Grace to You Resources
Grace to You - Resource

Stiamo guardando a Matteo capitolo 5. Ovviamente ci vorrà un po’ di tempo per leggerlo tutto, ‘Il Sermone sul monte’ si estende su tutto il capitolo 5, il capitolo 6 ed il capitolo 7. E credo che tutto questo sia stato predicato dal nostro Signore come un unico sermone, in un momento particolare. E, naturalmente, queste verità sono state ripetutamente insegnate da lui in punti diversi, a intervalli diversi ed in luoghi diversi. Ma c’è un’enorme forza e potenza nel metterle tutte insieme come un unico grande sermone. E ci prenderemo molto tempo per studiare queste verità rivoluzionarie, queste verità che hanno colpito il mondo come una sorta di bomba che è esplosa nella mente di coloro che le hanno ascoltate.

Ma permettetemi d’iniziare la nostra discussione su questa sezione meravigliosa - discussione che, senza ombra di dubbio, si protrarrà per molti mesi a venire - con questa affermazione: ‘Gesù vuole dare felicità alle persone’. Ed è per questo che abbiamo intitolato questo messaggio iniziale “La felicità è...”. Purtroppo, non tutti lo capiscono, non tutti ci credono davvero. In effetti, ci sono molti cristiani che non sono troppo sicuri di sperimentare la realtà della vera felicità. Ma Gesù si occupa di felicità. La felicità è la sua preoccupazione.

Ora questo ci è molto evidente perché qui, nel primo sermone mai registrato come predicato da Gesù Cristo, nel mentre iniziamo i Vangeli, la prima volta che incontriamo un sermone del nostro Signore, è un sermone che inizia con il tema costante della felicità.

Se notate, iniziando dal versetto 1, troverete la parola “Beato” nove volte e quella parola significa semplicemente “felicità” o “felice” e potremmo leggerlo in questo modo: “Gesú, vedendo le folle, salí sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui, ed egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo: «Felici sono i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli. Felici son coloro che sono afflitti, perché saranno consolati. Felici sono i mansueti, perché erediteranno la terra. Felici sono quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati”.

“Felici i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta. Felici sono i puri di cuore, perché vedranno Dio. Felici sono quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Felici sono coloro che sono perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Felici siete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché cosí hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi.”

Nove volte vediamo la parola “beato”, la parola “felice”. E lo ripeto: il Signore si occupa della felicità. Il Signore si occupa di elargire benedizioni sugli uomini e sulle donne. L’ultimo fine di tutto ciò, nel versetto 12, è che questi punti di felicità dovrebbero sfociare in una gioia ed in grande esultanza. Quindi, mi ripeto di nuovo, Dio è interessato a rendere la nostra vita piena di gioia, piena di allegria, piena di felicità.

Ora questa è solo l’introduzione del sermone. Avendo dichiarato l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento, ovvero, quello di portare alla vera felicità - e non sto parlando della felicità del mondo che è basata sul caso o sulle circostanze, ed approfondiremo la cosa man mano che procediamo. Ma la vera felicità è l’obiettivo e, come ogni buon predicatore, egli dichiara il suo obiettivo all’inizio.

L’inizio del Sermone sul monte dichiara il punto del sermone stesso, ovvero, che possiamo sperimentare la vera beatitudine, la vera felicità, la vera gioia, la vera letizia, un’ autentica ricompensa divina. E poi, da lì in poi, parla di com’è che ciò diventi possibile, di che tipo di vita produce questo tipo di felicità. E questo diventa il filo conduttore del capitolo 5, del capitolo 6 e del capitolo 7.

Ora, per poter comprendere questo sermone assolutamente fantastico, dobbiamo comprendere le basi. Io credo che questo è il sermone più grande mai predicato, e dobbiamo comprendere le fondamenta, e quindi questa sera getteremo le basi e vi offriremo un approccio un po’ più didattico piuttosto che predicatorio, ma dovete afferrare queste basi affinchè il resto aquisisca un certo significato.

Prima di tutto, voglio definire il contesto. Voglio fornirvi un po’ di sfondo, un po’ d’informazione generale, voglio inquadrare la cosa, se possibile, così che possiate capire il significato di queste parole per le persone che le ricevettero, in questo frangente biblico, e così facendo tutto combacierà. Quindi dobbiamo capire un po’ il contesto.

Prima di tutto - e ci sono diversi contesti da considerare. Ma prima di tutto, dobbiamo ottenere il contesto biblico. E con questo mi riferisco allo sfondo biblico, dov’è che ci troviamo nella Bibbia? Dov’è che ci troviamo nel flusso della rivelazione di Dio? Dov’è che ci troviamo nel piano di Dio di rivelare la sua verità agli uomini? Beh, questo è un nuovo punto, è un cambiamento drammatico, è una trasformazione incredibile.

Per mostrarvi cosa intendo dire, voglio che guardiate all’ultimo messaggio dell’Antico Testamento. L’ultimo messaggio si trova in Malachia capitolo 4 versetto 6. Questo è il modo in cui termina l’Antico Testamento, e questo è quello che dice. Malachia, l’ultimo libro e l’ultimo versetto dell’ultimo capitolo, dice: “Egli volgerà il cuore dei padri verso i figli, e il cuore dei figli verso i padri – ora ascolatate qui – perché io non debba venire a colpire il paese di sterminio, di maledizione»“, interessante, l’Antico Testamento termina con una maledizione. Il Nuovo Testamento inizia con una benedizione, ora questo sì che è un cambiamento radicale.

Le ultime parole dell’uomo di Dio erano: ‘maledizione’, ‘afflizione’ Le ultime parole, “Una maledizione”, le prime parole dell’Uomo di Dio, il Cristo vivente, “beato”, beato: benedizioni e maledizione. L’Antico Testamento: La legge, il Sinai, il tuono, il lampo, il giudizio, la maledizione. Il Nuovo Testamento: Sion, grazia, pace, benedizione. Un cambiamento drammatico.

La parola “beato”, makarios, infatti, è un nome comune per i greci. Forse vi ricorderete del vescovo Makarios della Chiesa greca ortodossa. Makarios è un aggettivo che significa semplicemente, “felice” o “beato”, significa quello. Ma vorrei ampliare un po’ il suo significato per farvi capire il senso di questo messaggio. La parola deriva fondamentalmente dalla radice, makar, che significa ‘essere felice’, e si riferisce alla felicità vera, non a quella del mondo, ad una felicità basata su circostanze positive.

Sia Omero che Esiodo parlavano degli dèi greci come se fossero – ora notate bene perché questo è un punto molto importante – parlavano degli dèi greci come se fossero beati in loro stessi e dicevano che era uno stato ininfluenzato dal mondo degli uomini che sono soggetti alla povertà, alla debolezza e alla morte.

In altre parole, il concetto greco antico di makar e makarios corrisponde all’idea di un tipo di felicità, di un tipo di beatitudine, di contentezza e di beatitudine che non è influenzata da circostanze, questo è proprio quello che stavano comunicando.

La parola, quindi, contiene l’idea di una beatitudine interiore, di una felicità interiore che non è né il risultato di circostanze né è soggetta a cambiare in risposta a circostanze. Questo è il significato Neo Testamentario del termine “beato”, si riferisce ad una pace interiore, una beatitudine interiore, una felicità interiore, una gioia interiore che non è prodotta da circostanze né è influenzata da circostanze, è uno stato di felicità, uno stato di benessere in cui Dio desidera che i suoi figli vivano.

Ora permettetemi di fare un passo in più; è un termine che parla del carattere. È una parola che parla di carattere. Tocca l’uomo alla base stessa della sua esistenza, è un termine caratteriale, ed il motivo per cui lo sottolineo è perchè è una parola che viene usata per descrivere Dio. Per esempio, nella Bibbia troviamo molte volte l’affermazione: ‘Benedetto sia Dio’, per esempio, il Salmo 68:35 lo dice, “Benedetto sia Dio”; Il Salmo 72:18 dice: “Sia benedetto il Signore Dio”, il Salmo 119:12 dice: “Benedetto sei tu, 0 Signore”, 1 Timoteo capitolo 1 versetto 11 dice: “Il Dio benedetto”, in altre parole, qualsiasi cosa - ora ascoltatemi bene - qualsiasi sia questo stato, è vero per Dio, capite quello che sto dicendo? Qualunque cosa si tratti, è vera per Dio. Qualunque cosa significhi essere benedetti o benedetto, è vero sul conto di Dio.

Ora, visto che questa parola è usata per descrivere Dio - e tra l’altro è usata anche in riferimento al nostro Signore Gesù Cristo. 1 Timoteo 6:15 c’è scritto: “Il Signore Gesù Cristo, che è beato ed unico sovrano, il Re dei re e il Signore dei signori”, quindi questa beatitudine definisce un carattere che è vero di Dio, un aspetto del carattere che è vero di Dio e di Cristo. Ora questo è un qualcosa che ci spinge ad approfondire la cosa ancora di più.

Se, tale beatitudine, qualsiasi cosa sia, è vera di Dio, ed è vera di Cristo – ora guardate qui - allora le uniche persone che la sperimentano sono coloro che hanno comunione con Dio e con Cristo, ok? Non c’è alcuna beatitudine al di fuori di quello. Ma Pietro ci dice in 2 Pietro 1:4 che noi che crediamo nel Signore Gesù Cristo - osservate qui - siamo “partecipi della natura divina”, giusto? Siamo partecipi della natura divina.

Il risultato di questa realtà applicata a questo testo, è che noi possiamo conoscere la stessa beatitudine, lo stesso stato interiore di soddisfazione, la stessa felicità nel profondo di noi stessi che è conosciuta da Dio e dal Signore Gesù Cristo, e realizzare questa cosa qui è una realtà meravigliosa! Makarios, dunque, è fondamentalmente un elemento del carattere di Dio. E l’uomo può solamente conoscere quell’elemento nella misura in cui è partecipe della natura divina.

Quindi – guardate qui - fin dall’inizio il Sermone sul Monte stabilisce il fatto che non ha nulla da dire ne da offrire a qualcuno a meno che non abbia fede in Gesù Cristo, questo è fondamentale. Ma per coloro, come noi, che conoscono e amano il Signore Gesù Cristo, per coloro che per fede in Cristo sono diventati partecipi della natura divina, la stessa beatitudine, la stessa soddisfazione, la stessa felicità, lo stesso senso di beatitudine che è conosciuto da Dio di se stesso e da Cristo di se stesso può essere conosciuto anche da noi in noi stessi.

È un pensiero straordinario! Una volta che una persona conosce Dio tramite di Cristo, la beatitudine diventa disponibile per lui o per lei. Quindi, per cominciare - notate questo, gente – che quando parliamo di felicità o quando parliamo di beatitudine, lo facciamo in un contesto biblico e non ci riferiamo ad un atteggiamento superficiale basato sulle circostanze, ma di un attitudine interiore basata sulla presenza del carattere di Dio stesso.

E quindi vediamo che quello che Dio sta dicendo è una cosa straordinaria! Che lì dove l’antico patto termina con una maledizione, quello nuovo incomincia con il potenziale del carattere e della natura stessa di Dio dimorante nei credenti, in modo che ci sia una beatitudine che è propria di Dio stesso. Non so se riuscite a capirla, ma questo è un pensiero assolutamente sbalorditivo, che voi ed io potessimo essere partecipi della natura divina così tanto da conoscere la beatitudine stessa che il Dio eterno conosce nella sua mente? Questo è il tipo di appagamento che Dio desidera per noi.

L’Antico Testamento è il libro di Adamo ed Adamo e la sua storia sono la storia dell’Antico Testamento, è una storia piuttosto triste. Il primo re della terra fu Adamo e Dio disse ad Adamo che aveva il dominio sulla terra, era il primo monarca, ma cadde e, visto che cadde, l’Antico Testamento dovette terminare con una maledizione. Ma nel Nuovo Testamento c’è un nuovo re ed è per questo che Matteo inizia il Nuovo Testamento, perché Lui è colui che presenta il Re.

Il Re viene presentato immediatamente, l’ultimo Adamo, il secondo Adamo, l’Adamo più grande, ed Egli è il Re che non è caduto. Il primo re è caduto ed ha lasciato la maledizione. Il secondo Re regna e lascia la benedizione. Un autorelo disse così: “Il primo Adamo è stato messo alla prova in un giardino bellissimo ed ha fallito. L’ultimo Adamo è stato messo alla prova in un deserto pericoloso ed ha avuto successo. E visto che il primo Adamo era un ladro, fu cacciato dal Paradiso, ma l’ultimo Adamo si rivolse a un ladro sulla croce e gli disse: ‘Oggi sarai con me in Paradiso’. Il libro delle generazioni del primo Adamo termina con una maledizione. Il libro delle generazioni di Gesù Cristo termina con una promessa: ‘Non ci sarà più maledizione’, ed è proprio così che finisce il libro di Apocalisse.

Quindi l’Antico Testamento ci ha dato una legge per mostrare la miseria dell’uomo, ed il Nuovo Testamento ci dà vita per mostrare l’uomo nella sua beatitudine, grande differenza. E quindi Matteo ci presenta immediatamente - come abbiamo visto nel nostro studio – ma ci presenta immediatamente il nuovo re, non è vero? Una nuova realtà fantastica si affaccia sulla storia dell’umanità, c’è un nuovo re! C’è uno che può invertire la maledizione terribile di Adamo.

