togliervi la vita, anche se siete Suoi figli, anche se siete stati redenti dal sangue di Gesù Cristo; vi è un senso nel quale Dio conserva il diritto di punire il peccato. E nel Nuovo Testamento Egli dice riguardo a coloro che Gli appartengono che disciplina e flagella ogni figlio.

Quando il nostro Signore camminava sulla terra, le persone avevano paura di Lui. Io penso sempre ai discepoli, che furono terrorizzati quando compresero che Dio era nella loro barca. Sapete, Egli calmò la tempesta in Marco 4, e il testo dice che “furono presi da grande timore”. È molto peggio avere Dio nella vostra barca che avere una tempesta fuori dalla vostra barca, perché dovete affrontare la santità di Dio manifestata in quella straordinaria potenza. E dissero: “Chi è dunque Costui, al quale persino il vento ed il mare ubbidiscono?”

E quando Gesù mandò i demoni nella mandria di porci ed essi si precipitarono nel lago ed annegarono, la gente accorse e Lo supplicò di lasciare il loro territorio. Egli li terrorizzava. Li gettava nel panico. Avevano paura.

E Pietro, quando in Luca 5 stava pescando e non riusciva a prendere nulla, ed il Signore disse: “Ora cala le reti e troverai i pesci”. Ed egli lo fece, e le reti si riempirono di pesci, Pietro guardò il Signore e disse: “AllontanaTi da me”—vattene—“perché sono un uomo peccatore”. Tutto ciò che riusciva a vedere era la propria peccaminosità, quando si trovò davanti alla realtà di un Dio santo.

Gesù aveva questo effetto sulle persone. Le sconvolgeva. Le spaventava. Credo che i Farisei avessero così tanta paura di Lui che questa fu realmente la ragione per cui Lo uccisero. La Bibbia dice che erano stupiti da ciò che insegnava. Erano stupiti da ciò che faceva. Furono presi dal panico quando videro la Sua potenza ed udirono la Sua sapienza. Gesù sconvolgeva le persone. Faceva loro comprendere che Dio era in mezzo a loro, ed esse si trovavano immediatamente davanti alla malvagità del proprio cuore. Ora, il vero adoratore, dunque, si accosterà con questo atteggiamento e con questo spirito. Sarà spezzato a causa della propria peccaminosità. E questo è l’atteggiamento con il quale vi accostate a Dio, che è lo Spirito eterno, che è lo Spirito onnipresente. Se devo vivere una vera vita di adorazione, allora deve essere una vita di umiliazione. Deve essere una vita di contrizione. Deve essere una vita che vede il peccato e lo confessa continuamente. Questa è una vita di adorazione. Non potete semplicemente peccare, peccare e peccare, e poi entrare in chiesa la domenica pensando di adorare il Signore.

Durante questo viaggio ho parlato con un uomo che era venuto a trovarmi. E mi disse: “Sai, ascolto le tue registrazioni. Le ricevo tutte. Studio i tuoi insegnamenti e li apprezzo davvero; ti considero il mio maestro e mi piacerebbe averti come amico”, e così via. E cominciammo a parlare e trascorremmo un paio d’ore con lui—Patricia ed io.

E mi disse: “Sai”, disse, “nella mia vita vi è una situazione estremamente peccaminosa”. E continuò descrivendo una cosa terribile. E disse: “E continuo a vivere costantemente in questo peccato”. Ed io dissi: “Ebbene, non ti disturba?” Ed egli disse: “Sì, mi disturba. Ma non abbastanza da smettere”. E nello stesso tempo continui a studiare la Parola di Dio, e probabilmente pensi di adorare Dio; ebbene, non Lo stai adorando. Ed io dissi: “Non posso avere comunione con te. Non posso essere tuo amico. Devo separarmi da te”. Ed egli disse: “Ebbene, morirei se non potessi pensare che tu sei mio amico”. “Ebbene”, dissi, “non posso esserlo. Perché quella vita non onora Dio”.

Non potete fare questo. Se Dio è Spirito ed è ovunque in ogni momento, deve essere adorato in questo modo; e se, in quanto Spirito, Egli è santo, allora deve essere adorato nello splendore della santità. E questo significa che vivete la vostra vita con un senso di timore, perché sapete che Dio ha ogni diritto di disciplinare la vostra impurità.

