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Una delle presentazioni più potenti e meravigliose dell’Angello degno, del Figlio di Dio, si trova in Apocalisse, capitolo 1. E mentre ci accingiamo allo studio della Parola di Dio questa mattina, vorrei invitarvi ad aprire la vostra Bibbia al capitolo 1 di Apocalisse. E vorrei condividere con voi la prima visione del Signore Gesù Cristo offerta in questa grande rivelazione. Iniziando da Apocalisse capitolo 1 versetto 9, leggiamo: “Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesú, ero nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesú. Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro a me una voce potente come il suono di una tromba, che diceva: ‘Sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo. Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea.’ Io mi voltai per vedere chi mi stava parlando. Come mi fui voltato, vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un figlio d’uomo, vestito con una veste lunga fino ai piedi e cinto di una cintura d’oro all’altezza del petto. Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco; i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace, e la sua voce era come il fragore di grandi acque. Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata, e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza.”

Giovanni ebbe una visione incredibile... e ciò che vide non fu altro che il Signore Gesù Cristo, l’Alfa e l’Omega; e vide Cristo muoversi tra sette candelabri d’oro che rappresentano le sette Chiese del versetto 11. Le sette stelle che si trovano nella sua mano, secondo quello che dice il versetto 20 erano i sette ministri di quelle stesse chiese. Quindi che cos’è che si può vedere qui? Si può vedere Cristo muoversi tra le chiese. E le sette chiese dell’Asia Minore elencate qui, alle quali vengono scritte certe lettere nei capitoli 2 e 3, sono rappresentative di tutte le chiese della storia della Chiesa. E qui vediamo un’immagine del Signore muoversi tra le chiese, muoversi tra il suo popolo nel mentre si prende cura della chiesa che ha acquistato con il suo sangue prezioso... e quello non è cambiato.

Io credo che il Signore sia vivo ed attivo nella Sua chiesa al giorno d’oggi, così come lo era allora; e la visione di Giovanni non è solamente una visione per quel luogo e quel periodo, ma per tutto il periodo della chiesa. Che Cristo è sempre vivo ed in movimento nella Sua chiesa; e noterete nel versetto 13 che è vestito con una veste lunga fino ai piedi, e cinto di una cintura d’oro all’altezza del petto. Se osservate attentamente, scoprirete che quella veste potrebbe essere l’abito di un profeta, di un sacerdote o di un re. E non è forse vero che Egli è sia Re, che Profeta che Sacerdote? Che si muove nella sua chiesa come sovrano, si muove nella sua chiesa come colui che parla da Dio e che porta il popolo a Dio. Nel versetto 14, vediamo Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, il che indica la sua purezza e santità assoluta. E quindi il santo Figlio di Dio, perfetto Re, Sacerdote e Profeta, si muove nella sua Chiesa. E nel mentre si muove nella sua chiesa, dice il versetto 14 che i suoi occhi sono ‘come una fiamma di fuoco,’ il che parla di uno sguardo penetrante. Nel mentre girovaga nella Chiesa, i suoi occhi scrutano i punti di forza e le debolezze. I suoi occhi penetrano al di là di ciò che appare in superficie per affermare ed accertare ciò che sta realmente accadendo.

Oh, che cosa meravigliosa è sapere che Cristo è vivo nella sua chiesa, che questa non è la nostra opera, ma è la sua. Che il capire ciò che stiamo facendo bene o ciò che si dovrebbe fare non è determinato dalla nostra intelligenza o lasciato ai nostri espedienti. No, Cristo è vivo nella Sua chiesa e scruta con uno sguardo penetrante ed “i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace, e la sua voce era come il fragore di grandi acque,” e questi sono i piedi e la voce del giudizio. Quando trova nella sua chiesa ciò che gli dispiace, si presenta in giudizio, giudica la chiesa.

E voi potreste chiedere: ‘Perché ci stai leggendo quello?’ Perchè penso che sia un buon punto di partenza. Di ricordarci che siamo la chiesa che Cristo sta edificando, giusto? Siamo il candelabro di cui Cristo si prende cura. Siamo la luce, per così dire, che Cristo sta aggiustando; e lo fa con uno sguardo penetrante. E cerca di trovare ciò non è giusto in noi con il proposito di scaraventargli addosso il tuono della sua voce e la forza del suo giudizio castigatore, e tutto con il proposito di raffinarci. E se ci dovessimo opporre alla raffinazione, allora Egli sottrae la sua benedizione ed uno dei passi più contrastanti di tutta la Scrittura è Apocalisse 2 e 3, dove ci sono alcune chiese che vengono lodate, ma la maggior parte di loro sono condannate, perché il Signore non vi trovò ciò che voleva. Grace Church si trova, in un certo senso in Apocalisse 1, e Cristo si muove tra questa chiesa, e credo che si trovi ad elogiare e condannare. Credo che stia sia benedicendo che castigando, nel mentre scopre le cose che sono secondo la Sua volontà e quelle che non lo sono. E quindi la mia preghiera è che, in questi giorni, nel mentre condividerò con voi i pensieri del mio cuore, e sto solamente condividendo il mio cuore, ma credo davvero che, mentre lo faccio, mi trovo nel posto di Cristo, Lui dovrebbe essere qui, io sono solamente qui al suo posto per dirvi ciò che i Suoi occhi indagatori desiderano vedere, e che a volte vedono e altre volte no. Ora, non m’illudo mica di essere un profeta unto da Dio, diverso dal resto, no, credo però che lo Spirito di Dio ci abbia portato a questo momento nella nostra chiesa e che lo Spirito di Dio ci abbia spinto a questa serie. Quando cinque settimane fa ho iniziato a parlare dell’anatomia della chiesa, non sapevo esattamente cosa stessi facendo, mi son solamente sentito di farlo, ma peggio ancora – non avevo neanche idea di cosa avrei detto! Ho messo giù un piccolo schema e ci sto ancora lavorando, chiedendo allo Spirito di Dio di permettermi di essere, per così dire, lo strumento di Cristo nel mentre la Chiesa viene ricercata per aiutarci a vedere ciò che Lui vede.

E voi avete risposto così bene che so che è dello Spirito. So che quello di cui abbiamo parlato è da Dio, e l’ho visto nella vostra risposta. Ho ricevuto più posta dagli ultimi sermoni che da qualsiasi altro che io abbia mai predicato, credo; e la posta spazia in tutti i sensi. Ho ricevuto due lettere che mi vengono in mente, più di quelle di ieri, qualcosa come cinque o giù di lì, ma due erano interessanti.

