Lo scorso giorno del Signore ho iniziato a parlarvi dal cuore sul tema che ho intitolato ‘L’anatomia della Chiesa.’ In quell’occasione vi ho detto che ritengo che Grace Community Church si trovi ad un punto cruciale della sua storia. Dio ha già fatto grandi cose e credo che ci siano cose ancora più grandi da fare. Nella mia vita non sono mai stato così impegnato e dedicato a questa chiesa e questo ministero e in ciò che Dio vuole che io faccia. Sono entusiasta del futuro eppure riconosco che c’è un nemico che vorrebbe ostacolare tutto questo e so che abbiamo per le mani una battaglia spirituale che nei prossimi giorni sarà più accesa che mai. Perciò ho sentito il bisogno di allontanarmi un attimino dalla serie di Matteo e di farvi entrare un po’ nel mio cuore per condividere con voi dove penso che la nostra chiesa si trovi davvero e cosa dobbiamo riaffermare. E son molto grato per la risposta che ho ricevuto dopo Domenica scorsa, ho ricevuto un sacco di biglietti, lettere, telefonate e risposte incoraggianti da persone che mi hanno detto: ‘Voglio riaffermare il mio impegno verso il Signore, nei confronti di questa chiesa, per sostenere il tuo ministero,’ e cose del genere, e quello significa molto per me. Sono sempre grato che rispondete alla Parola di Dio e al cuore del pastore che ve la porta.
Voglio continuare quello che abbiamo iniziato la scorsa volta, e credo che potremmo dire che questa è una sorta di archeologia spirituale breve. Alcuni di voi son appena arrivati e non avete visto le fondamenta, non eravate qui durante gli anni della crescita. Non capite bene cosa ci sia sotto tutto questo, e quindi quello che sto cercando di fare è scavare un po’ le fondamenta per farvi vedere le basi di quello che è il vero impegno di questo ministero. E per aiutarci a vedere tutto questo, per scavare e per scoprire cosa c’è davvero alla base di Grace Church, ho preso in prestito l’analogia meravigliosa di Paolo sul corpo. Stiamo parlando dell’anatomia della Chiesa e ho suggerito che ci sono quattro caratteristiche che vogliamo esaminare: lo scheletro, i sistemi interni, i muscoli e la carne, questa è un po’ una prospettiva piuttosto semplificata, ma credo che ci sarà utile.
L’ultima volta abbiamo detto che la chiesa deve avere uno scheletro. Uno scheletro che le dia forma, che le dia un’ossatura, che le permettere di alzarsi in piedi. Quello è un po’ il fondamento di base, la sostanza che non negoziabile, su cui tutto il resto si poggia e tramite il quale tutto il resto si muove. Ed abbiamo detto che i nostri principi fondamentali non negoziabili sono i seguenti: una prospettiva elevata di Dio, l’autorità assoluta delle Scritture, chiarezza dottrinale, santità personale e la comprensione delle autorità spirituali. Queste sono cose fondamentali, dobbiamo continuare ad innalzare Dio, ad esaltare il suo nome santo e benedetto. Dobbiamo continuare a dare priorità alla Parola di Dio, a far si che sia tutto, a studiarla, a predicarla, ad insegnarla. E dobbiamo anche impegnarci a trarne fuori dottrine che siano chiare, precise ed applicabili alla vita quotidiana. Dobbiamo anche perseguire, con tutte le nostre forze nello Spirito Santo: la santità, la virtù, la pietà, la rettitudine; e dobbiamo comprendere l’autorità spirituale.
Essere una guida spirituale ed esser seguito comporta grandi responsabilità spirituali. E quindi, se di tanto in tanto mi sentite parlare di Dio, delle Scritture, della dottrina, della santità e delle autorità, capirete che ho la responsabilità di continuare a mettere in evidenza la struttura, lo scheletro, l’ossatura della chiesa. E quindi questi sono temi su cui bisogna sempre ritornarci, sempre. E quindi se a volte sembra che io stia predicando lo stesso sermone, può essere che lo sia, ma la maggior parte delle volte non lo è. Se di tanto in tanto si tratta dello stesso sermone, cercherò sempre di ripredicarlo urlando in momenti diversi, così che all’apparenza sembra diverso.
Ma è che ci sono queste cose che devono essere riaffermate, in modo che, come abbiamo visto la volta scorsa, Pietro ha detto che voleva che si ricordino di queste cose in modo che anche dopo la sua partenza se le sarebbero ricordate comunque, ‘Le ricorderete comunque,’ dice. È la stessa cosa che Paolo aveva nel cuore quando scrisse ai Filippesi e disse: ‘Sono contento di quello che vedo quando sono con voi, ma sono ancora più contento di quello che vedo quando sono lontano da voi, cioè che state operano la vostra salvezza con timore e tremore.’ Non so quanto tempo il Signore mi darà o quanto tempo resterò qui, ma la più grande soddisfazione che potrei mai avere, sarebbe quella di andarmene un giorno, se nel proposito di Dio, e di poter voltarmi per guardare indietro – se mai sarà possibile, non so se potrò dal cielo – ma guardare e dire, ‘Stanno continuando e son ancora dedicati alle cose che erano dedicati quando ero lì.’
E quindi per aiutarci a riaffermare queste cose fondamentali, ci siamo ri–strutturati in un certo modo. Ora, io credo che sia essenziale, nella vita della chiesa, che questi elementi non negoziabili siano enfatizzati, il che significa che facciano parte del ministero della predicazione di continuo. In secondo luogo, devono far parte del ministero dell’insegnamento. Se insegnate ad un gruppo, o ad un gregge o a uno studio biblico o a una classe per bambini o a una classe biblica per giovani o quello che sia, ovunque siate, se state discepolando qualcuno, queste sono le cose a cui dovete tornare, per continuare a mettere lo scheletro per avere le fondamenta ben presenti, per aquisire la forma necessaria affinché il corpo sia ciò che Cristo vuole che sia. E quindi dobbiamo predicarlo, insegnarlo, e poi un altra cosa chiave è l’essere d’esempio, dobbiamo offrire un modello da seguire, dobbiamo dimostrare il nostro impegno per queste cose, non solo in ciò che diciamo, ma anche nella vita che viviamo. Io in primis, devo essere altrettanto dedicato alla santità personale, alla chiarezza dottrinale, all’autorità delle Scritture e così via, nella mia vita così come lo sono nella mia predicazione, o altrimenti tutto si perderà. E quindi siamo impegnati a queste cose.
Ora, questo mi porta ad una seconda categoria, i sistemi interni. E voglio parlarne questa mattina e quella che viene e vedremo se riuscirò a finire in due settimane – ma voglio parlare dei sistemi interiori. Credo che la chiesa debba avere un flusso d’atteggiamenti spirituali. Un corpo fisico ha organi e fluidi che scorrono e fanno sì che sia vivo e che funzioni e quindi non siamo solamente uno scheletro, perchè uno scheletro non è vivo. Lo scheletro da forma non vita, ci deve essere un flusso di certi atteggiamenti spirituali, e questi sono i sistemi interiori della chiesa.
L’obiettivo pastorale, l’obiettivo degli anziani, l’obiettivo dei leader della chiesa è quello di generare nel cuore delle persone certi atteggiamenti spirituali. Non stiamo solamente cercando di farvi fare certe cose. Non ci limitiamo semplicemente a dirvi: ‘Dovete fare questo, fare ques’altro o fare quell’altro,’ no! L’obbiettivo è quello di generare il giusto tipo d’atteggiamento spirituale che, a sua volta, motiverà il giusto tipo di comportamento. Vedete, potete fare la cosa giusta esteriormente con un atteggiamento sbagliato, ma se invece avesse un buon atteggiamento, fareste anche la cosa giusta esteriormente. E quindi ci focaliziamo sul frutto dello Spirito, sulla motivazione interiore, l’atteggiamento interno.
A volte pastori giovani, arrivano in una chiesa e vedono che la chiesa forse non è organizzata nel modo giusto, o non vedono tutte le cose che vorrebbero vedere, e quindi la loro tentazione è invariabilmente quella di riorganizzare la chiesa. E a volte mi chiamano o mi parlano e mi dicono: ‘Sai, vogliamo... vogliamo stabilire degli anziani e vogliamo riorganizzare questo e quest altro,’ ed io spesso gli dico: ‘Sapete cosa avrete quando riorganizzerete la chiesa? Avrete le stesse persone con gli stessi atteggiamenti sotto una struttura diversa, tutto qui! Ed i problemi rimarranno perchè non sapranno veramente il perchè state riorganizzando la struttura esteriore – e di fatto potrebbe esser molto difficile da fare.’ Ricordo che quando son arrivato la prima volta qui a Grace, avevo un’idea completamente nuova sul come gestire la Scuola Domenicale. Era qualcosa come il mio primo mese ed ebbi quest’idea, la presentai per iscritto alla commissione dell’istruzione, e la rifiutarono senza eccezioni. Mi dissero: ‘Chi ti credi di essere, ragazzo? Noi siamo qui da molto tempo, da dove vieni? Dimostraci quanto vali.’ In effetti. Anni dopo, hanno riproposto lo stesso sistema. Si trattava solamente di sviluppare gli atteggiamenti spirituali che avrebbero portato alla risposta adeguata. D’altra parte, si potrebbe anche evitare la struttura della chiesa perchè se si dovesse stabilire il giusto atteggiamento spirituale, la struttura esteriore si prenderebbe cura di se stessa, perché persone controllate dallo Spirito faranno cose guidate dallo Spirito e si muoveranno verso la conformità al modello biblico della chiesa.
Quindi, nella chiesa dobbiamo porre l’accento sugli atteggiamenti. Dobbiamo lavorare sul ciò che accade dentro di voi. Non ci interessa farvi comportare in un certo modo, ‘Assicuratevi di dare i vostri soldi; assicuratevi di venire la Domenica mattina, la Domenica sera, il Mercoledì sera; assicuratevi di pregare cinque ore alla settimana o quello che sia; assicuratevi di leggere la Bibbia giornalieramente; dedicatevi doverosamente.’ Non è quella l’idea. Non è questo l’approccio. Non affrontiamo le cose legalisticamente o superficialmente. Lo sforzo del ministero è sempre stato quello di generare atteggiamenti; e a volte si combattono le battaglie perché ci sono alcune persone che non si presentano con gli atteggiamenti corretti e ad un certo punto gli diciamo di farlo comunque, con l’atteggiamento errato, ma bisogna sempre puntare a fare marcia indietro perchè non vogliamo esser legalisti, e quindi lavoriamo sugli atteggiamenti delle persone. E nel corso degli anni, questi sono gli atteggiamenti che mi sono preoccupato di vedere nei cuori e nelle vite dei miei, della mia vita personale prima di tutto e poi anche delle persone qui presenti.
Il primo di tutti, ed il più importante è l’obbedienza, un atteggiamento di obbedienza. Questo è l’atteggiamento principale di tutti gli atteggiamenti. Questo dice: ‘Se Dio dice qualcosa, lo faccio,’ questo è lo spirito di non compromesso di cui abbiamo parlato quando abbiamo esaminato il libro di Daniele, qualche mese fa, nel nostro servizio di comunione. Nessun compromesso, voglio dire se Dio lo dice, così è, non è un qualcosa di discutibile, non è un qualcosa che si deve considerare, lo si fa e basta. Obbedienza: Questo è l’atteggiamento generale. E quindi, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, abbiamo continuato ad inculcare la Parola di Dio nelle nostre menti e nei nostri cuori enfatizzando l’implicazione che se questo è quello che Dio dice, noi dobbiamo rispondere. Dobbiamo farlo! Per la gloria di Dio e per la nostra beatitudine! Per la salvezza delle anime e come esempio per altri cristiani!
Per tutti questi motivi, obbediamo, perché è giusto e glorifica Dio, perché ci pone nel luogo della benedizione, perché ci permette di essere inondati dallo Spirito in modo da poter raggiungere il prossimo ed esser d’esempio verso coloro che ci guardano per vedere come viviamo, obbedienza! Voi potreste dire: ‘Beh, sembra abbastanza ovvio,’ e certo che lo è, perché siete stati salvati affermando la signoria di Gesù Cristo, giusto? E quello significa semplicemente che è Lui che comanda! Giusto? ‘Io seguirò. Tu sei il Signore, io sono il servo,’ “perché mi chiamate Maestro e non fate quello che dico?” disse Gesù. Voglio dire non ha senso, non chiamatemi Signore se non mi obbedite. Se io sono il Signore, allora vuol dire che dovete fare quello che dico, giusto? Quello è ovvio. È quello che intendeva dire nel Vangelo di Matteo, al capitolo 7, quando disse che è una strada stretta, una porta stretta ed una via angusta. La via è stretta perché è limitata dalla volontà di Dio, dalla legge di Dio e dalla Parola di Dio. E quindi siamo arrivati affermando Gesù come Signore; Romani 10:9 e 10. Siamo venuti sottomettendoci alla Sua signoria; e, fondamentalmente, questo significa vivere una vita d’obbedienza; e quindi questo è il primo atteggiamento principale.
Questa settimana Phil Johnson era ansioso di condividere con me, al ministero radiofonico, una cassetta che aveva ricevuta da uno dei nostri ascoltatori, il quale aveva scritto e detto che... o, no, aveva mandato una lettera con una cassetta, ma... la cassetta comunicava fondamentalmente il desiderio del suo cuore e per dieci minuti ci ha detto che stava ascoltando il nostro programma regolarmente e che apprezzava gli studi Biblici e tutto il resto e poi ha iniziato a parlare del suo problema. Aveva molti peccati nella sua vita su cui il Signore stava lavorando, ma una cosa che lo incuriosiva particolarmente per la quale si chiedeva quale fosse il nostro punto di vista era questa: non sentiva di aver mai avuto sentimenti normali verso le donne. Non sembrava provare sentimenti che gli uomini dovrebbero provare nei confronti delle donne, ma provava sentimenti molto forti nei confronti di animali da fattoria, proprio così, animali da fattoria, e si è chiesto cosa ne pensassimo, e disse che secondo lui non era un problema, non sentiva alcun senso di colpa quando faceva cose del genere e pensava che il Signore lo stesse plasmando in altre aree della sua vita ma quella non era un problema.
E quindi gli fu inviata una lettera di risposta, lunga quattro pagine, in cui gli si diceva che quello era davvero un problema. Infatti, se fossimo stati nell’Antico Testamento, sarebbe già morto, perché se un uomo si sarebbe posato con una bestia sarebbe stato ucciso. E la lettera continuò ad esprimere gentilmente che Dio non suddivide la nostra vita, non dice: ‘Ok, mi predo cura di questi peccati ma non di questi,’ tutti i peccati sono un’offesa al Suo santo nome, e quindi gli mandammo un sacco di testi Scritturali. Ed in risposta ricevemmo un altra cassetta – che Phil mi fece ascoltare – ed ecco qui una citazione da questa cassetta: ‘Credo che nessuno mi capisca. I cristiani sono così presi dalla Bibbia, così presi dalla Parola e così presi da ciò che Dio dice, che a volte non capiscono veramente com’è che Dio opera o com’è che Dio si sente,’ fine della citazione. Incredibile! ‘I cristiani sono così presi dalla Parola, dalla Bibbia e da ciò che Dio dice, che non sanno come Dio si sente.’ In quale altro modo puoi sapere com’è che Dio si sente se non leggi la Bibbia? Quello che il ragazzo sta dicendo è: ‘Sentite, non incolpatemi con la Bibbia. Non mi sento in colpa e non mi farò condizionare da quello che Dio dice.’
La mia domanda su questo tizio è: ‘È cristiano?’ Non m’interessa se va in chiesa. In 1 Giovanni 2 si legge questo: ‘ma chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente completo. Da questo conosciamo che siamo in lui” Giusto? Se osserviamo i suoi comandamenti. Voglio dire, se puoi coltivare quel tipo di abominio nella tua vita e dire che non ti disturba affatto; e poi confessi che non vuoi impelagarti con le cose della Bibbia; che dici di sapere, indipendentemente dalla Bibbia, com’è che la pensa Dio, allora hai un problema. Ma il peccato è proprio questo, vedete? Diventa un qualcosa di molto autogiustificante.
Ovviamente questa è un’illustrazione estrema, ma sottolinea semplicemente il fatto che Dio ci ha chiamati all’obbedienza alla sua Parola. Sappiamo come la pensa perchè ce lo ha rivelato nella Sua Parola, giusto? E questo è il problema. Ed il grande obiettivo, il grande scopo del ministero – ascoltate, questo è così chiaro nelle Scritture – è quello di stabilire un popolo obbediente. Questo è quello che Dio voleva fare con il suo popolo nell’Antico Testamento e questo è quello che vuole fare con il Suo popolo nel Nuovo: produrre un popolo obbediente. Dio parla, noi obbediamo. Ma, purtroppo, molto spesso, quando ci troviamo di fronte alla verità divina che ci convince di qualcosa nella nostra vita che non va bene, invece di obbedire, la soffochiamo e andiamo avanti nella nostra disobbedienza. Forse c’è un messaggio sul perdono e voi non avete perdonato qualcuno e invece di occuparvene, lo spingete coscientemente fuori dalla vostra mente e continuate con il vostro spirito d’amarezza implacabile, e nulla di concreto succede, quella è disobbedienza e questo è diametralmente opposto a tutto ciò che Dio vuole realizzare nella tua vita.
E voi potete dire: ‘Beh, io vado in chiesa, faccio la mia parte.’ Beh, ricordatevi di 1 Samuele 15:22 dove Dio disse: “Obbedire è meglio del – cosa? – del sacrificio.’ Il rituale non ha mai sostituito l’obbedienza! Ed in 1 Pietro capitolo 1, Pietro scrive che “dobbiamo predisporre la nostra mente all’azione,” ovvero, dobbiamo prepararci, dobbiamo alzarci in piedi, dobbiamo aggiustare le nostre priorità, “come figli ubbidienti, dice: “non conformandoci alle passioni del tempo passato, quando eravamo nell’ignoranza,” non vivete come vivevate! Dove esser figli ubbidienti! Luca 11:28, Gesù disse: “Beato è colui che ascolta la mia Parola e la osserva,” colui che ascolta la mia Parola e l’osserva. Paolo elogia i cristiani in Romani 16:19, “Quanto a voi, la vostra ubbidienza è nota a tutti, ed io mi rallegro.” Quello rende felice il cuore del pastore, quando l’obbedienza del suo popolo è manifesta.
Ora, se venite qui sapete alcune cose, perché vi sono state insegnate; ma se non le mettete in pratica in obbedienza non maturerete mai. Questa settimana stavo ascoltando la radio mentre stavo guidando e c’era Howard Hendricks, che disse qualcosa che a mio avviso erano molto interessanti. Disse che i cristiani cinquantenni dovrebbero essere i più accesi, i più pronti, i più impegnati, i più puri, i più entusiasti ed i più disponibili al servizio, perché? Perché hanno ascoltato la Parola da più tempo, l’hanno messa in pratica da più tempo e hanno avuto modo di maturare da più tempo e quindi dovrebbero mostrare i frutti di questo processo, giusto? Voglio dire le persone più accese, entusiaste, eccitate, disponibili, dinamiche e potenti nella chiesa, cioè, l’energia della chiesa, dovrebbero essere coloro attorno ai 50, 55, 60 anni. Loro dovrebbero essere la gioia, l’eccitazione, l’energia, la dinamica della chiesa. Dovrebbero essere le persone più all’avanguardia nell’evangelizzazione. Dovrebbero essere all’avanguardia nella preghiera, perché? Perché hanno vissuto con Dio più a lungo. Hanno messo in pratica la Parola, ed il loro modello d’obbedienza è durato più a lungo e pertanto, son più maturi di coloro che hanno meno anni, grazie alla costante pratica della verità.
Ma quante volte l’avete sentito dire? Ed io sono esattamente d’accordo con Howard, ma quante volte avete sentito dire? ‘Beh, la cosa meravigliosa della nostra chiesa è che ha così tanti giovani, non è vero? Loro sono l’energia e la dinamica stessa della chiesa.’ Ora, a me piacciono i giovani, sono uno di loro, lo sono! E sono d’accordo, voglio dire c’è una certa energia nei giovani. L’ho sempre detto che mi piace parlare con i giovani, perché, almeno, se non sono interessati, hanno la cortesia di parlare, e quindi lo sai subito che non sono interessati; ma c’è una certa dinamica tra i giovani, lo so bene, ma, ascoltate un attimo, quello è un commento triste da dire sul conto di una chiesa. Quando si guarda alla chiesa, e sento sempre i giovani pastori dire questo: ‘Beh, è piena di anziani,’ lo sento sempre, ‘Beh, è una bella chiesa e si trova in una bella zona, ma è piena di anziani,’ quella dovrebbe essere la dinamica della chiesa, ma sapete qual è la verità? Che se sei un cristiano e non riesci continuamente ad applicare ciò che sai, sarai solamente uno dei vecchi. E a causa della costante mancata applicazione della verità divina, arriverai ai 50 anni o a quello che è e ti ritroverai a ripiegare la tenda e a scappare nella notte. Vorrai ritirarti spiritualmente parlando, ‘Beh, ho servito per molti anni. Non lo so, non voglio fare discepolato, son anziano, lascia che siano i giovani a farlo,’ capite il punto?
Quando guardiamo all’Antico Testamento, vediamo che le guide d’Israele avevano i capelli bianchi, uomini e donne pie dai capelli bianchi. Quando guardiamo alla Chiesa primitiva vediamo il dinamismo dei santi maturi, e quando vediamo la Chiesa contemporanea, sembra quasi che debba trovare la sua vita nei giovani, e a me piacciono i giovani ma non sono interessato ad una chiesa di adolescenti. Penso che la chiesa sia molto più di quello. Abbiamo bisogno della vita e dell’energia dei ragazzi, ma abbiamo bisogno della forza di credenti più maturi, credenti che hanno vissuto una vita intera mettendo in pratica la verità. Ma se puoi sentire la verità ed andartene senza metterla in pratica e senza mai fare alcuno sforzo consapevole nello Spirito per mettere in pratica quello che stai sentendo, quello che succede è che non fai altro che invecchiare, tutto lì. Non diventi più potente, non diventi più dinamico.
Voglio dire, quello che dovrebbe essere è che dovresti andare in Cielo decollando, no? Dovrebbe essere quasi un esplosione perchè dovresti avere così tanta energia quando arrivi a quel punto nella vita. Oh vorrei che fosse vero! Ma vedo così tante persone che vanno in chiesa ed invecchiano e visto che non mettono in pratica le cose che sentono, le sentono ma diventano dottrinalmente testardi, perchè sentono un sacco di cose che non hanno mai messo in pratica e quindi la loro vita non cambia mai. Si sono induriti in una sorta di freddezza spirituale, pieni di fatti, senza alcun potere. Non voglio che questo accada nella mia vita. Voglio continuare a sparare anche se significa che dovrò raccogliere la mia dentiera dal pulpito – finché alla fine, sapete? Forse uno di quei giorni, mi lascerò trasportare così tanto che me ne andrò – ma non ho intenzione di guardare indietro alla mia vita e dire che tutta la potenza e tutta l’energia, tutta la dinamica erano sparite dopo i 45 o 50 anni. Non ho intenzione di andare in pensione dal servizio Cristo; e credo davvero che ciò che accade quando le persone si affievoliscono è che sono state in grado di ascoltare la Parola di Dio senza metterla in pratica; ora, in alcuni casi, non sono mai stati in grado di ascoltarla veramente, non sono stati nutriti, nessuno gli ha insegnato, ma non nel nostro caso, e quindi dobbiamo impegnarci all’obbedienza.
Oh, quanto è fondamentale tutto questo: obbedienza alla Parola di Dio. Se senti una verità, nella potenza dello Spirito, inizia a metterla in pratica consapevolmente. Quando ti trovate di fronte ad una convinzione, non passarla a qualcun altro. Non andare in giro a dire: ‘Cavolo, sarebbe stato bello se lui o quell’altro avrebbero sentito questo sermone!’ Tu mettila in pratica! Tu mettila in pratica perchè tu ti trovi sotto la signoria di Cristo e man mano che obbedisci, progredisci lungo il cammino della maturità e diventi sempre più utile a Dio. Oh come mi piacerebbe vedere che questa chiesa sia piena di persone di tutte le età, ma la cui forza e potenza provengono da coloro che hanno imparato di più e messo in pratica di più, obbedendo.
Permettetemi di darvi un secondo atteggiamento, l’umiltà, l’umiltà. E questa è un’altra cosa che desidero fortemente animare nel cuore delle persone, è sempre stata una mia preoccupazione. Voglio dire l’orgoglio è sempre stato un problema per me, so anche che è un problema per voi; ma l’orgoglio è sempre stato un grande problema per me. E credo che lo sia ancora, anche se un tempo era forse più ovvio di adesso, ma ho sempre pensato che una volta comprese le cose di Dio, Dio mi avrebbe dovuto rendere più umile. Ma è una cosa molto sfuggente, perché proprio quando mi dico: ‘Ah, finalmente sono umile,’ non lo sono più... Quindi è molto difficile da definire, è un qualcosa di molto sfuggente, ma ho sempre cercato di guidare le persone verso una vera comprensione dell’umiltà.
Mi ricordo che quando costruimmo la palestra, che era un auditorium, con una pedana e qualcuno ordinò cinque grandi sedie con braccioli e corone che spuntavano così... delle punte diritte che erano per me, almeno quella al centro era la mia, quella al centro era la mia... Non gliene fregava molto di chi si sedesse sulle altre, ma a me toccò quella centrale. Ho provato a sedermici per un paio di settimane e mi sentivo male, non potevo farlo e quindi scesi e mi sedetti in prima fila, perché... non è che era un atto d’umiltà, è solo che sedermi sul podio con una corona in testa comunicava qualcosa che non volevo comunicare. Quindi, è così che fu e mi diede la prospettiva di adorare come tutti voi. L’unica differenza tra noi è che Dio mi ha chiamato a fare questo, mi ha chiamato ad insegnare, tutto lì, non ha nulla a che fare con la mia spiritualità. E poi, quando Clayton arrivò, mi disse: ‘Perchè ti siedi lì?’ Io dissi: ‘Non lo so, mi sento più a mio agio qui sotto,’ e lui disse: ‘No, penso che dovresti sederti sulla piattaforma,’ allora dissi: ‘Non abbiamo sedie.’ Allora si guardò intorno e trovò delle sedie, e la prima Domenica che venne, eravamo tutti seduti qui sopra. E poi mi disse: ‘Non è andata mica bene, vero?’ Io risposi: ‘No. Te l’avevo detto!’ Allora mi disse: ‘Puoi tornare laggiù.’
È una cosa piccola, ma c’è un atteggiamento di fondo che lo Spirito delle Scritture ci trasmette, ed è quello dell’umiltà che dobbiamo ricercare. Non è che la troviamo mai, ma dobbiamo perseguirla, nella forza di Dio. Quando siete diventati cristiani, non vi siete illusi, spero, che il Signore vi avesse davvero bisogno di voi, è così? Lo sento spesso, ‘Ah, se il Signore salvasse questo tizio qui... Ha soldi, ha talento! Voglio dire, è un grande leader, wow! Se il Signore lo prendesse!’ È una cosa ridicola. Il Signore può prendersi chiunque voglia, ma non è quello il problema. Vedete, fondamentalmente parlando, io e te non abbiamo nulla da offrire – non m’interessa chi sei. Così come l’uomo del 18° capitolo che, di fronte al suo debito di diecimila dollari, non poteva pagare perché, dice che ‘non aveva nulla con cui pagare,’ niente, nulla, non aveva niente da offrire. O come dice Matteo, capitolo 5: quando entriamo nel regno, dice che veniamo come mendicanti nello spirito, veniamo talmente indigenti da non poter nemmeno lavorare per guadagnarci da vivere, dobbiamo mendicare, non abbiamo nulla! Non solo non abbiamo nulla nelle nostre mani, non abbiamo nemmeno alcun talento da poterci guadagnare qualcosa e quindi possiamo solamente fare l’elemosina, ed è così che siamo arrivati, in bancarotta! E volete sapere una cosa? Anche se dovessimo avere qualcosa, non è nostra, è ciò che Dio – cosa? – ci ha dato.
L’unica cosa che ho da offrire a Dio è ciò che mi ha dato, santificato dalla Sua salvezza e dal Suo Spirito; e questo non è per me ma per la Sua gloria. Quindi, perchè mai dovrei esserne orgoglioso? Ci siamo sforzati di resistere ai culti dell’autostima, dell’egoismo della nostra società contemporanea, per sottolineare il fatto che Dio ci ha chiamati alla mitezza, all’altruismo, all’umiltà sacrificale e questa è stata un po’ la nostra enfasi! E l’abbiamo affrontata un po’ da tutti i punti di vista. Ci ricordiamo di Matteo, non è vero? Al capitolo 10 dove il Signore dice che dobbiamo rinnegarci, prendere la nostra croce, rinunciare alla nostra vita per riguadagnarla. E poi dice anche la stessa cosa nel capitolo 16 nei versetti 24 e 25, ‘Prendi la tua croce. Rinnegati. Seguitemi. Pagate il prezzo dell’auto–eliminazione, dell’umiltà, dell’auto–denigrazione, del porsi al di sotto del prossimo. Ed abbiamo approfondito molte volte il capitolo 2 di Filippesi dove dice che ciascuno sia più interessato alle cose altrui considerandoli più importanti di noi stessi. Essendo sempre al di sotto dicendo: ‘Sei più imporante di me, cercherò di onorarti, cercherò d’innalzarti, cercherò di soddisfarti i tuoi desideri,’ e questo è così importante nella chiesa.
Se in una chiesa si lotta sempre per i posti d’autorità, si avrà sempre lo stesso caos che c’era tra i discepoli, che cercavano tutti di essere i più grandi, e questa è una cosa spregevole. Dovremmo tutti cercare – per così dire – di essere i più piccoli e, allo stesso tempo, questo non significa che ci sottovalutiamo perché, in Cristo, siamo eternamente inestimabili. Ma non è grazie a noi, è grazie a Lui. L’umiltà dice semplicemente questo: ‘Tu sei più importante di me,’ nient altro. L’umiltà non è l’andare in giro a dire: ‘Sono un verme. Sono un topo. Sono un fracasso. Non sono niente. Sono spazzatura.’ Non dice questo, non dice: ‘Sono buono a nulla,’ non è vero, hai valore per Dio, sei stato redento e santificato e ti è stato dato un certo potenziale per servirlo. Ma l’umiltà dice: ‘Per me, tu sei più importante di me.’
Ecco perché dice di amare il prossimo come... cosa? Come noi stessi. Devi dare al tuo prossimo la stessa dedizione e lo stesso impegno che investi al soddisfare i tuoi bisogni. Ricordate il nostro studio su 1 Corinzi, di come Paolo rimproverò severamente la chiesa di Corinto per il modo orgoglioso, vanaglorioso, egocentrico ed egoistico con cui manifestavano le loro esperienze estatiche, e come se si mettessero dei nastri spirituali, come se fossero i più spirituali perché stavano sperimentando le estasi più profonde.
L’umiltà è ciò che Dio persegue nella sua Chiesa ed è un atteggiamento che dobbiamo avere. Significa che non mi arrabbio se qualcosa va per il tuo verso e non per il mio, perché per me sei più importante di me. Proprio così! Significa che voglio assicurarmi di mettere da parte alcune delle mie priorità per assicurarmi che i tuoi bisogni siano soddisfatti. Significa che dico no alle mie libertà per dire sì alle tue. Significa che non violerò la tua coscienza e se una certa carne ti offende, non la mangerò, o se una certa bevanda ti offende, non berrò nulla che ti offenda, per la semplice ragione che il regno di Dio non è cibo e bevande, ma giustizia, gioia, pace nello Spirito Santo, come dice Romani 14. Non violerò la tua coscienza. Non ho intenzione di violare la tua coscienza. Non voglio farti inciampare, son più che felice di mettere da parte la mia libertà, non voglio offenderti, e cercherò di soddisfare qualsiasi bisogno potresti avere.
Mi vedo come uno che ha il dovere di prendersi cura di te, di amarti. E se ti allontani dal gregge, così come sottolinea Matteo 18, ti verrò a cercare per riportarti indietro. Questa è umiltà, è un qualcosa di simile a ciò che dice 2 Corinzi 10:1, la “la mansuetudine e la mitezza di Cristo,” quello dovrebbe esser rispecchiato in tutti noi. Per questo ho sempre desiderato che nella nostra Chiesa non fossimo solamente un popolo obbediente in generale, ma che ci fosse questo atteggiamento d’umiltà, di mitezza, di dedizione e d’abbandono di sé, piuttosto che di ricerca personale. Molti problemi nascono quando le persone ricercano la propria volontà, ricercano il proprio primato, per così dire, o cercano d’essere innalzate. Ci sono persone che devono essere costantemente accarezzate, persone che devono sentirsi dire continuamente quanto sono meravigliose, quanto sono grandi, invece di dare la loro vita per incoraggiare gli altri, l’umiltà... beh, potremmo dire molto di più su questo... questo è un po’ quello che dico quando sono a corto di appunti, giusto?
Terzo. Il terzo atteggiamento è l’amore. Non si può parlare d’umiltà senza parlare d’amore, perché solo le persone umili amano. Nessuno ama se non le persone umili. Non sto parlando del tipo d’amore del mondo, che è contraffatto, orientato sugli oggetti. Vedono un bell’oggetto e ci provano un attaccamento emotivo. Ecco perché i matrimoni non durano, perché quel tipo d’amore è solo un’emozione, e quando l’emozione viene meno o si attacca a qualcun altro, la relazione finisce. Ma non sto parlando del tipo d’amore del mondo, quello che si attacca agli oggetti, non sto parlando dell’amore che si autoalimenta. Per il mondo, l’amore è grande per quello che provo quando sono innamorato, giusto? Non per quello che posso dare, è quello che ricevo. È il brivido, e quando il brivido se ne va, la relazione crolla.
Quindi questa è l’idea del mondo, ma l’amore in senso biblico è completamente diverso. Non è affatto un’emozione. L’amore è solamente un atto di servizio sacrificale. L’amore è un atto. L’amore non è un atteggiamento. È un atto, l’amore fa sempre qualcosa. Leggete 1 Corinzi, sono tutti verbi. L’amore è gentile, l’amore è paziente... Son tutti verbi. È l’amore che fa questo, l’amore che fa quest’altro. L’amore che fa questo, e l’amore che fa quest’altro. L’amore agisce. Ora, lasciate che vi dica una cosa. L’amore è un atto di servizio a vostro favore che scaturisce da un cuore umile, ed un cuore umile dice: ‘M’interesso più di te che di me stesso, quindi l’amore è la risposta.’ Ecco perché dico che solamente le persone umili amano. Le persone orgogliose non possono amare, perché tutto quello che vogliono fare è nutrirsi da soli. L’unico amore che conoscono è quello fisico. L’unico amore che conoscono è un attaccamento emotivo verso certe persone, e se non sei una di quelle, non sentirai nulla nè riceverai nulla. Loro provano quel tipo d’amore che li attira verso alcune persone che la pensano come loro e con le quali si trovano davvero bene, ma che li rende indifferenti ai bisogni di quasi tutti gli altri, capite un po’ la differenza?
Sapete, quando sono arrivato in questa Chiesa, ho avuto difficoltà ad amare emotivamente alcune persone e quello mi ha dato molto fastidio, perché mi sentivo responsabile davanti a Dio di amare tutto il gregge, eppure c’erano alcune persone che, per quanto mi sforzassi, non le amavo emotivamente parlando. Voglio dire passare del tempo con loro non m’interessava, magari mi trovavo in loro compagnia e dicevo: ‘Se non mi capiterà più, va bene così,’ e loro probabilmente pansavano la stessa cosa. È solo che, sai, non è scattata la scintilla... ed è vero! Voglio dire ci sono persone, che potrei passare tutta la mia vita, morire, andare in Cielo e passare tutta l’eternità senza mai passare un’ora con loro, e non ne sarei triste! E so che ci sono molte persone che la pensano nello stesso modo verso di me! Infatti so che ci sono alcuni che troveranno un posto in Cielo lontanissimo da me. Altri invece sono ansiosi di andarci, perché in paradiso non ci saranno registrazioni. Ma comunque è ragionevole, è ragionevole supporre che, nelle nostre relazioni umane, non possiamo essere attratti da tutti, perché non siamo fatti così. Ma quello non è amore, non è nemmeno un problema! L’amore dice semplicemente: ‘Se hai un bisogno, io lo soddisferò,’ Vedete, quando Gesù ha spiegato che dobbiamo amare il prossimo come noi stessi, e gli è stata posta la domanda: ‘Beh, ma, chi è il mio prossimo? Voglio dire, come faccio a sapere di chi stai parlando?’ E quindi in risposta gli raccontò la storia del Buon Samaritano e disse che c’era uno che stava camminando lungo la strada e tutto d’un tratto trovò qualcuno in gravi condizioni sul lato della via, qualcuno che aveva bisogno! E cosa avrebbe dovuto fare? Avrebbe dovuto soddifare il Suo bisogno! Tutto lì. Chi è il tuo prossimo? Chiunque si trovi sul tuo cammino che abbia un bisogno, tutto qui! Chi dovresti amare? Chiunque si trovi sul tuo cammino con un bisogno, come si fa ad amarlo? Soddisfando il suo bisogno.
Potreste non sentire mai alcun sentimento, potreste non esserne mai attratti! Ora, abbiamo cercato di sottolineare questo aspetto nel corso degli anni, che siamo chiamati ad un amore che scaturisce dall’umiltà, e l’umiltà dice che tu sei più importante di me. L’illustrazione classica – e mi ricordo quando ho predicato Giovanni 13 – lì in quel capitolo c’è un illustrazione classica, mi ricordo che Domenica era, mi ricordo che tempo c’era, mi ricordo la scena nella chiesa, mi ricordo l’aspetto della congregazione e sono certo che lo Spirito l’abbia impressa indelebilmente nella mia mente per la sua importanza. Gesù era lì e tutti discutevano su chi sarebbe stato il più grande, era ora di mangiare, avevano già iniziato a mangiare ed era ora di cena. A quei tempi, a cena ci si coricava, il che significava che la testa era a circa 20 centimetri dai piedi di qualcun altro; ed era cortesia comune quella di lavarsi i piedi prima di un’occasione del genere, non riesco a pensare a niente di peggio del non lavarsi i piedi. Ma nessuno era stato assunto per farlo. Non c’era alcun servo e nessuno dei discepoli voleva farlo, perché erano tutti lì a discutere su chi fosse il più grande e nessuno voleva farlo, nessuno voleva abbassarsi alla statura di un servo. E quindi il Signore si tolse la veste, prese l’asciugamano e gli lavò i piedi. E così gli diede una lezione indimenticabile e profonda. E poi gli disse: ‘Dovete amarvi gli uni gli altri come io vi ho amato.’ Com’è che li aveva amati? Provando certe emozioni? No, probabilmente l’unica emozione che provò era disgusto. Erano disgustosi, orgogliosi, egoisti, non era a riguardo di un’emozione. Era solo che c’era un bisogno, e quello che sta dicendo è che quando vedi qualcuno che ha un bisogno, devi soddisfarlo!
Se dovesse imbattervi in qualcuno con un bisogno, dovete soddisfarlo istantaneamente, spontaneamente e quasi involontariamente, come se fosse un riflesso, perché avete un cuore umile, perché avete un cuore umile. Un cuore umile si manifesterà sempre, e non si manifesta andando in giro con vestiti stracciati dicendo: ‘Son un verme. Son un verme. Son un verme.’ Molto spesso, quella è una falsa forma d’orgoglio, è l’inganno di Colossesi 2:18, con la falsa umiltà. No, l’umiltà, l’umiltà non va in giro ad articolarsi. L’umiltà si vede sempre, perché l’umiltà agisce al servizio di coloro che hanno bisogno. L’umiltà considera il prossimo migliore di sè stesso e si tramuta immediatamente in amore, e l’amore è un’azione, tenetelo bene a mente. 1 Giovanni dice: ‘Dite che l’amore di Dio dimora in voi? Fatevi una domanda semplice, se dovesse vedere un fratello con un bisogno, gli priveresti la vostra compassione? Com’è che quindi l’amore di Dio dimora in voi?’ Perché l’amore di Dio va incontro al bisogno, non è un’emozione. Se dici di appartenere a Dio, dice 1 Giovanni 2 dal 9 all’11 ma non ami tuo fratello, sei un bugiardo, perché nel cristiano, Dio produce vero amore. Quindi è un atteggiamento, amore, amore, amore; non è l’atteggiamento di un sentimento verso coloro che sono attraenti è un atteggiamento di servizio verso coloro che sono bisognose. Questa settimana ho ricevuto una lettera che lo dimostra. Ho pensato che fosse davvero incredibile:
Caro pastor John,
Avrei dovuto mandare questa lettera tempo fa, ma finalmente ho trovato il tempo di scriverla. Lo scorso Maggio, io e mio marito abbiamo avuto l’opportunità di congregarci a Grace Community Church e vorrei, condividerle cosa penso, dalla prospettiva di un visitatore, della sua chiesa e della sua congregazione. Anche noi veniamo da una chiesa molto grande ed il nostro motto è: ‘La chiesa dove c’è amore,’ mai però nella mia vita, mi son sentita così benvenuta come a Grace Community. Le persone erano fantastiche. Ci hanno trattato come se fossimo della famiglia reale. Ovunque andassimo le persone ci circondavano per darci il benvenuto. Ho incontrato un signore che mi ha dato un tour del campus della chiesa di prima mattina. Poi, durante la pausa tra il primo ed il secondo servizio, ho incontrato un altro signore con il quale abbiamo parlato per un po’ di tempo. Mi ha chiesto se volevo una registrazione del servizio del mattino ed io risposi: ‘Certamente!’ Qualche settimana dopo, non ci mandò solamente una registrazione ma la serie intera dell’insegnamento di Gesù sul divorzio. Molti dei miei amici hanno ascoltato le sei registrazioni ed hanno avuto risposta a molte domande che si ponevano da anni. Io e mio marito saremo di nuovo a Grace Community il 18 di Settembre e non vediamo l’ora, ho solo pensato che ti sarebbe piaciuto sapere quanto meravigliosa sia la sua congregazione, Dio benedica voi e la vostra famiglia.’
Non è fantastico? Si dà il caso che io conosca queste due persone. La prima persona che gli diede il tour non aveva il tempo di farlo perché ha gradi responsabilità. La seconda persona quella che ha mandato le registrazioni non aveva nemmeno i soldi per farlo ma lo fece comunque. Ma vedete, è così che funziona l’amore, perché l’amore sgorga da un cuore umile; e l’amore non cerca sè stesso, ma il conforto, la soddisfazione, e la gioia degli altri; ed è sempre stata parte di questa chiesa e prego che Dio ci permetta di continuare così, di far sì che in noi scorrerà sempre un atteggiamento d’amore, un amore disinteressato che scaturisce fuori da un cuore umile.
Lasciate che vi dia un ultimo commento, e poi i prossimi dodici li vedremo la prossima settimana o quella dopo. L’unità. L’unità. Un’altra cosa che mi ha sempre preoccupato molto è l’unità. Gesù ha pregato in Giovanni 17: ‘Oh, Padre, che siano una cosa sola come io e te siamo una cosa sola, affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato.” Gesù risponde alle mie preghiere io vorrei rispondere alle sue, e voi? Ha pregato per l’unità e nel vero senso della parola, l’applicazione di quel testo si trova nell’unità dei credenti che esiste nella vita comune ed eterna che ci viene offerta nella redenzione. Ma l’estrapolazione di quello è che Egli non desidera solamente un’unità redentiva, ma anche un’unità in termini di vita e di scopo pratico nella Chiesa; e Cristo desidera davvero l’unità del suo popolo. Ecco perché, in Efesini 4 versetto 3, l’apostolo Paolo si rivolge agli Efesini dicendo di fare questo: “Di sforzarsi di conservare l’unità dello Spirito nel vincolo della pace,” giusto? Non dice di trovare l’unità. L’avete già, dovete solamete mantenerla, dovete fare tutto il possibile per mantenere l’unità; e credo che questa sia una parte così essenzale della vita della Chiesa, ed è per questo che Satana la attacca costantemente.
Avete mai notato quante chiese si dividono? Quante persone lasciano le chiese perché sono infelici? Quante divisioni ci possono essere? Questa settimana ero sul Monte Hermon e nel corso dei primi due o tre giorni una signora venne da me ogni giorno e mi disse: ‘Per favore, devo parlarti. Per favore, devo parlarti,’ alla fine ci siamo seduti, abbiamo trascorso circa 40 minuti insieme e lei aprì il suo cuore e mi disse: ‘Oh, sono nel bel mezzo di una scissione della chiesa. L’intera chiesa si sta dividendo a metà.’ Ed io le chiesi: ‘Perché, perché?’ E lei mi ha guardato con aria assente e disse: ‘Non lo so. Non riusciamo a capirlo. Non sappiamo il perché. In qualche modo non ha nemmeno importanza il perché, c’è così tanta divisione e così tante personalità contrapposte l’una con l’altra che nessuno sa neanche il motivo.’ Non è incredibile? Si stavano dividendo e basta! E mi chiese: ‘Cosa dovrei fare?’ Ed io le dissi: ‘Adoperati per la pace, fai tutto quello che puoi! Fai tutto quello che puoi per mantenere l’unita per amore della testimonianza di Gesù Cristo.’
Beh, alcune persone dicono che è la volontà di Dio, ma non è la volontà di Dio! ‘Credete tutti le stesse cose?’ ‘Sì, crediamo le stesse cose, sono solamente dei conflitti di personalità,’ è una cosa così tragica, così tragica. Mi ricordo che una volta io e Patricia eravamo ad una conferenza biblica con la figlia del dottor Criswell della First Baptist di Dallas, che è una solista di soprano molto affermata, e stavamo parlando della vita della chiesa; e lei disse che – lo chiamava papà – è difficile davvero per immaginare d’usare un termine così per il dottor Criswell – un uomo di tale digità, ma era suo papà. E disse: ‘Papà sta vivendo una cosa terribile! Un membro dello staff cercò di dividere la chiesa, una chiesa così incredibile,’ e disse che era così sconvolto nel cuore, l’aveva prevista, e quindi dopo una Domenica in cui era particolarmente agitato, senza il consento unilaterale del consiglio degli anziani, chiamò un’impresa edilizia e gli disse: ‘Voglio che prima di Domenica prossima vengano installate panche per inginocchiarsi in ogni panca di questa chiesa,’ e quindi gli operai vennero e quando arrivarono le persone la Domenica successiva c’erano panche per inginocchiarsi e ci sono ancora oggi nella First Baptist Church in Dallas. E si alzò e disse: ‘Nei quarantacinque anni di pastorato di George W. Truett, che mi ha preceduto, e nei miei trentacinque anni di permanenza o quelli che siano, non c’è mai stata una divisione in questa chiesa e, per grazia di Dio, non ci sarà mai,’ e chiamò le persone ad inginocchiarsi e guidò la chiesa intera, composta da migliai di persone, a pregare in ginocchio. E Dio guarì la congregazione.
Ora, quello sì che porta gloria a Dio, non è vero? Credo che il nemico cerchi sempre, incessantemente, di dividere la chiesa, ed io Lo ringrazio e Lo lodo perché nei venticinque anni o più di ministero in questa chiesa non c’è mai stata una scissione. Oh, ci sono piccole cosette qui e li accompagnate da alcuni che si arrabbiamo e vogliono andarsene perché non gli piace il colore delle tende o perchè qualcosa non è andato come avrebbe dovuto, per lo meno, così pensavano. E, molto spesso, potrebbero avere ragione, ma l’umiltà e l’amore non si comportano così.
E quindi in qualche modo ho cercato di coltivare nel cuore del popolo di Dio, e nel mio cuore, l’unità. Satana vuole fare a pezzi tutto. Non si ferma mai. O cerca d’inserire un qualche infelice nello staff, qualcunoc he vuole causare una fazione, o quello che sia; e io benedico il nome di Dio per la più dolce unità che abbiamo mai avuto nella storia di questa chiesa tra lo staff. Voglio dire lodiamo Dio per questo, e teniamo gli occhi aperti, perché sappiamo che il nemico vuole sempre seminare discordia, sempre. Ed ogni tanto arriva qualcuno che vuole creare un po’ di discordia su questo o quest’altro. Noi andiamo da Dio e chiediamo: ‘Dacci una congregazione piena di coloro che si adoperano alla pace, piena di coloro che vogliano assicurarsi di mantenere l’unità, non di seminare discordia,’ ed anche se hanno ragione... solo perché hai ragione, non devi sempre aver il microfono, non è vero? A volte si può dire: ‘Dio, io e te sappiamo che ho ragione, ma aiutami a metter tutto da parte e fammi ricercare l’unità.’ E nessuno è perfetto! Ci saranno sempre motivi per il disaccordo. Ma, sia benedetto Dio che quando ci mettiamo in ginocchio insieme possiamo mantenere l’unità e lo Spirito che è il vincolo della pace.
Questo è il desiderio degli scrittori del Nuovo Testamento. Colossesi... o Corinzi 1:10, 1 Corinzi dice: “Ora fratelli, vi esorto – e Paolo stava veramente riversando il suo cuore ai Corinzi – ‘vi esorto nel nome del Signore nostro Gesú Cristo – non per me, non per il mio bene, non per il bene della mia reputazione o di qualsiasi altra cosa, ma per il bene del nnome del Signore Gesù Cristo – abbiate un medesimo parlare, fate che non ci siano divisioni tra di voi e rimanete perfettamente uniti nel medesimo modo di pensare e di sentire.” E poi nel versetto successivo dice: ‘Mi è stato riferito che ci sono delle contese tra voi,’ e non posso sopportarlo! Dice, ‘non posso sopportarlo!’ “Cristo è forse diviso?” dice. Non può essere. Cristo non è diviso. In Filippesi 1, dice che dovreste “combattere insieme per il Vangelo,” l’unità.
Atteggiamenti. Li vedi nella tua vita? La tua vita dovrebbe esser caratterizzata dall’obbedienza in modo che ci sia una maturità progressiva? Una santificazione crescente nel tanto che ascoltate la Parola e la mettete in pratica immediatamente e correttamente? Riesci a vedere la crescita? In modo che quando arriverete alla fine dei vostri anni terreni, raggiungerete il culmine della vostra vita spirituale in termini di dedizione?
E che dire dell’umiltà? Vi siete abbandonati per il bene del prossimo? In modo che da quel cuore umile nasce un’azione amorevole? E state ricercando, a tutti i costi e con grande sacrificio, di mantenere l’unità dello Spirito tramite la pace? Questo è ciò che perseguiamo! Questo è ciò che perseguiamo, e credo che questa sia la volontà di Dio per noi. Inchiniamoci in preghiera.
Padre, ti chiedo di iniziare da me. Riaccendi nel mio cuore la dedizione all’obbedienza. Aiutami a sperimentare, tramite la grazia dello Spirito di Dio, l’umiltà che guarda agli altri, non a me stesso, e vede il prossimo come migliore di me stesso. Aiutami a fare sacrifici per soddisfare le necessità di chiunque si trovi sul mio cammino e che io sia in grado di soddisfare, senza chiedere nulla in cambio. E ad ogni costo, Signore, con le mie azioni e la mia lingua, fa si che io sia fonte d’unità e non di discordia. Perché se non c’è umiltà e se non c’è amore o la ricerca dell’unità, allora non ci sarà nemmeno obbedienza; e sarei colpevole, come tutti noi, di ascoltare la verità e non metterla in pratica, indurendomi e ristagnando, diventando freddo.
Tra poco concluderemo la preghiera; ma nel mentre il vostro capo è chinato, vorrei che tutti noi facessimo una sorta di alleanza nel nostro cuore davanti a Dio. Preghereste e chiedereste al Signore di produrre in voi questi quattro atteggiamenti di cui abbiamo parlato questa mattina? Pregate in silenzio affinché Dio vi dia un cuore d’obbedienza a qualunque costo, affinché Dio spezzi il vostro orgoglio e vi umili e vi dia un amore che raggiunga i bisognosi e vi renda dedicati ad pace che cerca a tutti i costi l’unità del corpo.
Se vi è stato difficile pregare per queste cose, quello dice solamente quanto il vostro cuore si è indurito; e se non avete voluto, lo è ancora di più. Avete ascoltato e non avete obbedito; ed ora avete sviluppato abitudini di disobbedienza, che son difficili da spezzare, e forse dovete perseguire nella preghiera d’intercessione una rottura di questi da parte dello spirito, l’avvio di una nuova abitudine d’obbedienza.
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