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Questa mattina avremo il privilegio di riprendere lo studio del Vangelo di Matteo. Prendete la vostra Bibbia, se volete, e preparatevi a guardare al capitolo 8 di Matteo. Matteo capitolo 8. Alla fine dell’anno, ci siamo allontanati dallo studio di Matteo per condividere alcune cose da 2 Pietro capitolo 1, e credo che sia stato proprio così come il Signore ha voluto. Ma ora, con grande gioia ed anticipazione ritorniamo allo studio del Vangelo di Matteo. Abbiamo affrontato i primi sette capitoli ed ora procederemo in questo vangelo tremendo ed emozionante.

Per molti versi, dall’ottavo al dodicesimo capitolo, troviamo una porzione veramente fondamentale per la comprensione della vita di Cristo e del messaggio di Matteo. In questa sezione, infatti, Matteo registra una serie di miracoli compiuti da Gesù Cristo. Ci sono innumerevoli migliaia di miracoli che vengono compiuti, nove dei quali vengono individuati come esempi del potere di Gesù Cristo. Sono davvero le sue credenziali come Messia. Sono quei segni che puntano alla sua divinità convincentemente, perché solamente Dio potrebbe fare le cose che fa. La cosa triste è che, dopo i miracoli dei capitoli 8 e 9, dopo la predicazione che ne segue, i Giudei concludono nel capitolo 12 che Gesù è del diavolo, quella era la loro conclusione. Quindi, per molti versi, questo diventa il cuore del messaggio di Matteo. Cristo fa tutto il possibile per manifestare la sua divinità, e loro concludono esattamente il contrario. E poi, nel capitolo 13, si allontana dai Giudei e si rivolge all’istituzione di una chiesa gentile. Questa è una sezione monumentale della Scrittura. Ora noterete che inizia con tre miracoli: il miracolo della guarigione del lebbroso, nei primi quattro versetti; la guarigione del paralitico, dal versetto 5 al 13; e la guarigione della donna con la febbre, nei versetti 14 e 15. Questa è la triade iniziale dei miracoli. Ci sono nove miracoli in questi due capitoli che sono suddivisi in tre sezioni: tre miracoli, accompagnati da una risposta; tre miracoli, poi la risposta; tre miracoli, e poi una risposta... tutti volti a manifestare la divinità di Gesù Cristo.

I miracoli, vedete, erano il modo in cui Dio attestava la divinità di suo Figlio. Erano miracoli creativi. Manifestano un potere che è definito solamente dall’essenza di Dio. Sono cose che gli uomini non potrebbero mai fare, erano cose soprannaturali. Ora, questo approccio di dare credenziali al Messia tramite i miracoli non era solamente l’approccio di Matteo, ma anche quello di Giovanni. Andiamo insieme per un momento al Vangelo di Giovanni vorrei usarlo come illustrazione per farvi capire l’importanza di questa questione. Giovanni 1:14. In Giovanni 1:14 leggiamo questo: E la Parola - e, naturalmente, questo si riferisce alla Divinità stessa, a Dio stesso – e la Parola è diventata carne ed ha abitato per un tempo fra di noi, dice Giovanni. Poi questo: e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, Giovanni sta dicendo: ‘la divinità si è fatta carne e noi abbiamo contemplato la sua divinità’, sta dicendo quello! ‘Abbiamo visto la Sua gloria. Abbiamo visto il divino nell’umano. Abbiamo visto l’essenza della Divinità, abbiamo visto Dio!’

Come, Giovanni? Com’è che l’hai visto? Dove si è manifestato? Quello era facile per Giovanni... Infatti, procede con il darci una pila di miracoli fatti da Gesù, che erano niente poco di meno che la manifestazione stessa del fatto che Egli era la pienezza della deità. E nel corso del vangelo stesso, lo Spirito Santo ci chiama a trarre la stessa conclusione. Andate a Giovanni 5 versetto 19, vi darò una piccola sintesi del vangelo, Giovanni 5 versetto 19, Gesú quindi rispose e disse loro – ovvero, ai Giudei – ‘In verità, in verità vi dico che il Figlio non può da sé stesso far cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre; perché le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa ugualmente! In altre parole, Gesù sta dicendo, ‘quello che mi vedete fare, è esattamente quello che Dio può fare’ ora, francamente quella dichiarazione è monumentale! Versetto 20, Perché il Padre ama il Figlio, e gli mostra tutto quello che egli fa; e gli mostrerà opere maggiori di queste, affinché ne restiate meravigliati. In altre parole, Gesù sta dicendo: ‘guardate, quello che sto facendo, solamente Dio può fare! Dovreste esserne meravigliati!’ Versetto 36 dello stesso capitolo, ‘Ma io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni – c’è una testimonianza più grande di quella di Giovanni il Battista! Ovvero - le opere che il Padre mi ha date da compiere, quelle stesse opere che faccio, cosa? Testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. Com’è che ha manifestato la Sua divinità? Non solamente tramite ciò che ha detto, ma sopratutto, tramite ciò che fece, tramite il suo potere miracoloso, soprannaturale e creativo. Solamente Dio può creare ed i miracoli di Gesù erano dei miracoli creativi. In Giovanni capitolo 10 versetto 25, lo ritroviamo: Gesù rispose loro - e di nuovo, quelli erano i Giudei –’Ve l’avevo detto – ovvero, l’ho detto ma voi non mi avete creduto! Non avete creduto a quello che ho detto, non avete creduto alle mie parole. Le opere che faccio nel nome del Padre mio – o nel potere del Padre mio - sono quelle che testimoniano di me. ‘Rinnegate le mie parole! Ma come potete negare le mie opere?’.

Versetto 32: Gesú disse loro: ‘Vi ho mostrato molte buone opere da parte del Padre mio; per quale di queste opere mi lapidate?’ Sarcasmo. È ovvio che queste erano soprannaturali. ‘Per quali mi volete lapidare?’

Versetto 37: Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi. Se non posso fare ciò che Dio può fare, non credetemi! Se non posso dimostrarvi che sono Dio, non credetemi, ‘Ma se le faccio, anche se non credete a me – ovvero a quello che dico - credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e che io sono nel Padre’.

Il capitolo 14 versetto 10, dice essenzialmente la stessa cosa: Non credi che io sono nel Padre ed il Padre in me? In altre parole, in Giovanni 14:10, sta dicendo, ‘Non credi che io e Dio siamo uno? Hai dei problemi con quello? Le parole che vi dico non le dico da me stesso; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. Credetemi (letteralmente, credete alle mie parole, che) io sono nel Padre ed il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse che faccio.

Nel capitolo 15 al versetto 24, troviamo la stessa cosa: Se non avessi fatto tra di loro le opere che nessun altro ha mai fatte, non avrebbero peccato; - quello è il peccato del rifiuto - ma ora le hanno viste, ed hanno odiato me e il Padre mio, l’hanno visto, non potevano negare il fatto che fosse Dio; e dice: ‘ed hanno manifestato non solo che mi odiano, ma anche che odiano Dio’.

Vedete, questo è il cuore del Vangelo di Giovanni: vedere i miracoli, concludere che è Dio. E questo è persino dichiarato come lo scopo del libro al capitolo 20 versetto 30; Giovanni 20, versetto 30, affermazione chiave: Or Gesú fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro.

Giovanni sta dicendo: ‘Ve ne sto solamente dando un assaggio, come Matteo! È solo un campione. Ne sono stati fatti molti altri. Perché? ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesú è il Cristo – questi cosa? ‘Questi segni, questi miracoli’, e poi dice: e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome. Vedete? L’intera tesi di Giovanni è quella di presentare i miracoli di Gesù come l’affermazione della sua divinità, affinché gli uomini possano conoscere, credere, ed esser redenti.

Ed ora tornate a Matteo 8 e scoprirete che quello è esattamente il suo stesso proposito. Queste sono le credenziali del Re. Questa è la prova che Egli è divino. Tra l’altro, tutto ciò avviene in un momento molto strategico del Vangelo di Matteo, perché Gesù ha appena pronunciato un sermone incisivo nei capitoli 5, 6 e 7. Ha letteralmente messo a soqquadro il loro mondo religioso. Gli ha detto loro che il loro insegnamento era sbagliato, la loro vita era sbagliata, il loro atteggiamento era sbagliato. Che tutto ciò per cui si battono, tutto ciò in cui credono e tutto ciò in cui sperano è errato. E non si è mai preoccupato di citare nessun rabbino o nessuna delle loro fonti. Si limita a ripetere precisamente, assolutamente e dogmaticamente: ‘Questa è la verità!’.

Infatti, ripetutamente, ha detto: Avete sentito dire, ma io dico; Avete sentito dire, ma io dico; e continuava a ripeterlo, di nuovo e di nuovo. E quando ebbe finito, versetto 28, avvenne - capitolo 7 versetto 28 - avvenne che quando ebbe finito questi discorsi, la folla si stupiva del suo insegnamento, perché? Versetto 29: perché egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi, voglio dire aveva appena detto tutte queste cose dogmaticamente.

E com’è che insegnavano gli scribi? Citavano altri rabbini. Erano fallibili, quindi avevano bisogno di una serie di altre fonti altrettanto fallibili per sostenere il loro materiale. Gesù invece, lo disse e basta! Un’autorità incredibile. E non fece altro che rovesciare il loro sistema religioso intero, li ha denudati, li ha smascherati come i falsi santoni che erano.

E, ovviamente, questo sollevò una questione molto drammatica. Un ebreo del primo secolo avrebbe detto questo: ‘Chi è Colui che dice queste cose? Con quale autorità parla? Perché dovremmo sentire quello che ha da dire? Perché dovremmo ascoltarlo? Perché dovremmo mai credergli? Cosa gli dà il diritto di dire queste cose e di affermare che sono vere?’.

Ed i capitoli 8 e 9 sono la risposta a questa domanda. Ve lo dico io cos’è che gli dà il diritto, ‘è Dio!’ questo gli da il diritto. E questo è quello che Matteo sta dicendo nel capitolo 8 e nel capitolo 9. Sta dimostrando senza ombra di dubbio che Gesù è Dio. E come facciamo a saperlo? Perchè solamente Dio può creare, e per due capitoli interi ci sono nove esempi, dove Gesù crea situazioni e circostanze che non esistono, persino arti fisici; e lì vediamo Dio all’opera. Questo presenta la risposta alla domanda: ‘Con quale autorità dice queste cose?’

Ora prima di tutto, guardiamo all’inizio, ai primi tre miracoli. E voglio darvi alcune considerazioni generali. Ce ne sono tre: la guarigione di un lebbroso; la guarigione di un paralitico, una paralisi che potrebbe essere stata causata da molte cose; e poi la guarigione di una donna con la febbre - queste tre. E ci sono diverse cose fondamentali da notare su questi primi tre miracoli.

Numero uno: Partono dal livello più basso dei bisogni umani, l’aspetto fisico. La vita è più che fisica, certo; ma Gesù è comprensivo anche nei confronti dell’aspetto fisico, è meraviglioso che i miracoli di Gesù non fossero solamente miracoli che si occupavano di cose spirituali, o che si occupavano di comodità, o di ricchezze, o di circostanze, o di provvidenza; ma che toccassero l’uomo al livello più basso del suo bisogno, quello fisico. Egli si spinge fino alle profondità della malattia umana.

In seguito, nella seconda serie di miracoli, si occupa maggiormente del livello spirituale. E nel terzo gruppo di miracoli tocca persino l’arcinemico dell’umanità, la morte stessa, e vedremo che risusciterà qualcuno dai morti. Ma in questo punto, si sta occupando del livello più basso del bisogno umano, il che ci mostra non solamente la Sua potenza, ma anche la Sua simpatia.

La seconda cosa che possiamo notare, considerando una panoramica generale, è il fatto che rispose in tutti e tre i casi ad un appello, ad una richiesta. E questo ci mostra la sua compassione. Nel primo caso, il lebbroso gli chiese: ‘Se vuoi, puoi purificarmi!’ Nel secondo caso, gli amici del centurione dissero: ‘Il servo giace in casa paralitico!’ e Lui disse, ‘verrò io’. Nel terzo caso, secondo quanto dice Luca nel passo parallelo, gli amici della famiglia di Pietro gli dicono: ‘Sai, sua suocera è malata, e sarebbe davvero meraviglioso se potessi andare e potessi guarirla’, ma in tutti e tre i casi, risponde all’appello del cuore delle persone.

La terza cosa da notare in questi tre miracoli è che, in ogni caso, agisce di propria volontà. Sebbene sia comprensivo e allo stesso tempo profondamente compassionevole, è anche sovrano; e questa è una cosa importante da notare. In ogni caso, agisce di propria volontà: ‘Io voglio. Sii purificato!’ ‘Io verrò e la guarirò’ – ‘le toccò la mano e la febbre la lasciò’.

In quarto luogo - e questo è bellissimo - in ognuno di questi miracoli, Egli tocca qualcuno che, nei termini della comprensione dei farisei e dei giudei, era al livello più basso dell’esistenza umana: prima un lebbroso, la feccia della terra; poi un pagano, ed infine una donna. Solo in questo, c’è una sottigliezza che devasta l’orgoglio giudeo, l’orgoglio farisaico; e qui vedete dove Gesù mette veramente l’accento: sugli umili, sui miti e sugli emarginati. Lo sapevate che la prima persona a cui rivelò la sua messianicità fu una prostituta Samaritana che non era nemmeno Giudea? Questo la dice lunga sulla società ebraica del suo tempo.

Quindi, fin dall’inizio, chiarisce che intende stabilire la sua autorità con la potenza dei miracoli. Ma mostrerà anche la sua compassione per coloro che soffrono al livello più basso delle necessità umane. Che avrebbe risposto con compassione alle grida dei loro amici e di coloro che hanno i bisogni; e che avrebbe agito sovranamente in quanto Signore. E la cosa triste, la cosa che dovrebbe spezzarti il cuore, è che dopo tutto questo, gli voltano le spalle e concludono, nel capitolo 12, che quello che fa, lo fa per mezzo del potere di Belzebù, il principe dei demoni, lo odiavano! Infatti, dovevano ucciderlo, perché sconvolgeva la loro sicurezza religiosa.

In questa sezione, il Suo potere è impressionante, gente. È impressionante! Purifica un lebbroso, guarisce un servo, risuscita una donna, controlla il mare, scaccia i demoni, fa vedere i ciechi, fa camminare gli storpi, fa parlare i muti, guarisce ogni singola malattia che gli venne presentata. Un’incredibile dimostrazione di potere, e se doveste tornare indietro nel libro di Matteo, e tornereste all’inizio del libro, notereste che questa è soalmente un’altra categoria d’affermazione della messianicità di Cristo. Primo capitolo: genealogia. Quello attesta le qualifiche legali del Messia. Secondo capitolo: la nascita, e tutto l’adempimento della profezia che attestarono le qualifiche profetiche del Messia. E poi c’è il suo battesimo, che attesta l’approvazione divina della sua messianicità. Poi si arriva alla tentazione: che attesta le sue qualifiche spirituali come Messia. Poi si arriva al sermone: le sue qualifiche teologiche. E ora si arriva ai miracoli, la qualifica più essenziale di tutte, la prova che è Dio, che è Dio!

A proposito, il capitolo 8 inizia dove il capitolo 4 è stato interrotto; il sermone è lì nel mezzo. Ma vi ricordate cosa stava facendo alla fine del capitolo 4? Versetto 23? Gesú andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo. La sua fama si sparse per tutta la Siria; gli recarono tutti i malati colpiti da varie infermità e da vari dolori, indemoniati, epilettici, paralitici; ed egli li guarí. Grandi folle lo seguirono dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano. Vedete, questo è esattamente il punto in cui avevamo lasciato, non è vero? Salì sul monte, predicò il sermone, scese e ricominciò tutto da capo. Migliaia, un numero incalcolabile di guarigioni, e guarì tutti coloro che venivano a Lui. E le prime tre ve le abbiamo già presentate, ma per questa mattina, ci limiteremo a guardare solamente alla prima. Una storia bellissima, bellissima. Lasciate che ve la legga: dal versetto 1 al 4, molto breve: Quando egli scese dal monte, una gran folla lo seguí. Ed ecco un lebbroso, avvicinatosi, gli si prostrò davanti, dicendo: ‘Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi’. Gesú, tesa la mano, lo toccò dicendo: ‘Lo voglio, sii purificato’. Ed in quell’istante egli fu purificato dalla lebbra, e Gesú gli disse: ‘Guarda di non dirlo a nessuno, ma và, mostrati al sacerdote e fà l’offerta che Mosè ha prescritto, e ciò serva loro di testimonianza’.

Questo è quanto. Di primo acchito, potrete dire: ‘Non è bella?’ Una piccola storiella meravigliosa. Vediamo se riesco a portarvi in profondità abbastanza da poter vedere quello che sta veramente dicendo. Versetto 1: Quando egli scese dal monte Quale monte? Il monte dove aveva appena predicato il sermone, vicino a Capernaum, Una gran folla lo seguì, perché? Volete sapere una cosa? Non era perché Lo amavano. Non era perché Lo adoravano. Non era perché credevano in Lui. Prima di tutto, era perché erano curiosi. Non avevano mai sentito nessuno parlare con tale autorità e non avevano mai visto nessuno che potesse andare in giro a guarire le persone.

Attirava folle gigantesche, e dunque lo seguirono giù dal monte ed erano tutti pronti a vedere cosa sarebbe successo. E nel versetto 2 dice: Ed ecco venne - letteralmente dal greco dice - avvicinatosi - e questa è una parola interessante - un lebbroso, si avvicinò, ora la cosa interessante è che i lebbrosi non si avvicinano mai, questo però sì.

Sapete qualcosa sulla lebbra o su cosa dica la Bibbia a riguardo dei lebbrosi? Proviene dalla parola greca lepros, che deriva dalla radice lepis, che significa ‘squame o squamoso’. In pratica, la lebbra, come viene tradotta in italiano, riflette questa parola lepros. Nell’Antico Testamento, c’è un’altro termine ebraico, anch’esso tradotto con lebbra, che deriva dalla parola ebraica che significa ‘squame o squamoso’, quindi in entrambi i casi fa riferimento ad una sorta di manifestazione visibile di una pelle squamosa – per lo meno, l’effetto sulla pelle era parte della malattia – ma in riferimento ad una malattia visibile sulla pelle, una malattia che portava la pelle ad esser ricoperta di squame, di croste. Poteva andare molto più in profondità, come Levitico 13 indica, ma quello è il termine.

Ora, ci sono molte discussioni e molti dibattiti sul fatto che questo tipo di lebbra, come viene chiamata, e la lebbra dell’Antico Testamento fosse la stessa malattia che conosciamo al giorno d’oggi, che viene comunemente chiamata ‘malattia di Hansen’, che è la lebbra del giorno d’oggi. Molti discutono sulle parole usate per descriverla e sul fatto che sia o no la stessa lebbra. Ora, non possiamo esserne certi, perché nel corso dei secoli le malattie assumono nuove forme per diversi motivi, per il processo immunitario o per le circostanze della società, ed i germi, ed i batteri diversi che esistono e cose varie. Ma le malattie possono cambiare, alcuni infatti svaniscono del tutto, e quindi non possiamo sapere con esattezza se si trattasse della stessa cosa. Ma dalla descrizione tratta da Levitico 13, che vedremo tra poco, sembra meglio supporre che fosse estremamente simile; e l’unico vero paragone che possiamo fare con questa malattia deriva dalla nostra comprensione della lebbra di oggi. Ora, nel corso della storia dello studio di queste cose, la maggior parte delle persone ha fatto questo parallelo, e farò lo stesso questa mattina.

Una malattia orribile entrò nella vita degli israeliti. Questa malattia, la lebbra, come viene chiamata nella Bibbia, fu senza dubbio contratta in Egitto. La maggior parte degli scrittori classici ritengono che la lebbra abbia avuto origine in Egitto e, tra l’altro, è causata – come dice la scienza medica - da un bacillo o batterio chiamato mycobacterium leprae. Questa malattia è stata trovata sul corpo di almeno una mummia scoperta in Egitto (e grazie alla mummificazione) è evidente che quella mummia avesse la lebbra. Sappiamo quindi che la malattia risale all’antichità. Questa malattia quindi è stata poi trasmessa ai figli di Israele nella terra d’Egitto e, quando arrivarono nella Terra Promessa, la portarono con loro.

Si trattava di un problema, a causa dell’orrore della malattia stessa. E quindi Dio, per proteggerli da piaghe e cose del genere, diede ad Israele certe leggi per affrontare la lebbra, in modo che non la contraessero. Ora, la lebbra moderna è realmente trasmissibile solamente a meno del 10% delle persone; in altre parole, più del 90% delle persone al giorno d’oggi non la possono contrarre anche se avessero il virus dentro di loro, questo grazie alla nostra costituzione. Non sappiamo quindi se la malattia allora fosse più facilmente trasmissibile seppur in Luca 4:27 c’è un affermazione sul fatto che c’erano molti lebbrosi in Israele di cui solamente Naaman fu purificato; quindi è possibile che fosse più trasmissibile, di oggi.

Tra l’altro, potrebbe interessarvi il fattoc he negli Stati Uniti d’America è una malattia in crescita, e che lo Stato al comando è la California. Dieci anni fa, avevamo trenta o quaranta casi all’anno, mentre ora siamo attorno ai 300; è possibile controllarla con un certo DDS Dapsone, credo si chiami così, una sorta di farmaco che può controllare gli elementi più superficiali della lebbra, non la può eliminare del tutto perchè è una malattia che non si può uccidere, rimane fino alla morte, per quanto si può dire, è possibile che ci siano dei casi eccezionali ma normalmente è così.

Quindi, in Israele arrivò questa malattia e Dio, volendo proteggerli, gli diede direzioni molto chiare sul come trattarla. E leggerò dal 13° capitolo del Levitico e leggerò dalla Nuova Riveduta perchè credo che alcuni termini siano più chiari, potete ascoltare o seguire per conto vostro se avete la stessa versione. Ma vi leggerò alcuni passaggi abbastanza lunghi, solo per farvi notare com’è che Dio gli diresse e credo che lo troverete affascinante!

Il Signore parlò a Mosè - Levitico 13:1 - e ad Aronne, e disse: ‘Quando qualcuno avrà sulla pelle del corpo un tumore o una pustola – e questa è parola più azzeccata di ‘squama’ - o una macchia lucida e vi siano sintomi di piaghe di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aaronne o da uno dei suoi figli che sono sacerdoti’, in altre parole, chiunque si ammali di lebbra, venga portato dal sacerdote! Il sacerdote esaminerà la piaga sulla pelle del corpo; se i peli della piaga sono diventati bianchi e la piaga appare piú profonda della pelle - in altre parole, se è più di una malattia superficiale della pelle, come indicato dai peli bianchi a causa dell’infezione della radice, e se sembra essere più profonda - essa è piaga di lebbra; il sacerdote che l’avrà esaminata, dichiarerà quell’uomo impuro. Ma se la macchia lucida sulla pelle è bianca e non appare essere piú profonda della pelle, e i suoi peli non sono diventati bianchi, il sacerdote lo isolerà per sette giorni – questo è solo per accertarsi di vedere un po’ quello che sarebbe successo, una sorta di verifica. Il settimo giorno, il sacerdote lo esaminerà di nuovo; se gli sembrerà che la piaga si sia fermata e non si sia allargata sulla pelle, lo isolerà per altri sette giorni - due settimane - Il settimo giorno, il sacerdote lo esaminerà di nuovo; se vedrà che ormai la piaga non è lucida e non si è allargata sulla pelle, dichiarerà quell’uomo puro: si tratta di pustola, e quella potrebbe indicare la psoriasi, l’eczema, la cosiddetta vitiligine, o un sacco di altre cose; ma non un qualcosa di grave. Ma se la pustola si è allargata sulla pelle dopo che egli si è mostrato al sacerdote per essere dichiarato puro, si farà esaminare una seconda volta dal sacerdote; il sacerdote lo esaminerà e se vedrà che la pustola si è allargata sulla pelle, lo dichiarerà impuro; si tratta di lebbra, la situazione continua a peggiorare.

Ora, c’erano dei casi così ovvi nei quali non era necessario aspettare due settimane, ed al versetto 9 parla proprio di quelli, Quando qualcuno avrà addosso una piaga di lebbra, sarà condotto dal sacerdote. Il sacerdote lo esaminerà e se vedrà che sulla pelle c’è un tumore bianco, che ha fatto imbiancare i peli e che vi è nel tumore della carne viva, si tratta di lebbra invecchiata nella pelle del corpo, ed il sacerdote lo dichiarerà impuro; e non non serve isolarlo per una settimana perchè è già chiaro di cosa si tratta. E poi dice: Se la lebbra produce delle eruzioni sulla pelle in modo da coprire tutta la pelle dell’uomo che ha la piaga, dal capo ai piedi, dovunque il sacerdote guardi, il sacerdote lo esaminerà; e quando avrà visto che la lebbra copre tutto il corpo, dichiarerà puro colui che ha la piaga! In altre parole, se ha solamente un manto bianco che lo ricopre senza alcuna pustola, senza alcun tumore aperto o robe del genere, allora non è un caso grave di lebbra.

Erodoto e Ippocrate, parlarono, in alcuni scritti d’antichità, di una malattia nota come leucodermia, che attaccava la pigmentazione della pelle e la rendeva bianca, a chiazze, e poteva trattarsi di quello, oppure poteva trattarsi di eczema, psoriasi, vitiligine o altre malattie innocue e meno gravi. In altre parole, se tutto ciò che aveva era un manto che lo ricopriva, o era una cosa di limitato, una certa colorazione bianca o pallida a chiazze, allora non si trattava della cosa vera e propria e quindi li si poteva pronunciare puri.

Infatti, se guardate alla lebbra di oggi – si potrebbe trattare di una di queste - ce ne sono due tipi. C’è una chiamata lepromatosa, che è grave, è più seria; e poi c’è una che si chiama lebbra tubercolare, che è un tipo più innocuo che si limita a cambiare il colore della pelle a chiazze e tende ad andarsene nel corso di tre anni. Quindi, queste erano le verifiche che venivano fatte, e dovevano essere esaminate con molta attenzione. Ora se il malato aveva il tipo più grave, il resto del tredicesimo capitolo ci dice cosa fare.

Cosa bisogna fare in quel caso? Bene, versetto 38: Quando un uomo o una donna avranno sulla pelle delle macchie lucide, delle macchie bianche, il sacerdote le esaminerà; e se le macchie sulla pelle del loro corpo sono di un bianco pallido, si tratta di un eczema – è così che si traduce quella parola ebraica, è un qualcosa di meno della malattia stessa - sono puri. Colui al quale sono caduti i capelli è calvo, ma è puro, e quì alcuni di voi stanno tirando un sospiro, un grande sospiro. ‘Se i capelli gli sono caduti dalla parte della faccia, è calvo di fronte ma è puro. Ma se sulla parte calva posteriore o anteriore del capo appare una piaga bianca tendente al rosso, è lebbra’ lì c’è bisogno di un altro tipo d’esaminazione.

Ora, il versetto 45 è la chiave, Il lebbroso, affetto da questa piaga, porterà le vesti strappate e il capo scoperto; si coprirà la barba e griderà: Impuro! Impuro!, la lebbra viene trasmessa – ed ho letto proprio questo in un articolo del LA Times su di un analisi medica della malattia di Hanson - la lebbra viene trasmessa ad inalazione, va da bocca a bocca, quello è uno dei modi in cui viene trasmessa, ed è per questo che, deve coprirsi la barba. Inoltre, hanno scoperto che le persone hanno contratto la lebbra toccando lo stesso oggetto, che il bacillo può esistere sullo stesso oggetto. Per esempio, ci sono stati dei casi di persone che si sono fatte dei tatuaggi e che, quando sono state tatuate con lo stesso ago, hanno contratto quello stesso tipo di lebbra. Quindi dovevano togliergli le vesti e dovevano sbarazzarsi anche di quelli per poi passare il resto della loro vita andando in giro con il volto coperto, dicendo: Impuro! Impuro!. Doveva annunciarlo ovunque andavano così che nessuno gli si poteva avvicinare. Il Talmud dice persino che non gli si può avvicinare per meno di due metri e, se c’è vento, il limite è 150 metri. Nell’Ebraismo c’erano sessantuno profanazioni. La prima, in cima alla lista, era in riferimento a cadaveri; la seconda era in riferimento ai lebbrosi. Non gli ci si avvicinava, non si potevano toccare. R. K. Harrison, in un articolo molto importante sul termine per lebbra nell’Antico Testamento, sottolinea che tutti i sintomi di Levitico 13 potevano presagire la lebbra clinica, eccome se potevano, e bisognava distinguerli, ecco perché bisognava fare tutti questi test; ma in casi evidenti la persona veniva eliminata. Ora, la lebbra grave, gente, era una malattia terribile, terribile, terribile. In primo luogo, oggi siamo un po’ in grado di controllarla, in modo che le persone possano vivere una sorta di vita normale. Ma a quei tempi, era un qualcosa del tutto incontrollata. Ora, a parte dei sintomi fisici, quelli che sono visibili – le chizze e robe varie – ma la prima cosa che fa è che attacca il sistema nervoso ed anestetizza le membra immediatamente.

La gente dice: ‘Beh, il naso si stacca e le dita si staccano’, ma non è così! Perchè parte del problema è collegato al fatto che perdendo sensibilità, non fanno altro che sfregare certe estremità fino a perderle. Nel lebbrosario di Carville, in Louisiana, negli Stati Uniti hanno scoperto che, studiando le persone affette da lebbra, succede questo:

Per esempio, un lebbroso potrebbe avere delle scarpe che non gli stanno bene, ma visto che non può sentire l’incomodità non fa altro che sfregarsi le dita dei piedi fino a perderle. Una donna che lavora con le mani si può sfregare le dita fino a perderle perché non ha alcuna sensibilità. E nella stessa maniera si sfregano il viso. Ed a quello ci si aggiunge che la lebbra attacca ulteriormente il midollo osseo. Ed infetta l’irrorazione sanguigna; le ossa iniziano a raggrinzirsi e, man mano che si raggrinziscono, attirano la pelle ed il tessuto verso l’interno, in modo da far sembrare che le dita delle mani e dei piedi siano simili ad artigli. E poi c’è anche la trasudazione che si verifica sulla pelle a causa dell’infezione; ed aggiungendo il tutto insieme, le dita infette ed atrofizzate, si sfregano a vicenda fino a cadere - una cosa orribile, perdono letteralmente gli arti.

Attacca agli occhi e porta alla cecità, ai denti fino a farli cadere. Attacca gli organi interni e provoca la sterilità. Francamente, non è un processo doloroso, è solamente la cosa più brutta che si possa immaginare al mondo. Inizia con una macchia bianca o rosa sulla fronte, sull’orecchio, sul naso, sul mento o sulla guancia. E poi si diffonde e diventa un qualcosa di spugnoso, tumorale, bulboso, con gonfiori su tutto il viso. Poi diventa un qualcosa di sistemico e raggiunge il fegato, il midollo osseo, l’irrorazione sanguigna e così via, si perde la sensibilità, la cecità.

Il dottor Huizinga scrisse a riguardo, e disse: ‘La malattia che oggi chiamiamo lebbra inizia generalmente con un dolore in alcune zone del corpo; poi ne segue l’intorpidimento. Presto la pelle in quei punti perde il colore originale, diventa spessa, lucida e squamosa e con il progredire della malattia, le macchie ispessite si trasformano in piaghe ed ulcere a causa dello scarso afflusso di sangue. La pelle, soprattutto intorno agli occhi e alle orecchie, comincia a raggrinzirsi con solchi profondi tanto che il volto dell’individuo affetto comincia ad assomigliare a quello di una bestia. Le dita sia delle mani che dei piedi, vengono riassorbite dal corpo stesso. Le sopracciglia e le ciglia cadono. A questo punto si capisce che la persona in queste condizioni pietose è un lebbroso. Basta il tocco di un dito per sentirlo. Si può anche sentire l’odore, perché tali sono molto sgradevoli. Inoltre, dato che la malattia produce degli agenti che attaccano la laringe, la voce del lebbroso diventa rauca. La sua gola si chiude, e non è un fenomeno che si può solamente vedere, e odorare, ma si può anche sentire; e se si passa del tempo attorno al malato si inizierà a sentire un sapore particolare in bocca. Tutti i sensi umani provano repulsione per il lebbroso’.

Questa malattia era temuta, era terrificante; e che potesse attaccare la popolazione intera o solo alcuni, era sufficiente per volerli fuori dall’accampamento, per proteggere le persone! Dovevano andarsene. In 2 Samuele 3:29 c’è una dichiarazione sorprendente. Davide stava pronunciando una maledizione su Ioab il malvagio e disse: non manchi mai nella sua casa chi soffra di lebbra, quella è la cosa peggiore che si possa dire... e questa malattia non aveva alcuna cura.

Ma sapete cosa c’è di ancora più grave? Incredibile... Non era abbastanza grave il fatto che era un qualcosa di brutto oltre ogni immaginazione. Inoltre a quello, erano classificati come impuri da un punto di vista cerimoniale, e Dio aveva uno scopo. La lebbra, notate bene, era l’illustrazione più grafica del peccato, il peccato contamina il corpo intero; il peccato è brutto; il peccato è ripugnante; il peccato è incurabile; il peccato è contaminante; il peccato separa, allontana e rende gli uomini dei reietti. Quindi ogni lebbroso non viveva solamente con lo stigma della propria malattia, ma viveva anche come un’illustrazione ambulante del peccato: impuro, cerimonialmente parlando, un miserabile. Uno dei rabbini del Talmud disse: ‘Quando vedo lebbrosi, gli lancio delle pietre per evitare che mi si avvicinino’, un altro rabbino disse: ‘Non mangerei nemmeno un uovo comprato in una via dove un lebbroso ha camminato’.

li odiavano. Li disprezzavano. Li temevano. Non è scioccante che Gesù, presentando le credenziali della sua messianicità, inizi con un uomo del genere? Ed ignori tutti i farisei malati del paese.

Guardiamolo insieme, torniamo al versetto 2. Accidenti, come mi agito su queste cose, quasi mi dimentico che c’è un versetto da leggere... Ora capite il perché c’è la parola ecco? Eh? Ecco, - oppure - guai! - o in parole semplici - non ci crederete mai: un lebbroso si è avvicinato!. I lebbrosi non si avvicinano mai, era proibito; era impensabile; era una vergogna personale. Voglio dire non vorresti mai esser visto con un lebbroso, era uno stigma sociale. La legge dell’Antico Testamento. La cerimonia! Non si poteva mica! Bisognava andare in giro coprendosi il volto gridando, ‘impuro, impuro! Impuro!’ Così che nessuno ti si avvicinava, era una cosa incredibile!

Quattro cose saltano fuori da questo lebbroso. Numero uno: Si presentò con fiducia: Ed ecco un lebbroso, avvicinatosi, mi piace. Non strisciò, non era furtivo, ‘Psst, psst!’, venne e basta, mi piace! Ed il verbo in greco è perfetto: ‘Si avvicinò, venne’. M’immagino come la folla si separò velocemente! Si avvicinò.

Sapete cosa vedo in questo? Vedo un uomo che sente disperatamente il suo bisogno fino al punto che non gliene poteva fregare di meno di quello che le persone avrebbero pensato, giusto? Mi piace quello. Vedete, le persone come lui sarebbero state così devastate socialmente parlando che non si sarebbero mai presentate nel mezzo di una folla, però questo venne. Perse il senso di vergogna; perse il suo stigma sociale, si avvicinò. Non ci pensò nenache, ecco quant era profondo il suo bisogno.

Giuseppe Flavio ci dice che i lebbrosi erano trattati come morti. Quello non l’avrebbe fermato! Poteva anche essere morto agli occhi di tutti, ma venne comunque, e venne perché sapeva di avere un bisogno profondo e voleva essere aiutato più di quanto volesse salvaguardare la sua reputazione, e questa mettetevela in tasca da qualche parte, va bene?

Seconda cosa: vennne con riverenza. O amo questa... un lebbroso vebbe, gli si prostrò davanti, dicendo: ‘Signore’. Oh, non possiamo dire molto del suo corpo, ma possiamo dire molto della sua anima, non è vero? Lì c’erano i farisei tutti in ghingheri, con le loro vesti eleganti, con i loro cappellini, la loro barba curata a puntino. All’interno: miserabili, marci, ossa di cadaveri. E poi però c’è il lebbroso: all’esterno era vile, misero e sporco; ma all’interno era bello, riverente, adorante.

Sapete cosa penso? Penso che quando disse ‘Signore’, non lo disse nel senso colloquiale: signore, credo che sapesse di essere alla presenza di Dio, altrimenti perché mai avrebbe adorato, proskuneō, si prostrò. Qui si avvicinò a Gesù, gli si prostrò davanti e disse, Signore!.

Non so dove abbia imparato tutto quello, ma nella sua zona erano successe tante cose da saperlo. C’erano state guarigioni, su guarigioni su guarigioni. Forse uno dei suoi amici era stato guarito, ma lui venne ed adorò. E gli uomini si prostrano davanti ai re e davanti a Dio. E credo che venne perchè il suo cuore era un cuore adorante. Credo che sapeva di essere alla presenza di Dio! Ed è meraviglioso vedere che la sua anima era rivolta verso Dio.

E prima di tutto venne a lodare, e quello perché aveva capito che l’anima è più importante del corpo, venne a lodare. Venne esaltando Dio. Prima di cercare qualcosa per sé, cercò qualcosa per Dio; mettetevi anche questo in tasca... molto importante!

Terzo, venne con umiltà. Non vi piace questo? Dice: Signore, se vuoi, ‘se vuoi’, quella è umiltà. Non ha preteso nulla! Non ha espresso la sua volontà come se Cristo dovesse assecondarla. Non è venuto ad elencare i motivi per cui doveva essere guarito. Non è venuto a cercare di affermare il proprio valore. Non era arrabbiato per il fatto che avesse contratto questa malattia a differenza di molti altri. Non parlò neanche dei suoi diritti personali o dei suoi desideri, non disse neanche: ‘Sai, vorrei essere guarito!’, neanche quello! Disse solamente: se vuoi tu puoi, ‘Non sono io a dire cosa dovresti fare, perché tu sei il Signore’, non vi piace? È molto diverso dalle cose che si sentono al giorno d’oggi, dove alle persone viene detto di pretendere guarigione da Dio, di pretendere completezza, di rivendicare la propria guarigione. Quest’uomo non pretendeva nulla, prima di tutto si prostrò, lodò; non chiese mai nulla, disse solamente, So che potresti se volessi. Credo di essere d’accordo con Lenski sul fatto che il lebbroso era più che disposto, se Gesù volesse, di rimanere nel suo stato di morte vivente. Credo che se fosse rimasto lebbroso se ne sarebbe comunque andato comunque credendo, altrimenti non si sarebbe prostrato prima di tutto e non avrebbe lasciato alcuna richiesta a suo favore, questa è manifestazione di un cuore puro.

Infine, venne con fede, se vuoi, tu puoi purificarmi. Dunasai, dunamai, dunamis, potenza, dinamite! Questo è il termine in greco, ‘Tu hai il potere. Tu ne saresti in grado, e lo so bene! Ne sono convinto!’ E, tra l’altro, Luca ci dice, e Luca dà sempre l’analisi clinica di tutto, perché era un medico, ma dice che era ‘pieno di lebbra’. Ma disse comunque: ‘Tu puoi farlo!’ Da dove aveva imparato tutto quello? Forse era nei paraggi in Matteo 4 e vide tutto, ‘Tu puoi’. Miei cari, quando un uomo dice: ‘Se vuoi, puoi’, quello è il simbolo di una fede alla sua massima espressione, perchè riconosce che Dio è in grado di farlo ma si sottomette comunque alla Sua sovranità. Ci sono un sacco di persone che ci credono - dicono di credere che sia in grado di farlo, ma vogliono metterlo alle strette per forzarlo. Ci sono altre invece che mettono in dubbio il fatto che possa persino farlo. Ma una vera fede dice: ‘So che puoi. Ma non so se lo farai’, questa è l’espressione più elevata della fede: non importa, è scelta tua. Quindi venne con fiducia, perché aveva un bisogno profondo; con riverenza, perché aveva riconosciuto Dio; con umiltà, perché si rese conto che Dio era sovrano; e con fede: perchè sapeva che Lui poteva. E cosa accadde?

Versetto 3: Gesú, tesa la mano, lo toccò, ora questo è tutto quello che dice il testo, ma si potrebbe aggiungere: ‘E tutta la folla sussultò!’, gente, i lebbrosi non si toccano. Levitico 5:3 dice che non è mai permesso toccare l’impurità di un uomo. Ma sapete di cosa avesse bisogno quel lebbroso? Più di ogni altra cosa al mondo? Di essere toccato da qualcuno che fosse puro. E lo toccò. Non era necessario che lo toccasse. Avrebbe potuto salire su un tetto e dire: ‘Sii purificato!’ E gli angeli cantarono, la terra tremò e ci furono dei tuoni’. No, non c’era alcun dramma!

Ed amo questo, mi piace la semplicità, tutto molto semplice – cioè una delle più grandi prove dell’ispirazione della Bibbia è la mancanza di commenti da parte degli scrittori stessi; cioè voglio dire se avessi detto questo, cioè, se l’avessi visto, sarei andato avanti a scrivere per diciotto pagine: ‘E allora il dito cominciò a...’ – non è così?

No, non è così... Manca tutta questa roba qui. Una delle più grandi prove dell’ispirazione è l’assenza di tutto questo, perché gli uomini ne farebbero un affare di stato! No, dice, lo toccò e disse: ‘Lo voglio. Lo voglio, sii purificato!’ e poi dice: E in quell’istante egli fu purificato dalla lebbra. Immediatamente! Tutti i miracoli di Gesù furono immediati!

E mi da così fastidio quando le persone dicono: ‘Beh, sono andato dal guaritore e da allora sto migliorando progressivamente’, quella non è guarigione! Gesù tesa la mano, lo toccò

Sapete, quando tocchiamo qualcosa di contaminato, ci contaminiamo; quando Lui tocca qualcosa di contaminato, la contaminazione svanisce. Quando tocchiamo una malattia, ci contaminiamo; quando Lui tocca una malattia, questa viene purificata, questa è potenza! Cioè non so esattamente cosa sarebbe successo, ma posso solamente immaginare.

Le dita consumate, tutte raggrinzite divennero instantaneamente delle bellissime mani con la pelle di un bambino - i piedi, il volto, incredibile! Quando Gesù lo toccò fu purificato immediatemente! Il suo potere: sconvolgente! - La fronte divorata; gli occhi senza ciglia e sopracciglia; la pelle squamosa e sanguinolenta si ritirò; il naso, la gola e gli occhi consumati... le dita delle mani e dei piedi consumate come artigli. Ed era instantaneamente riportato a completezza.

Sapete, mi ripeto sempre che tutte le cosiddette guarigioni moderne svaniscono nel nulla più assoluto in confronto a questo tipo di dimostrazione d’onnipotenza. Ascoltatemi, potreste mettere in fila tutti i cosiddetti guaritori del mondo, e potreste anche fargli scegliere qualsiasi lebbroso preferiscano, non riuscirebbero mai a fare una cosa del genere. ‘Fate tacere i cosiddetti guaritori’. Le loro affermazioni sono follia in confronto alla potenza di Cristo. E quando si leggono storie provenienti da tutto il mondo, perchè ogni civiltà ha i suoi presunti guaritori, un sacco di stoltezze. Non sono come questo. Non creano dita, non creano piedi. Lui si, immediatamente.

Versetto 4: guardate qui, Gesú gli disse: ‘Guarda di non dirlo a nessuno’. Non dire una parola a nessuno! Oh, il mio cuore! Questo è doloroso! A nessuno!? ma va’, mostrati al, letteralmente dice, ‘al tempio’, usò la stessa parola per ‘tempio’ – al sacerdote del tempio, e fà l’offerta che Mosè ha prescritto, e ciò serva loro di testimonianza’. Qual è stata la prima prova che si è manifestata quando Cristo ha invaso la vostra vita? Una parola piccola. Inizia con la lettera ‘O’. Obbedienza. Disse: ‘Bene, sei stato guarito, ora fai questo’. Due cose, numero uno: ‘fai quello che Mosè ha detto. Osserva la legge di Dio’. E nell’Antico Testamento Mosè diceva qualcosa di straordinario. Quando un lebbroso veniva purificato, doveva andare al tempio e, voglio dire, era incredibile! Per darvi un’illustrazione, ve la illustrerò molto rapidamente. Levitico 14, ecco cosa succede. Il tizio crede che la sua lebbra sia stata curata, va bene? Nel caso in cui quello accada; e, come ho detto, è possibile che ci siano dei casi isolati dove si guariva.

Prima di tutto, bisognava prendere due uccelli e se ne doveva uccidere uno sotto acqua corrente. Poi si doveva prendere del cedro, scarlatto ed issopo. Li si poneva sull’uccello vivo e lo si immergeva nel sangue dell’uccello morto e poi si liberava quello vivo affinchè volasse via, e quella era un’illustrazione della resurrezione. Poi ci si lavava, ci si lavavano i vestiti, ci si radeva e dopo sette giorni si veniva riesaminati. Poi ci si radevano di nuovo i capelli, la testa e le sopracciglia. Si sacrificavano due agnelli maschi senza difetti, una pecora, tre decimi di misura di farina fine mescolata con olio, un’altra misura d’olio. Poi si doveva toccare il tutto con la punta dell’orecchio destro, con il pollice destro, e l’alluce destro, mescolando tutto con il sangue; e poi c’era un esame finale e se la guarigione era reale, si riceveva un certificato da appendere: ‘Qui vive un ex lebbroso’. Ebbene, questo è quello che voleva fare, voleva adempiere a Levitico 14 ed obbedire a tutto. Voi potreste dire: ‘Beh, posso capirlo. Voleva che obbedisse, perchè Gesù non era venuto per eliminare la legge, ma per cosa? Per adempierla’ e seppur stava devastando il sistema dei farisei, non voleva che pensassero che stesse violando la Parola di Dio.

Ora, voi potreste dire: ‘Ma perché gli ha detto di non dirlo a nessuno?’ Pensateci su. Alcuni dicono: ‘Beh, non voleva far si che la folla lo seguisse solo perchè era un operatore di miracoli’, e quello è molto probabile, perché subito dopo divenne difficile vivere normalmente - non è vero? - perché la folla era così grande che dovette allontanarsi. Altri invece dicono: ‘Beh, di fatto fu difficile perché Gesù non voleva che le persone lo vedessero come una potenza in grado di scacciare Roma non voleva che lo vedessero come una guida politica’, vi ricordate in Giovanni? Quando cercarono di renderlo re per mettere Roma sottosopra? Altri invece dicono: ‘Perché questo era il momento della Sua umiliazione e che quindi non stava ricercando alcuna esaltazione’, e forse c’è del vero in tutte queste affermazioni, ma lasciate che vi dica quella migliore. Se doveste leggere il resto, ‘Guarda di non dirlo a nessuno’... leggete il resto e capirete il perché: ‘ma va’, mostrati al sacerdote’, perché? Questo è il nocciolo della questione. ‘Vai al tempio, affronta tutta la faccenda istituita da Mosè, sottoponiti a otto giorni interi d’esaminazione, offriti come un lebbroso che è stato purificato. Fagli fare tutto il processo d’esame; ed una volta che avranno finito concluderanno dicendo: ‘questo lebbroso è puro!’ E solo allora potrai dire: ‘volete sapere chi mia ha purificato? Gesù di Nazaret’, e quindi saranno intrappolati nelle loro conclusioni stesse. Vedete? Piuttosto potente. I sacerdoti confermeranno che è puro e scopriranno che è stato Gesù; e tramite la loro testimonianza e la loro esaminazione stessa, confermeranno la potenza di Cristo. E tutto dipende dal fatto che si affretti ad andare a Gerusalemme senza spargere la voce sul fatto che Gesù l’aveva guarito, altrimenti quella sarebbe arrivata prima e quindi non sarebbe ro stati interessati ad esaminarlo.

Beh, sapete cos’è successo? Il ragazzo non lo fece. Marco ci dice che parlò a tutti... Era così eccitato che non riuscì ad obbedire - e quindi, in questo senso, la storia è un po’ triste per il fatto che non fece ciò che gli era stato detto - ma per questa mattina non voglio concludere qui. Voglio che pensiate a questo. Gesù disse: ‘Che cosa è più difficile? Guarire le malattie o perdonare i peccati?’ Lo disse un paio di volte con parole diverse, ma sapete il perché? Perché mentre stava performando questo tipo di miracoli, non stava solamente rivelando il suo potere sulle malattie, ma ognuno di essi era un’illustrazione del suo potere su cos’altro? Il peccato. Il peccato. Ed in questo, vedo un’analogia, questo testo, per me, è analogo ad una conversione. In conclusione, seguite questo pensiero: la lebbra, l’impurità cerimoniale, la dimostrazione del peccato, è proprio come il peccato. Il peccato è pervasivo. Il peccato è brutto. Il peccato è ripugnante. Il peccato è trasmissibile. Il peccato è incurabile. Il peccato ti rende un reietto. Ma il lebbroso venne con fiducia: Perché? Perché era disperato abbastanza, giusto? È così che avviene la conversione. Le persone non ricercano la salvezza senza esser disperati a causa della disgustosità della malattia del peccato. E, miei cari, questo manca nell’evangelizzazione dei nostri giorni, ma quell’uomo venne, perse la pressione dello stigma sociale; perse la paura d’esser ostracizzato. Non gli importava più nulla. Era sopraffatto dalla ripugnanza della sua malattia. Venire a Cristo non significa salire sul carro della banda, è il riconoscere di essere miserabili.

In secondo luogo, venne lodando. Credo che la vera conversione avviene quando la disperazione porta le persone ad adorare Dio, non ricercando qualcosa per sè stessi, ma ricercando la gloria di Dio, il riconoscimento della sua maestà, un senso di soggezione, di signoria, ‘Signore!’, dice, ‘dipende da Te’, penso che la vera salvezza richieda quel tipo di miseria personale e quel tipo di riverenza che porta ad adorarLo come Signore. In terzo posto, venne con umiltà. Credo che la vera salvezza non assume la prospettiva di fare un favore a Dio. Non c’è alcuna volontà personale, non c’è alcuna centralità personale, alcun senso di valore personale o di vanagloria, alcun diritto, alcuna richiesta, niente... è il manso che erediterà il regno.

Infine, venne con fede. Credeva che era in grado di farlo, e senza fede non si può essere salvati. Deve esserci una miseria schiacciante nel peccato; deve esserci adorazione della signoria di Cristo; e ci devono essere umiltà e fede, e solo allora sarete toccati e purificati; e potrei permettermi di dire che la malattia del peccato è infinitamente peggiore della lebbra? E poi, quando sarete salvati, sapete cosa dice il Signore? ‘Fai due cose, ok? La prima: Obbedisci alla legge di Dio. ‘Obbedirai alla legge di Dio?’ E numero due: Fa si che la gente scopra da sola che Cristo ha cambiato la vostra vita, quindi non è solamente un qualcosa di verbale. Non è interessante questa analogia? È meglio non dire nulla e far si che il mondo veda che Gesù ti ha cambiato la vita, piuttosto che sparlare a vanvera senza poter sostenere quello che dici con il modo in cui vivi. Qui c’era un ragazzo che diceva: ‘Gesù mi ha cambiato la mia vita! Ragazzi, guardatemi! Ero un lebbroso, osanna!’ E qualcun altro gli avrebbe potuto dire: ‘Ehi, perché non vai giù a farti vedere dal sacerdote?’

‘ah, si adesso vado!’ Una vita disobbediente con una testimonianza non ha alcun significato è una testimonianza invalida. Siate obbedienti e, nel bel mezzo della vostra obbedienza, Dio manifesterà la potenza trasformatrice di Cristo, è la vostra vita che parla.

Quindi in questa bella storia vediamo una guarigione dell’anima dal peccato. Ebbene, un giorno, quando arriverò in Paradiso, gli dirò - perché credo che ci sarà, credo che sia già li – ma gli diro, ‘Hey! Cosa? Perchè non sei andato a Gerusalemme?’

Preghiamo. Grazie, Padre, per il tempo dedicatoci questa mattina, oh che esperienza emozionante, incredibile è quella di vedere di nuovo la tua potenza, che ci parla ancora oggi 2.000 anni dopo il giorno in cui quest’uomo vivette, sempre più vivida come allora. Tocca le nostre vite, specialmente quelle di coloro che hanno ancora la lebbra del peccato, p urificali. Fa si che siano puri prima della fine di questo giorno.

E nel mentre le vostre teste sono ancora chinate ed i vostri occhi chiusi giusto per un secondo, se non conoscete il Signore Gesù Cristo, oh, mio... Se la lebbra vi ha spaventato, non avete visto neanche la metà: essere nel peccato e sotto il giudizio di Dio per sempre. Che questo sia il giorno in cui vi avvicinate a Gesù Cristo. Se lo Spirito di Dio sta parlando al vostro cuore e lo sentite dentro di voi, se state percependo la Sua voce che vi sta attirando, sarete obbedienti? Io confido di sì. Vi toccherà e vi purificherà, perdonerà persino la vostra disobbedienza, anche se lo addolora molto.

Grazie, Padre, per il nostro tempo insieme, per la meraviglia della tua potenza espressa in Cristo; e, oh, siamo così grati che ci abbia toccato e ci abbia reso puri. Fa si che possiamo essere fedeli nell’obbedire, e che il mondo stesso sappia che Gesù Cristo ha trasformato le nostre vite. A Lui sia tutta la lode. Porta nella sala di preghiera coloro che vuoi che vengano affinchè possiamo essere d’aiuto in questa decisione così importante. Nel nome di Cristo, preghiamo. Amen.

FINE

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