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Nei nostri studi stiamo esaminando il capitolo 5 di Matteo, e questa sera voglio servirmene come punto di partenza, come introduzione a ciò che ho nel cuore di condividere con voi.

Matteo capitolo 5, e voglio leggere dal versetto 27 al 30. Il nostro Signore dice, in Matteo 5:27: “Voi avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio”. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo. E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo”.

Ora, abbiamo esaminato questo brano, e questa sera sarà il terzo messaggio dedicato a questo brano nel suo insieme. Domenica sera prossima parteciperemo alla Cena del Signore, e la domenica sera successiva inizieremo una serie sui versetti 31 e 32, riguardanti il divorzio ed il nuovo matrimonio. Ma per questa sera voglio condividere con voi ancora un altro messaggio legato a questo tema in particolare.

Ora, notate che in questo brano il nostro Signore non sta semplicemente condannando l’atto dell’adulterio, ma persino il solo pensiero; proprio come nei versetti 21 e 22 dello stesso capitolo, dove non ha semplicemente condannato l’omicidio, ma l’odio e l’ira stessa, occupandosi tanto dell’atteggiamento interiore quanto dell’atto esteriore. E, infatti, quello che il nostro Signore sta facendo in tutta questa porzione del Sermone sul Monte è che ci sta dando una comprensione della definizione del peccato. Il peccato non riguarda solamente quello che facciamo; riguarda anche ciò che pensiamo. Non è soltanto una questione di azioni; è una questione di atteggiamenti.

Ora, nel brano il nostro Signore sta parlando ai Giudei del Suo tempo, i quali ritenevano di essere giusti in sé stessi. Pensavano di essere abbastanza buoni da poter entrare nel regno di Dio senza l’aiuto di Dio. Ritenevano di non aver bisogno del Messia, di non aver bisogno di un Salvatore, di non aver bisogno di qualcuno che morisse per i loro peccati, perché pensavano di essere riusciti a occuparsene da soli.

E il motivo per cui pensavano di cavarsela così bene era che, in realtà, non comprendevano il problema. Pensavano di essere giusti, ma questo avveniva soltanto perché avevano una visione inadeguata del peccato. Se avessero saputo quanto è realmente profondo il peccato, se avessero compreso quanto il peccato sia pervasivo, avrebbero saputo che non c’era alcuna possibilità che potessero mai diventare giusti da soli.

E così, il fatto che si considerassero giusti in sé stessi nasceva, in realtà, dal fatto che avevano una dottrina inadeguata del peccato. E così, nel Sermone sul Monte, il Signore Gesù Cristo ci dà una visione completa del peccato, affinché comprendiamo la profondità del problema dell’uomo e veniamo, nella nostra disperazione, all’unico rimedio di Dio, che si trova nella morte e nella risurrezione del Signore Gesù Cristo.

Ora, in modo particolarmente diretto, nei versetti dal 21 al 48 di Matteo 5, Gesù distrugge la loro giustizia propria. Gesù fa vedere loro la verità riguardo al peccato, in modo che non abbiano più alcuna possibilità di credere di essere veramente giusti. Pensavano che si trattasse soltanto di cose esteriori, ma Egli mostra loro che il peccato è molto più profondo di così. E mentre studiavamo tutto questo, sono stato letteralmente sopraffatto dalla tremenda enfasi che Gesù pone sulla peccaminosità del peccato, su quanto sia profondo, quanto sia vasto e quanto pervada ogni cosa. E così, questa sera ho deciso di condividere con voi, nel miglior modo possibile, una visione d’insieme dell’intero problema del peccato dell’uomo.

Ora, come ho menzionato questa mattina, nel numero di questa settimana della rivista Newsweek, il presidente Carter ha affermato che la questione più importante che l’uomo deve affrontare oggi sono i negoziati SALT, i negoziati per la limitazione delle armi strategiche. Ma io penso che si sbagli. Il problema più grande che l’uomo deve affrontare oggi non ha nulla a che fare con le armi. Non ha nulla a che fare con la guerra. Non ha nulla a che fare con fattori nucleari. Il problema più grande che l’uomo deve affrontare oggi è lo stesso problema più grande che l’uomo abbia affrontato in tutta la sua storia. È il peccato. Questo è il problema.

E nel testo che abbiamo davanti, il nostro Signore ci sta dando diverse prospettive sul peccato. Prima di tutto, proprio nel brano che ho appena letto, vediamo la profondità del peccato. E cioè, il peccato non è soltanto un’azione, è un atteggiamento. È molto più profondo del semplice commettere adulterio. È persino guardare una donna per desiderarla. E così, il nostro Signore ci mostra la profondità del peccato.

Inoltre, penso che qui vediamo l’inganno del peccato, il fatto che non è mai così semplice come sembra. Il peccato vorrebbe farci pensare che, se esteriormente siamo persone molto rispettabili, allora va tutto bene. Gesù ci mostra che potete essere molto rispettabili esteriormente ed essere marci interiormente.

Non vediamo soltanto la profondità e l’inganno del peccato, ma vediamo anche la forza distruttiva del peccato. Il nostro Signore ci sta mostrando che il peccato getterà una persona nella geenna. Lo dice alla fine del versetto 29 e alla fine del versetto 30. Il peccato è una cosa così grave che il suo esito finale è quello di gettare le persone in una geenna eterna.

Questa è la forza distruttiva del peccato. È una cosa talmente seria che sarebbe meglio mutilare noi stessi, se questo potesse impedirci di peccare. Sarebbe meglio trattare noi stessi in modo molto duro e brutale pur di prevenire il peccato, a causa di ciò che il peccato può fare.

E così, il Signore ci mostra la profondità, l’inganno e la forza distruttiva del peccato. E, in realtà, questa è soltanto una parte di un quadro molto più ampio, in questo brano, nel quale il nostro Signore sta mostrando quanto l’uomo sia veramente peccatore. E se vi sembra che io stia parlando molto di questo argomento, dovrete perdonarmi, perché sto semplicemente seguendo l’esempio di Cristo.

Il dottor J. Wilbur Chapman raccontò di un eminente ministro di culto australiano che un giorno predicò con grande vigore sul tema del peccato. E dopo il culto, uno dei responsabili della chiesa andò nel suo studio per parlargli e consigliarlo. E gli disse: “Dottor Howard, non vogliamo che lei parli così apertamente come fa della corruzione dell’uomo. Perché, se i nostri ragazzi e le nostre ragazze la sentono parlare di questo argomento, diventeranno più facilmente dei peccatori. La chiami un ‘errore’ o qualcosa del genere, se vuole. Ma non parli in modo così diretto del peccato”.

Il ministro prese da un armadietto una piccola bottiglia, la mostrò al visitatore e gli disse: “Vede quell’etichetta?”. L’uomo rispose: “Sì. C’è scritto ‘stricnina’, e sotto, in grandi lettere rosse, c’è la parola ‘veleno’”.

“Ma si rende conto di quello che mi sta chiedendo di fare? Lei mi sta suggerendo di cambiare l’etichetta. Supponiamo che io lo faccia e che vi incolli sopra le parole: ‘essenza di menta piperita’. Si rende conto di quello che potrebbe accadere? Qualcuno potrebbe usarla senza conoscere il pericolo e morire. Ed è così anche per quanto riguarda il peccato. Più rendete innocua l’etichetta, più rendete pericoloso il veleno”. E così, non possiamo attenuare il pericolo del peccato. Dobbiamo parlare del problema.

Crisostomo, uno dei Padri della Chiesa antica, disse: “Non temo nulla se non il peccato”. Lo capisco, perché è esattamente quello che provo anch’io. Non temo nulla nel mondo, nulla nella chiesa, assolutamente nulla, se non il peccato. Tutto qui. Soltanto il peccato. Il peccato ci distruggerà, ci priverà della nostra potenza, ci confonderà, ci getterà in balia di Satana e, alla fine, condannerà i non rigenerati a una geenna eterna.

Non è necessario essere particolarmente perspicaci per capire che il problema più grande che l’uomo deve affrontare non è la corsa agli armamenti. Il problema più grande che l’uomo deve affrontare, il grande flagello della vita umana, il grande fenomeno che ci maledice tutti, è il peccato. Esso pervade il mondo intero. È il flagello dell’universo. E, tra l’altro, soltanto quando il peccato sarà rimosso il paradiso potrà essere riconquistato.

Ed è per questo che, verso la fine del libro dell’Apocalisse, e anche in Seconda Pietro capitolo 3, vediamo che Dio deve compiere un’opera di purificazione dell’intero universo dal male, se mai il paradiso dovrà essere riconquistato. A causa del peccato ci sono lacrime. A causa del peccato c’è il dolore. A causa del peccato c’è la guerra. A causa del peccato ci sono conflitti. A causa del peccato c’è l’ansia. A causa del peccato ci sono discordia, agitazione, paura, preoccupazione, malattia, morte, carestia, terremoti, erbacce, inquinamento e ogni altra cosa malvagia.

Il peccato sconvolge ogni relazione che esiste nell’ambito umano. E, tra l’altro, ce ne sono soltanto tre: l’uomo e Dio, l’uomo e la natura, e l’uomo e l’uomo. E tutte sono state distrutte dal peccato. Leggete Genesi 3: venne la maledizione, infrangendo la relazione tra l’uomo e Dio, tra l’uomo e la natura e tra l’uomo e l’uomo.

Prima di tutto, l’uomo fu separato da Dio. Morì spiritualmente. In secondo luogo, l’uomo fu, in un certo senso, separato dalla natura, in quanto dovette lavorare con il sudore della sua fronte e dovette lottare contro una terra maledetta. E l’uomo fu separato dall’uomo, come vediamo nella maledizione stessa pronunciata su Adamo ed Eva, che portò il conflitto all’interno del loro stesso matrimonio.

E il peccato ha prodotto un caos cosmico. Vediamo che c’è persino un conflitto tra gli angeli santi e gli angeli caduti, che sono conosciuti come demoni. Il peccato sta in agguato, pronto ad attaccare ogni bambino che nasce nel mondo, cominciando dal concepimento. Davide disse: “Nel peccato mi concepì mia madre”. Il peccato governa ogni cuore. Il peccato è il monarca dell’uomo. Il peccato è il re dell’umanità. Il peccato è il signore dell’anima, e nessuno riesce mai a sfuggirgli.

Tutti coloro che muoiono durante il parto, tutti coloro che muoiono per malattie cardiache, cancro, guerra, omicidio, incidenti, vecchiaia o qualsiasi altra causa, muoiono come vittime del peccato, “Poiché il salario del peccato è”—che cosa?—“la morte”. Ogni persona sulla faccia della terra è stata infettata dal virus del peccato. Soltanto una persona è mai entrata in questo mondo e lo ha attraversato senza la macchia del peccato, e quella persona è Gesù Cristo. Ogni altro essere umano è prigioniero sotto il terribile potere del peccato, e il peccato è una cosa distruttiva.

Il peccato attacca ogni persona fin dalla nascita e, prima di aver terminato la propria opera, degrada, avvilisce e distrugge in una geenna eterna. Ogni matrimonio spezzato, ogni famiglia sconvolta, ogni amicizia infranta, ogni discussione, ogni disaccordo, ogni dolore, ogni lacrima possono essere attribuiti al peccato. Infatti, la Bibbia, in Giosuè 7:13, lo chiama “la cosa maledetta”.

Il peccato viene paragonato al veleno dei serpenti. Viene paragonato al fetore della morte. Qualunque cosa sia sinistra e potente deve essere affrontata e combattuta, e il peccato è proprio una cosa del genere. Non possiamo ignorarlo. Non possiamo passarci sopra con leggerezza. Non possiamo cambiare l’etichetta. Dobbiamo affrontare la realtà, ed è esattamente questo che Gesù sta dicendo.

Il vecchio dottor Guthrie scrisse: “Chi è il canuto becchino che scava la tomba dell’uomo? Chi è la seduttrice imbellettata che gli ruba la virtù? Chi è l’assassina che distrugge la sua vita? Chi è la maga che prima inganna e poi condanna la sua anima? È il peccato. Chi, col suo respiro gelido, fa appassire i bei fiori della giovinezza? Chi spezza il cuore di un genitore? Chi fa scendere con dolore nella tomba i capelli bianchi degli anziani? È il peccato.

“Chi, con una metamorfosi più orrenda di quanto persino Ovidio abbia mai immaginato, trasforma bambini gentili in vipere, madri amorevoli in mostri e i loro padri in esseri peggiori di Erode, assassini della loro stessa innocenza? È il peccato. Chi getta il pomo della discordia nei cuori delle famiglie? Chi accende la fiaccola della guerra e la brandisce fiammeggiante sopra terre tremanti? Chi, mediante le divisioni nella chiesa, strappa la veste senza cuciture di Cristo? È il peccato.

“Chi è la Dalila che canta finché il Nazireo si addormenta e consegna la forza di Dio nelle mani degli incirconcisi? Chi, con un sorriso seducente sul volto e l’adulazione mielata sulla lingua, sta sulla porta per offrire i sacri riti dell’ospitalità e, quando ogni sospetto si è addormentato, ci trafigge a tradimento le tempie con un chiodo? Quale bella sirena è questa che, seduta su una roccia presso uno stagno mortale, sorride per ingannare, canta per attirare, bacia per tradire e ci stringe le braccia intorno al collo per gettarsi con noi nella perdizione? È il peccato, “Chi trasforma in pietra il cuore più tenero e mansueto? Chi precipita la ragione dal suo trono sublime e spinge i peccatori, folli come i porci di Gadara, giù per il precipizio, dentro un lago di fuoco? È il peccato”. Tutto questo è vero. E se è vero, dobbiamo comprendere il peccato.

Voglio che consideriamo la risposta a cinque domande. Domanda numero uno: che cos’è il peccato? Che cos’è? Qualunque cosa sia così grave ha bisogno di una definizione. Dobbiamo comprenderlo per poterlo evitare. La definizione è semplice. 1 Giovanni 3:4. Ascoltate: “Il peccato è la trasgressione della legge”. Questo è il peccato, “Il peccato è la trasgressione della legge”. Letteralmente, il greco dice: “Chiunque commette il peccato commette anche la violazione della legge”, anomia. Peccare significa disubbidire alla legge di Dio, ignorarla.

Infatti, la costruzione greca di 1 Giovanni 3:4 rende il peccato e la violazione della legge due cose identiche. Potremmo dire che il peccato consiste nel vivere come se non vi fossero né Dio né legge. Il peccato è empietà, è assenza di legge. Significa non essere vincolati dalle norme di Dio. Significa vivere secondo la propria definizione, alle proprie condizioni e secondo i propri capricci.

Ora, la Bibbia ci dà altre definizioni del peccato. In 1 Giovanni 5:17 dice: “Ogni iniquità è peccato”. In Giacomo 4:17: “Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato”. Quindi, il peccato è iniquità, e il peccato consiste nel non fare il bene che sapete di dover fare. In Romani 14:23 troviamo ancora un’altra definizione del peccato. L’apostolo Paolo dice: “Tutto ciò che non viene da fede è peccato”. La mancanza di fede, un atto ingiusto, il non fare ciò che sapete di dover fare. Ma tutto può essere riassunto in questo: il peccato è violazione della legge. Significa non rispondere alla legge di Dio. Significa oltrepassare i limiti stabiliti da Dio.

L’uomo è come un cavallo in un pascolo rigoglioso che salta la siepe e finisce in un pantano. L’uomo vive nel luogo del pascolo verde e abbondante di Dio, ma decide di volerne uscire e salta, per così dire, il muro della legge di Dio, finendo nel fango del peccato. Dio ha dato la Sua legge. Secondo Romani 2, l’ha scritta nel cuore dell’uomo. E l’ha rivelata nelle Scritture.

E in Romani 7:12 Paolo dice: “La legge è santa, giusta e buona”, “Santa, giusta e buona”. In essa non vi è nulla di impuro: questo significa santa; nulla di ingiusto: questo significa giusta; nulla di malvagio: questo significa buona. E non vi è alcuna ragione sensata per infrangerla, perché essa è la via della benedizione, come abbiamo visto questa mattina. Ma l’uomo la infrange perché cerca di vivere indipendentemente dalla legge di Dio. Quindi, anche se potremmo esaminare molti versetti biblici riguardanti il peccato, tutto si riassume in questo: il peccato è infrangere la legge di Dio.

C’è una seconda domanda. Com’è il peccato? A che cosa somiglia? Ora andiamo oltre la definizione, e voglio che consideriate per un momento la natura del peccato. Com’è? Ebbene, possiamo comprenderlo meglio osservandone le caratteristiche. Numero uno—e ve ne darò diverse—il peccato contamina. Contamina. Il peccato non è soltanto un allontanamento dalla legge di Dio o una disubbidienza a essa, ma è anche una contaminazione. È per l’anima ciò che la ruggine è per l’oro. È per l’anima ciò che le cicatrici sono per un bel volto. È per l’anima ciò che una macchia è per un tessuto di seta bianca. È per l’anima ciò che lo smog è per un cielo azzurro e limpido. Rende l’anima rossa di colpa e nera di peccato. La contamina.

Infatti, nell’Antico Testamento questo viene espresso con termini talmente vividi che non potremo mai dimenticarli. Isaia capitolo 30, versetto 22: “Considererete impuro il rivestimento delle vostre immagini scolpite d’argento e l’ornamento delle vostre immagini fuse d’oro; li getterete via come un panno impuro”. E ascoltate: Isaia usa questa espressione per descrivere il peccato. E il termine “panno impuro”, in ebraico, si riferisce al panno insanguinato usato da una donna durante il periodo mestruale. È così che Dio vede il peccato. È una cosa contaminante.

In 1 Re capitolo 8, versetto 38, lo scrittore paragona il peccato del cuore dell’uomo alle piaghe che compaiono sul corpo a causa di una pestilenza mortale. In Zaccaria 3:3, troviamo il profeta Zaccaria che vede il peccato come vesti sudicie addosso al sommo sacerdote Giosuè. E ripetutamente troviamo nelle Scritture che il peccato viene presentato come qualcosa di vile, qualcosa che contamina, qualcosa di miserabile e qualcosa di sudicio, che inquina ciò che è puro.

E, tra l’altro, è una cosa talmente contaminante da suscitare persino il disgusto di Dio. In Zaccaria 11:8 dice: “L’anima mia si disgustò di loro”. È sorprendente che Dio dica una cosa del genere. Dio disprezza a tal punto la contaminazione del peccato da provare disgusto per ciò che esso fa al peccatore.

E sapete un’altra cosa? In Ezechiele capitolo 20, versetto 43, dice che quando il peccatore vede il proprio peccato, prova disgusto per sé stesso. Il peccato è talmente contaminante che Dio lo odia, e lo odia anche il peccatore. Quindi, il peccato inquina e contamina ogni cosa. L’apostolo Paolo lo chiama “ogni contaminazione di carne e di spirito” in 2 Corinzi 7:1. Quindi vediamo che il peccato contamina. Ecco com’è.

Secondo, il peccato è ribellione. È ribellione. In Levitico 26:27, Dio parla di coloro che “camminano in opposizione a Me”. Il peccato è una sfida a Dio. Significa camminare in opposizione, camminare in ribellione, camminare in antagonismo contro Dio. È il peccatore che calpesta la legge di Dio, il peccatore che oltraggia Dio, che sfida Dio, che Lo schiaffeggia in volto, che sputa su Gesù Cristo. È come dice Ebrei 10: “Colui che, conoscendo la verità, calpesta volontariamente il Figlio di Dio e considera profano il sangue del patto mediante il quale è stato santificato”. Il peccato è una ribellione totale, aperta e sfacciata.

Infatti, potrebbe interessarvi sapere che la parola ebraica per peccato, pasha, significa ribellione. Questa è la definizione ebraica del peccato. Nel cuore di ogni uomo e di ogni donna c’è il cuore di un ribelle. In Geremia 44:17, il popolo disse questo: “Noi faremo certamente tutto quello che è uscito dalla nostra bocca”. In altre parole, faremo esattamente quello che vogliamo. Questa è la ribellione del peccato.

Il peccato, se potesse fare a modo suo, ucciderebbe Dio. Il peccato ha fatto a modo suo e ha ucciso Gesù Cristo. Il peccato non vorrebbe soltanto detronizzare Dio, ma vorrebbe togliere a Dio il Suo essere Dio, perché il peccato è ribellione. Se il peccatore potesse fare a modo suo, Dio cesserebbe di essere Dio. Cristo cesserebbe di essere Cristo. Il peccato contamina e il peccato è ribellione.

Terzo, il peccato è ingratitudine. È ingratitudine. Sapete che Atti 17:28 dice: “In Lui viviamo, ci muoviamo e siamo”. Sapete che dovete a Dio il fatto stesso di vivere e di esistere? Sapete che ogni persona che esiste oggi nel mondo è una creatura fatta da Dio per uno scopo divino e per un fine divino? Dio vi ha creati per manifestare la Sua lode, per procurare gloria a Sé stesso. Dio ha per voi uno scopo che va oltre qualsiasi cosa possiate immaginare.

Eppure ci sono persone che vivono in un’assoluta ingratitudine, che sfidano apertamente Gesù Cristo, che si fanno beffe di Dio, che voltano le spalle a Dio. Il peccato è un’ingratitudine sfacciata e violenta. Dio vi ha creati per la Sua gloria. Dio ha creato l’umanità perché dimorasse con Lui in un regno eterno di beatitudine. E l’uomo non soltanto non lo vuole, ma disprezza Colui stesso che glielo offre.

In Matteo 5:45, la Bibbia dice: “Dio fa sorgere il Suo sole sui malvagi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Se vi è qualche gioia in questa vita, è perché Dio ve l’ha data. Se vi è qualche raggio di sole nella vita, è perché Dio ve l’ha messo. Se vi è qualche pioggia che rende fresca la vostra vita, è perché Dio l’ha fatta cadere su di voi. Tutto ciò che siete esiste grazie alla benevolenza di Dio.

Il meraviglioso amore di Dio viene riversato su tutti gli uomini. Dio non è responsabile del male. Quello è frutto della ribellione dell’uomo. Dio è responsabile del bene. È Dio che ha provveduto tutto il cibo che il peccatore mangia. È Dio che ha provveduto le prelibatezze che gustate. È Dio che ha creato un mondo pieno di colori e di luce. È Dio che ha creato l’amore, la musica e tutte le cose che rendono la vita degna di essere vissuta. È Dio che vi ha dato i sensi attraverso i quali potete goderne. È Dio che ha donato ogni bellezza che i vostri occhi abbiano mai contemplato.

È Dio che ha dato sapienza al vostro corpo, affinché poteste pensare, sentire, lavorare, giocare e riposare, e affinché la vostra vita potesse essere utile. È Dio che ha creato l’amore e il riso. È Dio che ha dato a ogni individuo una particolare capacità e un particolare talento per eccellere in qualche campo. È Dio che ha fatto sì che gli uomini si prendessero cura gli uni degli altri e godessero della comunione con i propri simili. È Dio che, nella Sua provvidenza, ci preserva dal contrarre ogni malattia e dal morire di ogni possibile morte. È Dio che, letteralmente, circonda il peccatore di misericordia.

Ma è il peccatore a dire di no e, in aperta e sfacciata ribellione, disubbidendo alle leggi di Dio, contamina sé stesso e assume un atteggiamento di ingratitudine. Proprio come Absalom, Absalom, figlio di Davide: Davide, suo padre, lo aveva baciato; Davide, suo padre, lo aveva stretto fra le braccia e accolto al proprio cuore. E immediatamente, da quel luogo nel quale suo padre lo aveva baciato e lo aveva abbracciato, Absalom uscì e organizzò una ribellione contro il proprio padre, progettando l’assassinio del proprio padre.

E così anche il peccatore si compiace della grazia di Dio, prende quanto di meglio il mondo ha da offrire e quanto di meglio la vita e l’amore possono procurargli, e poi volta le spalle a Dio, entra nell’ovile del nemico, Satana, e stabilisce lì il proprio accampamento.

Potremmo porre la stessa domanda che viene posta in 2 Samuele 16:17: “È questa la benevolenza che mostri al tuo amico?”. La stessa domanda che fu rivolta a Giuda: “Giuda, Mi tradisci con un bacio?”. Dio può chiedere al peccatore: “Ti ho dato la vita perché tu peccassi? Ti ho dato misericordia perché tu servissi il diavolo?”.

Il peccato è un’ingratitudine così enorme. Cerca di detronizzare e distruggere la fonte stessa di tutto ciò che ha ricevuto. Sapete, persino le cose che i peccatori pervertono—il denaro, le comodità, i piaceri sessuali—sono tutte cose date da Dio, ma vengono distorte, pervertite, ed essi le usano persino per maledire il Suo santo nome. Qual è la natura del peccato? Il peccato contamina. È ribellione. È ingratitudine.

Numero quattro, il peccato è umanamente incurabile. La sua natura è tale da renderlo incurabile. Geremia 13:23 dice: “Può l’Etiope cambiare la sua pelle o il leopardo le sue macchie? Allora anche voi, abituati a fare il male, potrete fare il bene”. Se un leopardo può cambiare le proprie macchie o un Etiope può cambiare la propria pelle, allora voi potete trasformare il male in bene. Ma non si può fare. Il peccato è una malattia incurabile. L’uomo non possiede le risorse necessarie per affrontarlo.

In Isaia capitolo 1, versetto 4: “Ah, nazione peccatrice, popolo carico d’iniquità, razza di malfattori, figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore, hanno provocato a ira il Santo d’Israele, si sono voltati indietro. Perché vorreste essere colpiti ancora? Vi ribellereste sempre di più. Tutto il capo è malato e tutto il cuore langue. Dalla pianta del piede fino al capo non vi è nulla di sano, ma soltanto ferite, lividure e piaghe purulente, che non sono state ripulite, né fasciate, né lenite con olio”. In altre parole, l’uomo ha una malattia orribile, incurabile e pervasiva, che non può essere attenuata né affrontata con mezzi umani.

Tito 1:15 dice dell’uomo: “La sua coscienza è contaminata”. È marcio dentro. E la coscienza è stata data all’uomo per controllare il suo comportamento. E se essa è contaminata, anche i risultati saranno contaminati. John Flavel disse: “Tutte le lacrime di un peccatore penitente, anche se ne versasse tante quante sono state le gocce di pioggia cadute dalla creazione, non potrebbero lavare via il peccato. I fuochi eterni dell’inferno non possono purificare la coscienza ardente neppure dal più piccolo peccato”.

In altre parole, egli sta dicendo che il peccato è incurabile. Non esiste alcun rimedio umano. Non la volontà umana, non la riforma, non l’istruzione, non la legislazione, non le discussioni, le conversazioni o la consulenza, non la giustizia propria. Il peccato è una malattia così profonda che può essere guarita soltanto dal sangue del Medico divino, e senza spargimento di sangue non vi è remissione dei peccati.

Com’è il peccato? Abbiamo visto che cos’è: ribellione contro Dio. Ma com’è? Contamina, è ribellione, è ingratitudine ed è una malattia incurabile. Questo ci porta a un quinto aspetto del peccato. È odiato da Dio. Questo fa parte della sua natura. È l’esatta antitesi di ciò che Dio è. Ora, so che questo è ovvio, ma lasciate che aggiunga soltanto alcuni pensieri su cui riflettere.

Il peccato è l’unica cosa che Dio odia. È l’unica cosa che Dio odia. È l’unica cosa verso la quale Egli prova avversione. Dio non si oppone a un uomo perché è povero. Egli ama in modo particolare i poveri. Dio non si oppone a un uomo perché è ignorante. Egli si prende cura di persone simili. Dio non si oppone a una persona perché è storpia. Egli ha fatto il cieco, il sordo e lo zoppo. Dio non si oppone a un uomo perché è malato. Dio non si oppone a una persona perché è disprezzata dal mondo.

Dio si oppone soltanto al peccato. E Abacuc aveva ragione quando disse: “Tu hai gli occhi troppo puri per sopportare la vista del male e non puoi guardare l’iniquità”. In Geremia 44:4, Dio gridò al profeta Geremia, con le lacrime e il cuore spezzato: “Oh, non fate questa cosa abominevole che Io odio”. Dio odia il peccato. Poiché il peccato separa l’uomo da Dio, il peccato distrugge proprio ciò per cui Dio ha creato l’uomo: la comunione. Quindi, il peccato contamina, è ribellione, è ingratitudine, è incurabile ed è odiato da Dio.

Un sesto aspetto: peccare è un lavoro duro. Peccare è un lavoro duro. Tutto ciò che produce è dolore, eppure mi stupisce vedere quanto le persone siano impegnate a farlo. Tutto ciò che procura loro è sofferenza, morte e inferno, ma continuano a lavorarci. Geremia 9:5 dice: “Si affaticano a commettere iniquità”, “Si affaticano a commettere iniquità”. È incredibile.

Nel capitolo 19 della Genesi leggiamo la storia di Sodoma e Gomorra, una città piena di omosessuali. Due angeli fecero visita a Lot. Gli uomini della città videro quei due angeli e arsero interiormente di concupiscenza per loro, perché apparivano in corpi maschili. E volevano assalire gli angeli. Gli angeli erano venuti per alloggiare nella casa di Lot.

Lot pensò di poter risolvere il problema mandando fuori le proprie figlie, perché quegli uomini colpivano e battevano contro la porta e circondavano la casa. E così pensò di poter salvare gli angeli consegnando le proprie figlie. Nel suo modo di ragionare, avrebbe certamente preferito consegnare un paio di esseri umani piuttosto che sacrificare i santi angeli di Dio. Non era preparato alle conseguenze di una simile scelta.

E gli angeli dissero: “Non farlo, Lot”. Poi gli angeli uscirono e colpirono tutta quella folla con una cecità completa. E sapete che cosa dice poi la Bibbia? Quando furono resi completamente ciechi, si affaticarono fino allo stremo per trovare la porta. Non è incredibile? Pensereste che, dopo essere diventati completamente ciechi, sarebbero tornati a casa preoccupandosi della propria cecità, ammesso che fossero riusciti a trovare la strada di casa. Ma invece erano talmente dominati dalla concupiscenza omosessuale che, pur nella loro cecità, non riuscivano a pensare ad altro che ad abbattere la porta per assalire quegli stessi due esseri. Ecco quanto duramente le persone lavorano per compiere il male.

Nel Salmo 7:14 la Bibbia dice: “Ecco, egli è in travaglio per produrre iniquità”. E “travaglio” è la parola usata per indicare i dolori del parto, il tipo più intenso di dolore umano conosciuto a quel tempo. Sono letteralmente disposti a sopportare i dolori del parto senza anestesia né altro, il dolore umano più intenso. Sopporterebbero tutto questo pur di compiere il loro male. E probabilmente quel salmo si riferiva a Cus, nemico di Davide, il quale inseguiva Davide e soffriva letteralmente, ma non voleva interrompere la propria azione malvagia.

In Proverbi capitolo 4, versetto 16: “Essi non dormono se non hanno fatto del male”. Non vanno neppure a letto finché non hanno compiuto il loro male. Rimangono svegli escogitando il male che faranno. Isaia ne parla nel capitolo 5. Geremia ne parla. Isaia ne parla ancora nel capitolo 44, mostrando quanto duramente lavorino per compiere il male.

Isaia dice: “Si è affaticata a forza di mentire”. O meglio, quello è Ezechiele, Ezechiele 24, “Si è affaticata a forza di mentire”. Sapete, è incredibile, ma la gente va all’inferno sudando. È proprio così. Lavora duramente per essere peccatrice.

Com’è il peccato? Contamina, è ribellione, è ingratitudine, è incurabile, è odiato da Dio ed è un lavoro duro. Ecco perché la Bibbia dice che, quando venite a Gesù Cristo, trovate riposo, “Venite a Me, voi tutti che siete affaticati e aggravati, e Io vi darò”—che cosa?—“riposo”. Riposo da che cosa? Prima di tutto, dalla fatica che è il peccato. Che cosa miserabile. Il male del peccato è miserabile, tanto miserabile che milioni di persone sono condannate dalla sua potenza. È tanto miserabile che, per rimuoverlo dalla vita dell’uomo, fu necessaria la morte stessa di Dio in Cristo.

Una terza domanda. Non soltanto: che cos’è il peccato e com’è il peccato, ma quante persone sono colpite dal peccato? Le persone fanno sempre questa domanda: quante persone sono colpite dal peccato? E la risposta è molto semplice. La risposta si trova in tutta la Bibbia. Ma lasciate che vi dia soltanto un versetto che vi aiuterà, Romani 5:12: “Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato”, “Tutti hanno peccato”. Romani 3:23 dice: “Poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. Romani capitolo 3, versetto 19, dice: “Affinché ogni bocca sia chiusa e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole davanti a Dio”.

Ora, il peccato è entrato nel mondo per mezzo di un solo uomo. I Gentili non comprendono molto bene questo concetto, ma la mentalità ebraica lo comprende. La mentalità ebraica lo comprende perché gli Ebrei non considerano sé stessi come individui, ma sempre come parte di una tribù, di una famiglia o di una nazione; e, separati da questa identità, non possiedono alcuna esistenza individuale.

Per esempio, in Giosuè 7, quando Acan peccò—fu lui a peccare—sapete che cosa accadde? Tutta la sua famiglia morì e l’intera nazione d’Israele fu sconfitta nella battaglia successiva. In altre parole, egli agiva, in un certo senso, a nome di una famiglia e persino di una nazione.

In Ebrei capitolo 7, versetti 9 e 10, si dice che Levi pagò le decime a Melchisedec nei lombi di Abraamo. Levi non era ancora nato, né era minimamente vicino a nascere quando Abraamo diede le decime a Melchisedec, ma gli Ebrei considerano sempre sé stessi come intimamente legati ai propri antenati. E così, nell’argomentazione che Paolo presenta, egli sta dicendo che, quando Adamo peccò, tutti coloro che erano racchiusi nei lombi di Adamo e che sarebbero mai venuti alla luce come esseri umani divennero peccatori.

Quindi, il peccato di Adamo è il nostro peccato per propagazione. Giobbe 14:4 dice: “Chi può trarre una cosa pura da una impura? Nessuno”. Se partite da un padre malvagio e da una madre malvagia, otterrete un figlio malvagio. È così semplice. E continuerà in questo modo. Il Salmo 58:3 dice: “Gli empi si sono sviati fin dal grembo materno”. È così che nascono. Il Salmo 51:5, che ho citato prima, dice: “Nel peccato mi concepì mia madre”.

E così, non soltanto la colpa del peccato di Adamo ci viene imputata, ma ci vengono trasmesse anche la depravazione e la corruzione della sua natura. Il veleno passa dalla sorgente al pozzo e dal pozzo alle persone che ne bevono l’acqua. Ora, questo è ciò che i teologi chiamano peccato originale. Non potete entrare in questo mondo in nessun altro modo se non come peccatori.

Ora, un tempo vi era una grande controversia su questo punto, e ci fu un teologo che disse: “No. Voi venite al mondo in una condizione neutrale e potete scegliere se diventare peccatori oppure no”—Pelagio. E Agostino gli diede una sola risposta. Disse: “Trovatemi una persona che non abbia scelto il peccato, e forse ci crederò”. Non ne trovò mai una, mai.

Voi venite al mondo come peccatori. Tutti abbiamo peccato in Adamo. Tutti siamo privi della gloria di Dio. Tutti siamo nati nella corruzione. Siamo tutti discendenti di Adamo. E, in quanto discendenti di Adamo, portiamo la corruzione che egli portava. Ecco perché Paolo dice in Romani 7:25 che, qualunque cosa io voglia fare, per quanto forte possa essere la mia volontà, “con la carne servo il principio del peccato”. Perché è nella mia natura. È intessuto nell’ordito e nella trama della mia vita, della mia stessa esistenza.

Il peccato di Adamo—mi piace pensarlo in questo modo—si attacca a ogni uomo proprio come la lebbra di Naaman si attaccò a Gheazi. Tornate indietro e leggete 2 Re capitolo 5, e vedrete come la lebbra di Naaman si attaccò a Gheazi. E così la lebbra di Adamo si attacca a tutti coloro che sono venuti dopo Adamo. Nessuno è escluso, nessuno. E se le radici sono così profonde, cari, allora si tratta di un problema reale.

Sapete, anche quando diventate cristiani, le radici del peccato sono ancora lì. Lo sapevate? Sono ancora lì. E continuiamo a lottare, non è vero? Paolo dice in Romani 7: “Le cose che voglio fare non le faccio, e le cose che non voglio fare le faccio. Trovo questa legge che combatte nelle mie membra, il peccato contro la giustizia”. E in Ebrei capitolo 12 troviamo che egli ci esorta dicendo: “Corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, deponendo ogni peso e il peccato che così”—che cosa?—“facilmente ci avvolge”.

Perché è così facile che il peccato ci avvolga? Perché è profondamente radicato nella nostra natura. Siamo peccatori. Nessuno sfugge. Questo è ciò che il peccato è. Questo è com’è il peccato. E queste sono le persone che ne sono colpite.

Una quarta domanda. Qual è il risultato del peccato? Qual è il risultato del peccato, il suo vero risultato? Che cosa produce nella nostra vita? Prima di tutto, il peccato fa sì che il male ci domini. Il peccato fa sì che il male ci domini. Questo è il suo effetto. Partendo proprio dal principio: “Il cuore dell’uomo è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente”—che cosa?—“malvagio”. Geremia 17:9. Il peccato domina la mente. Domina la mente. Questo è ciò che Geremia sta dicendo. Il peccato sopraffà la mente.

Efesini 4:17 dice che i “Gentili camminano nella vanità della loro mente, poiché il loro intelletto è ottenebrato; sono estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro, a causa della cecità del loro cuore. Essendo diventati insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza”. In altre parole, sono dominati nella loro mente. Tutta la loro mente è dominata dal male. Ecco perché dice: “L’uomo naturale non comprende le cose di Dio; per lui sono follia, perché devono essere giudicate spiritualmente”. Ed egli è spiritualmente morto, 1 Corinzi 2:14. Il male domina la mente. In secondo luogo, il male domina la volontà. Vi ho letto prima Geremia 44. Noi faremo certamente quello che abbiamo in cuore di fare, “faremo tutto ciò che esce dalla nostra bocca”. Il peccato non domina soltanto il nostro modo di pensare, ma domina anche ciò che mette in moto le nostre azioni.

Il peccato domina persino i nostri affetti. Oh, sì, li domina. Il peccato domina le cose che amiamo. Ecco perché Giovanni dovette dire: “Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo”. Perché è così facile per noi essere dominati dal peccato. E la Bibbia dice in Giovanni 3:19 “che la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato le tenebre più della luce, perché le loro opere erano malvagie”.

Quindi, il peccato domina gli affetti. Il peccato domina la volontà. Il peccato domina la mente. E, alla fine, se la vostra mente, la vostra volontà e i vostri affetti sono dominati dal male, il vostro comportamento sarà malvagio. Questo è il peccato originale. È come l’albero di Daniele capitolo 4, versetto 23. Anche se i rami furono abbattuti e il tronco principale fu tagliato, il ceppo e le radici rimasero. E anche se siete diventati cristiani, e gran parte di quell’albero è stata tagliata via, il ceppo rimarrà lì fino al ritorno di Gesù. E, secondo Giovanni 15, penso che il Padre sia continuamente impegnato a potare i germogli che continuano a spuntare nella nostra vita di cristiani.

Il cristiano deve rendersi conto, proprio come il non cristiano, che il peccato è così profondamente radicato nella nostra natura da essere simile a un leone addormentato: basta la minima cosa per risvegliarne la furia. La nostra natura peccaminosa cova come un fuoco ardente pronto a divampare, e basta il più lieve vento della tentazione per ravvivarne le fiamme. E così, se non siete credenti, dovete correre a Gesù Cristo affinché il vostro peccato sia coperto. E se siete cristiani, dovete assicurarvi di non fare nulla che lo induca a svegliarsi dal sonno. Quindi, il primo risultato del peccato è che ci domina. Ed è un potere che può essere spezzato soltanto da Cristo.

Secondo. Il secondo risultato del peccato nella nostra vita è che ci pone sotto il controllo di Satana. Chi vuole essere dominato da Satana? Chi sceglierebbe mai di essere dominato da quell’essere malvagio? Eppure la Bibbia dice in Efesini 2:2 che coloro che non conoscono Gesù Cristo “camminano secondo il principe della potestà dell’aria, lo spirito che opera ora nei figli della disubbidienza”. Se non conoscete Gesù Cristo, Satana è all’opera nella vostra vita.

Gesù disse a quelle persone religiose raccolte intorno a Lui, in Giovanni 8: “Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre”. In 1 Giovanni 5:19, egli dice: “Tutto il mondo giace nel maligno”. In Romani 6:16 dice, in sostanza, che siete servi del peccato e di Satana.

E così, qual è l’effetto del peccato nella nostra vita? Che cosa ci fa? Prima di tutto, ci domina, cosicché il nostro modo di pensare, i nostri sentimenti, la nostra volontà e il nostro comportamento sono dominati da esso. In secondo luogo, ci pone sotto il dominio del malvagio avversario, Satana. Non c’è libertà. C’è soltanto schiavitù. Non c’è liberazione. Ci sono soltanto catene. È soltanto Satana a farvi credere di essere liberi.

Quando qualcuno viene a Gesù Cristo, Gesù dice: “Se il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi”. Perché dice questo? Perché Satana vende una falsa libertà. A quanti movimenti di oggi riuscite a pensare che vengono chiamati “movimenti di liberazione”? L’uomo è libero? È stato liberato? Assolutamente no. È schiavo del peccato.

Soltanto il Signore Gesù Cristo può liberarci. Ecco perché Atti 26:18 dice—Paolo fu chiamato a predicare Cristo e “ad aprire loro gli occhi”—cioè, ai Gentili—“affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano il perdono dei peccati e un’eredità”. In altre parole, la predicazione del vangelo apre gli occhi, fa passare le persone dalle tenebre alla luce e le libera dal potere di Satana, conducendole a Dio. Il peccato ci domina e ci pone sotto il potere di Satana.

Terzo risultato del peccato: ci rende oggetto dell’ira di Dio. Efesini 2:3, come ho citato prima, dice che siamo oggetto dell’ira di Dio. Ci chiama “figli d’ira”. Bersagli al centro del mirino dei cannoni del giudizio di Dio. È una cosa seria. Nel Salmo 90, versetto 11, il salmista disse: “Chi conosce la potenza della Tua ira?”. Chi può misurarla? Chi può conoscerla? L’ira di Dio è infinita. E, tra l’altro, non si tratta semplicemente di una passione. L’ira di Dio è un atto della Sua volontà pura e santa contro il peccato che ha contaminato il Suo universo.

Quando leggete la Bibbia e leggete dell’ira di Dio, dovete domandarvi come possano i peccatori continuare ciecamente nel loro peccato. In Galati 3:10 dice: “Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge”. E poi, nel versetto successivo, dice: “Il giusto vivrà per fede”. E se non venite a Dio mediante la fede, sarete maledetti.

Gesù è l’oggetto del nostro amore, e Dio dice in 1 Corinzi 16: “Se qualcuno non ama il Signore, sia anatema”. Dio prende la cosa molto sul serio. Il peccato ci domina, ci controlla e ci rende oggetto dell’ira di Dio. Non so come possa un peccatore mangiare, bere e darsi alla gioia sapendo che questa è la realtà. È come il banchetto di Damocle, il quale, mentre sedeva a mangiare con una spada sospesa sopra la testa mediante un filo sottile, aveva ancora lo stomaco per mangiare. Allo stesso modo, la spada dell’ira di Dio è sospesa sopra la testa del peccatore, eppure egli continua a mangiare, bere e darsi alla gioia. Ascoltate, soltanto Cristo può salvarci da quell’ira. 1 Tessalonicesi 1 ci dice che “aspettiamo dai cieli il Suo Figlio, il quale ci libera dall’ira futura”. Non siete felici di essere cristiani? Siete stati liberati dall’ira a venire.

Il peccato fa sì che il male ci domini. Il peccato fa sì che Satana ci controlli. Il peccato ci rende oggetto dell’ira di Dio. E, quarto, il peccato ci sottopone alle miserie della vita. Sapete, basta seguire il sentiero del peccato e passerete da una miseria all’altra. Giobbe 5:7: “L’uomo nasce per soffrire”, “L’uomo nasce per soffrire”.

In Romani 8:20, Paolo dice che “la creatura è stata sottoposta alla vanità”. In altre parole, all’inutilità, al vuoto, alla sensazione che manchi sempre qualcosa, a un cuore che non è mai soddisfatto, a una sete che non viene mai placata, a una fame che non viene mai saziata.

E insieme a Salomone, l’uomo dice: “Vanità delle vanità, tutto è vanità. Ho osservato ogni cosa e ho detto che nulla ha alcun significato”. Salomone provò ogni cosa, e tutto si rivelò vuoto, amarezza, dolore, mancanza di significato e inutilità.

Il peccato priva l’uomo del suo onore. Ruben, a causa dell’incesto, perse la propria dignità in Genesi 49. E così anche l’uomo ha perso la propria dignità. L’uomo è stato derubato della pace e “non c’è pace per gli empi”, dice la Bibbia. Ma “sono come il mare agitato, che non può calmarsi e le cui acque sollevano fango e melma”.

Giuda era così vile e malvagio che seguì il sentiero della sofferenza finché, alla fine, in preda all’orrore e alla disperazione più assoluti, con una coscienza che gridava così forte da non riuscire più a sopportarne la voce, prese una corda, se la legò intorno al collo e, pendendo da un albero, si impiccò. La corda si spezzò e il suo corpo si schiantò sulle rocce sottostanti. Cercava di sfuggire alla propria coscienza, ma tutto ciò che ottenne fu di finire nell’inferno, dove la sua coscienza gridava più forte di quanto l’avesse mai sentita prima, e continuerà a farlo per sempre.

Ascoltate, questo è il risultato del peccato. Ma vi è ancora un altro risultato. Alla fine, il peccato condanna l’anima all’inferno. Le persone pensano di poter peccare e farla franca, ma non è così. Questo fu ampiamente illustrato sul giornale.

“Un’autopsia eseguita giovedì ha rivelato che un uomo, morto lunedì dopo essere arrivato all’Aeroporto Internazionale di Los Angeles, aveva nello stomaco cocaina per un valore di mezzo milione di dollari, contenuta in undici involucri di gomma. Il medico legale Thomas Noguchi ha dichiarato che uno o più involucri sembravano aver avuto una perdita, causando la morte di Edsel Madski, trentasette anni, per un’overdose della sostanza. Gli agenti della squadra narcotici della polizia di Los Angeles hanno affermato che questo è un metodo comune per trasportare droghe illegali. La polizia ha dichiarato che Madski era diretto in Alaska quando scese dall’aereo all’aeroporto e crollò a terra. Morì in un ospedale nelle vicinanze”.

Il peccato è così. Potete pensare di riuscire a contenerne una grande quantità nella vostra vita, ma finirà per fuoriuscire e uccidervi. Prima o poi fuoriuscirà e vi ucciderà. Il peccato condanna l’anima all’inferno. Tutto ciò che dovete fare è leggere Apocalisse capitolo 20; leggete del grande trono bianco e di come le persone vengono gettate nello stagno di fuoco. Rendetevi conto che ogni anno muoiono cinquanta milioni di persone. Lo sapevate? Ogni giorno ne muoiono 136.986, ogni ora 5.707, ogni minuto muoiono 95 persone. E volete sapere una cosa? Nel mondo ci sono quattro miliardi e duecentocinquanta milioni di persone, e tutte moriranno, prima o poi. E, tra l’altro, vengono rimpiazzate a un ritmo due volte e mezzo superiore a quello dei decessi. Quindi, non soltanto tutte le persone stanno morendo, ma ne nascono continuamente altre che dovranno morire. L’inferno spalanca le sue fauci in attesa delle proprie vittime.

Henry van Dyke disse: “Ricordate che ciò che possedete in questo mondo, nel giorno della vostra morte, si troverà qui e apparterrà a qualcun altro. Ma ciò che siete vi apparterrà per sempre”. Il peccato condannerà un’anima. Non mi piace parlare dell’inferno, ma Gesù ne parlò più di chiunque altro in tutta la Bibbia. Spurgeon disse: “Molte persone sono sospese sopra la bocca dell’inferno su un’unica asse, e non lo sanno; ma quell’asse è marcia”. E così vediamo il male mortale del peccato.

Abbiamo risposto ad alcune domande riguardo al peccato. Che cos’è? Com’è? In che modo ci colpisce? Però, rimane, in realtà, un’ultima domanda, la quinta e la più utile. Che cosa dobbiamo fare al riguardo? Che cosa dobbiamo fare al riguardo? Ebbene, posso dirvi semplicemente questo? “Il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è”—che cosa?—“la vita eterna”. Questa è la chiave, non è vero? “Il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna”.

Quando Gesù morì sulla croce, pagò il prezzo per il vostro peccato e vi offre il perdono. In Romani 4:7 la Bibbia dice: “Beati coloro le cui iniquità sono perdonate e i cui peccati sono coperti. Beato l’uomo al quale il Signore non imputerà il peccato”. Felice è l’uomo che sa che tutto gli è stato perdonato. Felice è l’uomo che sa che Dio ha coperto tutto con la giustizia. Felice è l’uomo che sa che Dio non addebiterà mai quel peccato sul suo conto. Felice è l’uomo che sa che il debito è stato cancellato. Felice è l’uomo che sa che il prezzo è stato pagato. Felice è l’uomo che viene a Gesù Cristo e riceve il dono gratuito. Questa è la felicità.

È questo che Gesù sta cercando di dire nel Sermone sul Monte, vedete? Sta cercando di dire: “Il peccato è un problema così enorme che voglio che ne vediate la realtà, e voglio che questo vi spinga a venire a Me e al sacrificio che ho compiuto in vostro favore”. Voi dite: “Ebbene, io sono cristiano. Ho già sentito questo messaggio”. Sì, ma se vi è anche la minima traccia d’indifferenza, allora avete perso parte di quel senso di gratitudine che dovreste avere nel cuore per ciò che Dio ha fatto per voi. Spero che, vedendo nuovamente che cos’è il peccato, siate grati per il perdono che avete ricevuto.

Che cosa dobbiamo fare al riguardo? Venite a Gesù Cristo. Voi dite: “Ma, come cristiano, so che i rami sono stati tagliati e che il tronco è stato abbattuto, ma la radice è ancora lì e i germogli continuano a spuntare. Come devo affrontare il peccato nella mia vita?”. Ebbene, abbiamo studiato molto questo argomento. Lo abbiamo studiato molto. La risposta è semplice e ha due aspetti. Riconoscete che è stato perdonato, è stato perdonato. Egli vi ha perdonato tutte le vostre trasgressioni per amore del Suo nome. È stato perdonato.

In secondo luogo, riconoscete di avere il potere di dire di no. Avete il potere di dire di no. Colossesi 3:5 dice: “Fate morire le opere del corpo”. Uccidetele. Voi dite: “John, come si dice di no al peccato?”. Dite di sì a Dio. Il peccato combatterà contro ciò che sapete essere giusto e, a seconda di quanto la vostra vita sarà dominata dallo Spirito di Dio, direte di sì all’uno oppure all’altro.

Ma, prima di tutto, che cosa facciamo riguardo al peccato? Questa è l’ultima domanda. Venite a Gesù Cristo ed Egli lo perdona. Poi, come credenti, quando il peccato si leva nella nostra vita e quando arrivano le tentazioni, rimaniamo saldi nella certezza che è già stato perdonato. Così non cadiamo in qualche vortice emotivo di senso di colpa, in qualche forma di sfiducia verso Dio. E poi ricorriamo alla forza che ci è stata provveduta nella potenza dello Spirito di Dio.

E la chiave per questo, cari—credetemi ora—la chiave è essere così saturi della Parola di Dio che essa domini il vostro pensiero. Così, quando arriva la tentazione, reagite con la Parola di Dio. E questo sarà il tema quando, nei nostri studi della domenica mattina, arriveremo alla spada dello Spirito.

Quello che sto cercando di dirvi è che dobbiamo affrontare il peccato in modo drastico. Sapete come Gesù concluse questa breve sezione di Matteo 5? La concluse dicendo che, se è necessario, cavatevi l’occhio. Se vi aiuterà a liberarvi del peccato, tagliatevi la mano. Fate qualsiasi cosa—in modo disperato, drastico—per tenervi lontani da questa cosa malvagia, perché è terribile.

Voglio raccontarvi una storia per concludere. Nella storia irlandese vi è un grande emblema baronale, chiamato la Mano Rossa degli O’Neill. In Irlanda, agli inizi della sua storia, alcuni territori furono assegnati a determinati baroni, i quali governavano quelle terre. Una di queste baronie è chiamata la Mano Rossa degli O’Neill. È l’emblema dell’antica stirpe degli O’Neill. Ecco come ebbe origine.

Un gruppo di persone stava compiendo una spedizione verso l’Irlanda e viaggiava su diverse imbarcazioni. Si dirigevano verso una costa che, in realtà, non era ancora stata rivendicata da nessuno. E il capitano, che era un uomo molto audace e avventuroso, gridò a tutti coloro che lo seguivano—apparentemente ogni famiglia aveva la propria imbarcazione—che chiunque avesse posato per primo la mano sulla terra sarebbe diventato il suo possessore e il barone di quel territorio.

Uno di quegli uomini era O’Neill, dal quale discesero non soltanto il clan degli O’Neill, ma anche i principi dell’Ulster. E O’Neill era deciso a ottenere quella terra. E così remava freneticamente, remava e remava. Ma vi era un altro uomo più veloce di lui che continuava a guadagnare terreno; alla fine lo raggiunse, poi lo superò e passò davanti a lui. E quando l’imbarcazione rivale prese il comando, O’Neill fu scosso fin nelle profondità del suo essere; desiderava disperatamente quella terra e non sapeva come conquistarla.

E il suo biografo scrive queste parole: “Con uno sguardo cupo, in cui si mescolavano ira e trionfo, rivolto a quell’imbarcazione rivale, quell’O’Neill dai nervi saldi e dalla volontà di ferro lasciò cadere i remi, afferrò un’ascia da guerra, si troncò una delle mani che fino a poco prima avevano impugnato quei remi e la gettò sulla riva che era determinato a possedere. E ora”, dice il biografo, “la mano insanguinata è l’emblema della dignità baronale in generale. L’emblema degli O’Neill”.

E io aggiungo: se un uomo fu disposto a tagliarsi una mano per ottenere un possedimento terreno, che cosa sareste disposti a fare voi per ottenere la pienezza di una benedizione divina, affrontando il peccato? È una cosa seria. Gli uomini fanno cose simili per conquistare la terra. Che cosa sareste disposti a fare per affrontare il peccato nella vostra vita? Preghiamo insieme.

Padre, sappiamo che vi è per noi una terra gloriosa, una terra da conquistare per Cristo, e dobbiamo sacrificare la nostra volontà, prima di tutto venendo a Gesù Cristo, per conquistare quella terra. Dobbiamo consegnare, per così dire, le nostre mani e i nostri piedi, i nostri cuori, le nostre menti, tutto ciò che siamo, a Cristo.

Dobbiamo, in un certo senso, tagliare via tutto ciò che appartiene a noi stessi e dire: “Cristo, vivi Tu attraverso di me. Rinuncio alle mie mani per le Tue mani, ai miei piedi per i Tuoi piedi, al mio cuore per il Tuo cuore, alla mia mente per la Tua mente, alla mia bocca per la Tua bocca, ai miei occhi per i Tuoi occhi, alle mie orecchie per le Tue orecchie”.

Signore, aiutaci a comprendere la gravità del peccato. Se questa sera vi sono in mezzo a noi delle care persone che non sono mai venute a Gesù Cristo, o Signore, fa’ che questa sera abbiano visto il problema del peccato, la sua potenza e la sua tremenda minaccia, e fa’ che vengano ai piedi della croce per ricevere il dono della salvezza, che appartiene loro e che possono ricevere gratuitamente.

Per quelli di noi che sono cristiani, Signore, aiutaci a sapere che cosa significa mettere a morte le opere della carne, odiare il peccato come Tu lo odi, amarTi in modo vero, in modo sacrificale, facendo tutto ciò che è necessario per ottenere la pienezza della benedizione che hai per noi e prendere pieno possesso del tesoro che giace ai nostri piedi.

O Dio, aiutaci ad affrontare il peccato nella nostra vita. Prima di tutto, venendo a Cristo, l’unico che può lavarlo via; e poi, come cristiani, confessandolo costantemente, ravvedendoci e cercando di vivere una vita pura, affinché possiamo conoscere la pienezza della Tua grazia. Nel nome di Cristo, amen.

FINE

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