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Questa mattina, nel mentre torniamo allo studio della Parola di Dio, giungiamo all’ultimo messaggio di questa serie speciale sull'anatomia della chiesa. Nel concludere questa serie siamo arrivati al messaggio più importante di tutti. Abbiamo cercato di vedere la chiesa sotto l'analogia del corpo. Abbiamo parlato dello scheletro, delle verità fondamentali alle quali chiesa deve dedicarsi. Abbiamo parlato dei sistemi interni, degli atteggiamenti spirituali che devono esistere nei cuori dei suoi membri. Abbiamo parlato dei muscoli, la funzione del ministero, ed abbiamo parlato della carne, della forma stessa del ministero.

Ma nessuno sarebbe completo senza il capo, e quindi nello studio di questa mattina voglio che guardiamo alla Parola di Dio per comprendere il capo del corpo, che non è altro che il Signore Gesù Cristo. Ora, abbiamo parlato molto delle cose che dobbiamo fare nella Chiesa e voi avete risposto meravigliosamente il che mi è stato di grande incoraggiamento, un grande incoraggiamento. Ed avete sentito delle cose che sono state molto conflittuali, molto dirette e molto provocanti per i nostri cuori, ed ho avuto modo di vedere lo spirito di Dio portar frutto in queste aree. E per queste sette settimane ci siamo davvero concentrati su ciò che noi dobbiamo fare, su ciò che noi dobbiamo credere, su ciò che noi dobbiamo pensare, e su ciò che dobbiamo pianificare.

E sarebbe stato tutto molto sbilanciato se non parlassimo del capo, di Gesù Cristo, e di quello che sta facendo nella sua chiesa, e questo miei cari, è il conforto più elevato. Vedete, il conforto per eccellenza proviene dal sapere che, con tutte le cose che facciamo e che facciamo inadeguatamente in un certo senso, con tutte le cose che non riusciamo a compiere, e tutti gli errori che commettiamo e con tutti i peccati che ci assalgono così facilmente nella nostra corsa per fare la volontà di Dio, abbiamo questa fiducia assoluta che Cristo sta stabilendo la sua chiesa. E questo ci è di grande incoraggiamento e vogliamo parlare di queste cose.

Anche Paolo ne ha parlato, in Efesini capitolo 4, dice che stiamo tutti crescendo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo – e poi disse questo, ascoltate: “Da lui, tutto il corpo, ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte,” In altre parole, Paolo sta dicendo che dobbiamo dare tutto quello che abbiamo, e dobbiamo sforzarci di fare tutto quello che possiamo fare e di essere tutto quello che possiamo essere nella piena consapevolezza che di fatto non è niente poco di meno che la potenza di Cristo a far si che tutto funzioni. E miei cari, questo è il paradosso divino, non è vero? Diamo il massimo e se qualcosa dovesse aver successo, l’avrebbe solamente per Dio, ed il sapere che laddove falliamo Lui ha successo ci è di grande conforto. Perciò questa mattina vorrei che ci concentrassimo su colui che è il nostro capo.

Senza il quale non potremmo fare – cosa? – ‘nulla,’ disse Paolo, nulla. E nel mentre pensavo ad un brano da esaminare, sono stato attratto dalla benedizione maestosa che vige alla conclusione dell'epistola agli Ebrei. Aprireste la vostra Bibbia ad Ebrei 13, versetti 20 e 21? E di fatto vorrei usare questo versetto come punto di contatto con la verità, per potrarci ad altri passaggi nel Nuovo Testamento che arricchirebbero la nostra comprensione dell’opera del Signore verso la sua Chiesa. Per sette settimane abbiamo parlato delle nostre responsabilità ed ora parleremo di quello che Cristo fa per la sua chiesa. Ed in realtà questa dovrebbe essere una serie a sé stante, ma siamo costretti a condensarla in un unico messaggio.

E tra l'altro, si tratta di una dossologia maestosa, inserita nelle parole conclusive di quest epistola meravigliosa. Dice: “Or il Dio della pace che in virtú del sangue del patto eterno ha tratto dai morti il grande pastore delle pecore, il nostro Signore Gesú, vi renda perfetti in ogni bene, affinché facciate la sua volontà, e operi in voi ciò che è gradito davanti a lui, per mezzo di Gesú Cristo; a lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.” Bella dossologia, una benedizione bellissima. Ma in un certo senso questa benedizione riassume sinteticamente l'opera di Cristo. Di fatto riassume anche il messaggio dell'epistola agli Ebrei, ma non l’esamineremo in modo particolare. La dossologia è intesa come una lode conclusiva del ‘Dio della pace,’ così chiamato perché tramite il sangue di Gesù Cristo ha fatto pace con i peccatori.

È il Dio della pace che un tempo era il Dio dell'ira, il Dio della guerra, il Dio del giudizio, il Dio del furore. Ma per noi è diventato il Dio della pace, l’è sempre stato, un Dio di pace, ma lo è diventato anche per noi tramite il sangue di Gesù Cristo quando facciamo pace e lui fa pace con noi. Quindi si tratta di una dossologia per lodare il Dio della pace, ma nel lodarLo delinea il come è diventato quel Dio di pace tramite l'opera di Gesù Cristo. Inizia con l'affermazione che è il Dio della pace, e termina con l'affermazione che sarà glorificato nei secoli dei secoli, ed il mezzo per raggiungere quell’obiettivo si trova nel mezzo, l’opera, l’opera meravigliosa del Signore Gesù Cristo.

Che cos’è che fa Cristo per la sua Chiesa? In questo brano, nel mentre lo studieremo ne otterremo un assaggio. Innanzitutto, Egli è il salvatore della sua chiesa, è il salvatore della sua chiesa. Diverse cose in questo testo indicano l'opera salvifica di Cristo a favore della sua Chiesa. Il primo che ho notato è il suo nome, Signore Gesù, al versetto 20. Gesù doveva essere il suo nome, come dice Matteo 1:21: “Lo chiamerai Gesù, perché egli – cosa? – salverà il suo popolo dai suoi peccati,” quel nome significa Yahweh salva, è Jeshua o giosuè dell'Antico Testamento; significa Yahweh salva e quindi il suo stesso nome si riferisce ad uno che salva.

In precedenza lo scrittore di Ebrei, nel capitolo 2, ai versetti 9 e 10, scrisse: “però vediamo colui che è stato fatto di poco inferiore agli angeli, cioè Gesú, coronato di gloria e di onore a motivo della morte che ha sofferto, affinché, per la grazia di Dio, gustasse la morte per tutti. Infatti, per condurre molti figli alla gloria, era giusto che colui, a causa del quale e per mezzo del quale sono tutte le cose, rendesse perfetto, per via di sofferenze.” Gesù è colui che ha assaggiato la morte per ogni uomo. Gesù è colui che è diventato l'archēgos, il pioniere, il capitano, il leader, l'apripista, l'iniziatore della salvezza.

Ed è stato reso perfetto offrendo sè stesso. Infatti, il nome Gesù parla della nostra salvezza così tanto che lo scrittore di Atti 4:12 dice che non c'è altro nome sotto il cielo dato agli uomini per cui possiamo essere salvati del nome di Gesù. Quindi il suo stesso nome qui parla della sua opera di salvezza, e quindi c'è una nota di lode qui, mentre la benedizione inizia proprio con il nome di Gesù, il salvatore, ma c'è molto di più. Il versetto 20 dice infatti che egli ha compiuto la sua opera di salvezza tramite il sangue del patto eterno. Questa è una frase meravigliosa, ‘il sangue del patto eterno.’

Vedete, gli ebrei hanno sempre saputo che il peccato doveva essere espiato con il sangue, che non c'era altro modo e questo fa parte del messaggio di questo libro di Ebrei, nel capitolo 9, versetto 18 leggiamo questo: ‘Per questo neanche il primo patto – o il primo testamento, cioè quello antico sotto Mosè – fu inaugurato senza sangue,’ ogni ebreo era al corrente che la ratifica dell'Antico patto di Levitico 17:11 doveva avvenire tramite il sangue. L’antico patto fu inaugurato e ratificato con lo spargimento del sangue, perché nel disegno divino, per poter affrontare questioni di peccato, ci doveva esser lo spargimento del sangue.

Mosè fu l'agente di Dio per aspergere quel sangue e ratificare il patto, per attivarlo, “Infatti, quando tutti i comandamenti furono secondo la legge proclamati da Mosè a tutto il popolo, egli prese il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issopo, asperse il libro stesso e tutto il popolo, e disse: ‘Questo è il sangue del patto – o del testamento – che Dio ha ordinato per voi. Asperse di sangue anche il tabernacolo e tutti gli arredi del culto.” Dio sta facendo un'osservazione molto importante: ‘c'era sangue dappertutto.’ Sangue sul libro della legge, sangue su tutto il popolo, sangue sul tabernacolo e su tutti gli utensili del tabernacolo, era una confusione totale piena di sangue, c’era sangue dappertutto.

Dio stava dicendo che non è possibile fare un patto con Lui senza lo spargimento del sangue, ma tutto quello era solamente simbolico dello spargimento di sangue finale che avrebbe potuto portare gli uomini alla pace con Dio, giusto? E quindi, il versetto 22 dice quasi ogni cosa è purificata con sangue; e, senza spargimento di sangue, non c'è – cosa? – remissione, non c’è perdono, non c'è alcuna pace con Dio. Ed è per questo che Gesù ha ratificato il nuovo patto in Matteo 26:28 dicendo: “Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.” E stava dicendo in effetti che il Suo sangue sarebbe stato inaugurato nel nuovo patto.

Quindi i patti venivano stipulati con il sangue e se qualcuno avrebbe mai avuto pace con Dio sarebbe stato possibile solamente tramite lo spargimento del sangue e nessun sacrificio animale avrebbe mai potuto influire su quella vera pace, ma doveva esserci il sacrificio definitivo di Cristo, del quale tutti i sacrifici animali erano solamente un’anteprima ed un'immagine. Se dovesse guardare di nuovo a quello che dice Ebrei 13:20, li dice che si tratta del sague del patto eterno. Il patto mosaico, l'Antico patto non era eterno era solamente un'alleanza temporanea. Era solo ombra delle cose a venire, è quindi stato sostituito dal patto eterno, perché Gesù Cristo, con un offerta unica, ha perfezionato per sempre coloro che vengono santificati.

Con quell'unico sacrificio ha realizzato una salvezza eterna. In Ebrei 9:12 si legge: "ma è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Cosí ci ha acquistato una redenzione eterna.” Il sacerdote ci entrava ancora e ancora e ancora e ancora, e c'erano sacrifici su sacrifici su sacrifici. Cristo entrò una volta e non ne uscì più, ma acquistò una redenzione eterna, una redenzione eterna, e quindi impariamo da questo passo che Egli è il salvatore della sua chiesa, si chiama così, ed è anche l’opera che compì sulla croce. E poi c’è anche un'altra frase all'inizio del versetto 20, quando dice che il Dio della pace, ha risuscitato dai morti il nostro Signore Gesù.

Anche questo è un elemento essenziale della sua opera di salvezza. Infatti, il timbro d’approvazione da parte del Padre è avvenuto quando ha resuscitato Gesù dai morti, lì l’opera era finita. Pensiamo alla risurrezione come mezzo per la nostra risurrezione. Vediamo la risurrezione come la vittoria sulla morte di cui anche noi godremo, e questi sono modi corretti di vederla, ma non sono esaustivi. Dobbiamo considerare la risurrezione di Gesù Cristo come la più grande affermazione dell’approvazione di Dio sulla sua opera di salvezza. Quando l’ha risuscitato dai morti, ha affermato di aver compiuto ciò che era andato a fare sulla croce.

E quindi l'opera salvifica di Cristo giunge a noi molto chiaramente tramite il versetto 20. Gesù tramite il suo sangue ci fa entrare in un patto eterno ed in risposta il Dio della pace lo risuscitò dai morti, ed è Cristo che è, dice Paolo in Efesini 2, ‘la nostra pace,’ Egli è la nostra pace. Egli ha fatto la pace, in Colossesi 1:20 dice ‘per mezzo del sangue della sua croce,’ e credo che è per questo che in Luca 10, credo al versetto 6 veniamo chiamati ‘figli della pace.’ Egli è il salvatore della sua chiesa. Ora miei cari lasciatemi dire cosa significa... Questa chiesa non è un'organizzazione umana, né lo è alcuna chiesa di Gesù Cristo.

Non si entra a far parte di questa chiesa iscrivendosi, non ci si diventa membri solamente perché ti piacciono le persone che la frequentano o perchè credi potrebbe esser di beneficio per i tuoi affari di lavoro o potrebbe migliorare il tuo stile di vita, o perchè ti piacciono alcune delle cose che facciamo, o la musica, o perchè ti fa sentire meglio con te stesso, no. Si entra a far parte della chiesa in virtù della morte sacrificale del Signore Gesù Cristo, e tale l'ingresso appartiene solamente a coloro che sono stati redenti e purificati tramite il suo sangue prezioso. Non siamo noi a stabilire la chiesa, è lui a stabilirla, è la sua chiesa, ed Egli è il salvatore della chiesa e porta chi vuole, parliamone un attimino.

Ci sono due elementi di cui vorrei parlare. In primo luogo, egli ama la sua chiesa. La sua opera di salvezza è stabilita sul suo amore salvifico. Noi amiamo perché lui ci ha amato per primo, è Dio che ha predeterminato d’avere una relazione amorevole con noi ancora prima che esistessimo, e ci ha amato anche quando l’odiavamo, ed anche quando eravamo nemici, Dio, con il suo grande amore, ci ha riconciliati con sé tramite la morte di suo figlio. Egli ci ama, è stato il suo amore a redimerci, è stato il suo amore a fargli dare il suo sangue prezioso, più prezioso di qualsiasi bene umano.

Nel capitolo 5 di Efesini al versetto 2, c'è una dichiarazione meravigliosa che sicuramente conoscete bene, dice: "Camminate nell'amore come anche Cristo vi ha amati e ha dato sé stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave,” Cristo ci ha amati così tanto che ha dato se stesso per noi, è meraviglioso sapere di essere amati, è meraviglioso saperlo, Egli ama la chiesa, ama la chiesa così tanto che ha dato se stesso per la chiesa. E nel mentre serviamo e diamo la nostra vita e tutto il meglio che abbiamo, e siamo un po’ ansiosi perché la chiesa non è tutto ciò che dovrebbe essere, e vediamo persone slittare via e ci chiediamo il perché le cose non risultano come dovrebbero.

E come uomini di Dio, ministri o come guide, ci diciamo: ‘oh Signore, questa è la mia vita, è la mia passione, e sto dando tutto quello che ho per questo, ci tengo così tanto e vivo per questo, ma nonostante tutto la situazione non è quella che vorrei,’ e che il nostro dolore sia lenito dal fatto che Lui la ama infinitamente più di noi. Non è il mio cuore ad essere confortato dal fatto che, quando sono addolorato per coloro che non fanno quello che dovrebbero fare, e non rispondono come dovrebbero, e sono addolorato per quello; pensate a quanto sia addolorato colui che la ama infinitamente di più, eppure continua ad amare. Ama la sua chiesa ed, ‘avendoli amata,’ dice Giovanni 13: “Avendoli amati, coloro che son nel mondo, li amo alla perfezione”

Non smette d’amare il suo popolo perché fallisce. Non smette di amare il suo popolo perché cade. Non smette d’amarli perché sono indifferenti, perché non sfruttano le opportunità, le risorse e i privilegi da lui offerti, non smette mica d’ amarli, e anche noi dobbiamo ricordare che colui che conosce infinitamente tutto ciò che c’è da conoscere , ama anche le persone che conosce così bene, e siamo confortati dal fatto che ama la sua chiesa. Ha pre-stabilito di porre il suo amore su di loro prima che il mondo fosse stato fondato e di fatto lo continuerà ad amare fino a quando il mondo stesso non rinascerà nell'eternità a venire.

Ci ama così tanto che è diventato peccato per noi che non conoscevamo peccato, affinché noi diventassimo la giustizia di Dio in lui. Egli è sempre all'opera nella sua chiesa, amando le sue persone nella chiesa ed amandole nel mentre sono nella chiesa. Ed il suo amore sale a Dio, dice Efesini 5:2, come un profumo soave nelle narici del Santo. È una cosa così confortante: Cristo ama la sua chiesa. Questo mi dice che devo amare la sua chiesa nonostante tutto. Mi dice anche di non temere, perché se io sono preoccupato per la chiesa che amo, lui è infinitamente più preoccupato per la Sua chiesa. Se penso di avere il diritto d’esser preoccupato perché ho dato così tanto di me stesso alla chiesa, allora quanto più ha dato Lui di sè stesso alla chiesa! Molto più di me stesso.

Nell'Apocalisse al capitolo 1, versetto 5, c'è una dichiarazione bellissima, e di nuovo è una dossologia di lode, una gloriosa benedizione maestosa, e dice questo, “a Lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno dei sacerdoti del Dio,” incomprensibile. Ama la sua Chiesa, ed è tutto al presente tra l'altro, e cos’è che ci separerà da questo amore? La tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la carestia, la nudità, il pericolo, la spada? E che dire della vita? Della morte? Degli angeli, dei principati, delle cose presenti, delle cose future, delle potenze, dell'altezza, della profondità, di qualsiasi altra creazione?

Mai, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla perfezione. È una cosa così confortante per me, e mi ci aggrappo: ama la chiesa molto più di me, e questo significa che dedicherà la sua attenzione all'oggetto del suo amore. In secondo luogo, quando lo si considera come salvatore della Chiesa, dobbiamo ricordarci che è dedicato ad edificarla. Come colui che salva è colui che l’edifica, ci porta all’interno, aggiunge persone alla sua chiesa, la incornicia affinché cresca come un tempio santo a sè. Amo il passo in Matteo 16, uno dei miei preferiti: ‘Io edificherò la mia chiesa,’ che bel pensiero!

Cioè, non è la nostra occupazione quella di far crescere la chiesa, è la sua; non è il mio compito quello di stabilire o costruire la chiesa, nè mio nè di chiunque altro, non è compito nostro quello d’escogitare dispositivi e mezzi, schemi di saggezza umana per stabilire la chiesa. Egli la costruirà e le porte dell'Ades non prevarranno. E questo è un eufemismo per la morte, un eufemismo ebraico per indicare la morte. La morte è l'arma per eccellenza che si trova in mano all'avversario, come dice Ebrei 2, che ha il potere sulla morte, Satana. E quello che sta dicendo è: ‘Io edificherò la mia chiesa ed il peggio che si potrà fare contro di essa... persino la morte, non prevarrà.’ Uccidere la chiesa, non porta altro che alla crescita della popolazione in gloria, tutto lì.

‘Io edificherò la mia chiesa,’ Sapete io voglio solamente far parte della chiesa che sta edificando, tutto lì. Voglio solo far parte della chiesa che sta stabilendo; ecco perché sono così dedicato al fatto che dobbiamo fare tutto secondo il libro. Non vogliamo fare nulla che potrebbe confonderci. Non vogliamo usare tutti gli strumenti umani per stabilire la chiesa, perché non sapremmo se l’avessimo fatto noi o lui, non voglio vivere così! Voglio solo far parte di quello che sta facendo, di quello che sta facendo. Ed amo il modo in cui lo dice, non dice: ‘Edificherò la chiesa, ma edificherò la mia chiesa;’ che grande verità, la possiede Lui. Spesso mi viene chiesto: ‘chi è il proprietario della tua chiesa.’ Mi piace quella domanda.

Chi la possiede? Il Signore Gesù Cristo, l'ha acquistata lui, con il suo sangue prezioso. La possiede, l’edifica, infatti, sapete una cosa? Egli è lì che le aggiunge quotidianamente colroo che devono essere salvati. È Lui che si trova nell’edilizia della chiesa! In Giovanni 10 dice: ‘Io conosco le mie pecore, e le mie pecore mi conoscono. Sentono la mia voce e mi seguono, ‘le mie pecore,’ amo quella frase!’ Noi li apparteniamo, è il costruttore, il proprietario, l'acquirente, la pietra angolare, il fondamento, il possessore, è la sua chiesa, e viene stabilita con una certezza, legata alla promessa di Dio che non può fallire.

Contro ogni opposizione, contro ogni minaccia, contro ogni carnalità, contro ogni inettitudine, contro ogni indifferenza, apatia, apostasia, liberalismo, denominazionalismo e ogni altro ismo e spasmo e tutto il resto, sta edificando la sua chiesa. Sta edificando la sua chiesa. Sta edificando la sua chiesa 1 Corinzi 3:9 dice che siamo l'edificio di Dio, siamo l’edificio di Dio. Efesini 2 dice che siamo stati edificati come un tempio santo, la dimora dello Spirito. Paolo disse a Timoteo: ‘Ti sto dicendo come comportarti nella chiesa del Dio vivente,’ è la sua chiesa. E quindi lui è il suo salvatore, ama ed edifica la sua chiesa.

In secondo luogo, in Ebrei 13:20 ne è anche il pastore. È un pensiero bellissimo, bellissimo. Egli è il grande pastore delle pecore, dice. Come salvatore, ama ed edifica e come pastore ha anche alcune funzioni uniche e speciali. Ma prima di tutto vogliamo notare che è il ‘grande pastore.’ A differenza di tutti gli altri pastori che sono solamente terreni, Lui è il grande pastore. Il Salmo 77:20 dice di Mosè: "Hai guidato il tuo popolo come un gregge per mano di Mosè e di Aronne;” erano pastori, ma non grandi pastori. Tre volte nel Nuovo Testamento Gesù Cristo viene chiamato ‘pastore.’

In Giovanni 10 è il buon pastore. In 1 Pietro 5 è il primo pastore ed in Ebrei 13 è il grande pastore. Buon pastore, capo pastore, grande pastore. E sapete ho contato almeno una mezza dozzina di posti nei quali la Bibbia identifica i popoli empi come nazioni con questo titolo, ‘Erano come pecore senza cosa – cosa? – senza un pastore.’ Quindi, se siamo credenti, siamo pecore – come cosa? – con un pastore? Sapete una settimana fa ci siamo riuniti con gli uomini e stavamo parlando e discutendo sul come sviluppare un qualche modo per curare pastoralmente le persone più efficentemente, ed in momenti come quelli, io ne vengo fuori e... sai le persone dicono:

non c’è impegno, e non c’è un seguito, e stiamo perdendo alcune persone da questa parte, ed altre invece da quest’altra parte, c’è un sacco di gente che non vediamo da molto e ci chiediamo dove siano, e cerchiamo di rintracciarle. Abbiamo tutti questi problemi logistici da risolvere e ti ritrovi li dopo la riunione e ti chiedi: ‘Signore, come faremo a tenere traccia di queste persone? È da un po’ di settimane che non vengono, non sappiamo dove sono, magari sono malati, ma non lo sappiamo, oppure sentiamo parlare di una qualche tragedia e non abbiamo avuto modo di parlare con le persone per scoprire se stanno continuando a camminare con il Signore, se la loro salvezza è autentica. E c'è una certa ansia nel cuore e ci si preoccupa, e ve lo dico, a volte torno a casa e mi ritrovo lì a fissare il soffitto con la mente piena di pensieri su com’è che possiamo pascere le pecore. Ma siamo confortati da questo miei cari, che il grande pastore sta pascendo le sue pecore.

A volte possiamo pensare che se una persona viene salvata e non entra a far parte di un programma di proseguimento finisce con il perdere la propria salvezza, e quindi dobbiamo in qualche modo aiutare lo Spirito Santo. Non possiamo lasciare le persone al Signore. Bisogna farle entrare nel programma! Non siamo sbilanciati su quello, purché capiamo che dobbiamo far di tutto per avere gli strumenti, ma dobbiamo tenere bene a mente che il Sinore è il pastore ed io non mi preoccupo delle sue pecore. Farò tutto il possibile per esserne coinvolto, ma hey, sono sue. Voglio essere fedele a ciò che mi ha dato, ma ascoltate, perderei la testa se pensassi di avere la responsabilità finale nelle mie mani.

Cioè, io gli offro tutto il mio cuore, non perché penso che dipenda da me, ascoltate, se volete una prospettiva, ascoltate qui. Non servo il Signore Gesù Cristo, non insegno la sua parola o quello che faccio, cioè nessuno di noi lo fa, come anziani, o guide della chiesa, pastori; nessuno di noi lo fa perché pensiamo di esser responsabili della chiesa, non so voi, ma io lo faccio perché voglio far parte di quello che Cristo sta facendo, tutto qui. Sapete una cosa, lui stabilirebbe la sua chiesa con o senza di me, è così! Ascoltate, se le porte dell'inferno non prevalranno, pensate forse che John MacArthur potrebbe? L’edificherà anche senza di me!

‘Ma io perdo,’ ed il mio servizio di tutto cuore a Cristo e tutto il nostro servizio di cuore a Cristo non è per aiutare Dio a fare ciò che altrimenti non potrebbe, ma è per esserne parte! Che gioia, e quindi noi pasciamo con tutto il cuore e nel modo migliore che possiamo. E quando siamo a corto di risorse e non sappiamo cosa fare o cosa dire, non sappiamo come prenderci cura delle persone e soddisfare i loro bisogni nel modo in cui dovrebbero essere soddisfatti, dobbiamo fare un passo indietro e dire: ma il grande pastore è il pastore, non è vero? Ieri mi è stato raccontato di una signora della nostra chiesa che ha partorito ed è morta, il bambino è prematuro, attraccato ai vari sistemi di supporto, con poso ossigeno al cervello e tutta quella roba li.

Il padre è rimasto senza moglie e con un figlio così e si potrebbe dire: ‘Beh... che cosa si potrebbe dire?’ E s’incespica un po’ e poi si ricorre al fatto che il grande pastore pasce le sue pecore, non è vero? È qui che le risorse umane finiscono, ma il Signore è il grande pastore, il capo pastore, il buon pastore. Per questo guardiamo a due cose che fa. In primo luogo, equipaggia. Notate al versetto 21 che dice che il grande pastore, per mezzo del sangue del patto eterna, ‘vi rende perfetti in ogni opera buona affinchè facciate la sua volontà.’

Il motivo per cui ci ha perfezionati nella salvezza, il motivo per cui ci ha portati alla perfezione salvifica in sè fu per portarci a fare la sua volontà. Ci sta perfezionando per fare la sua volontà. Ci sta equipaggiando per fare la sua volontà, è così meraviglioso. Usa la parola per plasmarci e modellarci nella sua volontà. Nelle Scritture ci viene anche detto il proposito in 2 Timoteo 3:16, a quale fine? Affinchè l’uomo di Dio sia completo, e ben preparato per ogni opera buona. Quindi ci ha dato la sua parola e poi ci ha dato uomini dotati, in Efesini 4 dice che ha dato ‘apostoli, profeti, evangelisti, e pastori insegnanti per il perfezionamento e per l'equipaggiamento dei santi.

E quindi ci ha dato la parola, ma non ci ha dato solamente la parola, ci ha anche dato degli uomini di Dio dotati in modo unico che possono riversare la sua parola su di noi. E poi ci ha dato degli insegnanti e poi, secondo 1 Pietro 5:10, dice che dopo aver sofferto un po' il Signore vi renderà perfetti. Ci dà anche delle prove in cui la Sua parola può operare. Nel Vangelo di Giovanni al capitolo 15, dice che la parola è come un coltello e ci pota, ci pota. Quindi c’è la parola che ci viene portata individualmente, tramite uomini dotati e poi il Signore arriva e porta la sofferenza e dopo che abbiamo sofferto un pochino, il Signore ci sottopone a svariate prove, tentazioni e sofferenze dolorose, perché? Perché è il contesto in cui siamo costretti a mettere in pratica la parola, vero? Quello è il processo di potatura.

Vedete, quando mi trovo nella lotta, quando lotto contro il peccato e con la sofferenza, con l'ansia, il dolore, ed ho lutto nella mia vita, quando sto attraversando dei momenti difficili, quelli sono i momenti in cui vedo ribollire dentro di me la bruttezza della mia peccaminosità ed imparo ad odiare sempre di più il mio peccato. Sono i momenti in cui posso mettere in discussione Dio e dubitare di Lui, ed è lì che imparo ad odiare i miei dubbi e la mia peccaminosità. Quelli sono i momenti in cui mi ritrovo in ginocchio e quello è un bene! Queste sono le volte in cui voglio avvicinarmi a Dio! E quello è un bene. Sono i momenti in cui desidero il Cielo e la liberazione da questo mondo, e anche quello è un bene.

Quindi la sofferenza è una cosa buona! Il Signore porta la sofferenza, noi portiamo la parola. I predicatori non devono portare la sofferenza, non confondetevi su quale sia il vostro compito; il Signore se ne occuperà. Noi portiamo la parola. E quindi il Signore ci prepara, c’edifica, e ci rafforza; ci dà la potenza dello Spirito Santo. Dice: ‘Sarete miei testimoni dopo che la potenza dello Spirito discenderà su di voi’ in Atti 1:8. Gerusalemme, Giudea, Samaria e l'estremità della terra, e andrete, dice in Giovanni 15, e porterete molto frutto. E dal vostro ventre, dice Giovanni 7, sgorgheranno fiumi d’acqua viva. E quindi sta equipaggiando la sua Chiesa.

Non è meraviglioso? Abbiamo corsi di formazione, abbiamo parlato di questo, abbiamo il discepolato, dobbiamo essere coinvolti nell'evangelizzazione, e stiamo sempre lavorando il più possibile ricordando sempre però nella nostra mente che il Signore sta preparando la sua chiesa, e lo sta facendo tramite la parola, le prove, e tramite la potenza dello spirito di Dio. Oh se è una cosa meravigliosa... e non dipende da noi! Noi facciamo del nostro meglio perché vogliamo far parte di quello che sta facendo, capite il punto? Non riesco a pensare ad un privilegio più grande di quello. In Efesini 5:29 c’è un versetto che normalmente viene usato per parlare del matrimonio, ma in realtà forse più di ogni altra cosa parla della Chiesa.

