Mentre rivolgiamo la nostra attenzione alla Parola di Dio questa mattina, voglio ricordarvi che stiamo considerando quello che è stato tradizionalmente conosciuto come la "Passione del Signore Gesù Cristo”, ovvero, quegli eventi che si riferiscono alla Sua morte sulla croce; e li stiamo osservando attraverso gli occhi di Matteo, ispirato dallo Spirito Santo a registrare, insieme a Marco, Luca e Giovanni, questi meravigliosi eventi. Ci troviamo nel capitolo 26, e stiamo considerando la porzione che va dal versetto 47 al 56. Questa sezione particolare tratta del tradimento e dell’arresto di Gesù Cristo. Porta in chiara evidenza, e finalità, e ad un punto climattico, il complotto ed il piano di Giuda, che aveva tramato di andarsene, di ricevere una compensazione per quelli che egli riteneva anni sprecati seguendo uno che non si era rivelato essere il re terreno che pensava sarebbe stato. Betlemme diede al mondo la persona più amata e rispettata, Gesù Cristo. Un piccolo villaggio chiamato Kerioth, 37 chilometri al sud di Gerusalemme, formato da un gruppo di villaggi agricoli, diede al mondo il suo personaggio più disprezzato, Giuda. I due vengono in netto confronto proprio in questo passo.
Gesù, la notte di giovedì, aveva celebrato la Pasqua con i Suoi discepoli; aveva dichiarato che uno di loro era un traditore, lo aveva identificato e poi lo aveva mandato fuori a compiere rapidamente ciò che aveva già deciso di fare. E mentre Giuda era uscito, il Signore istituì la Cena del Signore, istruì i discepoli e pregò il Padre in loro favore. Terminata la preghiera, Gesù, insieme agli undici rimasti, si diresse verso il Monte degli Ulivi, in un luogo molto speciale chiamato il Giardino del Getsemani, dove — ci dice Giovanni — Egli si recava spesso. Lì il Signore entrò in preghiera. Mentre Satana sferrava contro di Lui tre ondate di tentazione, Gesù pregò il Padre, fu fortificato da un angelo ed era ormai risolutamente pronto a recarsi alla croce. Mentre Egli pregava, però, i discepoli dormivano. Avrebbero dovuto vegliare e pregare, ma dormirono.
Dopo il terzo assalto, dopo la terza preghiera, il Signore Gesù tornò dai discepoli addormentati e li svegliò, dicendo loro di alzarsi perché era giunto il momento del Suo tradimento. Egli poteva già scorgere in lontananza le torce, le lanterne e la folla che avanzava verso il giardino, guidata da Giuda; e svegliò i discepoli per prepararli al momento che aveva predetto sarebbe arrivato. È precisamente a quel punto che giungiamo nel versetto 47 di Matteo 26. Ora, mentre osserviamo questa scena ed esaminiamo con attenzione i suoi elementi, il modo migliore per comprenderla appieno è considerare i diversi partecipanti coinvolti. Prima troviamo l’attacco della folla, poi il bacio del traditore; segue la sconfitta — o defezione — dei discepoli, e infine il trionfo del Salvatore. Mentre scorriamo il testo e osserviamo ciascuno di questi elementi, la scena si dispiegherà davanti a noi in tutto il suo splendore e nella sua intensa, drammatica realtà.
Ora, permettetemi di riportarvi, se posso, a dove ci eravamo lasciati l’ultima volta, cominciando dall’attacco della folla. Guardate il versetto 47: “E mentre Egli ancora parlava…” — e potremmo già fermarci qui per notare che quel parlare era volto a svegliare i discepoli addormentati. Stavano dormendo. E, in un certo senso, il loro sonno non era del tutto immeritato: era stata una settimana intensa, un giorno particolarmente impegnativo; era oltre la mezzanotte, avevano camminato a lungo e salito una collina ripida, e avevano appena consumato un abbondante pasto pasquale. Tutti questi elementi, uniti alla loro indifferenza spirituale e a un senso di falsa sicurezza — un senso di invulnerabilità che non avrebbero dovuto avere — contribuirono al fatto che si addormentarono invece di pregare. Così il Signore li sveglia, e mentre ancora li sta richiamando alla vigilanza, ecco arrivare Giuda. È l’alba del venerdì, e Gesù sarà crocifisso prima che quel giorno giunga al termine; anzi, sarà già nel sepolcro prima del tramonto. Tutto avverrà rapidamente, nel giro di poche ore. E tutto comincia con il Suo arresto, poco dopo la mezzanotte del venerdì mattina.
Noterete che Giuda è identificato — come sottolineavo l’ultima volta — da quell’espressione così sorprendente: “uno dei dodici”. La Scrittura usa ripetutamente questa formula riferita a Giuda, e porta con sé una sorta di implicito stupore: Giuda, l’inimmaginabile; Giuda, l’inspiegabile; Giuda, l’inconcepibile… uno dei dodici! È come dire che questa identificazione, più di ogni altra cosa, mette in risalto il mistero di come una persona che apparteneva a quel gruppo potesse compiere ciò che egli fece, “E così Giuda, uno dei dodici, venne; e con lui una grande moltitudine con spade e bastoni” — e Giovanni aggiunge: “con torce, lanterne e armi” — “mandata dai capi sacerdoti e dagli anziani del popolo”. E sappiamo bene che dietro questa intera operazione c’erano proprio loro. Gli ebrei avevano messo insieme la folla, avevano coinvolto la banda romana, la speira, una coorte di circa seicento uomini — un decimo di una legione — che venne con loro. Erano loro ad aver orchestrato tutto.
Erano loro che volevano eliminare Gesù. I Romani, in realtà, non avevano alcuna controversia con Lui; persino la purificazione del tempio era avvenuta in un’area strettamente ebraica e non aveva inciso sul dominio, sulla legge o sull’autorità romana. Gesù non appariva loro come una minaccia politica. Ma i capi ebrei li convinsero del contrario. Come dissi l’ultima volta, avevano probabilmente avuto colloqui segreti con Pilato, persuadendolo che Gesù fosse simile a Barabba: un insurrezionalista che avrebbe potuto provocare una rivolta se non fosse stato fermato subito. In questo modo ottennero la collaborazione romana. Non avevano alcuna intenzione di fare un altro tentativo solitario: in Giovanni 7 la polizia del tempio era tornata a mani vuote, e non volevano correre di nuovo quel rischio. Così arruolarono i Romani, che evidentemente furono convinti della presunta minaccia. E una folla composta probabilmente da circa mille persone avanzò tumultuosamente nel giardino per arrestare Gesù Cristo.
E mentre osservavamo quella scena l’ultima volta, vi suggerii che essa rappresenta un’illustrazione molto efficace della malvagità del mondo che rifiuta Cristo; che ciò che vediamo compiere in quel momento — e che tanto ci colpisce — non è diverso da ciò che viene fatto, in ogni epoca, contro Gesù Cristo. Poiché esiste ancora oggi un mondo che “attacca Cristo”, per così dire: persone che Lo rifiutano, che non Lo vogliono come loro Signore, né come loro Dio, né come loro Re; che Lo percepiscono come una minaccia, qualcuno da eliminare, da mettere da parte, da rimuovere. E dicevo che le caratteristiche di quella folla quel giorno furono quattro.
Anzitutto, era una folla ingiusta: stava compiendo un’azione priva di qualsiasi fondamento. Gesù non aveva commesso alcun crimine; arrestarLo ed eliminarLo era assolutamente ingiusto. E il mondo è altrettanto ingiusto oggi: la folla che rifiuta Gesù Cristo, coloro che non vogliono avere parte con Lui, che respingono il Suo amore e la Sua verità, sono ugualmente ingiusti. Perché, se la verità fosse riconosciuta, Egli è il Re della giustizia, e rifiutarLo o maltrattarLo è la massima ingiustizia. Rifiutare Gesù Cristo, negare che Egli sia il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo, è un atto malvagio, scorretto, iniquo; e le folle di oggi non sono diverse dalla folla tumultuante che salì il Monte degli Ulivi.
In secondo luogo, quella folla non solo era ingiusta, ma — come vedemmo — era priva di mente. Come accade in ogni folla, essa era guidata da pochi; la maggioranza, senza riflettere, faceva ciò che pochi uomini ostili volevano. E così accade ancora oggi: molte persone rifiutano Gesù Cristo semplicemente perché questa è la mentalità predominante attorno a loro. Trascinate dall’atteggiamento irrazionale, amaro e ostile degli altri, non hanno mai fatto una valutazione personale di Gesù Cristo. Il mondo malvagio che oggi Lo rifiuta è spesso altrettanto privo di mente quanto lo fu quella folla.
Terzo, quella folla era codarda. Il mondo malvagio e ribelle trova la sua forza nei numeri; ma quando queste persone vengono isolate, messe di fronte personalmente a Gesù Cristo, non sono minimamente così audaci come quando si trovano immerse in una massa ostile e ingiusta. E poi, in quarto luogo, dicevamo che quella folla è anche un’illustrazione di un mondo profano. Gesù disse che sarebbe stato consegnato “nelle mani dei peccatori”: è quasi inconcepibile che il Figlio di Dio, perfettamente santo, venisse messo nelle mani di uomini empî; che fosse toccato dalle loro mani sporche di peccato, che Lo legassero, Lo colpissero, Lo schiaffeggiassero, Gli strappassero la barba, Gli spingessero sul capo una corona di spine, Gli trafiggessero il costato e Lo inchiodassero alla croce. Che Egli fosse così profanato, così trattato con sacrilegio, è impensabile; e tuttavia è ciò che accade anche oggi: la folla insensata, ingiusta e codarda continua a trattare Cristo con la propria forma di profanità, rifiutandoLo. Così, abbiamo considerato l’attacco della folla.
In secondo luogo, l’ultima volta abbiamo considerato il bacio del traditore. Lo vediamo nel versetto 48: “Colui che Lo tradiva aveva dato loro un segno, dicendo: ‘Colui che bacerò, Quello è; tenetelo ben stretto’”, o “arrestatelo”, “E subito egli si avvicinò a Gesù e disse: ‘Salve, Maestro’, e Lo baciò”. Qui vediamo un bacio fervente, ripetuto, un bacio che normalmente sarebbe di affetto e amicizia, diventare il segno del tradimento. Che tipo di mente sconvolta sceglierebbe un gesto simile? Solo una mente ormai posseduta da Satana stesso; come disse Gesù, “Satana entrò in Giuda”. Quando Giuda gli si avvicinò e iniziò quel gesto, Gesù gli disse: “Con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?” (Luca 22:48). E Marco 14:45 sembra indicare che Giuda non rispose affatto, ma continuò semplicemente a dire: “Maestro, Maestro”, mentre lo baciava ripetutamente. Così Gesù dovette sopportare questo bacio spregevole. Infatti, al versetto 50, Gesù gli dice — e il termine corretto qui non è “amico”, ma piuttosto “compagno” o “associato” — “fa’ ciò per cui sei venuto”. Il Signore non lo annienta, non lo consuma con il fuoco della Sua ira; si sottomette invece a quell’indegnità e a quella vergogna.
Ora, ciò che vediamo qui — come già osservato con la folla — è un’altra illustrazione. Non più l’illustrazione del mondo malvagio, ma quella del falso discepolato. Ed è forse l’illustrazione più drammatica e sconvolgente di tutte: un uomo che fingeva amore e lealtà, e che tuttavia tradì Cristo. Giuda è un caso emblematico. Egli rappresenta l’epitome di ogni opportunità perduta; nessuno ebbe mai un’occasione più grande di lui, e nessuno la sprecò più tragicamente. È l’esempio definitivo del privilegio disprezzato, un’immagine vivida dell’amore per il denaro: nessuna illustrazione dell’avidità potrebbe superare la sua, poiché non esisteva nulla più prezioso di Cristo, eppure egli Lo vendette per trenta pezzi d’argento. Giuda è il modello dell’ipocrita: il falso discepolo per eccellenza, colui che perde la sua irripetibile opportunità, che spreca il suo incommensurabile privilegio, che ama il denaro più del Figlio di Dio, e che può tradire il Signore senza prezzo con un bacio.
E molti oggi gli assomigliano. Sono falsi discepoli; la chiesa è piena di persone simili. Fingono lealtà a Cristo, fingono amore, fingono cura e devozione, ma non se ne curano realmente: venderebbero Gesù per qualsiasi cosa che, in un determinato momento, sembri loro più preziosa — e lo fanno. E quando scoprono che le cose non procedono come immaginavano, quando non ottengono da Gesù ciò che pensavano Egli avrebbe dato loro, si volgono verso qualcos’altro. Così abbiamo considerato il tema del falso discepolato, un tema non isolato agli eventi nel giardino, ma presente anche oggi.
Questo ci porta agli ultimi due punti. Il terzo è la sconfitta dei discepoli. Notate ancora il versetto 50. A metà del versetto, dopo che Giuda ebbe impresso il bacio sul volto del Signore e Lo ebbe abbracciato, leggiamo: “Allora essi si avvicinarono, misero le mani su Gesù e Lo presero”. Dopo il bacio identificatore, le autorità non perdono tempo: il segnale era il bacio; Giuda lo dà; essi agiscono immediatamente. Giovanni, nel capitolo 18, versetto 12, osservando la stessa scena, ci dice che furono i soldati romani, la polizia del tempio e le autorità giudaiche — tutti insieme — ad afferrarlo. Vennero e Lo catturarono.
Lo afferrarono per legarLo, come si fa con qualsiasi prigioniero che si voglia condurre via senza possibilità di fuga né di resistenza. Ma prima che potessero legare Gesù, dobbiamo inserire nel racconto ciò che Luca aggiunge. In Luca 22 — penso sia il versetto 49 — leggiamo che, in quel momento, i discepoli dissero: “Signore, dobbiamo colpire con la spada?” Signore, vuoi che combattiamo? Vuoi che Ti difendiamo? Vuoi che qui nel giardino abbia luogo una battaglia?
Non c’è nulla nel testo che indichi che il Signore abbia avuto tempo di rispondere, perché non appena la domanda fu posta, indovinate chi intervenne? Naturalmente — Pietro. E il versetto 51 di Matteo 26 dice: “Ed ecco”, — un’espressione di sorpresa — “uno di quelli che erano con Gesù stese la mano, trasse la sua machaira”, la sua spada corta. Matteo non dice chi fosse; Marco non lo dice; Luca non lo dice. Giovanni invece sì. E perché? Perché il Vangelo di Giovanni fu scritto molti anni dopo, quando l’identificazione di Pietro non costituiva più alcun rischio. È come se gli evangelisti precedenti — Matteo, Marco e Luca — avessero scelto di non identificare Pietro affinché egli non incappasse in problemi sia con i Giudei sia con i Romani per aver tirato fuori una spada. C’è, in questo, una certa protezione concessa dallo Spirito di Dio. Solo quando tutto era ormai passato, Giovanni poté dire apertamente che si trattava di Pietro. Ma lo avremmo potuto indovinare, non è vero?
“Egli stese la mano, trasse dal fodero la spada e colpì il servo del sommo sacerdote” — e Giovanni ci dice anche il nome del servo, cosa che nessun altro fa: il suo nome era Malco, probabilmente un assistente di alto rango del sommo sacerdote — “e gli tagliò l’orecchio”. Ed è chiaro che Pietro non stava mirando all’orecchio; non aveva una mira così precisa. Mirava alla testa. La sua idea era: “Li affronteremo uno dopo l’altro”. Malco era semplicemente il primo. Dopo di lui, avrebbe affrontato la folla. E cosa diede a Pietro una tale audacia? È semplice. Quando quella folla entrò nel giardino, come leggiamo in Giovanni 18, non appena Gesù disse “Io sono”, essi caddero tutti a terra. Pietro aveva dunque in mente: “Se mi metto nei guai, il Signore li getterà tutti a terra di nuovo”. Doveva pur mantenere la sua reputazione; non aveva forse detto: “Non Ti rinnegherò mai… anche se dovessi morire”? Doveva sostenere quel suo vanto.
Faceva parte anche della sua natura impulsiva reagire in modo forte e violento. E sapeva di essere con Colui che aveva il potere di abbattere tutti, quindi — pensava — non poteva perdere. Così tagliò l’orecchio del servo del sommo sacerdote. Da dove prese quella spada? Vi siete mai chiesti questo? Luca 22:36–38 ci dice che i discepoli erano riusciti a procurarsi due spade. Nel versetto 38 leggiamo: “Signore, ecco, qui ci sono due spade”. Era prima del tradimento, prima dell’agonia nel giardino. Come a dire: “Siamo pronti, Signore: abbiamo due spade”. E Gesù rispose: “Basta”. Alcuni pensano che intendesse dire: “Sono sufficienti per la battaglia”, ma ovviamente non era questo il senso, perché il Signore dirà a Pietro, appena la spada verrà sfoderata: “Rimettila a posto”. Il senso di “basta” era: “È sufficiente — smettetela con questo. Non è questo il punto”. Pietro non aveva alcun diritto di usare quella spada in quel modo.
Qualcuno potrebbe dire: “Ma il Signore non aveva detto poco prima: ‘Prendete la borsa, prendete il mantello, e prendete anche la spada’ (Luca 22:36)?” Sì, lo aveva detto. Ma ciò che il Signore intendeva non era l’uso letterale di armi fisiche. Egli parlava ancora una volta in termini spirituali; ma i discepoli, ottusi com’erano, interpretavano tutto in senso materiale. Gesù stava dicendo che sarebbe venuto un tempo in cui avrebbero avuto bisogno di essere preparati, in cui avrebbero avuto bisogno di risorse, in cui avrebbero dovuto affrontare opposizione — ma non con armi carnali. Come leggiamo in 2 Corinzi 10:4: “Le armi della nostra guerra non sono carnali, ma spirituali e potenti in Dio per distruggere le fortezze”. Quando i discepoli tirarono fuori le due spade e dissero: “Ne abbiamo due”, Gesù rispose: “Basta” — cioè, “Non avete capito: non è questo ciò che intendevo”.
Il cristianesimo non avanza mediante la forza delle armi. Non esistono “guerre sante”. Qualsiasi guerra combattuta in nome di Cristo è, in realtà, completamente profana. Il Regno di Dio non si espande attraverso strumenti carnali. Le nostre conquiste sono spirituali: avvengono abbattendo, con la verità di Cristo, le fortezze di Satana nei cuori degli uomini e delle donne. Pietro, qui, è completamente fuori luogo; non comprende la realtà spirituale del momento. Comincia a brandire la sua piccola machaira come un soldato romano brandirebbe una rhomphaia, una spada lunga più di un metro, e taglia l’orecchio di questo pover’uomo.
Vi ricordate ciò che Gesù disse a Pilato in Giovanni 18:36? “Se il Mio regno fosse di questo mondo, i Miei servitori combatterebbero”. In altre parole: “Il Mio regno non è di questo mondo; perciò i Miei servitori non combattono”. Il cristianesimo non ottiene nulla per mezzo della potenza militare — nulla. Non esistono guerre sante; sono tutte profane. Qualsiasi violenza compiuta in nome di Cristo è un affronto al Cristo stesso — come le Crociate, o persino gli atti terroristici moderni, come quelli dell’Irlanda di qualche decennio fa. Le battaglie spirituali non si vincono con le armi.
Così, in Giovanni 18:11, Gesù dice: “Rimetti la spada nel fodero”. Mettila via, Pietro, “Il calice che il Padre Mi ha dato, non lo berrò?” Deve essere così. E subito dopo, mentre gli uomini si impadronivano di Gesù e Pietro aveva già tagliato l’orecchio di Malco, la Bibbia dice che Gesù stese la mano, toccò e guarì l’orecchio dell’uomo — gli diede un orecchio completamente nuovo. Questo è l’unico miracolo nei Vangeli in cui Gesù guarisce una ferita fresca; ed è molto istruttivo, perché non ci fu alcuna fede da parte di Malco. I miracoli di Gesù erano sovrani: a volte c’era fede, altre volte no. Quest’uomo stava semplicemente lì; perse il suo orecchio, e un istante dopo ne aveva uno nuovo. Non fu una questione della sua fede, ma un atto sovrano del Signore. Così: Pietro, metti via la spada. Permettete che questa ingiustizia proceda fino al punto stabilito; Io rimetterò a posto ciò che hai fatto — gli darò un nuovo orecchio — e ci fermeremo qui. Una scena davvero straordinaria.
Ora, perché il Signore non permise una guerra? Beh, come ho già detto, non è questo il Suo modo di agire. Se il Suo regno fosse di questo mondo, Egli combatterebbe. Ma qui il Signore dà tre motivi molto interessanti. Dice: “Pietro, metti via la tua spada; deve essere così”. E poi spiega tre ragioni, che possiamo riassumere con tre parole chiave. La prima parola è “fatale”. Versetto 52: “Allora Gesù gli disse: ‘Rimetti la tua spada al suo posto’”, metti via la tua spada, proprio come leggiamo in Giovanni 18. Ed ecco la prima ragione: “Perché tutti quelli che prendono la spada periranno di spada”. Che cosa sta dicendo? Non sta facendo filosofia generale del tipo: “Sai, se vivi così, è probabile che finirai male”. No. Sta dicendo questo: chi usa la spada per atti personali di violenza sarà punito con l’esecuzione, “Prendi la spada, morirai di spada”. Questo rimanda direttamente a Genesi 9:6. È il nostro Signore, dalla Sua stessa bocca, che conferma la pena capitale. È Gesù stesso che richiama il principio di Genesi 9:6: “Chi sparge il sangue dell’uomo, per mezzo dell’uomo il suo sangue sarà sparso”. Se uccidi qualcuno, devi morire.
Questa è la legge di Dio, e Gesù la ribadisce qui, “Pietro, metti via quella cosa. Se togli una vita, essi hanno il diritto di togliere la tua”. È la legge divina stabilita da Dio per preservare la santità della vita umana. E, a proposito, nel nostro studio di Romani 13 entreremo a fondo in questo punto, spiegando quel passo così potente. In Romani 13:4 leggiamo: “Essa (l’autorità) non porta invano la spada”. Perché Dio dà la spada al governo? Non per “sculacciare” qualcuno: con la spada si uccide. I governi hanno la spada, e non invano, ma per usarla quando è il caso. Dio ha dato al governo il diritto di togliere la vita agli assassini, e Gesù afferma: “Se tu uccidi qualcuno, essi hanno il diritto di toglierti la vita; morirai così”. Anche l’apostolo Paolo lo riconobbe: quando fu messo davanti alla legge, disse: “Se ho fatto qualcosa che merita la morte, non rifiuto di morire”. Stava sostenendo la legge di Dio: se merito la morte, prendete la mia vita. È una cosa inammissibile, agli occhi di Dio, che qualcuno tolga una vita innocente.
“Pietro, non importa se ciò che stanno facendo è ingiusto, scorretto, iniquo, empio; tu non hai alcun diritto alla vendetta personale. Se togli una vita, perderai la tua vita”. È semplicemente così. È la legge stabilita da Dio. Perciò nessun cristiano, in nessuna circostanza, ha il diritto di togliere una vita come atto di vendetta personale, neppure per “difendere l’onore” di Gesù Cristo. Non sto parlando della legittima difesa, o della protezione di se stessi e di altri in pericolo di morte; sto parlando di un atto di violenza vendicativa contro un altro. In quel caso si ricade sotto la colpa dell’omicidio.
In secondo luogo, non solo è fatale, ma è anche stolto, alla luce di chi è Cristo. Notate il versetto 53: “Pensi forse che Io non potrei pregare ora il Padre Mio, che Mi manderebbe in questo istante più di dodici legioni di angeli?” Ecco la stoltezza, “Pietro, che cosa stai facendo con quella spada ridicola?” Se Gesù volesse aiuto, basterebbe che lo chiedesse al Padre, ed Egli gli manderebbe più di dodici legioni di angeli — oltre 72.000 angeli. Sapete quanta potenza rappresentano 72.000 angeli? In 2 Re 19 leggiamo che un solo angelo uccise 185.000 Assiri in una notte. Immaginate che cosa potrebbero fare 72.000 angeli. Vedete quanto è assurdo? Non c’è alcun bisogno di difendere il Regno di Dio con la nostra spada. Dio non è privo di risorse. Il Signore non ha bisogno delle nostre armi. Egli dice: “Pensi forse che Io non possa ora pregare il Padre Mio?” La parola greca indica proprio “in questo momento, immediatamente”, “Se chiedo ora, Egli Mi darà subito tutto l’aiuto di cui ho bisogno”. Non ti rendi conto, Pietro, che potrei farlo?
Ma non lo fa. Non chiama gli angeli, non chiede liberazione. Il cristianesimo non ha bisogno di conquistare in quel modo. Dio conquisterà nel Suo tempo, nel Suo modo, nel luogo e nel momento che Egli stabilisce, con la Sua potenza. Perciò Gesù si sottomette volontariamente al complotto omicida. E, paradossalmente, non si tratta nemmeno di un assalto del tutto “fuori legge”: è ingiusto, è malvagio, ma si muove dentro una parvenza di legalità. Non Lo linciarono nel giardino: Gli fecero un processo, organizzarono un procedimento formale. È il governo di quella nazione, è la legge di quel popolo che viene applicata — seppur in modo distorto e corrotto. E tuttavia Gesù dice: “Non avete alcun diritto di usare violenza personale contro di loro. E se Dio volesse difendermi, potrebbe farlo”. Così, quando i governi fanno ciò che è ingiusto, e quando persone compiono atti ingiusti in nome del governo, noi non abbiamo il diritto di sguainare la spada. Se il Signore vuole liberarci, può farlo. Se rispondiamo con vendetta personale e violenza, ci mettiamo sotto la stessa condanna.
E poi c’è una terza parola molto importante: adempimento. Fatale, stolto, e poi adempimento. Versetto 54: “Come dunque si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?” Le Scritture dicono che deve essere così. Gesù deve essere fatto prigioniero. Deve essere condotto come una pecora al macello, non alla testa di un esercito, ma come un agnello che viene portato al sacrificio: quietamente, pacificamente, senza resistenza violenta. Deve essere così. Deve essere tradito. Deve compiersi il Salmo 41:9: “Il Mio intimo amico… ha alzato contro di Me il suo calcagno”. Deve compiersi il Salmo 55: colui con il quale spezzavo il pane si è rivoltato contro di Me. Deve compiersi Zaccaria 11: la vendita per trenta pezzi d’argento. Deve compiersi il Salmo 22, con tutti i dettagli della crocifissione. Deve compiersi Isaia 53. Deve compiersi Geremia 23. Deve compiersi Zaccaria 13:1. Deve essere come tutti i profeti hanno annunciato. È così che deve essere. Perciò, “metti via quella spada, altrimenti le Scritture non si adempirebbero”.
Pietro — che si vantò troppo, pregò troppo poco, dormì troppo e agì troppo in fretta — è ancora fuori posto, “Mettila via, Pietro; è così che deve essere”. E al versetto 56 lo ribadisce: “Ma tutto questo è avvenuto affinché si adempissero le Scritture dei profeti”. Doveva andare così. Così Gesù dà tre ottime ragioni per non usare la spada: primo, è fatale per chi la usa; secondo, è stolto, perché Dio non ne ha affatto bisogno; terzo, contraddice il piano di Dio, e questo è il piano — questo è il piano stabilito. Poi leggiamo alla fine del versetto 56: “Allora tutti i discepoli, lasciatolo, fuggirono”. Il “tutti” è enfatico, e questo è precisamente ciò che Egli aveva detto nel versetto 31: “Voi tutti sarete scandalizzati di Me questa notte”. E così avvenne: tutti fuggirono. Fuggirono per paura.
Vedete, Gesù disse in sostanza: “Non combatteremo”. A questo punto il Signore era legato, condotto via. Quando Pietro aveva sfoderato la spada, pensava che, se le cose si fossero messe male, il Signore avrebbe rovesciato a terra tutti i loro avversari. Ma Gesù non lo fece. Si lasciò legare. E i discepoli ebbero paura. Sebbene Gesù avesse fatto chiarire ai Romani e ai capi che avevano il diritto solo di prendere Lui, i discepoli sapevano che, umanamente parlando, avrebbero potuto essere cercati anche loro. E non confidavano che Gesù li avrebbe liberati. Probabilmente persero l’occasione di vedere una straordinaria liberazione personale. Non so come sarebbero stati liberati, ma so che almeno una persona fu miracolosamente preservata.
Forse non avete mai fatto attenzione a questo episodio. In Marco 14:50 leggiamo: “Tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono”. Marco sta descrivendo la stessa scena. Subito dopo, però, aggiunge: “Lo seguiva un ragazzo, avvolto in un lenzuolo di lino sul corpo nudo”. Non sappiamo chi fosse; è chiamato semplicemente “un certo giovane”. È l’unico punto in cui viene menzionato; non sappiamo altro di lui. Era un giovane che, evidentemente, teneva a Cristo. Aveva addosso solo un perizoma, con un lenzuolo di lino gettato sulle spalle: probabilmente era uscito di fretta. Forse aveva visto la folla muoversi per le strade e, intuendo che stava accadendo qualcosa, si era affrettato a seguirla. Alcuni hanno ipotizzato che possa essere stato Giovanni Marco, e che la casa della “sala al piano superiore” fosse quella della sua famiglia; ma non possiamo esserne certi. In ogni caso, si era gettato addosso un lenzuolo di lino ed era corso fuori per seguire Gesù, e si ritrovò nel giardino. Quando tutti gli altri fuggirono, lui continuò a seguire.
“Ma i giovani lo presero”, cioè alcuni membri della folla misero le mani su di lui; “ed egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo”. Si liberò dal lenzuolo e scappò. In qualche modo stava seguendo Cristo, e gli altri, vedendolo, devono aver pensato che fosse un Suo discepolo; tentarono di afferrarlo, ma egli riuscì a fuggire. È difficile dire con certezza — in modo dogmatico — perché lo Spirito Santo abbia voluto includere questo breve episodio senza aggiungere altri dettagli. Ma potrebbe almeno suggerire che, se il Signore permise a questo giovane di scappare, aveva sicuramente in serbo una meravigliosa liberazione anche per gli altri discepoli, se fossero rimasti fedeli. Se avessero continuato a seguire, forse avrebbero visto una straordinaria manifestazione della cura di Dio per loro. Ma non lo seppero mai, perché fuggirono subito, all’inizio stesso, prima che potesse accadere qualcosa. Non riuscirono a sopportare quel momento. Non erano all’altezza della prova, “Signore, andremo con Te fino alla morte… Signore, non saremo mai scandalizzati, non Ti rinnegheremo mai, Ti saremo fedeli fino alla fine” — tutti si erano uniti in queste dichiarazioni, ricordate? Ma quando la prova arrivò e la loro vita fu in gioco, fuggirono.
E noi, leggendo, pensiamo: “Come hanno potuto fare questo al Figlio di Dio?” Ma poi, se siamo onesti, guardiamo a noi stessi e dobbiamo chiederci: “Non l’abbiamo forse fatto anche noi?” Siamo mai fuggiti nel momento della prova? Siamo scappati quando il test è arrivato? Abbiamo abbandonato Cristo? Siamo stati infedeli nel rimanere al Suo fianco quando le cose si sono fatte difficili, quando la pressione era alta, quando c’era un prezzo da pagare per essere identificati con Lui davanti agli altri? Sono forti illustrazioni di un discepolo che defeziona, di qualcuno che fugge quando, invece, dovrebbe rimanere accanto al suo Signore.
E c’erano alcune cose che li contrassegnavano. Abbiamo visto i segni di una folla malvagia. Abbiamo visto i segni di un falso discepolo. Lasciate che vi dia alcuni segni di un discepolo difettoso. Prima di tutto, erano impreparati. Stavano dormendo invece di cosa? Pregare. Perché? Perché pensavano di stare bene. Confondevano le buone intenzioni con la forza. Confondevano i buoni desideri con il vero coraggio. Erano troppo sicuri di sé, e così non sentivano il bisogno di pregare. Non sentivano il bisogno di custodire nel cuore i meravigliosi insegnamenti che Gesù aveva dato loro e che li avrebbero fortificati, le promesse di Giovanni 13–16, date proprio quella notte. Se avessero ascoltato la Sua preghiera in Giovanni 17, mentre pregava il Padre di tenerli, custodirli e sostenerli verso Sé stesso; se avessero afferrato l’essenza di ciò che disse in Giovanni 13–16 riguardo al fatto che ogni potenza era loro, e tutte le risorse, e che tutto ciò di cui avevano bisogno avrebbero potuto chiederlo e lo avrebbero ricevuto. Ma non ascoltarono con l’attenzione che avrebbero dovuto; potremmo dire che ignorarono la Parola e ignorarono la preghiera, e così erano impreparati. E posso dirvi che è una garanzia certa: se ignorate queste due cose, sarete impreparati anche voi. Le persone defezionano quando sono deboli nella Parola e deboli nella preghiera.
In secondo luogo, erano impulsivi. Non diversamente da molti di noi, agirono per impulso invece che per ragione. Agirono per emozione invece che per rivelazione. Non pensarono a ciò che era giusto, non valutarono ciò che era meglio; reagirono semplicemente al momento. E così una spada spunta fuori, e un orecchio cade a terra. E la prossima cosa che sappiamo è che stanno correndo fuori da quel luogo, totalmente impulsivi, senza alcun senso di ciò che stava accadendo e di quale sarebbe stata una reazione appropriata. E temo che molti cristiani che sono impreparati — che non sono nella Parola, che non sono saturati di pensiero biblico, che non passano tempo in comunione con Dio in modo da stabilire un legame di fiducia, da mantenere una linea di comunicazione e di comunione sempre aperta, da percepire i pensieri e il cuore di Dio in una data situazione — siano costretti a reagire ai loro impulsi, alle loro emozioni, ai loro sentimenti, e corrano qua e là secondo come si sentono nel momento. E l’ho detto anni fa: volete arrivare al punto della vita cristiana in cui le vostre risposte immediate e istintive siano pie; e ciò accade solo quando siete controllati dalla Parola di Dio e dallo Spirito di Dio. Se siete vittime delle vostre ansietà, avrete problemi.
La terza cosa che vedo riguardo questo tipo di discepolo difettoso è che sono impazienti. Non possono aspettare la liberazione di Dio. Non possono aspettare di vedere quale cosa meravigliosa Dio avrebbe fatto. Il giovane che si tentò di catturare fu liberato, e forse, per la provvidenza di Dio, come ho detto, avrebbero potuto vedere un miracolo ancora maggiore se avessero aspettato pazientemente di vedere Dio liberarli. Ci sono molti cristiani così, e tutti noi, di tanto in tanto, siamo così. Piuttosto che aspettare di vedere Dio liberarci, prendiamo la via facile della fuga e portiamo vergogna al Salvatore perché non siamo all’altezza del compito. E se vedessimo la prova fino in fondo e la sopportassimo, vedremmo la mano liberatrice di Dio e Gli daremmo gloria e lode. Inoltre, sono carnali: dipendono dalla loro forza carnale, dalle loro armi carnali; e quando queste vengono rimesse nel fodero, non sanno più dove andare. Non sanno che cosa significhi confidare. Non sanno che cosa significhi credere. Così, in sintesi, potremmo dire che i discepoli difettosi sono fondamentalmente inconsistenti. Promettono ogni sorta di cose, ma semplicemente non le mantengono; e tanti oggi sono come loro.
E infine, l’ultimo e più meraviglioso di tutti i partecipanti alla scena, naturalmente, è Cristo stesso. E vediamo il trionfo del Salvatore, ed è maestoso. Sembra che sia la gioia speciale di Matteo preservare Cristo da qualsiasi diminuzione della Sua gloria, non importa quanto brutta diventi la scena. Pensatela così: il mondo vi odia e vi vuole morti. Uno dei vostri, che ha passato tre anni con voi, vi vende per il prezzo di uno schiavo. E il resto dei vostri discepoli fugge per salvarsi la vita. Che cosa dice questo di voi? Non molto, a prima vista. Non riuscite nemmeno a trattenere vicino a voi quelli che sono i vostri amici più devoti quando la pressione si fa intensa. Uno che vi conosce così bene vi vende per il prezzo di uno schiavo, e il mondo a cui avete ministrato per tre anni vi vuole morto. Non dice molto a vostro favore, a prima vista. Una scena così potrebbe sembrare qualcosa che distrugge la gloria di Cristo, qualcosa che Gli sottrae ogni maestà. Ma se la osservate attentamente, attraverso le parole dello Spirito di Dio e il cuore di Matteo, vedrete l’opposto: vedrete il trionfo di Cristo nonostante tutto.
Prima di tutto, vedete il trionfo di Cristo nella Sua confrontazione con la folla. Notate il versetto 49 ancora una volta. Dice che la folla venne e il segno fu dato: il segno doveva essere un bacio. Immediatamente Giuda viene a Gesù e dice: “Salve, Maestro”, e Lo bacia. Ora, a quel punto penso che succeda qualcosa. Non so esattamente in quale momento — alcuni dicono prima del bacio, altri dopo — ma in quel momento accade qualcosa di notevole; e dobbiamo guardarlo in Giovanni 18, “Gesù uscì”, versetto 4, “e disse loro: ‘Chi cercate?’” Tendo a pensare che questo avvenne dopo il bacio. È come se dicesse: non avete bisogno del segno, non Mi sto nascondendo. In un certo senso, toglie a Giuda qualsiasi soddisfazione di aver compiuto qualcosa di necessario o significativo. Gesù va incontro alla folla e dice: “Chi cercate?” In altre parole: chi avete diritto di catturare? “Gli risposero: ‘Gesù di Nazaret’. Egli disse: ‘Io sono’. E Giuda anche, che Lo tradiva, stava con loro. Appena Egli ebbe detto loro: ‘Io sono’, indietreggiarono e caddero a terra”.
Mille persone caddero come pesci morti, distese sulla schiena. Chi pensate che fosse in controllo? Una sola parola della Sua bocca: “Io sono” — il nome di Dio. Bastò dire “Io sono” e caddero tutti a terra. Nel Suo confronto con la folla vedete chi è realmente in carica, non è vero? Si potrebbe pensare per un momento che Gesù fosse una vittima. Ma no, non lo era. Il fatto stesso che fosse loro permesso di rialzarsi era perché Egli lo permetteva. E poi chiese di nuovo, probabilmente mentre giacevano ancora nella polvere: “Chi cercate?” Essi dissero: “Gesù il Nazareno”, “Vi ho detto che Io sono Lui. Se dunque cercate Me, lasciate che questi se ne vadano”. Egli stava operando la liberazione dei discepoli — liberazione che essi non sperimentarono mai a causa della loro impazienza. Ma Egli la stava realizzando. Ed è sorprendente vedere come avesse il controllo totale di quella folla. Ma una folla è così priva di mente, così cieca, che strisciarono fuori dalla polvere e continuarono ciò che stavano facendo come se nulla fosse accaduto.
Questo cosa ci dice? Giuda era posseduto da Satana, e Gesù disse: “Questa è la vostra ora e il potere delle tenebre”. Per quest’ora l’inferno ha dominio, e voi rispondete all’inferno, non a Me. Ma Egli era comunque in controllo. Ora tornate a Matteo, e c’è un’altra scena, un altro elemento del Suo confronto con la folla. Versetto 55. Lo avevamo saltato prima, lo guardiamo ora: “In quella stessa ora Gesù disse alle moltitudini: ‘Siete usciti come contro un ladro’”, letteralmente, un brigante, “‘Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni per prendermi? Ogni giorno sedevo con voi insegnando nel tempio, e non mi avete preso’”. È possibile che Egli fosse stato anche il giovedì nel tempio mentre i discepoli preparavano la Pasqua; la Scrittura non lo dice, “Perché non mi avete preso allora?” È come se dicesse: sapete che non sono Io il brigante, siete voi. Avreste potuto prendermi in qualunque momento della settimana nel tempio, se aveste avuto una giustificazione. Ma non lo avete fatto perché sapevate di non avere alcun diritto, e temevate la folla.
Egli smaschera il loro male. Non presero Gesù in pubblico perché sapevano di non avere nulla contro di Lui; e temevano il popolo che Lo considerava il Messia. Egli non è il brigante; lo sono loro. Egli non è il ladro; lo sono loro. E, naturalmente, erano guidati da Satana. Gesù disse: “Questa è la vostra ora e il potere delle tenebre”. Siete sotto il dominio dell’inferno. Per la sovranità di Dio, interamente sotto il Suo controllo, Egli permise all’inferno questo momento: dal colpo di mezzanotte fino al primo mattino della domenica quando la tomba si aprì. Questo è il tempo dell’inferno, e voi siete gli strumenti dell’inferno. Così la dichiarazione ha una duplice intenzione: mostra loro che ciò che fanno è malvagio e che lo sanno bene — altrimenti l’avrebbero fatto in pubblico; e mostra che stanno agendo sotto la direzione di Satana, e che tutto questo accade secondo un piano stabilito da Dio. E così vediamo il Suo totale trionfo, anche mentre affronta la folla. È Dio che controlla tutto. La folla è una vittima, cade quando Lo incontra, e prosegue nella sua follia sotto il potere delle tenebre, perché Dio ha stabilito che così fosse.
Secondamente, vediamo il trionfo del Salvatore nel Suo confronto con Giuda, non è vero? “Fai ciò per cui sei venuto”, Egli dice nel versetto 50. Nessuna lotta, nessuna ira, nessuna rabbia, nessuna collera, nessun veleno; calma assoluta, impegno assoluto, fiducia assoluta, ponendo completamente Se stesso nelle mani di Dio – quale maestà. Egli non reagisce come reagirebbe un criminale in una simile situazione. Non reagisce nemmeno come reagirebbe un uomo innocente, gridando la sua innocenza. Egli è calmo. È controllato. È maestoso. E vediamo il Suo trionfo anche nel Suo confronto con Pietro. Pietro non ha alcuna fiducia, non comprende le risorse spirituali di Cristo, ma Cristo sì, e lo vediamo confrontarsi con Pietro rimanendo totalmente calmo. Egli si affida alle mani del Padre. Ha una lealtà celeste che Pietro e gli altri discepoli non conoscono affatto. Essi sono sleali, fuggono; Egli è leale, Egli rimane. E la Sua tentazione era infinitamente più forte della loro. Così credo che vediamo il trionfo del Salvatore anche in questa scena.
Ora ascoltate: dove siete voi? Dove siete nella scena? Ci siete, così come ci sono anch’io; siamo tutti lì. Siete con la folla che rifiuta? Gesù disse: “Chi non è con Me è contro di Me”. Siete là? Siete con quel gruppo ingiusto, privo di mente, codardo, profano, che semplicemente nega Cristo e non Lo vuole nella propria vita? Siete lì? Non siete migliori né diversi da quella folla. O forse siete uno di quei falsi discepoli che fingono di amare Dio, di amare Cristo, di servire il Signore, di volere la Sua volontà, ma in realtà cercano solo ciò che possono ottenere, e se non ottengono ciò che vogliono vanno a cercare qualcos’altro. E vendereste Gesù se qualcosa di più attraente apparisse. O siete parte di quei discepoli così deboli che, quando la tentazione si fa pressante, fuggono e perdono la battaglia? O state là, con il Salvatore trionfante, vittoriosi, disposti a sopportare qualsiasi cosa venga? Siete da qualche parte in questa scena, e voi lo sapete, e Dio sa dove siete.
Conclusidamo in preghiera. Nostro Padre, dopo questa scena così vivida, vogliamo esaminare i nostri cuori, non quelli di qualcun altro, ma i nostri. Alcuni di noi hanno ascoltato così tanto e per così lungo tempo che ne ricavano soltanto la fascinazione della storia. Vogliamo andare oltre questo, fino alla convinzione della Sua intenzione. E prego, Signore, per coloro che possono trovarsi nella folla: la folla ingiusta, priva di mente, codarda, profana, che afferra il santo Cristo con mani empie e Lo respinge fuori dalla propria vita. O Dio, possa questo essere il giorno in cui vengano a conoscere il Salvatore per ciò che Egli è. Che possano allontanarsi dalla folla e venire a Cristo, desiderosi di conoscerLo.
Prego per coloro che possono essere falsi discepoli, zizzanie seminate in mezzo al grano, seme che germoglia per un poco ma non porta frutto, e quando arrivano le prove scompare. Per quelli che fingono, che non sono autentici, che cercano solo un guadagno personale. Prego per noi che siamo veri discepoli, ma che troviamo difficile, sotto la tensione della tentazione, rimanere fedeli. Dio, aiutaci a rimanere nella Parola e nella preghiera, a confidare e ad aspettare pazientemente di vedere la mano di Dio nella liberazione. E Ti ringraziamo per quelli che stanno con il Salvatore in mezzo alla difficoltà, vittoriosi, trionfanti. Possiamo riconoscere dove ci troviamo e poi compiere immediatamente i passi necessari per muoverci verso il luogo della vittoria.
END
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