Ancora una volta, questa mattina è per noi una grande gioia quella di rivolgerci alla Parola di Dio. La lode deve riversarsi in spirito e verità. Abbiamo certamente adorato in spirito ed ora veniamo a guardare alla verità di Dio che dovrebbe suscitare quell’adorazione. Aprite la vostra Bibbia a 2 Corinzi capitolo 3. Stiamo progredendo attraverso quest’epistola meravigliosa, ed ora ci troviamo nel terzo capitolo. Stiamo affrontando la sezione che va dal versetto 6 al versetto 18 sotto il titolo ‘La gloria del nuovo patto’. La gloria del nuovo patto. La sezione è introdotta nel versetto 6. Permettetemi di leggervelo: “Egli ci ha anche resi idonei a essere ministri di un nuovo patto, non di lettera, ma di Spirito; perché la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica”, e ci fermeremo su questo punto. Un nuovo patto, per noi cristiani, è essenziale comprendere la natura del nuovo patto, comprendere non solo la sua natura e la sua definizione, ma la sua relazione agli altri patti, in particolare alla relazione che ha con quello che è conosciuto come ‘l’antico patto’ o ‘la legge’ data tramite di Mosè. La comprensione dell’antico patto e del nuovo ci danno una comprensione del corso della storia redentiva e del proposito divino. Fraintendere questi patti e la loro relazione è fraintendere le Scritture ed il proposito salvifico di Dio, è triste dire che c’è stata così come esiste ancora, molta incomprensione su questo argomento e voglio fare del mio meglio per aiutare ad alleviare qualsiasi incomprensione e tracciare alcune linee chiare e distintive in modo che possiate trovare il percorso verso una comprensione appropriata. Ora, prima di addentrarci nel nostro testo e prima che iniziamo a parlare del nuovo patto, voglio invitarvi ad aprire la vostra Bibbia ad Ebrei capitolo 11, che mi piacerebbe usare come introduzione. Ebrei capitolo 11. Questo capitolo è stato chiamato ‘la Hall of Fame del Cristiano’ o la ‘Hall of fame della fede’, oppure ‘gli eroi della fede’. Questo ci presenta, sia i nomi che le imprese di alcuni eroi dell’Antico Testamento, dei santi dell’Antico Testamento. Non siamo estranei al concetto della ‘Hall of Fame’ nella nostra società ne abbiamo un paio con l’intento d’onorare persone che son state in grado di raggiungere obbiettivi e traguardi diversi in campi ed aree diverse della vita. La Hall of Fame è quel posto dove gli eroi vengon nominati e presentati così che tutte le generazioni a venire gli ricordino grazie ai loro successi, traguardi ed unicità. E qui ci viene presentata una Hall of Fame di questo tipo. Qui c’è un elenco che, tra l’altro, non è esaustivo ma rappresentativo; non tutti i nomi che potrebbero essere qui sono presenti, ma certamente alcuni nomi rappresentativi sono qui. Alcuni dei santi dell’Antico Testamento più nobili sono qui. Altri son solamente accennati grazie alle loro imprese, ma questa è una ‘Hall of Fame’, perchè memorializza tutti gli eroi che lo Spirito di Dio ha deciso d’identificare grazie alla loro fede, è un tributo alla fede, a uomini e donne che hanno esercitato una fede in Dio insolita, profonda, da cambiare la vita in mezzo a circostanze molto difficili.
Infatti, questi eroi della fede sono presentati come modelli da seguire. Perchè il capitolo 12 inizia così: “Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una cosí grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che cosí facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta”, queste persone sono dei modelli, degli esempi, sono una schiera... una grande moltitudine di testimoni. A cosa testimoniano? Di cosa danno testimonianza? Alla validità della fede, ai benefici della fede, alla superiorità di vivere per fede, alla benedizione che proviene dal vivere per fede. Sono testimonianze viventi della fede e sono quindi i nostri eroi, i nostri esempi, i modelli che dobbiamo seguire. Torniamo all’inizio del capitolo 11, dove dice nel versetto 2: “Infatti per essa fu resa buona testimoniana agli antichi”, che cos’è “essa”? La fede. La fede, che “è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”. La fede fu la causa della loro approvazione. E la loro approvazione non fu solo da parte degli uomini, ma anche, per non dire, soprattuto da parte di Dio. Furono approvati da Dio grazie alla loro fede, quindi c’è Abele – versetto 4, Enoch, giù nel versetto 7 Noè, nel versetto 8, Abraamo, versetto 11, Sara. Giù nel versetto 20, c’è Isacco, e poi versetto 21, Giacobbe. Nel versetto 22, Giuseppe, nel versetto 23, Mosè. E poi, forse una più improbabile, versetto 31, Raab la prostituta, un modello di fede. E poi nel versetto 32, radunando solamente un gruppo rappresentativo: Gedeone, Barac, Sansone, Iefte, Davide, Samuele, ed i profeti come Isaia, Daniele, Geremia, Ezechiele. Questa è la Hall of Fame... non una lista esaustiva, ma rappresentativa perchè molti altri potrebbero essere inclusi, che “per fede – versetto 33 – conquistarono regni, praticarono la giustizia, ottennero l'adempimento di promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri”, e poi ci furono anche donne di fede che “furono donne che riebbero per risurrezione i loro morti; altri furono torturati perché non accettarono la loro liberazione, per ottenere una risurrezione migliore; altri furono messi alla prova con scherni, frustate, anche catene e prigionia. Furono lapidati, segati, uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati (uomini e donne, di cui il mondo non era degno), erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra...” che lista incredibile! Che hall of fame!
E poi, un versetto davvero scioccante, il versetto 39, “Tutti costoro, pur avendo avuto buona testimonianza per la loro fede...” ed è esattamente quello che disse nel versetto 2. Il capitolo è incorniciato da quella dichiarazione. Sono stati approvati da Dio per la loro fede, però per quanto fossero grandi, per quanto la loro fede fu incredibilmente messa alla prova, per quanto forte si dimostrò la loro fiducia, per quanto possano esser esemplari le loro vite per noi altri, seppur son dei modelli e delle linee guida da seguire, la fine del versetto 39 dice che “non ottennero ciò che era stato promesso”, cosa? Vuoi forse dire che ci sono persone che sono il modello di una fede virtuosa, sono persone che hanno stabilito lo standard su come vivere la propria vita confidando in Dio in mezzo a circostanze estremamente difficili senza mai vacillare; vuoi forse dire che ci sono questi tipi di uomini e donne che sono veramente il culmine della storia redentiva dell’Antico Testamento e con tutta quella fede e tutta quell’approvazione divina, non hanno ricevuto ciò che gli era stato promesso? Come può essere? Versetto 40, “Perchè Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio – ovvero, per il nostro tempo – affinchè loro non giungessero a – che cosa? – a perfezione senza di noi”. Ascoltate qui, la parola “perfezione” nel libro degli Ebrei è usata sinonimamente con il concetto della salvezza. E quello che sta dicendo è che per quanto fosse grande la loro fede, per quanto fosse nobile la loro fede, per quanto fosse esemplare, non sarebbero mai stati salvati senza una promessa che si è realizzata nel nostro tempo, ma cosa sta dicendo? Sta dicendo che senza il nuovo patto in Gesù Cristo non ci sarebbe stata alcuna salvezza per i santi dell’antico patto, sta dicendo quello... Ora voi potreste dire: ‘Aspetta un momento, stai forse dicendo che non erano salvati?’ No! Ovvio che lo erano! Ma non lo erano perchè avevano osservato la legge, la legge mosaica, perché “per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata”; non erano salvati perché c’era qualcosa dentro di loro che li aveva resi degni della salvezza e quindi Dio gliela concesse sulla base del loro merito. L’unico modo in cui avrebbero mai potuto essere perdonati per i loro peccati – seguitemi bene qui – e l’unico modo in cui la salvezza gli sarebbe stat concesssa era tramite l’espiazione dei loro peccati; e quello è solamente possibile in Cristo. E la realtà meravigliosa è che Dio, sapendo in anticipo, ordinando in anticipo la morte del Figlio suo, applicò ciò che doveva venire a loro che vivettero nel passato. Ma se non ci fosse mai stato un nuovo patto non avrebbero mai potuto esser salvati, e questo è così importante da capire. Non importa quanto fossero stati leali, non importa quanto fossero stati devoti all’economia mosaica, non importa quanto grande fosse la loro fede in Dio e quanto si ravvedessero del peccato, se Gesù Cristo non fosse stato “l’Agnello immolato prima della fondazione del mondo”, per loro non ci sarebbe mai stata alcuna salvezza.
Ma ascoltate attentamente: Gesù Cristo era la promessa, venne, morì, espiò il peccato, risorse dai morti compiendo così una redenzione perfetta; e quindi Dio, prima ancora che tutto quello accadesse, applicò ciò che sapeva sarebbe accaduto, ciò che aveva pianificato, e ciò che era già accaduto nel suo scopo eterno senza tempo a loro che vivettero nel passato. Potremmo chiedere: ‘Com’è che furono salvate le persone nell’Antico Testamento?’ Per fede, ‘Ma aspetta un momento. Furono semplicemente salvate perché avevano creduto?’ ‘No. Furono salvate perché Dio accettò la loro fede perchè Gesù Cristo avrebbe portato i loro peccati’, doveva esserci un sacrificio per il peccato. E quindi questo è esattamente quello che l’autore di Ebrei sta dicendo, potreste prendere i migliori esempi di fede dell’Antico Testamento, coloro che hanno vissuto le peggiori circostanze possibili e la loro fede non vacillò mai, e potrste dirgli che non importa quanto grande fosse la loro fede, non importa quanto fossero religiosi, o quanto fossero devoti, non importa come cercaste di attenervi alla legge di Dio e di mantenere la vostra fiducia nel Dio vivente, se Gesù Cristo non fosse mai andato sulla croce a morire, sareste periti all’inferno. Non avrebbero potuto esser resi perfetti senza di noi e quello che intende dire è: ‘senza ciò che è accaduto nel nostro tempo’, senza il vangelo. E loro lo stavano aspettavano, ci speravano. Infatti, persino Abraamo, dice il versetto 10 di Ebrei 11, “aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio”, stava guardando oltre la sua vita, il suo tempo e le sue circostanze. Mosè, guardate al versetto 25, scelse “preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio, che godere per breve tempo i piaceri del peccato”, perché? Perché “stimò gli oltraggi di Cristo”, aspetta un attimo, com’è che conosceva gli oltraggi di Cristo? Come faceva a sapeva di Cristo? Sapeva di un profeta più grande perché Dio glielo aveva rivelato. Sapeva che Dio avrebbe mandato un redentore perché lo poteva vedere prefigurato e simbolizzato in ogni sacrificio animale che fece. E preferì sopportare le sofferenze, e preferì portare con sè l’oltraggio di Cristo perché lo considerò “ricchezza maggiore dei tesori d'Egitto, perchè aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa”. I santi dell’Antico Testamento furono salvati per fede. Furono salvati per fede. Fede in Dio e fede nel fatto che Dio avrebbe provveduto un sacrificio che avrebbe tolto i loro peccati. E lo fece in Cristo. Ma se Cristo non fosse mai venuto e se non fosse mai morto, i più ammirabili, i più religiosi, i più fedeli, i più leali, gli eroi più sacrificati della storia redentiva sarebbero all’inferno per sempre. Perché non c’è modo di essere salvati al di fuori della provvisione di Gesù Cristo sulla croce, che si estende nel passato e nel futuro e copre i peccati di tutti coloro che credono.
Dio in Cristo ha provveduto a qualcosa di meglio, qualcosa di meglio di quello che avevano. Quello che avevano era un patto di legge, era buono, era giusto, era vero; ma doveva esserci qualcosa di più perché quel patto non fece altro che evidenziare che cosa? Il loro peccato! E quindi, da Abele, a Enoch, a Noè, ad Abramo, a Sara, a Isacco, a Giacobbe, a Giuseppe, a Mosè, fino a Raab, Gedeone, Barac, Sansone, Iefte, Davide, Samuele, i profeti, e tutti gli altri, stavano sempre speravano in qualcosa di meglio; stavano speravano in una redenzione completa, e quella non poteva avvenire senza il Signore Gesù Cristo. Vedete, questa è la ragione per la quale... guardate a 1 Pietro 1:10. 1 Pietro 1:10 dice, “Intorno a questa salvezza... in Cristo... indagarono e fecero ricerche i profeti, che profetizzarono sulla grazia a voi destinata”, lì c’erano i profeti, e loro ricevettero parola dal Signore sul fatto che Dio si sarebbe sbarazzato del peccato, e che il Signore avrebbe portato un sacrificio, che il peccato sarebbe stato rimosso e quindi ne scrissero. E quando ne scrissero dice che “ne indagarono e fecero ricerche”, e sapete cos’è che stavano facendo? Stavano esaminando quelle stesse cose che stavano scrivendo. E dice nel versetto 11 che “essi cercavano di sapere di che persona o di che epoca”, quand’è che succederà e chi sarà responsabile? Di chi? E di quand’è che stava parlando lo Spirito Santo quando predisse ‘le sofferenze di Cristo e le glorie a seguire’? Loro sapevano che si trattava dell’arrivo di un servo sofferente; sapevano che un redentore stava arrivando, e loro sapevano che oltre a quel redentore ci sarebbe stata gloria. Ma quando e chi? La loro salvezza si basava sulla fede in quello che Dio avrebbe fatto per fornire un redentore, e lo fece in Gesù Cristo. Le persone nell’Antico Testamento non erano mai state salvate osservando la legge. Erano salvate confidando nella grazia di Dio, nella misericordia di Dio e nel perdono di Dio per i peccati che la legge aveva evidenziato, quello è il punto. Ora ascoltate, seppur la loro salvezza non poteva compiersi senza il sacrificio futuro di Cristo, quello non li rende mica credenti di seconda categoria; non erano di seconda categoria, erano credenti di prima categoria, erano credenti del livello più alto. Infatti, erano talmente dei modelli di una fede vera e divina che in Ebrei 11, essi furono considerati come gli eroi che noi siamo chiamati a seguire, non erano meno di noi. Erano la schiera di testimoni che fu di modello per la vita della fede.
Ora, torniamo al nostro testo. Nel nostro passaggio qui, Paolo sta affrontando la distinzione tra l’antico patto ed il nuovo patto. E sta cercando di sottolineare che l’antico patto aveva una funzione e la sua funzione era quella di simbolizzare ed indicare il nuovo, ma ora che questo era arrivato, quello antico era diventato obsoleto, precisamente come dice Ebrei 8:13. Ma, vedete, nella chiesa di Corinto erano entrati falsi insegnanti che insegnavano l’antico patto, dicevano dovete circoncidervi, dovete obbedire alla legge, dovete seguire tutti i rituali, i riti, tutte le cerimonie oppure Dio non vi accetterà. E tristemente, alcuni dei cristiani si lasciavano coinvolgere in tutto quello; ma esigere che i credenti vivessero secondo l’antico patto così come nel nuovo era un’eresia. L’antico patto aveva uno scopo; e tale scopo fu messo da parte con l’arrivo del nuovo. Ora, questa questione dell’antico e del nuovo patto, ovviamente è un argomento importante nel Nuovo Testamento perchè è ovunque, ed è dappertutto perché il Nuovo Testamento fu scritto in quella transizione. Ed, infatti, i Giudei erano così furiosi con l’apostolo Paolo ed a causa di quella questione stessa lo volevano lo volevano morto. Non erano pronti ad accettare che l’antico patto fosse obsoleto e che con Gesù Cristo fosse entrato in vigore un nuovo patto, ma quello era il fatto. E ci credete che c’erano anche alcuni che si associavano con la chiesa e che credevano che però stavano comunque cercavano ancora di attenersi alle pratiche dell’antico patto? Alcuni di loro, probabilmente come i falsi insegnanti a Corinto, credevano che mantenere le cerimonie dell’antico patto fosse parte integrante della salvezza e, quindi, avevano scombussolato la salvezza fino al punto che non potevano neanche più essere salvati; per altro però, altri cristiani, questi vennero a Cristo per fede e ravvedimento, e furono salvati; e poi però gli fu detto: ‘Ora che sei stato salvato, devi obbedire a tutte quelle leggi mosaiche’, ed alcuni di loro osservavano il sabato, altri pensavano che dovevano circoncidersi, loro ed i gentili, altri pensavano di dover seguire certe leggi dietetiche. E quindi Paolo qui deve affrontare entrambe le questioni: coloro che stavano confondendo la dottrina della salvezza aggiungendovi opere e cerimonie; e coloro che, avendo accettato la dottrina pura della salvezza ed erano venuti a Cristo secondo i termini giusti, ora però pensavano di dover aggiungere a tutto quello, per obbedienza, le pratiche delle cerimonie mosaiche. Entrambi i casi sono sbagliati. Non è necessario mantenere le cerimonie mosaiche per essere salvati, e non è più necessario mantenerle come credenti perché quella legge è obsoleta. Quindi, in questo testo particolare di 2 Corinzi capitolo 3, egli sa di trovarsi di fronte a questi legalisti giudaizzanti che erano lì a Corinto promulgando questo tipo di religione cerimoniale e sacramentale e quindi voleva affrontare il fatto che tutto ciò che era simbolico: raffigurazioni, tipi, erano tutte state messe da parte perchè la realtà era lì in Cristo. Ora il versetto 6 dice che siamo “ministri di un nuovo patto”, di un nuovo patto. E questo nuovo patto ha sette qualità distintive, sette qualità distintive. Lasciate che ve le dia: dà vita, produce giustizia, è permanente, è chiaro, è centrato su Cristo, è liberatorio ed è trasformante; mi ripeto: dà vita, produce giustizia, è permanente, è chiaro, è centrato su Cristo, è liberatorio e trasformante. Ora queste sono le eccellenze superiori del nuovo patto che vengono presentate nel testo che abbiamo davanti; le glorie meravigliose, meravigliose del nuovo patto. Prendiamo solamente la prima, e ne abbiamo già discusso alcune settimane fa quando abbiamo esaminato il versetto 6, ma voglio discuterle ancora, quindi voglio rivedere la revisione, ma voglio dire alcune cose in più di quelle che ho detto in passato, guardate al versetto 6, prima cosa: il nuovo patto dà vita. Siamo “Egli ci ha resi idonei a esser ministri di un nuovo patto, non di lettera ma di Spirito; perchè la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica”. Ora voglio che capiate quello che questo versetto sta dicendo. E ci vorrà un po’ di riflessione da parte vostra perché è molto, molto importante. Potete notare che nel versetto 7, l’antico patto, la legge, viene chiamata: ‘il ministero della morte’, e nel versetto 9 è chiamato “il ministero della giustizia o condanna”, ok? L’Antico Testamento è un omicida, e l’abbiamo menzionato la volta scorsa ma seguitemi attentamente. L’Antico Testamento è un omicida. Lasciamo da parte il versetto 6 per un momento. Prendiamo quel concetto del ministero della morte e del ministero della condanna, perché mai Dio ha dato la legge? L’apostolo Paolo dice, “La legge è venuta a causa della trasgressione”, ok? Dio ha dato la legge per dimostrare agli uomini quanto sono peccatori. La legge, dice Paolo, è il nostro tutore, il nostro istitutore, per condurci a Cristo.
In altre parole, ci mostra il nostro bisogno disperato di un redentore. Dio aveva stabilito una legge, uno standard! È buona, è nobile, non c’è alcun problema con la legge. Il problema è con il peccatore, giusto? Perchè egli non può mantenerla. Ora ascoltate attentamente. In quella legge, c’erano dei principi morali assoluti, invariabili, che non sono mai cambiati, però, in quella legge c’erano anche dei simboli della redenzione a venire. Quindi un ebreo praticante sotto l’antico patto si sarebbe sforzato ad obbedire ai principi morali della legge, e allo stesso tempo di partecipare alle cerimonie che simboleggiavano quella moralità e simboleggiavano la redenzione futura. O piuttosto simboleggiavano la loro peccaminosità, il loro mancare, come la circoncisione, che era un simbolo della purificazione del cuore disperatamente necessaria, tutti i lavaggi ed i battesimi e le cerimonie non erano altro che simboli della necessità di una purificazione più profonda, quindi c’era un vero codice morale, ed insieme ad esso c’erano dei simboli che dovevano essere eseguiti esternamente. Il codice morale, ovviamente, era interiore, mentre le cerimonie erano esteriori; il codice morale era lo standard di Dio per la vita mentre i simboli erano immagini, ritratti, anteprime e simboli dell’opera redentrice a venire in Cristo. Ora prendiamo solamente il lato morale. Anche se la legge era il cammino della vita, i peccatori non potevano mantenerla, non potevano; Per quanto si sforzassero, non potevano. Infatti, l’apostolo Paolo pensava di esser davvero un tipo abbastanza retto, pensava di essere un tizio abbastanza bravo. Questo genere di cose si sentono ogni volta, ‘Beh, penso di esser abbastanza brave. Quando arriva la fine. Sono sicuro che le mie opere buone supereranno in qualche modo quelle negative’, beh, l’apostolo Paolo pensava di essere abbastanza buono. Nel versetto 9 di Romani 7, dice, “Un tempo io vivevo senza legge”, pensavo davvero di essere a posto, “ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita e io morii”, son morto, “e il comandamento che avrebbe dovuto darmi vita, risultò che mi condannava a morte”, e poi dice qualcos’altro, “il comandamento – il peccato... il comandamento era buono, “Perché il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi uccise”, ora voglio che mi seguiate ok? “La legge”, dice, “mi ha ucciso”, e mi ha ucciso in tre modi: Primo, ha creato una morte vivente. Pensavo di essere vivo e poi ho visto la legge e sono morto, cosa intendi dire con, ‘son morto?’ ero frustrato, triste, disperato, colpevole, ero svergognato, ero in una morte vivente. Ha ucciso la mia gioia. Ha ucciso la mia pace. Ha ucciso la mia fiducia. Ha ucciso la mia speranza. Ha ucciso il mio appagamento. Pensavo di essere a posto fino a quando ho visto la legge di Dio, e quando l’ho vista mi son detto: ‘non sono a posto, sono in guai seri e lì son caduto nella disperazione; è stata una morte vivente’.
In secondo luogo, non solo l’ha ucciso con una sorta di morte vivente, ma lo ha anche ucciso con l’anticipazione della morte eterna. Diciamola così: la morte spirituale. Lo ha ucciso spiritualmente. In altre parole, Galati 3 lo esprime più chiaramente di qualsiasi altro testo: “Infatti tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione”, se provate ad obbedire a questa giusta legge da soli, per conto vostro, con le vostre opere, siete sotto maledizione, perché? “Maledetto chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica”, in altre parole, se infrangi una legge, una sola volta, sei dannato. E qui non stiamo parlando di una maledizione che ti frustrerà e ti svergognerà e renderà colpevole, no stiamo parlando di un tipo di maledizione che ti allontanerà da Dio per sempre. La legge mi ha davvero ucciso. Mi ha mostrato che non ero l’uomo che pensavo di essere e la vita ha assunto una sorta di morte vivente, di frustrazione ed insoddisfazione. Mi ha ucciso nel fatto che mi ha condannato ad una maledizione eterna. Ascoltatemi, proprio in quel punto la legge aveva compiuto il suo lavoro. Era quello che doveva fare. Doveva chiudere la bocca degli uomini, e sarebbe a dire che doveva confinarli senza lasciargli alcuna via di fuga nella realtà che erano dei peccatori condannati e dannati, era quello che doveva fare. Quindi quando lo fece, stava facendo esattamente quello che doveva fare, era un cammino di vita, era un cammino di vita irraggiungibile che lasciò il peccatore con la realizzazione che era davvero morto. Ed è per questo che si può identificare come un ministero, un ministero di morte e di giudizio, era un omicida, un assassino assoluto. Ma quello è esattamente quello che doveva fare. Ora prendiamo un santo dell’Antico Testamento, ok? Prendiamo chiunque volete, Mosè o chiunque, Isaia, Geremia... sapete cos’è successo? Loro sapevano che la salvezza veniva per fede perché sapevano che era la fede di Abramo che aveva portato Dio a giustificarlo, ve lo ricordate? Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia, giusto? Sapevano che Noè fu salvato per grazia, vi ricordate? Noè trovò favore. Quindi, le persone dell’Antico Testamento che avevano veramente capito la cosa, sapevano che la salvezza arrivava quando si andava da Dio con fede e quindi si riceveva grazia. Ma quale era la cosa preliminare? Un senso del proprio peccato, della propria impotenza, della propria disperazione? Vedete, è proprio insito nella nostra caducità il pensare che possiamo rialzarci da soli, che possiamo raggiungere ciò che Dio vuole che raggiungiamo da soli. E non è fino a quando saremo portati alla bancarotta assoluta, fino a quando saremo al punto in cui non avremo alcuna fiducia in noi stessi, fino a quando non ci lamenteremo e ci batteremo il petto e grideremo: ‘Signore, abbi pietà di me, peccatore’.
Vi ricordate di quel pubblicano che fece proprio quello? In Luca 18? Capite il fatto che non era un cristiano del Nuovo Testamento? Che era un peccatore dell’Antico Testamento sotto la condanna della legge. E la legge aveva fatto nella sua vita esattamente quello che avrebbe dovuto fare e l’aveva spinto al punto in cui si stava battendo il petto e e stava dicendo: ‘Signore, abbi pietà di me, peccatore’, ed è quello che la legge doveva fare, che doveva chiuderti in un angolo.
Ora, prima che ci fosse la legge, gli uomini non sapevano realmente la profondità e l’ampiezza della loro iniquità, e questo è quello che dice Atti 17, “che Dio trascurò il tempo della loro ignoranza”, ed era paziente, ed era più tollerante perché si rese conto che non c’era una definizione netta, chiara, un’esposizione cristallina e categorica della sua legge alla quale gli uomini potessero esser misurati e quindi considerati empi, e quindi era più paziente, ma una volta che la legge venne, la cosa fu stabilita.
E quindi, ecco cosa sarebbe successo: una certa persona dell’Antico Testamento, un ebreo o forse un proselito tra i gentili, sarebbe stato esposto alla legge di Dio. Avrebbe visto chi era veramente, magari avrebbe anche visto la legge di Dio nel suo senso più ristresso: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze ed il prossimo tuo come te stesso”, ed avrebbe detto: ‘Non amo il Signore Dio mio con tutto il mio cuore, anima, mente e forze’, ci sono un sacco di cose che competono per i miei affetti’.
Potrebbe aver capito la legge in luce ai Dieci Comandamenti, la prima metà in relazione a Dio e la seconda in corrispondenza agli uomini. E lì avrebbe riconosciuto dei momenti nella sua vita dove aveva violato la legge di Dio. O potrebbe essere stato esposto all’enorme codificazione della legge che era stata offerta nell’economia mosaica, esposta nel Pentateuco nell’Antico Testamento. Ma a qualunque punto si sarebbe incrociato con la legge di Dio, si sarebbe fermato ed avrebbe detto: ‘Non posso farcela’, poi avrebbe guardato alla sua incapacità, alla sua impotenza e alla sua disperazione ed avrebbe detto: ‘Sono perduto, sono distrutto’ – come disse Paolo, come il pubblicano si batterebbe il petto e direbbe: “Signore, abbi pietà di me, peccatore”, ‘non posso salvarmi, son morto, son un uomo morto vivente e sono diretto verso una morte eterna. Cosa dovrei fare? Come posso uscire da questa situazione?’ E si sarebbe avvicinato a Dio dopo aver sentito che Dio è un Dio di grazia, e certamente lo è. Quando Mosè disse a Dio: “Mostrami la tua gloria”, Dio disse: “Ecco qui, ti farò vedere la mia grazia e la mia misericordia”, perché quella è la sua gloria.
Sapevano che Dio era misericordioso. Il fatto che Adamo ed Eva abbiano vissuto oltre il loro peccato implica il fatto che Dio è misericordioso, non è vero? E che Dio gli ha permesso di essere redenti. Sapevano che Dio era misericordioso. E quindi nella disperazione della loro peccaminosità, avendo chiaramente compreso quale fosse il loro peccato perché erano stati misurati contro la legge di Dio, quella persona si sarebbe avvicinata con un cuore pentito e contrito come quel pubblicano che si batteva il suo petto, sarebbero venuti ed avrebbero detto: ‘Dio, non ho dove rivolgermi. Non ho risorse. Non riesco a mantenere la legge. Mi sta uccidendo. Sono morto. Posso solamente lanciarmi sulla tua misericordia e sulla tua grazia, ti prego, salvami!’, ed il quel momento, avrebbero creduto e sarebbero stati salvati. E potremmo dire: ‘Ma com’è che Dio può semplicemente lavare via il loro peccato?’ Perché Gesù Cristo sarebbe venuto ed il suo corpo avrebbe portato il peccato stesso che Dio stava perdonando. È così che le persone dell’Antico Testamento venivano salvate, per fede, tramite la grazia. E la legge aveva uno scopo di grazia nel fatto che li spingeva a quel punto, era quello che doveva fare.
Ma sapete cos’è successo? La legge doveva uccidere in quei due modi, ma c’è anche un terzo modo in cui la legge doveva uccidere, e quando uccide in questo modo, uccide davvero, uccide davvero. Guardate a Romani 9:31. Ora seguitemi molto attentamente Romani 9:31, “mentre Israele, che ricercava una legge di giustizia, non ha raggiunto questa legge”, oh mamma... Ecco Israele, stavano ricercando una giustizia personale tramite la legge... e non la ottennero mai. Ora ascoltate molto attentamente. La legge aveva la capacità – ascoltate attentamente – la legge aveva la capacità di portarti alla giustizia: Come? Manifestando il tuo peccato e nella disperazione di quella realizzazione, tu ti saresti affidato, in fede alla misericordia ed alla grazia perdonatrice di Dio. In questo modo, la legge poteva portarti alla giustizia. In questo modo, poteva realizzare il suo scopo di grazia, anche se non si poteva essere salvati obbedendole, perché non la si poteva obbedirle perfettamente. Per lo meno poteva mostrarci le nostre imperfezioni ed una volta fatto, essa ti avrebbe portato verso la giustizia disponibile da parte di Dio a coloro che credono. Ma Israele non è mai arrivato a quel punto in cui aveva compreso la legge nella sua intenzione. Sapete cosa fecero? Versetto 32, “Perché?” Non ci sono mai arrivati? “Perché l'ha ricercata non per fede ma per opere”, sapete cosa fecero? Invece di guardare alla legge morale e dire: ‘Vengo meno... son un uomo morto vivente. Finirò in un’eternità senza di Dio; Dio, abbi pietà di me, peccatore!”
Non volevano accettare la cosa. Non volevano accettare quella valutazione della loro condizione, quindi passarono al lato cerimoniale giusto? E dissero: ‘Bene, sappiamo cosa faremo. Diventeremo giusti mantenendo tutte le cerimonie’, e quindi svilupparono tutto questo formato sacramentale, sacerdotale, cerimoniale, liturgico, religioso, ritualistico.
E questo è esattamente quello che Paolo intende quando dice che non sono arrivati alla legge. Non ci sono mai arrivati nel senso che non hanno mai compreso il suo intento. Perché volevano perseguirlo con le opere. Non potevano fare questa parte, la parte morale, con le opere, ma potevano sicuramente fare questa parte, giusto?
Ora questo vi ricorda forse dello stesso tipo di sacramentalismo, cerimonialismo che vediamo oggi nelle chiese ortodosse greche, nelle chiese cattoliche romane e nelle chiese protestanti liturgiche? Dove le persone non affrontano mai davvero l’intento della legge morale di Dio che dovrebbe spingerli alla disperazione, alla penitenza, alla rottura, alla contrizione ed al ravvedimento, ma piuttosto, sostituiscono tutto il formato, tutto l’alzarsi, il sedersi, l’accendere le candele, e fare tutto il fatto e tutta la meccania, e pensano che Dio accetterà la cosa come vera religione e giustizia. Ecco perché Dio odia il sacramentalismo. Perché è una truffa che porta alla dannazione. Perché non si arriva mai al vero intento. Ed in Romani 10:3 dice che i Giudei non conoscevano la giustizia di Dio, e quindi cercarono di stabilire la propria giustizia.
Detto semplicemente, pensavano che Dio fosse meno giusto di quanto loro fossero. Pensavano che Dio fosse meno giusto di quanto lui fosse. Pensavano di essere più giusti di quanto lo fossero, quindi tutto andava bene. Che terribile inganno, giusto? Ed ecco perché Gesù poteva guardare negli occhi delle persone più religiose, scrupolose, cerimoniali, legalistiche, mosaiche dell’intera economia, i Farisei, e poteva dirgli: “Voi appartenete al padre vostro, il diavolo. E dove vado io, voi non potrete mai venire”.
E miei cari, vi devo sottoporre che ci sono persone, non nel cerimonialismo giudaico di oggi, ma ci sono persone coinvolte nel cerimonialismo romano e nel cerimonialismo ortodosso e nella liturgia di quel genere che sono tutte avvolte in simboli e non hanno mai affrontato le questioni morali della loro morte spirituale, e non sono mai state spinte alla rottura, al ravvedimento, alla contrizione, e non hanno mai accolto Gesù Cristo per grazia tramite la fede. Questa è vera morte perché ora avete frainteso tutto l’intento della legge di Dio. Parlare di essere morti, siete davvero morti! Ora tutto questo, e non son neanche arrivato ai miei appunti...
Tutto questo ci porta al versetto 6, dove già eravamo. Ora guardate cosa dice: “Questo nuovo patto” – ora ascoltate con molta attenzione – non è della lettera ma dello Spirito; poiché la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica”, ascoltate a quello che sto per dirvi, sapete una cosa? Anche sotto l’antico patto la lettera uccideva e lo Spirito vivificava... Anche sotto l’antico patto era così.
Cosa intende per “lettera”? Beh, penso che qui la lettera non sia semplicemente un sinonimo di legge. Non penso che sia quello. Non penso sia un sinonimo diretto di legge. Penso che sia un termine che esprime una distorsione dell’intento vero della legge. L’intenzione della legge era quella di far riconoscere alle perosne la loro peccaminosità, la loro incapacità, la loro disperazione, la loro impotenza. Ed eccolo lì, perso nella fossa della sua iniquità e sa che non può fare nulla al riguardo e deve gettarsi sulla misericordia e grazia di Dio con fede. E quando viene, Dio lo perdonerà. Assolutamente.
Isaia 55:6-7 lo espone il più chiaramente possibile, così come molti altri posti nei profeti. Quindi, ascoltatemi, Paolo non usa ‘lettera’ come un semplice equivalente di “legge”. La “Lettera” è piuttosto quello che rimane al legalista come risultato di una brutta interpretazione della legge o di un abuso della legge, perché la legge è spirituale, dice Romani 7:14. La lettera della legge è isolata dallo spirito della legge, che ne è il suo vero carattere. È quello che il commentatore Cranfield, che scrisse su Romani, disse: ‘la legge denaturata, è privata dei suoi scopi’.
Quindi i Giudei si avvicinarono ad una legge che doveva smascherare il loro peccato e spingerli a Dio. E l’unico modo in cui ciò poteva accadere è se si occupavano veramente con lo spirito della legge, se si occupavano davvero dell’intento della legge, se si occupavano veramente dell’aspetto interiore. E, ovviamente, quello coinvolge anche lo Spirito Santo, e potreste prendere la parola lì come spirito con una ‘s’ minuscola o con l’intento, l’essenza morale della legge, o “s” in riferimento allo Spirito Santo, ed io son contento con entrambi.
Siamo ministri del nuovo patto e lì, nel nuovo patto, ci occupiamo dello Spirito Santo. Ci occupiamo delle cose del cuore, delle cose dello spirito, delle cose interiori. Non della cerimonia esteriore, perché la cerimonia esteriore uccide, ma lo spirito, lo Spirito Santo qui, ovviamente, dà vita.
Questo ci riporta nuovamente – ad un’altra Scrittura e poi concluderemo - a Romani 2:27. Mi è davvero difficile mettere tutto questo in ordine nella mia mente mentre ne parliamo ma continueremo a lavorare su questo passaggio ed avanzeremo un po’ di più la prossima domenica. Ma il versetto 27 di Romani 2 deve essere menzionato. Vedete la frase “la lettera della Legge”? O solamente “la lettera” nell’originale nel mezzo del versetto 27. Segnatevelo mentre lo leggo.
“Così colui che è per natura incirconciso” e quello è in riferimento ad un Gentile “se adempie la legge, giudicherà te, che con la lettera e la circoncisione sei un trasgressore della legge”, qui potete vedere che la lettera è distinta dalla legge. Sto solamente cercando di dimostrare il punto che stavo facendo in 2 Corinzi 3, che la lettera non è uguale alla legge, ma la lettera è un’interpretazione della legge che ne priva il contenuto morale spirituale e la rende puramente esteriore.
Colroo che fanno tale cosa, versetto 28, “Giudeo infatti non è colui che è tale all’esterno; e la circoncisione non è quella esterna, nella carne; ma Giudeo è colui che lo è interiormente; e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella – cosa? – lettera”, quindi ancora una volta, coerentemente, Paolo usa il termine “lettera” non come sinonimo della “legge” ma come modo per descrivere un malinteso, una incomprensione ed una concezione errata della legge stessa.
Mantenere la lettera significa obbedire a tutte le cerimonie esteriori senza però mai affrontare l’intento morale, così che non si lotta mai contro il peccato. Non si affronta mai il vero ravvedimento. Non si viene mai per grazia mediante la fede ad accogliere Gesù Cristo, ci si limita a giocare con tutti i simboli e basta. E quella è una truffa che porta le persone a pensare di potersi conformare all’intenzione di Dio quando non è così.
E questo è un vero omicida, un vero omicids, ed è molto difficile riprendersi dopo di quello. Ci si può riprendere dall’intento della legge di ucciderti e dal fatto che ti spinge alla disperazione a causa della tua miseria personale, perché quello ti spingerà verso Cristo. Ma quando arrivate a quel punto e opti per la religione cerimoniale, ora hai vissuto oltre il tuo riconoscimento del peccato in una condanna ingannevole.
Come ho detto, oggi non abbiamo quello stesso problema dei Giudaizzanti, ma abbiamo il problema della religione sacramentale, cerimoniale, predominante nel sistema cattolico romano, dove masse e masse di persone pensano d’avere una relazione con Dio perché compiono certe cerimonie esterne. E l’inganno è spaventoso.
E come ho detto domenica scorsa, per noi aprire ciecamente le braccia ed annunciare al mondo intero che tutte quelle persone sono fratelli e sorelle in Cristo perché usano il suo nome e per noi, come il documento che vi ho menzionato la scorsa settimana ci richiede, confessare il nostro peccato di tentare d’evangelizzare i cattolici sarebbe pari a unirsi all’eresia. Non possiamo farlo. Le loro anime eterne sono in gioco così come l’integrità della verità di Dio.
Bene, la prossima settimana ne vedremo un po’ di più. Preghiamo. Padre, ti ringraziamo per il nuovo patto in Cristo. Il nuovo patto che da solo fornisce la vita attraverso lo Spirito, perché lo Spirito poteva entrare solo in un cuore, poteva essere parte solo di una vita dove il peccato era stato affrontato. Ti ringraziamo che quando è arrivato il nuovo patto, il vecchio è diventato obsoleto e tutta quella cerimonia esterna e tutto quel rituale che era tutto simbolico della vera purificazione, del vero sacrificio e del vero lavacro in Cristo, tutti i simboli sono spariti. La realtà è qui.
E ora noi, che eravamo uccisi dalla legge, a causa di Cristo e dello Spirito che abita in noi, troviamo ora la legge, la stessa legge, essere un sentiero di obbedienza, e un sentiero di vita, e un sentiero di benedizione, e un sentiero di gioia, e un sentiero di realizzazione. Perché per mezzo dello Spirito, possiamo obbedire alla legge. Come Paolo ha detto in Romani 8, così la legge ci ha uccisi. Cristo ci ha resi vivi e ora la legge è nostra amica, e vita per noi, e benedizione.
Padre, prego per le persone che sono intrappolate nell’inganno della religione esterna che non hanno alcuna relazione con te. Possiamo raggiungere queste persone e farle non guardare alla cerimonia, ma ai comandamenti della Scrittura che smascherano la loro miseria e la loro peccaminosità e sono destinati a spingerli verso Cristo.
Facciamo tutto il possibile per aiutarli ad ascoltare la voce convincente dello Spirito Santo, affinché possano arrivare al punto di vera penitenza e trovare il tuo pronto perdono. Ti ringraziamo per ciò che hai provveduto in Cristo per i santi di un tempo che non sono stati resi perfetti senza di lui e per ciò che hai provveduto in lui per noi. Aiutaci ad essere persone che vivono per fede. E se mai ci dovesse essere una hall of fame per i credenti del Nuovo Testamento, saremmo oltre gioia se ci fosse concesso di essere menzionati.
Aiutaci a vivere dell evite esemplari di fede in Cristo come peccatori ravveduti che si son buttati sulla tua misericordia in Lui. Preghiamo nel Suo nome. Amen.
FINE
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