Una diceva: ‘A volte ho sperato che questa fosse una chiesa di colore per potermi alzare e gridare: ‘Predica, fratello! Predica!’ E non c’è niente di male, sapete sono stato in una chiesa di colore dove c’era gente che si alzava e diceva: ‘Suona la tromba’ e sapete, voglio dire quello si che ti fa esaltare un po’ se non lo sei già in partenza. Voglio dire, di tutto! Da quello a... per esempio, ieri ne ho vista una che diceva: ‘Mi vergogno. Mi vergogno. Mi vergogno. Mi vergogno,’ e l’ha firmò dicendo: ‘Un ravveduto,’ dopo aver affrontato la realtà di non essere all’altezza di ciò che Dio vuole che la sua chiesa sia. Non so a che punto siete voi, dall’avere il desiderio di alzarvi e gridare: ‘Predica, fratello,’ al sentirsi silenziosamente vergognati, ma ho visto Dio toccare i nostri cuori, includendo il mio, tramite di questi studi. E quindi questa mattina voglio tornare ai nostri pensieri sull’anatomia della chiesa e far si che Cristo penetri la nostra chiesa un po’ più profondamente e ci riveli cose che abbiamo bisogno di vedere.

Abbiamo già parlato dello scheletro. Abbiamo parlato del fatto che visto che siamo come un corpo, se la pensiamo con l’analogia di un corpo, e del fatto che rappresentiamo un corpo; dobbiamo avere uno scheletro. Ed abbiamo parlato di questi elementi scheletrici: una prospettiva elevata di Dio, la priorità assoluta delle Scritture, la chiarezza dottrinale, la santità personale e l’idea delle autorità spirituali. E poi siamo passati ai sistemi interni: il fluire dei principi vitali. Come in un corpo, il corpo, per vivere, dipende dal fluire di questi sistemi, ed allo stesso tempo anche noi dipendiamo da certe attitudini spirituali; e questi atteggiamenti devono fluire attraverso il corpo. E vi abbiamo suggerito gli atteggiamenti più critici. Abbiamo parlato dell’obbedienza, che mi sembra un atteggiamento di estrema importanza. Dell’atteggiamento dell’umiltà, dell’amore, dell’unità, del servizio, della gioia, della pace, della gratitudine, dell’autodisciplina, della responsabilità e credo che l’ultima volta abbiamo concluso con il concetto del perdono.

Ora, tutti questi sono atteggiamenti che devono essere coltivati nel popolo di Dio; e quando il Signore si muove nella sua chiesa, credo che queste siano le cose che ricerca. Vedere un popolo che ha un atteggiamento di amore, di pace, di disciplina, un atteggiamento di obbedienza, di servizio, di gioia, di gratitudine, di pace e tutte queste cose. Ricercare al di là dell’esterno per vedere cosa c’è nel cuore, perché il Signore scruta il cuore. E questi sono gli undici che abbiamo già considerato e questa mattina vi darò gli altri cinque – e voglio concludere questa mattina, quindi cercherò di darveli tutti e cinque. Il numero dodici della mia lista - non che sia importante - è la dipendenza, la dipendenza.

Se volessimo metterla in termini negativi, sarebbe l’atteggiamento d’insufficienza o la sensazione di non essere sufficiente, per cui c’è un attitudine di dipendenza di base; e questo non è facile per persone capaci. Non è facile per chiese efficaci e benedette da Dio come la nostra. Vedete, la nostra chiesa è ben oliata, in un certo senso. Voglio dire i macchinari si muovono, le cose vengono fatte. Abbiamo persone competenti, abbiamo persone che lavorano sodo. Abbiamo persone creative, abbiamo un programma di sviluppo passato che dice: ‘Mamma ce la stiamo facendo!’ E questo ci potrebbe portare al punto di perdere il senso d’insufficienza personale, di perdere il sendo di dipendenza perchè sappiamo come farlo e quello che possiamo tendere a fare, se non stiamo attenti, è eliminare Dio. E si arriva al punto del ministero in cui, in virtù dell’energia della nostra forza lavoro e delle persone creative con i vari programmi vigenti, rischiamo di dire addio a Dio ed andarcene da soli.

E forse non è così facile farlo se vi capita di far parte del gruppetto di credenti che vive quotidianamente dietro la cortina di ferro nel timore della morte senza alcuna risorsa. Ma per noi che abbiamo così tanto, che siamo stati benedetti da Dio così tanto, come l’Israele di una volta che arrivarono nella terra e se ne appropriarono, così anche noi siamo qui senza però averne mai lavorato, abbiamo bevuto da pozzi che non abbiamo scavato, ci posisamo dimenticare di Dio e ci muoviamo in un turbinio di attività, di grandi idee, di speranze brillanti e di pensieri stimolanti. E credo che quello che voglio dire, gente, è che non vogliamo mai fare nulla che non crediamo sia lo scopo perfetto di Dio nei nostri confronti, e quindi dobbiamo mantenere un atteggiamento di dipendenza, di dipendenza.

E potremmo affrontare l’argomento da molti punti di vista. Nel Salmo che ho letto questa mattina, il Salmo 19, Davide dice: “Trattienimi da peccati volontari,” è così facile avanzare senza mai dipendere da Dio, senza mai cercare il cuore e la mente di Dio. Ci si può sedere in una riunione e decidere di fare questo o quello e dov’è la preghiera? Dov’è la pazienza? Dov’è la comunione con Dio, fino a quando il cuore non solo è libero di farlo, ma ha la sensazione di fare l’opera di Dio? In tutto il mio ministero ho sempre temuto di fare qualcosa di cui Dio non fosse parte. Voglio sempre essere certo di procedere allo stesso ritmo, nella stessa direzione, con lo stesso obiettivo che ha Lui, perché Cristo sta stabilendo la sua chiesa ed io non voglio competere con Lui, quello è da perdenti... ma so che possiamo incorrere in peccati di presunzione così facilmente, ‘oh che bell’idea, facciamolo!’

