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Questa mattina arriviamo agli otto meravigliosi versetti che incominciano il nono capitolo di Matteo: Matteo 9, dal versetto 1 all’8. Avrete notato che alla fine del versetto 2 c’è una frase alla quale vorrei richiamare alla vostra attenzione come punto di partenza. Il Signore sta parlando e dice: “i tuoi peccati ti sono perdonati”. Il tema di questo testo particolare è quello di evidenziare ‘il potere di Gesù sul peccato.’ E vorrei iniziare il nostro studio con una domanda di base: ‘Qual è la cosa più distintiva che il cristianesimo proclama?’ E vi ho già dato la risposta, ma chiaramente ed indiscutibilmente la cosa più distintiva del cristianesimo è la realtà che il peccato può essere perdonato. Questo è il cuore e la linfa vitale del messaggio cristiano. Ora, sebbene la fede cristiana abbia molti valori, molte virtù ed una miriade di applicazioni infinite, il messaggio più essenziale che Dio abbia mai dato agli esseri umani è che gli uomini stessi, peccatori, possono conoscere la pienezza del perdono del loro peccato. Questo è il cuore del messaggio del cristianesimo e questo è esattamente il messaggio di questo miracolo nel capitolo 9 dal verso 1 all’8.

Ora Matteo si è concentrato su vari miracoli del nostro Signore nel capitolo 8 e 9, e questi miracoli hanno lo scopo di presentarci, prima di tutto, la divinità di Gesù Cristo. Ma al di là, e non intendo dire al di là della divinità di Cristo, ma al di là di quello come proposito, non solo ci mostrano la sua divinità, ma anche il suo carattere come il Messia d’Israele. In altre parole, Matteo non ci sta solamente presentando una serie di miracoli per dimostrare che Gesù è Dio, ma ci offre dei miracoli che sono specifici che si ricollegano a profezie molto specifiche sul regno messianico, in modo che Israele sappia che questo è colui che può adempiere il ruolo del Messia e quindi introdurre al mondo il regno di Dio. Quindi i miracoli che Matteo ha selezionato sotto l’ispirazione dello Spirito Santo hanno un carattere molto Ebraico, un carattere molto Antico-Testamentario.

Ora, da parte di Matteo, c’è anche una sorta di organizzazione culminante. Abbiamo già visto cinque dei nove miracoli che si trovano in questi due capitoli, ed abbiamo visto una sorta di flusso crescente che porta ad un punto sempre più elevato di quello precedente e questo lo vedremo chiaramente ora che arriviamo al capitolo 9. Per esempio, tornando all’inizio, quando abbiamo visto che Gesù, toccando con la sua mano, purificò un lebbroso; e poi, subito dopo, senza nemmeno toccare, guarì il servo del centurione; e poi bandì la febbre della madre della moglie di Pietro; e poi è andato oltre i miracoli fisici ed ha iniziato a trattare con la natura ed ha calmato i venti e le onde; e poi non ha mostrato solamente il suo potere sulla natura, ma anche il suo potere sulle forze soprannaturali sui demoni, quando scacciò i demoni. Ed ora si spinge ancora più in là, ascendendo sul dramma dei miracoli dimostrando di avere potere sulla radice di tutta la miseria dell’uomo, il peccato stesso. Si occupa della colpa e dell’inquinamento, del male che separa l’uomo dal suo Creatore.

E quindi il grande medico non può solamente guarire i malati, placare la tempesta ed affrontare i demoni, ma può anche portare all’anima ciò di cui ha più bisogno, il perdono del peccato. E questo è un altro segno dell’autorità di Gesù Cristo. Sembra che in Matteo ci sia un’enfasi particolare sull’autorità di Cristo. In Matteo, per esempio, troviamo la vita di Cristo circoscritta da dichiarazioni sulla sua autorità. Nel capitolo 7 versetto 28, dopo il sermone ci viene detto che parlò come uno che aveva autorità, e quella possiamo chiamarla, ‘la sua autorità etica,’ o ‘la sua autorità teologica,’ o ‘la sua autorità dottrinale.’ E poi, alla fine del libro al capitolo 28 versetto 18, dice: “Ogni autorità mi è stata data in cielo e sulla terra,” e questa potremmo chiamarla, ‘la sua ‘autorità governativa,’ o ‘la Sua autorità sovrana,’ o ‘la Sua autorità regnante.’

Ed ora, in questo passo, incontriamo un altra delle sue autorità, la chiamerei la sua ‘autorità redentrice,’ ‘la sua autorità redentrice,’ Egli ha l’autorità di perdonare i peccati. E tutti questi sono modi in cui Matteo evidenzia l’autorità di Gesù Cristo: Nel Sermone sul Monte ci ha mostrato la sua autorità sulla religione, nel capitolo 8 dal versetto 1 al 17, abbiamo notato la sua autorità sulle malattie; nel capitolo 8, dal versetto 23 al 27 abbiamo visto la sua autorità sulla natura; nel capitolo 8 dal versetto 28 al 34, abbiamo visto la sua autorità sui demoni; ed ora vedremo la sua autorità sul peccato. E quindi c’è una realtà ascendente nella potenza di Cristo e questo sarà ovvio anche più avanti nel capitolo 9, dove vedremo la sua autorità sulla morte stessa.

Ora ricordatevi questo, come ho detto prima, ricordate che per Matteo è importante sottolineare chiaramente che Gesù era adatto ad essere il Messia; che era adatto ad essere colui che avrebbe portato il regno, e quello è il suo impulso particolare in questa seconda triade di miracoli. Il primo di questi tre fu quello in cui riuscì a sedare la tempesta. Ora quello è essenziale perché l’Antico Testamento ha profetizzato che, quando il Messia sarebbe venuto, avrebbe instaurato un regno ed avrebbe vinto sulla maledizione nel mondo fisico. Per esempio, in Isaia capitolo 30, si parla di come ci sarebbe stata abbondanza di pioggia e che i raccolti avrebbero fiorito come mai sin dalla caduta.

In Isaia 35 parla del fatto che il deserto fiorirà come una rosa. La stessa cosa viene detta in Isaia 41, Isaia 51, Isaia 55, Gioele capitolo 3; Ezechiele capitolo 36; tutti hanno a che fare con il carattere fisico del regno. Gli animali che in natura erano nemici non lo saranno più, la terra fiorirà, la vita si allungherà e coloro che moriranno a 100 anni moriranno come se fossero bambini; ci saranno dei cambiamenti fisici enormi; pertanto, il Messia deve essere qualuno che è in grado di controllare il mondo fisico, e quindi il miracolo del calmare le onde ed il vento non fece altro che manifestare la sua capacità messianica di regnare. Inoltre, l’Antico Testamento parla di un tempo in cui Satana porterà le sue grandi schiere contro il popolo di Dio e sarà sconfitto. Troviamo nel terzo capitolo di Zaccaria, in Daniele 7, in Daniele 8, Daniele 11, troviamo come Satana vuole opprimere il popolo di Dio e come alla fine le forze demoniache e lo stesso Anticristo sarebbero venuti contro il popolo di Dio, così che per far si che il Messia possa instaurare il regno dev’essere in grado di sopraffare il mondo soprannaturale dei demoni, ed è proprio quello che Matteo sta dicendo nel miracolo dove cacciò i demoni.

E poi l’Antico Testamento ci dice anche che il regno sarà caratterizzato dal perdono. Di questo ne parla Ezechiele 36, Isaia 33, Isaia 40, Isaia 44, Isaia 60; tutti testi che parlano sul perdono che ci sarà nel regno. E qui troviamo nel capitolo 9, dal versetto 1 all’8, che il Signore Gesù Cristo, il Messia, Dio in carne umana, è in grado di perdonare i peccati, quindi è adatto non solo ad essere Dio, ma ad essere il Messia che stabilirà il regno di Dio sulla terra per il resto dell’eternità.

Quindi non si tratta mica di miracoli casuali, hanno un ordine d’ascendenza, sono specifici, in quanto puntano a qualcosa di molto particolare sul suo potere di adempiere le promesse dell’Antico Testamento. E la precisione stessa del loro adempimento rende l’incredulità ed il rifiuto da parte dei farisei ancora più più incredibile ed esecrabile.

Con queste cose in mente, guardiamo al terzo miracolo della seconda sezione. Incomincia al versetto 1: “Gesú, entrato in una barca, passò all’altra riva e venne nella sua città,” ora Gesù aveva appena guarito l’uomo posseduto sulla riva orientale del Mare di Galilea, o del Lago di Galilea. Non sappiamo quanto tempo sia trascorso tra la fine del capitolo 8 ed il capitolo 9. Matteo non si preoccupa tanto della cronologia, quanto di trovare dei miracoli specifici che si adattino al suo tema ispirato dallo Spirito, quindi non sappiamo quale sia il lasso di tempo ma dopo aver compiuto quello che desiderava, salì di nuovo sulla barca, tornò a ovest ed entrò ‘nella sua città.’

Ora all’inizio si potrebbe pensare che la sua città era Nazaret, e certamente un tempo lo era, ma se tornate al capitolo 4 versetto 13, lì c’è scritto: ‘E, lasciata Nazaret, venne ad abitare in Capernaum, città sul mare, ai confini di Zabulon e di Neftali, affinché si adempisse quello che era stato detto dal profeta Isaia,” Gesù lasciò Nazaret. Se leggeste anche Luca capitolo 4 versetti 30 e 31, sapreste che lasciò Nazaret perché lo cacciarono. Era un profeta senza onore nel suo stesso paese e si ristabilì a pochi chilometri di distanza, nella cittadina di Capernaum, sulla riva nord del lago di Galilea. Ed è anche molto probabile che abbia preso dimora nella casa di Pietro. Sembra che quella casa sia la stessa menzionata nel versetto 14 dell’ottavo capitolo, la casa di Pietro, dove guarì la madre della moglie di Pietro (quella probabilmente divenne la sua residenza), e quindi aveva un luogo temporaneo a Capernaum a casa di Pietro. Ora vi ricorderete che, prima di attraversare il lago di Galilea, i miracoli che stava facendo a Capernaum e nei dintorni avevano generato folle enormi, lo seguivano ovunque. E lui era li che guariva ogni tipo di malattia, e stava scacciando demoni e compiendo un sacco di opere potenti, e la folla cresceva e cresceva e cresceva, ed ora, al Suo ritorno, è naturale presumere che un’altra folla mostruosa si sarebbe presentata lì dove sarebbe stato, e quando tornò a casa di Pietro successe proprio quello.

Ora noi possiamo aggiungere alcuni dettagli, perché Marco capitolo 2, ci offre questo stesso racconto fornendo però altri dettagli, ed è meraviglioso vedere come ogni scrittore del Nuovo Testamento dei tre vangeli: Matteo, Marco e Luca, scrivono la stessa storia, selezionando però questioni pertinenti ai loro scopi. E quindi, mettendo insieme Marco 2 e Luca 5 dal versetto 17 al 26, possiamo vedere il quadro completo. Egli entrò in casa, probabilmente nella casa di Pietro, ed è anche probabile che fossero al piano superiore. A quei tempi era comune costruire case a due piani ed al secondo piano c’era, in genere, una grande stanza dove si tenevano gli incontri sociali. Infatti, vi ricordate che la sera che il Signore spezzò il pane con i suoi discepoli, andò ‘in una stanza superiore.’ Quello era comune nella maggior parte delle case, la cucina ed il resto delle cose erano al piano inferiore, mentre al piano superiore c’era una stanza d’incontro. E poi sopra di quello c’era il tetto, e passavano molto tempo anche sui tetti. A causa del clima di quella parte del mondo, il tetto era un luogo piacevole, ed ogni casa aveva una scala esteriore che saliva sul lato fino al tetto.

Ebbene, in questa occasione il Signore si trovava in una casa, che molto probabilmente era come quella, e le persone avevano letteralmente intasato la casa intera, era tutto ingolfato, un po’ come in alcuni studi biblici del Venerdì sera a cui avete assistito, non c’era nemmeno spazio per girarsi. Eran tutti incastrati lì dentro, forse alcuni erano anche fuori dalla porta, altri sul portico ed erano tutti li ad ascoltare, ed il Signore era lì. E poi, all’improvviso, avvenne una cosa meravigliosa, ed è quello che vediamo a partire dal versetto 2.

Ora voglio darvi sei parole chiave che svelano un po’ il significato di questo passo, sei parole chiave. La parola numero uno è ‘fede.’ Questa parola ci aiuta a sbloccare un po’ il significato del brano, la prima parola è ‘fede.’ Versetto 2: “Ed ecco - e di nuovo, questo è come un punto esclamativo in greco – ‘guardate qui! Questo è insolito, unico, meraviglioso, stupendo! - gli portarono un paralitico disteso sopra un letto. Gesú, veduta la loro fede, disse al paralitico: ‘Figliolo, coraggio...’”, potete fermarvi li.

Ora, questo ci dà un po’ tutto quello che Matteo voleva comunicare perché lo scopo di Matteo si presenta un po’ più avanti, ma quando lo completiamo con il relato di Marco e Luca il tutto diventa un qualcosa di meraviglioso. Prima di tutto notate questo: ‘gli portarono un paralitico,’ chi sono questi ‘gli’? Non c’è alcun antecedente in Matteo, ma c’è in Marco e Luca, e li scopriamo che si riferiscono a quattro amici, o quattro parenti, quattro cari amici, cari parenti che erano preoccupati per lui. Avevano tutti sentito che Gesù era in città e volevano portarlo da Lui. E sono certo che è così grazie al bisogno stesso che aveva nel cuore, e così facendo, probabilmente, li ha anche reclutati, e questo lo vedremo con lo svolgersi della storia stessa, che sembra un po’ il modo migliore per capire la situazione, ‘gli portarono un paralitico’ perchè? Perchè era ‘paralitico,’ era, dal greco, ‘paralutikos.’ Ed ancora una volta vediamo la stessa parola che abbiamo visto nei capitoli precedenti, era paralizzato, ovvero aveva una paralisi.

E credo che una definizione basica sia la perdita della funzione motoria, della funzione meccanica del corpo, e talvolta anche la perdita della capacità sensoriale, l’incapacità di muoversi o di sentire di una certa intensità o un altra, ora questo tipo di paralisi poteva verificarsi in molti modi. Poteva verificarsi in seguito ad un qualche incidente, a una lesione al collo, o della schiena, poteva verificarsi a causa di un difetto congenito, ad una distrofia muscolare, alla poliomielite, molte cose potevano causare la paralisi. Ora in questo caso era evidente che si trattava di una paralisi grave, è molto probabile che era un tetraplegico; sappiamo che era sdraiato su un letto. Era supino, apparentemente incapace di muoversi da solo, incapace persino di aiutare coloro che lo spostavano così che ci sono voluti quattro uomini per trasportarlo. È molto probabile, la Bibbia dice che era disteso su di un letto, su di un materassino, una sorta di trapunta spessa, ben imbottita, un materasso molto sottile che poteva essere arrotolato e così trasportato. Questo veniva steso sul pavimento e così facendo ci si poteva appisolare. C’erano anche dei telai di legno, di un legno leggero, su cui la gente ci si appoggiava e lo si sospendeva con delle corde; ma comunque, ‘quest’uomo era paralizzato e giaceva sopra un letto.’

In quel periodo c’era un’altra malattia che contribuiva alla paralisi, la sifilide. Non sappiamo cosa gli abbia causato la malattia, c’erano molteplici possibilità, ma sappiamo che ‘giaceva sopra un letto’ incapace di badare a se stesso e credo che abbia reclutato queste persone affinchè si prendessero cura di lui. Ora, a quei tempi sarebbe stato doppiamente difficile essere paralizzati, è già abbastanza difficile nei nostri giorni, ma a quei tempi sarebbe stato doppiamente difficile perché non c’era l’apparato, non c’erano capacità di assistenza nè le conoscenze mediche, e la vittima sarebbe stata in grave difficoltà. Doveva eesser assistito in tutte le necessità basilari della vita, e sono certo che ai tempi c’era uno stigma sociale molto più intenso di quello di oggi; ma vorrei anche aggiungere qualcos altro che certamente si trovava ben radicato nel suo cuore, ovvero, una costante sensazione del fatto che fosse malato a causa del suo peccato, perché questo era il sentimento comune dell’epoca, che la sua malattia, ed il suo male fossero il risultato del suo peccato. Vi ricordate che una volta c’era un cieco ed i discepoli chiesero a Gesù: ‘Maestro, chi ha peccato? Quest’uomo o i suoi genitori? Perché sia nato cieco?”.

Ora, i discepoli avevano ragione nel senso che tutte le malattie sono legate al peccato, perché se non ci fosse il peccato non ci sarebbero malattie. Ma si sbagliavano e riflettevano il sentimento dell’epoca, sul fatto che se si è malati è perchè si ha commesso un qualche peccato. E se pensate che non fosse il pensiero del giorno, vi sbagliate perchè si trattava dello stesso pensiero da molto tempo, potreste spingervi indietro fino al libro di Giobbe, che di fatto è il primo libro mai scritto nella Bibbia, e noterete che è esattamente quello che gli amici di Giobbe gli dissero: ‘Hai dei problemi perché stai peccando,’ e c’è una relazione diretta tra le due. E quindi quell’uomo non stava solamente soffrendo a causa della malattia, o lo stigma che ne derivava, soffriva per l’incapacità e la disabilità, ma soffriva per l’oppressione della realizzazione del fatto che era un peccatore e che era un’illustrazione ambulante del suo peccato personale agli occhi del resto delle persone. E non era raro che persone come lui volevano isolarsi ed evitare le folle. Ma quest’uomo invece voleva venire da Gesù e credo, senza alcun dubbio, che il motivo per cui voleva venire era a causa del suo peccato, non la sua malattia; e penso che sia questo che Gesù gli disse: ‘Figliolo, coraggio, i tuoi peccati ti sono perdonati”, perché la cosa che lo aveva lacerato, la disperazione della sua vita, non era la malattia fisica, ma il peccato.

Ora, la malattia può non esser sempre collegata al peccato; in altre parole, ti potresti ammalare perché Dio ha altri propositi, non necessariamente perché hai commesso un qualche peccato. Non tutte le malattie sono disciplina, ma tutte le malattie sono una dimostrazione grafica del potere distruttivo che è all’opera nel mondo a causa del peccato, giusto? Quindi, sia che l’uomo provasse o meno quella reazione immediata che la sua malattia fosse legata ad un peccato particolare e lo sapesse - ed è possibile, secondo Giacomo 5 - oppure che sapesse semplicemente che c’era un peccato nella sua vita che voleva affrontare e che era una cosa così evidente a causa della disperazione della sua malattia, in ogni caso credo che l’uomo sia venuto da Gesù per un problema spirituale, non fisico. E quindi i suoi amici lo portarono. E cos’è che rese la loro fede così grande? Dice: “Gesù, veduta la loro fede”. Cosa vuol dire “veduta la loro fede”? Come faceva a sapere che avevano fede? Beh, dovevano avere fede. Gli uomini dovevano sapere che Gesù avrebbe potuto fare qualcosa, anche se forse li aveva portati ad aiutarlo. E anche se era lui sapeva cosa c’era nel profondo del suo cuore, loro devono aver creduto che Gesù potesse guarirlo fisicamente, perché dice che Gesù vide la loro fede.

Ora non sarebbe stato difficile capirlo, perché guardate cosa fecero. Arrivarono alla casa, e secondo il racconto di Marco e Luca, non riuscirono ad entrare. E sarebbe stato difficile strisciare e cercare di farsi strada tra la folla con quattro uomini trasportando un letto. E quindi decisero che c’era solamente un modo per entrare, salirono sulla scala esteriore, che era molto comune, salirono sul tetto e, tegola dopo tegola, cominciarono a fare a smontare il tetto. Ora certamente conoscevano la casa abbastanza bene, perché, una volta finito, lo fecero calare direttamente ai piedi di Gesù. E vi potreste anche immaginare le persone nella casa, erano li che stavano discutendo quello che stavano discutendo, ed all’improvviso le tegole iniziano a sparire dal soffitto. Quella era una fede persistente, insistente ed inventiva. Smontarono il tetto e lo fecero calare ai piedi di Gesù, era lì. È possibile che fosse addirittura paralizzato di parola, perché non dice mai niente. Non fece alcuna richiesta, non dissero niente, lo misero lì ai piedi di Gesù in piena vista di tutti, pieno di sofferenza. Sono certo che fosse pieno di paura e di panico, come vedremo. Sapeva che Gesù era un guaritore di corpi e sono convinto che doveva sperare che fosse anche un guaritore di cuori, perché la cosa che più gli pesava era il suo peccato. E, come ho detto, può anche darsi che la sua malattia fosse di fatto il risultato diretto di un qualche peccato e che quindi fosse oppresso dal senso di colpa.

Ma che dimostrazione di fede! Voglio dire la maggior parte delle persone si sarebbe avvicinata alla porta ed avrebbe detto: ‘Oh, lascia perdere! Va che folla!’ Ma loro avevano una grande fede, cioè distrussero l’edificio per farlo entrare e lo calarono ai suoi piedi. Egli espose la sua bruttezza, espose quello che nella sua mente era uno stigma sociale, espose la sua peccaminosità, espose la sua infermità a tutta la folla per stare ai piedi di Gesù, quella si che è vera umiltà, quello è un atteggiamento di beatitudine, quello è un cuore che cerca, e quindi dice: “Gesù veduta la loro fede”, la fede di tutti e cinque. Non era una fede ordinaria; era forte, era una fede persistente, e Gesù la vide. Ora, ci sono stati dei momenti nei quali Gesù guariva persone che non avevano alcuna fede, ed altri momenti in cui guariva persone con poca fede, ma era particolarmente disposto a guarire persone con grande fede. Infatti, nel capitolo 9 lo vediamo di nuovo al versetto 18: “Mentre egli diceva loro queste cose, uno dei capi della sinagoga, avvicinatosi, s’inchinò davanti a lui e gli disse: ‘Mia figlia è morta or ora; ma vieni, posa la mano su di lei ed ella vivrà’”, quella è una grande fede e Gesù lo fece. Al versetto 28: “Dei ciechi si avvicinarono a Lui, e Gesù disse loro: ‘Credete voi che io possa far questo?’ Essi gli risposero: ‘Sí, Signore.’ Allora toccò loro gli occhi dicendo: ‘Vi sia fatto secondo la vostra fede’”. Era particolarmente disposto verso coloro che avevano questo tipo di fede; ed eccolo lì, ai suoi piedi, con una fede silenziosa, una fede che non conosceva parola, solamente il discorso muto della fede e della riverenza. Nessuno disse nulla. Nessuno parlò finché non parlò il Signore, e disse questo al paralizzato: “Figliolo, figliolo, coraggio!”

Ora quella è una grande parola. Il termine teknon potrebbe essere tradotto con bambino era un termine di tenerezza infinita. Qui c’era un uomo che era oppresso dal suo peccato. Che era stato scartato da un punto di vista sociale, un uomo che ribolliva da dentro per il senso di colpa della sua stessa anima, un uomo che sapeva di essere un peccatore. Un uomo che credeva che Gesù avesse il potere di Dio, aveva la fede, come peccatore di presentarsi davanti ad un Dio santo e di correrne il rischio, ma temeva. Ed è per questo che il Signore gli dice: ‘Non aver paura! Coraggio!’ Che significa semplicemente smetti d’aver paura, non c’è nulla da temere. Il paralitico aveva timore perchè era un peccatore. Ma quanto è bello che il Signore gli dice: ‘Figliolo,’ un termine di tenerezza. Che emozione è quella di trovarsi di fronte al Santo, consapevoli della propria malattia, del proprio peccato, nel dolore, nel terrore e nella paura e sentirsi dire: ‘Figliolo.’ Questa è la tenerezza di Cristo, amava il peccatore, anche se era stato offeso dal suo stesso peccato.

Ora voglio che pensiate per un momento alla dichiarazione di Gesù: “Coraggio” o “Fatevi coraggio”, li viene usato un verbo greco, tharseo, che è molto interessante. Si riferisce a un coraggio soggettivo. Credo che il modo migliore per comprendere questo termine sia quello di confrontarlo con tolmao, che è un altro verbo che a volte viene tradotto con ‘coraggio.’ Ma tolmao è un tipo di coraggio che è più oggettivo; è come dire, tolmao significa ‘stringi i denti, resisti e domina la tua paura,’ quello è il significato di tolmao. È quel tipo di coraggio che dice: ‘alzati, agisci e domina la tua paura.’ Tharseo non è così però. Tharseo dice che non c’è nulla di cui aver paura. Tharseo comunica che non c’è assolutamente nulla da temere, e questo è il termine che usa il Signore. Il Signore non gli dice mica: ‘Guarda, amico mio, stringi i denti e fatti coraggio,’ gli dice: ‘Figliolo, di cosa hai paura? Non c’è nulla da temere,’ lasciate che vi dica una cosa. C’è molto da temere se ti presenti davanti a Dio come un peccatore senza ravvedimento, vero? C’è molto da temere! Ma quando quest’uomo venne, sapeva di non aver nulla di cui temere perchè aveva un cuore rotto e contrito e quello era ovvio. Il Signore non perdona i peccati di coloro che non sono così. Il suo cuore era nel giusto. Non è colui che cerca di nascondere il proprio peccato che non ha nulla da temere, è colui che lo rivela che non ha nulla da temere. Era scosso dal dolore, era sopraffatto dalla paura. Era oppresso dalla colpa, ed il Signore gli disse: ‘Rallegrati!’ Rispose alla sua fede, una fede vera, e quello portò ad una seconda parola, al perdono.

Versetto 2, alla fine del versetto, disse: ‘Scacciati sono i tuoi peccati,’ ‘scacciati sono i tuoi peccati,’ e quello è un miracolo divino che si colloca al pari di qualsiasi altro miracolo: istantaneamente, ‘Siamo scacciati i tuoi peccati!’ Che dichiarazione eloquente da parte del nostro Signore! Ricordate che non disse mai nulla! E come faceva a sapere che era quello che voleva? Perché il Signore conosce il cuore. In tutto questo racconto, non fece altro che leggerli il cuore. Lesse il cuore del malato ed il cuore degli Scribi. Può leggere il cuore di chiunque; conosce le richieste prima ancora che siano presentate; il donatore di ogni bene dà prima ancora che chiediamo. E quindi dice: “I tuoi peccati ti sono perdonati”, prima ancora che l’uomo dicesse qualcosa, se persino poteva. Miei cari, questa è la remissione dei peccati di cui parla la Bibbia, questa è la salvezza.

Questo è il perdono, un perdono pieno e completo, ed i peccati vengono mandati via! Quando il Signore manda via i nostri peccati, li manda lontano come l’oriente dall’occidente e li seppellisce nelle profondità del mare più profondo (Salmo 103). E la Bibbia dice che non – cosa? – li ricorda... Amo quello che disse Paolo - I Timoteo 1 - “Ero un bestemmiatore, un persecutore e un ingiuriatore, ma ho ottenuto misericordia... Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesú è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo”, perdonato, perdonato.

Quando i missionari andarono in Alaska per portare il Vangelo agli eschimesi e volevano tradurre il Nuovo Testamento nella loro lingua, scoprirono che nella lingua eschimese non c’era parola per “perdono”, e quindi erano bloccati perché quello è il messaggio principale del cristianesimo. Ma scoprirono che gli eschimesi avevano una frase molto interessante. Questa è la parola, una frase composta da una sola parola, la parola è ‘issumagijoujunnainermik,’ è una parola sola in eschimese. Sapete cosa significa? ‘Non esserne più in grado di pensarci. Ed è usata in tutta la Bibbia per indicare il concetto del perdono. Dio non è più in grado di pensarci. L’ha rimosso, l’ha cancellato. Ha perdonato i suoi peccati. Il Signore gli ha fatto il dono più grande per far fronte al bisogno più grande.

Mi ricordo che quando stavo finendo l’ultimo anno di football al college avevo parlato ad un Kiwanis Club, mi avevano dato un premio come giocatore della settimana o qualcosa del genere e mi avevano invitato a dare un discorso, sapete t’invitano a parlare sul football e quindi mi sono presentato ed ho parlato del Signore. Ci siamo divertiti tantissimo; cioè io mi sono divertito molto, non so se loro si sono divertiti, ma qualcuno è venuto da me dopo il discorso e mi ha detto che conosceva qualcuno con cui avrei dovuto parlare, una ragazza che era in ospedale perchè era stata sparata al collo, e gli avevano reciso la spina d’orsale, e quindi volevano che io andassi a trovarla perché sembravo una persona in grado di aiutarla, era la capo cheerleader di una scuola locale. Il suo ragazzo le aveva sparato, era un incidente e quindi andai all’ospedale e lei era un po’ come questo uomo, sdraiata sul letto e ovviamente, paralizzata dal collo in giù. Tutto quello che potevo fare era parlarle del Signore Gesù Cristo, cosa che feci, e le parlai a lungo e mi disse che se avesse potuto si sarebbe uccisa, ma naturalmente non poteva, non ne era in grado. Così le presentai Cristo e alla fine, dopo tutto, mi disse che voleva invitare Cristo nella sua vita, e così pregammo insieme. E non dimenticherò mai quello che mi disse. Sono tornato a trovarla diverse volte ed un giorno mi disse: ‘John, posso dire onestamente, che sono felice che questo sia successo,’ ed io le chiesi: ‘Intendi l’incidente?’ e lei disse: ‘Sì, perché se non fosse successo non avrei mai conosciuto Cristo e non avrei avuto il perdono dei miei peccati”.

Vedete, questo è il bisogno più profondo. È il dolore più vero nella vita e quando Gesù disse: “I tuoi peccati ti sono perdonati”, soddisfò il suo bisogno nel modo più profondo. E, miei cari, questo è il messaggio del cristianesimo, è il perdono del peccato e dovete sapere che il nostro messaggio deve riguardare il peccato ed il perdono del peccato. La gente dice: ‘Oh, non dovresti parlare del peccato. È un pensiero negativo.’ È il messaggio del cristianesimo! E se non lo predichiamo lo prostituiamo. La Bibbia dice che gli uomini sono peccatori. Il peccato è la trasgressione della legge, 1 Giovanni 3:4. Il peccato è contaminante; ha sfregiato l’immagine di Dio ed ha macchiato l’anima. Il peccato ha piantato in noi l’immagine del diavolo, siamo diventati suoi figli. Il peccato è ribellione a Dio. Il peccato è ingratitudine grave verso Dio, il peccato è incurabile: “Può un leopardo cambiare le sue macchie?”, dice Geremia, “Solo allora anche voi, abituati come siete a fare il male, potrete fare il bene”, il peccato colpisce tutti gli uomini, “perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. Il peccato è profondo nel cuore ed anche l’uomo rigenerato continua a lottare contro il peccato. Il peccato domina la mente, perverte la volontà, macchia gli affetti, inquina il corpo. Il peccato porta le persone sotto il dominio del diavolo, porta le persone sotto il potere dell’ira di Dio. Il peccato assoggetta l’uomo all’infelicità, così che nasce per soffrire, come la favilla per volare in alto, è soggetto al nulla, in modo che non conosca la pace, affinchè sia condannato all’inferno.

Questo è vero per tutti, e visto che è così, la migliore notizia che si possa dare è che Dio può perdonare il peccato e di fatto perdona. E quest’uomo ne è la prova vivente, e quando Gesù disse: ‘I tuoi peccati ti sono perdonati,’ credo che in quel momento, nel suo grande cuore, ci sia stato un altro assaggio del Calvario, perché sapeva che l’unico modo in cui poteva di fatto perdonare il peccato di quell’uomo era di prenderlo su sè stesso. E quindi assaggiò l’amarezza e l’agonia della croce per tutto il corso della sua vita. Ogni volta che perdonava il peccato, sapeva bene che avrebbe dovuto soffrire la punizione che quell’anima indifesa si meritava. Quindi, fede e perdono.

La terza parola: furia, furia; “Ed ecco – versetto 3 – alcuni scribi – e Luca ci sta dicendo qui che c’erano anche dei farisei di Gerusalemme – pensarono dentro di sè – e Marco ci dice che prima dissero: ‘Chi può perdonare i peccati? Se non Dio! - ‘Costui bestemmia’” ora ascoltatemi, il primo uomo, lo storpio, voleva il perdono! E questi conclusero che era un bestemmiatore. Perché? Che differenza c’è? Non volevano anche loro esser perdati? No! Perché non hanno mai saputo di averne il bisogno, non volevano riconoscerlo. Proprio come la donna presa in adulterio che abbiamo visto insieme qualche Domenica fa. C’era la donna adultera e tutti i farisei, Gesù la perdonò, lei rimase e loro se ne andarono. La storia è sempre stata la stessa. Puoi predicare un messaggio sul perdono ed alcuni rimangono ed aprono il loro cuore a Cristo, mentre altri se ne vanno, non ne sono interessati. Non conoscono il bisogno. Non riconoscono il problema. Non sono disposti ad accettare il perdono. E invece di dire: ‘O mamma! Può perdonare il peccato, oh, la pressione della colpa del mio cuore stesso; Oh! L’inquinamento della mia anima, oh, conoscere questo perdono, magari!,’ non loro! Loro dissero: ‘Solamente Dio può perdonare il peccato,’ quest’uomo quindi, dicendo di perdonarlo, pretende di essere Dio e non è altro che un bestemmiatore.’ Vedete, per loro la bestemmia delle bestemmie era quella di affermare di essere Dio, dire di essere Dio! Attribuire a sè stessi cose che sono degne solamente di Dio è la bestemmia delle bestemmie. Ed hanno ragione sulla prima parte: solamente Dio può perdonare il peccato, su quello avevano ragione. Isaia 43:25, “Io, io, sono colui che per amor di me stesso cancello le tue trasgressioni”. Dio può perdonare la trasgressione e solo Lui. Avevano ragione su questo, ma si sbagliavano su Cristo, perché Lui era Dio. Notate il versetto 3: “Pensarono dentro di sè”, Marco dice: “Considerarono nel loro cuore”, non parlarono neanche, Gesù lesse i loro pensieri. E questo è un altro segno dell’onniscienza di Cristo, sapeva cosa c’era nel cuore del malato. Sapeva anche cosa c’era nella mente e nel pensiero di questi altri. Poteva leggere le menti, è Dio! E posso notare che quando dissero che era un bestemmiatore, quello iniziò ad alimentare il fuoco che poi alla fine li portò a crocifiggerlo? Guardate al versetto 3, lo accusano di bestemmia. Guardate al versetto 11: “I farisei, veduto ciò, dicevano ai suoi discepoli: ‘Perché il vostro maestro mangia con i pubblicani e con i peccatori?’”, lo stavano accusando di immoralità: ‘Va in giro con una brutta gente, di sua volta d’esser malvagio anche lui, dev esser un bestemmiatore immorale.’

Versetto 14: “Allora si avvicinarono a lui i discepoli di Giovanni e gli dissero: ‘Perché noi e i farisei digiuniamo, e i tuoi discepoli non digiunano?’” Qui lo accusarono di essere irreligioso: ‘Non segui la procedura normale religiosa. Sei un bestemmiatore. Sei immorale, sei irreligioso,’ ed il culmine si trova al versetto 34: “Ma i farisei dicevano: ‘Egli scaccia i demòni con l’aiuto del principe dei demòni’” – è anche un satanico. Ora stavano veramente iniziando ad agitarsi, la loro furia incominciò a crescere. Che contrasto! Oh mamma, che contrasto. Da una parte la fede ed il perdono; dall’altra il furore, e Cristo era lì nel mezzo. Ed è sempre così, gente, sempre! Cristo viene con un messaggio di amore, di grazia e di perdono e c’è chi lo riconosce, lo accoglie e ne gioisce e ci sono anche coloro che lo odiano, lo disprezzano e ne sono infuriati.

Quarta parola: forense, che significa ‘argomentazione.’ Gesù presenta un’argomentazione per ciò che ha fatto. Non difende sempre le sue azioni, ma qui si difende, perchè questo è a riguardo di una verità importante. Versetto 4: “Ma Gesú, conosciuti i loro pensieri, disse: ‘Perché pensate cose malvagie nei vostri cuori?’”, ‘Gesù conosciuti i loro pensieri,’ avete capito? La gente spesso dice: ‘Beh, Gesù non era mica Dio,’ beh, allora non so come facesse a conoscere i loro pensieri. Giovanni 2 dice che non aveva bisogno che qualcuno gli parlasse degli uomini perchè sapeva cosa c’era nel loro cuore. E solamente Dio conosce i pensieri. 1 Samuele 16:7 dice che il Signore guarda il cuore. 1 Re 8:39 dice: ‘Perché tu conosci il cuore di tutti.’ 1 Cronache 28:9, “Perché il Signore scruta i cuori e comprende tutte le immaginazioni dei pensieri”. Geremia 17:10, “Perché io, il Signore, scruto il cuore”. E poi in Ezechiele 11:5, “Io conosco le cose che ti passano per la testa, le conosco tutte”. Dio conosce ogni cosa che pensiamo e Gesù sapeva cosa stavano pensavano. E dice: ‘Perché pensate cose malvagie nei vostri cuori?’ Che cosa intendeva dire? ‘Perché mi volete morto?’ Un cuore malvagio è un cuore che trama un qualcosa contro Dio. In Atti 5, Anania e Saffira cercarono d’ingannare Dio. Pietro disse: ‘Perché Satana ha così riempito il vostro cuore da farvi mentire a Dio,’ nel capitolo 8, Simone cercò d’ingannare Dio. Un cuore empio è un cuore che trama contro Dio, ‘Perché state tramando?’ Non ha senso! ‘Perché pensate cose malvagie nei vostri cuori?’ E qui li denudò veramente.

Osservate la sua argomentazione nel versetto 5, “Infatti, che cos’è piú facile, dire: ‘I tuoi peccati ti sono perdonati,’ o dire: ‘Àlzati e cammina?’”. Che cos’è più facile? Beh, erano bloccati. Notate che non risposero. Non c’è risposta perché nessuna delle due è più facile, entrambe le cose sono impossibili per gli uomini, ma entrambe sono possibili per Dio. “che cos’è piú facile, dire: ‘I tuoi peccati ti sono perdonati,’ o dire: ‘Àlzati e cammina?’” Beh, loro sapevano che non potevano fare né l’uno né l’altro, ma Lui poteva farli entrambi. Lui poteva fare entrambe le cose con la stessa facilità divina. Entrambe le cose erano altrettanto facili per Lui. Dio non si affanna a far nulla, solo Dio può guarire e solo Dio può perdonare. E loro erano quelli che insegnavano che le malattiae e le infermità erano il risultato del peccato, e di conseguenza entrambe le cose erano inseparabili: Colui che poteva guarire le malattie poteva perdonare il peccato e colui poteva perdonare il peccato poteva guarire le malattie. Se ci riflettevano su era così perchè la loro stessa teologia glielo insegnava, e quindi disse: ‘Che cosa è più facile? Perdonare o guarire?’ E la risposta è che nessuno dei due perchè entrambe le cose sono impossibili per loro, sono impossibili! E quindi il Signore dice: ‘Guardate. Siete bloccati, però io posso, e se posso farne uno, posso anche fare l’altro e se posso fare l’altro non sono un bestemmiatore, sono Dio,’ erano in trappola! Sapevano che poteva guarire e quando disse: ‘È più facile perdonare?’ non potevano mica dire che lo era perchè non lo era! Solamente Dio poteva farlo così come solamente Dio poteva fare l’altro. Questo dimostra che il loro rifiuto era un rifiuto volontario contro la verità. Se Gesù aveva eliminato le malattie, le infermità, i demoni, le catastrofi e la morte, poteva certamente occuparsi del peccato.

C’è un altro modo interessante di guardare questo versetto; questo è dal punto di vista del “fare”, ma provate a guardalo dal punto di vista del “dire”. Lasciate che lo legga in un altro modo: ‘Perché cos’è più facile dire: ‘Ti siano rimessi i tuoi peccati,’ oppure dire: ‘Alzati e cammina’”? Ebbene, cos’è più facile fare? Nessuna delle due. Cosa è più facile dire? Beh, è più facile dire: ‘I tuoi peccati ti siano perdonati,’ non è vero? È più facile dire quello. Se qualcuno qui si avvicinasse io potrei dire: ‘I tuoi peccati ti sono perdonati.’ Sapete una cosa? Non si potrebbe dimostrare, giusto? È facile dirlo, ma se qualcuno dovesse presentarsi su una sedia a rotelle ed io dovessi dire: ‘Alzati e cammina,’ beh sarebbe piuttosto facile verificare che non ho il potere di farlo. Vedete, è più facile dire: ‘I tuoi peccati ti siano perdonati,’ perchè non bisogna fare altro che dirlo. Quindi, guardate cosa succede al versetto 6: “Ma, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità...” Perché dovevano sapere quello? Perchè è sulla terra che verrà il regno, non è vero? “Ma, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati: ‘Àlzati,’ disse allora al paralitico, ‘prendi il tuo letto e vattene a casa’” perché? Perché se avesse solamente detto: ‘I tuoi peccati ti sono perdonati,’ non avrebbero mai saputo se l’avesse veramente fatto. Ma visto che disse: ‘Alzati e cammina,’ ed il ragazzo si alzò veramente, e videro che aveva veramente l’autorità di fare quello, allora l’unica cosa che avrebbero potuto concludere è che Egli doveva aver perdonato i suoi peccati, perché le due cose sono indissolubilmente legate era una dimostrazione.

È come quando scacciò i demoni dai maniaci a Gadara e li mandò nei maiali, perché li mandò? Perché se avesse semplicemente detto ai demoni di andarsene nessuno avrebbe saputo veramente se se ne fossero andati o dove fossero andati. Ma quando videro duemila maiali fare un... stavo quasi per dire un tuffo a pesce, ma quando li vedero fare un tuffo da maiale giù dalla scogliera... non riuscite proprio ad immaginare un maiale fare un tuffo a pesce, non è vero? Ma quando videro duemila maiali scaraventarsi giù dalla scogliera e annegare nel mare, sapevano esattamente cos’era successo, che i demoni erano entrati nei maiali, il che dimostrava che aveva purificato gli uomini, e quindi qui è la stessa cosa, guarì come prova del suo potere di perdonare, ma il perdono era di fatto la radice e la malattia il sintomo. Se poteva fare l’uno, poteva fare anche l’altro. Qualsiasi impostore potrebbe dire: ‘Il tuo peccato è perdonato,’ in effetti, nel corso dei secoli alcuni hanno provato a dirlo: ‘I tuoi peccati sono perdonati, i tuoi peccati sono perdonati, sei assolto.’.. e così via. Ma Egli voleva accertarsi che non pensassero semplicemente che era un qualcosa che stesse solamente dicendo e quindi lo dimostrò. Facendo il visibile, manifestò il potere di fare l’invisibile. L’uomo fu guarito incidentalmente, come prova del fatto che Gesù poteva perdonare i peccati.

Questo ci porta alla quinta parola: forza, forza, una parola semplice, significa potere. Dice: ‘Essendosi alzato,’ dal greco dice, ‘Essendosi alzato, prese il suo letto e se ne andò a casa sua,’ ed il versetto 7 dice: “Si alzò e se ne andò a casa sua”. Riuscite a immaginare una cosa del genere? Lì c’erano i suoi quattro amici con la testa sul tetto, erano li che guardavano e la gente era lì che ascoltava; i farisei non dissero una parola. Nessuno parlò solo Gesù, era una scena drammatica, ma Lui lesse i loro cuori e li inchiodò al muro con la sua argomentazione, ed ora disse: ‘Ok, alzati e vai a casa, amico mio.’ Il ragazzo si alzò, arrotolò il lettino, prese il telaio e certamente una navata si creò dietro a quel ragazzo mentre se ne andò. E potete immaginare cosa successe quando uscì fuori ed i suoi quattro amici scesero dal tetto e lo incontrarono? Voglio dire, v’immaginate il tragitto di casa? Che potenza! Gesù ha il potere di perdonare il tuo peccato. Che è molto meglio di guarire le tue malattie, ma sappiamo che un giorno farà anche quello, non è vero?

E questo porta all’ultima parola: paura. E voglio che ascoltiate per bene, questa è l’applicazione più importante. Versetto 8: “Visto ciò, la folla fu presa da paura’ questa è la parola greca phobeo, phobos, da cui deriviamo il termine ‘fobia,’ paura. Ebbero paura e glorificarono Dio. Sapevano che Dio era lì, che Dio era in mezzo a loro e che aveva dato tale autorità agli uomini. A proposito, sapevano che Gesù era un uomo e questa è una grande affermazione sulla sua umanità. Sapevano che era un uomo, ma sapevano che Dio era in quell’uomo. Non credo che abbiano compreso la pienezza della kenosis, sono sicuro che non comprendevano tutto quello che l’incarnazione del Dio-uomo significava. Ma sapevano che Dio era lì e che aveva dato potere a quell’uomo ed avevano paura! Non è forse la stessa reazione che abbiamo testimoniato fin ora? Phobos, phobeo, un termine che ha diversi significati nel greco classico, ma quello più usato nel Nuovo Testamento è il concetto di ‘timore o riverenza,’ che cos’è? È il tipo di timore che si prova in presenza di qualcuno che è infinitamente superiore, il suo uso nel Nuovo Testamento ci dà la definizione stessa. Viene usato per la reazione dei discepoli quando videro Gesù camminare sull’acqua. Viene usato per la reazione dei discepoli quando placò la tempesta. Viene usato per la reazione delle persone dopo la guarigione di quest’uomo. Viene usato dopo la risurrezione del figlio della vedova a Nain. Viene usato dopo la guarigione degli indemoniati. Viene usato per il sentimento di Zaccaria quando vide l’angelo del Signore accanto all’altare ed è usato per gli spettatori quando Zaccaria recuperò la parola in Luca 1. È usato per i pastori quando udirono il canto degli angeli. Viene usato anche per le guardie del sepolcro quando l’angelo rimosse la pietra. Viene usato per le donne che tornavano a casa dopo aver visto la tomba vuota. Viene usato per i sentimenti degli uomini nel mezzo degli eventi sconvolgenti degli ultimi giorni in Luca 21.

Se ci si sposta nel libro degli Atti, il termine viene usato per descrivere i sentimenti nel cuore degli uomini quando videro i segni ed i prodigi e percepirono la potenza della Chiesa primitiva in Atti 3. Viene usato per descrivere la reazione del popolo alla morte di Anania e Saffira, viene usato per descrvere la sconcertezze dell’esorcista pagano ad Efeso in Atti 19; è paura, riverenza, timore di Dio. Miei cari, anche noi dovremmo avere timore di Cristo. La stessa parola è usata in Atti 9:31 e dice che la Chiesa deve camminare nel phobos, ‘nel timore del Signore,’ è essenziale che siamo in soggezione di Lui, lasciate che vi spieghi il perchè. Leggendo le epistole si vede, ad esempio, nei vangeli si vede la potenza ed il timore di Dio. In Atti si vede la potenza ed il timore di Dio e poi, man mano che le epistole si sviluppano, applicano quella stessa risposta al nostro comportamento; per esempio: è la fonte di una vita casta, 1 Pietro 3:2 dice che una vita casta dev essere accompagnata da - che cosa? – timore. È anche la fonte della santità. 2 Corinzi 7:1, ‘Perfezionando la santità nel timore di Dio.’ In 2 Corinzi 7:11, è ciò che porta al vero ravvedimento. In Filippesi 2:12, è la fonte della nostra vita cristiana, è l’operare la nostra salvezza con ‘timore e tremore.’ In Efesini 5:21, è la base del ministero reciproco, dell’amore reciproco, del rispetto reciproco e del servizio reciproco. In 2 Corinzi 5:11, è la forza motrice dell’evangelizzazione: “Consapevoli dunque del timore che si deve avere del Signore, cerchiamo di convincere gli uomini”. E quando discipliniamo e purifichiamo la Chiesa, in 1 Timoteo 5:20, lo facciamo pubblicamente affinché il resto tema.

Questo timore, questo phobos, questo timore reverenziale di Dio, è la sostanza da cui deve scaturire tutto il comportamento cristiano. Essi glorificarono Dio e dovremmo farlo anche noi, ma lo fecero perché lo temettero, lo riverirono ed erano in soggezione della sua presenza e questa è la risposta giusta. Spero che anche voi abbiate questo timore di Cristo. Quindi Gesù perdona il peccato e questo è il più grande messaggio che possiamo offrire. Posso solo dirvi che spero che abbiate anche voi questo perdono. Quando la folla si divise, c’erano quelli che erano stati perdonati e quelli che erano furiosi. Non ci dice nulla dell’altro gruppo, ma c’erano anche loro, quelli che erano volubili, videro la cosa e se ne andarono. Cristo offre il perdono, cancella tutto il passato, lava tutti i peccati, qui la parola è plurale, passato, presente, futuro, la più grande notizia che possiate mai ricevere, ed è disponibile anche per voi. Preghiamo.

Mentre le vostre teste sono chinate, giusto per un breve momento, Ellen Gilbert, una poetessa americana contemporanea, scrisse queste parole:

Come un uccello che segue un’ala spezzata,

sono tornata a casa da Te;

a casa da un volo e da una libertà

che non era mai destinata a me.

Ed Io, che ho conosciuto spazi lontani,

ed il calore feroce del sole,

chiedo solo il riparo delle Tue ali,

ora che il giorno è finito.

Come un uccello che segue un’ala spezzata,

Sono tornato a casa...

Oh stringimi ancora una volta al Tuo cuore,

e proteggimi dal mio passato.

Questo è il perdono e questo è ciò che Cristo offre. La nostra sala di preghiera sarà aperta dopo il congedo tra un attimo. Si trova alla mia destra, all’ingresso, lì ci sono dei consulenti, c’è del materiale gratuito e se anche tu sei come un uccello con un’ala spezzata che ha volato in una libertà che non desideri, e desaideri avvicinarti al Signore e far sì che Lui ti protegga dal tuo passato, Lui è disponibile a farlo, se ti presenterai con uno spirito rotto e contrito come quest’uomo: Ed guarirà la tua anima. Questa è la sua promessa. Ed un giorno guarirà anche il tuo corpo nella pienezza del Suo regno.

Padre, anche noi ti preghiamo, per questo giorno pieno, preghiamo che tu possa stabilire nel profondo del nostro cuore queste verità. Aiutaci a dimenticare ciò che era solamente umano e a ricordare ciò che venne da Te. Portaci di nuovo insieme questa sera per condividere e ascoltare la Tua parola e ti preghiamo di attirare anche ora nella sala di preghiera coloro che ne hanno tanto bisogno. Fà si che questa sia una settimana di ringraziamento speciale e che possiamo essere grati per il perdono dei peccati. Nel nome di Cristo, preghiamo. Amen. Dio vi benedica.

FINE

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