Come ho accennato questa mattina, questa sera continueremo il nostro studio del quarto capitolo di Colossesi e prenderemo in esame alcuni versetti molto, molto interessanti, nei quali viene trattato almeno un aspetto della preghiera che vorrei sottolineare. Il titolo generale che ho dato a questa sezione è “Il parlare dell’uomo nuovo”, ed all’inizio della settimana, mentre studiavo questa porzione particolare della Scrittura, ho fatto un po' di fatica a capire se ci fosse qualcosa che potesse tenere il tutto insieme. Molto spesso, alla fine delle sue lettere, Paolo comincia un po’ a divagare, e passa da questo argomento a quell’altro, poi all'altro ancora, e a volte è difficile seguirlo.
Ma, mentre continuavo a leggere e rileggere, più e più volte, dal versetto 2 al 6 e continuavo a rimuginarci sopra nella mia mente, sono giunto alla conclusione che l’enfasi principale che pone qui ha a che fare con il parlare, ha a che fare con la bocca del credente. Ed ho pensato: “Be’, quello si collega molto bene a quello che ha detto finora, perché per tutto il terzo capitolo ha parlato delle caratteristiche dell’uomo nuovo. E quindi non fa altro che proseguire il discorso anche nel quarto capitolo, continuando a parlare della bocca dell’uomo nuovo. Un cristiano parla in modo diverso dagli altri. Ora, in Matteo capitolo 12 versetto 34, la Bibbia dice che "dall’abbondanza del cuore la bocca parla".
E quello che il nostro Signore intendeva dire con quelle parole è molto semplice. Intendeva comunicare che ciò che siamo dentro uscirà fuori dalla nostra bocca, e quella è veramente la chiave del nostro passo. L’apostolo Paolo sta dicendo che, se siete nuove creature in Cristo, se vi è stata data la vita della risurrezione, come spiegano i primi quattro versetti del capitolo 3, se siete risorti con Cristo, questo avrà un effetto sul vostro modo di parlare, sulle cose che dite. Ora, questa è la linea generale che Paolo segue mentre conclude il libro di Colossesi: che l’uomo nuovo è diverso. Ricordate, nel capitolo 3 dal versetto 5 al 9, abbiamo discusso il fatto che l’uomo nuovo si spoglia dei modi di fare della vecchia vita? E poi abbiamo visto, dal versetto 9 al versetto 14, che l’uomo nuovo si riveste dei modi di fare della nuova vita.
E poi abbiamo visto come, al versetto 15, l’uomo nuovo lascia che la pace di Cristo regni. Al versetto 16, l’uomo nuovo lascia che la Parola di Cristo dimori in lui. Al versetto 17, l’uomo nuovo è guidato dal nome del Signore; vale a dire, cerca di fare ogni cosa in modo da onorare Dio. E quindi Paolo ci sta presentando alcuni dei modi di fare che caratterizzano lo stile di vita dell’uomo nuovo. Ora, mentre riesaminavo queste cose, ho notato che fino al versetto 17, quindi dal versetto 5 al 17, egli parla della vita personale dell’uomo nuovo, indipendentemente da chiunque altro. L’uomo nuovo deve occuparsi di certe cose nella propria vita. E poi, in secondo luogo, a cominciare dal versetto 18—e lo ricorderete dal nostro ultimo studio di due settimane fa—a cominciare dal versetto 18 e proseguendo fino al capitolo 4, versetto 1, ci sono poi alcune cose che cambiano per l’uomo nuovo per quanto riguarda i rapporti con le persone della propria famiglia.
Quindi, prima di tutto, vediamo l’uomo nuovo in un ritratto personale. Poi vediamo l’uomo nuovo in relazione alle persone della propria famiglia. Ed ora, mentre arriviamo al capitolo 4, versetto 2, troviamo la terza dimensione dell’uomo nuovo: l’uomo nuovo in relazione alle persone che lo circondano al di fuori della propria famiglia. Anzi, qui l’attenzione principale è rivolta alle persone non credenti. Notate il versetto 5: “Comportatevi con sapienza verso quelli di fuori”. Quindi abbiamo visto l’uomo nuovo considerato personalmente, poi l’uomo nuovo nei suoi rapporti familiari—mogli e mariti, figli e padri, servi e padroni—ed ora vediamo l’uomo nuovo in modo particolare nell’ambito del suo parlare; e in questi versetti viene posta una grande enfasi sul modo in cui parla davanti a un mondo che lo osserva, lo ascolta e valuta il cristianesimo sulla base di quello che sente dire da questo presunto uomo nuovo.
Quindi, questa è più o meno l’enfasi che troviamo qui. Egli dice, al versetto 6: “Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, affinché sappiate come dovete rispondere a ciascuno”. Ed ancora una volta troviamo la stessa idea: l’uomo nuovo mentre vive davanti alle persone che lo circondano, in modo particolare per quanto riguarda il modo in cui parla. Potremmo dire che, in questi versetti, l’uomo nuovo ha una bocca nuova. E sapete, una delle cose—so che molti di voi l’avete sperimentata—una delle cose che accadono quando diventate cristiani è che è sorprendente vedere come il Signore, in un certo senso, cambi le cose di cui parlate, non è vero? Molte persone mi hanno confessato: “Sai, da quando sono diventato cristiano, non dico più parolacce. E da quando sono diventato cristiano, è sorprendente, parlo in modo diverso”.
A volte un familiare riconoscerà proprio questo cambiamento in un altro membro della famiglia che è venuto a Gesù Cristo: “Be’, parla in modo completamente diverso”. Ebbene, è vero, perché dall’abbondanza del cuore la bocca parla; e se avete ricevuto un cuore rinnovato, allora avrete anche una bocca rinnovata. Ora, in Efesini capitolo 4, per darvi un passo parallelo, Paolo tratta fondamentalmente lo stesso principio. Guardate Efesini 4:24. Ed in Efesini 4:24 vedremo lo stesso concetto. Vi abbiamo detto fin dall’inizio che Efesini e Colossesi sono due libri strettamente paralleli. Efesini 4:24: “E rivestitevi dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità della verità”.
Ora, sta parlando di nuovo dello stesso concetto, l’uomo nuovo. Rivestitevi dell’uomo nuovo. Siete uomini nuovi; comportatevi come tali. In che modo? Ora guardate, passa subito a parlare della bocca, “Deposta la menzogna, ciascuno dica la verità al suo prossimo”. Versetto 26: “Non adiratevi”. Versetto 29: “Nessuna parola corrotta esca dalla vostra bocca, ma soltanto quella che è buona per l’edificazione, secondo il bisogno, affinché conferisca grazia a quelli che ascoltano”. Ora, noterete che subito dopo il versetto 24, dove parla dell’uomo nuovo, egli passa a un discorso piuttosto lungo che riguarda la bocca. Il cristianesimo dovrebbe avere un effetto profondo sulla bocca. Il modo di parlare di una persona dovrebbe cambiare notevolmente per il fatto che è stata salvata, che è stata redenta.
Ora, la Bibbia pone veramente un’enfasi enorme su questo punto. La bocca è di vitale importanza. Non è facile controllare la bocca, e quindi sembra essere proprio l’organo o la facoltà umana su cui la Bibbia sembra insistere più di ogni altra. Uno dei sette antichi saggi della Grecia era un uomo di nome Biante. E la ragione per cui veniva considerato uno degli uomini più saggi di tutta la Grecia era il fatto che, in una certa occasione, qualcuno gli aveva mandato in dono un animale, dandogli l’ordine di sacrificarlo, ma dicendogli che, prima di sacrificarlo, avrebbe dovuto tagliarne la parte migliore e quella peggiore e rimandarle al donatore. Egli rimandò la lingua. E per questo motivo fu considerato uno degli uomini più saggi.
La lingua rappresenta il meglio e il peggio di voi. Rappresenta il meglio e il peggio di me, in moltissimi modi. Guardate Giacomo capitolo 3, continuando ancora un po’ a parlare della lingua; Giacomo capitolo 3. Sapete, spesso ho guardato gli adolescenti ed ho pensato: “Sapete, se mamma e papà dedicassero a raddrizzare il loro modo di parlare la stessa cura che dedicano a raddrizzare i loro denti, probabilmente a lungo andare otterrebbero risultati migliori”. Ci avete mai pensato? Si vedono tanti ragazzi con l’apparecchio ai denti che parlano così male. Comunque, l’idea è questa: mentre state sistemando i denti di vostro figlio, sistemategli anche la bocca. Giacomo 3:3—questo non era nel mio sermone, mi è appena venuto in mente.
Dice: “Ecco, noi mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci ubbidiscano, e così guidiamo tutto il loro corpo. Ecco anche le navi: benché siano così grandi e siano spinte da venti impetuosi, vengono tuttavia guidate da un piccolissimo timone dovunque vuole il timoniere”. In altre parole, sta sottolineando il fatto che una cosa molto piccola può produrre un effetto molto grande, “Così anche la lingua è un piccolo membro”—molto piccolo—“e si vanta di grandi cose. Ecco, un piccolo fuoco quale grande foresta incendia! Anche la lingua è un fuoco, un mondo d’iniquità; la lingua è posta fra le nostre membra, contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è essa stessa infiammata dall’inferno”.
Accidenti, queste sì che sono parole forti. L’inferno prende possesso della lingua di qualcuno e accende un fuoco capace di incendiare tutto il corso della natura, “Ogni specie di bestie, di uccelli, di rettili e di animali marini viene domata ed è stata domata dall’uomo”. Potete andare allo zoo, potete andare a Sea World, potete andare all’Animal Park, potete andare dappertutto e vederli tutti, “Ma la lingua nessun uomo può domarla; è un male indomabile, pieno di veleno mortale. Con la lingua benediciamo Dio, il Padre, e con la stessa lingua malediciamo gli uomini, che sono fatti a somiglianza di Dio. Dalla stessa bocca procedono benedizione e maledizione. Fratelli miei, non dev’essere così. Una sorgente fa forse sgorgare dalla stessa apertura acqua dolce e acqua amara?
“Può forse, fratelli miei, un fico produrre olive, o una vite produrre fichi? Così nessuna sorgente può dare acqua salata e acqua dolce”. In altre parole, Giacomo sta semplicemente mettendo in evidenza la potenza della lingua, il danno che la lingua può provocare e l’incoerenza della lingua. La stessa lingua che benedice, un momento dopo maledice. E devo dire—e penso che sarete d’accordo con me; certamente la Bibbia lo è—che la bocca è probabilmente l’indicatore più veritiero della condizione spirituale di una persona, senza alcun dubbio. Questo è, in sostanza, quello che dice la Bibbia. Vedete, la bocca della persona non redenta è la porta attraverso la quale si manifesta la sua depravazione.
Isaia, per esempio, quando descrisse la condizione peccaminosa sua e del suo popolo, disse semplicemente questo in Isaia 6:5: “Guai a me! Sono perduto, perché sono un uomo dalle”—che cosa?—“labbra impure e vivo in mezzo a un popolo dalle labbra impure”. E stava semplicemente dicendo che la depravazione viene dimostrata dal modo di parlare, da ciò che esce dalla bocca. In Matteo capitolo 12, versetto 37, Gesù disse: “Un uomo sarà condannato sulla base delle parole della sua bocca”. Vedete, la bocca è la porta attraverso la quale si manifesta la depravazione. Ora, la Bibbia ha molto da dire su come sia la bocca depravata. Vi darò un po’ di teologia e vi dirò che questa è la descrizione biblica della bocca della persona non redenta. Ecco che cosa esce da quella bocca.
Ascoltate una bocca non redenta, e questo è quello che sentirete. Prima di tutto, il male. Parla del male. Proverbi 15:28 dice: “La bocca degli empi riversa il male”. In secondo luogo, la lussuria. Proverbi 5:3 dice: “Le labbra della donna adultera stillano miele e il suo parlare è più dolce dell’olio”—seduzione, lussuria. Se ascoltate una bocca non redenta, sentirete l’inganno. Geremia 9:8 dice: “La loro lingua è una freccia mortale; pronuncia inganni: con la bocca uno parla di pace al suo prossimo, ma dentro di sé gli tende un agguato”. La bocca non redenta pronuncia maledizioni. Salmo 10:7: “La sua bocca è piena di maledizioni”. Parla di oppressione. Il Salmo 10 dice anche: “La sua bocca è piena di oppressione”. Dice menzogne. Proverbi 12:22: “Le labbra bugiarde sono un abominio per il Signore”.
Una lingua non redenta distorce e perverte le cose. Proverbi 6:12: “L’uomo malvagio è colui che parla con una bocca perversa”—o distorta. La bocca non redenta parla di distruzione. Proverbi 11:11, un versetto molto interessante: “Per la benedizione degli uomini retti una città viene innalzata”. Ora ascoltate: “Ma per la bocca degli empi viene distrutta”. Una bocca può letteralmente distruggere una città, creando caos politico, provocando una guerra, o qualunque altra cosa. Un’altra cosa che sentirete uscire da una bocca non redenta è la vanità. Seconda Pietro 2:18: “Pronunciando parole arroganti e vane, adescano”, dice Pietro. Un’altra caratteristica della bocca non redenta è che usa l’adulazione. Proverbi 26:28 dice: “Una bocca adulatrice produce rovina”. Adulare qualcuno per ottenere quello che si vuole.
Un’altra cosa che esce da una bocca non redenta è la stoltezza, “La bocca dello stolto riversa stoltezza”, Proverbi 15:2. Ecclesiaste 10:12 e 13 dice: “Le labbra dello stolto lo divorano, e la fine del suo parlare è follia”. Una bocca non redenta pronuncia follie. Secondo un’altra traduzione, una bocca non redenta non fa che cianciare. E sapete cos’altro ho notato delle bocche non redente? Molto, molto spesso parlano troppo. Ecclesiaste 10:14 dice: “Lo stolto moltiplica le parole”. Lo dice Ecclesiaste 10:14. Matteo 12:36 ci dice che la bocca non redenta pronuncia parole oziose, “Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detta, renderanno conto nel giorno del giudizio”. Tito 1:11 dice che una bocca non redenta insegna false dottrine: “Vani cianciatori che insegnano cose che non dovrebbero insegnare, per amore di un guadagno disonesto”—per fare soldi.
Il Salmo 37:12 dice che una bocca non redenta trama il male: “L’empio trama contro il giusto e digrigna i denti contro di lui”. Molte volte nella Bibbia vediamo gli empi tramare con le loro parole contro i giusti. Proverbi 14:3 dice che una bocca non redenta parla con superbia. Dice: “Nella bocca dello stolto c’è una verga di superbia”. Il Salmo 109:3 dice che quella stessa bocca pronuncia parole d’odio, “Mi hanno circondato con parole d’odio”. Matteo 5 descrive un altro errore della bocca non redenta: il giurare. Gesù disse: “Non giurate affatto; il vostro parlare sia: ‘Sì, sì’, e: ‘No, no’; tutto ciò che va oltre viene dal maligno”. Efesini capitolo 4, come abbiamo letto prima, ci dice un’altra cosa riguardo alla bocca non redenta: pronuncia parole corrotte.
Paolo dice: “Nessuna parola marcia esca dalla vostra bocca”, Efesini 4:29. Ed un’altra cosa che la Bibbia sottolinea più e più volte riguardo alla bocca non rigenerata è che diffonde pettegolezzi. Romani 1:29, descrivendo i pagani, dice: “Sono maldicenti e calunniatori”. Proverbi 26 dice: “Le parole del maldicente sono come bocconi deliziosi, e penetrano fino nell’intimo del corpo”. Quindi, riassumendo il tutto, quando avete una persona non rigenerata, avrete anche un vocabolario che corrisponde alla sua condizione. Ed in Romani 3:13, la persona non rigenerata viene descritta in questi termini: “La loro gola è un sepolcro aperto; con le loro lingue hanno usato inganno; veleno di aspidi è sotto le loro labbra; e la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza”.
La cosa più interessante di questa descrizione è che comincia in fondo alla gola e arriva fino alle labbra, mostrando quanto sia corrotto l’intero processo. E, naturalmente, se studiate Proverbi, leggerete molti casi nei quali Salomone dice che la lingua, o la bocca, dell’uomo malvagio è proprio la cosa per mezzo della quale quello stesso uomo malvagio finirà per essere intrappolato e reso schiavo—dalla sua stessa lingua. È interessante fare un confronto, e magari un giorno potreste studiarlo per conto vostro, ma se la nostra bocca non viene trasformata, se la nostra bocca non viene trasformata, allora sarà la bocca di Cristo a parlare contro di noi. In Apocalisse 19 dice: “Dalla sua bocca esce”—che cosa?—“una spada affilata, ed Egli viene per giudicare”.
E quindi la Bibbia ha una quantità enorme di cose da dire sulla bocca e sul tipo di bocca che caratterizza la persona non redenta. Nessuna delle cose che vi ho menzionato dovrebbe mai essere vera di un cristiano; nessuna. Voi potreste dire: “Be’, allora che cosa dovrebbe dire una bocca redenta?” Be’, vi darò soltanto alcune indicazioni generali, e poi esamineremo il nostro passo, ma voglio darvi qualche suggerimento. Prima di tutto, la Bibbia dice che dobbiamo confessare il peccato. Leggete il Salmo 32. Davide dice: “Quando non l’ho fatto—quando ho tenuto chiusa la bocca e sono rimasto in silenzio—le mie ossa gemevano tutto il giorno. E non ho mai trovato pace finché non ho aperto la bocca ed ho confessato il mio peccato”. Romani 10:9 e 10 dice: “Se confessi con la tua bocca Gesù come Signore”.
Efesini dice che con la bocca dobbiamo pronunciare ciò che serve all’edificazione. Esodo 13:9 dice che con la bocca dobbiamo parlare della legge di Dio. E Deuteronomio 6 dice che dobbiamo parlarne quando ci alziamo, quando ci sediamo, quando ci corichiamo e quando camminiamo per la via. Quindi la nostra bocca deve confessare il peccato, confessare Cristo, dire ciò che è buono e parlare della legge di Dio. Eccone un’altra: Luca 1:64 dice che la nostra bocca deve lodare Dio, “La sua lingua si sciolse”, dice, “ed egli lodava Dio”. La nostra lingua deve insegnare la verità. Dio disse in Esodo 4:15: “Io sarò con la tua bocca e ti insegnerò ciò che dovrai fare e dire”. La nostra bocca deve benedire. Prima Pietro 3:9: “Non rendendo male per male, né ingiuria per ingiuria, ma, al contrario, benedicendo, sapendo che a questo siete stati chiamati”. In altre parole, la nostra bocca deve essere usata per benedire.
Il Salmo 77:12 dice che la nostra bocca deve parlare di Dio, “Parlerò delle tue opere”, disse il salmista. La nostra bocca deve parlare con saggezza e bontà. Proverbi 31:26: “Apre la bocca con saggezza, e sulla sua lingua c’è la legge della bontà”. Il nostro parlare deve riconciliare e portare pace: “Una risposta dolce allontana”—che cosa?—“l’ira”, Proverbi 15:1. Quindi la Bibbia ha molto da dire su quello che la bocca dovrebbe dire e su quello che non dovrebbe dire. Come nuove creature, dunque, dobbiamo essere convinti del fatto che un uomo nuovo dovrebbe avere una bocca nuova, ed una bocca nuova dovrebbe avere un modo nuovo di parlare. Ora, con questo tipo di introduzione, arriviamo al nostro testo. E questa è semplicemente un’intera teologia della bocca, condensata e presentata a voi molto rapidamente. Ma voglio che comprendiate quanto sia importante.
Ora, nel nostro testo, Paolo individua quattro ambiti della bocca, o comunque collegati ad essa. Quattro tipi di parlare, eccoli: il parlare della preghiera, il parlare della proclamazione, il parlare della condotta ed il parlare della perfezione. Quattro elementi distinti relativi alla bocca nello stile di vita cristiano: il parlare della preghiera, il parlare della proclamazione, il parlare della condotta ed il parlare della perfezione; e li prenderemo uno alla volta. Primo, il parlare della preghiera: la nuova vita dell’uomo nuovo comporterà una bocca nuova, con un modo nuovo di parlare. Guardate il versetto 2, Colossesi 4:2: “Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie”.
Ora, parlando della preghiera, mi rendo conto che probabilmente abbiamo toccato uno dei temi più comuni nella vita di ogni cristiano. Tutti noi ne siamo pienamente consapevoli. Più o meno tutti abbiamo organizzato la nostra teologia, quindi abbiamo una certa idea della preghiera ed abbiamo stabilito abbastanza bene come pregare. Ma lasciate che provi ad allargare un po’ i vostri orizzonti. La preghiera è la cosa più importante che possa mai uscire dalla vostra bocca. La preghiera è la conversazione più importante che possiate mai avere, l’espressione più importante della nuova vita. Vedete, la preghiera è l’arma stabilita da Dio contro il sinistro attacco del diavolo e dei suoi angeli. La preghiera è il mezzo attraverso il quale confessiamo il peccato.
La preghiera è il mezzo mediante il quale l’anima riconoscente riversa spontaneamente la propria lode davanti al trono di Dio. La preghiera è la voce dell’anima che piange e che invoca il sommo sacerdote compassionevole nel momento del bisogno. La preghiera è l’intercessione del cristiano premuroso, che invoca le risorse divine in favore di un’altra persona che si trova in difficoltà. La preghiera è la semplice conversazione del figlio amato con il Padre premuroso, mentre parlano del loro amore. Che altro si può dire della preghiera? Che cosa posso dire che non abbia già detto in otto anni? A quanto pare, vi abbiamo insegnato tutto quello che potevamo insegnarvi. La preghiera è rivolta a Dio. La preghiera deve essere in armonia con lo Spirito Santo.
Dobbiamo pregare nello Spirito, in accordo con il suo pensiero e con la sua volontà. Dobbiamo pregare sempre secondo la volontà di Dio. Abbiamo già esaminato tutte queste cose. Abbiamo parlato di quello che significa pregare nel nome di Cristo, in armonia con Lui. Ma voglio considerare quello che Paolo sta dicendo qui da un’angolazione un po’ diversa e svilupparne un aspetto che raramente viene trattato. Notate la prima parte del versetto 2: “Perseverate nella preghiera”. Penso che, se c’è un ambito nel quale io fallisco e nel quale voi fallite, sarà proprio quello che egli affronta qui. Non dice: “Pregate”; dice: “Continuate a farlo. Perseverate”. Ora, l’enfasi qui è sulla perseveranza. E, naturalmente, pensate subito ad Efesini 6:18: “Pregando in ogni tempo”.
Poi, in Prima Tessalonicesi 5, dice: “Pregate senza”—che cosa?—“cessare”. Quindi, che si tratti di pregare in ogni tempo, in Efesini 6, o di pregare senza cessare, in Prima Tessalonicesi 5, oppure, se preferite, di Luca 21:36, dove Gesù disse: “Pregate in ogni tempo”; o dei primi apostoli, che in Atti 6 si dedicarono continuamente alla preghiera; o di Cornelio, che pregava Dio del continuo; o di Romani 12:12, dove dice di perseverare diligentemente nella preghiera; o di Filippesi 4: “Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa mediante”—che cosa?—“la preghiera e la supplica”. Ma l’idea contenuta in tutti questi passi è la stessa—continuate, perseverate. Che cosa significa? Ci sentiamo a nostro agio con questa verità ormai ben conosciuta, e cioè che fondamentalmente significa avere una consapevolezza di Dio.
Non potete andarvene in giro pregando continuamente, sapete. Sarebbe un po’ strano cercare di avere una conversazione con voi. Non significa portarsi dietro il proprio libro di preghiere e usarlo continuamente; non significa andare in giro sgranando un rosario e recitando preghiere in continuazione. Non significa pregare verbalmente tutto il tempo, ma fondamentalmente quello che sta dicendo qui—e ne abbiamo già parlato—è che dobbiamo avere una consapevolezza generale di Dio, in modo da vedere tutto ciò che accade in relazione a Dio. Vedete, per quanto riguarda l’incidente accaduto a quel nostro ragazzo del gruppo delle scuole superiori, qualcuno senza dubbio gli sarà passato accanto in macchina ed avrà detto: “Povero ragazzo, probabilmente dovrebbe stare più attento quando va in motocicletta”. Oppure: “Accidenti, che peccato”.
Ma qualcun altro è passato di lì, si è fermato, è sceso ed è andato da lui, perché era un cristiano, si è inginocchiato ed ha pregato; ed ha visto tutta la situazione in modo diverso da chiunque altro. Perché aveva una consapevolezza di Dio, ed ogni cosa diventava un motivo per entrare in comunione con Dio. Essere consapevoli di Dio significa che, se vedo qualcosa di brutto, prego per le persone coinvolte. Se vedo qualcosa di buono, lodo Colui che l’ha fatto accadere. Vedete, è quel flusso continuo di consapevolezza di Dio. Ma, sapete, mentre ci riflettevo, ho pensato: “Questo è ottimo, e lo capisco, ma può anche diventare una scappatoia per abbandonare completamente l’idea di perseverare nella preghiera e limitarsi a dire: ‘Be’, è ovvio che non si può continuare a pregare per sempre; e Dio non è sordo, e Dio non dimentica le cose’”.
Glielo dite e poi tornate alle vostre occupazioni. E, sapete, penso che la maggior parte di noi funzioni più o meno su questa base: “Be’, Dio, ecco il bisogno. Vorrei ricordarti questo bisogno. Anzi, Dio, abbiamo tutto qui, su questo foglio di mercoledì sera. Ce l’hai sulla tua fotocopiatrice cosmica?” E così pensiamo: “Be’, sapete, Dio ha ricevuto l’informazione, Dio è sovrano e sarà Dio a decidere quello che accadrà, quindi lasciamo perdere questa cosa e passiamo a qualcos’altro”. E quindi l’idea di spiegare la perseveranza nella preghiera semplicemente in termini di questa consapevolezza di Dio può diventare una scappatoia. Non è sbagliata, ma vedete, quello che accade è che si finisce per dare un po’ troppo peso ad un lato, senza lasciare che ci sia un po’ di tensione anche dall’altro lato.
E questa sera voglio parlarvi dell’altro lato, quello che creerà un po’ di tensione per voi; e, mentre approfondivo l’argomento, ho scoperto alcune cose interessanti. Ho cominciato ad approfondire quella parola, “perseverate”, e il verbo greco alla sua radice è kartereō. È una parola molto interessante. Fondamentalmente deriva da un sostantivo che significa “forte”—forte. Il verbo significa essere saldi, resistere, tenere duro. Questo è kartereō, ma la parola usata qui è proskartereō. Ed ogni volta che—e ve l’ho già detto altre volte—si aggiunge una preposizione davanti ad un verbo greco, si intensifica il verbo greco. Quindi sta dicendo che, se la parola kartereō significa essere forti e saldi, proskartereō intensifica il concetto: significa essere fermissimi, perseverare e tenere davvero duro. È l’idea della perseveranza.
In Ebrei 11:27 viene usata questa parola, e viene usata in riferimento a Mosè, “Per fede abbandonò l’Egitto, senza temere l’ira del re, perché rimase fermo, come vedendo Colui che è invisibile”—perché tenne duro, perché non mollò. È un forte impegno verso qualcosa, per cui rimanete saldi, resistete, non vi tirate indietro, non vi arrendete e non mollate. Potete vedere illustrazioni dello stesso termine e dello stesso concetto in tutto il libro degli Atti. Cornelio pregava continuamente. Questo è quello che significa. In Atti capitolo 1 lo trovate nella sala di sopra: tutti perseveravano concordemente nella preghiera. E qui c’erano, ricorderete, quei discepoli riuniti, i centoventi nella sala di sopra, e perseveravano.
Voglio dire, non andavano e venivano, e non si trattava di una generica consapevolezza di Dio. Erano effettivamente impegnati in una supplica continua, per molte ore e per molti giorni, finché non venne lo Spirito di Dio. Lo trovate nel capitolo 2, versetto 42, lo stesso termine: “Ed essi perseveravano con costanza nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere”. Ed anche qui, non significa necessariamente una generica consapevolezza di Dio, ma significa una costanza nella preghiera, supplicando Dio più e più e più e più volte riguardo ai loro bisogni. Quindi vedete, quando approfondite il significato del termine, l’idea che trovate qui non è quella di una tranquilla consapevolezza di Dio, ma di una preghiera tenace, salda e perseverante, che lotta con questioni profondamente sentite.
McClaren dice che questa parola non implica soltanto continuità, ma anche fervore. Kittel, che probabilmente ha scritto l’opera classica sulla definizione delle parole greche, dice che kartereō significa essere forti e coraggiosi, e che proskartereō significa perseverare con coraggio; “tenere stretto”, dice, “non lasciare andare”. Ora, questa è una dimensione entusiasmante della preghiera. Be’, permettetemi di darvi alcune illustrazioni. Voi potreste dire: “MacArthur, non so se questo si inserisca nella mia teologia”. Be’, lasciate fare a me, ve lo sistemo io al posto giusto. Luca 18—Luca 18. Questa è la grande gioia dell’insegnante biblico: avere la libertà di non lasciarsi rinchiudere in schemi rigidi, perché la Bibbia non si lascia rinchiudere.
Voi sistemate ogni cosa ordinatamente in un piccolo angolo, e all’improvviso qualcosa esplode proprio all’estremità opposta, e dovete lasciare un po’ di spazio anche lì, “Propose loro una parabola per mostrare questo”—Be’, quale era il tuo scopo, Signore? Perché questa parabola?—“che gli uomini devono pregare sempre e non stancarsi”. Lo scopo dell’intera parabola, gente, è spingervi a fare esattamente quello che ha detto Paolo. Serve affinché continuiate a pregare e non vi addormentiate, non molliate e non vi limitiate semplicemente a tenere la vostra lista davanti a Dio. Disse: “In una città vi era un giudice che non temeva Dio e non aveva rispetto per nessuno. E in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui dicendo: ‘Fammi giustizia contro il mio avversario’”. Qualcuno mi ha fatto un torto, voglio portare la questione in tribunale, voglio che venga risolta con giustizia e voglio che mi sia fatta giustizia per quel torto.
“Ed egli per un certo tempo non volle farlo”. Il giudice non volle farlo, “Ma poi disse fra sé: ‘Benché io non tema Dio e non abbia rispetto per nessuno, tuttavia, poiché questa vedova mi dà fastidio, le farò giustizia, affinché, continuando a venire, non mi sfinisca’”. Va bene, va bene—ne ho abbastanza. Ora, Voi potreste dire: “Aspetta un momento, aspetta un momento, vuoi dire che questo ha un’applicazione divina?” Certamente, versetto 6: “Il Signore disse: ‘Ascoltate ciò che dice il giudice ingiusto’”—ascoltate, “E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano a Lui giorno e notte, anche se tarda nei loro confronti? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente”. Dio interverrà per mettere le cose a posto, per rivendicare il proprio onore e per benedirvi, quando gridate a Lui giorno e notte. Luca 11:5, un’altra storia che illustra la stessa verità, e questo è quello che disse: “Chi di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte dicendogli: ‘Amico, prestami tre pani’?” Ho fame, amico. I negozi sono chiusi.
Ed ho un amico che sta venendo da me e vorrei dare qualcosa anche a lui. Un mio amico è arrivato da me durante un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti, “E quello da dentro”—ecco l’uomo dentro casa sua, e voi state gridando dalla finestra; a quei tempi non c’erano vetri, quindi poteva sentirlo—dice: “Vattene, smettila di infastidirmi. La porta è già chiusa ed i bambini sono a letto con me”. Naturalmente, a quei tempi dormivano sempre così; non c’era il riscaldamento, tutta la famiglia dormiva in un unico letto, “Non mi alzerò, non posso neppure alzarmi”. Conosco quella sensazione. Mi è capitato di avere tre bambini nel letto con me, e non c’è proprio modo di uscire da sotto di loro, “Non posso alzarmi”, dice.
“Ed io vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché gli è amico, tuttavia, a causa della sua insistenza, si alzerà e gli darà tutto quello di cui ha bisogno”. Sapete che cosa significa insistenza? Quell’uomo continuò semplicemente a gridargli, finché alla fine l’altro si alzò dal letto, perché non aveva altra scelta, se voleva riuscire a dormire. Continuava a bussare e bussare, e poi Gesù dice: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”. In altre parole, Dio sta dicendo: “Siate persistenti”. Continuate a bussare, non arrendetevi. Non so se ci pensate in questi termini, ma sapete, a volte, a volte quando credete che qualcosa onorerà Dio e credete che possa essere alla gloria di Gesù Cristo, dovete, per così dire, prendere d’assalto le porte del cielo. Voglio dire, dovete, in un certo senso, mettervi lì davanti a Dio e lottare.
Virginia Stem Owens ha scritto un articolo molto interessante in un recente numero di Christianity Today, nel quale ha detto questo—e voglio leggervene una parte, perché penso che sia strettamente collegata a quello di cui stiamo parlando. Ha detto: “Non è un orsacchiotto cosmico al quale ci stringiamo”, parlando di Dio, “Come dice di Lui uno dei bambini nelle Cronache di Narnia di C. S. Lewis: ‘Non è un leone addomesticato’”. Scrive che Jacques Ellul è convinto “che la preghiera, per le persone che vivono nell’era tecnologica, debba essere un combattimento. E non soltanto un combattimento contro il maligno, contro la propria società o perfino contro il proprio io diviso, anche se comprende tutte queste dimensioni, ma un combattimento con Dio. Dobbiamo lottare con Lui proprio come fece Giacobbe a Peniel, dove ricevette il nome Israele; ed Israele significa ‘colui che lotta con Dio’. Anche noi dobbiamo essere pronti a dire: ‘Non ti lascerò andare finché non mi avrai benedetto’”.
Pensate a Mosè, che più e più volte si mise fra gli Israeliti e l’ira di Dio, riversando il proprio cuore. Ascoltate Abramo pregare per Sodoma, scendendo sempre di numero: “Se ne trovo così tanti, be’, e se fossero così tanti? Be’, e se fossero così tanti? Be’, e se fossero così tanti?” Alla fine Dio dice: “Va bene, va bene. Se riesci a trovarne così tanti, la risparmierò”. E naturalmente non riuscì a trovarli. La vedova che esige giustizia dal giudice ingiusto, “Ora, in questo combattimento con Dio”, dice Owens, “Jacques Ellul ci avverte che dobbiamo essere pronti a sopportarne le conseguenze. L’anca di Giacobbe fu slogata, ed egli se ne andò zoppicando. Chiunque lotta con Dio nella preghiera mette in gioco tutta la propria vita”.
E dice: “Quanto è forte la tentazione di alzare la posta e trasformare la preghiera semplicemente in un altro prodotto di consumo. Quanto è imbarazzante ammettere non soltanto che la preghiera potrebbe farvi finire in prigione, come accadde a Geremia, ma anche che, mentre state marcendo in una fossa fangosa, potreste avere una lunga lista di lamentazioni e di domande senza risposta da presentare al vostro Signore. Come faremo a dire loro che potrebbero finire zoppi e vagabondi, se si aggrappano a Dio? Ma qualunque altra cosa sarebbe pubblicità ingannevole”. Fine della citazione. Questo mi piace. Voi potreste dire: “Be’, che cosa sta cercando di dire tutto questo?” Tutto questo sta cercando di dire qualcosa di vero: la preghiera è una questione di lotta e di confronto serrato con Dio. La preghiera è una questione di mostrare a Dio quanto profonda sia la preoccupazione del vostro cuore.
La preghiera consiste nel riversare davanti a Dio quello che credete possa onorarlo. Nei Salmi ascoltate Davide, e lo sentite parlare dal profondo del suo essere, riversando il proprio cuore più e più e più e più volte, e gridando a Dio perché faccia qualcosa, perché risponda. La preghiera deve essere una lotta persistente e coraggiosa. Ora, potreste uscirne zoppicando un po’. Questa settimana qualcuno mi ha detto: “Sai, nella mia vita mi capitano così tanti problemi, continuamente problemi”. E poi ha detto: “Sai, io prego e dico: ‘Dio, tutto quello che voglio è la tua volontà, e voglio soltanto essere quello che Tu vuoi che io sia. O Signore, rendimi quello che Tu vuoi che io sia’. E non ricevo altro che problemi”.
Io ho detto: “Sì, quella è una preghiera pericolosa. Voi potreste dire: ‘Dio, rendimi quello che Tu vuoi che io sia’, ed Egli dice: ‘Va bene—ma sarà fatto a modo mio, e potreste uscirne zoppicando’”. Lo so, c’è una tensione tra l’invocare con insistenza la potenza e la grazia di Dio e, allo stesso tempo, attendere che si compia la sua volontà. Ma ascoltate questo: quella tensione non si risolve frenando la vostra perseveranza; si risolve accettando la sua risposta. Questo è importante. Be’, mi sono lasciato un po’ prendere da questo argomento; sapevo che sarebbe successo. Ho detto parecchio sulla perseveranza nella preghiera, ma questo è quello che sta dicendo; torniamo a Colossesi 4:2. Be’, andando avanti, guardate quello che dice, e voglio mettere in evidenza un paio di pensieri qui, e poi ci fermeremo. Probabilmente non riusciremo mai ad andare oltre il versetto 2.
“Perseverate nella preghiera”—e questo mi piace—“vegliando in essa”. Sapete, una cosa che non potete fare è pregare senza vegliare. Ora, sapete che cosa significa semplicemente? Voglio dire, qual è il suo significato fondamentale? Rimanete svegli. Non potete pregare mentre dormite; è molto difficile. Matteo 26 ci offre una buona illustrazione di questo. I discepoli si addormentarono durante la riunione di preghiera. Matteo 26 racconta la storia. Gesù entrò nel giardino, prese con sé Pietro ed i due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, e rimasero lì. Gesù stava pregando. Versetto 40: “Venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse: ‘Pietro, non siete riusciti a rimanere svegli neppure un’ora?’” La parola “vegliate” qui significa rimanete svegli, “Non siete riusciti a rimanere svegli neppure un’ora?
