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Questa sera continueremo il nostro studio di Romani, esaminando il capitolo 12 ed i passi molto pratici che abbiamo davanti e che credo il Signore userà in modo meraviglioso nella nostra vita se gli risponderemo in obbedienza. E di fatto è una specie di lista della spesa, presenta una cosa dopo l’altra, iniziando dal versetto 9 e giù fino al versetto 21. C’è una struttura e un certo ordine che vedremo man mano che procederemo, ma fondamentalmente è solamente un elenco dei doveri del cristianesimo pratico, di com’è che il Signore vuole che viviamo la nostra vita cristiana.

Ora lasciatemi dire, all’inizio, una cosa che spero vi aiuterà. Se, quando menzioniamo ciascuna di queste cose, che si susseguono piuttosto velocemente perchè qui ci sono più di venti esortazioni distinte, se, mentre le menzioniamo – e lo dico anche al mio stesso cuore – mi ritrovo colpito in modo piuttosto profondo dalla loro importanza ed urgenza e mi sento in qualche modo esposto per la loro mancanza nella mia vita, allora quella è l’azione diretta dello Spirito di Dio.

Ma ce ne saranno alcune che, quando le sentirete e ci penserete su per bene, e ovviamente vi presenteremo brevemente il significato di ciascuno di essi, ma alcuni non si presenteranno con grande difficoltà, non gli reagirete con un certo senso di grande convinzione e probabilmente è perchè si tratta di cose che già sono manifeste nella vostra vita. E credo davvero che, se appartenete al Signore Gesù Cristo e state camminando nello Spirito, queste cose saranno veraci nella vostra vita. Quindi non voglio che proviate un certo senso di sconfitta generale nel vostro cammino.

Ci potranno esser momenti in cui vi sentirete toccati, so che ci sono stati momenti nel mio studio, mentre stavo esaminando queste cose nel corso diq uest’ultima settimana, momenti nei quali alcuni mi hanno colpito più direttamente, altri non così direttamente, ma quando percepisco quelle cose che sono più dirette nella mia vita alle quali devo esserne sensibile, allora devo considerare il fatto che lo Spirito di Dio stia portando una certa convinzione nella mia vita e d’altra parte però, quando percepisco che alcune cose, forse, non mi parlano così fortemente, allora dovrò riconoscere che quello si tratta di qualcosa che lo Spirito di Dio ha già iniziato a compiere nella mia vita. E quindi ho una sorta di reazione mista all’esperienza d’imparare queste cose. Una è quella di riconoscermi colpevole, l’altra è quella di avere un senso di fiducia nel fatto che ciò che vedo Dio fare nella mia vita sta realmente accadendo, e questo è molto confortante.

Dovrei essere in grado di dire: “Ehi, io la penso così. Sono d’accordo con quello, la vedo così! Voglio vivere così! Vedo quello nella mia vita”, e credo, credo che lo scoprirete man mano che procederemo, quindi non aspettatevi di ricevere solamente condanne. Penso che qui troverete anche degli elogi. Penso che riuscirete a riconoscere di vedere certe cose nella vostra vita. Vedo che il Signore ha cambiato la mia vita da ciò che era naturale a ciò che è soprannaturale, e queste cose sono vere anche nella mia esperienza personale, e questo dovrebbe essere, in questo senso, un’esperienza molto gratificante, attraversare questa sezione di Romani capitolo 12.

Huxley, il grande romanziere inglese, una volta fece una dichiarazione interessante, disse: “Non ci vuole molto di un uomo per essere cristiano, ci vuole tutto”, ed Henry Drummond, che era un carissimo amico di D.L. Moody, in uno dei suoi messaggi disse: “Signore e signori, il biglietto d’ingresso al regno di Dio non è nulla, ma le quote annuali sono tutto”, la vita cristiana è un modo di vivere consumato. La vita cristiana è uno stile di vita tutto suo che disegna letteralmente i parametri di tutto il nostro vivere. Quando Gesù disse che “ci si entra tramite una porta stretta e ci si cammina per una via stretta”, intendeva dire proprio quello. La vita cristiana è molto definita. In un certo senso, non ha alcuna libertà, mentre in un altro senso ha una grande libertà. La nostra libertà è la libertà di fare ciò che è giusto. La nostra libertà è la libertà di onorare Dio. Il vincolo è che dobbiamo fare tutto ciò che ci comanda.

Quindi, in un certo senso, potremmo dire che Romani 12:9–21 è come se fosse la legge del Nuovo Testamento. Non è negoziabile. È la legge che siamo liberi di adempiere, e dico “liberi” perché, nella libertà dell’obbedienza, troviamo la nostra beatitudine. E sapete, studiando il capitolo 2 di Efesini, che siamo stati creati per le opere buone, che Dio aveva già prestabilito affinché camminassimo in esse, che siamo stati creati, come dice Paolo, “per manifestare i frutti della giustizia”. Quindi, la definizione della vita cristiana è che viviamo unicamente, ed i parametri, le mura e le linee della sua vita sono circoscritte, e sono tracciate da Dio stesso.

Quindi qui abbiamo alcuni principi per vivere la vita cristiana. In un certo senso, sono generali; in un altro senso, sono specifici. Sono generali, nel senso che possono toccare tutti i settori della vita. Sono specifici nel senso che devono essere messi in pratica in ogni episodio della vita, in ogni azione e reazione della vita. Ora, questo non è assolutamente esaustivo. Ci sono altre cose di cui siamo responsabili. Ci sono altri elementi del nostro stile di vita che Dio vuole che seguiamo che non sono elencati qui, ma questo è un campionario meraviglioso di cose che dovrebbero essere vere nella vita del cristiano.

Ed un’altra cosa da tenere a mente, è che la vita cristiana non è mistica. Non è una sorta di mentalità effimera, illusoria o soprannaturale che non può essere ricondotta alla vita reale, è di fatto pratica. Non è mistica. È molto pragmatica. Si tratta di pensare, parlare, agire e fare le cose in un certo modo, e questo è il modo in cui i cristiani devono vivere.

Ora viene presentata in una parte molto essenziale del libro di Romani, e la maggior parte delle persone pensano che la parte principale di Romani sia finita, ma non è così. Quando si superano i primi undici capitoli, e poi si passa la dedica gloriosa dei primi due versetti del capitolo 12 e forse si è anche delineata la grande sezione sui doni spirituali nel capitolo 12 dal verseto 3 all’8, le persone possono concepire la sensazione che quello sia il vero cuore del libro, ma non è così.

Il vero cuore del libro inizia qui, l’intento intero di quest’epistola era quello di esortare i credenti a vivere in un certo modo. I primi undici capitoli non erano altro che il fondamento di tale vita. Era il modo in cui Paolo voleva dire: “Guardate qui, qui ci sono undici capitoli di quello che Dio ha fatto per rendere il tutto possibile. Ora dedicategli la vostra vita”, capitolo 12, “Usail tuo dono al massimo delle sue possibilità e cominciate a vivere così”, e questo è davvero il messaggio di Romani e da qui in poi, fino alla prima parte del capitolo 15, ci troveremo di fronte ad alcune ingiunzioni molto pratiche per la vita cristiana: come vivere gli uni con gli altri in famiglia; come vivere con coloro che non fanno parte della famiglia; come rispondere a coloro che sono nemici personali dichiarati; come dovremmo reagire al governo; come dovremmo trattare coloro che sono più deboli di noi nella fede. E queste ingiunzioni pratiche nei capitoli 12, 13, 14 ed anche un po’ nel 15, sono davvero il punto di partenza di Paolo.

E ci si potrebbe chiedere: “Perché ha dedicato tanto tempo alle fondamenta?” Perché voleva stabilirle per bene, in secondo luogo perchè avevamo bisogno di conoscere la ricchezza della nostra salvezza ed in terzo luogo, perché dovrebbe renderci così infinitamente grati del fatto che il giusto modello di vita è una risposta molto ovvia e molto immediata a quanto si conosce. Cioè, voglio dire, se capirei quello che il Signore ha fatto per noi in Romani dall’1 all’11, mi sembrerebbe una cosa da poco quella di restituirgli l’amore che mi è stato dato in una vita d’obbedienza come indicata nei capitoli 12, 13, 14 e 15. Quindi, nel capitolo 12 al versetto 9, giunge ad un’elencazione di doveri cristiani, cose molto concrete e molto pratiche.

Ora, la sezione resiste ad una delimitazione rigida, lo fa veramente, dal versetto 9 al 21, è molto difficile tagliarla a fettine. Il modo migliore di spiegare la cosa, giusto per darvi una sorta d’illustrazione da tenere a mente è che si tratta di un cerchio in continua espansione. Inizia in modo piuttosto minuto, ma che diventa sempre più grande ed accoglie sempre più persone. Per esempio, il versetto 9, se lo guardaste, notereste che è molto personale, inizia con me stesso. Parla del mio amore, del mio odio verso ciò che è male ed il mio desiderio di tener stretto ciò che è buono, quello è tutto molto personale, è un impegno che devo prendere nel mio stesso cuore, quindi il cerchio inizia con me, e poi lo stesso inizia adallargarsi nei versetti che vanno dal 10 al 13.

“siate pieni di affetto gli uni per gli altri”, e poi continua parlando di preferenza reciproca e di zelo e fervore nel servizio al Signore. E così facendo allarga il cerchio fino ad includere il prossimo e contemporaneamente torna anche a parlare di cose che riguardano la vita personale, come nel versetto 12, “siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera”. Quindi il cerchio si allarga un pochino di più però non perde di vista me stesso, parla degli altri e del mio rapporto con loro e poi torna a parlare di me.

E nel terzo allargamento arriviamo al versetto 14, e dal 14 al 16, il cerchio si allarga oltre la famiglia di Dio, i miei fratelli e sorelle in Cristo, per accogliere tutte le persone in generale, sia che ci stiano perseguitando e quindi dobbiamo benedirle o che si stiano rallegrando, nel fatto che dobbiamo rallegrarci con loro o che piangano e siamo quindi chiamati a piangere con loro. E dobbiamo considerarli tutti allo stesso modo e non considerarci meglio di loro, versetto 16, e quindi, di nuovo, questo parla del mio orgoglio personale. Quindi c’è un senso in cui il cerchio si allarga ogni volta per abbracciare una nuova categoria di persone, ma si estende anche al prossimo.

E l’ultimo allargamento del cerchio viene dai versetti 17–21, e si estende fino a comprendere anche coloro che sono nostri nemici personali, dichiarati, che fanno cose contro di noi, al di là di una persecuzione generica di ciò che crediamo, ma che ci feriscono e ci fanno del male e peccano violentemente contro di noi. E lì ci vengono date istruzioni su come dovremmo reagire alla cosa: non restituendo male per male, non conservando vendetta nei nostri cuori, e così via... E di nuovo, ripeto, anche se il cerchio si allarga fino ad includere i nostri nemici più personali dichiarati, arriva anche a toccare gli atteggiamenti del nostro cuore ed il modo in cui dovremmo vivere, come imparare, nel versetto 18, a vivere in pace con tutti gli uomini. Quindi Paolo sta davvero afferrando alcune cose un po’ casuali, ma nella sua mente sembra proprio che stesse allargando ogni volta il suo cerchio di pensiero. E credo che questo sia il modo migliore di capire il flusso di questi versetti.

Ora posso promettervi una cosa, questa sezione non sarà molto profonda, nel senso che sentirete cose che vi solleticheranno le orecchie o che non avete mai sentito prima d’ora o che scoprirete chissà quale nuova verità. È una sorta di promemoria di cose che già conoscete e di molte cose che state già praticando, e con questo posso testimoniare del fatto che molte di queste cose son già all’opera nelle vostre vite e per le quali benedico Dio e lo lodo. Quindi, fate si che sia un momento d’incoraggiamento. Certamente, laddove necessario che ci sia convinzione, ma non frenate l’incoraggiamento man mano che vedete la manifestazione di queste cose nelle vostre stesse vite.

Cominciamo con il primo cerchio, che chiameremo “il personale”, “i doveri personali”, ed al versetto 9 ne indica tre. Infatti, sembra prediligere queste combinazioni a terzine. Ce ne sono tre nel versetto 9, tre nel versetto 11, tre nel versetto 12 e sembra che questo sia proprio il suo modo di pensare in questa sezione introduttiva.

Ma, comunque, nel versetto 9 si tratta di tre atteggiamenti molto personali, tre doveri fondamentali che si concretizzano nel modo in cui viviamo in relazione ai nostri schemi di pensiero personali. Versetto 9: “L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene”, difatto non ha bisogno di molta spiegazione, è molto, molto facile da capire, e deve esser così per assicurarsi di non perderne di vista il punto centrale.

Ma permettetemi di separare per un momento questi tre punti e di vedere se riesco a rafforzarli dandovi un’idea di ciò che la Scrittura dice al riguardo. Numero uno: “L’amore sia senza ipocrisia”, la cosa più grande nella vita di un cristiano qual è? L’amore. In 1 Corinzi, capitolo 13, Paolo dice: “Ora rimangono la fede, la speranza e l’amore, ma il più grande di questi”, cosa? “È l’amore” e lo sappiamo tutti.

Nel capitolo 13 di Romani, guardereste per un attimo al versetto 8. Paolo dice: “Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge”, poi al versetto 10, alla fine del versetto: “l’amore quindi è l’adempimento della legge”, e vi ricordate che il nostro Signore disse: “Se volete osservare tutta la legge di Dio, fate questo: Amate il Signore, vostro Dio, con tutto il vostro cuore, la vostra anima, la vostra mente e la vostra forza ed amate il prossimo come voi stessi”.

L’amore è la cosa più importante. Non ci sorprende quindi che Paolo cominci da qui e non ci sorprende nemmeno quando, in Galati 5, scrive del frutto dello Spirito quando dice che “Il frutto dello Spirito è”, e qual è il primo? “amore”, poi la gioia, la pace e così via... Tutto inizia con l’amore.

Il punto di partenza dell’esperienza cristiana è l’amore. Gesù, in Giovanni 13, disse ai suoi discepoli: “Dovete amarvi gli uni gli altri e da questo tutti sapranno che siete miei discepoli”. E scrisse ai suoi cari, nella Chiesa, e gli disse: “Prego che il vostro amore abbondi sempre di più”. L’amore è la cosa più grande. L’amore è la realtà suprema, e quindi inizia con il fatto che dobbiamo vivere vite d’amore.

In 2 Corinzi capitolo 6, un passo un po’ più oscuro e forse non così familiare come gli altri, ma ascoltate a quello che dice. Paolo sta parlando del suo ministero e dice d’essere un ministro di Dio, e poi inizia a descrivere il suo ministero: “con grande costanza nelle afflizioni, nelle necessità (o nei bisogni), nelle angustie, nelle percosse – il che si riferisce all’esser stato picchiato – nelle prigionie, nei tumulti – assalti che facevano spesso parte del suo ministero – nelle fatiche, nelle veglie – ovvero l’esser in guardia per la sua vita e la vita di altri – nei digiuni; con purezza, con conoscenza, con pazienza, con bontà, con lo Spirito Santo – e poi dice questo, e dovreste sottolinearla – con amor sincero; con un parlare veritiero, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra’... e così via.

In altre parole, inizia a descrivere il suo approccio al ministero, a descrivere il suo atteggiamento, uno di questi è “l’amore sincero” e quello è l’amore puro, amore, per dirla in termini di Romani 12:9, amore senza ipocrisia. Un amore che non è finto, un amore vero, genuino, e quello è il primo dovere del cristiano.

E vi ricordate di 1 Pietro 1:22? Paolo dice, em, Pietro dice: “Avendo purificato le anime vostre con l’ubbidienza alla verità per mezzo dello Spirito”, in altre parole, visto che siete stati redenti, questo dovrebbe esser il risultato: “il giungere a un sincero amor fraterno, amatevi intensamente a vicenda di vero cuore”.

In altre parole, il risultato della nuova nascita dovrebbe risultare in un amore genuino, un amore non ipocrita, e poi dice: “Amatevi con fervore gli uni gli altri” e qui Pietro usa una parola molto interessante, per “fervore”, o “con fervore”, o “intensamente” Pietro usa la parola ektenes, che si usa fondamentalmente in riferimetno allo stiramento di un muscolo, anche nei cavalli e potrebbe esser usato anche in un contesto umano per illustrazione ma è lo stiramento più intenso possibile di un muscolo che si allunga al suo limite più assoluto. E quella è la parola che sceglie, un termine anatomico che significa tendersi al limite nel dimostrare il proprio amore l’uno con l’altro visto che siamo nati di nuovo.

Ed il primo dovere fondamentale pratico del cristiano è l’amore. E vi ricordate di 1 Pietro capitolo 4 versetto 8? Quel versetto molto bello ed in un certo senso anche familiare che dice: “Soprattutto abbiate amore – stesso termine, “ektenes”, intenso gli uni per gli altri, perché l’amore copre una gran quantità di peccati”. L’amore ha modo di gettare una coperta sul male di qualcuno, non è vero? Ha modo di gettare una coperta sul torto di qualcuno, sulla colpa di qualcuno, sulle ferite di qualcuno e quindi l’amore è il punto di partenza.

Ma il tipo d’amore che vediamo nell’epistola di Pietro ed in 2 Corinzi 6, come vel’ho letto, così come qui, è un amore sincero, un amore che non è fasullo, un tipo d’amore che non è vago, superficiale, ma vero, genuino e profondo. Come disse D.L. Moody: “Ci sono molte persone che parlano di panna e vivono di latte scremato”, ma quello di cui sta parlando qui non è un tipo d’amore da “latte scremato”, è l’amore vero, l’amore cristiano che è purificato dall’auto–motivazione, dall’auto–realizzazione e dall’auto–accreditamento, un amore cristiano che ama puramente da un cuore puro per amor di Cristo, senza recite. E quindi dobbiamo amare con un amor puro.

Mi ricordo quando ero piccolo sentivo spesso persone dire: “Beh, si, amiamo tal dei tali nel Signore”, avete mai sentito dire una cosa del genere? “li amo nel Signore”, in genere quello significava, “personalmente non li sopporto per niente, però sono obbligato spiritualmente parlando”, è come se avessi un tubo che ti uscisse da qualche parte e potresti così spruzzarli via con amor divino, “Ecco, prendi questo, non è mio, ma te lo mando io, da parte di Dio”, ma non sta parlando di quello e non voglio prendermi il tempo di sviluppare una teologia biblica sull’amore ma credo sia sufficiente dire che è il tipo d’amore che raggiunge e soddisfa i bisogni altrui.

Gesù disse: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”, in Giovanni 13, e li aveva appena amati lavandogli i piedi sporchi. Loro avevano un bisogno, Lui la soddisfò, è una condiscendenza, però non lo è negativamente o sminuendo la cosa, è un abbassarsi al livello di colui che ha un bisogno e, francamente, non c’è niente di peggio, nel mondo del peccato, dell’ipocrisia. Il più grande peccatore che sia mai vissuto è stato il più grande a causa della profondità della sua ipocrisia, e quello era Giuda.

L’ipocrisia è il peccato più sgradevole e brutto di tutti, perché finge affetto ed è pieno d’odio. Nessun peccato è peggio dell’ipocrisia. Nessun vizio è più distruttivo dell’ipocrisia e nessuna virtù è più meravigliosa dell’amore. Quindi l’amore ipocrita è una combinazione incredibile di cui il teologo John Murray disse: “Se l’amore è la somma delle virtù e l’ipocrisia è l’epitome del vizio, quale contraddizione è quella di metterli insieme!” ai cristiani è comandato di vivere e praticare un amore puro, vero, genuino.

E suppongo che il modo migliore di definire la cosa, senza dilungarmi troppo, è quella di richiamare la vostra attenzione al capitolo 3 di 1 Giovanni al versetto 14, dove dice: “Sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita”, come facciamo a saperlo? Come facciamo a sapere d’esser stati salvati? “Perchè amiamo i fratelli”, perché c’è amore nel nostro cuore verso il popolo di Dio, “Ma colui che non ama il proprio fratello rimane nella morte”, poi, nel versetto 18, c’è una dichiarazione molto, molto importante: “Figlioli miei”, ed ecco la prova di un amore genuino, puro e fervente, dice questo: “Non amiamo a”, cosa? “a parole né in lingua, ma in”, cosa, “fatti e verità”.

L’amore genuino non si manifesterà in una sorta di sentimentalismo, ma in azioni di bontà, atti di cura, di soddisfar bisogni, di sostegno. Il dottor Barnhouse, il grande insegnante della Bibbia della Decima Chiesa Presbiteriana di Filadelfia, che ora è con il Signore, diceva spesso: “Il vero amore lascia il palcoscenico e cammina sulla strada della vita”, e l’antitesi di tutto questo è Luca 22:48, dove Gesù guarda a Giuda negli occhi e gli dice: “Mi tradisci con un bacio?” E lì usò un termine per “bacio d’amore”.

Il primo dovere cristiano, il dovere cristiano supremo è quello di vivere una vita d’amore privo d’ipocrisia, onesto, legittimo, genuino e veritiero, che si manifesta in un servizio disinteressato e sacrificale verso coloro che hanno bisogno. E vi ricordate quando al Signore, dopo aver detto: “Amate il prossimo tuo come voi stessi”, gli venne posta la domanda: “Chi è il mio prossimo?” e Gesù raccontò la storia di un uomo che giaceva sulla strada, vi ricordate? Sulla via verso Gerico. Ed il senso della storia era che chiunque si trovasse sul tuo cammino con un bisogno era la persona alla quale bisognava dimostrare il proprio amore. La responsabilità primaria è l’amore.

Infatti, vi ricordate la lettera dell’apostolo Paolo ai Corinzi nella quale disse: “Non vi manca alcun dono”? E nel capitolo 12 descrive tutti i doni spirituali e spiega come devono operare. E dopo tutta quella descrizione dei doni spirituali nel capitolo 12, arriva all’ultimo versetto e dice: “Ma io vi mostro una” cosa? “un modo più eccellente”, in altre parole, un modo che è persino migliore dell’uso dei doni spirituali e da lì passa direttamente al capitolo 13 ed inizia quella descrizione monumentale dell’amore che tutti noi conosciamo così bene: “Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo. Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla. Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente”, in altre parole, tutto, senza l’amore equivale a cosa...? Nulla. Niente.

Quindi, la priorità è sull’amore, e la cosa deve iniziare nei propri rapporti con la propria famiglia, con i propri amici, con la propria chiesa, con tutte quelle persone che fanno parte del nostro giro d’amicizie ed influenza. I cristiani dimostreranno al mondo la genuinità del loro cristianesimo tramite la genuinità del loro amore, non è forse vero? “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli”, disse Gesù in Giovanni 13, “se avrete amore gli uni per gli altri”.

Non mi dimenticherò mai una donna che venne in questa chiesa, andò alla sinagoga che si trova nell’altra via per ricevere consulenza e non volevano neanche aiutarla con i suoi problemi matrimoniali perché non aveva pagato le sue quote e quindi era arrabbiata, e questo è di qualche anno fa, ma camminò in fondo alla via e trovò l’altro edificio religioso più vicino per esser aiutata, e noi eravamo il luogo più vicino, perchè questo accadde prima che i buddisti si fossero stabiliti guù all’angolo e quindi venne da noi ed iniziò a camminare sul campus, era domenica e stava venendo giù lungo il marciapiede.

E non so veramente se volesse entrare o meno, ma quando capì dove si trovava, faceva già parte di un gruppo, si trovò nel luogo giusto, venne a Cristo, potrebbe anche esser qui tra noi stasera, ma venne a Cristo e più avanti mi raccontò la sua testimonianza e mi disse: “Ero così arrabbiata che non volevano offrire consulenza e quindi venni qui – e disse – te lo devo dire, la cosa mi ha cambiato la mia vita” e le chiesi: “Beh, ti è piaciuta la funzione di quel giorno?” e lei disse: “Non mi ricordo neanche quello che hai detto. Non mi son neanche resa conto che tu fossi lì ero sopraffatta dall’amore che queste persone avevano l’una per l’altra. Era tutto così estraneo a qualsiasi cosa avessi mai sperimentato, ed è stato quello a portarmi al mio Messia”.

E quel tipo di storia può essere raccontato più e più e più volte ancora. Se pensate che il mondo non stia cercando l’amore, ascoltate alle canzoni che ci sono alla radio. Non sono altro che un flusso costante di persone che gridano alla ircerca di un amore significativo che non può essere trovato a livello umano, non nella dimensione che stanno cercando loro. Abbiamo la cosa più grande da offrire al mondo quando offriamo loro l’amore.

Ebbene, una seconda cosa che dice nel versetto 9 – ora non preoccupatevi, non ci spingeremo giù fino al versetto 21, potete rilassarvi. Solo perché stamattina ho trattato 16 versetti non significa che lo succederà ancora, ma penso che arriveremo almeno al versetto 9, che ne pensate? Va bene?

Ma nel versetto 9, la seconda cosa che dice è: “Aborrite il male”, “Aborrite il male”, è semplice, no? Ovviamente segue la prima: “Se ami Dio con tutto il cuore ed ami il tuo prossimo ed i fratelli, allor aborrirai ciò che è male”, perché il male macchia la comunione. Come posso dire di amarti e tollerare il peccato? Non posso! Perché il peccato distrugge il rapporto che ho con voi ed il rapporto che avete con me. Il peccato è un’invasione disastrosa di una relazione amorevole. Quindi chi ama veramente deve aborrire il male. Infatti, nel Salmo 97:10, c’è una parola meravigliosa e semplice che dice: “Voi che amate Iavè aborrite il male”, “Voi che amate Iavè aborrite il male”, le due cose sono assolutamente opposte. Vedete, Dio è troppo santo per tollerare il peccato. Il peccato è l’antitesi di Dio.

Permettetemi di darvi un breve sguardo alla dottrina di Dio. La caratteristica essenziale di Dio è la sua santità. Egli è “santo, santo, santo”, questa è la definizione più distintiva di Dio, e ciò che significa esser santo è esser separato, e quello significa che Dio è assolutamente diverso da noi, non è come noi! Ed il motivo per cui non è come noi è perché è santo senza, cosa? Peccato. Ed è la sua assoluta assenza di peccato che equivale alla sua assoluta alterità, alla sua assoluta diversità da noi, se potessimo dirla così.

Quindi Dio, è un Dio di purezza ed assenza di peccato totale, assoluta ed eccezionale. Di conseguenza, non può guardare il male, e non può tollerarlo, e colui che conosce veramente l’amore di Dio e che a sua volta ama Dio dovrebbe abborrire il male. E vorrei che notiate il fatto che lì dice, con l’uso dell’imperativo al presente, dice: “Siate continuamente o aborrite costantemente ciò che è male”, odiate costantemente ciò che è male, è un termine molto forte.

Il male non è qualcosa che possiamo tollerare a qualsiasi livello. Il male è qualcosa che dobbiamo aborrire con passione. Non ci può esser alcuna tregua con il male. Non ci può essere alcuna tolleranza minima del male. Dobbiamo costantemente odiare ogni cosa e tutto ciò che è malvagio. Ascoltate al Salmo 101, che fondamentalmente è un salmo che richiede questo: “Canterò la bontà e la giustizia; a te, o Signore, salmeggerò. Avrò cura di camminare nell’integrità”, dice Davide: “quando verrai a me? Camminerò con cuore integro, dentro la mia casa. Non mi proporrò nessuna cosa malvagia; detesto il comportamento dei perversi; non mi lascerò contagiare”, cioè l’allontanarsi dalla parola e dalla volontà di Dio, “Allontanerò da me il cuore perverso; il malvagio non voglio conoscerlo Sterminerò chi sparla del suo prossimo in segreto; chi ha l’occhio altero e il cuore superbo non lo sopporterò. Avrò gli occhi sui fedeli del paese per tenerli vicini a me; chi cammina per una via irreprensibile sarà mio servitore. Chi agisce con inganno non abiterà nella mia casa; chi dice menzogne non potrà restare davanti ai miei occhi. Ogni mattina sterminerò tutti gli empi del paese per estirpare dalla città del Signore tutti i malfattori”.

Ragazzi, Davide è davvero convinto, no? Sta dicendo: “Signore, camminerò in modo integro. Conserverò un cuore puro. Eliminerò il cuore perverso e quando incontrerò un uomo perverso, lo allontanerò dalla mia presenza. Quando incontrerò un uomo ingannevole, lo allontanerò dalla mia vita. Quando incontrerò un uomo bugiardo, lo caccerò dalla mia casa. Non avrò nulla a che fare con la malvagità. Non voglio avere nulla a che fare con persone malvagie”, in altre parole, Davide sa che non si possono fare accordi con il male. Bisogna fuggire. Non si può tollerare. Deve essere costantemente aborrito e quindi dice: “Farò tutto il possibile per eliminare questo popolo”. “Eliminare o tagliare” è un’antica espressione ebraica che significa uccidere, eliminerò la malvagità, eliminerò i malfattori”, dice.

E vi ricordate cos’è che disse il nostro Signore in Matteo 18? Disse: “Se il tuo occhio destro ti porta a peccare, cosa devi fare? “Strappalo via”. Se la tua mano destra ti porta a peccare, tagliala”, e quello che il Signore stava dicendo lì era fondamentalmente una sorta di dichiarazione proverbiale, una dichiarazione di grande esagerazione verbale per affermare qualcosa no? E quel qualcosa era questo: bisogna affrontare il peccato drasticamente. Bisogna affrontare il peccato con intenzionalità radicale, perché il peccato è una realtà così terribile e contraria a Dio.

Vi ricordate Proverbi 8:13? Mi ricordo di averlo imparato da bambino, avevo imparato due versetti dai Proverbi, Proverbi 9:10, e me li ricordo dalla mia infanzia, “Il principio della saggezza è il timore del Signore, e conoscere il Santo è l’intelligenza”, “Il principio della saggezza è il timore del Signore”, il rovescio della medaglia è Proverbi 8:13: “Il timore del Signore è odiare il male”, il timore del Signore è amare la saggezza ed il timore del Signore è odiare il male. “io odio la superbia, l’arroganza, la via del male e la bocca perversa”, li odiate? Odiate l’orgoglio? Odiate l’arroganza? Odiate le vie malvagie degli uomini? Odiate la bocca perversa? O vi siete abituati alla perversione dalla bocca delle persone? Vi siete abituati ad uno stile di vita perverso? Lo tollerate? Non vi sentite a disagio in sua presenza? Potete sopportarlo quando vi trovate in compagnia di qualcuno che sta vivendo una vita perversa, la cui bocca dice cose perverse, il cui cuore è pieno d’orgoglio ed arroganza, oppure trovate che quelle cose siano così odiose che, come Davide, siete pronti a dire: “Son disposto a cacciar via questa persona dalla mia presenza! Perché non posso essere vittima dell’abbattimento delle norme sacre della mia vita?”

Permettetemi di mostrarvi un altro versetto che potrebbe parlarvi di questo problema. Giuda, quella piccola epistola che precede il libro dell’Apocalisse, al versetto 23 è una dichiarazione molto, molto potente e forte, e dice, al versetto 20, che dobbiamo edificarci sulla nostra santissima fede. E poi nel versetto 21 dice: “Conservatevi nell’amore di Dio”, in altre parole, mantenetevi immersi nell’amore di Dio. Continuate a vivere una vita di santità, una vita d’amore.

E quando vi rivolgete a noi, versetto 22: “Abbiate pietà”, quando vedete persone in difficoltà, siate compassionevoli ed il versetto 23 dice: “E salvate il prossimo con timore”, in altre parole, quando tendete la mano per redimere il peccatore, fatelo con un senso di timore, perché? “strappandoli dal fuoco; odiando perfino la veste contaminata dalla carne”, e la parola “veste” qui, è una parola interessante. È la parola che ha a che fare con “la veste interiore”, l’indumento intimo, per così dire – il chitone che veniva indossato accanto alla pelle, la veste interiore, il simbolo di tutto ciò che tocca la carne.

E quello che Giuda sta dicendo è che quando si va nel mondo per raggiungere qualcuno per Cristo, quando ci si mette in contatto con loro evangelizzando, bisogna rendersi conto che è necessario avere timore sano e che bisogna odiare tutto ciò che è anche solamente macchiato, che è anche solamente toccato dalla contaminazione del mondo. Quindi lo si deve strappare come si farebbe con un crusco dal fuoco, per evitare che anche le nostre vesti ne siano macchiate o contaminate.

È un avvertimento molto serio! È come per quelle persone che lavorano negli ospedali, che sono molto sensibili al nuovo ceppo di malattia che chiamiamo “AIDS” e che sappiamo esser infettivo e mortale, che hanno a che fare con le persone che ne sono affette e che tuttavia vivono nel timore delle conseguenze che ne derivano dall’avvicinarsi a tale malattia. E quindi questo è lo stesso nella dimensione spirituale. Aborriamo il peccato ed odiamo chiunque sta vivendo una vita di sfida contro Dio, nel senso che odiamo il suo peccato pur amando loro come persone perdute. E quando ci avviciniamo a quelle persone, dobbiamo farlo con un grande senso di timore, per evitare di essere macchiati dal loro peccato, per evitare che, avvicinandoci a loro così tanto, un po’ dell’inquinamento della loro vita ci macchi anche a noi, un po’ dell’infezione della loro malattia ci contagi.

Sembra che ci fosse un uomo che viaggiava con l’apostolo Paolo che non era in grado di affrontare questo problema. Si chiamava Demas e, sebbene fosse vicino a Paolo, il migliore degli uomini, lo abbandonò perché amava – cosa? – “questo mondo presente”. Non poteva essere un missionario efficace. Non poteva essere un evangelista efficace perché, quando si avvicinò al sistema, questo suscitò in lui tutto il peggio ed invece di esser lui a cambiare il sistema, esso cambiò lui.

E quindi aborriamo il peccato perché sappiamo cosa può fare, quanto può essere contaminante. Proprio come disse un autore molto tempo fa, “la nostra unica sicurezza contro il peccato è quella di esserne scioccati, e quando smettiamo di esserne scioccati, non siamo più al sicuro contro le sue incursioni nella nostra coscienza”. Ed oserei dire che, nella società in cui viviamo, è difficile rimaner scioccati da qualsiasi peccato, non è vero? Ci siamo così abituati, ma dobbiamo invece aborrirlo. Questa è la parola della Scrittura per noi.

Ora, voglio indicare due altri passi, ce ne sono così tanti, potremmo vedere Amos 5:15, dove Amos dice: “Odia il male ed ama il bene”. E vi ricordate di Michea? Michea predicò il giudizio contro i capi d’Israele nel capitolo... mmm credo – non ricordo esattamente il capitolo – ma disse questo: “Il problema con voi è che odiate il bene ed amate il male”, avevano invertito la cosa. In 1 Tessalonicesi vi ricordate al capitolo 5 versetto 22? Sono sicuro che vi ricordiate: “Astenetevi da ogni”, cosa? “apparenza di male”. E non è – non è l’idea che qualcosa sembri essere male ma non lo è, quello che intende dire è che non appena il male si presenta, scappate! Andate via! Non rimanete lì. Quando sentite una bocca perversa o vedete un modo di fare malvagio, andatevene. Non appena appare, andatevene via e non rimanete lì a lungo per capire se è empio o no, se c’è qualche dubbio sulla cosa, andate via.

Volete sentire una delle più belle descrizioni del Salvatore in Ebrei 1? Versetto 8? “Parlando del Figlio disse”, questo è il Padre che parla al Figlio: “«Il tuo trono, o Dio, dura di secolo in secolo, e lo scettro del tuo regno è uno scettro di giustizia. Tu hai amato la giustizia e hai odiato l’*iniquità; perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni»“, Gesù è stato innalzato al di sopra di tutti perché aveva un amore puro per la giustizia ed un odio puro verso il male. Ogni cristiano deve vedere la bellezza infinita della santità e la dannosità infinita del peccato.

Ora, come facciamo a sapere cosa intende con “male”? Beh, non è difficile da capire, dovrebbe esser una cosa ovvia, ma giusto nel caso vi siete bloccati alla definizione, lasciate che vi suggerisca un paio di cose; tornate per un momento al libro dei Proverbi, capitolo 6, e cerchiamo di scoprire un po’ cos’è che odia il Signore, va bene?

Egli odia il male, però scopriamo un po’ cos’è che odia e, qui in Proverbi 6, ci viene dato uno spunto su quello, a partire dal versetto 16: “Sei cose odia il Signore, anzi sette gli sono in abominio”, ci sono sette cose specifiche che il Signore odia, “Uno sguardo orgoglioso/occhi alteri”, odiate l’orgoglio? Lo odiate davvero? “Una lingua bugiarda, le mani che spargono sangue innocente, il cuore che medita disegni iniqui, o piani malvagi. Piedi che corrono frettolosi al male, il falso testimone che proferisce menzogne, e chi semina discordie tra fratelli”.

Ora il Signore odia l’orgoglio, odia la menzogna, odia gli omicidi, odia piani malvagi di qualsiasi tipo, atti immorali, i piedi che corrono avidamente verso il male che tramano. Odia coloro che dicono il falso e coloro che creano discordia, disunione, tumulti e problemi vari. Queste sono le cose che il Signore odia, e ci potrebbero esser altri elenchi per sottolineare le stesse cose da punti di vista diversi,

ma per un momento, andate al primo capitolo d’Isaia e qui vedremo un’altra prospettiva su questo tema. Il Signore sta condannando il suo popolo e sta portando il giudizio contro Giuda e Gerusalemme. Al versetto 12 si legge: “Quando venite a presentarvi davanti a me, chi vi ha chiesto di contaminare i miei cortili?” – chi è che vi ha chiesto di venire? – v’immaginate questo? Dio chiede al Suo popolo: “Chi è che vi ha chiesto di venire? Vel’ho forse detto io di venire?”

L’implicazione è che nessuno gliel’aveva chiesto, nè lui, nè alcun altro. “Smettete di portare offerte inutili; l’incenso io lo detesto; e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocare riunioni, io non posso sopportare l’iniquità unita all’assemblea solenne”. L’anima mia odia i vostri noviluni e le vostre *feste stabilite; mi sono un peso che sono stanco di portare. Quando stendete le mani, distolgo gli occhi da voi; anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue. Lavatevi, purificatevi!”

Sapete cos’è che odia Dio? La falsa religione. La falsa religione. Non è difficile capire quale sia il male che Dio odia, e chiunque voglia vivere la vita cristiana inizia con un dovere pratico molto semplice, che è quello di odiare il male e di odiarlo costantemente, di odiarlo in ogni forma e di odiarlo non solo quando è in piena regola, ma anche quando comincia ad apparire, di odiarlo e di astenersi da esso, di starne lontano e di non far nulla che possa nemmeno esser scambiato per male. Non c’è alcun posto per quello, e mi rattrista il cuore sapere che, nella nostra società, le persone vengono fondamentalmente intrattenute dal male. Nessuno è veramente obbediente a questo – e questo è un commento importante – nessuno è veramente obbediente a questo comando se teme solamente le conseguenze del male, mi avete sentito? Nessuno è veramente obbediente a questo comando se teme solamente le conseguenze del male.

Il problema non è la conseguenza che ne deriva. Un uomo veramente buono odia appassionatamente il male per quello che è, non per quello che potrebbe succedere di conseguenza. Lo odia perchè è quello fa parte della sua natura santa. Lo odia perché Dio lo odia e lui ama Dio, e ci sono persone che non odiano il male. Odiano il doverne affrontare le conseguenze, e questo è molto infantile, molto immaturo, molto egoista e non è affatto il motivo che dovrebbe esserci nel cuore di un credente. Un uomo buono odia il male, non perché teme le conseguenze, ma perché ama la santità.

E poi dice, alla fine del versetto 9, “attenetevi fermamente”, la parola usata lì è lo stesso termine per: “dipendete”, è il termine kollaō usato per parlare di un legame matrimoniale, è lo stesso termine per comunicare l’esser “incollato”, “attenetevi fermamente al bene”, rimanete attaccati a ciò che è buono, non lasciatelo mai, non separatevene da esso. Ci sono tutte queste colle che son per noi di grande illustrazione. Ogni tanto li si vedono riversare una goccia di colla su un pezzo di metallo, ce ne appoggiano un altro su di esso e con quello riescono a sollevare un camion intero. Quella è l’idea, l’esserne incollati.

L’esserne legati, incastrati a ciò che è buono, agathos, intrinsecamente buono, genuinamente buono, qualitativamente buono. E non è forse questo che ha detto il salmista nel Salmo 1? “Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma sulla via dei peccatori nè si siete in compagnia degli schernitori”, mamma quello è un versetto così profondo. L’avevate notato? “Beato l’uomo che non cammina tra gli empi, che non si ferma sulla via dei peccatori, nè si siede sul seggio degli schernitori”, e quello è esattamente quello che succede: Prima si cammina, poi ci si ferma a vedere cosa sta succedendo e ben presto ci si siede in loro compagnia.

Beato l’uomo che non fa nulla di tutto ciò, “Ma il cui diletto è nella legge del Signore e su di essa egli – cosa fa? – ci medita giorno e notte”, aborrire il male ed amare il bene; odiare il male ed amare ciò che è buono. Filippesi ci dice come farlo: “Quindi, fratelli”, 4:8 di Filippesi, “tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtú e qualche lode – cosa? – siano oggetto dei vostri pensieri”, qual è la chiave? “siano oggetto dei vostri pensieri”, “siano oggetto dei vostri pensieri”. È così che ci si attacca a ciò che è buono.

Ora, questo era il cuore di Paolo. Seguitemi indietro per un momento e permettete che vi rinfreschi la memoria in Romani 7, dove troviamo l’atteggiamento del cuore di Paolo. Per me è molto interessante quello che dice al versetto 15, qui era credente e dice: “Poiché, ciò che faccio, io non lo capisco”, non è vero anche per voi? A volte commettete un qualche peccato, forse un peccato d’attitudine, d’espressione, un peccato d’indifferenza, e vi dite: “Non capisco. Lo odio! Odio questa cosa che c’è in me. E non solo la odio in altri, ma la odio in me stesso”, per lo meno, questa è la mia reazione, e così lo era anche per Paolo. “Quello che faccio non lo capisco! Perchè mai lo faccio?” “infatti non faccio quello che voglio, ma faccio – che cosa? – quello che odio”.

Questo è il fattore migliore che conosco per indicare un vero cristiano. Un vero cristiano è colui che odia il male ed ama la giustizia, quello è il segno. Non è se avete, tra virgolette, preso una decisione, ma se amate la giustizia ed odiate il male. Oh, si può amare la giustizia ed odiare il male seppur commettendolo comunque, non è vero? É quello che sta dicendo qui Paolo: “Non capisco. Perché faccio ciò che odio?”, dice. “Non è da me. Non è quello che voglio fare”.

Il versetto 17 dice: “ma è il peccato che abita in me”, ed è per questo che dice: “Me infelice! Chi mi libererà da questo disastro?” Cioè penso che ognuno di noi, come cristiani, possa identificarsi con questa lotta. Amate la rettitudine. Amate le cose di Dio. Non vi piace aver un atteggiamento d’amarezza o l’esser troppo critici, giudicanti, condannanti, scortesi, non vi piace riempire la vostra mente ed i vostri occhi di cose che non dovreste vedere. Non vi piace pensare cose che non dovreste pensare o esser orgogliosi ed egocentrici. Non vi piace essere indifferenti e vi dite: “Odio questa cosa qui, perchè mai lo faccio?” E vi dite, con Paolo in preda alla frustrazione: “È il peccato che dimora in me”. Non è quello che desidero veramente. È il peccato che si trova in me! E quindi dite: “Me infelice! Chi mi libererà da questo disastro?” E vi affidate ancora di più allo Spirito Santo, spero, affinché operi in voi ciò che è giusto, ma anche al di là di quello, desiderate quel gran giorno quando sarete infine liberati da questo pasticcio, non è vero? Quando perderete la carne, il peccato ed andrete a stare con il Signore.

Ed in Romani 8, dice: “Aspettiamo il giorno in cui saremo redenti non solo nell’anima ma anche nel corpo. Attendiamo la redenzione del nostro corpo, la gloriosa liberazione dei figli di Dio”, e quando Paolo dice: “quando questo corpo mortale indosserà l’immortalità e questo corpo corruttibile sarà rivestito di un corpo incorruttibile e saremo come Cristo”.

Quindi Paolo ci aiuta a capire che dobbiamo essere caratterizzati come persone che, nel nostro io più profondo e più vero, odiano il peccato ed odiano il male, anche se a volte facciamo le cose che odiamo. E questo è il miglior test che conosco da praticare per capire se siamo o no nella fede. Quando peccate, lo odiate? È l’inclinazione del vostro cuore quella di fare ciò che è giusto e, quando invece fate ciò che è male, c’è qualcosa che detestate ed odiate e che volete eliminare? Questo è il segno che Paolo dice esser il principio del dovere cristiano.

Quindi, prima di tutto, noi amiamo senza ipocrisia. In secondo luogo, odiamo ciò che è male ed in terzo luogo, ci aggrappiamo a ciò che è buono. E Paolo lo dice nel versetto 19 di Romani 7, “Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio”, ma quello che dice è: “Infatti il bene che voglio”, vuole attenersi a ciò che è buono. Vuole aderire a ciò che è buono. A proposito, qui non c’è alcuna neutralità, non c’è alcuna via di mezzo. O ci si attiene a ciò che è buono, o ci si muove verso ciò che è male.

Voi potreste dire: “Beh, come faccio a sapere ciò che è buono?” Beh, quello è abbastanza facile, dove sono le cose buone? Sono nella Parola di Dio. Se studiaste la Bibbia, scoprireste ciò che è buono. Un uomo mi ha detto, questa settimana, ha detto: “Sono venuto a Cristo ma”, ha detto, “ho così tanta spazzatura nella mia mente. Come faccio a sbarazzarmente? Come faccio a ripulirmi la mente?” Ed io gli ho detto: “Beh, devi essere riprogrammare la cosa. Vedi, sei stato programmato per molto tempo ed il tuo cervello è pieno di sporcizia, e deve esser riprogrammato, dev’esser completamente lavato. E l’unico modo per poterlo fare è purificandolo/lavandolo con la Parola, non è vero?

Un altro elemento di conoscenza di ciò che è buono si trova nel capitolo 12 versetto 2, dice: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente”, ed è quello che sto dicendo. Man mano che vi allontanerete da questo mondo e vi saturerete con la Parola di Dio, avrete una mente rinnovata e sarete in grado così di provare cos’è quel bene e quella volontà di Dio tanti gradita e perfetta. Saprete ciò che è buono quando inizierete a riprogrammarvi e a saturarvi nella Parola di Dio, perché non solo riceverete la Parola di Dio, ma chi è colui che v’insegnerà nello studio? Lo Spirito Santo.

Beh, queste sono un po’ le basi che volevo coprire questa sera. Il dovere cristiano inizia con un amore puro, un odio per il male ed il rimanere attaccati a ciò che è buono, è molto semplice, non è vero? Voglio dire questi sono i minimi irriducibili dell’esperienza cristiana e so che, in molte delle vostre vite, forse nella maggior parte delle vostre vite, se faceste un piccolo inventario spirituale in questo momento, direste: “Sì, amo i fratelli”, vi rendete conto che una persona che viene qui a Grace e però non conosce Gesù Cristo non sente quella stessa affinità, quell’amore e quello spirito di sacrificio verso il popolo di Dio? Piuttosto, probabilmente avrebbe una sorta di – non solo indifferenza, ma anche un po’ di risentimento tra quella persona e questa comunità.

Quindi, se nel vostro cuore sentite un amore, se sentite gioia quando siete con il popolo di Dio, se volete tendere la mano a coloro che sono nel bisogno, quella è l’indicazione che state percorrendo il cammino del dovere cristiano. E se, guardando la vostra vita, potete identificarvi con la lotta dell’apostolo Paolo e dite: “Sì, voglio aggrapparmi a ciò che è buono, anche se non lo faccio sempre. Si, odio ciò che è male anche se a volte lo compio”, ma se i desideri più profondi del vostro cuore sono quelli di amare il popolo di Dio, di fare il bene e di rifuggire dal male, siete sulla strada giusta. E tutto quello che dovete fare è continuare su quella strada per gratitudine verso ciò che il Signore ha fatto per voi, non è forse quello che disse Paolo?

Sulla base delle misericordie di Dio, capitolo 12 versetto 1, presentate il vostro corpo come sacrificio vivente e andate avanti. E cosa significa? Significa iniziate ad amare al massimo delle vostre capacità con la forza dello Spirito, iniziare a odiare ciò che è male costantemente come modello di vita ed aggrapparsi strettamente a ciò che è buono e non lasciatevi mai macchiare da ciò che è male e quindi vivete tutta la vostra vita con un senso di paura per non avvicinarvi troppo a quello, perché vi macchia profondamente e disastrosamente. Ebbene, questo è un buon inizio, ed il prossimo giorno del Signore ci occuperemo di una parte più ampia. Inchiniamoci in preghiera.

Ti ringraziamo, Padre, stasera, per averci ricordato alcune di queste cose fondamentali. Ho bisogno di ricordarle, così come tutti noi, e questo è ovvio da tutte le volte che abbiamo fallito. Non abbiamo amato come dovevamo. Non abbiamo odiato il male. Ci siamo abbandonati ad esso in un modo o nell’altro. Non ci siamo aggrappati a ciò che è buono, ci siamo lasciati andare al bene a favore di ciò che è male.

Padre, ti ringraziamo per il tuo perdono. Signore, vogliamo vivere la vita che ti compiace. Vogliamo fare le cose che ti danno gloria. Vogliamo onorare il tuo nome benedetto e quindi, Padre, ti preghiamo di aiutarci ad imparare ad amare, non con le nostre forze, ma di amare con l’amore che è stato sparso nei nostri cuori, il tuo amore; affinchè impariamo il significato dell’odio verso il male, di odiare persino la veste macchiata dalla carne, evitare qualsiasi cosa che la sfiori. E, Padre, fà che impariamo anche ad aderire strettamente a ciò che è buono, donaci un grande amore per le cose buone, per le cose rette, e giuste affinchè Cristo sia innalzato in noi.

Con il capo chino per un solo momento, vorreste semplicemente, mentre abbiamo iniziato a guardare queste cose pratiche, fare un patto nel vostro cuore con il Signore che vi porti a desiderare questi tre elementi molto personali del comportamento cristiano e che il Signore vi porti a produrli in tutta la loro pienezza nella vostra vita, impegnatevi semplicemente al Signore in questo senso.

FINE

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