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Stamattina, torniamo al nostro tema ‘L’anatomia della Chiesa,’ e nelle ultime sei settimane ho condiviso con il cuore, credo, quella che è stata un’utile comprensione della Chiesa del Signore Gesù Cristo. Abbiamo cercato di riesaminare chi siamo e cosa siamo chiamati ad essere, a fare e a dire.

Ed il Signore mi ha fatto capire, settimana dopo settimana, che questa è una cosa necessaria. E quindi nel mentre abbiamo condiviso queste grandi verità, ho percepito un grande senso di conferma da parte Sua del fatto che ci troviamo proprio nel posto in cui vuole che siamo.

La mia vita è la Chiesa, in molti aspetti... Non ho un lavoro a tempo pieno comune, non finisco mai, come ministro, non smetto mai di fare quello che faccio al servizio del Signore Gesù Cristo. E come credenti è lo stesso anche per voi. La vita, per me, è la Chiesa di Gesù Cristo. Ogni momento di veglia della mia vita, i pensieri della mia mente hanno a che fare con il Suo regno, la Sua opera, il Suo popolo e la Sua Parola, è una saturazione totale.

Sono stato chiamato ad una vocazione unica, e lo capisco e con gratitudine esprimo il mio apprezzamento verso di Dio. E seppur da un lato c’è una gioia incredibile, una grande euforia ed un privilegio meraviglioso, dall’altro canto c’è anche una responsabilità seria e gravante.

Mi vengono spesso in mente alcuni passi della Scrittura che mi fanno riflettere, come Giacomo 3:1 che dice: ‘Non siate in molti a far da maestri, sapendo che ne subiremo un più severo giudizio,” Qui Giacomo ci sta dicendo: ‘Non abbiate fretta di occupare un posto di responsabilità spirituale a meno che non siete pronti ad affrontare le conseguenze del fallimento.’

E mi viene in mente anche Ebrei 13:17, dove dice che vegliamo sulle anime delle persone come coloro che ne dovranno rendere conto al Signore. C’è un fattore di rendi-conto nel ministero. C’è un fattore di responsabilità nel servizio pastorale e nella cura delle pecore di Cristo. C’è una certa responsabilità nell trovarsi alla guida della Chiesa di Gesù Cristo che è una cosa molto seria. E mentre la vita, da un lato, è piena di gioia, felicità e beatitudine, dall’altro, c’è la realtà persistente dell’immensa serietà del fatto che si ha a che fare con la Chiesa.

In 1 Corinzi, capitolo 4, c’è un testo che forse potrebbe darci una prospettiva da cui partire. Aprite la vostra Bibbia, se volete, a questo testo. In 1 Corinzi capitolo 4, l’apostolo Paolo sta esprimendo ai credenti di Corinto la propria visione del suo posto nel ministero. E dice, al versetto 1: “Così, ognuno ci consideri – ovvero: ‘speriamo che le persone dicano questo sul nostro conto, che questa sia la loro valutazione della nostra vita – che siamo stati ‘servitori di Cristo,” ed una il termine hupēretēs, che significa sotto-vogatori, che erano i più bassi di tutti gli schiavi, ‘Che si dica di noi, quando tutto sarà detto e fatto e saremo valutati, che siamo stati schiavi di Cristo di basso livello e “amministratori dei misteri di Dio.” I “misteri di Dio” sono quelle grandi verità impartite a Paolo nel Nuovo Testamento, e “l’amministratore” è colui che gestisce qualcosa che non possiede per il conto di qualcun altro.

E quindi dice: ‘Si dica di me che ero uno schiavo di Cristo di basso livello, sul gradino più basso della schiavitù, e che ero un amministratore che non ebbe nulla, ma che gestì bene i misteri di Dio.’

“Del resto – dice il versetto 2 – quel che si richiede agli amministratori è che ciascuno sia trovato fedele,” fedele, affidabile. Paolo dice: ‘Questo è ciò che voglio dalla mia vita, essere uno schiavo fedele, voglio gestire quello che Dio mi ha dato a tal punto che dica che sono ‘affidabile,’ che son stato fedele alla causa e alla chiamata.”

E poi dice al versetto 3: “A me poi pochissimo importa di essere giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, non mi giudico neppure da me stesso.” Sta dicendo: ‘E tra l’altro, in tutto questo, non sono alla ricerca di una qualche valutazione umana. M’interessa poco l’opinione pubblica, m’importa molto poco la vostra opinione e m’importa pocchissimo anche la mia stessa opinione perchè la verità è che voi non conoscete il mio cuore e nemmeno io lo conosco, perché nella mia peccaminosità sono cieco di alcune delle mie debolezze. Quindi, in definitiva, né tu né io possiamo trovarci al posto del vero giudizio.’

Il versetto 4 dice: “Infatti non ho coscienza di alcuna colpa;’ in altre parole, ‘anche se non son in grado di trovare alcun peccato esteriore fragranche che posso identificare, dice, anche in quel caso, ‘non per questo però sono giustificato;” ‘tutto quello non mi rende giusto’ - ma Colui che mi giudica è il Signore,” è una cosa seria, non è vero?

Dice: ‘Sono nel ministero, e sia detto che sono stato uno schiavo di Cristo ed un amministratore dei misteri di Dio, e che non mi interessava il giudizio degli uomini, né della mia autovalutazione, perché lesia le persone che io stesso non conosciamo tutti i fatti, e sia loro che io possiamo esser di parte senza conoscere tutto quello che c’è da conoscere, ma colui che mi giudica è il Signore.’

E tutti coloro che servono Cristo saranno giudicati da Lui, perché dobbiamo tutti comparire davanti al seggio del giudizio di Cristo per ricevere le cose fatte nel corpo, che siano buone o vane, tutti!

Quindi, nel versetto 5 dice: “Non giudicate nulla prima del tempo.” E quand’è il tempo? È quando verrà il Signore! E quando verrà, “metterà in luce quello che è nascosto nelle tenebre e manifesterà i pensieri dei cuori,” in altre parole, il vero problema è quello che si trova dentro di noi, non ha a che fare con quanto siete intelligenti, o quanto siete stati disinvolti, o quanto eravate efficaci come predicatori o dinamici nella leadership, no, Dio valuterà il vostro cuore. E le persone non possono vedere il vostro cuore, e di fatto nemmeno tu sei sempre in grado di vedere la verità. Solamente allora “ogni uomo loderà Dio.”

Quindi vi devo confessare che la Chiesa comporta una grande serietà; per me, io sono sottoposto a doppio giudizio per il mio fallimento, così come tutti coloro che servono ed insegnano la Parola. Io dovrò rendere conto a Dio di come ho pascolato le pecore e nutrito il gregge, ed alla fine sarò giudicato dal Signore stesso. E non voglio vivere sotto l’illusione di potermi accontentare della valutazione benevola e gentile delle persone, né della tendenza a valutarmi positivamente.

Quindi, vi sto condividendo il mio cuore perché questi sono dei fardelli ho con me, e son dei fardelli che di fatto hanno tutti coloro che servono Cristo. Ed ho bisogno che voi altri mi aiutiate a portarli che condividiate il mio carico; e quindi abbiamo parlato delle cose che Dio vuole che siamo come chiesa. Ed è così importante che comprendiamo che non si tratta di un qualcosa di opzionale.

Sapete, quando l’apostolo Paolo riunì gli anziani Efesini a Mileto, quando stava tornando da Gerusalemme, vennero a trovarlo mentre la nave era accostata. Ed egli li riunì e gli disse queste parole, molto importanti: “Fate attenzione a voi stessi.” In altre parole: ‘Mentre guidate il popolo, fatevi prima un inventario della vostra vita.’

“Fate attenzione a voi stessi ed al gregge di Dio di cui vi ha reso sorveglianti per pascere la Chiesa di Dio.” In altre parole, ‘prima esaminatevi spiritualmente parlando, poi esaminate e capire dov è che si trova la chiesa, la chiesa che il Signore vi ha dato da guidare e nutrire.’