Allo stesso tempo, per mantenere l’equilibrio, vivete una vita di ringraziamento, non è vero? Perché Egli non vi dà ciò che meritate. Non ci ha trattati secondo i nostri peccati. Ma sapete, persino questo, in un certo senso, crea un problema. Come abbiamo visto in Romani, ricordate quando abbiamo studiato il secondo capitolo di Romani? Dove dice: “La bontà di Dio ha lo scopo di condurti al ravvedimento”? Ma ciò che accade è che ci abituiamo così tanto a peccare e a farla franca, a peccare ed essere perdonati, che continuiamo semplicemente a peccare. Vedete, quest’uomo era così abituato a commettere quel peccato, e Dio non aveva ancora fatto nulla, che continuava semplicemente a farlo.

E siamo tutti così. Sapete, siamo così abituati alla misericordia, siamo così abituati alla grazia, siamo così abituati al fatto che Dio ci perdoni, che facciamo affidamento su tutto questo e ne abusiamo. E Dio è misericordioso. Sapete, se Dio volesse davvero applicare fino in fondo le esigenze della Sua santità, basterebbe ricordare ciò che ha detto nella Bibbia: “Il salario del peccato è la morte”. Disse ad Adamo: “Nel giorno in cui peccherai, morirai”. Ogni volta che pecchiamo, dovremmo morire. E questo sarebbe perfettamente conforme al Suo carattere santo. Ma Dio è così misericordioso; all’inizio, ogni peccato era un reato punibile con la morte. Nel giorno in cui pecchi, muori. Non disse quale peccato; semplicemente—sapete, in realtà—ti ho dato un’unica proibizione. La infrangi e muori. E poi, con il passare del tempo, Dio naturalmente non tolse neppure la vita ad Adamo ed Eva. Li risparmiò per grazia.

E poi, quando arriviamo al patto mosaico, vi sono circa trentacinque peccati ai quali è assegnata la pena di morte; ma persino in questi casi Dio agì con grazia, e vi furono molte occasioni—per esempio, prendete semplicemente Davide—nelle quali egli commise ripetutamente, ancora ed ancora ed ancora, peccati per i quali era stata prescritta la pena di morte, e Dio fu misericordioso e pieno di grazia e lo perdonò. Vi furono delle conseguenze, ma non la morte. Dio fu misericordioso.

E così Dio Si è mostrato misericordioso, ma questo non significa che Dio non Si preoccupi del vostro peccato. Non significa che possiate precipitarvi alla presenza di Dio con il peccato nella vostra vita. Non significa che possiate abusare di quella misericordia, perché potrebbe venire il giorno in cui Egli agirà contro di voi con giusta indignazione, ed ha ogni diritto di farlo, nei vostri confronti come nei miei. Vedete, ci abituiamo così tanto alla misericordia—come abbiamo sottolineato nel nostro studio di Romani—ci abituiamo così tanto alla misericordia che, quando Dio fa ciò che è giusto, pensiamo che sia ingiusto.

Qualcuno muore. Ebbene, come ha potuto Dio permettere che accadesse? Ebbene, come può il Signore permettere tutti questi problemi? Ascoltate, come potrebbe non permettere che queste cose avvengano, dal momento che siamo peccatori? Vedete, guardiamo le cose al contrario. Le persone leggono l’Antico Testamento e dicono: “Che genere di Dio è quello che permette a quaranta ragazzini di gridare al profeta: ‘Pelato, pelato’, e poi fa uscire un’orsa che li sbrana? Che genere di Dio permette che accada una cosa simile? Che genere di Dio uccide due giovani, Nadab ed Abiu, il giorno della loro consacrazione, soltanto perché si erano un po’ ubriacati ed avevano maneggiato l’incenso nel tempio in modo irriverente, e Dio li uccise?

“Che genere di Dio uccide un uomo che tocca l’arca per cercare di impedirle di cadere da un carro? Che genere di Dio colpisce un uomo con la lebbra, quando era stato un re fedele per cinquantadue anni, soltanto perché era diventato un po’ orgoglioso? Perché Dio fa queste cose? E perché colpisce quest’uomo e non quell’altro? E perché mostra così tanta misericordia e poi, improvvisamente, ecco il colpo? E perché Anania e Saffira morirono? Dopo tutto, avevano dato un’offerta al Signore. Semplicemente, non corrispondeva a ciò che avevano dichiarato di voler dare. Voglio dire, perché dovevano morire per questo?”

