Come sapete, se siete stati con noi in queste ultime settimane, abbiamo cercato di condividere una piccola serie, come intermezzo nel nostro studio di Matteo, intitolata ‘L’anatomia della chiesa,’ e siamo ritornati alle nostre fondamenta. Molto spesso, quando una chiesa cresce, cresce un po’ come la Torre di Pisa. Inizia ad inclinarsi da una parte o dall’altra. E a volte, lungo il percorso, abbiamo bisogno di abbassare il filo a piombo e assicurarci di crescere in modo diritto sulle nostre fondamenta. Ed è proprio questo che ci siamo sforzati di fare in questa breve serie: di tornare indietro e fare un po’ d’archeologia, di scavare le nostre fondamenta e di scoprire che cos’è che ci ha contraddistinto all’inizio di tutto, in che cos’è che siamo veramente dedicati.
Ho un grande desiderio che la Chiesa sia ciò che Cristo vuole che sia, questa è la mia grande passione. Questa settimana sono stato intervistato da un signore che è il direttore di una rivista pubblicata dai Navigatori, il cui titolo è ‘Discepolato,’ una rivista molto bella, e mi ha chiesto quale fosse il mio desiderio per la chiesa, ed io risposi che il mio desiderio è che la chiesa sia ciò che Cristo ha inteso che sia. Questa è la passione del cuore dei nostri anziani, del personale e, so che lo è anche per voi. Quindi, per tenerci in carreggiata e per riprendere le cose che ci siamo dimenticati e per riaffermare le cose che dovremmo ricordarci, stiamo ripercorrendo alcuni degli elementi fondamentali dell’anatomia della chiesa, qual è il disegno di Dio per la chiesa?
Alcuni anni fa, quando stavo insegnando ecclesiologia, la dottrina della chiesa, al seminario di Talbot, ho fatto leggere agli studenti un libro intitolato ‘I Pellegrini dimenticatori di Dio,’ quello è un libro molto interessante, scritto dall’inglese Michael Griffiths. Nel libro, tra le tante cose utili, dice questo, che mi è rimasto impresso: ‘I cristiani, collettivamente, sembrano soffrire di una strana amnesia. Un’alta percentuale di persone che vanno in chiesa ha dimenticato a cosa serve. Settimana dopo settimana, partecipano alle funzioni in un edificio e seguono la loro routine, ma non pensano allo scopo di ciò che stanno facendo. La Bibbia parla della sposa di Cristo, ma la chiesa odierna sembra una Cenerentola vestita di stracci sporchi tra le ceneri... si è dimenticata che dovrebbe crescere per diventare una bella signora,’ fine della citazione. Sotto molti aspetti ha ragione. La chiesa – come la vediamo in generale in America – che dovrebbe essere la sposa di Cristo, è in un certo senso una Cenerentola stracciona, e dobbiamo riaffermare gli elementi innegoziabili, gli elementi essenziali della chiesa. Abbiamo bisogno di tornare a ciò che Dio ha inteso che siamo ed è proprio questo che stiamo cercando di fare con questa breve serie: stiamo cercando di toccare i principi fondamentali su cui la chiesa deve agire. Non vogliamo trovarci nella situazione di avere una valutazione errata, in altre parole, di valutare la chiesa con termini e principi sbagliati. Gene Getz sottolinea che questo avviene spesso. Nel suo libro, la misura di una chiesa, scrive questo:
‘Alcuni dicono che una chiesa matura è una chiesa attiva. Valutano il progresso in base al numero di riunioni che si tengono ogni settimana e al numero di programmi disponibili... Altri dicono che una chiesa matura è una chiesa in crescita, fintanto che ci sono nuove persone che vengono e rimangono, pensano di essere una chiesa matura. Fintanto che il personale pastorale si allarga, allora credono che tutto vada bene. Altri dicono che una chiesa matura è una chiesa che dà. Fintanto che le persone contribuiscono finanziariamente parlando ai programmi della chiesa e sostengono le sue numerose iniziative, credono che sia una chiesa matura. C’è chi dice che una chiesa matura è una chiesa che conquista le anime. Dicono che questa è la prova per eccellenza! Quando i suoi membri portano altre persone, quando possiamo contare regolarmente professioni di fede e battesimi, allora, si che possiamo dire di far parte di una chiesa Neo–Testamentaria... Alcuni dicono che una chiesa matura è una chiesa con mentalità missionaria, una chiesa che sostiene le missioni in tutto il mondo, destinando una grande percentuale del suo bilancio complessivo all’evangelizzazione mondiale.... Altri dicono che una chiesa matura è una chiesa che funziona bene, una chiesa il cui meccanismo organizzativo è oliato con ogni grado di regolarità. È una macchina finemente messa a punto con descrizioni delle mansioni, giornate di otto ore, pause caffè e schede perforate. Ognuno fa ciò che è stato assunto per fare puntualmente ed efficientemente....
Altri dicono che una chiesa matura è una chiesa ricolma di Spirito. Questa è la chiesa che è entusiasta, dinamica e che ha un sacco di emozioni e di eccitazione. Ognuno in essa sa quali sono i suoi doni e li usa regolarmente.... Ed infine alcuni dicono che il segno definitivo della maturità è la grande chiesa con migliaia di persone che vengono alla Scuola Domenicale ed al servizio Domenicale. La maturità, per loro, è rappresentata da un grande staff retribuito, da decine di autobus che raccolgono i bambini, da molteplici programmi o da un ministero radiotelevisivo, da una scuola cristiana, da un college, da un seminario cristiano e... oh, sì, da una tipografia per stampare la propria letteratura.... Purtroppo – dice Getz – alcune persone credono davvero che quanto ho affermato sia effettivamente un segno biblico di maturità.’ Fine della citazione.
Beh, non c’è niente di male in queste cose. Non c’è niente di male in chiese grandi, attive, in crescita, che donano, che vincono anime, che hanno una mentalità missionaria, che funzionano bene, e che sono piene di Spirito. Ma si può essere tutto quello ed allo stesso tempo essere una setta. Potresti esser tutto quello ed essere una setta. Non è quello il cuore della questione. Non è quello il nocciolo della questione. Ecco perché ci allontaniamo dalla carne per parlare dell’anatomia che si trova dietro le quinte, di cosa c’è nel di dentro della chiesa...
E come vi ho detto qualche settimana fa, spesso quando i pastori vengono vogliono conoscere le cose esteriori, ma noi vogliamo parlargli delle cose interiori, quella è la vera questione... fondamentalmente parlando, non stiamo parlando di attività ma di attitudini, di atteggiamenti. Dei sistemi vitali che scorrono all’interno della chiesa. Quelli si che sono chiave, quelli si che sono chiave.
All’inizio abbiamo parlato dello scheletro, non è vero? Abbiamo parlato di quanto sia importante affermare la forma non negoziabile, fondante e formante della chiesa: cose come la prospettiva elevata di Dio, la priorità assoluta della Scrittura, la Scrittura, la chiarezza dottrinale, la santità personale e l’autorità spirituale. Abbiamo detto che questi sono concetti formativi non negoziabili, scheletrici, dobbiamo averli.
E poi, dopo aver messo in piedi lo scheletro, abbiamo detto che la chiesa deve avere certi sistemi interni. Un po’ come un corpo ha un flusso di sistemi che dovrebbero essere la sua vita, così la chiesa deve avere un flusso di sistemi. Questi sono atteggiamenti, e vedete? Questo è ciò che cerchiamo veramente. Non vogliamo che la chiesa sia meccanica. Non vogliamo che sia inetta, che sia tutta una routine esteriore, un rituale, un’esibizione, affinchè non sia mai che sentiamo Dio dirci quello che disse ad Israele tramite il profeta Amos, che disse: “io odio, disprezzo le vostre feste, non prendo piacere nelle vostre assemblee solenni. Se mi offrite i vostri olocausti e le vostre offerte, io non le gradisco... e non tengo conto delle bestie grasse che mi offrite in sacrifici di riconoscenza. Allontana da me il rumore dei tuoi canti! Non voglio piú sentire il suono delle tue cetre! Scorra piuttosto il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne!”
Ed Osea vide la stessa verità e disse: “Che ti farò, o Efraim? Che ti farò, o Giuda? La vostra bontà è come una nuvola del mattino, come la rugiada del mattino, che presto scompare. Per questo li faccio a pezzi mediante i profeti, li uccido con le parole della mia bocca, e il mio giudizio verrà fuori come la luce. Poiché io desidero bontà, non sacrifici, e la conoscenza di Dio piú degli olocausti.”
Oppure le parole d’Isaia: “Che m’importa dei vostri sacrifici numerosi?’ dice il Signore; ‘io sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate; il sangue dei tori, degli agnelli e dei capri, io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi davanti a me, chi vi ha chiesto di contaminare i miei cortili? Smettete di portare offerte inutili; l’incenso io lo detesto; e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocare riunioni, io non posso sopportare l’iniquità unita all’assemblea solenne. L’anima mia odia i vostri noviluni e le vostre feste stabilite; mi sono un peso che sono stanco di portare. Quando stendete le mani, distolgo gli occhi da voi; anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto.”
In altre parole, Israele era colpevole di avere una religione esteriore senza le giuste attitudini; ed è questo che stiamo osservando. Credo davvero che il cuore e l’anima del ministero sia quello di gettare le fondamenta, per poi passare il tempo a cercare di creare atteggiamenti corretti nelle persone. È questo che rende la chiesa una bella signora, è questo che stabilisce la chiesa fino alla pienezza della statura di Gesù Cristo. Ora, abbiamo già esaminato diversi di questi atteggiamenti interiori. Abbiamo parlato di obbedienza, umiltà, amore, unità, servizio, gioia, pace e gratitudine. Questa mattina voglio considerarne altri tre, e questo non ci basterà, ma voglio considerare questi tre aspetti, che mi stanno molto a cuore.
Questo è il numero nove nel mio elenco, non so che numero sia per voi. Ma questa è un’attitudine molto essenziale, chiamiamola ‘autodisciplina.’ Autodisciplina, autodisciplina, oh quanto è importante che noi, come cristiani, comprendiamo la necessità di conformarci ad uno standard divino, di vivere una vita disciplinata. Sapete cos’è l’autodisciplina? È dire di no al peccato. È dire no al peccato e dire di sì al bene o alla rettitudine. Non è una definizione troppo complicata, eppure coglie la verità. La vita disciplinata comprende la legge di Dio e dice di no a tutto ciò che non rientra nei limiti di tale norma.
Ora, lasciate che vi illustri questo concetto. Aprite la vostra Bibbia a 1 Corinzi capitolo 9; 1 Corinzi capitolo 9 versetto 24; e qui Paolo sceglie una metafora che ci è molto familiare nella società atletica in cui viviamo, ed è la metafora di una gara, qualcosa che comprendiamo tutti bene. Nel versetto 24 dice: “Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono tutti,” se sei in una gara, tutti i partecipanti corrono... e questo è abbastanzza chiaro, e poi dice: “Ma uno solo ottiene il premio.” Ora, in una corsa, tutti corrono per il premio! Quindi: “Correte in modo da riportarlo!” Ora, bisogna correre per ottenere il premio. Questo è il motivo per cui si gareggia! Quindi potremmo dire che noi, come credenti, siamo stati chiamati ad una gara; e questa stessa metafora viene usata in diversi punti della Scrittura.
Stiamo correndo una gara, non solamente qui, ma anche in altre parti della Parola di Dio ci viene presentata la stessa immagine. E mentre corriamo questa gara, abbiamo in mente che stiamo correndo per vincere. Ora, cos’è necessario per raggiungere l’obiettivo? Bene il versetto 25 ci aiuta, “E chiunque fa l’atleta – le versioni antiche dicono ‘chiunque si sforza per il dominio,’ ovvero, ‘gareggia duramente’ – cosa? – è temperato in ogni cosa.” Che cosa significa? Autodisciplina, è autodisciplinato. Ha il controllo di se stesso, e questa è la sostanza della dedizione alla vittoria. Voglio dire è ovvio che non si può partecipare ad una gara per vincere essendo trenta chili in sovrappeso o soffrendo di una qualche atrofizzazione muscolare. Cioè c’è una disciplina tremendamente ovvia nel processo! Se pensassimo alle ore ed ore, ogni giorno, settimana, mese e anno che gli atleti impiegano per raggiungere il livello di vittoria, è una cosa sbalorditiva!
Tra un anno ospiteremo le Olimpiadi del 1984 nella nostra città e i media ci mostreranno tutte le meraviglie dell’impegno atletico e l’enorme autodisciplina di coloro che vinceranno le medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Nell’atletica mondiale, la vittoria richiede un costo incredibile. Non è raro che atleti di quel tipo si allenino dalle sei alle otto ore al giorno per cinque o dieci anni della loro vita e anche di più; una quantità enorme di dedizione. Si spingono letteralmente oltre il limite del dolore. Sanno cos’è – si parla del ‘secondo vento’ – sanno cosa significa spingersi oltre quel ‘secondo vento,’ sanno cosa significa andare oltre il punto di dolore e ci dicono persino che c’è un’euforia oltre il dolore che possono sperimentare solamente gli atleti. Ed io ho fatto abbastanza sport nel mio passato per sperimentare qualcosa di quell’euforia. È una sorta di sballo, di un senso incredibile di libertà, di un senso incredibile d’energia che si presenta quando ci si spinge oltre il dolore ed è difficile da spiegare a coloro che non l’hanno mai vissuto, atleticamente parlando.
Ma Paolo sta dicendo: ‘Guardate, io sono in una gara,’ e sta parlando di una gara spirituale, e dice: ‘In questa gara, so di voler vincere, e per poter vincere, devo avere il controllo di me stesso,’ e quindi continua dicendo: “Corro così – versetto 26 – non in modo incerto,” in altre parole, ‘so dove sto andando! Rimango sulla rotta.’ È molto simile alle parole di Paolo a Timoteo in 2 Timoteo 2, dove gli dice che un uomo che s’impegna atleticamente sa che se vuole vincere la corona, deve impegnarsi, e poi usa la parola nominos, secondo le regole. Deve rimanere all’interno della legge. Deve rimanere nei limiti. Deve mantenere la rotta, non può oltrepassare il limite, non può uscire dal cerchio, non può uscire dai limiti. Non può uscire dalla pista. In altre parole, qualsiasi cosa l’evento richieda, egli deve rimanervici se vuole essere vittorioso.
Ed è questo che Paolo sta dicendo: ‘Voglio vincere! E quindi m’impegno al massimo,’ ed il verbo usato per comunicare l’idea di sforzarsi include l’idea dell’autodisciplina, include l’abnegazione personale, il grande sforzo;’ e poi quello si presenta con il concetto di rimanere sottomessi alle regole e poi nel versetto 27, tutto si ricongiunge quando dice: “Io – letteralmente – tratto duramente il mio corpo – lo tengo sotto controllo e lo riduco in schiavitú, – dice – perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, – che è la mia corsa – io stesso sia squalificato da qualche peccato.” In altre parole, non voglio peccare e perdere la vittoria spirituale più di quanto un atleta voglia peccare contro il proprio corpo e contro il proprio allenamento e perdere la vittoria fisicamente palrando. E questi atleti mettono in campo un’enorme quantità di energia, un enorme quantità di sforzo.
Lunedì scorso ho avuto modo di parlare con i Miami Dolphins e sono andato a condividere con loro uno studio biblico, e li ho portati dove voglio portare anche voi, in Efesini capitolo 6. Ed erano quasi pronti a partire ed andare al Colosseo per indossare l’armatura e andare a perdere, come poi è successo, contro i Raiders. Ed il processo intero, le loro caviglie e le loro gambe erano già legate con il nastro, ed erano pronti ad andare a combattere, e io colsi l’occasione per condividere con loro il fatto che avevano speso anni della loro vita, ore, energie e tempo per arrivare ad un picco delle loro prestazioni atletiche. E che, all’apice di questa prestazione, sarebbero scesi, avrebbero indossato la loro armatura, sarebbero usciti ed avrebbero combattuto e l’avrebbero fatto per ottenere una corona corruttibile, come Paolo dice in 1 Corinzi 9, ‘lo fanno per ottenere una corona corruttibile.’
Ma gli ho suggerito che c’è un’altra guerra molto più importante di quella, una guerra spirituale per una corona incorruttibile, per un’eredità eterna, riposta nella gloria che non svanisce mai; che c’è una guerra molto più significativa di qualsiasi partita di football che giocheranno mai nel corso della loro vita e che anche per quella guerra, c’è un’armatura molto più importante, delle spalline e delle protezioni per il petto e per le braccia, o i caschi e le protezioni dei fianchi e di tutte le altre cose che s’indossano in guerra, c’è un’armatura diversa. Un’armatura fondamentale per ottenere la vittoria nella guerra spirituale. E gli ho presentato il versetto 11 di Efesini 6: “Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinchè possiate star saldi contro le insidie del diavolo.” Dovete avere la vostra armatura, gli ho detto: ‘Non andreste là fuori a combattere contro i L.A. Raiders in pantaloncini da ginnastica più di quanto non dovreste andare a combattere contro il nemico della vostre anime impreparati.’ “Poiché lottiamo – dice il versetto 12 – non contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti.” Siamo in una battaglia, e la battaglia non è davvero con gli uomini. Gli uomini sono solamente le pedine ed i giocattoli del mondo demoniaco invisibile, la vera battaglia è contro i demoni, ed io lo so bene.
Non mi dimenticherò mai della battaglia che una sera, Jerry Mitchell ed io abbiamo affrontato contro una ragazza posseduta da un demone che la portò a scalciare, urlare, lanciare mobili per la stanza... e non mi dimenticherò mai di essere entrato nella stanza e di averla sentita dire: ‘Cacciatelo! Tutti tranne che lui, non lui; non fatelo entrare.’ E quello lo diceva con voce diversa dalla sua, ed ho capito che i demoni sapevano chi fossi, il che era un qualcosa di spaventoso, quando iniziò a dire: ‘Non lui, non lui,’ la mia reazione era: ‘Va bene, me ne vado.’ Poi ho considerato che se mi conoscevano e non gli piacevo dovevo essere nella squadra giusta; e mi sono opposto con la potenza di Dio contro quella situazione ed abbiamo trascorso ore di sforzi angosciosi finché Dio, nella Sua grazia, con la sua confessione di peccato, intervenì per epurare e purificare. Ma da quel momento in poi non ho mai avuto dubbi su dove sia la vera battaglia, lo so bene dov’è la vera battaglia. È una battaglia seria a livello spirituale, che non si può vedere e gli uomini, come ho detto, sono solamente delle pedine, dei giocattoli nelle mani di demoni; e dobbiamo capire la gravità della guerra condotta, in realtà, contro Cristo e contro tutti coloro che gli appartengono.
Quindi, dice che dobbiamo indossare l’armatura per essere in grado di resistere. Dobbiamo essere pronti facendo questo sforzo. E voglio solamente sottolineare due elementi dal versetto 14: Prima di tutto, dobbiamo ‘prendere la verità per cintura dei nostri fianchi,’ i soldati romani non avrebbero mai pensato di presentarsi in battaglia con la tunica sciolta perchè nel combattimento a corpo a corpo, la tunica svolazzante li avrebbe resi molto vulnerabili ed avrebbe potuto trascinarli a terra facilmente ed avrebbe potuto facilmente causare la sua stessa morte. E quindi indossavano una cintura, e la stringevano forte accertandosi di raggruppare tutto senza lasciare nulla di libero. E l’apostolo dice che questa è la cintura o la cinta della veridicità o della sincerità, si sta riferendo all’impegno, si sta riferendo all’autodisciplina.
Sta parlando di una persona che va in battaglia seriamente, organizzandosi, mettendo a posto tutto quello che è in sospeso, senza scherza. Voglio dire si dev esser pronti a fare ciò che deve esser fatto. E credo davvero che, per quanto riguarda l’autodisciplina, noi, come cristiani, dobbiamo sistemarci un po’. Dobbiamo iniziare a dire: ‘Questo è il sentiero stretto, questo è il modo in cui Dio vuole che camminiamo, e qui cammineremo.’ E non è facile, perché lungo il percorso le voci c’inviteranno a deviare. E se amiamo il piacere più di quanto amiamo Dio, se amiamo l’autocompiacimento più di quanto amiamo Dio in qualsiasi momento, allora ci ritroveremo fuori dal sentiero senza esercitare alcuna autodisciplina e ci ritroveremo nel peccato. E quindi così vediamo l’apostolo Paolo dire: ‘Questa è una guerra, e fareste meglio a fare sul serio, a tirarvi su la tunica, a stringerla per bene, in un atto di vera dedizione alla vittoria.’
E poi continua parlando della ‘corazza della giustizia.’ I soldati romani avevano una placca sul petto per proteggere gli organi vitali ed, ovviamente, se non l’avessero avuta, sarebbero stati tremendamente vulnerabili, sottoposti ad una freccia che avrebbe potuto conficcarsi nel petto, oppure ad un coltello che si sarebbe potuto conficcare fatalmente nel petto. Voleva l’armatura, e l’armatura è la rettitudine o la santità, il fare ciò che è giusto, l’autodisciplina alla legge di Dio oppure saremmo vulnerabili.
Siamo in gara per vincere, e dobbiamo disciplinarci a quel fine e dobbiamo vivere in obbedienza alla volontà di Dio, puramente parlando, è a questo che Paolo ci sta chiamando. E lo dice anche in un altro modo, in 2 Corinzi 7:1. Dice: “Avendo dunque queste promesse....” È come se stesse dicendo, ‘Dio vi ha dato così tanto, miei cari, Dio vi ha dato così tanto che... ‘siete suoi figli e figlie, dice il Signore onnipotente,’ nel capitolo 6 al versetto 18. Cioè, tutto ciò che è nostro nell’essere figli e figlie di Dio: E visto che avete tutte queste cose, “carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio.” Voglio dire, mettiamoci la cintura, indossiamo la corazza e iniziamo a correre per vincere. Rispettiamo le regole e rimaniamo nei limiti. Sforziamoci completamente con tutto il cuore. Mi addoloro quando vedo cristiani indisciplinati, mi addoloro... quando vedo cristiani che hanno così tante perdite nella loro vita, c’è una linea d’obbedienza, ma loro sono sempre fuori rotta! La capiscono ma non sono così impegnati. Paolo lo dice anche in un altro modo alla fine di Filippesi, nell’ultimo capitolo, il quarto capitolo, all’ottavo versetto, “Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtú e qualche lode, – cosa? – siano oggetto dei vostri pensieri.” Ascoltate, gente, la vostra auto–disciplina è una questione di dove mettete la vostra mente, di dove mettete la vostra mente, di dove mettete il vostro pensiero; perché ‘Così come un uomo pensa nel suo cuore – Cosa? – così è,’ ed una vita pura e autodisciplinata è frutto di una vita saturata dalla Parola di Dio.
Vedete, la ragione per la quale v’insegniamo e vi diamo la Parola è per far si che sia lì dentro e quando vi troverete di fronte alla tentazione, lo Spirito di Dio può riportarvi alla Parola che è già stata piantata lì. Il motivo per cui dovete leggere e mediatre sulle Scritture è per far si che risieda nel vostro cuore. E poi, come disse Davide: ‘La tua Parola ho nascosto nel mio cuore affinchè io non pecchi’ e quindi il vostro pensiero deve essere controllato dalla Parola di Dio. “Che la parola di Cristo dimori in voi riccamente,” dice Colossesi 3. Questa è la fonte dell’autodisciplina. E questo richiede anche un impegno da parte vostra, e questo mi preoccupa. Sono preoccupato che nel cristianesimo, nel nostro tempo, ci sia una mancanza di disciplina. Dio non ha cambiato il suo standard. Dio non ha cambiato la via stretta o il sentiero stretto. Non è cambiato affatto. La legge di Dio non si è aperta più di quanto non fosse quando Dio l’ha data originariamente; e lo standard di obbedienza è lo stesso. Ma i cristiani tendono ad allargarla, a creare una tolleranza artificiale e abbiamo ascoltato le sirene del mondo che ci chiamano fuori dal nostro percorso, è tragico.
Questo mese, all’inizio del mese, ho avuto l’occasione di andare in Oregon. Ho portato con me Chris Mueller, il nostro pastore delle scuole medie, e siamo andati a parlare a tremila uomini nei boschi lassù. Ci siamo divertiti moltissimo. Dio ha benedetto l’opera. Alcuni sono venuti a Cristo. Altri sono stati incoraggiati nella fede e sospinti ad un impegno maggiore. Tre giorni meravigliosi, meravigliosi, e Chris ed io abbiamo parlato molto e mi ha detto alcune cose, a riguardo dell’opera con i giovani, che mi hanno stupito parecchio. Cose che credo possano aiutarci a capire dove siamo realmente nella nostra società cristiana. Per esempio, ha fatto un piccolo sondaggio al campo delle scuole medie quest’estate. Ha preso cinquantaquattro ragazzini ed ha scoperto che nove di loro non aveva mai visto un film vietato ai minori però quarantacique, si. Ha preso dei ragazzini di seconda media e su trentacinque di loro, venticinque avevano visto un film vietato ai minori, questi hanno qualcosa come 12 anni. Ventisei di loro, in un modo o nell’altro avevano letto delle riviste pornografiche e ventiquattro di quei trentaquattro frequentano scuole cristiane. Poi mi ha detto che molti di loro hanno la televisione a casa dove possono guardano tutte le porcherie trasmesse all’ingrosso sui canali cinematografici e tutto il resto dell’immondizia che ne deriva.
La cosa mi ha davvero angosciato. Ero molto angosciato. Lasciate che vi dica una cosa, gente. Non potete esporre un bambino di seconda media ad un film vietato ai minori senza che abbia un impatto assolutamente devastante sulla sua vita. Non c’è modo che una mente di seconda media possa calcolarlo senza reazioni negative. Non potete guardare a persone nude senza ricordarvi di quelle immagini! E se lo siete, se avete la testa così sotto la sabbia da pensare che il vostro ragazzino possa gestirla, vi sbagliate di grosso ed avete bisogno d’aiuto. Se permettete al vostro ragazzino di andare a vedere un film vietato ai minori, state contribuendo al suo peccato. State inculcando nella loro mente cose che non sono in grado di gestire. Se permettete loro di stare a casa a guardare le porcherie in televisione, non stupitevi poi quando non avranno alcun interesse verso le cose di Dio e non dite: ‘Beh, l’abbiamo portato sempre in chiesa.’ È una cosa devastante!
E lasciate che vi dica un’altra cosa, se voi stessi andate a vedere un film vietato ai minori, state contribuendo al vostro stesso peccato, e potete dire: ‘Beh ma è arte!’ no non è arte, è spazzatura, solamente spazzatura. E dite: ‘Beh, ma ha un certo valore sociale. Voglio dire, è un commentario sulla nostra cultura.’ Certo, pensate forse che non venga promosso in quel modo? In quale altro modo possono attrarre persone buone e morali per contribuire alla devastazione del loro pensiero? Voglio dire nella vita del cristiano non c’è posto per le bestemmie che provengono da film per minori, per non parlare delle nudità che vengono dai film vietati. E se ci vai, sai perché lo fai? Lo fai perchè sei stato così talmente ingannato dal mondo che non sei solamente vittima di ciò che vedi quando sei lì seduto, ma anche della tecnica pubblicitaria che ti ha portato lì per cominciare. E spingo così fortemente su questo punto, perché lo sento fortemente nel mio cuore: non ci si può aspettare di coltivare pensieri pii nelle persone che non fanno altro che guardare immagini giganti ed incessanti di spazzatura, o che s’imbattono in riviste sporche e marce, non è possibile! Non si può combattere così!
E, genitori voi dovete esser d’esempio. E voi dite: ‘Beh, ma io non li lascio mai andare, li porto solamente!’ Oh che Dio ti aiuti se così fosse. Altri dicono: ‘Beh, non so cos’è che fa.’ E questa è la cosa peggiore. È meglio che lo sappiate, perché quella piccola vita è un’eredità di Dio, e Gesù tel’ha data e se gli permettete che si riempia di spazzatura, ne renderete conto. Voglio dire, quarantacinque su cinquantaquattro ragazzini sono andati a vedere un film vietato ai mironi? Scioccante! Voi direste: ‘Beh, non posso fare nulla per quello che decide di fare.’ Ah meglio che non sia così, ed è anche meglio che nemmeno voi ci andiate. È meglio che non andiate mai a vedere uno di quei film considerati come ‘buoni’ che però sono pieni di profanità. Quello che fanno è semplice: ‘attaccano lo standard, attaccano lo standard, attaccano lo standard, attaccano lo standard; ed è la stessa cosa con la musica. Continua ad attaccarlo e ad attaccarlo finché, alla fine, il nostro impegno per la purezza viene meno; e tutto questo avviene subliminalmente. Ed io non voglio espormi a questo! Io voglio avere la prospettiva di Dio in ogni cosa, non la prospettiva del mondo!
Ed in un certo senso bisogna isolarsi: ‘beh, ma voglio dire, tu non sai cosa sta succedendo.’ È vero, e non mi interessa. Ho una buona idea di quello che sta succedendo. Non sono mai andato a vedere un film vietato e non ho intenzione d’andarci e non m’interessa neanche vederne uno vietato ai minori o quello che sia. Voglio dire, per me, o c’è Little Bo Peep o non c’è niente da fare, capite? Non mi interessa esporre la mia mente alla spazzatura del mondo, perché mai lo farei? Mi addolora il cuore pensare che i bambini... voglio dire quello non li aiuta per niente, quello non può esser d’aiuto ad un adolescente che sta cercando di affrontare tutte le difficoltà della vita e di sviluppare le proprie idee ed identità sessuali, non aiuta mica esporlo a quel tipo di cose.
E non sto parlando di legalismo, gente. Sto parlando del peccato, del semplice vile peccato. Voglio dire, qual è la cosa peggiore che il mondo possa fare se non far sfilare davanti agli occhi dei giovani la sporcizia, e lo stanno facendo proprio adesso e lo fanno in tutti i modi possibili. Questo è il momento, miei cari, è il momento di vivere disciplinatamente. Questo è il momento di vivere disciplinatamente. Questo è il momento di smettere di fare la vittima, di smettere di farsi deviare dalla rotta dalle sirene che urlano: ‘Vieni qui. Vieni qui. Ti renderemo felice. Ti daremo piacere.’ Non c’è posto per quello, e vi dirò un altra cosa, se vi date a queste cose, non mi importa quanto spesso siete in chiesa; non avete ancora dato la vostra vita pienamente all’impegno che Dio richiede, non l’avete ancora fatto! In quel momento, avete abbandonato il cammino disciplinato dell’obbedienza; e se state anche rifiutando tutto questo nella vostra mente, quello dimostra che vi trovate nella battaglia e che state perdendo, state perdendo. E non è nemmeno una questione di quanto sia grave, o brutto, perché non siamo chiamati semplicemente a non pensare alle cose che non sono male, ma a quelle che sono cosa? Che sono buone.
Permettetemi d’illustrarvi una seconda attitudine che vorrei considerare questa mattina. Questa è l’attitudine del rendi conto, del rendi conto, e qui io voglio solamente limitarmi a tornare alle basi. È necessario insegnare alla Chiesa che deve sottomettersi ad un senso di rendi conto. In altre parole, che siamo tutti responsabili gli uni verso gli altri. Dobbiamo preoccuparci soprattutto l’uno dell’altro, non del colore del tappeto o della carta da parati o di come va questo o quel programma o se ci piace questo o quell’altro. Dobbiamo preoccuparci gli uni degli altri. Andate per un momento a Matteo 7. Vediamo se riesco a rinfrescarvi la mente su cosa s’intende con ‘rendi conto.’ In Matteo 7, e voglio citare solamente due versetti, i versetti 3 e 4, dice: “E perché guardi alla pagliuzza o la scheggia – lo stuzzicadenti, per così dire – che si trova nell’occhio di tuo fratello’” ti preoccupi dello stuzzicadenti nell’occhio di tuo fratello, a cosa si riferisce? Beh, si riferisce ad un qualche peccato, ad un qualche fallimento, a qualcosa di sbagliato, e ovviamente dovresti esserne preoccupato. Ma dice: “Perché ti preoccupi di quello e non della trave 20 per 20 che si trova nel tuo occhio!? Versetto 4: “O come potrai tu dire a tuo fratello: ‘lascia che io ti tolga dall’occhio lo stuzzicadenti,’ mentre la trave 20x20 è nel tuo occhio?’ Voglio dire è... è un’iperbole, è una cosa ridicola, se fosse un cartone rideremmo, è sciocca, ma quello che sta dicendo è: ‘Senti, com’è che puoi fare quello che devi fare per tuo fratello se non hai nemmeno la tua vita in ordine?”
Ora, quello che questo indica è molto importante. Abbiamo certamente una responsabilità reciproca di occuparci delle cose che sono nei nostri occhi, abbiamo una certa responsabilità verso i peccati del prossimo, ma prima di poterlo fare cos’è che dobbiamo fare? Dobbiamo prenderci cura dei nostri. Ora io credo che il rendi conto nella Chiesa sia una cosa molto importante, credo che siamo tutti responsabili gli uni verso gli altri. Ma prima di poter essere responsabile per te, devo mettere in ordine la mia vita, e quindi il rendi conto ha un effetto inverso.
Quando mi rendo conto che ho una certa responsabilità verso di te, allora devo assicurarmi di stare bene. Ora, lasciatemi mettere il tutto in termini molto pratici. Conoscete certamente qualcuno che non viene più in chiesa. Pensateci un po’ e son certo che conoscete qualcuno così, qualcuno che un tempo veniva ma a smesso. Avete la responsabilità di andare da quella persona e dirle: “Attento, stai abbandonando l’assemblea. Hai bisogno di stare con il popolo di Dio. Devi essere meno impegnato a fare soldi, la maledizione di accumulare tesori sulla terra, e devi impegnarti di più a stare con il popolo di Dio.’ E potresti chiedere: ‘Ma chi sono io? Ho già un sacco di problemi nella mia vita,’ ed è proprio quello il putno. Metti a posto la tua vita, sbarazzati della trave nel tuo occhio e poi vai e compi le tue responsabilità. Ecco perché dico che il rendi conto è realtà autopurificante. Nel mentre mi preoccupo del resto delle persone, inizio a prendermi cura anche di me stesso, perché non posso occuparmi di altri se non mi prendo prima cura di me stesso.
Galati 6 dice: “Guardate, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete – cosa? – spirituali, rialzatelo,” quindi, se lui si trova in disobbedienza, ci dev essere qualcuno che sta camminando nell’obbedienza per aiutarlo. Quindi, prima di aiutarlo, devi aiutare te stesso. Quindi, finché le persone si trovano in rapporti di rendi conto, quello avrà sempre un effetto auopurificante. Mostratemi una chiesa in cui non viene insegnato di preoccuparsi di coloro che cadono nel peccato, in cui non viene insegnato a risanare il prossimo, ed io vi mostrerò una chiesa in cui le persone non sono esposte al proprio peccato, e possono nasconderlo e coprirlo molto più facilmente. Ci dev essere rendi conto; e quando devo rendere conto a voi, devo anche rendere conto a me stesso, è molto, molto importante, necessario.
Ora andiamo a Matteo 18 e vediamo un po’ come funziona. Quando mi prendo cura della trave nel mio occhio, cos’è che devo fare nei vostri confronti? Quando ti ritrovi nel peccato? Il versetto 15 di Matteo 18, vi ricordate che l’abbiamo studiato qualche mese fa, dice che “se tuo fratello ha peccato contro di te, và e convincilo fra te e lui solo,” questo è il modo di fare. La chiesa deve avere quel tipo di rendi conto. Voglio dire se conoscete qualcuno, per esempio, che ha un’attività commerciale e sapete che non si sta comportando bene, che non tratta bene i suoi dipendenti, che non tratta bene i soci, che è disonesto nella sua attività, tu hai un obbligo davanti a Dio, come suo figlio, di andare da quel Cristiano e di dirgli: ‘Stai peccando.’ E lo si deve fare con amore, ma lo si deve fare... e tu potresti dire: ‘non posso farlo, anche io ho i miei problemi,’ bene allora risolvili e poi vai e confrontalo. E lì potresti dire: ‘si ma ci vorrebbe troppo tempo,’ no ci vuole giusto il tempo di una preghiera di confessione. E con un cuore puro ed uno spirito amorevole, vai da quella persona e confronti il peccato. Se conoscete qualcuno che non sta vivendo correttamente o fedelmente nel matrimonio oppure se conoscete dei genitori che non sono fedeli nei confronti dei loro figli nel fare ciò che dovrebbero, o magari figli che non stanno facendo quello che dovrebbero fare, nei confronti dei loro genitori, se conoscete qualcuno nella chiesa che si trova fuori dalle righe, in qualsiasi modo possibile, è vostra responsabilità quella di amare ed andare da quella persona... e, vedete, questa è una cosa auto–purificante.
Quello che fa è che mi purifica prima ancora che io vada ad affrontare il problema. In secondo luogo, se tutti iniziassimo a farlo, allora ognuno guarderebbe attentamente alla propria vita e direbbe: ‘Ragazzi, voglio accertarmi che la mia vita sia nel giusto,’ la Chiesa deve davvero vivere nel rendi conto – è una responsabilità, un dovere! Cioè non importa chi sei! Voglio dire che in Galati capitolo 2, Paolo andò da Pietro e “lo resistette in faccia – dice dal versetto 11 al 14 – perchè era da condannare,’ e lo scantonò in pubblico. E di fatto dico che lo fece pubblicamente perchè si trova nella Bibbia e tutti lo sapevano. Nessuno ne è esente, ma gli anziani o coloro che sono veramente elevati devono esser rimproverati davanti a tutti, affinché il resto tema. Voglio dire, questa settimana ho ricevuto una lettera, da parte di qualcuno che ha richiamato la mia attenzione su un mio fallimento, un atto irresponsabile, qualcosa che avrei dovuto fare e non ho fatto, e l’ha portato alla mia attenzione ed io gli ho risposto, chiedendo il loro perdono ringraziando per avermelo fatto notare. Vedete, lo voglio sapere anche io tanto quanto voi, ma se non me lo dite, non mi siete d’aiuto, perché continuerei a fare gli stessi errori. Continuerei a cadere nella stessa trappola finché non mi mettete di fronte al problema. La Chiesa deve avere questo tipo di rendi conto; e sto parlando di responsabilità a questo proposito, verso quello che conta davvero, la purezza della vita
Mogli dovete rendere conto a vostro marito e mariti dovete rendere conto verso le vostre mogli; non è giusto tollerare i loro peccati. Con amore, dovere confrontarli, con amore. E quindi lo fate e che cosa succede se non dovessero ascoltare? Beh, versetto 16 dice che bisogna rifarlo ma con due persone, due o tre testimoni; e se non dovessero ascoltare ancora bisogna dirlo alla chiesa intera, e poi cos’è che succede una volta che la chiesa intera ne è consapevole? La chiesa intera li va a cercare. L’ultima comunione che abbiamo avuto, abbiamo presentato tre noi di persone che sono cadute nel peccato ed abbiamo dovuto annunziarlo alla chiesa intera. Mi chiedo quanti di noi siano andati o gli abbiano scritto un bigliettino o una lettera, o magari quanti hanno chiamato l’ufficio della chiesa per avere un indirizzo, in modo da poter mandargli un messaggio dalla Parola di Dio per incoraggiarli a sbarazzarsi di quel peccato. Questa è la nostra responsabilità, dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro e questo fa si che la chiesa rimanga pura, è un processo d’auto–purificazione.
Mi ricordo quando ci siamo dedicati per la prima volta a questa disciplina, quando siamo arrivati a Grace Church, e un paio di pastori mi hanno detto che avrei distrutto la chiesa. Questo era il mio primo pastorato, no, e mi dissero: ‘Non hai idea di cosa stai facendo. Non puoi presentarti in chiesa e fare così... invitare tutti a guardarsi intorno alla ricerca del peccato del prossimo, non puoi mica farlo! La distruggeresti,’ ed io dissi: ‘Beh, lo faremo, perché lo dice la Bibbia e lasceremo che sia Dio a decidere cosa ne sarà della chiesa.’ Il mio compito non è quello di edificare la chiesa perchè Cristo ha detto di farlo ed io non ho intenzione di competere con lui, quella non è la mia responsabilità. Il mio compito è quello di cercare di fare tutto il possibile per accertarmi che le persone nella chiesa comprendano ciò che dice la Parola di Dio e la mettano in pratica, spetta a Dio portare la chiesa dove desidera. Ed all’inizio, in quegli anni, ricevetti un’illustrazione meravigliosa, una moglie mi chiamò e mi disse che suo marito l’aveva lasciata e sen era andato a vivere con un altra donna. Così le chiesi se sapesse il nome della signora e lei disse di si e che era proprio e li e che avrebbe vissuto con lei, aveva lasciato moglie e figli.
Allora le chiesi il nome e lei mi disse il nome, ed io andai all’elenco telefonico, cercai il nome, presi il numero di telefono, chiamai e lui rispose. Gli dissi: ‘Sono John, della chiesa,’ ed era scioccato; voglio dire, era scosso... E gli dissi che lo stavo chiamando nel nome di Cristo, chiamandolo all’obbedienza. Ad andarsene via di lì prima di commettere peccato contro il Signore, sua moglie e la sua chiesa e lo esortai di ritornare a casa e poco dopo, disse che l’avrebbe fatto. Sua moglie mi chiamò e mi disse che era lì e la Domenica successiva, quando mi vide, mi abbracciò e mi disse: ‘Grazie, non volevo essere lì, ero tentato, pensavo che non gl’importasse a nessuno,’ vedete non lo allontanai mica, lo riportai dentro, perchè è proprio quello che ci serve.
Vedete, per un cristiano, quello non è quello che vogliamo fare, è esattamente quello che non vogliamo fare, non è vero? “Le cose che voglio fare – dice Paolo – non le faccio; e le cose che non voglio fare, quelle faccio.” È la carne. Quindi il rendi–conto non è l’invadere la vita privata di qualcuno, è l’aiutarli nella sua battaglia con la loro peccaminosità! Vedete? Questo è quello che dovrebbe preoccuparci: il rendere conto l’uno con l’altro. È per questo che ci presentiamo alla Tavola del Signore, per mettere a posto la nostra vita, per togliere le travi dai nostri occhi, per poter aiutare gli altri, per poterci risanare a vicenda nell’amore, per poterci provocare a vicenda all’amore e alle buone opere. Si tratta delle esortazioni degli uni agli altri che si trovano nelle Scritture. Cioè, voglio dire, vi state esortando a vicenda, vi rimproverate a vicenda, vi rimproverate a vicenda, pregate gli uni per gli altri, vi amate a vicenda, v’insegnate a vicenda, vi state edificando l’un l’altro, ammonendo? Tutti questi ‘l’uno con l’altro,’ sono ovunque. Pregare gli uni per gli altri; questa è la vita della chiesa. Questo è, questo è il flusso di come dovrebbero essere le cose, vedete?
Un’ultima cosa, molto brevemente: Non si può affrontare questo aspetto senza questo successivo, il perdono. La chiesa non può sopravvivere se non c’è perdono. Questa è un altra attitudine necessaria, perché siamo, perchè siamo umani e in quanto tali falliamo. Voglio dire che è così che funziona; cioè io fallisco così come tutti gli altri, falliremo. Ma se non riuscite a perdonare e non riuscite a perdonare in particolare colui che vi ha deluso, colui che pecca contro di voi, allora sapete di avere un cancro, e di conseguenza sapete che c’è un cancro nel corpo di Cristo. In Matteo, tornate per un attimo al capitolo 6 e vi aggiornerò sulla preghiera dei discepoli, versetto 12: “rimettici i nostri debiti – ed ogni peccato che commettiamo è un debito verso Dio che può solamente essere pagato dal sacrificio perfetto di Cristo, dice: rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori,” in altre parole, così come tu ci hai perdonato, noi possiamo perdonare il prossimo, “Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.”
In altre parole, se voi non perdonate, non lo farà neanche Lui; ora qui non sta parlando di un perdono redentivo ed eterno, sta parlando di un perdono paternale e temporale. Il perdono redentivo, eterno, è nostro in Cristo; ma il perdono paternale, temporale, è per il presente, quel tipo di perdono che tiene aperte e limpide le linee di demarcazione della comunione è nostro solamente quando perdoniamo. Se non perdonate, non importa cosa sia accaduto, se non perdonate, avete un cancro dentro di voi. Credo che un cuore che non perdona sia la causa di molte tragedie. Di fatto, credo proprio che il corpo può prendere la malattia dell’anima e credo che ci siano molte persone che potrebbero persino morire di cancro stesso a causa di uno spirito privo di perdono. Non sto parlando clinicamente, sto solo dicendo che il corpo può prendere le malattie della mente ed il senso di colpa è la malattia più grave che ci sia; ed un cuore che non perdona provoca sentimenti d’amarezza, d’amarezza vera e propria ed anche un senso di colpa.
Quindi, se volete esser perdonati quotidianamente dal Signore e conoscere una comunione limpida, dolce e pura che, quel tipo di comunione che Lui vuole che sperimentiamo in questa vita, allora dovete imparare a perdonare. E, mamma mia, chi sei tu per non perdonare, giusto? Chi sei tu per non perdonare? Vi ricordate la parabola di Matteo 18 dell’uomo che doveva diecimila talenti e si presentò e disse: ‘non ne ho, non ho nulla con ciu pagare,’ e l’uomo disse: ‘Ti perdono tutto.’ Poi uscì e trovò un tizio che gli doveva diciotto dollari, lo strangolò, lo gettò in prigione e gli disse: ‘Rimarrai lì finchè non mi pagherai tutto,’ ed il Signore gli disse: ‘Chi sei tu, a cui è stato perdonato un debito inestimabile ed impagabile, ed hai comunque il coraggio di non perdonare qualcun altro diciotto dollari?’
È Efesini 4:32, “Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo,” ascoltate, dobbiamo perdonare perché siamo stati perdonati. Siamo stati perdonati così tanto e non possiamo perdonare così poco? La Chiesa dev essere piena di persone pronte a perdonare, perchè gente, falliremo, è vero, falliremo veramente! Voglio dire è certo che prima o poi farò cose che potrebbero irritare alcuni; ed altri potrebbero fare cose che irriterebbero qualcun altro ed avrete problemi, orse anche con qualcun altro in chiesa o con qualcuno qui, ma se riuscite a perdonare, sarete liberi da quello; sarete liberi dalla schiavitù di quell’amarezza e sarete liberi di essere perdonati e di conoscere la benedizione di Dio. Ma se covate un cuore che non è prono a perdonare nutrirete amarezza... e chi ne ha bisogno? Il perdono è una cosa così bella.
Quindi autodisciplina nella mia vita, rendi conto gli uni verso gli altri e quando peccano, voglio esser lì per innalzarli e voglio esser pronto a perdonare anche se hanno peccato contro di me, anche contro di me. E lì dove ci sarà una chiesa che non perdona, ci saranno anche dei problemi terribili, dei problemi terribili. A proposito, solamente le persone umili perdonano, ve lo ricordate? Solamente le persone umili che non sono così orgogliose da dire: ‘Ah, mi hai fatto questo? Nessuno si può permettere di farmi questo,’ no, ma di persone che si abbassano e dicono: ‘Ehi, tu sei più importante di me, e voglio amarti nell’amore del perdono,’ beh, c’è dell’altro, ma sarà per la prossima volta. Preghiamo.
Padre, ti ringraziamo per quello che abbiamo imparato sugli atteggiamenti che vuoi nella tua chiesa: obbedienza, umiltà, amore, unità, servizio, gioia, pace, gratitudine, autodisciplina, rendi conto, perdono. Cose bellissime, fa si che questa chiesa possa esser segnata da queste cose. Questo è un luogo così meraviglioso, pieno di persone meravigliose e queste cose già le vediamo! Grazie, Signore, per il dolce perdono di cui tutti abbiamo goduto nella nostra comunione relazionale, grazie per la meravigliosa responsabilità l’uno verso l’altro che viene messa in pratica così meravigliosamente e per l’auto–disciplina che vediamo in così tante persone.
Grazie, Padre, per il loro modello, il loro esempio, la loro pratica, ma Padre, ricordaci tutte queste cose e ricordaci la necessità di continuare ad essere fedeli. E per coloro che forse hanno visto l’intera faccenda come se fossero il pubblico di una competizione sportiva – comprano il biglietto, e si siedono a guardare – Signore, allontanali da tutto quello; fa si che riconoscano che si tratta di attitudini che Tu desideri ed atteggiamenti corretti che fluiscono tramite la comunione. E fa si che lo Spirito di Dio possa esser libero di realizzare tutti i santi propositi del Salvatore verso il Suo popolo redento, affinchè nessuno di noi possa vivere ai margini, ma nel bel mezzo della corrente principale, nel mentre tu continui ad edificare la Tua chiesa per la Tua gloria.
Per favore, solo per un momento, tenete il capo chino prima di concludere il servizio e lasciatemi dire che questo è il giusto momento che ognuno di noi possa approfittarne per fare una preghiera di vera dedizione verso il Signore, un momento per dire: ‘Padre, desidero essere autodisciplinato. E di conseguenza son pronto a fare un patto con Te in questo stesso momento per prendere l’impegno di esserti obbediente, per riflettere sulle cose pure, per camminare sul sentiero stretto e, vivere una vita auto–disciplinata e pura, per entrare a far parte del gruppo dedicato al rendi–conto ed alla responsabilità di servire e di esser servito – di esser pronto a perdonare.’ Pensate di poter fare un patto del genere con Dio dal vostro cuore?
FINE
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