E poi dice: di che chiesa si tratta? “Della Chiesa di Dio, che Egli ha acquistato con il proprio sangue.” E qui si trova il nocciolo della questione. Non abbiamo a che fare con una banalità quando ci occupiamo della Chiesa. Non abbiamo a che fare con qualcosa che viene e si fa, no, ci stiamo occupando della cosa del bene più prezioso che esiste in tutta l’eternità, perché è stata acquistata con il sangue del Figlio di Dio. Il prezzo per la chiesa è stato infinitamente alto. E quando la Chiesa viene affidata al popolo di Dio, deve essere curata con la consapevolezza dell’enormità del prezzo che è stato pagato.

E così, ho cercato di dimostrarvi un po’ il carico e di condividere il cuore - il mio cuore e quello dei nostri anziani e pastori - con tutti voi. In modo che possiate capire cos’è che Dio vuole che siamo, affinché il nostro rendi-conto gli sarà gradito.

E nell’esaminare la Chiesa e ciò che dovrebbe essere, abbiamo usato l’analogia Paolina del corpo. Ed abbiamo cercato di vedere la Chiesa come un corpo. Pur usando l’analogia paolina, non l’abbiamo studiata strettamente in modo Paolino, abbiamo fatto uno studio un po’ più tematico. Ma abbiamo detto che fondamentalmente un corpo può essere diviso in quattro elementi: lo scheletro, i sistemi interiori, i muscoli e la carne, e lo stesso vale per la Chiesa.

Prima di tutto, dev esserci uno scheletro, cioè quello che gli dà forma e fondamento. Queste sono le verità di fondo, che non sono negoziabili, che sono fondamentali, su cui tutti si deve formare ed incorniciare.

E poi abbiamo detto che nella Chiesa devono scorrere alcuni sistemi interiori e li abbiamo chiamati, ‘atteggiamenti spirituali’ e ne abbiamo parlato per diverse settimane. Poi, l’ultima volta, abbiamo iniziato a parlare dei muscoli, ed i muscoli rappresentano la funzione. Ora che comprendiamo la nostra forma de abbiamo le fondamenta adeguate, e che sappiamo di avere gli atteggiamenti spirituali adatti, cosa dobbiamo fare? I muscoli sono il modo in cui possiamo di fatto funzionare.

Oggi voglio concludere questo e parlare un po’ della carne, e poi il prossimo giorno del Signore voglio completare la serie con un messaggio speciale sul capo del corpo, che è Cristo, e su come Lui lega il tutto insieme.

Ma parliamo dei muscoli, della funzione della Chiesa, di come si muove, di come amministra ed opera. La settimana scorsa abbiamo detto che una delle funzioni - una funzione fondamentale - è la predicazione e l’insegnamento, la predicazione e insegnamento.

In 2 Timoteo 4:2, Paolo istruisce Timoteo di predicare la Parola. E dice anche, in quello stesso versetto di farlo in stagione e fuori stagione, di riprendere, rimprovera ed esortare con ogni sofferenza ed insegnamento. Quindi, la predicazione e l’insegnamento: funzioni fondamentali della Chiesa.

In secondo luogo, la settimana scorsa abbiamo parlato anche dell’evangelizzazione e della missione. Del fatto che abbiamo il mandato di andare in tutto il mondo e di predicare il Vangelo ad ogni creatura. Che siamo stati chiamati, in quanto coloro che conoscono il terrore del Signore, siamo stati chiamati a persuadere gli uomini. In altre parole, visto che possiamo vedere la sventura imminente degli empi, abbiamo la responsabilità di andare ad avvertirli. E quindi, siamo chiamati alla missione e all’evangelizzazione come funzione.

In terzo luogo, abbiamo parlato dell’adorazione. Sia individualmente che corporalmente, dobbiamo essere un gruppo che adora. Dobbiamo adorare dal cuore, come dice Filippesi 3:3, che protrae la definizione migliore di cos’è un Cristiano nella Bibbia, per quanto ne sappia, dice: ‘perché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci vantiamo in Cristo Gesú, e non mettiamo la nostra fiducia nella carne,” dobbiamo essere i veri adoratori – Giovanni 4 – che adorano in spirito e verità.

Quindi, individualmente parlando, siamo stati chiamati ad adorare; e ì collettivamente, siamo il tempio dello Spirito di Dio, dove Dio dimora tra le lodi del suo popolo redento. Quindi, non adoriamo solamente individualmente ma anche collettivamente, ed Ebrei 10 ci dice di avvicinarci a Dio con mani pulite ed cuore puro.

In quarto luogo, abbiamo detto che la nostra funzione richiede anche la preghiera. Dobbiamo essere attivi nella preghiera. E miei cari questa è una priorità. Quando andate a Efesini 6 dal 10 al 18, dove Paolo descrive l’armatura del credente, e passa in rassegna tutti gli elementi dell’armatura, e alla fine, dopo tutto, dice: “Pregare sempre,” che è l’arma definitiva. L’arma definitiva, perché quello dice: ‘Con tutto quello che ho a disposizione, sono comunque totalmente dipendente da Dio.’ E anche se ho tutta l’armatura, la conoscenza della Parola di Dio e la spada in mano, voglio pregare, perché per quanto io possa sapere o essere, non potrò mai funzionare adeguatamente indipendentemente dalla fonte di potenza, pregare sempre.

E nella Chiesa primitiva, gli apostoli dicevano: ‘Guardate, ci dedicheremo continuamente alla preghiera,’ che veniva prima, e poi: ‘al ministero della Parola.’ La priorità è la preghiera, perché? Perché dobbiamo essere sempre e comunque fusi con Dio. Se non lo fossimo, la spina si staccherebbe e la carne non può fare nulla di buono. Ecco perché, “prima di tutto,” dice Paolo a Timoteo, nel mettere in ordine la Chiesa, 1 Timoteo 2, “prima di tutto suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti” “Tutti gli uomini, ovunque, alzino mani sante in preghiera.” Prima di tutto, siamo chiamati a pregare.

Oggi voglio parlare di altre funzioni, e le vedremo in rassegna piuttosto rapidamente. Potremmo dedicarvici molto più tempo, ma le ho insegnate più volte e quindi mi limiterò a toccarle. La prossima è il discepolato, è una funzione della Chiesa.

In Matteo 28:19-20, nostro Signore ha detto: “Andate in tutto il mondo e fate discepoli” - mathēteusate fare discepoli. La parola mathēteuō è il termine “discepolo” o “studente, apprenditore” Imparare, fate discepoli, “battezzandoli” - è così che s’inizia - “insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato” - è così che li si fa continuare. Il discepolare quindi è il portare le persone a Cristo e condurle alla maturità. Questo è il processo di discepolato.

Amo quello che dice il libro di Matteo, quando dice che Gesù discepolò Giuseppe d’Arimatea. Il testo di fatto dice: “e Giuseppe d’Arimatea, che fu discepolato da Gesù.” Che pensiero meraviglioso.

Siamo tutti in quel processo. In Atti 1:1, Luca scrive: Nell precedente trattato che ho fatto, o Teofilo,” riferendosi al Vangelo di Luca, “Nel mio primo libro, ho parlato – dice – di tutto quello che Gesù cominciò a fare e ad insegnare,” Non è una cosa meravigliosa? Dice: ‘il mio primo libro era tutto a riguardo dell’inizio di Gesù, e questo invece – ‘il libro degli Atti’ – è tutto a riguardo del proseguimento di quell’opera.’ Gesù ne ha discepolati 12, ed ora, nel libro degli Atti vediamo cosa successe alla loro generazione, il libro degli Atti non è altro che il continuo di quello che fece Gesù. E qui ci troviamo, 2000 anni dopo, ancora continuando quello che Gesù iniziò

Qualcuno ha dato il testimone agli apostoli; loro l’hanno dato a qualcun altro, e a qualcun altro, e a qualcun altro ancora, e qualcun altro l’ha dato a noi. E noi siamo nella stessa successione: dopo aver udito queste cose, c’impegniamo – 2 Timoteo 2:2 – a trasmetterle a uomini fedeli che siano in grado di insegnarle ad altri. Vedete? Ogni cristiano è in una staffetta, deve prendere il testimone, e deve passarlo, nessuno lavora da solo. Voglio dire siamo tutti in un flusso. Qualcuno ha investito in noi e noi dobbiamo investire in qualcun altro, il che significa che ogni credente dovrebbe discepolare e dovrebbe esser discepolato.

Voi potreste dire: ‘non so molto,’ trova qualcuno che sa meno di te e digli quello che sai. Trova qualcuno che ne sa più di te e ascoltalo. Collegati da qualche parte. Collegati, fatevi insegnare ed insegnate. Voglio dire nel discepolato, mi ritrovo a riversare il mio cuore in alcuni ed allo stesso tempo sto ricevendo da quache altra parte! Tutti dobbiamo essere nel flusso da qualche parte. Non siamo isolati là fuori da qualche parte, facciamo parte del flusso, facciamo parte di una catena, tutti legati e agganciati insieme.

Tornando a 1 Corinzi 4, dov’eravamo un attimo fa, credo che ci sia una prospettiva indiretta meravigliosa del processo di discepolato. Paolo sta scrivendo una lettera che è fondamentalmente un rimprovero alla chiesa di Corinto, che lui stesso aveva fatto nascere per grazia di Dio e per la potenza dello Spirito. E che però si erano allontanati, in molti modi, dalle cose primitive che avrebbero dovuto rimanere fondamentali per la loro fede, e si lanciarono in ogni tipo di peccato possibile.

E quindi Paolo gli scrive per correggerli, ed inizia, al versetto 14, con una buona intuizione per aiutarci a capire la relazione di un discepolo con il suo discepolo. Nel versetto 14 dice: “Vi scrivo queste cose non per farvi vergognare, ma per ammonirvi come miei cari figli. Poiché anche se aveste diecimila paidagōgous - che significa tutori, o persone che vi consigliano, dei precettori - in Cristo, non avete però molti padri; perché sono io che vi ho generati in Cristo Gesú, mediante il vangelo.”

Ora, inserisce questa frase perché ormai, dopo quattro capitoli e mezzo di rimproveri, si stanno dicendo: “Chi si crede di essere? Chi gli dà il diritto di parlarci in questo modo?.”

Lui si ferma e dice: ‘Ecco cosa. Prima di tutto, sono il vostro padre spirituale. Ovvero, vi ho portato all’esistenza.’ E questa è la prima cosa del discepolato.

La gente dice: ‘Beh, la tua chiesa si occupa del discepolato; qual è la tua prospettiva sull’evangelizzazione?’ Non puoi discepolare se non evangelizzi; chi discepoli? Devi generare prima di poter stabilire. Giusto? Devi avere un bambino prima di poter crescere, è ovvio che dobbiamo dedicarci a questo, ed il posto migliore per iniziare il discepolato è il condurre qualcuno a Gesù Cristo, e lì s’instaurerebbe un legame che non esisterebbe se non fossi quella persona chiave. Certo può crearsi qualcosa di molto forte con qualcun altro, ma c’è qualcosa di meraviglioso in quel legame di rigenerazione.

Quando Dio si serve di te per portare qualcuno a Cristo, lì si forma un senso di rendi conto e responsabilità, un senso d’amore che vi unisce e ti permette di dirgli cose che magari esiteresti di dire a qualcun altro. Ma quando loro sanno che tu eri l’agente di Dio per portarli a Cristo, lì si crea qualcosa di meraviglioso che vi unisce e quindi il discepolato incomincia con l’evengelizzazione!

Ora, tutti abbiamo raccolto il figlio di qualcun altro, sapete? Quello che scalcia e urlava da qualche parte, che però nessuno è disposto a discepolare, e l’abbiamo preso, e quello è meraviglioso, è meraviglioso e dobbiamo continuare a farlo, continuare a farlo. Ma il legame tra due persone, una delle quali ha portato l’altra a Cristo, è meraviglioso! Tutto inizia con l’evangelizzazione.

E poi il discepolato si muove, guardate il versetto 14. L’atteggiamento in cui il discepolato deve avvenire è un atteggiamento d’amore e l’amore, come ho detto, non è un’emozione, ma un impegno di umile servizio sacrificale verso il bisognoso. E quindi, si crea un ambiente d’amore che dice: ‘Son disposto a dare la mia vita per te; a dare il mio tempo per te; ad offrire le mie preghiere, a dare le mie intuizioni e persino a dare me stesso.’ Questo è un elemento che non si può - vedete, se non si ha a cuore una persona e se non si è disposti a sacrificarsi, non si può mai far funzionare il processo di discepolato nel suo potenziale più ricco.

E poi, in terzo luogo, nel versetto 14, dice: ‘Vi avverto,’ e questa è la parola noutheteō, che significa ammonire o mettere in guardia le persone in vista di un giudizio se non cambiano il comportamento, è un termine correttivo, e questo è il terzo aspetto del discepolato. Innanzitutto inizia con la salvezza. Esiste in un’epoca di - in un’aura, in realtà, d’amore, ed è segnato dall’avvertimento. È proprio come crescere un bambino. Lo si bisogn avvertire del fatto che deve rimanere lontano da alcune cose, non lo si può solamente istruire positivamente, ci devono essere delle istruzioni negative, ecco perché Paolo disse agli anziani di efesini, in quello stesso passo in Atti 20, quando era a Mileto: ‘Per tre anni non ho smesso di avvertirvi, notte e giorno, con lacrime.’ Per avvertirvi, per avvertirvi. Per avvertirvi.

Una settimana fa mi è stato chiesto: ‘Quanto è importante per te un ministero di avvertimento?’ È essenziale.

E nel discepolato dobbiamo dire: ‘Non puoi continuare a farlo. Devi smetterla. Devi preparare certe barriere, certe recinzioni, tutto questo è chiave nel discepolato. E poi la credo che la chiave di tutto si trovi nel versetto 16: “Perciò vi esorto dunque, siate miei imitatori,” dovete dire al discepolo, ‘Guarda, devi essere come me.’ E direste: ‘Woah, è qui che mi ritiro gente... Devi essere come me?.’

Esatto. In altre parole, devi esser più avanti di lui nel tuo sviluppo spirituale. Devi essere in grado di offrire guida. Ora, non è che il Signore sta richiedendo la perfezione, ma la direzione giusta. Non è che devi aver raggiunto la perfezione; ma devi trovarti sulla direzione giusta ed il resto ti serguira, nel mentre le tue imperfezioni non faranno altro che rafforzare l’importanza di rimanere in carreggiata.

Se fossi perfetto, non so tu, ma io me ne andrei. Non cercherei di seguire una persona perfetta, sarebbe molto difficile. È l’imperfezione della persona che seguo che mi aiuta a capire il cammino. Quindi, ci deve essere un esempio; è questo il punto. Paolo disse: ‘Siate miei imitatori, come io lo sono di - chi? - Di Cristo.”

Quindi, devi esser in grado di dire a qualcuno, ‘voglio che tu mi segua così come io seguo Cristo.’ E non lo si dice con orgoglio. Com’è che lo si dice? Con umiltà, comprendendo la propria debolezza.

E c’è un altro elemento nel discepolato. Al versetto 17 dice che manderà Timoteo, e cos’è che farà? “egli vi ricorderà come io mi comporto in Cristo Gesú, e come insegno dappertutto,” Timoteo sarebbe andato ad insegnare, e questo è un altro ingrediente del discepolato, dev esser caratterizzato dall’impartizione della verità divina, perché le persone funzionano grazie alla verità.