Non è questa la domanda. La domanda è: quando voi avete fatto una cosa simile, avete promesso qualcosa al Signore e poi non l’avete mantenuta, perché siete rimasti in vita? Questa è la domanda. Vedete? La domanda non è: perché Dio ha tolto la vita a quell’adultero laggiù? La domanda è: quando voi avete commesso adulterio, perché Dio non ha tolto la vostra vita? Non si tratta mai del fatto che Dio sia ingiusto; si tratta soltanto del fatto che Dio è misericordioso. E qualche volta, quando Egli fa ciò che è giusto, lo fa come illustrazione.

Vedete, lungo il cammino serve, a un certo punto, un monito chiaro. Ed è questo che dice 1 Corinzi 10: queste cose sono avvenute come esempi per noi. Quando, percorrendo la Scrittura, vedete le occasioni in cui Dio intervenne nella Sua santità contro il peccato, capite che Egli può agire in quel modo. E la domanda non è: come può Dio essere ingiusto? La domanda è: come può Dio essere misericordioso quando la Sua santità viene violata? Questo è il punto.

Le persone dicono: “Non è terribile ciò che accadde a Corinto? Alcuni morirono veramente perché si accostavano alla Cena del Signore mentre erano nel peccato?” Non è questo il punto. Il punto è: come mai noi siamo ancora vivi, dal momento che ci siamo accostati in quel modo così tante volte? È soltanto la grazia di Dio. È la Sua grazia. Le persone dicono: “Come poté trasformare la moglie di Lot in una statua di sale?” Non è questa la domanda. La domanda è: perché non ha trasformato noi in statue di sale quando ci siamo comportati in modo mondano come lei ed abbiamo desiderato le cose della carne? “Come poté far sì che la terra inghiottisse Core, Datan ed Abiram a causa della loro disubbidienza?” No, non è questa la domanda. Come ha potuto non inghiottire noi quando siamo stati disubbidienti?

Vedete, dovete guardare le cose dalla prospettiva della santità di Dio. E questo è estremamente importante. Dio è misericordioso, ma è santo, e non permettete che la Sua grazia vi faccia sminuire la Sua santità.

Vedete, ciò che sto cercando di dire è che dobbiamo adorare Dio in modo gradito, con riverenza e santo timore, perché il nostro Dio è un fuoco consumante. E dovete adorare Dio nello splendore della santità. Dovete comprendere che Egli è Spirito. Egli è ovunque in ogni momento e deve essere adorato ovunque, in ogni momento e nello splendore della santità.

E ciò che questo dice, miei cari, è estremamente importante. Dice che, quando vivo la mia vita, devo vivere una vita santa davanti a Dio. Devo vivere una vita nella quale confesso il mio peccato, mi ravvedo e mi allontano da esso, affinché la mia adorazione a Dio sia quella che Gli è gradita. E non voglio precipitarmi alla Sua presenza in un atto di adorazione con l’empietà nella mia vita, per non ricevere dalla Sua mano ciò che giustamente merito.

E così, pur essendo riconoscenti per la Sua grazia e comprendendo il Suo amore, in qualche modo, nel nostro cristianesimo del ventesimo secolo, abbiamo perduto di vista la Sua santità. E questo è il cuore della nostra adorazione. Dio è lo Spirito vivente, eterno, glorioso, santo e misericordioso, l’oggetto della nostra adorazione. E dobbiamo accostarci con la contrizione, l’umiltà ed il cuore spezzato di peccatori che vedono se stessi sullo sfondo della Sua assoluta santità.

F. W. Faber, che ha scritto tante parole veramente, veramente meravigliose, scrisse queste parole. Ascoltate attentamente. È un inno di lode, “Mio Dio, quanto meraviglioso sei, quanto splende la Tua maestà! Quanto bello è il Tuo propiziatorio nelle profondità di una luce ardente! Quanto terribili sono i Tuoi anni eterni, o Signore eterno! Da spiriti prostrati, giorno e notte, incessantemente adorato. Quanto meravigliosa, quanto bella dev’essere la visione di Te, della Tua sapienza infinita, della Tua potenza sconfinata e della Tua tremenda purezza!”