Dice: “Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa,” Il Signore nutre e cura teneramente la sua Chiesa, due parole bellissime. Nutrire significa accudirsi di qualcuno, custodire... mentre curare teneramente implica il riscaldare con il calore corporeo. É un po’ come una l’allattamento di una madre. Il termine per curarsi teneramente è usato nel parlare di una madre che allatta in 1 Tessalonicesi 2:7 ed è come se il Signore accogliesse la sua amata e la curasse, la nutrisse e la riscaldasse. Significa riscaldare con calore corporeo, sciogliere o ammorbidire, e c’è una certa intimità; il Signore viene e ci pasce, ci nutre, ci riscalda e ci scioglie per rimodellarci; un pensiero bellissimo, un pensiero bellissimo. È all'opera, è all’opera, e questo ci conforta. Quando sono a corto di risorse, quando sono a corto d’idee, quando la mia mente è frustrata, dico sempre ‘Signore, come possiamo far sì che le persone s’impegnino di più, come possiamo far sì che si muovano, che siano più preparate, più fedeli, che crescano di più, che maturino!’

Signore, abbiamo bisogno di nuovi modi, di nuovi livelli d’impegno, ed il fatto che lo sta facendo mi conforta. Sta facendo progredire la sua chiesa, la sta equipaggiando, la sta nutrendo la sta curando, che grande conforto. In secondo luogo, come pastore intercede per la sua chiesa. Proprio come un pastore uscirebbe a combatte il lupo, il Signore Gesù Cristo combatte l'avversario che si presenta costantemente davanti al trono di Dio per accusare i fratelli. Si presenta davanti al trono di Dio per accusarci come ha fatto con Giobbe, e Gesù viene in nostro soccorso e ci difende.

È il nostro difensore, è il nostro intercessore, è il nostro avvocato, è empatico, è simpatizzante, è il nostro sommo sacerdote; oh che pensiero grandioso! E lo si vede in Giovanni 17 quando pregò al Padre e disse: ‘Padre, non prego per quelli che sono nel mondo, ma per quelli che mi hai dato affinchè siano uno,” O Padre, preghiamo che siano uno con me così come io lo sono con te,” e preghò per i suoi in quel passo meraviglioso. E la sua opera sacerdotale si vede in continuazione nel Nuovo Testamento, in 1 Giovanni 2 dice che quando pecchiamo abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo il giusto. In altre parole, quando pecchi e l'accusa di quel peccato viene presentata al cospetto del trono di Dio, Gesù si erge come avvocato e dice: ‘Padre, quel peccato è stato già pagato,’ quel peccato è già stato pagato! Il mio sangue ha pagato per quel peccato ed è per questo che nessun peccato può essere addebitato agli eletti di Dio.

Dio lo addebiterà a voi come suoi eletti quando vi ha eletti? Lo addebiterà a voi quando vi ha già giustificato? Il Dio che vi ha giustificato una volta addebiterà forse un altro peccato sul vostro conto? Ci sono informazioni che non aveva o un tribunale più elevato di Dio? Cristo, vi condannerebbe mai? Colui che portò il vostro peccato sul suo corpo sull'albero maledetto? Che ha espiato perfettamente tutti i vostri peccati? Avrebbe forse qualche altro peccato da imputare sul vostro conto? No per nulla al mondo... e quindi c’è sempre un Cristo che intercede per noi.

E quindi intercede per la sua Chiesa. Parla al Padre anche dei nostri bisogni, perché ne abbiamo molti. Non è un sommo sacerdote che non può essere toccato dai sentimenti delle nostre infermità, ma è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però peccare. Sa esattamente cosa sperimentiamo e quindi è in grado d’aiutarci, può venire in nostro aiuto, come dice Ebrei 2:18. È un perfetto sommo sacerdote, dice Ebrei 7:25, che vive sempre per intercedere per noi. Ebbe fame, ebbe sete, fu sopraffatto dalla fatica, dormì, fu istruito, crebbe, fu amato, fu odiato, amò, odiò. Fu stupito, meravigliato, si rallegrò, si rattristò, si arrabbiò, si indignò, aveva sarcasmo, fu addolorato, turbato, è stato sopraffatto dalla realtà degli eventi futuri.

Ebbe fede, lesse le Scritture, pregò tutta la notte, riversò il suo cuore sul dolore degli uomini e pianse dal cuore, ci è già stato, era comprensivo, empatico e ci ha difeso. Che grande pensiero, Egli è il nostro fedele sommo sacerdote, sempre in intercezione. E quindi lo vediamo come pastore, da una parte che nutre con un rapporto di cura, di affetto, per equipaggiare la sua Chiesa a fare la Sua volontà. In un altro senso, intercedendo per noi, assicurandosi che non ci sia mai nulla contro di noi; il suo sangue continua a purificarci da ogni peccato. 1 Giovanni 1:9 è il salvatore della sua chiesa, il pastore della sua chiesa. In terzo luogo, è sovrano sulla sua Chiesa, è sovrano sulla sua chiesa.

Guardate di nuovo il testo e notate la parola ‘Signore,’ kurios è usata 92 volte nel Nuovo Testamento, e potremmo discutere varie sfumature e significati, ma una cosa è molto chiara: quando è usata nel Nuovo Testamento in riferimento al figlio di Dio significa sovrano, punta a colui che è al controllo, punta a colui che ha un autorità completa. È il Signore, è il signore, è sovrano della sua chiesa. In Efesini, capitolo 1, ci viene detto che Dio ha posto tutto sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti. Egli è a carico.

Colossesi, capitolo 1 dice essenzialmente la stessa cosa al versetto 19: “Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza,” e quindi, il versetto 18 dice che è il capo della Chiesa, è il principio, è la prōtotokos, il preminente, affinchè in ogni cosa abbia il primato. Quindi il concetto di ‘Signore’ ha a che fare con il fatto che Gesù Cristo è il sovrano. Ora, di nuovo, questo si manifesta nella Chiesa in due modi che voglio mettere in evidenza; in primo luogo, egli governa la sua chiesa. Come Signore della chiesa, egli governa la chiesa. Lasciate che vi dica una cosa, gente, se qualcuno vi dovesse mai chiedere chi è il capo di Grace church, la risposta dev essere Gesù Cristo.

Non lo dico per scherzo, Gesù Cristo è il capo di questa chiesa. Efesini 5:23 dice che è il capo. La parola è kephalē, che fondamentalmente include l'idea di essere il primo o il più importante, il supremo, colui che determina cosa fare, è colui che decide, che è al comando, l’idea è quella del sovrano. È il capo della chiesa, e questo è ripetuto varie volte nel Nuovo Testamento, e come capo ha l'autorità, governa, è ovvio in Apocalisse 1 nell’illustrazione che lo descrive in movimento tra i candelabri, ognuno dei quali rappresenta la sua chiesa, e si occupa di regolare le lampade, e si presenta con piedi di bronzo ed occhi ardenti e penetranti alla ricerca del peccato che deve essere eliminato.

È il Signore della sua chiesa; ecco perché in Matteo 18 lì dov è descritto il processo di disciplina, dove viene presentato il modo di occuparsi del peccato. Dice che quando due o tre sono riuniti, ‘io sono lì in mezzo a loro,’ e non si tratta di due o tre in una riunione di preghiera, no, sono due o tre testimoni che confermano il peccato di qualcun altro nella disciplina. Il brano intero parla della disciplina e li sta dicendo non esitare a farlo, perché quando vi radunerete con i testimoni giusti ad affermare il peccato di qualcuno, non dovrete trattenervi perché io sarò già lì in mezzo a voi, e quindi sigillerete sulla terra ciò che è già stato sigillato in cielo, e scioglierete sulla terra ciò che è già stato sciolto in cielo.

Quindi agite in vece di Cristo, che grande verità! Egli governa la sua chiesa e governa tramite una pluralità di uomini pii, come ha sempre fatto, ed è per questo che abbiamo 50 anziani qui a Grace Church con un unico obiettivo. Il nostro obiettivo è quello di fare quello che Cristo vuole che facciamo. Ora, sappiamo già molto di quello che vuole che facciamo perché è scritto qui, e lì dove il libro non parla e on abbiamo abbastanza informazioni nelle Scritture per prendere certe decisioni, sta a noi discernere la mente di Dio con la preghiera, con riflessione, e con pazienza dobbiamo aspettare affinchè Dio ci sveli ciò che vuole fare. Per questo ci siamo sempre impegnati al fine di esser unanimi in tutto quello che decidiamo, tutti e 50 unanimi o non si fa niente.

Poiché Dio ha una sola volontà, e spetta a noi, come sotto-pastori di Gesù Cristo, sapere quale sia. Spetta a noi sapere cos’è che Cristo vuole fare nella sua chiesa, e lo ricercheremo la sua mente finché arriveremo a capire cos’è che vuole. Cristo governa questa chiesa, io non voglio questa responsabilità così come non la vuole nessuno che pensi chiaramente. È già abbastanza brutto dover rispondere e render conto per la propria vita, senza dover render conto di un sacco di altre persone. Perciò ricerchiamo la mente di Dio tramite la preghiera, finché lo Spirito di Dio non ce la rivelerà, ma lui è il sovrano della sua Chiesa.

L'unica cosa che vogliamo fare è discernere la sua volontà, tutto lì, vogliamo discernere la sua volontà. È per questo che ci basiamo su questo libro, semplifica le cose. In secondo luogo, se dovessimo considerare alla posizione del Signore Gesù Cristo nei confronti della sua chiesa, non solo la governa, ma le insegna, insegna alla sua chiesa, anche questo fa parte del suo governo. Ha autorità da poter fare tutto quello che vuole ed ha autorità di rivelare tutta la verità, è il nostro maestro, la sua volontà ci è rivelata tramite la sua parola, la sua volontà ci è rivelata tramite strumenti umani, ma è lui il maestro.

Infatti, nel vangelo di Giovanni disse più volte ai suoi discepoli che sarebbe stato così. In Giovanni 14, credo sia il versetto 20, dice ‘In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e voi in me e io in voi.’ Lo saprete, conoscerete tante cose, come? Versetto 26: "ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto".

Versetto 26 del capitolo 15: "Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me". Vi parlerà di me, vi dirà quello che dovete sapere. Capitolo 16 versetto 12: ‘Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.”

Quindi, vedete che il Signore è al controllo di tutto. Egli governa, nutre ed insegna la sua chiesa tramite la parola e lo spirito, tramite la parola e lo Spirito, tramite la parola e lo Spirito. Quindi, quando andiamo alla Parola di Dio, vediamo che è chiaro ed attingiamo allo Spirito; questo è 1 Giovanni 2:20 e 27, dove dice che abbiamo ricevuto l’unzione dal Santo, dice che non abbiamo bisogno d’insegnanti umani, abbiamo l’unzione del santo. Ovvero insegnanti terreni, mondani, fuori dal regno, che non conoscono la Parola di Dio. Non abbiamo bisogno di quel tipo di saggezza, perché abbiamo l'unzione di Dio e l'unzione non è altro che lo Spirito Santo. Quindi abbiamo la Parola di Dio e l'autore dello Spirito di Dio che riversano la verità tramite uomini dotati da Dio e così facendo Cristo guida la sua chiesa.

Non sono qui per darvi la mia opinione su niente, se mai lo farò, cacciatemi! Non sono qui per darvi la mia opinione. Non sono qui per parlare di questioni sociali che non hanno nulla a che fare con la Parola di Dio. Io sono qui per aprire la Parola di Dio affinché conosciate la mente di Dio ed il cuore del Salvatore affinché possa insegnare alla sua chiesa. E l'ho già detto in passato e lo ripeterò: sono solamente un cameriere, non ho cucinato il pasto, ho solo la responsabilità di consegnarvelo senza rovinarlo e portarvelo caldo. Infine, non è solo il Salvatore che ama ed edifica la sua chiesa, il pastore che equipaggia ed intercede per essa, o il sovrano che governa ed insegna alla sua chiesa, ma è anche il santificatore che purifica e glorifica la sua chiesa;

È il santificatore che purifica e glorifica la sua chiesa. Guardate al versetto 21, l’ultimo fine è quello di ‘operare in voi,’ che bellezza. È così bello sapere che Egli è all’opera in noi, non è vero? È il santificatore, è colui che ci separa dal peccato, è lui che ci purifica, ed è anche colui che ci porta a dargli gloria nei secoli dei secoli, è il santificatore, il purificatore, ed il glorificatore. Sapete noi ci preoccupiamo, e lo siete anche voi no? Vedete qualcuno che dice di esser cristiano, ma c'è del peccato nella sua vita e vi preoccupate un po’ volete che se ne sbarazzi, lo confrontate e a volte il processo di disciplina continua.

Oggi abbiamo parlato di un ragazzo che continua a cadere nel peccato e poi dice che vuole smettere e poi continua a tornarci e poi ne esce di nuovo e poi ci rientra e così facendo dobbiamo tornare di nuovo al processo della disciplina. E ne siamo così addolorati nel cuore per questo genere di cose e l'unico conforto che abbiamo è che se apparteniamo a Gesù Cristo Egli è il purificatore della sua chiesa, e può darsi che la purifichi con l'allontanamento, può darsi che la purifichi con la morte di un credente infedele, come in 1 Corinzi 11 e 1 Giovanni 5. Può darsi che purifichi la sua chiesa rafforzando quel cristiano e portandolo alla santità, questo spetta a lui.

Ma il suo obiettivo è quello di fare proprio quello ed è esattamente quello che dice in Efesini 5, ascoltate qui cosa dice: “Mariti, amate le vostre mogli come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei,” Perché l’ha fatto? Perché? ‘Per santificarla,’ per separarla dal mondo e per purificarla lavandola con l’acqua della parola, vuole che la sua chiesa sia pura e purificata affinchè alla fine la presenti a se gloriosa; affinchè diventi una chiesa gloriosa, purificata senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile.

Quindi è il purificatore ed il glorificatore, purifica e poi glorifica, e la glorificazione è semplicemente la purificazione finale, non è vero? Ed un giorno saremo a lode della gloria di Dio, e per mezzo di Gesù Cristo, il Dio della pace, riceveremo gloria nei secoli dei secoli, amen da parte nostra. Cristo purifica ed è all'opera per purificare, per purgare... e questa è così confortante sapere questo, ci porterà alla gloria, ci porterà alla gloria. E quando arriveremo, gente, saremo perfetti, senza macchia e senza difetti. Beh, spero che queste cose vi diano speranza così come la danno a me. Che non siamo da soli, e lasciatemi ripetere quello che ho detto pocanzi, è questo è chiave.

Ascoltate, non stiamo facendo quello che Cristo non può fare, gente. Non stiamo stabilendo la chiesa perché ha bisogno di noi per costruirla. Se Grace Church esplodesse oggi, non me lo aspetto, ma se lo facesse la chiesa di Gesù Cristo andrebbe avanti. Se io e tutte le nostre guide morissero sul colpo, la chiesa andrebbe avanti comunque. Non ha bisogno di noi per stabilire la sua chiesa. Voi ditpotreste dire: beh e perché lavoriamo così tanto, ve lo dico io il perchè, perché non c'è funzione più meravigliosa, emozionante, gloriosa, gioiosa, che soddisfa l'anima, che far parte di quello che Gesù Cristo sta facendo per la sua gloria eterna.

Molti anni fa, un giornalista si avvicinò al cantiere della Cattedrale di San Paolo a Londra. Stava scrivendo un articolo sulla costruzione di quella grande cattedrale e c’era un tizio che aveva un mucchio di pietre in mano e gli disse: ‘Cosa stai facendo?’ E lui disse: ‘Non si vede? Sto mettendo queste pietre qui dentro per costruire questa cosa qui.’ Pietra dopo pietra. Poi andò da un secondo tizio e gli chiese lo stesso e lui disse: ‘Mi sto guadagnando da vivere, ho una famiglia, ho figli, mi sto guadagnando da vivere.’ Andò da un terzo tizio e gli chiese lo stesso, e lui disse: ‘O Signore, sto aiutando Sir Christopher Wren a costruire la Cattedrale di San Paolo.’ Una prospettiva diversa, non è vero?

Che cosa stai facendo? ‘Ah, sto mettendo queste pietre al loro posto, sto facendo quello che devo no? Sai mi sto guadagnando da vivere, dopotutto sono un cristiano,’ E quello spirituale dice: ‘Faccio parte di Cristo all’edificazione del suo regno glorioso...’ Che concetto glorioso ragazzi.

Padre, ti ringraziamo perché ci hai dato la tua parola e non ci hai lasciato alcun dubbio o confusione su ciò che significa per noi e su ciò che richiede da noi. E tuttavia, ci hai anche dato te stesso ed è davvero la tua opera, fallo, Signore, fallo per la tua gloria e permettici di partecipare non perché hai bisogno di noi, ma perché vogliamo essere parte di qualcosa di eterno. Vogliamo mostrare il nostro amore, vogliamo lavorare con te, vogliamo conoscere la gioia, l'emozione e la benedizione che viene agli obbedienti, i fedele e coloro che sono diligenti.

Nel silenzio di questo momento potreste offrire al Signore qualche ringraziamento per il Salvatore che vi ha amati e vi ha edificati nella sua Chiesa. Per il pastore che vi sta equipaggiando, sta intercedendo per voi, per il sovrano che vi governa e vi insegna, per il santificatore che vi purifica e alla fine vi glorificherà. Il vostro cuore dovrebbe essere pieno di ringraziamenti. Alcuni di voi non conoscono nemmeno il Signore, ma forse nel vostro cuore c'è un movimento dello Spirito di Dio e un moto che dice: ‘Voglio che Cristo tolga il mio peccato. Voglio che sia il Signore della mia vita.

Voglio affidargli il destino della mia vita.’ Cercatelo in questo senso, apritegli il vostro cuore in risposta al movimento dello Spirito di Dio. Altri invece sentono il bisogno di appartenere ad una comunione, di entrare a far parte di questa chiesa o di qualsiasi chiesa in cui Cristo è innalzato ed esaltato e dove potete servire il suo Santo Nome. Lasciate che il vostro cuore sia sollecitato facilmente dallo Spirito di Dio.

FINE

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