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Aprite con me la vostra Bibbia e leggiamo insieme Matteo, capitolo 7, versetti 13 e 14 — Matteo, capitolo 7, versetti 13 e 14. Questi due versetti costituiscono il testo del messaggio tratto dalla Parola di Dio che esamineremo questa mattina. Nel capitolo 7 di Matteo, il Sermone sul Monte, iniziato nel capitolo 5, giunge a un grande crescendo, a un grande culmine. Quel culmine è espresso in questi due versetti. Il resto del sermone, fino alla fine del capitolo, non è che un ampliamento di questi due versetti. Ascoltate mentre li leggo: “Entrate per la porta stretta; perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Poiché stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano”.

Questa è un’affermazione provocatoria del nostro Signore. È davvero il punto verso il quale Egli ha condotto tutto il primo tratto di questo grande, magistrale sermone. Porta ogni cosa al culmine di una decisione, di una scelta. Due porte che introducono l’individuo su due strade, le quali conducono a due destinazioni, popolate da due folle diverse. Il Signore concentra dunque l’attenzione sulla decisione inevitabile che deve essere presa riguardo a ciò che ha detto. Qualcuno ha detto bene che tutta la vita si concentra sull’uomo al bivio. È proprio vero. Dal momento della vita in cui siamo abbastanza grandi da prendere una decisione indipendente, o una decisione qualsiasi, la vita diventa una questione di continue decisioni.

Ogni singolo giorno della nostra vita prendiamo decisioni, su ogni cosa. Decidiamo a che ora alzarci, o se alzarci al mattino. Che cosa mangiare, che cosa indossare. Dove andare, che cosa fare. Continuamente, la vita è una questione di decisioni. Non facciamo che scegliere strade per tutto il corso della vita, e quindi è giusto dire che la vita consiste nell’uomo posto al bivio. Alla fine, inevitabilmente, c’è una scelta conclusiva; una scelta che non riguarda soltanto la vita presente, ma determina anche l’eternità. È a questa scelta che il nostro Signore si rivolge in questi versetti: la scelta suprema. Ora, Dio si è sempre adoperato per condurre l’uomo a compiere quella scelta suprema, sempre. C’è sempre un’alternativa, e quindi c’è sempre una scelta; e la scelta suprema è quella di cui Dio si preoccupa maggiormente.

Per esempio, per mezzo di Mosè, Dio mise i figli d’Israele di fronte alla scelta, nel capitolo 30 di Deuteronomio, e disse: “Io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza”. Dio presentò al popolo d’Israele la scelta suprema, vita o morte, bene o male, e lo chiamò a decidere. Giosuè, che succedette a Mosè come capo del popolo d’Israele quando entrarono nella Terra Promessa, nel capitolo 24 di Giosuè, al versetto 15, disse: “Scegliete oggi chi volete servire” — gli dèi dei vostri padri oppure, implicitamente, il vero Dio. “Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore”: ancora una volta, la scelta.

Geremia udì Dio dire, nel capitolo 21, versetto 8: “A questo popolo dirai: ‘Così parla il Signore: Ecco, Io pongo davanti a voi la via della vita e la via della morte’”. Elia, sul monte Carmelo, chiamò il popolo a una decisione. In 1 Re, capitolo 18, versetto 21, disse: “Fino a quando zoppicherete dai due lati? Se il Signore è Dio, seguiteLo; se invece lo è Baal, seguite lui”: la scelta suprema. In Giovanni, capitolo 6, leggiamo che molti seguivano Gesù, molti si definivano discepoli; ma in Giovanni 6:66 è detto che “molti di loro Gli voltarono le spalle e non Lo seguirono più. E Gesù disse: ‘Volete andarvene anche voi?’. E Pietro rispose: ‘Da chi andremo? Tu, e Tu solo, hai parole di vita eterna’”.

Pietro espresse chiaramente la propria scelta. Alcuni se ne andarono, altri rimasero. Gesù, disse Simeone, era un bambino nato per la caduta e il rialzamento di molti. Gesù diventa il punto decisivo del destino di ogni uomo. È davanti a Cristo, per così dire, che ogni uomo si trova al bivio. Scegliete la vita, oppure scegliete la morte. In sostanza, è questo che Gesù sta dicendo qui, in Matteo 7:13 e 14. John Oxenham, il poeta britannico, lo espresse così: “Davanti a ogni uomo s’aprono una via, più vie, e una Via; l’anima elevata percorre la via alta, l’anima meschina brancola in quella bassa. E in mezzo, sulle pianure avvolte dalla nebbia, gli altri vagano qua e là. Ma davanti a ogni uomo s’aprono una via alta e una bassa; e ogni uomo decide la via per la quale andrà”.

Così il nostro Signore mette qui gli uomini di fronte a una decisione; dice che bisogna scegliere. Uno scrittore dice: “Sul monte è arrivato il momento di decidersi”. Lasciate che vi suggerisca due cose che non potete fare con il Sermone sul Monte. La prima è che non potete restare a distanza ad ammirarlo. A Gesù non interessano gli elogi rivolti alla Sua etica. A Gesù non interessano persone che vogliono soltanto ammirare le virtù dell’insegnamento etico del Sermone sul Monte. Gesù vuole una decisione riguardo al vostro destino. Credo che ci sia una seconda cosa che non potete fare con il Sermone sul Monte, ed è rimandarlo a un qualche domani profetico. Non credo che Gesù stia suggerendo che tutto questo sia destinato a una lontana epoca futura.

Credo che Egli esiga una decisione adesso, in questo tempo. Credo che molte persone ammirino l’etica del Sermone sul Monte; ma non è questo che Gesù voleva. E credo che molte persone prendano le caratteristiche e le esigenze del Sermone sul Monte e le rimandino al regno futuro; non credo che Gesù volesse neppure questo. Ciò che Gesù esigeva era una scelta, un atto, una decisione suprema, da prendere in quel tempo e in quel momento, sulla base di ciò che aveva appena detto. Bisogna compiere una scelta deliberata. Cristo venne a portare un regno. Era un re. Era il Re. Era il Re dei re. E venne con un regno unico, speciale, distinto e diverso da tutti i regni del mondo.

E gli uomini non avrebbero compreso il Suo regno se Egli non ne avesse enunciato i principi; così, in questo magistrale sermone, ha enunciato i principi secondo i quali si vive nel Suo regno. E ora ci offre la scelta: entrarvi oppure restarne fuori. Questa è la scelta che vuole che ogni uomo consideri. Esige una risposta. Ora conoscete i requisiti del regno. Ora conoscete i criteri del Re. Qual è la vostra risposta? Qual è la vostra reazione? Questo è il punto. E io credo che Gesù chiami all’azione. Credo che i versetti 13 e 14 siano l’apice, il culmine verso il quale Egli si è mosso lungo tutto questo sermone, per condurre le persone al punto decisivo, per condurre noi al punto in cui rispondiamo.

E, cari, la scelta è assolutamente netta; ci sono soltanto due possibilità: la porta stretta, la via stretta; la porta larga, la via spaziosa. È tutto. Non ci sono altre alternative. Nessuna. E mi piace ciò che John Stott dice al riguardo: “Gesù si oppone al nostro comodo sincretismo”. Noi tendiamo a voler essere eclettici nell’elaborare sistemi religiosi, ma Gesù dice che la questione è netta: o questo o quello, e la faccenda è chiusa. Ora, qualcuno potrebbe dire: “Ma come poteva Gesù presentare la religione in termini così categorici, quando l’uomo si trova davanti a tante religioni?”. Ebbene, non ce ne sono poi così tante. Ci sono soltanto il vero e il falso, giusto? Ci sono soltanto il giusto e lo sbagliato; non saprei dirlo in modo più semplice.

Infatti, lungo tutto il Sermone sul Monte, Gesù mette a confronto la vera religione — i Suoi criteri — e la falsa religione — la religione del tempo, la religione dell’uomo. Il contrasto è fra la giustizia divina e ciò che essa esige, e la giustizia umana e ciò che essa esige. Il contrasto è fra Cristo e gli scribi e i farisei. Ce ne sono soltanto due. Ora, lasciate che aggiunga una nota a margine. Il contrasto qui — e voglio che lo comprendiate, altrimenti non comprenderete mai questo brano — non è fra religione e paganesimo. E ho sentito moltissime persone usarlo in questo modo: la via stretta sarebbe la via del cristianesimo che conduce al cielo, mentre la via spaziosa sarebbe l’orgia degli ubriachi che conduce all’inferno.

Non è un contrasto fra la pietà e il cristianesimo, da una parte, e persone irreligiose e pagane, masse apertamente oscene e lascive, empie e immorali, che se ne vanno allegramente verso l’inferno, dall’altra. Non è questo. È un contrasto fra due tipi di religione, entrambe le strade contrassegnate dalla scritta: “Questa è la via per il cielo”. Satana non mette sulle strade il cartello: “Questa è la via per l’inferno”. Non sarebbe un inganno molto efficace. Non si tratta, dunque, di un contrasto fra religione e paganesimo; non è un contrasto fra giustizia e ingiustizia dichiarata, ma fra giustizia divina e giustizia umana, fra religione divina e religione umana, fra vera religione e falsa religione.

Il problema dei farisei ci viene indicato in Luca 18:9, dove si dice che i farisei “confidavano in se stessi, ritenendosi giusti”. Quella era la loro religione. Ed era insufficiente. Ogni uomo compie una scelta. E la scelta è questa: o siete abbastanza buoni, da soli o per mezzo del vostro sistema, da arrivare in cielo, oppure non lo siete e vi affidate alla misericordia di Dio per mezzo di Cristo. Questi sono gli unici due sistemi religiosi al mondo. Ora, nel mondo potrete vedere diecimila nomi e termini religiosi diversi, ma nel mondo esistono soltanto due religioni — lasciate che ve lo ricordi — soltanto due. C’è la religione dell’opera compiuta da Dio: Dio ha fatto tutto in Cristo; e c’è la religione del merito umano: noi ne facciamo almeno una parte.

Questa è la religione della grazia, questa è la religione delle opere. Questa è la religione della fede, questa è la religione della carne. Questa è la religione del cuore, questa è la religione dell’esteriorità. Sistemi religiosi creati dall’uomo e fondati sull’idea che, in realtà, non abbiamo bisogno di un Salvatore: abbiamo l’abilità e la capacità di sviluppare una giustizia tutta nostra; basta inserirci in un ambiente religioso, darci qualche regola, qualche pratica e qualche rito, e faremo tutto da soli. Questa è la religione del merito umano, e si presenta sotto una miriade di titoli diversi, ma è sempre lo stesso sistema, perché nasce dalla stessa fonte, Satana stesso. Egli lo confeziona in scatole diverse, ma il prodotto è esattamente lo stesso.

Dall’altra parte, la religione dell’opera compiuta da Dio è il cristianesimo, ed è unico. Tragicamente, la maggior parte dell’umanità percorre la strada del merito umano, credendo di poter realizzare pienamente il proprio destino grazie a qualche capacità e facoltà innata, mediante le proprie buone opere e le proprie buone azioni. Questo è il contrasto. Gesù sta dicendo: “Guardate, ci sono due strade contrassegnate dalla scritta ‘per il cielo’. Una è la strada stretta, compressa, della giustizia divina. L’altra è la strada spaziosa della giustizia umana”. Vedete, i Giudei avevano insegnato che potevano farcela da soli. Ecco perché fu tanto sconvolgente quando l’apostolo Paolo disse: “Per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata davanti a Dio”, Romani 3.

E Paolo disse: “La legge è venuta per chiudere la nostra bocca a ogni pretesa di giustizia e per rendere il mondo intero colpevole davanti a Dio”. La legge venne per mostrarci la nostra peccaminosità; ma quando l’uomo egocentrico e giusto ai propri occhi vide, mediante la legge, di essere peccatore, non volle affrontare la propria peccaminosità. Così mise da parte la legge, inventò un nuovo sistema che si adattasse alle sue mancanze e poi, sulla base di quel sistema creato dall’uomo, si convinse di essere giusto. Questo è il merito umano. L’intero intento del Signore nel Sermone sul Monte è demolire un sistema del genere. È mostrare loro che, dall’inizio alla fine, quel sistema non funziona e che la loro visione di ogni cosa è sbagliata.

E l’intero scopo del Sermone è riportarli là dove Egli aveva iniziato il sermone: beati i poveri in spirito, beati quelli che fanno cordoglio, beati i mansueti, beati quelli che hanno fame e sete di giustizia. In altre parole, Egli comincia là dove vuole arrivare alla fine: con persone dal cuore spezzato, consapevoli della propria povertà spirituale, che fanno cordoglio per la propria totale peccaminosità, mansuete davanti a Dio e alla Sua legge, e affamate e assetate di ciò che sanno di non possedere ma di cui hanno disperatamente bisogno: la giustizia di Dio. Vuole ricondurli esattamente al punto da cui era partito, a quel cuore spezzato per il peccato. Ma i farisei non colsero mai il messaggio.

Voglio dire, ascoltate il fariseo in Luca 18 mentre prega: “Ti ringrazio che non sono come gli altri uomini”; poi dice: “Io faccio questo, e faccio quest’altro”, e in tutta quella preghiera non esprime mai un solo bisogno davanti a Dio, neppure uno, perché non pensava di avere alcun bisogno. Era già tanto buono così com’era. E in un angolo c’è l’uomo che si batte il petto e dice: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore”. Gesù disse: “Quell’uomo tornò a casa giustificato, non l’altro”. Gesù vuole condurre l’umanità al punto in cui si renda conto della propria assoluta incapacità di piacere a Dio nella carne. E allora, disperato, con lo spirito spezzato, mansueto e afflitto, grida a Dio chiedendo giustizia. I Giudei, naturalmente, pensavano di essere giusti.

Pensavano di essere diretti verso il cielo, diretti verso il regno; ma Gesù li costringe a ripensare tutto, a prendere una decisione e a compiere una scelta. È la stessa scelta che ciascuno di noi deve compiere. Ora, quando arriviamo ai versetti 13 e 14, la scelta si cristallizza. E, a proposito, come ho detto, questo è il vertice, e il resto del capitolo non fa che ampliare e illustrare questo pensiero. Lo vedremo nelle settimane a venire. Ma da questo punto in poi la scelta è chiara. Ci sono due porte: quella larga e quella stretta. Ci sono due vie: quella spaziosa e quella angusta. Ci sono due destinazioni: la vita e la perdizione. Ci sono due tipi di viandanti: i pochi e i molti.

Ci sono due tipi di alberi: quelli buoni e quelli cattivi. Ci sono due tipi di frutti: quelli buoni e quelli cattivi. Ci sono due costruttori: il saggio e lo stolto. Ci sono due fondamenta: la roccia e la sabbia. E ci sono due case, e ci sono due elementi della tempesta di cui Egli parla. In altre parole, la decisione netta è l’intera questione posta al culmine del sermone. E lo ripeto: Gesù non vuole omaggi alla Sua etica, e Gesù non vuole che le Sue esigenze vengano rimandate. Ciò che vuole è azione, risposta; ci costringe a decidere e, cari, non credo che le persone abbiano davvero compreso questo brano. E penso che, quando avremo finito questa mattina, lo vedrete in una luce nuova.

Ci sono quattro contrasti che voglio farvi vedere in questi versetti — quattro contrasti. Primo: due porte — due porte. “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta”. Poi, al versetto 14: “Poiché stretta è la porta”. Due volte Egli menziona la porta stretta, una volta la porta larga. Due porte — soltanto due. Entrambe le strade, come ho detto, si presentano come vie di salvezza. Entrambe si presentano come vie che conducono a Dio, al regno, alla gloria, alla benedizione e al cielo. Ma soltanto una vi arriva. Una è la giustizia propria, l’altra è la giustizia divina. Prima di imboccare la strada, dovete attraversare la porta. Quindi la porta viene per prima.

Ora consideriamo, prima di tutto, la porta stretta. Questo è fondamentalmente il punto decisivo dell’interpretazione, perciò vi dedicheremo un po’ più di tempo. Voglio cominciare a sviluppare il concetto racchiuso in questa porta stretta. Prima di tutto, la prima cosa che vedo quando guardo il versetto 13 è che dovete entrare. Avete colto? Dovete entrare. In questo imperativo aoristo c’è un senso di urgenza. Esige un atto preciso, adesso. Fatelo adesso, entrate adesso. Questo è il tempo, questo è il momento, questo è ciò a cui Dio vi chiama. Dovete farlo. Non è facoltativo. È un comando, un comando assoluto. Ora, il Signore Gesù aveva insegnato loro un modo di vivere molto stretto.

Il loro modo di vivere ammetteva ogni genere di tolleranza verso il peccato. Avevano aggiunto ogni genere di leggi alla legge di Dio e ogni genere di criteri ai criteri di Dio. Avevano inventato un sistema costruito dall’uomo, estremamente elaborato, e tutte queste cose facevano parte del loro sistema. E Gesù disse: “Dovete liberarvi di questo, dovete liberarvi di questo; ecco com’è, ecco com’è”, e lo restrinse, lo restrinse e lo restrinse ancora, finché, arrivato al capitolo 7, versetto 12, aveva presentato loro un modo di vivere alla gloria di Dio estremamente definito e circoscritto. E compresero che si trattava di una via molto stretta, prescritta con precisione.

E Gesù parlava, come si dice alla fine del capitolo, “come uno che ha autorità”. Non richiamò tutte le tradizioni dei rabbini; stabilì semplicemente e con autorità i punti essenziali. Così capirono. In confronto al loro sistema, era qualcosa di molto stretto, molto ben definito. E Gesù dice: “Dovete entrare in questa via stretta. Se volete essere nel Mio regno, dovete venire a queste condizioni”. Esigeva un’azione immediata. È un comando assoluto, senza alternative. Non basta ascoltare predicazioni sulla porta, non basta ammirarne l’etica: dovete entrarvi. “Non potete entrare nel regno”, dice, “se non venite a queste condizioni: abbandonando la vostra giustizia propria; riconoscendovi mendicanti in spirito, afflitti per il peccato; mansueti davanti a un Dio santo, non orgogliosi e vanagloriosi; affamati e assetati di giustizia, non convinti di possederla”.

Dovete entrare alle Sue condizioni. L’inferno sarà pieno di persone che hanno ammirato il Sermone sul Monte. Dovete entrare. Secondo punto: dovete entrare per questa porta. Dovete entrare per questa porta. Entrate per la porta stretta. Egli dice che esiste una porta larga, ma non vi ordina di entrare per quella, perché conduce alla perdizione. Dovete entrare. Non potete restare fuori ad ammirarla. Dovete attraversarla e, se volete essere nel regno, dovete passare per questa porta. Ora, è molto stretto, non è vero? Voglio dire, è qualcosa di molto ben definito. La gente dice: “Sapete, il cristianesimo non lascia spazio a nessun altro”. È esattamente così. Non diciamo questo perché siamo egoisti, orgogliosi o egocentrici; lo diciamo perché è ciò che Dio ha detto.

Se Dio avesse detto che esistono quarantotto vie di salvezza, le predicherei tutte e quarantotto. Ma non esistono. “In nessun altro è la salvezza, perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome dato agli uomini per mezzo del quale dobbiamo essere” — che cosa? — “salvati”. Nessun altro nome. Gesù — Atti 4:12. “Io sono il pane della vita — Io sono la via, la verità e la vita — Io sono la porta — chiunque entra per un’altra via è un ladro e un brigante”, Giovanni 10, “C’è”, 1 Timoteo 2, “un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo”. Uno solo, nessun altro nome, Cristo e Cristo soltanto: è così stretto, è così precisamente stabilito. Non ci sono alternative. Dovete entrare. Con un atto della volontà, un atto di fede, dovete entrare alle condizioni di Dio attraverso la porta stabilita da Dio; e Cristo è quella porta. Egli è quella via. E il Dio santo ha il diritto di determinare la base della salvezza, e ha stabilito che è Gesù Cristo e Lui soltanto. Le cose stanno così.

In terzo luogo, dovete entrare, dovete entrare per la porta stretta, e dovete entrare da soli. Dovete entrare da soli. Vedo questo implicitamente nel testo. Se studiate il termine “stretta”, ricavate l’idea di una porta davvero molto stretta. Infatti, molti commentatori direbbero che, in termini contemporanei, l’immagine migliore sarebbe quella di un tornello. Una di quelle strutture attraverso le quali dovete passare completamente da soli; le sbarre metalliche sono molto ravvicinate, c’è un piccolo braccio che spingete, e passate. Ora, so che nella nostra famiglia, quando andiamo allo zoo, o dobbiamo prendere un treno, oppure andiamo da qualche parte in aereo, ogni tanto dobbiamo attraversare qualcosa del genere, un tornello.

E tutti hanno una gran fretta, e quando arriviamo lì ci rendiamo sempre conto che non possiamo passare tutti insieme, vero, bambini? Dobbiamo passare uno alla volta. Così avviene con una porta stretta. Non si entra nel regno di Cristo in gruppo. I Giudei pensavano: Ehi, noi siamo nel regno, siamo tutti sulla stessa strada, siamo entrati tutti insieme, in virtù dell’eredità di Abraamo, dell’ascendenza giudaica, della circoncisione; siamo tutti qui insieme. E credo che vi siano persone convinte di trovarsi sulla strada giusta per il cielo perché vi sono entrate quando sono entrate in chiesa. Sono venute in chiesa: siamo tutti nella chiesa, e l’intera chiesa è entrata insieme. Nessun gruppo attraversa il tornello, cari.

Passate completamente da soli. La salvezza è individuale. Le persone non sono mai state salvate a coppie. Oh, quando uno crede può influenzare un altro a credere, ma la salvezza di ciascuno è individuale e profondamente personale. Ne ammette uno soltanto alla volta. E questo è piuttosto difficile, sapete. Perché trascorriamo tutta la vita correndo con la folla. Trascorriamo tutta la vita facendo quello che fanno tutti gli altri, appartenendo al gruppo, alla comitiva, al sistema che ci circonda, cercando di essere accettati. E all’improvviso Cristo dice: “Dovrete venire, e dovrete attraversare questa cosa completamente da soli”. E per un fariseo, questo significava dover dire addio a quelle persone e a quel sistema, e farsi avanti da solo.

C’è un prezzo da pagare, un prezzo reale. Non basta rivendicare la propria discendenza da Abraamo, non basta richiamarsi alla propria circoncisione, non basta dire: “Sono nato in una famiglia cristiana; sono stato nella chiesa per tutta la vita”. Non si entra nel Regno in gruppo. Si entra mediante un atto individuale di fede. Dovete entrare, dovete entrare per la porta stretta, dovete entrare da soli. Ascoltate quest’altro punto: dovete entrare con grande difficoltà — con grande difficoltà. Ora, so che questo sconvolge alcuni, perché sentiamo dire continuamente che salvarsi è facile. Tutto ciò che dovete fare è credere, firmare sulla linea tratteggiata, venire avanti lungo la navata, alzare la mano, andare nella sala di preghiera, qualunque cosa. E noi l’abbiamo reso facile.

Il problema è che, quando abbiamo finito, le persone non si trovano sulla strada giusta, perché non sono passate per la porta stretta. Ora, senza sconvolgervi troppo, io credo che sia molto, molto difficile essere salvati. Avete sentito? Lasciate che vi mostri perché. Alla fine del versetto 14, riguardo alla porta stretta e alla via angusta, si legge: “Pochi sono quelli che” — che cosa? — “la trovano”. La prima implicazione è che non saprete neppure che esiste, a meno che non stiate facendo che cosa? Cercando. Il profeta dell’Antico Testamento disse: “Mi troverete”, dice Dio, “quando Mi cercherete con tutto il vostro cuore”. Non credo che qualcuno sia mai scivolato e caduto per caso nel Regno di Dio. Non credo che sia facile. Quella è grazia a buon mercato, una fede facile e superficiale.

Quello è l’approccio del revivalismo. Alzate la mano, percorrete la navata, firmate una scheda, e siete dentro. “Bene, io credo; credo in Gesù”. Benissimo, fate parte della famiglia. L’espressione “pochi sono quelli che la trovano” implica che dovete cercarla, che dovete mettervi alla sua ricerca. Lasciate che vada un passo oltre. Guardate con me Luca 13, e vi mostrerò un versetto che vi sconvolgerà davvero. In Luca 13, mentre Gesù, al versetto 22, attraversa città e villaggi insegnando, procede verso Gerusalemme. Come risultato del Suo ministero, era evidente alle persone che erano con Lui che non tutti rispondevano come, a loro giudizio, avrebbero dovuto. Per noi è sempre difficile comprendere perché le persone non rispondano a Cristo.

Così uno di loro Gli disse, al versetto 23: “Signore, sono pochi quelli che sono salvati?”. Voglio dire, aveva osservato che non molti rispondevano. “Signore, sono soltanto pochi?”. “Ed Egli disse loro”, e diede la risposta alla domanda successiva, quella che non avevano posto. La risposta alla prima domanda era “sì”; la domanda successiva sarebbe stata: “Perché?”. E la risposta sarebbe stata: “Perché dovete sforzarvi di entrare per la porta stretta”. La parola “sforzarsi” è agōnizomai, dalla quale deriva il nostro “agonizzare”; viene usata in 1 Corinzi 9:25 per un atleta che lotta strenuamente per conquistare la vittoria; in Colossesi 4:12 per indicare un fervido travaglio; e nella lettera di Paolo a Timoteo — capitolo 6, versetto 12 — con l’idea del combattere. In altre parole, il Signore dice che è un’agonia, è una guerra.

È richiesto fervore, uno sforzo per entrare per la porta stretta; e molti — in contrasto con i pochi — cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Ora osservate questo. È difficile essere salvati, dice Gesù, prima di tutto perché dovete cercare; e forse molti cercano. Ma quando scoprono quanto costa sforzarsi per entrare, non sono disposti a farlo. Questa è un’affermazione molto forte. Ascoltate, non si diventa cristiani semplicemente facendosi avanti lungo una navata. Non diventate cristiani in qualche modo facile e a buon mercato. In Matteo 11, versetto 12, la Bibbia dice: “Il regno dei cieli è preso a forza, e i violenti se ne impadroniscono”. C’è quasi una violenza nell’ingresso nel Regno.

In Luca 16:16, il Signore disse: “Ogni uomo che entra nel Regno vi si apre la strada a forza”. Ora, non è questo che sentite dire, ma è questo che Gesù disse. Il Regno appartiene a coloro che lo cercano con tutto il cuore. Il Regno appartiene a coloro che si sforzano, che agonizzano per entrarvi, i cui cuori sono frantumati dalla loro peccaminosità; che fanno cordoglio con mansuetudine, che hanno fame e sete e, senza mai sentirsi appagati, desiderano ardentemente che Dio trasformi la loro vita. Non è per le persone che si avvicinano in modo superficiale e vogliono Gesù senza alcun cambiamento nel proprio modo di vivere. Quando Gesù sottolineò che non si entra nel regno dormendo, stava dicendo: “Per essere nel Mio Regno dovete avere un impegno sincero, un’energia instancabile, il massimo sforzo”.

Infatti, in Giovanni 16:33, Egli disse: “Tenetelo bene a mente fin d’ora: nel mondo avrete tribolazione”. Non è mai facile. Non è mai facile diventare cristiani, perché avete tutto l’inferno contro di voi. Satana e tutti i suoi demoni; e la quinta colonna di Satana è la carne che è in voi, e tutto questo oppone resistenza. E nella potenza di Dio dobbiamo vincere Satana e la carne per entrare nel Regno. William Hendriksen dice: “Il Regno, dunque, non è per i deboli, gli esitanti e coloro che scendono a compromessi. Non è per i Balaam, i giovani ricchi, i Pilato o i Dema”. Ma aggiunge: “Non lo si conquista mediante preghiere rimandate, promesse non mantenute, propositi infranti e testimonianze esitanti.

“È piuttosto per i forti e i saldi, come Giuseppe, Natan, Elia, Daniele, Mardocheo, Pietro e Paolo; e non dimentichiamo Rut, Debora, Ester e Lidia”. Fine della citazione. Credo che una delle menzogne più pervasive di Satana nel mondo di oggi sia questa: è facile diventare cristiani — è facile. Non è facile. Non è affatto facile. È una porta molto stretta. La attraversate completamente da soli, e la attraversate agonizzando fino in fondo per la vostra peccaminosità. Dovete avere lo spirito spezzato. Qualcuno potrebbe dire: “Ma questo assomiglia alla religione del merito umano di cui parlavi”.

No, perché è quando giungete al cuore spezzato e riconoscete che da voi stessi non potete farcela, che Cristo riversa in voi grazia su grazia per darvi la forza necessaria a lottare per entrare. Nel vostro cuore spezzato, la Sua potenza diventa la vostra risorsa. Dovete entrare, dovete entrare per la porta stretta, dovete entrare da soli, dovete entrare con difficoltà; e poi, dovete entrare spogli di tutto. Non potete attraversare un tornello con i bagagli. L’avete mai notato? È un disastro; non si può fare. È la porta — osservate — della rinuncia a se stessi. Non è la porta che ammette le superstar che vogliono portarsi dentro tutta la loro spazzatura. È una porta davanti alla quale vi spogliate dell’io, della giustizia propria, del peccato, dell’immoralità, di tutto. Liberatevi di tutto, altrimenti non potete attraversarla.

Il giovane ricco arrivò alla porta. Cercò, cercò davvero. E trovò Gesù e disse: “Che cosa devo fare per entrare nel Regno? Sono venuto per scoprirlo; ho cercato. Voglio essere nel Regno”. Il Signore andò dritto al cuore del problema e disse: “Va’, prendi tutto ciò che possiedi, vendilo e dallo ai poveri”. E sapete che cosa fece? Toccò proprio il punto dolente: il bagaglio che si portava dietro. Stava cercando di attraversare la porta stretta con il bagaglio delle sue ricchezze. E, francamente, dall’altra parte aveva anche la giustizia propria, perché quando il Signore gli parlò di tutte le cose che avrebbe dovuto fare, egli disse di averle fatte tutte.

Così eccolo arrivare, con la giustizia propria in una mano e tutto il suo denaro nell’altra; non riuscì a passare, e la Bibbia dice: “Se ne andò rattristato”. Aveva cercato, ma non era disposto ad accettare l’abnegazione, la rinuncia a se stesso, l’agonia per il peccato e lo spogliarsi fino alla nudità necessari per entrare per la porta. Se non siete venuti in questo modo, ho la netta impressione che vi troviate sulla strada sbagliata. C’è scritto “cielo”, ma non è là che conduce. Potrebbe perfino esserci scritto “Gesù”. Bisogna gettare fuori bordo l’io, la fiducia in se stessi, la giustizia propria. Credo che il Signore lo esprima meravigliosamente in Matteo 18:3, dove dice: “Se non diventate come un piccolo bambino, non potete entrare nel Regno”.

Che cosa caratterizza un piccolo bambino? La dipendenza assoluta — la dipendenza assoluta. “Nulla porto nelle mie mani; mi stringo soltanto alla Tua croce”. La fede salvifica non è soltanto un atto della mente; è uno spogliarsi dell’io, nella più completa nudità. È battersi il petto e dire: “Signore, abbi pietà di me, peccatore”. E credo che qui il Signore stia affrontando il pericolo di una salvezza facile. “Venite semplicemente a Gesù. È tanto facile. Credete e basta. Tutto ciò che dovete fare è credere. Recitate una breve preghiera”. Non c’è nulla di sbagliato nel credere, nulla di sbagliato nel pregare; ma queste cose non producono la vera salvezza se restano gesti isolati. Noi non siamo nulla e non abbiamo nulla che possa renderci degni davanti a Dio.

Poi, dovete entrare, dovete entrare per la porta stretta, dovete entrare da soli, dovete entrare con difficoltà, dovete entrare spogli di tutto e, posso aggiungere, dovete entrare con cuore ravveduto. Non credo che possiate attraversarla se il vostro cuore non si è ravveduto del peccato, se non vi allontanate dal peccato per servire il Dio vivente. Quando Giovanni Battista preparava un popolo a ricevere il Messia, le persone venivano e si facevano battezzare perché volevano che i loro peccati fossero purificati. Chiunque conosca il contesto giudaico sa che la preparazione alla venuta del Messia consisteva nel purificare il cuore dal peccato. Charles Haddon Spurgeon, quel grande predicatore, disse: “Voi e i vostri peccati dovete separarvi, altrimenti voi e il vostro Dio non vi incontrerete mai.

La salvezza è contrassegnata da una vita cambiata. Gesù disse perfino: “Posso riconoscere i Miei veri discepoli, perché ubbidiscono alla Mia parola — ubbidiscono alla Mia parola”. Qualcuno dice: “Bene, io sono cristiano”, ma nella sua vita non c’è alcun segno di ubbidienza; può pensare di essere cristiano, ma ha imboccato la strada sbagliata. Certo, c’era scritto “cielo”, e certo, poteva anche esserci scritto “Gesù”, ma non è la strada giusta — una porta stretta, stretta. In contrasto, c’è una porta larga. Non occorre dire molto al riguardo; il contrasto la rende evidente. La porta larga — ebbene, tutti possono entrarvi insieme. Non dovete venire da soli, arriva tutta la comitiva. Sono entrati tutti insieme. Si sono uniti alla chiesa, e sono entrati tutti insieme. Non c’è nulla di individuale.

È arrivata tutta la folla. Nessuna rinuncia a se stessi. Ehi, potete portarvi dietro tutti i vostri bagagli: il vostro peccato, tutta la vostra immoralità, tutta la vostra mancanza di ravvedimento, la vostra mancanza di impegno verso Cristo — potete semplicemente entrare; è la porta dell’autoindulgenza. Ci sono molte persone che si professano cristiane e assecondano sfacciatamente e senza freni ogni proprio desiderio. Ieri sera mi si è stretto il cuore vedendone una in televisione che si dichiarava cristiana e poi assecondava senza freni ogni proprio desiderio. Metto in dubbio quella professione. Orgoglio, giustizia propria, autoindulgenza, peccati di ogni genere sono benvenuti sulla strada spaziosa; ma se li avete, non riuscite neppure a imboccare la strada stretta, perché con quelle cose non potete attraversare la porta. Un uomo delle Indie Occidentali che aveva scelto l’Islam invece del cristianesimo disse: “La ragione è che l’Islam è un sentiero nobile e largo. C’è posto per un uomo e per i suoi peccati, mentre la via di Cristo è fin troppo stretta”. Questa è la scelta.

Due porte; due porte conducono a due vie. Guardate ancora: due vie. Quali sono le due vie? C’è la via spaziosa, versetto 13, e c’è la via difficile, ossia la via stretta, compressa, confinata, versetto 14. È esattamente ciò che dice il Salmo 1. C’è la via dei pii e la via degli empi. Salmo 1, versetti da 1 a 3: la via dei pii; versetti 4 e 5: la via degli empi; versetto 6: il risultato di entrambe. La scelta è la stessa di sempre: la via degli empi e la via dei pii. Ora, guardate la via spaziosa. Voglio dire, una volta entrati per la porta larga, c’è tutta la comitiva; è una vita facile, cari, giusto? Non c’è alcun precipizio. C’è un sacco di spazio. Potete semplicemente passeggiare e vagare.

Nessuna regola, nessuna morale particolarmente vincolante. C’è spazio per teologie diverse. C’è tolleranza per ogni peccato concepibile. Basta che amiate Gesù, o almeno che siate religiosi. Non ci sono margini, non ci sono limiti, non ci sono confini. Su quella strada vengono alimentati tutti i desideri del cuore decaduto. Non occorre avere l’atteggiamento delle beatitudini. Non occorre l’umiltà. Non occorre studiare la Parola di Dio. Non occorrono severi criteri morali interiori. Potete semplicemente andare avanti con una religiosità di pura routine, che non è altro che ipocrisia. Non richiede assolutamente alcun carattere; è come un pesce morto che galleggia lungo la corrente. È facilissimo. Fa tutto la corrente.

In Efesini 2:2 viene chiamato “l’andazzo di questo mondo”; ma la tragedia assoluta di tutto ciò è che nei Proverbi si legge: “C’è una via che all’uomo sembra diritta, ma la sua fine conduce alla morte”. È la via spaziosa. Nessuna regola. Nessun criterio, eccetto quelli creati dall’uomo per adattarsi al vostro comodo piccolo sistema. E il Salmo 1:6 dice: “La via degli empi conduce alla rovina”. In contrasto con essa, c’è una via difficile, versetto 14. La vostra Bibbia potrebbe dire “angusta”. La resa migliore è «una via angusta»: il termine indica qualcosa di compresso, stretto e confinato. È come uno stretto sentiero sul bordo di un precipizio, strettissimo. Ed è per questo che Paolo dice, in Efesini, che dovete camminare con circospezione, a occhi aperti, perché non potete semplicemente galleggiare e lasciarvi sballottare.

È una via molto stretta. È delimitata su entrambi i lati dalla mano correttiva di Dio. Vi spostate da questa parte e, zac, ricevete un colpo sulle nocche spirituali; lo stesso dall’altra parte. Le esigenze sono grandi, rigorose, precise e nette, e non c’è spazio per deviare o allontanarsi da esse. Deve essere desiderio del nostro cuore adempierle, sapendo bene che quando veniamo meno, Dio ci correggerà; e poi Dio ci perdonerà meravigliosamente e amorevolmente, e ci rimetterà in piedi. Voi dite: “Ebbene, è una via difficile, rigorosa e stretta; mi sembra qualcosa che non vorrei”. Una cosa meravigliosa è che Cristo stesso si fa carico di tutta la difficoltà, di tutta la strettezza e di tutte le restrizioni, così che per noi il Suo giogo è dolce e il Suo peso è che cosa? Leggero.

Voglio dire, quando vi mettete su quella via, è meglio che valutiate bene ciò che state chiedendo. In Luca 14, versetto 25, che cosa leggiamo? “Or grandi folle andavano con Lui; ed Egli si voltò e disse loro” — ecco una grande folla che Lo segue, una moltitudine enorme. Egli dice: “Guardate, se volete seguirMi, dovete sapere alcune cose. Se non odiate vostro padre, vostra madre, vostra moglie, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre sorelle e perfino la vostra stessa vita, non potete essere Miei discepoli”. Provate a dirlo a qualcuno la prossima volta che gli annunciate il vangelo. “Vuoi diventare cristiano? Bene: odia tua madre, tuo padre, tua sorella, tuo fratello” — rendetelo il più difficile possibile.

“Dovrete uscire dalla folla, dovrete dire addio a tutti quelli che amate, altrimenti non potete neppure essere Miei discepoli; e poi dovrete prendere una croce e vivere una vita crocifissa”. Ora, provate a predicare questo alla prossima riunione di risveglio e vedete quanti percorreranno la navata. Sapete chi verrebbe avanti? Le persone che dovrebbero venire, quelle che vogliono assumere l’impegno giusto; e Gesù proseguì illustrando questo punto. “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne il costo?”. Voglio dire, nessun uomo è tanto stolto da costruire qualcosa senza analizzare quanto gli costerà. “O quale re al mondo andrà in guerra senza valutare come le sue truppe reggano il confronto con il nemico?”.

“Così dunque”, versetto 33, “chiunque di voi non rinuncia a tutto ciò che possiede non può essere Mio discepolo”. Caspita, Gesù pose condizioni davvero radicali. Se non siete disposti a dire di no a ogni cosa e a dire: “Io camminerò, come Dio me ne renderà capace, lungo quella via stretta”, sapendo benissimo che non potete farlo da soli, mediante le vostre forze, ma sapendo che Dio vi darà grazia su grazia per farlo nella vostra debolezza, per mezzo della Sua forza; se siete disposti a vivere in questo modo, allora venite a Lui legittimamente. È meglio che teniate conto della persecuzione. Nel mondo avrete tribolazione. “Verrà un giorno”, disse Gesù ai Suoi discepoli, “in cui penseranno di rendere un servizio a Dio mettendovi a morte”. Giovanni 16: “Trascorrerete la vita fuggendo da quelli che vogliono uccidervi”.

Non percorrete questa via stretta a piedi nudi. Non è un prato rigoglioso. La strada è dura. E il cristianesimo non è mai stato presentato dal nostro Signore come un’opzione comoda per i pavidi e i deboli di cuore. Quando cominciate, dichiarate guerra all’inferno. E l’inferno combatte piuttosto duramente. E trascorrete il resto della vita con l’atteggiamento delle beatitudini, cercando continuamente di affrontare il vostro orgoglio, i vostri desideri, la vostra volontà egoistica. Gesù disse a Pietro: “Seguimi e, a proposito, Pietro, ti costerà la vita”. Siete pronti a venire a queste condizioni? Venite a queste condizioni? Perché questa è la via stretta. È dura, compressa, confinata; e quando vi allontanate dal sentiero, sarete corretti.

Voi dite: “Ebbene, sembra terribile”. No, perché tutta la durezza viene presa su di Sé da Cristo, e la via diventa una via di bellezza. Ora, quando compite la vostra scelta, ricordate il terzo punto: ci sono due destinazioni — due destinazioni. Torniamo a Matteo, capitolo 7: c’è la via spaziosa che conduce alla perdizione e c’è la via stretta che conduce alla vita. C’è la via della vita e la via della morte, come dissero Geremia, Giosuè, Elia e Mosè. È sempre la stessa cosa: la via della vita, la via della morte. Lo disse il Salmo 1. I pii entrano nella benedizione, gli empi periscono. C’è la via della vita e la via della morte. La parola “perdizione” qui si riferisce semplicemente al giudizio supremo ed eterno nell’inferno, al tormento eterno.

E non ho tempo di sviluppare tutto questo; ne vedremo parecchio mentre proseguiamo nello studio di Matteo. Il Signore dice che la vita finisce in uno di due luoghi. Tutte le religioni del mondo intero, eccetto la religione dell’opera compiuta da Dio in Cristo, finiranno nello stesso luogo: la perdizione. È facile andare da quella parte, è facile entrarvi; portatevi tutto ciò che volete. È facile camminare, non ci sono criteri. Diventa difficile soltanto alla fine. Nessuna restrizione, ed è affollata; ma termina nell’inferno. La religione del merito umano, a partire dall’umanesimo e dall’ateismo — che è la religione suprema dell’impresa umana, nella quale l’uomo stesso è Dio — fino al giudaismo senza il cristianesimo, finirà nello stesso inferno.

E come disse John Bunyan: “L’ingresso dell’inferno si trova presso i portali del cielo”. Che sconvolgimento sarà per alcune persone. Dall’altra parte, la via stretta si aprirà sulla beatitudine eterna. La via spaziosa si restringe fino a un baratro terribile. La via stretta si apre sulla pienezza di una comunione gioiosa con Dio, ineffabile, eterna e senza nubi, che non possiamo neppure immaginare. Non si tratta tanto di quantità diverse di vita, quanto di qualità diverse di vita. E la scelta è vostra. Considerate la destinazione, perché vi trascorrerete l’eternità. E come sceglieranno gli uomini? Il punto finale: ci sono due folle; due porte, due vie, due destinazioni e due folle.

La via larga, versetto 13: molti sono quelli che entrano per essa. La via stretta, versetto 14: pochi sono quelli che la trovano. È davvero sorprendente. La maggior parte delle persone si trova sulla strada del merito umano. Le masse si trovano sulla strada sbagliata. Spesso mi domandano: “Pensi che ci saranno più persone in cielo o all’inferno?”. Gesù disse qui: molti, pochi. Tornate all’Antico Testamento e scoprirete che c’è sempre stato un residuo di credenti. L’unico periodo della storia redentrice di Dio che sembra costituire un’eccezione è la tribolazione. Secondo Apocalisse, capitolo 7, versetto 9, vi sarà una moltitudine innumerevole di Gentili redenti da ogni popolo, tribù, lingua e nazione, e anche l’intera nazione d’Israele sarà redenta.

Durante la tribolazione potrebbe esserci una risposta all’annuncio del vangelo senza precedenti, che porterà una grande massa della popolazione mondiale a rispondere a Cristo. Ma per questo tempo e per questa epoca, la verità viene ripetuta: pochi, pochi, pochi, pochi, pochi; perché, disse Gesù, gli uomini preferiscono aggrapparsi al proprio peccato. Amano le tenebre. Preferiscono credere in se stessi: pochi. In Luca 12:32, Gesù guardò i Suoi discepoli e disse loro: “Non temere, piccolo gregge”. La parola “piccolo” è mikron, da cui deriva “micro”, qualcosa di piccolo. “Non temere, piccolo gregge”. È la stessa parola usata in Matteo 13 per il granello di senape, il più piccolo di tutti i semi. È sempre stato un piccolo gregge.

Sono sempre stati i pochi a cercare con tutto il cuore e ad agonizzare nella potenza di Dio, consapevoli della propria incapacità umana di entrare, perché sono disposti a pagare il prezzo e a calcolare il costo. Infatti, in Matteo 22:14, Gesù lo espresse così: “Molti sono chiamati, ma” — che cosa? — “pochi sono scelti”. Pochi. È tanto facile scegliere la via spaziosa. È una via tanto facile da percorrere: basta seguire la folla. E potete aggiungervi Gesù e sentirvi religiosi, andare in chiesa oppure appartenere a qualche sistema religioso che vi assicura che quella è la strada giusta. Non rinunciate mai a voi stessi, e finite in un disastro definitivo.

Ancora in Luca, capitolo 13 — voglio soltanto farvelo notare e poi concludere con un’illustrazione — Luca 13:24. Gesù disse: “Sforzatevi” — oppure agonizzate, come abbiamo visto prima — “di entrare per la porta stretta; perché molti, vi dico, cercheranno di entrare e non potranno”. Ora ascoltate: “Quando il padrone di casa si sarà alzato e avrà chiuso la porta, voi comincerete a stare fuori e a bussare alla porta, dicendo: ‘Signore, Signore, aprici; Tu ci conosci, siamo noi, Signore, Signore’; ed Egli vi risponderà: ‘Non so da dove veniate’. Allora comincerete a dire: ‘Abbiamo mangiato e bevuto in Tua presenza’”. Qualcuno potrebbe dire: “Abbiamo partecipato alla Cena del Signore, abbiamo avuto comunione”.

“Ed Egli dirà: ‘Ve lo dico: non so da dove veniate; allontanatevi da Me, voi tutti operatori d’iniquità’. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abraamo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, e voi stessi cacciati fuori”. Queste non sono persone irreligiose; sono persone religiose, convinte di trovarsi sulla strada giusta, ma non era la strada giusta. E busseranno alla porta. Ve lo dico, non riesco a immaginare una scena più orribile di persone vissute nell’illusione di essere salvate, solo per scoprire che si vedono chiudere la porta in faccia. Tornando a Matteo 7, Gesù dice: “Molti percorrono quella via” — molti sulla strada spaziosa. Volete incontrare quei molti? Andate al versetto 22.

“Molti Mi diranno in quel giorno: ‘Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel Tuo nome, e nel Tuo nome cacciato demoni, e nel Tuo nome compiuto molte opere potenti?’”. Suona così bene. “E allora dichiarerò loro: ‘Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da Me, voi che operate l’iniquità’”. Che sconvolgimento. I molti sulla strada spaziosa scopriranno che quella non era la strada per il cielo; la porta sarà chiusa loro in faccia per sempre. Ascoltate, la via è stretta, ma sono lieto di annunciare che è abbastanza larga da accogliere il primo dei peccatori. Dovete venire da soli. Non potete sottrarvi alla scelta; è una scelta assolutamente inevitabile. Non scegliere significa scegliere, e quella scelta vi sta davanti.

Dopo la crociata di Billy Graham di alcuni anni fa, venne inviata una lettera al quotidiano Melbourne Daily. Ecco ciò che scrisse l’uomo che la mandò: “Dopo aver ascoltato il dottor Billy Graham alla radio, averlo visto in televisione e aver letto servizi e lettere che riguardano lui e la sua missione, sono profondamente nauseato dal genere di religione che insiste sul fatto che la mia anima e quella di tutti gli altri abbiano bisogno di essere salvate, qualunque cosa ciò significhi. Non mi sono mai sentito perduto, né ritengo di rotolarmi ogni giorno nel fango del peccato, anche se una predicazione ripetitiva insiste che sia così. Datemi una religione pratica che insegni la gentilezza e la tolleranza, che non riconosca barriere di colore o di credo; che si ricordi degli anziani e insegni ai bambini la bontà, non il peccato.

“Se per salvare la mia anima devo accettare una filosofia come quella che ho sentito predicare di recente, preferisco rimanere dannato per sempre”. E firmò con il proprio nome. E questa è la scelta che tutti compiono. O inventate una religione comoda, costruita su misura per voi, oppure prendete la verità di Dio e l’accettate. Questa è la scelta che compite. Una dà la vita, l’altra la morte. Preghiamo. Padre, Ti ringraziamo questa mattina perché ci hai parlato in modo tanto diretto. Queste sono parole dure, parole difficili da affrontare a causa del nostro peccato. Fa’ che le affrontiamo. Ti ringraziamo, tuttavia, perché quando entriamo per quella porta stretta troviamo grande sicurezza e fiducia, mentre i nostri cuori gridano: “Abbà, Padre”, sapendo bene che siamo Tuoi figli.

Preghiamo per quelli che sono fra noi questa mattina e non sono ancora entrati per quella porta stretta, non hanno calcolato il costo, non hanno rinunciato a se stessi, non si sono arresi completamente a Te e non sono venuti con fede. Preghiamo che questo possa essere quel grande giorno. O Dio, fa’ che, come dice 2 Corinzi 13:5, esaminiamo noi stessi per vedere se siamo nella fede. Che cosa terribile vivere nell’inganno per tutta la vita, per poi ritrovarsi esclusi. Fa’ che non sia così. Mentre tenete il capo chino ancora per un momento, nel concludere il nostro culto la sala di preghiera alla mia destra sarà aperta; è la sala per i colloqui, e lì troverete persone pronte ad aiutarvi. Non andatevene senza Cristo; apriteGli il vostro cuore. Forse avete bisogno di qualcuno che vi aiuti, preghi con voi, vi consigli.

In tal caso, invece di andarvene, venite davanti e attraversate le porte alla mia destra; qualcuno sarà là per fare proprio questo. Entrate per quella porta stretta e imboccate quella via angusta che conduce alla vita.

FINE

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