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Per questa sera, apriamo insieme le nostre Bibbie al sesto capitolo di Romani. Entriamo questa sera in una delle grandi esperienze del nostro studio della Parola di Dio mentre intraprendiamo il viaggio attraverso Romani 6, 7 e 8. Per essere onesto con voi, il motivo per cui ho deciso di insegnare il libro di Romani e abbiamo percorso i primi cinque capitoli è fondamentalmente perché potessimo arrivare a questi capitoli, perché sento che c’è bisogno di una chiarificazione e di una comprensione chiara dell’insegnamento della Parola di Dio in questo ambito, e percorreremo questi capitoli lentamente in un certo senso.

In un altro senso, procederemo spediti, affrontando il testo tema per tema, ma voglio che mi concediate l’opportunità di seguire l’argomentazione di Paolo senza rivelare tutto prima di arrivarci. E quindi, so che inevitabilmente ciò che accadrà è che copriremo alcuni versetti e solleveremo un milione di domande, molte delle quali troveranno risposta se avrete solo la pazienza di aspettare le prossime settimane. Quindi, cercate di essere pazienti, e se la domanda non troverà risposta, fatemelo sapere, scrivetemi una nota o avvisate uno dei membri dello staff o degli anziani. Faremo del nostro meglio per affrontare la questione, ma procederemo progressivamente lo sviluppo dell’argomentazione di Paolo.

Ora, questa sera inizieremo esaminando Romani 6, e la prima sezione che deve davvero essere considerata come un’unità è costituita dai versetti che vanno dall’1 al 14. Ovviamente, non riusciremo a vederli tutti questa sera, ma inizieremo. Da quando abbiamo iniziato il nostro studio del libro di Romani, abbiamo attraversato alcuni grandi temi. Dopo un’introduzione ai primi 17 versetti, che delinea in una visione microscopica la redenzione che sarà sviluppata nel libro di Romani, Paolo ha avviato una grande esposizione sulla peccaminosità dell’uomo, dal capitolo 1 versetto 18 fino al capitolo 3 versetto 20, e tutta quella grande parentesi di verità ci ha aiutato a comprendere quanto l’uomo sia totalmente peccaminoso, quanto sia colpevole, quanto sia senza speranza, schiavo del peccato e destinato all’inferno.

E poi, a partire dal capitolo 3 versetto 21, Paolo ha intrapreso una grande discussione sulla dottrina della salvezza per grazia mediante la fede e sull’opera sostitutiva di Gesù Cristo. E quindi, questi sono stati i due temi principali: il tema della peccaminosità dell’uomo ed il tema della salvezza di Dio. Attraverso queste due grandi sezioni dottrinali fondamentali, Paolo ha sottolineato la condizione disperata dell’uomo, il destino inevitabile che l’uomo affronta a causa del suo peccato. Ci ha descritto la ribellione dell’uomo contro il Dio santo, l’amore dell’uomo per la propria peccaminosità, il suo rifiuto volontario di comprendere il Dio che gli è stato chiaramente rivelato interiormente ed esteriormente. E poi in risposta a ciò, Paolo ci ha presentato la meravigliosa misericordia e grazia perdonatrice di Dio, che si china su questo uomo indegno e gli offre un perdono completo, un’assoluzione totale attraverso l’opera perfetta e compiuta di Gesù Cristo.

E l’opera di Cristo nei confronti dell’uomo è così completa, così profonda, così perfetta, così misericordiosa e così generosa, così comprensiva, così abbondante, così magnanima, che è riassunta al meglio nei versetti 20 e 21 del capitolo 5: “Per di più, la legge è intervenuta affinché il peccato abbondasse, ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata; affinché, come il peccato ha regnato nella morte, così anche la grazia regni mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore”.

Ora, la magnanimità della grazia di Dio è mostrata lì nel versetto 20, nel fatto che più grande è il peccato, più grande era la grazia per coprire quel peccato. Ed è così che Paolo riassume quei primi cinque capitoli. Grande è la peccaminosità dell’uomo, ed infinitamente più grande è la grazia perdonatrice di Dio. A questo punto arriviamo ad un nuovo sviluppo nel pensiero di Paolo. Abbiamo parlato del peccato dell’uomo. Abbiamo parlato della salvezza di Dio. Ed ora entriamo in una terza discussione principale dell’epistola ai Romani, che riguarda la santità del credente. Ora che siete stati strappati dal peccato e portati nella salvezza, qual è il risultato inevitabile di ciò? Lo vedremo nei capitoli 6, 7 e 8.

Ora, il modo in cui Paolo introduce questa discussione è affrontando una domanda che sarebbe, inevitabilmente sorta a questo punto, se stesse presentando quest’argomento a un gruppo che potrebbe obiettare o sollevare quesiti, e la domanda inevitabile si trova nel versetto 1 del capitolo 6. Perchè Paolo era molto abile nell’anticipare l’argomentazione dei suoi avversari e quindi aveva predicato il Vangelo abbastanza da sapere quali risposte era pronto a suscitare. L’aveva presentato a gruppi ostili per un tempo sufficiente da sapere come avrebbero reagito e quindi conosceva il loro punto di vista inevitable. Sapeva cosa doveva contrastare. Sapeva quali lacune doveva colmare per continuare la sua argomentazione in modo efficace. E così anticipa quest’affermazione nel versetto 1: “Che diremo dunque?” In altre parole, se il peccato abbonda e più grande è il peccato, maggiore è la grazia, “Continueremmo forse nel peccato così che la grazia abbondi?”

Voglio dire, se più peccato genera più grazia, allora dovremmo continuare a peccare ora che siamo redenti, in modo che Dio possa esser ancora più misericordioso? Se prova così tanta gioia nel concedere grazia, allora diamogli molte opportunità per farlo! In altre parole, qualcuno potrebbe dire a Paolo: “Paolo, la tua dottrina è antinomiana, la tua dottrina concede una libertà tremenda. L’idea che la salvezza sia semplicemente e solo per grazia mediante la fede senza opere, e che più grande è il peccato, più grande è la grazia, porta ad una posizione antinomiana, cioè una posizione contraria alla legge, una libertà fuori controllo, una libertà impazzita. Può portare le persone a dire: ‘Bene, se più peccato porta a più grazia, allora peccherò come un matto così Dio potrà mostrare ancora più grazia!’”

Il Giudeo antagonista avrebbe avuto enormi difficoltà ad accettare l’argomentazione di Paolo sulla salvezza per grazia senza opere, perché avrebbe presunto che conducesse a questo genere di conclusioni. Un autore scrisse: “È a questo punto che l’apostolo si avvicina pericolosamente al bordo di un abisso. Un solo passo laterale, e tutto ciò che ha guadagnato con quanto detto in precedenza potrebbe essere perso”, fine citazione... Voglio dire, se la salvezza è tutta opera di Dio ed è tutta per grazia, e Dio è glorificato nel concedere grazia, allora l’uomo, nella sua inclinazione al peccato, potrebbe ragionare: più peccato, più grazia.

Ed è fondamentalmente così che Paolo introduce la sezione sulla santificazione o sulla santità del credente. A proposito, questa dottrina è stata insegnata nel corso degli anni. Il genio malvagio della famiglia Romanov, di nome Rasputin, insegnava ed esemplificava la dottrina della salvezza attraverso l’esperienza ripetuta del peccato e del pentimento. Diceva: “Più pecchi, più Dio ti concede grazia, e quindi più pecchi con abbandono e più permetti a Dio di esercitare la Sua grazia, più dai gloria a Dio”, in effetti, arrivò persino a dire: “Se sei solo un peccatore ordinario, non dai a Dio l’opportunità di mostrare la Sua gloria, quindi sii un peccatore straordinario”.

Ora, questo è antinomismo. Questo è un completo abbandono in nome della grazia, e suppongo che alcuni critici di Paolo possano averlo accusato di questo non solo nella sua immaginazione qui nel capitolo 6, ma nella realtà, nel capitolo 3 versetto 8, dove dice: “E non piuttosto” – parlando di quest’idea del peccato, “come siamo calunniati e come alcuni affermano che diciamo: Facciamo il male affinché ne venga il bene?” Qui egli fa riferimento a una calunnia che gli era stata rivolta, ed è molto probabile che fosse stato accusato di predicare una dottrina della grazia che giustificava il male affinché Dio potesse essere glorificato nel Suo perdono.

Può anche darsi che non solo i critici attaccassero Paolo da questa angolazione in senso negativo, cioè volessero negargli la dottrina della grazia perché portava all’antinomismo. Può anche darsi che vi fossero alcune persone che volevano peccare affinché la grazia abbondasse, semplicemente per giustificare il loro stile di vita empio. Voglio dire, loro non la criticavano; erano felici di accettarla. Non erano i legalisti che dicevano: “Non possiamo accettare ciò che dici, Paolo. Porta all’antinomismo”, erano i libertini che dicevano: “Beh, Paolo, noi accettiamo quello che dici e lo portiamo alla suaa conclusione logica”.

Se si volesse incontrare un gruppo di loro, lo si potrebbe trovare nella città di Corinto, nella chiesa. Mi sembra che se esistesse un gruppo di libertini che si identificavano con il nome di Gesù Cristo, fosse proprio quello. Vivevano senza alcun vincolo di santità che avrebbe dovuto caratterizzare i figli di Dio. Erano caratterizzati dall’incesto, da incessanti cause legali l’uno contro l’altro, un’indicazione di egoismo e avidità, calpestandosi a vicenda. Erano caratterizzati da immoralità sessuale, prostituzione, paganesimo, attività demoniaca. Arrivavano persino a maledire Gesù durante le loro assemblee nel nome di un dono dello Spirito Santo. E forse erano proprio questi atteggiamenti che in qualche modo accontentavano il libertino che voleva spingere la dottrina della grazia fino a quella che, nella sua mente, era la sua conclusione logica.

Però Paolo non avrebbe mai permesso né l’una né l’altra, non avrebbe mai rinunciato alla grazia per accontentare i legalisti, né avrebbe rinunciato alla grazia per limitare i libertini. Non l’avrebbe fatto in nessuno dei due casi. Il legalismo non è mai una soluzione per nulla, nemmeno per il lassismo morale. Dio ha una via migliore, una via più eccellente, e Paolo la sviluppa nei capitoli 6, 7 e 8. E fondamentalmente, se posso darvi un’anteprima, questa via più eccellente è il lavoro di Dio nel cuore, l’opera rigeneratrice e il conseguente ministero dello Spirito Santo, e lo vedremo man mano che procederemo.

Ora, mentre entriamo nel capitolo 6, ciò che Paolo ci mostrerà è che il vero Vangelo della grazia non porta al libertinismo, a peccare liberamente perché tanto si è comunque a posto. In altre parole, è lo stesso argomento sollevato da chi critica la dottrina della sicurezza eterna dicendo: “Beh, se credi nella sicurezza eterna, allora significa che, una volta che sei un cristiano, puoi peccare quanto vuoi e sarai comunque salvato”, hai mai sentito qualcuno dire questo? Certamente. È lo stesso ragionamento. E quindi, per loro, l’unico modo per controllare le persone è limitare la grazia salvifica nella sua realtà eterna. Ma così facendo, violano la purezza della grazia salvifica come entità, pur di mantenere il controllo su coloro che potrebbero abusarne. Ma Paolo non lo permetterà mai. Infatti, entrando nel capitolo 6, egli collega necessariamente, in modo inestricabile e permanente, una vita santa alla vera salvezza.

In altre parole, non c’è bisogno di un controllo esterno su coloro che sono redenti, perché dentro di loro è stato impiantato un principio di controllo per virtù della nuova natura, della nuova vita sotto il controllo dello Spirito Santo di Dio, in modo che il meccanismo funzioni dall’interno, non dall’esterno, e questo lo vedremo man mano che esploreremo questi capitoli insieme.

Ora, i capitoli 3, 4 e 5 trattano fondamentalmente la giustificazione, mentre i capitoli 6, 7 e 8 trattano della santificazione, per chi ama le categorie teologiche. Se vogliamo dirlo in un altro modo, i capitoli 3, 4 e 5 spiegano come si viene salvati, mentre i capitoli 6, 7 e 8 spiegano come si vive dopo essere stati salvati, e vi è una connessione assoluta tra i due aspetti, un legame indissolubile.

Ora, ascoltate ciò che sto per dirvi: La santità è tanto un dono di Dio per il credente quanto lo è la salvezza nell’atto redentivo. Mi ripeto: la santità è tanto un dono di Dio per il credente quanto lo è la redenzione nella salvezza. Quando una persona viene redenta, non si tratta solamente di una transazione divina; si tratta di un miracolo divino di trasformazione. Non è solamente un atto legale; è reale. Non è solo Dio che dice: “Ora sei salvato”, è Dio che ti trasforma. Non è solo Dio che dichiara qualcosa come vero; è Dio che lo rende vero. Non è solo Dio che ti dichiara giusto; è Dio che ti ricrea nella giustizia. Vedete? Come ho cercato di sottolineare nei primi capitoli di Romani, Dio non dice cose che non sono vere. E non dichiarerà mai giusti coloro che non lo sono, e quindi santificazione e giustificazione sono inscindibilmente legate.

E oso dire, cari fratelli, che nulla è più importante per noi da comprendere, nell’assoluto antinomismo della scena cristiana contemporanea, quanto il legame tra santificazione e giustificazione, la connessione tra una vita santa e la vera salvezza. Ecco perché vi ho detto in altre occasioni che sono convinto che la chiesa in America, in molti, moltissimi casi, sia una chiesa non rigenerata, non redenta, perduta, empia, priva di Cristo, diretta all’inferno, perché non vedo alcuna santità in essa, e credo che debba necessariamente esserci questa realtà.

Bene, guardiamo l’argomentazione di Paolo. Voglio dire, potrei continuare a parlare e a sfogarmi su questo argomento per molto tempo, ma voglio entrare nel testo. Il fondamento dell’insegnamento di Paolo sulla santità è posto proprio all’inizio di questo meraviglioso capitolo. Permettetemi di darvi tre elementi per introdurre i primi quattordici versetti: l’antagonista, la risposta e l’argomento. Un piccolo schema a tre punti e man mano vedremo insieme l’inizio di questi punti.

Prima di tutto, l’antagonista appare nel versetto 1. Questo è un antagonista immaginario, in un certo senso. Probabilmente è immaginario in questo caso, ma non in termini dell’esperienza di Paolo. Molte volte è stato accusato di predicare un vangelo della grazia che era antinomiano. Ricordate, quando tornò nella città di Gerusalemme dopo aver raccolto l’offerta dalle chiese dei Gentili, e vi tornò con tutti i rappresentanti gentili per conciliare i segmenti ebraici e gentili della chiesa, per dimostrare amore non solo nel soddisfare un bisogno fisico, ma anche spirituale? Pensò che sarebbe stato ancora più efficace nell’identificarsi con loro, e così entrò nel tempio con alcuni di quei Giudei per offrire un voto. Voleva mostrare il suo legame con il giudaismo e dimostrare che non lo aveva abbandonato. E ricordate che scoppiò una rivolta e lo accusarono di parlare contro la legge, contro il tempio, contro il popolo e contro Dio e tutto ciò che consideravano sacro. Perché? Perché la dottrina della grazia sembrava loro un insegnamento libertino. E Paolo vuole mostrare che non c’è bisogno di imporre la legge alle persone.

I giudaizzanti volevano fare la stessa cosa. Volevano entrare in Galazia e, quando trovarono persone che credevano di poter entrare nel Regno di Dio per sola grazia, non potevano accettarlo. E così dissero: “No, dovete essere circoncisi e dovete osservare tutta la legge di Mosè, e solo dopo essere passati attraverso questa porta potrete entrare nel Regno”. La loro paura era che, se mai fosse stata insegnata la pura grazia, tutti avrebbero vissuto senza controllo, e abbiamo ancora oggi questa mentalità. Persone che pensano che sia necessario avere un’infinità di regole per conformare le persone alla spiritualità. Questo accade in molti luoghi: chiese, scuole cristiane, dove si pensa di poter forzare la spiritualità imponendo regole esterne, costringendo le persone a entrare in un certo schema. E così Paolo dice: “So che alcuni mi accuseranno di questo. Diranno: ‘Beh, in questo caso, Paolo, dovremmo peccare ancora di più affinché abbondi la grazia!’” Questo è l’antagonista.

Giuda, credo, fa riferimento a questo stesso problema nel versetto 4 della sua importantissima epistola. Dice: “Poiché si sono infiltrati certi uomini, i quali già da tempo sono stati scritti per questa condanna, empi, che mutano la grazia del nostro Dio in dissolutezza e rinnegano il nostro unico Padrone e Signore, Gesù Cristo”.

Ora, questi erano coloro che volevano accettare la grazia e dire: “Oh, la grazia è meravigliosa!” Ma la trasformavano in dissolutezza, cioè in attività peccaminosa, e così facendo negavano il Signore. Quindi, tenete presente che qui ci sono due fattori. Da un lato, ci sono i legalisti che vogliono dire: “Non puoi insegnare questo, Paolo. La gente perderà il controllo. Stai insegnando l’antinomismo”. Dall’altro lato, ci sono i libertini che dicono: “Insegna pure, Paolo, ci piace ogni parola, e useremo questa grazia fino all’estremo”. Entrambi sono in errore. Infatti, entrambi dimostrano di non essere mai stati veramente redenti.

Conosco un uomo che è stato predicatore, insegnante della Bibbia ed evangelista per anni. Se dicessi il suo nome, tutti in questa sala lo conoscerebbero. Per tutti questi anni in cui ha insegnato la Bibbia, ha vissuto in peccato continuo. Uno dei principali temi del suo insegnamento è stato la grazia e la libertà che essa offre. E mentre predicava questo messaggio in tutto il paese, viveva in una vile e spregevole peccaminosità. Si adatterebbe perfettamente a questo versetto. Batte sempre sul concetto di grazia perché è l’unico modo che ha per alzarsi la mattina e affrontare il mondo, ma è completamente traviato. Quindi, non è solo un problema antico; è un problema molto attuale.

Ora, per aiutarvi a inquadrare la questione, potremmo porla in questo modo: se Dio giustifica gli empi – e lo fa, vero? Certamente, secondo Romani 4:5 – Se Dio giustifica gli empi, e se trova piacere nel giustificare gli empi, allora non c’è alcun motivo per essere... santi. Quindi, alcuni direbbero che la dottrina della grazia incoraggia il peccato.

È davvero così? Sono stato accusato di questo. Sono stato accusato di predicare la grazia senza imporre regole. A volte i pastori mi chiedono: “Quali sono le regole per diventare membri della tua chiesa?” È vero, me lo chiedono spesso. Devono forse firmare una lunga lista di regole? E la mia risposta è: “Se il Signore li fa entrare nel Suo Regno sulla base della fede, penso che possiamo accoglierli nella nostra chiesa”, non vogliamo mai stabilire uno standard più alto di quello di Dio. E non abbiamo mai creduto, nemmeno per un momento, che si possa imporre una lista di regole esterne e rendere le persone spirituali. Dio ha un piano migliore.

“Possiamo continuare a peccare affinché la grazia abbondi?” La parola “continuare” è interessante in greco: epimenō. È un termine intensificato con un prefisso preposizionale. Significa “rimanere, dimorare, restare”, è usato per indicare il soggiorno in una casa, il prendere residenza. Quindi, noi che siamo stati salvati per grazia, possiamo forse continuare a mantenere lo stesso rapporto con il peccato che avevamo prima? Possiamo persistere nella stessa relazione in cui il peccato aveva pieno controllo su di noi, in cui ci abbandonavamo completamente ad esso, in cui il peccato era un’abitudine ininterrotta? Possiamo forse continuare a dimorare nella casa del peccato?

In altre parole, per dirla teologicamente parlando, è forse il caso che la giustificazione non è necessariamente collegata alla santificazione? Può una persona essere salvata e continuare a vivere nello stesso modello di vita? Può avvenire una transazione divina che non ha alcun impatto sulla vita? Alcuni nella nostra cultura cristiana direbbero di sì, sì... Direbbero che se hai mai chiesto a Gesù di entrare nel tuo cuore, indipendentemente da come vivi, puoi essere certo di andare in paradiso. In altre parole, la giustificazione può esistere separatamente dalla santificazione.

Un autore contemporaneo afferma: “Puoi essere salvato e non avere assolutamente alcun frutto. Puoi essere salvato e non avere alcuna evidenza, nessuna giustizia pratica. Non è desiderabile. Non è la volontà di Dio. Non è la cosa migliore, ma è possibile”, permettetemi di porre la domanda in questo modo: il Vangelo permette agli uomini d’essere empi? Si può essere veramente salvati e rimanere empi, continuare a dimorare, restare, vivere nella stessa relazione con il peccato che avevamo prima? Questa è la domanda. Guardiamo insieme alla risposta nel versetto 2: “Mē genoito”. Nella vostra Bibbia lo trovate tradotto con “Dio non voglia”, però “mē genoito” non significa “Dio non voglia”, è un’espressione idiomatica di forza, è la reazione più forte possibile, è un’indignazione oltraggiata! Per dirlo con le parole di mia nonna: “Lungi da noi un simile pensiero!” Vi ricordate? Per dirla nel linguaggio contemporaneo: “Assolutamente no!” Che non sia mai! È un rifiuto con totale ripugnanza verso l’idea. Il solo suggerimento di una cosa simile è assolutamente ripugnante per Paolo. Così, invece di lanciarsi in una lunga argomentazione, risponde semplicemente con un secco “no, no, no”, è una formula diretta. Niente affatto, assolutamente no! Un cristiano che continua a rimanere, dimorare, vivere nel peccato non è solo inaccettabile, è impossibile. Il solo pensiero genera disgusto. Il dottor Barnhouse ha scritto un paragrafo interessante a riguardo ed in una parte di esso dice: “La santità inizia dove la giustificazione finisce, e se la santità non inizia, abbiamo il diritto di sospettare che la giustificazione non sia mai iniziata”, ed ha ragione.

Ora, la ragione di questa ripugnanza da parte di Paolo non si trova in una qualche argomentazione elaborata ma piuttosto in una semplice domanda, ed è una domanda di straordinaria profondità, guardate al versetto 2: “Come potremmo noi che siamo morti al peccato continuare a vivere in esso?” Ora, amici miei, questa è una dichiarazione molto profonda, ricca e significativa. Paolo non dice: “Beh, capisco da dove venite, ragazzi. Oh, cavolo, questo è un problema. Ahhh, vediamo, forse dovrei rivedere un po’ questa faccenda della grazia. Sì, posso capire che ci siano alcune questioni irrisolte”, no, lui non altera la dottrina della grazia. Non la modifica. Non la relativizza. La salvezza è un dono gratuito, immeritato, di grazia che prevale sul peccato. Non importa quanto grande sia il peccato, la grazia è ancora più grande. Non cambia questo concetto. Anche se il mondo intero si opponesse, anche se il mondo intero fosse in antagonismo contro questa verità, Paolo non la cambierebbe di una virgola o di una parola. La grazia è grazia. La grazia sovrabbonda nella salvezza. Sovrabbonda nella sicurezza eterna, persino per il peggiore dei peccatori, e non importa la profondità della sua malvagità, l’estensione del suo peccato o la durata della sua ribellione. Non importa se sei una persona apparentemente buona o se sei un pluriomicida incallito o qualsiasi cosa nel mezzo. Paolo non negozia sulla grazia. Quindi lasciamo le cose come stanno. Non dobbiamo tornare indietro a correggere i capitoli 3, 4 e 5. Li lasciamo così.

Qual è la sua risposta? “Come potremmo noi che siamo morti al peccato continuare a vivere in esso?” Egli dice che è impossibile. Non puoi mantenere lo stesso rapporto con il peccato che avevi prima, perché sei morto ad esso. Ora, alcune traduzioni, come la versione autorizzata, riportano “morti al peccato”, ma questa non è la migliore traduzione. Non si sta parlando di uno stato attuale, ma di un atto passato. Non sta dicendo che sei attualmente morto al peccato. Sta dicendo che sei morto, tempo aoristo. In un momento preciso sei morto al peccato, sei morto ad esso. Come potresti continuare a viverci dentro se sei morto a esso?

Ora voglio che cerchiate di evidenziare o cerchiare nella vostra Bibbia la frase “morti al peccato” perché è la chiave o il fondamento dell’intera argomentazione di questo capitolo. E ci vorrà l’intero capitolo, in realtà, per svelare appieno il significato di questo concetto, ma questa sera ne faremo una prima introduzione.

Ora, cosa sta dicendo Paolo? Tenete bene a mente questo concetto perché è fondamentale per il resto del capitolo. La morte e la vita non sono compatibili. Non puoi essere morto e vivo allo stesso tempo. Siete d’accordo? È una contraddizione logica. Non si può essere contemporaneamente morti e vivi. Alcuni di voi possono essere vivi e sembrare morti, e poi a volte si va a un funerale e qualcuno è morto ma sembra vivo. Ma non si può davvero essere morti e vivi nello stesso tempo. Sono condizioni incompatibili. Quindi, è una contraddizione logica fondamentale per un cristiano vivere nel peccato quando è morto ad esso, capite?

In un atto definitivo avvenuto nel passato, è stata fatta una rottura definitiva con il peccato. Questo è parte dell’identità del credente, e quindi un credente non può vivere nel peccato. Se un uomo vive nel peccato, se dimora nel peccato, se continua nel peccato, non è un credente. Non è diverso da ciò che Giovanni dice in 1 Giovanni: colui che è nato da Dio non può continuare a peccare. Colui che continua a farlo, che rimane in esso, dimostra di non essere mai stato tolto da quel dominio. Non è morto a quel peccato. È ancora vivo in quella dimensione. Ora, se doveste considerare il peccato come un regno, o come una sfera, potreste dire che il credente non vive più in quel regno, il credente non vive più in quella sfera. E sapete, nel Salmo 37 si dice di una certa persona che passò oltre: “Cercai, ma non c’era più. Sì, lo cercai, ma non lo trovai”. In un certo senso, è lo stesso con il peccato. Il credente non è più lì, è morto al peccato.

Ora, alcuni di voi stanno già iniziando a farsi delle domande e a pensare: “Aspetta un attimo, stai dicendo che i cristiani non peccano mai?” Ho forse detto questo? Sto solo ripetendo ciò che Paolo ha detto. Ora, abbiate abbastanza pazienza per aspettare che l’argomentazione si sviluppi, e arriveremo alla risposta, ma il punto da notare qui è che, indipendentemente da come vogliate spiegarlo, noi siamo morti al peccato e non viviamo più in quella sfera. Non viviamo più in quella dimensione. Siamo stati trasferiti dal regno delle tenebre in un altro regno.

Ora ascoltatemi, questo significa, come ho detto prima, che la salvezza non è solo forense; è reale. Non è solo un fatto dichiarato in termini di transazione; è una realtà in termini di trasformazione, “Se dunque uno è in Cristo, egli è” – cosa? “- una nuova creatura”, credo che sia stato Stifler, il commentatore, a dire – e non voglio travisare le sue parole – ma credo che abbia detto: “Egli è morto non solo per ciò che ho fatto, ma anche per ciò che sono”, molto importante, “Egli è morto non solo per ciò che ho fatto, ma anche per ciò che sono”.

In 2 Corinzi capitolo 5, e se pensate che siete un po’ persi, rimanete con noi perchè vi ritroveremo, ok? In 2 Corinzi 5:14, giusto per darvi qualche altro riferimento scritturale, leggiamo: “Poiché l’amore di Cristo ci costringe, perché siamo giunti a questa conclusione – o giudichiamo, accertiamo, - che se uno è morto per tutti, allora tutti sono – cosa? - morti; e che Egli è morto per tutti affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per Colui che è morto e risorto per loro”. Ora, dice che noi determiniamo, accertiamo questo: se Gesù è morto, allora anche noi siamo morti. E se siamo morti, allora non viviamo più come vivevamo prima, ma viviamo una vita nuova, e viviamo per Lui. È lo stesso concetto, è esattamente lo stesso pensiero. Siamo morti alla sfera del peccato che ci teneva prigionieri.

Infatti, in Colossesi 3:3 si legge: “Cercate le cose di lassù – versetto 2 - e non le cose che sono sulla terra”. E tu potresti dire: “Ma come posso farlo?” Ecco come: “Poiché voi siete morti”, morti a cosa? Alla sfera del peccato, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio, e Cristo, che è la nostra vita, apparirà. Abbiamo una nuova sfera, una nuova dimensione, una nuova atmosfera in cui viviamo. 1 Giovanni 3:9 dice: “Chiunque è nato da Dio non continua a commettere peccato, perché il seme di Dio dimora in lui e non può peccare, perché è nato da Dio”.

Ora, le persone hanno avuto difficoltà con questi concetti e con questi passi biblici perché temono che significhi l’eradicazione della natura peccaminosa, e mi è stata posta questa domanda: “Credi nell’eradicazione della natura peccaminosa? Credi che quando una persona diventa cristiana sia istantaneamente perfetta?” La mia risposta è: “Stai scherzando? Sono un pastore, so bene che non è così. Lo so dalla mia vita e da quella di tutti gli altri”, sto semplicemente dicendo quello che Paolo afferma qui. Vedremo come tutto si collega man mano che andiamo avanti, ma un cristiano non può continuare, dimorare, rimanere nel peccato come faceva prima della sua conversione, è morto al peccato.

Ora, abbiamo visto l’antagonista e la risposta. Ora vediamo l’argomentazione. E comincia a svilupparsi nel versetto 3, e ne daremo solo un breve accenno. Osservate come si sviluppa. Ecco come Paolo spiega cosa intende quando parla di morire al peccato. Cosa significa davvero? Ecco la sua spiegazione, e la presenta attraverso una serie di affermazioni logiche. Questo è un ragionamento molto logico. Dobbiamo davvero seguire Paolo con attenzione. Qui è in piena modalità giuridica. Sta costruendo un’argomentazione come fosse un caso legale. È molto logico. Il flusso del pensiero è molto fluido. E procede dal versetto 3 al 14 con una serie di verità, sviluppando progressivamente il significato del fatto che siamo morti al peccato.

Mentre seguiamo il suo ragionamento, il primo principio è questo: “siamo stati battezzati in Cristo”. Lo vedete lì nel versetto 3? “O ignorate che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù siamo stati battezzati nella sua morte?” consideriamo solo la prima parte del versetto. Questo è il primo principio che voglio sottolineare, “Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù”, noi, nella nostra conversione, siamo stati battezzati in Cristo Gesù. Cosa significa? Cosa significa?

Ebbene, parliamo delle sue implicazioni. Il solo fatto che qualcuno possa chiedersi se i cristiani siano liberi di peccare tradisce una mancanza di comprensione di cosa significhi essere cristiani. Non sei semplicemente una persona giustificata, dichiarata giusta a livello legale, che poi può fare ciò che vuole. Quando sei diventato cristiano, sei stato portato in un’unione vivente ed intima con Gesù Cristo. E credo che questo sia il modo migliore per comprendere la cosa. La salvezza non è semplicemente Dio che si trova in cielo, a guardare al registro di “MacArthur” dove c’è scritto “peccatore destinato all’inferno”, allora lì cancella la frase e timbra “salvato”, non è solo quello.

Non è qualcosa che avviene in cielo senza che abbia nulla a che fare con me. Quando divento cristiano, la Bibbia dice che la mia vita è fusa con la vita di Gesù Cristo, sono, se vogliamo usare il senso corretto della parola baptízō, “immerso in Gesù Cristo”, ora, questo è un concetto meraviglioso! Quando sei diventato cristiano, sei stato immerso in Gesù Cristo. Sei stato fuso con Gesù Cristo. Ora, se studiassimo alcuni altri passi biblici, per esempio alcuni che vi invito a segnare, in 1 Corinzi 10:2 parla dell’essere battezzati in Mosè, dice che i figli d’Israele nel deserto furono battezzati in Mosè. Cosa significa? Significa entrare sotto l’autorità di Mosè, partecipare alla sua guida, ai suoi privilegi, alle benedizioni di Mosè, e tutto ciò che Dio operava nella sua vita si estendeva al popolo che lo seguiva.

Quindi, essere immersi in Mosè significava essere coinvolti in tutto quello che Dio stava facendo nella vita di Mosè, e questo è un buon parallelo. Così come i figli d’Israele, in un certo senso, furono fusi in Mosè –era il loro capo, il loro tramite con Dio, il canale attraverso cui Dio parlava, colui il cui volto risplendeva e rivelava la gloria di Dio, e loro erano in Mosè, uniti a lui – in un senso ancora più profondo, più profondo e più reale, noi siamo battezzati in Gesù Cristo. Siamo posti in Lui, immersi in Lui profondamente.

Ora, credo che qui il termine sia usato in modo metaforico. Cioè, non sta parlando di H₂O, penso che Paolo stia parlando del battesimo nello Spirito, proprio come fa in 1 Corinzi 12 quando dice che tutti siamo stati battezzati “con lo Spirito Santo”, e non sta parlando di acqua in quel caso. Sta parlando di un ministero d’immersione in cui Cristo è il battezzatore, ed attraverso l’opera dello Spirito di Dio ci immerge nello Spirito e quindi nella chiesa, che contiene in sé la vita universale dello Spirito. Ora, questi sono concetti profondi, ma parlando in modo metaforico. Siamo fusi, immersi profondamente in Gesù Cristo. Il che descrive una comunione intima e personale con Lui.

1 Giovanni ne parla e dice: “La nostra comunione è con il Padre e con il Suo Figlio”, Gesù lo disse in Matteo 28: “Ecco, io sono con voi – cosa? - sempre”. Paolo disse ai Corinzi, in 1 Corinzi 6:17: “Chi si unisce al Signore è” – cosa? “- un solo spirito con Lui”, e quindi, quando sei diventato cristiano, sei diventato uno con Lui. Un autore scrisse: “L’introduzione, o il collocamento di una persona, di un luogo o di una cosa in un nuovo ambiente, o in unione con qualcos’altro in modo da alterarne la condizione o il rapporto con il suo ambiente precedente è la definizione migliore per baptízō”, è l’atto di metterci in un nuovo ambiente, di unirci in una nuova relazione, con nuove condizioni, completamente diverse.

E così, quello che Paolo sta dicendo qui è: “Guardate, quando siete stati salvati, siete stati posti in Cristo Gesù”, è un concetto incredibile! E onestamente devo dirvi che non lo comprenderete mai pienamente fino a quando non sarete in cielo. Io stesso non lo comprendo completamente, vedo solo ciò che è scritto e lo accetto per fede. In Galati 3:27 ci viene detto: “Poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo”, e lì equipara l’essere rivestiti di Cristo con l’essere battezzati in Cristo come un’unica e medesima cosa. Sono solo due modi diversi di esprimere la stessa realtà. In un certo senso, è come essere immersi in Cristo. In un altro senso, è come indossarlo sopra di noi.

Colossesi 2 affronta lo stesso argomento nel capitolo 2, versetto 11: “In Lui siete stati circoncisi di una circoncisione non fatta da mano d’uomo, nello spogliamento del corpo dei peccati della carne mediante la circoncisione di Cristo, essendo stati sepolti con Lui nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con Lui mediante la fede nella potenza di Dio che Lo ha risuscitato dai morti”, quindi, in un certo senso, siete stati posti nella Sua circoncisione. Siete stati posti nella Sua morte. Siete stati posti nella Sua sepoltura. Siete stati posti nella Sua risurrezione. Siete fusi con Cristo, incredibile!

E questo è esattamente il motivo per cui Paolo, in 1 Corinzi 6, dice: “Come potete mai unirvi a una prostituta?” Perché nel farlo, state unendo Cristo a una prostituta, poiché siete fusi con Lui, “Anche quando eravamo morti nei nostri peccati”, Efesini 2:5, “ci ha vivificati, ascoltate questo, insieme con Cristo, e ci ha risuscitati insieme e ci ha fatti sedere insieme”. Siamo morti con Cristo. Siamo risorti con Cristo. Siamo ascesi con Cristo. Regniamo con Cristo. E alla fine del terzo capitolo dell’Apocalisse, Egli dice: “A chi vince concederò di sedersi con Me sul Mio trono”.

Quindi, ascoltate, già solo con queste verità, se chiudessimo il libro di Romani e tornassimo a casa, sapremmo che è impossibile per una persona continuare nella stessa relazione con il peccato che aveva prima, perché è stata fusa con Gesù Cristo, che è eternamente santo. Ora, alcune persone pensano che questo si riferisca al battesimo in acqua, cioè, che Dio li aiuti. Voglio dire, se c’è mai stato un versetto “asciutto”, è proprio questo.

Però lasciate che vi dica una cosa, non si può ignorare il fatto che dietro le quinte c’è qualche riferimento all’acqua per via della scelta delle parole. Qualcuno potrebbe chiedere: “Perché Paolo non ha semplicemente detto ‘Tutti coloro che credono in Cristo credono nella Sua morte e nella Sua risurrezione e sono uniti a Lui?’ Perché ha usato il termine ‘battezzati’?” Perché il battesimo, quel meraviglioso e bellissimo atto simbolico, era diventato l’identificazione esterna di una fede interiore. Non sta promuovendo la salvezza attraverso l’acqua. Questo sarebbe in contraddizione con i capitoli 3, 4 e 5. E tra l’altro, in quei capitoli non si trova nemmeno una goccia d’acqua. Non sta negando tutto ciò che ha appena detto.

Però ascoltate, a quei tempi il battesimo in acqua era un segno fisso della fede, e molto spesso nella Scrittura, quando leggete “battesimo”, potreste sostituirlo con “fede”. Perché per gli autori biblici le due cose erano legate: il battesimo era il segno esteriore della fede. Le persone in quei giorni che mettevano la loro fede in Cristo si facevano battezzare. Così Paolo può dire che in battesimo ci si riveste di Cristo, Galati 3:27. E Pietro può persino dire: “Il battesimo ora vi salva”, 1 Pietro 3:21. E Tito può dire: “Egli ci ha salvati mediante il lavacro della rigenerazione”, Tito 3:5. E si può anche dire che “i nostri peccati sono stati lavati via”, Atti 22:16. Ed in tutti questi casi non si sta dicendo che la salvezza avviene attraverso l’acqua, ma semplicemente che il battesimo era diventato il simbolo della fede. E quindi, in un certo senso, veniva usato come sinonimo.

E molto probabilmente è vero che i Romani erano ben consapevoli del battesimo, ed è per questo che nel versetto 3 Paolo dice: “Non sapete? Avete dimenticato cosa simboleggiava il vostro battesimo?” Questa è la bellezza del battesimo. Ed è per questo che sono convinto che l’unico battesimo valido sia l’immersione, perché è l’unico che dimostra in modo assoluto l’ingresso del credente in un’unità ed unione totale con Gesù Cristo, un’immersione completa. Sta dicendo: “Siete ignoranti riguardo al significato del vostro battesimo? Non sapete che simboleggia la realtà spirituale di essere immersi in Gesù Cristo?” La cosa tragica è che questa immagine è diventata una realtà per molte persone. La mente carnale trasforma sempre il simbolo nella realtà e poi ne elimina la realtà stessa.

E quindi vediamo la prima grande verità: siamo in unione con Gesù Cristo, un pensiero incredibile! “Uno con Lui”. Credo che Pietro lo esprima meravigliosamente in 2 Pietro 1:3: “Poiché la Sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà”, quando sei stato salvato, la Sua potenza ti ha dato tutto ciò che riguarda la vita – la vera vita, la vita spirituale – e la pietà. E poi nel versetto 4 dice che “ci sono state date le preziose e grandissime promesse affinché per mezzo di esse diventiate partecipi della natura divina, essendo sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza”, la salvezza ti ha portato fuori dalla corruzione e ti ha reso partecipe della natura divina, equipaggiandoti con tutto ciò che la vita e la pietà possono offrire, è una verità straordinaria! E questo è il primo principio.

Ora guardiamo il secondo principio, e con questo ci fermeremo. Non solo siamo identificati in Cristo, ma particolarmente nella Sua morte e risurrezione. Versetto 3: “Non sapete che quanti siamo stati immersi in Cristo Gesù siamo stati immersi nella Sua morte?” Ora, soffermiamoci su questo per un momento. Prima di tutto, siamo stati battezzati, o immersi, nella Sua morte. Che cosa significa? Significa che la prima cosa che accade quando sei salvato è che partecipi al tuo stesso funerale, è da lì che tutto ha inizio. Muori al peccato. Ora, guardate il versetto 4: “Noi dunque - e questo versetto riprende il pensiero del versetto 3 – “dunque siamo stati sepolti con Lui per mezzo del battesimo - il battesimo spirituale, non quello in acqua - nella morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita”, siamo stati sepolti nella Sua morte e siamo risorti nella Sua risurrezione, è un’affermazione straordinaria! “Siamo stati sepolti - versetto 4 - con Lui per mezzo del battesimo nella morte”, e lì c’è una clausola di proposito hina in greco, il che significa “affinché” o “in modo che” possiamo essere risuscitati per camminare in una nuova vita. Quindi il proposito del morire al peccato, era sempre, per poter vivere a Dio... Ora miei cari, io penso che questa sia una verità molto semplice. I cristiani sono diversi. E quindi, quando qualcuno dice: “Beh, uqindi, continuiamo nel peccato!” No, no, no... non funziona così. Il punto non è che non hai il permesso di farlo; il punto è che non puoi farlo, perché ora vivi in una sfera diversa. Non puoi continuare a vivere nel peccato. Non puoi rimanere costantemente nel peccato come facevi prima della tua conversione, qualcosa è cambiato!

“Come Cristo - guardate il versetto 4 - è stato risuscitato dai morti per la gloria”, e qui la gloria si riferisce alla somma di tutte le perfezioni di Dio, la Sua maestà, la Sua potenza, la Sua eccellenza, “così anche noi siamo risuscitati da quella tomba per camminare in novità di vita”, e notate che dice “affinché camminiamo in novità di vita”, non è il “dovremmo” dell’obbligo, ma il “dovremmo” del compimento divino, potete leggerlo così: “affinché camminassimo in novità di vita”, noi camminiamo in novità di vita.

Sapete, io sono un cristiano, sono diverso da come ero prima, ed è così. E qualcuno l’ha detto così, in modo semplice: “Non sono quello che dovrei essere, ma sicuramente non sono più quello che ero”, ed è proprio quello il punto, son diverso! Quindi, quando qualcuno dice: “Sto continuando la mia solita vita, ma ho aggiunto Gesù”, no. Non puoi semplicemente aggiungere Gesù come se fosse un po’ di sale divino alla tua esistenza. Questa è una verità straordinaria: quando vieni a Cristo, sei immerso nella Sua morte e risorgi per camminare in una nuova vita. Sei completamente diverso. Moriamo in Cristo per vivere in Cristo. Condividiamo la Sua morte per partecipare alla Sua vita. Siamo giustificati per essere santificati. Sono realtà inseparabili. Charles Hodge, il grande teologo, disse: “Non può esserci partecipazione alla vita di Cristo senza partecipazione alla Sua morte. E non possiamo godere dei benefici della Sua morte senza essere partecipi della potenza della Sua vita. Dobbiamo essere riconciliati con Dio per poter essere santi, e non possiamo essere riconciliati senza diventare santi”, fine citazione.

Quindi, così come Cristo è morto ed è risorto, così anche il Suo popolo muore al peccato e risorge per Dio. Così come la vita di risurrezione di Cristo è stata la conseguenza certa della Sua morte, così la vita santa del credente è la conseguenza certa della Sua risurrezione e della morte al peccato. Ed ora camminiamo in novità di vita. Cosa significa? Cos’è questa “novità di vita”? Kainos, non neos. Non “nuovo” nel senso di cronologia, ma “nuovo” nel senso di qualità. Una vita di un nuovo tipo, una qualità di vita diversa, non come la vecchia vita. La giustizia ora diventa il nostro modello, e mentre prima era tutto peccato ininterrotto, ora il nostro modello è la rettitudine. Oh, certo, il peccato spunta qua e là, non è vero? Scopriremo il perché, tra l’altro, quando arriveremo al capitolo 7, quindi restate con noi.

Ma abbiamo una nuova vita, una vita santa, qualcosa è accaduto. La Bibbia ne parla in termini meravigliosi. Ezechiele 36 lo chiama “un nuovo cuore”. Ezechiele 18 lo chiama “un nuovo spirito”. 2 Corinzi 5 lo chiama “una nuova creatura”. Galati 6:15, “una nuova creatura”. Efesini 4:24, “un nuovo uomo”. Apocalisse 2:17, “un nuovo nome”. Il Salmo 40 dice che abbiamo “un nuovo canto”. Tutto è nuovo.

E notate quello che dice: “Camminiamo in novità di vita”. Ascoltatemi ora, non si tratta solo di essere una nuova creatura, ma di essere una nuova creatura che vive in modo diverso. Cosa significa la parola “camminare” nel Nuovo Testamento? Significa cosa? Condotta spirituale quotidiana. Quando diventi cristiano, inizi a camminare in un tipo di vita diverso, e che tipo di vita aveva Gesù? Una vita santa. Se la vecchia vita era caratterizzata dal peccato, la nuova vita è caratterizzata dalla giustizia.

Ora, Paolo afferma questa grande verità nel versetto 5 usando un’altra analogia per riassumere il suo pensiero: “Perché se siamo stati - amo questa espressione - sumphutos, se siamo stati fatti “crescere insieme” nella somiglianza della Sua morte, lo saremo anche nella somiglianza della Sua risurrezione”, non posso nemmeno descrivere cosa significhi per me questa espressione. La parola sumphutos significa “crescere insieme”. Se siamo cresciuti insieme con Gesù Cristo... Più avanti, nel capitolo 9 di Romani, parla di rami innestati. Se siamo cresciuti insieme... Giovanni parla della vite e dei tralci, se siamo cresciuti insieme a Cristo, se la Sua vita è in noi, se è Lui in noi, se è la Sua potenza in noi a portare frutto, se è Lui con noi, allora siamo uniti a Lui, cresciamo insieme a Lui. Se siamo cresciuti insieme nella Sua morte, cresceremo insieme con Lui nella Sua risurrezione.

Il vescovo Moule disse: “Abbiamo ricevuto la riconciliazione affinché ora possiamo camminare non lontano da Dio, come se fossimo stati rilasciati da una prigione, ma con Dio, come Suoi figli nel Suo Figlio. Poiché siamo giustificati, dobbiamo essere santi, separati dal peccato, consacrati a Dio; non solo come semplice dimostrazione che la nostra fede è autentica e che quindi siamo al sicuro a livello legale, ma perché siamo stati giustificati proprio per questo scopo: affinché fossimo santi. L’uva su una vite non è semplicemente una prova vivente che l’albero è una vite e che è vivo; essa è il frutto per cui la vite esiste. È impensabile che un peccatore accetti la giustificazione e poi viva per sé stesso. È una contraddizione morale della forma più profonda e non può essere concepita senza tradire un errore iniziale nell’intero credo spirituale di quell’uomo”, fine citazione.

In altre parole, egli afferma che non si può avere giustificazione senza santificazione. Ed è esattamente ciò che dice Efesini 2 quando afferma: “Siete salvati per grazia mediante la fede”, giusto? “Non per – cosa? – opere, affinché nessuno si glori”, ma siete opera di Dio, creati di nuovo in Cristo Gesù, e destinati a camminare nelle buone opere, giusto? Come risultato. Non sei salvato per le buone opere; sei salvato per produrle, è un concetto meraviglioso.

Ora lasciate che riassuma il tutto ok? Un cristiano è nuovo, completamente nuovo. È diventato qualcosa che non era mai stato prima. Non si tratta di aggiungere ma di trasformare. Memorizzate questo concetto perché ci torneremo sopra. Non si tratta di aggiunta. Non è che ricevi qualcosa di nuovo e mantieni ciò che avevi prima. Si tratta di trasformazione. Essere cristiani non significa ricevere qualcosa di nuovo; significa diventare qualcuno di nuovo. Significa che siamo morti al peccato nella nostra nuova natura. Il peccato non è più la forza dominante nella nostra vita. Meraviglioso. E tutto questo è più di una semplice dichiarazione che Dio fa su di noi; è qualcosa che Dio ha fatto per noi. Da qui dobbiamo partire. Le parole di Charles Wesley nel grande inno And Can It Be sono una conclusione perfetta: “Per lungo tempo il mio spirito imprigionato giaceva, strettamente legato nel peccato, nelle tenebre della natura; il Tuo sguardo diffondeva un raggio di vita, mi svegliai, il carcere si infiammò di luce, le mie catene caddero, il mio cuore fu libero”. Ora arriva il punto cruciale: “Mi alzai, uscii – cosa? - e Ti seguii”, ecco la chiave. Wesley sapeva che la giustificazione conduce alla santificazione.

Nel suo nuovo libro, The Dynamics of Spiritual Life, Richard Lovelace suggerisce che nel cristianesimo contemporaneo esiste un “vuoto di santificazione”, come lo chiama lui. Beh, forse lui ha un vuoto di santificazione, ma Dio no. Se sei venuto a Cristo, sei stato salvato per la santità. Non sei più lo stesso. Sei diverso. E se non sei diverso, dovresti esaminare te stesso per vedere se sei davvero nella fede. Bene, di più la prossima settimana. Questo è solo l’inizio. Preghiamo.

Padre, ci sentiamo come bambini piccoli che vagano in una vastissima biblioteca di verità immense, cercando un libro elementare che possa ridurre queste cose alla portata delle nostre menti limitate. Aiutaci, aiutaci a vedere e a comprendere ciò che ci stai dicendo. E almeno per questa sera, a capire il fondamento che essere salvati significa essere diversi, significa essere morti al peccato, essere vivi per Dio e camminare in una nuova vita. Ti ringraziamo per questa parola chiara. E Ti preghiamo che Tu possa rivelarci ancora di più la Tua verità mentre la studiamo diligentemente, affinché possiamo essere per la lode e la gloria del nostro Salvatore. Preghiamo nel Suo nome. Amen.

FINE

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