Apriamo la nostra Bibbia questa sera a Romani capitolo 12 e ci accingieremo a rivedere questo passo sugli aspetti pratici della vita cristiana. Non abbiamo fretta di ripercorrerlo, perché vogliamo prestare molta attenzione a ciascuna delle ingiunzioni, dei comandi, dei principi di vita cristiana che Paolo ci offre nei versetti che vanno dal 9 al 21 e torniamo a questa sezione meravigliosa e questa è la terza parte dello sguardo ai doveri del cristianesimo pratico.
Lenin, responsabile del comunismo filosofico, disse: “Con un pugno di persone impegnate a darmi la loro vita, potrò controllare il mondo intero”, fine della citazione. E si propose davvero di realizzare quell’obiettivo, che è ancora in fase di realizzazione, almeno dal punto di vista di molti comunisti. Quello che stava dicendo era questo: ‘Il mondo appartiene a coloro che osno disciplinati. Il mondo appartiene alle persone dedicate. Appartiene alle persone dedicate che son pronte a rinunciare alla propria stessa vita per una causa specifica alla quale credono’.
Ed è proprio vero, il mondo appartiene alle persone disciplinate. E suppongo che sia questo il motivo per cui, una considerazioned della cultura americana contemporanea, e di fatto, anche quella di gran parte del resto del mondo, sia così spaventoso, anche nel rendersi conto che, per la maggior parte, stiamo perdendo di vista la necessità della disciplina personale, dell’autodisciplina personale. La nostra società di oggi è caratterizzata dal relax e dalla ricreazione. Diciamo che siamo molto stressati. Diciamo che stiamo vivendo a ritmi così veloci che molti di noi finiscono negli ospedali psichiatrici, assumono droghe e si suicidano, ma questa è in realtà l’attività frenetica di coloro che non sono disciplinati.
Una vita correttamente disciplinata non è fuori controllo. Una vita fuori controllo è una vita indisciplinata. E molto spesso la mancanza di disciplina e lo stile di vita fuori controllo sono il risultato di uno sforzo piuttosto appassionato verso l’auto-miglioramento, l’auto-realizzazione, il successo personale, il denaro, le cose materiali, qualcosa di più di ciò che già si ha. Il desiderio per le droghe, gli alcolici e tutto il resto si mescola a quello, e c’è uno sforzo furioso per divertirsi nella vita e la disciplina passa in secondo piano. Infatti, la nostra società ama giocare e gli sport nella nostra società sono finiti oltre ogni proporzione ragionevole, e quando il gioco supera l’equilibrio, diventa il segno di una società decadente. Ora questo non si tratta solamente di filosofeggiare, ma di storia.
Vedete, ci vuole grande disciplina in una società, una grande quantità di disciplina personale per produrre grandi pensatori, grandi scrittori, grandi artisti, grandi musicisti, grandi teologi, grandi tecnici, grandi medici, grandi avvocati, grandi leader. Non ci vuole assolutamente nessuna abilità, non ci vuole assolutamente nessuna disciplina per guardare una partita di pallone o per giocare a tennis o a golf - nel modo in cui la maggior parte delle persone giocano a tennis o golf. Non ne richiede alcuna vera disciplina mentale in quello, si tratta solo di rilassamento.
Richard Shelley Taylor, che scrisse alcune cose interessanti sul tema della disciplina, disse: “C’era un tempo in cui i dibattiti intercollegiali attiravano grandi folle. Ora i dibattiti si tengono in stanze secondarie mentre la folla fa il tifo alle partite da pallacanestro. Tale spostamento dell’interesse dall’aspetto intellettuale a quello ludico si è verificato anche nei college cristiani, tanto si è diffuso l’accento su questo rilassamento. Bisogna affermare con forza che lo spostamento dell’interesse popolare dal dibattito alla pallacanestro è un segno di declino culturale”, fine della citazione. È il segno della superficialità, è il segno dell’indulgenza eccessiva, è il segno della superficialità, e la ricreazione ed il relax, i giochi ed il divertimento non potranno mai restituire alla società in cui viviamo ciò che ne stiamo investendo, non funzionerà mai, non ha quella capacità perchè l’esercizio fisico a cosa serve? A poco, dice la Scrittura.
La disciplina della mente è ad un livello molto più elevato. E questo lo vedo anche nel ministero, quando incontro giovani che hanno molta, molta difficoltà ad aver una mente disciplinata ed a rimanere concentrati sul compito da svolgere. Teddy Roosevelt una volta disse, e cito: “Le cose che distruggeranno l’America sono la prosperità ad ogni costo, la pace ad ogni costo, la sicurezza prima del dovere, l’amore per la vita comoda e la teoria della vita ricca”. Aveva ragione. E ciò che temeva si sta avverando.
Nella battaglia per le idee, nella battaglia per la verità, nella battaglia per la conservazione di una società e di una cultura, la vittoria appartiene alla mente disciplinata. La mente disciplinata è in vantaggio perché può valutare, analizzare, criticare, selezionare, pianificare, concentrarsi, rispondere con precisione. E vedo, che anche negli ambienti cristiani, c’è una perdita della mente disciplinata, dove tutto viene accettato ed i cristiani sono persino preoccupati che ci sia una sorta d’approccio ricreativo alla vita cristiana. Ricordo di aver partecipato ad una conferenza di pastori molto grande, e la conferenza doveva concludersi con un grande messaggio al fine di incoraggiare i membri ad andare e fare il lavoro che dovevano fare per conquistare le comunità da cui i partecipanti provenivano per Cristo e l’oratore diede un messaggio su “Come rilassarsi e godersi di una buona ricreazione”, e tutti uscirono dicendo: “Ehi, mi sa che mi prenderò un po’ più di giorni di vacanza”, ed i responsabili della conferenza erano molto preoccupati della cosa.
Ma c’è un vero e proprio movimento in quel senso, ed è una cosa molto triste perché a lungo termine ci troveremo con una generazione di persone prive di una mente disciplinata, senza la capacità di pensare analiticamente, criticamente, che non son in grado di valutare e di comprendere la verità. È anche vero che la persona con la mente disciplinata ha maggiori probabilità di esprimersi chiaramente. È più probabile che sia persuasivo con la sua logica ed i suoi ragionamenti. E quando le menti evangeliche diventeranno indisciplinate, perderemo la nostra persuasività, la forza del nostro messaggio. Il carattere disciplinato appartiene alla persona che raggiunge un equilibrio nella sua vita - un equilibrio - mettendo sotto controllo tutte le sue facoltà, i suoi poteri e le sue capacità.
E Taylor, che ho citato pocanzi, dice anche: “La persona disciplinata si alza coraggiosamente, persino eroicamente, per affrontare la vita e conquistarla. Affronta con determinazione il suo dovere. È governata da un senso di responsabilità, ha risorse interiori e riserve personali che sono la meraviglia delle anime più deboli. Mette sotto accusa le avversità e le costringe a servirlo. Il carattere forte di Madame Guyon le permise, anche se in prigione, di sollevarsi nello spirito e di cantare e di scrivere queste parole:
“La mia prigione mi circonda non posso più volar;
ed anche se le mie ali son legate
il mio cuore e la mia anima
non son improgionate.
Le mura della mia prigion
non posson controllar;
il volo e la libertà della mia anima”.
E c’è forza in questo tipo di vita, il tipo di vita che è disciplinata, forte nel carattere. E sono sicuro che siete consapevoli del fatto che è solo il carattere disciplinato che può portare avanti le posizioni di grande responsabilità, sia che si parli dell’industria, dell’istruzione, degli affari o della chiesa. E ci sono molte persone che hanno grandi ambizioni di successo in tutti quei campi, grandi ambizioni e grandi desideri e grandi obiettivi e sogni ed aspirazioni che non realizzeranno mai nella loro vita perché non conoscono il significato della disciplina. E non ha nulla a che fare con le loro incapacità mentali; ha a che fare con la questione della disciplina. La carenza non si trova nella loro dotazione naturale o nella loro mancanza di talento, ma nel loro carattere. Manca la capacità di “mettere il naso alla mola”, per dirla in parole povere, e di non mollare fino alla fine.
Molti giovani, ad esempio, vorrebbero diventare medici, dirigenti d’azienda, professori, insegnanti, persone che lavorano nell’industria che hanno posizioni di successo, gli piacerebbe esser qualcuno che fa la differenza nel mondo, scienziati di alto rango o ingegneri di alto livello, ma quello non accade mai perché non imparano mai la disciplina. Non imparano a gestire gli anni impegnativi di studio per arrivarci. Molti giovani vorrebbero raggiungere una certa abilità e maestria nella musica, una certa competenza nelle arti. Non ci arrivano mai perché non vogliono affrontare le lunghe ore di pratica monotona, anno dopo anno, dopo anno, dopo anno.
Chris Parkening, che fa parte della nostra chiesa che è probabilmente uno dei più importanti chitarristi classici al mondo, siamo amici ed abbiamo parlato molto di questo. All’età di 30 anni era già un maestro dello strumento. E non è stato facile. Mi ha detto che per tutta la sua gioventù voleva partecipare ai giochi, voleva fare le cose divertenti, voleva essere coinvolto nello sport. Ma doveva esercitarsi con la chitarra almeno cinque ore al giorno, è dura quando si ha 13, 12, 14 anni, quegli anni lì. Sono grato che l’abbia fatto perché ora è ad un livello di competenza tale da poter glorificare Dio come nessun altro sulla faccia della terra, con uno strumento che nessun altro può suonare come lui. Ma ha pagato un caro prezzo, però il dolce sapore della realizzazione sarà suo per il resto della sua vita. Ci sono molti musicisti là fuori che galleggiano sul loro talento naturale. Ci sono però pochi grandi artisti e mi chiedo quanti ne produrremo dalla nostra generazione.
E dico tutto questo solamente per darvi un’idea dell’urgenza di questa disciplina e la cosa è così necessaria nella Chiesa. Vedo così tante persone nella Chiesa che mancano di disciplina. E se la chiesa permette un approccio indisciplinato alla vita cristiana, produrrà una generazione indisciplinata di cristiani da cui nasceranno le sue guide future e tale mancanza di disciplina porterà, in ultima analisi, alla mediocrità.
Ora che cos’è l’autodisciplina? Parliamone un po’ e a proposito, man mano mi sto appassionando a questo passio Sto seguendo un percorso un po’ più tortuoso, ho alcune cose da dire e le infilerò tutte. Che cos’è questa autodisciplina? Che cos’è? La migliore definizione che ho trovato e forse non è la migliore che abbiate mai sentito, ma comunica quello che voglio dire: “l’autodisciplina è la capacità di regolare la propria condotta in base a principi e buon senso piuttosto che in base all’impulso, al desiderio, alla pressione o alle abitudini sociali”, permettetemi di ripetermi: L’autodisciplina è la capacità di regolare la propria condotta in base a principi - ed in realtà, nel caso di un cristiano, potremmo dire, “in base a principi divini - e ad un giudizio sano, piuttosto che in base a impulsi, desideri, pressioni o abitudini sociali”, avete capito?
La maggior parte delle persone regola il proprio comportamento in base o ad impulsi, desideri – ovvero, quello che vogliono fare – ad una pressione esercitata sul conto loro o a ciò che è considerato esser socialmente accettabile intorno a loro, però quella non è disciplina. In parole povere, l’autodisciplina è la capacità di subordinarsi. È la capacità di subordinare il proprio corpo e le proprie emozioni a ciò che è giusto e ciò che è migliore. E non tutti sono disposti a farlo. La maggior parte delle persone non sanno cosa significa subordinare il proprio corpo, subordinare le proprie emozioni, cioè metterle sotto controllo. Fanno tutto ciò che si sentono di fare. Fanno tutto ciò che la società impone loro di fare. Seguono il flusso, sono come il pesce morto che galleggia a valle, non sanno cosa significhi combattere la corrente. L’autodisciplina è la capacità di subordinarsi, ora, per il cristiano possiamo definirla molto semplicemente. L’autodisciplina è obbedire alla Parola di Dio. È portare i miei desideri, le mie emozioni, i miei sentimenti e tutto ciò che fa parte della mia vita sotto il controllo supremo di Dio, in modo da poter vivere una vita obbediente, che abbia come obiettivo la gloria di Dio, quella è una vita spirituale autodisciplinata.
Ora, ringrazio il Signore – anch’io, come voi, devo combattere con l’autodisciplina – ma ringrazio il Signore perché da qualche parte nella mia vita – e non ricordo nemmeno esattamente dove e quando – ho preso l’impegno di essere una persona disciplinata – e quella è stata la linea di fondo del mio ministero nel corso degli anni. Non è che io sia particolarmente brillante, intelligente o geniale; non è che io sia più intelligente di altre persone; ma è semplicemente che, in qualche modo, per grazia di Dio e, ovviamente nulla fu per merito personale, ma da qualche parte lungo la mia vita Egli stimolò il mio cuore a scegliere di coltivare una vita disciplinata. E questa è stata la scelta più benedetta in assoluto che io abbia mai preso, ovviamente oltre a quella di seguire Cristo; ma il principio di cercare di vivere una vita in subordinazione alle cose alla Parola di Dio, a ciò che è giusto e ciò che è meglio.
Ora, fondamentalmente, uomini e donne hanno bisogno che questo venga loro imposto. Ecco perché dovete lavorare così tanto con i vostri figli. Se non fate altro nella vostra vita, cercate di fare questo con i vostri figli: Insegnate loro l’autodisciplina. Insegnate loro a sottomettere i loro desideri a ciò che è giusto. Insegnate loro a sottomettere le loro emozioni a ciò che è buono ed appropriato. Non lasciateli liberi di fare ciò che è sbagliato, ciò che è strettamente frutto d’impulso, ciò che è strettamente una reazione delle loro emozioni, ciò che è loro desiderio, che sia giusto o sbagliato. Non lasciate che lo ostentino. Non permettete loro di fare capricci. Non lasciateglielo fare. Confinateli ad un modello autodisciplinato con amore e se non lo farete, crescere un criminale. Magari non verrà mai beccato, ma sarà comunque antisociale, sarà antisociale.
Le Scritture ci dicono che dobbiamo insegnare ai nostri figli i principi corretti, che dobbiamo rafforzarli con punizioni, in modo che quando sono indisciplinati ne paghino il prezzo. Non esistono bambini disciplinati che non abbiano pagato il prezzo. In sostanza, quello che succede è che imparano la disciplina perchè le conseguenze di una vita indisciplinata sono troppo gravi, insegnate loro l’autodisciplina.
E potremmo chiederci: “Che dire degli adulti?” Beh, sì, anche gli adulti ne hanno bisogno, ne abbiamo tutti bisogno. Tutti abbiamo bisogno di una disciplina imposta, proprio così! Abbiamo bisogno di metterci in una posizione di responsabilità in cui abbiamo una disciplina imposta. Abbiamo bisogno di regole. Abbiamo bisogno di leggi, è assurdo pensare che si possa vivere come si vuole perché si è cristiani, che non c’è bisogno di alcune regole e che si è liberi di vivere come si vuole, no, no; abbiamo bisogno di un imposizione da parte di un qualche potere esterno e di un’autorità esteriore di certe regole e di certe leggi che si impara a rispettare e se le si viola ci sono delle conseguenze. Ed è per questo che la Bibbia dice che quando infrangiamo e violiamo la Parola di Dio, il Signore farà... cosa? Ci castiga così che le conseguenze di un comportamento sbagliato sono abbastanza gravi da farci tornare a fare ciò che è giusto. Dio vuole coltivare una vita autodisciplinata.
Ora, quindi Dio ci ha dato queste leggi imposte, e tutto questo ci porta a Romani 12 e quello che abbiamo qui sono dei principi pratici di una vita disciplinata. E man mano che li vedremo insieme e li compareremo alla nostra vita potremo notare se sono presenti o meno e quello dimostrerà se abbiamo una vita autodisciplinata o meno - nella dimensione spirituale. Dobbiamo sottomettere le nostre emozioni, i nostri desideri, e la nostra volontà alla Parola di Dio.
È umano e naturale esser ipocriti a volte, è umano e naturale essere empi; è umano e naturale essere possessivi, egocentrici e scortesi nei confronti degli altri quando si intromettono nel nostro spazio. È umano e naturale essere pigri. È umano e naturale non preoccuparsi del prossimo, ma solo d’imbottire il proprio letto. È umano e naturale arrabbiarsi con coloro che son cattivi con noi. È umano e naturale trattare le persone diversamente perché alcune ti piacciono più di altre. È umano e naturale, quando qualcuno ti fa del male, voler ricambiare il dolore, il volersi vendicare e quando il nemico sta morendo di fame si è felici – tutto questo è umano e naturale. Ma tutte queste cose sono sbagliate ed il cristiano deve coltivare una vita autodisciplinata nella quale non fa più ciò che è umano e naturale, ma ciò che è giusto e buono secondo lo standard di Dio.
E quindi si sbarazza dell’ipocrisia dalla sua vita e la riempie di un amore genuino. Elimina il male e riempie la sua vita di ciò che è buono. Invece di essere egoista, è altruista e umile e cerca di essere gentile con gli altri. Invece di essere pigro, è diligente. Invece d’essere possessivo, egocentrico ed indulgente, dà quello che ha al prossimo. Invece di odiare chi gli fa del male, li ama e li benedice. Invece di trattare le persone diversamente, le tratta tutte allo stesso modo. Invece di restituire male per male, restituisce amore in cambio. Invece d’essere pieno di vendetta, non ha alcuna vendetta; e voi potreste chiedere: “Ma di che razza di persona si tratta?” Di una persona disciplinata; una persona che ha messo sotto controllo i suoi desideri naturali, che li sottomette ai principi di controllo della Parola di Dio.
Quindi, ciò di cui stiamo parlando in questo passio, miei cari, è il fatto che questo è il modo in cui il credente disciplinato vive. E credo che tutto cominci già nel capitolo 12 dal versetto 1 e 2, dove ci si presenta: il proprio corpo, la propria anima, e la propria mente, la propria volontà, come sacrifici viventi a Dio. E lì, la nostra mente viene trasformata e non facciamo più quello che fa il mondo; siamo diverso. Facciamo la volontà di Dio. Sottoponiamo la nostra volontà, le nostre emozioni, i nostri impulsi, i nostri desideri, l’alta pressione, le abitudini sociali all’autorità della Parola di Dio, tutto qui. Ed i cristiani che vivono i principi di Romani 12 sono quelli che hanno imparato per grazia di Dio ad essere autodisciplinati, ad essere autodisciplinati.
Ora, qualcuno potrebbe dire: “Beh, John, come si fa ad autodisciplinarsi?” Voglio dire, “come si fa?” Io non sono molto autodisciplinato, come faccio a migliorare?” Lasciate che vi dia dei piccoli suggerimenti pratici e poi torneremo al testo, va bene? Come si diventa autodisciplinati? Qualcuno potrebbe dire: “Non sono molto disciplinato, come faccio?” Lasciate che vi dia – questi son solo dei consigli pratici, va bene? Non aspettatevi di trovarli in un versetto della Bibbia. Ma provate a pensarci su, ok? Voi potreste dire: “Sono un po’ indisciplinato, e vedo questi principi nei versetti dal 9 al 21 su cui abbiamo lavorato nelle ultime settimane e mi chiedo: “Mamma, non vedo queste cose nella mia vita, come faccio a disciplinarmi?”
Prima di tutto, permettetemi di suggerirvi d’iniziare in piccolo. Iniziate dalle cose più piccole; ecco qui una semplice, ok? Iniziate dalla vostra stanza, pulitela e tenetela in ordine ed imparate, quando qualcosa è fuori posto, a metterla in ordine e quando qualcosa è fuori posto, mettetela a posto, raccoglietela e mettetela via. E poi fate lo stesso con il resto della casa. Vedo che alcuni di voi hanno il sorrisetto del tipo: “irrecuperabile”.
Lasciate che vi dia un secondo principio: siate puntuali. Non sembra molto spirituale come cosa, però mamma se è un buon principio, siate puntuali. Se dovete esser da qualche parte ad una certa ora, siate lì, all’ora prevista. Coltivate la capacità di sublimare i vostri desideri, le vostre attività, le cose che vi attirano, per esser puntuali ed andare dove dovete, questi piccoli accorgimenti come il pulire il disordine ed essere puntuali inizieranno a coltivare un atteggiamento di autodisciplina.
In terzo luogo - e questo mi ha aiutato molto - prendete il lavoro più difficile e fatelo – quando? – prima; e così facendo vi vi costringerete a coltivare la disciplina. Un quarto principio è: organizzate la vostra vita, pianificate, non limitatevi a reagire, pianificate. Comprate un foglio di carta e scriveteci sopra: “Oggi farò questo”, non reagite e basta. Se non controllate la vostra vita, il resto lo farà per voi, tutto il resto lo farà.
Quinto: siate grati per la correzione. Siate grati per la correzione, perché la correzione vi aiuterà ad esser più disciplinati, perché vi mostrerà cosa evitare. Non evitate le critiche, accettatele volentieri.
Ed un’altra cosa, e questa mi ha aiutato veramente: praticate l’abnegazione e fatelo in modo semplice. Desiderate per esempio una grande coppa di gelato. Desideratela altamente però, ordinate un tè freddo con dolcificante artificiale. Voi potreste dire: “Ma sono magro”, non si tratta d’esser magri ma di coltivare autocontrollo. Imparate a dire di no ai vostri sentimenti. L’ho fatto per tutto il corso della mia vita. Ho cercato di allenarmi a non soddisfare sempre i miei desideri. Quando voglio una ciambella o qualcosa del genere, mi dico: “No, oggi non la mangio”, ora non sono fuori controllo. Potrei mangiare una ciambella e non sarebbe la mia fine, ma devo coltivare l’autocontrollo per imparare a tenere sotto controllo alcune cose. E questo tipo di esercizio si riverserà anche nella dimensione spirituale, lo farà veramente.
Ed infine, un settimo principio: accogliete la responsabilità. Accogliete le responsabilità. Quando avete l’opportunità di fare qualcosa che deve essere fatto, offritevi volontari. Accogliete le responsabilità, quello vi costringe a organizzarvi.
Beh, queste sono alcune cose semplici. Iniziate con le cose piccole. Pulite la vostra stanza, la vostra casa o la vostra auto, siate puntuali. Iniziate dal compito più difficile, organizzate la vostra vita. Siate grati quando corretti. Praticate l’abnegazione o l’autocontrollo. Ed accogliete le responsabilità, tutto questo è molto importante, perché queste sono le piccole cose che iniziano a coltivare l’autodisciplina nella nostra vita; sapete che ci lavoriamo sempre con i nostri figli? “Pulisci la tua stanza, pulisci la tua stanza”, perché? Perché pensiamo forse che avremo mai un sacco di visite nella loro stanza? No. Non facciamo venire nessuno a vedere la loro stanza. Non abbiamo mica un cartello che dice: “Per favore, venite a vedere la stanza di Matt, la stanza di Marcy”, non funziona così, però è imparare a far quello che ci insegna la vita disciplinata.
Siate puntuali è l’altro aspetto, se vogliamo andarci, non facciamo tardi, siate puntuali. Ora, tutte queste cose, son cose che ho imparato nella mia vita e che si trasferiscono anche nella dimensione spirituale. Sto cercando di rendere la cosa il più pratico possibile, in modo che non si pensi che vivere una vita spirituale disciplinata sia qualcosa di così lontano nello spazio che appartiene solamente ai super-santi. Si tratta di imparare a stabilire certe abitudini e certi schemi nella propria vita che in fine si traducono in una vita disciplinata.
Bene... Tutto questo ci porta di fatto al nostro testo, non è vero? Ed alcuni dei principi che abbiamo già iniziato a esaminare. Torniamoci un attimo e non ho intenzione di dedicare molto tempo stasera a queste cose, voglio solo finire di trattare quello che abbiamo iniziato la volta scorsa e poi lo riprenderemo la settimana che viene e concluderemo il tutto.
L’apostolo Paolo qui sta dicendo: “Ascoltate, quando si entra nel vivo di una vita disciplinata, questi sono i principi che dovete conoscere. Questi sono i doveri pratici di una vita disciplinata”, ora, nei versetti dal 9 al 21, ci sono quattro fasi o quattro sezioni di questi principi ed è come un cerchio sempre più ampio. Ogni fase nuova comprende anche tutte le altre. La prima fase ha a che fare con cose personali. Fase due, con la famiglia cristiana. Fase tre, con il resto; e la fase quattro, con i nemici che vi hanno fatto del male. Paolo allarga il cerchio della responsabilità della vita disciplinata.
Ora vi ricordate il versetto 9? Abbiamo visto la prima fase, quella personale? Dove dice: “Fate si che il vostro amore sia senza ipocrisia”, o che sia un amore genuino; odiate ciò che è male e “e attenetevi fermamente al bene”, questi sono i tre atteggiamenti fondamentali per la vita disciplinata. Amate genuinamente, odiate ciò che è male, attenetevi a ciò che è buono. Questi sono i principi fondamentali di una vita disciplinata. Poi abbiamo visto che il cerchio si allarga un po’ nei versetti che vanno dal 10 al 13, dove Paolo dice: “Ora permettetemi di allargare questo cerchio di doveri cristiani fino ad includere anche la famiglia cristiana, altri credenti”, versetto 10: “Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri” ed abbiamo notato che questo significa che dobbiamo amare le persone perché fanno parte della nostra famiglia, che dobbiamo amarle con l’amore tipico di una famiglia.
Un altro elemento molto importante della vita cristiana, di una vita disciplinata, è quello d’essere generosi, d’essere affettuosi, d’essere dimostrabilmente affettuosi verso qualcun altro della famiglia, di amarli nel senso di un amore biblico che va incontro alle loro necessità. E poi dice al versetto 10: “Inoltre, quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente”, in altre parole, dobbiamo amare con gentilezza ed affetto e dobbiamo onorare il prossimo ed abbiamo detto che l’idea di fondo qui è quella d’aver fretta di dare onore al prossimo, non con riluttanza, ma di avere fretta di onorare qualcun altro piuttosto che sè stessi.
Poi, nel versetto 11, abbiamo visto altri tre impegni criticalmente importanti, e questo è un po’ il punto in cui eravamo rimasti la volta scorsa quando abbiamo concluso. Nel versetto 11 dice: “Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore”, tre cose fondamentali nel servizio della famiglia di Dio. Non dobbiamo essere pigri, dobbiamo avere un ritmo accellerato nell’opera e quell’opera è il servire il Signore. Questa è la vita disciplinata. È una vita impegnata all’amore, una vita dedicata ad odiare il male, ad amare il bene, a prendersi cura gli uni degli altri, a onorarsi reciprocamente. Una vita che si dona con zelo, passione e coraggio al servizio di Cristo.
C.T. Studd, che possedeva tanti beni del mondo e li diede tutti via alla missione scrisse: “Alcuni voglion viver al suon della campana della chiesa o della cappella. Io voglio gestire un negozio di riscatto ad un metro dall’inferno”, mi piace questo spirito ed è proprio quello che fece. John Wesley era un uomo pieno di zelo e disse: “Datemi cento uomini che amino Dio con tutto il loro cuore e non temano altro che il peccato ed io muoverò il mondo”, e così fu.
Jim Elliot, martire in Ecuador, era davvero un giovane straordinario. Un giorno stava leggendo Ebrei capitolo 1 versetto 7, e lesse: “Egli fa dei suoi ministri fiamme di fuoco”, e quando lesse quelle parole scrisse nel Suo diario: “Sono io infiammabile? O che Dio mi liberi dal temibile amianto delle altre cose”, non sono belle parole? “Saturami con l’olio dello Spirito affinché io possa infiammarmi. ma le fiamme son transitorie e spesso di breve durata. Puoi tu sopportare questo, anima mia? Una vita breve? In me abita lo spirito del grande effimero il cui zelo per la casa di Dio lo consumò. Fammi diventare il tuo combustibile, oh fiamma di Dio”, una grande affermazione.
Disse: “Voglio esser una fiamma e le fiamme non bruciano troppo ed è così che deve essere, ed è così che voglio vivere”, e così si identificò con un altro che ha vissuto una vita molto breve, la cui fiamma è stata molto breve, il nostro Signore Gesù Cristo, e la sua vita era di fatto breve. Ma quell’ultimo rigo che scrisse nel suo diario quel giorno, “Fammi diventare il tuo combustibile, oh fiamma di Dio”, la prese da una poesia, scritta da Amy Carmichael ed è una poesia meravigliosa. Non ve la leggerò tutta, ma solamente l’ultima strofa:
“Dammi l’amore che guida il mio camminar,
la fede che nulla può fermar;
la speranza che nessuna delusione può stancar,
la passione che come il fuoco può bruciar,
fà si che non sprofondi come una zolla,
Oh Fiamma di Dio, incendiami con una tua scintilla”.
Ogni discepolo, suppongo, vorrebbe essere come quello descritto dal vescovo Ryle, quel grande uomo di Dio, ascoltate alle sue parole, “Un uomo zelante nella religione è preminentemente un uomo di una cosa sola. Non è sufficiente dire che è sincero, accorato, intransigente, completo, di tutto cuore e fervente nello spirito. Vede una sola cosa, si preoccupa di una sola cosa, vive per una sola cosa, è inghiottito in una sola cosa, e quest’unica cosa è compiacere a Dio. Sia che viva o che muoia, che abbia salute o che abbia malattia, che sia ricco o che sia povero, che piaccia agli uomini o che li offenda, che sia ritenuto saggio o che sia ritenuto stolto, che venga biasimato o che venga lodato, che venga onorato o che venga svergognato, di tutto questo all’uomo zelante non importa nulla. Egli brucia per una sola cosa e quell’unica cosa è piacere a Dio e far progredire la Sua gloria. Se si consuma nel bruciare, non se ne preoccupa, è soddisfatto. Sente che, come una lampada, è fatto per bruciare e, se si consuma nel bruciare, non ha fatto altro che compiere l’opera per la quale Dio lo aveva designato. Un tale troverà sempre un ambito per il suo zelo. Se non può predicare, lavorare e donare denaro, piangerà, sospirerà e pregherà”, fine della citazione. Quello è un uomo zelante, un uomo fervente nello spirito che serve il Signore, una vita disciplinata. Paolo era così. Paolo è sempre stato il mio modello di vita disciplinata, incredibile, se c’era un principio, lo seguiva, tutto lì, se c’era un modello divino, lo seguiva, era un uomo con un unico scopo: quello di piacere a Dio.
Qualcuno ha cercato di catturare il fervore di Paolo in uno schizzo piuttosto singolare. Non so se l’avete mai sentito - è affascinante. Lo scrittore disse questo: “È un uomo senza la preoccupazione di farsi degli amici, senza la speranza o il desiderio di un bene mondano, senza l’apprensione di una perdita mondana, senza la cura della vita, senza la paura della morte. È un uomo di nessun rango, paese o condizione; un uomo con un solo pensiero, il vangelo di Cristo; un uomo con un solo scopo, la gloria di Dio; un pazzo e contento di essere considerato tale per Cristo. Che lo si chiami entusiasta, fanatico, chiacchierone, o qualsiasi altra stravagante definizione che il mondo possa scegliere di attribuirgli o che sia ciònonostante senza descrizione, non appena lo si chiama traditore, padrone di casa, cittadino, uomo di ricchezza, uomo di mondo, uomo di cultura o persino uomo di buon senso, il suo personaggio finisce. Deve parlare o morire, e anche se dovesse morire, parlerebbe. Non ha pace, ma si affretta per terra e per mare, per le rocce e per i deserti senza traccia. Grida ad alta voce, non risparmia e non si lascia ostacolare. Nelle prigioni alza la voce. Nella tempesta dell’oceano non tace. Davanti a consigli terribili e a re testimonia a favore della verità. Nulla può spegnere la sua voce se non la morte e anche nell’articolo della morte, prima che il coltello gli abbia reciso la testa dal corpo, egli parla, prega, testimonia, confessa”, è una testimonianza incredibile non è vero?
Ed ha ragione, se chiamiamo Paolo “entusiasta”, “fanatico”, “chiacchierone” o quello che sia, quello non lo disturberà, però se gli diciamo: “Oh, è un cittadino, è un uomo ricco, è un uomo di mondo, è un uomo di cultura” e così via, ne è molto infastidito perché non vuole essere conosciuto come tale, è un uomo di una sola cosa, un uomo fervente.
Ora, vivere una vita fervente, come indicato nel versetto 11, non è facile perché ci saranno difficoltà di ogni tipo. Se si vive una vita autodisciplinata, una vita di vero amore, una vita che odia il male e si attiene a ciò che è buono, una vita che tende la mano agli altri, una vita che preferisce gli altri, una vita che non è pigra, una vita che è fervente, una vita che serve il Signore, si avranno delle difficoltà, e quindi il versetto 12, come abbiamo visto la volta scorsa, viene davvero in aiuto della persona in difficoltà e dice: “Ecco alcuni altri modelli di questa vita autodisciplinata: “si raallegra nella speranza, è paziente nella tribolazione, e persevera nella preghiera”
Queste sono necessarie per mantenere la vita disciplinata, perché molte volte si fa lo sforzo supremo ed il risultato finale può essere molto sconcertante, molto spesso si fa tutto quello che si fa per raggiungere ciò che si ritiene esser giusto davanti a Dio, ed i dividendi sono minimi - minimi. E voglio che sappiate che, come avete imparato, la cosa può essere molto scoraggiante e anch’io mi scoraggio; però in quei momenti ho imparato, nel versetto 12, “a rallegrarmi nella speranza”, che qui sarà sempre dura, ma che sta per arrivare un giorno che sarà glorioso, giusto? Sta per arrivare un giorno in cui vedremo il Signore Gesù Cristo e tutti i nostri sforzi termineranno. Non mi dispiace essere disciplinato ora, non mi dispiace pagare il prezzo oggi, e devo pagarlo ancora di più di quanto già non lo faccia, e dovrei essere più disciplinato di quanto lo sia, ma non mi dispiace il poco di disciplina che ci metto dentro, non mi dispiace perché so che ci sarà un giorno in cui tutto finirà e lì mi riposerò per sempre nelle glorie della perfezione con il Salvatore. Mi rallegro di quella speranza.
Anch’io mi stanco. C’è un livello di tolleranza che tutti noi abbiamo, e non so voi, ma io, la maggior parte delle volte sembro esserne al limite e alcuni mi chiedono: “Beh, ma perché continui ad accettare nuovi progetti? Perché non ti tiri indietro?” Beh, ma io non so cosa intendono dire, non c’è nulla che io non possa fare a causa di quello che Dio ha messo nel mio cuore. E nel bel mezzo della cosa, guardando avanti ci si chiede: “Beh, non vedi l’ora della pensione?” Non andrò mai in pensione, andar in pensione da cosa, dal Vangelo? Potreste scaricarmi molto prima che io sia pronto ad andarmene, ma questo è un impegno a vita. Finché manterrò i miei sensi. E la disciplina di questo tempo sembra una piccola cosa quando si pensa alla speranza dell’eternità, non è vero? E questo ci permette d’essere pazienti nella nostra tribolazione. E, naturalmente, per portarci avanti, dice di continuare ad essere diligenti o, letteralmente, di continuare ad essere costanti nella preghiera. Queste cose mantengono la vita disciplinata, la vita che vive secondo gli standard di Dio. Bisogna solamente rimanere collegati in preghiera e dire: “Signore, tienimi fedele, tienimi disciplinato, tienimi in movimento”.
Dio vorrebbe che tutti noi vivessimo una vita che sottomette la volontà personale, il desiderio personale, le emozioni, gli impulsi, la pressione, le abitudini sociali alle priorità divine. E, miei cari, è proprio questo quello che abbiamo cercato di fare nel ministero della Grace church: vedere Dio stabilire un popolo che conosca il significato di una vita disciplinata, il cui desiderio sia quello di obbedire alla Parola di Dio. E, sia benedetto il Suo nome, io ho gioito in tutti questi anni qui a Grace perchè ho visto proprio quello nelle vostre vite e ne gioisco grandemente, veramente. E quando sento, come vi dicevo poco fa, che i nostri figlioli vanno ad una sorta di corso di conoscenza della Bibbia e tornano vincitori di ogni singola divisione, mi rallegro perché significa che stanno imparando a sottomettere i propri desideri e le proprie idee all’autorità della Parola di Dio. E quello dà speranza alla prossima generazione. Quindi ci rallegriamo d’essere ciò che Dio vuole che siamo.
Il flusso del brano è quindi piuttosto chiaro, non è vero? Un cristiano dovrebbe essere colui che vive in questo modo, con un amore puro, che odia il male, si attiene a ciò che è buono, è teneramente affettuoso verso gli altri credenti, è umile, cerca d’onorare piuttosto che d’essere onorato. Il suo servizio a Cristo è totale, entusiasta, di tutto cuore, zelante, obbediente e diligente. Le prove che ne deriveranno saranno superate da una forte speranza nella promessa di Dio per la gloria futura, che gli permetterà di sopportare pazientemente tutto ciò che deve sopportare, nel mentre si dedicherà costantemente a fare la volontà del Signore e si sottometterà alla cura del Signore. Questo è il tipo di vita di cui stiamo parlando.
E poi Paolo conclude questa piccola parte del cerchio relativo alla famiglia di Cristo nel versetto 13 con altre due cose e son così contento che le abbia menzionate: “provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l’ospitalità”, un paio di principi basici del dovere cristiano, molto semplici, sui quali non è necessario soffermarsi a lungo. Dice che dobbiamo impegnarci a “provvedere alle necessità dei santi”, in altre parole - notate bene - il mondo è teso ad ottenere; i cristiani sono tesi a dare... è quello che sta dicendo. Il flusso della nostra vita non è all’interiore ma all’esteriore. Sapete quella parola – è bellissima – la parola è “distribuire” – nella versione autorizzata, la parola greca è koinonia, comunione, condivisione, partnership, comunione. È la parola che indica la comunione fraterna d’amicizia, è la parola per condivisione, compartecipazione alle necessità dei santi, e che cosa significa? Significa che io sono un partner un collaboratore degli altri santi e se hanno un qualche bisogno, siamo colleghi, le nostre risorse sono gli uni per gli altri non è vero?
A proposito, io non ho nulla di mio, cioè, voglio dire ci sono alcune cose che ho in termini di beni terreni, tecnicamente, ma spiritualmente parlando non le possiedo. Le sto solamente gestendo per il Signore e laddove ci sono persone che hanno un qualche bisogno, le mie risorse sono anche loro, perché le condividiamo in quanto lavoriamo insieme, le condividiamo in quanto lavoriamo insieme. E questo è il dovere cristiano per noi altri. In Atti capitolo 2 e capitolo 4, viene descritta la Chiesa primitiva che vendevano le cose che avevano quando qualcuno aveva bisogno, prendevano il denaro ricavato dalla vendita e lo davano alle persone che ne avevano bisogno. Le cose funzionavano così. Lo facevano tutti, costantemente, se qualcuno aveva bisogno qualcun altro vendeva e qualcuno ne godeva del bisognosoddisfaceva il bisogno. E ricordate che lo scrittore di Ebrei al capitolo 13 versetto 16 dice che questo è il sacrificio che compiace a Dio: condividere, condividere. Amo quello, condividere le risorse che abbiamo gli uni con gli altri.
1 Timoteo 6:17: “ai ricchi in questo mondo”, e certamente quelli saremmo noi, la maggior parte di noi... Abbiamo molto di più della maggior parte del mondo, “Ai ricchi in questo mondo” - versetto 18 - “ordina di non essere d’animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze”, non è bello? Quello fa parte del dovere cristiano, fare degli altri il proprio compagno. Rendete il prossimo tuo compagno di lavoro. In modo che tutto ciò che abbiamo noi sia anche di loro, se nel bisogno... e potremmo dire: “Aspetta un attimo. Come faccio a sapere a chi dare?” È molto semplice. A Gesù fu posta la domanda: “Chi è il mio prossimo?” E Gesù raccontò la storia, vi ricordate, del ragazzo che giaceva sulla strada in cammino per Gerico. Ed il senso della storia era questo: Il tuo prossimo è quell’uomo che giace sul tuo cammino che si trova nel bisogno. Non disse mica: “Mettete tutti i vostri soldi in una busta, e spediteli all’estero e lasciate che qualcuno li distribuisca”, sta dicendo: “Tenete stretto quello che avete e quando Dio vi mette sulla strada qualcuno con un bisogno, soddisfatelo”.
Venerdì ho pranzato con un pastore che mi ha chiesto: “Cosa ne pensi tu sulla questione della distribuzione ai santi?” Ed io dissi: “Credo questo: Non credo che si tratti di firmare un assegno ogni tanto e di mandarlo ad un’organizzazione umanitaria”, penso che ci sia un posto per quello e tutti noi dovremmo esser più o meno interessati alle zone del mondo in cui c’è la carestia, così come lo è la nostra chiesa ed è per questo che abbiamo certi progetti, però io sto parlando del distribuire ai bisogni dei santi, dei credenti. E quello che stiamo dicendo è che Quando qualcuno si trova sul vostro cammino con un bisogno, dobbiamo soddisfarlo. E quello che a volte mi stupisce è che ricevo una certa telefonata, “A proposito, John, lo sapevi che tal-dei-tali ha un grande bisogno? È possibile che la Chiesa gli dia qualcosa?” Ed io ho sempre una risposta standard: “Sapevi tu di quel bisogno?” “Sì”, e “non pensi forse che il Signore tel’abbia portata davanti affinchè tu la soddisfacessi?” “No! Veramente?” “Proprio così!”
Non c’è alcuna Grace Community, sei tu! Sei tu! Vorreste forse dirci che se qualcuno ha un qualche bisogno dobbiamo soddisfarlo noi? Dovremo trovare qualcun altro oltre a te da cui prendere per soddisfare il bisogno, uno di noi; però penso, e noi siamo tutti disposti a farlo, ma il punto è che penso che dobbiamo imparare che parte della vita cristiana è semplicemente l’essere partner, non è vero? Soddisfare i bisogni. Vi dirò una cosa. Per quanto lo capisca, ho sempre la sensazione di non fare mai quello che dovrei fare. Sono sempre sotto la pressione di quel senso di colpa, del non essere sensibile abbastanza ai bisogni altrui, come dovrei. Ma dobbiamo coltivare questo aspetto. Fate che gli altri siano vostri collaboratori e questo è il modo migliore per capire questo concetto. Vedete gli altri come fossero dei partner.
E poi, alla fine del versetto 13, l’ultimo che analizzeremo stasera, dice: “esercitando con premura l’ospitalità”, letteralmente, e questa è un’affermazione molto forte, “Perseguite l’amore per gli stranieri”, perseguite l’amore per gli stranieri, non con riluttanza, non dicendo: “Oh fratello. C’è forse qualcun altro che si presenterà? Qualcun altro verrà a mangiare con noi? Non possiamo continuare così”, no. Perseguitatelo, perseguitelo. Non fatelo con riluttanza. Perseguite l’ospitalità, l’amore per gli stranieri. Certo, a quei tempi, sapete, c’era... se non si stava a casa di qualcuno, si doveva stare in una di quelle misere locande e, mamma, a quei tempi era come giocare con la propria vita e quindi c’era grande bisogno d’ospitalità e man mano che i cristiani si spostavano, aprivano le loro case. Le persone nei vari luoghi aprivano le loro case per i cristiani itineranti, per i predicatori itineranti, perché quello era il posto migliore dove stare e quindi il Nuovo Testamento è letteralmente ricolmo di cose del genere.
In Tito capitolo 1 ci viene detto che un anziano deve amare l’ospitalità, non deve esser un amante riluttante di stranieri, ma un amante, deve amarli, desiderarli, condividere tutto ciò che ha, 1 Pietro 4:9 dice: “Siate ospitabili gli uni verso gli altri senza rancore”, vedete? Il presupposto è che non sarà sempre facile, quindi dice: “Fatelo senza rancore, siate desiderosi di farlo, perseguitelo... qui, e l’anziano deve amare farlo”. E sapete possiamo farlo perchè non abbiamo altra scelta, ma dobbiamo amarlo, dobbiamo esserne desiderosi e generosi verso gli ospiti offrendo loro il meglio di quello che abbiamo, condividendo con loro il nostro amore.
In 2 Timoteo 1, Paolo dice: “Conceda il Signore misericordia alla famiglia di Onesiforo, perché egli mi ha molte volte confortato e non si è vergognato della mia catena; anzi, quando è venuto a Roma, mi ha cercato con premura e mi ha trovato. Gli conceda il Signore di trovare misericordia presso di lui in quel giorno. Tu sai pure molto bene quanti servizi mi abbia reso a Efeso”. Che cara persona, la sua casa servì ai bisogni di Paolo, un’ospitalità generosa e gentile. Questo fa parte del dovere cristiano questa è roba molto pratica.
Vi ricordate di Luca 14 dove Gesù dice che se volete fare una festa, non chiamate i vostri amici? Ma dice di chiamare i disabili e gli emarginati perché il resto delle persone son sempre invitate da tutte le parti, ma noi dobbiamo invitare le persone che di solito non vengono invitate ed è bello pensarci, non è vero? In questo periodo di vacanze? Per tutti noi. Imparate a coltivare nella vostra vita il fatto che tutti coloro che appartengono alla famiglia di Cristo sono, in un certo senso, un partner. E se hanno un bisogno, voi avete una collaborazione da condividere con loro. Ciò che è vostro non è vostro, è nostro in quel senso. Ed imparate a coltivare uno spirito d’amore verso coloro che non fanno parte della vostra cerchia ristretta, della vostra famiglia e dei vostri amici e raggiungeteli con entusiasmo, con ansia, senza rancore e con amore. E quello è il significato di praticare il dovere cristiano. Ma per impegnarvi a fare queste cose, dovete esser disciplinati e dovete fare le cose che Dio vuole che facciamo. Oh che Dio ci aiuti a vivere quel tipo di vita disciplinata in cui siamo ansiosi ed impazienti di conformarci alle norme che la Scrittura afferma e di farlo con gioia e gratitudine.
Beh, la prossima volta vedremo la terza e la quarta fase del cerchio di questo brano. Inchiniamoci in preghiera: Stasera, vi va di fermarvi un attimo in preghiera silenziosa? E chiedete allo Spirito di Dio di confermare alcune cose nel vostro cuore. So che il Signore mi ha parlato, come fa sempre nell’insegnamento della Parola, e forse in modo molto speciale ha parlato anche a voi di alcune cose nella vostra vita che volete veder cambiate, di alcuni atteggiamenti, di alcune aree che non sono sotto controllo e volete essere quel tipo di cristiano disciplinato che vive veramente una vita di onore al Signore. Dedicate un momento alla preghiera e dedicatevi a quello.
Padre, ti ringraziamo per la comunione di cui abbiamo goduto stasera. Abbiamo trascorso una serata meravigliosa e abbiamo visto questa nuova vita, questi piccoli. Oh, Signore, come preghiamo che siano cresciuti per conoscere la disciplina del Signore. Che tutti noi iniziamo a controllare le aree frammentate della nostra vita. Che possiamo vivere in un modo che porti a Te la gloria. Che possiamo essere persone di una sola cosa, non controllate dai capricci del mondo che ci circonda, dalle abitudini sociali, dalla pressione, dai desideri, dalle emozioni, ma come coloro che fanno ciò che è giusto perché abbiamo imparato la disciplina. Non solo creando abitudini umane, ma sottomettendoci allo Spirito Santo. Questo è il nostro desiderio. Preghiamo nel nome di Cristo. Amen.
Prima che andiate via, voglio condividere qualcosa con voi e voglio che mi ascoltiate con molta attenzione, perché raggrupperà per bene questo messaggio sarà un po’ il filo conduttore di tutto e voglio che faccia parte del nastro e di tutto il resto, perché penso sia importante. Io, io so che tutti noi abbiamo il desiderio d’essere disciplinati e vi ho dato alcuni principi che possiamo usare per disciplinarci. Ma questa settimana ho letto qualcosa che mi è sembrato molto utile di Oswald Sanders, un piccolo libro sul “Godere dell’intimità con Dio”, e lì offre un’intuizione che deve essere nota, per avere un certo equilibrio, perché vi ho dato alcune cose pratiche, ma dobbiamo capire una cosa: se vogliamo vivere una vita disciplinata, non è solo una questione di coltivare buone abitudini; è una questione di dipendere dallo Spirito di Dio, non è vero?
Ascoltate a quello che dice: “Quando Ulisse ed i suoi uomini partirono per il loro viaggio di conquista, furono avvertiti da Circe di evitare ad ogni costo le sirene”, questa è mitologia greca, “le disse che la voce delle sirene era seducenti ma fatali per tutti coloro che si sarebbero fermati ad ascoltare. Gli ascoltatori sfortunati si radicarono come un albero e non riuscirono a staccarsene, fino a morire di fame. Riemi di cera le orecchie dei tuoi compagni”, disse ad Ulisse, ‘e se vuoi ascoltare tu stesso il loro canto, lascia che i tuoi uomini ti leghino saldamente all’albero maestro’, Ulisse seguì il suo consiglio, se la melodia mi seduce”, ordinò ai suoi uomini, ‘vi ordino di disobbedire alla mia parola e di piegarvi con più forza ai vostri remi’. Alla fine Ulisse sentì le melodie bellissime che s’insinuarono nella sua mente, dominarono il suo corpo e la sua volontà. Ma nel mentre la musica diventò sempre più dolce, l’amore di Ulisse per la casa si affievolì, lottò con la sua vergogna, ma alla fine le voci ammalianti delle sirene ebbero la meglio. Lasciatemi andare e lasciatemi stare con le sirene”, si infuriò, minacciò ed implorò. Promise ai suoi uomini montagne d’oro con segni e gesti disperati, perché non potevano sentire quello che diceva a causa della cera nelle loro orecchie. I suoi uomini lo legarono più strettamente. Si infuriò e strappò i suoi legami e lasciare il suo posto fu un’agonia e solo quando l’ultimo suono della musica si spense lo lasciarono andare. Era uscito dalla via della tentazione. Giasone e gli Argonauti partirono alla ricerca del vello d’orato. Medea avvertì Giasone ed i suoi uomini della minaccia delle stesse sirene, quando cominciarono a sentire i loro canti ammalianti. Tutt’intorno potevano vedere la riva cosparsa di ossa di coloro che avevano ceduto al fascino delle sirene. A bordo della barca c’era Orfeo, il re dei menestrelli: “Che abbinino i loro canti ai miei”, sfidò le tre fanciulle che potevano vedere e le cui voci argentee si diffondevano sulle acque illuminate dalla luna, attirando i marinai. C’erano gabbiani in lunghe file e banchi di pesci che venivano ad ascoltare. I remi degli eroi di Giasone caddero dalle loro mani ipnotizzate. Le loro teste si abbassarono e i loro occhi pesanti si chiusero. Allora Medea gridò a Orfeo: “Canta più forte, sveglia questi pigri”, ed Orfeo batté la sua abile mano sulle corde della lira e la sua musica si levò come una tromba. La musica penetrò nell’anima degli uomini infatuati e le loro anime ne furono elettrizzate. Orfeo continuò a cantare e cantare fino a quando la sua voce soffocò completamente quella delle sirene. Ancora una volta gli Argonauti ripresero i loro remi e Giasone ed i suoi uomini navigarono verso la vittoria. Canta ancora quel canto, Orfeo”, gridarono, “Canta ancora”, e poi Sanders dice questo:
“Queste storie illustrano in modo sorprendente i due modi possibili per ottenere la vittoria sui desideri della carne. Una è la via della negazione e della proibizione. Sono di qualche aiuto ed hanno il loro posto. Ulisse era legato, altrimenti avrebbe ceduto alle voglie del suo cuore. I suoi uomini avevano la cera nelle orecchie, altrimenti avrebbero ceduto anche loro. Ma è un fatto incontrovertibile che concentrare la mente sui desideri della carne, anche solo per vincerli, sembra intensificare il desiderio stesso. Quanto è meglio però la musica di Orfeo che la cera di Ulisse? Con l’Orfeo celeste a bordo, nel mentre ascoltiamo la sua musica celeste, le voci delle sirene perdono il potere del loro richiamo ed il nostro spirito viene liberato”, non è un’illustrazione grafica?
Stiamo meglio con la forza dello Spirito di Dio che con un elenco di divieti, non è vero? I divieti aiutano, ma se passiamo tutto il tempo a concentrarci su ciò che non dobbiamo fare, non faremo altro che intensificare i nostri desideri. Se ascoltiamo la dolce musica dello Spirito Santo, essa soffocherà le voci della tentazione. Spero che questo sia utile. Riuniamoci per una parola di preghiera conclusiva.
Padre nostro, ti ringraziamo per questa splendida giornata che abbiamo trascorso, ti benediciamo. Rendici le persone che vuoi che siamo per amore di Cristo. E tutti diciamo: “Amen”.
FINE
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