Ascoltate questo. “E quanto Ti temo, Dio vivente, con i timori più profondi e più teneri; e Ti adoro con cuore tremante e lacrime di ravvedimento! Eppure posso anche amarTi, o Signore, onnipotente quale Tu sei; perché Ti sei abbassato fino a chiedermi l’amore del mio povero cuore! Nessun padre terreno ama come Te; nessuna madre fu mai così dolce, sopportando e pazientando come Tu hai fatto con me, Tuo figlio peccatore”. Chiniamo il nostro capo in preghiera.

Nostro Signore, questa mattina veniamo ad adorare il Dio che è Spirito, che non è confinato in templi costruiti da mani d’uomo, che non è vincolato dalle immagini degli uomini, il Dio che è infinito, eterno, ovunque, in ogni luogo ed in ogni momento. E siamo venuti ad adorare il Dio che è santo, che può essere adorato soltanto nello splendore della santità, con la riverenza ed il santo timore che deve avere un peccatore quando entra in una presenza così santa.

E così, Signore Dio, fa’ che possiamo vedere la Tua santità come la videro gli uomini dell’antichità e, come Isaia, fa’ che possiamo gridare: “Guai a me! Io sono perduto”. E in quella confessione, fa’ che possiamo essere toccati dal carbone preso dall’altare, che le nostre labbra siano purificate e che possiamo esserTi graditi.

Ti ringraziamo perché Gesù Cristo ha provveduto a tutto questo, perché ha reso possibile la via, perché ci ha aperto una via d’accesso mediante la quale possiamo entrare alla Tua presenza e accostarci con piena libertà, senza timore, sapendo che ci presentiamo in virtù di Cristo, in una condizione d’onore e di piena accoglienza.

Ma, Signore, fa’ anche che siamo consapevoli che, mentre entriamo alla Tua presenza mediante il sangue di Cristo, pur venendo a Te lavati dalla testa ai piedi, raccogliamo comunque la polvere della terra ed abbiamo bisogno di quella preparazione quotidiana del cuore, di quella confessione e purificazione quotidiana che sono così fondamentali per una vita di adorazione.

Preghiamo anche, Signore, per coloro che potrebbero essere qui e che non conoscono Gesù Cristo come Salvatore, davanti ai cui occhi non vi è alcun timore di Dio e che, insieme al mondo empio, non vogliono adorarTi. Preghiamo che oggi il Tuo Spirito possa abbattere il muro della resistenza, aprire il cuore di ciascuno come un fiore al sorgere del sole e far sì che Gesù Cristo trasformi ciascuno di loro in un vero adoratore.

E per coloro che Ti amano, Signore, per coloro che sono Tuoi figli, fa’ che la nostra adorazione sia gradita, quella di un cuore spezzato e contrito, quella nella quale vi è lo splendore della vera santità. Non perché noi possiamo essere santi in noi stessi, ma perché, nel ravvedimento, siamo resi tali mediante la purificazione di Cristo.

Ti ringraziamo perché ci hai donato una posizione di santità davanti a Te. Ci hai dato la realtà della santità eterna in Cristo. Ora aiutaci, nella nostra condotta, nel nostro cammino quotidiano, a camminare in modo degno della vocazione alla quale siamo stati chiamati. Fa’ che possiamo adorarTi veramente, Signore, e che, vivendo una vita di adorazione alla quale Tu rispondi, possiamo conoscere la straordinaria benedizione e l’utilità che conobbe Isaia, affinché il Tuo regno possa avanzare ai nostri giorni. E Ti ringrazieremo nel nome di Cristo. Amen.

FINE

This sermon series includes the following messages:

Please contact the publisher to obtain copies of this resource.

Publisher Information
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969

Welcome!

Enter your email address and we will send you instructions on how to reset your password.

Back to Log In

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize
View Wishlist

Cart

Cart is empty.

Subject to Import Tax

Please be aware that these items are sent out from our office in the UK. Since the UK is now no longer a member of the EU, you may be charged an import tax on this item by the customs authorities in your country of residence, which is beyond our control.

Because we don’t want you to incur expenditure for which you are not prepared, could you please confirm whether you are willing to pay this charge, if necessary?

ECFA Accredited
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Back to Cart

Checkout as:

Not ? Log out

Log in to speed up the checkout process.

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize