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Aprite la vostra Bibbia, se volete, insieme a me questa mattina al quarto capitolo del Vangelo di Giovanni, mentre proseguiamo questa serie sull’adorazione, esaminando questo meraviglioso brano e traendone ciò che lo Spirito di Dio vuole insegnarci, affinché possiamo adorare Dio nel modo in cui Egli desidera essere adorato.

Gesù sta parlando con la donna di Samaria nel quarto capitolo di Giovanni. E riprendiamo la conversazione al versetto 20, quando la donna comincia a parlare: “I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare”. Gesù le disse: “Donna, credimi; l'ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in spirito e verità”.

Ora, la chiara affermazione che emerge da questo testo è che Dio cerca i veri adoratori. Dio cerca coloro che Lo adoreranno in un modo che Gli sia gradito. E nel nostro studio abbiamo osservato che l’adorazione è il tema della storia stessa. L’adorazione è il grande tema che attraversa tutta la Bibbia, dalla Genesi fino alla fine dell’Apocalisse. L’adorazione si trova proprio nel cuore, nell’anima ed al centro dell’intero piano dei secoli. Dio ha creato ogni creatura perché Lo adorasse. L’uomo si è ribellato, e Dio cerca di ricondurre l’uomo alla vera adorazione. Questo è lo scopo del piano della redenzione.

Ora, per comprendere l’adorazione, è importante avere una definizione, e quindi abbiamo iniziato la nostra serie con una definizione semplice, "adorare significa rendere onore a Dio", "rendere onore a Dio", il che è una definizione molto semplice, ma dice davvero tutto.

Da questa definizione stessa emergono diversi punti fondamentali. Il primo è che adorare significa dare. Adorare significa dare. Siamo talmente orientati a ricevere che, credo, ci risulta difficile comprenderlo. Viviamo in una società che è così consumistica, egoista, incentrata sull’io, dove tutto è per noi, per me, che ci risulta difficile capire che Dio vuole che diamo a Lui.

E quando ci riuniamo insieme come popolo redento di Dio, nell’assemblea fraterna, come stiamo facendo questa mattina, e veniamo con lo scopo di adorare, non veniamo per ricevere, ma per dare. Non veniamo tanto per ricevere una benedizione o per ottenere qualcosa, quanto per adorare, e adorare significa dare a Dio. Quando un Giudeo, sotto l’antico patto, veniva ad adorare, non veniva per prendere qualcosa, veniva per dare. Dava un’offerta. Non dava soltanto del denaro, come era prescritto, ma offriva anche un sacrificio sull’altare. Ogni cosa era incentrata sul dare a Dio. E questa è l’essenza dell’adorazione. Ciò che ci interessa è dare a Dio, non ricevere.

Abbiamo anche osservato, dunque, nella nostra definizione, che l’adorazione è in contrasto con il ministero. Il ministero è ciò che fluisce da Dio verso di noi. L’adorazione è ciò che fluisce da noi verso Dio. E queste due cose ci offrono un equilibrio davvero meraviglioso. Come nell’Antico Testamento c’era un profeta che parlava agli uomini da parte di Dio, così c’era anche un sacerdote che parlava a Dio da parte dell’uomo. E queste due cose vengono sempre mantenute in equilibrio.

Quindi, deve esserci il ministero. Deve esserci l’adorazione. Abbiamo anche osservato, credo l’ultima volta, che la priorità appartiene sempre all’adorazione. Sebbene vi sia equilibrio tra il ministero e l’adorazione, l’adorazione ha la priorità. Gli angeli che abbiamo visto in Isaia 6 avevano sei ali: quattro erano legate all’adorazione, due al servizio. Marta serviva e Maria adorava. E Gesù disse che Maria aveva scelto la parte migliore.

L’adorazione ha la priorità. È ciò che diamo a Dio. Ecco perché, in Romani 12, quando Paolo comincia ad esporre le responsabilità del credente, la prima cosa che dice è: “Presentate i vostri corpi in sacrificio vivente”. L’adorazione viene prima di ogni altra cosa. Siamo dunque chiamati ad essere un popolo che adora, a dare a Dio. Sì, desideriamo ardentemente ricevere da Lui e servire gli uni gli altri, ma prima di tutto questo dobbiamo dare a Dio.

Dopo aver dato una definizione, abbiamo poi parlato del primo punto principale: l’importanza dell’adorazione. Perché è importante? È importante, come abbiamo osservato dal versetto 23, perché i veri adoratori sono coloro che il Padre cerca. Dio cerca i veri adoratori. Ora, se Dio cerca i veri adoratori, allora la vera adorazione è importante. Dio cerca i veri adoratori. Questa, dunque, è la priorità.

Infatti, come abbiamo continuato a vedere, sono convinto che voi, come cristiani, abbiate un’unica ragione fondamentale per vivere: adorare Dio. Questo è ciò che siete: veri adoratori. Questo è ciò che dovete fare: adorare veramente. Questo è il cuore stesso dell’esistenza di una persona redenta. Quindi siete chiamati ad essere veri adoratori. È importante. Adorare Dio è la cosa più importante in assoluto che possiate fare, perché è questo che Dio vuole che facciate. E perfino quando servite Dio, in un senso molto reale, anche quello è una forma di adorazione, non è vero? Perché Gli rendete onore ubbidendo ai Suoi comandamenti riguardo al servizio.

Il secondo punto principale che abbiamo esaminato era la fonte dell’adorazione. E la fonte dell’adorazione si trova, ancora una volta, nello stesso pensiero: “Il Padre cerca tali adoratori”. La fonte, dunque, è la ricerca del Padre. E io credo che si tratti di una ricerca efficace. È una ricerca redentrice. È, se volete, per usare il vecchio termine teologico, una ricerca irresistibile. Dio sta attirando nel Suo regno i veri adoratori. E quando un individuo viene redento, quella è la trasformazione che lo rende un vero adoratore.

Nel Nuovo Testamento siamo redenti per adorare. Dio fa di noi dei veri adoratori. Ecco perché abbiamo detto che forse la migliore definizione di un cristiano si trova in Filippesi 3:3, dove dice che noi siamo quelli che “adorano Dio nello Spirito”. Questa è una definizione classica del cristiano: un adoratore di Dio, un vero adoratore. Ed Ebrei 10 dice che, poiché Cristo ci ha redenti, poiché il Suo sacrificio ci ha resi perfetti, poiché siamo stati introdotti alla presenza di Dio per una via nuova e vivente, “accostiamoci”.

In altre parole, la risposta alla redenzione è l’adorazione. Avvicinatevi a Dio e offriteGli la lode dovuta al Suo nome. Siamo redenti per adorare. Perciò, il fondamento, o la base, o la fonte dell’adorazione è la nostra salvezza, la nostra redenzione. Quindi, l’importanza si vede nel fatto che Dio cerca adoratori. La fonte dell’adorazione si vede nel fatto che Dio ci redime e ci salva proprio a questo fine.

Ora, il terzo punto che abbiamo esaminato è l’oggetto dell’adorazione, l’oggetto. E lo abbiamo visto, non è vero, in diversi versetti. Prima di tutto, il versetto 21 dice: “Adorerete il Padre”. Il versetto 23, ancora una volta, lo dice due volte: “Adoreranno il Padre”. E poi il versetto 24 dice: “Dio è Spirito”. Noi, dunque, dobbiamo adorare Dio. E Dio ci viene presentato con due termini: prima come “Spirito” e poi come “Padre”. Prima come “Spirito”, poi come “Padre”.

Ora, abbiamo già parlato di Dio come Spirito, ma è molto importante che io vi rinfreschi la memoria, quindi ascoltate molto attentamente. Dio è, prima di tutto, Spirito. Cioè, Dio non può essere confinato in un edificio. Non può essere confinato in un tempio. Non può essere confinato in un boschetto sacro, come i pagani pensavano che lo fossero i loro dèi. Non poteva essere confinato su qualche monte. Non poteva essere confinato in un’immagine fatta da mani d’uomo, di legno, di bronzo, d’oro, d’argento o di qualsiasi altra sostanza.

Dio non può essere confinato in templi fatti da mani d’uomo, come viene detto in Atti 7 e anche in Atti 17. Dio va oltre questo genere di limitazione, perché Egli è lo Spirito vivente, onnipresente ed eterno. Egli non ha carne e ossa. È uno Spirito presente con piena consapevolezza in tutto l’universo e per tutta l’eternità. Dio è ovunque in ogni momento. Egli è l’eterno Spirito vivente.

Quindi Dio deve essere adorato come uno Spirito sempre presente. Egli è vivo in ogni momento. Egli è ovunque in ogni momento. Perciò l’adorazione diventa un modo di vivere, non è vero? In ogni singolo istante della nostra vita, mentre viviamo e respiriamo, viviamo alla presenza di Dio. In Atti 17 viene detto che “in Lui viviamo, ci muoviamo e siamo”. Ci muoviamo in mezzo alla Sua presenza spirituale. Perciò, in ogni momento, l’adorazione è appropriata, l’adorazione è giusta, perché siamo alla presenza di Dio. Non aspettiamo di entrare in una chiesa per adorare. Non aspettiamo di chinare il capo e, per così dire, di trasportare consapevolmente la nostra mente, per così dire, nella sala del trono di Dio, in preghiera, per adorare. Dio è ovunque in ogni momento e, perciò, deve essere adorato ovunque e in ogni momento.

E noi che siamo stati redenti possiamo soddisfare il desiderio del Padre che ci cerca: adorarLo ovunque e in ogni momento. E così, prima di tutto, adoriamo Dio, che è l’eterno Spirito onnipresente. Ma non possiamo fermarci qui. Perché per tre volte nel testo viene detto che dobbiamo anche “adorare il Padre”, il Padre. E questa è un’ulteriore precisazione dell’oggetto della nostra adorazione. Ora voglio che ascoltiate ciò che dico, perché credo che la maggior parte delle persone abbia frainteso questo concetto.

Quando pensate al termine “il Padre”, pensate a Dio come Padre. E so che è così, perché anch’io ho pensato in questo modo per molti anni. Pensate immediatamente a Dio come al nostro Padre amorevole. Adoriamo Dio come un Padre amorevole. Noi siamo i Suoi figli ed Egli è nostro Padre, e quando Lo adoriamo, non Lo adoriamo soltanto come questo immenso Spirito onnipresente ed eterno, ma anche come questo Padre intimo, amorevole e personale. E questo è vero. Ma non è ciò di cui si sta parlando in Giovanni capitolo 4. Non è questo il punto qui. Non si sta parlando del nostro Padre, del Padre dei credenti. Non è questa l’enfasi posta qui.

L’enfasi qui è che il Padre—ora fate attenzione—è il Padre nel senso trinitario. Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo, giusto? Tre in uno, il triangolo, la Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. È in questo senso trinitario che Dio viene indicato qui come “il Padre”. Non è principalmente in relazione a noi come Suoi figli. È la Sua relazione essenziale all’interno della Trinità.

Ora, Egli viene dunque presentato qui—e fate molta attenzione a questo—come il Padre del Figlio, e il Figlio è il Signore Gesù Cristo. Questo è molto importante. Così, quando adorate Dio come Spirito, Lo adorate anche come Padre, non semplicemente come Padre nel vago senso di Padre di tutta l’umanità, come potrebbero dire i liberali, ma come Padre del Signore Gesù Cristo. E non potete adorare Dio prescindendo da questa designazione.

Ora Voi potreste dire: “Che cosa significa tutto questo?”. Seguitemi e lo vedrete. Prima di tutto, nel Nuovo Testamento, ogni volta che Dio viene presentato come Padre, viene presentato come Padre di Gesù Cristo. Credo che Gesù parli a Dio circa settanta volte, e ogni volta che si presenta davanti a Dio dice: “Padre”, tranne una volta, quando fu separato da Lui sulla croce e disse: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ogni altra volta Lo chiama “Padre”. Questa distinzione è propria della Trinità: Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo. E questa è una designazione intratrinitaria.

Ora lasciate che vi mostri che cosa significa. Quando Gesù dice “Padre”, l’enfasi non è sul fatto che Egli sia un Figlio sottomesso, come un figlio potrebbe sottomettersi a suo padre, sebbene anche questo sia vero. L’enfasi è invece sull’identità di essenza tra il Figlio e il Padre, così come un figlio condivide la stessa natura di suo padre. Avete capito? Si sta parlando della identità di essenza. Egli è il Figlio e Dio è il Padre, e questo significa che entrambi possiedono la stessa essenza. Se io sono un uomo, se sono un uomo appartenente a una certa razza, a una certa tribù, a un certo popolo e a una certa generazione, con tutto il patrimonio genetico che è confluito in me, e ho un figlio, mio figlio sarà ciò che io sono. Si tratta della identità di essenza.

E questo, cari, è il cuore e l’anima della relazione che Gesù esprime continuamente con il Padre. Egli sta sottolineando la identità di essenza, l’unità della natura. Perciò Dio non può mai essere adorato se non viene adorato come una cosa sola con Gesù Cristo. Così Gesù dice: “Nessuno viene a Dio se non—” che cosa? “—per mezzo di Me”. Non potete affatto adorare Dio, a meno che non adoriate Dio come il Padre del Signore Gesù Cristo, come Colui che è uno con Gesù Cristo. È un’affermazione della Sua divinità, della Sua uguaglianza.

Ora lasciate che ve lo mostri. Voi potreste dire: “Come si può vedere tutto questo in quei versetti, quando viene semplicemente detto: “Adorate il Padre”?”. Perché so come Giovanni usa questo termine. Seguitemi. Capitolo 5, versetto 17, e questa è una grande verità, una verità profonda, Giovanni 5:17: “Gesù rispose—” rispose ai Giudei che Lo perseguitavano per ciò che aveva fatto in giorno di sabato. Egli “—rispose loro: “Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’Io opero”“. E lì Egli chiama la prima Persona della Trinità Suo Padre. E dice: “Noi operiamo insieme. Mio Padre ed Io”.

Ora, che cosa pensarono che volesse dire con questo? Versetto 18: “Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderLo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio Suo Padre, facendosi—” che cosa? “—uguale a Dio”. Hanno colto esattamente il punto, cari. Era proprio questo che Egli stava dicendo. Quando Gesù disse: “Egli è il Padre e Io sono il Figlio”, stava parlando della Loro uguaglianza nell’essere essenziale, nell’essenza, nella natura, nella divinità. Egli è Dio, vero Dio, proprio come Dio Padre è Dio, vero Dio. Avevano capito perfettamente. Era esattamente questo che Egli stava dicendo.

Guardate il capitolo 10 del Vangelo di Giovanni. E Gesù dice al versetto 29: “Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio”. E ora fa un passo ulteriore: “Io ed il Padre siamo uno”. Ancora una volta, il Padre ed il Figlio, la stessa essenza.

E “i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarLo. Gesù rispose loro: “Vi ho mostrato molte buone opere da parte del Padre mio; per quale di queste opere mi lapidate?”. I Giudei Gli risposero, dicendo: “Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per bestemmia; e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”“. Vedete, quando disse di essere il Figlio di Dio e che Dio era Suo Padre, essi sapevano che intendeva la identità di essenza, la divinità, l’uguaglianza con Dio Padre.

Nel capitolo 17 Gesù sta pregando al Padre. Al versetto 1 dice: “Padre, l’ora è venuta; glorifica il Figlio tuo, affinché anche il Figlio tuo glorifichi te, poiché Gli hai dato potere sopra ogni carne, affinché Egli dia vita eterna a tutti quelli che tu Gli hai dato. E questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo, che tu hai mandato”. Egli pone Se stesso sullo stesso piano del Padre e afferma che la vita eterna consiste nel conoscere Lui così come nel conoscere Dio.

E al versetto 5 dice: “Glorificami presso te stesso della gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse”. Restituiscimi quella piena gloria che possedevo prima dell’incarnazione, quella che mi spetta. Egli era uguale a Dio, e l’espressione “il Padre e il Figlio” afferma la Loro uguaglianza.

In Matteo capitolo 11 vorrei soltanto farvi notare un altro versetto—e ce ne sono altri che potrei mostrarvi, ma questi sono soltanto alcuni esempi—Matteo 11:27. Gesù disse: “Ogni cosa mi è stata data dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarLo”. E qui, in questo meraviglioso brano, il Signore presenta ancora una volta l’unicità dell’unità essenziale del Padre e del Figlio. Esiste un’intimità di conoscenza tra il Padre ed il Figlio che non è accessibile ad alcuna percezione umana. Essi sono uno. Essi sono uno.