Mi ricordo che quando ero al seminario, a Talbot, a quei tempi tutti dovevano predicare almeno due volte nella cappella, ora credo che non tutti debbano farlo perchè hanno troppi studenti, ma a quei tempi tutti lo facevano; e quando predicavamo, la facoltà intera si sedeva sulla piattaforma dietro di noi con dei fogli A3 che non facevano altro che compilare durante tutto il periodo della predicazione, come se fosse una critica. Il che era un buon esercizio perché li teneva svegli durante i sermoni più noiosi, almeno credo. Ma erano li seduti e si sentiva sempre lo scorrere dei fogli; e se avevi iniziato da dieci minuti ed il tizio stava già sfogliando i foglii, sapevi di esser in alta marea, giusto? Ma facevi del tuo meglio per predicare bene. A me fu assegnato 2 Samuele capitolo 7; e 2 Samuele capitolo 7, non me lo dimenticherò mai, voglio dire, volevo così tanto che quel sermone fosse preciso al punto che ho memorizzato ogni singola parola, anche le pause. Persino la mia respirazione, volevo davvero fare del mio meglio! E son arrivato al capitolo, e lì c’è Davide che guarda al suo palazzo.

E dice: ‘Ho questo palazzo bellissimo,’ e poi guarda alla casa di Dio – ed in quei tempi Dio stava vivendo in una tenda, vi ricordate? Il tabernacolo, e dice: ‘Non è giusto che Dio dimori in una tenda mentre io abito in questo enorme palazzo,’ e disse: ‘Costruirò una casa per Dio,’ lodevole, no? Davvero lodevole! E quindi andò da Natan il profeta e gli disse: ‘Natan, questo è il mio desiderio,’ e Natan gli disse: ‘Lodevole. Vai, fai quello che hai nel cuore, Davide, quella è una bella idea!’ E Dio lo agganciò, prese Natan e gli disse: ‘Natan, non mi hai detto niente! Chi ti ha detto di dirgli di fare quello? Davide non costruirà mai la mia casa, perché è un uomo dalle mani di sangue.’ La casa sarebbe stata costruita da Salomone, ma quando Dio toglie qualcosa, mette qualcos altro al suo posto; e quindi diede a Davide una promessa meravigliosa.

E quindi ho predicato sul peccato del presumere sul conto di Dio, di avventurarsi in cose buone che però non interessano a Dio, il che è stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita, perché quel messaggio mi è stato impresso nel corso degli anni. E giusto una nota a piè di pagina, perchè mentre me ne stavo per andare, il dottor Feinberg mi ha consegnato la sua critica, e lui era il rettore, e mi diede il foglio piegato a metà, ed io mi sentivo così bene per quel messaggio, perché parlava direttamente al mio cuore; lo aprii e non si era preoccupato di spuntare nulla. Scrisse semplicemente: ‘Hai mancato completamente il punto centrale del passaggio.’ E quello non fu un bel giorno, fu un giorno molto brutto ma un’ottima lezione. Pensava che avrei dovuto predicare sulla promessa del regno, era una scelta, sapevo che il brano prometteva il regno, ma sentivo che il mio cuore aveva bisogno di sentir parlare sul conto della presunzione, perché tendo ad essere quel tipo di persona che corre molto velocemente in una nuova direzione, e magari ha grandi idee o grandi visioni di ciò che si potrebbe fare e devo indietreggiare al punto di dipendenza di percepire l’insufficienza che dovrebbe spingermi a cercare il cuore e la mente di Dio, è semplice, tutto quello che devi fare è iniziare qualcosa da solo, senza Dio, e metterti in gioco per vedere che il tutto venga segato a metà. Quello ti aiuterà a guarire. Quello di cui sto parlando è la preghiera. La chiesa deve avere uno spirito di dipendenza, gente, ascoltate! Non siamo mica arrivati. Voglio dire, siamo qui, camminiamo, abbiamo tutte queste cose, ci presentiamo ed è tutto pronto per noi, ci sono tutti questi programmi meravigliosi e questi ministeri diversi; e potremmo anche avere l’idea che non abbiamo più bisogno di dipendere da Dio, ma il tutto potrebbe svanire così velocemente! Ci deve essere una dipendenza costante.

Andiamo insieme per un momento a Giovanni 14, giusto per toccare questo concetto di dipendenza da un’altra angolazione. In Giovanni 14, conoscete sicuramente la situazione; il Signore se ne sta per andare, si trovano nella stanza superiore, l’ultimo discorso con i suoi discepoli, e gli sta promettendo un sacco di cose meravigliose perché avevano davvero paura; avevano fatto affidamento su di Lui per tutto, per tutto. Lo seguirono per tre anni, li preparò il cibo li nutrì, pescò del pesce così che potessero pagare le tasse, gli disse tutto quello che dovevano sapere sul regno, su Dio, sulla natura dell’uomo, del peccato, sulla giustizia. Erano totalmente dipendenti da Lui, ed ora se ne stava per andare ed erano turbati, erano profondamente turbati perché si erano resi conto della loro dipendenza. Avevano un disperato bisogno di Lui. Voglio dire, anche quando era lì, si annaspavano costantemente, non è vero? E quindi erano al corrente della loro dipendenza.

E quando annunciò loro che se ne sarebbe andato, erano in panico, erano veramente in panico. Ma in mezzo a tutto quello, gli fece una promessa che è così mervigliosa e si trova nei versetti 13 e 14 di Giovanni 14, “Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò,” non c’è promessa migliore di questa non è vero? Qualsiasi cosa chiediamo nel Suo nome, Lui la farà. E si può chiedere: ‘Ma cosa significa? Tutto quello che chiediamo?’ No, tutto quello che chiediamo nel Suo nome. E voi potreste dire: ‘e cosa significa? Che alla fine della preghiera dobbiamo dire: ‘Nel nome di Gesù, amen,’ e quindi Dio è obbligato a farlo?’ Alcuni pensano che sia così, ma non significa quello.

Nell’Antico Testamento, Dio disse: ‘Il mio nome è: ‘Io sono colui che sono.’ In altre parole, ‘Il mio nome è tutto ciò che sono,’ ed il nome di Cristo è tutto ciò che è, quindi quando chiediamo qualcosa che sia coerente con chi Egli è e con la Sua opera e con la Sua volontà, i suoi desideri, il suo piano, i suoi scopi, ed Egli lo farà. Non significa che potete chiedere qualsiasi cosa e sbattere la formuletta alla fine della preghiera per ottenerla, no, significa che quando chiediamo qualcosa in coerenza con la Sua volontà ed il Suo scopo, Lui lo farà.

E quindi come credenti dobbiamo imparare a vivere una vita di dipendenza costante, la cui preghiera dev essere: ‘Oh, Signore, qualunque cosa sia nella tua volontà di fare, falla. Falla!’ E quindi non c’è amarezza se qualcosa non si realizza, se qualcosa non si completa o non succede. Se dipendiamo da Lui per dare energia e realizzarla fintanto che è in linea con la Sua volontà perfetta. E, vedete, questo è il modo in cui il Padre viene glorificato; perché solo allora il Padre sta facendo quello che vuole fare per la propria gloria; e allora il ministero che viene portato avanti è il ministero di Dio nel nome del Figlio.

E, miei cari, questo è ciò che voglio in questa chiesa. Non voglio il ministero di uomini intelligenti. Non voglio il ministero di persone creative. Vogliamo il ministero dello Spirito di Dio nel nome del Figlio di Dio per la gloria di Dio, non è vero? E sto parlando in generale; ma nei nostri cuori ci dev essere un senso d’insufficienza nel sapere cosa fare e come farlo al meglio che ci spinga alla dipendenza da Dio, dove nel mezzo delle nostre preghiere invochiamo ciò che Gesù vuole che sia fatto.

È così importante! E di fatto è il cuore della preghiera dei discepoli in Matteo 6, quando vennero da Gesù e gli dissero: ‘insegnaci a pregare,’ ed Egli rispose: ‘Quando pregate, pregate così: ‘Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,’ in altre parole, sia glorificato il Tuo nome, che il tuo nome sia santificato, messo da parte, unico,’ ovvero, ‘Signore, tutto ciò che vogliamo è che Tu sia glorificato, che il Tuo nome sia innalzato, che tutto ciò che sei, tutto ciò che vuoi e tutto ciò che desideri si realizzi. E poi dice: “venga il tuo regno;” Compi la tua opera, nel modo tuo, nel tuo regno, e poi ancora: “Sia fatta la tua volontà in terra, com’è fatta in cielo.” E quindi la preghiera non inizia con ‘Dacci, dacci, dacci,’ ma con ‘Sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo regno, sia fatta la tua volontà.’ E fino a quando non abbiamo messo in atto questa prospettiva, non abbiamo il diritto di chiedere nulla. E quindi credo che qui ci sia insegnato di pregare dipendendo, con un senso d’insufficienza che chiede a Dio di compiere la sua opera a modo suo, e questo è sempre stato il nostro desiderio, è sempre stato il nostro obbiettivo, che Cristo continui ad edificare la Sua chiesa e che noi ne facessimo parte. E a volte mi preoccupo perchè possiamo diventare così orientati ai programmi, perchè siamo così bravi a fare quello che facciamo che non facciamo altro che avanzare con i nostri piani senza mai dare spazio alla preghiera se non quando c’è un qualche disastro! Solamente dopo il fatto! ‘Oops, Signore, tiraci fuori da questo pasticcio!’ E probabilmente non ci saremmo neanche trovati se l’avessimo chiesto.

Non so voi, ma io non voglio nulla per me stesso che Dio non voglia, e voi? Niente! E quindi penso che ci debba essere un atteggiamento di dipendenza - e, sia benedetto Dio, perchè c’è già stato - e voglio solo incoraggiarvi a continuare sempre di più. Abbiamo dipeso da Dio, siamo stati dipendendi della sua Parola, abbiamo fatto affidamento alla preghiera; ma ne abbiamo ancora più bisogno. Penso che forse siamo stati intrappolati in questa sorta di Cristianesimo contemporaneo nel quale lavoriamo sodo ma preghiamo poco.

Non c’è niente di più bello che passare del tempo in preghiera, e poi impegnarci in qualcosa e percepire quella libertà trementa che innonda il cuore che ha la consapevolezza di camminare fianco a fianco con il Salvatore, la cui volontà è evidente. Ecco perché ho detto che... cioè, ovviamente non è sempre uguale, ma quando ho iniziato questa serie, non sapevo davvero dov’è che il Signore ci avrebbe portato.

E perfino adesso non so esattamente cosa dirò, finché non lo dirò. Ma ho avuto la sensazione di essere accompagnato da Gesù Cristo passo dopo passo, perché credo davvero nel mio cuore che, mentre cercavo di capire di cosa avesse bisogno la nostra chiesa in questo periodo e cosa volesse fare nella nostra comunione in questi giorni, Lui mi ha portato in questa direzione. E questa è l’espressione del Suo cuore verso di noi; e quindi questo è Lui che si muove, per così dire, tra i candelabri... la dipendenza. Facciamo bene molte cose, ma non così bene da volerle fare nella carne, non è vero?

Permettetemi di darvi un altro atteggiamento che deve essere presente nella Chiesa, la flessibilità, la flessibilità. Non ne parlerò a lungo, ma è importante: La flessibilità. Cioè, dobbiamo essere in grado di cambiare. Qualcuno ha scritto un libro che disse che le ultime sette parole della Chiesa erano: ‘Non l’abbiamo mai fatto così prima d’ora,’ ed è proprio così. Alcune persone hanno sostituito quello che Gesù disse in Matteo 15, vi ricordate che confrontò i farisei e gli scribi quando vennero da Lui lo approcciarono e gli dissero: ‘Perché i tuoi discepoli violano i comandamenti degli uomini non lavandosi le mani?’ Stavano mangiando senza lavarsi, ovviamente non fisicamente parlando ma cerimonialmente. Ed disse: ‘Perché i tuoi discepoli violano il comandamento degli uomini, o la tradizione degli uomini, la tradizione degli anziani?’ dissero...

E Gesù rispose: ‘Perché le vostre tradizioni violano i comandamenti di Dio?’ E lasciatemelo dire, l’abbiamo già sperimentato, ma le chiese possono essere sommerse da tradizioni che diventano come un muro contro quello che la Parola di Dio ci dice di fare, giusto? Succede sempre: ‘Beh, certamente non possiamo farlo nella nostra chiesa, abbiamo questa tradizione...’ Le chiese possono avere un’organizzazione totalmente non-biblica; possono avere uno stile di ministero assolutamente non-biblico. E quando si cerca di introdurre ciò che Dio vuole sotto il mandato divino con la prescrizione di un comandamento di Dio stesso, ci si scontra con il muro di pietra della tradizione. E quindi nell’atteggiamento della Chiesa ci deve essere flessibilità; cioè se hai fatto parte di Grace per del tempo sai che devi esser flessibile, voglio dire continuiamo a cambiare. La gente ci chiede: ‘Com’è che... com’è che è organizzata la vostra chiesa? Potreste inviarci un programma organizzativo?’ Cioè, riceviamo lettere del genere in continuazione, e quello sembra quasi uno scherzo, ci vorrebbe un film da 16 millimetri, il programma dovrebbe esser in movimento, così... non si ferma mai! Non possiamo inscatolarlo e catturarlo, perché Dio opera attraverso le persone; e queste vanno e vengono, sono forti e deboli, impegnate e meno impegnate; e poi ci sono altre persone che si aggiungono da qualche parte e quindi ci ritroviamo a dover fare qualcosa al riguardo. L’organizzazione è organica, si muove costantemente e muta, ed è una cosa meravigliosa perché non ci permette mai di fermarci ad amministrare. Non ci si può mai sedere e scrivere i documenti. C’è sempre gente, e ci si trova sempre a raccogliere questo, a rafforzare quest altro, a cambiare quest’altro ancora, e questo è meraviglioso, perché spero che così facendo non saremo mai confusi dalla differenza tra la routine e la realtà. Non vogliamo esserne confusi! Non vogliamo sostituire il falso con il vero solamente perché l’abbiamo sempre fatto così.

Mia moglie aveva una zia pittosto anziana che non molto tempo fa è morta, una parente lontana, non proprio una zia; ma comunque, in genere durante le festività l’andavamo a trovare e gli portavamo dei biscotti e cose del genere, e l’ultima volta che andammo a trovarla, era il periodo natalizio, e lei disse: ‘Beh, John,’ e lei frequenta la chiesa metodista, e mi chiese: ‘John avete un servizio per la vigilia Natalizia?’ Ed io dissi: ‘No, non abbiamo un servizio per la vigilia,’ e lei disse: ‘Non ce l’avete?’ Ed io dissi: ‘No, non ce l’abbiamo. Incoraggiamo tutti a rimanere a casa e a stare con la propria famiglia e a parlare del significato del Natale e della nascita del Signore, ma non abbiamo una funzione.’ Lei disse: ‘Oh, che peccato.’ Era molto triste e disse: ‘Sai, nella nostra chiesa abbiamo sempre avuto il culto della vigilia,’ ed io le chiesi: ‘Davvero?’ E lei disse: ‘Oh, sì.’ E le chiesi: ‘Tu ci vai?’ e lei disse: ‘Oh, no, nessuno ci va! Ma l’abbiamo sempre avuto,’ ‘Non ci va nessuno?’ Dissi. E concluse la conversazione dicendo: ‘Oh, beh, è un peccato che non avete un servizio della vigiglia di Natale.’

Ragazzi, ve lo dico chiaro e tondo: ‘siamo creature abitudinarie.’ Non è vero? È sia un bene che un male, a volte abbiamo delle buone abitudini ed altre volte invece abbiamo delle cattive abitudini che son difficili da rompere, non è vero? Se si dovesse riunire un gruppo intero di persone che è fondamentalmente bloccato su certe tendenze abitudinarie nel fare certe cose, e si cerca di smuoverle, sareste davvero sorpresi da quanto possano esser resistenti; ma a volte è necessario cambiare le cose per evitare che le persone si confondano tra la routine e la realtà. Quindi ci dev essere un po’ di flusso e riflusso, un po’ di cambiamento, un po’ di flessibilità. E dobbiamo esser tutti così e quando colleghiamo questa cosa con il punto precedente, sulla dipendenza verso Dio, diventa ovvio che dobbiamo essere flessibili, perché dipendiamo da Dio, e Dio può fare quello che vuole come vuole. Mi addolora il cuore quando un giovane pastore arriva in una chiesa con un grande desiderio d’insegnare la Parola e di metterla in pratica, ma si scontra con un muro di pietra di tradizione e la gente non lo lascia muovere. E dicono: ‘Beh, avremo problemi se proviamo a farlo, perché abbiamo questo accordo o quest altro... e ragazzi, se lo facessimo loro si arrabbieranno.’ Ma, ma, ma perché lasciate che le tradizioni degli uomini ostacolino i comandamenti di Dio?

Vedete, è questo il bello di questa chiesa. Quando abbiamo iniziato a scoprire la Parola di Dio, anni fa, abbiamo detto: ‘Ehi, questo è nella Bibbia, dobbiamo cambiare questa cosa qui, e dobbiamo cambiare quest altra e dobbiamo allinearci a questo.’ E Grace è sempre stata così, è una cosa meravigliosa! A volte mandiamo dei giovani che ritornano dopo sei mesi tutti sanguinanti con lividure e ci dicono che si sono sbatutti contro questa parete di tradizione che non aveva alcun interesse di cambiare... ma dobbiamo essere flessibili.

Si tratta anche della vita personale, stavo pensando ad Atti 16... e Paolo che sempre il tipo che si dava da fare, no? Non si sedeva mai, era sempre in movimento, e terminato il suo ministero in Galazia ed in Frigia, la Turchia di oggi, decise di andare in Asia, verso il sud, in Asia, un posto fantastico, un posto importante dove furono stabilite le sette chiese dell’Asia Minore, ed inizio ad incamminarsi quando la Bibbia dice che, in Atti 16 dal versetto 6 al 10, che lo Spirito Santo glielo impedì. Ora, non so come, ma in qualche modo gli pose un ostacolo davanti e gli comunicò che non era il momento; e cosa pensate che fece Paolo? Tornò a casa e disse: ‘Beh, non vogliono il mio ministero. Non ci sono posti liberi in Asia,’ no, disse: ‘Va bene, non possiamo andare. Siamo già stati ad est, non possiamo andare al sud, bene, andiamo verso nord! Bitinia, ragazzi! Eccoci qua, andremo a Bitinia.’ E poi lo Spirito Santo ancora: ‘No, no! Non puoi andare neanche li,’ e Paolo, ‘Oh, beh, vediamo, siamo già stati all’est, non possiamo andare al sud, non possiamo andare verso il nord, ovest! Andremo ad ovest.’ Pssssssht, l’oceano, e quindi andò a dormire... ah, e probabilmente dev essersi addormentato pregando su dov’è che Dio volesse che andasse, perché nel cuore della notte ebbe una visione e c’era un Macedone che gli disse: ‘Vieni ad - cosa? - ad aiutaci.’ E lui andò, ed il Vangelo divenne più di una setta mediorientale, toccò il mondo intero, vedete? Flessibilità, flessibilità.

Marty Wolf uno dei nostri anziani – ed ho menzionato questo nel libro: ‘Conoscere la volontà di Dio,’ ma mi ricordo che quando stava per andare – ha sempre avuto un peso nei confronti degli Ebrei, essendo lui stesso uno. Il suo peso era quello di andare in Francia e raggiungerli a Parigi. E questo era il suo grande obiettivo e quindi si coinvolse nella Missione dell’Unione Cristiana della Bibbia, che era in Francia. E, ragazzi se era felice, fece tutto l’addestramento, era preparato, e abbiamo persino affisso una targa in chiesa, nella chiesa di mio padre che diceva: ‘Marty Wolf, Francia.’ E venne il giorno quando andò in Canada. Andò lì! A Montreal ci sono parecchi ebrei, Dio aveva un piano diverso, vedete? Flessibilità. È così che si serve Cristo; e la Chiesa ha bisogno di questa flessibilità, di quel senso di dipendenza, di quel senso di flessibilità che dice: ‘Dio, dipendiamo dal modo in cui ci guidi, e ci pieghiamo dinnanzi a te,’ ed è così importante!

Ora lasciate che vi incoraggi, quando le cose nella chiesa si spostano, cambiano e si muovono, pregate con noi che sia Dio a portarci in quella direzione e siate flessibili, un atteggiamento molto importante.

Lasciate che ve ne dia un’altra: Crescita. Un atteggiamento di crescita, un atteggiamento di crescita. E credo che forse questo sia tanto importante quanto il resto, il fatto che possiamo avere il desiderio di crescere, il desiderio di crescere, di essere in procinto della crescita. 1 Pietro 2:2 lo riassume così: ‘Siate come bambini, desiderando il latte puro della parola, affinchè – cosa? - affinchè possiate crescere.’ Ora quest analogia è meravigliosa, perché dice questo – non sta contrastando il latte della Parola in contrapposizione alla carne, quella è un’analogia diversa, quella di 1 Corinzi 3. Qui Pietro sta dicendo che così come i bambini desiderano il latte, voi dovete desiderare la Parola per crescere. Ora, quanto latte desiderano i bambini? Avete visto qualche bambino ultimamente? Scalciano, urlano, gridano, fanno i capricci fino a quando non riescono a concludere l’affare, giusto?

Cioè praticamente quello che dobbiamo fare con i bambini sono solamente due cose, dargli il latte ed affrontare le conseguenze del latte, giusto? Quello è l’inizio e la fine della faccenda. È quella devozione unica, vedete? È il desiderio consumante verso una sola cosa che Pietro sta considerando. Quanto è forte il tuo desiderio per la Parola? Puoi prenderla o lasciarla? Sei un po’ annoiato da quello che sta succedendo questa mattina? State guardando l’orologio e dite: ‘Ah, mi sa che devo andarmene da questo posto. Il sole sta splendendo per la prima volta da cinque giorni.’ Insomma, avete davvero fame per la Parola? È una sorta d’esercizio di tirannia il fatto di dover aprire la Bibbia per leggerla? O c’è qualcosa di magnetico che attira il vostro cuore? Sentite davvero che state crescendo? Cioè, questo è molto importante.

Ora, non abbiamo tutti la stessa capacità di crescere, ma qualunque sia la capacità che abbiamo, dobbiamo usarla e crescere in quella misura. E cresciamo nutrendoci della Parola di Dio. Sapete, nella nostra chiesa abbiamo un ministero meraviglioso per alcuni dei nostri che hanno delle disbailità mentali, e alcuni di loro sono anche dei miei cari amici, ottimi, dei buoni amici, infatti mi sembra di vedere Rodney qui in seconda fila. Rodney è un mio caro amico, vero? Bene... mi ricordo quando Rodney è stato battezzato. Ti ricordi quando sei stato battezzato, Rodney? È passato del tempo! E lui venne e disse: ‘Sai, voglio battezzarmi! E voglio essere battezzato perché – disse – John battezza chiunque abbia Gesù nel cuore, e io ho Gesù nel cuore e quindi voglio essere battezzato!’ E quindi dissi a Greg Barshaw: ‘Bene.’ Eravamo qui a fianco e gli dissi: ‘Ora, Rodney, voglio solamente accertarmi di questo,’ probabilmente non se lo ricorca, ma gli dissi: ‘Rodney, tra poco stai per venire fuori e stai per testimoniare di fronte a tutti – e gli dissi – sai voglio sapere una sola cosa, chi è Gesù Cristo?’ E Lui ha fatto una faccia, e mi disse: ‘Vuoi dire che non sai nemmeno quello?’ Ed io dissi: ‘Che domanda sciocca. Certo che lo so, sono il predicatore! Sono il ministro.’ E fu battezzato e diede la sua testimonianza del suo amore per il Signore ed in seguito, ebbi l’opportunità di procurargli una Bibbia, perché quella che aveva era tutta distrutta e mi disse che voleva una Bibbia con i numeri grandi perchè così poteva vedere il numero di cui stavo parlando e lui riusciva a vedere i versetti e cose del genere quando le persone l’aiutavano. Qualche settimana dopo - non so se ti ricordi – ma venne qui davanti e disse: ‘Siediti!’ Disse: ‘Siediti,’ dopo il servizio mi chiese di sedermi ed io mi sedetti ed egli disse: ‘Ho una sorpresa per te.’ E recitò il ventitreesimo Salmo, e così facendo non fece altro che benedirmi il cuore.

Sapete, abbiamo tutti capacità diverse, ma lo Spirito di Dio opera nel cuore, non è vero? Per portarci ad amare la Sua Parola e a crescere al ritmo in cui possiamo. E credo che la cosa che mi farebbe più timore sarebbe se la Chiesa smettesse di crescere. Voglio dire, se le persone dicessero: ‘Beh, sapete ne ho abbastanza, ho letto tutta la teologia posibile ed ho ricevuto così tante esposizioni che davvero, io, io so più di quanto mi interessi sapere. Non riesco nemmeno a trovare più posto per le cassette, ce le ho nel garage, nel bagagliaio e non riesco nemmeno a trovare qualcuno a cui darle, perché ce le hanno tutti. Voglio dire, non ho davvero bisogno di sapere altro. Io... io... io ripiegherò la mia tenda e me ne andrò.’

