Torniamo al nostro studio del Vangelo di Matteo al capitolo 18. Matteo capitolo 18. La scorsa settimana abbiamo iniziato ad esaminare i versetti dal 15 al 20 e vogliamo tornare a quel passo per il nostro studio anche questa mattina. Permettetemi di leggerlo così che lo abbiate in mente mentre ci avviciniamo alla Parola. A partire da Matteo 18, versetto 15.
“Se tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e riprendilo fra te e lui solo; se ti ascolta, hai guadagnato tuo fratello. Ma se non ti ascolta, prendi con te una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. Se poi rifiuta di ascoltarli, dillo alla chiesa, e, se rifiuta di ascoltare anche la chiesa, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto ciò che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. “Ancora vi dico che se due di voi sulla terra si accordano per domandare qualunque cosa, sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.”
Come vi ho detto la scorsa settimana, questo è un passo che tratta della disciplina tra il popolo di Dio. Ora, quando uso la parola “disciplina”, voglio semplicemente ricordarvi che disciplina non è una parola negativa, è una parola positiva. È una parola che riguarda l’addestramento. È una parola non estranea al concetto di “discepolato”. Disciplinare significa conformare qualcuno ad uno standard. E quando parliamo di disciplina nella chiesa, stiamo parlando di portare le persone in linea con lo standard di Dio. Questo è per la gloria di Dio, per l’avanzamento del suo regno ed anche per la benedizione dell’individuo stesso.
Quindi disciplina è una buona parola. È una parola che riguarda l’addestramento, ed è questo il suo significato quando la uso. Ora, questo passo ci aiuta a capire che fondamentalmente ci sono due modi in cui le persone vengono formate o disciplinate. Questo è certamente vero per i bambini. E poiché tutto questo capitolo tratta della somiglianza del credente a un bambino, dovremmo trarre la nostra analogia dall’infanzia.
Ricordate che in questo contesto di insegnamento in Matteo 18, Gesù ha un bambino tra le braccia, un piccolo. E con quel bambino come illustrazione vivente, parla del suo regno. E il suo punto principale è che le persone nel suo regno sono come bambini. Entrano come bambini—questo è nei versetti 3 e 4. Devono essere protetti come bambini—questo è nei versetti 5-9. Devono essere curati come bambini—questo è nei versetti 10-14. E ora, nei versetti 15-20, devono essere disciplinati come bambini. E poi nei versetti 21-35 ci ricorderà che devono essere perdonati come bambini.
Noi siamo bambini. E i bambini devono essere disciplinati, e fondamentalmente in due modi: con ciò che chiamiamo rinforzo positivo e rinforzo negativo. Ora, il rinforzo positivo dice semplicemente: se fai questo, ti ricompenserò. Se ti comporti in questo modo, ti darò questo o quello. E lo usiamo continuamente con i nostri figli, vero? Metti in ordine la tua stanza e ti porto a mangiare fuori, o quello che sia. Vuoi quella nuova bicicletta che stai chiedendo? Bene, fammi vedere che adempi a questo impegno, che migliori i tuoi voti, o qualunque cosa sia. In altre parole, usiamo il rinforzo positivo con i nostri figli e usiamo anche il rinforzo negativo.
E le Scritture ci hanno detto che se risparmiamo la verga, roviniamo il bambino. Quindi c’è anche quel tipo di rinforzo che dice: se non fai questo, ecco le conseguenze. Ora troviamo che la stessa cosa è vera nella famiglia di Dio. C’è un’affermazione positiva nella Bibbia in cui Dio dice: “Se fai questo, ti benedirò. Se fai questo, ti ricompenserò. Se fai questo, riempirò la tua vita di gioia, di pace e di tutte le cose che chiunque potrebbe desiderare.”
E poi c’è quel rinforzo negativo che interviene, e dice: “se non fai questo, allora ci sarà disciplina”, perché “ogni figlio che il Signore ama, lo corregge e lo disciplina”. E quindi abbiamo entrambi questi tipi di rinforzo, ed in vari punti della Scrittura uno o l’altro può essere in discussione. In questo particolare testo, il nostro Signore ci sta dicendo l’importanza del posto del rinforzo negativo. Che quando ci sono persone che peccano contro Dio, la cosa diventa responsabilità dell’assemblea del popolo di Dio quella di riportarle in linea, applicare sulle loro vite certe conseguenze, per ricondurle dove Dio vuole che siano.
Ora, vi ho anche detto la scorsa settimana che, per la maggior parte, la chiesa ha trascurato quest’area. Questo non significa che non ci siano state chiese che l’hanno praticata in ogni epoca, anche nella nostra. Ci sono state chiese, ma sembrano essere una minoranza. Tuttavia, questa non è una cosa nuova. Quando si introduce un pensiero come quello che Gesù presenta in questo passo alla nostra generazione, le persone restano un po’ scioccate e dicono: “Beh, non possiamo immischiarci nel confrontare le persone riguardo al loro peccato. E non possiamo dire a tutta la chiesa che hanno fatto il male, e non possiamo metterle fuori. Dopotutto, vogliamo essere amorevoli, accoglienti, e così via, e troviamo tutto questo molto difficile da gestire nella nostra mentalità.”
Ma è comunque la parola di Cristo alla sua chiesa. Ed è una parola che la chiesa ha trovato difficile accettare da molto tempo. Questa settimana stavo leggendo gli scritti di Jonathan Edwards. Predicò un sermone nel XVIII secolo e in esso disse questo: “Se tollerate la malvagità evidente nei vostri membri, disonorerete gravemente Dio, il nostro Signore Gesù Cristo, la religione che professate, la chiesa in generale e voi stessi in particolare. Come quei membri della chiesa che praticano la malvagità portano disonore a tutto il corpo, così fanno anche coloro che li tollerano al suo interno.”
E poi proseguì dicendo: “Se nella chiesa fosse mantenuta una disciplina rigorosa e quindi una rigorosa moralità, sarebbe uno dei mezzi più potenti di convinzione e conversione per coloro che sono fuori.” E poi pose questa domanda finale: “Come potete essere veri discepoli di Cristo se vivete trascurando questi chiari e positivi comandamenti?” Quindi questa non è una parola nuova per la chiesa.
Il grande uomo della chiesa del XVII secolo, Jonathan Edwards, affrontò la stessa trascuratezza che affrontiamo oggi. È un ministero essenziale quello di servire la chiesa del Signore per il bene della sua purezza e della sua santità.
Ora, come ho detto, tutto il capitolo tratta della somiglianza del credente verso i bambini, e sia voi che io sappiamo molto bene che i bambini devono essere portati all’obbedienza mediante una qualche forma di disciplina, una qualche imposizione di regole, una qualche conseguenza per il loro comportamento sbagliato, e la stessa cosa vale anche nel mondo spirituale. Trascurare l’affronto del peccato non solo perchè permette alla persona che pecca di allontanarsi sempre di più, ma stabilisce anche lo standard che consente ad altri di camminare nella stessa via di peccato senza temere alcuna conseguenza.
Ma quando si agisce contro il peccato, non solo si riporta indietro la persona che pecca, ma si ristabilisce anche il giusto modello di virtù. Nell’Antico Testamento, quando Dio si accinse a punire il popolo d’Israele per la sua disobbedienza alla sua parola, disse in Deuteronomio 13:11: “Tutto Israele udrà e temerà e non commetterà più una tale malvagità in mezzo a voi.” In altre parole, punisci alcuni e gli altri capiscono il messaggio. E quindi deve esserci disciplina. La chiesa deve essere pura.
Ora, abbiamo iniziato a entrare nel testo e potete guardarlo per un momento, e abbiamo detto che ci sono diversi elementi della disciplina che emergono da questo passo. Il primo è il luogo della disciplina. E se notate il versetto 17, è nell’ekklēsia, la chiesa. La parola è usata due volte lì: ekklēsia. Non ha qui un significato tecnico, non la chiesa battista o presbiteriana o qualunque altra denominazione. Nemmeno la chiesa post-Pentecoste come la conosciamo noi, ma qualsiasi assemblea del popolo redento di Dio.
In questo caso, Gesù sta parlando agli apostoli che sono raccolti intorno a lui, seduti ai suoi piedi in una casa a Capernaum. E anche se la chiesa, come la conosciamo oggi, non è ancora nata e non lo sarà fino a dopo la sua risurrezione nella sua forma ufficiale, ciò che vediamo qui è l’assemblea del popolo redento di Dio, e in quel contesto la disciplina deve avvenire. E naturalmente Egli anticipa anche la chiesa di cui facciamo parte noi. Ma ovunque il popolo redento di Dio si riunisca, lì deve esserci un confronto con il peccato.
In secondo luogo, vediamo anche lo scopo della disciplina, ed è indicato alla fine del versetto 15: “hai guadagnato tuo fratello.” L’intenzione della disciplina non è mettere fuori le persone, ma tenerle dentro. L’idea, come abbiamo visto l’ultima volta, è che quando una persona cade nel peccato e nella disobbedienza a Dio, si perdono per quanto riguarda la comunione; si perdono per quanto riguarda l’intimità; si perdono per quanto riguarda il ministero, il servizio, si perdono per quanto riguarda la comunione del popolo di Dio. E ciò che desideriamo è riaverli indietro. E la parola usata lì è un termine commerciale, ha a che fare con la perdita di un tesoro ed il desiderio di recuperarlo, e il non essere affatto contenti della perdita, a causa del suo valore.
Quindi stiamo cercando di recuperare un fratello di valore, prezioso; quindi questo è lo scopo. Tenetelo sempre a mente, fratelli, la disciplina della chiesa non serve a mettere fuori le persone. Serve a riportarle dentro. In terzo luogo, abbiamo visto la scorsa settimana la persona nella disciplina. Il luogo, lo scopo e poi la persona. Chi è la persona? Bene, se guardate il versetto 15: “Se tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e riprendilo fra te e lui solo; se ti ascolta, hai guadagnato tuo fratello.” Ora, è abbastanza chiaro chi sia la persona. Sei tu e sono io. È una cosa individuale. Non ci sono SS spirituali. Non ci sono membri della CIA nella chiesa. Non c’è alcun comitato speciale di ricerca e intervento. Non ci sono unità d’assalto. Questo riguarda tutti.
Siamo tutti coinvolti nell’andare a cercarci gli uni gli altri per ristabilirci a vicenda, per recuperare il fratello che ha peccato e che si è allontanato dalla comunità del popolo di Dio. A proposito, vi ho suggerito la volta scorsa che ci sono alcuni prerequisiti. Il primo è la disponibilità. Dovete essere disposti ad andare, e questi comandi implicano che dobbiate agire con la vostra volontà. Gesù sta dicendo: “Tu vai e diglielo.” E questo indica che è necessaria una volontà pronta a rispondere.
In secondo luogo, deve esserci zelo per Dio. Davide disse nel Salmo 69:9: “Lo zelo per la tua casa mi divora; gli oltraggi di quelli che ti oltraggiano sono caduti su di me.” Davide aveva un senso così profondo della gloria di Dio che, quando Dio veniva offeso, Davide ne sentiva il dolore. E noi abbiamo bisogno dello stesso tipo di risposta, così che quando Dio è disonorato, ne sentiamo il dolore. Il nostro cuore è così unito al cuore di Dio.
E la terza cosa è la santità personale. Non potete andare, come disse Gesù in Matteo 7, a togliere una scheggia dall’occhio di qualcun altro se avete una trave nel vostro. Quindi: disponibilità, zelo per Dio e santità personale. Paolo lo riassume meravigliosamente in Galati 6 quando dice: “Se un fratello è colto in fallo, voi che siete spirituali ristabilitelo.” Quindi siete voi la persona. Sono io la persona. Siamo tutti coinvolti in questo. E ci ho pensato così spesso in questi giorni: quanto sarebbe meraviglioso se tutta l’assemblea del popolo di Dio fosse totalmente impegnata nel recupero di ogni fratello e sorella che peccano. Diventeremmo ministri della santità.
E come ho detto la scorsa settimana, abbiamo ministri di questo, ministri di quello e ministri di quell’altro. E tutti vogliono essere formati per insegnare, predicare, fare discepoli, evangelizzare e così via, ma dove sono i ministri della santità che si adoperano per la purezza della chiesa?
Bene, questo mi porta a un quarto punto. Ora entriamo nello studio di oggi. La provocazione nella disciplina. Che cosa la innesca? Come fai a sapere quando farlo? Come fai a sapere quando avvicinare qualcuno?
Versetto 15: “Ora…” comincia con la parola “ora”. Significa sostanzialmente “adesso”. In altre parole, dopo aver detto tutto ciò che abbiamo appena detto riguardo alla cura e alla protezione del popolo di Dio, dopo aver stabilito tutto questo—che sono come bambini, che devono essere protetti, che devono essere curati, e talvolta devono essere cercati quando si allontanano, come indicano i versetti 12-14, il buon pastore che cerca la pecora smarrita—dopo aver detto tutto questo, ora specificamente che cosa facciamo se tuo fratello pecca contro di te?