“Rimanete svegli e pregate. Rimanete svegli e pregate, affinché non entriate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. Non addormentatevi durante la preghiera. Sapete, è molto facile farlo? Io l’ho fatto molte volte. Oh sì, è molto imbarazzante, specialmente quando avete una riunione di preghiera la mattina presto e state pregando seduti in cerchio. E all’improvviso sentite [russare]. Vi guardate intorno e vedete che qualcuno è crollato. Ricordo che, quando ero all’università, partecipavo a riunioni di preghiera che cominciavano alle dieci e mezza e finivano verso mezzanotte, perché alle dieci e quarantacinque ci addormentavamo e nessuno si svegliava per circa un’ora e mezza. Rimanete svegli. Sapete, questo è un buon motivo per cui un cristiano dovrebbe riposare abbastanza: pregate quando siete svegli, pregate quando siete vigili.
Ma il pensiero qui è più ampio di questo. Non significa soltanto quello; quello è molto ovvio. Ma quando dice: “Vegliando in essa”, penso che stia riprendendo quello che Pietro disse in Prima Pietro capitolo 4, versetto 7: “Ora, la fine di tutte le cose è vicina; siate dunque sobri e vegliate nella preghiera”. E quello che Pietro intende qui è che essere sobri significa fondamentalmente conoscere le priorità, e quando dice: “Vegliate nella preghiera”, intende dire che dovete stare attenti alle cose per le quali dovreste pregare. Ed io sono colpevole di questo, lo siamo tutti. Siamo colpevoli di continuare a pregare con formule generiche quasi prive di contenuto. Signore, benedici la chiesa, benedici i missionari, benedici questo, sapete. Vi ho già raccontato come pregava la nostra bambina, Marcy: “ Dio benedica il mondo intero”.
Lo diceva ogni sera. E sapete, per lei—suppongo che volesse dire qualcosa, non lo so; forse era un modo per riempire il silenzio mentre cercava di pensare a qualcos’altro da dire, sapete. È semplicemente una generalità. Ma quello che sta dicendo qui è: “Vegliate. Se volete essere costanti, se volete riversare il vostro cuore e pregare veramente per qualcosa, allora dovreste sapere per che cosa pregare”. Non ero alla Grace Church da molto tempo quando un uomo venne da me e mi disse: “Vorrei pregare per lei”. Ed io dissi: “Be’, meraviglioso; lo apprezzerei veramente molto”. Lui disse: “Bene”. Tirò fuori un quaderno, lo aprì e disse: “Vediamo, perché non mi dà quattro cose per le quali pregare?”
Ed io dissi: “Va bene”, “Oh, solo un momento [mormora]”—e le scrisse tutte. Aveva diviso la pagina a metà, aveva già tante richieste annotate lì, e aggiunse anche le mie. Poi se ne andò, ed io pensai: “Un po’ strano”. Sapete, è una cosa davvero insolita. Così, circa due settimane dopo, lo incontrai di nuovo nel cortile; allora eravamo nell’altro edificio, e c’era un altro cortile. Venne da me e disse: “Senta”, disse, “a proposito”, disse, “ho qui queste quattro richieste, e sto pregando da due settimane. Potrebbe dirmi come sono andate quelle cose?” Ed io dissi: “Sì”, e lui disse: “Be’, solo un momento, sì—che giorno era? Oh sì, sì, il 12 febbraio”.
Scrisse tutto quanto nella colonna di destra. Ed era un grande quaderno a spirale. Sapete, in seguito mi capitò di andare a casa sua e guardai la sua libreria. Volete sentire qualcosa di interessante? Sullo scaffale c’erano altri tredici quaderni, tutti pieni; quello era il numero quattordici. Questo è ciò che io chiamo vegliare, sapendo esattamente per che cosa si prega. Sapete, se gli aveste detto: “Senti, Frank, credi che Dio risponda alle preghiere?” “Sì, di quale tipo vuoi sapere? Sì, ne abbiamo—sapete—ne ho 485 di questo tipo, 796 di quest’altro”—vedete, questo significa vegliare nella preghiera. Non persevererete mai davanti a Dio riguardo a qualcosa che non vi preoccupa, e non prenderete mai davvero a cuore qualcosa finché non ne avrete compreso il bisogno. E dobbiamo vegliare.
Be’, aggiunge un ultimo pensiero, “Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie”. Ora, questo è importante. Sapete, questo è l’atteggiamento giusto. Sapete, quando state lottando con Dio, siete riconoscenti perché Egli farà quello che è meglio. E, sapete, questa è la quinta volta nel libro di Colossesi che viene menzionata la gratitudine. È molto appropriato per noi in questo periodo dell’anno. Guardate Colossesi 1:12: “Rendendo grazie al Padre, che ci ha resi capaci di partecipare all’eredità dei santi nella luce, e che ci ha liberati dal potere delle tenebre”. Qui sta dicendo: siate riconoscenti per la salvezza—siate riconoscenti per la salvezza.
Guardate il capitolo 2, versetto 6: “Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in Lui, radicati ed edificati in Lui e confermati nella fede, come vi è stato insegnato, abbondando nel rendimento di grazie”. Siate riconoscenti per la vostra salvezza; siate riconoscenti per la vostra crescita. Poi, capitolo 3, versetto 15: “La pace di Cristo regni nei vostri cuori, alla quale siete stati chiamati in un solo corpo; e siate riconoscenti”. Siate riconoscenti per la vostra comunione con Cristo e con il corpo di Cristo. Siate riconoscenti per la vostra salvezza, siate riconoscenti per la vostra crescita, siate riconoscenti per la vostra comunione con Cristo e con il suo corpo.
Versetto 17: “Qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di Lui”. Siate riconoscenti di avere il privilegio di servirlo. Siate riconoscenti del fatto che qualunque cosa facciate possa essere fatta nel suo nome. Siate riconoscenti per la vostra salvezza, siate riconoscenti per la vostra crescita, siate riconoscenti per la vostra comunione, siate riconoscenti per il vostro servizio. E qui, nel versetto 2 del capitolo 4, dice: “Siate riconoscenti”. Siate riconoscenti perché, quando pregate, avete la garanzia che Dio risponderà secondo quello che è meglio per voi. Siate riconoscenti. Sapete, qualunque sia la risposta alla preghiera, potete essere riconoscenti. Quando pregate—sapete, cercavo di pensare: “Ora, per che cosa sono riconoscente quando prego?”
Prima di tutto, la prima cosa per la quale sono riconoscente mentre prego è la presenza di Dio, perché, se Egli non fosse presente, non servirebbe a nulla pregare. Così ho pensato: “Qualunque cosa Egli dica o faccia—sì, no, forse, aspetta, qualunque cosa—sono riconoscente che mi ascolti. Sono riconoscente per la sua presenza”. Il salmista lo aveva compreso. Salmo 75:1: “A Te, o Dio, rendiamo grazie”. Perché? “Perché il tuo nome è vicino”. Sono semplicemente riconoscente che Tu sia lì. Qualunque sia la tua risposta, è semplicemente meraviglioso poter parlare con Te.
La seconda cosa a cui ho pensato è che non sono riconoscente soltanto per la presenza di Dio, ma sono riconoscente anche per la provvidenza di Dio. Sapete che non esiste una preghiera che non riceva risposta? Egli dà sempre una risposta, sempre, sempre, sempre. Ed io sono riconoscente per questo. Egli mi provvede sempre il pane e un luogo dove stare. Provvede sempre alle necessità della vita, e questa è la sua promessa, ed io sono sempre riconoscente. E forse sto chiedendo cose che vanno oltre le necessità, ma allo stesso tempo posso essere riconoscente sapendo che le mie necessità saranno soddisfatte. E mentre prego, non sono riconoscente soltanto per la sua presenza e per la sua provvidenza, ma sono riconoscente anche per il suo perdono. Romani 6:17: “Siano rese grazie a Dio perché, mentre un tempo eravamo servi del peccato, siamo diventati servi della giustizia”. Sono riconoscente che mi abbia salvato.
E poi ho pensato a qualcosa che, in un certo senso, riassume tutto. Sono riconoscente per tutte quelle cose e per tutte le cose che vi ho mostrato in Colossesi, ma penso che la cosa veramente entusiasmante sia che sono riconoscente per la sua promessa. È una cosa che mi entusiasma, quando leggo Prima Corinzi 15:57: “Grazie siano rese a Dio, che ci dà sempre”—che cosa?—“la vittoria”. Accidenti, questo sì che è entusiasmante. Posso pregare e, qualunque sia la risposta, comunque Dio operi, sia che ne esca come Giacobbe, zoppicando, sia che mi costi la vita o la vita di qualcuno intorno a me, posso uscirne dicendo: “La vittoria è mia”, sempre; perché “Tutte le cose cooperano al”—che cosa?—“bene”. Questo è lo scopo di Dio per me.
Seconda Corinzi 2:14: “Grazie siano rese a Dio, che ci conduce sempre in trionfo”. Non potete perdere nella preghiera. Forse non otterrete quello che avete chiesto, ma non perderete, perché Dio sa che quello che vi ha dato è migliore di quello che avete chiesto. Quindi, qualunque cosa accada, siamo riconoscenti. Questo non cambia mai. E quindi Paolo ci sta dicendo qualcosa di molto importante sulla preghiera. Sta dicendo: “Ascoltate, pregate. E quando dico pregate, intendo pregate. Mettetevici con tutto voi stessi e lottate. Mettetevici con tutto voi stessi e perseverate. E continuate a bussare finché non vi dà il pane. Tenete duro finché non sarete benedetti”.
Se un vicino poco generoso, egoista e senza cuore, per il quale un po’ di riposo fisico conta più del bisogno di pane di un amico, può essere indotto a concedere un favore di cui c’è urgente bisogno soltanto grazie all’insistenza; se l’appello persistente di una vedova indifesa può strappare a un giudice dal cuore duro e senza scrupoli quello che il suo cuore desidera, quanto più le nostre richieste, se presentate con la stessa fedeltà e perseveranza, otterranno da Dio ciò che chiediamo, da quel Dio che, per carattere, è esattamente l’opposto del vicino indifferente e l’opposto del giudice empio? Il chiaro insegnamento della parabola è che Dio interverrà, perché ascolta il suo servo fedele.
L’uomo nuovo ha una bocca nuova, e la bocca nuova dell’uomo nuovo ha un modo nuovo di parlare. Ed il nuovo modo di parlare è il linguaggio della preghiera. Preghiamo. Padre, questa sera veniamo alla tua presenza con grande franchezza, non per merito nostro. Veniamo per mezzo del sangue di Gesù Cristo, il quale ha detto: “Avete accesso”. E quindi questa sera veniamo, Padre, e la preghiera dei nostri cuori è, prima di tutto, che possiamo vedere le nostre vite conformarsi all’immagine di Gesù Cristo. E, Padre, qualunque cosa questo richieda, qualunque sia il prezzo da pagare, fallo. Se ne usciamo zoppi, se ne usciamo spezzati, se ne usciamo avendo perso qualcosa che ci era caro, ma ne usciamo conformati a Gesù Cristo, ne vale completamente la pena.
Padre, preghiamo che Tu ci insegni ancora una volta a perseverare nelle nostre preghiere. Insegnaci quello che Paolo cercava di aiutarci a comprendere: che deve esserci un impegno totale a pregare, a pregare con perseveranza, a riversare i nostri cuori, ora dopo ora, giorno dopo giorno; a supplicare per gli altri e, soprattutto, per la tua gloria. Padre, ci rendiamo conto, io mi rendo conto, che il motivo per cui non persevero nella preghiera è che, immagino, in realtà non mi importa poi così tanto che la tua gloria sia ogni cosa o che il bisogno del mio prossimo venga soddisfatto. Salvami dalla superficialità della preghiera, ed insegnami a preoccuparmi veramente, a pregare veramente, affinché io possa vederti manifestare Te stesso, in tutta la tua maestà, in tutta la tua gloria, come un Dio pieno di grazia, amorevole e misericordioso, che ascolta il grido dei suoi figli.
Padre, insegnaci a vegliare, a vedere i bisogni nella vita delle persone che ci circondano, a vedere i bisogni in tutto il mondo, a vedere i bisogni proprio qui alla Grace Church, a vedere i bisogni dei fratelli e delle sorelle nelle altre chiese della nostra comunità, del nostro Paese e del nostro mondo, e ad averne cura, ed a pregare. Abbiamo così tante informazioni nella Scrittura, eppure ci sentiamo, come i discepoli, ancora al livello più elementare; dovremmo dire di nuovo: “Insegnaci a pregare”, Signore. In qualche modo abbiamo perso tutto questo nella compiacenza di una società troppo viziata e troppo immersa nel lusso. Insegnaci a fare a meno di certe cose, affinché possiamo cercare Te. Grazie, Padre, per averci dato una bocca nuova, affinché possiamo avere un nuovo modo di parlare: la comunione con Te. Preghiamo nel nome di Gesù. Amen.
FINE
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