Ma, sapete, ci deve essere quella fame continua di crescere, non è vero? Prego Dio che non perdiamo mai questo atteggiamento. Sapete, Pietro lo disse in un altro modo, nella sua seconda epistola al capitolo 3 versetto 18, disse che dobbiamo ‘crescere nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.’ Non stiamo solamente imparando fatti contenuti in un libro. Stiamo crescendo nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Non stiamo imparando fatti. Stiamo imparando a conoscere Lui, giusto? Vedi, quando nasciamo nella famiglia di Dio, 1 Giovanni 2:13 dice che siamo dei bambini e conosciamo il Padre: ‘da-da, goo-goo,’ cose basiche, e poi diventiamo dei giovani spirituali e siamo forti, e la Parola di Dio dimora in noi, siamo forti, vinciamo il malvagio, ma non finisce li! Prima conosciamo Dio in modo semplice e poi iniziamo a conoscere la dottrina e poi dice che si diventiamo ‘padri’ spiritualmente parlando che conoscono Lui, che è dal principio. Non stiamo imparando a conoscere la dottrina, stiamo imparando a conoscere Dio; e più lo conosciamo, più la comunione si arricchisce.

Ascoltate, pensate alla persona più meravigliosa del mondo, alla persona più meravigliosa che abbiate mai incontrato, e pensate a quanto sarebbe bello se quel rapporto crescesse, e crescesse e crescesse; e poi confrontatelo con la conoscenza del Dio Santo infinito dell’universo in un rapporto crescente, crescente. Nutritevi della Parola! Ne avete fame? Ci meditate? Avete le sue verità nella mente? È il vostro cibo quotidiano? Potete unirvi a Giobbe e dire che amate la Parola di Dio più del vostro cibo necessario?

Dovremmo crescere, e potreste dire: ‘Beh, sai, io sono qui da molto tempo, conosco un sacco di cose,’ beh sai, se sei arrivato al punto in cui pensate di sapere molto, siete solamente al punto in cui non sapete quello che dovreste sapere, il che significa che non sapete abbastanza! Forse avete abbastanza informazioni, ma mi state dicendo che conoscete Dio quanto vorreste conoscerlo? Vedete, quando studio un brano cerco sempre di scoprire cosa c’è da scoprire sul carattere di Dio, in modo da poterlo conoscere meglio, la crescita.

Lasciate che vi dia altri due atteggiamenti: Fedeltà, fedeltà. Ragazzi, sapete, ci sono moltissimi cristiani che sono una sorta di velocisti spirituali, hanno finito! Si iscrivono, partono, boomp, e finisce lì. Cercano la pensione spirituale, mentre Dio sta cercando maratoneti, gente di lungo corso, corridori a distanza, “Inoltre, fratelli – dice 1 Corinzi 4:2 -si richiede che i ministri siano - cosa? – fedeli.’ C’è qualcosa da dire sulla resistenza, sull’impegno spirituale a lungo termine: Mi piace quando le persone più anziane mi dicono: ‘Sai, potresti rallentare, perché ho difficoltà a scrivere tutti i miei appunti,’ di recente qualcuno mi ha detto proprio questo, un ottantenne, cioè lo amo! Un ottantenne che prende appunti? Un ottantenne ancora entusiasta, ancora fedele alla Parola di Dio, alla verità di Dio, alla vita di Dio, alla chiesa di Dio, al ministero! Voglio dire, non hanno mollato!

E ci sono quelle che insegnano anno dopo anno, che discepolano anno dopo anno, che prendono impegni a lungo termine e li portano a termine. Loro sono i veri stalloni della fede, perché, vedete, quello che fanno non si basa su un richiamo emotivo. Non si basa su una risposta immediata. Si basa sul carattere. Ed il carattere ha una qualità duratura! Ci sono molte persone che vengono in Chiesa quando possono, e che potrebbero anche fare qualcosa ogni volta che possono; ma di solito non possono perché hanno altre cose da fare. E poi ci sono quelli che vanno avanti fedelmente. Oh quanto abbiamo bisogno dello spirito di fedeltà. Il segno del vero carattere è un impegno duraturo, un impegno duraturo. Guardate a 2 Timoteo. Permettetemi di usare Paolo, che naturalmente è un modello, in 2 Timoteo 4 versetto 6 dice: “Poiché sono ormai pronto per essere offerto - sapeva che sarebbe stato un sacrificio – e dice: ‘ed il tempo della mia partenza è vicino. Ho combattuto il buon combattimento, ho terminato il corso, ho mantenuto la fede,” cioè che dichiarazione! Sapete cosa sta dicendo? Sta dicendo: ‘Dio, ora posso morire! Ho finito, ho finito! È finita. L’ho portato a termine. Ho finito il percorso. Ho combattuto la battaglia, ho mantenuto la fede!’

Oh, sapete, è così meraviglioso. Credo che sia un po’ triste quando si vede un santo invecchiare e diventare indifferente, o uno che appartiene a Cristo diventare vecchio e amareggiato; e a volte si vedono anche predicatori o insegnanti o quello che è, dei lavoratori cristiani che invecchiano e diventano acidi, si amareggiano e son un po’ egocentrici o quello che è e ti chiedi cos’è che sia andato storto, ma quando si ha quella dolce grazia d’invecchiare in una vita di servizio fedele è una cosa bellissima! Uno spirito così piacevole: Fedeltà, fedeltà.

Hai una responsabilità e sei lì, la adempi; e quando il popolo del Signore si riunisce, sei presente. Sapete, abbiamo sempre detto che se tutti quelli che dicono di andare a Grace venissero veramente sarebbe fantastico! Sarebbe fantastico. Voglio dire, incontro sempre persone così, voglio dire, sempre! Ovunque vada, vado al supermercato con mia moglie, io son li che spingo il carrello, lei compra la roba che le serve e qualcuno arriva e dice: ‘Oh, io ti conosco. Lei è John MacArthur. Io faccio parte della sua chiesa.’ ‘Oh, davvero? Beh, che meraviglia! Non credo di averti visto lì,’ ‘Oh, beh, beh, vengo, sì, vengo!’ ‘Oh, davvero? Eri lì Domenica?’ ‘Oh, no, non c’ero Domenica. No, oh, è un po’ di tempo che non vengo, ma ci piace molto.’ ‘Oh, bene, bene.’ Ma è triste, no? Mi fa sentire un po’ male. Oppure sento altri dire: ‘Beh, quando andiamo, andiamo sempre a Grace, ci piace molto!’ Fedeltà, fedeltà. Essere presenti per adorare costantemente, per servire costantemente, per pregare costantemente, e tutto quello che ne richiede, viviamo in una società così distratta in cui siamo tutti strappati in mille direzioni, è difficile mantenere le priorità al posto giusto.

Ma un’ultima cosa, mi piacerebbe dire di più su quella ma il tempo è quasi finito, un ultima attitudine è la speranza, la speranza. Che bella parola! Speranza! Significa sicurezza per il futuro. Significa che non temiamo la morte. Significa che di fatto guardiamo avanti in luce a ciò che la vita e la morte ha in serbo per noi. Infatti amo l’espressione di Romani 12:12, ‘Ci rallegriamo nella speranza.’ Ehi, la morte non ci fa più timore. Voglio dire, ogni volta che abbiamo un servizio funebre qui è una celebrazione. Ci rallegriamo e lodiamo Dio perché qualcuno che amiamo è andato da questa valle di lacrime al luogo dove tutte le lacrime saranno asciugate per sempre. Da un luogo di malattia a un luogo dove non c’è più malattia. Da un luogo di morte a un luogo dove non c’è più morte; da un luogo di limitazioni ad un luogo di realizzazioni senza limiti. Viviamo nella speranza. L’abbiamo imparato in Romani 8, siamo stati salvati nella speranza, siamo stati salvati nella speranza e non vediamo l’ora dell’eternità, dell’essere come Crist; non vediamo l’ora dell’adempimento della promessa di Romani 8, quando avremo un corpo redento che si congiungerà ad un anima redenta e saremo resi per sempre all’immagine di Gesù Cristo. Viviamo nella speranza. Oh, gente, dobbiamo avere un attitudine di speranza. E quello che questo significa, praticamente parlando è questo, non ci facciamo condizionare troppo da quello che succede qui, giusto? Voglio dire capiamo questo concetto quando Gesù disse: “Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano - Matteo 6 dal 19 al 21 – ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano. Perché dov’è il tuo tesoro, lí sarà anche il tuo cuore.”

Quindi, se il nostro cuore è lassù a sperare nell’eternità, il nostro tesoro sarà lassù; e tutto il resto sarà con quello. Spero che non state vivendo per il tempo. Spero che non state vivendo per il temporale; spero che non state vivendo per il passeggero! Ascoltate gente, dovremmo vivere nella speranza, e la speranza significa che siamo molto più impegnati negli investimenti del per sempre più che di quelli per il tempo presente. E quindi le nostre energie, i nostri pensieri, le nostre preghiere, i nostri sogni, le nostre visioni, il nostro denaro e tutto quello che abbiamo sono solo un mezzo per investire nella realtà eterna! Viviamo nella speranza! Viviamo in luce all’eternità ed è un giorno meraviglioso se lo guardiamo in prospettiva di quel futuro.

Ieri sono andato in ospedale, Jack Coleman - che era il nostro direttore del coro, un uomo caloroso, gentile e amorevole, meraviglioso – ha avuto un’insufficienza cardiaca. E sono entrato ed abbiamo pregato con lui e Sarah, e lui disse: ‘Tre giorni fa sono quasi morto.’ E disse: ‘Pensavo di avere solamente alcuni respiri ma sono ancora qui.’ E Sarah disse: ‘Sai quando stava per morire tre giorni fa, continuava a dire: ‘E l’ho colpito con il destro, e l’ho colpito con il sinistro, e l’ho colpito con il destro. L’ho colpito con il sinistro.’ E disse: ‘Non so esattamente cosa stesse facendo, la boxe non è da lui...’ e quindi quando tornò in sè gli chiesi cosa stesse dicendo e lui disse: ‘Stavo colpendo il diavolo e l’ho messo al tappeto.’ Vedete, lui aveva l’idea che il diavolo stesse cercando di portarlo via prima, e aveva ancora alcune cose da fare. E mi disse: ‘Ti ho scritto una lettera e volevo essere sicuro di poterti scrivere quella lettera e di mandarti una foto.’ Beh, voglio dire probabilmente quella era una delle tante cosette che voleva fare e che non aveva ancora fatto e quindi non poteva dire: ‘Ho finito la corsa, ho mantenuto la fede, ho finito, puoi prendermi’ quindi, nella sua mente, pensava di avere avuto un incontro di pugilato con il diavolo che stava cercando di farlo andare via prima. Ora, non so tutte le ramificazioni spirituali di questo, o se, in effetti, fosse vero; ma quello era il modo in cui lo percepì. Ma abbiamo gioito insieme ed abbiamo pregato insieme, perché se stava per andare con il Signore, quella era la promozione per eccellenza! Quella è la speranza: ti piacerebbe vivere in questo mondo senza questa speranza? Benediciamo Dio per tale speranza, eh? E se abbiamo questa speranza, Giovanni dice che è una speranza purificante. 1 Giovanni 3:3: “Chi ha questa speranza in sé stesso si purifica.”

Ascolta, se stai veramente vivendo per l’eternità, quello cambierà radicalmente il modo in cui esisti nel tempo, è così! Attitudini che scorrono nella chiesa e la rendono ciò che Cristo vuole che sia, inchiniamoci!

Padre nostro, ti ringraziamo per averci dato ancora una volta una Parola così chiara. Ci hai chiamato all’obbedienza, all’umiltà, all’amore, all’unità, al servizio, alla gioia, alla pace, alla gratitudine, all’autodisciplina e alla responsabilità. Ci hai chiamati al perdono, alla dipendenza, alla flessibilità, alla crescita, alla fedeltà, alla speranza. E, Signore, tutto questo, affinché possiamo essere la tua chiesa che magnifica, glorifica, loda il tuo nome; e affinché tu possa benedirci di conseguenza; muoviti tra di noi, oh, Cristo, e pota il candelabro, esaminaci. Punta lì dove siamo deboli e porta la Tua mano amorevole del castigo affinchè ci conformiamo al Tuo santo proposito. Sii il nostro sacerdote, il nostro profeta ed il nostro re, il nostro esempio di pura santità, e fa’ si che siamo una chiesa in cui Tu sei glorificato.

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