Allora, che cosa facciamo? Ora osservate cosa dice. Ecco la provocazione: “Se tuo fratello pecca”, hamartanō, la parola fondamentale del Nuovo Testamento per “peccare”. Significa “mancare il bersaglio”. Dio stabilisce il bersaglio e gli uomini lo mancano. Significa violare la sua legge. È la parola hamartanō, da cui deriva il termine teologico hamartiologia, lo studio del peccato. Allora, che cosa facciamo se tuo fratello pecca contro di te? Questo è il punto.
Ora, abbiamo posto la domanda perché è molto importante. Qui dice: “Se tuo fratello pecca, va’ e diglielo.” La domanda è: che cosa costituisce un peccato che richiede disciplina? Qual è la risposta? Quali peccati devono essere corretti? Quali? Tutti. Per questo il testo è generale. Tutti. Sapete, non esistono peccati buoni e peccati cattivi. E non c’è una sorta di bilancia con poli alle due estremità. Il peccato è peccato ed è l’antitesi della totale santità di Dio. E il peccato, qualsiasi peccato, macchia la comunione. Danneggia la relazione. E quindi ogni peccato è un peccato che deve essere corretto. Se un membro della comunità cristiana pecca violando lo standard di Dio in qualsiasi modo, il processo entra immediatamente in azione. Questo è il desiderio di Dio. E dovrebbe essere immediato. La questione è la santità, ogni peccato.
Ora guardate ancora questo testo. Noterete che dice: “Se tuo fratello pecca contro di te.” Ora, questa piccola espressione “contro di te” è interessante. Alcuni manoscritti ce l’hanno e altri no. E così questa settimana ho dedicato un po’ di tempo—perché sembrava che nessuno fosse d’accordo sul fatto che fosse nel testo o no—e ho letto il più possibile sull’argomento per capire se dovesse stare nel testo oppure no, e la mia conclusione è che nessuno lo sa. Alcuni manoscritti antichi, per quanto affidabili, lo contengono. Altri manoscritti antichi, altrettanto affidabili, non lo contengono.
Quindi non possiamo stabilire, attraverso quella che si chiama critica testuale, analizzando i testi, se appartenga al testo oppure no. Direte: “Allora cosa dovremmo fare?” Lasciatelo. Voglio dire, se c’è anche solo un dubbio, lasciatelo. E in realtà non credo che ci sia alcun dubbio, nonostante quello che dicano i manoscritti. Se guardate il versetto 21, penso che possa aiutarvi a chiarire la questione. Pietro qui risponde a ciò che Gesù dice e dice: “Signore, quante volte il mio fratello peccherà—” che cosa? “—contro di me, e io gli perdonerò?” E, tra l’altro, qui non ci sono problemi di manoscritti. Quindi, dal fatto che Pietro riprende il “contro di me”, suppongo che lo abbia preso da Gesù.
Il passo parallelo in Luca 17:3, dove Luca riporta l’insegnamento del Signore sullo stesso argomento, dice: “Badate a voi stessi: se tuo fratello pecca contro di te, riprendilo; e se si pente, perdonalo.” Quindi, nelle parole di Luca che riportano Gesù, c’è “contro di te”. Perciò mi piace pensare che faccia parte del testo. Ora, alcune persone dicono subito che se è lì, crea un problema. Perché significherebbe che l’unica persona responsabile di andare a cercare questa persona è quella contro cui ha peccato. Capite? In altre parole, questo è il dibattito. Se diciamo: se tuo fratello pecca contro di te, vai, allora sono responsabile solo di qualcuno se ha peccato contro di me.
Volete sapere una cosa? È così. È esattamente così. Se non pecca contro di voi, non siete responsabili. Ma lasciate che vi dica cosa significa. Ci sono due modi in cui si può peccare contro di voi: direttamente e indirettamente. Parliamo del modo diretto. Il modo diretto in cui qualcuno può peccare contro di voi è, per esempio, se qualcuno vi colpisce perché è arrabbiato con voi. Se qualcuno vi ruba. Se qualcuno vi inganna. Se qualcuno vi mente. Se qualcuno vi maltratta. Se qualcuno vi calunnia. Se qualcuno commette contro di voi un peccato di immoralità, violando la vostra purezza. Questi sono peccati direttamente contro di voi.
E il testo dice che se una persona commette un peccato contro di voi, andate e parlategliene. Perché? Per guadagnare vostro fratello. Non è che andate e dite: “Tu, guarda cosa mi hai fatto! E passerò il resto della mia vita a farti pagare.” Non è questo. Questo è un pensiero meraviglioso. Quando qualcuno pecca contro di voi—vi inganna, vi mente, vi calunnia, vi ferisce, qualunque sia il peccato—e stiamo parlando di un fratello, di un credente, allora andate da lui, gli fate notare il peccato e cercate di portarlo al ravvedimento, affinché possiate recuperarlo come fratello o come sorella in Gesù Cristo.
In altre parole, state mostrando un atteggiamento di cuore straordinariamente magnanimo che dice: “Hai peccato contro di me, ma non è questo il punto. Il punto è che ti ho perso come fratello, ti ho perso come sorella, e il mio cuore desidera ristabilirti.” Questo può sconvolgere qualcuno che si aspetta la vostra vendetta, che si aspetta la vostra amarezza. Ma la nostra tendenza è questa: qualcuno fa qualcosa che non ci piace, qualcuno ci ferisce, pecca contro di noi, compie un atto di disobbedienza a Dio che ci colpisce direttamente, e noi lo mettiamo nella lista dei rancori, vero? E lasciamo crescere nel nostro cuore amarezza, risentimento, rabbia. E Gesù dice: “Se qualcuno pecca contro di te, vai e recupera tuo fratello con un atteggiamento di perdono.” E se confrontate il passo di Luca, dice proprio questo: “Va’ da lui, riprendilo, e se si pente, perdonalo.” Meraviglioso.
A quante persone state pensando in questo momento verso cui nutrite rancore e con cui non volete parlare? Con cui non avete nulla a che fare? Ogni volta che vengono menzionate, il vostro volto cambia espressione. Avete rabbia verso di loro? Amarezza? Perché vi hanno fatto qualcosa. Ascoltate, Efesini 4:32: “Perdonatevi a vicenda, come Dio vi ha perdonati in Cristo.” Chi pensate di essere per serbare rancore, quando Dio vi ha perdonato così tanto? Quindi andate, confrontate e cercate di guadagnare vostro fratello. Ma se è indiretto? E questo è molto importante. Non tutti i peccati contro di me sono diretti. Possono essere indiretti. Ora ascoltate bene. Questo è un punto molto importante. Qualsiasi peccato nell’assemblea del popolo di Dio è contro ogni membro del popolo di Dio, perché macchia tutti noi.
Ricordo che Sam Erickson, quando era qui prima di andare alla Christian Legal Society a Washington, mi disse un giorno: “Ho avuto un’esperienza sconvolgente.” Disse: “Ho invitato un avvocato di Los Angeles, un collega, a venire in chiesa con me.” E quello disse: “In che chiesa vai?” E lui rispose: “Vado alla Grace Community Church.” E quello disse: “Oh, conosco quella chiesa. L’avvocato più disonesto della città ci va. Io non metterei mai piede lì.”
Ora, quel peccato non era stato commesso direttamente contro Sam, ma lo colpiva, colpiva me, colpiva tutta la nostra chiesa. Colpiva tutti, perché avevamo un avvocato che viveva in modo empio e diceva di appartenere alla Grace Community Church. Tutti noi ne eravamo coinvolti. Il corpo di Cristo era macchiato. Ricordo che la domenica successiva mi alzai e raccontai quella storia e dissi: non so chi tu sia là fuori, ma vorrei che o mettessi a posto la tua vita o te ne andassi, perché non stai dando una buona testimonianza della nostra chiesa.
Vedete, quando qualcuno pecca, è perduto alla nostra comunione e questo tocca tutti noi. Quando qualcuno vive una vita disubbidiente, reca disonore a Cristo, e noi siamo il corpo di Cristo, e portiamo il suo disonore; così, indirettamente, tutto quel peccato è contro di noi. Se io lo so, è contro di me, perché sono chiamato a difendere la santità del nome di Dio e lo zelo per la sua gloria. Guardandola dall’altro lato, sarebbe come dire che dobbiamo reagire solo ai peccati commessi direttamente contro di noi. Allora significa che non abbiamo alcuna responsabilità quando qualcuno mente a una persona non credente fuori dalla chiesa? O va con una prostituta? O diffama qualcun altro? O maltratta qualcun altro? In altre parole, se restringete tutto questo dicendo che dobbiamo rispondere solo a chi pecca direttamente contro di noi, allora le persone potrebbero peccare fuori, con gente del mondo che non fa parte dell’assemblea, e non ci sarebbe assolutamente nessuno che vada da loro. Vedete? Non ha senso.
Il punto è che ogni peccato è un peccato che macchia la comunione, sia diretto che indiretto. Ed è riassunto nelle parole dell’apostolo Paolo. Lo disse due volte, una in 1 Corinzi 5 e una in Galati 5: “Un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta.” Non si può isolare il peccato. Esso si diffonde. E il lievito nella Bibbia è sempre un’immagine di influenza, di influenza. Per questo dovevano portare pane azzimo fuori dall’Egitto. Non portate con voi il lievito della vecchia pasta che avete fatto in Egitto. Non portate alcun residuo dell’Egitto a contaminare la vostra nuova vita. Nessuna influenza. Tagliate il legame. Attraversate il mare. È finita. Non portate un vecchio lievito nella vostra nuova pasta. Avete pane senza lievito, senza nulla del passato. E così il lievito rappresenta l’influenza, e un piccolo peccato influenzerà tutti.
Quindi siamo chiamati a disciplinare ogni peccato. Nella nostra chiesa abbiamo affrontato errori dottrinali. Penso ad alcuni casi di disciplina in cui siamo stati coinvolti. Abbiamo affrontato immoralità, adulterio, fornicazione, omosessualità, divorzio, disonestà, mancanza di sottomissione, crudeltà, spirito divisivo, pettegolezzo, bestemmia, calunnia, linguaggio volgare, e probabilmente altro ancora; qualsiasi peccato, per la gloria di Dio e la purezza della comunione. E ogni peccato, ovunque avvenga, vi riguarda. Quindi, se ne siete a conoscenza, questo dovrebbe far partire il processo. Questo ci porta al quinto punto: il processo della disciplina. Che cosa fate? Sapete cosa deve accadere nell’assemblea dei redenti di Dio. Sapete che voi siete la persona. Sapete che lo scopo è guadagnare vostro fratello. Sapete che qualsiasi peccato rientra nel caso. Ora cosa fate? Come procedete? Quattro passi, quattro passi, chiaramente delineati.
Passo uno, versetto 15: “Va’ e digli il suo peccato fra te e lui solo.” È abbastanza semplice, vero? Va’ e diglielo. “Va’” è un imperativo presente. Mettiti in movimento. Parti. Persegui. L’idea dell’imperativo presente è che continui ad andare, continui a perseguire. Non distrarti. Persevera. E poi dice “diglielo”, ed è un imperativo aoristo, che porta l’idea di arrivare al punto, essere convincente, far passare il messaggio.
Il verbo elenchō significa “portare alla luce”. In altre parole, resta lì finché davvero non lo vede. Non vai semplicemente a dire: “Sai, non ti ho visto in chiesa, mi chiedevo se ti stai un po’ allontanando…” No. Vai, affronti, chiarisci, metti a nudo il peccato, aiuti la persona a vederlo. Esporlo. Questa è l’idea. Mostraglielo in modo che non possa sfuggirgli. Prenditi il tempo e fai lo sforzo necessario. È un compito difficile. È un compito delicato. È difficile con le persone che conosci, perché ti conoscono, e quando inizi a parlare del loro peccato, potrebbero avere qualcosa da dire anche su di te. È difficile con le persone che non conosci, perché penserai: chi sono io per farlo? Non li conosco. Tendiamo ad avere paura delle persone che conosciamo. Tendiamo a essere indifferenti verso quelle che non conosciamo. Ma è una responsabilità che Gesù ci ha dato. Sapete cosa succede quando fate questo? Si crea una meravigliosa unione tra due anime, se andate con l’atteggiamento giusto. E qual è l’atteggiamento giusto? Eccolo.
Galati 6:1. Torniamo sempre lì. “Se qualcuno è colto in fallo, voi che siete spirituali ristabilitelo con spirito di mansuetudine, badando a voi stessi, affinché anche voi non siate tentati.” La prima cosa è la mansuetudine. Andate con umiltà, riconoscendo che potrebbe capitare a voi, che potreste essere tentati. Andate con mansuetudine. E poi dice che portate il suo peso e adempite la legge di Cristo. E qual è la legge di Cristo? È la legge regale, la legge della libertà, la legge dell’amore. È la legge dell’amore.
Quindi andate con amore, con il desiderio di aiutarlo a portare il suo peso, e andate con mansuetudine. Questo è l’atteggiamento. Non andate a fare i predicatori. Non andate in modo altezzoso. Non andate con giustizia propria. Non andate per soddisfazione personale. Non andate per ripicca o vendetta. Andate per amore, con umile premura, per riportarlo indietro, per ristabilirlo.
E notate che dice di andare da soli, solo voi due. Da soli, faccia a faccia. Tutto questo per recuperare un fratello perduto. Andate da soli. Sapete qual è la nostra tendenza? Appena sentiamo del peccato di qualcuno, lo diciamo a tutti. “Hai sentito?” “Oh, è così triste… preghiamo per il fratello tal dei tali…” E la voce comincia a diffondersi.
No. Se conoscete un peccato, andate, uno a uno. Non deve mai andare oltre. Andate voi. Se invece iniziate a parlarne in giro, creerete una situazione che potrebbe rendere impossibile avere mai più una relazione significativa con quella persona, anche se dovesse tornare. Vi garantisco che se andate da quella persona senza dirlo a nessun altro, e andate uno a uno, e affrontate quel peccato con amore e umiltà, e quella persona si ravvede, si creerà un legame di intimità che nulla potrà spezzare. Se avete davvero ristabilito vostro fratello. È qualcosa di meraviglioso.
Così si protegge l’intimità nel corpo. Così si protegge la riservatezza nel corpo. Dio non dice di gridarlo dai tetti. Dice: vai e trattalo tra te e lui. E conoscete abbastanza bene la natura umana per sapere che siamo tutti peccatori, e in quella relazione uno a uno si crea un legame profondo di impegno reciproco. Questa è la via: uno a uno, da soli. Certo, potrebbe non essere sempre possibile, potrebbe esserci qualcun altro presente, ma comunque deve essere uno a uno.
E dice nel versetto 15: “Se ti ascolta, hai guadagnato tuo fratello.” Ed è questo che volete. Non andate a dirlo a tutti. Andate dalla persona. Quando è stata l’ultima volta—chiedetevelo—che siete andati da qualcuno che stava peccando, uno a uno, senza dirlo a nessuno, appena ne siete venuti a conoscenza? Che cosa importante è questa! Sapete, le voci girano, le opinioni si diffondono su ciò che succede nella vita di qualcuno, e molto prima che tutto questo si diffonda, potrebbe essere fermato con un confronto personale.
E se rifiuta di ascoltare? Beh, ci arriveremo tra un momento. La vostra responsabilità è andare. C’è un esempio nel Nuovo Testamento di questo? Sì, c’è. Galati capitolo 2. Galati 2. Pietro peccò. Peccò separandosi dall’assemblea del popolo di Dio per identificarsi con alcuni legalisti quando era ad Antiochia. Galati 2:11: “Quando Pietro venne ad Antiochia,” dice Paolo, “gli resistei in faccia, perché era da condannare.” Questo è il primo passo della disciplina. Ecco un perfetto esempio nel Nuovo Testamento. Pietro rispose? Sì, rispose. E rispose così tanto che—In 2 Pietro, ascoltate a quello che dice. 2 Pietro 3:15: “Come anche il nostro caro fratello Paolo…” Che cosa pensate significhi? Beh, prima di tutto significa che Paolo era il suo caro fratello. Come hanno sviluppato un legame così profondo? Probabilmente perché Paolo fu disposto a confrontarlo nel suo peccato, si prese cura di lui, lo amò abbastanza da farlo, e tra quei due uomini nacque un meraviglioso legame di intimità. Confrontate qualcuno uno a uno e i vostri cuori si uniranno.
Ma se rifiuta di ascoltare? Torniamo al testo. Allora si passa al passo due. Versetto 16: “Ma se non ti ascolta, prendi con te una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni.” E naturalmente i Giudei sapevano bene che Dio aveva stabilito questa legge in Deuteronomio 19:15: ogni cosa deve essere confermata “per bocca di due o tre testimoni.” Questo serviva come protezione, affinché nessuno diffondesse accuse non confermate. Doveva esserci la conferma di due o tre testimoni.
E quindi il testo dice che questo è il secondo passo. Se c’è un rifiuto deciso di essere convinti, se—come dice Lenski—“il diavolo ha gettato la persona nell’abisso dell’impenitenza”, se non vuole rispondere, allora passo due: prendi con te una o due persone. Ora questo comincia a mettere pressione. Prendi un paio di persone con lo stesso obiettivo in mente. Vuoi guadagnare tuo fratello. Quindi torni, lo cerchi di nuovo. L’idea è mostrargli il suo peccato affinché lo comprenda davvero, affinché sia tutto chiaro, evidente, e possa esserci una vera confessione, un vero ravvedimento e un vero ristabilimento. Questo è il secondo assalto nella battaglia per quel fratello o quella sorella che si sta allontanando.
Ora, perché portare una o due persone in più? Beh, penso che questo intensifichi l’approccio. Moltiplica la cura, la preoccupazione, l’amore; ma c’è anche un motivo ulteriore che viene dato qui: “affinché”—ecco lo scopo—“ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni.” Molto importante. Ascoltate bene. Non si tratta di una o due persone che hanno visto il peccato o che ne erano a conoscenza. Non credo che questo sia il senso. Sono testimoni del confronto, che possono poi tornare e confermare le parole che sono state dette.
In altre parole, è tanto una protezione per chi viene affrontato quanto per chi affronta. Così, quando viene riportata la situazione, una persona prevenuta non può dire: “Beh, ho cercato di affrontarlo, ma è impenitente, ha il cuore indurito,” e così via, come se una sola persona potesse fare una valutazione definitiva. Specialmente se quella persona è stata offesa e potrebbe essere un po’ amareggiata. Per evitare questo, si portano uno o due altri, che possono essere testimoni del secondo confronto. E poi torneranno a riferire: sì, c’era un cuore pentito; sì, c’era confessione; sì, c’era un vero allontanamento dal peccato; oppure no, non c’era. In altre parole, ora si può agire perché si sa che le cose stanno così. Ci sono testimoni che lo confermano, non solo un individuo.
Quindi non si tratta tanto di due o tre testimoni del peccato, ma di due o tre che, andando insieme, attestano ciò che è stato detto e la risposta ricevuta. E se in seguito qualcuno dicesse: “Io non ho detto questo, non è il mio atteggiamento,” loro possono confermare che invece è proprio così, perché lo hanno visto. Dio vuole una conferma, sia del ravvedimento sia dell’impenitenza, per bocca di due o tre testimoni. In altre parole, vuole essere certo. Questo è un modo per essere sicuri dell’atteggiamento del cuore.
Dio è attento a questo. Non vuole che vengano date false testimonianze sul suo popolo. Non vuole che si dica che qualcuno non si è pentito quando invece lo ha fatto. Non vuole che si dica che si è pentito quando non è vero. E così i due o tre servono a garantire questo. Bene, si spera che a questo punto la persona reagisca. Si spera che quando i due o tre vengono e di nuovo il peccato viene esposto con un appello al ravvedimento e al ritorno, la persona risponda. Questo è il desiderio. Se non lo fa, i testimoni riferiranno, e non potrà contestare, perché ci sono due o tre che possono confermarlo. È mai successo nel Nuovo Testamento? C’è un esempio, come per il primo passo? Sì, credo di sì. Guardate 2 Corinzi capitolo 13. È un passo un po’ difficile da tradurre, ma vi darò il senso generale. In 2 Corinzi 13, Paolo dice: “Questa è la terza volta che vengo da voi… ogni parola sarà confermata per bocca di due o tre testimoni.” Qui introduce il principio di Deuteronomio 19:15, e capiamo che siamo in una situazione di disciplina. “Vi ho già detto prima, e lo dico ora di nuovo… che se verrò ancora, non userò riguardo.”
Che cosa sta dicendo? Voi che state peccando nella comunità di Corinto, vi ho già ammoniti una volta. Vi ho ammoniti due volte. È stato confermato—dice il versetto 1—per bocca di due o tre testimoni. E se verrò e non vi sarete ancora pentiti, non risparmierò la disciplina. Ecco un esempio in cui Paolo chiama i Corinzi a rispondere al secondo passo. Ora torniamo a Matteo capitolo 18. È così utile vedere nel Nuovo Testamento esempi concreti di come questo principio si applica.
Che succede se non ascolta nemmeno i due o tre? Versetto 17: “Se rifiuta di ascoltarli, dillo alla chiesa.” Dillo a tutta l’assemblea. Ora, questo può significare una comunicazione pubblica a tutti. Oppure può significare che si informano abbastanza persone rappresentative della chiesa affinché la notizia si diffonda. Ma l’intenzione è la cosa fondamentale, fratelli. Quando lo si dice alla chiesa—e a questo punto anche la leadership è in qualche modo coinvolta, perché i testimoni hanno riferito—si tratta di una persona impenitente. Dobbiamo dirlo alla chiesa.
E quindi, con i mezzi più appropriati, la chiesa viene informata. A volte i responsabili lo comunicano nei vari gruppi. A volte viene detto durante la Cena del Signore. A volte in una classe, in un gruppo di comunione, in uno studio biblico, o dove la persona è conosciuta. Ma il messaggio è questo: sta peccando. Il nostro fratello è perso alla comunione. Dillo alla chiesa—per quale scopo? Qual è sempre lo scopo della disciplina? Il ristabilimento.
Allora cosa si dice alla chiesa? Chiesa, andate da lui. Un individuo è andato, nessuna risposta. Due o tre sono andati, nessuna risposta. Ora andiamo tutti. Esatto. E lo “sommergiamo”. Non sarebbe meraviglioso? Riuscite a immaginare? Sapete, tante volte nella vita della chiesa le persone semplicemente si allontanano. E ho esaminato il mio cuore negli anni e mi sono chiesto: quante persone che conoscevo si sono allontanate nel peccato e le ho perse perché non ho seguito il primo passo? O perché, dopo aver fatto il primo passo, ho detto: “Non si pentiranno”? O magari sono arrivato al secondo passo e poi ho lasciato perdere?
E si sentono persone dire: “Beh, ormai è andato. Non era poi così utile,” o cose del genere. Ma il punto è questo: se un fratello si allontana nel peccato, tu vai. Non lasci che succeda. Se non lo vedi più o sai che qualcosa non va nella sua vita, vai. Poi porta qualcuno con te. E poi dobbiamo dirlo a tutti, affinché tutti vadano. E in un certo senso gli rendiamo la vita “difficile”, perché lo circondiamo. Questo è il senso. Andiamo con amore mansueto, inseguendolo, chiamandolo a tornare dal peccato, chiamandolo a tornare alla comunione. A proposito, come nota, non c’è uno standard diverso per gli anziani o i pastori. In 1 Timoteo 5:19-20 si dice che anche gli anziani devono essere disciplinati allo stesso modo. Ogni accusa contro di loro deve essere confermata “per bocca di due o tre testimoni”. E quando peccano e continuano a farlo, devono essere ripresi davanti a tutti, affinché anche gli altri abbiano timore e non seguano lo stesso comportamento.
Quindi, quando qualcuno cade nel peccato, il processo si avvia. Uno va. Due o tre vanno. Poi andiamo tutti. Tutti andiamo, cercando di ristabilirlo. Non so nemmeno se la chiesa oggi pensi di fare questo. Non so se le chiese lo fanno davvero. L’altro giorno ho detto a qualcuno che il Signore ha rimesso sul mio cammino dopo molti anni: “Ti ho deluso. Ti ho deluso perché non ti ho cercato. Ti ho lasciato andare. Ho fallito verso di te e verso il Signore.”
Ora, questo non è il compito di una sola persona. Non abbiamo una persona incaricata di questo. C’è stata una chiesa che aveva una persona così, e fu un disastro. Volete incontrarlo? Si chiamava Diotrefe. Giovanni ne parla nella sua terza epistola. Dice: “Ho scritto alla chiesa, ma Diotrefe, che ama avere il primato tra loro, non ci ha accolti.” Immaginate! L’apostolo Giovanni scrive alla chiesa, e questo uomo, pieno di ego, non lo riceve nemmeno. Ovviamente era intimorito.
“Perciò, se verrò, ricorderò le opere che compie, parlando contro di noi con parole maligne; e non contento di questo, non accoglie lui stesso i fratelli, e impedisce a quelli che vorrebbero farlo, e li caccia fuori dalla chiesa.” Ecco un uomo che si era auto-nominato e buttava fuori le persone dalla chiesa. Questo non è il compito di un solo uomo. Non è una decisione di uno solo. Se mai dobbiamo arrivare a mettere qualcuno fuori dalla chiesa—ascoltate—non è dopo che una persona è andata e non si è pentito. Non è dopo che due o tre sono andati e non si è pentito. È dopo che tutti sono andati e non si è pentito. Così nessuno ha il controllo totale. Siamo tutti coinvolti nel cercare di ristabilirlo. E se ancora non risponde, allora si procede. Lo si esclude, ma solo dopo che tutta la chiesa lo ha cercato.
Ora, c’è un esempio nel Nuovo Testamento anche di questo terzo stadio? Credo di sì. Guardate 2 Corinzi capitolo 2. In 2 Corinzi 2:5 si dice—leggo in modo più chiaro: “Se qualcuno ha causato tristezza, non l’ha causata solo a me, ma in qualche misura, per non esagerare, a tutti voi.” Il peccato, dice, non colpisce solo me, ma tutti. E questo torna al punto che abbiamo visto: il peccato può essere anche indiretto, ma tocca tutto il corpo.
E quindi dice: “Se qualcuno ha peccato, non è solo contro di me, ma contro tutti voi.” E questo implica il fatto che tutta la chiesa ne è a conoscenza ed è coinvolta. Versetto 6: “Per un tale è sufficiente questa punizione inflitta dalla maggioranza.” In altre parole, apparentemente tutta la chiesa ha riconosciuto il peccato, è andata da lui, e lui si è pentito.
E allora il versetto 7 dice: “Al contrario, dovreste piuttosto perdonarlo e consolarlo,” il che implica che si è pentito in risposta all’intervento della chiesa, “affinché non venga sopraffatto da una tristezza eccessiva.” E poi nel versetto 8: “Confermate il vostro amore verso di lui.” Ecco un caso in cui tutta la chiesa sapeva, tutta la chiesa è andata, la persona ha risposto, e ora Paolo dice: “Adesso che ha risposto, non lasciatelo fuori. Non tenetelo a distanza. Non continuate a colpirlo per quello che ha fatto. Accoglietelo di nuovo, perdonatelo, amatelo.”
Questo è il modo in cui la chiesa dovrebbe operare. E potreste dire: “Beh, per quanto tempo dobbiamo farlo?” Non lo so. Immagino finché vi accorgete che la persona diventa sempre più dura. A volte, quando siamo andati così a cercare qualcuno, si vede che sta cedendo. Si vede: “Non smetterò il mio peccato, farò quello che voglio…”—e a volte li vedete ammorbidirsi. A volte diventano più duri, e penso che lo Spirito di Dio debba darvi quella sorta di saggezza soggettiva per capire quando è il momento di dire: “Basta. Non stanno rispondendo.” Credo che di solito sia un tempo più breve di quanto pensiamo, perché Dio vuole una risposta.
E se non rispondono? Guardate di nuovo il versetto 17: “Ma se rifiuta di ascoltare la chiesa…”—e questa frase si trova dopo ogni passo: dopo il primo, dopo il secondo e dopo il terzo. Se non ascolta nemmeno tutta la chiesa. Lo stiamo facendo come chiesa? Conoscete qualcuno che dovreste andare a cercare? Forse qualcuno è già stato cercato. Forse due o tre sono andati e dite: “Beh, non è il mio campo.” Ma tanti altri lo stanno facendo. Tutta la chiesa dovrebbe andare. Se lo sapete, dovreste andare. Magari scrivere un biglietto. Magari mandare un messaggio. Magari incontrarlo e, se avete il coraggio, affrontarlo.
Ma se non risponde? Allora dice, passo quattro: “Sia per te come un pagano e un pubblicano.” Direte: “Accidenti, nel Nuovo Testamento i pubblicani vengono trattati piuttosto male.” E in un certo senso è vero. In Israele c’era il popolo del patto. E fondamentalmente un pagano era qualcuno fuori dal patto, un escluso. Non è che non volessero includerlo, ma se non voleva essere incluso, restava fuori. Non poteva associarsi con loro. Non si riuniva con loro. Non adorava con loro. Non faceva parte di loro.
Ma l’altro tipo di escluso, in certi sensi anche peggiore, era il giudeo che si era venduto al governo romano per riscuotere le tasse dal suo stesso popolo. Era un escluso non solo per nascita, ma per scelta. Aveva tradito, era passato al nemico. Così, quando Gesù parla di un pagano e di un pubblicano, nel linguaggio del tempo, la gente capiva che si riferiva a coloro che erano fuori dalla comunione, fuori dalla sinagoga, fuori dal patto. Ed è esattamente questo che Gesù intende dire. Non che non ci si prenda cura di queste persone. Matteo, che ha scritto questo Vangelo, era un pubblicano, e Gesù era venuto proprio per salvare pubblicani e peccatori.
Pensate alla meravigliosa storia di Zaccheo. Non si tratta di parole dispregiative verso queste persone. Significa semplicemente che, quando peccano in questo modo, li si tratta come se fossero fuori dalla comunione. Che cosa significa? Significa due cose, e qui voglio arrivare alla conclusione. Ascoltate attentamente, perché ciò che dirò nei prossimi minuti è fondamentale.
La prima cosa: cosa succede quando tutto il processo non produce risultati? Passo finale: metteteli fuori. Metteteli fuori. Fuori da che cosa? Fuori dalla comunione. Fuori dall’assemblea. Non permettete loro di partecipare. Non permettete loro di godere delle benedizioni e dei benefici. Metteteli fuori.
1 Corinzi capitolo 5 lo rende molto chiaro. Nella chiesa di Corinto c’era un uomo che aveva relazioni con la moglie di suo padre, la sua matrigna, una forma di incesto, abominevole davanti a Dio. E invece di essere afflitti per questo, le persone erano orgogliose. Paolo dice: “Siete gonfi d’orgoglio e non avete fatto cordoglio.” Invece di essere tristi, siete contenti. Pensate che sia un vanto avere una relazione con la propria matrigna. È qualcosa di malato.
E dice questo, versetto 4: “Nel nome del Signore Gesù, quando siete riuniti insieme… consegnate quel tale a Satana.” Mettetelo fuori. Ed è per questo che alla Cena del Signore, quando ci riuniamo nel nome e nella potenza del Signore Gesù Cristo, se una persona ha resistito a tutto quel processo, sentirete che viene menzionato il suo nome, e viene esclusa. Non può più avere comunione qui. Non può più godere della benedizione del popolo di Dio, della grazia santificante dell’assemblea dei suoi eletti, se continua a vivere nel peccato. Viene consegnato a Satana “per la distruzione della carne, affinché lo spirito sia salvato nel giorno del Signore Gesù.”
In altre parole, lo spirito può essere salvato alla fine. Dio può preservarlo, ma la carne—quella carne che lo trascina al peccato—potrebbe dover essere distrutta. Il peccato è della carne, come abbiamo visto in Romani 6. E quella carne deve essere spezzata. E mettendolo fuori, potrebbe scendere ancora più in basso. Ma bisogna farlo. Il versetto 6 dice: “Un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta. Togliete via il vecchio lievito.” Va eliminato.
In 1 Timoteo 1:20, Paolo dice: “Ho consegnato Imeneo e Alessandro a Satana, affinché imparino a non bestemmiare.” Questa è disciplina correttiva. Dovevano imparare. Dovevano affrontare pienamente le conseguenze del loro peccato. Vedete, quando mettete qualcuno fuori, le grazie santificanti della comunione non ci sono più, e quella persona ne resta priva. E quando non può più averle, comincia a rendersi conto di quanto erano importanti. Ma se una persona può avere il popolo di Dio, la chiesa di Dio, essere accettata e allo stesso tempo tenersi il suo peccato, continuerà più a lungo nel peccato. Quindi si dice: “Hai una scelta. O il mondo e il diavolo, o Dio e il suo popolo. Non entrambi.”
2 Tessalonicesi 3:6 dice la stessa cosa: “Vi ordiniamo… che vi ritiriate da ogni fratello che si comporta disordinatamente.” La parola “ritirarsi” significa evitare. Evitateli. Non includeteli nella comunione. Non nella vostra vita comunitaria. Non nella vostra comunione spirituale. Non lasciate che godano di quella grazia santificante. Non stiamo parlando di persone fuori dalla fede. Loro hanno bisogno di essere esposti a questo. Stiamo parlando di membri della famiglia che peccano.
2 Tessalonicesi 3:14: “Se qualcuno non ubbidisce… non abbiate rapporti con lui, affinché provi vergogna.” Lasciatelo nella sua vergogna. Lasciatelo nel suo peccato. Dio, se è suo, non lo lascerà, ma potrebbe doverlo abbassare molto. Tornando a 1 Corinzi di nuovo, capitolo 5 versetto 9 Paolo dice: “Vi ho scritto di non avere rapporti con i fornicatori” — “non — dice, non quelli del mondo, coloro che non sono cristiani, o con coloro che estorgono, che sono idolatri, non coloro che... altrimenti dovreste lasciare il mondo intero, non coloro... che hanno bisogno di voi, ma io sto parlando—versetto 11—“affinchè se qualcuno che si chiama fratello è fornicatore, con una tale persona neppure mangiare”, non condividete nemmeno un pasto con loro. Il pasto ovviamente rappresenta comunione, amicizia, relazione, dice: “Niente di tutto questo”, quando mettete una persona fuori dalla chiesa, li mettete fuori. Non li invitate a casa a cena, non li trattate come fratelli, li trattate come coloro che non appartengono, che sono fuori.
Seconda cosa—siete pronti?—chiamatelo indietro. Mettetelo fuori, ma chiamatelo indietro. Seconda Tessalonicesi 3:15 dice: “Non consideratelo come un nemico, ma ammonitelo come un fratello.” In un certo senso, non lo lasciate mai del tutto. Lo escludete dalla comunione, ma continuate a chiamarlo indietro.
La gente mi dice: “Voglio vedere mio fratello—ha divorziato, vive nel peccato—posso incontrarlo?” E io rispondo: “Sì, ma a una condizione: tutto il tempo che sei con lui, ammoniscilo. ‘Torna indietro. Metti a posto la tua vita. Confessa il tuo peccato. Pentiti.’” Queste sono le uniche condizioni. Forse non vorrà nemmeno incontrarti, sapendo questo. Ma queste sono le condizioni.
È mai successo questo? Certo. Questo quarto passo esiste nel Nuovo Testamento? Vi ho appena letto 1 Timoteo 1:20. Paolo dice: “Ho consegnato Imeneo e Alessandro a Satana.” In Romani 16:17, Paolo dice: “Vi esorto, fratelli, a tenere d’occhio quelli che provocano divisioni e scandali contro l’insegnamento che avete ricevuto, e ad evitarli. Perché tali persone non servono il nostro Signore Gesù Cristo, ma il proprio ventre, e con parole dolci e lusinghiere seducono i cuori dei semplici.” Certo, il quarto passo è nel Nuovo Testamento.
E quindi c’è un equilibrio. Li mettete fuori, e li chiamate a tornare. Ora, quando arrivate a questo punto del testo, vi dite: “Accidenti, questa è roba pesante. Davvero pesante. Chi sono io per fare questo?” Volete sapere qual è la vostra autorità? Ed è qualcosa di davvero sconvolgente. Se volete saperlo, tornate tra due settimane, perché la prossima settimana non ci sarò, ma tra due settimane tornerò e vi dirò qual è il culmine assoluto di tutto questo passo, il motivo per cui dobbiamo fare questo. Preghiamo.
Padre, questa è una parola buona e importante per i nostri cuori. Siamo sentimentali nei tuoi confronti. Ci emozioniamo per te. Ci piace cantare i canti. Ci piace sentirci bene, ascoltare musica piacevole e tutto il resto. Ma in realtà non ci piace affrontare il peccato. Forse a volte non ci piace nemmeno ciò che questo ci richiede di diventare. Ma, Signore, aiutaci a farlo. Aiutaci a capire che tu non vuoi soltanto che cantiamo, che ci sentiamo bene, che passiamo bei momenti, che godiamo dello studio della Parola e basta. Vuoi che siamo altrettanto pronti a essere ministri della santità, andando dietro alla pecora smarrita.
E fa’ che agiamo per conto tuo, perché tu sei il buon pastore che va in cerca della pecora perduta, lascia le novantanove per riportare quella che si è smarrita. Dacci di queste pecore. Fa’ che ce la mettiamo sulle spalle e la riportiamo all’ovile. Aiutaci a essere tanto desiderosi di fare ciò che è difficile, per l’energia del tuo Spirito benedetto, quanto lo siamo nel ricevere la benedizione. Aiutaci ad avere uno zelo come quello di Davide, come quello di Gesù, per la tua casa, per il tuo popolo.
E Padre, aiutaci a perseguire la santità nelle nostre vite, affinché possiamo essere strumenti di santità nella vita degli altri, perché tu sia glorificato in ogni cosa. Grazie per averci benedetti anche quando siamo stati disubbidienti in queste aree. Fa’ che non abusiamo della tua grazia, ma che cerchiamo di essere tutto ciò che tu vuoi che siamo. Preghiamo nel nome di Cristo. Amen.
END
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