Arriviamo ora al tredicesimo capitolo di Matteo. Confido che abbiate la vostra Bibbia pronta, la mente aperta ed il cuore disponibile al Signore, perché ci sono cose meravigliose, meravigliose, che Dio ci mostrerà mentre considereremo la seconda parabola di Matteo 13. Ed è una parabola sul giudizio, una parabola sul giudizio.
Per mettere in moto i nostri pensieri, dobbiamo ricordarci che il Signore è il Re della terra. Il Signore Gesù Cristo è il sovrano di questa terra. Così come l’Antico Testamento ci dice che Dio è il Re dell’universo, che la terra appartiene al Signore con tutto ciò che essa contiene, che l’Altissimo domina sul regno degli uomini, così anche noi affermiamo che Gesù Cristo è il Re di questa terra. Ed all’interno di quel regno, il Signore Gesù, ovviamente da a Satana una certa misura di libertà. Dà ai peccatori una certa misura di libertà, e tuttavia, al di sopra di tutto, Egli è comunque il Re, Egli continua a regnare.
Ogni fase della storia umana, dunque, manifesta qualche aspetto della sovranità di Gesù Cristo, della sovranità di Dio nel mondo. Non esiste alcun periodo della storia in cui il regno di Dio non sia all’opera sulla terra. Dio esercita il Suo governo sulla terra attraverso degli uomini. In principio, Dio esercitò il Suo governo sulla terra attraverso Adamo. Adamo era il Suo rappresentante. Adamo era, se vogliamo dirlo così, il Suo vice-reggente. E poi vennero i patriarchi, attraverso i quali Dio esercitò il Suo governo. Poi i monarchi, poi i sacerdoti ed i profeti, ed infine il Signore Gesù Cristo incarnato.
E poi, in un senso molto reale, Dio ha esercitato la Sua volontà ed il Suo governo attraverso gli apostoli che, nei primi anni della chiesa, insieme a Gesù Cristo, furono il mezzo stesso attraverso cui Dio portò la rivelazione agli uomini riguardo al Suo regno. E verrà un tempo futuro in cui Dio porterà di nuovo il Suo governo sulla terra, esercitato attraverso il vivente, esaltato, glorificato Signore Gesù Cristo incarnato; ed è ciò che noi conosciamo come il regno millenario. E poi, infine, la terra ed il cielo saranno uniti nel regno eterno, quando il regno universale ed il regno mediato sulla terra diventeranno una sola e medesima cosa.
E la Bibbia delinea in modo molto chiaro tutti questi aspetti del governo di Dio sulla terra. E ce n’è ancora uno che abbiamo tralasciato in questo rapido riepilogo, ed è il periodo che va dal rigetto di Cristo fino al ritorno di Cristo, l’epoca in cui viviamo noi. Anche questo è governato da Gesù Cristo. Anche questa è una forma del Suo regno.
Il Nuovo Testamento la definisce la forma misteriosa del regno, quella che non era stata vista nell’Antico Testamento. Quella che non era stata rivelata nell’Antico Testamento. Quel periodo che non era realmente delineato, ma che ora, attraverso l’insegnamento del Nuovo Testamento del nostro Signore e, in particolare, attraverso l’insegnamento ampliato dell’apostolo Paolo, è stato chiaramente definito per noi. Noi stiamo vivendo in quell’epoca.
Gesù, in Matteo 13, ci dice come sarà. Egli definisce per noi, attraverso sette parabole, il carattere, l’estensione, il valore ed il compimento di questo periodo conosciuto come la forma misteriosa del regno. Dio sta esercitando il Suo governo sulla terra attraverso la Sua chiesa, attraverso i credenti abitati dallo Spirito Santo. Ora, i discepoli non vedevano questo periodo di tempo, proprio come non lo vedevano nemmeno i profeti dell’antichità.
Così, quando arrivò il Messia, pensarono immediatamente che avrebbe stabilito il Suo regno. E quando avesse stabilito il Suo regno, subito tutti i ribelli e gli increduli sarebbero stati distrutti, la santità avrebbe riempito la terra, la giustizia avrebbe riempito la terra, ed il regno sarebbe stato esattamente come i profeti dell’antichità avevano predetto. E così erano continuamente interessati al regno, al suo carattere, alla sua potenza ed al suo compimento finale.
Perfino dopo che Gesù morì sulla croce, continuavano ad essere curiosi riguardo al regno. In fondo, era praticamente tutto ciò di cui Egli parlava loro. Prima della Sua morte parlava del regno, e dopo la Sua resurrezione parlava ancora del regno. E questo li portò a chiederGli, nel primo capitolo degli Atti al versetto 6: “Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?”. È questo il momento? “Ed Egli rispose loro: “Non spetta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla propria autorità”“. Non è affar vostro.
Erano sempre preoccupati riguardo al regno. Egli disse: “Non spetta a voi saperlo”. Ma l’angelo disse: “Questo Gesù, che vi è stato tolto ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo”. Il regno verrà, dissero, ma non verrà nella sua pienezza finché Egli non ritornerà. Il regno che state aspettando, il regno di gloria, di giustizia e di assoluta santità, il regno in cui il Signore Gesù governa con una verga di ferro e non tollera alcun male, quel regno pienamente annunciato dai profeti, aspetta il Suo ritorno.
Ma nel frattempo, nel frattempo, esiste una forma del regno, e quella forma viene descritta come il mistero. Ora, penso che questo fosse molto difficile da comprendere per i discepoli. Perché loro non vedevano questo. Vedevano soltanto il compimento pieno e glorioso. Ora, ricordate l’ultima volta: qui in Matteo 13 Gesù comincia a raccontare loro delle parabole per aiutarli a comprendere la natura di questo periodo intermedio nel quale viviamo. E non è ancora terminato, perché Cristo non è ancora tornato.
E comincia a descriverlo loro, e la prima cosa che dice è una parabola sui terreni. E disse loro che esistevano quattro tipi di terreno: il terreno duro e resistente, nel quale il seme non penetrava neppure; poi c’era il terreno roccioso, dove il seme scendeva un poco, germogliava per un certo tempo, e poi moriva perché non aveva profondità; poi c’era il terreno spinoso, o pieno di erbacce, dove il seme cadeva, iniziava a crescere, ma veniva soffocato dalle spine e dalle erbacce che occupavano quel terreno; ed infine c’era il terreno buono, dove c’era vero frutto.
E Gesù sta dicendo una cosa straordinaria. Sta dicendo: “In questa forma del regno, non tutti credono, non tutti sono autentici, non tutti portano il frutto della giustizia”. Ora, posso soltanto aiutarvi a comprendere — e probabilmente nemmeno del tutto — quanto devastante dovesse essere questa verità per i discepoli. Loro non avevano mai concepito una simile forma del regno, un regno misto, un regno in cui il bene ed il male venissero tollerati insieme. Non vedevano questo.
Vedevano un regno di giustizia, un regno di santa gloria, dove gli increduli sarebbero stati giudicati severamente, puniti, eliminati, distrutti. Vedevano, per usare l’espressione di Barclay, “una nuova ed immacolata umanità portata all’esistenza nel regno, mentre i nemici vengono distrutti”. Così, dopo aver ascoltato la prima parabola, probabilmente avranno pensato fra sé e sé: “Dunque ci saranno tre tipi di persone che rigettano ed un solo tipo di terreno autentico e fruttifero. Che cosa succederà a quelli che rigettano?
E riesco quasi ad immaginarli mentre pensavano a quei farisei blasfemi del capitolo 12 che accusavano Gesù di essere da Satana: “Che cosa farai a loro? Che cosa succederà a quelli che rigettano? Li colpirai? Li spazzerai via?” E avevano delle buone ragioni per pensarlo, perché senza dubbio avevano ascoltato l’insegnamento uscito dalla bocca di Giovanni Battista, il quale diceva: “Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco”, ed il fuoco è simbolo di giudizio, “Egli ha in mano il suo ventilabro, pulirà interamente la sua aia, raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile”.
Ed ecco Giovanni Battista, l’immediato precursore di Gesù Cristo, e nemmeno lui vede questo periodo intermedio. Ecco il precursore immediato che dice: “Quando Egli arriverà, ci sarà fuoco, ci sarà il bruciamento di tutta la pula, e soltanto il frumento sarà conservato”. Perciò è del tutto evidente che avrebbero pensato così. E tutto questo, inoltre, si basava sui profeti dell’Antico Testamento. Ascoltate soltanto alcuni passi scelti dai profeti; li citerò rapidamente, quindi annotate i riferimenti se volete conservarli.
Isaia capitolo 2. Mentre Isaia contempla il regno, dice: “Avverrà, negli ultimi giorni, che il monte della casa del SIGNORE si ergerà sulla vetta dei monti e sarà elevato al di sopra dei colli; e tutte le nazioni affluiranno ad esso. Molti popoli vi accorreranno e diranno: “Venite, saliamo al monte del SIGNORE, alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie e noi cammineremo per i suoi sentieri”“. E poi il versetto 4: “Egli giudicherà fra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli”. Così, nelle parole di Isaia, vedono la legge di Dio, la Parola di Dio e la giustizia di Dio dominare la terra. Tutti che accettano la legge di Dio, e giudizio e rimprovero per coloro che la rigettano.
Nel capitolo 11 di Isaia, al versetto 3, quando verranno il Messia ed il regno, è detto: “Non giudicherà dall’apparenza, né darà sentenze stando al sentito dire; ma giudicherà i poveri con giustizia e farà sentenze eque per gli umili del paese. Colpirà il paese con la verga della sua bocca e con il soffio delle sue labbra farà morire l’empio. La giustizia sarà la cintura delle sue reni”. In altre parole, giustizia, sterminio, distruzione e devastazione degli empi.
Ora, se andate a Geremia 31, trovate nelle parole di Geremia lo stesso tipo di profezie. Nel capitolo 31, versetto 33, quando il Signore verrà a stabilire il Suo regno con Israele, farà un patto. Egli dice: ““Metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore; io sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo. Nessuno istruirà più il suo compagno o il proprio fratello dicendo: ‘Conoscete il SIGNORE!’ poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande”, dice il SIGNORE, “Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò del loro peccato”“. E così Geremia dice sostanzialmente la stessa cosa: sarà un regno di giustizia, un regno di gloria, un regno di virtù, un regno di santità.
Nel capitolo 20 di Ezechiele, questo profeta dice la stessa cosa: “Vi farò uscire di mezzo ai popoli e vi radunerò dai paesi nei quali siete stati dispersi, con mano potente, con braccio steso e con ira riversata”. E questa è l’ira, versetto 38: “Eliminerò di mezzo a voi i ribelli e quelli che si sono rivoltati contro di me”. Ora, questi sono solo esempi. Lo ritrovate anche nel capitolo 14 di Zaccaria.
Le profezie convergono tutte nel dire che quando verrà il Messia, Egli sarà il Re, stabilirà un regno, eliminerà gli empi, eliminerà i ribelli, rimprovererà gli increduli e stabilirà la giustizia su tutta la faccia della terra. Tutti crederanno; tutti cammineranno nella Sua legge. E così il problema immediato dei discepoli è questo: “Ascolta, se tre categorie di persone in questo mondo non crederanno, le spazzerai via immediatamente? È questo il momento?” Ed è molto probabile che in Atti 1:6, quando dissero: “Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?”, in realtà stessero dicendo: “È questo il momento in cui spazzerai via gli increduli? È questo il tempo del loro giudizio devastante?” Questo è veramente ciò che stavano chiedendo. E così, il Signore ha bisogno di spiegare loro che cosa farà degli increduli che si trovano sulla terra durante questa forma misteriosa del regno.
E lo fa nella seconda parabola. Risponde alla loro domanda: “Che cosa accadrà agli increduli durante questa epoca?” E quella parabola comincia al versetto 24 di Matteo 13. E, ancora una volta, vi confesso che il Signore Gesù Cristo, con infinita onniscienza — ed è quasi ridondante dirlo, ma non conosco altro modo per enfatizzarlo — racconta una storia semplice, la cui verità è assolutamente infinita. Voglio dire, la mia mente stava esplodendo. Non riuscivo nemmeno a stare dietro a me stesso.
Mi veniva un grande pensiero, e non appena lo afferravo, subito un altro lo spingeva via, e credo che non riuscirò mai più a recuperarli. Probabilmente ho perso i pensieri migliori. Arrivavano così velocemente e con tale forza. C’è così tanto in questa parabola, ed io ne sfiorerò appena la superficie. Ma guardiamo a tre cose: la narrazione, l’interpretazione e l’applicazione. E non abbiamo bisogno di uno schema più elaborato di questo, perché la storia si sostiene da sola.
Versetto 24: “Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: “Il regno dei cieli è simile a un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo”“. Ora, questa è dunque una parabola riguardante il regno dei cieli. E questa espressione è sinonimo di regno di Dio, il regno governato da Dio dal cielo. Quale forma del regno? La forma misteriosa. Ma, in un certo senso, va persino oltre questo. Infatti, ciò che viene insegnato in questa parabola era vero nel passato, ed sarà vero anche durante il regno millenario. Quindi si tratta di una prospettiva piuttosto ampia.
Ma è una parabola sul governo di Dio sulla terra durante questo periodo, ed Egli lo paragona ad un uomo che seminò buon seme nel suo campo. Ora, quest’uomo è il proprietario del campo, il suo campo. Tenetelo bene a mente. Non sta prendendo in prestito il campo. È il suo campo. E semina buon seme; non un seme mediocre, o ordinario, ma buon seme, seme davvero buono. Ora, questa era una cosa molto comune in quella parte del mondo. I contadini della Galilea aravano i loro campi, eliminavano tutte le erbacce, e, se erano agricoltori saggi, dissodavano tutte le zone rocciose affinché il seme potesse attecchire bene e portare frutto.
E quest’uomo fa proprio questo: semina buon seme nel suo campo. Seme ricavato dal raccolto precedente, il migliore del seme per il raccolto di quell’anno. Poi, al versetto 25: “Ma mentre gli uomini dormivano...” E questo indica che aveva una squadra che lo aiutava. Doveva essere un uomo benestante. Aveva parecchie persone che lo aiutavano nella semina, e stavano dormendo. Non perché fossero pigri, ma perché era notte. E un uomo che lavora duramente ha il diritto ed il privilegio di godersi il proprio sonno. E così, durante la notte, “venne il suo nemico e seminò della zizzania...”, letteralmente zizania.
Loro la conoscevano come loglio, che è il termine più comune per indicarla, più che “zizzania”, “Seminò del loglio in mezzo al grano...” e l’espressione “in mezzo” nel greco è molto forte; voglio dire che lo sparse dappertutto “e poi se ne andò”. Ora, potreste chiedervi: “Che cosa sta facendo quest’uomo?” Beh, il testo ci dice che era un nemico. E uno dei modi migliori per rovinare il raccolto di un uomo è riempire il suo campo di erbacce. Potreste dire: “Succedeva spesso?” Abbastanza frequentemente da indurre il governo romano ad emanare una legge contro questa pratica, stabilendo una determinata punizione per chi lo faceva.
Era davvero un ottimo modo per rovinare il vostro vicino: riempirgli il campo di erbacce. Ed è esattamente ciò che fece questo nemico. Poi sparì nella notte. Se ne andò. Era un uomo subdolo, che agiva di nascosto e nel segreto, e fece una cosa terribile. A proposito, quella parola greca ha una sorta di equivalente ebraico. Secondo alcuni, zizanion è associata al termine ebraico zanah, che significa commettere fornicazione. E così questa pianta arrivò ad essere conosciuta come “grano bastardo”.
E la sua caratteristica sorprendente è che non si distingue dal grano. Sembra esattamente uguale fino a quando la spiga non giunge a maturazione. E così, pieno d’invidia, amarezza, rabbia ed odio, quell’uomo dissemina il campo. E il versetto 26 dice: “Quando l’erba fu nata ed ebbe fatto frutto, allora apparve anche la zizzania”. Ad un certo punto della crescita divenne evidente che quella non era grano.
“I servi...” — uomini che senza dubbio lavoravano per il padrone — “andarono a dirgli: “Signore, non hai seminato buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?”“. Ora, loro sono sconvolti. E non sarebbero stati sconvolti se ci fossero stati soltanto alcuni ciuffi di loglio, perché era comune in quella zona. È un’erbaccia simile all’erba, e cresce dove vuole. Non si sarebbero stupiti se ce ne fossero stati alcuni, perché c’erano sempre un po’ di erbacce nel raccolto da dover gestire. Ma erano sconvolti perché il campo ne era pieno.
Ed egli disse: “Un nemico ha fatto questo”, versetto 28. E così i servi, desiderosi di proteggere il raccolto, il loro padrone e anche il proprio sostentamento, dissero: “Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?”. Ora possiamo riconoscerla, perché le spighe sono mature e possiamo vedere la differenza. Persino il colore era diverso; ormai erano di un grigio ardesia. E così dissero: “Possiamo distinguerla, attraverseremo il campo e la strapperemo via”.
“Ma egli disse: “No...”“. Erano così fitte nel campo, e così vicine al grano, che disse: “Rischiate, raccogliendo la zizzania, di sradicare insieme ad essa anche il grano; quindi non fate nulla”. Versetto 30: “Lasciate che tutte e due crescano insieme fino alla mietitura; e al tempo della mietitura dirò ai mietitori: “Cogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; ma il grano raccoglietelo nel mio granaio”“. Ora, questa è la narrazione. Una storia molto semplice, facile da comprendere. Ma che cosa significa? Beh, questo è ciò che i discepoli volevano sapere.
Guardate il versetto 36. Più tardi, dopo aver raccontato nel mezzo un paio di altre parabole, arriva il momento di spiegarle. E, come apprendiamo dagli altri Vangeli, Egli spiegò loro tutte le parabole, perché da soli non avrebbero potuto comprenderle pienamente. Ma il versetto 36 dice: “Allora Gesù, lasciata la folla, tornò a casa...” Ora, questo è estremamente importante. Lasciò la folla. Perché lo fece? Tornate al versetto 10. Quando Gesù iniziò a parlare in parabole, i discepoli Gli dissero: “Perché parli loro in parabole?”, “Ed Egli rispose loro: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato”“.
Perché? Beh, a motivo dei versetti da 13 a 15. Non credono, non vedono, non odono, non comprendono. Il loro cuore si è fatto insensibile, le loro orecchie sono diventate dure, i loro occhi ciechi. In altre parole: poiché non credono in Me, io non spiegherò loro la verità, ed è per questo che parlo in parabole, “Ma a voi...” — dice ai versetti 16 e 17 — “...è dato conoscere queste cose. Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché odono”. E voi comprenderete.
Così li porta in disparte dagli altri, soltanto i discepoli; ritornarono nella casa. Quale casa? La casa dalla quale erano usciti. Molto probabilmente la casa di Simon Pietro a Capernaum. Tornarono nella casa. I discepoli si avvicinarono e dissero: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”. Volevano capire quella. Ora sono di nuovo nella casa, soltanto quegli apostoli, e Marco 4:10 dice: “con quelli che erano intorno a lui insieme ai dodici”, cioè coloro che credevano. Quindi gli unici presenti erano i credenti. Sono gli unici a ricevere la spiegazione. Ed è proprio così. Dio rivela la Sua verità soltanto ai Suoi, ed Egli risponde alla loro domanda.
Ora, notate la domanda che pongono. Sono loro ad identificare la parabola, non Lui. Egli non le dà un titolo; sono loro a farlo. Il titolo che le attribuiscono è: la parabola della zizzania. Così capirono che quello era l’elemento principale. Capirono che la storia riguardava quelle cose che non appartenevano al campo e che, alla fine, sarebbero state bruciate. Lo capirono. Era quello l’aspetto al quale attribuivano maggiore importanza. E così, dopo essersi riuniti ed aver posto la domanda, il Signore risponde. E avevano davvero bisogno di una risposta, a causa della confusione riguardo alla forma del regno nella quale stavano vivendo.
Sapete quale sarebbe stata la loro reazione, giusto come nota a margine? Se aveste detto loro: “Ora ascoltate, abbiamo questi tre terreni che non credono e questo unico terreno che invece è autentico; che cosa volete fare dei tre terreni?” Io so che cosa avrebbero risposto. E posso perfino immaginare chi lo avrebbe detto: Giacomo e Giovanni. E sapete che cosa avrebbero detto? “Fa’ scendere fuoco dal cielo e consumali!” Come faccio a sapere che avrebbero detto questo? Perché lo avevano già detto una volta. Vedete, reagivano all’incredulità in quel modo.
Ed era una sorta di zelo apparentemente giusto, “Bruciali, Signore!” E pensavano di avere ottime basi per dirlo. Giovanni Battista aveva detto che quando Egli fosse venuto, avrebbe fatto proprio questo. Vi è mai capitato di sentirvi così riguardo al mondo incredulo? “Dio, spazzali via”. Ecco dove si trovavano nel loro modo di pensare, “Dio, abbiamo un’idea grandiosa: bruciali tutti e dacci il regno”. Facciamola finita una volta per tutte. E così avevano bisogno di un po’ di aiuto. Perciò Egli spiega loro che cosa accadrà alla zizzania, a quelli che non sono grano.
Guardiamo ora l’interpretazione, al versetto 37, “Egli rispose loro: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo”“. Ora, chi è il Figlio dell’uomo? Cristo. Cristo è il Figlio dell’uomo. È il titolo che Egli usa più comunemente per Sé stesso. In effetti, usa questo titolo più di qualunque altro per riferirsi a Sé stesso. E, a dire il vero, nel Nuovo Testamento quell’espressione viene usata da qualcun altro riferita a Lui soltanto una volta. Tutte le altre volte è Lui stesso ad usarla per Sé. E la usa perché Lo identifica nella Sua incarnazione. Lo identifica nella Sua umanità.
Lo identifica come Colui che partecipa realmente alla nostra vita. Lo identifica come tutto ciò che un uomo dovrebbe essere, l’uomo perfetto. Lo identifica come il secondo Adamo, il rappresentante della razza umana. È il Suo termine unico legato all’incarnazione. Ma è anche un titolo messianico. In Daniele 7:13 il Messia viene chiamato Figlio dell’uomo. Così, con quel titolo, Egli si identifica come il Messia, Dio incarnato. È un titolo meraviglioso.
I Giudei sapevano che si trattava di un titolo messianico, e lo sappiamo da Luca 22:69. Gesù, davanti al Sinedrio, disse: “D’ora in poi il Figlio dell’uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio”. Ed essi dissero: “Tu dunque sei il Figlio di Dio?”. Egli disse di essere il Figlio dell’uomo, e loro capirono che stava dicendo di essere il Figlio di Dio. Dovevano sapere che “Figlio dell’uomo” era un riferimento messianico. E così vediamo che il seminatore è il Signore Gesù Cristo. È Lui il contadino che semina il seme.
Ora, che cosa ci insegna questo? Ci sono delle lezioni qui; e riceveremo delle lezioni man mano che procediamo. Ci insegna che il Signore sta seminando del seme. Dove? Nel Suo campo. Nel Suo campo. Ora, se notate, al versetto 38 è detto che il campo è il mondo. Quindi il Signore sta seminando il seme nel mondo. E lasciatemi aggiungere subito che il mondo è il Suo campo. Gli appartiene. Egli è sovrano. Egli è monarca. Egli è il Re della terra.
Tiene nelle Sue mani il titolo di proprietà, anche se non ne ha ancora preso pienamente possesso come farà in Apocalisse 6, quando aprirà il rotolo che rappresenta il titolo di proprietà della terra e riprenderà possesso della terra. E tuttavia, essa è comunque Sua. È comunque Sua. E tutta la creazione — a proposito — “geme”, non è vero?, come dice Romani 8, aspettando che Egli prenda possesso di ciò che Gli appartiene di diritto.
Vediamo dunque che il Signore sta seminando il seme nel mondo che Gli appartiene. È il Suo campo. È il Suo regno. Voglio dire, è stato Lui a crearlo, no? Ed è stato Lui a collocarvi Adamo ed Eva. Poi è arrivato Satana ed ha usurpato ogni cosa. Ma è ancora Suo. Egli lo ha creato e lo riconquisterà, ed anche nel frattempo rimane Suo. Così il Figlio dell’uomo, il Signore Gesù Cristo, semina nel Suo proprio campo.
Ora, che cosa semina? Beh, il testo dice che il buon seme sono i figli del regno. Questo significa che il Signore mette i figli del regno nel mondo. Molto semplice. Vi sorprendereste nel vedere quanto complicata sia stata resa questa parabola. Ho sentito persone... beh, la maggior parte dei commentatori che ho letto — e probabilmente ho letto venti libri diversi su questo particolare passo — sostenevano che il campo fosse la chiesa. E che nella chiesa il grano e la zizzania crescono insieme. E tutti voi avete sentito questa interpretazione; è stata l’interpretazione più comune. Ma Gesù dice al versetto 38: “Il campo è il mondo”.
Non sembra troppo difficile, vero? Potreste dire: “Sì, ma bisogna interpretare ciò che intendeva”. No, Lui stesso ha già interpretato ciò che intendeva. Prima di tutto il campo era semplicemente un campo, un campo con un uomo che seminava. Poi Egli disse che il campo significa il mondo. E adesso voi dite che il mondo significa la chiesa. Qualcun altro potrebbe arrivare nella generazione successiva e dire che la chiesa significa la chiesa battista. E poi la generazione seguente direbbe che significa la chiesa battista all’angolo laggiù... non potete fare questo. Bisogna lasciarlo esattamente dove si trova. Il Signore ha detto che il campo è il mondo, e Lui conosceva benissimo la parola “chiesa”; se avesse voluto usarla, l’avrebbe usata. Il campo è il mondo.
Che cosa sta dicendo? Dio semina i figli del Suo regno in tutto il mondo. Ora, questo i discepoli potevano comprenderlo. Certo, sarà un regno terreno. Dio metterà il Suo popolo in ogni parte del mondo. Questo non rappresentava un problema per loro. A proposito, se fate del campo la chiesa, finite in un caos interpretativo tale che non ne uscirete più.
Perché più avanti, quando i servi dicono: “Vuoi che andiamo a raccogliere la zizzania?” e il Signore risponde: “No, lasciatela crescere insieme al grano”, se il campo fosse la chiesa, allora non avremmo alcun diritto di esercitare la disciplina ecclesiastica, non avremmo alcun diritto di smascherare un eretico, non avremmo alcun diritto di affrontare il peccato. Ma non è questo che insegnano le epistole. Se fate del campo la chiesa, avete davvero un problema. Lasciatelo esattamente come Gesù lo ha interpretato. È il mondo.
Così avete dei credenti. E, a proposito, quell’espressione “figli del regno” è meravigliosa. Noi siamo figli del regno. Noi siamo sudditi del Signore Gesù Cristo. Siamo stati piantati nel mondo, il Suo mondo. Questa è un’immagine non del mondo nella chiesa, ma della chiesa nel mondo. E noi siamo collocati all’interno del sistema del mondo. Noi che amiamo veramente il Re, noi che riconosciamo veramente la Sua signoria, noi che siamo davvero sudditi della Sua sovranità, siamo piantati nel mondo.
È un pensiero meraviglioso, sapete? Non siamo qui per caso; siamo stati piantati dal Signore. Non è straordinario? Nel luogo in cui Egli ci vuole nel mondo. Questo mi dice anche che non dobbiamo essere fuori dal mondo. Non dobbiamo rinchiuderci in qualche monastero, in una piccola cella; non siamo chiamati a vivere in una casa santa in una città santa da qualche parte. Mi ricordo di un uomo qui vicino, Orwell Jaggers; vendeva terreni laggiù a Palmdale, voleva costruire una città senza peccato, una città santa, mettere un muro tutto attorno e tenere fuori il peccato. E conosco una donna che comprò un pezzo di quel terreno. Andavo a scuola con suo figlio.
Ma non siamo chiamati a fare questo. Non siamo chiamati ad isolarci. Siamo stati piantati nel mondo. Così, in questo regno, saremo piantati in tutto il mondo, e siamo lì per molte ragioni. Prima di tutto, siamo lì per essere maturati dalle difficoltà che il mondo ci procura, giusto? Prima Pietro 5:10 dice: “Dopo che avrete sofferto per breve tempo... il Dio di ogni grazia... vi perfezionerà”.
“Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo”, dice Giovanni 16:33. E Giacomo dice che la prova, le difficoltà e tutte le cose che accadono nel mondo sono ciò che vi fa maturare e vi fortifica. Così il Signore ci pianta lì affinché possiamo svilupparci. Ma ci pianta lì anche — siete pronti? — affinché possiamo influenzare, affinché possiamo influenzarlo.
Ora, una parabola può arrivare fino ad un certo punto, poi smette di funzionare come analogia della verità spirituale. E questo è il punto in cui si interrompe, ma voglio introdurre il pensiero. Siamo nel mondo per influenzare in bene la zizzania. Sapete che tutti quelli che oggi sono grano un tempo erano zizzania? È vero? Eravamo tutti cattivo seme prima della conversione, giusto? Qualcuno dirà: “Beh no, se interpreti questo in senso calvinista e predestinazionista, allora siamo stati piantati come buon seme fin dall’inizio e siamo semplicemente cresciuti come buon seme”. No, no, no. Qualunque cosa crediate riguardo alla sovranità di Dio, qualunque cosa crediate riguardo alla predestinazione, tutti noi eravamo cattivi all’inizio.
Così il Signore ci mette nel mondo non soltanto per perfezionarci e maturarci attraverso la pressione che esso esercita su di noi, ma anche per influenzare la zizzania affinché diventi grano, proprio come è successo a noi. La nostra redenzione deve essere all’opera, ed è per questo che Gesù disse in Giovanni 17: “Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno”. Non potete toglierli dal mondo; noi dobbiamo essere nel mondo.
Ora, chi sono quelli che stanno nel mondo insieme a noi? Beh, il versetto 38 dice che la zizzania, gli zizania, sono “i figli del maligno”. Ancora una volta ho ponēros, il maligno, il diavolo. Il versetto 39 dice: “Il nemico che l’ha seminata è il diavolo”. Egli è il maligno. Viene chiamato così in diversi punti del Nuovo Testamento. Il maligno. E lì l’articolo è enfatico. Egli è il maligno per eccellenza, il malvagio assoluto, il maligno sopra ogni altro maligno.
L’essenza stessa del suo essere è corrotta; egli è tenebra assoluta. Egli è errore totale. E chiunque non sia un figlio del regno è un figlio del maligno. Ci sono soltanto due tipi di persone nel mondo: i figli del regno ed i figli del maligno.
E se non siete figli del Re attraverso la vostra sottomissione alla signoria di Gesù Cristo, allora siete figli del diavolo; è semplice e chiaro. Appartenete alla sua squadra; operate sotto il suo controllo. Efesini 2 dice che siete diretti, mossi, motivati e guidati dal principe della potestà dell’aria, che opera nei figli della disubbidienza. Se non volete ubbidire alla signoria di Cristo, allora è Satana ad operare in voi.
In Giovanni 8:44, Gesù disse ai capi d’Israele: “Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre”. In 1 Giovanni 3, Giovanni mette a confronto i figli di Dio ed i figli del diavolo, e queste sono le uniche due categorie esistenti. Ora, all’interno della categoria dei figli del diavolo esistono diversi livelli di malvagità relativa, ma sono tutti figli del diavolo. Alcuni peggiori di altri, tutti malvagi, e tutti rappresentanti di Satana stesso. È questo il significato di 1 Giovanni 5:19 quando dice che “tutto il mondo giace sotto il potere del maligno”, tutto il mondo.
Ed in Matteo 5:37 c’è un’affermazione interessante che penso venga facilmente trascurata. Qui, nel capitolo 5, il Signore sta contrapponendo il comportamento giusto a quello ingiusto. E riassume il tutto alla fine del versetto 37 dicendo: “Il di più viene dal maligno”. In altre parole, tutto ciò che va oltre o contro la legge di Dio procede dal maligno. E questa è un’affermazione teologica monumentale. L’origine del male viene dal maligno.
Dio non è l’autore del male. Il male procede dal maligno. È lui il nemico che — osservate bene — semina ovunque nel buon campo. Lo vedete anche nella creazione, cronologicamente parlando. Dio seminò, non è vero?, i figli del regno, Adamo ed Eva. E poi venne il nemico e, attraverso la caduta, seminò a sua volta; e queste due realtà continuano lungo tutta la storia umana. Così Satana è l’origine del male, “Tutto ciò che non viene da Dio” — dice Matteo 5:37 — “viene dal maligno”. Le persone chiedono sempre: “Da dove viene il male?” Ecco da dove viene: dal maligno.
E così, tornando a Matteo 13, il Signore semina nel mondo i credenti, i sudditi del Re, e Satana semina a sua volta i propri figli. Il mondo, dunque, è mescolato: sudditi del Re e sudditi dell’usurpatore, del predatore, del nemico, del diavolo stesso. E, a proposito, la parola “diavolo” nel versetto 39, diabolos, significa nemico, avversario. Quindi siamo mescolati nel mondo. Ora, questo è molto importante. È sempre stato così, e sarà così anche nel regno misterioso: una mescolanza.
Ora, ci sono diverse cose che dobbiamo notare. Satana... il testo dice che quando il nemico venne a seminare, “seminò in mezzo”. Ed usa un termine molto forte, molto ampio; il pensiero è: dappertutto. E dobbiamo semplicemente riconoscere che Satana ha davvero i suoi uomini ovunque. Voglio dire, li sta realmente seminando. In alcune parti del mondo, a dire il vero, occupano praticamente tutto. Potreste cercare a lungo prima di trovare un po’ di grano. Quindi c’è una semina massiccia, ed egli ama seminare il più vicino possibile al grano.
E semina anche nella chiesa. Semina anche nella chiesa. Perché Matteo 7 dice: “Allontanatevi da me...” — quelli che dicono: abbiamo fatto questo, abbiamo fatto quello nel Tuo nome — “allontanatevi da me, malfattori”. Egli ha i suoi operatori d’iniquità seminati proprio dentro la chiesa. Ora, quando li troviamo lì, abbiamo istruzioni bibliche di allontanarli. Il Nuovo Testamento è chiaro su questo. Così Satana sovrasemina ciò che Dio ha fatto. E questa, gente, è la storia del mondo. Eccola qui. Dio semina il buon seme, e Satana semina quello cattivo; ed è così che va avanti per tutta la storia umana.
E quando arriviamo al regno misterioso, sarà ancora così. Ci saranno dei Giuda persino tra gli apostoli. Ora, che cosa sta cercando di dirci tutto questo? Ci sta dicendo che coesistiamo insieme. Respiriamo la stessa aria, mangiamo lo stesso cibo, percorriamo le stesse strade, viviamo negli stessi quartieri, lavoriamo nelle stesse fabbriche, andiamo nelle stesse scuole, consultiamo gli stessi medici, ci intratteniamo con gli stessi divertimenti, stiamo sotto lo stesso cielo, godiamo dello stesso sole caldo, respiriamo la stessa aria. In questa epoca, la pioggia cade sui giusti e sugli ingiusti, perché tutto è mescolato fino alla fine.
Ed è qui che arriviamo al versetto 39, molto importante, “La mietitura è la fine dell’età presente”. Perché dice questo? Perché, vedete, i discepoli erano pronti a mettere mano alla falce subito. Ed io vi confesso che anch’io a volte mi sento così. Quando vedete la malvagità, il rigetto, l’incredulità ed il dolore che il mondo causa alla chiesa, agli scopi del Signore ed al Suo popolo, vi viene da dire: “Dio, vuoi scendere e spazzare via tutto?” E capite Davide, non è vero?, quando grida a Dio di distruggere i Suoi nemici. E capite quelle anime sotto l’altare che implorano Dio di intervenire.
Ma qui il Signore dice: “Non siate impazienti; la mietitura aspetta fino alla fine dell’età presente”. Un’espressione molto importante, usata diverse volte in Matteo, che parla del compimento finale nel giudizio, di quel tempo ultimo in cui Dio giudicherà. Ora, a questo punto dovremmo inserire quella parte della storia in cui i servi dissero: “Vuoi che andiamo a strappare le erbacce? Adesso possiamo vedere chi sono; sono cresciute, vediamo la loro manifestazione e sappiamo chi sono. Vuoi che le estirpiamo?” E il Signore dice: “No, non fatelo”.
Perché se strappate via la zizzania, rischiate di fare cosa? Di strappare via anche del grano. Potreste dire: “Ma che cosa sta dicendo? Che cosa intende?” Penso stia semplicemente dicendo questo: se vi mettete a giudicare il mondo senza discernimento divino, finirete per condannare anche i cristiani. Potreste dire: “Aspettate un momento, che cosa significa?” Lasciate che ve lo spieghi. Sapete che cosa ha fatto la chiesa nel corso della sua storia? Proprio questo.
La Chiesa Cattolica Romana, per esempio, potrebbe essere descritta esattamente da questi servi, “Ehi, ripuliremo il mondo da tutti gli empi”. E, secondo la loro stessa definizione, loro erano i pii; così perseguitarono i veri credenti. Uscirono e massacrarono i veri credenti. Non si può fare questo. Dio non ha chiamato la chiesa di Gesù Cristo a giudicare il mondo. Dio non vuole che siamo in una posizione di potere politico per distruggere gli increduli, perché non abbiamo il discernimento necessario per sapere davvero che cosa sta accadendo nel cuore delle persone.
Non è compito della chiesa andare in giro a strappare la zizzania dal mondo. Non è questo ciò a cui siamo stati chiamati. Non dobbiamo attaccare il mondo. Dio non ci ha dato questo ministero. Cresceremo insieme, e Satana continuerà a seminare ed a sovraseminare, persino nella chiesa, perché ama l’imitazione. Ma non sta a noi strappare via la zizzania. Ed ogni volta che nella storia la chiesa è diventata una potenza politica, inevitabilmente ha corrotto quel potere fino a distruggere, per così dire, “gli apostati”.
Pensate all’Inquisizione. Avete mai letto il Libro dei Martiri di Foxe? Tutti quei martiri di Cristo che furono massacrati, furono massacrati da cosiddetti “cristiani”. Almeno, così si definivano. Leggete delle Crociate, uno dei momenti più abissali della storia umana. I crociati, nel nome di Gesù Cristo, partirono dall’Europa per riprendersi i luoghi santi d’Israele dai Turchi. E nel frattempo massacrarono persone in tutta Europa. In un solo villaggio calpestarono con i loro cavalli tremila Giudei, dicendo che erano apostati.
Questa non è l’epoca del giudizio. Qual era l’atteggiamento del Signore Gesù Cristo verso quelle persone? Fatevi semplicemente questa domanda. Come trattava i pubblicani ed i peccatori? Con mansuetudine, amore e bontà, giusto? Come trattò Giuda? E Giuda era lì, alla Sua presenza, ed Egli non lo distrusse, non fece “whoosh” facendolo cadere con il fuoco. Fu paziente. E questo è il tempo della pazienza. Fu tollerante. E questo è il tempo della tolleranza. Fu pieno di grazia. E questo è il tempo della grazia.
E mentre alcune persone corrono in giro cercando di distruggere la zizzania, forse dimenticano il fatto che anche loro un tempo erano zizzania, e che forse Dio sa che quelle persone hanno bisogno di tempo per diventare grano, capite? Se uscissimo fuori ed andassimo a distruggere tutti, potremmo trovarci completamente fuori dalla volontà di Dio. Vedete, il Signore sa quante persone appartengono al regno. E come disse nel libro degli Atti: “Io ho un popolo numeroso in questa città”. Egli sa chi crederà. E tutto questo si sta svolgendo secondo il Suo piano.
E se noi, come chiesa, agissimo contro gli empi del mondo, interferiremmo con la paziente e graziosa attesa di Dio, che sta aspettando che quelle persone vengano a Lui nel Suo tempo perfetto. Questo non è il nostro compito. Non dobbiamo fare questo. E lo spirito di tutto ciò significa anche che non dobbiamo condannare gli increduli del mondo. Non dobbiamo pregare che Dio li distrugga. Dobbiamo pregare affinché Dio faccia cosa? Li salvi, li redima. Questo è l’unico atteggiamento corretto.
Questo era l’atteggiamento del Signore Gesù Cristo nella notte in cui fu tradito. Prese il boccone — che era un segno d’onore dato alla persona seduta accanto a voi — e a chi lo diede? A Giuda. Stava ancora cercando di attirare Giuda con amore. Giuda e Gesù: un’illustrazione di come stanno le cose in questa mescolanza dell’epoca della grazia.
Noi non possiamo agire come giustizieri. Dobbiamo essere amorevoli, pazienti, pieni di grazia e tolleranti, come lo era il nostro Signore. E sapete un’altra cosa? Se cercassimo di agire con giudizio, potremmo finire per risparmiare parte di quel terreno roccioso o di quel terreno pieno di spine, perché non siamo in grado di distinguerli davvero, e potremmo sradicare il vero grano. Perciò dobbiamo avere un cuore compassionevole, non un cuore di condanna.
Sapete, possiamo andare anche oltre. Non possiamo applicare al resto del mondo i principi spirituali con cui viviamo nel regno. Non possiamo dire: “Dovremmo liberarci di queste persone; stanno rovinando il nostro mondo”. Stanno semplicemente facendo ciò che viene loro naturale. Voglio dire, non potete avvicinarvi a queste persone e dire: “Vorrei proprio che faceste ciò che dovreste fare”. Per loro è impossibile, perché stanno facendo l’unica cosa che sanno fare: comportarsi da figli del diavolo.
E se cercate di imporre al mondo i nostri standard, state gettando le vostre perle davanti a che cosa? Ai porci. Ricordate Matteo 7? Nei primi sette versetti di Matteo 7 Egli parla del fatto che non dobbiamo giudicarci gli uni gli altri, ma dobbiamo stare attenti ad esaminare la nostra stessa vita. E prima di togliere una pagliuzza dall’occhio di un altro, dobbiamo togliere una trave dal nostro occhio. Poi parla di come dobbiamo trattarci reciprocamente e di come dobbiamo comportarci gli uni verso gli altri.
E subito dopo dice: “Non state a proporre queste cose al mondo; sarebbe come gettare le vostre perle davanti ai porci”. E potete tornare indietro e prendere l’intero Sermone sul Monte, e ciò che sta dicendo è: “Non prendete i principi del Sermone sul Monte e non cercate di imporli ad una società di persone empie, perché non sono in grado di sostenerli”. E quindi non li condanniamo quando non li mettono in pratica. Capite? Li amiamo. E li chiamiamo a Cristo.
La salvezza, dunque, ci pone in una situazione che, in un certo senso, è delicata, perché siamo mescolati nel mondo. Ma ascoltate questo molto attentamente. Non credo che il Signore sia particolarmente turbato da questo, perché la natura del grano è tale da non poter essere cambiata. Possiamo stare accanto alla zizzania, ma essa non può cambiare la nostra natura, se siamo veramente grano, giusto? Ma il contrario non è necessariamente vero. La loro natura può essere trasformata dall’influenza della pietà. E così siamo chiamati ad essere pazienti.
Ora, questo ci porta al culmine, nel versetto 39. Ricordate? Nella parabola Egli disse: “Lasciate che tutto cresca fino al tempo della mietitura; allora verranno i mietitori e faranno la separazione”. E il versetto 39 dice: “I mietitori sono angeli”. Ora ascoltatemi bene: gli angeli sono chiamati al giudizio. I cristiani sono chiamati ad esercitare un’influenza giusta. Noi non siamo chiamati al giudizio. Noi non siamo chiamati a condannare il mondo.
Ora, vogliamo predicare contro i suoi peccati, vogliamo predicare contro i suoi mali. Ma vogliamo amare i suoi peccatori ed i suoi malfattori, ed essere pieni di grazia e pazienti con loro. Noi non siamo gli esecutori di Dio. Non è questo il nostro compito. Prima di tutto, abbiamo una conoscenza insufficiente; potremmo finire per commettere errori terribili, come è accaduto tante volte nella storia.
Quindi la Bibbia sta dicendo che Dio giudicherà. Giudicherà alla fine dell’età presente, e saranno gli angeli i mietitori. E potete vedere ripetutamente nel Nuovo Testamento, da Matteo fino all’Apocalisse, come Dio abbia chiamato gli angeli a mietere. In Matteo 16:27 è detto: “Perché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli”. In Matteo 24... credo sia il versetto 31: “E manderà i suoi angeli... ed essi raccoglieranno i suoi eletti”, e così via.
Il processo di raccolta degli eletti, e il processo di raccolta di coloro che devono essere giudicati, dev’essere compiuto dagli angeli. Lo vedete anche in Apocalisse, leggendo in particolare il capitolo 14, e poi il capitolo 19, dove gli angeli sono gli agenti del giudizio di Dio, non gli uomini. Non è questo il nostro compito. Così, nella parabola, Egli dice a questi uomini: “Voi siete i seminatori; per la mietitura ho qualcun altro”. Versetto 40: “Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia con il fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente”.
Dobbiamo aspettare che il Re ritorni con i Suoi angeli perché questo accada. E, a proposito, è precisamente ciò che dice 2 Tessalonicesi 1:7: “Quando il Signore Gesù apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza, in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Dio e di coloro che non ubbidiscono al vangelo del nostro Signore Gesù. Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza”. Quando avverrà questo? Quando Egli verrà per essere glorificato nei Suoi santi. Verrà per essere glorificato nei Suoi santi, e quando verrà in quel tempo, con i Suoi santi angeli, brucerà con fuoco inestinguibile tutti quei figli del maligno.
Ora, notate il versetto 40. Ci mostra che la zizzania viene raccolta e bruciata. Questa è l’immagine. E il versetto 41 la spiega: “Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, che raccoglieranno dal suo regno...” E lì il termine “regno” abbraccia il mondo intero; è tutto il Suo campo, ed Egli, per così dire, tira dentro la rete.
Li raccoglie tutti insieme, come animali impuri e puri nella stessa arca, capri nello stesso pascolo con le pecore, pesci cattivi nella stessa rete con i pesci buoni, pula sulla stessa aia con il grano, vasi ad uso ignobile nella stessa casa con vasi ad uso nobile. Li raduna tutti, e “tutti gli scandali e tutti quelli che commettono l’iniquità” — o che praticano l’illegalità, la stessa espressione di Matteo 7:23, coloro che commettono l’illegalità — li raduna tutti, e tutti loro — versetto 42 — “li getteranno nella fornace ardente”. E la loro reazione sarà “pianto e stridor di denti”.
E così verrà un giudizio inevitabile, quando il Signore manderà i Suoi angeli e farà uscire dal Suo regno tutti coloro che Lo offendono. E tutto ciò che è peccaminoso ed incredulo Lo offende. Tutti quelli che operano iniquità — semplicemente due modi per definire le persone peccatrici — saranno gettati nella fornace ardente. Ora, il fuoco è la morte più orribile che l’uomo possa sperimentare. E il fuoco è l’immagine dell’inferno eterno. Parla del destino terribile ed eterno degli ingiusti, dei figli di Satana. È usato più e più volte nella Scrittura.
Nella Scrittura leggiamo di erbacce bruciate, di pula bruciata, di tralci sterili bruciati, perfino nell’Antico Testamento di alberi bruciati. E qui vediamo la zizzania bruciata. L’idea è che gli empi saranno consumati nel fuoco. La fornace ardente rappresenta la stessa realtà del lago di fuoco di Apocalisse 19, del fuoco inestinguibile di Marco 9, del fuoco eterno di Matteo 25.
È il fuoco consumante dell’inferno. È lo stesso fuoco di Malachia 4, lo stesso fuoco devastante del giudizio a cui allude Daniele in Daniele 12:2. È la punizione eterna nell’inferno. E la reazione nel versetto 42 è così spaventosa. Stridore di denti e grida laceranti, questo è ciò che realmente dice. Questa sarà la reazione: stridore di denti e grida laceranti.
Le persone pensano che andranno all’inferno e che tutto andrà bene. Staranno con i loro amici e si divertiranno laggiù. Ma questo versetto ci dice che l’inferno non è soltanto fuoco; vi dice anche quale sarà la vostra reazione. Stridore di denti e grida laceranti. Un giudizio doloroso, eterno, inevitabile, inescapabile. E il Signore sta dicendo ai discepoli: “Guardate, per ora aspettate, per ora siate pazienti, per ora esercitate influenza, per ora coesistete mentre il piano si sviluppa”.
E alla fine il giudizio cadrà. E dopo che sarà caduto, versetto 43: “Allora...” — segnatevi bene questa parola — “Allora...” non adesso, ma “Allora i giusti risplenderanno...” Allora verrà la santa gloria, vedete. Allora verrà il regno tanto atteso. Allora verrà la giusta Shekinah, che illuminerà il volto di tutti i santi per tutti i secoli, “Risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro”, allora. Dunque Egli dice: “Quella parte è futura”. Ma verrà, tanto certamente quanto il giudizio. Infatti Daniele 12:3 dice che “risplenderanno come lo splendore del firmamento”, risplenderanno come la luminosità del cielo glorioso e meraviglioso di Dio.
L’ultimo punto è l’applicazione, versetto 43: “Chi ha orecchi oda”. Questa è l’applicazione. Potreste dire: “Che cosa significa?” Semplicemente significa ciò che sentivo dire da una maestra quando ero piccolo: “Johnny, faresti meglio a...” che cosa? “Ascoltare”, faresti meglio ad ascoltare. Faresti meglio ad ascoltare. Che cosa dovete ascoltare?
Beh, prima di tutto chiedetevi questo: siete grano? Voglio dire, questo dovreste saperlo, per cominciare. Siete grano? Oppure siete zizzania? Siete figli del regno, oppure siete figli del nemico? Se siete figli del nemico, allora ascoltate. Questo è un tempo di pazienza, questo è un tempo di grazia, ma il giudizio è inevitabile, eterno, doloroso. Fareste bene a controllare e fareste bene ad ascoltare.
potreste dire: “Io non sono zizzania, sono grano”. Allora fareste bene ad ascoltare questo. Dovete coesistere in questo mondo e dovete influenzare il mondo per il bene, non essere influenzati da esso. Dovete essere usati da Dio per raggiungere quella zizzania vicino a voi che diventerà grano. Quindi consideratelo come un’opportunità. Non per condannare il mondo, non per colpire il mondo, non per giudicare il mondo. Questo spetta a Dio. Ma per amarli, condannando il loro peccato e amando il peccatore. Questo è il piano. Lo state facendo? Siete piantati nel mondo per il bene, per Dio e per la salvezza?
Bene, preghiamo. Con il capo chino per un momento, se guardate alla vostra vita e sapete di non conoscere il Signore Gesù Cristo, oppure vi chiedete se Lo conoscete davvero, allora riflettete profondamente sul fatto che, se non siete figli del regno, sottomessi totalmente e completamente alla signoria del Re, siete figli del maligno, e sarete raccolti e bruciati per sempre.
Non deve necessariamente essere così. Il Signore Gesù Cristo può trasformarvi proprio ora e rendervi figli del regno. Egli può compiere quella trasformazione. Egli ci ha chiamati fuori dal regno delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del Suo amato Figlio, Colossesi 1. Egli può compiere la trasformazione, e la compirà. È per questo che aspetta; aspetta voi.
E se siete grano, state influenzando il mondo per il bene e per Dio? Il vostro atteggiamento è un atteggiamento d’amore, piuttosto che di condanna? È così facile sedersi e condannare i peccatori, parlar male di loro e scagliarsi contro di loro, perché ne abbiamo motivo a causa del loro peccato. Ma in qualche modo, nel processo, cominciamo a voler invocare su di loro la dannazione. Forse abbiamo bisogno di chiedere a Dio di darci una grazia più grande verso di loro — la grazia che Gesù ebbe verso Giuda.
FINE
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