Grace to You Resources
Grace to You - Resource

Bene, stasera torneremo indietro al capitolo sei di Romani, e prima di entrare formalmente nel messaggio, lasciatemi dire solamente quanto io sia profondamente grato per la vostra fedeltà nel venire. Sono davvero entusiasta della chiesa perché questo è difficile. Ci sforza nella comprensione in molti modi. Dobbiamo pensare insieme ai pensieri dell’apostolo Paolo. Dobbiamo avere la nostra mente in moto, e mi viene in mente ciò che Pietro disse di Paolo in 2 Pietro 3:16, che in tutte le sue epistole egli parla di cose che sono “difficili da comprendere, che coloro che sono ignoranti e instabili distorcono, come fanno anche con le altre Scritture”. Paolo disse veramente cose difficili da comprendere. Pietro stesso lo confessò, e lo confesso anch’io, e so che lo fate anche voi.

Dunque, è molto gratificante vedere la vostra fedeltà mentre attraversiamo queste discussioni teologiche molto, molto fitte dell’epistola ai Romani dell’apostolo Paolo. I capitoli 4, 5 e 6 sono stati molto, molto intricati, molto profondi. Credetemi, un’educazione teologica condensata si verifica quando si studiano queste grandi porzioni della Scrittura.

Stasera arriviamo alla seconda metà di Romani 6, e mentre guardiamo Romani 6, dal 15 al 23, voglio intitolare questa sezione: “Liberi dal peccato. Liberi dal peccato”. Vi leggerò i versetti dal 15 al 23 affinché li abbiate in mente mentre ci avviciniamo a essi, “Che dunque? Peccheremo perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? Così non sia. Non sapete voi che a chi vi offrite come servi per obbedire, siete servi di colui al quale ubbidite, sia del peccato per la morte, sia dell’ubbidienza per la giustizia? Ma si ringrazi Dio che, pur essendo stati servi del peccato, avete ubbidito di cuore a quella forma di dottrina alla quale siete stati consegnati. Essendo dunque stati liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia. Parlo alla maniera degli uomini a causa della debolezza della vostra carne; poiché come avete offerto le vostre membra come servi all’impurità e all’iniquità per commettere iniquità, così ora offrite le vostre membra come servi della giustizia per la santificazione. Quando infatti eravate servi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia. Quale frutto dunque avevate allora in quelle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché la fine di quelle cose è la morte. Ma ora, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la santificazione, e per fine la vita eterna. Poiché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore”.

Gesù disse in Giovanni 8:34, “Chiunque commette peccato è schiavo del peccato”, tutti coloro che vivono una vita di peccato sono schiavi di quel peccato. Infatti, ogni persona che viene in questo mondo è sotto la tirannia del peccato. Esso controlla i loro pensieri. Controlla le loro parole. Controlla le loro azioni. Per usare la terminologia di Romani 6, versetto 17: “Eravate schiavi del peccato”. Versetto 20: “Eravate – di nuovo – schiavi del peccato”. Due volte in quel passo. Egli dice che eravate schiavi, doulos, schiavi legati al peccato. E l’ultima conseguenza dell’essere schiavi del peccato la troviamo nel versetto 21 alla fine: “Poiché la fine di quelle cose è la morte”. E nel versetto 23, all’inizio del versetto: “Poiché il salario del peccato è la morte”. Essere schiavi del peccato significa morire. Il peccato alla fine uccide.

E quando si pensa a cosa significhi essere schiavi del peccato, è un pensiero terrificante. Anni fa, le grandi parole prosaiche del dottor Guthrie sul peccato furono scritte e diventarono molto utili anche nella società odierna, e forse vi daranno l’idea di cosa significhi essere schiavi del peccato, scrisse questo: “Il peccato è un debito, un peso, un ladro, una malattia, una lebbra, una piaga, un veleno, un serpente, un pungiglione. Tutto ciò che l’uomo odia, il peccato lo è. Un carico di maledizioni e calamità sotto la cui schiacciante e intollerabile pressione, tutta la creazione geme. Chi è il becchino che scava la fossa dell’uomo? Chi è la seduttrice dipinta che ruba la sua virtù? Chi è l’assassina che distrugge la sua vita? Chi è la strega che prima inganna e poi condanna l’anima? Il peccato. Chi con il respiro gelido appassisce i fiori della giovinezza? Chi spezza il cuore dei genitori? Chi porta i capelli grigi degli anziani con dolore alla tomba? Il peccato. Chi trasforma i bambini dolci in vipere, le madri tenere in mostri, e i loro padri in peggiori di Erode, gli assassini della loro stessa innocenza? Il peccato. Chi getta la mela della discordia nei cuori delle famiglie? Chi accende la torcia della guerra e la porta fiammeggiante su terre tremanti? Chi con la divisione nella chiesa lacera la veste senza cuciture di Cristo? Il peccato. Chi è questa Dalila che canta il Nazireo addormentato e consegna la forza di Dio nelle mani degli incirconcisi? Chi, con un sorriso ingannevole sul volto, una lusinga mielosa sulla lingua, sta sulla soglia per offrire i sacri riti dell’ospitalità, e quando il sospetto dorme, tradendo trafigge le nostre tempie con un chiodo? Quale sirena seducente è questa che, seduta su una roccia accanto alla pozza mortale, sorride per ingannare, canta per attirare, bacia per tradire e avvolge le sue braccia intorno al nostro collo per saltare con noi nella perdizione? Il peccato. Chi è che trasforma il cuor più dolce e gentile in pietra? Chi scaglia la ragione dal suo trono elevato e spinge i peccatori, folli come i porci di Gadarene, a correre giù dal precipizio in un lago di fuoco? Il peccato”, fine citazione.

Il peccato, quella terribile realtà che distrugge la vita, che condanna l’anima, che si attacca come un cancro incurabile al petto umano e alla fine devasta, il peccato al quale gli uomini sono schiavi. E poi gli uomini gridano per essere liberi dal peccato, ma non possono. Corrono per sfuggire alla sua colpa, ma non trovano sollievo. E poiché gli uomini sono schiavi del peccato, questo passo è così meraviglioso perché dice al versetto 18 e 22: “Essendo stati liberati dal peccato” ed il verso 22 “Ma ora essendo stati liberati dal peccato”. Questo passo diventa per tutti coloro che sono tormentati dal loro peccato una promessa di liberazione, liberi dal peccato. Che grande pensiero. Il peccato che devasta, il peccato che distrugge, il peccato che uccide. Il dono più grande che Dio possa mai dare ad un essere umano, senza eccezioni, sarebbe essere liberi dal peccato, liberi dal peccato; essere restaurati al posto della giustizia, poter adempiere a tutto ciò che eravamo destinati a essere quando Dio ci creò prima che il peccato invadesse la nostra natura umana. Liberi dal peccato, che concetto! Dalla sua pena, dal suo potere e dalla sua presenza debilitante e mortale, liberi! Non riesco a pensare a un pensiero più meraviglioso di questo, e voi? Dunque, questo passo magistrale parla tutto dell’essere liberi dal peccato, e dovreste davvero trovare un enorme conforto qui e una grande ragione per rallegrarvi.

Ora, ricordate che Paolo sta discutendo la grande dottrina della santificazione, che è connessa alla dottrina della giustificazione. Ed ora, avendola discussa nei capitoli 3, 4 e 5, sta mostrando il suo risultato, ed il risultato che abbiamo visto nella prima metà del capitolo 6 è essere resi santi. E il risultato nella seconda metà del capitolo 6 è di essere resi liberi dal peccato. E ad essere onesti con voi, amici, sono la stessa cosa. E Paolo sta solo guardando la stessa grande realtà da due angolazioni. E così, in questo capitolo impariamo la grande realtà di cosa sia la santificazione, ed impariamo anche la grande realtà di come essa sia connessa alla giustificazione. Quando siamo stati salvati, quando siamo stati redenti e resi giusti davanti a Dio, è stato per renderci santi e liberi dal peccato. Quello era l’intento.

Ora, abbiamo imparato nei primi quattordici versetti del capitolo che siamo uniti a Gesù Cristo nella Sua morte e nella sua risurrezione, e quindi siamo morti al peccato e risorti per camminare in novità di vita. La pena per il peccato è stata pagata in quella morte. Il potere del peccato è stato spezzato, ed ora camminiamo in novità di vita, vivi per Dio. Ed ora dal versetto 15 al 23, Paolo dimostra che siamo resi santi attraverso un’altra analogia. Non solo siamo morti in Cristo e risorti in Cristo e ora camminiamo in una nuova vita, essendo morti alla vecchia, ma siamo anche diventati schiavi di Dio e, facendo ciò, la schiavitù al peccato che caratterizzava la nostra vita passata è stata spezzata. Quindi, sta davvero affrontando la stessa cosa da due prospettive diverse. Mostra che il credente ha una relazione completamente nuova con il peccato dopo la salvezza, diversa da prima, perché è morto in Cristo ed è risorto in Cristo e perché ha un nuovo padrone che annulla il vecchio padrone. Questo è il punto della seconda metà del capitolo. Ed in entrambi i casi, il suo obiettivo è quello di dimostrare che una persona veramente rigenerata non può continuare nello stesso modello di peccato che caratterizzava la sua vita prima della salvezza, perché? Perché non siamo più nella stessa relazione con il peccato. Siamo morti in Cristo e risorti. Ora abbiamo, nella seconda metà del capitolo, un nuovo padrone, il che significa che non siamo più sotto il vecchio padrone.

Quindi, che tu lo guardi dalla prima metà o dalla seconda metà del capitolo, vedrai la stessa cosa. Un individuo veramente giustificato, redento, salvato avrà una relazione diversa con il peccato rispetto a prima, non può continuare come prima. Ora, voglio che guardiate a questo passo, è un passo molto semplice, anche se in superficie potrebbe apparire forse difficile. Lo analizzeremo e prenderemo alcuni elementi in considerazione questa sera ed altri la prossima volta, ma iniziamo con l’antagonista. Abbiamo usato lo stesso tipo di piccolo schema per la prima metà del capitolo e la seconda segue lo stesso pensiero. Inizia con una domanda proposta. La chiameremo l’antagonista. E con ciò intendo colui che è antagonista alla dottrina della salvezza per grazia di Paolo. Il legalista non può tollerare quel tipo di grazia. E questo è ciò che, tipicamente, direbbero, versetto 15: “Che dunque?” Voglio dire, se siamo salvati per grazia, “e se”, come hai appena detto nel versetto 14, “non siamo più sotto la legge, “Peccheremo dunque perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia?”

In altre parole, per alcune persone legaliste, la grazia appare come una licenza, la grazia appare come anarchia. Voglio dire, quando arrivi a un gruppo di persone come il popolo ebraico che per tutta la loro vita hanno cercato di guadagnarsi il cielo con le opere buone e dici loro: “Tutte le vostre opere buone non sono altro che stracci sporchi, non valgono nulla. Potete essere salvati dal dono gratuito di Dio dato a peccatori indegni”, gli viene molto difficile accettare la cosa. Sembra anarchia. Sembra libertà di peccare. Sembra che non importi come si vive, ed è qui che entra in gioco l’antagonista. Egli sta dicendo: “Guarda, se predichi questo messaggio di salvezza per grazia, in altre parole, che io non devo fare nulla per essere salvato, e non posso far nulla per essere salvato, e nessuna delle mie buone opere conta per la mia salvezza, ed è tutta grazia e Dio mi perdonerà, e non sono sotto la legge ma sotto la grazia, allora, amico, mi hai appena reso libero di fare quello che voglio”.

Beh, la risposta di Paolo nella prima metà del capitolo è semplicemente questa: “No, non ti abbiamo reso libero perché Dio ha messo in te una nuova natura e la tua nuova natura, la tua nuova creazione, il tuo nuovo io, la tua nuova identità non lo farà”, capite? E se lo fai, dimostri che non sei sotto la grazia e che non sei affatto una nuova creazione. Quindi, la prima domanda antagonista arriva nel versetto 1 ed è: “Persevereremo nel peccato affinché la grazia abbondi?” Ed ora la domanda è molto simile: “Peccheremo dunque perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia?” L’idea è la stessa. La dottrina della salvezza per grazia dà libertà di peccare in modo sfrenato? E questa è l’accusa che viene mossa contro questa dottrina. E potete immaginare che nel contesto della società ebraica in cui Paolo ministrava, avrebbero detto: “Aspetta un attimo, non puoi andare in giro a dire una cosa del genere”. Ed è per questo, ad esempio, che quando predicava in Galazia, nelle città di quel territorio noto come Galazia, e predicava la salvezza per grazia mediante la fede, gli ebrei lo seguivano e andavano in tutte quelle chiese dicendo: “No, no, no, no, no. Devi esser circonciso. Devi osservare tutta la legge di Mosè, e una volta che lo fai, allora potrai venire a Cristo”.

E Paolo dovette scrivere ai Galati e dire: “Non lasciate che nessuno vi inganni. Non lasciate che nessuno aggiunga opere alla vostra salvezza per grazia. Se qualcuno viene e predica questo, non importa chi sia, anche un angelo, sia anatema”, la dottrina della grazia resta in piedi, amici... Con tutte le accuse, resta in piedi. E ci sono sempre stati quei critici che dicevano che la dottrina della grazia porta all’anarchia. Questa è la critica dell’antagonista, e posso dirvi ciò che ho detto all’inizio del nostro studio? La predicazione della grazia e l’insegnamento della grazia sono sempre soggetti a questa accusa, lo sono sempre. Espongono sempre a questa critica, ma non la cambieremo perché non ne ho paura. Non ho paura di dire a qualcuno: “Vieni a Gesù Cristo per grazia, cioè per il dono gratuito di Dio indipendentemente da tutto ciò che hai fatto e ignorando tutto ciò che hai fatto; vieni per grazia e credo che se lo fai, Dio ti creerà di nuovo, come dice la Bibbia, e non andrai in giro ad abusare di quella grazia”. Ora, potresti abusarne di tanto in tanto, ma non sarà mai il tuo stile di vita abituale.

Quindi, l’antagonista pone la domanda, tornando al versetto 15: “Peccheremo?” Deliberatamente, è l’idea, persistentemente, continuamente, abitualmente. Noi che ora siamo stati liberati dall’essere sotto la legge, e con ciò non intende che non siamo più responsabili di obbedire alla Parola di Dio. Ciò che intende è che non siamo più sotto un sistema di giustizia basato sulla legge, sotto un sistema di salvezza basato sulla legge, sotto un sistema di giustizia basato sulle opere, visto che siamo stati liberati dal tentativo di guadagnarci la salvezza, poiché essa è un dono gratuito della grazia – questo significa esser sotto la grazia – dobbiamo semplicemente continuare a peccare? La grazia ci libera per far quello?

Bene, la risposta è di nuovo questa: il primo punto è l’antagonista, ecco il secondo punto, la risposta. Mē genoito, versetto 15, dice il greco, la versione autorizzata lo traduce con “Dio non voglia”. E potrebbe essere tradotto con “No, no, no, neanche per sogno. Assolutamente no. Impossibile, ridicolo, assolutamente no”. È un pensiero del tutto inaccettabile, il solo porre la domanda dimostra che non sei un cristiano. E credetemi, ci sono state persone che hanno fatto proprio questo.

Ricordo che c’era molta di questa attività circa 12 o 13 anni fa qui. E stavo avendo conversazioni con alcuni studenti universitari che dicevano: “Amico, sono appena entrato in quella che chiamano super grazia e non devo confessare i miei peccati, e a Dio non importa cosa faccio e, oh, sono libero nella grazia e posso vivere come voglio. Posso seminare i miei peccati e tanto sono sotto la grazia”, ed il loro stesso stile di vita continuo sembrava per me una prova sufficiente che non avevano mai veramente capito cosa significasse essere sotto la grazia, perché la grazia non solo concede una salvezza immeritata, ma trasforma una vita. Ed il modello di vita cambia...

Quindi, l’antagonista è al versetto 15 e la risposta è nel versetto 15. No, no, no, no. Ma Paolo non si limita a dare risposte brevi, le spiega. Quindi, venite al versetto 16 con me e guardiamo l’assioma, l’assioma, cos’è un assioma? È una verità generale. Un assioma è qualcosa che non si dimostra; è evidente di per sé. Non ha bisogno di prove perché è ovvio, ed è esattamente ciò che troviamo qui. Troviamo un assioma molto semplice enunciato. Ed inizia dicendo: “Non sapete voi?” L’assunto è: “voi già lo sapete”... “Non sapete voi che a chi vi offrite come servi per obbedire, siete servi di colui al quale ubbidite?” Un assioma molto semplice. Se vi offrite per servire un certo padrone, siete legati a servire quel padrone. Voglio dire, non ci vuole una persona geniale per capirlo. È ovvio. È evidente di per sé. Sta semplicemente dicendo questo: uno schiavo è tenuto ad obbedire al suo padrone per la natura stessa di esser uno schiavo. Voglio dire, questo è ciò che significa schiavitù. Se vi offrite come schiavi di qualcuno, vi offrite per obbedirgli. Questo è assiomatico, ed è proprio l’essenza di ciò che Paolo vuole trasmettere, un punto molto importante. Se vi date a un padrone, diventate schiavi di quel padrone.

Guardate di nuovo il versetto 16, “A chi vi offrite – doulos per obbedire, servi o schiavi, - siete servi di colui al quale ubbidite”, voglio dire, lo fate perché vi siete offerti. Ora, in particolare, non è forse vero quando vi siete offerti volontariamente a quell’individuo? Vi date a un padrone e diventate schiavi di quel padrone. È ovvio. Poi prosegue nel versetto 16 ed offre un’applicazione, “Sia del peccato per la morte, sia dell’ubbidienza per la giustizia”, ora personifica questi due padroni. Uno è il peccato e l’altro è l’ubbidienza. Il peccato, tra l’altro, è disobbedienza, giusto? Quindi uno potrebbe essere definito disobbedienza e l’altra obbedienza, e a quale standard obbediamo o disobbediamo? A Dio, giusto? Quindi, la questione è che alcune persone si offrono come servi della disobbedienza a Dio, ed altre persone si offrono come servi dell’obbedienza a Dio.

Per dirlo nei termini del capitolo 5, gli uomini sono o in Adamo o in Cristo. Per dirlo nei termini di Romani 5:17 e 5:21, gli uomini sono o sotto “il dominio del peccato” o sotto “il dominio della grazia”. Quindi, in questo senso, state servendo o il peccato o l’obbedienza. Ora lasciate che lo dica nel modo più chiaro possibile. Ci sono solamente due opzioni, amici miei. Solo due. Non c’è una via di mezzo. Due tra cui scegliere. Scegliete di servire il peccato o scegliete di servire l’obbedienza. Scegliete di obbedire a Dio o scegliete di non obbedire a Dio. E se non obbedite a Dio, diventate soggetti, o siete naturalmente soggetti, al principe della potestà dell’aria, Satana stesso. È una legge universale che un uomo diventa schiavo del padrone al quale si sottomette... è semplicemente un principio assiomatico.

È anche assiomatico, secondo lo stesso principio, che non si possono servire due padroni. Si è impegnati con uno o con l’altro. Gesù disse in Matteo 6:24: “Nessuno può servire – cosa? – due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o si atterrà all’uno e disprezzerà l’altro”, ed in quel caso, disse, non potete servire Dio e Mammona. Non si possono servire due padroni. È nella natura stessa della schiavitù che non si possono avere due persone che danno ordini se sei uno schiavo. Una volta scelto il tuo padrone, per la stessa definizione di quell’atto, diventi vincolato nell’obbedienza a quel padrone.

Ora, questo è l’assioma di base e sostanziale da cui fluisce il resto del testo. Così come abbiamo visto nei primi 14 versetti, l’idea che siamo stati sepolti con Cristo e siamo risorti con Cristo. Qui, l’idea è l’analogia della schiavitù. Quando siete diventati cristiani, cosa avete detto, in sostanza? Mi sottometto... a chi? A Dio tramite di Cristo. Ora lasciate che lo dica nel modo più semplice possibile. Non c’è salvezza senza una sottomissione consapevole di questo tipo. Questo distruggerebbe completamente il punto di Paolo. Quando venite a Cristo, venite come uno schiavo a un padrone, come un servo al Signore. Nessun altro termine. E quando dite: “Vengo come schiavo o servo del Signore e Maestro”, state affermando il vostro impegno ad essere soggetti a Lui. Ora, se siete – tornando al versetto 16 – se siete schiavi del peccato, a cosa porta? Alla morte. E lo sentiremo più volte prima di arrivare al versetto 23. E se siete schiavi dell’obbedienza, a cosa porta? “Alla giustizia”. Il peccato porta al peccato, porta al peccato, porta alla morte. Il peccato genera peccato, genera peccato, genera morte, “Gli uomini”, dice Charles Hodge, “si affrettano da un servizio degradante all’altro fino alla loro rovina”.

D’altra parte però, se servite l’obbedienza – e l’obbedienza è qui personificata come se fosse un padrone – se servite l’obbedienza, essa porta alla giustizia, alla giustizia, alla giustizia. E come vedremo nel versetto 23, porta infine a cosa? Alla vita eterna. Quindi, avete la vostra scelta. Questa è la vostra scelta, potete essere schiavi del peccato, come lo siete per natura, o potete esser schiavi di Dio, come lo siete per nuova creazione.

Ora permettetemi di dire qualcosa di molto importante a questo punto: Colui che viene a Dio attraverso di Cristo e dice: “Ti prendo come mio Salvatore, Maestro e Signore”, non è, ascoltatemi bene, e questo è tutto il punto di Paolo qui, non è solo eticamente obbligato, non è solamente vincolato eticamente... non è solamente vincolato eticamente ad obbedire, ma è creativamente fatto per obbedire. E questa è una verità molto importante. Quando diventate cristiani, non è semplicemente che siete eticamente obbligati all’obbedienza; è che siete creativamente fatti per obbedire.

E se avete qualche dubbio su questo, allora non avete capito Efesini 2, che dice che siamo stati creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha non semplicemente desiderato, o sperato, o voluto, ma ordinato affinché noi cosa? Camminassimo in esse. La salvezza è per le opere buone, senza equivoci. Quindi notatelo, perché molte persone hanno frainteso Romani 6 perché non comprendono questo concetto. Qui Paolo non sta parlando di un vincolo etico, cioè un vincolo di coscienza morale. Sta parlando di una ricreazione della natura di un individuo, affinché il fattore obbedienza diventi una realtà. C’è una realtà etica in questo, ma essa inizia con un fatto creativo e si muove verso una responsabilità etica.

Quindi, Paolo sta trattando, ora, notate bene, uno stato di esistenza, un fatto; non un dovere, non un comando. Potreste dire: “Quindi quello che stai cercando di dire è che ogni persona che è salvata è trasformata”, esattamente. Nei primi 14 versetti abbiamo visto la trasformazione attraverso la figura della morte e risurrezione, giusto? Qui vediamo la trasformazione attraverso l’analogia di essere, in un certo senso, morti alla vecchia schiavitù per vivere nella nuova schiavitù. Nel capitolo successivo, il capitolo 7, vedremo la stessa analogia, solo che questa volta sarà in una situazione matrimoniale, dove c’è un ex-marito e un nuovo marito. E Paolo sta martellando lo stesso concetto: che c’è una nuova creazione. E anche se siamo ancora nei nostri corpi, anche se ancora possediamo la carne, anche se possiamo sperimentare solo una santità imperfetta, obbediremo, dobbiamo obbedire. È un elemento essenziale della nostra nuova creazione.

Ora, se volete vedere un testo comparativo su questo, Colossesi 1:21 sarebbe utile, “E voi – cioè noi, – che un tempo eravate estranei e nemici nella vostra mente a causa delle opere malvagie, ora egli vi ha riconciliati nel corpo della sua carne, mediante la morte”, ora, quando Dio ci ha riconciliati alla croce, è successo qualcosa. Direte: “Sì, ci ha portati a Dio”. Giusto, ma è successo anche qualcos’altro, guardate questo. Egli ci ha riconciliati “per presentarci santi e irreprensibili e senza colpa – dove? – davanti a Lui”.

Ora potete tornare a Romani... Quando Dio ci ha redenti, quella nuova creazione è diventata santa e ciò produce un cambiamento comportamentale consequenziale. L’obbedienza – ascoltate, ve lo dico in un altro modo – l’obbedienza è una certezza nella vita di una persona veramente giustificata. Questo non significa che non ci sarà il peccato, e non significa che non ci saranno momenti in cui quel peccato sembrerà dominare, ma l’obbedienza sarà presente, anche se oscurata in certi momenti.

E così possiamo dire che se una persona continua in un peccato ininterrotto e continuo, abituale, persistente e volontario, come faceva prima di affermare di essere venuta a Cristo, non importa cosa pensa, non è un cristiano. Quindi il solo fatto della domanda posta al versetto 15 è ridicolo: qualcuno che dice: “Bene, se siamo sotto la grazia e non sotto la legge, allora pecchiamo liberamente”, il solo porre una domanda del genere dimostra che non sei nemmeno un cristiano. Se continui ad essere schiavo del peccato, 1 Giovanni dice che non puoi appartenere a Dio. Non puoi. 1 Giovanni 1:6, “Se diciamo di avere comunione con Lui e continuiamo a camminare nelle tenebre, noi – cosa? – mentiamo e non pratichiamo la verità”. 1 Giovanni 2:4: “Chi dice: ‘Io lo conosco,’ e non osserva i suoi comandamenti, è un bugiardo e la verità non è in lui”; 3:9: “Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché il seme di Dio rimane in lui, e non può peccare perché è nato da Dio. In questo si manifestano i figli di Dio e i figli del diavolo. Chiunque non pratica la giustizia non è da Dio, né colui che non ama suo fratello”.

In altre parole, se sei un cristiano, manifesterai giustizia; manifesterai obbedienza. Non dice forse la stessa cosa Pietro in 2 Pietro 2:19? “Mentre promettono loro la libertà, essi stessi sono schiavi della corruzione, perché da colui che uno è vinto, da quello è reso schiavo”. Grande principio. Qualunque cosa ti domini indica chi è il tuo padrone. Ed è per questo che diciamo: “Mostraci una persona che vive in una vita di peccato ininterrotta, e davvero non importa cosa afferma”. Matthew Henry lo disse in questo modo: “Se vogliamo sapere a quale di queste due famiglie apparteniamo, dobbiamo chiederci a quale di questi due padroni offriamo la nostra obbedienza”. Ora, torniamo a ciò che abbiamo detto la scorsa settimana, così da comprenderlo. Se sei veramente cristiano, puoi peccare, ma il vero te stesso odierà quel peccato. E sarai nella stessa posizione di Paolo in Romani 7, dirai: “Le cose che voglio fare, non le faccio. Le cose che non voglio fare, le faccio. Oh, misero me, chi mi libererà da questo corpo di morte?”

E così, ci sono due ragioni in questo capitolo per cui un credente non continuerà a peccare sotto la grazia. Numero uno, è unito a Cristo. È morto al peccato; il peccato non ha potere su di lui. Numero due, è schiavo di un nuovo padrone, e obbedirà al nuovo padrone per la stessa definizione della sua schiavitù. Ora, avendo esaminato l’antagonista, la risposta e l’assioma nel versetto 16, i versetti che vanno dal 17 al 22 diventano l’argomento in cui Paolo sviluppa tutto il suo pensiero basandosi su quell’assioma. E poi, nel versetto 23, conclude con quello che chiamerò un assoluto. Non riusciremo a coprire tutto, ma lasciate che vi introduca all’argomento dal versetto 17 al 22, è semplicemente una cosa meravigliosa, meravigliosa.

Ora Paolo sta spiegando il principio del versetto 16, spiegando l’assioma e applicandolo alla situazione, e lo fa tracciando un contrasto esteso tra queste due schiavitù: la schiavitù del peccato e la schiavitù della giustizia. Li mette a confronto. Inizia con la loro posizione, poi la loro pratica e poi la loro promessa. Passa attraverso tre fasi: quando hanno iniziato, dove stanno andando e dove finiranno.

Guardiamo prima di tutto la posizione di queste due schiavitù. Versetto 17: “Ma sia ringraziato Dio, che, pur essendo stati schiavi del peccato, avete ubbidito di cuore a quella forma di dottrina alla quale siete stati affidati, e, essendo stati liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia”, ora vedete entrambi i concetti lì, non è vero? Da un lato, al versetto 17, eravate servi del peccato. Al versetto 18, siete diventati servi della giustizia. Ora, questi sono i punti iniziali che vogliamo esaminare. Questo è linguaggio posizionale, e ve lo spiegherò man mano che andiamo avanti.

Guardate il versetto 17: “Ma sia ringraziato Dio”, e questa è una nota importante. Ogni volta che si parla della salvezza di qualcuno, chi dobbiamo ringraziare? Chi dobbiamo ringraziare? Dio. Non siete venuti a Cristo perché eravate intelligenti. Non siete venuti a Cristo perché avete esaminato il campo e avete detto: “Questa è la cosa che voglio fare”, non siete venuti a Cristo perché qualcuno vi ha convinti intellettualmente con una montagna di dati che questa è la verità. Non siete venuti a Cristo per nessun’altra ragione se non perché Dio vi ha portati. Esatto: “Nessuno può venire a Me se il Padre non lo – cosa? – attira”. E si ringrazia sempre Dio per la salvezza, perché Egli è l’autore e il perfezionatore della nostra fede. È solo Dio che può spezzare la schiavitù del peccato. La salvezza viene da Dio e da nessun altro. Non c’è salvezza al di fuori di quella che Dio ha donato.

In Romani 1:8, proprio all’inizio dell’epistola, Paolo dice: “Ringrazio il mio Dio per mezzo di Gesù Cristo per tutti voi, perché la vostra fede è divulgata in tutto il mondo”. Ringrazio Dio per ciò che è accaduto nella vostra vita. Bene, questo è fondamentale. E, tra l’altro, troverete anche lo stesso concetto in tutto il Nuovo Testamento. La trasformazione che ci porta dalla morte alla vita, dal peccato a Dio, è un’opera che Dio compie da sé.

Detto questo, ora guardiamo il resto del contrasto qui. Poi dice: “Eravate servi del peccato”, questo è un verbo all’imperfetto, il che significa che indica un’azione passata di realtà continua. In altre parole, nel passato, eravate continuamente, costantemente, schiavi del peccato. Ora, questa è la condizione naturale di ogni uomo. Le persone non vogliono ammetterlo, non vogliono nemmeno sentirlo. Per metterlo in termini coerenti con il modo in cui abbiamo parlato nelle ultime settimane, ciò che sta dicendo è: “Fin dall’inizio, per natura, siete stati peccatori, continuamente, era la vostra natura. Questa è la vostra condizione naturale, un dominio involontario, imposto con forza e durezza su di voi dal fatto stesso di nascere in questo mondo”, sapete da dove viene tutto questo peccato? Da dove lo avete preso? Da vostra madre e vostro padre, e loro risalgono ad Adamo ed Eva.

E così, gli uomini e le donne che nascono in questo mondo nascono in questa tremenda condizione di schiavitù al peccato. In Romani 3, infatti, troviamo una descrizione chiara di cosa significhi. Nel versetto 10: “Non c’è nessun giusto, neppure uno. Non c’è nessuno che capisca, nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, si sono corrotti insieme”, è questo il significato di quel verbo, “Non c’è nessuno che faccia il bene, neppure uno. La loro gola è un sepolcro aperto, con le loro lingue hanno usato inganno. Veleno d’aspidi è sotto le loro labbra. La loro bocca è piena di maledizione. I loro piedi sono veloci a versare sangue. Distruzione e miseria sono sulle loro vie. Non hanno conosciuto la via della pace, e non c’è timore di Dio davanti ai loro occhi”.

Questa è la descrizione dell’umanità, schiavi del peccato. Gli uomini non se ne rendono conto. Sapete, pensano di essere liberi. E inevitabilmente, quando vi avvicinate a qualcuno con il Vangelo e gli parlate di venire a Gesù Cristo, hanno paura di venire a Cristo perché temono che sia una sorta di schiavitù, e pensano di avere una grande libertà. Non hanno alcuna libertà. Non esiste una cosa come la libertà per una persona non rigenerata, per niente, sono schiavi. Ma poi dice: “Eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore”, oh, come amo questa frase!

Cosa significa? Beh, non era qualcosa di esteriore, vero? Quando sono venuti a Cristo, non era qualcosa che hanno fatto all’esterno. Non era un battesimo con acqua, o l’iscrizione a una chiesa, o firmare una carta, o l’alzare una mano, o camminare lungo la navata, o compiere qualche rito religioso, o recitare delle preghiere, o accendere una candela, o fare un pellegrinaggio. Non era qualcosa di esteriore; era qualcosa di interiore, dal cuore. E cosa è accaduto nel loro cuore? Hanno obbedito. Hanno obbedito.

In altre parole, ascoltate, anche se è un’opera di Dio, non siete trasportati passivamente da un padrone all’altro. Non venite semplicemente sollevati involontariamente e sbattuti da una parte all’altra. E le persone che entrano nella dottrina della sovranità di Dio spesso vedono la salvezza come qualcosa che avviene senza che la persona ne sia nemmeno consapevole. Potete leggere teologi che dicono che potete essere redenti senza nemmeno saperlo, perché è già accaduto. Dio l’ha già fatto, deve solamente comunicarvelo. Trovo questo molto difficile da accettare. Perché nella Bibbia non si vede mai la salvezza avvenire senza un atto di impegno a Cristo. In questo contesto particolare, la salvezza è descritta come obbedienza. Obbedienza. Con gioia e zelo, con la consapevolezza della schiavitù al peccato, vi siete precipitati a fare di Dio il vostro nuovo padrone.

Ed a cosa avete obbedito? Ad una qualche idea spirituale nebulosa, vaga? No. Questo è meraviglioso, e molte persone pensano: “Oh, io credo, credo nel credere, credo”. E sentite sempre dire: “Oh sì, io sono un credente”. Ma in cosa credi? “Oh, credo in Dio. Credo”... Beh, c’è di più di questo. Guardate cosa dice il versetto 17: “Avete obbedito di cuore a quella forma di dottrina”. Non è meraviglioso? Non è una questione di “Beh, io credo, e se credi, starai bene”. No. Devi credere a quella forma di dottrina, il corpo della verità salvifica. La parola “forma” è tupos, ed ha molti usi. Il modo in cui è usata in questo versetto è meraviglioso e la versione autorizzata ha perso la sfumatura. Dovrebbe essere tradotto così: “Avete obbedito di cuore a quella forma di dottrina nella quale siete stati consegnati”, non che vi è stata consegnata, ma nella quale “voi siete stati consegnati”, mamma questo è un pensiero stupendo...

Lasciate che vi dia l’idea. La parola tupos qui significa “stampo, una forma, un calco”. E supponiamo che lo stampo sia nella forma di un servo. Quando siete venuti in questo mondo, siete stati versati in uno stampo, e quando il metallo fuso si è raffreddato, siete stati sollevati da quello stampo e posizionati nel mondo, “eravate schiavi del peccato”, eravate una statua di schiavo, e la vostra schiavitù era verso il peccato.

Ma sia ringraziato Dio che avete risposto al vero Vangelo obbedendo alla forma nella quale siete stati versati. Ed è come se, nell’analogia di Paolo, quando Dio vi ha visto come schiavi del peccato, per la Sua grande grazia, vi abbia fusi nuovamente e ridotti ai vostri elementi di base. E mentre eravate caldi e fusi, vi ha versati in un nuovo stampo e questa è la forma di dottrina nella quale siete stati consegnati. Potete vederlo in 2 Timoteo 1:13, “la forma della sana dottrina”. Quella parola forma è usata 16 volte nel Nuovo Testamento, c’è una forma in questo. Quindi, eccovi qui. Siete stati fusi dalla convinzione, dall’opera iniziale dello Spirito redentore e ora siete stati rifusi in un nuovo stampo. E quando il metallo si è raffreddato e vi siete induriti e siete stati sollevati fuori, avete una nuova forma e qual è la forma? Vi siete conformati allo stampo nel quale siete stati versati, e qual è quello stampo? È la forma della dottrina. Cosa significa? Vi siete conformati al modello della verità che è il Vangelo. Ora siete una statua vivente della realtà del Vangelo che grande concetto. Siete nuovi, completamente nuovi. L’insegnamento, e pensatelo in questo modo, l’insegnamento a cui vi sottomettete quando diventate cristiani vi imprime la sua immagine. Dovreste sapere che questo è un grande pensiero.

Avete mai notato – questo è vero in ogni ambito della vita? Le persone vivono nel modo in cui imparano a vivere, è vero. Le persone vivono nel modo in cui imparano a vivere. Venite alla Grace Church abbastanza a lungo, e vi verseremo nel nostro stampo. Lo faremo davvero. Ed andrete in giro rimbalzando come un piccolo “Gracite”, è così, succede! E va bene, perché Gesù ha detto: “Quando un uomo è pienamente discepolato, sarà come il suo maestro”. Va bene, va bene. Voglio dire, dopotutto, uscite da una certa famiglia e portate l’immagine di quella famiglia. Vi ha messi nel suo stampo, vero? Questo è esattamente ciò che dice Romani 12:2 quando afferma: “Non conformatevi a questo mondo”. Non lasciate che il mondo vi versi nel suo stampo. Siete stati versati nello stampo della sana dottrina riguardante il Vangelo, e lì siete stati raffreddati, e siete stati fatti emergere, e ora siete una realtà vivente. Ora siete di nuovo una statua di schiavo, ma siete schiavi di Dio. E solo Dio poteva fondere quella vecchia persona e riversare quegli elementi in un nuovo stampo per formare una nuova persona. Colui che una volta era impresso con la falsa dottrina ora porta il sigillo della vera dottrina di Dio, che bello!

E lasciate che faccia un passo in più. Dovete adattarvi alla forma, amici. Non diventate cristiani semplicemente fluttuando qua e là e credendo qualunque cosa vogliate. L’altro giorno ho partecipato a un pranzo dove ho parlato all’incontro del Full Gospel Business Men International, e dopo l’incontro un cert’uomo mi si è avvicinato e mi ha detto: “Sono stato in questo gruppo per molto tempo”, e ha detto: “Ti dirò come penso si arrivi a Dio”. E io ho detto: “D’accordo, dimmelo”. Lui ha detto: “Vedi, ci sono molti gradini”, e poi ha detto esattamente questo: “E lassù in cima c’è questa porta, e dietro di essa c’è questo tizio chiamato Gesù”, ed ha detto: “Quello che devi fare è cercare con tutte le forze di salire i gradini e attraversare la porta, sperando che questo Gesù ti lasci entrare”. E ha aggiunto: “Mentre sali le scale, ci sono tutti questi predicatori e movimenti che ti urlano contro, ma tu devi continuare a salire le scale, e io la chiamo la scala della speranza... e così è come la vedo io”.

Gli ho detto: “Signore, che Dio benedica il tuo cuore, lei non è un cristiano, e la sua scala è senza speranza. Deve dipendere da Gesù Cristo. Lei non sa nemmeno cosa significhi essere salvati”, vedete, non potete inventare il vostro stampo. Capite? C’è una sana forma di dottrina, l’insegnamento del Vangelo: credere nel Signore Gesù Cristo, confessare i peccati, affermare la Sua Signoria, la Sua morte, la Sua risurrezione. C’è un contenuto del Vangelo. C’è una forma, e se dovete emergere con l’immagine del servo di Dio e portare il Suo sigillo, sarete stati versati nel Suo stampo, mi capite?

Quindi, questa è l’affermazione della nostra posizione. Quando siete venuti a Cristo, siete stati fusi e versati in un nuovo stampo, e siete emersi come una nuova statua, una nuova immagine, e portate il sigillo di un servo di Dio. Non è meraviglioso? Perché avete obbedito quando la chiamata del Vangelo ha raggiunto il vostro cuore, ed è folle cercare di combattere la dottrina.

A proposito, la parola “obbedire” lì – non posso resistere, e credo che ci fermeremo a questo punto, ma non posso resistere. Non sintonizzatevi altrove. Non dovrei dirlo, ma la parola “obbedire” mi colpisce così fortemente. Nel caso non l’abbiate notato, è la quarta volta che la leggiamo in tre versetti. Esatto: “obbedire, obbedire, obbedire, obbedire, obbedire”. Vedete, questo è il concetto chiave: “l’obbedienza della fede”, quella è l’obbedienza al Vangelo. L’obbedienza della vita: è il cristiano che risponde alla Parola di Dio. Credere in Gesù Cristo è il primo atto di obbedienza, e poi diventa una vita di obbedienza, obbedienza, obbedienza, obbedienza. Non otteniamo mai la nostra indipendenza, amici. Mi sentite? Mai. Non arriviamo mai al punto, come fanno i ragazzi quando escono di casa, in cui possiamo decidere da soli. Siamo sempre sotto il Maestro. Siamo sempre sotto il Signore, e dobbiamo sempre obbedire.

E potrei suggerirvi che in questo concetto è racchiuso il cuore stesso della dottrina della salvezza, cioè che un cristiano è segnato da cosa? Dall’obbedienza. E se non obbedisci, non puoi essere un cristiano, indipendentemente da ciò che dici. L’obbedienza è l’espressione della fede. L’obbedienza dice: “Credo in Dio, credo nella Sua Parola, agirò di conseguenza”, ed ogni vera giustificazione produce obbedienza, e più a lungo viviamo con Cristo, più dovremmo diventare obbedienti.

Tito 2, lo avete letto di recente? Versetto 11: “La grazia di Dio, apportatrice di salvezza, è apparsa a tutti gli uomini”. E cosa ha fatto quando è venuta a noi? “Ci ha insegnato a rinnegare l’empietà e le passioni mondane e a vivere sobriamente, giustamente e in modo santo in questo presente secolo”, ecco cos’ha fatto. Versetto 14: “Gesù Cristo ha dato sé stesso per noi, affinché ci riscattasse da ogni iniquità e si acquistasse un popolo tutto suo, zelante nelle opere buone”. Non è meraviglioso? Siamo stati salvati per le opere buone. Siamo stati salvati per la purificazione, è molto semplice.

Pietro dice questo, dice in 1 Pietro 1:22: “Avendo purificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità”. Oh, è così bello. Vedete, quando siete venuti a Gesù Cristo, ha purificato la vostra anima. Siete diventati una nuova creazione e una vita di obbedienza è il risultato. Questo nuovo stampo implica un nuovo padrone, e lo dice nel versetto 18: “Siamo stati liberati dal peccato”, grande pensiero! Oh, non liberi dal peccare. Lo facciamo di tanto in tanto. Non liberi dalla tentazione, ma liberi dalla tirannia e dal dominio del peccato, dove non potevamo fare altro che peccare.

Voi potreste chiedere: “Vuoi dire che prima di essere cristiano tutto quello che facevo era peccato?” Esattamente! Tutto ciò che facevate era peccato. Anche le vostre buone azioni rientravano nella categoria del peccato perché non erano fatte per la gloria di Dio, e quando gli uomini fanno buone azioni solo per essere considerati buoni, questo è orgoglio, e l’orgoglio è peccato. Ciò che mi stupisce è quanto gli uomini amino la loro schiavitù. L’avete notato? Non sanno nemmeno di essere schiavi del peccato. Lo amano. Gli uomini amano le tenebre più della luce.

Ma voi siete stati liberati da ciò e siete diventati servi della giustizia. E questa è una trasformazione creativa, non solo una responsabilità etica. Ora siamo liberi. Ora, ascoltatemi molto attentamente, concluderò con questo pensiero. Siamo liberi per la prima volta nella nostra vita. Un peccatore non è libero. Tutto ciò che può fare è cosa? Peccare. Chi è l’unica persona che ha una scelta? Il cristiano. Quindi, per la prima volta nella vostra vita, siete liberi. Non liberi di fare il male. Oh no, no, lo avete fatto per molto tempo. Per la prima volta nella vostra vita, siete liberi di fare cosa? Il bene. Questa è la libertà cristiana. E le persone che vanno in giro dicendo che la libertà cristiana dà loro il diritto di fare il male non capiscono la libertà cristiana. La libertà cristiana, la liberazione dell’anima, significa che per la prima volta nella mia vita posso fare il bene! Pensiero meraviglioso. Bene, qui vediamo l’inizio, la posizione, la differenza tra il servo del peccato e il servo della giustizia. Uno non ha libertà. L’altro ha la libertà di fare il bene. Ora, la prossima volta vedremo il progresso di queste vite e la promessa. Uno termina nella morte e l’altro nella vita. Preghiamo.

Signore, Ti ringraziamo per il nostro tempo di insegnamento di stasera e Ti ringraziamo tanto, Padre, per la Tua grazia verso queste persone care nel salvarle. Grazie per la fame che hanno della Tua Parola. Sappiamo che questo non è intrattenimento, e sappiamo che è impegnativo, e che il corpo è stanco e la mente anche, a volte. E, Padre, Ti ringrazio per il loro amorevole supporto, per la loro fame della Tua Parola, che li porta a mettere da parte il tempo e a preparare il cuore e la mente per ricevere le cose profonde di Dio. E, oh Padre, benedicili, riempi la loro coppa con l’acqua di cui hanno sete. Riempi il loro stomaco spirituale con il cibo di cui hanno fame. Grazie perché siamo liberi dal peccato, per la prima volta liberi di fare il bene, liberi di fare la Tua volontà perché c’è un nuovo principio di vita in noi che produce giustizia. Grazie, Padre, perché non ci hai solo salvati e scritto il nostro nome in un libro, ma ci hai cambiati affinché possiamo godere della realtà di quella salvezza nella gloriosa libertà dei figli di Dio. E tutto questo ci porta a ringraziarTi per Cristo, il nostro Redentore. Preghiamo nel Suo nome. Amen

FINE

This sermon series includes the following messages:

Please contact the publisher to obtain copies of this resource.

Publisher Information
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969

Welcome!

Enter your email address and we will send you instructions on how to reset your password.

Back to Log In

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize
View Wishlist

Cart

Cart is empty.

Subject to Import Tax

Please be aware that these items are sent out from our office in the UK. Since the UK is now no longer a member of the EU, you may be charged an import tax on this item by the customs authorities in your country of residence, which is beyond our control.

Because we don’t want you to incur expenditure for which you are not prepared, could you please confirm whether you are willing to pay this charge, if necessary?

ECFA Accredited
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Back to Cart

Checkout as:

Not ? Log out

Log in to speed up the checkout process.

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize