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E ora abbiamo il grande e sacro privilegio di accostarci alla preziosa Parola di Dio. E vorrei incoraggiarvi, se volete, a prendere la vostra Bibbia e aprirla al capitolo 13 di Matteo, Matteo capitolo 13. E questa mattina stiamo esaminando i versetti che vanno dal 47 al 52, Matteo 13, versetti dal 47 al 52. Arriviamo all’ultima delle sette parabole offerte dal nostro Signore Gesù Cristo in questo tredicesimo capitolo. E questa è il culmine.

Questa parabola particolare è una parabola sul giudizio, è una parabola sull’inferno, e la nota dominante della parabola si trova al versetto 50: "la fornace del fuoco", dove vi sarà pianto e stridor di denti. Il nostro Signore parlò moltissimo e molto spesso dell’inferno. Disse molte cose riguardo alla dimora dei dannati, degli empi, di coloro che rifiutano Cristo.

Ma fra tutte le cose sconvolgenti e terrificanti che Gesù abbia mai detto, forse la più sconvolgente fu quando disse ai capi dei giudei: “Come scamperete mai alla condanna dell'inferno?” in Matteo 23:33. “Come scamperete mai alla condanna dell'inferno?”

Ci sembra strano udire parole di questo tipo uscire dalla bocca del Signore Gesù Cristo. Perché non associamo il Signore Gesù Cristo con l'inferno tanto spesso quanto dovremmo. Egli disse di più sull’inferno che sull’amore, disse più cose sull’inferno di tutti gli altri predicatori biblici messi insieme. E se dovessimo modellare la nostra predicazione alla Sua, allora l’inferno sarebbe per noi uno dei temi principali.

L’altra sera ho sentito l'intervista di un’adolescente punk rocker, ed il giornalista le disse: “Che cos'è che attendi con impazienza? Che cosa c’è in serbo nel futuro del punk rock?” E lei disse: "La morte. Non vedo l'ora di morire", e lui disse: "Perchè?" Al che lei rispose: "Perchè voglio andare all’inferno. Perché so che l’inferno sarà divertente. Spero di andare all’inferno. Voglio morire così che posso arrivare all’inferno e divertirmi”.

Che inganno. L’inferno non è divertente. Uno scrittore disse: “Non c’è modo di descrivere l’inferno, nulla sulla terra può essere paragonato ad esso. Nessuna persona vivente ne ha una vera idea. Nessun folle, nei voli più sfrenati della pazzia, ne ha mai contemplato l’orrore. Nessun uomo in delirio ha mai immaginato un luogo così assolutamente terribile come questo.

“Nessun incubo che corra attraverso una mente febbricitante ha mai prodotto un terrore capace di uguagliare il più mite degli inferni. Nessuna scena di omicidio, con sangue schizzato e ferite stillanti, ha mai suggerito una ripulsione che potesse anche solo toccare i confini dell’inferno. Lasciate che lo scrittore più dotato esaurisca tutta la sua abilità nel descrivere questa caverna ruggente di fiamma senza fine, e non sfiorerebbe neppure con l’immaginazione il margine più vicino dell’inferno”. Fine della citazione.

Questa è una parabola in cui il nostro Signore mette in guardia riguardo all’inferno. Ora ricordate, in queste parabole il Signore ci sta dicendo come sarà in questo periodo della storia del mondo, questa forma del Suo governo. Egli è il Re e regna nel mondo. E sta permettendo, in questo periodo di tempo, che il bene e il male crescano insieme, come abbiamo visto nella parabola del grano e delle zizzanie. Egli è… Egli è tollerante verso il bene e il male durante questo periodo. Ma alla fine verrà un giudizio. Ed è per questo che questa è l’ultima parabola.

Abbiamo ormai attraversato le parabole che descrivono la natura del regno, la potenza del regno, l’appropriazione personale del regno. E ora arriviamo al culmine, e alla fine, e al giudizio. Ed è un avvertimento. È un avvertimento tremendo: alla fine ci sarà una separazione eterna dei dannati dai redenti.

E il mondo, vedete, si sta muovendo verso questo. Ogni vita umana si sta muovendo verso quell’ora inevitabile. Oggi, solo negli Stati Uniti, moriranno almeno 5.282 persone ed entreranno nell’eternità; la maggior parte di loro andrà all’inferno. E questa parabola finale ci costringe a fermarci di colpo, con un senso di severo avvertimento.

Ora, voglio che guardiamo prima di tutto al quadro che il Signore dipinge. Il quadro è innanzitutto al versetto 47. “Il regno dei cieli è anche simile a una rete gettata in mare, che raccoglie ogni genere di pesci”. Ora, questo ci dà l’immagine di cui abbiamo bisogno per comprendere l’insegnamento qui.

La pesca, al tempo del nostro Signore, era un’attività comune. La pesca era un modo di vivere. Per alcuni dei discepoli, la pesca era il loro modo di vivere, quindi avrebbero compreso molto chiaramente ciò di cui Egli parlava. Fondamentalmente c’erano tre modi di pescare. E questi tre modi vengono usati ancora in quel paese, nel lago di Gennesaret, il mare di Galilea.

Il primo era con lenza e amo, con cui si prendevano i pesci uno alla volta. In Matteo capitolo 17, al versetto 27, “il Signore Gesù disse a Pietro: ‘Getta la tua lenza e il tuo amo nel mare e prendi un pesce, aprigli la bocca, trova una moneta, prendila e usala per pagare la tua tassa e la mia’”.

E questa era un’illustrazione del tipo di pesca che facevano con una lenza e un amo. Prima, nel quarto capitolo di Matteo, il Signore si era imbattuto nei discepoli, Pietro e Andrea, e stavano pescando; dice in 4:18 che stavano “gettando una rete in mare”.

Il secondo tipo di pesca era con una rete da lancio. Amphiblēstron è la parola in greco. Ed era una rete molto particolare. Era una rete come un grande cerchio e, sul perimetro esterno del cerchio, c’erano dei pesi. Veniva raccolta al centro. E c’era una corda legata al braccio del pescatore.

La rete era adagiata sulla spalla. E quando il pescatore arrivava sulla riva, lanciava la rete, ed era diventato, naturalmente, così abile nel farlo che essa si apriva nella sua intera forma circolare. E colpiva l’acqua come un grande cerchio, e mentre affondava verso il fondo catturava al suo interno, man mano che i pesi di piombo tiravano giù i bordi, tutti i pesci che si trovavano in quella zona.

Così il pescatore osservava finché vedeva il banco di pesci, e poi faceva roteare quella cosa, ed essa si apriva in tutto il suo cerchio e catturava i pesci. E poi quella corda legata al suo polso veniva tirata con forza, e stringeva insieme la rete finché diventava come un sacco, e lui trascinava la rete sulla riva piena del pescato. Ed è quella la rete che il nostro Signore usò per parlare dell’essere pescatori di uomini. Gettate la rete, catturate uomini per Cristo e tirateli dentro.

Ma quella non è la rete usata qui. Questo è un termine greco completamente diverso. Questo termine è un termine unico. È il termine sagēnē, e ha a che fare con quella che chiameremo una rete a strascico, o una sciabica. È un termine molto distinto. Parla di una rete molto, molto grande.

Ora, quando dico molto grande, intendo molto grande. Lenski, il commentatore, dice che alcune di queste reti coprivano una superficie di circa ottocento metri, reti davvero enormi. Una rete che non poteva essere manovrata dalla mano di un uomo. Il modo in cui veniva usata è molto semplice da capire. Un’estremità di questa grande rete veniva fissata alla riva. L’altra estremità veniva fissata a una barca.

Quando la barca lasciava la riva, tirava la rete in modo tale che la rete restasse distesa fra la barca, là fuori nel lago, e il punto in cui la rete era agganciata alla riva. Poi la barca cominciava a muoversi in cerchio. E mentre si muoveva in cerchio, spazzava dentro questa rete enorme tutta la vita che si trovava davanti alla rete.

Completava un intero cerchio, tornava fino al punto in cui era fissata, e aveva raccolto in tutta quella rete tutta la vita che si trovava nel mare coperto da quella rete. Poiché la parte superiore della rete aveva dei galleggianti, galleggiava sulla superficie dell’acqua. La parte inferiore della rete aveva dei pesi, affondava fino al fondo, così che la rete si muoveva attraverso il mare come una parete verticale, catturando ogni cosa.

Ora, ciò che il nostro Signore vuole farci comprendere in questa rete sono fondamentalmente due cose. La prima è l’immensa dimensione della rete. E la seconda è il fatto che essa porta dentro ogni cosa, una pesca inclusiva, conglomerata. Ora, una volta che questo era accaduto, e la barca si era mossa attraverso il mare, e questa grande parete verticale aveva spazzato via ogni cosa, vivente e morta,

a volte raschiava il fondo e tirava su ogni genere di cose: alghe, ogni forma di vita che fosse lì veniva catturata in quella rete. Poi tornava alla riva, e a quel punto veniamo introdotti al versetto 48, “E quando la rete fu piena, la tirarono a riva; poi, sedutisi, raccolsero i buoni nei recipienti, ma gettarono via i cattivi”.

Ora, la figura centrale della parabola è un gruppo di pescatori. Sono sulla riva, al versetto 48. E lì, distesa sul bordo dell’acqua, c’è questa rete enorme appena tirata a riva. Ed è letteralmente fradicia e brulicante di vita, piena del conglomerato di creature tratte fuori dall’acqua.

E poi comincia un processo molto lento, deliberato, attento, paziente, senza fretta, accurato, competente, esperto, per separare i buoni dai cattivi. Si sedettero. Era qualcosa che facevano con molta attenzione, con molta pazienza. Ora, questa scena sarebbe stata molto comune per le persone a cui il nostro Signore parlava, in particolare per i discepoli.

Prendevano i buoni e li mettevano in alcuni recipienti, molto spesso recipienti contenenti acqua, per mantenere vivi i pesci se dovevano essere trasportati. Se invece avessero dovuto essere usati subito in qualche modo, avrebbero potuto essere messi in un altro recipiente. I cattivi venivano semplicemente gettati via.

Ora, il quadro è molto chiaro, non è vero? Guardiamo in secondo luogo al principio, versetto 49. E qui c’è l’interpretazione propria del nostro Signore. “Così avverrà alla fine dell’età presente: gli angeli verranno e separeranno i malvagi dai giusti”. Possiamo fermarci a questo punto.

C’è molto che si potrebbe dire su quella parabola. C’è molto che si potrebbe fare con essa. Ci sono alcune possibilità interessanti. Ma il Signore è interessato a un solo elemento, ed è il processo di separazione che avveniva sulla riva come immagine della separazione angelica nel giudizio. È questo che Egli vuole mettere in evidenza.

Vedete, lungo tutta questa era, come stiamo imparando, il bene e il male procedono insieme, e Dio tollera il male. Ma sta arrivando il tempo in cui Egli farà una separazione tra coloro che conoscono il Re, e sono sudditi del Re, e conoscono il Signore Gesù Cristo, e coloro che non Lo conoscono.

E quella separazione è inevitabile ed è definitiva. E a poco a poco, impercettibilmente e silenziosamente, quella rete si muove attraverso il mare del tempo, trascinando tutti gli uomini verso le rive dell’eternità per quella separazione inevitabile. Questo è il principio. La rete tira dentro ogni genere di pesci. È indiscriminata, nel senso che cattura semplicemente tutto ciò che trova sul suo cammino.

E così è, dice il versetto 47: “Il regno dei cieli è simile a quella rete”. Si muove silenziosamente attraverso il mare della vita, trascinando gli uomini, quasi senza che se ne accorgano, verso la riva dell’eternità. E quando si svegliano a ciò che sta accadendo, è troppo tardi. Sono già lì. Sono trascinati alla separazione.

Ora, questa stessa verità fu insegnata nella parabola del grano e delle zizzanie, come potete tornare a vedere al versetto 41. “Il Figlio dell’uomo manderà i Suoi angeli, ed essi raccoglieranno dal Suo regno tutti gli scandali e coloro che commettono iniquità, e saranno gettati in una fornace di fuoco, dove vi sarà pianto e stridor di denti”. Stessa idea, ma il Signore la ripete. Ora, l’unica cosa spirituale che il Signore mette precisamente in evidenza in questa parabola è quell’ultimo atto dei pescatori. Tutto il resto passa senza commento.

E penso che dovremmo lasciare il resto senza commento e prendere semplicemente ciò che il nostro Signore intendeva insegnare. Quando parlò della rete da lancio, la usò in modo positivo per parlare ai discepoli del catturare uomini per Cristo. Quando parla di questa grande rete, come viene chiamata, o di questa rete a strascico, o sciabica, o rete sagēnē, sta parlando del raccogliere gli uomini per il giudizio.

Guardate il versetto 49. “Così avverrà alla fine dell’età presente”. Quando il giorno dell’uomo sarà finito e Gesù ritornerà per stabilire il Suo regno glorioso, allora verrà il giudizio. Ora, questo non è un… un quadro tecnico, cronologico, escatologico. Non sta cercando di individuare con precisione ogni elemento del giudizio, ogni tempo e luogo, e se stiamo parlando del grande trono bianco, o delle pecore e dei capri, o del tribunale di Cristo, o qualunque altra cosa.

Questa è semplicemente un’affermazione generale: tutti nel mondo alla fine vengono presi nella rete del giudizio, per essere separati alla fine. E notate di nuovo, per favore, al versetto 49, che gli angeli sono gli esecutori? Gli angeli sono coloro che separano, proprio come abbiamo visto al versetto 41, proprio come vediamo in Matteo 24; gli angeli vengono con il Signore per mettere in atto il giudizio.

Proprio come vediamo in Matteo 25, proprio come vediamo ripetutamente nell’Apocalisse, in particolare al capitolo 14. Gli angeli sono gli agenti del giudizio di Dio. Quindi, anche se il regno può, per un po’, tollerare che il bene e il male crescano insieme, la separazione si avvicina sempre di più, continuamente. Gesù parlò di questa stessa cosa in Matteo capitolo 25, quando disse al versetto 31: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella Sua gloria, con tutti i santi angeli con Lui, allora si siederà sul trono della Sua gloria”.

E che cosa farà quando verrà? Dice: “E davanti a Lui saranno raccolte tutte le nazioni, ed Egli separerà gli uni dagli altri”. Separazione. “E dirà a quelli alla Sua destra: ‘Venite, benedetti del Padre Mio, ereditate il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo’. E dirà a quelli alla sinistra: ‘Andate via da Me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e per i suoi angeli’”.

E Gesù disse, in Giovanni capitolo 5, che “sta per venire una risurrezione di tutti gli uomini. Alcuni per la risurrezione di vita, e alcuni per la risurrezione di condanna”. Ci sarà una separazione finale. E il destino eterno sarà determinato per ogni anima che abbia mai vissuto sulla faccia della terra.

Ora, alcuni hanno chiesto: “Perché questa parabola è inclusa, se l’idea fondamentale della separazione è già inclusa anche nella parabola del grano e delle zizzanie?” E la risposta a questo è composta da diverse cose. Numero uno, viene ripetuta perché il grano e le zizzanie enfatizzano in modo particolare la coesistenza. Questa enfatizza soltanto la separazione. Viene ripetuta anche perché il Signore ha un cuore compassionevole e vuole aggiungere un altro avvertimento.

Questo è tipico del nostro Signore. Egli mise in guardia sull’inferno molte volte, molte volte, tanto era preoccupato che gli uomini non vi andassero. Molte volte disse: “Vegliate, vegliate, perché non sapete né il giorno né l’ora in cui il Figlio dell’uomo viene”. Molte volte mise in guardia il popolo dal prendere alla leggera i propri peccati, perché ci sarebbe stata l’inevitabilità del rendiconto che Dio avrebbe richiesto.

Parlò dei giorni di Noè, del fatto che gli uomini avrebbero vissuto nell’agio e in apparente prosperità, e felicità, attraversando i gesti della vita, e poi sarebbe arrivato un giudizio terrificante. Egli avvertì ancora, e ancora, e ancora. Disse agli uomini, attraverso il Suo profeta, Giovanni il Battista, che sarebbe venuto con un fuoco inestinguibile per bruciare coloro che erano perduti.

Egli guardò il mondo, in Matteo 9, e vide una messe che si muoveva verso il giudizio. Fu abbastanza compassionevole da vedere gli uomini sulla via della perdizione e da chiamarli. Ed è per questo che questa è qui. Essa enfatizza la separazione che è la fine di questa età, e dà al Signore l’occasione di manifestare quel cuore compassionevole.

Vedete, la Bibbia dice che Dio non prova alcun piacere nella morte dell’empio. La Bibbia dice che Egli non vuole che alcuno perisca. La Bibbia dice che Dio, il nostro Salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati. Gesù pianse su Gerusalemme e disse: “Oh, Gerusalemme, Gerusalemme, quante volte avrei voluto raccoglierti come una chioccia raccoglie la sua covata, ma voi non avete voluto. Voi non volete venire a Me”, disse con tristezza, “per avere la vita eterna”. Il Suo cuore di compassione è un cuore che avverte perché ama.

Ora guardate di nuovo. Il regno dei cieli è simile a una rete, e potete vedere la vividezza di questa immagine. Quella rete si muove attraverso il mondo. È invisibile a coloro che le stanno intorno e che ancora non possono vederla. E se per caso tocca il dorso di un pesce, il pesce semplicemente guizza un po’ più avanti e si gode la libertà che pensa sia sua per sempre.

E gli uomini vivono in questo mondo immaginandosi liberi, muovendosi qua e là, soddisfacendo i propri desideri, andando qui e andando là come vogliono, con poca consapevolezza che la rete si avvicina sempre di più, e ancora di più. Le persone fluttuano nella libertà del vasto e profondo mare della vita, senza sapere che le linee invisibili del giudizio si avvicinano sempre di più, e ancora di più. E ogni volta che vengono toccate da essa, si spostano un po’ più lontano. E vengono toccate di nuovo, e si spostano un po’ più lontano.

E, alla fine, si sono spostate una volta e l’hanno urtata dall’altra parte, perché si sta muovendo verso la riva. E allora, freneticamente, il pesce può scattare verso il mare, solo per essere di nuovo preso nella stessa rete, fino ad essere infine trascinato a riva negli ultimi sussulti di agitazione e di dimenarsi, per entrare in una morte silenziosa.

Ed è così che stanno le cose. Gli uomini forse non percepiscono il regno, forse non vedono Dio muoversi nel mondo, ma Egli si sta muovendo. E gli uomini, molto spesso, quando vengono toccati dal vangelo di Gesù Cristo, o minacciati dalla minaccia del giudizio, scattano verso la libertà che pensano si trovi davanti a loro. Ma prima o poi corrono di nuovo proprio dentro la stessa rete, perché lì non c’è alcuna libertà. E si stanno muovendo inesorabilmente verso un giudizio inevitabile. Tutti gli uomini sono raccolti nella rete. Il regno alla fine li inghiottirà tutti. E Dio, con i Suoi angeli, separerà.

Ora, questo mi porta a un terzo pensiero, e cioè il pericolo, il pericolo. Versetto 50: “E li getteranno nella fornace del fuoco; lì vi sarà pianto e stridor di denti”. Ora, questo è un versetto spaventoso. E vi confesso che colpisce me proprio come colpisce chiunque altro. È un versetto terrificante, spaventoso.

E se c’è una dottrina nella Bibbia che vorreste non ci fosse, è la dottrina dell’inferno, ma questo non la elimina. È lì. E questo è il cuore della questione. Gettati nella fornace del fuoco. Sono parole terrificanti da parte del nostro Signore. Eppure Egli parlò dell’inferno più di chiunque altro.

E penso che ci sia una ragione. Sapete che cosa penso? Penso che se Gesù non ci avesse insegnato riguardo all’inferno, non avremmo creduto a chiunque altro lo avesse fatto. Doveva essere Lui. È così inconcepibile, provoca in noi una tale repulsione. Non riusciamo a concepire la dannazione eterna. E doveva essere il nostro Signore a dire questo, altrimenti non saremmo mai stati in grado di accettarlo. Era una Sua enfasi particolare. Ed Egli fu un predicatore dell’inferno. Più di ogni altra cosa, minacciò gli uomini con l’inferno. E se non pensate che lo abbia fatto, allora non avete osservato con attenzione il Suo ministero.

Nel capitolo cinque, per esempio, e potreste prendere… potrei passare, sapete, tutta la mattina solo sulle affermazioni che Gesù fece a riguardo. Non aprite con me; ascoltate soltanto e annotate i versetti, se volete. Ma ascoltate ciò che disse in Matteo 5:22. Disse: “Chiunque dirà: Stolto, sarà sottoposto al fuoco della Geenna”. Al versetto 29 del capitolo 5: “Se il tuo occhio destro ti scandalizza, cavalo e gettalo via da te, perché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nell’inferno”.

Versetto 30: “Se la tua mano destra ti scandalizza, tagliala, gettala via, perché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca e non che tutto il tuo corpo sia gettato nell’inferno”. Nel capitolo 7, versetto 27, disse: “E cadde la pioggia, vennero i torrenti, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande”.

E anche questa è un’allusione alla dannazione. Nel capitolo 8, versetto 12: “I figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori; là ci sarà pianto e stridor di denti”. Capitolo 11, al versetto 20: “Egli cominciò a rimproverare le città nelle quali erano state compiute la maggior parte delle Sue opere potenti, perché non si erano ravvedute”. E dice loro: “Sarete abbassati fino all’inferno”.

Parole serie, serie da parte del nostro Signore. La stessa cosa è vera nel capitolo 12. Egli dice al versetto 36: “Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detta, renderanno conto nel giorno del giudizio, perché in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai dannato”, o condannato. Parla di un demone che lascia un uomo e poi altri sette tornano, più malvagi di lui, e l’ultima condizione di quell’uomo è la prima; così avverrà anche a questa generazione malvagia.

Nel capitolo 18… e questi sono esempi… dice: “Chiunque scandalizza un piccolo che crede in Me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse annegato nel fondo del mare”. E poi torna a parlare dell’essere gettati nel fuoco eterno, versetto 8, nel fuoco eterno dell’inferno, versetto 9, capitolo 18.

Questo faceva parte costantemente di ciò che il nostro Signore insegnava. E arriviamo al capitolo 21, versetto 43: “Il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a una nazione che ne produca i frutti; e chiunque cadrà su questa pietra sarà sfracellato, ma colui sul quale essa cadrà, lo stritolerà”.

Il capitolo 23 parla ripetutamente dell’inferno. Il capitolo 24, il capitolo 25, Marco capitolo 9, Luca capitolo 6, Luca capitolo 12, Luca capitolo 16. E continua così, ancora e ancora. Gesù raccontò un’intera storia di un uomo che morì e andò all’inferno, essendo nei tormenti, e gridò perché qualcuno venisse con dell’acqua a rinfrescargli la lingua.

Ora, se dunque doveste valutare quale dovrebbe essere l’enfasi della predicazione, basandovi sull’esempio di Cristo, dovrebbe essere la predicazione sull’inferno. La nostra generazione non lo fa. È qualcosa che ci convince di colpa il fatto che diciamo così poco sull’inferno. È così difficile da credere. È così terrificante. È così tremendo, che doveva venire dal Signore, altrimenti non saremmo mai stati in grado di accettarlo. Ora, cos’è questa fornace di fuoco? Cos’è l’inferno? Lasciate che vi dia quattro verità sull’inferno che penso risponderanno a questa domanda.

Numero uno, l’inferno è un luogo di tormento senza sollievo. È un luogo di tormento senza sollievo. È un luogo di orribile miseria. E la Bibbia lo definisce tenebre, tenebre di fuori. Sono tenebre da fossa profonda, tenebre che sono lontanissime dalla luce, tenebre impenetrabili, tenebre che si chiudono addosso. E sono tenebre senza la speranza della luce, per sempre. Siete mai stati nelle tenebre desiderando ardentemente la luce del giorno?

Siete mai stati nelle tenebre desiderando ardentemente che qualcuno accendesse una luce? Essere in quel tipo di tenebre che avanzano, che avvolgono, che si muovono, e sapere che per tutti gli eoni dell’eternità non vedrete mai la luce: è così che il nostro Signore descrive l’inferno. Tenebre senza sollievo per sempre, senza alcuna speranza della luce, senza alcuna speranza dell’alba.

E la Bibbia dice anche che è un fuoco. Ora, non è un fuoco come quello che noi conosceremmo come fuoco, per bruciare qualcosa in questo mondo. Ma fuoco è il modo in cui Dio lo descrive, perché è un tipo di fuoco torturante, senza sollievo, più terribile di qualunque fuoco che potremmo mai conoscere. Ma il fuoco descrive il tormento dei dannati; l’oscurità descrive il tormento dei dannati, nessuna luce, nessuna luce mai, mai. Nessun sollievo dalla sofferenza, dall’agonia e dal dolore, per sempre. E in tutta la Scrittura ci sono soltanto due occasioni in cui abbiamo qualche intuizione di come le persone reagiscono all’inferno.

Una è la parabola del Signore in Luca 16, dove Egli dice che l’uomo gridò nei tormenti e disse: “Rinfresca la mia lingua, perché sono tormentato in questa fiamma”. E l’altra è quella costante affermazione del nostro Signore: “Vi sarà pianto, lamento e stridor di denti”. La reazione all’inferno non è divertimento. È pianto. Questo significa piangere, lamentarsi, gridare, e digrignare i denti nel dolore. Questo è ciò che dice la Bibbia. Questo è l’inferno. È un luogo di tormento senza sollievo.

In secondo luogo, è un luogo di tormento senza sollievo sia per il corpo che per l’anima, sia per il corpo che per l’anima. L’anima essendo la parte interiore. Quando una persona muore, la sua anima va lontano dalla presenza di Dio, nel tormento dell’inferno. Può non essere ancora il lago di fuoco pieno e finale che viene dopo il giudizio del grande trono bianco, perché per quello è necessario un corpo trascendente capace di sopportarlo.

Ma è comunque un tormento, come illustrato dal ricco che nell’inferno era tormentato. Quando una persona muore ora, la sua anima scende in quel tormento. Nel futuro, ci sarà una risurrezione dei corpi dei dannati. Verrà dato loro un corpo trascendente che allora andrà in un lago di fuoco. Sarà un corpo non come il corpo che abbiamo ora. Sarà molto diverso. Essi saranno risuscitati proprio come lo saremo noi, come cristiani.

Noi saremo risuscitati perché questo corpo non potrebbe mai vivere eternamente in cielo, giusto? Dobbiamo avere un corpo trascendente, un corpo glorificato, un corpo diverso, e così anche i dannati. Ed essi saranno risuscitati, Giovanni 5, saranno risuscitati in nuovi corpi con l’unico scopo di essere puniti per sempre in quei corpi.

Questo è ciò che dice la Bibbia, tormentati per sempre. Devono avere un corpo adatto a quel tormento eterno. Ed è per questo che Gesù, in Matteo 10:28, disse: “Non temete coloro che possono distruggere il corpo, ma temete Colui che può distruggere sia l’anima che il corpo nell’inferno”. Vedete, l’inferno è anima e corpo.

Alcuni pensano che siano soltanto brutti ricordi. No, non sono soltanto brutti ricordi. Non sono soltanto i processi interiori del pensiero; è anche quel corpo. Corpi trascendenti, eterni, superiori a qualunque cosa abbiamo su questa terra, saranno dati ai dannati affinché possano soffrire in quei corpi per sempre. Ed è l’unica ragione per cui avranno quei corpi.

Con il corpo presente, l’uomo non potrebbe sopportare l’inferno. Il corpo che abbiamo ora verrebbe consumato in un istante. Dunque, come Dio adatta i redenti con nuovi corpi per il cielo, così adatta i dannati con nuovi corpi per l’inferno. Sappiamo qualcosa di questo da due cose che il Signore disse.

Disse, prima di tutto, che il verme non muore. Ora, che cosa intendeva dire con questo? Quando un corpo va nella tomba, nella decomposizione, i vermi scendono in quel corpo. E cominciano a consumare quel corpo, e i vermi moriranno quando il cibo sarà finito. Dunque, una volta che il corpo è consumato, i vermi muoiono. Ma nell’inferno, i vermi non muoiono mai perché il corpo, pur essendo continuamente consumato, non viene mai consumato. Dunque, il verme non muore mai.

In altre parole, il Signore stava dicendo che il tormento senza sollievo del corpo continua e continua. E dice anche che il fuoco non si spegne. Ora, un fuoco si spegne sempre quando il combustibile è finito. Ma il combustibile non finirà mai. Benché il bruciore continui, il combustibile non viene mai consumato. E così avete il tormento senza sollievo del corpo e dell’anima.

E questo mi porta al terzo pensiero. Nell’inferno avete un luogo di tormento senza sollievo del corpo e dell’anima in gradi diversi, in gradi diversi. In altre parole, per alcune persone l’inferno sarà peggiore che per altre. Per tutti coloro che vi si trovano, sarà orribile. Sarà la sofferenza estrema.

Non ci sarà alcun sollievo da questo, ma ci saranno gradi di sofferenza ancora più severi per alcuni. In Ebrei 10 dice: “Di quale più severa punizione sarà ritenuto degno chi avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto”. Le persone che hanno calpestato Gesù Cristo, che hanno rigettato la Sua croce, conosceranno un inferno più grande di coloro che non lo hanno fatto.

Ci saranno gradi, proprio come ci saranno gradi di ricompensa in cielo. Lo abbiamo visto anche, penso, in Matteo capitolo 11, quando dice: “Sarà più tollerabile per Sodoma che per voi”. In altre parole, è soltanto relativo. Non sarà tollerabile per nessuno, ma sembrerà più tollerabile per loro che per voi, a causa di ciò che voi avete sperimentato.

Voi avete avuto Gesù Cristo nella vostra città, loro no. Voi Lo avete rigettato con più luce; perciò l’inferno sarà più severo per voi. E poi avete, naturalmente, quell’incredibile parabola in Luca 12 dove il Signore dice: “Al servo che sapeva e non ha fatto ciò che è giusto, molte battiture. Al servo che non sapeva e non ha fatto ciò che è giusto, poche battiture”. Dunque l’inferno sarà tormento senza sollievo del corpo e dell’anima in gradi diversi. E John Gerstner dice: “L’inferno avrà gradi così severi che un peccatore, se potesse, darebbe il mondo intero perché i suoi peccati fossero uno di meno”.

E in quarto luogo, l’inferno è un luogo di tormento senza sollievo per il corpo e per l’anima, in gradi diversi, senza fine, senza fine. Il verme non muore mai, il fuoco non si spegne mai, la luce non irrompe mai, il dolce sollievo della morte non arriva mai. Senza fine. L’unica ragione, o l’unico modo, per cui noi in questa vita possiamo anche solo attraversare prove, dolore, sofferenza e malattia, è perché crediamo che ci sarà una fine.

Ma loro non avranno questo. Potete immaginare la follia risultante che verrà. E dite: “Sei sicuro che sia eterno?” È eterno tanto quanto lo è il cielo, perché nello stesso versetto il Signore ha usato gli stessi termini. Matteo 25:46: “E questi se ne andranno a punizione eterna, ma i giusti a vita eterna”. Qualunque cosa sia la vita eterna quanto alla sua durata, così è anche la punizione eterna. Questo è l’inferno.

Dio non lo ha mai preparato per le persone. Lo ha preparato per il diavolo e i suoi angeli. Ma le persone scelgono di andarci. Miseria inconcepibile. Alcuni sono stati in questo tipo di tormento nelle loro anime, aspettando quel corpo, per migliaia di anni, e non sono più vicini alla fine di quanto lo fossero quando hanno cominciato. Non c’è da meravigliarsi che Gesù abbia dovuto insegnare questa dottrina.

Dite: “Ebbene, come si evita l’inferno?” Si evita l’inferno soltanto ricevendo Gesù Cristo come vostro Signore e Salvatore. Se non vi appropriate del regno, vedete, se non prendete il tesoro, se non acquistate la perla di grande valore, non c’è via d’uscita.

John Bunyan, quel grande santo di Dio, scrisse questo: “Nell’inferno non avrai altra compagnia se non una compagnia di anime dannate, con un’innumerevole compagnia di demoni a farti compagnia. Mentre sei in questo mondo, il solo pensiero che i demoni ti appaiano fa tremare la tua carne e ti fa quasi rizzare i capelli sulla testa.

“Ma, oh, che cosa farai quando non soltanto l’ipotesi dell’apparizione del diavolo, ma la reale compagnia di tutti i demoni dell’inferno sarà con te, ululando, ruggendo e stridendo in un modo così orrendo che tu sarai persino fuori di senno e pronto a impazzire di nuovo per l’angoscia e il tormento”.

Se dopo diecimila anni dovesse venire una fine, ci sarebbe conforto. “Ma qui sta la tua miseria; qui tu devi stare per sempre. Quando vedrai in quale innumerevole compagnia di demoni ululanti ti trovi, penserai di nuovo questo: questa è la mia porzione per sempre.

“Quando sarai stato nell’inferno per tante migliaia d’anni quante sono le stelle nel firmamento, o le gocce nel mare, o i granelli di sabbia sulla riva del mare, dovrai ancora giacere lì per sempre. Oh, questa sola parola, sempre, come tormenterà la tua anima!” E molti sono nella rete, muovendosi verso quell’inevitabile fornace di fuoco.

Ora, questo ci porta al quarto e ultimo punto, la proclamazione. Abbiamo visto il quadro, il principio, il pericolo. La proclamazione è al versetto 51. Guardatelo. “Gesù disse loro: Avete compreso tutte queste cose?” Letteralmente, il verbo “compreso” è “messo insieme”.

Avete messo insieme tutto questo? Avete tutto questo ben composto nelle vostre menti: che questa forma del regno ha il bene e il male che procedono insieme? Che il bene continuerà a permeare, continuerà a crescere, continuerà a influenzare? Che, per essere parte del regno, dovete acquistarlo dando tutto ciò che avete per tutto ciò che Cristo è?

Avete messo tutto insieme? E vedete che andrà avanti così, con il bene e il male, fino alla fine, e poi verrà una separazione finale? Lo avete afferrato? “Ed essi Gli dissero: Sì, Signore”. Lo comprendiamo. Lo comprendiamo. E io credo che Egli abbia accettato la correttezza della loro risposta affermativa, altrimenti non avrebbe potuto dire ciò che disse al versetto 52.

Sta dicendo loro: “Capite questo?” Perché dice loro questo? Ascoltatemi, perché tornando a 9:38, Egli vide il mondo come una messe che si muoveva verso il giudizio, vide che Dio sarebbe venuto e avrebbe messo quella falce nella messe. E disse: “Pregate con Me che il Padre mandi operai”, mandi persone nella Sua messe per avvertire gli uomini.

E così, nel capitolo 10, chiamò i discepoli, non è vero? E nei capitoli 11 e 12, addestrò e preparò i discepoli. E nel capitolo 13, insegnò ai discepoli. E ora dice: “Siete pronti ad uscire ed essere coloro che avvertono nella messe? Siete pronti ad uscire con il messaggio?” Ed essi dicono: “Noi… noi lo abbiamo afferrato. Lo comprendiamo”.

E dunque, questo è ciò che Egli dice: “Allora ecco a che cosa siete simili—” versetto 52—“ogni grammeteus—” questa è una parola che traduciamo scriba, ma significa uno che impara, un insegnante, un interprete della legge, dell’Antico Testamento—“ogni insegnante preparato è istruito—” e questo viene dal verbo mathēteuō, è discepolato—“riguardo al regno dei cieli”.

Ora, Egli li ha discepolati riguardo al regno, dunque sta parlando di loro. “Ognuno di voi, discepoli preparati, addestrati, è stato istruito nelle cose del regno dei cieli. Ora siete addestrati; ora siete preparati”. Questo… questo è ciò che sta dicendo.

Infatti, potreste tradurlo così: “Ora siete studiosi e insegnanti biblici discepolati”. Questo era davvero uno scriba. Era uno studente, un interprete, un trasmettitore della Scrittura; era conosciuto come teologo, giurista, insegnante e predicatore. Erano membri del Sinedrio. Erano autorità riconosciute sull’Antico Testamento e sulla tradizione. Erano chiamati Rabbi. Erano influenti.

Ed Egli sta dicendo: “Ho fatto lo stesso con voi; proprio come i Giudei fanno con i loro scribi, Io vi ho discepolati, vi ho resi studiosi e insegnanti biblici discepolati. E ora, ecco a che cosa siete simili—” versetto 52—“siete simili a un uomo che è padrone di casa, il quale trae fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie”.

Che cosa significa? Il Signore dice: “Ora vi ho discepolati, vi ho addestrati, vi ho preparati, vi ho nutriti affinché poteste essere gli operai che vanno nella messe e avvertono gli uomini. E ora siete come un uomo che è il capo della sua casa”. E l’uomo che era il capo della sua casa aveva un tesoro, e da quel tesoro distribuiva alle persone ciò di cui avevano bisogno.

Avevano bisogno di un certo tipo di cibo, avevano bisogno di un certo tipo di vestito, avevano bisogno di un certo tipo di cura, qualunque cosa fosse di cui avevano bisogno, egli la distribuiva. Ed era abbastanza saggio da distribuire il nuovo e il vecchio. Quindi non dava sempre soltanto il nuovo, così che il vecchio alla fine diventasse inutile.

È un po’ come gli avanzi, sapete. Una volta alla settimana ve li beccherete, perché se non ve li beccate, alla fine verranno buttati via. E il saggio capo di una famiglia distribuisce il vecchio insieme al nuovo, in equilibrio, essendo un amministratore di tutto ciò che possiede. E il Signore dice: “Ecco a che cosa siete simili. Ora avete un tesoro, e quel tesoro è pieno di cose vecchie e nuove”.

Che cosa vuol dire? Conoscevano l’Antico Testamento e ora avevano udito i misteri del regno. Conoscevano la verità dell’antico patto, e l’alba del nuovo patto stava sorgendo su di loro. Non solo potevano parlare loro dell’Antico Testamento e della tradizione giudaica, ma potevano distribuire i nuovi misteri del regno, giusto? Erano un passo avanti rispetto agli scribi. Tutto ciò che gli scribi avevano erano le cose vecchie, le cose vecchie, le cose vecchie.

Ma Egli dice: “Voi siete il padrone di casa che ha il vecchio e il nuovo, e in perfetto equilibrio. Dio vi ha chiamati, e addestrati, e preparati per spargerlo”. È interessante il verbo che viene usato lì; dice che l’uomo che è capo di una casa trae fuori. Letteralmente significa lanciare fuori, o spargere dappertutto.

In altre parole, ora avete tutto questo tesoro: lanciatelo fuori. Parla di liberalità e di ricchezza. C’è molto lì. Ora che siete stati discepolati e ora che siete studiosi e insegnanti biblici addestrati, lanciatelo fuori. Date loro l’Antico e il Nuovo in perfetto equilibrio, ciò che Dio ha detto nel passato e ciò che è nuovo nella forma del regno.

Ora, vedete che cosa sta dicendo loro? Tutto questo viene fuori dal capitolo 9, versetto 38; gli uomini sono sulla via dell’inferno. Ora voglio che vediate come sarà il regno. Bene e male, ma alla fine terminerà in una separazione. E ora lo sapete; ora distribuitelo, proclamatelo.

Miei cari, vi sottopongo che il nostro messaggio, sulla base di questo, è l’inferno. Questo è il nostro messaggio. Il mondo sta andando all’inferno. Nella parabola di Matteo 22, il Signore dà un’illustrazione molto simile. C’è un matrimonio. Molte persone si presentano al matrimonio.

Ma poi entra il re. E il matrimonio ha raccolto tutti, ma il re entra e vede quest’uomo che non ha l’abito di nozze, e gli dice: “Che cosa fai qui? Non hai l’abito di nozze”.

In altre parole, sei stato preso nella rete del regno, ma non sei veramente uno di quelli veri. Non hai l’abito di nozze. E dice che l’uomo rimase senza parole, non aveva nulla da dire. Non aveva alcuna pretesa da avanzare. E il Signore disse: “Legatelo e gettatelo nelle tenebre di fuori, perché molti sono chiamati, ma pochi sono eletti”. Lo stesso principio.

La rete del regno prende molte persone, ma non tutti quelli che vengono presi faranno parte del regno. Abbiamo una responsabilità tremenda. A noi è dato di conoscere i misteri del regno, non è vero? Ma a loro non è dato. Noi abbiamo ciò di cui loro hanno bisogno.

E Paolo disse in II Corinzi 5: “Conoscendo dunque il terrore del Signore, persuadiamo gli uomini”. Se non riuscite ad avere il cuore scosso dal fatto che le persone muoiono e vanno all’inferno ogni secondo in cui respirate, allora c’è qualcosa che non va, non è vero? Questo è l’apice dell’egoismo. Il nostro cristianesimo oggi, in qualche modo, ha perso questo.

Recentemente… beh, proprio due giorni fa, una cosa è arrivata sulla mia scrivania da parte di un’organizzazione cristiana di radiodiffusione. Ci stavano mandando la loro politica per la programmazione. Questo è ciò che diceva… non vi dirò il nome, ma: “La rete di radiodiffusione tale-e-tale desidera essere un buon vicino per la varietà degli ascoltatori”. Poi elenca tutti i diversi tipi di persone.

“Pertanto, quando preparate il vostro programma per queste stazioni, per favore evitate di usare quanto segue: critica di altre religioni, conversione, missionari, credenti, non credenti, antico patto, nuovo patto, chiesa, la croce, crocifissione, Calvario, Cristo, il sangue di Cristo, salvezza mediante Cristo, redenzione mediante Cristo, il Figlio di Dio, Geova o la vita cristiana”.

Poi diceva questo: “Queste persone che ascoltano hanno fame di parole di conforto. Vi chiediamo di attenervi a queste restrizioni affinché la Parola di Dio possa continuare ad andare avanti. Per favore aiutateci a mantenere la nostra posizione di portare conforto a questo popolo sofferente”. Questo non è conforto. Questa è dannazione. Il falso conforto danna le persone. Dovete dire alle persone la verità. Bene, preghiamo.

Ora lo sappiamo, Padre. Ora lo sappiamo. Avete compreso queste cose? Sì, comprendiamo. Allora siamo studiosi e insegnanti biblici addestrati che devono essere come il capo di una casa, lanciando fuori questo tesoro di verità antica e nuova, affinché gli uomini siano avvertiti della messe, della separazione, della rete. Padre, aiutaci ad essere fedeli, a mettere da parte la frivolezza e la stoltezza della vita per ciò che conta davvero, le anime eterne degli uomini.

Padre, prego che Tu porti nella stanza di preghiera coloro che hanno così tanto bisogno di venire. Che nessuno in questo luogo pensi di poter sfuggire alla rete. Che nessuno pensi che non sia vero. Che il Tuo Spirito li spinga ad abbracciare Cristo, affinché possano conoscere la gioia e la beatitudine della vita eterna qui e ora, e per sempre nella Tua presenza, per amore di Cristo. Amen.

FINE

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