Questa sera voglio condividere con voi da Matteo capitolo 5, nella prossima sezione del nostro studio del sermone sul monte. E voglio dedicare quanto più tempo possibile a guardare al testo, quindi senza alcun preambolo entriamo subito nel vivo del testo, Matteo 5:21, e vorrei leggere giù fino al versetto 26, “Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere: chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale”; ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto a suo fratello: “Raca” sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: “Pazzo!” sarà condannato alla geenna del fuoco.
Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull'altare e lí ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all'altare, e va' prima a riconciliarti con tuo fratello; poi vieni a offrire la tua offerta. Fa' presto amichevole accordo con il tuo avversario mentre sei ancora per via con lui, affinché il tuo avversario non ti consegni in mano al giudice e il giudice in mano alle guardie, e tu non venga messo in prigione. Io ti dico in verità che di là non uscirai, finché tu non abbia pagato l'ultimo centesimo.”
Preghiamo insieme e chiediamo la benedizione di Dio sul nostro studio. Padre, proprio ora Ti prego di aprire le nostre menti e i nostri cuori per comprendere e capire che cosa il nostro Signore Gesù intendesse in questo passo. Dacci intendimento. Aiutaci a vedere oltre le nostre stesse menti, oltre ciò che possiamo percepire in noi stessi e da noi stessi. Poiché lo Spirito di Dio è il nostro maestro, fa’ che possiamo vedere le profonde realtà spirituali dietro quelle cose che sono in superficie. E possa lo Spirito di Dio parlare al mio cuore e al cuore di ciascuno qui presente, convincendoci a essere ubbidienti a ciò che il nostro Signore dice. Ti ringraziamo per questo tempo, e lo offriamo a Te perché sia usato alla Tua lode, nel nome di Cristo, Amen.
Ho intitolato questo passo, questa sera, “Chi è un omicida?” perché credo davvero che sia questo ciò di cui il nostro Signore sta parlando. Questa settimana ho notato—beh, in realtà la settimana scorsa—che il Dipartimento di Polizia di Los Angeles aveva formulato un’accusa preliminare contro un uomo che, dicono, avrebbe ucciso almeno 10 ragazzine, che apparentemente avrebbe aggredito e poi assassinato; e questo sembra essere l’uomo che era conosciuto come lo “Strangolatore delle colline”. Non è passato molto tempo da quando ricordiamo lo Squartatore di Skid Row, un uomo che andava in giro con un coltello a fare a pezzi dei derelitti a Skid Row.
Sono appena tornato da Chicago, dove un uomo di nome John, credo si chiami Gacy, abusava sessualmente di bambini e ragazzi, e poi li uccideva, li infilava in sacchi di plastica, e li seppelliva sotto casa sua. E a questo punto hanno dissotterrato 33 corpi di questo genere. Ricordiamo tutti gli omicidi di Manson. Ricordiamo tutti le persone uccise da Juan Corona e sepolte nel terreno in alcune zone della California centrale.
Ricordo vividamente di aver letto il resoconto di un omicidio di massa in un salone di bellezza in Arizona. Appena un giorno fa, abbiamo letto sui giornali di un uomo a San Antonio, in Texas, che ha deciso di prendere un fucile e cominciare semplicemente a sparare alla gente, e ha ferito almeno 44 persone e ne ha uccise almeno 2. Non molti giorni fa, ho preso in mano il giornale e ho letto che un ragazzo di 15 anni ha aspettato che suo padre fosse tornato a casa dal lavoro, si fosse messo comodo nella sua poltrona, e poi ha tirato fuori una pistola e gli ha sparato una pallottola nel cervello e lo ha ucciso. Alcuni mesi prima di quello, ricordo un paio di ragazzi adolescenti che assoldarono un sicario per uccidere entrambi i loro genitori. E gli archivi della polizia potrebbero andare avanti e avanti così. E questi sono solo casi piuttosto recenti. E ci dicono che l’anno scorso ci sono stati almeno 25.000 omicidi, e questi sono solo quelli di cui si è a conoscenza. Ci è voluto molto tempo per scoprire i 33 corpi sepolti sotto terra in sacchi di plastica, e chissà quali altre vittime possano trovarsi in altri luoghi senza essere state scoperte.
Ora, se ci sono 25.000 omicidi, devono essere quasi 100 omicidi, almeno dai 70 ai 100 omicidi ogni giorno nel nostro paese. L’anno scorso, nella città di Los Angeles, abbiamo avuto 421 omicidi. L’ultimo anno registrato, e nei primi nove mesi del periodo successivo, 460 omicidi. È in aumento. Richard Hines mi ha detto oggi che negli ultimi due giorni ha dovuto informare dei detenuti, nel carcere dove si trova, della morte di 5 membri delle loro famiglie, e dei 5, 2 erano vittime di omicidio. Gli omicidi avvengono in ogni genere di modo. Avvengono attraverso crimini violenti. Avvengono attraverso litigi domestici. Avvengono attraverso triangoli amorosi omosessuali, così come triangoli amorosi eterosessuali. Avvengono attraverso guerre tra bande.
Avvengono come risultato di discussioni, e liti, e conflitti, e malintesi. Vanno avanti continuamente. Infatti, gli omicidi sono così comuni nella nostra città che non finiscono sempre sui giornali, a meno che non siano bizzarri o molteplici. L’omicidio è davvero un problema molto serio nel nostro mondo, e peggiora continuamente. E questo non dice nulla di un’altra forma di omicidio, che è il suicidio. Recentemente, nella nostra stessa chiesa, nell’ultimo anno, e perfino nell’ultimo mese, due giovani si sono tolti la vita. Questa è una forma di omicidio, prendere una vita. Questo non tiene conto nemmeno dell’aborto, e da quando l’aborto è stato legalizzato sono stati assassinati almeno 6 milioni di bambini.
Ora notate ciò che il nostro Signore dice al versetto 21: “Voi avete udito che fu detto dagli antichi: Non uccidere”. Da dove viene questo? Beh, se sapete qualcosa della Rivelazione di Dio, sapete che viene fondamentalmente da Esodo capitolo 20, quando Dio diede il Decalogo e disse: “Non uccidere”. Ma la Scrittura ha molto di più da dire sull’omicidio oltre a questo.
Infatti, se torniamo perfino al libro della Genesi, troviamo in 9:6 questa affermazione: “Chiunque spargerà il sangue dell’uomo, il suo sangue sarà sparso dall’uomo”. Genesi 9:6 istituì la pena capitale come punizione per l’omicidio. E la ragione è data nello stesso versetto: “perché Dio ha fatto l’uomo a Sua immagine”. Togliere la vita a un essere umano significa assalire l’immagine di Dio che Egli ha creato nell’uomo, e questo porta una pena seria. E così Genesi 9 autorizza la pena capitale per coloro che spargono sangue, perché l’uomo è fatto a immagine di Dio.
Ora, se studiaste Esodo 20, scoprireste che la parola “non uccidere” significa “assassinare”. Significa assassinare. Non si riferisce alla pena capitale. Quella è togliere una vita sotto autorizzazione divina. Non si riferisce a una guerra giusta. Ci sono stati momenti nell’economia di Dio per Israele. Ci sono momenti nel piano di Dio per la storia in cui ci sono conflitti a livello nazionale, che portano avanti certi esercizi della volontà di Dio in giudizio su alcune nazioni, nei quali ci potrebbe essere un’autorizzazione a uccidere, e ciò non sarebbe considerato omicidio.
Non credo che il testo di Esodo 20 abbia qualcosa a che fare con la legittima difesa. Penso che abbiamo il diritto di proteggere l’immagine di Dio nelle nostre vite, e nelle vite delle nostre famiglie, e di coloro che sono intorno a noi quando vengono assaliti e attaccati da quelli che vorrebbero ucciderci. Ma ciò di cui la Bibbia sta parlando è omicidio, omicidio, in qualche misura pianificato, progettato. In Esodo 21:14 leggiamo questo: “Ma se uno viene deliberatamente contro il suo prossimo, per ucciderlo con inganno;” — o con frode — “lo strapperai perfino dal Mio altare, perché muoia”. Di nuovo, Dio ribadisce la punizione della pena capitale o della morte per colui che viene deliberatamente, in modo premeditato, a togliere la vita al suo prossimo.
In Numeri capitolo 35 abbiamo qualche ulteriore Parola da Dio su questo. Dice: “Se lo colpisce con uno strumento di ferro, così che muoia, egli è un omicida: l’omicida sarà certamente messo a morte”. In altre parole, se un uomo prende uno strumento di ferro e fracassa il cranio di un altro, è un omicida. Deve morire. “E se lo colpisce con una pietra che può dare la morte, e quello muore, egli è un omicida: l’omicida sarà certamente messo a morte. Oppure se lo colpisce con un’arma di legno che può dare la morte, e quello muore, egli è un omicida: l’omicida sarà certamente messo a morte. Il vendicatore del sangue stesso ucciderà l’omicida.” In altre parole, la, la società doveva proteggere se stessa togliendo la vita a colui che indiscriminatamente, premeditatamente, toglieva la vita a un altro. E va avanti in Numeri capitolo 35 a discutere altre situazioni simili in cui avviene l’omicidio.
Ora, se sapete qualcosa della Bibbia, sapete che questo fu il primissimo crimine umano. In Genesi capitolo 4 si dice questo: “E Caino parlò con Abele suo fratello: e avvenne che, mentre erano nei campi, Caino si levò contro Abele, suo fratello, e lo assassinò”. E naturalmente Dio disse: “Che hai fatto? la voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra. E ora tu sei maledetto dalla terra, che ha aperto la sua bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano”.
E così è che dal primo crimine umano, l’omicidio, attraverso tutta la Rivelazione di Dio, l’omicidio è una questione biblica. Ora, se studiamo la Scrittura, sappiamo come Dio la pensa al riguardo. È proibito. È punibile con la morte. Impariamo altre cose sull’omicidio nella Bibbia. Per esempio, impariamo che l’omicidio è un crimine originato dal diavolo stesso. Giovanni 8:44 dice che il diavolo è un omicida. E l’omicidio è fondamentalmente originato da Satana. Troviamo qualcos’altro sull’omicidio in Matteo capitolo 15:19, per esempio, troviamo che l’omicidio è una manifestazione di un cuore umano malvagio. Matteo 15:19 dice: “Poiché dal cuore procedono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, bestemmie”.
Ora ascoltatemi. Omicidi, furti, e tutte quelle altre cose non accadono a causa della deprivazione sociale. Accadono a causa di un cuore umano degenerato. L’omicidio non accade a causa di situazioni stressanti. Accade perché è originato da Satana stesso. In Romani 1:29 si dice che l’uomo è stato “abbandonato a una mente reproba,” e come risultato di una mente reproba, egli è “ripieno di ogni ingiustizia, fornicazione, malvagità, cupidigia, malizia; pieno d’invidia, omicidio, contesa, inganno,” eccetera. L’uomo è un omicida perché ha una mente reproba che è stata abbandonata al male perché egli rigetta Dio. Così che l’omicidio è un crimine originato dal diavolo. È un crimine che viene fuori dal cuore umano malvagio.
In Galati 5:21 Paolo ci dice che l’omicidio è un atto della carne. È un’opera compiuta dalla natura umana non rigenerata. Impariamo anche nella Bibbia che l’omicidio è un abominio per Dio. In Proverbi 6:16-17 la Bibbia dice che ci sono “sei cose che il Signore odia: sì, sette sono un abominio per Lui:” — e nell’elenco c’è questo — “mani che spargono sangue innocente”. L’omicidio è abominevole a Dio. L’omicidio è un atto di una carne umana non rigenerata. L’omicidio è una manifestazione di un cuore malvagio. L’omicidio è originato dal diavolo stesso. L’omicidio è punibile con la morte perché è un’intrusione nella vita, che è creata a immagine di Dio.
E per mostrarvi quanto seriamente Dio considera l’omicidio, in Apocalisse 22:14 si dice: “Beati coloro che” — lavano le loro vesti — “per avere diritto all’albero della vita, e per entrare per le porte nella città. Fuori sono i cani, e gli stregoni, e i fornicatori, e gli omicidi”. Il regno di Dio e lo stato eterno non sono un luogo per gli omicidi.
Ora, la lista degli omicidi biblici è lunga, e potremmo passare tutta la sera e tutta la notte a parlare di loro. L’Antico Testamento elenca molti omicidi. Ve ne suggerisco alcuni alla vostra memoria: Caino, Lamec, Faraone, Abimelec, Joab, gli Amalechiti, Davide, Absalom, Zimri, Izebel, Jehu, Atalia, Joas, Manasse. Il Nuovo Testamento ne elenca alcuni altri: Erode, Giuda, e i sommi sacerdoti, Barabba, Erodiade, sua figlia, e questa è una lista parziale.
Ora, la storia biblica e la storia moderna sono letteralmente piene di omicidi. Da Caino a oggi, proprio ora, abbiamo avuto omicidi nella società umana. Sapete, quando pensate a una persona che è un omicida, quando pensate al tipo di uomo che potrebbe aggredire omosessualmente 33 ragazzini, infilarli in sacchi di plastica e seppellirli sotto terra, rabbrividite, perché è una cosa quasi disumana. Riusciamo a malapena a rapportarci a questo.
Forse riusciamo a rapportarci un po’ più facilmente a qualcuno che, in una discussione accesa, prende una pistola e spara a qualcuno. Forse riusciamo a rapportarci un po’ di più a una lite in cui qualcuno dà a un altro un colpo che gli toglie la vita. Ma per Dio è tutto lo stesso. Francamente, rabbrividiamo al pensiero dell’omicidio. Ne abbiamo paura. Non ci piace camminare per le strade buie di certe città o della nostra stessa città in certi luoghi. Ci preoccupiamo di mettere doppie serrature alle nostre porte per paura che qualcuno possa entrare e ucciderci.
So che cosa significa avere l’esperienza di vedersi minacciata la propria vita e so che cosa significa quando delle persone dicono che ti toglieranno la vita. E forse voi avete vissuto una qualche attesa o fantasia del genere, o perfino una realtà del genere. Ora, se siamo un po’ malati dentro al pensiero di un crimine come l’omicidio, ci identifichiamo bene con gli scribi e i farisei ai quali Gesù sta parlando. Perché in Matteo 5 fino a 7, il nostro Signore si rivolge agli scribi e ai farisei su un pendio in Galilea, insieme al resto della moltitudine. Ma qui in particolare, Egli fa riferimento al loro approccio alla vita. Guardate di nuovo il versetto 21.
“Voi avete udito che fu detto dagli antichi: Non assassinare; e chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale”. Fermatevi proprio lì. Ora Gesù sta dicendo: “Sapete, voi credete che sia sbagliato assassinare perché se lo fate sarete sottoposti al tribunale”. E a quel punto gli scribi e i farisei avrebbero detto: “Amen, Amen. Noi siamo contro l’omicidio. Ci è stato insegnato dagli antichi, dalla tradizione rabbinica, che l’omicidio è una cosa malvagia”. Infatti, il pensiero che essi non assassinassero — ora ascoltate questo. Questa è la chiave. Il pensiero che essi non commettessero omicidio era uno dei modi in cui convincevano se stessi di essere giusti. Noi non assassineremmo. Noi non assassineremmo mai nessuno. E di conseguenza, dobbiamo essere giusti. Abbiamo osservato la legge di Dio: “Non uccidere”. Noi non assassineremmo nessuno. E così il loro non assassinare era uno dei loro modi preferiti per giustificare se stessi.
Un altro modo preferito lo troveremo al versetto 27: prendevano la legge di Dio: “Non commettere adulterio”. E poiché non commettevano l’atto esteriore dell’adulterio, convincevano se stessi di essere santi. E così, se noi rigettiamo l’idea dell’omicidio. E se diciamo a noi stessi: “Ma che terribile razza di umanità. Che indicibile viltà caratterizza gli omicidi; sono un tipo di persona diverso da me. Io non assassino. Io non sono quel tipo di persona. Io non farei male a nessuno.
E a quel punto ci identificheremmo con i farisei. Ma, è precisamente qui che Gesù vuole attaccarli. Tornate indietro al versetto 20. Egli dice: “Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera la giustizia degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli”. Essi dicevano: “Se non assassiniamo, siamo giusti”. Gesù disse: “La vostra giustizia deve superare questo. Non assassinare non basta”. E quando Egli disse: “la vostra giustizia deve superare la giustizia degli scribi e dei farisei”, poi procedette dal versetto 21 al versetto 48 a dare sei illustrazioni di come la nostra giustizia debba superare quella degli scribi e dei farisei.
E questa è solo la prima, solo la prima. E Gesù dà loro qui un insegnamento sull’omicidio che è letteralmente sconvolgente. È devastante. E li colpisce in tre modi, e questo è lo schema che voglio che osserviate questa sera. E colpisce noi negli stessi tre modi. Numero uno, colpisce la loro visione di se stessi. Colpisce la loro visione di Dio. E colpisce la loro visione degli altri. Colpisce la loro visione di se stessi, di Dio, e degli altri. Ciò che Gesù sta per dire è così drammatico che frantumerà tutte le loro categorie comode. Si erano convinti che, poiché non uccidevano nessuno, erano santi, erano giusti. Gesù fa a pezzi quel concetto. Il primo punto: le parole di Gesù rivolte a loro colpiscono la loro propria giustizia personale. Pensavano di essere giusti perché non uccidevano. Ora, era la legge rabbinica a cui aderivano. Notate di nuovo al versetto 21. “Voi avete udito che fu detto dagli antichi”. Ora qui Gesù sta ricordando loro la tradizione rabbinica. Non si sta riferendo alla legge di Mosè. Non si sta riferendo necessariamente alla Parola di Dio. “Gli antichi” erano i rabbini. Questa era una formula comune che si riferiva al loro insegnamento rabbinico passato. “Il vostro sistema religioso,” è ciò che Egli sta dicendo, “il vostro sistema di giudaismo, il vostro sistema tradizionale, il vostro insegnamento dice: non dovete uccidere, perché se lo fate siete sottoposti al tribunale. Questo vi è stato insegnato. Questa è la tradizione che vi è stata tramandata”.
E ricordate che vi ho detto l’ultima volta che il popolo giudaico al tempo di Gesù dipendeva totalmente da questa tradizione. Perché l’Antico Testamento era scritto in ebraico, ricordate che ve l’ho detto? L’Antico Testamento era scritto in ebraico. Essi non parlavano più l’ebraico. Dalla cattività babilonese in poi, parlavano aramaico, e così le Scritture ebraiche erano perdute per loro, in un certo senso. Quando tornarono dalla cattività, invece che i rabbini e gli scribi e tutti gli altri, col passare del tempo, provvedessero loro la Scrittura nella loro propria lingua, li tennero nell’ignoranza. E così non potevano realmente leggere e comprendere l’ebraico da se stessi. E così i rabbini, gli scribi, e i farisei, e gli altri, dicevano loro che cosa significasse. E questo dava loro un tremendo potere sul popolo, perché il popolo non poteva verificare se fosse vero oppure no.
Ricorderete che quando tornarono dalla cattività, ricordate, e ripresero in mano la Scrittura al tempo di Esdra e Neemia, e lessero la Scrittura. Si dice che “lessero la Scrittura al popolo, e ne diedero il senso”, si dice in Neemia capitolo 8. Dovevano darne il senso perché il popolo non poteva comprenderla. E questo continuò perfino fino ai giorni di Gesù. Così che il popolo non era un popolo del Libro. Essi stessi non leggevano la Parola di Dio, l’Antico Testamento. Ascoltavano ciò che i rabbini tradizionali insegnavano, ed essi la torcevano e la pervertivano per i propri fini.
Ma ogni tanto, le cose che insegnavano avevano davvero una base biblica scritturale, come questa. Guardate di nuovo il versetto 21 e dice: “Non uccidere”. Ora voi sapete che questo è biblico. Questo è biblico. Erano esatti su questo punto. L’avevano preso da Esodo 20. Inoltre, noterete che dice: “Chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale”. Anche questo è vero. Vi ho letto Numeri 35:30-31. Dice proprio lì che quando qualcuno commette omicidio, deve morire. Quindi questa tradizione rabbinica era vera. Erano esatti su questo punto. Quello andava bene, era fondamentalmente scritturale.
Ma il punto che Gesù sta facendo qui è che non va abbastanza lontano. Quella parte è vera, ma c’è molto di più. Voi avete preso una parte della legge di Dio. L’avete interpretata solo parzialmente e poi vi siete soddisfatti nel mantenere la vostra interpretazione parziale, e quindi nel giustificare voi stessi. E noterete, cosa abbastanza interessante, che dice che “chiunque fa questo sarà sottoposto al tribunale”. E, a proposito, il termine “tribunale” qui si riferisce al tribunale locale, al tribunale locale. Ora voglio che pensiate a questo. Ciò che Egli sta dicendo è questo. Il vostro insegnamento dice: “Non devi assassinare” — ora osservate — “perché se assassini, sarai sottoposto al pericolo di essere punito dal tribunale civile”. Avete afferrato? Ora, che cosa c’è di sbagliato in questo? Non va abbastanza lontano, vero?
La loro piena interpretazione del sesto comandamento del decalogo era questa. Non uccidere perché se lo fai, ti metterai nei guai con la legge. Ma che dire di Dio? Beh, che dire del carattere santo di Dio? Oh, quello non entrava nemmeno nella discussione. Avevano reso tutto così terreno che non menzionavano nemmeno Dio. Non menzionavano nemmeno il giudizio divino. Non dicevano nulla degli atteggiamenti interiori. Non dicevano nulla del cuore. Tutto ciò che dicevano era: “Non assassinare o finirai in un sacco di guai”. Molto superficiale. La loro interpretazione si fermava prima. E poiché non assassinavano e non finivano nei guai, decisero di essere giusti da sé, giustificati da sé, perfettamente contenti di se stessi, giustificati davanti a Dio. Noi non uccidiamo.
Ma ascoltate, si erano dimenticati di leggere il resto dell’Antico Testamento. Perché il resto dell’Antico Testamento dice che Dio — osservate questo — “desidera la verità nell’intimo”, Salmo 51:6. Il resto dell’Antico Testamento dice che “amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente, con tutta la tua forza, e il tuo prossimo come te stesso”. Il resto dell’Antico Testamento dice che “Dio, che conosce i cuori e prova i cuori degli uomini, giudicherà”. In altre parole, la parte della legge di Dio che essi avevano lasciato fuori era la parte interiore. Non bastava che tu non uccidessi. Dio era preoccupato di ciò che stava accadendo dentro. Avevano ristretto la portata dei comandamenti di Dio a un tribunale terreno. Avevano ristretto la portata del comandamento di Dio a un atto di omicidio.
Ed è per questo che Gesù va avanti al versetto 22, e dice questo: “Ma io vi dico” — lasciate che vi dica che cosa Dio intendeva davvero con quella parola in Esodo. Lasciate che vi dia la giusta interpretazione. “chiunque si adira contro suo fratello” — e, a proposito, nella King James dice “senza motivo”. Non è nei manoscritti migliori. Lasciamolo fuori. “Chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; e chiunque avrà detto a suo fratello: Raca, sarà sottoposto al sinedrio; e chiunque gli avrà detto: Pazzo, sarà condannato alla geenna del fuoco”. Gesù dice semplicemente: non è soltanto una questione di omicidio, è la questione dell’ira e dell’odio nel vostro cuore. Non potete giustificarvi da soli perché non avete ucciso. Perché se c’è odio nel vostro cuore, siete la stessa cosa di un omicida. E così dico che il primo punto in questa affermazione è che le parole di Gesù colpivano la loro propria giustizia personale. Colpivano il modo in cui vedevano se stessi, il modo in cui noi vediamo noi stessi.
Noi facciamo questo continuamente. E diciamo: “Oh, sapete, quella categoria di persone che uccidono, io non lo farei mai”. Eppure, a volte dentro di noi ci arrabbiamo così tanto con qualcuno. Scherniamo le persone. Possiamo maledire le persone. Possiamo provare amarezza verso le persone. Possiamo covare rancori verso le persone. Abbiamo sentimenti non riconciliati verso le persone. E il nostro Signore Gesù sta dicendo: “Questo è la stessa cosa dell’omicidio”. Perché Dio guarda al cuore.
E così, quando Egli dice: “Io vi dico”, spazzò via tutta l’immondizia rabbinica, e mise l’enfasi dove l’enfasi doveva stare. Li spogliò della loro giustizia personale. Disse, in effetti: “Chi è un omicida? Ve lo dirò io chi è un omicida. Chiunque si adira contro suo fratello, chiunque. Tu sei un omicida”. È abbastanza diretto, non è vero? Abbastanza devastante. Spoglia completamente i farisei, e non fa un cattivo lavoro nemmeno su di noi, francamente. L’ira è la radice dell’omicidio, e il nostro Signore dice che l’ira e l’omicidio meritano uguale punizione. Al versetto 22, Egli sta dicendo: “Siete sottoposti al tribunale. Siete sottoposti al sinedrio. Siete condannati alla geenna del fuoco”.
Ora, che cosa sta facendo il nostro Signore? E voglio che afferriate questo, è così importante. Il nostro Signore sta dicendo questo: che ciò che sta accadendo dentro di voi è ciò che Dio giudica. Voi potete odiare più di quanto odi un omicida. Semplicemente non avete l’opportunità di uccidere. E perfino un odio meno violento di quello, perfino l’ira contro un fratello in qualunque grado, è la stessa cosa agli occhi di Dio dell’omicidio. E così, francamente, chi è un omicida? La risposta è: tutti noi, tutti noi.
Ascoltate 1 Giovanni 3:15. “Chiunque odia suo fratello è un omicida”. Avete sentito? “Chiunque odia suo fratello è un omicida”. E fratello qui è usato in un senso ampio e generico, in, in termini di relazioni sociali, persone nella vostra vita, non il vostro fratello spirituale, perché nessuno che ascoltava Gesù a quel punto avrebbe compreso la fratellanza dei credenti. Avete odio, siete omicidi. Avete ira, siete omicidi. E agli occhi di Dio, non è diverso da un uomo che esce e commette il crimine.
Sapete, mi sorprende come giustifichiamo noi stessi. Tutti lo fanno, perfino i peggiori tra gli uomini giustificano se stessi, lo sapete? Perfino i peggiori tra gli uomini giustificano se stessi. Nel maggio del 1931, la città di New York fu testimone della cattura di uno dei criminali più pericolosi che quella città avesse conosciuto fino a quel tempo. Era conosciuto come “Two Gun Crowley”.
Two Gun Crowley, dicevano, avrebbe ucciso per un nonnulla. Uccise brutalmente molte persone, arrivando infine a uccidere brutalmente perfino dei poliziotti. Che cosa pensava di se stesso? Sappiamo che cosa pensa di se stesso, o che cosa pensava di se stesso, perché alla fine fu catturato nell’appartamento della sua ragazza dopo un lungo e faticoso scontro a fuoco che coinvolse almeno 100 poliziotti. E quando finalmente lo presero, lì c’era un biglietto macchiato di sangue, perché era gravemente ferito, e questo è ciò che diceva il biglietto. “Sotto il mio cappotto c’è un cuore stanco, ma buono, uno che non farebbe del male a nessuno”. Voi potreste dire: “È assurdo”. Sì, ma, vedete, questa è la profondità fino alla quale un cuore umano arriverà per giustificare se stesso. Ecco qualcuno che non farebbe del male a nessuno? Chi prende in giro? Fu poi giustiziato sulla sedia elettrica.
Vedete, perfino i peggiori tra gli uomini scagionano se stessi, per non parlare dei migliori tra gli uomini, che penserebbero: “Oh, io non mi metterei mai in quella categoria”. E Gesù ci spoglia completamente nudi della nostra giustizia personale e dice: “Se siete adirati contro un fratello, o se odiate qualcuno, siete omicidi”. Piuttosto serio. Gesù sta dicendo: “Anche se non compite l’uccisione, se il vostro cuore è pieno di ira e di odio, siete omicidi”. A proposito, sociologi e psicologi ci dicono — e l’ho scoperto solo di recente — che l’odio — mentre ci penso, deve essere vero — l’odio vi porta più vicino all’omicidio di qualsiasi altra emozione. E l’odio è semplicemente l’estensione di che cosa? Dell’ira. Ira, odio, conducono all’omicidio. È la fonte comune dell’uccisione. E, a proposito, l’odio e l’ira possono perfino uccidere voi, perché possono divorarvi vivi dall’interno.
E così Gesù colpisce duramente per mostrarci, amati, ascoltate questo, ciò che sta cercando di mostrare è che perfino i migliori tra gli uomini, se la verità fosse conosciuta, sono i peggiori tra gli uomini. Voi e io ce ne stiamo seduti così compiaciuti e pensiamo che, poiché non commettiamo questo genere di crimini, siamo giusti davanti a Dio, e Gesù dice: “Se mai siete stati adirati o avete odiato, siete omicidi”. Ed Egli usa tre illustrazioni per rivelare questo peccato nel versetto 22. Tre. Guardiamole.
La prima. “Chiunque avrà detto a suo fratello”. Beh, torniamo alla prima. Non voglio arrivare alla seconda. “Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo”, e come ho detto questo va lasciato fuori — ci sarà sempre un motivo. Questo non appare nemmeno nei manoscritti migliori. Non so perché continuo a leggerlo. Predicatore per abitudine. “Chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale”. Ora questa è la prima illustrazione. Gesù dice: “Volete che vi mostri quanto è seria questa questione? Chiunque si adira contro suo fratello è sottoposto al tribunale”. Ora lasciatemi dire questo. Ora, credo che ci sia un’ira giusta di cui dobbiamo parlare, ma non è questo che Gesù intende qui. Sapete, ci furono momenti in cui Gesù prese una corda, vero, e cominciò a mandare all’aria la gente. Ci sono momenti in cui l’indignazione di Dio raggiunge il suo limite assoluto ed esplode. Ci sono momenti in cui la vendetta di Dio prorompe e le persone perdono la loro vita per un tempo e per l’eternità.
E ci sono momenti in cui un credente ha diritto di essere adirato. Infatti credo che più diventiamo santi, più ci adiriamo per alcune cose, vero? E penso che abbiamo bisogno di un po’ più di questo, sapete? In un giorno in cui tutti vogliono parlare d’amore, e mettiamoci tutti insieme, e non dite nulla contro nulla, cominciamo a diventare così smidollati su tutto che non prendiamo posizione su niente.
Ora penso forse che alcuni di noi dovrebbero imparare un po’ qualcosa sull’indignazione giusta e cominciare ad arrabbiarsi per alcune cose. Ci sono molte cose che accadono nel nostro paese per le quali dovremmo essere indignati, o adirati, con una giusta indignazione. Ci sono alcune cose che accadono nelle nostre scuole per le quali dovremmo essere adirati e avere giusta indignazione. Alcune delle cose a cui i nostri figli sono esposti dovrebbero farci adirare. Alcune delle tendenze nella nostra società dovrebbero farci adirare. Alcune delle cose che entrano danzando nelle nostre case da quel ridicolo tubo catodico dovrebbero farci adirare. Dovremmo adirarci per alcune cose. Dovremmo avere giusta indignazione. Dovremmo adirarci, Efesini 4:26 dice, con quel tipo di ira che non è peccato. Egli dice: “Adiratevi, e non peccate”. C’è un tipo giusto di ira.
Ma qui Egli sta parlando di ira egoistica. Siete adirati contro un fratello. È successo qualcosa e siete davvero furibondi. Siete adirati. E può essere un fuoco lento oppure può essere una fiammata. La parola è orgizesthe e la, la radice è orgē e orgē è una sorta di ira covata, nutrita, a cui non si permette di morire. È semplicemente una cosa che cova sotto la cenere, di lunga durata, per la maggior parte. E quando serbate rancore contro qualcuno, quando serbate amarezza contro qualcuno, quando serbate qualsiasi cosa, per quanto piccola, contro qualcuno, siete colpevoli, dice Gesù, quanto la persona che prende una vita, e meritate lo stesso giudizio. Se siete adirati contro vostro fratello, siete sottoposti al tribunale. Non dovrebbe esserci alcuna differenza. È altrettanto serio.
A proposito, il tribunale alla fine del versetto 21 che il tribunale civile avrebbe dato sarebbe stata l’esecuzione. Ed Egli dice la stessa cosa proprio qui. Se siete adirati, siete sottoposti all’esecuzione. La pena capitale dovrebbe spettare a voi per l’ira tanto quanto per l’omicidio. Ora questa è un’affermazione tremenda, devastante, perché ci costringe a guardare dentro. Non è tanto ciò che facciamo, quanto ciò che siamo e ciò che sentiamo.
Non conosco un tribunale civile al mondo che darebbe la pena di morte a qualcuno per essersi adirato. Possono averla data nel corso della storia per l’omicidio, ma non per l’ira. Ma se è Dio a pronunciare i verdetti, e Dio è seduto sul trono, Egli sta dicendo in effetti che colui che si adira è colpevole quanto colui che uccide. Ora voglio che notiate la seconda illustrazione che Egli usa al versetto 22. “Chiunque avrà detto a suo fratello: Raca, sarà sottoposto al sinedrio”. Ora, che cosa significa questo? Beh, anche questa persona è condannata come un omicida. Questa è un’altra persona che dovrebbe andare davanti al sinedrio e ricevere la stessa pena di morte. Egli sta dicendo ai Giudei: “Avete paura della pena di morte per l’omicidio? Nei termini di Dio, dovrebbe essere la stessa pena per l’ira, e dovrebbe esserci la stessa pena per dire ‘Raca’ a qualcuno”.
Ora Raca è un termine interessante. È molto difficile da tradurre. È un epiteto non tradotto. In altre parole, non significa niente. Era una sorta di termine di derisione che in realtà non si traduce. Significava qualcosa in quel tempo e tutti sapevano che cosa significava. È un termine malizioso. Alcuni hanno detto che significa “idiota senza cervello”. Alcuni hanno detto che significa “individuo senza valore, sciocco, testa vuota, zuccone, testone”. E i commentatori vanno un po’ dappertutto con questo termine. Ma ciò che è, è un’espressione verbale di calunnia contro la persona.
Forse più diretta verso la sua personalità, e verso qualcosa nel suo carattere, o qualcosa nel suo aspetto, qualcosa del genere. È una parola che viene usata da qualcuno per esprimere disprezzo. È una parola di spregio. Sapete, è quando tagliate la strada a un tizio, e lui abbassa il finestrino e ve la dice. Nella nostra lingua è diverso, ma fondamentalmente è la stessa cosa, oppure può fare la stessa cosa facendo dei gesti con la mano o qualunque altra cosa. È la stessa cosa. E l’ho sentita alcune volte nella mia vita. Non è uscita come “Raca”, ma era “Raca”. Ma la persona che fa questo è la stessa.
È il veleno sotto la lingua, come il veleno delle vipere del Salmo 140. È quel linguaggio malizioso, calunnioso, gettato in faccia a qualcuno come fecero con Gesù. E si dice in Matteo 27:29: “si inginocchiavano davanti a lui, e lo schernivano”. Lo schernivano. “Tu individuo senza valore, tu sciocco, tu stupido idiota”, quel genere di cosa. È una parola usata da qualcuno che disprezza un altro.
C’è una storia raccontata riguardo a un certo rabbino il cui nome era Simon Ben Eleazar, e Simon Ben Eleazar stava venendo dalla casa del suo maestro, e aveva appena avuto una lezione ai piedi di questo grande maestro, e si sentiva elevato nel pensiero della propria erudizione, ed era così compiaciuto della propria dottrina, ed era così entusiasta della propria giustizia, e della propria bontà, e della propria santità. E mentre camminava incontrò un uomo comune molto basso, piuttosto brutto, che passandogli accanto lo salutò. E il rabbino non ricambiò il saluto, ma disse: “Tu Raca, quanto sei brutto. Tutti gli uomini della tua città sono brutti come te?” Al che l’uomo rispose: “Questo non lo so; va’ a dire al Creatore che mi ha fatto quanto è brutta la creatura che Egli ha fatto”.
Il disprezzo, dice il nostro Signore, è omicidio nel cuore, e la pena di morte è ugualmente meritata. Amati, ciò che Gesù sta dicendo è che ciò che sentite — ora ascoltatemi — ciò che sentite dentro è sufficiente a condannarvi all’inferno eterno tanto quanto ciò che fate all’esterno. Lo sentite questo? Questo è il messaggio.
C’è una terza illustrazione al versetto 22. “Chiunque avrà detto: Tu mōros” — da cui deriva la nostra parola “morone” — “sarà condannato alla geenna del fuoco”. Ora, apparentemente questa era una cosa ancora peggiore da dire a qualcuno. Sembra che ci sia un livello crescente. Se notate la parola mōros, da cui prendiamo “morone”, viene apparentemente da una radice ebraica, marah. E marah significa ribellarsi. E nella Bibbia ebraica, uno stolto era uno che si ribellava contro Dio. E così chiamare qualcuno un ribellee contro Dio, ora, se è vero, gli avete fatto un favore. Ma se lo fate come epiteto d’odio, allora è peccato. Lasciate che vi mostri la differenza.
Gesù disse ai farisei: “Stolti”, voi mōros. Solo che non era sbagliato per Lui dirlo perché era vero, non è così? Erano stolti. Si erano ribellati contro Dio. “Lo stolto ha detto nel suo cuore: Non c’è Dio”, si dice nei Salmi. “Lo stolto” — secondo i Proverbi — “vive contro Dio”. Lo stolto vive una vita posta contro Dio. Vive una vita di volontà propria e di disegno proprio, e voi fate un favore a un uomo andando a dirgli: “Sei uno stolto a vivere così”.
Gesù, camminando sulla strada per Emmaus, disse a quei discepoli: “Stolti e lenti di cuore a credere”. C’è un tempo in cui facciamo un favore alle persone dicendo: “Siete stolti”. E ciò che Gesù sta cercando di comunicare qui, e lo fa molto bene, è distruggere assolutamente il sistema della giustizia personale. Non può reggere a quel tipo di esame. E così il nostro Signore arriva al cuore della questione.
Ora notate la parola “geenna del fuoco” alla fine del versetto 22? È una parola molto seria, la parola “inferno”. La parola greca tradotta qui “inferno” è la parola gehenna, e voglio parlarvene. È affascinante. Gehenna è una parola con una storia. Gehenna è usata e tradotta molto comunemente “inferno”. È Matteo 5:22, 29, 30, Matteo 10:28, Matteo 18:9, 23:15 e 23:33, Marco 9, Luca 12. È usata in Giacomo. È una parola molto comune. Significa “inferno”. Ma gehenna — ora ascoltate — è un riferimento a Hinnom, gehenna è una forma di Hinnom. Significa la valle di Hinnom.
Quando eravamo a Gerusalemme, ci fu indicato dove si trovava la valle di Hinnom. È a sud-ovest di Gerusalemme. È molto facile da vedere. È lì ancora oggi. È un luogo famigerato. Vi leggerò un po’ della sua storia. Era il luogo dove Acaz aveva introdotto in Israele il culto del fuoco del dio pagano Molec, al quale i bambini venivano bruciati nel fuoco. “Egli bruciò incenso nella valle del figlio di Hinnom, e bruciò i suoi figli nel fuoco”. Dice 2 Cronache 28:3. Inoltre, Giosia, il re riformatore, aveva sradicato il culto malvagio di Molec nel luogo di Hinnom, e aveva ordinato che la valle da allora in poi fosse per sempre un luogo maledetto. A causa di ciò che vi era accaduto, perché era stata contaminata, perché nella valle vi era stato il fuoco di Molec.
Ora, in conseguenza di questo, la valle di Hinnom portò quella maledizione lungo tutta la storia d’Israele. Divenne un luogo dove il popolo giudaico scaricava la propria immondizia. La valle di Hinnom era la discarica di Gerusalemme. E ciò che avevano lì era un inceneritore pubblico che bruciava continuamente, continuamente, continuamente, non si spegneva mai, non si spegneva mai. E quando Gesù si riferì alla gehenna o all’inferno e descrisse lo stato eterno degli empi come gehenna, ciò che stava dicendo è che esso è un fuoco eterno, senza fine, in un luogo maledetto, dove i rifiuti dell’umanità bruceranno e saranno consumati. Linguaggio vivido. Sempre, dice lo storico, il fuoco covava in Hinnom, e una coltre di fumo denso giaceva su Hinnom in ogni tempo, e vi si generava un tipo ripugnante di verme che era molto difficile da uccidere. Questo è ciò a cui il nostro Signore si riferisce in Marco 44, “dove il verme non muore”.
Così gehenna, la valle di Hinnom, venne identificata nella mente delle persone come un luogo sporco, vile, maledetto, dove le cose inutili e malvagie venivano distrutte, e Gesù la usò come una vivida illustrazione dell’inferno. Ed Egli dice che se siete anche solo adirati, e se mai dite una parola maliziosa per, in qualche modo, sminuire una persona, o peggio ancora, se mai la maledite, per così dire, all’inferno, siete colpevoli e passibili dell’inferno eterno quanto lo è un omicida. E così Gesù attacca il peccato dell’ira, il peccato della calunnia, e il peccato della maledizione, e con questo distrugge la loro giustizia personale. Le Sue parole hanno un secondo effetto nei versetti 23 e 24. Colpiscono non solo la loro giustizia personale, ma colpiscono il loro culto a Dio. E voglio che vediate questo. Questo è davvero potente. È molto semplice. Ora, Gesù si sposta dai farisei, e dagli scribi, e dal popolo, a Se stesso. E per noi, ci porta nell’area del culto, e voglio che vediate ciò che Egli dice.
Il culto era una questione importante per gli scribi e i farisei. Tutta la loro vita era culto. Erano nel tempio continuamente a fare le loro cose, adorando Dio, facendo sacrifici, mettendo in pratica la legge. La loro vita era una vita circoscritta al culto. Ma il nostro Signore qui condanna proprio quel culto.
Guardate il versetto 23: “Perciò,” in altre parole, il “perciò” significa: poiché Dio è interessato alle cose interiori, poiché Dio è interessato agli atteggiamenti verso gli altri, a come vi sentite verso vostro fratello, a come parlate a vostro fratello, e se maledite o no vostro fratello, poiché Dio è interessato alle cose interiori, ascoltate questo. “Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare” — ecco che vieni per il culto — “e lì ti ricordi” — quando arrivi lì, ti ricordi — “che tuo fratello ha qualcosa contro di te; lascia lì la tua offerta davanti all’altare, e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi vieni e offri la tua offerta”. In altre parole, la riconciliazione viene prima del culto. Ragazzi, che punto potente. Spero che riusciamo ad afferrarlo.
Ogni Giudeo avrebbe compreso questa scena. I Giudei conoscevano lo standard del culto. L’idea del sacrificio per loro era molto ovvia, molto semplice. Se un uomo commetteva un peccato, che cosa accadeva? Si creava una frattura tra lui e Dio. La relazione era disturbata. Come doveva essere rimediata? Doveva essere rimediata con un cuore contrito e spezzato, e un uomo doveva confessare il suo peccato, e un uomo doveva manifestare ravvedimento, contrizione e spezzamento.
E poi, per manifestare esteriormente quel sentimento interiore, doveva portare un animale come sacrificio. L’animale non era il punto. L’atteggiamento lo era, vedete? Vedete, l’ubbidienza nel cuore è meglio del sacrificio. Il sacrificio era semplicemente un simbolo esteriore di un cuore ravveduto e ubbidiente. E così, quando la frattura avveniva, e l’uomo si ravvedeva e con dolore chiedeva perdono, e metteva le cose a posto con Dio, allora portava un sacrificio. E così il quadro qui è forse perfino il giorno dell’espiazione, e il Giudeo sta venendo perché vuole essere parte, e ha anche il proprio sacrificio da portare, e viene e offre il sacrificio al sacerdote. Attraversa la parte esterna del cortile, e cammina nella parte interna del cortile, e finalmente arriva al cortile dei sacerdoti e lì deve fermarsi perché non può entrare. Solo i sacerdoti potevano entrare lì.
Quindi perdeva il sacrificio, lo dava al sacerdote, e poi doveva posarvi sopra le mani per identificarsi con esso. E il sacerdote lo prende dentro e compie il sacrificio. E l’uomo arriva fin lì, e ha la cosa nelle mani del sacerdote, e vi posa sopra le mani, e l’identificazione sta avvenendo, e all’improvviso Gesù gli sta dicendo: “Fermati proprio lì. Ti ricordi che hai tuo fratello? E il fratello ha qualcosa contro di te. Lascia quell’altare. Non fare quel sacrificio finché non metti le cose a posto con tuo fratello. Sistema la frattura tra uomo e uomo prima di sistemare la frattura tra uomo e Dio”.
Questo non è nulla di nuovo. Lo sapevano. Questo era sempre stato lo standard di Dio. In Isaia 1:11, Dio disse a Israele attraverso Isaia: “Che m’importa la moltitudine dei vostri sacrifici?” A che servono tutti quanti? “dice il SIGNORE: Io sono sazio dei vostri olocausti, del grasso dei montoni, del grasso delle bestie ingrassate; non prendo piacere nel sangue dei tori, degli agnelli e dei capri”. Non voglio più le vostre vane offerte. “Il vostro incenso è un’abominazione per me; le vostre lune nuove e le vostre feste l’anima mia le odia: mi sono di peso; sono stanco di tutta la cosa”. Perché? “Le vostre mani sono piene di sangue. Cercate la giustizia, sollevate l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, e difendete la causa della vedova”. Sta dicendo: “Non osate venire a Me con la vostra religione finché non avete messo la vostra vita a posto con i poveri, e gli oppressi, e gli orfani, e le vedove”. In altre parole, trattate con vostro fratello, e poi trattate con Me, vedete? Ah, è una verità tremenda.
Isaia non aveva nemmeno finito con quel tema, perché ritorna di nuovo in 58:5. “È forse questo il digiuno che Io ho scelto? Un giorno in cui l’uomo affligga la sua anima? È forse piegare il capo come un giunco, e stendere sotto di sé sacco e cenere? Chiamerai questo un digiuno, e un giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che Io ho scelto? Sciogliere le catene della malvagità, disfare i legami del giogo, lasciare liberi gli oppressi, e spezzare ogni giogo? Non è forse dividere il pane con l’affamato, e far entrare in casa tua i poveri senza tetto?” In altre parole, non venite a Me con il vostro culto falso finché non avete risposto al bisogno di vostro fratello.
Questo è ciò che il nostro Signore sta dicendo. Questo non era nulla di nuovo per loro. Sapevano che la frattura tra un uomo e un uomo veniva prima che la frattura tra Dio e un uomo potesse essere sistemata giustamente. Geremia 7:9 Egli disse: “Ruberete, ucciderete, commetterete adulterio, giurerete il falso, brucerete incenso a Baal, e andrete dietro ad altri dèi; e poi verrete a presentarvi davanti a Me in questa casa?” Andatevene via da qui, Egli dice. Finché non mettete a posto le relazioni. Questo è ciò che sta dicendo. Il quadro è molto vivido. Egli dice: “Se voi farisei e voi scribi e voi religiosi venite con tutto questo armamentario di culto. Io non ne voglio nulla. Andatevene. Andatevene finché non è tutto a posto con vostro fratello”. Questo è ciò che il Signore sta dicendo.
Ora, il Signore ci porta a un punto molto affascinante. Guardate di nuovo il versetto 23. “Se tu porti la tua offerta all’altare, e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te”. Avete visto? Non è nemmeno che tu sia adirato, è che lui è adirato con te, sorprendente. Vedete quanto è importante che abbiamo relazioni giuste?
Ora credo che l’implicazione qui sia che colui che offre l’offerta abbia causato l’ira o abbia contribuito all’ira di quest’altro. Ma, vedete, al versetto 22 Egli dice che se siete adirati, siete sottoposti a condanna. E al versetto 23 Egli dice che se qualcuno è adirato con voi, Io non voglio il vostro culto. Andatevene. “Lascia la tua offerta, riconciliati con tuo fratello e poi vieni a offrire la tua offerta”. Il nostro Signore sta mostrando la Sua santità nel fatto che non sta nemmeno trattando con l’ira di colui che adora. Quella è stata trattata al versetto 22. Ora sta trattando con l’ira contro l’adoratore.
Sapete, voi potete sapere che qualcuno è turbato con voi. Potete sapere che qualcuno ha qualcosa contro di voi. Potreste non provare ira verso di loro. Potreste — sento persone dire questo continuamente. “Sai, non capisco perché si sentano così. Io non provo nulla riguardo a questo. Io non ho alcuna — sono libero da qualsiasi animosità. Non provo alcuna ira”. Se loro la provano, fareste meglio ad andare e sistemare quella cosa. Dio non vuole che voi siate adirati — afferrate questo — Dio non vuole che nessuno sia adirato con voi. Questo vi rende colpevoli di omicidio. Questa è roba piuttosto forte, fratelli, piuttosto forte.
Se venite alla Grace Church per adorare il Signore e siete adirati con qualcuno, andatevene, andatevene, e state lontani finché non avete messo le cose a posto. Se venite alla Grace Church e, a causa di qualcosa che è accaduto, qualcuno è adirato con voi e non avete mai messo le cose a posto, non m’importa chi sia quella persona, andate a mettere le cose a posto e non tornate finché non è tutto a posto.
Sapete, voglio che questa chiesa, come ho detto questa mattina, sia tutto ciò che può essere. E a volte ce ne stiamo seduti e diciamo: “Come possiamo rendere la nostra chiesa più ciò che dovrebbe essere?” Oh, sapete, la gente dice: “Abbiamo bisogno di maggiore —” Le persone a volte mi chiedono questo, dicono: “Come possiamo accrescere il nostro culto? Come possiamo avere un tempo più pieno di adorazione?” E sapete, pensano, beh, forse se avessimo più di un certo tipo di musica, o forse se avessimo più estetica intorno a noi. Forse se avessimo inni migliori, o musica speciale migliore, o sermoni migliori, o qualunque cosa sia.
Ascoltate, se volete accrescere il culto, allora chiunque abbia qualcosa contro un fratello, se ne vada. E torni quando è tutto a posto. Allora vedremo la potenza dello Spirito di Dio in mezzo a noi, amen? Grazie, a tutti e due. È difficile. È qui che viviamo, non è vero? Piuttosto duro, piuttosto duro.
Voi potreste dire: “John, al mattino ci dici di venire, e alla sera ci dici di andarcene”. Ma dovevo farvi venire qui per dirvi di andarvene. Ascoltate. Le persone che discutono di che cosa possiamo fare per accrescere il culto mancano sempre il punto. Il modo per accrescere il culto significativo è far uscire le persone che non hanno alcun motivo di essere qui, perché c’è qualcosa che non va. Sapete, credo che ogni domenica ci siano persone che vengono qui, mariti e mogli che hanno amarezza tra loro due e cercano di adorare Dio, e Dio non vuole avere nulla a che fare con questo. Credo che ci siano famiglie che vengono dove c’è animosità da parte dei figli verso i genitori o dei genitori verso i figli, e Dio non è interessato al loro culto.
Credo che ci siano volte in cui veniamo in chiesa e c’è un sentimento contro qualcun altro nella comunione, o un vicino nella strada o da qualche parte, e sappiamo che c’è amarezza. Non facciamo assolutamente nulla al riguardo. C’è un altro cristiano che non ci piace particolarmente e qualcosa è accaduto, e lasciamo che quella cosa si depositi in amarezza. E la Bibbia dice: “Andatevene. Non offrite nulla a Dio. Egli non è interessato al vostro culto. È una farsa”. Il Salmo 66:18 dice: “Se considero l’iniquità nel mio cuore, il Signore non mi ascolterà”. 1 Samuele 15:22 dice: “Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l’ubbidire alla voce del Signore? Ecco, ubbidire è meglio del sacrificio, e dare ascolto è meglio del grasso dei montoni”.
Voi potreste dire: “John, come faccio a trovare quella persona che è adirata con me?” Beh, credo che l’implicazione del testo sia che voi sapete che questa persona è adirata con voi. Voglio dire, ovviamente, ci sono persone adirate con me. Io non lo so nemmeno. Non posso andare in giro a chiedere a tutti. E ci sono altre volte in cui so che qualcuno è adirato con me e cerco di riconciliarmi con lui, e faccio del mio meglio, e chiedo il suo perdono, e cerco di mettere le cose a posto, e non mi perdona. Ma ho fatto il meglio che potevo. Non c’è nient’altro che io possa fare. Allora sono libero di adorare Dio. Cerco di riconciliarmi con alcune persone. È molto difficile. Ci sono alcune persone con cui dovrei riconciliarmi ma non so nemmeno che si sentano così. Ma ascoltate, quando lo so e quando posso fare qualcosa devo farlo, dice Gesù. E così le parole di Gesù sono devastanti. Colpiscono la nostra propria giustizia personale e colpiscono il nostro culto a Lui.
Infine, esse colpiscono i nostri rapporti con gli altri. Egli ha già introdotto questo nei versetti 23 e 24. Lo ha già detto. E ora dà un esempio specifico nei versetti 25 e 26. Egli dice: ora che vi siete occupati della parte del culto e siete andati via, ecco che cosa dovete fare. Ora che siete andati via per mettere le cose a posto così da poter adorare Dio: “Trova il tuo avversario, fa’ presto amichevole accordo con lui mentre sei per via; affinché in qualsiasi momento l’avversario non ti consegni al giudice, e il giudice non ti consegni all’ufficiale, e tu sia gettato in prigione. E in verità ti dico: non uscirai affatto di là finché tu non abbia pagato l’ultimo quadrante”. “L’ultimo quarto di centesimo”, è il greco.
Ora, che cosa sta dicendo? L’immagine del nostro Signore è grafica. Egli sta dicendo: fareste meglio ad andare e mettere le cose a posto con vostro fratello. E usa un’illustrazione presa dall’antico metodo legale di trattare con i debitori nella società giudaica. L’idea è che tu sei qui ad adorare e hai un debito. Ed è arrivato al punto in cui sei effettivamente trascinato in tribunale per questo debito. Questa è una cosa molto importante. E la chiave è nel versetto 25: “Fa’ presto amichevole accordo con il tuo avversario”. Subito, ora. Voglio dire, hai lasciato la tua offerta. Vai, fallo ora. Dire: “Sai, sistemerò questa cosa quando arriverà il momento giusto, e dirò qualcosa”. No, immediatamente. È tempo di riconciliazione. Perché domani potrebbe essere troppo tardi, questa è l’implicazione. Sarai gettato in prigione e dovrai rimanere bloccato lì senza la possibilità di ripagare mai quel debito, e sarà troppo tardi.
Ora qui il nostro Signore — osservate — si concentra sulla parte colpevole. Nei versetti 23 e 24 sta dicendo, essenzialmente, tu sei lì all’altare. Sei lì, e sai che qualcuno ti odia, qualcuno è adirato con te. E ora Egli si sposta a trattare il fattore della colpa. Può esserci colpa da entrambe le parti, ma la parte colpevole è in vista, sia che siano entrambe sia che sia una sola. Ed Egli sta dicendo: “Sistemate il vostro caso fuori dal tribunale”. Questo è ciò che sta dicendo. Non lasciate che questa cosa continui e continui finché siete sulla via verso il tribunale, e poi qualcuno perderà e verrà gettato in prigione, e non potrà mai ripagarlo. Questo è ciò che sta dicendo. Sistematelo fuori dal tribunale.
Nella legge giudaica, quando un uomo veniva giudicato colpevole e veniva giudicato essere il debitore, veniva consegnato all’ufficiale del tribunale, l’hupēretēs, a proposito, il rematore di sotto è il termine usato, talvolta chiamato praktōr in Luca 12. Viene consegnato all’ufficiale del tribunale, e l’ufficiale del tribunale, poi, cerca di esigere dall’individuo il pagamento al creditore. La sentenza dice che quest’uomo deve pagare a quest’altro uomo una certa somma. L’ufficiale del tribunale cerca di ottenerla; se non riesce a ottenerla, prende l’uomo che è inadempiente, lo sbatte in prigione, e deve restare in prigione finché non può ripagarla. Il punto è che se sei in prigione, non potrai mai ripagarla. Non si può fare. Gesù qui sta dicendo: sistematelo fuori dal tribunale, riconciliatevi prima che ci sia un giudizio severo e non possiate più riconciliarvi affatto.
Ora che cosa intende qui? Intende forse che verrà il tempo in cui la persona morirà e tu non ce l’avrai mai fatta, non sarai mai stato in grado di riconciliarti? Intende forse che verrà il tempo in cui Dio ti castigherà e ti giudicherà, e sarà troppo tardi? Forse entrambe le cose. Egli non lo spiega davvero. Ma ciò che dice è questo. Non potete adorarmi se i vostri rapporti non sono a posto. Dunque affrettatevi, affrettatevi a metterli a posto. Non lasciate che arrivino al punto in cui ci sarà un giudizio civile e qualcuno alla fine perderà. L’idea è: non lasciate che vada troppo oltre. Non lasciate che arrivi al punto in cui Dio, in, in giudizio, intervenga. Agite prima di allora. E credo che, nell’analisi finale, Egli stia dicendo che Dio è il vero giudice, e l’inferno è la vera punizione. E se non mettete le cose a posto, potreste ritrovarvi in un inferno eterno con un debito che non potrebbe mai essere pagato.
Ora, ciò che Egli sta dicendo, lasciate che lo riassuma proprio adesso. Voi farisei e scribi che dipendete dalla vostra propria giustizia personale, solo perché non uccidete, pensate di essere santi, lasciate che vi dica qualcosa. Se siete adirati, se avete mai detto una parola maliziosa sul carattere di qualcuno, se avete mai maledetto qualcuno, siete come un omicida. Se siete mai venuti a un altare per adorare Dio e avevate qualcosa contro vostro fratello, siete sottoposti a un tale giudizio, una tale ipocrisia verrebbe messa in atto nel vostro culto, che dovete lasciare quell’offerta e correre a mettere le cose a posto.
E quando entrate in un conflitto con qualcuno, immediatamente, il più rapidamente possibile, risolvete quella questione perché anche voi siete in pericolo dell’inferno. Il punto che Egli sta dicendo loro è questo. Il fatto che non uccidete è una piccola parte dell’iceberg. Avete rancori che non avete mai sistemato. Adorate nell’ipocrisia. Maledite. Denigrate. Siete adirati. E lo stesso giudizio viene su di voi per questo. Morte e inferno sono ciò che meritate. Questo è ciò che Egli sta dicendo. E quindi Gesù parla alla loro giustizia personale, parla alla questione del culto, e parla alla questione dei rapporti con gli altri. Devasta il loro conforto, la loro fiducia, il compiacimento della loro giustizia personale — ora osservate — stabilendo uno standard così alto che nessuno lo mantiene.
Ascoltate. Chi è un omicida? Chiedetevelo: chi è un omicida? Siete mai stati adirati? Avete mai chiamato qualcuno con un nome offensivo? Forse vostra moglie o vostro marito o vostro figlio? Qualcuno sotto voce? Avete mai maledetto qualcuno? Siete mai venuti in chiesa per adorare mentre avevate amarezza nel cuore? Una tale ipocrisia. Avete mai avuto un rancore con qualcuno e lo avete trascinato fino al tribunale e non lo avete mai sistemato? E non siete stati fedeli? Allora siete la stessa cosa di un omicida, perché avete permesso a conflitto, amarezza, odio, ira di entrare nel vostro cuore.
Lasciatemi fare una seconda domanda. Prima domanda: chi è un omicida? Seconda domanda: chi merita morte e inferno? Chi li merita, chi merita morte e inferno? Voi li meritate, io li merito, siamo tutti colpevoli di omicidio. Tutti abbiamo peccato e siamo privi della gloria di Dio, e il salario del peccato è che cosa? La morte. E così dite: “Beh, come scampiamo? Voglio dire, se siamo tutti omicidi e nessun omicida erediterà il regno, se siamo tutti omicidi, e tutti meritiamo morte e inferno, allora come scampiamo? Voglio dire, tutti abbiamo adorato nell’ipocrisia. Tutti siamo stati adirati. Tutti abbiamo detto cose maliziose. Tutti abbiamo pensato una maledizione, o detto una maledizione. Tutti siamo stati non riconciliati con un fratello. Tutti abbiamo fatto questo. Che cosa faremo?”
Ed è esattamente questo che Gesù vuole ottenere. Egli vuole spingerli al fatto che non possono essere giusti da se stessi, il che li spingerà in ginocchio ai piedi della croce ad accettare la giustizia imputata che solo Gesù Cristo può dare. Vedete? Tutto ciò che Egli dice qui è per spingerli alla frustrazione e all’inadeguatezza affinché vengano a Lui. Egli morì la nostra morte. Egli entrò nel nostro inferno affinché noi potessimo avere giustizia. Voi meritate la morte. Io merito la morte. Voi meritate l’inferno. Io merito l’inferno. Siamo tutti omicidi. Tutti i farisei lo erano, gli scribi lo erano, e tutti lo sono, e così Gesù andò alla croce, morì la nostra morte, soffrì il nostro inferno, e ci offre il dono della Sua propria giustizia. Questo è il significato del vangelo, vedete?
E, a proposito, questo è solo un crimine che abbiamo commesso. Ce ne sono innumerevoli altri. Così siamo ricondotti di nuovo al fatto che per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata. Ma la giustizia di cui abbiamo disperatamente bisogno viene come un dono da Dio. Paolo la chiama “la giustizia di Gesù Cristo imputata a noi”.
Lasciatemi concludere con questo. Dio aveva ogni ragione per essere adirato con noi, non è vero? Dio aveva ogni ragione per odiarci, odiarci giustamente. Dio aveva ogni ragione per guardarci con disprezzo. Dio aveva ogni ragione per maledirci, giustamente. Dio aveva ogni ragione per mandarci via perché eravamo omicidi. Ma sapete una cosa? Anche se siamo immondi quanto i Manson, e i Corona, e gli squartatori, e gli assassini del mondo, Egli ci ama, Egli ci perdona, Egli paga il nostro debito, e meraviglia delle meraviglie, Egli cerca di riconciliarci con Se stesso nel Suo regno eterno perché vuole avere comunione con noi. Non è incredibile?
Ora ascoltatemi, se un Dio assolutamente santo può desiderare così tanto di essere riconciliato con vili omicidi come noi, possiamo noi trovare nei nostri cuori di essere riconciliati con i nostri fratelli? Egli stabilisce il modello. Preghiamo.
Ti ringraziamo, Padre, di nuovo questa sera per una parola forte. Oh, stiamo sentendo la potenza del Signore Gesù. Le Sue parole ci fanno a pezzi. Mettono a nudo i segreti più profondi dei nostri cuori. Ci spogliano della nostra giustizia personale. Smascherano la stoltezza del pensiero che dice che siamo arrivati spiritualmente. Siamo redenti, e siamo salvati, la maggior parte di noi, ma siamo ancora malvagi e peccatori. Ti ringraziamo per la Tua grazia. Ti ringraziamo perché ci hai coperti con una giustizia non nostra. Ti ringraziamo perché Tu sei già morto per noi, così che noi non dobbiamo pagare la pena che meritiamo.
Oh, Padre, aiutaci a vivere il tipo di vita che dovremmo vivere. Ora che Tu ci hai dato la Tua giustizia, ci hai dato anche il Tuo Santo Spirito. Abbiamo la potenza per vincere l’ira. Abbiamo la potenza per vincere il culto ipocrita. Abbiamo la potenza per riconciliarci con un fratello. Abbiamo la potenza per sistemare le nostre divergenze nel Tuo Spirito. E così preghiamo che facciamo questo, seguendo il Tuo esempio con noi, affinché possiamo vivere come figli del regno, per dare gloria al Re, che amiamo e al quale dobbiamo ogni cosa. Amen.
FINE
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