E non appena ci troviamo nel Nuovo Testamento vediamo la presentazione del re da parte di Matteo, ed abbiamo già studiato la discendenza del re, ed abbiamo studiato l’arrivo del re, abbiamo studiato l’adorazione del re, ed abbiamo studiato l’anticipazione profetica del re, abbiamo studiato l’annunciatore del re, Giovanni Battista; e l’affermazione del re, ed il vantaggio del re come vincitore nella sua tentazione, e l’attività del re. Ed ora veniamo al discorso del re, il manifesto del monarca stesso. Il Sermone sul monte è la grande dichiarazione del re che aprì la Sua bocca e diede, a coloro che le desiderano, benedizioni invece di maledizioni. Questo è il contesto biblico generale in cui viene pronunciato questo sermone: una nuova era, un nuovo re, un nuovo messaggio.

Ma c’è anche il fatto che, guardando a queste beatitudini, nello sviluppo di questo messaggio benedetto sembra quasi paradossale. Perchè Matteo presenta un regno che non corrisponde a quello che la maggior parte delle persone avrebbe previsto. Vedete, la felicità, così come delineata da Matteo tramite le parole di Gesù, non è esattamente il modo in cui la spiegherebbe il mondo. Infatti, qui dice che le persone felici sono coloro che sono povere in spirito, gli afflitti, i mansueti, gli affamati e gli assetati, i misericordiosi, i puri di cuore, coloro che si adoperano alla pace, i perseguitati, i vituperati.

E potremmo chiedere: ‘Aspetta un attimo. Non sono sicuro di volere quel tipo di felicità. Sembra infelicità con un altro nome, stai scherzando?’ Beh, quello è il punto, c’è un paradosso, perchè in fondo, collegata alla felicità c’è la miseria. E lo dico da subito, ma lo vedrete man mano che procederemo, ma la miseria è la chiave della felicità.

Voi chiedereste: ‘Ora, aspetta un attimo, la miseria è la chiave della felicità?’ Esatto e lo vedremo nel dettaglio piano piano. Ma per la maggior parte delle persone, l’intera faccenda sembra assolutamente assurda. Un autore disse questo: ‘è come se Gesù si fosse insinuato nella grande vetrina della vita ed avesse cambiato tutti i cartellini dei prezzi’, è tutto al contrario. Cosa vuol dire che la felicità nasce dalla miseria? Che cosa stai dicendo? Beh il mondo dice: ‘Amico, guarda, la felicità è - abbiamo libri su quest argomento... La felicità è duh, dut, duh, duh. Sapete, ci lavoriamo molto’, la felicità è il motivatore, quello che riesce a spingere tutti fuori dalla sua strada e colui che riesce a prendersi quello che vuole, quando lo vuole, dove o vuole e come lo vuole, quella è la felicità.

La felicità è essere un macho! La felicità è fare quello che si vuole, è prendere tutto quello che si può! Quella è la felicità. La felicità è acquistare tutte le cose del mondo. I ricchi sono felici, i nobili, i famosi e i popolari, ma non funziona così. Il messaggio di questo re non corrisponde all’idea generale del mondo, e Matteo è così dinamico in questa presentazione perché il suo messaggio devasta gli atteggiamenti mondani, anche dello stesso popolo ebraico che l’avrebbe letto prima di tutto.

Persino Seneca, il filosofo romano, precettore di Nerone nel primo secolo, disse questo, e cito: ‘Cosa c’è di più vergognoso che equiparare il bene delle anime razionali a ciò che è irrazionale?” e quello che stava dicendo – fine della citazione – ma quello che stava dicendo è che qualsiasi stolto sa che non si può riempire l’anima vuota di un uomo con cose esterne. Non si può riempire un bisogno razionale con un oggetto irrazionale. Questo è quello che il mondo cerca di fare.

Gesù viene nel mondo per annunciare che ‘l’albero della felicità non cresce nella terra maledetta’. Devo dirvelo gente, l’albero della felicità non cresce nella terra maledetta, ma molti lo cercano lì, pensate a Salomone. Salomone è stato il re più magnifico che sia mai vissuto. Se c’era qualcuno che doveva essere felice secondo gli standard del mondo, era lui. Aveva nobiltà, ascoltate, la sua discendenza era la linea reale di Davide tramite la quale sarebbe venuto il Messia, la linea più reale e nobile della storia del mondo, non c’era nessuno più nobile di Salomone.

Il suo palazzo era il modello della terra e si trovava nella città di Dio, la città di Gerusalemme. La sua ricchezza era così incommensurabile ed i suoi tesori erano così vasti che l’Antico Testamento dice che l’argento era comune come le rocce. Il suo piacere era appagato da cibo favoloso, da stalle incredibili, ci sono stato, a Megiddo, incredibile! C’erano letteralmente migliaia cavalli, tra i più belli che si potessero trovare al mondo.

Aveva edifici, servi, vigne, peschiere, giardini. Donne? A centinaia. Intelligenza? Era l’uomo più intelligente mai esistito, aveva tutto. Secondo la valutazione del mondo, aveva tutto. Avrebbe dovuto essere un uomo infinitamente felice e tutto ciò che aveva da dire a riguardo era questo: “Vanità, delle vanità tutto è vanità”, quella parola significa ‘vuoto’. E il Nuovo Testamento lo dice in questo modo: ‘La vita di un uomo non consiste nell’abbondanza delle cose che possiede’.

Ascoltate, se state cercando la felicità nei beni del mondo, siete nel posto sbagliato. L’albero della felicità non cresce nella terra maledetta, non è lì, non c’è. Le cose fisiche non toccano l’anima. Mi avete capito? È un punto semplice, ma voglio che ci pensiate su. Le cose fisiche non toccano l’anima. Non si può colmare un bisogno spirituale con una sostanza fisica, non è possibile, ma la gente ci prova comunque. Sapete, se il vostro matrimonio è davvero miserabile, andate a comprare una macchina nuova. Oppure, se avete litigato pesantemente con vostra moglie, andate a comprarvi un vestito nuovo, vi sentirete meglio. Non si può colmare un bisogno spirituale con una sostanza fisica, quella è stoltezza.

E non si può nemmeno fare l’opposto. Quando avete fame non volete mica una lezione sulla grazia, volete la cena. E quando siete nel deserto e state morendo di sete non volete che qualcuno venga a parlarvi della misericordia meravigliosa di Dio, volete l’acqua. Non si può colmare un bisogno fisico con una sostanza spirituale, e questo è tanto ridicolo quanto pensare di poter colmare un bisogno spirituale con una sostanza fisica, non è possible!

Le cose che non possono placare il cuore in una tempesta non possono offrire alcun tipo di benedizione. Non si può versare olio su uno spirito ferito. Penso a Saul che quando era afflitto, tutti i gioielli della sua corona non potevano consolarlo. Penso al re Belshazzar nel libro di Daniele, che stava facendo baldoria, bevendo e vivendo alla grande, e che stava festeggiando sfrenatamente come poche persone hanno mai fatto nella storia di qualsiasi nazione, e all’improvviso, mentre era lì, Daniele 5:3 dice che stava bevendo vino nei vasi d’oro del tempio e se lo stava scolando per bene e tutte le coppe erano d’orate e poi tutto d’un tratto la mano d’uomo apparve e scrisse sul muro: ‘Mene, Mene, Tekel, Upharsin’, ‘Misurerete sulla bilancia e non avrete a sufficienza’, e tutto d’un tratto la Bibbia dice che il suo volto cambiò, e sapete cosa accadde? Il vino s’inacidì ed il cibo divenne come una pietra nello stomaco.

Uno dei grandi santi puritani che scrisse cose meravigliose che hanno davvero toccato il cuore di tutti gli studenti della Bibbia, Thomas Watson, scrisse questo, e cito: ‘Le cose di questo mondo non terranno lontani i problemi dello spirito più di quanto un pezzo di carta possa fermare un proiettile. I piaceri del mondo sono alati – disse – Si potrebbero paragonare ad uno stormo d’uccelli in un giardino, rimangono lì per un po’, ma quando ci si avvicina prendono il volo. E così per le ricchezze hanno le ali e volano via come aquile’, dice Proverbi 23:5, ‘Sono come la meteora che sfolgora ma si consuma e si annienta, sono come un castello di neve che giace sotto i raggi torridi del sole’, fine della citazione. Le cose esterne fanno più male all’anima che bene.

Ecclesiaste 5:13 dice: ‘Le ricchezze sono conservate dal loro possessore, per sua sventura’, avete capito? ‘Le ricchezze sono conservate dal loro possessore, per sua sventura’, non c’è soddisfazione in quello che offre il mondo, e quando Gesù venne nel mondo - ascoltatemi, gente - non offrì mai le cose del mondo. E oggi ci sono persone che si spacciano per cristiani che non fanno altro che offrire le cose del mondo, promettono prosperità finanziaria, denaro, successo. Gesù non ha mai offerto tali cose, queste non si trovano nel Sermone sul monte, il contrario.

Infatti, le cose del mondo diventano carburante per orgoglio, per la lussuria e s’insidiano, e Gesù stesso disse che le cose del mondo, le preoccupazioni del mondo, le ricchezze del mondo sorgeranno e soffocheranno la Parola. Sono spine e faranno alla tua anima quello che le spine fanno alla tua camicia o al tuo vestito.

Ascoltate, ciò che Dio sta dicendo in tutto questo sermone meraviglioso ed incomparabile, in queste beatitudini, è semplice, gente, sta dicendo questo: ‘Non troverete mai la felicità in questo mondo’. Mai! Tanto vale che lo impariate, è come cercare il vivo tra i morti, e l’angelo disse: ‘Non è qui. È risorto’.

Ed io voglio prendere in prestito quel concetto e dire che se state cercando le realtà viventi della vera beatitudine nella terra, state cercando il vivo tra i morti e non c’è, dovete andare ad un altro livello. Paolo lo disse in questo modo: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose – quali? – le cose di lassù. Non fissate il vostro sguardo sulle cose della terra”,

Giovanni lo disse in questo modo: “Non amate il mondo nè – cosa? – nè le cose che sono nel mondo”, non c’è alcuna soddisfazione, la felicità non si trova lì nel mondo, la beatitudine non si trova mica nella terra maledetta, è su un altro piano. Ed Il Sermone sul monte vi porterà a quel livello, siete pronti? Vi porterà fuori dal mondo stesso. Contrasterà tutto quello che siete abituati a sentire dai venditori di questo mondo.

Si opporrà a tutto ciò che siete abituati a vedere sui cartelloni pubblicitari, a tutto ciò che potete leggere sulle riviste. Vi darà uno standard di vita completamente diverso, totalmente opposto a quello che vi dice il mondo, e quindi sarà difficile viverlo se non lo si impara per bene, perché sarà bombardato da tutti coloro che si presentano dal sistema di questo mondo.

Ora permettetemi di condividere un’altra riflessione sul contesto; c’è anche un contesto politico qui presente che è semplicemente fantastico. I Giudei stavano cercando il Messia, solo che la loro definizione di Messia era quella di un governante politico, giusto? Stavano cercavano qualcuno che arrivasse a Gerusalemme su un cavallo bianco ed avesse fatto fuori i Romani, che li uccidesse tutti, e che guidasse una grande rivoluzione infinitamente superiore a qualsiasi altra rivoluzione storica, persino più grande di quella di Giuda Maccabeo e dei suoi figli che rovesciarono temporaneamente la Grecia.

Cioè loro si aspettavano che, con l’arrivo del Messia, si verificasse un affare incredibile! Una cosa mondiale! E stavano cercando cose politiche. E Giovanni ci dice che hanno cercato di incoronare Gesù in Galilea quando iniziò il suo ministero perché videro lo stato sociale, diede da mangiare a 20.000 persone e si presentarono la mattina dopo e ricevettero la colazione gratis. E pensarono che fosse la cosa più incredibile che avessero visto, e così pensevano fosse uno che li avrebbe sfamati e che avrebbe portato il tutto ad un benessere costante, che non avrebbero mai più dovuto lavorare perchè Lui poteva creare il mangiare.

Quindi stavano considerando la politica, la sistemazione ed accomodamento della loro umanità. Ed il Signore se ne andò e li lasciò perchè non voleva essere quel tipo di re. Ascoltate, i Giudei stavano cercando un regno politico che Gesù non aveva mai offerto. E quel giorno, quando lo sottoposero a quel processo di schernimento, guardò Pilato e gli disse – cioè Pilato gli chiese: ‘Sei il re?’ E Gesù gli rispose: ‘L’hai detto tu’, e Pilato, di fatto gli chiese: ‘Beh, di che regno sei?’ E lui disse: ‘Ti dirò una cosa. Il mio regno non è – cosa? – di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei discepoli combatterebbero. Ma il mio regno non è di questo mondo’. Gesù non ha mai affrontato il tema della politica. Non era tanto preoccupato con il cambiare la struttura quanto di cambiare l’interiore, e questo è quello che dice in questo primo sermone.

Non c’è alcun accenno alla politica nel sermone sul monte, nessun, niente! Non c’è un solo riferimento all’aspetto sociale o politico del regno, nemmeno uno! E gli ebrei erano così preoccupati della politica e della vita sociale. Gesù non vi fa alcun riferimento, per nulla! L’accento – e voglio che lo capiate – l’accento si trova sull’essere, ora questa è la parola che voglio che vediate per bene, l’accento si trova sull’essere. Non si tratta di governare o di possedere, ma di essere.

In altre parole, non gl’interessa quello che gli uomini fanno. Gli interessa quello che sono, quello che sono. Perchè ciò che sono determinerà quello che faranno. Tutti gli ideali che vengono presentati nel Sermone sul Monte sono contrari alle idee umane sul governo, alle idee umane sui regni. Infatti, le persone più innalzate, le persone più elevate nel regno di Cristo sono i più bassi tra i bassi nella valutazione del mondo.

Sapete chi è stato il più grande uomo mai vissuto, fino a questo momento, chi era? Giovanni Battista, per il mondo non era altro che un pazzo furioso che si aggirava con un costume da Tarzan modificato e mangiava insetti. E non faceva nemmeno parte del sistema religioso. Gesù disse che era l’uomo più grande mai vissuto, e poi ha continuato dicendo: ‘Ma c’è uno che è più grande di lui’, e sapete chi è? Il più piccolo del mio regno.

I poveri in spirito, gli afflitti, i miti, coloro che hanno fame e sete, coloro che si sentono vuoti nell’interiore, quelli che son pieni di misericordia, puri di cuore, coloro che fanno la pace, coloro che sono perseguitati, coloro che sono vituperati, coloro che son accusati malamente, cioè a me sembra la lista più grande di perdenti mai presentata! Beh, secondo gli standard del mondo è così. Il mondo dice: “Imponiti, pretendi i tuoi diritti; sii un pezzo grosso; spingiti più in alto. Tieniti stretto l’orgoglio’, ma questo regno è diverso.

È persino favorevole alla persecuzione senza ritorsioni e benedice coloro che vivono in quel modo, è un regno spirituale. Quindi l’aspetto politico di questo messaggio era devastante, era assolutamente l’opposto di ciò che si aspettavano dal Messia.

Ora, voglio parlare di un ultimo contesto, quello religioso, e così facendo avrete un’idea generale dell’orientamento del Sermone sul Monte. Abbiamo visto un po’ del contesto biblico. Abbiamo visto un po’ del contesto biblico, abbiamo visto la prospettiva di Matteo, qualcosa di come lo vedrebbe il mondo, qualcosa della sua politica. Ma ora voglio che consideriate la scena religiosa, che è davvero affascinante.

Gesù stava confrontando una società molto religiosa, infatti la società intera era religiosa, erano tutti dei ritualisti di professione. E questo è uno sfondo importante da comprendere, permettetemi di dividerli in quattro gruppi, c’erano quattro gruppi principali all’interno della religione del giudaismo: I Farisei, i Sadducei, gli Esseni e gli Zeloti, ne abbiamo già parlato in passato.

Ma prima di tutto, i farisei. Eccoci qui: I farisei credevano che la felicità si trovasse nella tradizione o nel legalismo. Erano appassionati del passato, molto appassionati del passato, molto. Credevano che la vera felicità arrivasse obbedendo alle tradizioni dei padri.

Poi c’erano i Sadducei. Ed i Sadducei credevano che la felicità si trovasse nel presente, nel modernismo, nel liberalismo, ‘Non si può vivere nel passato miei cari, siamo qui! Dobbiamo farlo adesso!’ Era una religione aggiornata, un liberalismo nuovo di zecca, sbarazzatevi delle cose passate. E sapete in un certo senso, entrambi avevano un po’ di ragione, i farisei avevano ragione, la vera religione deve basarsi sul passato. I Sadducei avevano anche un po’ di verità, perché la vera religione deve operare nel presente.

E poi c’erano gli Esseni, e gli Esseni dicevano: ‘No. La felicità si trova nella separazione dal mondo’, oh, se suona bene, non è vero? Solo che loro stavano parlavano di separazione geografica, si trasferivano fuori città. Anni fa c’era un annuncio in una rivista cristiana messo da uno dei college cristiani più conservatori che diceva che quella scuola era situata a 15 miglia dal peccato più vicino, così su due piedi, io direi che non è altro che un’illusione! Ma gli Esseni credevano che ci si doveva trasferire fuori città, dove non c’era peccato.

Quindi c’erano i Farisei, i Sadducei, gli Esseni e poi c’erano gli Zeloti, e gli Zeloti dicevano che la felicità si trovava nel rovesciamento politico, la felicità si trovava nella rivoluzione. La felicità si trovava nell’abbattere Roma.

Quindi, vedete, i Farisei stavano dicevano: ‘Tornate indietro’, i Sadducei stavano dicevano: ‘Andate avanti’, gli Esseni stavano dicevano: ‘andatevene!’, e gli Zeloti stavano dicevano: ‘scontratevi!’ Ed i Farisei erano i nostalgici, i Sadducei erano i modernisti, compravano mobili danesi. Gli Esseni erano gl’isolazionisti, si rinchiudevano da qualche parte in un monastero. E gli Zeloti erano i cosiddetti religiosi, attivisti sociali, che confusione! Sembra proprio il 1978.

C’erano religiosi che combattono per vivere nel passato. C’erano i liberali che cercano d’inventare una nuova religione per il presente. C’erano quelli che pensavano che una vita di santità sia collegata alla geografia e non si avvicinano neanche a quelle cose che assomigliano al peccato, e poi c’erano quelli che pensano che la religione era una questione di condurre una parata o di marciare da qualche parte.

Ma Gesù stava confrontando un’intera società piena di religiosi. Ognuno di loro aveva la propria piccola impresa, e quello che Gesù voleva comunicare è: ‘Ehi, sapete una cosa? Vi sbagliate tutti, tutti quanti!’. Ai farisei disse: ‘La religione non è una questione di osservanza esteriore’; ai Sadducei stava dicendo: ‘La religione non è una questione di filosofia umana inventata per adattarsi ai nuovi giorni’; ed agli Esseni disse: ‘Credetemi, la religione non è una questione di posizione geografica’, ed agli Zeloti disse: ‘E la religione non è nemmeno una questione di attivismo sociale’,

quello che stava dicendo è questo: ‘Il mio regno è interiore’, vedete il punto? È interiore, quello è il punto! Quello è il messaggio di Gesù al mondo intero! Quella è la base, il fondamento del Sermone sul monte, è interiore! Non esteriore! Non si tratta di rituali esteriori, o di filosofie, o di località, monasteri o quello che sia, no! Non è una questione di attivismo esteriore, ma di un qualcosa d’interiore.