Ora ascoltate, potete tornare a Giovanni 4, se volete. Quando Gesù chiama Dio “Padre”, non ha in mente nostro Padre, ma Suo Padre. Ed è una dichiarazione chiara, esplicita, della Sua divinità, della Sua uguaglianza. Ed è per questo che disse in Giovanni 14, che non vi ho letto, ma che citerò soltanto: “Chi ha visto me ha visto—” chi? “—il Padre”. Il Padre ed il Figlio sono uno.

Bene, perché stai dicendo tutte queste cose, John? Semplicemente per questo. Ora ascoltate molto attentamente. Ci sono persone che dicono di adorare Dio, che affermano che Dio è l’eterno Spirito vivente, presente ovunque, e che Lo stanno adorando; possono anche dire che Egli è loro Padre e che Lo adorano come loro Padre, ma se negano che Gesù Cristo sia essenzialmente lo stesso di Dio Padre, la loro adorazione è inaccettabile. Lo capite? Quindi nessuno, in nessun momento, adora Dio come Spirito se non adora Dio come il Padre del Signore Gesù Cristo. Dio non può essere definito in nessun altro modo. Dio non è semplicemente Dio lassù. Egli è il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, e non esiste nessun altro modo di definirLo o di adorarLo.

Quindi, quando avete i Testimoni di Geova o i liberali, i quali negano la divinità di Gesù Cristo e tuttavia affermano di adorare Dio, questa è una menzogna, perché Dio non è altri che Colui che è una cosa sola con Gesù Cristo. E questo è il messaggio delle epistole.

Ora lasciate che vi mostri come loro lo comprendevano, anche se noi forse non lo comprendiamo. Guardate Efesini capitolo 1 e osserviamo soltanto alcuni esempi della loro adorazione. In Efesini 1 troviamo uno dei più grandi inni di lode mai espressi nella Bibbia, una delle più grandi benedizioni, una delle più grandi dichiarazioni di gloria offerte a Dio. Infatti, dal versetto 3 al versetto 14 c’è un’unica frase senza un punto. È semplicemente un lungo elenco di espressioni di lode. Ma comincia in questo modo al versetto 3, Efesini 1:3: “Benedetto sia il Dio—” quale Dio? Quale Dio? “—e Padre—” Padre di chi? “—del nostro Signore Gesù Cristo”. Vedete? È così che Dio viene conosciuto, e non può essere conosciuto al di fuori di questo.

Al versetto 17 dello stesso capitolo, nella grande preghiera di Paolo, egli prega il Dio—quale Dio?—”il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria”. E ancora una volta, Dio viene qualificato come il Dio che si identifica con il Signore Gesù Cristo. In 2 Corinzi 1:3 troviamo un’altra illustrazione: “Benedetto sia Dio—” quale Dio? Quale Dio state adorando? “—il Padre del nostro Signore Gesù Cristo”. E ancora una volta vedete che Dio viene conosciuto come il Padre del nostro Signore Gesù Cristo.

In Filippesi capitolo 2:9, in quel grande brano, si legge che Dio ha “sovranamente innalzato” Cristo e “Gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi”, e così via. E poi, al versetto 11: “E ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio—” quale Dio? “—Padre”. Padre di chi? Del Signore Gesù Cristo. Questo è l’unico modo in cui Dio può essere conosciuto.

In Romani 15:6, nel penultimo capitolo, l’apostolo Paolo dice: “Affinché con una sola mente e con una sola bocca glorifichiate Dio—” quale Dio? “—il Padre del nostro Signore Gesù Cristo”. Vedete, cari, non potete adorare Dio senza riconoscere che Gesù Cristo, Suo Figlio, è uguale a Dio. Questa è la Sua divinità.

Voi potreste dire: “Bene, ma questo è tutto Paolo. Erano tutti d’accordo con lui?”. Bene, vi darò soltanto un esempio. Pietro lo era certamente. 1 Pietro 1:3: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo”.

E che dire dell’apostolo Giovanni? Anche lui lo era. 2 Giovanni, versetto 3, ascoltate questo: “Grazia, misericordia e pace siano con voi da Dio—” quale Dio? “—Padre, e dal Signore Gesù Cristo, il Figlio del Padre”. Non è meraviglioso? Vedete, Dio non è semplicemente un qualche Spirito che fluttua nello spazio, al quale chiunque può in qualche modo collegarsi nel punto che preferisce e nella forma particolare che preferisce. Dio è eterno. Dio è immenso, riempie tutta l’eternità, è sempre presente, ovunque, e deve essere adorato in ogni momento da tutte le persone; ma l’unico modo in cui potete accostarvi a Dio è riconoscerLo come il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo. E ora sapete perché Egli dovette dire: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Quindi vi dico tutto questo semplicemente perché non potete adorare Dio al di fuori di Gesù Cristo. Ora guardate Giovanni 5:23, e voglio darvi ancora un altro versetto. E questo è davvero molto importante. Questa è la conclusione logica di ciò che ho appena detto. Giovanni 5:23 dice: “Affinché tutti onorino il Figlio—” questa è un’altra parola per adorazione “—come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che Lo ha mandato”. Avete capito? Dunque non dobbiamo adorare soltanto il Padre, dobbiamo adorare chi? Il Figlio.

E questo è racchiuso in Giovanni 4 nel fatto che Dio è il Padre del Figlio. Quindi, chi è l’oggetto della nostra adorazione? Dio Padre e Dio Figlio. Dio Padre, Dio Figlio.

Qualcuno è venuto da me questa settimana e mi ha detto: “Mi è stato insegnato che è blasfemo rivolgere preghiere a chiunque tranne che al Padre; è vero?”. Gli ho detto: “No. Non è vero”. Ho detto: “Sembra che qualcuno abbia acquisito appena un po’ di conoscenza, abbia distorto alcuni passi della Scrittura e stia cercando di farsi passare per un insegnante della Bibbia”. Non potete neppure adorare Dio Padre se non adorate il Figlio. Non potete neppure presentarvi davanti a Dio Padre se non venite nel nome del Figlio. Se pregate il Padre, state pregando il Figlio. Essi sono uno e lo stesso.

Se onorate il Padre, onorerete il Figlio. Se chiedete qualcosa al Padre, la state chiedendo al Figlio. Se lodate il Padre, state lodando il Figlio. Vanno insieme. Non c’è modo di separare i due. Perciò, senza Gesù Cristo, nessuno adora affatto Dio. E se adoriamo Dio, adoriamo Dio come Padre e come Figlio. Ed avete ogni diritto di andare al Figlio, di lodare il Figlio, di rivolgere le vostre richieste al Figlio proprio come fareste con il Padre. Siamo chiamati ad adorare il Figlio.

Non c’è nulla di sbagliato in questo. E credo che tutto questo sia racchiuso in Giovanni 4. E Gesù lo dice in un modo che si adatta perfettamente alla Sua umiliazione. Non dice: “Ehi, adorate me”. Egli semplicemente afferma: adorate Dio come Spirito, il quale è Mio Padre e con il quale Io condivido la stessa essenza. Perciò dovete adorare Me. Ma non lo dice esplicitamente. In questo rimane fedele alla Sua umiliazione. E tuttavia la conclusione è la stessa.

E la chiesa lo sapeva. Fin dai primissimi anni della chiesa, Egli veniva adorato come Signore. Veniva confessato come Signore nel battesimo. Veniva invocato come Signore nell’assemblea cristiana. Veniva adorato come Signore quando le ginocchia si piegavano davanti a Lui. Gli venivano rivolte suppliche come Signore quando c’era bisogno di aiuto e di forza. Gesù Cristo è il Signore. Questa è la conclusione fondamentale di ogni adorazione. Questa è la dottrina fondamentale. Veniamo a Dio attraverso Cristo. E venendo a Dio, veniamo a Cristo.

Vedete, quando Tommaso cadde in ginocchio dopo la risurrezione, guardò Gesù e disse: “Signore mio e—” che cosa? “—Dio mio”, egli sapeva perfettamente di esprimere la giusta comprensione dell’adorazione. Dio deve essere adorato, ma può esserlo soltanto quando viene riconosciuto come uno e lo stesso con Suo Figlio, il quale deve ricevere lo stesso onore che riceve il Padre.

Quindi, chi adoriamo quando ci riuniamo? Adoriamo il Padre ed adoriamo il Figlio. Voi potreste dire: “E lo Spirito Santo?”. Bene, non c’è nulla nella Scrittura che ci dica direttamente di adorare lo Spirito Santo, ma ogni adorazione è resa possibile e sostenuta dalla potenza dello Spirito, non è vero? È lo Spirito che ci permette di entrare alla presenza di Dio, come dicono Galati 4 e Romani 8. Lo Spirito ci permette di entrare alla presenza di Dio e di gridare: “Abbà, Padre”. È nella potenza e nella presenza dello Spirito che abbiamo accesso per adorare Dio.

E così lo Spirito fa parte dell’adorazione. Lo Spirito è l’energia e la potenza motrice di ogni vera adorazione. E noi non metteremmo da parte questo fatto. Non negheremmo questa realtà, cioè che lo Spirito è l’energia dell’adorazione. E dovremmo anche dire, come conseguenza, che se lo Spirito è uguale al Figlio ed uguale al Padre, allora anche Egli è degno di essere adorato, giusto? Sebbene la Scrittura non ce lo indichi direttamente in questi termini, si tratta di un’osservazione necessaria. Lo Spirito Santo viene chiamato “lo Spirito di Dio” in molti passi. In Romani 8 viene chiamato “lo Spirito di Cristo”. Egli è semplicemente l’irradiazione di Dio Padre, l’irradiazione di Dio Figlio, e come tale è degno di adorazione. Quindi non esitate ad adorare lo Spirito così come adorate il Figlio ed il Padre.

Ma nell’unicità del ministero dello Spirito, così come lo vediamo definito nell’epoca della chiesa, lo Spirito Santo ci chiama al Figlio, ed il Figlio ci chiama al Padre. E quindi c’è un senso in cui lo Spirito vuole che adoriamo il Figlio, ed il Figlio vuole che adoriamo il Padre, e tuttavia tutti sono degni di essere adorati.

E quindi che cosa sta dicendo Giovanni 4? Chi è l’oggetto dell’adorazione? Dio. Ma non uno Spirito vago, un Dio indefinito che fluttua da qualche parte, o che potete chiamare con il nome che preferite, ma il Dio che è il Padre. Il Padre di chi? Il Padre di tutta l’umanità? No. No. Il Padre del Signore Gesù Cristo; uno in essenza con Lui. E mentre adoriamo Lui, adoriamo anche il Figlio. È giusto, cari, che i nostri cuori si rivolgano in adorazione a Gesù Cristo così come al Padre.

Nel capitolo 14 di Apocalisse voglio mostrarvi una scena meravigliosa. Apocalisse 14:1: “Poi guardai, ed ecco, un Agnello stava in piedi sul monte Sion—” e naturalmente, per il Giudeo, il monte Sion è molto probabilmente un simbolo del cielo. E così questa è una sorta di visione del cielo che Giovanni riceve. Ed egli vede “l’Agnello”, e l’Agnello è Cristo, “l’Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo”, “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Egli vede l’Agnello. E l’Agnello è Cristo.

“E con Lui centoquarantaquattromila persone, che avevano il nome di Suo Padre scritto sulle loro fronti. E udii una voce dal cielo, come il rumore di molte acque e come il rumore di un gran tuono; e la voce che udii era come quella di suonatori d’arpa che suonavano le loro arpe. Essi cantavano come un cantico nuovo davanti al trono, davanti alle quattro creature viventi—” che sono angeli “—ed agli anziani—” che io credo rappresentino la chiesa “—e nessuno poteva imparare quel cantico se non i centoquarantaquattromila, che erano stati redenti dalla terra”.

Ora qui avete un’immagine dell’adorazione. Avete questi redenti, inviati speciali di Dio, usati per la proclamazione del Vangelo durante il periodo della tribolazione. Ed essi rivolgono la loro lode all’Agnello, sull’Agnello, che non è altri che Cristo. Adorare Gesù Cristo è giusto. È corretto. È appropriato. E anche se, nella Sua umiliazione in Giovanni 4, Egli non dice apertamente: “Adorate Me”, questo è racchiuso nel concetto che Egli è uno con il Padre, e che nessuno viene al Padre se non per mezzo di Lui, se non per mezzo di Lui.

E così abbiamo ogni ragione ed ogni diritto, anzi, ci è comandato di venire al Padre per mezzo del Figlio, nello Spirito. Vera adorazione trinitaria. E non so voi, ma quando penso a ciò che lo Spirito di Dio fa nella mia vita, nel condurmi a Dio, nel darmi potenza per servire, nel vivificarmi per adorare, non posso fare a meno di rispondere rendendo gloria ed adorazione allo Spirito, così come al Figlio, così come al Padre. Questo è il centro dell’adorazione.

Ecco perché sono preoccupato per le persone che adorano Dio soltanto in modo vago. E sono anche preoccupato per quel genere di persone la cui adorazione sembra fermarsi al Figlio. Arriva soltanto a Cristo. È una sorta di approccio tutto incentrato su Gesù, che non va mai oltre. E mi preoccupa anche quell’adorazione che, in modo eccessivo ed incessante, si concentra soltanto sullo Spirito Santo. Noi dobbiamo adorare Dio, ma Dio come il Padre del Signore Gesù Cristo, nell’energia e nella potenza del benedetto Spirito Santo.

Ora, questa mattina voglio darvi un quarto punto, e conserverò l’ultimo per la prossima volta. Abbiamo parlato dell’importanza dell’adorazione. Abbiamo parlato della fonte dell’adorazione, la nostra redenzione. Abbiamo parlato dell’oggetto dell’adorazione, la Trinità. Ed ora voglio parlare della sfera dell’adorazione, la sfera dell’adorazione. Potremmo chiamarla il luogo. Dove adoriamo? Dove adoriamo?

Chiaramente, nell’Antico Testamento adoravano nei templi, nei tabernacoli, in luoghi geografici molto specifici. Ma notate il versetto 21: la donna ha detto: “Noi Samaritani adoriamo sul monte Garizim”, che si trova a nord. “Voi Giudei adorate a Gerusalemme”, sul monte Moria. E in un certo senso sta dicendo: “Qual è il luogo giusto?”. E Gesù dice: “Donna, credimi, l’ora viene in cui né su questo monte—” cioè il monte Garizim “—né a Gerusalemme adorerete il Padre”. Nessuno dei due. In altre parole, Egli dice: “Molto presto, nessuno dei due sarà più il luogo”. Entrambi verranno eliminati.

Ora, questo non significa negare il ruolo del tempio e del tabernacolo dell’Antico Testamento. Non significa negare la realtà del sistema cerimoniale o del sistema sacrificale. Non significa negare tutti gli emblemi, le immagini e così via che Dio aveva dato loro. Ma ciò che sta dicendo è questo: verrà un tempo in cui quei simboli passeranno. Non sarà più necessario avere un tabernacolo fisico o un tempio fisico. Non saranno più necessari sacrifici, né sacerdoti. Perché? Perché sta per arrivare il tempo in cui ogni individuo sarà un tempio vivente. Ogni individuo sarà un sacerdote vivente. Ed il sacrificio che Cristo offrirà sarà l’unico sacrificio pieno, finale e permanente, che porrà fine a tutti i sacrifici, giusto?

Ora, non c’era nulla di sbagliato in quei simboli, ma erano soltanto simboli. Dio non Si è mai confinato soltanto nel tempio o nel tabernacolo. Dio non è mai stato limitato a quello. Erano soltanto richiami per la mente. Erano soltanto simboli. Non erano la realtà. Erano soltanto i simboli.

Ma Dio dice, Cristo dice: “Nel nuovo patto, perfino i simboli, per così dire, saranno interiorizzati”. Perfino le cose sulle quali concentrate la vostra attenzione saranno interiori, anziché esteriori. E così finirà tutto ciò che era legato ai luoghi dell’adorazione.

E sapete, quando Gesù morì, la cortina del tempio si squarciò da cima a fondo, si aprì completamente, e chiunque poteva entrare direttamente nel luogo santissimo. E nel 70 d.C. l’intero tempio fu distrutto e raso al suolo. Il tempio samaritano era stato distrutto prima di Cristo. Tutto quel sistema è giunto alla fine. Ora, ci sono ancora alcuni Samaritani che adorano lassù, ma non stanno adorando Dio, perché non è così che si adora. Quel sistema è finito.

Voi potreste dire: “Bene, allora, se non è in un tempio, e non è in uno speciale edificio fisico, e tutto il resto, dove adoriamo Dio? Qual è la sfera?”. Bene, cominciamo stabilendo questo: voi stessi siete un tempio. 1 Corinzi 6: “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo?”. Giusto? Voi siete il tempio vivente dello Spirito Santo. Voi potreste dire: “Vuoi dire che posso adorarLo proprio qui?”. Esatto. Ovunque andiate, Dio va con voi, con una presenza vivente che dimora in voi. Voi potreste dire: “Vuoi dire che posso adorarLo ovunque?”. Esatto.

Potete adorarLo sulla spiaggia. Potete adorarLo sulle montagne. Potete adorarLo mentre guidate lungo la strada. Potete sedervi sotto un albero. Potete fare una passeggiata nei boschi. Potete andare in campagna. Potete adorare Dio nel vostro soggiorno. Potete adorare il Signore seduti sulla vostra veranda, guardando le stelle o sentendo il profumo dei fiori freschi al mattino. Potete adorare Dio ovunque vi troviate, in qualsiasi circostanza o condizione, perché siete un tempio vivente che respira, nel quale Dio dimora. La sfera è illimitata.

Voi potreste dire: “Ora, questo significa che non ho bisogno di venire in chiesa?”. Sì, in un certo senso significa che non avete bisogno di venire in chiesa per adorare Dio. Ma lasciate che provi a mostrarvi un’altra dimensione.

Oggi esiste un luogo. Oggi esiste un edificio—forse non conoscete questo edificio—ma oggi esiste un edificio nel quale Dio incontra in modo unico il Suo popolo, non soltanto come singoli individui. Esiste un edificio molto speciale nel quale Egli incontra il Suo popolo. Vorrei che vedeste quale edificio è, quindi aprite Efesini 2:19. Ora qui Paolo descrive il cristiano con alcuni termini molto vividi. Li descrive—ora fate attenzione a questa parola—collettivamente. Egli non vede i cristiani come templi individuali che vanno in giro, per così dire, scollegati l’uno dall’altro, ma li vede collettivamente.

E prima di tutto dice al versetto 19: “Voi dunque non siete più né stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi”. Egli li vede tutti uniti come concittadini nel regno della luce. Siamo tutti concittadini. Abbiamo questo in comune. Abbiamo una cittadinanza comune.

Poi dice che noi apparteniamo anche alla “famiglia di Dio”. Ora la cosa diventa più intima. Siamo una famiglia. Siamo una famiglia. Quindi c’è qualcosa da dire riguardo al nostro riunirci insieme, non è vero? Siamo uniti da una cittadinanza comune. Siamo uniti dal sangue comune di una famiglia. Ma poi guardate il versetto 20: “E siamo edificati—” ed ora, all’improvviso, siamo un edificio. “E siamo edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Gesù Cristo stesso la pietra angolare—” e noi siamo “—l’edificio ben collegato insieme, che cresce per essere un tempio santo nel Signore, nel quale noi, collettivamente, siamo edificati insieme per essere una dimora di Dio per mezzo dello Spirito”.

Dio ha un edificio. Sapete qual è quell’edificio? È l’assemblea visibile e vivente dei santi redenti. Quando ci riuniamo insieme in questo modo, cari, costituiamo il tempio di Dio in un modo unico. Non siamo soltanto templi individuali, ma collettivamente siamo un unico grande tempio nel quale Dio dimora.

In 1 Pietro 2:5 viene detto: “Voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale”. Pietre viventi. E quando ci riuniamo insieme in questo modo, costituiamo un luogo di adorazione nel quale Dio manifesta Se stesso in modi propri della nostra assemblea, nei quali non può manifestarSi quando siamo soli. Perché Egli opera verso di noi attraverso gli altri.

In 2 Corinzi 6:16 Paolo dice: “Voi siete—” ancora una volta collettivamente “—il tempio del Dio vivente, come Dio ha detto: “Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro”“. Dio si muove in mezzo a noi, cari, quando ci riuniamo insieme. Dio si muove con la Sua meravigliosa presenza. In 1 Corinzi 3:9 viene detto: “Voi siete l’edificio di Dio”. Voi siete l’edificio di Dio. Al versetto 16: “Voi siete il tempio di Dio”.

Ed in Ebrei capitolo 10 viene detto che, poiché è stata aperta “una via nuova e vivente”, e poiché dobbiamo “accostarci” ed adorare, “non abbandoniamo la nostra comune adunanza—” qual è la parola successiva? “—insieme”. Perché? Perché, quando ci riuniamo insieme, in un modo meraviglioso ed unico diventiamo il tempio vivente di Dio.

E così, quando venite in questo luogo nel giorno del Signore, con un cuore disposto ad adorare, e vi riunite con altri che condividono la stessa preziosa fede, Dio è qui in un modo meraviglioso e reale per ricevere la nostra adorazione. Non siamo un edificio fatto di pietra. Siamo un edificio fatto di persone viventi.

Sì, potete adorare Dio in qualsiasi luogo. Potete adorare Dio da soli, da soli, nel raccoglimento della vostra vita privata. Ma dovete anche adorare Dio nell’assemblea del Suo popolo redento, affinché possiate, come dice Ebrei 10:24, stimolarvi “gli uni gli altri all’amore ed alle buone opere”. Là fuori, da soli, non sopravvivrete. Abbiamo bisogno dell’assemblea collettiva. Abbiamo bisogno delle pietre viventi, poste l’una sull’altra, che costituiscono la dimora del Dio vivente.

Quindi, adorare Dio non è realmente una questione geografica, ma questo non significa che non ci sia un’assemblea. Non significa che non ci sia un edificio speciale. Non significa che non ci sia un luogo speciale. Dovete riunirvi insieme al popolo redento di Dio. Non abbiamo bisogno di sacerdoti speciali, non abbiamo bisogno di sacrifici e non abbiamo bisogno di messe. Questo è l’errore del sistema cattolico romano. Noi siamo sacerdoti viventi. Il sacrificio è stato offerto una volta per sempre. Possiamo accostarci direttamente a Dio. Noi siamo il Suo tempio vivente. Ecco perché Pietro dice che la chiesa è la casa di Dio. E non intende l’edificio, ma le pietre viventi, le persone.

E quindi vi dico questo: avete bisogno di essere qui nel giorno del Signore. Esatto. Avete bisogno di essere qui nel giorno del Signore. Quando Dio stabilì che la Sua adorazione avesse luogo il primo giorno della settimana, lo fece affinché fossimo fedeli ad essa. Se c’è qualcosa nella vostra vita a cui dovete essere fedeli, è proprio questo. Là fuori, da soli, non sopravvivrete. Inoltre, state disubbidendo apertamente al comandamento di Dio: “Non abbandonate la vostra comune adunanza”. Quello stimolo è essenziale nella vostra vita.

Quella conferma che ricevete quando vi trovate alla presenza del popolo redento di Dio, quel ministero unico e meraviglioso che lo Spirito di Dio compie, e che non può compiere quando vi isolate, è qualcosa a cui dovete rispondere. Ogni giorno del Signore, ogni primo giorno della settimana, dovrebbe trovarvi nel luogo in cui adorate Dio insieme al Suo popolo redento. Trascurarlo significa escludervi da tutto questo.

Ricordo sempre un uomo che non frequentava la chiesa molto fedelmente. Ed il pastore andò a trovarlo, e l’uomo era seduto davanti al camino, riscaldandosi al calore delle braci. I carboni erano incandescenti, il fuoco emanava calore, ed era una fredda giornata d’inverno. E gli disse: “Amico mio, non ti vedo in chiesa nel giorno del Signore. Vieni soltanto quando ti è comodo, soltanto quando senti di averne bisogno, e manchi così tante volte. Vorrei proprio che venissi sempre”. Ma l’uomo non sembrava comprendere il messaggio.

Quindi gli disse: “Lascia che ti mostri qualcosa”. Prese le molle accanto al camino, aprì la grata, si allungò verso il fuoco e cominciò a separare tutti i carboni, disponendoli in modo che nessuno ne toccasse un altro. E nel giro di pochi istanti si spensero tutti. Gli disse: “Amico mio, questo è ciò che sta accadendo nella tua vita. Non appena ti isoli dagli altri, il fuoco si spegne”.

È davvero importante non soltanto adorare Dio ovunque ed in ogni momento, ma anche riunirci nell’assemblea del Suo popolo redento per stimolarci gli uni gli altri all’amore ed alle buone opere, e per onorare ed adorare Dio. Non mi piace lasciare che trascorra una settimana della mia vita senza aver messo da parte un tempo speciale per adorare Dio insieme al Suo popolo. E neppure voi dovreste farlo. Siate fedeli. Chiniamo il capo in preghiera.

Alcuni di voi forse stanno dicendo a se stessi: “Sapete, tutto questo è molto interessante, ma questa mattina sono venuto con il cuore spezzato perché il mio matrimonio sta andando in rovina, oppure ho dei figli che mi danno problemi, oppure ho appena perso il lavoro, oppure ho appena scoperto di avere il cancro, oppure non mi sento bene, oppure sono solo, oppure non riesco a pagare le bollette. Che cosa ha a che fare tutto questo con la mia situazione?”. Ed io vi suggerirei che c’entra in tutto e per tutto, perché la Bibbia dice che se “cercate prima il regno di Dio e la Sua giustizia, tutte queste cose vi saranno aggiunte”.

Credo che molto spesso la ragione per cui tutto il resto sembra andare in rovina sia che non siamo gli adoratori che Dio cerca. E se adorassimo Dio in spirito e verità, tutto il resto sarebbe affidato alla cura speciale del Signore, il quale si compiace della nostra adorazione. Rimettete le cose nella giusta prospettiva. Abbandonatevi completamente a Dio. Offrite voi stessi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio, il che è un atto di adorazione spirituale, e lasciate che Dio si prenda cura del resto.

Per alcuni di noi cristiani, questo significa rinnovare il nostro impegno, non soltanto ad adorare il Signore ovunque ed in ogni momento, ma anche nell’assemblea del Suo popolo redento, ed essere fedeli in questo. Mi addolora profondamente quando le persone non comprendono quanto sia assolutamente importante adorare Dio fedelmente insieme al Suo popolo.

Padre, conduci nella sala di preghiera coloro che Tu vuoi che vengano. Opera nei cuori di tutti noi mentre meditiamo sul fatto che Tu ci chiami ad adorare, alla vera adorazione. Fa’ che rinnoviamo il nostro patto di adorarTi ovunque ed in ogni momento, e anche a partecipare fedelmente all’assemblea di quel tempio vivente, dove Tu ci incontri in un modo così speciale.

Ti ringraziamo per tutto ciò che abbiamo potuto offrirTi: per i nostri canti, per le nostre parole di lode, per i nostri pensieri, per i nostri cuori, per la confessione. Ti ringraziamo perché hai aperto la Tua Parola e ci hai aiutati a comprendere come adorarTi meglio. E così, Signore, accetta la nostra adorazione in quest’ora; e mentre usciamo da questo luogo, fa’ che essa lasci il suo segno su tutto ciò che diciamo, facciamo e pensiamo, affinché Gesù sia glorificato. Preghiamo nel Suo nome benedetto. Amen.

FINE

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