Romani capitolo 1 è il nostro testo, e vorrei invitarvi a prendere la vostra Bibbia e a seguirci mentre esaminiamo questa porzione così essenziale dell’epistola di Paolo ai Romani, dai versetti 19 a 23. Romani 1:19-23.
Abbiamo già esaminato il versetto 18, che parla dell’ira di Dio che si rivela, e poi nei versetti 19-23 vengono date le ragioni dell’ira di Dio, “Poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, perché Dio lo ha manifestato loro. Infatti le Sue qualità invisibili, fin dalla creazione del mondo, si vedono chiaramente, essendo comprese per mezzo delle cose fatte, perfino la Sua eterna potenza e divinità; così che sono inescusabili: poiché, pur avendo conosciuto Dio, non Lo glorificarono come Dio, né Gli resero grazie; ma divennero vani nei loro ragionamenti e il loro cuore stolto fu ottenebrato. Dichiarandosi sapienti, divennero stolti, e mutarono la gloria del Dio incorruttibile in un’immagine simile all’uomo corruttibile, agli uccelli, ai quadrupedi e ai rettili”.
Quando Paolo comincia il suo messaggio sul vangelo di Cristo, comincia stabilendo il fatto che Dio è un Dio d’ira. Dopo aver presentato se stesso e il suo tema nei primi 17 versetti, comincia a sviluppare il vangelo di Dio, e parte dall’affermazione del versetto 18: “L’ira di Dio si rivela dal cielo”. Il vangelo, dunque, comincia con un’affermazione iniziale: Dio è profondamente adirato contro gli uomini. Ed è da lì che il vangelo deve cominciare. Gli uomini devono essere messi di fronte alla realtà di trovarsi sotto l’inevitabile giudizio di un Dio santo, che deve reagire contro i loro peccati.
Purtroppo, nel corso degli anni, i cristiani hanno attenuato il tema del giudizio. L’inferno è stato silenziosamente omesso dalla nostra predicazione. L’ira è stata spesso spersonalizzata, come se Dio non vi fosse coinvolto, come se fosse soltanto il risultato impersonale di un qualche meccanismo deistico. Ma Dio è coinvolto. È coinvolto nella Sua ira quanto lo è nella Sua grazia, nella misericordia, nell’amore o in qualunque altra manifestazione ed espressione della Sua natura.
La Scrittura ha dipinto un quadro assolutamente spaventoso e terrificante dell’ira di Dio, ed è un quadro che gli uomini devono avere ben fissato nella mente. Per esempio, nei Salmi leggiamo cose come queste: “Il giusto si rallegrerà quando vedrà la vendetta; laverà i suoi piedi nel sangue dell’empio”, “Dio fracasserà il capo dei Suoi nemici; aggiungi loro castigo su castigo, non abbiano assoluzione da Te”, “Fa’ ricadere sette volte nel seno dei nostri vicini gli oltraggi con cui Ti hanno oltraggiato, o Signore”, “Non vi sia nessuno che gli usi bontà, né alcuno che abbia pietà dei suoi figli orfani”, “Beato chi prenderà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la roccia”, “Non odio forse quelli che Ti odiano, o Signore? E non detesto quelli che insorgono contro di Te? Li odio di un odio perfetto; li considero miei nemici”.
Ora, queste sono affermazioni sorprendenti, che riflettono l’ira di Dio in termini estremamente drammatici. Alcuni uomini non sono riusciti ad accettarle.
Alcuni anni fa, nel 1962, sul Times di Londra [London Times] uscì un articolo, e l’articolo diceva questo: “All’inizio di quest’anno quattordici gruppi di studio ecclesiastici a Woodford hanno esaminato i Salmi dell’Antico Testamento e hanno concluso che 84 dei Salmi non erano adatti a essere cantati dai cristiani”. In altre parole, queste persone erano così incapaci di confrontarsi con l’ira di Dio rivelata in 84 Salmi diversi che li esclusero semplicemente dalle Scritture cristiane.
J.C. Wansey, che in Gran Bretagna compilò una raccolta di brani del Nuovo Testamento usati per il canto congregazionale con il titolo Un salterio del Nuovo Testamento [A New Testament Psalter], disse: “Parti dei Salmi sono piene di gelosie tribali, minacce sanguinarie e maledizioni, piagnistei e lamenti, che sono scandalosi in se stessi e fanno perdere tempo a Dio e all’uomo. I Salmi del Nuovo Testamento, invece, sono cristiani da cima a fondo”. E così lui li respinge tutti. Ma se fate questo con i Salmi, dovrete andare oltre, perché Geremia comprendeva l’ira di Dio e nella sua profezia dice: “Prestami attenzione, o Signore, e ascolta la mia supplica. Si rende forse male per bene? Eppure hanno scavato una fossa per la mia vita. Ricorda come stavo davanti a Te per parlare in loro favore e distogliere da loro la Tua ira. Perciò abbandona i loro figli alla fame e consegnali al potere della spada; le loro mogli rimangano senza figli e vedove; i loro uomini muoiano di pestilenza e i loro giovani siano uccisi di spada in battaglia. Non perdonare la loro iniquità e non cancellare il loro peccato dalla Tua vista”. Così disse Geremia.
E Dio rispose all’appello di Geremia con queste parole: “Ecco, Io farò venire su questo luogo una calamità tale che a chiunque ne sentirà parlare fischieranno gli orecchi. Perché hanno riempito questo luogo del sangue degli innocenti e hanno costruito gli alti luoghi di Baal per bruciare nel fuoco i loro figli come olocausti a Baal. Perciò, ecco, vengono giorni, dice il Signore, nei quali questo luogo non sarà più chiamato Tofet né Valle di Ben-Hinnom, ma valle del massacro. Darò i loro cadaveri in pasto agli uccelli del cielo e alle bestie della terra. E farò di questa città un orrore, un oggetto di scherno” — chiunque le passerà accanto rimarrà inorridito e fischierà per tutte le sue sciagure, “E farò loro mangiare la carne dei loro figli e delle loro figlie”.
E poi c’è il profeta Naum, “Il Signore è un Dio geloso e vendicatore; il Signore è vendicatore e pieno d’ira; il Signore si vendica dei Suoi avversari e serba ira per i Suoi nemici. Il Signore è lento all’ira e grande in potenza, e il Signore non terrà affatto il colpevole per innocente: chi può resistere davanti alla Sua indignazione? Chi può sopportare l’ardore della Sua ira? La Sua ira si riversa come fuoco e le rocce si spezzano davanti a Lui”. Guai alla città sanguinaria.
Allo stesso modo Isaia: “Ecco, il giorno del Signore viene, crudele, con ira e ardente furore, per ridurre la terra in desolazione e distruggerne i peccatori. I loro bambini saranno sfracellati davanti ai loro occhi; le loro case saranno saccheggiate e le loro mogli violentate”. Un linguaggio terribile.
E potete leggere nel libro del Deuteronomio come Mosè parlò di cose simili. All’ingresso nella terra promessa, al popolo fu ordinato di tenere una solenne cerimonia di benedizione e maledizione nella valle che separava il monte Ebal dal monte Garizim. I Leviti dovevano leggere dodici solenni maledizioni, e a ciascuna tutto il popolo doveva rispondere: “Amen”. Dovevano invocare la maledizione di Dio su quanti tra loro non avessero ubbidito ai comandamenti di Dio. Poi seguivano più di 50 versetti nei quali venivano descritti in dettaglio tutti i giudizi contro chi violava i comandamenti di Dio. Cinquanta versetti. E sono terribili, versetti di giudizio.
Ora, ci rendiamo conto che queste sono dichiarazioni della Parola di Dio, autorevoli, e che esprimono la verità assoluta di Dio. Il Dio dell’Antico Testamento è un Dio d’ira. Ora, alcuni suppongono che sia soltanto il Dio dell’Antico Testamento a essere un Dio d’ira, ma non è affatto vero. Ascoltate Giovanni Battista nel Nuovo Testamento: “Razza di vipere, chi vi ha avvertiti di fuggire dall’ira a venire? Egli pulirà interamente la Sua aia; brucerà la pula con fuoco inestinguibile”.
Ascoltate l’apostolo Giovanni: “Chi non ubbidisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui”. Gli Atti degli Apostoli dicono: “E mentre discuteva” — riferendosi a Paolo — “di giustizia, autocontrollo e giudizio futuro, Felice si spaventò”.
Paolo, nelle sue lettere, parla dell’ira di Dio. Dice: “Tu accumuli ira per te stesso per il giorno dell’ira, quando sarà rivelato il giusto giudizio di Dio, perché Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere. Per quelli che sono faziosi e non ubbidiscono alla verità ma ubbidiscono all’ingiustizia, vi saranno ira e furore. Vi saranno tribolazione e angoscia per ogni essere umano che fa il male. In quel giorno Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Cristo Gesù”.
Dice: “Nessuno vi seduca con parole vuote, perché è a motivo di queste cose che l’ira di Dio viene sui figli della disubbidienza”. La Lettera agli Ebrei prosegue: “Se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma una terribile attesa del giudizio e un ardore di fuoco che divorerà gli avversari”.
Ebrei continua dicendo: “Se quelli non scamparono quando rifiutarono Colui che li ammoniva sulla terra, molto meno scamperemo noi se respingiamo Colui che ci ammonisce dal cielo”. Per il momento potete tralasciare le affermazioni di 1 e 2 Pietro e di Giuda, e andare direttamente all’Apocalisse, dove troverete altre dichiarazioni sull’ira e sul giudizio.
Dice che il vino dell’ira di Dio sarà versato puro nella coppa della Sua indignazione. Che gli uomini saranno tormentati con fuoco e zolfo, e il fumo del loro tormento salirà nei secoli dei secoli, senza riposo né giorno né notte, “Dalla Sua bocca”, dice, “esce una spada affilata con la quale colpirà le nazioni, le governerà con una verga di ferro e pigerà il tino del furore della Sua ira”.
E perfino il Signore Gesù Cristo, parlando senza alcuna traccia di durezza, con una vita e un cuore pieni di compassione, amore, premura e misericordia, parlò spesso di giudizio, spesso di perdizione, distruzione, vendetta e inferno.
E che cosa stiamo dicendo, in sintesi, con tutto questo? Che Dio è un Dio d’ira. Ora, oggi molti lo negano. E fondamentalmente queste negazioni assumono due forme principali. La prima è la negazione basata sulla dottrina del sonno dell’anima: persone che insegnano che quando morite vi addormentate semplicemente, se siete destinati alla condanna, e non soffrite mai nulla. Poi ci sono gli universalisti, che ora dicono che alla fine Dio salverà semplicemente tutti. Ma la Scrittura non insegna né l’una né l’altra cosa. Insegna che gli uomini devono essere avvertiti dell’ira a venire, e questo presuppone che essa sia reale.
Permettetemi di mettervi in guardia in quattro aree. Guardatevi dalla forte attrattiva naturale dell’universalismo e del sonno dell’anima. Essi eludono la realtà della sofferenza eterna, che per noi è difficile da affrontare, ma lo fanno pervertendo la Scrittura. Quindi state attenti, perché potete facilmente essere trascinati a crederlo proprio perché desiderate il bene di tutti. E la gente vi metterà alle strette e dirà: “Come può un Dio buono permettere che le persone vadano all’inferno?”
In secondo luogo, guardatevi dall’influenza pervasiva del liberalismo, che vede sempre Gesù come troppo amorevole per condannare qualcuno. In terzo luogo, guardatevi dal fatto che tali insegnamenti sono settari. La forma tradizionale del cristianesimo avventista del settimo giorno è settaria. Oggi molte cose stanno cambiando, e molte in meglio, ma la linea tradizionale di vecchio stampo è settaria, come lo sono i Testimoni di Geova e i Cristadelfiani, tutti gruppi che vogliono insegnare queste dottrine che aggirano la punizione.
E permettetemi di aggiungere una quarta cosa: guardatevi dalla perdita dello zelo per conquistare le anime. Perché se siete determinati a credere che alla fine nessuno finirà mai all’inferno, allora avete la base per non preoccuparvi più di dire la verità a nessuno. Perché preoccuparsene?
“Concezioni superficiali del peccato e della santità di Dio”, disse R.A. Torrey, “e della gloria di Gesù Cristo e del ciò che Egli esige da noi stanno alla base delle deboli teorie sul destino degli impenitenti. Quando vediamo il peccato in tutta la sua ripugnanza ed enormità, la santità di Dio in tutta la sua perfezione e la gloria di Gesù Cristo in tutta la sua infinità, nulla, se non una dottrina secondo la quale coloro che persistono nello scegliere il peccato, che amano le tenebre più della luce e persistono nel rifiutare il Figlio di Dio, sopporteranno un’angoscia eterna, soddisferà le esigenze delle nostre intuizioni morali. Quanto più gli uomini camminano vicino a Dio e quanto più si consacrano al Suo servizio, tanto più è probabile che credano a questa dottrina”.
Ora questo ci porta alla questione dei versetti 19-23. Se Dio giudicherà, e se riverserà la Sua vendetta, è equo, è giusto, è retto? E la risposta è in questi versetti. Quattro ragioni dell’ira di Dio, che sono anche quattro fasi del declino e della caduta dell’uomo. Queste quattro fasi diventano le quattro ragioni per cui Dio è giusto nel condannare gli uomini all’inferno. Sono rivelazione, rifiuto, razionalizzazione e religione. Rivelazione, rifiuto, razionalizzazione e religione.
Prima di tutto, la rivelazione. Ne abbiamo parlato nel nostro ultimo studio. I versetti 19-20 ne sono la chiave. Dice che la ragione per cui Dio riverserà la Sua ira, come nel versetto 18, è: “Poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, perché Dio lo ha manifestato loro. Infatti le Sue qualità invisibili, fin dalla creazione del mondo, si vedono chiaramente, essendo comprese per mezzo delle cose fatte, perfino la Sua eterna potenza e divinità, così che sono inescusabili”.
In altre parole, la creazione ha dato all’uomo abbastanza luce da permettergli di percepire la rivelazione di Dio. E l’implicazione evidente è che l’uomo ha rifiutato la verità ed è sceso sempre più in basso. Se avesse accettato la verità di Dio visibile nella creazione, sarebbe salito. In altre parole, se avesse vissuto secondo la luce che Dio gli aveva dato, Dio gli avrebbe dato altra luce.
Questo accade molte volte nel Nuovo Testamento: Lidia, Cornelio, l’eunuco di Candace, regina degli Etiopi; tutti loro, vivendo secondo la luce già ricevuta da Dio, ebbero l’opportunità di ricevere altra luce, e quando la ricevettero credettero immediatamente. Il messaggio giunge a un cuore aperto, a chi vive secondo la luce che possiede. E così il testo ci sta dicendo che Dio ha rivelato Se stesso all’uomo nel mondo da Lui creato.
L’uomo può vedere la Sua potenza che sostiene ogni cosa e la Sua Deità, così che, se vive in coerenza con quel riconoscimento e quella rivelazione, Dio gli darà altra luce. Se vede l’onnipotenza inesauribile e gli attributi divini di Dio manifestati nella creazione, Dio gli darà altra luce. In realtà, nella creazione possiede così tante informazioni che, alla fine del versetto 20, dice che è senza scusa.
Ora, questa è la chiave. L’ira di Dio è giusta? Sì. È equa? Sì. È imparziale? Sì. Perché l’uomo è inescusabile. L’uomo è inescusabile. Se un uomo va all’inferno, ci va perché ha scelto apertamente e personalmente di rifiutare la rivelazione di Dio. Voi potreste dire: “Ma che cosa accade se non ha mai udito il vangelo?” Se vivesse secondo la luce che ha, Dio gli rivelerebbe l’intero messaggio della redenzione. Questo è il punto.
Questo ci porta alla seconda delle quattro ragioni per cui Dio è giusto, e cioè il rifiuto, il rifiuto. Versetto 21, perché, di nuovo: “Poiché, pur avendo conosciuto Dio” — e l’implicazione è che tutti gli uomini, per natura, hanno conosciuto Dio. Ricordate Giovanni 1:9? Cristo è “la luce che illumina ogni uomo che viene nel mondo”. In altre parole, ogni essere umano ha la luce di Cristo dentro di sé e la rivelazione della creazione attorno a sé per condurlo a Dio. E se non va a Lui, è inescusabile, “Poiché, pur avendo conosciuto Dio, non Lo glorificarono come Dio, né Gli resero grazie; ma divennero vani nei loro ragionamenti e il loro cuore stolto fu ottenebrato”.
Rivelazione significa semplicemente che Dio ha rivelato Se stesso agli uomini. Rifiuto significa che gli uomini si sono allontanati da quella rivelazione. Quando l’uomo trova Dio nella creazione, rifiuta Dio. Lo fece Lucifero. Lo fece Adamo. Adamo camminò e parlò perfino con Dio, e Lo rifiutò.
Il dottor Barnhouse ha questo paragrafo molto, molto incisivo: “Dio darà all’uomo un cervello per vedere queste cose, e poi l’uomo non eserciterà la propria volontà verso quel Dio? La triste risposta è che entrambe le cose sono vere. Dio darà a un uomo il cervello per fondere il ferro e fare una testa di martello e dei chiodi. Dio farà crescere un albero e darà all’uomo la forza di abbatterlo e il cervello per ricavare dal suo legno il manico di un martello. E quando l’uomo avrà il martello e i chiodi, Dio tenderà la Sua mano e permetterà agli uomini di piantarvi quei chiodi e di metterLo su una croce, nella suprema dimostrazione che gli uomini sono senza scusa”.
E ciò che sta dicendo è che proprio le cose che Dio diede all’uomo per condurlo a Lui furono le stesse cose che l’uomo usò per crocifiggere Cristo. Gli uomini non agiscono in accordo con la verità. Combattono malvagiamente contro la verità e vi si oppongono. Perciò “conoscono Dio”, dice, versetto 21. Hanno conosciuto Dio, eppure non conoscono Dio perché si sono allontanati da Lui.
E il peccato del rifiuto è cristallizzato nel versetto 21. Guardatelo di nuovo per un momento, “Pur avendo conosciuto Dio, non Lo glorificarono come Dio”. Questo è il crimine dei crimini. La peggiore azione mai commessa nell’universo è non dare gloria a Dio. Al di sopra di ogni cosa, Dio deve essere glorificato.
E a questo punto voglio fermarmi e condividere con voi alcuni principi che ritengo assolutamente fondamentali. Alcuni di voi mi hanno già sentito condividerli in passato. Ma devono essere esposti nel contesto di Romani 1. Il testo formula questa tremenda accusa contro il rifiuto dell’uomo quando dice che “non Lo glorificarono come Dio”.
Ora, questo è il cuore e l’anima della condizione decaduta dell’uomo. Egli rifiuta di glorificare Dio. Ora, che cosa significa glorificare Dio? Significa esaltarLo, onorarLo, riconoscerne la maestà. Significa riconoscere i Suoi attributi, perché gli attributi di Dio sono la Sua gloria. La gloria di Dio è la totalità del Suo essere. La gloria di Dio è la totalità di tutti i Suoi attributi. La gloria di Dio è Dio quale si rivela.
E quando l’uomo non vuole riconoscere questo, e non vuole dare la gloria a Colui al quale è dovuta, allora questo è l’affronto supremo a Dio. Dio deve essere glorificato. Questa è la ragione per cui l’uomo è stato creato: glorificare Dio. L’antico catechismo diceva: “Qual è il fine principale dell’uomo?” E la risposta era: “Il fine principale dell’uomo è glorificare Dio e godere di Lui per sempre”. Ed è esattamente così. Dio deve essere glorificato.
E la gloria è semplicemente l’insieme dei Suoi attributi. Per esempio, in Romani 6:4 dice: “Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre”. Quale aspetto della Sua gloria? L’aspetto della potenza. In Esodo 33, Mosè dice: “Mostrami la Tua gloria”. Ed Egli dice: “Farò passare davanti a te la Mia bontà e la Mia misericordia”. Quindi la Sua gloria è la Sua potenza, la Sua gloria è la Sua misericordia, la Sua gloria è la Sua bontà e la Sua grazia.
In Giovanni 1 si parla di Cristo pieno della gloria di Dio, pieno di grazia e di verità. La veracità fa parte della Sua gloria. Tutti gli attributi di Dio costituiscono la Sua gloria, e l’uomo deve riconoscerlo. Ed è precisamente ciò che gli uomini non vogliono fare, “Poiché tutti hanno peccato e sono privi della” — che cosa? — “gloria di Dio”. Non vogliono vedere la Sua gloria. Non vogliono manifestare la Sua gloria nella propria vita. Non vogliono neppure attribuirGli la gloria dovuta al Suo nome.
Leggete qualche volta 1 Cronache 16. Ripetutamente, dal versetto 24 in poi, ci dice di “dare gloria a Dio, dare gloria a Dio, dare gloria a Dio”. E fondamentalmente il mondo creato lo fa, “I cieli raccontano la gloria di Dio”, non è vero? Non discutono. Non c’è mai stata una rivolta delle stelle. Lo fanno e basta. E Isaia, parlando per Dio, disse: “Le bestie dei campi Mi daranno onore”. Gli animali fanno semplicemente ciò per cui Dio li ha creati. Manifestano la Sua potente opera. I fiori fioriscono, le farfalle svolazzano, e tutta la creazione fa ciò per cui è stata fatta; non discute, dà semplicemente gloria a Dio.
Ma in mezzo a tutto questo, l’uomo si ribella e rifiuta di glorificare Dio, rifiuta di riconoscere Dio. E francamente, se potete stare in mezzo a questo universo creato, guardarvi attorno nel nostro giorno e nel nostro tempo e dire che non credete in Dio, e non volete affermare la gloria, la maestà, l’onore e la potenza di Dio, siete i più grandi stolti che siano mai vissuti. Le prove sono così abbondanti. Tutto l’impegno dell’uomo nella vita può essere riassunto in una sola affermazione: “Qualunque cosa facciate, fate tutto alla gloria di Dio”. Questa è la ragione per cui viviamo.
Ora, Dio ha sempre desiderato che l’uomo vedesse la Sua gloria. E voglio accompagnarvi in un rapido percorso attraverso questo tema, quindi tornate a Genesi capitolo 3, Genesi capitolo 3. Dio aveva creato Adamo ed Eva e li aveva posti in questo meraviglioso giardino, e Dio vi aveva posto anche la Sua presenza, e dice che la Sua presenza era nel giardino. L’antico termine per “presenza” è shekinah. Non è una parola biblica, ma era la parola usata per indicare la presenza. E noi chiamiamo la presenza di Dio là la “gloria della Shekinah”.
Dio manifestò realmente Se stesso in qualche tipo di luce, in una forma di luce. E Adamo ed Eva camminavano e parlavano perfino con Dio nella frescura del giorno. Riconoscevano la gloria di Dio. Vedevano la gloria di Dio. Erano in comunione con Dio. Lodavano Dio. Accettavano la Sua gloria. Poi peccarono, in 3:8, “Udirono la voce del Signore Dio che camminava nel giardino alla frescura del giorno”. Ecco di nuovo la Shekinah, la presenza, e udirono Dio parlare mentre si muoveva nel giardino, “E Adamo e sua moglie” — e qui avete un cambiamento monumentale — “si nascosero dalla presenza del Signore Dio”. Perché? Non erano più interessati ad avere comunione con la Sua gloria. Era una cosa del passato.
Poi andate alla fine del capitolo, versetto 23: “Perciò il Signore Dio lo mandò fuori dal giardino di Eden, perché lavorasse la terra dalla quale era stato tratto. Così scacciò l’uomo; e pose a oriente del giardino di Eden dei cherubini e una spada fiammeggiante che roteava in ogni direzione, per custodire la via dell’albero della vita”.
Adamo si ribellò e fu espulso. Adamo vide la gloria di Dio e le voltò le spalle. È un’illustrazione classica di Romani capitolo 1, “Pur avendo conosciuto Dio, non Lo glorificarono come Dio”. Dio aveva detto: “UbbidisciMi e non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male. È questo che ti chiedo. GlorificaMi mediante la tua ubbidienza alla Mia legge”. Adamo sfidò Dio, guidato da sua moglie e dalla tentazione di Satana, “Sarete uguali a Dio. Procuratevi un po’ di gloria per voi stessi. Siate come Dio”. Cercarono la propria gloria e furono espulsi. In altre parole, proprio ciò che dice Romani 1: “Conobbero Dio, ma non Lo glorificarono come Dio”.
Direste che Adamo ha una scusa, se dovesse essere condannato? Assolutamente no. Fu espulso dal giardino perché fece la sua scelta. Avrebbe potuto ubbidire. Aveva la conoscenza. Sapeva che cosa significava percepire e conoscere Dio, ma Gli voltò le spalle. E Dio mise una spada e disse: “È finita”.
Ora, a quel punto Dio avrebbe potuto semplicemente annientare la razza umana e ricominciare da capo. Ma Dio desiderava raggiungere di nuovo l’umanità e permettere all’uomo di vedere la Sua gloria. Dio voleva cercare l’uomo decaduto e peccatore e attirarlo di nuovo a Sé. E così, attraverso tutta la Scrittura, Dio si adopera per rivelare la Sua gloria.
Infatti, giunge al punto, nel capitolo 12 di Genesi, in cui forma una nazione speciale, e quella nazione è destinata a essere uno strumento mediante il quale Dio può rivelare la Sua gloria. E Dio dà loro un grande condottiero di nome Mosè. Andate al capitolo 33 di Esodo. E Dio aveva detto a Mosè: “Voglio che tu guidi il Mio popolo. Voglio che tu Mi rappresenti davanti a loro”.
E Dio venne a Mosè per metterlo da parte per quell’opera. Esodo 33:11 dice: “E il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con il proprio amico”. Dio venne e fu in comunione con Mosè. Versetto 12: “Mosè dice: Signore, vedi, Tu mi dici: Fa’ salire questo popolo; ma non mi hai fatto sapere chi manderai con me”. Questo è un compito enorme, Signore. Non puoi dire sul serio. Un paio di milioni di persone, e vuoi che sia io a guidarle in giro? Chi mi aiuterà? “Eppure Tu hai detto: Io ti conosco per nome, e tu hai anche trovato grazia agli occhi Miei”. In altre parole, so che sarai benevolo verso di me, e so che mi conosci, so che sei qui con me, ma non so se posso farlo da solo.
Così dice al versetto 13: “Se ho davvero trovato grazia agli occhi Tuoi” — è Mosè che parla a Dio — “fammi ora conoscere la Tua via, affinché io Ti conosca e trovi grazia agli occhi Tuoi”. In altre parole, fa’ qualcosa di tangibile, di fisico. Mostrami qualcosa. Manifestati.
Versetto 14, Dio dice, va bene: “La Mia presenza andrà con te”. Che cos’è? Oh, è la stessa presenza che abbiamo visto in Genesi 3. Eccola di nuovo. È la gloria di Dio, la Shekinah di Dio. E Dio sta dicendo: “Ora ti mostrerò la Mia gloria”. E Dio desiderava che il popolo vedesse la Sua gloria e rispondesse nel modo giusto. Ti mostrerò la Mia gloria. La Mia presenza andrà con te.
Ebbene, Mosè era ancora scettico, così al versetto 18: “Egli dice: Ti prego, mostrami la Tua gloria”. Non riesco ad accettarlo soltanto per fede. Signore, rivelati, “Ed Egli disse: Farò passare davanti a te tutta la Mia bontà, proclamerò davanti a te il nome del Signore; farò grazia a chi farò grazia e avrò misericordia di chi avrò misericordia”.
In altre parole, Dio dice: ti mostrerò il Mio nome. È la somma di tutti i Miei attributi. Ti mostrerò la Mia bontà. Ti mostrerò la Mia grazia. Ti mostrerò la Mia misericordia. Rivelerò la Mia gloria. Ma disse che non avresti potuto vederla tutta, versetto 20, e vivere, perché se la vedessi tutta moriresti.
Così il Signore disse: “C’è un posto qui vicino a Me, presso una roccia, e tu mettiti in quella roccia” — “in una fenditura della roccia” — versetto 22, “e Io ti coprirò con la Mia mano” — e questo è un antropomorfismo. Dio gli vela la vista, e Io passerò — “poi toglierò la Mia mano e ti lascerò vedere le Mie spalle; ma il Mio volto non lo vedrai”, altrimenti ti consumerebbe. Così Dio dice: “Non posso mostrarti tutto, ma ti lascerò vedere un po’ del bagliore che resta al Mio passaggio”.
E così nasconde Mosè nella roccia, Mosè è sul monte, Dio passa, e quando Mosè vide la gloria, quella gloria gli rimase sul volto, e Dio lo mandò giù dal monte. E dopo questa incredibile visione che Mosè aveva contemplato, il suo volto fu letteralmente trasfigurato. La gloria di Dio era tutta su di lui.
Al versetto 5 dice: “Il Signore discese nella nuvola, stette là con lui e proclamò il nome del Signore. E il Signore passò davanti a lui e proclamò: Il Signore, il Signore Dio, misericordioso, pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e verità, che conserva misericordia a migliaia, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato”. Vedete, Egli enumera semplicemente tutti i Suoi attributi, e tutti furono in qualche modo rivelati in una luce sfolgorante.
Ora, io non capisco questo. So soltanto che è ciò che dice. E lui dice: “Ora lasciami andare a mostrarlo al popolo”. Così scende dal monte. E guardate 34:29: “E avvenne che, quando Mosè scese dal monte Sinai con le due tavole della testimonianza in mano, mentre scendeva dal monte, Mosè non sapeva che la pelle del suo viso risplendeva mentre parlava con Lui”. Scende, parla al popolo, e il suo volto è acceso come una lampadina. Ha la gloria di Dio su tutto il volto.
Ed egli venne per rivelare la gloria di Dio. Venne per mostrare al popolo la gloria di Dio. L’accettarono? No. No. Non glorificarono mai Dio. Brontolavano. Si lamentavano. Protestavano continuamente finché tutta quella generazione morì nel deserto. Dio stava dicendo: “Guardate la Mia gloria”. La mise perfino sul volto di Mosè.
E, a proposito, Paolo dice in Corinzi che la gloria svaniva dal volto di Mosè, così lui correva di nuovo sul monte, infilava di nuovo il viso nella fenditura della roccia, riceveva altra gloria e scendeva. E alla fine si velò il volto, perché il popolo non la vedesse svanire. Non era la sua gloria. Era la gloria di Dio. Per Dio era permanente, per lui temporanea.
E Dio diceva al Suo popolo: “Guardate la Mia gloria. Guardate la Mia gloria”. Ma invece essi si lamentavano e brontolavano, e morirono nel deserto. Immagino che Dio avrebbe potuto abbandonarli a quel punto, ma non lo fece. Diede loro i piani per costruire un tabernacolo. Guardate il capitolo 40, quando ebbero terminato il tabernacolo. Dovevano vagare per 40 anni, e durante tutto quel peregrinare Dio voleva che vedessero la Sua gloria.
E così, quando il tabernacolo fu completato, il versetto 34 dice: “Una nuvola coprì la tenda di convegno, e la gloria del Signore riempì il tabernacolo”. Ora, tutte le tribù erano disposte attorno al tabernacolo. Avevano tutte il proprio posto d’accampamento, tutte e dodici le tribù attorno al tabernacolo, e tutte erano rivolte verso il tabernacolo. Era un luogo di adorazione. E quando si spostavano durante quei 40 anni, il tabernacolo veniva smontato e trasportato, e la gloria li accompagnava.
E la gloria di Dio scese e dimorò fra le ali dei cherubini sull’arca del patto, nel luogo santissimo, e tutto l’accampamento era orientato verso quella gloria. E, a proposito, durante tutto quel peregrinare, la gloria di Dio li guidava quando dovevano muoversi di giorno mediante una nuvola, e li guidava quando dovevano muoversi di notte mediante una colonna di che cosa? Di fuoco. Quella era la gloria di Dio. Dio metteva Se stesso proprio in mezzo all’accampamento, proprio in mezzo alla loro vita, in mezzo alle loro attività, e diceva: “Vedrete la Mia gloria? Mi vedrete per quello che sono? Mi onorerete per quello che sono?”
E nonostante tutta quella gloria che scendeva, al versetto 35 dice che letteralmente “riempì il tabernacolo” e li guidò giorno e notte. E nonostante questo, quando venne il momento di conquistare la terra, non ebbero fede. Soltanto due di loro credettero perfino di poterlo fare. E perfino Mosè stesso, a causa del suo peccato, non entrò mai nella terra promessa. E Dio diceva: “Vedrete la Mia gloria? Vedrete la Mia gloria?” E gli uomini rifiutarono.
Alla fine entrarono nella terra, e Dio disse: “Voglio rivelare la Mia gloria ancora una volta”. Disse: “Voglio che costruiate un tempio, e la Mia gloria vi dimorerà”. Guardate 1 Re 8. Terminarono il tempio. Portarono l’arca del patto nel tempio e, quando tutto fu completato, vi furono poste le tavole di pietra. 1 Re 8:10 dice: “E avvenne che, quando i sacerdoti furono usciti dal luogo santo, la nuvola riempì la casa del Signore, tanto che i sacerdoti non poterono rimanere a svolgere il loro servizio a causa della nuvola; perché la gloria del Signore aveva riempito la casa del Signore”.
Ed eccolo di nuovo, il tempio, permanente, proprio in mezzo a loro; questo incredibile e magnifico tempio salomonico. E là, nel mezzo, c’era la gloria di Dio. Ed Egli diceva: “Vedrete la Mia gloria? E poi, come Mosè, rifletterete la Mia gloria al mondo?” Perché Israele doveva essere il Suo strumento.
Ed era questo che chiedeva loro. Risposero? Divennero lo strumento attraverso cui raggiungere il mondo? Il tempio rimase un luogo in cui dimorava la gloria di Dio? No. No. Rifiutarono di vedere la gloria. Le voltarono le spalle, proprio come gli uomini hanno sempre fatto.
Guardate Ezechiele capitolo 8. È un passo incredibile. Ed è così tipico del modo in cui profanarono il tempio. Versetto 4: “Ecco, la gloria del Dio d’Israele era là”. Egli ebbe una visione del luogo di adorazione, della casa di Dio, e vide la gloria là. Era lì che doveva essere. Ma “poi Egli mi disse: ‘Figlio dell’uomo, alza ora gli occhi verso il nord’. Io alzai gli occhi verso il nord, ed ecco, a nord, presso la porta dell’altare, all’ingresso, c’era questa immagine della gelosia”. Ecco il problema: C’è un idolo all’ingresso del tempio.
“Vedi, figlio dell’uomo, le grandi abominazioni che la casa d’Israele commette qui, così che Io debba allontanarMi dal Mio santuario? Ma voltati ancora e vedrai abominazioni maggiori. Ed Egli mi condusse alla porta del cortile; e quando guardai, ecco, c’era un buco nel muro”. In altre parole, è tutto in disordine. Non se ne prendono nemmeno cura. E guardò nel buco, “Entra, disse, attraverso la porta e guarda le malvagie abominazioni. Ed entrai, ed ecco, ogni forma di rettile, bestie abominevoli e tutti gli idoli della casa d’Israele, raffigurati tutt’intorno sulla parete”.
Ora lasciate che vi faccia una domanda. Erano responsabili e senza scusa? Potete starne certi. Né più né meno di qualsiasi altra persona. Si diedero al culto dei serpenti, delle bestie abominevoli e degli idoli perché avevano voltato le spalle alla gloria del Signore. Non volevano vedere Dio per quello che Egli era.
E poi, al versetto 11: “Davanti a loro stavano settanta uomini degli anziani della casa d’Israele; in mezzo a loro stava Iaazania, figlio di Safan, e ciascuno aveva in mano il suo incensiere; e saliva una densa nube d’incenso”. E qui avete un intero gruppo di persone che si comportano da sacerdoti, e quella era una profanazione e una bestemmia degna di morte.
E poi al versetto 13: “Volgiti ancora e ti mostrerò abominazioni maggiori. Mi condusse alla porta della casa del Signore rivolta verso il nord; ed ecco, là sedevano delle donne che piangevano Tammuz. Mi disse: Hai visto questo, figlio dell’uomo? Volgiti ancora e vedrai abominazioni maggiori di queste.
“E mi condusse nel cortile interno della casa del Signore, ed ecco, alla porta del tempio del Signore, fra il portico e l’altare” — che è il luogo più sacro — “c’erano 25 uomini, con le spalle rivolte al tempio del Signore e il volto rivolto a oriente; e adoravano il sole. Vedi questo, figlio dell’uomo? È forse cosa da poco per la casa di Giuda commettere le abominazioni che commette qui? Perciò” — versetto 18 — “anch’Io agirò con furore”.
Vedete, Dio ha pazientemente rivelato la Sua gloria nel giardino, e l’uomo Gli volta le spalle. Rivela la Sua gloria sul volto di Mosè, ed essi Gli voltano le spalle. Rivela la Sua gloria nel tabernacolo, e fanno la stessa cosa. La Sua gloria nel tempio, ed essi contaminano proprio il tempio in cui dimora la Sua gloria. Così è l’uomo.
E nel capitolo 10 avete l’avvenimento più triste nella storia d’Israele: Ichabod, che significa “la gloria se n’è andata”. Potete percorrere da soli il capitolo 10 e osservare la gloria di Dio lasciare il tempio. Se ne va. Versetto 4: “La gloria del Signore si alzò dal cherubino e si fermò sulla soglia della casa; la casa fu riempita dalla nuvola e il cortile fu pieno dello splendore della gloria del Signore”.
Quella è la prima tappa. Esce semplicemente dal luogo santissimo e si sposta nel cortile. E se la seguite, poi sale sopra il tempio, poi si sposta fuori, sopra un monte, e poi scompare. Gli uomini hanno sempre rifiutato la gloria di Dio. Voi potreste dire: “Dio l’ha mai rimandata?” Sì, ancora una volta.
Giovanni 1:14, “E la Parola si fece carne”, chi è? Cristo, “E la Parola si fece carne” — ascoltate attentamente ora — “e abitò fra noi (e noi contemplammo la Sua” — che cosa? — “gloria, gloria come dell’unigenito del Padre), piena di grazia e di verità”. Quando rivelò Dio la Sua gloria? In Cristo. E una volta Gesù salì sul monte della trasfigurazione e, dice la Bibbia, scostò il Suo manto e mostrò la Sua gloria, in una luce sfolgorante.
Egli era la gloria di Dio, la stessa gloria che camminava e parlava nel giardino, la stessa gloria che risplendeva sul volto di Mosè, la stessa gloria che dimorava nel tabernacolo, la stessa gloria che lasciò il tempio; quella stessa realtà del Dio vivente si manifestò in un tabernacolo umano, in un tempio umano, in un volto umano, e camminò e parlò in questo mondo. Di nuovo la gloria di Dio diceva all’uomo: “Mi vedrete per quello che sono?” Ed Egli manifestò amore, manifestò misericordia, bontà, forza, potenza, sapienza, verità, ogni attributo di Dio.
E che cosa Gli fecero? Che cosa Gli fecero? Lo assassinarono. Ma così è l’uomo, vedete? Quindi, quando arrivate a dire: “Ebbene, Dio è giusto nel condannare gli uomini?”, ponetevi questa domanda: lungo tutta la sua storia, l’uomo ha ripetutamente conosciuto Dio, visto la Sua gloria e le ha voltato le spalle? Perfino Israele, con la rivelazione più piena, fece questo. Perché dovremmo aspettarci qualcosa di diverso dal pagano?
E quando si arriva alla condanna, diletti, quando si arriva al giudizio di Dio, Dio giudica gli uomini perché rifiutano la Sua gloria rivelata. L’illustrazione classica è il faraone. Quante volte Dio mostrò la Sua gloria e quante volte il faraone la negò?
Guardate con me per un momento Geremia capitolo 13, Geremia capitolo 13. Ed ecco quel passo che ho letto prima, uno di quelli sul giudizio. Al versetto 13: “Così dice il Signore: Ecco” — 13:13, “Così dice il Signore: Ecco, Io riempirò di ubriachezza tutti gli abitanti di questo paese, perfino i re che siedono sul trono di Davide, i sacerdoti, i profeti e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E li sbatterò gli uni contro gli altri, i padri e i figli insieme, dice il Signore; non avrò pietà, non risparmierò e non avrò misericordia, ma li distruggerò”. Perché? Ma come puoi farlo? “Ascoltate e prestate orecchio” — versetto 15 — “non siate superbi, perché il Signore ha parlato. Date gloria al Signore vostro Dio” — vedete, è proprio quello che si rifiutavano di fare — “prima che Egli faccia venire le tenebre, prima che i vostri piedi inciampino sui monti oscuri e, mentre aspettate la luce, Egli la muti in ombra di morte e la renda fitta oscurità”.
In altre parole, date gloria a Dio, se no... Questo è tutto il messaggio. Date gloria a Dio, se no... E gli uomini sanno che devono dare gloria a Dio, perché Dio glielo ha rivelato. Voi potreste dire: “Dio prova qualche gioia nel punire?” No. Versetto 17: “Se non ascolterete, la Mia anima piangerà in segreto per la vostra superbia”. Che cos’è che rifiuta di dare gloria a Dio? È il peccato di che cosa? Di orgoglio, “E il Mio occhio piangerà amaramente e verserà lacrime”. No, Dio non manifesta la Sua ira con gioia, ma con dolore.
Guardate Atti capitolo 12. Vediamo un passo parallelo nel Nuovo Testamento. Atti 12:20. Qui c’è Erode, che decide di proclamare il “giorno di Erode”. Tanto per innalzarsi un po’ agli occhi di tutti. Ci sono alcune tensioni con i paesi vicini, e così decide che, per affermare la propria forza, proclamerà il “giorno di Erode” e farà una gran cerimonia per glorificare se stesso. Così il versetto 21 dice: “In un giorno stabilito, Erode, vestito con abiti regali, si sedette sul trono e tenne un discorso”. Fa la sua grande scena, “E il popolo gridava: È voce di un dio e non di un uomo”. Non è meraviglioso? È un dio. E gli piaceva. Oh, quanto gli piaceva, “E immediatamente un angelo del Signore lo colpì, perché non aveva dato a Dio la gloria; e, roso dai vermi, morì”.
Non proprio la conclusione prevista per il giorno di Erode. Perché il Signore lo colpì? Perché non aveva dato che cosa? A Dio la gloria. Voi potreste dire: “Sapeva di doverlo fare?” Certo che lo sapeva. Tutti gli uomini sanno di doverlo fare. Tutti gli uomini sanno di doverlo fare. Ecco perché è senza scusa.
Voi potreste dire: “E il futuro? La gloria di Dio verrà di nuovo?” Oh, sì. Guardate Matteo 24, Matteo 24:29, “Subito dopo la tribolazione di quei giorni il sole si oscurerà, la luna non darà la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate”. Una parola mi viene in mente quando leggo questo versetto. A quale parola pensate? Comincia con una “T”. Tenebre.
Avete colto? Il sole è buio. La luna non dà la sua luce. E se il sole è buio, la luna non darà la sua luce. E le stelle cadono dal cielo. I cieli crollano, oscurità totale, “Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; allora tutte le tribù della terra” — che cosa? — “faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con potenza e” — è la prima volta che viene espresso in questo modo — “grande gloria”. Vedete? Tutte le luci si spengono, e poi viene la sfolgorante manifestazione della gloria di Dio, la Shekinah, e allora la Sua gloria riempirà la terra nella meraviglia del Suo regno.
Tutta la storia della Scrittura è la storia di Dio che rivela la Sua gloria. Voi potreste dire: “E il presente?” Dio sta rivelando la Sua gloria nel mondo oggi, lo sapete? Volete sapere come? Colossesi dice: “Cristo in voi, la speranza” — di che cosa? — “della gloria”. A Lui sia la gloria — Efesini — nella chiesa. Io credo che noi siamo l’irradiazione della gloria di Cristo nel mondo di oggi, e non ascoltano neppure noi. Vedete, l’uomo rifiuta sempre la gloria di Dio.
Ora torniamo a Romani 1. Adesso avete il contesto di questo versetto. Quando conobbero Dio — e tutti gli uomini Lo hanno conosciuto semplicemente a causa della Sua rivelazione nella creazione e perché Cristo è la luce che illumina ogni uomo che viene nel mondo, questa è la promessa della Scrittura — “pur avendo conosciuto Dio, non Lo glorificarono come Dio” a causa del proprio orgoglio. E guardate che cosa accade: “né Gli resero grazie”. In altre parole, non attribuiscono tutto ciò che possiedono al Dio che glielo ha dato.
Il fallimento dell’uomo non consiste nel non riconoscere Dio, ma nel rifiutarsi di glorificare Dio. E se non accetta Dio come la fonte, non ringrazierà Dio, e non rendere grazie a Dio è una bestemmia. Perché Dio ha provveduto tutto ciò che esiste, ed è così buono. Egli “fa perfino piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Invece di glorificare Dio e avere cuori riconoscenti, guardate questo: “divennero vani” — o vuoti — “nei loro ragionamenti”. Un’affermazione molto interessante.
La parola “ragionamenti” significa “pensieri”, e divennero vuoti nei loro pensieri. In altre parole, se rifiutate Dio, avete una mente vuota, avete creato un vuoto. Filosofia umana vana, riflessioni e ragionamenti perversi e ostinati. Si ritrovarono con pensieri vuoti, inutili, senza scopo né finalità. Passano dalla verità al vuoto. Ma quel vuoto non resta vuoto molto a lungo. Il versetto 21 dice che risucchia le tenebre.
E questo rappresenta tutto il mondo della sporcizia, dell’immondizia, del peccato, della bassezza e del male. Quindi la storia dell’uomo è una storia di involuzione, non di evoluzione. Conosce Dio. Non vuole glorificare Dio. Non vuole essere riconoscente. È troppo orgoglioso. E quando elimina Dio dalla propria vita crea un vuoto, e quel vuoto è costituito dai suoi stessi pensieri vuoti, e in quel vuoto entrano le tenebre del male, che riempiono il suo cuore stolto.
L’uomo, avendo rifiutato Dio, non può più trovare la verità. Ed è ciò che Gesù disse in Giovanni 8:45: “Perché Io dico la verità, voi non Mi ascoltate”. Perché non trova risonanza in voi, “L’uomo naturale non comprende le cose di” — chi? — “Dio”. Per lui sono follia. Perché la sua mente è piena di pensieri insensati, vuoti, malvagi. Questa è l’eredità del rifiuto dell’uomo di glorificare Dio. E non sono soltanto tenebre intellettuali, sono anche tenebre morali.
E lo vedete continuamente. Leggete tutte le sciocchezze che scrivono i filosofi. Ascoltate i programmi di dibattito, leggete gli articoli sui giornali, e udite tutto questo vuoto e stolto vaneggiare della filosofia umana, privo di qualsiasi verità. Ma è tutto ciò che resta all’uomo.
Mi ricorda un evoluzionista che scrisse all’inizio di un articolo sull’evoluzione che lessi in una rivista. Disse: “Mi rifiuto di credere in un Dio. Quindi quale altra alternativa ho se non l’evoluzione?” Almeno era sincero. Non gli resta altro che un mucchio di assurdità vuote. Sapete, a volte sono così sopraffatto da tutto questo, mentre guardo il mondo andare per la sua strada, che rimango semplicemente sconvolto dalla stoltezza, dalla follia e dalla totale mancanza di speranza. E ciò che rende tutto così incredibile è che l’uomo si ritiene tanto intelligente. Versetto 22: “Dichiarandosi sapienti” — che cosa? — “mentre in realtà sono stolti”.
Questo ci porta alla terza parola, e quella sarà per domenica prossima. Razionalizzazione. Gli uomini hanno udito e conosciuto la verità: questa è rivelazione. Gli uomini hanno voltato le spalle alla verità: questo è rifiuto. Ora gli uomini affermano che la loro stoltezza è la verità: questa è razionalizzazione. E la prossima settimana vedremo anche che tutte e tre conducono alla religione.
Posso darvi una piccola nota a margine per la prossima settimana? La religione non è l’uomo che sale al livello più alto. La religione mostra l’uomo nella fossa, proprio sul fondo. E lo vedremo la prossima volta. E tutto questo conduce alle concupiscenze, all’omosessualità, eccetera, eccetera. E lo vedremo fra due settimane, quando cominceremo il versetto 24. Questo vi dà una prospettiva sul perché Dio giudica l’uomo? Perché l’uomo è senza scusa. Volete chinare il capo con me?
In questo uditorio, nella congregazione questa sera, so che alcuni di voi sono qui e sono nella condizione descritta in Romani 1: avete conosciuto Dio perché ciò che si può conoscere di Dio vi è stato rivelato, essendo compreso per mezzo delle cose fatte, del mondo creato. Siete responsabili di vivere secondo quella luce. Come disse Paolo in Atti 17, Dio non è lontano da voi, se Lo cercate a tastoni. Ha cercato di rivelarvi la Sua gloria. Ha rivelato la Sua gloria, e voi le avete voltato le spalle. E non Gli siete riconoscenti, perché non volete riconoscerLo come la fonte di ogni bene, e così non siete mai stati condotti alla vera luce, Gesù Cristo. E state senza scusa davanti al giudizio di Dio.
Questo non è il mio messaggio per voi, è il messaggio di Dio. Se non conoscete il Signore Gesù Cristo, se non avete mai accolto il Figlio, se non avete mai accettato il provvedimento di Dio per la salvezza, prego che lo facciate questa sera. Dite: “Dio, non Ti ho glorificato con la mia vita. Ti ho voltato le spalle, ho vissuto nella mia follia e mi trovo sotto giudizio. Ma voglio il perdono. Voglio la salvezza. Voglio la vita eterna. Voglio conoscere Gesù Cristo”. Proprio lì dove siete seduti, è tutto ciò che dovete dirGli, e la Sua potenza vi trasformerà in un istante e vi farà Suoi figli. E passerete dalla morte alla vita, dall’ira alla ricompensa, dal giudizio alla giustificazione. Spero che pregherete quella preghiera.
Padre, Ti prego questa sera che, in questa grande serata che abbiamo condiviso, i nostri cuori siano stati benedetti, la comunione fraterna sia stata preziosa, abbiamo riso insieme e abbiamo riflettuto così profondamente. Ma prego che tutto questo giunga a compimento nei cuori di coloro che hanno bisogno di Gesù Cristo questa sera, affinché non debbano affrontare quell’inevitabile ora del giudizio. O Dio, liberali. Possano vedere la Tua gloria, come hai desiderato che gli uomini la vedessero fin dall’Eden. E possano fare tutto ciò che fanno alla gloria di Dio.
Mentre tenete il capo chino, soltanto una nota a margine. Tutto comincia qui, Paolo disse: “Confesserai Gesù come Signore, alla gloria di Dio”, Filippesi 2:11. Non potete cominciare a glorificare Dio finché non avete confessato Gesù come Signore, perché Egli è la rivelazione più vera e più pura di Dio. Egli è la gloria di Dio. Lo avete fatto?
Alcuni di voi che sono cristiani: che dire dello zelo che vi è mancato per i perduti? Chiedete a Dio di darvi un nuovo zelo, di mettere la Sua gloria sul vostro volto come la mise sul volto di Mosè, di fare di voi uno strumento per rivelare la Sua natura a quelli che vi circondano, affinché vedano la Sua gloria.
Padre, grazie per questa grande serata. Oh, che serata benedetta abbiamo trascorso. Accompagnaci nel nostro cammino con il cuore pieno di gratitudine, e Ti loderemo nel nome di Cristo. Amen.
FINE
This article is also available and sold as a booklet.