Quello che Gesù sta dicendo qui, credo, stia aprendo la porta del nuovo patto di cui Geremia disse che ‘Dio avrebbe scritto la sua legge sull’interiore’, vedete? È una cosa interiore. E quindi il riassunto è semplice, Gesù gli disse: ‘ascoltatemi: i farisei, i sadducei, gli esseni, gli zeloti e tutti coloro che facevano parte o che erano un conglomerato di una di queste queste quattro prospettive, voglio dirvi qualcosa a tutti voi: ‘se la vostra giustizia non supera quel tipo di giustizia, non entrerete mai nel mio regno’, vedete?

‘A meno che non avete qualcos altro, allora tutta quella robaccia esteriore non vi porterà nel mio regno, perché, come ho già detto, non c’è alcuna fonte di benedizione nella terra maledetta, è tutto al di là. Tutta quella religione aveva a che fare con l’esteriorità ed il Sermone sul monte invase il pensiero ebraico con un’esplosione che comunicò che la vera benedizione proviene dall’interno, non dall’esterno.

E lo stesso vale per oggi. Non confortatevi con il fatto che avete la teologia giusta. I liberali non possono consolarsi del fatto che hanno elaborato una nuova teoria, o che la Bibbia non è la parola di Dio, che è stata aggiornata, o con l’esser contemporanei e con il volare al passo dei tempi, no!

Un uomo non può consolarsi per il fatto di essersi allontanato dal mondo e di essersi trasferito in un monastero, dove rimane seduto alla contemplazione di Dio, privo di distrazioni mondane; né un uomo può consolarsi perché pensa di essere un attivista sociale e si ritrova occupato a correre dappertutto con l’intento di raddrizzare la società, queste non sono le cose che interessano a Gesù.

Oh in definitiva, tutte queste cose hanno una parte della verità, non è vero? Abbiamo bisogno di essere coinvolti socialmente parlando, e dobbiamo metterci da parte per Dio, e dobbiamo vivere nel contemporaneo e dobbiamo vivere in luce al passato, ma in sé e per sé tutte queste cose sono esteriori, e Dio è interessato a quello che c’è nell’interiore.

Già in 1 Samuele 16:7, il Signore aveva detto: “Il Signore guarda al cuore”, e Proverbi 4:23 dice: “Custodisci il tuo cuore perché da esso sgorgano le sorgenti della vita”, mamma è meglio che custodiamo per bene il proprio cuore, non è vero? Beh, sapete se vi prendete cura del vostro cuore spirituale come fate con quello fisico sarebbe tutto fantastico non è vero?

Oggi le persone stanno letteralmente impazzendo per proteggere il proprio cuore. Ci sono persone che fanno jogging ovunque, ci sono persone che vanno in bicicletta, corrono su e giù per le colline, bisogna prendersi cura del cuore! Oggi si può andare in un centro commerciale e infilare il braccio in un apparecchio con 50 centesimi ti può diagnosticare la salute del cuore. L’avete mai fatto? È una cosettina che può leggere la pressione sanguigna e... oh ragazzi, prendetevi cura del cuore. Proteggetelo, e sei hai un problemino, o mamma, sbarazzati di tutti i grassi, il colesterolo, tenete sotto controllo i trigliceridi e tutto il resto...

E, sapete, quando la Bibbia dice che è meglio custodire il cuore, quello è in riferimento al vero problema, al cuore vero. Nella mentalità ebraica quello era il seme di tutta la conoscenza di Dio, la mente. Ascoltate, se facessimo tanto quanto facciamo per proteggere il nostro cuore fisico anche per quello spirituale saremmo tutti in ottima forma da un punto di vista spirituale. Ma a volte ignoriamo quell’area e questo è ciò che Gesù vuole attaccare. In Luca 11:39 - la traduzione di Williams è ottima per questo passo.

Ascoltate a quello che dice, Gesù disse: “Voi farisei pulite l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di malvagità. Stolti, Colui che ha fatto l’esterno, non ha fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che è dentro il piatto; e ogni cosa sarà pura per voi”, vedete? Questo era il messaggio di Gesù, il cuore del Sermone sul monte.

Ora, sulla base di questo contesto e di questa panoramica, voglio che sappiate che è importante studiarlo, non è vero? Molto importante. Credo che ci siano almeno cinque ragioni per cui è importante e ve le darò velocemente. Numero uno: perché il Sermone sul Monte vi mostrerà la necessità assoluta della nuova nascita. Il Sermone sul monte vi mostrerà che non potrete mai piacere a Dio da soli, nella vostra carne, mai! E come ho detto all’inizio, le uniche persone che conosceranno la beatitudine sono coloro che la conosceranno in quanto attributo di Dio ed in quanto parteciperanno nella natura divina, e potranno conoscerla e sperimentarla.

Ascoltate, per me il Sermone sul Monte va ben oltre la legge di Mosè nel mostrarci la necessità della salvezza. Non si può vivere un giorno solo in beatitudine senza la nuova nascita di Gesù Cristo, è la cosa più grande che offre il Nuovo Testamento per mostrare all’uomo la sua condizione disperata senza di Dio.

La seconda cosa è che penso che dovremmo studiare il Sermone sul Monte non solo perché mostra la necessità assoluta della nuova nascita, ma anche perchè ci porta chiaramente a Gesù Cristo, questo è forse la più grande intuizione della mente del nostro caro Signore Gesù Cristo. Volete sapere come la pensa? Studiate il suo sermone. Volete sapere dove batte veramente il suo cuore? Studiate il suo sermone. Volete sapere che cosa pensa veramente della vita e delle norme di vita? Studiate il suo sermone.

Terza cosa. Dobbiamo studiare Il Sermone sul monte perché è l’unica via per la felicità dei cristiani. Se vuoi veramente essere felici, se vuoi veramente essere veramente ricolmo di Spirito, non si va in giro alla ricerca di una qualche esperienza mistica. Non vai in giro a rincorrere sogni inafferrabili. Non vai in giro da una riunione all’altra per cercare di catturarla nell’aria, no. Se vuoi conoscere veramente la felicità, la beatitudine, la gioia e l’allegria, allora devi studiare il Sermone sul Monte e devi metterlo in pratica.

Aggiungo un’altra cosa, penso che dovremmo studiarlo perché è il miglior strumento che conosco per l’evangelizzazione, e voi potreste dire: ‘Cosa intendi con evangelizzazione?’ Beh vi dirò questo, se mai lo vivessimo, metteremmo il mondo intero sotto sopra. È lo strumento più grande che esiste per l’evangelizzazione, il vivere questo tipo di vita.

E poi infine, dovremmo studiare il Sermone sul Monte e viverlo perché piace a Dio. E sapete, questo è un privilegio, che un peccatore come John MacArthur, io, come Paul ha cantato, io, potrei piacere a Dio? Che pensiero incredibile, ci sono un sacco di motivi per studiare il Sermone sul Monte, un sacco di motivi per dedicarcisi.

Lasciate che v’inviti, in conclusione, ai primi due versetti giusto per fare un ulteriore passo avanti. L’occasione: abbiamo visto il contesto, ma vorrei condividere un paio d’altri punti, brevemente. L’occasione, versetto 1, “E vedendo le folle”, fermiamoci qui. Gesù si è sempre preso cura delle folle. E sapete che in Matteo 9:36, Matteo 14:14 ed in Matteo 15:32 dice che quando vide le folle ebbe cosa? Compassione.

Gesù vide quella moltitudine, e questa è descritta dal versetto 23 al 25 del capitolo 4, “Gesú andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo. La sua fama si sparse per tutta la Siria; gli recarono tutti i malati colpiti da varie infermità e da vari dolori, indemoniati, epilettici, paralitici; ed egli li guarí. Grandi folle lo seguirono dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano”.

E qui c’era questa massa enorme di persone, provenienti dal nord, dal sud, dall’est e dall’ovest, ed erano lì che lo seguivano e quando lui li vide ci viene detto che il suo cuore era spezzato. Sapete, quando li vide affamati, diede loro da mangiare; e quando vide la fame spirituale dei loro cuori, la cosa più profonda del loro essere, Lui, come Dio, si protese e gli diede ciò di cui avevano veramente bisogno.

C’era un’attrazione meravigliosa verso Gesù Cristo. Le folle si accalcavano dietro di lui: i malati, gli indemoniati, i farisei, i sadducei, gli esseni, gli zeloti, i ritualisti e le prostitute, i farisei ed i pubblicani, gli studiosi e gli analfabeti, i raffinati, i degradati, i ricchi ed i mendicanti, un gruppo misto; ma Gesù ha sempre attirato gli uomini e c’era una strana curisoità in Gesù Cristo che non conosceva nulla di classe, o di denaro.

E penso che sia stato tutto riassunto così splendidamente nelle parole dell’apostolo Paolo che ‘in Gesù Cristo non c’è né maschio né femmina, né Giudeo né Gentile, né schiavo né libero, né Greco né barbaro’, c’era quindi una spinta generale della moltitudine verso Cristo.

‘Ed Egli vide la moltitudine e parlò’, ed io aggiungo questo: il suo messaggio non era veramente per loro, ma voleva che lo sentissero. Non potevano viverlo! Non potevano conoscere questa beatitudine, ma per lo meno potevano sapere che era disponibile. E quindi erano un pubblico secondario, ma sollecitarono il messaggio, perché voleva che lo ascoltassero e che ne fossero attratti, e quindi qui abbiamo visto il contesto e l’occasione.

E poi un commento sul conto del predicatore, chi è il predicatore? “Lui salì sul, Lui si sedette. I suoi discepoli gli si avvicinarono ed Egli aprì loro bocca e gli insegnò dicendo...”, gente, questo era il più grande predicatore mai esistito, ecco chi era il predicatore. Di lui dissero: ‘Mai un uomo ha parlato come quest’uomo,’ di lui dissero, che Egli: “Parla come uno che ha autorità, non come gli scribi e i farisei”, sapete cosa intendevano dire? Non citava nessuno, non citava i Rabbini antichi. Parlava come se avesse autorità da sè. Di cui la Samaritana disse: ‘Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutte le cose che ho fatto’, o che predicatore!

Questo sermone è una delle più grandi illustrazioni di omiletica che abbia mai visto, ha tre punti. Non esiste omiletica migliore. Un’introduzione fantastica! L’introduzione e poi il primo punto: i cittadini del regno; e poi c’è il secondo punto: La giustizia del regno; e poi il terzo punto, L’esortazione ad entrare nel regno. E poi, nell’ultima parte del capitolo 7, c’è l’effetto che ebbe il sermone, è omiletico. Scorre magnificamente, va una cosa all’altra, le sue transizioni sono magnifiche, questo è il maestro della predicazione.

Aveva una struttura, aveva potere, aveva un incarico divino. A uno dei profeti dell’Antico Testamento Dio aveva detto: ‘Farò in modo che la tua lingua si attacchi al tetto della tua bocca. Sarai muto e non potrai essere più di rimprovero”, Ezechiele 3. Ma più avanti, Dio tornò a quello stesso profeta, nel capitolo 33, e disse: ‘Ora nella sera la mano del Signore fu su di me. La mia bocca si aprì e non fui più muto, e poi la parola del Signore mi fu rivolta’, sapete, il nostro Signore Gesù Cristo, con tutto il potere che aveva, con tutto l’intelletto che solamente Dio poteva avere per sviluppare un sermone come nessun altro, tuttavia limitò la sua bocca fino a quando la volontà sovrana di Dio la aprì al momento giusto. Non aveva solo potere e struttura, ma anche un incarico divino.

Il contesto, l’occasione, il predicatore: Lo sfondo? Guardate di nuovo al versetto 1, di nuovo: “Andò su un monte”. Trovò un pulpito, e tra l’altro, è bello notare che il greco aggiunge “il monte”, il monte. Quale monte? Oh, nessun monte in particolare. Come ha detto Jerry, è solamente un pendio che scende lungo la riva settentrionale del mare di Galilea fino all’acqua, un posto incantevole, bellissimo, verde, illuminato dal sole, una delle scene più magnifiche che si possano vedere nella vita, esser lì seduti sul monte dove Gesù predicò questo sermone incredibile, e si guarda giù verso le acque increspate del mar di Galilea, circondate dalle dolci colline della Galilea a destra e dalle alture dorate a sinistra, e all’inizio del fiume Giordano che sale lungo la valle del Giordano, fino a raggiungere il Mar Morto, a destra ed oltre le colline all’ovest c’è la valle di Sharon, e poi il Mediterraneo.

E lì, su quella piccola collina, Gesù si sedette e parlò. E non era altro che una monte, ma il greco dice “il monte”, e non è “il monte” per la montagna in sè e per sè, ma per quello che diventò grazie a Lui. Non era “Il monte” finché non predicò questo sermone e poi si che divenne ‘il monte’, ed era ‘il monte’ quando Matteo scrisse queste parole ed era ‘il monte’ pechè Gesù insegnò lì e lo rese tale.

Aveva un modo di santificare l’insignificanza stessa del luogo e di distinguerlo come “il monte”, e nel corso di tutte le centinaia di anni successive, i cristiani hanno sempre ricordato quel monte, seppur non è altro che un piccolo pendio, ma divenne noto come ‘il monte’, perché? Grazie a Lui.

E lo stile? Che dire dello stile? Non solo il contesto, l’occasione, il predicatore, l’ambiente, ma lo stile? Era seduto, “E quando fu seduto, aprì la bocca ed insegnò loro dicendo...” vedete? Si sedette perché, vedete, quello era il modo tradizionale d’insegnamento rabbinico, e quando un rabbino stava solamente parlando, ed era in piedi o stava camminando la cosa non era ufficiale; ma quando si sedeva - bang - ragazzi, la cosa era ufficiale, era ufficiale.

Lo facciamo anche oggi. Quando un professore riceve un incarico all’università, diciamo che gli viene assegnata la cattedra, e da quella cattedra insegna. La Chiesa cattolica ci dice che il Papa parla ex cathedra, sapete cosa significa? Dal suo posto, dalla sua cattedra. Quando un uomo si sedeva per insegnare, era un qualcosa d’autorevole, era ufficiale. E quello che Gesù comunicò non era semplicemnete un qualcosa di casuale, ma era il manifesto ufficiale del re, il manifesto del re.

“Aprì la bocca” che è un colloquialismo in greco - un bel colloquialismo bellissimo! Viene usato in referenza a dichiarazioni solenni, gravose, dignitose, serie, e di peso. Non si trattava di un qualcosa pronunciato a caso, no era un qualcosa di dignitoso, di solido, e di gravoso. E questa frase, “Egli aprì la bocca”, è anche usata in alcuni riferimenti extrabiblici per parlare di qualcuno che sta condividendo il suo cuore intimamente parlando, e quindi era un qualcosa d’ufficiale, qualcosa di solenne, di serio e dignitoso, ma era anche dal cuore.

E chi erano i destinatari? Oh, è proprio qui, nel versetto 1, “Vennero da lui i suoi discepoli”, vedete, loro erano i destinatari effettivi, perché erano gli unici che potevano conoscere le beatitudini di cui stava parlando. Erano gli unici in grado di vivere le verità del sermone sul monte, erano gli unici che potevano obbedire agli insegnamenti fino in fondo. Erano gli unici a poterlo realizzare, perché erano gli unici ad essere partecipi della potenza e della presenza di Dio nella loro vita, era solamente possibile per loro.

E a proposito, miei cari, lasciatemi aggiungere questo, è solamente possibile per voi se conoscete Gesù Cristo, è solamente possibile se siete partecipi della natura divina. Il defunto arcivescovo Magee, in Inghilterra, disse una volta che era impossibile condurre gli affari della nazione Inglese sulla base del Sermone sul monte, perchè la nazione non era fedele al re, ed aveva ragione. Non si può vivere Il Sermone sul monte se non si conosce il re.

E molti hanno cercato di prendere Il Sermone sul monte e di trasformarlo in un vangelo sociale, di renderlo un vangelo sociale, ma non è possibile. Tra l’altro, quello sforzo è un po’ svanito perchè le due guerre mondiali ci hanno fatto uscire da quella mentalità. Rendere il Sermone sul monte un vangelo sociale è un’idea che è stata colpita duramente dalle guerre mondiali. Will Durant, uno storico di fama mondiale, disse: ‘In ogni generazione ci possono essere otto o dieci persone che rimarrano vive, nel senso che continueranno ad influenzare le generazioni che verranno fino a trecento anni dopo di loro, per esempio, uomini come Platone o Socrate.

ma in tutta la civiltà occidentale – disse Durant, che non è un cristiano – la persona che spicca su tutte le altre è Cristo. Egli è stato senza dubbio l’influenza più duratura sui nostri pensieri, ma non sulle nostre azioni e questa è una modifica importante. Le nostre azioni sono molto raramente cristiane, ma spesso lo è la nostra teologia. Sarebbe un sogno quello di poterci comportare come Cristo”, fine della citazione.

E quello che Will Durant sta dicendo - e questo fu pubblicato sul Chicago Tribune un mesetto fa – quello che stava dicendo è che non possiamo vivere gli insegnamenti del Sermone sul monte. I suoi insegnamenti sono grandiosi, ma non riusciamo a metterli in pratica! E la ragione è perchè non è partecipe della natura divina, non ha le risorse necessarie, e quindi Gesù lo insegnò ai suoi discepoli perchè solamente loro potevano metterlo in pratica. Solamente loro potevano portarlo avanti. E noi altri sappiamo, che coloro che conoscono Cristo, possono conoscere le stesse beatitudini.

Ed infine, l’insegnamento vero e proprio arriva dal versetto 3 al versetto 12: ‘beati, beati, beati, beati’, oh se è una lezione straordinaria, gente! Quello che ha da dirci qui è profondo, cambia la vita. Credo che la nostra chiesa sarà diversa quando finiremo questo testo. Non credo sia possibile studiare il Sermone sul monte e rimanere lo stesso. Io non ce la faccio, Dio ha già iniziato a cambiare cose nel mio cuore. Impegniamoci ad essere il tipo di persone che Dio vuole che siamo. Ricordandoci di questo: che abbiamo la capacità, se conosciamo il Signore Gesù Cristo, di vedere questa realtà nella nostra vita, alla sua gloria e alla nostra benedizione. Preghiamo.

Padre, è con grande gioia che c’imbarchiamo nell’avventura di studiare questa verità meravigliosa. Ti ringraziamo, nostro Signore, per averci portato fin qui, dove i nostri cuori sono aperti e pronti a riceverla. Padre, sappiamo che l’accoglienza di tale messaggio è solo per coloro che amano il Signore Gesù Cristo, solo per coloro che hanno in loro la vita stessa di Dio possono conoscere la Sua beatitudine. Insegnaci, Padre, la potenza di questo messaggio nella nostra vita e nel nostro mondo e ti lodiamo nel nome di Cristo. Amen.

FINE

This sermon series includes the following messages:

Please contact the publisher to obtain copies of this resource.

Publisher Information
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969

Welcome!

Enter your email address and we will send you instructions on how to reset your password.

Back to Log In

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize
View Wishlist

Cart

Cart is empty.

Subject to Import Tax

Please be aware that these items are sent out from our office in the UK. Since the UK is now no longer a member of the EU, you may be charged an import tax on this item by the customs authorities in your country of residence, which is beyond our control.

Because we don’t want you to incur expenditure for which you are not prepared, could you please confirm whether you are willing to pay this charge, if necessary?

ECFA Accredited
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Back to Cart

Checkout as:

Not ? Log out

Log in to speed up the checkout process.

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize