Apriamo la nostra Bibbia insieme al decimo capitolo di Matteo, Matteo capitolo 10. In questa meravigliosa esperienza dello studio continuo del Vangelo di Matteo, siamo arrivati al capitolo 10. Il capitolo comincia con una presentazione dei dodici discepoli e poi prosegue parlando del loro primo mandato nel ministero. Però prim'ancora di entrare in merito al come il Signore li ha equipaggiati e mandati, abbiamo considerato chi sono. E, come contesto, lasciate che legga dal versetto 1 fino alla prima parte del versetto 5. Parlando del Signore, dice: “Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire qualunque malattia e qualunque infermità. I nomi dei dodici apostoli sono questi: il primo, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo d'Alfeo e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, quello stesso che poi lo tradí. Questi sono i dodici che Gesú mandò",
Ora, questa è la quarta parte della nostra serie sugli uomini del Maestro, e stiamo osservando questi individui che il nostro Signore ha scelto e mandato a predicare il Regno, a guarire, a scacciare i demòni. Abbiamo scoperto, credo, che è affascinante notare che, nonostante ciò che tradizionalmente si pensa di loro, erano uomini molto comuni, molto simili a noi. Molto lontani da quella santità che potremmo immaginare appartenesse loro in modo quasi ultraterreno. Proprio per introdurre i nostri pensieri di questa mattina, questa settimana stavo leggendo una citazione di Henry Drummond, che era uno scrittore, un predicatore, che ha scritto quel piccolo libro, “La cosa più grande del mondo”, su Prima Corinzi 13.
In un’occasione, mentre si trovava in Inghilterra, fu invitato a parlare in un club molto esclusivo, snob, di alta classe, nel West End di Londra. Al suo arrivo trovò tutti i membri presenti e tutto era pronto per il suo messaggio. E iniziò il suo discorso con questa verità molto provocatoria: “Signore e Signori, la quota d’ingresso nel regno dei cieli è nulla. Tuttavia, la quota annuale è tutto”, ora, quegli uomini in quel club sapevano bene cosa fossero le quote annuali e le quote d’ingresso; era così che erano entrati. Fu un’introduzione ben formulata. Ed è proprio così nel regno di Dio: la quota d’ingresso è nulla, è un dono gratuito. La quota annuale è tutto.
Ora, in questa serie tratta da Matteo 10, stiamo guardando a uomini che erano disposti a pagare tutto. Erano disposti ad arrivare al sacrificio estremo. Erano disposti a voltare le spalle alla loro professione, al loro stile di vita, alle loro case, alle loro scelte personali, per seguire Gesù Cristo. Questi dodici diedero tutto. Lasciarono le loro reti, i loro banchi delle imposte, i loro coinvolgimenti politici, le loro attività, completamente impegnati a seguire Gesù Cristo ovunque li avrebbe condotti. E permettetemi di suggerirvi che erano pochi tra molti che invece non erano così disposti.
Guardate con me per un momento al capitolo 6 di Giovanni, e voglio darvi un contrasto dal quale, credo, il messaggio di questa mattina scaturirà con un significato più profondo. Ora, Gesù aveva molti che lo seguivano. Anzi, moltitudini innumerevoli lo seguivano. Erano attratti dal suo magnetismo personale, erano attratti dalla potenza di ciò che diceva e dal senso di verità e convinzione che suscitava nei loro cuori. Erano attratti dalla sua capacità di compiere miracoli, segni e prodigi. Erano affascinati da lui e da ciò che diceva e faceva. E così, ovunque vedete Gesù, vedete questa massa di persone che lo segue. Ora, tutte queste persone, in un certo senso, potevano essere classificate come discepoli, perché la parola greca mathētēs significa semplicemente “colui che impara”. Erano lì ad assorbire, a imparare da lui. La parola in sé non dice nulla riguardo al loro impegno. È per questo che il capitolo 10 di Matteo inizia parlando di dodici discepoli e, un versetto dopo, li chiama apostoli. Prima erano discepoli, cioè apprendisti; poi furono mandati quando dimostrarono di aver imparato le loro lezioni. Ma non tutti furono mandati, perché non tutti erano disposti a imparare tutte le lezioni.
A titolo di esempio, guardate il versetto 26 di Giovanni 6. È mattina; è la mattina dopo quel giorno in cui Gesù aveva sfamato i cinquemila uomini, oltre alle donne e ai bambini. Quando spunta il giorno, vede la stessa folla tornare di nuovo. Voglio dire, perché no? Hanno ricevuto una cena gratis; perché non tornare per una colazione gratis? E così sono tutti lì, e Gesù dice loro al versetto 26: “In verità, in verità vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e siete stati saziati”. In altre parole, sta dicendo loro: il vostro interesse per me non è soprannaturale; non è perché avete visto la mano divina di Dio. Non è perché avete visto miracoli che parlano di una dimensione divina. È perché avete mangiato e vi siete riempiti. In altre parole, state vivendo su un piano totalmente fisico, e la vostra attrazione verso di me riguarda il cibo gratis e le guarigioni fisiche. Versetto 27, smettete di affannarvi, dice, “per il cibo che perisce, ma impegnatevi per il cibo che dura in vita eterna”. In altre parole, dovete uscire dal piano fisico ed entrare in quello spirituale. Dovete lasciare la dimensione naturale per quella soprannaturale. Dovete preoccuparvi più dell’eternità che del tempo, più del cielo che della terra. Erano attratti da lui per ciò che vedevano e che riguardava la loro vita fisica, senza pensare davvero allo spirituale. E così, lui non li accetta a quel livello e li spinge oltre.
Scendendo al versetto 53, stesso giorno, stessa folla, stesso contesto. E di nuovo dice loro: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi”. In altre parole, quando pensate alla vita, non pensatela a livello fisico; pensatela a livello spirituale e riconoscete che, se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue, non avete vita sul piano spirituale. Il versetto 54 dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo”, quello reale, alēthēs, autentico, “e il mio sangue è vera bevanda”. Il tipo più vero, cioè quello spirituale, “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui”. Ora, questa è un’affermazione straordinaria. Che cosa sta dicendo? È semplice, in realtà. Non sta parlando di mangiare fisicamente la sua carne e bere il suo sangue. Sarebbe cannibalismo; chiunque lo sa. Sta facendo un’analogia e sta dicendo: non potete venire a me semplicemente per soddisfare desideri fisici; dovete accogliere tutto di me. Mi prenderete su questa base: tutto o niente. Sta semplicemente dicendo: dovete accogliermi completamente, come se mi steste assimilando. Tutto ciò che sono, tutto ciò che dico, tutto ciò che faccio.
Volevano cibo gratis e miracoli, ma non erano interessati a prendere veramente Gesù Cristo per tutto ciò che era. Guardate il versetto 60: “Molti dunque dei suoi discepoli”, apprendisti, “avendo udito queste cose”, nella sinagoga lì a Capernaum, “dissero: ‘Questo parlare è duro. Chi può ascoltarlo?’” Ora, alcuni dicono che questo significhi che non lo capivano; io non sono d’accordo. Penso che lo capissero benissimo. La parola “duro” è sklēros: rigido, inflessibile. E stanno dicendo: questa è un’affermazione inaccettabile, offensiva, impossibile da accettare. Non stanno dicendo che è difficile da capire. È rigida, senza compromessi, inflessibile, assoluta, decisa. Gesù sta dicendo: io soltanto, io solo posso darvi la vita, e dovete accogliere me, tutto di me, per avere quella vita. E loro stanno dicendo: non possiamo accettarlo, non possiamo sopportarlo. Vedete, i falsi discepoli — e vedete se non è vero, pensateci bene — i falsi discepoli rifiutano le parole di Cristo. Prendono solo ciò che si adatta al loro stile di vita. Ecco perché oggi ci sono così tante persone che vogliono salire sul carro, vogliono identificarsi con Gesù, vogliono dire di essere nati di nuovo, magari portare una croce al collo o un simbolo del pesce sull’auto. Vogliono parlare di Gesù, ma quando cominci a indirizzarli verso i comandi espliciti della Bibbia, non sono interessati. I falsi discepoli, alla fine, accetteranno solo ciò che si adatta ai loro desideri e al loro stile di vita, e scarteranno il resto.
Non gli piacque ciò che disse, e lo avevano capito. E come risultato, Gesù disse al versetto 61: “Questo vi scandalizza?” Non dice: siete confusi? Dice: questo vi scandalizza? E usa il verbo skandalizō. Questa parola aveva a che fare con un bastoncino in una trappola: mettevano l’esca sul bastoncino, l’animale arrivava, e quel bastoncino lo faceva scattare, e la trappola lo uccideva. Che cosa sta dicendo? Sta dicendo: quando vi ho sfamati andava bene, quando vi ho guariti andava bene. Avevamo qualcosa. Ma quando ho detto: o tutto di me o niente, questo ha ucciso il nostro rapporto? Ha messo fine a ciò che c’era tra noi? È stato quello una trappola che ha spento ogni possibilità di relazione? È finita lì?
E in effetti fu così; scendete al versetto 66: “Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro”, indietro dove? Semplicemente indietro, alla loro vita di prima, “e non andavano più con lui”. Perché? Troppo, troppo era richiesto, troppo era preteso. Non erano interessati a un impegno totale. Si tirarono indietro. Cibo gratis? Ottimo. Guarigione? Fantastico. Impegno? Non interessa. Versetto 67: “Gesù disse allora ai dodici”. Ascoltate, dopo che tutti se ne sono andati, sapete chi è rimasto? Dodici uomini. Quello che sto cercando di mostrarvi è questo: non sono semplici accompagnatori; questi dodici sono quelli che hanno calcolato il costo, hanno perseverato, hanno pagato il prezzo quando tutti gli altri se ne sono andati. E disse loro: “Volete andarvene anche voi?” E questo in inglese non si capisce bene; bisogna vedere il greco. È una forma che si aspetta una risposta negativa. In altre parole, Gesù disse: “Non ve ne andrete anche voi, vero?” Pietro parla a nome del gruppo e dice: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Poi Gesù fa notare che anche tra loro uno è un diavolo. Ma il punto è questo: la folla era ferma al livello superficiale, fisico; Pietro dice: noi siamo andati oltre, guardiamo alla verità spirituale, ti riconosciamo come il Messia, il Figlio del Dio vivente. Hai capito, Pietro.
Ora, perché vi ho portati a quel passo? Tornate a Matteo 10, perché, cari, voglio che capiate che questi uomini di cui stiamo parlando in questo capitolo sono uomini che hanno preso una decisione. Hanno superato il punto di non ritorno. Hanno fatto un impegno totale. Seguiranno Gesù Cristo, mangiando la sua carne e bevendo il suo sangue, e pagando qualunque prezzo ci sia da pagare. Impegno. Vi ricordate quel discepolo che se ne andò perché voleva seppellire suo padre? Vi ricordate quello che se ne andò perché voleva salutare i suoi parenti? Il discepolo che se ne andò perché voleva comodità? Questi non sono di quel tipo. Questi hanno preso un impegno e ne hanno pagato il prezzo. Questo è il meglio del meglio. Perché dico questo? Perché sto per presentarvi tre uomini di cui non sappiamo assolutamente nulla. E almeno, se non sappiamo altro, dovremmo sapere questo: hanno preso un impegno, giusto?
Perché quando consideriamo nomi oscuri — e oggi considereremo Giacomo, figlio di Alfeo; Lebbeo, soprannominato Taddeo; e Simone lo Zelota — almeno, se non sappiamo nulla di loro, la tendenza è quella di considerarli un po’ di seconda categoria, messi da parte, quasi dei ritardatari. Quando invece la realtà è che avevano preso lo stesso impegno di Pietro e di tutti gli altri: hanno superato il punto di non ritorno in un’obbedienza totale e completa a Cristo.
Ora, ci siamo posti una domanda, e la domanda che ci siamo posti è questa: che tipo di persone usa Dio nel suo servizio speciale? Quando il Signore è andato a scegliere delle persone, che tipo ha scelto? E abbiamo trovato risposte interessanti, vero? Ha scelto di tutto, ogni tipo di persona. Voglio dire, abbiamo visto che il Signore può prendere praticamente qualsiasi tipo di materiale grezzo e usarlo per l’avanzamento del suo glorioso regno eterno. Longfellow poteva prendere un pezzo di carta senza valore, scriverci sopra una poesia, e renderlo immediatamente degno di migliaia di dollari. Quello è genio. Rockefeller poteva firmare il suo nome su un foglio e renderlo degno di milioni. Quella è ricchezza. Lo Stato può prendere un pezzo di metallo, metterci sopra un’aquila, farne una moneta e darle un valore di venti dollari. Un meccanico può prendere materiale del valore di cinque dollari e trasformarlo subito in qualcosa che vale cinquecento dollari; e quello si chiama abilità. Un artista può prendere una tela da pochi centesimi, dipingerci sopra, e farla valere migliaia di dollari. E Gesù Cristo può prendere una vita senza valore, peccatrice, lavarla nel sangue, metterci il suo Spirito, e farne una benedizione — e questo si chiama santificazione. Ed è questo il lavoro del Signore: prendere materiale grezzo e usarlo.
C’è una chiesa a Strasburgo. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu bombardata insieme a molte altre chiese. Le persone che frequentavano quella chiesa entrarono dopo il bombardamento per vedere cosa fosse rimasto della loro amata chiesa, e scoprirono che l’intero tetto era crollato. Al centro della chiesa c’era una bellissima statua di Cristo con le mani tese, scolpita secoli prima da un grande artista. Era un’opera molto importante per la chiesa e, quando tornarono e videro che l’edificio era crollato, con loro sorpresa notarono che la statua era ancora in piedi. Tuttavia, una delle travi era caduta proprio sulle mani, spezzandole entrambe. Gli abitanti della città corsero da uno scultore che viveva lì e gli dissero: saresti disposto a rifare le mani della nostra statua? Ed egli si offrì di farlo gratuitamente. Propose la cosa ai responsabili della chiesa e fu indetta una riunione. Dopo la riunione uscirono per comunicare all’artista che avevano rifiutato la sua offerta. Il motivo era che ritenevano che la statua senza mani sarebbe stata la più grande illustrazione possibile del fatto che Dio compie la sua opera attraverso il suo popolo, e che le uniche mani che ha sono le loro. Così la statua rimase senza mani.
In un senso molto reale, è proprio così. Gesù Cristo sceglie mani umane, e a volte sembrano le mani più deboli, quelle con meno potenziale di successo. E mentre abbiamo osservato gli apostoli, credo che siamo rimasti colpiti dalla loro mancanza di qualifiche. Infatti, non c’è un’agenzia di selezione del personale al mondo che avrebbe scelto anche solo uno di questi uomini. Non erano all’altezza, secondo gli standard del mondo.
Il primo gruppo aveva alcuni leader piuttosto forti, Giacomo e Pietro; e alcuni uomini davvero amanti degli altri, Andrea e Giovanni. E il secondo gruppo — ci sono uomini molto validi: Filippo, Bartolomeo, Tommaso e Matteo. Ma Giacomo, figlio di Alfeo, Lebbeo e Simone lo Zelota? Chi li ha mai sentiti? Volete sapere una cosa? La Bibbia non dice nulla su di loro. Alcuni di voi staranno pensando: questo significa che possiamo andare via? No. Perché anche se la Bibbia non dice nulla su di loro, ho qualcosa da dirvi io su di loro. Ora, questo è il gruppo meno intimo. Ricordate? Vi ho detto che appaiono sempre negli stessi gruppi: quattro, quattro e quattro. Ogni volta che viene data la lista dei dodici — e compare quattro volte nella Scrittura — i nomi appaiono sempre negli stessi gruppi di quattro, e si allontanano progressivamente in termini di intimità con Cristo. Ma sono tutti meravigliosamente scelti dal Signore, hanno tutti predicato il Regno, hanno tutti insegnato le verità del Regno, hanno tutti guarito i malati e scacciato i demòni. Sono stati il primo gruppo di predicatori del Regno dopo Cristo stesso, e regneranno su troni governando le dodici tribù d’Israele nel millennio. Voglio dire, sono straordinari per ciò in cui il Signore li ha trasformati.
Che cosa abbiamo imparato su di loro, in termini del tipo di persone che il Signore usa? Beh, usa leader forti, dinamici, coraggiosi come Pietro, che prendono iniziativa, pianificano, affrontano. Usa anime umili, gentili, discrete come Andrea, che senza cercare visibilità portano le persone a Cristo dietro le quinte. Usa uomini zelanti, appassionati, ambiziosi, inflessibili, orientati al compito, anche un po’ insensibili come Giacomo, che finiscono per essere martiri precoci. Usa persone amorevoli, sensibili, attente agli altri, fiduciose, credenti, intime, ricercatrici della verità come Giovanni. Usa uomini scettici, analitici, metodici, lenti a credere, poco brillanti, senza visione, pessimisti, insicuri come Filippo. E userà perfino un uomo con pregiudizi nel cuore, ma che cerca la verità, è onesto, aperto, lucido e profondamente arreso come Natanaele. E userà un emarginato, un esattore disonesto, un traditore, l’uomo più odiato della sua società come Matteo, che sa di essere un peccatore e cerca il perdono — e lo trasformerà in un uomo mite, umile, silenzioso, che ama gli ultimi della società e ha una grande fede in Cristo.
E ora, l’ultimo gruppo, e per questa mattina considereremo questi tre: Giacomo, Lebbeo e Simone. Per primo, Giacomo, figlio di Alfeo. C’è una famosa frase negli Apocrifi che potrebbe adattarsi qui. Dice: “Celebriamo ora gli uomini famosi”. Beh, se dovessimo farlo, Giacomo figlio di Alfeo non sarebbe nella nostra lista. Non finirebbe mai in un “Who’s Who”. Non sarebbe mai ospite in un talk show televisivo. Non gli verrebbe mai chiesto di scrivere la prefazione di un libro o di pregare a una conferenza, e non verrebbe mai intervistato da una rivista cristiana. Giacomo figlio di Alfeo — chi è? Sapete cosa dice la Bibbia di lui? Assolutamente nulla. Esatto, nulla. Solo il suo nome. E aveva un nome importante. Immagino che abbia sofferto un po’, perché c’era Giacomo figlio di Zebedeo, un uomo energico, un “figlio del tuono”, come lo chiama la Bibbia. E poi c’era Giacomo, il fratello del Signore; e poi c’era Giacomo figlio di Alfeo. Non ha scritto nulla, non ha detto nulla, non ha chiesto nulla, non ha fatto nulla che sia registrato nella Bibbia. Infatti, in Marco 15:40 è chiamato Giacomo il mikros, il piccolo, piccolo Giacomo. Sapete chi era il grande Giacomo? Il grande Giacomo, figlio del tuono. Il piccolo Giacomo… era semplicemente il piccolo Giacomo.
La parola mikros significa fondamentalmente piccolo di statura. Potrebbe indicare che era fisicamente piccolo. Può anche significare giovane d’età. Potrebbe voler dire che era piccolo e giovane. Può anche significare che aveva poca influenza. Quindi era piccolo, giovane e poco influente. Io penso che probabilmente fosse tutte e tre queste cose, ed è per questo che gli diedero quel soprannome: piccolo Giacomo. Giacomo il minore, come lo chiama Marco. Se fosse stato più anziano di Giacomo figlio di Zebedeo, probabilmente non lo avrebbero chiamato mikros, perché avrebbe creato confusione; lo avrebbero chiamato Giacomo il maggiore o il più anziano. Quindi probabilmente era più giovane. E se fosse stato di grande statura, probabilmente non lo avrebbero chiamato piccolo Giacomo. E se avesse avuto grande influenza, probabilmente non lo avrebbero soprannominato piccolo Giacomo; magari gli avrebbero dato un nome legato alla sua influenza, come “Giacomo il coraggioso” o qualcosa del genere. Quindi è molto possibile che fosse semplicemente un giovane di bassa statura, senza una personalità particolarmente forte.
Sapete, per me è incoraggiante che il Signore non dipenda dalle superstar, vero? La gente dice: “Oh, se solo quella persona diventasse cristiana, immagina cosa succederebbe”. Rimarreste sorpresi da quello che mi dicono, “Sto pregando che Bob Hope diventi cristiano, perché se Bob Hope diventasse cristiano, puoi immaginare cosa succederebbe?” Volete sapere una cosa? È una bella preghiera. Mi piacerebbe vederlo diventare cristiano, ma il regno di Dio non avanzerà più velocemente con lui a guidare la parata rispetto a chiunque altro.
Perché Dio non dipende da questo. Giacomo figlio di Alfeo siederà su un trono a regnare su una delle tribù d’Israele nel millennio — e cosa sapete di lui? Nulla. Non sapete nulla di lui. Qual è il punto? Che la potenza è di Dio, giusto? Non di Giacomo. La Bibbia non dice nulla su di lui. La sua opera, la sua personalità, niente. Il suo segno distintivo è l’anonimato, e penso che sia bello che il Signore abbia inserito qui un uomo completamente sconosciuto. È il più sconosciuto di tutti. Non ha fatto domande, non ha detto nulla, non sappiamo nulla di lui. Può darsi che sia stato semplicemente ubbidiente tutto il tempo e che non ci fosse molto da dire su questo. Voglio dire, Pietro compare spesso, ma di solito in modo negativo. Giacomo non compare mai; forse era semplicemente sempre al posto giusto.
Oh, c’è una piccola tradizione su di lui. I primi padri della chiesa dicono che predicò in Persia. La Persia è l’antico Iran, e che portò il vangelo di Gesù Cristo in quella terra, ma si rifiutarono di ascoltarlo predicare e lo crocifissero. Mi chiedo come sarebbe il mondo oggi se l’Iran avesse ascoltato il vangelo, predicato da Giacomo, figlio di Alfeo. Forse non avrebbe avuto un’eredità legata alla religione musulmana. Il Signore usa persone comuni per compiere cose straordinarie. Soldati silenziosi e sconosciuti. Pensavo tra me e me, riflettendo su questo uomo, a Ebrei capitolo 11, dove dice: “E che dirò ancora?” Versetto 32, “Il tempo mi mancherebbe per parlare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti”. Questi nomi li conosciamo. E poi: “i quali, per fede, conquistarono regni, operarono giustizia, ottennero promesse, chiusero la bocca dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, da deboli furono resi forti”. E poi continua: “Donne ricevettero per risurrezione i loro morti; altri furono torturati, non accettando la liberazione; altri ancora subirono scherni e flagelli, catene e prigioni; furono lapidati, segati in due, messi alla prova, uccisi di spada”, e così via, e così via. Persone senza nome, senza nome, senza nome, che morirono per la loro fede, e poi dice: “di cui il mondo non era”, cosa? “degno”. Io non conosco nemmeno i nomi di queste persone.
Posso aggiungere solo una nota interessante su Giacomo? Alfeo è un nome comune. Anche Giacomo lo è. Ma c’è un altro discepolo che aveva un padre chiamato Alfeo, ed è Matteo. Secondo Marco 2:14, Matteo è chiamato Levi — Levi o Matteo, la stessa persona — e dice: “Levi”, Marco 2:14, “figlio di Alfeo”. C’è una remota possibilità che Giacomo fosse fratello di Matteo.
Posso parlarvi dal cuore per un momento? Gli apostoli — e lo vedete, e mi sta diventando sempre più chiaro mentre passo attraverso questa serie — gli apostoli ci dimostrano che, nell’opera del Regno, non è mai davvero l’operaio il punto centrale. Non è mai l’operaio. Non credo di aver mai capito davvero, prima, cosa intendesse Paolo quando disse: “Che cos’è dunque Apollo? E che cos’è Paolo? È Dio che fa crescere”. Prima Corinzi 3. L’operaio non è nulla. Tanto che il Nuovo Testamento non si concentra nemmeno su questi uomini. Voglio dire, non dice: voi persone, la cosa importante è studiare questi dodici uomini. Vogliamo che capiate la loro carriera, il loro stile, il loro metodo, i loro mezzi. La Bibbia non prende il miglior predicatore e vi espone il suo metodo omiletico. La Bibbia non prende quello che era il miglior guaritore, o il più efficace in qualcosa. Non tratta nemmeno di questo. L’unica volta in cui gli apostoli sono menzionati nella Scrittura è quando si incrociano con Cristo per uno scopo preciso. Lui è il centro. Non c’è mai una deviazione. Non avete alcun resoconto della carriera di nessun discepolo. Non avete il resoconto della carriera di nessun apostolo, perché non sono loro il punto. Lo strumento umano è irrilevante per Dio. Può usare l’asina di Balaam, se necessario. Può far gridare le pietre, se necessario. Lo strumento umano non è il punto. Non dovete essere particolarmente brillanti intellettualmente o dotati: non è questo il punto. La Bibbia non tratta mai questo. Il focus è sempre su Gesù Cristo, e queste persone entrano ed escono dalla scena, e di solito fanno domande sciocche.
Forse avete letto la storia dell’uomo che dipinse il grande quadro dell’Ultima Cena. Chiamò un suo amico e gli disse: voglio che tu lo guardi, ho finito, dimmi cosa ne pensi. L’amico lo osservò e gli disse: “Devo dirti una cosa. Quelle coppe che hai dipinto sulla tavola sono le cose più magnifiche che abbia mai visto”. L’amico rimase senza parole quando l’artista prese un pennello e della vernice e coprì tutte le coppe, dicendo: “Ho fallito, perché volevo che vedessi Cristo. Tu hai visto le coppe”. È una cosa meravigliosa essere un vaso adatto all’uso del Maestro, ma non è lì che deve essere l’attenzione. Credo che una delle grandi tragedie del cristianesimo nel nostro tempo e nel nostro contesto sia proprio questa: vediamo le coppe, non vediamo Cristo. Siamo orientati alle personalità, studiamo i metodi e i mezzi degli uomini, invece di sperimentare la potenza di Dio. E penso che parte dell’impotenza della chiesa derivi proprio da questa mentalità delle superstar cristiane. Non è questo il punto; Cristo è il punto.
Così il Signore usa un piccolo uomo oscuro, sconosciuto, senza fama. Avrebbe potuto vantare di essere fratello di Matteo, ma passa silenziosamente, inosservato, attraverso il racconto evangelico. Eppure, senza dubbio, fu un potente predicatore con un impegno profondo, profondissimo, usato da Dio. E un giorno potrete leggere voi stessi il resoconto celeste e scoprire tutto ciò che la Bibbia non dice.
E il secondo? Versetto 3: “Lebbeo, soprannominato Taddeo”. E se guardate in Luca 6:16 e Atti 1:13 — non serve che lo cerchiate — scoprirete che aveva un terzo nome: Giuda, figlio di Giacomo. E in un punto è chiamato Giuda, non l’Iscariota. Anche Giuda era un nome comune. Significa “Yahweh guida”, e molte persone a quel tempo chiamavano così i loro figli: Dio guida. Questo è Giuda. Probabilmente questo era il suo nome proprio, e poi ricevette i nomi Lebbeo e Taddeo, come spesso accade con soprannomi. Taddeo è una parola interessante. Viene da una radice ebraica, thad, che ha a che fare con il seno materno. E, fondamentalmente, Taddeo significa “figlio del seno”, e probabilmente riflette il fatto che Taddeo era il più piccolo della famiglia. Era comune avere famiglie numerose. Taddeo era il più piccolo, era il “bambino”. Avete presente una madre che dice: “Voglio presentarti il mio bambino”, e poi ti giri e vedi un uomo alto quasi due metri? Questo è il mio bambino. Beh, è il più piccolo della famiglia, l’ultimo, giusto? Il figlio del seno. È probabilmente un modo affettuoso per dire “il più piccolo”. E così, per la sua famiglia era il bambino. Era il figlio teneramente amato, probabilmente in modo speciale da sua madre.
E poi era chiamato anche Lebbeo. Anche questo potrebbe essere un soprannome e deriva dalla radice ebraica leb, che significa cuore. E significa “figlio del cuore”. E un figlio del cuore era qualcuno con un grande cuore, e questo spesso era legato al coraggio. Così, la sua famiglia lo vedeva come il loro bambino, e può darsi che i discepoli, o altri che lo conoscevano, lo abbiano soprannominato Lebbeo, perché questo rifletteva il suo coraggio. Potrebbe essere stato un uomo coraggioso. Ora, non possiamo essere certi di queste cose, ma è possibile che, dal punto di vista di sua madre, fosse il tenero bambino, mentre dal punto di vista dei suoi amici fosse un uomo di grande coraggio. Anche lui è avvolto nell’anonimato. Non finirebbe neanche lui in un “Who’s Who”. Ma fece una domanda molto importante, ed è l’unica volta che lo incontriamo nella Scrittura. Giovanni 14. Guardate con me rapidamente, e lo vedremo brevemente. Gesù sta parlando la notte prima del suo processo, e dice al versetto 21: “Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Questa è un’affermazione incredibile. Potreste sedervi, guardarla, pensarci e meditarci per ore. Se osservi i miei comandamenti, dimostri di amarmi. È questo che dice, in sostanza. Posso sapere chi mi ama: sono quelli che mi ubbidiscono. Puoi dire di amare Dio e amare Cristo, ma se non ubbidisci, quella dichiarazione è una menzogna. Chi osserva i miei comandamenti è colui che mi ama, “E chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò e mi manifesterò a lui”. È un’affermazione estremamente importante. Dio può manifestarsi solo a un cuore che lo ama. Ecco perché le persone nel mondo non conoscono Dio. Ecco perché non riescono a percepire la verità: perché non amano Dio. Deve esserci amore verso Dio, una disponibilità a ubbidire, e allora Dio si manifesta. Il punto è questo: Dio si manifesta solo a un cuore che lo ama. Avete capito? Solo a quelli che lo amano egli si manifesta.
Ora, la parola “manifestare” fa scattare questo pensiero, e Giuda, Lebbeo, Taddeo risponde al versetto 22: “Giuda gli disse”, non l’Iscariota, un altro Giuda, Giuda figlio di Giacomo, “Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?” Tu stai dicendo che solo quelli che ti amano ti vedranno e ti conosceranno, e che ti manifesterai solo a loro. Come puoi manifestarti a noi e non al mondo? Cosa intende? Beh, sta pensando a una manifestazione esteriore. Vedete, era entrato tra gli apostoli come molti altri, pensando a un regno terreno, a un dominio terreno, al rovesciamento di Roma, con la grande aspettativa di stabilire il regno sulla terra. E sta dicendo: come potresti mai realizzare la speranza messianica, come potresti stabilire il regno sulla terra, come potresti regnare sul trono di Davide, come potresti dimostrare chi sei — e il mondo non vederlo? Come potrebbe accadere una cosa del genere?
E potrebbe esserci anche un’altra sfumatura nella sua domanda. Potrebbe anche dire: perché pensi di manifestarti solo a noi? Voglio dire, questo gruppo di nessuno. Se sei il Messia, e questo è il momento, perché mostrarti solo a noi? È il mondo che il Messia deve governare. È una buona domanda. Perché non tutti dovrebbero vederti? Se è il momento del regno, allora facciamolo partire! E forse qui si intravede un po’ di quel coraggio per cui era conosciuto. Andiamo fino in fondo, Signore. Il mondo intero deve saperlo. Perché vuoi mostrarti solo a noi? Ma vedete, non aveva capito, e così il Signore risponde ancora: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui”. E ripete lo stesso principio. Il punto è questo: Giuda, Lebbeo, Taddeo — le uniche persone che mi percepiranno sono quelle che mi amano, tutto qui. E versetto 24: “Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che udite non è mia, ma del Padre che mi ha mandato”. In altre parole, chi non mi ama non capisce ciò che dico e non riconosce che viene da Dio. Sta dicendo: la manifestazione è limitata alla ricezione. È come una stazione radio: puoi trasmettere il segnale, ma finché non accendi il ricevitore non puoi riceverlo.
Robert Louis Stevenson una volta citò Thoreau e, in una citazione interessante, disse che Thoreau aveva affermato in un’occasione: “Ci vogliono due persone per dire la verità: una che la dice e una che la ascolta”. È vero, “Egli è venuto in casa sua, ma i suoi”, cosa? “non lo hanno ricevuto. Era nel mondo, il mondo è stato fatto per mezzo di lui, ma il mondo non lo ha conosciuto”. Il dio di questo mondo ha accecato le loro menti; la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato le tenebre. Vedete, i ricevitori non sono accesi, e Gesù sta dicendo: posso manifestarmi solo a chi riceve. Sono così contento che abbia fatto quella domanda, perché è una verità straordinaria da conoscere, non è vero? Sono così contento che Gesù abbia potuto rispondere. Era una domanda penetrante. Quest’uomo aveva davvero riflettuto. Riflette una tipica visione ebraica del regno, cioè che fosse un regno terreno, letterale, reale. È esattamente ciò che credevano i Giudei, e lui non riusciva a capire come si potesse instaurarlo senza che tutti lo sapessero. Riflette anche, credo, umiltà. Perché lo diresti a noi e non al mondo intero? Perché limitarti solo a noi? Quindi vedete in lui alcune qualità ammirevoli.
Uno scrittore ha detto che si potrebbe prendere un inno di Charles Wesley, strapparlo da un innario, gettarlo per strada e lasciarlo lì. Un cane passerebbe, lo annuserebbe e non significherebbe nulla per lui. Poi magari passerebbe il netturbino, lo raccoglierebbe e lo getterebbe nella spazzatura. Oppure una persona attenta all’ordine della strada potrebbe dire: oh, questo rifiuto, e toglierlo con cura. O ancora, qualcuno molto materialista potrebbe raccoglierlo pensando: meglio prenderlo, potrebbe essere il titolo di proprietà di qualcosa. Un uomo di lettere potrebbe prenderlo e dire: ah, Charles Wesley, che uomo letterario! Che splendida espressione poetica. Poi potrebbe arrivare una persona spirituale, raccoglierlo e riceverne una benedizione nell’anima. Il foglio era lo stesso, ma la differenza stava in come veniva ricevuto. Così è anche nel mondo. Solo coloro i cui cuori sono purificati dall’amore e camminano nell’ubbidienza conosceranno la manifestazione di Dio. Credo che questo fosse il tipo di persona che era Taddeo. Così vediamo che il Signore usa persone oscure come Giacomo figlio di Alfeo e Taddeo, Lebbeo, Giuda. Non finirebbero in un “Who’s Who”, ma regneranno nel millennio.
A proposito, la tradizione della chiesa primitiva ci dice di Taddeo che era straordinariamente dotato della potenza di Dio per guarire i malati. E un certo re in Siria, di nome Abgar, sentì parlare di lui ed era malato, e mandò a chiamare Taddeo perché lo guarisse. E lungo la strada guarì centinaia di persone in tutta la Siria, e quando finalmente giunse dal re, guarì il re e gli annunciò il vangelo; e la leggenda dice che il re divenne cristiano. Questo gettò il paese in un tale caos che un nipote apostata del re fece arrestare Taddeo, lo imprigionò e lo fece martirizzare: fu ucciso in Siria. Se prendete un vecchio libro di storia della chiesa su Taddeo, vedrete che ogni discepolo ha un simbolo, e il simbolo di Taddeo è una grande clava, perché la tradizione dice che fu ucciso a colpi di bastone. Fedele al suo Signore.
Infine, l’ultimo nome per questa mattina: Simone, lo Zelota. Ora, ascoltate bene perché lo dirò molto rapidamente. Nella vostra Bibbia forse trovate la parola “Cananeo”, che è una traslitterazione infelice del termine greco Kananaios, che è stato associato geograficamente a Canaan. Ma non è così. Deriva da una radice, qanna, che significa essere geloso o zelante per la legge. In Luca è chiamato Simone lo Zelota, zēlōtēs, ed è semplicemente un altro modo di dire la stessa cosa: Simone, l’uomo pieno di zelo. E può darsi che fosse effettivamente legato a un gruppo del giudaismo chiamato gli Zeloti, e che quando divenne discepolo non cambiò nome; probabilmente continuò a manifestare lo stesso zelo ardente e appassionato che aveva prima. C’erano quattro gruppi principali nel giudaismo: i farisei, che erano i più rigorosi, i fondamentalisti, legalisti; poi i sadducei, che erano i liberali; poi gli esseni, che erano i mistici, gli asceti, i monaci nelle grotte; e poi gli zeloti. Questi erano il gruppo politico, erano terroristi, guerriglieri, briganti. Andavano in giro saccheggiando, incendiando e uccidendo. Un sottogruppo tra gli zeloti era chiamato Sicarii, da sicae, pugnale: erano assassini. Si erano ribellati al dominio romano. In effetti, le loro radici risalgono al periodo dei Maccabei. Che portassero già quel nome o no, non possiamo esserne certi. Ma da quel periodo, quando i Giudei guidati da Giuda Maccabeo si ribellarono al potere greco, nacque un atteggiamento rivoluzionario, un impegno a difendere il patto di Dio, come si vede anche in 1 Maccabei.
E sembra che da lì sia nato un approccio politico violento che più tardi venne identificato come quello degli zeloti. Trovarono un leader ai tempi del Nuovo Testamento, di nome Giuda — un nome, come detto, molto comune — e sotto questo Giuda di Galilea iniziarono atti sediziosi che si diffusero ovunque. Se poteste vedere il contesto storico mentre leggete il Nuovo Testamento, vedreste piccoli focolai di ribellione ovunque, guidati dagli zeloti, che i Romani cercavano di spegnere come piccoli incendi. Uccidevano qua e là, saccheggiavano, incendiavano, facevano tutto ciò che potevano. Molto simile a ciò che vediamo oggi in Medio Oriente con azioni di guerriglia.
Per molti anni il paese era stato governato da un re idumeo, non giudeo, di nome Erode il Grande. Quando Erode morì, divise il suo territorio tra tre figli: Filippo, che prese le regioni nord-orientali; Antipa, che prese la Galilea; e Archelao, che prese la Giudea e la Samaria. Archelao si dimostrò incapace e fu sostituito da un governatore romano: così entra in scena Pilato. Ma in mezzo a tutta questa instabilità politica, con poteri che si spostavano e si scontravano, la fiamma degli zeloti cominciò a divampare sotto la guida di Giuda. Alla fine, i Romani uccisero Giuda, ma non riuscirono a eliminare gli zeloti, che continuarono le loro attività. Portavano avanti quella che chiamavano una guerra santa. Giuseppe Flavio dice che credevano fosse una guerra santa. Saccheggiavano, incendiavano, depredavano, uccidevano. È molto possibile che Simone fosse un membro degli zeloti. È chiamato Simone lo Zelota. Era un terrorista coinvolto nella guerriglia.
Può essere interessante sapere che erano così anti-romani da non esitare a uccidere un romano, ma anche così radicali che, se qualcuno del loro stesso popolo — persino un altro giudeo — si mostrava favorevole a Roma, lo assassinavano. Alla fine, nel 70 d.C., i Romani decisero di porre fine a tutto questo e distrussero Gerusalemme. Giuseppe Flavio, nelle sue “Antichità”, dice che la causa principale della distruzione di Gerusalemme fu proprio l’attività degli zeloti. I Romani, stanchi di combattere queste continue rivolte sparse ovunque, decisero di eliminare tutto il sistema. Distrussero Gerusalemme nel 70 d.C., poi avanzarono e massacrarono la popolazione in centinaia di città della Galilea. Devastarono la nazione, e gli zeloti erano la spina nel fianco che aveva portato a tutto questo.
Dopo il 70 d.C. emerse un altro leader degli zeloti, di nome Eleazar, che continuò le razzie. Ne rimanevano pochi, ma continuavano a muoversi ovunque facendo ciò che avevano sempre fatto. Alla fine trovarono un rifugio dove nascondersi: Masada. Da lì uscivano per le loro azioni di guerriglia. Questo avviene dopo il tempo di Simone. Ricordate come finì tutto? I Romani conquistarono Masada, e gli zeloti, pur di non cadere nelle mani del loro odiato nemico romano, si suicidarono. Giuseppe Flavio, nella “Guerra giudaica”, racconta che Eleazar radunò il popolo e fece un discorso infuocato, esortandoli a uccidere le proprie mogli e i propri figli, e poi a togliersi la vita. E lo fecero. Abbracciarono le loro mogli, baciarono i figli, e poi iniziarono quell’opera terribile. Morirono in 960. Solo due donne e cinque bambini riuscirono a salvarsi nascondendosi in una grotta. Oggi Masada è stata in qualche modo idealizzata, ma quelli non erano semplici giudei: erano terroristi politici, e preferivano morire piuttosto che lasciarsi prendere dai Romani. Tale era la profondità del loro odio.
Ora, un uomo come Simone, per unirsi a loro, doveva essere un uomo con una passione straordinaria, una capacità enorme di zelo. E potete immaginare che doveva essere una vera fiamma quando si trattava dell’opera del Signore. Ha trovato un capo migliore, e una causa più grande. È elencato — notate — è elencato proprio prima di quale nome? Giuda Iscariota. È interessante per me, ma probabilmente andavano insieme. Forse erano in coppia. Quando uscivano a due a due, magari erano lui e Giuda, perché Giuda aveva lo stesso tipo di orientamento politico, non è vero? E può darsi che siano arrivati sulla stessa base, allo stesso livello, pensando: beh, questo Gesù potrebbe davvero favorire la nostra causa. E Simone avrebbe potuto essere il traditore, e oggi dareste ai vostri figli il nome Giuda, non Simone. Ma Simone credette e fu trasformato. Giuda no, e così nessuno dà più quel nome.
Simone divenne un uomo di Cristo. Pensate quanto doveva essere straordinario per lui andare d’accordo con Matteo, che riscuoteva le tasse per il governo romano. Mi chiedo se ogni tanto non abbia avuto qualche piccola tensione con Matteo. Beh, il Signore usa ogni tipo di persone non qualificate, vero? Può usare te e me.
Voglio concludere con questa illustrazione. C’era un violinista da concerto che voleva dimostrare un punto molto importante, così affittò una grande sala in una città e annunciò che avrebbe tenuto un concerto suonando un violino da 20.000 dollari. La sala si riempì di appassionati di violino. Salì sul palco e suonò in modo magnifico, e il pubblico applaudì entusiasticamente. Lui si inchinò, ricevette gli applausi, poi gettò il violino a terra e lo calpestò fino a distruggerlo. La gente rimase sconvolta. Poi uscì dal palco. Il direttore di scena venne fuori e disse: “Signore e Signori, per rassicurarvi, quello era un violino da 20 dollari. Ora tornerà a suonare quello da 20.000”. E sapete una cosa? Non riuscirono a percepire la differenza, e lui dimostrò il suo punto. Non è lo strumento; è l’artista, giusto? Ora, amici, diciamolo chiaramente: la maggior parte di noi è, nel migliore dei casi, un violino da 20 dollari, giusto? Nel migliore dei casi. Ma oh, quale musica può trarre da noi il Maestro. Preghiamo.
Padre, Ti ringraziamo per la Tua Parola che ci parla attraverso la vita di queste persone sconosciute. Ti ringraziamo perché hanno un posto speciale per sempre. Che li vedremo regnare nel Tuo regno, che passeremo l’eternità con loro, e scopriremo tutte le verità non dette riguardo ai loro ministeri meravigliosi e potenti. Signore, aiutaci a capire che il focus non è mai sullo strumento umano, ma solo su di Te, e quanto questo sottolinea il fatto che dobbiamo operare nella potenza di Dio, non nella nostra forza. Liberaci dalla stoltezza di vedere le coppe invece di vedere Cristo. Padre, riportaci qui di nuovo questa sera mentre apriamo la Tua Parola e consideriamo il servizio spirituale e ciò a cui ci hai chiamati. Imprimi queste verità profondamente nei nostri cuori, fa’ che vediamo ciò che Tu puoi fare con una vita semplice per la Tua gloria. Grazie per questo tempo insieme. Nel nome di Cristo, amen.
FINE
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