Aprite con me le vostre Bibbie al primo capitolo dell’epistola di Paolo ai Romani. Questa sera esamineremo i versetti 19-23. Ora, questa è una sezione della Scrittura talmente straordinaria, di tale importanza e portata, che vogliamo riflettervi con attenzione e profondità, seguendo lo Spirito di Dio mentre Egli scrive per mezzo dell’apostolo Paolo. Credo davvero che questo brano risponda a moltissime domande, domande che la gente pone continuamente sul significato del vangelo, sulla natura di Dio e sul destino dell’uomo.
Lasciate che vi legga i versetti 19-23, e voi seguite mentre leggo. Credo che dovremmo cominciare dal versetto 18: “Poiché l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia; perché ciò che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, poiché Dio lo ha mostrato loro. Infatti le cose invisibili di Lui, fin dalla creazione del mondo, si vedono chiaramente, essendo comprese attraverso le cose che sono state fatte, cioè la Sua eterna potenza e divinità; così che essi sono inescusabili. Perché, pur avendo conosciuto Dio, non Lo glorificarono come Dio né Gli furono riconoscenti, ma divennero vani nei loro ragionamenti e il loro cuore insensato si ottenebrò. Professandosi sapienti, sono diventati stolti e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in un’immagine simile all’uomo corruttibile, agli uccelli, ai quadrupedi e ai rettili”.
Alcuni anni fa il responsabile del dipartimento di evangelizzazione di una delle più grandi denominazioni d’America disse questo: “Non abbiamo bisogno di evangelizzare i popoli del mondo che non hanno mai udito il messaggio della salvezza. Dobbiamo soltanto annunciare loro che sono già salvati”. Oggi viviamo in un’epoca del cristianesimo in cui si sta diffondendo sempre più il cosiddetto “universalismo”. È la convinzione che alla fine tutti saranno salvati, che Dio sia troppo buono, troppo misericordioso e troppo benevolo per condannare le persone a un inferno eterno. Così, alla fine, tutti finiranno in cielo.
Non dovremmo preoccuparci del giudizio. Non dovremmo preoccuparci dell’inferno. Dio è troppo buono per mandarvi qualcuno per sempre. E la conclusione è che non dobbiamo preoccuparci neppure dell’evangelizzazione. Non dobbiamo preoccuparci troppo di diffondere il vangelo fino alle estremità della terra. Dopotutto, non possono essere responsabili di ciò che non sanno. Quindi lasciateli semplicemente in pace e se la caveranno.
Ora, questo non è il punto di vista dell’apostolo Paolo. Non è il punto di vista del nostro Signore. Il nostro Signore disse: “La messe è grande e gli operai sono pochi. Pregate il Signore della messe perché mandi operai nella Sua messe”. E la messe di cui parlava il nostro Signore era una messe di giudizio. Egli vedeva l’umanità come questa massa di persone sul punto di essere mietute e giudicate, e sentiva profondamente il bisogno che degli operai entrassero in quella messe per avvertirle.
Il Signore parlò dell’inferno più di chiunque altro in tutta la Bibbia. Anzi, nel Nuovo Testamento parlò dell’inferno più di tutti gli altri messi insieme. Gli uomini di Dio vissuti nel corso della storia della chiesa sono uomini che hanno compreso che Dio è un Dio di giudizio, che l’ira di Dio si rivela davvero contro l’empietà.
John Knox, in ginocchio per le anime perdute nella piccola nazione della Scozia, supplicò Dio dicendo: “Dammi la Scozia o muoio”. Hudson Taylor, da giovane, guardò attraverso migliaia di chilometri verso le moltitudini non raggiunte della Cina e gridò a Dio: “Sento di non poter continuare a vivere se non faccio qualcosa per i perduti in Cina”. Henry Martyn, dopo essere sbarcato in India, disse: “Eccomi qui in mezzo ai pagani, nelle tenebre più fitte e sotto una selvaggia oppressione. Ora, mio caro Signore, lascia che mi consumi per Te”.
Adoniram Judson, il grande missionario in Birmania, trascorse lunghi ed estenuanti anni a tradurre la Bibbia. Nel mezzo di quel lavoro fu trascinato in prigione e, mentre era in carcere, la sua cara moglie morì. E dopo essere stato liberato, fu colpito dalla malattia ed espresse questa preghiera: “Signore, lasciami finire il mio lavoro. Concedimi di vivere abbastanza a lungo da mettere la Parola che salva nelle mani di questo popolo”.
James Chalmers era talmente preoccupato per coloro che erano senza il Salvatore che di lui si disse: “Nel servizio di Cristo sopportò privazioni, fame, naufragi, fatiche estenuanti, e fece tutto con gioia. Rischiò la vita mille volte e alla fine fu ucciso a bastonate, decapitato e mangiato da uomini di cui era amico e che cercava di illuminare”.
Robert Arthington non poteva andare oltremare per raggiungere i perduti, ma con il suo sacrificio permise ad altri di andarvi. Viveva in una sola stanza, si preparava da sé i suoi pasti frugali e donò 500.000 dollari alle missioni estere. E scrisse: “Sarei ben lieto di fare del pavimento il mio letto, di una cassa la mia sedia e di un’altra cassa il mio tavolo, piuttosto che lasciare che degli uomini periscano per mancanza della conoscenza di Cristo”.
Vedete, loro capivano cosa significa morire senza Dio e senza Cristo. Capivano che gli uomini erano inevitabilmente diretti verso il giudizio. Capivano che gli uomini erano sotto l’ira di Dio. E se voi non capite questo, non capite la più forte motivazione alla sollecitudine e alla compassione.
E così il vangelo comincia al versetto 18. È lì che inizia il corpo principale di Romani. E comincia con l’ira di Dio rivelata contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini. E, come dice Paolo in Efesini 2:3, gli uomini sono “figli d’ira”. In altre parole, nascono destinati all’ira. È la loro condizione naturale, se vogliamo. L’ira è la loro fine inevitabile. L’ira è il loro destino. Sono eredi dell’ira. Sono coloro che erediteranno l’ira.
Il sorriso di Dio si è trasformato in un cipiglio. E, come disse il salmista: “Chi conosce la potenza dell’ira di Dio?” Thomas Watson, quel grande puritano, scrisse: “Come l’amore di Dio rende dolce ogni cosa amara, così la maledizione di Dio rende amara ogni cosa dolce”. Ora Paolo dice dunque che l’uomo è sotto l’ira, un’ira severa.
Ora, la domanda che sorge in questo brano è questa: l’uomo merita tutto questo? Dopotutto, non è dipeso da noi nascere. Perché dovremmo nascere senza aver avuto alcuna voce in capitolo e poi trascorrere l’eternità all’inferno? Non abbiamo chiesto di nascere. Non abbiamo chiesto di nascere da genitori peccatori. Non abbiamo chiesto di nascere in un mondo peccaminoso. Non abbiamo chiesto di essere messi in una condizione soggetta al giudizio. Come possiamo essere ritenuti responsabili?
Ed è precisamente questa la domanda alla quale Paolo risponde in questo testo. L’ira di Dio si rivela contro tutti gli uomini a causa della loro empietà e ingiustizia. Questo è il versetto 18. E i versetti 19-23 ci dicono perché, perché Dio è giustificato nell’adirarsi per il peccato dell’uomo.
Ora, alcuni uomini nel corso della storia del mondo hanno riconosciuto il diritto di Dio a essere adirato. Proprio così. Alcuni, pur essendo pagani, hanno capito che Dio aveva il diritto di essere adirato con loro. Lasciate che vi faccia un esempio. Aprite le vostre Bibbie a 1 Samuele capitolo 4, 1 Samuele capitolo 4. In quel particolare momento della storia d’Israele, Israele non presta alcuna attenzione a Dio, proprio nessuna. Oh, c’è un minimo di religiosità di facciata, ma non c’è nulla di genuino. Poi, all’improvviso, Israele si trova di fronte al suo nemico di sempre, i Filistei, e si preoccupa.
E allora qualcuno dice: “Sentite. Non vogliamo combattere i Filistei da soli; qualcuno vada a prendere Dio”. In realtà, come ragionamento non è male. E in quel momento della loro storia Dio è simboleggiato dall’arca del patto, che si trova a Silo. E Dio, per così dire, era presente sull’arca del patto, tra le ali dei cherubini. Così, quando volevano essere certi della presenza di Dio, dovevano avere l’arca del patto. Perciò dissero: “Andate a prendere Dio”. E diventarono molto religiosi. Corsero fin lassù e presero Dio, quella piccola cassa.
Ora, per i pagani quella era soltanto un idolo, semplicemente l’idolo degli Israeliti. Così tornarono all’accampamento, ed eccoli con Dio, con la piccola cassa. 1 Samuele 4:5: “E quando l’arca del patto del Signore entrò nell’accampamento, tutto Israele lanciò un grido così forte che la terra ne rimbombò”. Dio è qui. In confronto, perfino l’arrivo della cavalleria in una battaglia contro gli Indiani sarebbe stato niente. Dio è qui. La vittoria è nostra. E naturalmente il grido era assordante. Al versetto 6: “Quando i Filistei udirono il rumore di quel grido, dissero: Che significa il rumore di questo grande grido nell’accampamento degli Ebrei? E seppero che l’arca del Signore era arrivata nell’accampamento”. Il Dio d’Israele è arrivato. Hanno preso il loro Dio.
“E i Filistei ebbero paura e dissero: Dio è venuto nell’accampamento. E dissero: Guai a noi! Perché una cosa simile non era mai accaduta prima. Guai a noi! Chi ci libererà dalla mano di questi dèi potenti?” Dev’essere davvero potente, quella piccola cassa. Perché dissero questo? Perché ricordavano qualcosa della storia dell’Egitto: ricordavano che l’intero esercito egiziano era stato sommerso, e ricordavano, prima di quello, tutte le piaghe.
Poi uno di loro si alzò e fece il solito discorso d’incoraggiamento al versetto 9: “Siate forti e comportatevi da uomini, o Filistei, affinché non diventiate servi degli Ebrei, come essi sono stati servi vostri; comportatevi da uomini e combattete”. Ora mettiamoci in riga, usciamo là fuori e vinciamo questa battaglia. E sapete che cosa accadde? Gli Israeliti erano in euforia. Pensavano che la vittoria fosse già loro. Il versetto 10 dice: “I Filistei combatterono e Israele fu sconfitto”.
Un momento. Non era così che doveva andare il copione. Gli Israeliti dovevano vincere. Hanno Dio. Ma Dio non è un genio al nostro servizio. Non basta strofinare la vostra lampada e dire: “Ora, Dio, fai quello che devi fare. Sono nei guai. Non Ti ho prestato attenzione da molto tempo, ma adesso ho bisogno di Te”. Dio non agisce così.
Trentamila fanti d’Israele furono uccisi. L’arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e Fineas, furono uccisi. Devastazione. I figli del sommo sacerdote sono morti, muoiono 30.000 fanti e portano via l’arca.
Ora, se pensate che questo sia un problema per i Giudei, non avete ancora cominciato a immaginare che genere di problema sia per la gente che si ritrova Dio fra le mani. Adesso i Filistei hanno Dio. Ora, se volete sapere che cosa accadde, andate al capitolo 5, versetto 1. Eli, il sommo sacerdote, che era grosso, grasso e vecchio, fu così sconvolto dalla morte dei suoi figli che cadde dal suo piccolo sgabello, si ruppe il collo e morì. Quindi adesso è morto anche il sommo sacerdote. Una devastazione ha colpito Israele.
E ora i Filistei si ritrovano fra le mani l’arca di Dio e vanno in giro con la presenza di Dio. Così decisero: questo è il Dio degli Israeliti. Lo metteremo accanto al nostro dio. E così, al versetto 2, dice: “E lo misero nella casa di Dagon”. Dagon era un dio filisteo metà pesce e metà uomo, il dio-pesce. Così presero semplicemente l’arca e la misero insieme a Dagon. Era nella città di Asdod.
Si alzarono di buon mattino, tornarono là e Dagon era caduto con la faccia a terra, prostrato davanti all’arca del Signore. E la cosa li lasciò piuttosto perplessi. Devono aver pensato che ci fosse stato un piccolo terremoto locale o qualcosa del genere che lo aveva fatto cadere, e così lo rimisero in piedi. Il giorno dopo tornarono, versetto 4. Questa volta era di nuovo caduto con la faccia a terra, solo che stavolta la testa e i palmi di entrambe le mani erano stati troncati, e restava soltanto il tronco. E Dio stava dicendo: “Io non tollero concorrenti”.
Ebbene, a quel punto capirono di essere nei guai. Per riassumere rapidamente il seguito del testo, all’improvviso “la mano del Signore si aggravò su di loro” — versetto 6 — “e li distrusse e li colpì con tumori interni”. Ci sono traduzioni di ogni genere di questo versetto. Alcune delle vostre Bibbie potrebbero dire emorroidi. Probabilmente è la traduzione peggiore. Alcune Bibbie dicono “emerodi”, e sembra il nome di un profumo.
Tumori, tumori interni, nella parte più interna o nella “parte segreta”, come dice la fine del versetto 9. All’improvviso la gente si ammalò di tumori. E poi il testo dice che quelli che non furono colpiti dai tumori furono assaliti da topi portatori di una pestilenza mortale, e migliaia e migliaia di persone morirono; e quelli che non morirono per la piaga dei topi furono colpiti dai tumori.
Così la gente di Asdod disse: “Liberiamoci di questa cosa”. E dissero: “Che cosa ne facciamo?” Dissero: “Beh, portiamola a Gat”. Il che non fu proprio un gran favore per la gente di Gat. Era la città successiva lungo il percorso, nel territorio filisteo. E c’era un uomo famoso di Gat che forse ricordate: si chiamava Golia.
La portarono a Gat e gli abitanti di Gat ebbero lo stesso problema. Poi dissero: “Portatela a Ekron”, e gli abitanti di Ekron gridarono: “Non portate quella cosa qui”. E continuavano a spostarla da un posto all’altro, e tutti si trovavano nella stessa situazione. O morivano per la pestilenza oppure venivano colpiti dai tumori. Ora, questo è giudizio.
Ora, quale sarà la reazione dei pagani? Diranno: “Che razza di Dio sei Tu? Ma questo non è giusto”. No. No. Nel capitolo 6 radunarono tutti i loro indovini e sacerdoti e dissero: “Che cosa dobbiamo fare?” Al versetto 3 dissero: “Se rimandate l’arca del Dio d’Israele, non rimandatela vuota” — ora ascoltate questo — “ma in ogni caso restituiteGli un’” — che cosa? — “offerta per la colpa”. Vi faccio una domanda semplice: che cosa implica un’offerta per la colpa? Il peccato.
Quei pagani ignoranti, senza istruzione, sapevano che in qualche modo, per qualche ragione, stavano ricevendo esattamente ciò che meritavano, perché avevano offeso questo Dio. Perfino loro riconoscevano che Dio aveva il diritto di giudicarli, e così rimandarono indietro ciò che capivano essere un’offerta per la colpa. Dunque perfino i pagani capivano che Dio aveva il diritto di giudicarli. Dicevano: “Riconosciamo il peccato. Ti abbiamo disonorato e meritiamo esattamente ciò che stiamo ricevendo”.
Quando Acan rubò i beni di Gerico e li seppellì nella sua tenda, Giosuè lo affrontò e gli disse: “Faresti meglio a confessare il tuo peccato”. E lui lo fece. Confessò il suo peccato, e solo allora Dio lo colpì, tolse la vita a lui e a tutta la sua famiglia, che era implicata nel crimine. Ma prima che il giudizio cadesse, ci fu una confessione del fatto che era meritato.
Ora ascoltatemi. Dio non giudica mai se il giudizio non è meritato. Egli è un Dio di giustizia assoluta. E se Dio giudica e Dio riversa l’ira, allora nel mio cuore ho la piena certezza che quella è esattamente la cosa giusta e appropriata in quella situazione.
Ora torniamo a Romani capitolo 1. Come può un uomo essere ritenuto responsabile del proprio peccato? Come potevano essere ritenuti responsabili quei pagani? Come potevano esserlo quei Filistei? Voglio dire, non avevano la legge dell’Antico Testamento. Come poteva Dio massacrarli con le piaghe e colpirli con i tumori? E come poteva Dio sommergere l’intero esercito egiziano? E come poteva Dio uccidere tutti i primogeniti del paese d’Egitto? E come poteva Dio sterminare intere città dei Cananei? E come poteva Dio seppellire Sodoma e Gomorra? Voglio dire, come può Dio giudicare le persone? E se nessuno avesse mai detto loro la verità? Come può ritenerle responsabili? Come può essere meritata una tale ira?
La risposta comincia al versetto 19, e ci sono quattro ragioni dell’ira di Dio, quattro ragioni. E c’è anche un quinto risultato, di cui parleremo nella prossima sezione. Ma le ragioni sono quattro. Io le chiamo rivelazione, rifiuto, razionalizzazione e religione. Cominciamo dalla rivelazione, versetti 19 e 20.
La ragione per cui Dio può rivelare la Sua ira contro di loro è questa: “Perché ciò che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, poiché Dio lo ha mostrato loro”. Come? “Infatti le cose invisibili di Lui, fin dalla creazione del mondo, si vedono chiaramente, essendo comprese attraverso le cose che sono state fatte, cioè la Sua eterna potenza e divinità; così che sono senza” — che cosa? — “scusa”.
Ecco dunque il primo punto. La prima ragione dell’ira di Dio è la rivelazione. Agli uomini è stata data la verità di Dio. Agli uomini è stata data la verità di Dio. I Filistei, loro conoscevano la verità di Dio. I Cananei, conoscevano la verità di Dio. Gli Egiziani, conoscevano la verità di Dio. Gli abitanti di Sodoma e Gomorra e delle città della pianura, conoscevano la verità di Dio. Tutti gli uomini conoscono la verità di Dio.
Il grande teologo Augustus Strong scrisse: “Dio ha incastonato la prova della verità fondamentale nella natura stessa dell’uomo, così che in nessun luogo egli è senza una testimonianza”. Ora, in Efesini 2:12 c’è un versetto che dice che l’uomo non rigenerato è “senza Dio nel mondo”, ma il significato di quella frase è che è abbandonato da Dio, non che ignori Dio. È “senza Dio” non perché non sappia di Dio, ma perché non vuole ricevere Dio, e perciò Dio lo abbandona.
Ora, questa sezione si riferisce principalmente ai Gentili perché presuppone soltanto ciò che chiamiamo “rivelazione naturale”. Non sta parlando della Scrittura, che si applicava a Israele. E Israele, naturalmente, non rifiutò soltanto la rivelazione naturale, ma anche la rivelazione speciale. Israele non rifiutò soltanto la creazione come prova di Dio, ma rifiutò perfino le Scritture.
Ma qui vediamo soprattutto il mondo dei Gentili. E ciò che Paolo dice è che essi potevano conoscere Dio perché Dio Si è manifestato a loro. Ma al versetto 18, come abbiamo visto l’ultima volta, essi hanno soffocato la verità. Il verbo originale ha il senso di “soffocare”.
Dunque l’uomo non può appellarsi all’ignoranza. Anche prescindendo del tutto dalla rivelazione speciale trasmessa attraverso la Scrittura, della quale, bisogna ammetterlo, molti non hanno mai sentito parlare, Dio Si è fatto conoscere e continua a farlo per mezzo della Sua creazione. Gli uomini, di propria iniziativa, ve lo concedo, non potrebbero conoscere Dio; ma il versetto 19 dice: “Dio Si è mostrato loro”. Dio non manderebbe mai all’inferno qualcuno che non avesse avuto l’opportunità di conoscerLo. Dio è un Dio di giustizia. Dio è un Dio di equità.
Tertulliano, il grande padre della chiesa antica, ha molto da dire su questa convinzione che Dio possa essere rivelato nella creazione. Dice: “Non fu la penna di Mosè a dare inizio alla conoscenza del Creatore. La stragrande maggioranza dell’umanità, pur non avendo mai udito il nome di Mosè, per non parlare del suo libro, conosce nondimeno il Dio di Mosè”.
“E la natura”, disse, “è la maestra e l’anima è l’allieva. Un solo fiore di una siepe, dico, senza neppure parlare di un fiore del prato. Una sola conchiglia di qualunque mare vogliate, senza neppure parlare di una perla del Mar Rosso. Una sola piuma di un’uria, per non parlare di un pavone. Vi parleranno forse di un Creatore? Se vi offro una rosa, disprezzerete il suo Artefice?”
In altre parole, la creazione manifesta Dio. E perfino per coloro che sembrano incapaci di percepire quella creazione, c’è la manifestazione di Dio dentro di loro.
La grande storia di Helen Keller, la donna sorda, muta e cieca. Assolutamente incapace di comunicare finché Anne Sullivan non trascorse ore e ore, giorni e giorni, mesi e mesi per aprirle la via alla comunicazione. E quando Anne cercò di parlare a Helen Keller di Dio, lei rispose: “Io Lo conoscevo già. Non conoscevo soltanto il Suo nome”.
Guardiamo di nuovo il versetto, il versetto 19: “Perché ciò che si può conoscere di Dio è manifesto in loro”. Ora, “ciò che si può conoscere di Dio” è in sostanza gnostos e significa “ciò che è conoscibile riguardo a Dio”.
Ovviamente, non possiamo conoscere tutto di Dio neppure attraverso la rivelazione speciale. Ma ciò che è conoscibile viene rivelato. Ciò che si può conoscere di Dio, ciò che è conoscibile, ciò che può essere afferrato dai sensi dell’uomo può essere conosciuto — notate bene — a prescindere dalla Scrittura. È questo che sta dicendo.
E il versetto 20 ci dice il contenuto di ciò che si può conoscere. Dice: “La Sua eterna potenza e divinità”. E dice: “È rivelato” — guardate il versetto 19 — “in loro; e Dio lo ha mostrato loro”. In loro, in mezzo a loro. In loro, nelle loro menti. Tra parentesi, ogni rivelazione deve alla fine raggiungere la mente, altrimenti non la comprendiamo, giusto? Dunque Dio Si è rivelato a noi.
Il commentatore Hodge ha scritto: “Dio dunque non ha mai lasciato Se Stesso senza testimonianza. La Sua esistenza e le Sue perfezioni sono sempre state manifestate in modo tale che le Sue creature razionali sono tenute a riconoscerLo e ad adorarLo come il vero e unico Dio”.
Dunque ciò che è conoscibile riguardo a Dio — e notate bene — la Sua potenza divina e la Sua natura divina, è stato rivelato a tutti gli uomini, così che sono senza scusa. E non soltanto — osservate questo — non soltanto viene rivelato loro come una realtà esterna, ma in loro come una percezione interiore. Lo vedono e sanno che è Lui.
Aprite con me per un momento Atti 14. Atti 14:16; qui Paolo sta parlando di Dio e di come Dio rivela Se Stesso, e al versetto 15 parla del “Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi”; poi dice: “Nelle generazioni passate Egli ha lasciato che tutte le nazioni camminassero nelle proprie vie. Tuttavia non ha lasciato Se Stesso senza testimonianza” — come? — “facendo del bene”. Ha fatto una buona terra? Sì. Egli “ci ha dato piogge dal cielo e stagioni fruttifere” e “ha riempito i nostri cuori di cibo e di gioia”.
In altre parole, la bontà stessa della vita parla della bontà di Dio: il cibo, la pioggia, le stagioni e la gioia di vivere parlano tutti di un Creatore benefico, amorevole e pieno di grazia.
Ora andate ad Atti 17:23. Paolo, predicando ai filosofi sull’Areopago ad Atene, dice: “Voi avete qui un dio sconosciuto”, cosa che, tra parentesi, rifletteva la loro comprensione del vero Dio, sebbene non ne conoscessero il nome, “Voi Lo adorate senza conoscerLo. Quindi vi parlerò di Lui. Sapete che esiste e avete persino una statua al dio sconosciuto, per essere sicuri di non escludere nemmeno Lui, ma non sapete chi è. Ebbene, vi dirò chi è”, “È il Dio che ha fatto il mondo” — versetto 24 — “e tutte le cose che sono in esso. Egli è il Signore del cielo e della terra, non abita in templi fatti da mani d’uomo, né è servito dalle mani degli uomini come se avesse bisogno di qualcosa, poiché Egli dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa”. Erano abituati a portare cibo e a deporlo ai piedi dei loro idoli. Paolo dice: questo Dio non dovete nutrirLo, “Da un solo sangue Egli ha fatto tutte le nazioni degli uomini perché abitassero su tutta la faccia della terra; ha stabilito i tempi precedentemente fissati e i confini della loro dimora”. In altre parole, Egli governa le nazioni, i loro confini. Governa il tempo, governa il destino, governa ogni cosa.
“Affinché cerchino il Signore, se mai possano, come a tastoni, trovarLo” — in altre parole, se gli uomini andassero anche solo a tastoni alla ricerca di Lui, se vedessero semplicemente che Egli esiste e tendessero la mano verso di Lui — “Lo troverebbero, perché Egli non è” — che cosa? — “non è lontano da ciascuno di noi: poiché in Lui viviamo, ci muoviamo e siamo”. Egli è proprio lì e ha manifestato Se Stesso in modo innegabile.
Ascoltate questo straordinario passo della Scrittura, Giovanni 1:9. Ascoltate che cosa dice. Ascoltate soltanto. Cristo è “quella Luce che illumina ogni uomo”. Avete sentito? Significa forse che tutti gli uomini sono salvati? No. Significa invece che tutti gli uomini sono illuminati con la conoscenza di Dio. Cristo è la Luce che illumina ogni uomo. Nessuno ha una scusa. Questo è il significato del versetto 20.
Voi potreste dire: “Un momento. Vuoi dire che tutti nel mondo hanno un’opportunità?” Sì. In qualche modo, in qualche maniera — ascoltatemi — Dio è un Dio di bontà e di grazia. Dio è un Dio di amore, equità e giustizia, e Dio non riversa la Sua ira su persone che non hanno mai avuto una scelta, che non hanno mai avuto un’opportunità.
Tutti hanno intorno a sé la conoscenza di Dio. Egli l’ha mostrata loro, e dentro di loro hanno percepito interiormente che si tratta di Lui. E Cristo è la Luce che illumina ogni uomo. Voi potreste dire: “Beh, in che modo è giunta questa rivelazione?” Guardate di nuovo il versetto 20: “Le cose invisibili di Lui”. Vale a dire i Suoi attributi. Dio è invisibile. Le cose riguardanti Dio che sono invisibili, l’essenza della Sua natura, la realtà della Sua esistenza, le Sue qualità e i Suoi attributi, cioè la Sua eterna potenza e la Sua natura divina.
Voi potreste dire: “Che cosa significano?” Ebbene, eterna potenza significa semplicemente onnipotenza che non viene mai meno. La Sua onnipotenza, la Sua straordinaria potenza, è accessibile alla conoscenza degli uomini. E la Sua natura divina: vale a dire che Egli è sapiente, che è buono, che è amorevole; tutti gli elementi della natura di Dio sono visibili.
Posso dirvi che Dio è un Dio di bellezza guardando questo mondo, non è vero? Posso dirvi che Dio è un Dio di bontà, perché nella vita c’è bontà. Posso dirvi che Egli è un Dio d’amore perché esiste l’amore. Posso dirvi molto della Sua natura. Egli è un Dio sapiente a motivo della complessità del disegno della Sua creazione. Potete conoscere la Sua natura divina e potete conoscere la Sua eterna potenza. È questo che Paolo sta dicendo.
Attraverso la creazione del mondo queste cose non sono oscure, ma sono che cosa? Chiaramente visibili, facilmente comprese attraverso le cose che sono state fatte. Voi potreste dire: “Beh, al tempo in cui fu scritta la Bibbia la gente non aveva la scienza. Voglio dire, riuscivano a vedere le cose?” Oh, probabilmente riuscivano a vedere certe cose più chiaramente di quanto riusciamo noi. Noi abbiamo quasi sepolto la natura sotto il cemento.
Nei tempi antichi, prima del microscopio e del telescopio, gli uomini potevano riflettere sull’immensità dell’universo. Potevano comprendere l’ordine stabilito dei corpi celesti. Potevano raccogliere un fiore e vedere quanto meravigliosamente erano disposti i petali. Potevano osservare come le foglie si attaccavano allo stelo. Vedevano il ciclo dell’acqua mentre evaporava, saliva a formare le nuvole, veniva trasportata sopra la terra e poi ricadeva.
Comprendevano il mistero della nascita umana. Lo vedevano. E vedevano una crescita. Conoscevano la gloria di un’alba e la maestà di un tramonto. Conoscevano il moto e il fragore dei mari, la corsa dei fiumi, il gorgoglio di un ruscello, il volo di un uccello e il bruco che diventava farfalla.
E alzavano lo sguardo e vedevano ciò che vide il salmista nel Salmo 19 quando disse: “I cieli raccontano” — che cosa? — “la gloria di Dio; e il firmamento annuncia l’opera delle Sue mani”. Capivano anche ciò che il salmista aveva in mente nel Salmo 94:9: “Colui che ha piantato l’orecchio, non udrà? Colui che ha formato l’occhio, non vedrà?” In altre parole, dicevano: “Se noi possiamo udire, allora Chi ci ha fatti deve comprendere l’udito. Se noi possiamo vedere, Egli deve vedere. Se noi possiamo pensare, Egli deve pensare”. E potete portare il ragionamento fino in fondo.
Certo che comprendevano Dio. Comprendevano qualcosa della Sua natura da ciò che vedevano nel loro mondo. Nel Salmo 143:5 il salmista dice: “Ricordo i giorni antichi; medito su tutte le Tue opere; rifletto sull’opera delle Tue mani”. Dice: sto qui seduto e contemplo ciò che Tu hai fatto. Perfino in quel mondo che, secondo i nostri criteri, era molto semplice, rimanevano pieni di stupore davanti alla creazione.
Guardate Giobbe. Leggete semplicemente Giobbe e osservate le affermazioni sbalorditive di quel libro sulla potenza creatrice di Dio e sulla rivelazione della Sua natura. Ma pensate soltanto ad alcune cose. Lasciate che vi dica come potete vedere Dio nella creazione. Sapete che alcuni uccelli, quando migrano, si orientano con le stelle? E sapete che, se allevate questi tipi di uccelli dalle uova dentro un edificio — non sono mai usciti da quell’edificio — e mostrate loro un cielo artificiale — ed è stato fatto in esperimenti scientifici — che rappresenta un luogo dove la loro specie non è mai stata, si orienteranno immediatamente nella direzione corretta per la migrazione. Ora spiegatemi voi come fanno a saperlo.
C’è un pesce particolare di cui mi è piaciuto leggere, chiamato pesce arciere. Si procura il cibo come tutti gli altri pesci. Nuota, apre la bocca e afferra il cibo. Ma ha la sorprendente capacità di sparare gocce d’acqua con grande precisione e abbattere insetti in volo.
E sapevate che esiste un piccolo insetto chiamato coleottero bombardiere, che produce sostanze chimiche che si mescolano perfettamente e, al momento giusto, esplodono in faccia al suo nemico, ma l’esplosione non avviene mai troppo presto e non fa mai saltare in aria l’insetto stesso?
Pensate al ciclo idrologico dell’acqua, che mi lascia assolutamente sbalordito. L’acqua viene sollevata contro la forza di gravità dal mare per migliaia di metri nell’aria, e lì rimane sospesa, semplicemente sospesa, raccolta nelle nuvole; poi le nuvole vengono trasportate sopra la terra e l’acqua ricade.
Ora, noi non possiamo inventare una macchina capace di farlo, quindi Dio ne ha una, ed è il sole; fa tutto questo e si trova a circa 150 milioni di chilometri di distanza. Non c’è da stupirsi che il salmista dica: “La potenza appartiene a Dio”. Non c’è da stupirsi che parli “della grandezza della Sua potenza”. Non c’è da stupirsi che Naum dica: “Il Signore è grande in potenza”. E Isaia dice: “Il Signore Dio è forza eterna”. E non c’è da stupirsi che il salmista, nel Salmo 65, dica: “Egli con la Sua potenza rende saldi i monti”.
Sapete, gli scienziati hanno sempre cercato di dire che è tutta evoluzione e che tutto si spiega con certe circostanze e così via, senza Dio; ma per loro sta diventando davvero sempre più difficile sostenerlo. La loro tesi sta rapidamente perdendo terreno.
Robert Jastrow, per esempio, che è un astrofisico e attualmente direttore dell’Istituto Goddard per gli studi spaziali della NASA [NASA’s Goddard Institute for space study], dice questo: “Ora vediamo come le prove astronomiche sostengono la visione biblica dell’origine del mondo. Gli elementi essenziali dei racconti astronomico e biblico della Genesi sono gli stessi. Non fu affatto evoluzione”, dice Jastrow, “Ci si domanda quale causa abbia prodotto questo effetto. Chi o che cosa ha messo la materia o l’energia nell’universo? E la scienza non sa rispondere”.
Continua: “Per lo scienziato che ha vissuto della propria fede nel potere della ragione, la storia finisce come un brutto sogno. Ha scalato le montagne dell’ignoranza. Sta per conquistare la vetta più alta e, mentre si issa sull’ultima roccia, viene accolto da un gruppo di teologi che sono lì da secoli”.
Una grande affermazione. In altre parole, quando studiate la scienza, la conclusione è che Dio ha creato il mondo. E oggi, con il telescopio da 5,08 metri del Monte Palomar, gli astronomi possono guardare nello spazio per 4 miliardi di anni luce. Se questo non vi dice nulla, provate con circa 4,0 × 10^22 chilometri. Sapete quanto spazio rappresenterebbe soltanto questo, fin dove riescono a vedere? Circa 1,15 per dieci alla sessantanovesima potenza di centimetri cubi di spazio.
Se qualcuno avesse esaminato un volume così grande al ritmo di più di quattro milioni di miliardi di chilometri cubi al giorno fin dall’inizio dell’universo, sarebbe ancora poco meno che a metà del lavoro. E l’universo che vediamo con quel telescopio è una piccola parte dello spazio reale. Riuscite a immaginare la potenza? Poi arriva qualche sapientone e dice: “Beh, una volta c’era un organismo unicellulare che disse a se stessa: ‘Diventiamo due.’” E da lì partì tutto.
Un comunicato stampa dell’Università dell’Alberta [University of Alberta], in Canada, diceva: “Può sorprendere chi vive in un clima temperato sapere che, in media, in ogni momento sono in corso 1.800 tempeste e che l’energia spesa in queste tempeste raggiunge la cifra quasi inconcepibile di circa 970 gigawatt. Una grande macchina Caterpillar ha una potenza di circa 313 kilowatt e richiede circa 380 litri di carburante al giorno. Quanto carburante possiede Dio per far funzionare ogni giorno tempeste con una potenza di circa 970 gigawatt?”
Un fisico canadese scrisse: “Una pioggia di circa 10 centimetri su un’area di circa 25.900 chilometri quadrati richiederebbe di bruciare circa 580 milioni di tonnellate di carbone per far evaporare abbastanza acqua da produrre una pioggia simile. E per raffreddare di nuovo i vapori così prodotti e raccoglierli nelle nuvole occorrerebbero quasi 600 gigawatt di refrigerazione, in funzione giorno e notte per 100 giorni”.
Gli specialisti in agricoltura, per esempio, hanno calcolato che il coltivatore medio del Minnesota riceve gratuitamente circa 3,8 milioni di litri d’acqua per ettaro ogni anno. È questo che il Signore gli dà: quasi quattro milioni di litri d’acqua all’anno per ettaro della sua azienda agricola, senza alcun costo.
Da dove prende Dio tutta la potenza per spostare in giro tutta quest’acqua? Il Missouri ha circa 181.000 chilometri quadrati e una piovosità media di circa 97 centimetri. Quella quantità d’acqua equivale a un lago profondo circa 6,7 metri, lungo circa 402 chilometri e largo circa 97 chilometri. E Dio sposta tutta quell’acqua soltanto in quello Stato.
Il Museo naturalistico degli Stati Uniti [U.S. Natural Museum] dice che le specie di insetti ammontano ormai a 10 milioni. E lo so, erano tutte al vostro ultimo picnic, giusto? Vi rendete conto che esistono 2.500 tipi di formiche? E una sola colonia può contenere 100 milioni di formiche. Sapete che in America ci sono 5 miliardi di uccelli? Alcuni possono volare per circa 800 chilometri attraverso il Golfo del Messico. Sapevate che i germani reali possono volare a circa 97 chilometri all’ora, le aquile a circa 160 chilometri all’ora e un falco può raggiungere in picchiata circa 290 chilometri all’ora? Lo so che non sapevate che un merluzzo può deporre 9 milioni di uova, ma può farlo.
La terra ha una circonferenza di circa 40.000 chilometri. Pesa circa 5,98 × 10^21 tonnellate metriche, è sospesa nello spazio vuoto e ruota a circa 1.600 chilometri all’ora con una precisione perfetta, così che il tempo è mantenuto fino alla frazione di secondo; e nello stesso tempo sfreccia nello spazio intorno al sole lungo un’orbita di circa 933 milioni di chilometri, a più di 1.600 chilometri al minuto.
Sapevate che la testa di una cometa può essere lunga da circa 16.000 a 1,6 milioni di chilometri, e la coda può arrivare a circa 161 milioni di chilometri, viaggiando a circa 560 chilometri al secondo? Ora, da dove viene la forza per tutto questo? La cometa di Halley, tra parentesi, ha viaggiato senza fermarsi a fare benzina per 76 anni.
Considerate il cuore umano. Ha le dimensioni del vostro pugno e pesa meno di 230 grammi. Il vostro cuore pompa circa 6.800 litri di sangue al giorno. Il vostro cuore compie in 12 ore abbastanza lavoro da sollevare di 2,54 centimetri un peso di quasi 59 tonnellate.
Considerate il sole. Il sole consuma circa 3,6 milioni di tonnellate di materia al secondo. Se poteste convertire l’energia emessa dal sole in potenza, vi ritrovereste con circa 3,7 per dieci alla ventitreesima potenza di watt. Se è un numero troppo grande da concepire, equivale alla potenza di circa un milione e mezzo di milioni di miliardi di Corvette.
Pensate alla distanza dal sole. La distanza dalla terra al sole è di circa 150 milioni di chilometri, come ho detto. La luce del sole, viaggiando a circa 299.000 chilometri al secondo, impiega otto minuti e mezzo ad arrivare qui. La velocità della luce è di circa 299.000 chilometri al secondo e, se moltiplicate quella velocità per 60 secondi al minuto, 60 minuti all’ora, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, quella luce percorre più di 9.600 miliardi di chilometri in un anno. Eppure, per attraversare la nostra galassia, la Via Lattea, dove si trova il nostro sistema stellare, andando a circa 299.000 chilometri al secondo, più di 9.600 miliardi di chilometri all’anno, ci vorrebbero 125.000 anni; e la nostra è una fra milioni di galassie. Ora, se state gridando “pietà”, smetto.
Ora considerate quanto siamo piccoli. Gli atomi non sono visibili. Sappiamo che esistono, ma fino a oggi nessuno ha mai visto un atomo. Sono così piccoli che servono 3 atomi per formare 1 molecola d’acqua, e se prendeste ogni molecola d’acqua contenuta in 1 goccia d’acqua e la ingrandiste finché ogni molecola avesse le dimensioni di un granello di sabbia, avreste abbastanza granelli di sabbia da costruire una strada spessa circa 30 centimetri, larga circa 800 metri, che andrebbe da Los Angeles a New York.
Ma sapevate che l’atomo è per la maggior parte spazio vuoto? La materia vera e propria — e questo mi affascina — in un atomo occupa un bilionesimo del volume dell’atomo. Ciò che avete realmente è un gran numero di piccole orbite. Quasi tutto è spazio vuoto. Per esempio, se da una persona media venisse eliminato tutto lo spazio vuoto, quale volume pensate che occuperebbe? Prendete una persona alta circa 1,83 metri: tutta la massa reale che c’è in lei, una volta eliminato tutto lo spazio, starebbe sulla capocchia di uno spillo, perché occuperebbe circa 1,64 per dieci alla meno sette centimetri cubi. Quindi non discutete quando qualcuno dice che non siete niente.
Ma volete sentire qualcosa di sorprendente? Quell’1,64 per dieci alla meno sette centimetri cubi sarebbe così pesante che un centimetro cubo pieno di quella materia peserebbe circa 28 milioni di chilogrammi o più. Incredibile.
Ascoltate, se Dio dice che Egli è visibile nella Sua creazione, allora è visibile nella Sua creazione. Potete vedere la potenza eterna. Potete vedere la natura divina di Dio. Potete guardare la creazione, e lo può fare anche un Cananeo, o un Filisteo, o un Egiziano, o chiunque sia vissuto in qualunque epoca della storia fino a oggi, e vedrà che Dio esiste. Deve esserci una causa per un effetto del genere. Deve esserci un progettista dietro un progetto del genere.
Voglio dire, quando qualcuno mi dice che è semplicemente successo, per me non ha più senso che dire: smontate il vostro orologio, mettete tutti i pezzi in tasca e vedete per quanto tempo dovete scuotere i pantaloni prima di sentire un ticchettio. È assolutamente ridicolo. Il progetto parla di un progettista. E dunque sapete che Dio esiste. E se sapete che Dio esiste, sapete che Dio è potente e sapete che Dio è divino.
Ed è per questo che la fine del versetto 20 dice che gli uomini sono “senza scusa”. Ogni persona che vive sulla faccia di questa terra ha fatto esperienza di Dio, della Sua sapienza, della Sua potenza e della Sua generosità in ogni momento della propria esistenza; anche se non Lo ha riconosciuto, Egli era lì. Ha stabilito i confini della loro vita. Li ha sostenuti. Li ha arricchiti. Si è donato a loro. E con i loro sensi, Lo hanno percepito. Così che sono senza scusa.
E, come dice l’Antico Testamento: “Chi cammina per quella via, anche se stolto, non deve smarrirsi”. Sì, la rivelazione generale è il fondamento di ogni condanna. La rivelazione generale è il fondamento di ogni condanna. Gli uomini hanno l’opportunità perché Dio è evidente ovunque.
Questo è soltanto il primo di quattro punti, ma il mio tempo è finito e il meglio deve ancora venire. Preghiamo insieme.
Mentre avete il capo chino, soltanto una nota a margine. Ascoltate: se Dio giudica, giudica giustamente e con equità perché l’uomo è senza scusa. Tanto più siete senza scusa voi che conoscete il vangelo e il nome del Figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, “Come scamperete, se trascurate una così grande salvezza?” Poiché l’ira di Dio si rivela contro tutti coloro che trattengono la verità e la soffocano nell’ingiustizia. La Bibbia dice che la via verso Dio passa attraverso Cristo, ed Egli vi offre questa opportunità.
Se siete qui con noi questa sera e non conoscete Cristo, aprite il vostro cuore, confessateLo come Signore, credete al vangelo, la buona notizia che Egli è venuto nel mondo, ha vissuto, è morto ed è risorto per il vostro peccato; entrate nella vita che viene da Dio e sottraetevi all’ira di Dio.
Padre, Ti prego proprio ora per tutti coloro che sono in mezzo a noi e non conoscono Cristo. Possa questa essere la notte della loro redenzione e salvezza. Per quelli di noi che sono cristiani, Ti ringraziamo perché confermi ancora una volta nei nostri cuori la verità della Tua potenza e della Tua natura divina, così evidente per noi nel mondo creato.
O Dio, fa’ che con franchezza possiamo schierarci dalla Tua parte in un mondo di scettici che conoscono la verità ma, per amore del loro peccato, la soffocano. Padre, fa’ breccia nel cuore di alcuni questa sera. Preghiamo nel nome di Cristo. Amen.
FINE
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