Grace to You Resources
Grace to You - Resource

Colossesi capitolo 4, dal versetto 2 al 6. Ora, ricordate che il libro dei Colossesi è una difesa della sufficienza di Cristo. Dei falsi insegnanti erano giunti nella città di Colosse e stavano cercando di negare il fatto che Cristo era sufficiente; stavano cercando di negare il fatto che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è Gesù Cristo, dicevano: "No, quello di cui abbiamo bisogno è Cristo più una certa filosofia umana; abbiamo bisogno di Cristo più la legge mosaica; abbiamo bisogno di Cristo più certe relazioni mistiche con esseri angelici; abbiamo bisogno di Cristo più una certa vita di abnegazione”. E quindi, in realtà, stavano rinnegando la sufficienza di Cristo.

E, in risposta a tutto quello, il grande culmine del libro si trova in due passi; ad uno si è fatto riferimento prima; si trova nel primo capitolo, dove Paolo parla della sufficienza di Cristo, come immagine del Dio invisibile, colui per mezzo del quale ogni cosa è stata creata, colui che possiede ogni potere, e così via... E la seconda grande affermazione culminante si trova al capitolo 2 versetto 10, dove ci viene detto che "voi siete completi in Lui".

Quindi, l’argomentazione del libro è che, nonostante l’insegnamento di coloro che diffondevano l’errore, Cristo è di fatto sufficiente. Cristo è tutto ciò di cui abbiamo bisogno, e Paolo lo stabilisce nei primi due capitoli. Ora, dopo aver stabilito che Cristo è sufficiente, comincia quindi, nel capitolo 3, a mostrare che cosa significa avere tale sufficienza in Cristo. Se Cristo è sufficiente per redimermi, se mi ha dato una vita nuova, se mi ha dato la vita eterna, o la vita di risurrezione, che cosa significa tutto questo per me? Ebbene, una vita nuova, dice Paolo, esige un nuovo stile di vita. E quindi il capitolo 3 ed il capitolo 4 parlano del nuovo stile di vita dell’uomo nuovo in Cristo, ed è proprio questo che abbiamo considerato fin dall'inizio del terzo capitolo.

I primi quattro versetti definiscono la nuova vita, e dal versetto 5 fino al capitolo 4, versetto 6, dove ci fermeremo questa sera, vediamo il nuovo stile di vita che dovrebbe accompagnare la nuova vita. Ora, tra alcune delle cose che abbiamo considerato—e questa sera non ci prenderemo il tempo di ripercorrerle—ma tra le cose che abbiamo considerato vi è tutta questa idea dello stile di vita del cristiano in relazione alla sua bocca, ovvero a ciò che il cristiano dice. Quando diventiamo nuove creature, come abbiamo visto la settimana scorsa, il nostro modo di parlare dovrebbe conformarsi a quella nuova creazione. È un po’ come avviene con gli accenti. Quando lasciate un certo paese e andate a vivere in un altro paese, oppure quando lasciate una certa zona degli Stati Uniti, in particolare il profondo Sud, e finite nell’estremo Ovest o al Nord, alla fine, dopo un certo periodo di tempo, cominciate a perdere il vostro accento.

Ed è essenzialmente questo che Paolo sta dicendo. Sta dicendo che, quando diventate cristiani, dovreste cominciare a perdere l’accento del mondo. Il vostro modo di parlare dovrebbe contraddistinguervi come qualcosa di diverso. Anzi, dovreste cominciare ad identificarvi con il linguaggio del cielo. Io so che, ogni volta che vado, in particolare nei paesi dell’America Latina, non passa molto tempo prima che cominci a parlare una specie di inglese con un’inflessione spagnola. Perché li sentite parlare così, e ben presto finite per parlare allo stesso modo, dandogli lo stesso tono e lo stesso sapore, e modificando in un certo senso il vostro inglese per adattarlo a quell’inglese stentato con inflessione spagnola. Assimilate le abitudini della gente. L’ho notato anche quando ero in Inghilterra: cominciate a parlare come gli inglesi.

Non vi rendete nemmeno conto di farlo, ma in un certo senso entrate in quel modo di fare e vi identificate con esso. Ed essenzialmente Paolo sta dicendo che, quando diventate credenti, cominciate a perdere il vecchio accento e cominciate ad assumere il nuovo accento del nuovo stile di vita in Cristo. Ed è proprio questo che sta dicendo qui. La vostra bocca dovrebbe corrispondere alla vostra nuova vita. Dovrebbe esserci un cambiamento nell’uso della vostra bocca e nelle cose che dite. Quindi Cristo è sufficiente per renderci nuove creature e, come nuove creature, viviamo in una nuova società, in una nuova condizione davanti a Dio, secondo un nuovo stile di vita che esige un nuovo accento. E dovremmo abbandonare l’accento del mondo ed assumere delle abitudini nel parlare che siano conformi alla famiglia alla quale apparteniamo.

E credo che un buon modello di tutto questo sia il Signore Gesù Cristo stesso. Ho già studiato questo argomento in passato, ma questa settimana lo stavo ripassando ancora una volta nella mia mente. Uno dei più grandi studi che potrete mai fare nella Bibbia è quello di studiare la bocca di Gesù, e semplicemente percorrere tutto il Nuovo Testamento e catalogare ogni cosa che Gesù disse. Uno dei passi che ha significato molto per me è questo, in Matteo 5:2: “Ed Egli, aperta la bocca, li ammaestrava”. È un pensiero meraviglioso, non è vero? Aprì la bocca, e ne uscì insegnamento; Matteo 5:2. E vi sono altre cose che scopriamo riguardo alla bocca di Gesù. Si trovano nel libro di Luca, e ce ne sono molte, ma vi darò soltanto un paio di illustrazioni.

“E tutti gli rendevano testimonianza”, Luca 4:22, “e si meravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”. Aprì la sua bocca ed insegnò. Aprì la sua bocca e parlò con grazia, con dolcezza, con cortesia, in modo appropriato. In Luca, capitolo 11, versetto 54—e Luca sembra essere in un certo senso particolarmente interessato alle parole di Gesù—ma in Luca 11, credo sia il versetto 54, ci viene detto che essi “gli tendevano insidie, cercando di cogliere qualcosa dalla sua bocca, per poterlo accusare”. E tutti noi sappiamo che non riuscirono mai, assolutamente mai, a farlo. Ed il Nuovo Testamento ci dice, nel libro di Giacomo, che un uomo nella cui bocca non vi è inganno e che non commette errori con la propria bocca è un uomo perfetto. E Gesù non commise mai alcun errore con la sua bocca.

In Giovanni, capitolo 6, versetto 63, ancora una volta in riferimento alla bocca di Gesù, leggiamo: “Le parole che io vi dico sono spirito e sono vita”. In 1 Pietro, capitolo 2, versetto 22, ancora riguardo alla bocca di Gesù: “Egli non commise peccato e nella sua bocca non fu trovato inganno”. Non disse mai una parola che potesse ingannare qualcuno, raggirare qualcuno, intrappolare qualcuno o nascondere una qualche verità. E questi sono soltanto quattro piccoli sguardi alla bocca di Gesù... o cinque. Potete studiarla da voi stessi, ed Egli è il modello. Quindi l’uomo nuovo ha una bocca nuova e comincia a parlare con un nuovo accento; comincia a perdere l’accento del mondo. Ora, che cosa esce da questa bocca nuova? Ebbene, quattro cose di cui Paolo tratta qui, nel capitolo 4, dal versetto 2 al 6, ed una di queste l’abbiamo menzionata la volta scorsa.

Il primo elemento distintivo nel modo di parlare dell’uomo nuovo è il linguaggio della preghiera, versetto 2. Permettetemi di leggerlo ancora una volta: “Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie”. Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie. Ora, la prima caratteristica del modo di parlare dell’uomo nuovo è la preghiera. L’uomo nuovo parla a Dio. La volta scorsa abbiamo visto che le parole “perseverate nella preghiera” hanno a che fare con una supplica a Dio intensa, perseverante, risoluta e continua. Ed abbiamo sottolineato, fondamentalmente, che vi sono due pensieri in queste parole. Quando dice di perseverare nella preghiera, o di pregare senza cessare, oppure che in ogni cosa, mediante la preghiera e la supplica, le nostre richieste siano rese note, questa idea della preghiera continua contiene, prima di tutto, il concetto dell’essere coscienti della presenza di Dio.

Significa semplicemente avere Dio in primo piano nella vostra mente, così che, qualunque cosa accada, reagiate immediatamente portandola a Dio. Vedete qualcosa di buono, ringraziate Dio. Vedete qualcosa di brutto, supplicate Dio a quel riguardo. Significa essere così pronti a reagire alla presenza di Dio che mi trovo sempre sul punto di iniziare una conversazione con Dio alla luce di qualsiasi avvenimento si verifichi. Questo significa pregare senza cessare. Ma abbiamo visto che l’espressione “perseverate nella preghiera”, nel significato fondamentale della parola greca, significa essere coraggiosi, audaci e persistenti. Quindi non si tratta soltanto dell’idea di una vaga coscienza di Dio che fluttua nella mente, ma dell’idea di tenere duro, di perseverare, di pregare con un peso sul cuore finché Dio non fa qualcosa.

E ne abbiamo viste le illustrazioni nel Vangelo di Luca, nei capitoli 11 e 18. Abbiamo visto come, laddove vi sono perseveranza, insistenza e persistenza, Dio risponda proprio a motivo di questo. Paul Sailhamer ed io stavamo parlando di questo, e questa settimana mi ha suggerito una buona illustrazione. Vorrei che la consideraste, in Neemia capitolo 1. E questa è un’illustrazione di entrambi questi concetti nella preghiera. Neemia, nel capitolo 1, si adopera per prepararsi attraverso un tempo prolungato di preghiera. Dice al versetto 4: “Quando udii queste parole”—riguardo alla distruzione della sua città, Gerusalemme, e alle sue condizioni di rovina—”mi misi seduto, piansi, feci cordoglio per parecchi giorni, digiunai e pregai davanti al Dio del cielo.

“E dissi: “Ti supplico, o SIGNORE, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e la misericordia verso quelli che ti amano ed osservano i tuoi comandamenti: siano ora le tue orecchie attente ed i tuoi occhi aperti, affinché tu possa udire la preghiera del tuo servo, che io rivolgo a te giorno e notte”“. E qui abbiamo un uomo che persevera nella preghiera, e non si tratta soltanto di una vaga coscienza di Dio che fluttua nella mente; si tratta di insistenza, di persistenza; è come Giacobbe, significa rimanere aggrappati a Dio e dire: “Non ti lascerò andare finché non mi avrai benedetto”. Ed egli supplica, e supplica, e supplica, giorno e notte. E questo è un tipo di preghiera.

E poi è interessante notare che, nel capitolo 2, egli viene condotto davanti al re Artaserse. Guardiamo questo passo. Versetto 1: “Nel mese di Nisan, il ventesimo anno del re Artaserse, mentre il vino era davanti a lui, io presi il vino e lo porsi al re”. Egli, naturalmente, era il coppiere del re, “Ora, io non ero mai stato triste in sua presenza. Perciò il re mi disse: “Perché hai l’aspetto triste, dal momento che non sei malato? Questo non può essere altro che tristezza del cuore”. Allora ebbi una grandissima paura e dissi al re: “Viva il re per sempre”“—che è una cosa ufficiale che bisogna dire ai re di tanto in tanto per mantenerli di buon umore—”“Perché il mio volto non dovrebbe essere triste, quando la città, il luogo dei sepolcri dei miei padri, giace in rovina e le sue porte sono state consumate dal fuoco?”.

“Il re mi disse: “Che cosa domandi?”“. Ora, osservate, “Allora pregai il Dio del cielo”. Ora, qui abbiamo l’altra dimensione. Questa non è una preghiera prolungata e continua; si tratta semplicemente di rivolgere a Dio una brevissima preghiera sul momento. In altre parole, egli sta per avere, proprio in quel momento, l’opportunità di affrontare un momento molto importante della sua vita, e quindi afferra al volo una preghiera. È quella coscienza diffusa della presenza di Dio che porta Neemia ad avere, in ogni situazione, come prima reazione, quella di rivolgersi a Dio. Quindi, nel capitolo 1 vedete l’idea della preghiera prolungata e, nel capitolo 2, vedete quella coscienza della presenza di Dio che spinge una persona a rivolgere subito il pensiero a Dio nel momento della tensione o nel momento in cui accade qualcosa. Quindi è questo che stiamo vedendo.

Ora, torniamo a Colossesi capitolo 4. Nel concetto di “perseverare nella preghiera” vediamo entrambe queste realtà: l’idea di una continuità nella preghiera e l’idea di rivolgere consapevolmente il pensiero a Dio ogni volta che vi accade qualcosa. Quindi abbiamo imparato questo, ed abbiamo anche imparato che dobbiamo vegliare. Non potete pregare senza vedere ciò che sta accadendo, e dobbiamo essere riconoscenti. Il rendimento di grazie è una parte estremamente vitale della preghiera. Potrebbe essere interessante per voi notare che, come ricorderete, quando l’apostolo Paolo scrisse il libro dei Colossesi era prigioniero. E quindi, quando dice: “Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie”, queste parole assumono un peso particolare proprio a motivo della sua situazione; egli era prigioniero.

Se leggeste il Salmo 69, trovereste, per fare un esempio, lo spirito di Davide, il quale riversa continuamente il proprio cuore davanti a Dio a causa di una situazione molto difficile, ma in tutto questo è intessuto uno spirito di ringraziamento. E il ringraziamento nasce dal fatto che egli ha la certezza assoluta che Dio farà cooperare ogni cosa per il suo bene. Nel Salmo 116—non c’è bisogno che lo cerchiate, ma vi leggerò semplicemente qualcosa—dice: “È preziosa agli occhi del SIGNORE la morte dei suoi santi. O SIGNORE, veramente io sono tuo servo; sono tuo servo, figlio della tua serva: tu hai sciolto i miei legami. Io ti offrirò il sacrificio di ringraziamento”. In altre parole: “È preziosa agli occhi del Signore la morte dei suoi santi; ed anche se questo dovesse accadere, io ti ringrazierò”.

Ora, questo è l’atteggiamento giusto: ringraziamento persino nella morte. Qui abbiamo Paolo in prigione, eppure ancora riconoscente. Quindi, dalla bocca dell’uomo nuovo esce il linguaggio della preghiera. È una preghiera forte, una preghiera persistente, una preghiera vigilante ed una preghiera riconoscente. Consideriamo il secondo elemento. Il secondo elemento del parlare non è il linguaggio della preghiera, ma, nei versetti 3 e 4, il linguaggio della proclamazione—il linguaggio della proclamazione. La bocca dell’uomo nuovo pronuncia questo—notate il versetto 3—e Paolo lo collega alla preghiera facendone una richiesta specifica: “Pregando nello stesso tempo anche per noi, affinché Dio ci apra una porta per la parola, per annunciare il mistero di Cristo, a motivo del quale sono anche prigioniero, affinché io lo manifesti come devo parlarne”.

Per due volte vedete la parola “parlare”. Una volta vedete la parola “parola”. Una volta vedete la parola “manifestare”. E qui abbiamo il linguaggio della proclamazione. Qui abbiamo l’apostolo Paolo che dice: “Pregate per me, affinché io possa aprire la bocca e proclamare”. E, per implicazione—non, naturalmente, mediante un’affermazione rivolta direttamente a noi—vediamo che un altro elemento nel modo di parlare dell’uomo nuovo è il linguaggio della proclamazione. Notate la frase alla fine del versetto 3: “A motivo del quale sono anche prigioniero”, oppure: “in catene”. In questo particolare momento della sua vita Paolo—e vi darò un po’ del contesto che troviamo nel libro degli Atti. Consideriamolo soltanto molto brevemente. Guardate Atti 21, e vediamo come Paolo arrivò alla situazione in cui si trova.

In Atti 21, versetto 27, Paolo era giunto a Gerusalemme e, ragazzi, era stato un lungo viaggio per arrivarci, ed era stato un viaggio davvero molto faticoso. Con grande amore aveva raccolto del denaro in tutto il mondo dei Gentili per darlo ai santi poveri e per cercare di riconciliare i Giudei della chiesa di Gerusalemme con i credenti Gentili. Ed aveva fatto cose davvero grandi per superare tutti gli ostacoli e riuscire a portare a compimento quell’impresa. Finalmente era arrivato a Gerusalemme con grande gioia, e non appena vi giunse scoppiò il caos più totale. Versetto 27: “Quando i sette giorni”—di un voto al quale stava partecipando—”stavano ormai per terminare, i Giudei dell’Asia, avendolo visto nel tempio, sobillarono tutta la folla, gli misero le mani addosso, gridando: “Uomini d’Israele, aiuto!

““Questo è l’uomo che insegna a tutti, dappertutto, contro il popolo, contro la legge e contro questo luogo”“—cioè il tempio—”“e, oltre a questo, ha introdotto dei Greci nel tempio ed ha profanato questo luogo santo”“. Il che, naturalmente, non era vero; il testo dice semplicemente che lo avevano visto in città con Trofimo, un Efesino, e supponevano che Paolo lo avesse condotto nel tempio, “Tutta la città fu in agitazione e il popolo accorse da ogni parte; presero Paolo, lo trascinarono fuori dal tempio, e subito le porte furono chiuse. E cercavano di ucciderlo”, versetto 31. Ebbene, quello fu l’inizio della prigionia di Paolo. Fu arrestato lì, tenuto in prigione, presentò la propria difesa e, alla fine, fu portato via da Gerusalemme perché, a motivo dei complotti per ucciderlo, era troppo pericoloso lasciarlo là.

Fu condotto a Cesarea, che si trovava sulla costa, e Cesarea era la città occupata dai Romani nella quale essi avevano stabilito il centro del loro governo sul territorio. Rimase lì per un certo periodo e pronunciò alcuni grandi discorsi, difendendosi davanti a Felice, Festo ed Agrippa; e alla fine, rendendosi conto che lì non sarebbe arrivato da nessuna parte, si appellò a Roma, e quindi lo misero su una nave e lo mandarono a Roma. Ve lo ricordate? E durante il viaggio verso Roma attraversò tutti quegli enormi problemi in mare, il naufragio e tutto il resto; e più avanti nel libro, quando arrivate al capitolo 27, potete leggerne il racconto. Finalmente, nel capitolo 28, arriva a Roma.

Ora, quando lo troviamo a Roma, ci viene detto qualcosa riguardo a ciò che gli accadde in relazione alla sua condizione di prigioniero. Guardate il versetto 16 del capitolo 28; Atti 28:16, “Quando arrivammo a Roma, il centurione”—cioè un soldato che comandava cento uomini—”consegnò i prigionieri al comandante della guardia; ma a Paolo fu permesso di abitare per conto proprio, con un soldato che lo sorvegliava”. A quanto pare, a Paolo fu concesso di vivere in una casa presa in affitto, nella quale era tenuto prigioniero e legato ad un soldato, oppure a diversi soldati che si alternavano e lo sorvegliavano. Versetto 30 dello stesso capitolo: “E Paolo rimase due anni interi nella propria casa presa in affitto, e riceveva tutti quelli che venivano da lui”. Bene, ora potete tornare a Colossesi.

Quindi troviamo l’apostolo Paolo durante quei due anni di prigionia, nel momento in cui scrive il libro dei Colossesi. Egli usa le proprie catene come uno strumento per compiere il suo ministero. Riesce a scrivere molte lettere, perché non sta viaggiando molto. E riesce anche a evangelizzare molti soldati. Senza dubbio, i soldati che si alternavano venivano evangelizzati. In Filippesi 1:13 dice—anche Filippesi fu scritto durante quegli stessi due anni—: “Tanto che le mie catene in Cristo sono divenute manifeste in tutto il pretorio ed in ogni altro luogo”. Egli dice: “Questa è la più grande opportunità che io abbia mai avuto. Continuano semplicemente a mandarmi dei soldati, io continuo a conquistarli a Cristo e a rimandarli indietro, e loro continuano a conquistarne altri”.

E folle di persone venivano nella sua casa presa in affitto, ed egli predicava il Vangelo. Filippesi 4:22 dice: “Tutti i santi vi salutano, soprattutto quelli della casa di Cesare”. Era riuscito a conquistare persino alcuni membri della casa di Cesare. Ora, se tornaste ancora una volta all’ultimo versetto del libro degli Atti, Atti 28:31, leggereste questo: “Durante tutti e due quegli anni, egli predicava il regno di Dio ed insegnava le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo con ogni franchezza”—e poi questa grande affermazione—”senza che nessuno glielo impedisse”. Per due anni, usando la prigionia come piattaforma, predicò ed insegnò, e la richiesta di preghiera del capitolo 4 ricevette risposta: ebbe una porta aperta e nessuno, durante tutto quel periodo, gli impedì mai di predicare. Tutto il tempo della sua prigionia fu un tempo di proclamazione.

In Atti 21, quando fu arrestato per la prima volta, pronunciò un grande sermone davanti alla folla. Leggetelo. È un capolavoro. In Atti 24 si presentò davanti a Felice, il governatore, e pronunciò un grande messaggio. In Atti 26, davanti ad Erode Agrippa, pronunciò un altro grande messaggio riguardo alla verità, includendo la meravigliosa testimonianza della propria conversione. In Atti, capitolo 28, quando arrivò come prigioniero nella propria casa, la prima cosa che fece fu convocare tutti i Giudei, così da poter cominciare evangelizzandoli. Li convocò tutti a casa sua in Atti 28:17, ed ebbero un grande incontro di evangelizzazione rivolto ai Giudei, proprio all’inizio della sua prigionia. Quell’uomo non ebbe mai un pensiero negativo nella propria mente. Ogni cosa era soltanto un’opportunità. Proclamava sempre. L’unica volta in cui la sua voce tacque fu quando la scure gli tagliò la testa. Che grande lezione.

Non esistono circostanze negative, esistono soltanto opportunità uniche. Alcuni di voi hanno letto, in Grace to You, la lettera che ho ricevuto da Charles “Tex” Watson, uno dei membri della famiglia Manson che si trovava in prigione. È una storia davvero meravigliosa: un giorno ricevetti dal nulla una lettera, ed egli diceva: “Voglio che sappiate che ho ricevuto alcune delle vostre registrazioni, sto crescendo nel Signore e ho accolto Gesù Cristo come mio Salvatore ed ho avviato uno studio biblico in prigione”. Gli risposi e, da allora, egli mi ha scritto nuovamente. E mi risulta che abbia avuto uno scambio di lettere anche con altre persone qui alla Grace Church. La cosa davvero entusiasmante è che egli dice: “Questo è un luogo meraviglioso in cui svolgere il ministero. Se il Signore vuole che io esca, spetta a Lui deciderlo; se vuole che io rimanga qui, spetta sempre a Lui. Io sono felice ovunque mi trovi, purché possa predicare per Lui”.

Ora, questa è trasformazione, fratelli. E questo è l’atteggiamento di Paolo: ogni luogo diventava un pulpito. Qualsiasi luogo—e Paolo era abbastanza dinamico da creare problemi, da mettere in subbuglio un’intera città. Non vi fu mai una circostanza negativa. Chiunque dica: “Ebbene, mi piacerebbe proclamare un po’ il Vangelo, ma le mie circostanze non me lo permettono”... non sono le vostre circostanze a non permettervelo; è qualcos’altro. Quella nella città di Roma era una situazione strategica. Sapete, i giorni d’oro di Roma erano ormai passati. I dittatori avevano gradualmente usurpato tutto il potere del popolo, e la repubblica era morta. Regnava il dispotismo, e in quel momento governava il peggiore di tutti, un uomo di nome Nerone; e quando l’apostolo Paolo arrivò a Roma, Nerone doveva avere circa venticinque anni.

Egli sarebbe già stato responsabile del sanguinoso assassinio di sua madre, Agrippina, e quasi certamente, a quel punto, aveva assassinato anche sua moglie, Ottavia. In mezzo a tutto questo sorgeva il tempio di Giove, con il falso culto che vi si praticava. E sul Palatino si trovavano i tre grandi palazzi di Augusto, Tiberio e Caligola, che erano stati tutti accorpati per formare un’unica dimora per Nerone. E Roma era diventata il centro della decadenza e del paganesimo. Nella città vivevano circa due milioni di persone. Più della metà di loro, un milione o più, erano schiavi; e gli storici ci dicono che, tra gli altri, 700 erano senatori, 10.000 erano cavalieri, 15.000 erano soldati, mentre la maggior parte dei rimanenti erano poveri, migliaia dei quali dormivano per strada perché non avevano una casa.

Ed in mezzo a quella confusione, in mezzo a quella dissolutezza, in mezzo a quella situazione così problematica, piombò questa piccola bomba ebraica; e sebbene fosse prigioniero, e sebbene fosse rinchiuso nella propria casa, tutto questo non ostacolò minimamente la sua proclamazione. Durante quel periodo scrisse Colossesi. Durante quel periodo scrisse Efesini. Durante quel periodo scrisse Filippesi. Durante quel periodo scrisse Filemone. Fu un periodo produttivo. E quindi qui dice: “Pregando nello stesso tempo anche per noi, affinché Dio ci faccia uscire da questa situazione”... no, questo non lo trovate. Non pregava per essere liberato fisicamente; pregava soltanto perché le sue parole fossero efficaci. Quindi dice: “Pregate per noi, affinché Dio ci apra una porta per”—che cosa?—”per la parola, per parlare del mistero di Cristo”.

“Pregate per noi” è un’espressione piuttosto bella. Il pronome plurale significa che probabilmente includeva alcuni dei suoi compagni che erano con lui; e se guardate alla fine del capitolo 4, vedrete un elenco di nomi. In un momento o nell’altro, quei cari collaboratori di Paolo erano stati con lui. E quindi sta dicendo: “Pregate per noi, e soprattutto affinché possiamo parlare del mistero di Cristo”. È un uomo che ha una sola cosa nella mente, una sola cosa, e cioè parlare. Perché pregare per Paolo affinché Dio ci apra una porta per la parola? Letteralmente, il greco dice: “una porta per la Parola”—una porta per la Parola. In Efesini 6:19, in una preghiera simile, scrive agli Efesini; e naturalmente scrisse quel libro nello stesso periodo, quindi vi sono molte somiglianze.

In Efesini 6:19 dice: “Pregate per me, affinché mi sia data la parola, perché io possa aprire la mia bocca con franchezza, per far conoscere il mistero del Vangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, affinché io ne parli con franchezza, come devo parlarne”. Pregate per me affinché io possa essere audace; pregate per me affinché si apra una porta per la Parola. Quest’uomo era consapevole di trovarsi sul campo di battaglia, in prima linea, nelle trincee, a combattere come un fante. Non chiese di pregare per i suoi bisogni personali. Non disse: “Pregate per me affinché io riesca a resistere sotto questa pressione”. Non disse: “Pregate per me affinché venga liberato dalla prigione”. Disse soltanto: “Pregate per me, affinché io possa aprire la bocca e trovare una porta per la Parola”—franchezza.

In realtà non è cambiato nulla, fratelli. Potete tornare fino al libro degli Atti, e quando nacque la chiesa, la prima riunione di preghiera della quale siano riportati gli avvenimenti e le richieste per cui pregarono si trova in Atti, capitolo 4, versetto 29. Avevano avuto altre riunioni di preghiera. La prima volta in cui sappiamo per che cosa pregarono è in Atti 4:29, “Ed ora, Signore, considera le loro minacce”. Signore, l’intera città vuole farci la pelle, “E concedi ai tuoi servi di uscire vivi da questo pasticcio”. No, non dissero questo, “Concedi ai tuoi servi di annunciare la tua Parola con ogni franchezza”.

E il versetto 31 dice: “Dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano riuniti tremò; furono tutti ripieni di Spirito Santo e annunciavano la Parola di Dio con franchezza. E la moltitudine di quelli che avevano creduto era d’un sol cuore e d’una sola mente”. La prima richiesta di preghiera della chiesa primitiva di cui siamo a conoscenza è una preghiera per poter parlare, per avere franchezza e per proclamare. La bocca dell’uomo nuovo dovrebbe proclamare il Vangelo. Ho detto spesso che, purtroppo, i cristiani sono come un fiume artico, con la foce gelata. In qualche modo, a causa di qualche inibizione, a causa di qualche paura, non partecipiamo all’opera di evangelizzazione, a meno che non veniamo continuamente pungolati, spronati e sospinti.

Nella nostra chiesa sta accadendo qualcosa di meraviglioso, un meraviglioso ministero di evangelizzazione, ed abbiamo visto persone venire a Cristo settimana dopo settimana dopo settimana. Molti di voi non ne sanno nemmeno nulla. Jim George, che si occupa di quel ministero, mi ha detto l’altro giorno: “Sai, John, stiamo pregando affinché Dio ci dia soltanto 30 uomini; 30 uomini disposti ad essere addestrati e ad uscire a due a due”—o qualunque sia il metodo che usano, forse a tre a tre—”per conquistare delle persone a Cristo. Pregheresti insieme a noi”, mi ha detto, “affinché Dio ci dia quei 30 uomini?”. Gli ho risposto: “Lo farò”. Pensereste che, in una congregazione di 4.000 persone, si possano trovare 30 uomini disposti ad accettare la sfida e l’opportunità di proclamare il Vangelo.

So come si sente Paolo, perché combatto la stessa battaglia. Quanto desiderate, al di sopra di ogni altra cosa, che vi sia una porta per la Parola di Dio; che abbiate un’opportunità di parlare. E poi avete questa terribile paura che, con le vostre sole forze, non possiate farlo. È come Mosè. Dio disse: “Mosè, parla per me”. E Mosè disse: “Non posso... balbetto. Che cosa farò?”. E Dio rispose: “Chi ha fatto la tua bocca?”. In altre parole, Dio dice: “Se l’ho fatta io, posso anche farla funzionare. Abbi semplicemente fiducia in me”. E Geremia aveva lo stesso problema. Geremia disse: “Se pensi che io mi impegni in questo ministero da solo, ti sbagli di grosso. Ah, Signore DIO, io non so parlare”, disse. Dio rispose: “Non preoccuparti; posso farlo attraverso di te”.

E quindi Paolo sta dicendo: “Guardate, io non posso farlo da solo, quindi il Signore dovrà aprire una porta per la Parola”. Ora, nel Nuovo Testamento, una porta significa un’opportunità. Nel versetto 9 di 1 Corinzi 16, Paolo dice: “Rimarrò ad Efeso fino a Pentecoste, perché mi si è aperta una porta grande ed efficace”. In altre parole, dice: “Rimarrò qui ad Efeso; qui la situazione è troppo favorevole. Voglio dire, la porta è spalancata”. E la porta significa opportunità. Il motivo per cui rimase ad Efeso per così tanto tempo—ben più di due anni, quasi tre—era che l’opportunità era davvero grande, “Mi si è aperta una porta”.

Ora, Dio aveva chiuso alcune porte nella vita di Paolo. Se leggete Atti 16, vedrete che cercò di entrare nell’Asia Minore, ma lo Spirito lo fermò. Cercò di entrare in Bitinia, ma lo Spirito lo fermò. Quindi il Signore aveva chiuso delle porte, e Paolo lo sapeva.

Ma il Signore aveva anche aperto delle porte. La via verso est gli era chiusa, perché vi era appena stato. La via verso sud gli era chiusa, perché lo Spirito lo aveva fermato. La via verso nord gli era chiusa. L’unica direzione possibile era l’ovest, e quindi andò verso ovest, arrivò al Mar Egeo e disse: “Ed ora, Signore?”. Ed in visione gli apparve un uomo della Macedonia, che gli disse: “Passa da noi ed aiutaci”, e Dio aprì la porta. Quindi era abituato a vedere Dio aprire e chiudere le porte delle opportunità. E, vedete, questo è compito di Dio. Paolo dice: “Pregate semplicemente affinché Dio mi dia una porta aperta per la Parola”. Sapete, cari, in realtà questo è tutto ciò per cui dovete pregare, se avete il coraggio di farlo. Pregate semplicemente per delle porte aperte. Pregate per delle opportunità.

Ci vuole un po’ di coraggio per farlo, perché, se pregate così, le opportunità arriveranno, e vi sentirete responsabili. È compito di Dio aprire le porte. In Apocalisse, capitolo 3, versetto 7, leggiamo questo: “All’angelo della chiesa di Filadelfia scrivi: Queste cose dice colui che è santo, colui che è verace, colui che ha la chiave di Davide, colui che apre”—questo è Cristo—”e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre”. Quando il Signore chiude una porta, quella porta è chiusa. Quando il Signore apre una porta, quella porta è aperta. Dice: “Io conosco le tue opere: ecco, ti ho posto davanti una porta aperta”. Voi pensate che la Chiesa della Porta Aperta si trovi a Los Angeles. No, la chiesa della porta aperta si trova a Filadelfia; non Filadelfia, Pennsylvania, ma Filadelfia, A.M.—Asia Minore.

Quella è la prima chiesa della porta aperta. Dio diede loro una porta aperta e disse: “Nessuno la chiuderà, se sono io ad aprirla. Avete una porta aperta per la Parola. Tutto ciò che vi chiedo è di proclamarla”. Direi che probabilmente il miglior parallelo con la chiesa di Filadelfia sarebbe la Grace Community Church, oppure qualsiasi altra chiesa nel nostro paese. Fratelli, noi abbiamo una porta aperta, non è vero? Non c’è nessuno che possa impedirci di predicare, vero? Non esiste una legge che possa fermarci. Non vi è nulla che possa impedirlo, eccetto la nostra indolenza, la nostra infedeltà, la nostra ostinazione. In Atti, capitolo 12, Roma aveva sprangato le porte della prigione e posto una guardia accanto a Pietro, ma il Signore le aprì perché voleva che egli predicasse.

In Atti 14, Paolo fu picchiato e lapidato a Listra, ma Dio lo rialzò e lo rimandò in città, perché voleva che predicasse. Tornò dai suoi fratelli ad Antiochia e testimoniò alla chiesa tutto ciò che Dio aveva compiuto insieme a loro, e come aveva aperto la porta ai Gentili. Dio ha aperto la porta per noi. Tocca a noi aprire la bocca e parlare. Il modo di parlare dell’uomo nuovo è un linguaggio di proclamazione. Sapete, bisogna spingere un po’. Voglio dire, la porta può anche essere aperta, ma potreste doverla spingere leggermente da parte. Un giovane ragazzo di campagna andò nella grande città per fare domanda per un lavoro. Rimase intimorito dal grande edificio nel quale entrò. Si presentò al suo potenziale datore di lavoro, si sedette per il colloquio, ed il datore di lavoro gli disse: “Hai un motto nella vita, giovanotto?”, “Sissignore, lo stesso che ha lei”, rispose, “Ebbene, che cosa vuoi dire, figliolo?”, “L’ho visto sulla porta, signore: SPINGERE”.

Questo è un buon motto. SPINGERE; potrebbe essere aperta. Se non lo è, lo scoprirete. E Paolo qui sta spingendo e dice: “Dio, spero che questa porta sia aperta”. Notate che il termine usato qui in Colossesi indica in realtà “la Parola”. Egli sta dicendo: “Una porta aperta per la Parola”. Amo il fatto che Paolo non si preoccupasse mai di condividere la propria opinione. Paolo insegnava sempre la Parola. E sapete come la penso al riguardo. Una cosa che avrete quando verrete alla Grace Church è la Parola, perché questo è ciò di cui ci occupiamo: insegnare la Parola. E che cosa insegnava? Ebbene, guardate il versetto 3: “Per annunciare il mistero di Cristo”. Ed abbiamo studiato abbastanza da sapere che cosa sia il mistero di Cristo. È tutto il Vangelo e tutto ciò che esso comprende.

Tutte quelle verità sacre, nascoste nell’Antico Testamento e rivelate nel Nuovo. Tutte le verità riguardanti Gesù Cristo: il fatto che Egli dimora nel credente. Questo è il mistero del Cristo che dimora in noi, in Colossesi 1:26 e 27. Il fatto che Egli è Dio incarnato. Questo è il mistero dell’incarnazione, in Colossesi 2:2 e 3. Il mistero del rapimento, il fatto che Gesù ritornerà per la sua chiesa, 1 Corinzi 15:51 e 52. Il mistero della sposa, il fatto che Egli si unirà a noi in modo eterno, come sua sposa ed oggetto del suo amore, Efesini 5. Il mistero dell’iniquità, il fatto che Egli verrà e porrà fine alla pienezza del peccato, 2 Tessalonicesi 2:7. Tutte quelle verità sacre vengono rivelate nel Nuovo Testamento, nel Vangelo di Cristo.

E il mistero dell’unica chiesa: Giudei e Gentili, uniti in Lui. In altre parole, Paolo dice: “Pregate per me, affinché io possa avere una porta per la Parola, per annunciare tutta la verità del Vangelo di Gesù Cristo”. È così importante. Al versetto 4 dice: “Affinché io lo manifesti come devo parlarne”. Notate la parola “devo”; nella sua vita c’era un “devo” divino. Leggete Romani, capitolo 1. Egli dice: “Io non mi vergogno del Vangelo di Cristo, perché esso è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi anche del Gentile”. Poco prima aveva detto: “Devo parlare, sono costretto a parlare. Sono debitore”—ve lo ricordate?—”verso i Giudei ed i Gentili”. E poi, in 1 Corinzi, capitolo 9, in quel grande passo dice: “Guai a me se non evangelizzo”.

A lui non importa avere libertà per i propri piedi, purché abbia libertà per la propria bocca. E vuole farlo nel modo giusto, “Voglio farlo come deve essere fatto. Voglio manifestarlo come deve essere manifestato. Voglio annunciare la pienezza di quel mistero”. Ascoltate, cari, Dio vuole che proclamiate Cristo, ma vuole che lo facciate nel modo giusto. Ed io vedo due pensieri in quella frase: “Come devo parlare”; vi è il dovere di farlo e vi è il dovere di annunciarlo nel modo in cui deve essere annunciato. Temo che, a volte, un buon messaggio proclamato male produca quasi lo stesso risultato di un cattivo messaggio. Paolo chiede che si preghi sia per la propria motivazione, affinché parli come deve, sia perché lo faccia correttamente, affinché annunci il Vangelo nel modo in cui deve essere annunciato.

Ogni volta che tengo una conferenza per pastori, li metto in guardia riguardo al modo in cui presentano il Vangelo. È davvero molto facile presentare qualcosa che è meno del Vangelo e poi chiedere alle persone di consacrare la propria vita a qualcosa che non comprendono nemmeno. In Atti, capitolo 20, quando Paolo parlò del modo in cui predicava, disse: “Io testimonio”. Ed usò la parola greca diamarturomai, che significa rendere una testimonianza completa ed approfondita riguardo al ravvedimento verso Dio ed alla fede nel nostro Signore Gesù Cristo. In altre parole, io rendo una testimonianza completa, non un’evangelizzazione fatta a metà. Ed io dico ai pastori: “Fate attenzione a tre cose nell’evangelizzazione. Fate attenzione all’evangelizzazione incentrata sull’esperienza. È quella nella quale non predicate mai veramente il Vangelo; fate semplicemente raccontare a qualcuno la storia di come la sua vita sia stata cambiata.

Ricordo di aver raccolto un giornale che era arrivato nell’ufficio della chiesa—riceviamo molti giornali diversi per posta; praticamente ogni organizzazione cristiana del paese ci invia il proprio giornale e le proprie informazioni. Ma in uno di quelli che ricevemmo vi era un articolo intitolato: “Come organizzare il culto della domenica sera”, e diceva: “Presentate testimonianze di persone strane e particolari”. E suggeriva che un esempio eccellente fosse una nana alta 97 centimetri, che sarebbe salita sul vostro pulpito ed avrebbe pronunciato una testimonianza davvero sensazionale. E da una parte abbiamo la donna tatuata, e dall’altra abbiamo l’inghiottitore di spade, sapete, ed avete l’intero spettacolo da baraccone. Ebbene, sono felice per quella donna alta 97 centimetri.

Ma vi dirò una cosa: uno dei pericoli dell’evangelizzazione è portare le persone a rispondere ad una testimonianza, invece che ad un’informazione completa riguardo al Vangelo, così che in realtà non sanno a che cosa stanno rispondendo e finiscono per essere vaccinati. E più tardi qualcuno dice loro: “Oh, vorrei parlarvi di Cristo”, “Ci ho già provato. Non funziona”. La seconda cosa da evitare è l’evangelizzazione incentrata sull’io. L’idea del: “Quanto vi piacerebbe, quanto vi piacerebbe, quanto vi piacerebbe, quanto vi piacerebbe, quanto vi piacerebbe? Non vi piacerebbe? Non vi renderebbe felici?”. E quindi... sapete. Una volta ricevetti una telefonata da una persona che mi disse: “Mi è appena successa una cosa terribile.

“Ho cercato di condurre questa persona a Cristo e, oh, aveva tutti questi problemi; ed era una persona molto coscienziosa, una persona davvero cara. E le ho detto: “Cristo può risolvere i tuoi problemi, Cristo può guarire il tuo matrimonio, Cristo può riportarti tuo figlio”—che si trovava in un istituto psichiatrico—“e Cristo può fare tutto questo per te”; e lei ricevette Cristo”. Chi non lo avrebbe fatto, a quelle condizioni? E un paio di settimane dopo tornò da quella donna, le rinfacciò tutto e le disse:“Il tuo Gesù non funziona”. Vedete? Ebbene, voglio dire, non è davvero corretto fare una cosa del genere. Conosco persone che, non appena sono state salvate, hanno cominciato ad avere problemi. Non promettete questo alle persone. Questo non è il Vangelo.

Quindi evitate l’evangelizzazione incentrata sull’esperienza, evitate l’evangelizzazione incentrata sull’io e, a tutti i costi, evitate l’ evangelizzazione sbrigativa, nella quale tutto ciò che volete è una decisione, indipendentemente da ciò che le persone sanno. Assicuratevi di non presentare loro semplicemente una versione rapida e sbrigativa, soltanto per ottenere una decisione. Ricordo sempre quell’uomo della chiesa che mi portò una copia dell’Hollywood Reporter, nella quale vi era una pubblicità per quella Disneyland biblica che stavano cercando di costruire. Sapete, avevano tutte quelle idee assurde: doveva essere una Disneyland biblica da 26 milioni di dollari. Una volta raccontavo questa storia ad un gruppo di pastori, e l’uomo che stava portando avanti quel progetto era presente. Non lo dimenticherò mai. Ragazzi, non era affatto entusiasta. A quanto pare ne aveva parlato ai pastori. Ogni tanto mi capita di finire in situazioni del genere. Ma comunque, dovete fare attenzione.

Quest’uomo stava cercando di costruire una Disneyland biblica ed aveva pubblicato alcuni annunci sull’Hollywood Reporter, un giornale specializzato dell’industria cinematografica, perché cercava di reclutare delle persone per partecipare a questo progetto. Ed era una cosa molto seria; aveva pagato per un grande annuncio, nel quale si diceva che avevano bisogno di persone capaci di progettare un Mar Rosso che si dividesse; cercavano un uomo alto almeno 2 metri e 13 per interpretare Golia; volevano un ragazzo bravo con la fionda e, sapete, tutte quelle cose del genere. Cercavano ogni sorta di cose, sapete, le più varie. Cercavano qualcuno che costruisse una balena; volevano realizzare un’attrazione dentro una balena. E non so, erano cose assurde, sapete. Ma la cosa principale che mi lasciò completamente di stucco, là fuori nel patio—non lo dimenticherò mai—mentre me ne stavo lì a leggerlo...

Diceva: “Cercasi uomo, alto, moro, di bell’aspetto, più di 1 metro e 83, per interpretare il ruolo di Gesù; deve conoscere le Quattro Leggi Spirituali”. Non vi è nulla di sbagliato nelle Quattro Leggi Spirituali, ma quando il mondo pensa che questo sia tutto ciò che Gesù conosce, in qualche modo ha ricevuto la versione rapida e sbrigativa senza ricevere il messaggio completo. Evitate l’evangelizzazione incentrata sull’esperienza, l’evangelizzazione incentrata sull’io e l’ evangelizzazione sbrigativa. Non cercate soltanto di ottenere una decisione, non cercate soltanto di placare i problemi delle persone e non cercate di fare presa su qualcuno soltanto perché il messaggio ha fatto presa su di voi. Date loro la verità nella sua totalità, affinché possano dare una risposta consapevole alla testimonianza completa riguardante Cristo. Ed è proprio questo, naturalmente, ciò che il versetto 4 mi comunica con forza: “Affinché io lo manifesti come devo parlarne”.

Voglio che il Vangelo sia esposto con chiarezza—questo è il senso della parola “manifestare”—come deve esserlo. Quindi Paolo dice: “Pregate affinché Dio ci dia delle porte per la Parola”. L’uomo nuovo, dunque, avrà il linguaggio della preghiera ed il linguaggio della proclamazione. In terzo luogo, al versetto 5, l’uomo nuovo avrà il linguaggio della condotta—il linguaggio della condotta. Ora, qui ci allontaniamo un po’ dalla bocca, ma in realtà questo è il linguaggio più essenziale di tutti. Non vi dedicheremo molto tempo; permettetemi semplicemente di presentarvelo in termini generali. Versetto 5: “Comportatevi con sapienza verso quelli di fuori, riscattando il tempo”. Ora, qui sta parlando del linguaggio della condotta o, se preferite, del linguaggio del comportamento.

Volete sapere una cosa? La cosa più importante che dite non è ciò che dite, ma ciò che siete. Non è vero? Perché è ciò che siete a dare credibilità a ciò che dite. Ricordo quella vecchia frase che mio padre ripeteva così tante volte quando ero ragazzo: la tua vita parla così forte che non riesco a sentire ciò che stai dicendo. È essenzialmente di questo che stiamo parlando, “Camminate”—guardate il versetto 5. Camminate, camminate; ricordate, il cammino viene prima del parlare. Il cammino viene prima del parlare. Ora egli dice: “Camminate con sapienza”. Che cos’è la sapienza? Valutare correttamente le circostanze e prendere decisioni conformi alla volontà di Dio. Camminate secondo uno stile di vita cristiano attentamente pianificato e coerente. E se avete qualche dubbio riguardo a quale sia questo cammino, potete semplicemente guardare il libro degli Efesini, capitoli 4, 5 e 6, e lì troverete tutto ciò che c’è da sapere.

Camminate con sapienza. Possiamo camminare con sapienza perché possediamo quella sapienza fondamentale. Lo abbiamo visto in Colossesi 1:9: “Perciò anche noi, dal giorno in cui abbiamo udito questo, non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che siate ripieni della conoscenza della sua volontà, in ogni sapienza ed intelligenza spirituale, affinché camminiate in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa”. Siete stati salvati, vi è stata data la sapienza; avete bisogno di essere ripieni di quella sapienza, affinché possiate camminare in essa. Sapete, un cristiano può camminare come uno stolto. E poi, quando cerca di parlare, nessuno gli crede—nessuno lo sente, nessuno lo ascolta. Ci è stata data la sapienza. A volte le voltiamo le spalle.

Voi potreste dire: “Ebbene, in che modo un cristiano può comportarsi da stolto?”. Ebbene, un modo di camminare come uno stolto lo troviamo in 1 Timoteo 6:9: “Ma quelli che vogliono arricchirsi cadono in tentazione, in un laccio ed in molte concupiscenze insensate e dannose”. Un modo di recitare la parte dello stolto è vivere per il denaro. Questo renderà la vostra testimonianza così confusa che nessuno comprenderà ciò che dite. Un altro modo di recitare la parte dello stolto è cercare di vivere la vita cristiana in modo legalistico. In Galati, capitolo 3, versetto 1: “O Galati insensati, chi vi ha ammaliati, affinché non ubbidiate alla verità?”. Versetto 3: “Siete così insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, pensate di essere resi perfetti mediante”—che cosa?—”mediante la carne”. Volete essere stolti? Allora operate nella carne. Agite nella carne, operate con le vostre forze, oppure vivete per il denaro. Questi sono soltanto un paio di modi in cui un cristiano può recitare la parte dello stolto.

Un altro modo lo troviamo in Giacomo 3, dove dice: “Chi è savio e intelligente fra voi?”. Vi dirò chi lo è: “Colui che mostra, mediante una buona condotta, le proprie opere”. Sapete come potete riconoscere un uomo saggio? Dal modo in cui si comporta, “Ma se avete amara gelosia e spirito di contesa”... hmm, questo non è saggio. È stolto.., “confusione ed ogni opera malvagia”. Oh, ecco un altro modo in cui il cristiano può recitare la parte dello stolto: mediante l’invidia, la contesa, la divisione e la confusione. Vedete, questi sono semplicemente alcuni modi in cui il cristiano può comportarsi da stolto nel proprio stile di vita. Ma Paolo qui sta dicendo: “Non fatelo. Camminate con sapienza”. E che cos’è la sapienza? È proprio qui, non è vero? Stabilite le vostre priorità secondo il Libro. Stabilite le vostre priorità secondo il modello di Dio.

Permettetemi semplicemente di darvi quattro suggerimenti che vi aiuteranno, quattro modi per ottenere sapienza. Numero uno: adorazione—adorazione, “Il timore del SIGNORE è il principio della”—che cosa?—”sapienza”, Proverbi 9:10. Quando cominciate ad adorare veramente Dio, questa è sapienza. È lì che la sapienza ha inizio. In secondo luogo, la preghiera. Giacomo dice: “Se qualcuno manca di sapienza”—che cosa faccia?—”la chieda”. Adorate, chiedete; e vi dirò un altro modo: studiate. Otterrete la sapienza di Dio quando studiate la verità di Dio. Colossesi, capitolo 2, versetto 2: “Affinché i loro cuori siano consolati, essendo uniti nell’amore, ed arrivino a tutte le ricchezze della piena certezza dell’intelligenza, alla conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza”. Bene, è in Cristo che esiste tutta la sapienza.

Ora andate a 3:16. Se è in Cristo che esiste tutta la sapienza, allora 3:16 dice: “La Parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, in ogni”—che cosa?—”sapienza”. Ottenete sapienza mediante l’adorazione, la preghiera, lo studio e mediante un altro mezzo: l’istruzione da parte di insegnanti devoti. Colossesi 1, versetto 28: “Cristo, che noi predichiamo, ammonendo ogni uomo ed insegnando ad ogni uomo con ogni sapienza, affinché possiamo presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù”. Ora ascoltate, nella vita cristiana vi sono delle fonti dalle quali possiamo ottenere sapienza. Mediante l’atto di adorare Dio, Dio ci impartisce la sua sapienza. Mediante la preghiera, mediante lo studio, mediante l’istruzione da parte di insegnanti devoti, quella sapienza è disponibile, quella sapienza deve essere conservata e quella sapienza deve produrre uno stile di vita saggio.

Non la stoltezza di vivere per il denaro. Non la stoltezza di vivere in modo legalistico. Non la stoltezza di vivere secondo la mente carnale, come in Giacomo 3. Ma la sapienza di camminare secondo la verità della Parola di Dio. E sapete che cosa accade? Quando camminate con sapienza verso quelli di fuori, allora ciò che dite avrà un significato; e, francamente, non prima di allora. Pensate soltanto ai Colossesi: come facevano conoscere la loro fede? Prima di tutto, erano una minoranza; voglio dire, una minoranza davvero piccolissima. Non avevano un edificio di culto. Non avevano alcun edificio. Nessuna grande croce sospesa in aria. Nessun cartellone pubblicitario. Nessuna radio. Nessuna insegna. Nessun adesivo per automobili. Nessun volantino. Nessun libro. Nessuna produzione musicale. Nessun Nuovo Testamento. Nulla.

Voi potreste dire: “Caspita, come riuscivano ad andare avanti? Suppongo che non avessero nemmeno una libreria cristiana. Hmm... nessun simbolo del pesce? Che cosa si appendevano al collo a quei tempi? Come diffondevano il messaggio?”. Volete sapere come diffondevano il messaggio? Accoglievano il messaggio e poi lo vivevano; e quello era, ed è ancora, l’unico metodo credibile di evangelizzazione nel mondo. Prima camminate, poi parlate. E potete stare in televisione, alla radio, sui cartelloni pubblicitari, sugli adesivi per automobili, fino a diventare viola; ma se i cristiani non vivono ciò che proclamano, nessuno ci crederà. Oggi non è affatto diverso. Tutte quelle cose—e io non sono contrario ad esse—servono soltanto a confermare oppure a smentire la realtà del cristianesimo che le persone vedono nella vita dei cristiani che conoscono. Tutto qui.

Quindi egli dice: “Camminate con sapienza verso quelli di fuori”. I non cristiani. I credenti sono quelli di dentro. Ora dice: “Riscattando il tempo”. Ebbene, che cosa intendi dire, Paolo? La parola “tempo”, qui, non è chronos, dalla quale derivano parole come “cronologia” o “cronografo”, e che indica il tempo misurato dall’orologio. È kairos, che indica il tempo inteso come opportunità. Dovrebbe essere tradotto: “Riscattando ogni opportunità”. Salmo 90: “Insegnaci dunque a contare i nostri giorni, affinché possiamo applicare il nostro cuore alla sapienza”. Si tratta di acquistare l’opportunità. Ragazzi, ve lo dico, l’opportunità arriva e se ne va. La vita è breve. Le persone stanno morendo. Voi state morendo. Gesù sta per tornare.

La Bibbia parla della porta che viene chiusa. La Bibbia parla della notte che sta per venire, quando nessuno potrà più operare. La Bibbia parla di Gesù che rimuove il candelabro. Romani 13—leggetelo—versetti da 11 a 14; è un passo straordinariamente potente. Ci avverte che sta arrivando un tempo nel quale non sarà più possibile: “Conoscendo il tempo, è ormai ora di svegliarvi dal sonno; la notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e rivestiamoci delle armi della luce. Camminiamo onestamente”. È tempo che il vostro stile di vita sia in armonia con il vostro messaggio, fratelli. Non in feste sfrenate, ubriachezze, immoralità, dissolutezza, contese ed invidie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non fate alcuna provvista per la carne. Vedete, è tempo di rimettere in ordine il nostro stile di vita.

Quando comincerete a vivere come Dio vuole? Quante opportunità sprecherete ancora? Quando comincerete a condividere Cristo con quell’amico? Quando userete quelle capacità e quei doni che Dio vi ha dato? Quando riceverà Dio quel denaro che gli avete promesso tanto tempo fa? Il vostro cammino parla. Spero che dica la cosa giusta a quelli di fuori. Ogni volta che avete un’opportunità, riscattate, acquistate quell’opportunità. Acquistatela per l’eternità. La vita è così breve. È così insensato che un cristiano la sprechi. Quindi l’uomo nuovo ha una bocca nuova. E quella bocca nuova possiede il linguaggio della preghiera, il linguaggio della proclamazione e poi il linguaggio della condotta, il quale rende credibile ciò che egli dice. Questo ci conduce al quarto elemento: il linguaggio della perfezione.

Alla coerenza della vita segue la coerenza del parlare. Amo questo versetto; vorrei che avessimo più tempo, “Il vostro parlare sia sempre con grazia”. Ricordate ciò che vi ho letto prima, dal Vangelo di Luca, riguardo al modo di parlare di Gesù? Egli apriva la bocca, ed il suo parlare era sempre pieno di grazia, “Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, affinché sappiate come dovete rispondere a ciascuno”. Ora, qui non sta parlando tanto della predicazione del Vangelo. Sta semplicemente parlando della conversazione in generale. La bocca di un cristiano dovrebbe pronunciare il linguaggio della perfezione. Dalla bocca di un cristiano non dovrebbero mai uscire tutte quelle cose che vi ho elencato la settimana scorsa: concupiscenza, malvagità, inganno, maledizioni, oppressione, menzogna, perversità, distruzione, vanità, adulazione, stoltezza, chiacchiere insensate, follia, verbosità, parole oziose, falsi insegnamenti, complotti, vanteria, odio, imprecazioni, discorsi osceni o pettegolezzi.

Tutte queste cose sono caratteristiche di una bocca non rigenerata, non di un cristiano. Il vostro parlare sia sempre con grazia. Fate del parlare con grazia un’abitudine, sia che siate perseguitati, sia che vi troviate in una situazione di tensione, sia che affrontiate delle difficoltà, sia che vi troviate davanti ad un giudice del mondo, sia che abbiate subito un torto. Sia che parliate con vostra moglie, con vostro figlio, con il vostro vicino, sia che insegniate in uno studio biblico, sia che guidiate una classe, qualunque sia la situazione, il vostro parlare sia pieno di grazia. Voi potreste dire: “Ebbene, John, che cosa intendi quando dici di parlare con grazia? Intendi forse dire che dobbiamo parlare della grazia di Dio?”. Non è principalmente questo che significa. Significa che la vostra bocca deve pronunciare ciò che è spirituale, ciò che è sano. Ciò che è appropriato, ciò che è gentile, ciò che è rispettoso. Ciò che ha uno scopo, ciò che incoraggia, ciò che è delicato, ciò che è veritiero, ciò che è amorevole, ciò che è premuroso. Non ciò che è amaro, aggressivo, vendicativo, sarcastico, ambiguo, adirato, tagliente o vanaglorioso; nessuna di queste cose. Sia pieno di grazia.

Ma, affinché non sembri che dalla vostra bocca debbano uscire soltanto una serie di gentilezze sdolcinate, egli aggiunge questo: “Condito con sale”. Non deve essere soltanto pieno di grazia, ma deve anche produrre un qualche effetto. Ora, che cosa significa “condito con sale”? Ebbene, il sale fa molte cose. Ogni tanto brucia, quando c’è una ferita, non è vero? Ma dopo aver bruciato, che cosa fa? Guarisce. Il sale impedisce anche la corruzione. Il vostro parlare dovrebbe purificare e contrastare la corruzione. Il vostro parlare dovrebbe agire come un’influenza purificatrice, sana e risanatrice, liberando la conversazione dalla sporcizia che così spesso la sommerge. Efesini 4:29 dice esattamente la stessa cosa. Il vostro parlare sia delicato, pieno di grazia e premuroso, ma lasciate che bruci quando è necessario.

Quando c’è una ferita da guarire, lasciate che vada dritto al punto dolente. E lasciate che sia qualcosa di puro e di bello, capace di riscattare una conversazione dalla corruzione. I Greci avevano anche un altro pensiero al riguardo. Per loro, il sale richiamava anche l’arguzia. E l’arguzia è la capacità di dire esattamente la cosa giusta, esattamente nel momento giusto. E non è forse questo che egli sta dicendo? “Affinché sappiate come dovete rispondere a ciascuno”. Avete proprio la risposta giusta per il momento giusto e per la persona giusta. Plutarco avrebbe reso questa idea con “garbo e arguzia”. La parola giusta, al momento giusto, alla persona giusta: il linguaggio della perfezione. Mai discorsi osceni, ma sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi, 1 Pietro 3.

Ma anche nella semplice conversazione, dovete essere capaci di dire la cosa giusta; la vostra bocca è così importante. Prima o poi si deve arrivare al punto in cui dite la verità, e tante volte, mediante ciò che dite, o aprite un’opportunità oppure la chiudete. Ascoltate, l’empio afferma questo nel Salmo 12:4: “Le nostre labbra ci appartengono; chi è signore sopra di noi?”. Chi può governarmi? Posso dire tutto ciò che voglio. Ma il cristiano dice questo, Salmo 141:3: “Poni, o SIGNORE, una guardia davanti alla mia bocca; custodisci la porta delle mie labbra”. Che cosa esce dalle vostre labbra: preghiera, proclamazione, il linguaggio della perfezione? Proprio la cosa giusta, al momento giusto, per la persona giusta: è così che parla l’uomo nuovo. Voi siete uomini nuovi, lo sapevate? E, insieme a tutte quelle altre cose, il vostro nuovo stile di vita dovrebbe essere accompagnato da un nuovo modo di parlare.

Permettetemi di ricordarvi qualcosa, mentre concludiamo. Il vostro problema—ed io so qual è. Voi potreste dire: “Tu non mi conosci”. Oh, sì, vi conosco. Conosco il vostro problema. È lo stesso problema che ho io. Il problema di noi persone nuove, di noi nuove creature, non è che possediamo due nature, una buona ed una cattiva, una vecchia ed una nuova. Il problema è che la nuova natura, il nuovo io, è stata influenzata così profondamente dalla carne che non riesce proprio a liberarsene. Un’illustrazione. Potreste prendere una bottiglia di whisky—non dovete farlo davvero, questa è un’illustrazione. Potreste prendere una bottiglia di whisky e svuotarla—questo potreste farlo. Mi ricorda quel predicatore che disse: “Se avessi tutto il whisky del mondo, lo verserei nel fiume”. Poi il responsabile del culto si alzò e disse: “Ed ora, per il nostro invito, canteremo: “Ci raduneremo presso il fiume?”“.

Comunque sia, per amore dell’illustrazione, potreste prendere una bottiglia di whisky e versarne via tutto il contenuto. Svuotarla di tutta quella robaccia che c’è dentro. E sapete che cosa accade? Annusatela. Puzza. L’odore rimane. Volete sapere una cosa? Non è molto diverso da ciò che accade ad un cristiano. Voi siete una nuova creatura; il vecchio contenuto è scomparso, voi siete nuovi, ma sapete una cosa? È rimasto un po’ del vecchio puzzo. È rimasto un po’ del vecchio odore, un po’ del vecchio sentore. Versate nella bottiglia di whisky che avete lì dell’acqua fresca, e poi svuotatela. E versatene altra, continuate a versarne... e continuate a riempirla, continuate a riempirla, continuate a riempirla, continuate a riempirla. E poco a poco, poco a poco, poco a poco, poco a poco, l’odore svanirà.

QW-Più viene riempita, più viene purificata. Più viene purificata, meno odore rimane. Voi siete cristiani, il vecchio contenuto è stato versato via, ma l’odore del vecchio è ancora presente. Più siete ripieni dello Spirito, più siete ripieni dello Spirito, più siete ripieni dello Spirito, maggiore è la purificazione; maggiore è la purificazione, minore è l’odore. Minore è l’odore, più maturate, e meno è riconoscibile il fatto che un tempo foste persino una vecchia bottiglia di whisky. Siete uomini nuovi, ma avete ancora un vecchio odore. Deve essere eliminato. Come verrà eliminato? Guardate ciò che dice, “Spogliatevi di certe cose”, ve le ricordate? Capitolo 3, “Rivestitevi di certe cose”. Capitolo 3, versetto 15: “La pace di Cristo regni”. Versetto 16: “La Parola di Cristo abiti”. Versetto 17: “Il nome di Cristo governi”.

Fate attenzione al modo in cui vivete nella famiglia: mogli, mariti, figli, padri, servi, padroni. Fate attenzione alla vostra bocca, come abbiamo visto nel nostro studio dei versetti da 2 a 6 del capitolo 4. E quando vi prendete cura di tutte queste cose, mediante la potenza dello Spirito di Dio, allora l’uomo nuovo sarà l’uomo che Dio ha voluto che fosse. Ascoltate, cari, Cristo è sufficiente, non è vero? È sufficiente per rendervi nuove creature. E, dopo avervi resi nuove creature, vi chiede di emanare il profumo di una vita nuova; e questo significa occuparvi di alcune di quelle vecchie cose mediante l’opera purificatrice della pienezza dello Spirito di Dio, mentre vi arrendete a Lui. Bene, preghiamo.

Ti ringraziamo, Padre nostro, questa sera, per questo prezioso tempo di comunione e per il modo in cui hai parlato ai nostri cuori e per come siamo stati arricchiti, mentre siamo stati insieme ai nostri giovani universitari e ci siamo soffermati sulla tua Parola. Ti ringraziamo per la pazienza di queste care persone che si sono radunate, e prego che tu voglia ricompensarle, secondo la loro fedeltà e la loro fede, mediante la tua grazia e la tua benedizione abbondanti. E che tu voglia arricchire i nostri cuori a motivo dell’amore che abbiamo visto questa sera, della comunione che abbiamo condiviso e della Parola che abbiamo udito. A te daremo tutta la gloria e tutta la lode, nel nome di Gesù. Amen.

FINE

This sermon series includes the following messages:

Please contact the publisher to obtain copies of this resource.

Publisher Information
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969

Welcome!

Enter your email address and we will send you instructions on how to reset your password.

Back to Log In

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize
View Wishlist

Cart

Cart is empty.

Subject to Import Tax

Please be aware that these items are sent out from our office in the UK. Since the UK is now no longer a member of the EU, you may be charged an import tax on this item by the customs authorities in your country of residence, which is beyond our control.

Because we don’t want you to incur expenditure for which you are not prepared, could you please confirm whether you are willing to pay this charge, if necessary?

ECFA Accredited
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Back to Cart

Checkout as:

Not ? Log out

Log in to speed up the checkout process.

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize