Vorrei che apriste di nuovo le vostre Bibbie, se volete, al Vangelo di Giovanni, capitolo 4, mentre giungiamo all’ultimo messaggio della nostra serie sull’adorazione. Questo è il nostro ottavo messaggio e, forse, tra tutti i messaggi, questo, confido, sarà il più profondo.
E vorrei ricordarvi il testo di cui ci stiamo occupando leggendo soltanto i versetti 23 e 24. Gesù dice: "Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in spirito e verità".
Come ben sapete, sono stato profondamente preoccupato per la questione dell’adorazione. E, domandandomi se questo fosse un problema proprio soltanto della mia epoca, in quest'ultima settimana o giù di lì, ho letto alcuni commentatori delle Scritture più antichi, alcuni santi di Dio dei tempi passati, per vedere se anche loro avessero attraversato periodi simili, nei quali la chiesa aveva perso la giusta prospettiva sull’adorazione. Ed ho scoperto che è proprio questo il caso,
infatti, lungo tutto il corso della storia della chiesa sembra essersi levato un grido piuttosto costante, che ha chiamato il popolo di Dio ad una vita di adorazione. Per esempio, sant’Anselmo di Canterbury, molti anni fa, disse questo: "Alzati, uomo fragile. Fuggi per un po' di tempo dalle tue occupazioni. Nasconditi per un tempo dai pensieri che ti turbano. Allontana le tue preoccupazioni faticose e metti da parte i tuoi impegni gravosi. Fa’ spazio, per un breve tempo, a Dio, e riposa un po' in Lui. Nella camera interiore escludi ogni pensiero, tranne quelli di Dio e quelli che possono aiutarti ad adorarlo. Parla adesso a Dio e dì, "Io cerco il tuo volto; il tuo volto, Signore, io cerco”, e così egli chiamò il suo popolo all’adorazione.
Mercoledì, sull’aereo mentre tornavo da Dallas, stavo leggendo Il diario di Andrew Bonar, un grande santo di Dio del XIX secolo. Egli annotava le sue riflessioni, i suoi pensieri, le lezioni che il Signore gli insegnava, le impressioni che aveva ogni giorno. E ho cominciato dall’inizio del libro, sono andato avanti per tutto il libro ed ho letto ciascuna delle annotazioni che aveva scritto nel giorno del Signore, la domenica. Molte di esse ruotavano attorno al tema dell’adorazione. Una di esse, che mi ha colpito in modo particolare, la scrisse nella ventiseiesima domenica del 1881. “Per tutto il giorno e durante ogni culto mi sono sentito fortificato e sostenuto dalla presenza del Signore nello Spirito, più del solito. Vi sono stati momenti di grande vicinanza”.
E mi sono fermato a quel punto: “Momenti di grande vicinanza”. E ho detto tra me e me: “Desidero ardentemente conoscere momenti di questo genere. Momenti nei quali vi è un senso travolgente della vicinanza di Dio”. Mi domando se la maggior parte dei cristiani lo sperimenti mai veramente. Mi domando se possiate tornare indietro con la memoria e trovare momenti di grande vicinanza. Momenti nei quali vi siete avvicinati a Dio e, come dice Giacomo 4:8, Egli, in risposta, “si è avvicinato a voi”. Momenti nei quali avete percepito profondamente la presenza di Dio. Momenti nei quali la vicinanza divina è stata reale come le vostre stesse mani e i vostri piedi, come il vostro stesso respiro. Così intima.
E per tutta questa serie, questo è stato davvero il suo scopo ed il suo obiettivo: che potessimo avvicinarci a Dio a tal punto da essere letteralmente sopraffatti dalla Sua presenza. Ed io ho predicato a me stesso prima di predicare a voi; ho parlato al mio stesso cuore. Come posso aspettarmi che voi abbiate una tale vicinanza a Dio, se io non ce l’ho? Il grande desiderio del mio cuore è quello di venire qui davanti a voi per parlarvi, per predicarvi, per insegnarvi, portando in quella predicazione ed in quell’insegnamento la potenza stessa di Dio, che viene soltanto a coloro che sono alla Sua presenza. Perché so che ciò che accade su questo pulpito o aiuterà la vostra adorazione, oppure la distruggerà.
Richard Foster, molti anni fa, disse: “La predicazione priva della potenza divina cadrà sull’adorazione come la brina. La predicazione del cuore”, disse, “infiamma lo spirito all’adorazione. La predicazione della mente soffoca le braci ardenti”. E così, ho una grande responsabilità. Suppongo che tutti noi abbiamo potuto ascoltare una predicazione biblica, nella quale tutta l’interpretazione poteva anche essere corretta e la Bibbia era il testo. Ma, in qualche modo, era raggelante, fredda, glaciale; cadeva come brina sulla nostra adorazione. E, d’altra parte, siamo stati tutti esposti a quella profonda potenza di Dio che unge il servitore di Dio, ed a quei momenti nei quali egli parla come se fosse appena uscito dalla sala stessa del trono. E così, sebbene la serie sia stata rivolta, sotto molti aspetti, a tutti voi, è stata rivolta in modo particolare a me.
Ora, nel nostro esame dell’adorazione, abbiamo cercato, naturalmente, non di esaurire il tema, ma soltanto di toccarne, per così dire, i margini, affinché lo Spirito di Dio potesse cominciare ad istruirci. Ed abbiamo considerato una definizione dell’adorazione. Abbiamo parlato dell’importanza dell’adorazione. E sappiamo che è importante perché è la priorità di Dio. Egli cerca veri adoratori, dice questo passo. Abbiamo parlato della fonte dell’adorazione, e questa è la salvezza. Siamo stati redenti per adorare. Abbiamo parlato dell’oggetto dell’adorazione, e l’oggetto è Dio in quanto Spirito ed in quanto Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo parlato della sfera dell’adorazione. Dobbiamo adorare ovunque ed in ogni momento, e tuttavia in modo unico quando il popolo redento di Dio è riunito insieme. Ed ora stiamo considerando la natura, o l’essenza, dell’adorazione. Che cosa essa sia.
Ed è per questo che ho letto i versetti 23 e 24, dove viene detto due volte che dobbiamo adorare “in spirito e verità”. Dobbiamo adorare in spirito e verità: il perfetto equilibrio. Non soltanto spirito, cioè non soltanto entusiasmo, ma verità. Non soltanto verità, ma anche entusiasmo. Dalla parte più profonda della nostra anima adoriamo, esprimiamo noi stessi sulla base della verità rivelata di Dio.
E ricorderete che vi ho mostrato che i Samaritani avevano lo spirito ma non la verità, mentre i Giudei avevano la verità ma non lo spirito, e così Gesù dice: “Non è qui, sul Garizim, e non è là, a Gerusalemme. Dio deve essere adorato in spirito e verità”. E la vera adorazione unisce entrambe le cose. Non potete avere, da una parte, un’eresia entusiasta e, dall’altra, un’ortodossia sterile, ed adorare veramente Dio. Deve esservi una fusione. Non potete avere calore senza luce, e non potete avere luce senza calore. Le due cose devono essere in equilibrio.
E ricordate che l’ultima volta abbiamo considerato il concetto di spirito. Ed abbiamo detto che adorare Dio in spirito significa adorare Dio dal vostro essere interiore. Non è qualcosa di superficiale, non è esteriore, non è formale, non è liturgico: è il cuore. Ed è questo che intendeva il Salmista nel Salmo 103, quando disse: “Benedici il Signore, anima mia, e tutto quello che è in me benedica il Suo santo nome”. Ed è questo che intendeva Paolo in Romani 1:9, quando disse: “Io adoro Dio nel mio spirito”.
E vi abbiamo suggerito che vi sono diversi elementi necessari per adorare Dio in spirito. Primo, la vita spirituale. Dobbiamo essere spiritualmente vivi, vivi a Dio. Dobbiamo essere persone che possiedono lo Spirito Santo, il quale viene mediante la salvezza. E, dunque, per cominciare, per adorare nello Spirito, dobbiamo avere un essere interiore trasformato e lo Spirito Santo di Dio che dimora in noi. In secondo luogo, dobbiamo concentrare i nostri pensieri su Dio. L’adorazione sgorga da un cuore che pensa a Dio.
In terzo luogo, i nostri pensieri su Dio dipendono dalla scoperta e dalla meditazione che provengono dalla Parola di Dio. E mentre guardiamo alla Parola di Dio, mentre ne scopriamo le verità e meditiamo sulle sue verità, ci ritroviamo ad adorare. E poi, in quarto luogo, dobbiamo avere un cuore indiviso, un cuore indiviso. Come ho letto all’inizio della nostra adorazione questa mattina dal Salmo 9, il Salmista dice: “Io Ti loderò con tutto il mio cuore”. Io Ti loderò con tutto il mio cuore.
Adorare in spirito, dunque, significa avere uno spirito trasformato dalla rigenerazione, pensare a Dio, concentrare tutte le nostre facoltà su di Lui e sulla Sua opera. E quei pensieri sorgono dalla scoperta e dalla meditazione sulla Parola di Dio e rifluiscono verso Dio attraverso un cuore indiviso.
Sapete, molte volte nell’Antico Testamento, potete leggerlo in Isaia, potete leggerlo in Geremia ed Ezechiele; potete vederlo nel Nuovo Testamento, nel Vangelo di Matteo: il Signore accusa le persone di adorarlo esteriormente, mentre il loro cuore è lontano da Lui. È un’espressione piuttosto comune. Questo popolo Mi adora con la sua forma esteriore, ma il suo cuore è lontano da Me. Questa è l’esatta antitesi di ciò che Dio desidera. Egli desidera che il cuore sia vicino a Lui.
Ed è per questo che, per esempio, la vera adorazione viene espressa in termini molto chiari nel Salmo 108 e, sostanzialmente, all’inizio del capitolo, dice così: “O Dio, il mio cuore è ben disposto; io canterò e Ti loderò”. E poi, al versetto 2: “Svegliatevi, salterio ed arpa; io stesso mi sveglierò di buon mattino. Io Ti loderò, o Signore, fra i popoli”. In altre parole, la musica della lode sorge da un cuore ben disposto, un cuore indiviso, un cuore saldo, concentrato unicamente e soltanto su Dio.
Nel Salmo 112 troviamo un salmo di lode. Comincia: “Lodate il Signore”. E prosegue lungo la linea della lode. E come può il cuore lodare? La risposta viene al versetto 7, dove dice: “Il suo cuore è saldo”. E poi, al versetto 8: “Il suo cuore è ben fermo”. Vedete, è un cuore saldo ed un cuore ben fermo, totalmente concentrato sulla meraviglia di Dio, dal quale sorge la lode.
Nel Salmo 57 troviamo di nuovo lo stesso pensiero. Versetto 7: “Il mio cuore è ben disposto, o Dio, il mio cuore è ben disposto; io canterò e Ti loderò. Svegliati, gloria mia; svegliatevi, salterio ed arpa; io stesso mi sveglierò di buon mattino. Io Ti loderò, o Signore, fra i popoli; canterò a Te fra le nazioni. Poiché la Tua misericordia è grande fino ai cieli e la Tua verità fino alle nuvole. Sii esaltato, o Dio, al di sopra dei cieli; sia la Tua gloria sopra tutta la terra”.
Vedete, ancora una volta è un cuore ben disposto, è un cuore risoluto, è un cuore determinato, un cuore totalmente concentrato su Dio. Dunque, si comincia con lo Spirito che dimora in noi e con un cuore trasformato, con pensieri centrati su Dio, con l’essere nella Parola di Dio per scoprire e meditare, e poi con un cuore indiviso e ben disposto.
E ci poniamo la domanda: siamo davvero in questa condizione quando veniamo ad adorare il Signore? E vi sono molte volte nelle quali possiamo pensare di esserlo, ma non lo siamo, ed è qui che entra in gioco il Salmo 139. Penso che sia estremamente interessante. Conoscete il versetto. Ascoltatelo soltanto. Il Salmo 139:23-24 dice: “Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore; mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. E vedi se vi è in me qualche via malvagia, e guidami per la via eterna”.
Ora Davide dice: “Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore. E se trovi qualcosa, affrontalo”. E questa è un’ammissione del fatto che neppure Davide riusciva a comprendere pienamente il proprio cuore. Poteva pensare di avere affrontato ogni cosa, e così dice: “Dio, potrebbero esserci alcune cose che io non vedo”. E può darsi che, nei nostri cuori e nelle nostre vite, la ragione per cui troviamo difficile abbandonarci veramente a Dio nell’adorazione, la ragione per cui non sperimentiamo la vicinanza di Dio che vorremmo sperimentare, sia che vi sono aree della nostra vita che non sono state affrontate, e forse aspetti che non riusciamo a vedere e che soltanto Dio conosce. E così, mentre ci accostiamo a questa questione dell’adorazione, per avere un cuore indiviso dobbiamo venire con uno spirito aperto e ravveduto. Questo sarebbe il quinto di quegli elementi della vera adorazione nello spirito.
Deve esservi apertura. Deve esservi la volontà di dire: “Dio, fa’ luce e porta allo scoperto qualunque cosa Tu trovi negli angoli del mio cuore”. E se avete trovato molto difficile adorare, se venite qui e tornate a casa e vi è poco cambiamento nella vostra vita, se vi è poca percezione della vicinanza di Dio, poca percezione di essere entrati nella presenza divina, può ben darsi che vi siano aree della vostra vita che avete trascurato per molto tempo, delle quali soltanto Dio è a conoscenza, e dovete supplicarlo di investigarle, di portarle alla luce e di confessarle volontariamente con uno spirito affranto e contrito.
Vedete, queste cose devono essere affrontate. Ogni volta che nella Scrittura parliamo di adorazione, dobbiamo parlare di essere lavati, mondati e purificati, di confessione, di ravvedimento, perché l’unica persona che può entrare completamente e pienamente in comunione con un Dio completamente santo è una persona il cui peccato è stato completamente affrontato. E non vogliamo precipitarci nella presenza di Dio nella nostra impurità, pensando che tutto vada bene. Noi, come Isaia, dobbiamo confessare davanti a Dio il nostro peccato e permettere a Dio di toccare le nostre labbra con quel carbone vivo e ardente, se necessario, per purificarci.
E così adoriamo in spirito: quando lo Spirito di Dio dimora in noi e quando siamo disposti a lasciare che i nostri pensieri siano interamente assorbiti da Dio; quando siamo nella Sua Parola, scoprendo e meditando; quando abbiamo un cuore indiviso, completamente aperto a Dio affinché scopra qualsiasi cosa si frapponga fra noi e Lui. Questo significa adorare in spirito.
Ora Charnock, molti anni fa, scrisse queste parole: “Senza il cuore non è adorazione; è una rappresentazione teatrale. È recitare una parte senza essere realmente quella persona. È fare l’ipocrita”. Ascoltate questo: “Si può dire veramente che adoriamo Dio, anche se ci manca la perfezione; ma non si può dire che adoriamo Dio, se ci manca la sincerità”.
Questo è verissimo. Possiamo adorare in modo imperfetto, ma non possiamo adorare in modo insincero. E così, quando veniamo ad adorare Dio, l’adorazione deve provenire dalla profondità di ciò che è dentro di noi: un’adorazione sincera di Dio. Perciò sottomettiamo il nostro spirito allo Spirito Santo, il quale ci riempie della Sua presenza e della Sua potenza. Gli chiediamo di purificare ogni angolo della nostra vita, e allora l’adorazione può sgorgare liberamente. Non vi è nulla di superficiale in tutto questo.
Ora consideriamo il secondo elemento, quello che porta equilibrio. Adoriamo in verità. Adoriamo in verità. E ne abbiamo parlato brevemente l’ultima volta, nella nostra discussione sull’idea della scoperta e della meditazione sulla Parola. Ma permettetemi di svilupparlo un po’, se posso. Ogni adorazione è una risposta alla verità. Ogni adorazione è una risposta alla verità. Non esiste adorazione che non sia inseparabilmente legata alla verità. L’adorazione non è un esercizio emotivo fatto di parole religiose per suscitare sentimenti. L’adorazione è una risposta costruita sulla verità.
Ora Pilato pose una domanda molto importante: “Che cos’è la verità?”. E Gesù rispose in Giovanni 17:17, quando disse: “La Tua parola è verità”. Oppure, nel Salmo 119: “Le testimonianze del Signore sono veritiere”.
Ora, se dobbiamo adorare in verità, e la Parola di Dio è verità, allora dobbiamo adorare sulla base di una comprensione della Parola di Dio. Se vogliamo adorare Dio veramente, dobbiamo comprendere chi Egli è, e l’unico luogo nel quale Egli ha rivelato Sé stesso è la Sua Parola.
In Romani 1:18 ci viene detto che “l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà ed ingiustizia degli uomini, i quali soffocano la verità”. Ora, vi è la verità in termini di coscienza, la verità in termini di quella che viene chiamata “rivelazione generale”. E poi il versetto 19: “Ciò che si può conoscere di Dio è manifesto in loro”.
Dio, prima di tutto, rivelò Sé stesso in termini generali nella coscienza e nella creazione. E gli uomini soffocano quella verità riguardo a Dio. Ma il versetto 25 dice: “Essi hanno cambiato la verità di Dio nella menzogna, ed hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore”. Ora, l’intero proposito di Dio era quello di rivelare Sé stesso. Egli rivelò Sé stesso, prima di tutto, nella creazione e nella coscienza, e poi rivelò Sé stesso con assoluta chiarezza nelle pagine della Parola di Dio. Se dobbiamo adorare in verità, allora dobbiamo adorare veramente, nel modo in cui Dio deve essere adorato.
E l’unico luogo nel quale troveremo Dio veramente definito è la Bibbia. È la Bibbia che spiega il Dio della creazione ed il Dio della coscienza. Tutto ciò che sappiamo riguardo a Dio si trova nella Parola di Dio. E adorare in verità, dunque, significa adorare sulla base di una comprensione della Parola di Dio. Non potete adorare Dio nel vuoto. Non potete adorare Dio separatamente dalla Sua rivelazione.
Mi viene in mente un’illustrazione tratta dall’ottavo capitolo di Neemia, dove ci viene detto che “Esdra aprì il libro alla presenza di tutto il popolo”, cioè la Parola di Dio, e lo aprì stando “al di sopra del popolo”, sopra una piattaforma, ed immediatamente “tutto il popolo si alzò in piedi” alla presentazione della Parola di Dio. “Ed Esdra benedisse il Signore, il grande Dio. E tutto il popolo rispose: Amen, Amen, alzando le mani; poi si chinarono e adorarono il Signore con la faccia a terra”. La Parola di Dio, soltanto la Sua stessa santa presenza, li fece cadere tutti in ginocchio in un atto di adorazione.
Ogni adorazione, ascoltate adesso, è una risposta alla verità riguardo a Dio. E tutta la verità riguardo a Dio è rivelata nella Sua Parola. Se siamo chiamati ad adorare Dio, allora vogliamo adorare Dio per ciò che Dio è. Se vogliamo sapere com’è, dobbiamo guardare alla rivelazione che Egli ha dato di Sé stesso. La Bibbia rivela la verità riguardo a Dio, la quale guida la nostra adorazione.
E la verità è il fattore oggettivo nell’adorazione, così come lo spirito è quello soggettivo. Ma entrambi devono essere uniti. Nel Salmo 47:7 vi è un’affermazione molto interessante. Dice: “Cantate lodi con intelligenza”. Cantate lodi con intelligenza. Ogni adorazione deve essere fondata sulla verità. L’adorazione non consiste semplicemente nel tenersi per mano e dondolarsi avanti e indietro, o nell’avere esperienze estatiche, esperienze prive di significato o di contenuto. Questa non è adorazione. L’adorazione non è neppure una bella sensazione, per quanto belle possano essere le belle sensazioni.
L’adorazione è un’espressione di lode che sale dalla profondità del cuore verso un Dio compreso così come Egli è veramente rivelato. “Cantate lodi con intelligenza”. Non vi è alcuna virtù nel dire che state adorando Dio attraverso qualcosa che né voi, né nessun altro, comprendete. Non vi è vera adorazione senza una vera comprensione di Dio. Qualunque gruppo non comprenda la verità riguardo a Dio non adora Dio, non può adorare Dio, perché Egli viene adorato in spirito e secondo verità.
In 2 Corinzi 4:2 Paolo dice: “Abbiamo rinunciato alle cose nascoste e vergognose”; non facciamo cose che manipolano; “non camminiamo con astuzia, non falsifichiamo la Parola di Dio”, in altre parole, non la usiamo per produrre certe esperienze, o certi risultati, o certe reazioni, “ma mediante la manifestazione della verità raccomandiamo noi stessi alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio”. Paolo dice: “Io non manipolerò mai la Bibbia. Non ingannerò mai nessuno. Non cercherò mai di essere disonesto con nessuno per raggiungere i miei fini. Tutto ciò che desidero fare è manifestare la verità e, in questo modo, raccomandare me stesso davanti a Dio”. Ogni risposta nell’adorazione è una risposta alla Parola di Dio.
Ed è sorprendente quante persone non comprendano questo. Come ho menzionato qualche tempo fa, molto spesso le persone mi chiedono: “Come potete avere un culto di adorazione quando predichi così a lungo? Quando ha il tuo popolo il tempo di adorare?”. E la risposta è che non potete adorare Dio senza una comprensione di chi Egli sia. Ecco perché sono così profondamente impegnato nella predicazione espositiva. Ecco perché sono così profondamente impegnato nell’insegnamento sistematico della Parola di Dio, settimana dopo settimana. Non vi è nient’altro da fare.
Potrei darvi sermoni brillanti che smuoverebbero le vostre emozioni e cambierebbero i vostri atteggiamenti, e forse potrei farvi piangere riempiendoli di tante storie ed altre cose. Potrei renderli interessanti, divertenti ed emozionanti. Ma, quando tutto fosse finito, potreste dire: “Accidenti, John MacArthur sa predicare”, ma non adorereste Dio. È una sfida molto più grande, per me, insegnare la Parola di Dio e lasciare che essa vi conduca a rispondere a Dio così come Dio è rivelato in questa, la rivelazione che Egli ha dato di Sé stesso.
Ecco perché penso che qualunque giovane entri nel ministero senza essere impegnato nella predicazione espositiva, alla fine, si stia scavando la fossa con le proprie mani. Perché le persone devono rispondere, in ogni dimensione della vita, alla verità della Parola di Dio. Dobbiamo adorare in verità. E la verità è rivelata in questa Parola. E questa è la nostra fonte. Ed è per questo che sono così totalmente convinto del fatto che dobbiamo insegnare la Parola di Dio.
Quando la chiesa primitiva si riuniva, si riuniva per discutere la dottrina degli apostoli, per essere istruita nella dottrina degli apostoli, negli insegnamenti degli apostoli. Che cosa erano? Erano le rivelazioni di Dio riguardo a Sé stesso, la rivelazione che Dio aveva dato di Sé attraverso i loro scritti ed i loro insegnamenti. Ed essi costituivano la sostanza della verità sulla quale quelle persone adoravano. Ecco perché Paolo disse a Timoteo: “Finché io venga, leggi il testo, spiega il testo ed applica il testo. Rimani nel testo. Insegna la sana dottrina”. Che cos’è questa? La verità riguardo a Dio.
Non siamo qui per creare un’esperienza emotiva. Siamo qui per insegnarvi ciò che questo libro rivela su Dio, e da quel fondamento di conoscenza nasce l’adorazione.
Sapete, se volete vedere un’illustrazione di questo, guardate 1 Corinzi 14, e forse questo può servire come una buona illustrazione. Le persone nella chiesa di Corinto erano praticamente andate all’estremo di un’attività entusiastica priva di contenuto. Voglio dire, si abbandonavano ad ogni genere di balbettio estatico, e quelle manifestazioni appariscenti ed esibizionistiche, che provenivano dal loro ambiente pagano erano state trascinate dentro la chiesa; e mettevano da parte il contenuto e la verità per amore delle loro estasi, ed avevano esperienze emotive incomprensibili, prive di intelligibilità.
E Paolo li accusa al versetto 14 dicendo: “Se io prego in altra lingua”, o in un linguaggio, “il mio spirito prega, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa”. Ed è una forma di adorazione monca, perché Dio vuole essere adorato non soltanto “in spirito, ma in”, che cosa? “in verità”. Ed un’intelligenza infruttuosa non è ciò che Dio vuole. E così dice: “Pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza”; e quando canto, “canterò con lo spirito, ma canterò anche con l’intelligenza”. Voglio dire, perché le persone devono comprendere ciò che vedono, come dice il versetto 16.
Ora andate al versetto 23. Ed egli dice, come illustrazione: “Se tutta la chiesa si riunisce in un solo luogo, e tutti parlano in queste lingue incomprensibili, e qualcuno entra, una persona semplice o incredula, dirà che siete pazzi”. Il risultato sarà che diranno semplicemente che queste persone sono fuori di sé. “Ma se predicate”, ed è questo che significa “profetizzare”, “parlare da parte di Dio”, “se predicate” la Parola di Dio, “ed entra uno che non crede, o che è semplice, egli sarà convinto e giudicato. Ed i segreti del suo cuore saranno resi manifesti; ed egli cadrà con la faccia a terra ed adorerà Dio”. Vedete, l’effetto di qualcosa di puramente emotivo è che le persone provano una bella sensazione. L’effetto della verità è che adorano Dio. E non confondete mai una sensazione estatica con l’adorare Dio. La verità è al cuore dell’adorazione. Non stiamo negando l’entusiasmo ed il sentimento; devono semplicemente essere inseparabilmente legati alla verità. Devono esserlo.
Nella chiesa primitiva adoravano, ed usavano salmi, usavano inni, usavano cantici spirituali, componevano melodie. Avevano momenti di lode e momenti di ringraziamento. E tutte queste cose sono elencate in Colossesi 3:16-17. Ma prima, al versetto 16, dice: “La parola di Cristo dimori in voi”, plousiōs, abbondantemente, pienamente, “riccamente”. Così, quando la Parola vi domina, allora la vostra lode viene regolata e la vostra adorazione viene conformata al modello divino.
Dunque, la natura dell’adorazione, l’essenza dell’adorazione, che cos’è? È offrire a Dio adorazione dalle profondità del nostro essere interiore, nella lode, nella preghiera, nel canto, nel dare e nel vivere, ma sempre sulla base della Sua verità rivelata. Ed è così difficile mantenere la chiesa conforme a questo, perché la chiesa tende, da una parte, a diventare fredda, senza vita, morta e glaciale; e dall’altra, a diventare emotiva, fanatica e orientata ai sentimenti; e deve esservi un equilibrio. E noi, che tendiamo ad essere dalla parte glaciale e priva di emozioni, veniamo intimiditi da quelli che vivono di sentimenti dall’altra parte, non è vero? Ma neppure quello è il posto giusto. Devono esserci entrambi, in equilibrio. Dobbiamo conoscere la verità.
Sapete, quando Paolo andò all’Areopago di Atene, in Atti 17, dichiarò inaccettabile la loro adorazione, e la sua accusa è estremamente significativa, estremamente significativa. Egli dice loro una cosa molto semplice; ascoltate soltanto, versetto 23: “Mentre passavo ed osservavo i vostri oggetti di culto, ho trovato anche un altare sul quale era scritto: AL DIO SCONOSCIUTO. Quello dunque che voi adorate senza conoscerlo”. Questa era l’accusa. “Voi adorate nell’ignoranza”. E questo è inaccettabile. Non potete adorare Dio nell’ignoranza.
E permettetemi di dire che anche all’estremità fredda e, per così dire, ortodossa, dove il rituale, la formalità, la routine e la tradizione sono diventati un’attività priva di pensiero e di significato, vi è una perdita della vera adorazione altrettanto grande quanto nelle estasi dell’estremo opposto. E così vi sottopongo questo: se volete adorare Dio, deve esservi un impegno fedele verso la Parola di Dio. Non accadrà per mezzo di qualche scarica improvvisa dal cielo. La vostra adorazione sgorga dalla comprensione della rivelazione che Dio ha dato di Sé. Ed essa si trova qui, in questo libro.
E se state correndo qua e là aspettando di essere colpiti da qualche fulmine a ciel sereno, di cadere in qualche gloriosa estasi e di adorare Dio, questo non accadrà in modo legittimo. Mentre studiate la Parola di Dio, ne scoprite le verità, meditate sulle sue verità, vi concentrate su Dio ed avete un cuore indiviso ed un cuore ravveduto, puro e pulito, scoprirete che ciò che sgorga da quel cuore sarà adorazione.
Ripetutamente, nel Nuovo Testamento, leggete questa espressione: “Fratelli, non voglio che siate”, che cosa? “ignoranti”. Nella Bibbia non vi è alcun valore attribuito all’ignoranza. “Studiati di presentare te stesso approvato davanti a Dio, operaio che non abbia di che vergognarsi, che dispensi rettamente la parola della verità”. “Siate rinnovati nello spirito della vostra mente”. Verità, verità, verità. E così ci è stato dato il comandamento di “adorare in spirito e verità”.
Ora, confido e prego che lo Spirito di Dio imprima profondamente queste cose dentro di noi. L’essenza dell’adorazione, così semplice e tuttavia così profonda nel suo perfetto equilibrio, può essere realizzata soltanto dalla potenza dello Spirito Santo. Ma voi dovete accompagnarla con la volontà di scavare nella Parola di Dio, affinché la vostra adorazione sia il traboccare di quella scoperta e di quella meditazione.
Ora, i risultati dell’adorazione, i risultati. Sappiamo che dobbiamo adorare perché ci è stato comandato di farlo. Ma tutti noi siamo orientati ai risultati e, naturalmente, ci poniamo la domanda: se cominciamo davvero ad adorare, che cosa accadrà? Ed io credo che questo accadrà nelle nostre vite e nella nostra chiesa. Quali sono i risultati dell’adorazione? Sono così semplici e tuttavia così vasti nelle loro conseguenze.
Numero uno: Dio sarà glorificato. Dio sarà glorificato. Vedete, Egli sarà glorificato quando viene adorato. Salmo 50:23: “Chi offre lode Mi glorifica”. Quando lodiamo Dio, quando adoriamo Dio, Egli viene glorificato. In Levitico 10:3 Egli dice: “Io sarò santificato in coloro che si avvicinano a Me, e davanti a tutto il popolo sarò glorificato”. Dio vuole essere riconosciuto come santo, e mentre ci accostiamo a Lui, Egli viene glorificato in mezzo al Suo popolo. Lo scopo supremo della vita è glorificare Dio. E se non vi fosse altro, questo sarebbe sufficiente. Quando adoriamo, diletti, quando adoriamo Dio come Dio deve essere adorato, Egli viene glorificato. Ed è per questa ragione che esistiamo. Questo è sufficiente: che Dio sia glorificato.
Ma, in secondo luogo, credo che quando adoriamo Dio come Egli desidera essere adorato, i cristiani vengono purificati. I cristiani vengono purificati. Nella mia mente non vi è alcun dubbio al riguardo. Quando vi accostate a Dio per adorarlo, vi trovate immediatamente di fronte a questa realtà, nel Salmo 24: colui che entra nella Mia presenza deve venire con “mani pulite ed un”, che cosa? “cuore puro”. Così, una chiesa che adora è una chiesa pura. Questo viene richiesto.
Mentre entriamo nella presenza di Dio, vi è il riconoscimento della nostra peccaminosità e vi è la volontà di abbandonare quella peccaminosità. Vi è un desiderio consumante di essere puri e di essere puliti. Quanto più ci avviciniamo a Dio, quanto più veniamo vicino a Dio, tanto più veniamo sopraffatti dalla nostra peccaminosità e gridiamo con Davide: “Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore. Vedi se vi è in me qualche via malvagia”.
E così, credo che Dio venga glorificato nell’adorazione. E questo è sufficiente. Credo anche che i cristiani vengano purificati. E credo che la chiave della santità della chiesa sia l’adorazione della chiesa. Ecco perché avete bisogno di essere qui. Nell’adorare Dio nell’assemblea del Suo popolo redento, mentre venite attirati nella presenza di Dio dalla musica, dal messaggio della Parola di Dio e dalla verità che udite, mentre venite attirati nella Sua presenza, vi trovate immediatamente di fronte alla realtà della vostra peccaminosità.
Questa è la ragione per cui la Cena del Signore è così, così importante. Ed è la ragione per cui la chiesa primitiva partecipava così frequentemente alla Cena del Signore, perfino ogni giorno. E forse questa è una ragione sufficiente perché voi, nella vostra famiglia, nei vostri gruppi di comunione, veniate alla Cena del Signore, affinché possiate trovarvi faccia a faccia con la necessità di essere puri.
In terzo luogo, credo che dove ha luogo la vera adorazione, non soltanto Dio viene glorificato ed i cristiani purificati, ma la chiesa viene edificata. La chiesa viene edificata. La chiesa viene costruita. La chiesa viene trasformata.
Sapete, leggete il libro degli Atti, ed è meraviglioso vedere che, mentre la chiesa adorava, trovava favore presso Dio, trovava favore presso tutti. Ed il Signore aggiungeva ogni giorno alla chiesa coloro che dovevano essere salvati. Riempirono la città della loro dottrina. Misero sottosopra il mondo. Erano attraenti. Erano affascinanti. Erano dinamici. Credo che una chiesa che adora sia una chiesa che viene edificata. E permettetemi di affrettarmi ad aggiungere questo, per favore: con “edificata” non intendo che ci sentiamo meglio, intendo che viviamo meglio. Viviamo meglio. Questo è il punto. Viviamo meglio. Il Signore purga, purifica, edifica la chiesa.
E in 1 Corinzi 14:26 dice: “Ogni cosa sia fatta per l’edificazione”. Ogni cosa sia fatta per edificare la chiesa. Una chiesa viene edificata nella sua adorazione. Mentre vi riunite per adorare il Signore, diventate forti, venite trasformati. Permettetemi di dirlo semplicemente in un altro modo. L’adorazione cambia le persone, la vera adorazione. E se siete venuti per molto tempo e siete rimasti immutati, allora non state veramente adorando. Se l’adorazione non ci cambia, non è stata adorazione. Voglio dire, quando vi avvicinate alla presenza di Dio, deve esservi un cambiamento. Non potete tornare uguali a prima, così come non poté farlo Paolo quando fu rapito fino al terzo cielo. Non potete.
Se l’adorazione non ci spinge verso una maggiore ubbidienza, chiamatela come volete, non è adorazione. Non è adorazione, a meno che ne usciamo con un impegno maggiore verso l’ubbidienza. Come l’adorazione comincia con una santa aspettativa, così termina con una santa ubbidienza, oppure non è adorazione. Non può esserlo. Deve cambiarci.
In Esodo 33:11 vi è questa incredibile affermazione: “Ed il Signore parlava a Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con il proprio amico”. Ora, questa è adorazione. Mosè e Dio, faccia a faccia. Voglio dire, in quello stesso capitolo Dio fa passare la Sua gloria davanti a Mosè, ed egli vede uno scorcio della Shekinah di Dio. Voglio dire, sono vicini. Sono vicini.
E sapete che cosa accade da un’intimità faccia a faccia con Dio? Vi dirò che cosa accade. Accade l’adorazione. 34:8: “E Mosè si affrettò, chinò il capo verso terra ed adorò”. Voglio dire, questa è la risposta all’intimità con Dio: l’adorazione. E poi sapete quale fu la sua risposta successiva? Versetto 9. Disse: “Ora, se ho trovato grazia agli occhi Tuoi, o Signore, venga il Signore, Ti prego, in mezzo a noi; poiché questo è un popolo dal collo duro; perdona la nostra iniquità ed il nostro peccato”.
E qui vediamo di nuovo la stessa cosa, non è vero? Faccia a faccia con Dio, nell’intimità dell’adorazione, egli viene immediatamente sopraffatto dal proprio, che cosa? peccato, e dal peccato del suo popolo. E vi è un cuore rotto e contrito. Ed immediatamente Dio risponde in modo così meraviglioso al versetto 10 e dice: “Ti farò una promessa: davanti a tutto il popolo farò meraviglie, quali non sono mai state compiute in tutta la terra, né in alcuna nazione; e tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché è una cosa tremenda quella che Io farò con te”. Dio dice: “Mosè, Io ti benedirò. Farò attraverso la tua vita cose che incutono timore”.
Dovreste cominciare faccia a faccia con il Dio vivente. Ed in quel confronto faccia a faccia, vi inchinate in adorazione, sopraffatti dal vostro peccato, e la risposta di Dio è il perdono e la restaurazione, ed il patto della promessa di benedirvi e di riversare attraverso di voi la Sua tremenda potenza. Ed il risultato è che venite cambiati.
Il capitolo 34, più avanti, al versetto 29, dice che quando Mosè scese dal monte, “il suo volto risplendeva”. Il suo volto era illuminato in modo così brillante che era irriconoscibile. Era così diverso che non era più l’uomo che era quando era salito lassù. E questa è adorazione. L’adorazione trasforma le persone. Santa intimità faccia a faccia: venite qui e vi trovate faccia a faccia con Dio, oppure entrate nella vostra cameretta a casa, nel vostro tempo nella Parola, e vi trovate faccia a faccia con Dio, e vedete Dio, e siete costretti a cadere, se la vostra visione è chiara, se il vostro cuore è indiviso, se state meditando, scoprendo e concentrandovi, e se lo Spirito di Dio è nella vostra vita e sta operando su di voi; sarete portati in ginocchio, vedrete il vostro peccato e griderete a Dio perché vi purifichi da ciò che potete vedere, e per ciò che non potete vedere direte: “Investigami e conosci il mio cuore”. E da quel genere di confessione del peccato, Dio vi confermerà la dolce promessa che la Sua potenza opererà attraverso di voi, e uscirete da quel luogo di adorazione come persone trasformate. Deve essere così. Voglio dire, non potete stare con Dio ed uscirne senza che il vostro volto risplenda.
E così, il risultato non è soltanto che Dio viene glorificato ed i cristiani purificati, ma che la chiesa viene edificata. Non sentimenti migliori, ma una vita migliore.
Vi è un quarto risultato. I perduti vengono evangelizzati. I perduti vengono evangelizzati. La profonda testimonianza di una comunità che adora ha probabilmente un impatto maggiore di qualunque singolo sermone. Avete sentito? Ha un impatto maggiore di qualunque singolo sermone.
Non dimenticherò mai quella signora ebrea che andò alla sinagoga in fondo alla strada per ricevere consiglio. Il suo matrimonio stava andando in pezzi. E le dissero che, dal momento che non aveva pagato, non aveva pagato le sue quote, non potevano consigliarla finché non le avesse saldate. Ed ella rimase molto turbata. E uscì. E capitò che fosse domenica, e uscì sul marciapiede e si ritrovò trascinata dalla folla e finì nella Grace Church durante il culto di adorazione.
La battezzai alcune settimane dopo. Ed ella disse: “Non ricordo nulla di ciò che hai detto. Infatti, non saprei neppure dirti di che cosa parlasse il sermone. Ma”, disse, “rimasi profondamente colpita dalla gioia, alla pace ed all’amore che vi erano fra le persone mentre adoravano. Non avevo mai visto nulla di lontanamente simile”. Come risultato, divenne cristiana, semplicemente vedendo il popolo che adorava.
E questo è accaduto ripetutamente, ed è davvero la prima attrazione. Molti di voi che siete qui, forse in visita per la prima volta, siete più curiosi di ciò che sta accadendo là fuori di quanto lo siate di ciò che sta accadendo quassù. Ed avete ragione ad esserlo. Credo che dove vi è un gruppo di persone che adora, che innalza il proprio cuore a Dio e conosce la Sua benedizione infinita, e i cui volti risplendono perché sono alla Sua presenza, vi sarà un impatto potentissimo sul mondo.
In 1 Corinzi egli dice: “Se mettete ordine nella vostra adorazione”, ve l’ho letto prima, 14:23-25, “se soltanto mettete ordine nella vostra adorazione e la praticate nel modo in cui deve essere praticata, i non credenti entreranno, cadranno con la faccia a terra ed adoreranno Dio”. Un grande impatto sui perduti attraverso un popolo che adora.
I risultati dell’adorazione: Dio viene glorificato, i cristiani vengono purificati, la chiesa viene edificata ed i perduti vengono evangelizzati.
Ora, voglio sottoporvi una prova proprio qui. E voglio che rimaniate con me. Non perdetemi nei prossimi dieci minuti. Questo è il punto cruciale nel quale mettiamo insieme ogni cosa. Alcuni di voi stanno dicendo tra sé: “John, ora comprendo l’adorazione. Comprendo la sua importanza. Dio cerca adoratori. Comprendo la sua fonte: la mia salvezza. Comprendo che l’oggetto è Dio. Comprendo che la sfera è ovunque ed in ogni momento, specialmente nell’assemblea collettiva del popolo redento. Comprendo l’essenza dell’adorazione. Deve esservi un perfetto equilibrio tra lo spirito e la verità, tra la Parola di Dio ed il cuore. E sono pronto. Ed ora mi hai messo con le spalle al muro. Che cosa devo fare? Come mi preparo veramente ad adorare?”.
Vi alzerete la domenica. Verrete qui. Che cosa farete? Come vi preparerete ad adorare? Come può accadere? Un solo versetto può essere il vostro testo. Dovreste scrivere questo versetto all’inizio della vostra Bibbia, insieme a questi quattro piccoli punti che sto per darvi, ed usarlo come preparazione all’adorazione.
Ebrei 10:22. Per me è il più grande riassunto della preparazione. Il punto qui, gente, ascoltate adesso, il punto quando venite qui per adorare non è quanto bene si sia preparato il coro. Il punto non è quanto bene si sia preparato il predicatore. Il punto è: quanto bene vi siete preparati voi ad adorare Dio? Ora cominciate dal versetto 22, che dice: “Accostiamoci”, e potete fermarvi lì.
Questa è una chiamata all’adorazione. Accostatevi. A chi? A Dio. Avanti, è il momento di adorare. Accostiamoci. Muoviamoci verso Dio. Voi dite: “Questo è ciò che voglio fare, John. Ora lo comprendo. Lo vedo. Voglio avvicinarmi”. Ma vi sono alcune condizioni, quattro punti di controllo.
Il primo: “Con cuore sincero”. Io chiamo questo “sincerità”. Questa è la prima prova: la sincerità. Siete davvero sinceri? Il vostro cuore è ben disposto? State adorando con tutto il vostro cuore? State pregando con Davide: “Unisci il mio cuore, o Signore”? Siete davvero sinceri ed indivisi?
Secondo: “Accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede”. Ora, questo è ciò che io chiamo “fedeltà”. Vedete, egli sta scrivendo agli Ebrei, ed essi erano molto abituati all’Antico Testamento. Erano molto abituati all’antico patto. Era giunto il nuovo patto, era giunto il Nuovo Testamento. La nuova rivelazione in Gesù Cristo, i misteri, si stavano dispiegando. E per poter adorare Dio dovevano dire di no all’antico patto, giusto? Niente più cerimonie, niente più sacrifici, niente più simboli, immagini, figure; l’antico era passato. Era stato messo da parte. Era finito.
Era giunto un patto nuovo e migliore, ed essi dovevano essere disposti a dire: “Io vengo a Dio con piena fiducia nella fede rivelata nel Nuovo Testamento. Con piena certezza che non si tratta di un sistema di opere. Non si tratta di un sistema di cerimonie. È ciò che viene rivelato nella fede del nuovo patto”. Dovete venire interamente per fede in ciò che è stato rivelato in Gesù Cristo. Questa è fedeltà.
Così, non adorate soltanto con sincerità, ma adorate secondo la verità. Questo è ciò che significa “fedeltà”. La verità rivelata nel Nuovo Testamento, con piena certezza che è la verità che salva, che non dovete aggrapparvi ad alcuna vostra opera, ad alcun vostro merito, ad alcuna vostra giustizia personale, ad alcun vostro rituale. Siete pienamente certi di poter venire a Dio semplicemente ed unicamente mediante la fede, così come è rivelato nel nuovo patto.
In terzo luogo: “Avendo i cuori aspersi e purificati da una cattiva coscienza”. Questa è umiltà. Venite a Dio sapendo che non avete alcun diritto di essere lì, perché la vostra coscienza è contaminata dal male e deve essere purificata. Ed è stato il sangue di Gesù Cristo sulla croce a provvedere per il nostro peccato.
Così venite a Dio sapendo di essere indegni e che, per poter anche soltanto essere lì, il vostro cuore malvagio ha dovuto essere purificato. Questa è umiltà. Così, mentre adoriamo, vi è un senso di indegnità, un senso del fatto che la croce ha provveduto per il nostro peccato. Sapendo: “Signore, non ho alcun diritto di essere qui, se non perché Tu mi hai lavato. Tu mi hai asperso e purificato dal male che era in me”.
E così, per adorare Dio, dovete superare la prova della sincerità. Dovete superare la prova della fedeltà. Dovete venire strettamente ed unicamente alle condizioni che Dio ha rivelato nel nuovo patto, senza alcuna vostra bontà e senza alcun vostro merito. Venite strettamente mediante la fede, con piena certezza che questo è tutto ciò che è necessario. In terzo luogo, venite sapendo di non avere alcun diritto di essere lì; questa è umiltà, e siete lì soltanto perché siete stati lavati.
E, in quarto luogo: “Ed il corpo lavato con acqua pura”. Io chiamo questo “purezza”. Sincerità, fedeltà, umiltà e purezza; e questa non è la stessa cosa del punto precedente. Questo è quel lavaggio quotidiano, sapete? È qui che, prima di venire ad adorare, dovete affrontare il peccato nella vostra vita: il peccato confessato, il peccato purificato. Sì, il vostro cuore è stato purificato alla croce. Ma i vostri piedi hanno raccolto la polvere del mondo, non è vero? E deve esservi una confessione del peccato.
Ogni volta che adorate, diletti, vi suggerisco che questa è la prova attraverso la quale dovete passare. Sono sincero? Il mio cuore è ben disposto? Tutto il mio cuore è consacrato a Dio? Mi sto concentrando su di Lui? Lo sto vedendo nella Parola, attraverso la scoperta e la meditazione, così che il mio desiderio ardente, con tutto il mio essere, sia quello di avvicinarmi a Lui? Ho la certezza di poter venire semplicemente ed unicamente mediante la fede, ed ho la piena certezza che essa sia sufficiente, così come è rivelato nel nuovo patto? Che siamo salvati mediante la fede e che abbiamo una via nuova e vivente mediante la fede?
E sto venendo sapendo di non avere alcuna ragione di essere lì se non per Cristo? Sto venendo con umiltà? E sto venendo in purezza, avendo affrontato ogni peccato nella mia vita? Oserei dire che, se vi prendeste soltanto un po’ di tempo in più la mattina del giorno del Signore, apriste la vostra Bibbia a quel versetto e controllaste ciascuno di questi punti, fareste più per preparare il vostro cuore all’adorazione di qualsiasi altra cosa io conosca. “E allora potete venire a Me”, Egli dice, “per la via nuova e vivente, attraverso Gesù Cristo”.
Siete sinceri? Siete consacrati alla verità del nuovo patto? State fondando tutto il vostro diritto di accesso sull’opera compiuta di Cristo? E siete puri, avendo affrontato il peccato nella vostra vita? Se lo siete, potete dire: “Accostiamoci a Dio ed Egli”, che cosa? “si accosterà a noi”.
Ora, tutto questo opererà nella vostra vita. Tutto questo cambierà la vostra vita. Io lo credo. A meno che non siate ostacolati. E voglio concludere con questo, ed ascoltate molto attentamente. Alcuni di voi vengono in chiesa da anni, ma non vi siete mai veramente avvicinati a Dio. Non avete il senso della vicinanza di Dio. Anche nella vostra vita, nella vostra devozione privata, nella preghiera e così via, non lo sperimentate. Può darsi che vi siano alcune cose che dovete fare per preparare il vostro cuore all’adorazione.
Vi sono molti modi di adorare, ma voglio suggerirvi tre barriere che impediranno a tutto questo di operare nella vostra vita, ed è qui che concluderò. E voglio che ascoltiate molto attentamente.
Dovete cominciare da qualche parte, e non potete semplicemente entrare qui, aprire la bocca e lasciare che la lode sgorghi, se vi sono nella vostra vita alcune cose che non avete affrontato. La prima è ciò che chiamerò “l’adorazione del ravvedimento”, l’adorazione del ravvedimento. Se vi è nella vostra vita un peccato che non è stato affrontato, dovete affrontarlo. E dovete accettarne la responsabilità e confessarlo.
In 2 Samuele 12 troviamo Davide. Davide aveva commesso un grande peccato. Oh, che grande peccato. Aveva peccato con Bat-Sceba, aveva commesso adulterio e poi aveva fatto assassinare suo marito. E poi Davide, che aveva peccato così gravemente contro Dio, vide morire il bambino nato da quell’unione e sapeva che Dio lo stava punendo. Ed ecco ciò che fece. Ecco ciò che dice la Scrittura: “Davide si alzò da terra, si lavò, si unse, si cambiò le vesti, entrò nella casa del Signore ed adorò”.
Sapete che cos’è questo? Questa è l’adorazione del ravvedimento. Voi dite: “Che cosa intendi dire?”. Intendo dire che egli si trovava nel mezzo della situazione più triste e tragica, la perdita del suo piccolo bambino, e tuttavia adorò Dio, perché sapeva di ricevere ciò che meritava. Nel mezzo della disciplina, egli adorò. Nel ravvedimento l’anima dice: “Ho peccato e merito queste calamità. Ho trasgredito contro la verità. E, soprattutto, ho peccato contro Dio”. L’adorazione del ravvedimento significa che, proprio nel mezzo della disciplina, riversate il vostro cuore davanti a Dio, confessate il vostro peccato e dite: “Sto ricevendo ciò che merito”.
Alcuni di voi non riescono ad arrivare alla lode perché non avete mai affrontato il vostro peccato, non avete mai riversato il vostro cuore davanti a Dio nel ravvedimento. Potreste perfino essere arrabbiati o amareggiati a causa di alcune delle cose attraverso le quali siete stati disciplinati. Per alcuni di voi dovrà cominciare con l’adorazione del ravvedimento per il vostro peccato. Davide lo fece. Dice che “entrò nella casa del Signore ed adorò”. Poteva adorare Dio perfino mentre Dio lo colpiva, tanto era consacrato all’adorazione.
In secondo luogo, io chiamo questa “l’adorazione dell’accettazione”, l’adorazione dell’accettazione. Nelle familiari parole di Giobbe, quando Giobbe udì la notizia che tutto ciò che amava era scomparso: i suoi beni, i suoi animali, i suoi figli, tutto era scomparso. Sapete che cosa dice la Bibbia? “Giobbe si alzò, si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra”, ed ascoltate questo, “ed adorò”. Avreste pensato che forse avrebbe maledetto Dio? Aveva appena perso ogni cosa: tutti i suoi figli, tutti i suoi raccolti, i suoi animali, ogni cosa. Ed adorò. Io chiamo questa “l’adorazione dell’accettazione”.
Egli non aveva peccato come Davide. Dio stava semplicemente facendo questo per i Suoi propri scopi. E Giobbe disse: “Vedete, nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò; il Signore ha dato ed il Signore ha tolto”, che cosa? “Sia benedetto il nome del Signore”. Questa è un’adorazione che accetta senza mettere Dio in discussione. Ed alcuni di voi non sono mai riusciti ad adorare Dio perché non riuscite ancora ad accettare alcune circostanze che Dio ha portato nella vostra vita, ed esse vi hanno resi amareggiati, e non riuscite ad adorare. E finché non giungerete al punto dell’accettazione, non sarete mai in grado di adorare Dio.
Vedete, George Müller lo espresse in questo modo. Disse: “Venne un giorno in cui morii. Morii alla lode ed alla critica degli uomini. Morii a tutto, tranne che alla volontà di Dio”. E permettetemi di suggerire che quello fu il giorno nel quale egli cominciò a vivere.
Giobbe disse: “Egli conosce la via che io percorro e, quando mi avrà messo alla prova, ne uscirò come l’oro”. È l’adorazione dell’accettazione. Essere disposti ad accettare le vostre circostanze, essere disposti ad accettare il vostro posto nella vita, il vostro lavoro, la vostra carriera, il vostro coniuge, i vostri figli, tutte le vostre circostanze, e dire: “Dio, Tu sapevi tutto questo”; la perdita di una persona cara, la perdita di vostro figlio, la perdita del vostro lavoro, il dolore della malattia, e dire: “Posso adorarTi in mezzo a tutto questo”.
Vedete, il peccato vi tratterrà dall’adorare, e così faranno anche l’amarezza e l’incapacità di accettare ciò che Dio ha portato nella vostra vita. E tenete presente che, quando Dio porta queste cose nella vostra vita, ha uno scopo, non è vero?
Stavo leggendo un versetto che mi ha davvero affascinato, nel capitolo 48 di Geremia. Non avete bisogno di cercarlo. Voglio soltanto commentarlo molto brevemente. In Geremia 48:11 dice questo—Dio sta per giudicare Moab—e dice che questa è la ragione: “Moab è stato tranquillo fin dalla sua giovinezza”. In altre parole, quando non si affrontano difficoltà, inevitabilmente si finisce nei guai, perché non si cresce veramente. Ha avuto una vita così facile e così tranquilla, “si è adagiato sulle sue fecce e non è stato travasato da vaso a vaso; perciò il suo sapore è rimasto in lui ed il suo odore non è cambiato”.
Ora, lessi questo e pensai: “Questa è un’affermazione molto oscura”. “Moab si è adagiato sulle sue fecce, non è stato travasato da vaso a vaso e, perciò, il suo odore è rimasto in lui”. Di che cosa mai sta parlando? Sapete di che cosa sta parlando? Sta parlando della produzione del vino. E ciò che facevano era questo: avevano un recipiente, vi mettevano dentro l’uva preparata per il vino e la lasciavano riposare per un po’ di tempo. E, alla fine, l’amarezza ed il sedimento scendevano e si depositavano sul fondo, e questo è ciò che chiamiamo “le fecce”.
E poi, dopo un po’ di tempo, quando questo processo si era compiuto, lo versavano in un altro recipiente, e l’amarezza rimasta si depositava sul fondo sotto forma di sedimento, chiamato di nuovo “fecce”. Poi lo versavano in un altro recipiente, e poi in un altro vaso, ed un altro, ed un altro, ed un altro; e per un lungo periodo continuavano semplicemente a travasarlo da vaso a vaso, a vaso, a vaso, a vaso, finché alla fine tutto quel sedimento rimaneva nella bottiglia—sul fondo, voglio dire—tutta quell’amarezza scompariva, ed il vino che usciva da quell’ultimo recipiente aveva il dolce aroma che il produttore di vino desiderava che avesse.
E sapete che cosa sta dicendo il profeta riguardo a Moab? Vedete, Moab non ha mai perso la propria amarezza. Non è mai stato travasato da una situazione difficile ad un’altra situazione difficile, così che l’amarezza venisse eliminata. A proposito, le fecce sul fondo di tutti quei recipienti sono ciò da cui si ricava l’aceto, proprio a causa della loro amarezza.
Ascoltate, nella vita state meglio se Dio vi travasa da vaso a vaso, a vaso, a vaso, a vaso; ed ogni volta che Dio vi conduce attraverso una prova diversa, ogni volta che vi colloca in una nuova situazione, un po’ dell’amarezza della vita scompare. E finalmente, un giorno, Egli vi verserà fuori da quell’ultimo vaso, e tutto ciò che rimarrà sarà il dolce aroma che Egli cercava fin dall’inizio, e l’odore amaro sarà scomparso. E quanto prima imparerete l’adorazione dell’accettazione, tanto più sarete liberi di innalzare il vostro cuore in lode a Dio. Paolo disse: “Le ultime gocce della mia vita vengono versate come un profumo soave a Dio”. Era passato da vaso a vaso, a vaso.
E poi, per ultimo, l’adorazione della devozione, o dell’impegno. E mi colpisce profondamente il fatto che, in Genesi 22, Abrahamo salì sul monte Moriah ed aveva con sé Isacco. Ed è una cosa così straordinaria. Dio aveva detto: “Sali lassù e immola Isacco. Uccidilo come offerta”. E sapete che cosa dice Genesi 22? “Abrahamo giunse al luogo del quale il Signore gli aveva parlato, e Abrahamo disse ai suoi giovani”, quelli che viaggiavano con lui, “Rimanete qui con l’asino; io ed il ragazzo andremo fin là e adoreremo”. Incredibile. Per me è incredibile. Il fatto che egli potesse vedere questo come adorazione a Dio, quando ciò gli sarebbe costato la vita del suo stesso figlio
. Vedete, questo significa consacrare voi stessi all’adorazione, qualunque ne sia il prezzo. Vedete?
Voglio dire, vedere al di là del dolore, vedere al di là della difficoltà. Alcune persone non riescono ad adorare Dio perché non vogliono neppure prendersi il disturbo di alzarsi dal letto. Quanto è lontano questo dall’essere disposti a piantare un coltello nel petto del proprio amato figlio? E chiamarlo adorazione, se questo è ciò che Dio ha detto?
“Andiamo”, dice, “e adoriamo”. Non usò la parola “sacrificio”. Perché? Perché guardava al di là di quello. Vedeva oltre quello. Vedeva oltre il dono e l’offerta. Vedeva oltre il prezzo ed il costo, fino all’adorazione.
Alcune persone, come ho detto, non possono venire qui ed essere libere di adorare perché devono cominciare con l’adorazione del ravvedimento, oppure con l’adorazione dell’accettazione, oppure con l’adorazione della devozione. E non sono disposte ad affrontare il proprio peccato. Non sono disposte ad affrontare le proprie circostanze e non sono disposte a pagarne il prezzo. Ma permettetemi di suggerirvi che, se adorate, riceverete la promessa di Dio che, attraverso la vostra vita, Egli riverserà la Sua tremenda potenza. Concludo con questo.
A.W. Tozer pose una domanda interessante. Disse questo: “Stiamo perdendo il nostro “Oh”?” Stiamo perdendo il nostro “Oh”? “Quando il cuore, in ginocchio, entra nella tremenda presenza e ode, con timore e meraviglia, cose che non è lecito pronunciare, la mente cade prostrata e le parole, che prima erano le sue fedeli servitrici, diventano deboli e del tutto incapaci di esprimere ciò che il cuore ode e vede. In quel momento tremendo, l’adoratore può soltanto gridare: “Oh!”. Stiamo perdendo il nostro “Oh”? Prego di no.
Padre, Ti ringraziamo per il tempo che abbiamo trascorso insieme questa mattina. Ti preghiamo di venirci incontro nel nostro bisogno; rendici veri adoratori, per amore di Cristo. Amen.
FINE
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