Quindi discepolare significa portare qualcuno a Cristo, stabilire un rapporto d’amore sacrificale con quella persona, ammonirla a cambiare il suo comportamento e se necessario anche arrivare alla disciplina,o alla perdita della benedizione, stabilire un modello o uno schema che può essere seguito, e trasmetterle la verità di Dio, ed è esattamente quello che Paolo sta dicendo, ‘sto cercando di fare proprio questo, ed è per questo che parlo così,’ infatti dice che se non si sarebbero comportati bene avrebbe portato una verga quando sarebbe andato, nel versetto 21, e l’avrebbe usata. Ora invece dice: ‘se vi comportate bene, verrò con uno spirito d’amore e di mansuetudine.’ Quindi, stava veramente crescendo dei figli spirituali, non è vero?

E miei cari, questo è il nostro impegno, questo è sempre stato il cuore della nostra Chiesa. E Gesù ha detto: ‘E quando un uomo sarà pienamente discepolato, sarà simile al suo maestro.” Non è bello? “Quando uno sarà pienamente discepoalto, dice nel vangelo di Luca, che sarà come il suo maestro. Stiamo cercando di riprodurre noi stessi, di riprodurci. Vedete, una delle caratteristiche della vita è che si riproduce. La vita che non si riproduce non è vita, è morte.

La vita si riproduce. E tu ti riversi in qualcun altro: forse tuo marito o tua moglie, forse i tuoi figli, forse un qualche caro amico, forse quancuno che hai portato a Gesù Cristo, forse un gruppo di ragazzini in un qualche gruppo, forse una classe FOF di cristiani appena nati, forse un amico al lavoro - chi lo sa? - ma ci stai riversando la tua vita, vedete il punto? Ed in questo tipo di cose c’è un certo rendi-conto. Non è vero? Perchè se c’è sempre qualcuno che ti guarda e dice: ‘Fammi vedere come si fa, fammi vedere come si fa, insegnami,’ devi darti da fare, ed il rendi-conto è una repsonsabilità incredible.

Ed il fine, naturalmente, è 1 Giovanni 2:6, se diciamo di appartenere a Cristo, se diciamo di essere in Lui, dobbiamo camminare come Lui ha camminato, giusto? Quindi, il nostro modello è Cristo, e cerchiamo di nutrire le persone nel loro cammino con Cristo. E la nostra chiesa è impegnata in tutto questo, lo siamo sempre stati, ed abbiamo sempre desiderato tutto questo, e questa è una funzione che dobbiamo svolgere, ognuno di noi! Non è un qualcosa di facoltativo; non è facoltativo. Dobbiamo tutti andare a portare le persone alla conoscenza del Salvatore e iniziare quel processo di nutrimento e di sviluppo. Dobbiamo tutti raccogliere coloro che il Signore porterà sul nostro cammino che hanno bisogno di essere discepolati. E ci possono essere un sacco di tipi di relazione coinvolti in questo processo.

Ho sempre detto che il discepolato non è altro che la costruzione di una vera amicizia con un centro spirituale, ecco cos’è. Così che non siete amici perché ad entrambi vi piace il baseball, o perché vi piace la stessa musica, o perché lavorate nello stesso posto, o perché avete certi gusti in comune, o perché avete lo stesso hobby, o perché conoscete qualcuno dell’Indiana. Non siete amici per una questione superficiale. Siete amici, perchè al centro di quell’amicizia c’è un qualcosa di molto profondo, un’apertura a questioni spirituali, ed è questo che porta avanti il discepolato.

Vedete, quello che state facendo è insegnare uno stile di vita pio. Insegnare loro come rispondere biblicamente. E l’ho sempre detto che la maturità spirituale è quando le risposte involontarie sono pie. Quando le tue reazioni involontarie sono virtuose, allora lì si che sai che lo Spirito di Dio è al controllo. E cerchiamo di portare le persone al punto in cui non devono pensare a come agire, reagiscono bene, quello è il processo.

E sapete, lungo il percorso ci saranno dei fallimenti. Ho trascorso un’ora, dalle 6.30 alle 7.30 ogni mattina, per sei mesi, con un uomo, un dottore di ricerca, professore di filosofia all’UCLA. Disse che era venuto a Cristo, voleva conoscere la verità, mi ha chiesto: ‘Potresti incontrarti con mei?’ Ci siamo incontrati per un’ora, ogni mattina, dalle 6.30 alle 7.30 del Martedì, ogni settimana per sei mesi. Alla fine, mi disse: ‘Beh, ho sentito tutto quello che volevo sentire,’ e se ne andò, ora è un rettore episcopale da qualche parte.

E se si guarda indietro, ci si può chiedere: ‘A cos’è servito tutto quello sforzo, tutto quel tempo?’ E se non altro, hai partecipato alle sofferenze di Cristo, al quale è capitata una cosa ancora peggiore, uno dei suoi l’ha venduto per 30 pezzi d’argento per farlo crocifiggere. E se non altro, hai acquisito una nuova comprensione un po’ più meravigliosa delle sofferenze di Cristo, solo in misura molto ridotta rispetto al suo discepolato.

C’è un’altra funzione in cui la Chiesa deve essere coinvolta: la pastorizia, la cura pastorale. Potremmo parlarne a lungo, ma permettetemi di dire che siamo convinti del fatto che ci sono pecore e pastori, e che tutti devono prendersi cura di tutti. Dobbiamo essere coinvolti nella cura reciproca e nel soddisfare i bisogni l’uno dell’altro,

Gesù disse a Pietro: ‘Mi ami? Mi ami? Mi ami? E Pietro disse: “Lo sai che ti amo. Lo sai che ti amo. Lo sai che ti amo.’ E Gesù gli disse: “Pasci le mie pecore. Pasci le mie pecore. Pasci le mie pecore.” Pastora, prenditi cura delle persone. E fondamentalmente si tratta di nutrirle e di guidarle; 1 Pietro ce lo dice, nutrire il gregge, e supervisionare. Atti 20:28, stessa cosa: nutrili e guidali; nutrili e guidali, nutrili e guidali. Proprio come un pastore. E noi vogliamo farlo, perché come possiamo dire di amare Dio se vediamo che uno dei nostri fratelli ha bisogno e noi ci chiudiamo e ritraiiamo la nostra compassione? Giusto? Com’è che l’amore di Dio dimora in noi, se non ci preoccupiamo delle persone che ci circondano? Se non ci preoccupiamo dei loro bisogni?

E potrei suggerire che dobbiamo tutti essere coinvolti nel processo di cura pastorale. Voglio dire voi siete là fuori a scontrarvi con le pecore; dovete scoprire un po’ dov’è che soffrono. Dovete soddisfare i loro bisogni con attenzione. Se avete abbastanza cibo nel piatto per sfamarti e loro no, condividi. Se hai abbastanza intuizione da sapere dove andare e loro sono persi e stanno vagando, portali indietro. Vedete, il processo di cura pastorale si svolge ovunque. 1 Pietro dice che il Signore è il Primo Pastore, e l’implicazione è che noi siamo i suoi sottopastori e dobbiamo esser coinvolti nella cura delle pecore, è una cosa così essenziale.

Vogliamo curare le pecore, ed a volte è difficile. E le persone cadono tra le fessure, non c’è dubbio. Mi si spezza sempre il cuore, sapete, quando qualcuno dice: ‘Beh, sai, nessuno mi ha chiamato, ero malato, oppure, ho avuto un problema e nessuno mi ha chiamato. Sembra che a nessuno importi.’ A volte ricevo una lettera da persone sconvolte, che dicono: ‘Sai, è successo questo o quest altro, e tu non ci hai chiamato, e non ti sei preoccupato, e nessuno della Chiesa è venuto a trovarci,’ ed il mio cuore soffre quando sento queste cose.

E non so, a volte è certo che forse le aspettative di alcuni sono al di là della realtà; si aspettano forse che io possa essere ovunque. Per quanto mi piacerebbe tanto, non è possibile, ma di solito non è così, di solito non è che non c’ero io, ma che non c’era nessuno. Voglio dire che nessuno si è presentato, e questo accade spesso quando c’è una morte in famiglia. Non appena si verifica il decesso, tutti si accalcano intorno alla persona e c’è un enorme rinforzo. Poi, però dopo il funerale, si torna alla vita di sempre. E una depressione tremenda può irrompere. Tutta la forza ed il sostegno si sono dissipati, tutti ritornano alla normalità e la persona viene lasciata sola proprio nel momento in cui inizia il vero dolore. E perdiamo quel tocco di sensibilità.

Un po’ come il pastore, che, come si legge in Giovanni 10, disse: ‘Io sono il Pastore,’ e poi disse: ‘Io sono la Porta.’ Quello che significa è che era il Pastore che si sdraiava di fronte alla porta. Ed ogni pecora che entrava o usciva doveva passare davanti a Lui. Ed Egli usava il suo bastone per fermare ogni pecora e controllarla alla ricerca di ferite, o graffi. E quando c’era bisogno, prendeva l’olio e le ungeva, ecco perrché nel Salmo 23 dice: ‘Il mio calice trabocca’ e “il bastone mi consola,” il Pastore si prende cura delle sue pecore, c’è una responsabilità pastorale.

E sapete, e anch’io mi rendo conto che ci sono persone meravigliose, persone tranquille, che non vengono curate pastoralmente perché sono là fuori, sono tranquille, e noi non le conosciamo e ricevono cura minima, e poi però ci sono quelle persone che son sempre nel peccato e sono tutte incasinate, e son sempre circondate da pastori che gli si aggirano attorno tutto il tempo, in gruppo, per cercare di raddrizzarle, voglio dire, veramente!

Abbiamo riunioni di comitato su alcune persone, otto anziani: ‘Cosa dovremmo fare con questo?’ è vero, stamattina, durante il tempo di preghiera, abbiamo parlato di uno: ‘Cosa dovremmo fare con questo? È infedele a sua moglie, è... per l’ennesima volta, ed ogni volta che affrontiamo questo processo, lo fa di nuovo. Cosa dovremmo fare con lui? E quindi preghiamo e lo portiamo a Dio. Cioè ci siamo arresi umanamente parlando. Ma voglio dire lui si che ha bisogno di cura pastorale, cioè non vuole neanche ricevere cura, vuole che ce ne andiamo dalla sua vita!

E poi ci sono altri invece, care persone che sono lì, tranquillamente sedute da qualche parte a chiedere: ‘Per favore, venite a far parte della mia vita,’ e noi non ne siamo al corrente, e me ne rendo conto. Ed è per questo che, vedete, non possiamo portare noi tutto il carico. Dobbiamo vederci un po’ tutti come pecore e pastori, in un certo senso, che si prendono cura gli uni degli altri. Ed io vorrei davvero che ci prendiamo tutti cura l’uno dell’altro, cioè un giorno renderemo conto a Dio sul conto di questo! È la tua chiesa anche, non è solamente la chiesa di John MacArthur, è tua, è di Cristo e cel’ha affidata e dobbiamo prendercene cura perchè tutti ne renderemo conto.

La cura pastorale è una funzione di cura reciproca, di soddisfare i bisogni gli uni degli altri, di assicurarsi che le persone si stanno muovendo correttamente spiritualmente parlando. Pensate forse che la Domenica vi facciamo compilare la schedina di registrazione per esercizio personale? Quelle schedine finiscono nelle mani di alcune persone carissime ogni settimana, e vengono mandate a persone che chiamano coloro che sono assenti da un po’ di tempo con l’intento di prendersi cura di quelle persone, di scoprire il perchè non vengono: ‘Quali sono i tuoi bisogni? Quali sono i tuoi problemi?’ è essenziale.

La prima cosa che ho fatto a Grace Church, la prima settimana quando arrivai, ero lì nell’ufficio nella parte anteriore della cappella, è stata quella di sviluppare un modo di pascere le persone, di curarle pastoralmente parlando. Sapevo che potevamo nutrirle, volevo solo accertarmi di poterle guidare, perché il pastore deve nutrire e condurre, condurre alla somiglianza di Cristo.

C’è un’altra funzione, ed è quella di stabilire le famiglie, di stabilire le famiglie. Credo che la famiglia sia l’unità di Dio per trasmettere la rettitudine da una generazione all’altra. Credo che questo sia abbondantemente chiaro in Deuteronomio capitolo 6, del fatto che Dio ordina la famiglia come unità di base per la conservazione della rettitudine nel mondo, e tramite la quale essa deve trasmettere la sua verità da una generazione all’altra.

Ora, voi sapete bene quanto me che qualsiasi cosa Dio abbia ordinato, Satana l’ha attaccata. Giusto? Qualunque cosa Dio abbia fatto per preservare la giustizia, Satana l’attaccata. E fondamentalmente si tratta di tre cose: la famiglia, la Chiesa ed il governo. E laddove Dio ha ordinato un governo per la punizione dei malfattori e per il bene di coloro che sono nel giusto, Satana lo distruggerà se può. E ovunque ci sia una chiesa in cui Cristo viene esaltato e la Parola viene proclamata, Satana l’attaccherà. E ovunque ci sia una famiglia che trasmette la rettitudine, farà di tutto per disintegrarla. Queste sono le unità fondamentali di conservazione della società: la famiglia, la Chiesa, la casa e il governo.

E la gente dice: ‘Pensi che ci sia una cospirazione per distruggere il nostro governo?’ Certo che c’è, e ci sta riuscendo. La nostra società sta andando a rotoli. Perché? Perché la massa della nostra società è composta da persone empie. E quindi, naturalmente, sono le pedine di Satana ed il sistema un giorno crollerà.

E pensate che stia attaccando la Chiesa? Certamente. La Chiesa è saturata nel liberalismo, è una cosa rivoltante. Questa settimana ho letto della nuova Bibbia non sessista che il Consiglio Nazionale delle Chiese ha appena pubblicato, con l’eliminazione di tutti i termini ‘sessisti,’ come “Cristo è il Figlio di Dio.” In questa Bibbia non è più il Figlio di Dio, è un qualcosa senza sesso, senza definizione. Non si preoccupano assolutamente di sapere se lo Spirito Santo abbia detto o meno che era il Figlio di Dio. E questo attacca la Bibbia... e stiamo parlando del ‘Consiglio Nazionale delle Chiese,’ gente, delle Chiese.

E poi la famiglia, disintegrata e bombardata da un pilastro all’altro dagli attacchi di una società immorale e piena di lussuria, che quasi non le permette di sopravvivere. E la Chiesa si trova in un posto vitale nel preservare l’unità della società, la famiglia. E noi ci dedichiamo a questa funzione, non è vero? Siamo impegnati ad insegnare ai bambini e ai giovani delle scuole medie, delle superiori e dell’universita, siamo impegnati a discepolarli. Sono così entusiasta di vedere ragazzi che discepolano, uno ad uno, bambini di prima media. Sono entusiasta di vedere persone legate ai nostri giovani, perché sono coloro che dovranno conservare tutto questo nella prossima generazione. E voglio che sappiano quali sono le norme di Dio sul matrimonio e sulla famiglia. È meraviglioso che ci siano consulenti, che ci siano dei ministeri per le famiglie, centri familiari e cose che cooperano per la conservazione e lo stabilimento di una chiesa pia composta da famiglie.

Efesini 5 dice: ‘Non ubriacatevi!’ E il testo, naturalmente, in 5:18 sta parlando dell’ubriachezza religiosa. I settari dell’epoca dell’apostolo Paolo pensavano di poter ascendere ad una comunione più profonda con le divinità se riuscissero ad ubriacarsi abbastanza. E quindi si ubriacavano, così come fanno le persone in Oriente che arrivano a strafarsi di droga, con il proposito di aver comunione con Dio, per ascendere a un piano superiore. E nel loro stato di ubriachezza pensavano di comunicare con gli dei tramite le loro orge lussuriose con le prostitute templari. E Paolo dice: ‘Se volete la comunione con Dio, non riuscirete a farlo tramite l’ubriachezza, l’otterrete essendo ricolmi dello Spirito di Dio, è così che si ha comunione con il Dio vivente.”

E come risultato di tutto quello, una delle cose che accadrà è che vivrete in sottomissione l’uno all’altro. E com’è che questa si concretizza praticamente? Le mogli si sottometteranno ai loro mariti. I mariti si sottometteranno alle loro mogli amandole con un amore amorevole e purificante. I figli si sottometteranno ai loro genitori ed i genitori si sottometteranno ai bisogni dei loro figli non provocandoli all’ira, ma nutrendoli ed educandoli nelle cose di Cristo. Tutto questo scaturisce da una vita controllata dallo Spirito, ed è questo che vogliamo vedere. Quindi una delle funzioni della Chiesa è quella di portare le famiglie sotto il controllo dello Spirito di Dio, dove si può vedere la sottomissione, perché solamente nella sottomissione le relazioni possono aver un significato ed esser benedette. Dove ci sono tutti lottano per la propria supremazia e per i propri diritti, si ha la disintegrazione della possibilità di avere relazioni di significato, quindi, la famiglia è una funzione. Dobbiamo sostenere le nostre famiglie, dobbiamo aiutarci l’un l’altro con i figli, dobbiamo pregare per i figli del prossimo. Preghi per i figli dei tuoi amici? Quando vedete un qualche bambino che è indisciplinato e che fa chiasso, o che non si comporta come dovrebbe, qual è la vostra reazione? Pregate per loro? Chiamate i genitori ed offrite il vostro aiuto? Dovete prendervi cura delle famiglie, questa è una funzione.

Un’altra funzione è la formazione, la formazione. E con questo intendo l’equipaggiare, equipaggiar le persone per un ministero, equipaggiarle per un compito specifico, “E diede alcuni come, apostoli, profeti, evangelisti e pastori insegnanti,” dice Efesini 4:11, “per il perfezionamento – o – per portarli alla perfezione – o – per portarli all’utilità,” ‘per equipaggiarli, per l’addestramento dei santi, per il perfezionamento dei santi,’ per l’opera del ministero,” Efesini 4:12

Stiamo cercando di formare persone per il ministero, questo è il nostro desiderio. Non vogliamo solamente offrire verità spirituali in termini generali, no, vogliamo formare le persone in modo che le possano usare. Si segue un corso sull’evangelizzazione e si prendono tutti i versetti che ci girano per la testa, li si inchioda e si stabilisce un piano per esercitarli e si va fuori con uno zelo santo e con coraggio grazie alla preparazione che induce un certo senso di sicurezza.

O forse senti nel tuo cuore la chiamata al campo di missione, e vai da qualcuno ed esprimi questo desiderio; e non è che ti prenderemo e ti spediamo la settimana prossima, no, investiamo un paio d’anni per prepararti. In modo che quando vai, sai addestrato al meglio, e preparato, la Chiesa deve essere un ministero di equipaggiamento, un ministero di formazione, una formazione costante per le persone.

Nella nostra chiesa abbiamo corsi - non so se lo sapevate – ma abbiamo dei corsi di formazione, per portare le persone a diventare diaconi ed eventualmente anziani. Ci sono corsi di formazione sull’evangelizzazione, corsi di formazione sulla missione. Abbiamo un sacco di cose, non so se lo sapevate ma, Logos ha un programma di secondo anno per la formazione di persone che lavorano con i giovani, quello è un corso di un anno intero sul come lavorare con i giovani. Formare persone in seminario per la predicazione della Parola di Dio e l’insegnamento. Formare i giovani per il ministero nella Chiesa tramite il Logos. Non si tratta semplicemente di offrire nozioni generali, ma il seguirli con un percorso che li forma e li prepara completamente affinchè siano pronti ed equipaggiati. La Chiesa deve funzionare nell’area della formazione. Dobbiamo addestrare i bambini affinché sappiano essere il giusto tipo di genitore; affinché sappiano come esser il giusto tipo di genitore quando crescono e si sposano; affinchè sappiano cosa significa esser il giusto tipo di guida nella Chiesa. La formazione. Questo è il prendere l’insegnamento e metterlo insieme in modo da aver a disposizione un percorso che permette alle persone di progredire; di muoversi dall’utilità minima all’esser utili al massimo del proprio potenziale, la formazione è essenziale. E l’equipaggiamento dei santi fa parte di tutto questo. Dovreste essere tutti coinvolti in questo, dovreste essere nel processo d’equipaggiamento, per prepararvi ad un qualche compito specifico, in base ai vostri doni.

Un altro - vorrei poter dire di più su questo, ma il tempo stringe – un altro aspetto è il dare. Il dare. È una funzione della Chiesa, il dare, è una funzione. Voglio dire, ponetevi questa domanda: ‘Siete coinvolti nella cura pastorale? Sei attivo nella cura pastorale? Sei attivo nella preghiera? Sei attivo nel discepolato? Stai aiutando la famiglia ad essere sostenuta come Dio vuole? Ti stai formando? Ti stai equipaggiando? Stai funzionando nel dare?’

Me lo chiedo anch io: ‘Signore, vorresti di più? Sto facendo quello che vuoi che io faccia?’ E voglio ascoltare lo Spirito di Dio, mentre sospinge il mio cuore in tutte queste cose affinchè io sia fedele. Voglio dire voglio spendere la mia vita intera, non sto cercando di conservarne alcuna parte. Voglio fare il mio ultimo respiro, nell’ultimo giorno che Dio ha previsto per me, voglio arrivarci finendo bene. Non voglio andare in Cielo pieno d’energia. Come disse Henry Martyn: ‘Lasciatemi bruciare per Dio.’ Voglio andarmene quando sarò esausto, ma voglio massimizzare la cosa.

E vedo così tanti cristiani che si limitano a giocare nella superficie, senza fare grandi investimenti nelle dinamiche della funzione e del ministero, e quindi non c’è alcun senso di realizzazione e a pesare di tutto ci sarà, comunque, un momento di rendi conto e alcune cose saranno perdute.

E quindi che dire del dare? I Macedoni diedero abbondantemente dalla loro profonda povertà. Non è mai una questione di quanto si possiede, non ha nulla a che fare con questo, la gente spesso dice: ‘Se avessi di più, darei di più.’ No, non è vero, perché non è una questione di quanto si ha, è una questione del cuore, non è vero?

E Paolo disse in 2 Corinzi 9: ‘Seminate con parsimonia, raccoglierete con parsimonia; seminate con abbondanza, raccoglierete con abbondanza.’ In altre parole se dai poco, riceverai poco, se dai molto, riceverai molto; in altre parole, qualsiasi cosa diate, Dio vi restituitirà con interessi. Si investe con Dio, non si da mai nulla di fatto, s’investe e basta. Gesù disse: ‘Date! E vi sarà dato,’ E quindi, Dio sta cercando d’insegnarci che possiamo fidarci di Lui con le nostre cose, avete capito? È proprio il contrario di quello che vi sta chiedendo. Vi dà delle cose e vi chiede: ‘Posso fidarmi di te con queste?’ E voi dimostrate che può fidarsi di voi quando voi vi fidate di Lui con la roba e gliela restituite.

Vedete, la migliore lezione che possiate mai imparare, in termini di amministrazione, è che di fatto non possedete nulla, niente. Nulla di ciò che avete è vostro, è tutto Suo. Deve solamente essere gestito per dimostrare se siete amministratori degni; tutto lì, tutto lì, e se non riuscite a gestire questa cosa, non riceverete le vere ricchezze, e questo è quello che dice in Luca.

E che dire del donare? Alcune persone - alcune di voi non danno affatto. Non date affatto. Oh, forse una porzioncina, ma non state dando per nulla. Non so perchè, ma è così! Non abbiamo bisogno dei vostri soldi, non voglio i vostri soldi. La nostra chiesa non è in bisogno. Ma vi state perdendo qualcosa di meraviglioso! Perché vi state perdendo l’opportunità d’obbedire e l’opportunità di ricevere benedizioni in abbondanza.

E alcune persone danno poco, voglio dire, danno un paio di dollari, o danno minimamente e non possono dare di più perché stanno spendendo tutto in cose che un giorno bruceranno. E questo è triste, è davvero triste. E ne sono addolorato, non per noi, ma per loro. Spero che stiate dando generosamente, perché voglio che siate nel luogo della benedizione. Non limitatevi a gettare gettoni a Dio.

Davide dice: ‘Non darò a Dio ciò che non mi costa nulla; è una presa in giro!’ Dovete però prima imparare che non vi appartiene. E poi, una volta che l’avete imparato, sarete liberi, e dovete solamente gestire la cosa; e se qualcun altro ne avesse più bisogno di te, diventa loro. E questo è lo spirito del libro degli Atti: avevano tutto in comune, vendevano e davano a chi ne aveva bisogno.

A che punto siamo noi in questo? Uno dei ragazzi mi ha mostrato una cosa interessante; una chiesa che ha la metà dei membri che abbiamo noi, che però riceve il doppio delle offerte, e mi ha chiesto: ‘Perché pensi che sia così?’

Ed io risposi: ‘Non lo so,’ e poi disse: ‘però nel mentre ci ho pensato su, mi è venuto in mente che potrebbe esser così per le ragioni sbagliate? Forse è possibile che son sottoposti ad un sistema legalistico, in cui devono dare, e se così fosse, allora non importa cosa danno. Perché se è tutto per il motivo sbagliato, che differenza fa?’ Giusto? Perché non gli da alcuna benedizione.

Ma d’altra parte, se stanno tutti dando con un cuore d’amore e d’abbondanza, la cosa è piuttosto entusiasmante. Ma so questo, gente, che molte persone in questa chiesa non stanno facendo quello che dovrebbero. E di settimana in settimana - dice: ‘Ogni primo giorno della settimana, ciascuno metta da parte quello che potrà’ – ed anchio devo esaminare il mio cuore, perché ci sono settimane in cui non faccio quello che dovrei fare e non sono obbediente allo Spirito di Dio, e voglio lottare con questo ogni settimana, ogni settimana.

Dare è una funzione, e non solo dare per far sì che l’opera vada avanti, ma dare di più! Vedete? L’unica ragione per la quale vogliamo che questo ministero continui è perchè vogliamo che il regno avanzi al di là di queste pareti, capite il punto? Cioè, quello che viene, esce subito non stiamo cercando mica di accumulare una fortuna. Stamattina ne stavamo parlando, ed abbiamo considerato che questo auditorium – solamente la struttura di questo edificio è stato costruito ed allestito per circa 750.000 dollari, forse un po’ di più, niente male no? Voglio dire, non c’è bisogno di un sacco di oggetti sacri appesi ovunque, no? Le vetrate colorate e tutta quella roba li? Non c’è bisogno di tutte queste cose. E i soldi che abbiamo, cerchiamo di amministrarli bene e mandiamo il resto a chi ne ha bisogno, insegnate alle persone di andare e di raggiungere i bisognosi. Dio ha dato, non è vero? Cristo ha dato. Come può il popolo di Dio nella Chiesa di Cristo non dare? Siate coerenti.

Infine, la comunione fraterna è una funzione. E so che voi credete che sia una funzione essenziale. La comunione punta semplicemente ad una vita in comune. E credo che, in un certo senso, riassume un po’ tutto quello che abbiamo detto, è l’aver comunione, lo stare insieme, amarsi, condividere la vita l’uno con l’altro, è il sedersi al tavolo ed ascoltare qualcuno che riversa il suo cuore. È il pregare con qualcuno che ha un bisogno. È il visitare gli ospedali, è il sedersi in una classe, o l’andare ad uno studio biblico, è il cantare inni con qualcuno che non si è mai incontrato, il leggere dallo stesso innario e magari parlare un po’ di quello che Cristo significa per voi. È la condivisione della gioia tra cristiani. È il condividere richieste di preghiera per qualcuno che è ammalato, è un po’ di tutto, è il vivere in comunione, vedete? È il vivere insieme. È avere tutto in comune, tutto. Questa è comunione, è una funzione della chiesa.

Appartieni da qualche parte? Sei in comunione? Stai aprendo la tua vita? Ti stai esponendo, con tutte le tue cicatrici ed i tuoi problemi, ad altre persone che hanno anch’esse cicatrici e problemi, in modo da potervi servire l’uno con l’altro? La comunione.

Quindi, quali sono le funzioni? Sono piuttosto semplici: la predicazione, l’insegnamento, l’evangelizzazione, la missione, il culto, la preghiera, il discepolato, la cura pastorale, la famiglia, la formazione, il donare, la comunione fraterna, queste sono le cose essenziali. Ora ascoltate, voi potreste chiedere: ‘John, ma abbiamo parlato dello scheletro’ Esattamente, ‘Abbiamo parlato di atteggiamenti interni,’ esatto, ‘Abbiamo parlato di funzioni... E che dire della carne?’

Vuoi sapere una cosa? Non ha alcuna importanza. Non ha alcuna importanza. Voglio dire, se posso permettermi di prendere in presto la mia stessa analogia del corpo, l’uomo guarda l’aspetto esteriore, Dio guarda - dove? - al cuore. Volete sapere una cosa? Una chiesa è ciò che una chiesa è nel suo cuore. Quello che voglio sapere di una chiesa è qual è il suo scheletro. È una chiesa dedicata ad un’alta prospettiva di Dio? Alla priorità assoluta delle Scritture, alla chiarezza dottrinale, alla santità personale e alle autorità spirituali? E quali sono i suoi atteggiamenti che scorrono? Obbedienza, amore, servizio, unità e tutto il resto, e quali sono le sue funzioni? E poi, gente, non ha alcuna importanza l’aspetto esteriore, il modo in cui si sviluppa o il modo in cui i suoi programmi prendono forma, mi capite?

Quando Dio, per la Sua grazia meravigliosa, mi ha portato a Grace church, io, nel mio cuore, ho detto, prima di tutto a Lui e poi anche agli uomini, dissi: ‘Dio, io so questo, che se dovessimo essere ciò che vuoi che siamo, non avremo alcun problema a ministrare efficacemente.’ Perché il problema è ciò che siamo. La carne – è solamente una casualità. E spesse volte, come abbiamo detto all’inizio di questa serie, quando i pastori vengono a trovarci, come questa settimana passata, sono alla ricerca di un po’ di carne da trascinarsi dietro ed implementare nella loro Chiesa. E non funzionerà mai, non starà in piedi, non vivrà perché non ha in sé tutte queste cose che di fatto sono la sua vita, vedete il punto? E se ci sono tutte queste cose, la carne non è poi così importante, non è tanto importante l’aspetto esteriore, quanto la bellezza interiore che parla della sua realtà.

Diamo corpo ai nostri ministeri. Come facciamo - lasciatemi pensare alla carne per un minuto. Che cos’è la carne? La manifestazione esteriore della nostra predicazione ed insegnamento. Beh, è una costante, Domenica mattina, sera, Mercoledì sera, agli studi biblici, i greggi d’incontro, i gruppi di comunione, le classi bibliche, il Logos, la scuola cristiana, il seminario. Insomma, insegniamo, insegniamo, insegniamo. Predichiamo – predichiamo qui dentro; predichiamo nelle carceri; predicare nelle missioni di soccorso; predichiamo su nastro, alla radio. Voglio dire è una cosa costante! Ogni Domenica tipo, molti dei nostri anziani sono in giro a predicare in altre località, cioè siamo costantemente impegnati in questo lavoro.

E per quanto riguarda l’evangelizzazione e le missioni? Abbiamo il ministero: ‘L’evangelizzazione uno stile di vita,’ abbiamo ‘L’evangelizzazione dell’amicizia,’ gli studi biblici di preparazione, i Fondamenti della fede per i neo-nati spirituali, l’evangelizzazione del discepolato e i programmi di formazione. Ci sono un sacco di cose, i nostri servizi battesimali sono fondamentalmente una testimonianza della grazia di Dio e della salvezza delle anime ed uno stimolo a proseguire con l’evangelizzazione.

Guardiamo alle missioni e vediamo lo sviluppo continuo di strategie per raggiungere il mondo. C’è un gruppo di formazione che si riunisce ogni mese. Un gruppo numeroso, pronto ad andare sul campo di missione quando Dio avrà preparato tutto. Adesso abbiamo anche lo sviluppo del ministero radio all’estero nelle Filippine, in Guam; stiamo raggiungendo i centri di registrazione Singapore, Bombay e, non so dove altro, Manila. Siamo in Sud America, Australia, Nuova Zelanda, Europa. Voglio dire, per quanto riguarda lo sviluppo, è in corso, non è vero? Ed ho saputo che hanno anche tradotto la serie sulla famiglia in Giapponese, e le chiese evangeliche in Giappone mi vedranno parlare in Giapponese, difficile da immaginare.

Stiamo sviluppando dei video. Inizieremo a fare video, perché la chiesa in Liberia, che è un Paese africano di lingua inglese, ci ha chiesto d’inviare materiale e persone, squadre intere per formare ed addestrare la chiesa della nazione. Tutte queste cose si sono sviluppate, e possono accadere in un sacco di modi diversi se il cuore è al posto giusto, non è vero?

Il culto corporativo. Adoriamo nel Giorno del Signore. Il nostro culto del mattino consiste nell’innalzare Dio, lodare il Suo nome, lodare il nome del Salvatore, cantare canzoni sulla Sua gloria, sui Suoi attributi e su tutto ciò che è per noi. E adoriamo alla Sua tavola, adoriamo in servizi speciali, persino la nostra musica è orientata all’adorazione.

E come pastore, nella preghiera del mattino, cerco di funzionare un po’ come un sacerdote che v’innalza a Dio, affinché possiate entrare alla Sua presenza ed adorarLo. Tutti gli insegnamenti che impartiamo servono a conoscerlo meglio e a far sì che da questa conoscenza produca adorazione. La preghiera va avanti tutto il tempo.

Ogni Martedì mattina di ogni settimana, il nostro staff s’incontra e trascorriamo un’ora nella Parola di Dio e poi un’ora in preghiera e adorazione, portando a Dio i bisogni della nostra chiesa.

Gli anziani si radunano ogni Domenica mattina per pregare, e lo facciamo da anni e anni e anni, portiamo i fardelli delle persone. E per tutta la settimana ci sono gruppi di preghiera qui e là e ovunque: nelle case, nei gruppi, nei gruppetti di persone qui tra il nostro personale e i nostri leader.

Anche il discepolato è ovunque. Ogni gruppo della nostra chiesa è impegnato ad un processo di discepolato, ogni gruppo. Discepolare i leader ed i membri di ogni gruppo, dai bambini più piccoli agli adulti più anziani, tramite i greggi e tutti i nostri ministeri.

E come si concretizza la cura pastorale? Con anziani, diaconi e diaconesse che si prendono cura delle persone. Con il nostro ministero dell'amore e dell'azione. Potete chiamare, se avete un bisogno, ed abbiamo persone che son pronte a soddisfare bisogni, infatti, tramite i nostri gruppi del gregge, abbiamo un sistema intero in cui se una persona ha un bisogno, ce lo fa sapere e possiamo trovare qualcuno nella sua zona che si può offre volontario per soddisfare quel bisogno: dalla riparazione di una trasmissione, al chiamare qualcuno in ospedale e tutto questo fa parte del pastorato.

Famiglia – un sacco di corsi e d’formazione significano lavorare con i vostri figli, i vostri bambini e i neonati e tutti i ministeri del centro familiare, il ministero: ‘Tutte le donne della Grazia.’ Abbiamo corsi per donne i cui mariti non sono cristiani. E a proposito, quando una diventa cristiana, si fa una festona tutti insieme e c’è grande celebrazione, quando una persona esce fuori da quella situazione, un sacco di cose: Programmi dai Proverbi per genitori; addestramento per padri, cliniche d’insegnamento per padri per insegnargli come essere il sacerdote di famiglia. Corsi prematrimoniali - un corso meraviglioso, meraviglioso per coloro che stanno per sposarsi. Che li mette davvero in contatto con le cose che devono sapere. Corsi di formazione per l'evangelizzazione, per il lavoro in carcere, per il lavoro nella missione... e non c'è che l'imbarazzo della scelta nell'area della formazione, con un sacco d’attività costanti!

Nell’area delle offerte? Ci sono le offerte Domenicali. Il tempo che donate, l'impegno che mettete nel sacrificare tempo, energie e doni e nel servire Cristo continuano ad andare avanzare.

La comunione? La comunione fraterna è ovunque ed in ogni momento. I gruppi di comunione della Domenica sono ottimi per quello, ottimi. I gruppi di greggie e molte altre cose. Quello non è il vero problema. La pratica avviene solamente quando tutto quello che c’è dentro si trova al posto giusto.

Credo che Dio abbia chiamato la nostra chiesa ad esistere, ed è un luogo unico, è un luogo unico. Raramente passa una Domenica, quando mi trovo all'accoglienza dei visitatori, raramente succede che non c’è un gruppo che si presenta e dice: ‘Oh, veniamo da questo posto o da quest altro posto,’ la settimana scorsa c’erano persone dalla Florida o dall Michigan. La settimana scorsa c’era un gruppo dal Michigan e la settimana prima dalla Florida o viceversa, non ricordo, ma dissero: ‘Noi veniamo dal – diciamo – dal Michigan.’ Ed io dissi: ‘Oh, che bello. Siete in visita?’ e loro: ‘No, ci siamo appena trasferiti qui,’ ‘oh davvero? Perchè? E dissero: ‘per venire in questa chiesa,’ ed io dissi: ‘oh.’ E poi chiesero: ‘Non è che sai di un qualche posto dove potremmo trasferirci o di una casa da qualche parte, e magari anche un lavoro?’ ‘Cioè, state dicendo che avete fatto le valigie ed lasciato tutto per venire qui?’ ‘Sì, volevamo venire a far parte della vostra chiesa.’

E molte volte non sono solamente uno o due, ma un gruppo intero di piccoletti. E dicono: ‘Avete qualcuno che possa aiutarci a trovare un posto dove stare? Crediamo che la vita sia incentrata sulla Chiesa, non sul lavoro.’

E questo accade, e a me viene un piccolo groppo in gola e dico: ‘Signore, facci rimanere chi vuoi che siamo’ Un sacco di persone, un sacco di persone che ci guardano. Vogliamo essere la Sua Chiesa, stabilita a modo Suo, per la Sua gloria. Amen?

Grazie, Padre, per questo tempo insieme questa mattina, una buona mattinata. Nelle nostre orecchie risuonano i dolci canti della fede. Ed il pensiero che sei qui in questa stessa stanza, e visto che sei qui, c'è abbastanza amore per tutti noi, abbastanza gioia, abbastanza speranza, abbastanza potere per scacciare ogni oscurità. Che pensiero emozionante! Grazie per ciò che hai fatto nella nostra comunione ed in questa chiesa, per tutto ciò che di buono hai fatto. E riconosciamo che tutto ciò che è meno che buono l’abbiamo fatto noi. Aiutaci a lasciarti lavorare a modo tuo.

FINE

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