Apriamo le nostre Bibbie a 2 Corinzi capitolo 8. E questa mattina farò qualcosa che non si può certo definire un sermone; sarà più uno studio biblico. Ma è molto importante e si inserisce perfettamente nel nostro studio di 2 Corinzi capitolo 8. Stiamo parlando di un modello per il dare cristiano. E questa è la terza parte della nostra serie sul dare. Per quattro settimane abbiamo fatto una sorta di introduzione a 2 Corinzi 8 e 9, ma questa è la terza volta in cui siamo entrati effettivamente nel capitolo 8. E stiamo esaminando un modello per il dare cristiano che l’apostolo Paolo presenta alla chiesa di Corinto e a tutti noi, per mostrarci come dobbiamo dare il nostro denaro e le nostre risorse al Signore.
Albert Schweitzer una volta fece notare che ci sono soltanto tre modi per insegnare a un bambino. Il primo è l’esempio, il secondo è l’esempio e il terzo è l’esempio. Ed è esattamente ciò che Paolo sta facendo nell’insegnare ai suoi figli corinzi riguardo al dare. Insegna loro mediante l’esempio, e l’esempio è quello delle chiese della Macedonia menzionate al versetto 1, “Desideriamo farvi conoscere la grazia di Dio che è stata data nelle chiese della Macedonia”.
Le chiese di Filippi, Tessalonica e Berea erano, in quelle tre città, modelli di generosità cristiana. Quelle chiese avevano imparato che qualunque possesso terreno può essere trasformato in ricchezza eterna, perché tutto ciò che viene dato all’opera del Signore acquista un valore eterno. Avevano imparato ciò che Martin Lutero sapeva quando disse: “Ho tenuto molte cose nelle mie mani e le ho perse tutte, ma tutto ciò che ho deposto nelle mani di Dio, lo possederò per sempre”.
I Macedoni avevano imparato ciò che disse Jim Elliot, il grande missionario martire in Ecuador, “Non è stolto chi dà ciò che non può conservare per guadagnare ciò che non può perdere”. I Macedoni erano esempi nel dare. Scambiavano volentieri il tesoro terreno con la ricchezza celeste. E il modo in cui davano serve da modello per tutti noi come cristiani e dà avvio all’intera sezione sul dare cristiano che comprende i capitoli 8 e 9.
Nei primi otto versetti del capitolo 8 impariamo dai Macedoni un principio davvero grande. E quel principio è che la generosità è una caratteristica propria dei cristiani devoti. Tutto comincia con l’impegno cristiano, la devozione cristiana, l’amore per Dio, l’amore per Cristo. Nasce da un cuore devoto. E i Macedoni, i cui cuori erano così totalmente devoti al Signore, come viene espressamente dichiarato proprio in questa sezione della Scrittura, “Prima diedero sé stessi”, questo è davvero, davvero al centro di tutta la questione, come leggiamo al versetto 5. Erano devoti al Signore, e da quella devozione al Signore scaturì questo modello del dare cristiano. Il versetto 5 dice: “Diedero prima sé stessi al Signore”. Tutto scaturiva da questo.
Così, mentre guardiamo alla devozione dei Macedoni al Signore e al conseguente carattere del loro dare, in questo testo si manifestano diversi elementi. Prima di tutto, la loro generosità fu suscitata dalla grazia di Dio. Cioè, non era un impulso puramente umano, ma qualcosa di suscitato e prodotto soprannaturalmente. Il versetto 1 dice: “Desideriamo farvi conoscere la grazia di Dio che è stata data nelle chiese della Macedonia”, ossia la grazia di Dio che è all’opera e li spinge a dare.
In secondo luogo, il loro dare trascendeva le circostanze difficili. Il versetto 2 dice: “Erano in una grande prova di afflizione”, mentre davano. In terzo luogo, davano con gioia; perfino in quella prova di afflizione, “l’abbondanza della loro gioia” si manifestava nel loro dare. In quarto luogo, il dare non era ostacolato dalla povertà, anzi “la loro profonda povertà sovrabbondò”. Erano profondamente poveri, eppure erano generosi nel dare. Il loro dare non era ostacolato dalla povertà; numero cinque, il loro dare era generoso, anzi abbondante: la loro generosità traboccava.
Quindi la loro generosità fu suscitata dalla grazia di Dio, trascendeva le circostanze difficili, avveniva con gioia, non era ostacolato dalla povertà ed era generoso. E abbiamo già esaminato queste cinque verità, queste cinque indicazioni del loro devoto impegno cristiano, proprio in quei primi due versetti. Arriviamo dunque, questa mattina, al versetto 3. E per quanto ci abbia provato, non sono riuscito ad andare oltre il versetto 3, ed è molto, molto importante. Su alcuni degli altri punti procederemo un po’ più rapidamente, ma nel versetto 3 c’è qualcosa, nel versetto stesso, che questa mattina richiede un’attenta considerazione.
Entriamo nel versetto 3 con il sesto punto dell’elenco: il loro dare era proporzionato. Il loro dare era proporzionato. Il versetto 3 comincia: “Poiché io attesto”, e, a proposito, con questa espressione Paolo indica di avere un’esperienza diretta. Non è qualcosa che ha saputo per sentito dire; conosce queste chiese, le conosce bene, le ha fondate, ha avuto un ruolo importante nella loro vita, conosceva i loro responsabili, conosceva i loro cuori. E così, per esperienza diretta, dice: “Io attesto che secondo le loro possibilità”, ed ecco un’altra precisazione sul loro modo di dare.
Il loro dare era proporzionato. Cioè, diedero secondo la loro dunamis, o dunamin in questo caso, secondo la loro forza, secondo le loro possibilità, secondo la loro capacità; ciascuno diede secondo ciò che era in grado di dare. Notate più avanti, al versetto 12 dello stesso capitolo: “Se c’è la prontezza”, in altre parole, se c’è la disponibilità a dare, “essa è gradita secondo quello che uno ha, non secondo quello che non ha”. Dio non si aspetta che voi diate ciò che non avete. Si aspetta che diate ciò che avete. Tutto ciò che Dio chiede è che diate secondo le vostre possibilità. Il dare deve essere proporzionato.
Questo non stabilisce alcuna somma fissa. Non stabilisce alcuna percentuale fissa. Non è un decimo. Non è il 15 per cento. Non è il 5 per cento. Non indica alcuna cifra fissa. Dice semplicemente che diedero secondo le loro possibilità. E naturalmente le possibilità di ciascuno erano diverse. In 1 Corinzi 16:2, a proposito della stessa colletta destinata ai santi poveri di Gerusalemme di cui si parla in 2 Corinzi 8, leggiamo: “Il primo giorno della settimana, ogni settimana, ciascuno di voi metta da parte e conservi secondo quanto prospera, affinché non si facciano collette quando verrò”. Paolo dice che dovete dare dalla vostra prosperità. In altre parole, secondo le vostre possibilità.
Diedero tutto ciò che erano in grado di dare. Dio non si aspetta che facciate un’offerta con la carta di credito indebitandovi ancora di più. Dio si aspetta che diate da ciò che avete. Non siamo chiamati a dare una somma fissa. Non è ciò che fecero i Macedoni. E, come vedremo tra poco, Dio non ci chiede neppure una percentuale fissa. Non dobbiamo chiederci se la percentuale vada calcolata sul lordo o sul netto. Queste domande non sono pertinenti alla discussione sul dare cristiano. Il punto è che date secondo ciò che siete in grado di dare. Ed essi fecero proprio così.
Numero sette nel nostro elenco, e il secondo punto del versetto 3: il loro dare non era soltanto proporzionato ma…e questo è un corollario molto importante…il loro dare era sacrificale. Il versetto 3: “Io attesto che secondo le loro possibilità e oltre le loro possibilità diedero”. Dunque diedero ciò che avevano, ma lo diedero in misura tale da richiedere sacrificio. Il loro dare andava oltre ciò che si poteva o si sarebbe potuto aspettare da cristiani così poveri. In effetti, il loro dare sembrava contraddire la loro condizione. E vi ricordo il versetto 2: diedero dalla loro profonda povertà e in una grande prova di afflizione.
I tempi erano difficili, la vita era difficile. Avevano pochissimo, erano estremamente poveri; eppure la loro condizione era in aperto contrasto con la generosità e l’abbondanza traboccante del loro dono. Senza riguardo per sé stessi, senza riguardo per i loro bisogni futuri, spinti da premura, cura, amore, compassione, obbedienza e tutte queste cose, erano lieti di ridursi a una povertà ancora maggiore, affidandosi a Dio e credendo che Dio avrebbe provveduto a tutti i loro bisogni.
Come abbiamo visto la settimana scorsa in Filippesi 4:19: “Il mio Dio provvederà a tutti i vostri bisogni secondo le Sue ricchezze in gloria in Cristo Gesù”. Essi lo credevano. Credevano di non doversi dare pensiero di ciò che avrebbero mangiato, bevuto o indossato, perché Dio avrebbe provveduto ai loro bisogni. Credevano che ciò che Gesù disse in Matteo capitolo 6 fosse esattamente ciò che Egli intendeva: che se Egli riveste l’erba del campo e i gigli del campo e nutre gli uccelli dell’aria, si prenderà cura dei Suoi.
E fu con quell’atteggiamento che diedero, come la vedova in Marco 12: diedero generosamente e diedero in modo sacrificale. Come Davide, che disse: “Non offrirò al Signore ciò che non mi costa nulla”, essi non avevano alcuna intenzione di dare a Dio qualcosa che non rappresentasse un sacrificio. Erano lieti di mettersi in una dipendenza ancora più profonda da Dio perché provvedesse ai loro bisogni, dimostrando generosità verso i santi poveri di Gerusalemme, che non avevano mai neppure incontrato ma per i quali provavano una profonda compassione. Così troviamo nel versetto 3 che il loro dare era proporzionato. Ma non soltanto proporzionato, cioè non semplicemente commisurato a ciò che avevano, bensì sacrificale.
E poi, in terzo luogo, che è l’ottavo punto complessivo e il terzo di questo versetto, il loro dare era volontario. Alla fine del versetto 3 dice: “Diedero di propria iniziativa”. Diedero, letteralmente, di propria volontà. Diedero per libera scelta. Diedero di propria iniziativa. La motivazione nasceva da loro stessi: fu una scelta spontanea.
In effetti, il termine qui è molto interessante, authairetos in greco, il termine tradotto con “diedero di propria iniziativa” significa letteralmente chi sceglie da sé come agire. Scelsero di farlo. Non furono costretti. Non furono manipolati. Non furono intimiditi per indurli a farlo. Non furono corrotti per indurli a farlo. Non furono, per così dire, convinti a forza di lusinghe. Non furono indotti a farlo da promesse, trucchi o espedienti. Non ci fu manipolazione. Non ci fu coercizione. Tutto nasceva dal loro cuore.
Ora lasciate che approfondisca un po’ questo punto. È possibile che Paolo non avesse nemmeno chiesto loro di dare. È possibile che, a causa della loro profonda povertà, Paolo non avesse mai nemmeno sollevato la questione tra loro. Se guardate al capitolo 9, versetto 2, Paolo dice: “Conosco la vostra prontezza”, in questa questione del dare, parlando ai Corinzi, “di cui mi vanto, parlando di voi ai Macedoni, cioè che l’Acaia è pronta fin dall’anno scorso, e il vostro zelo ha stimolato la maggior parte di loro”. Interessante, non è vero?
Qual era la motivazione originaria dei Macedoni? A quanto pare, da ciò che Paolo dice qui, era lo zelo dei Corinzi, nella provincia dell’Acaia. Fu lo zelo dei Corinzi a stimolare inizialmente i Macedoni. Ora, ricordate che cosa abbiamo qui. Mentre Paolo scrive 2 Corinzi, vi abbiamo detto che è passato un anno da quando per la prima volta parlò ai Macedoni del dare…scusatemi, da quando per la prima volta parlò ai Corinzi del dare. Lo menziona.
Un anno prima aveva parlato ai Corinzi del dare, ed essi avevano cominciato a dare. Lo abbiamo visto proprio lì, nel capitolo 8. Avevano già cominciato a contribuire un anno prima. A quanto pare, i Macedoni vennero a sapere del loro interesse iniziale nel rispondere a Paolo e nel dare. Quando Paolo parlò ai Macedoni della generosità dei Corinzi, questo stimolò i Macedoni a voler dare.
Potremmo dunque suggerire che i Macedoni stessero seguendo l’esempio dei Corinzi, che avevano cominciato un anno prima, e che la generosità dei Corinzi motivò inizialmente i Macedoni, i quali poi fecero propria l’iniziativa e si lanciarono con entusiasmo. E forse Paolo non chiese mai esplicitamente ai Macedoni di contribuire, sapendo quanto erano poveri. Si offrirono spontaneamente. Sulla base dell’esempio dei Corinzi, vollero partecipare.
Questo si accorda certamente con l’affermazione del versetto 4, dove Paolo dice: “Ci supplicavano con molta insistenza di accordare loro la grazia di partecipare a questo servizio in favore dei santi”. Anche questo potrebbe indicare che Paolo fosse riluttante a chiedere loro qualcosa perché avevano così poco, ma essi supplicavano di poter partecipare. Si offrirono spontaneamente. Nasceva direttamente dal loro cuore. Davano liberamente, volontariamente, di buon grado, dal cuore.
Dunque ciò che troviamo nel versetto 3 è che il dare è proporzionato, il dare è sacrificale e il dare è volontario. Questioni molto, molto importanti. E comprendere questi tre degli otto elementi del loro dare mi porta questa mattina a una piccola digressione che è assolutamente cruciale, se vogliamo comprendere tutta questa questione del dare. Perché ogni volta che parlate del dare in un contesto cristiano, ci sono sempre persone che diranno: “Be’, pensavo che dovessimo dare il dieci per cento”, giusto? Voglio dire, questa è una sorta di percentuale cristiana tradizionale.
Parliamo di decima: la parola “decima” è una parola che significa un decimo. L’equivalente greco di decima è dekatē, che significa una decima parte. È una parola matematica. L’equivalente ebraico è maasrah. Significa un decimo. Anche questa è una parola matematica. E nel corso degli anni i cristiani hanno semplicemente pensato: “Be’, dobbiamo dare il dieci per cento. Gli Ebrei davano il dieci per cento. Abraamo dava il dieci per cento. Giacobbe dava il dieci per cento. Quindi noi dobbiamo dare il dieci per cento. Questa è la norma permanente stabilita da Dio”.
Ma questo non corrisponde a ciò che troviamo qui. Nei capitoli 8 e 9 non c’è alcun dieci per cento. Non c’è alcun dieci per cento per quanto riguarda i Macedoni. Diedero ciò che potevano dare. Diedero, in modo sacrificale, ciò che potevano dare, e diedero volontariamente. Cioè, scelsero liberamente quanto potevano e volevano dare, e lo diedero. Qui non c’è assolutamente alcuna prescrizione del dieci per cento. E questo ci porta alla domanda: perché oggi i cristiani pensano di dover dare il dieci per cento? Da dove viene?
E voglio rispondere a questa domanda. Fondamentalmente deriva da un fraintendimento dell’Antico Testamento. E mi sento in dovere di mostrarvi in che cosa consiste questo fraintendimento e poi correggerlo. In genere l’argomento procede così, e basta una lettura piuttosto superficiale dell’Antico Testamento per arrivare a questa conclusione, ma è così che procede. Funziona così. Nella legge di Mosè gli Ebrei dovevano dare un decimo. Nell’Antico Testamento si legge che agli Ebrei era richiesto di dare un decimo, una decima. E noi lo sappiamo, quindi è ciò che davano e, pertanto, è ciò che diamo noi, anche se nel Nuovo Testamento non c’è nulla che indichi che la chiesa debba dare un decimo.
In tutto il Nuovo Testamento non c’è un solo comandamento rivolto alla chiesa di dare un decimo, eppure la gente dice: “Be’, nell’Antico Testamento davano un decimo, era ciò che facevano gli Ebrei. Davano a Dio il loro decimo e, quindi, questo stabilisce lo standard”. E inoltre, prosegue l’argomento, Abraamo e Giacobbe, prima della legge che richiedeva il decimo, prima che la legge mosaica fosse data nell’Esodo…tornate indietro nella Genesi e trovate Abraamo che dà un decimo e Giacobbe che dà un decimo. Pertanto, il dare un decimo trascende la legge mosaica. Se esisteva prima della legge mosaica, allora dovrebbe esistere anche dopo la legge mosaica, perché è uno standard trascendente e universale del dare, ordinato da Dio.
Questo è il ragionamento, e quel ragionamento è gravemente fallace per diversi motivi. Ma lasciate che ve ne dia subito uno. Se dite che tutto ciò che esisteva prima della legge deve esistere anche dopo la legge, avete dei grossi problemi. Ve ne darò soltanto due. L’osservanza del sabato esisteva prima della legge. Cioè, il settimo giorno della settimana era santo al Signore e veniva osservato fin dalla creazione.
Fu confermato durante il periodo della legge mosaica, quindi avete il sabato nella legge, avete il sabato prima della legge, ma, chiaramente, l’osservanza del sabato non continua dopo la legge perché il Nuovo Patto abroga l’obbligo dell’osservanza del sabato. Colossesi 2 dice: “Non lasciate che nessuno vi giudichi riguardo al sabato”. Romani 14 dice: “Uno osserva il sabato e un altro no; non è questo il punto”. Non è una questione decisiva. Siamo già entrati nel riposo. Non c’è più un’osservanza del sabato. Il semplice fatto che ci fosse un’osservanza del sabato prima della legge e durante la legge non la rende universale.
In secondo luogo, nella legge mosaica c’era un sistema sacrificale per offrire animali a Dio. Anche questo esisteva prima di Mosè. Abbiamo sacrifici animali fin dai tempi di Abele. E sebbene troviamo sacrifici animali durante il periodo della legge e prima della legge, il sistema dei sacrifici animali non continua nel Nuovo Patto, giusto? Noi non offriamo sacrifici animali. Quindi il fatto che qualcosa esista prima della legge non significa necessariamente che debba esistere dopo la legge.
In effetti, chiaramente, nel periodo precedente alla legge c’erano prescrizioni che furono eliminate definitivamente nel Nuovo Patto con la venuta di Cristo. Quindi quell’argomento non regge davvero. Ma ce n’è uno ancora migliore, ed è questo: la decima prevista dalla legge mosaica…ascoltate attentamente…e la decima praticata prima della legge mosaica sono due questioni diverse, due cose diverse, e non sono affatto la stessa cosa.
E questa mattina dovremo esaminare la questione da vicino e, per inciso, farlo rapidamente. Quindi allacciate le cinture, perché faremo un esame rapido di questa questione della decima nell’Antico Testamento. Ci aiuterà davvero a comprendere la questione del dare che è proporzionato, sacrificale e volontario. È così che Dio vuole che voi diate. Non c’è un dieci per cento. Non c’è una prescrizione. Non c’è una somma. Non c’è una percentuale. E ve lo mostrerò mentre guardiamo insieme le Scritture.
Torniamo indietro. Torniamo al periodo prima di Mosè. Quindi esamineremo il piano di Dio prima di Mosè, d’accordo? E vediamo che cosa impariamo riguardo al dare. Ora, voglio darvi due piccole cose da ricordare. In tutto il piano di Dio ci sono due tipi di dare: il dare obbligatorio e il dare di libera volontà, o volontario. Obbligatorio e volontario. E vedremo la distinzione tra i due. E una volta compresa quella distinzione, tutto diventa molto chiaro.
Ora cerchiamo queste due cose prima di Mosè. Questo ci porta nel libro della Genesi, perché Mosè entra in scena nell’Esodo, insieme alla legge. Quindi torniamo al tempo della Genesi, al tempo dei patriarchi. Ora, quando entriamo in quel periodo, parliamo del dare volontario. C’era allora un dare volontario? C’era un dare di libera volontà come quello dei Macedoni, che davano qualunque cosa volessero, quando volevano, direttamente dal loro cuore, senza una somma o una percentuale prestabilite, senza prescrizione, senza un calendario prestabilito, senza un dovere particolare? C’era quel tipo di dare di libera volontà prima di Mosè?
Risposta: sì. Sì, c’era. E voglio che comprendiate come funzionava. È molto, molto importante. Nel libro della Genesi ci sono molti luoghi in cui furono fatte offerte a Dio. Lo vedremo. Tra quelle offerte…credo che il modo migliore di affrontare la cosa…tra quelle offerte ci furono due uomini che diedero una decima, Abram…o, più tardi, chiamato Abraamo…e Giacobbe. D’accordo? E coloro che sostengono la decima dicono: “Be’, Abram diede una decima e Giacobbe diede una decima; quindi questo è il principio permanente”.
Ma dovete guardare un po’ più a fondo prima di trarre una conclusione così affrettata. La cosa importante da notare è questa: nel libro della Genesi la parola “decima”, maasrah in ebraico, che significa un decimo, la parola “decima” non indicava un’offerta obbligatoria. Non indicava qualcosa che Dio avesse comandato, ordinato, richiesto. Indica un’offerta volontaria. Le decime di Abraamo, le decime di Giacobbe erano volontarie. Dio non le pretese mai, non le comandò mai, non fissò mai una percentuale, una cifra o una somma. In effetti, prima della legge mosaica non fu data alcuna legge del genere.
E, a proposito, il concetto di decima non era limitato alla Bibbia. Non era limitato a coloro che credevano nel vero Dio. In effetti, storicamente, il concetto di dare un decimo a una divinità era una comune usanza pagana, per ragioni ovvie: abbiamo dieci dita alle mani e dieci ai piedi. L’uomo ha sostanzialmente usato il dieci come fondamento di tutti i suoi sistemi matematici. Il dieci era il simbolo della totalità, era il simbolo della completezza.
E così, comunemente, nelle religioni pagane, quando gli adoratori di divinità pagane volevano fare un’offerta alla loro divinità, davano un decimo perché simboleggiava il dono di tutto, la consacrazione totale, la completezza e la totalità. Quindi il dieci era una cifra ricorrente nelle offerte alle divinità già molto prima di Abraamo, e l’idea di dare un decimo non era una novità al tempo dei patriarchi ebrei. E, inoltre, Dio non istituì il dare un decimo nel libro della Genesi. Non lo istituì affatto. Non in Genesi 4, non in Genesi 8, non in Genesi 12, non in Genesi 14, e neppure in Genesi 28, come vedremo.
Ora torniamo indietro e guardiamo le offerte fatte nel libro della Genesi. La prima è in Genesi 4. Qui troviamo per la prima volta un’offerta fatta a Dio. Ed è un’offerta fatta a Dio dai due figli di Adamo, chiamati Caino e Abele. Ora, è interessante notare che questa è un’offerta volontaria. Dio non la comanda. Dio non la chiede. Dio non stabilisce una cifra. Dio non dice loro che cosa vuole né quanto vuole che offrano.
Ovviamente una cosa era stata rivelata, e la cosa che era stata rivelata era che Dio richiedeva un sacrificio animale. È questo che rese inaccettabile il sacrificio di Caino. Caino portò il frutto della terra, l’opera delle proprie mani come uomo dei campi, come agricoltore, come contadino, e Dio respinse la sua offerta. Dio aveva evidentemente rivelato che, quando si portava un’offerta, doveva essere un animale da sacrificare. Ma a parte questo non c’era, per quanto ne sappiamo, alcuna rivelazione sulla frequenza, né sul fatto che dovesse essere portata una certa percentuale dei vostri animali o una certa percentuale annuale del vostro gregge. Non viene detto nulla del genere.
Tutto ciò che dice è che i due decisero, volontariamente, di propria volontà, di portare un’offerta a Dio. Caino portò offerte inaccettabili perché non corrispondevano a ciò che Dio aveva richiesto riguardo al sacrificio animale. Abele portò un sacrificio animale. In realtà è tutto ciò che sappiamo. Lo fecero volontariamente. Non c’era alcuna legge universale riguardo a una percentuale dei loro animali. Ovviamente a quel tempo non avevano monete coniate, né denaro. Non c’era alcuna dichiarazione di Dio sulla frequenza, sulla percentuale o su qualsiasi altra cosa. Fecero semplicemente ciò che avevano nel cuore di fare. Ora, per quanto ne sappiamo, questa prima offerta non era in alcun modo collegata a un decimo di qualcosa.
D’accordo, andiamo al capitolo 8. Arriviamo alla seconda offerta nel libro della Genesi, e questa viene fatta da Noè. E Noè è ora giunto alla fine del Diluvio; le acque del Diluvio si sono ritirate. Uscì dall’arca e la prima cosa che volle fare fu costruire un altare, perché voleva fare un’offerta a Dio. Perché? Come espressione di ringraziamento e gratitudine per essere sopravvissuto al Diluvio universale.
E in Genesi 8:20 dice che “offrì olocausti di ogni animale puro e di ogni uccello puro”. Noè fece un’offerta a Dio. Anche questa è un’offerta completamente volontaria. E non ne sappiamo altro. Non c’è alcuna prescrizione di un decimo degli animali o di un decimo degli uccelli. Dio non comandò a Noè di farlo. L’offerta fu spontanea, volontaria, dal cuore, di libera volontà, e non c’è motivo di supporre che fosse un decimo di qualcosa. Diede semplicemente a Dio ciò che aveva nel cuore di dare.
La prossima offerta alla quale vi richiamo è nel capitolo 12 della Genesi, e l’uomo è Abram. Nel capitolo 12 riceve la chiamata di Dio a essere il capo della nazione, e da lui sarebbe discesa la nazione d’Israele. E in risposta a quella chiamata, al versetto 7 del capitolo 12, costruisce un altare al Signore. E ancora una volta nasce dalla gioia del suo cuore, dalla gratitudine del suo cuore, dall’entusiasmo di essere stato chiamato a diventare padre di una nazione. E offre al Signore. Non c’è un comando. Non c’è una somma. Non c’è una percentuale. Non c’è un obbligo. Non c’è una condizione.
Risponde liberamente alla meravigliosa promessa di Dio e dice: “Grazie, Dio”, dando a Dio un’offerta. Poi, nel capitolo 13, lo fa di nuovo. Solo che questa volta si trova a Ebron e, nel capitolo 13 versetto 18, costruisce un altro altare e fa un’altra offerta a Dio. Ancora una volta è volontaria: nessuna somma, nessun comando e nessuna condizione, nessun obbligo, nessuna percentuale, nessuna frequenza, niente.
Ora arrivate al capitolo 14 e, per la prima volta, incontriamo la parola “decima”. Si trova nel capitolo 14, versetti da 18 a 20. Abram, come si chiamava allora, è appena tornato da una guerra. Ha combattuto contro cinque re nella valle di Shaveh ed è stato vittorioso su questi cinque re pagani. Non solo è stato vittorioso, ma è riuscito anche a prendere del bottino. Ha letteralmente portato via con sé enormi quantità dei loro tesori. Sulla via del ritorno a casa…dopo aver ottenuto questa grande vittoria per la potenza di Dio e aver raccolto tutto questo tesoro…sulla via del ritorno incontra una figura estremamente interessante. Il suo nome è Melchisedec, e Melchisedec è il re di Salem, l’antico nome di Gerusalemme, città della pace.
Ecco ciò che leggiamo in Genesi 14:18: “E Melchisedec, re di Salem, portò pane e vino, ed era sacerdote del Dio Altissimo”. Dunque Abram Dio gli ha appena concesso la vittoria. Incontra quest’uomo straordinario che è al tempo stesso re e sacerdote. Ed è sacerdote del Dio Altissimo che Abraamo adora, lo stesso Dio che ha chiamato Abram a uscire da Ur dei Caldei, che gli ha promesso un regno e un popolo come la sabbia dei mari e le stelle dei cieli.
Abraamo si sente così in debito con Dio per questa promessa, è così debitore a Dio per questa straordinaria vittoria sui cinque re, che conferma che egli è davvero un uomo unto da Dio, protetto per uno scopo divino molto, molto importante. Abram è così pieno di gioia e così benedetto, e incontra quest’uomo, sacerdote del Dio Altissimo: per mezzo di lui può dunque esprimere a Dio la propria gratitudine. Melchisedec lo benedisse dicendo: “Benedetto sia Abram dal Dio Altissimo, possessore dei cieli e della terra, e benedetto sia il Dio Altissimo, che ha dato i tuoi nemici nelle tue mani”.
In altre parole, l’uomo incontra Abram e lo benedice. E Dio lo ha benedetto chiamandolo. Dio lo ha benedetto dandogli la vittoria e ora Dio lo benedice attraverso questo re-sacerdote. E questa fu la risposta di Abram: “Gli diede la decima di tutto”. Abram decide che questo è il momento di offrire ringraziamento a Dio. E così dà la decima, ed è qui che la parola viene menzionata per la prima volta. Ecco il rappresentante di Dio. Ecco il sacerdote del Dio Altissimo. E Abram vuole esprimere a Dio la sua gratitudine per la vittoria.
Che cosa fa? Gli dà la decima. Dio gli disse di dare un decimo? No. Fu spontaneo. Non è registrato alcun comando. Ad Abram non fu mai detto quanto dare. In effetti, ascoltate, questa è l’unica volta in cui la Scrittura riferisce che egli diede una decima in tutta la sua vita di 160 anni. Non lo faceva ogni settimana. Non lo faceva ogni mese. Non lo faceva ogni anno. La Scrittura registra soltanto questa occasione. E, a proposito, il versetto 20 non dice che Abram diede un decimo di tutto ciò che possedeva. Non lo dice. Diede un decimo di ciò che aveva preso in battaglia.
Non era un decimo del suo reddito complessivo. Non era un decimo della sua ricchezza. Non si trattava di una decima annuale. In effetti, andiamo un passo oltre. In Ebrei 7:4 dice che diede a Melchisedec, troviamo questa interessante espressione, “un decimo del bottino”. Ma la parola greca per “bottino” è akrothinion e letteralmente significa “la cima del mucchio, la parte superiore della pila, il vertice”. Quindi il modo migliore di tradurla è che non gli diede un decimo di tutto, ma un decimo della cima del mucchio. Gli diede un decimo del meglio, un decimo del bottino migliore.
Potrebbe significare che non diede un decimo di tutto. Forse era troppo, dato che proveniva da cinque regni distinti, troppo perché un solo sacerdote potesse riceverlo. Gli diede un decimo del meglio, un decimo della cima del mucchio, come segno della sua totale consacrazione e gratitudine a Dio. La cosa importante da vedere, però, è che la decima fu un atto unico nella vita di Abram. Non risulta che l’abbia mai fatto di nuovo. Fu un gesto libero e volontario, totalmente motivato dal suo cuore, non da un comando divino. E, come ho detto, nel mondo antico era comune, perfino tra i popoli pagani, dare alle proprie divinità un decimo come rappresentazione di completezza e devozione totale.
Quindi non c’è alcun obbligo di dare quel decimo. È semplicemente che Abram scelse di darlo perché nel suo tempo e nella sua cultura era comune farlo. Ora, naturalmente, l’unica altra menzione della decima nel libro della Genesi prima della legge è in Genesi 28. E qui avete Giacobbe che fa un voto. E, francamente, questo è…questo è un punto spiritualmente molto basso per Giacobbe. Non vorreste usarlo come esempio di nulla se non di grossolana carnalità. Era davvero fuori strada.
In Genesi 28:20-22, Giacobbe fa un voto a Dio. E dice: “Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che faccio, e mi darà cibo da mangiare e vesti da indossare, e io ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, allora il Signore sarà il mio Dio”. Oh, grazie tante, Giacobbe. È un po’ diverso da un altro patriarca contemporaneo, Giobbe, che disse: “Anche se Egli mi uccidesse, io…che cosa? ‘Confiderò in Lui.’” Questo è ciò che onora Dio: una fiducia incondizionata.
Questa non è affatto fiducia. Questo è un tentativo di corrompere Dio, “Dio, proteggimi e dammi cibo da mangiare e vesti da indossare e fammi tornare sano e salvo, e Ti lascerò essere il mio Dio”. E poi prosegue dicendo: “E questa pietra che ho eretto come colonna sarà la casa di Dio, e di tutto ciò che Tu mi darai, certamente Ti darò un decimo”. Oh, dunque ora farà ciò che i pagani erano soliti fare: dare un decimo alla loro divinità per gratitudine, ma soltanto se Dio si adegua alle sue condizioni.
Vi rendete conto, naturalmente, di ciò che Giacobbe stava cercando di fare: stava cercando di corrompere Dio, “Ehi, Dio, dammi un viaggio sicuro e Ti lascerò essere il mio Dio. Costruirò un altare, Ti darò un decimo di tutto ciò che possiedo”. Stava tentando di comprare la benedizione di Dio. Ovviamente, spiritualmente parlando, era a un punto molto basso; la sua motivazione nel dare la decima era tutt’altro che sincera. In quel passo non troverete alcun accenno a un comando di Dio di dare una decima. In effetti, penso che da parte sua sia stato un atto spregevole e che abbia grandemente dispiaciuto a Dio. Non aveva alcun obbligo di farlo e non c’è alcun comando.
Dunque, vedete molte offerte nella Genesi, e riassumiamo rapidamente. Molte offerte; due di esse erano decime, ma erano entrambe decime volontarie, proprio come tutte le altre offerte erano offerte volontarie. Nessuna di esse rispondeva a un decreto divino. Quelle volte in cui Abram e Giacobbe diedero un decimo, diedero un decimo perché scelsero di farlo. Questo non costituisce alcun argomento a favore di uno standard normativo pre-mosaico della decima. Un tale standard non esiste.
Ora restiamo nel periodo prima di Mosè e poniamoci la domanda sul secondo tipo di dare, il dare obbligatorio. Abbiamo visto il dare di libera volontà: quando volete e quanto volete. Dovrebbe essere generoso. Dovrebbe essere proporzionato. Dovrebbe essere sacrificale. Dovrebbe essere volontario. E lo abbiamo visto. Ma che dire del dare obbligatorio? Una decima non era obbligatoria, ma esisteva qualche forma di dare obbligatorio? Dio disse mai che si doveva dare una certa somma o una certa percentuale? Risposta: sì, Genesi capitolo 41. E questo è un passo molto importante della Scrittura, perché qui troviamo l’insegnamento sul dare obbligatorio. Molto importante.
Ora, in Genesi capitolo 41 Giuseppe è in Egitto. È stato venduto come schiavo dai suoi fratelli gelosi. E ha interpretato un sogno per il faraone. Ora è nella sua ascesa e alla fine diventerà primo ministro d’Egitto. Ma comincia interpretando un sogno perché, già quando era in prigione si era sparsa la voce che sapeva interpretare i sogni; così interpreta un sogno per il faraone. E l’interpretazione del sogno significa che ci saranno sette anni di raccolti abbondanti e sette anni di carestia. Ve lo ricordate?
E dunque, se è così, se avremo sette anni di prosperità e poi sette anni di carestia, dovremo approfittare degli anni di prosperità per accumulare scorte in vista degli anni di carestia, giusto? Ha molto senso. Ora, come avverrà questo? Genesi 41:34: ecco ciò che disse la Parola di Dio, “Prenda dunque il faraone dei provvedimenti per nominare dei sovrintendenti sul paese e prelevi un quinto del prodotto della terra d’Egitto nei sette anni di abbondanza”.
Ecco, amici miei, i primi agenti del fisco, per così dire: l’IRS americano. Sono chiamati sovrintendenti, e la loro responsabilità è prelevare un’imposta sul reddito del venti per cento per finanziare il governo nazionale, il benessere della nazione. Per sette anni, riscuotete un’imposta del 20 per cento su tutto ciò che viene prodotto. Mettetelo da parte e poi, negli anni di carestia, avrete ciò che vi occorre. Il primo IRS, per così dire, e la prima imposta federale sul reddito. E, che vi piaccia o no, fu introdotta da Dio e serviva a sostenere la nazione d’Egitto. Un’imposta del venti per cento riscossa durante gli anni grassi avrebbe fornito al popolo il cibo negli anni magri.
Ora, ancora una volta, questo viene ribadito in Genesi 47:24. È molto importante. Genesi 47:24: “Al raccolto darete un quinto al faraone e quattro quinti saranno vostri, per la semina dei campi e per il vostro cibo, per quelli delle vostre case e come cibo per i vostri piccoli”. Tenete quattro quinti, date al governo un quinto. È piuttosto interessante, non è vero, che la aliquota fiscale originaria fosse il 20 per cento? Perché quella era…ed è ancora più o meno vicina alla aliquota fiscale del sistema tributario americano, che a questo punto è molto complesso. E non molti anni fa il 20 per cento era più o meno la aliquota fiscale, o poco più del 20 per cento. Dunque quella era l’aliquota originaria. Quello era dare obbligatorio. Tutti dovevano farlo. Tenevate quattro quinti, davate un quinto per finanziare il governo nazionale.
Ora ascoltate attentamente. Le offerte volontarie, dunque, erano rivolte al Signore; i contributi obbligatori, al governo. Il dare di libera volontà era un dono al Signore, un gesto personale nato come risposta d’amore, ed era fatto generosamente, proporzionatamente, in modo sacrificale e volontariamente. Il dare obbligatorio era tassazione per sostenere il governo nazionale. Bene, questo basta sul tema del dare prima di Mosè. Avevate due tipi: il dare di libera volontà, qualunque cosa volete, quando volete, al Signore; il dare obbligatorio, la tassazione. Questa è l’unica occasione di dare obbligatorio che avete nel libro della Genesi.
Ora passiamo all’epoca di Mosè e andiamo da Mosè a Gesù, il periodo in cui prevaleva la legge. Che dire allora della decima? Che dire del dare di libera volontà e che dire del dare obbligatorio? Nella Scrittura questo è davvero molto, molto chiaro. Mi stupisce che la gente non lo veda. Lasciate che ve ne parli. Parliamo…parliamo del dare obbligatorio durante il tempo di Mosè. Voi potreste dire: “Be’, quella è la decima”. Avete ragione. La decima era obbligatoria. Levitico 27:30 menziona la decima e la chiama decima del Signore e, a volte, decima dei Leviti. In Levitico leggiamo: “Ogni decima della terra, sia del seme della terra sia del frutto dell’albero, appartiene al Signore. È santa al Signore”. In Numeri 18 questa era destinata ai Leviti.
Ora lasciate che vi dica come funziona. Ecco un dieci per cento obbligatorio: una decima di tutta la terra, di tutto il seme, di tutto il frutto, di tutto ciò che producete, compresi i vostri animali, tutto. Il dieci per cento lo date al Signore e lo fate dandolo ai Leviti. Chi sono i Leviti? I Leviti erano una delle dodici tribù d’Israele, ma erano la tribù scelta per il servizio sacerdotale, per amministrare il tempio e per guidare la nazione. Erano i vice-reggenti di Dio, i vicepresidenti di Dio.
Questa decima obbligatoria, dunque, serviva a provvedere ai bisogni dei Leviti, che non avevano terra, che non avevano territorio. Non ricevettero alcun territorio quando la terra fu divisa. Non avevano mezzi di sostentamento, non avevano lavori. Lavoravano per il popolo. Erano il governo. Amministravano la nazione. Prendevano le decisioni. Erano i giudici, i consiglieri e gli uomini saggi. E prendevano le decisioni per il paese e guidavano il popolo. E dovevano essere sostenuti. Quindi davate ogni anno il dieci per cento per sostenere coloro che amministravano il governo.
Ora ricordate, Dio dice che il dieci per cento di tutta la vostra terra, del seme e del frutto è Mio. Questa è una teocrazia. Una teocrazia è una nazione governata da Dio. Una democrazia è una nazione governata dal popolo. E in una nazione governata dal popolo, cioè in una democrazia, scegliamo i nostri responsabili e poi paghiamo le tasse per sostenerli. In una democrazia scegliamo i nostri responsabili e li sosteniamo. In una teocrazia Dio sceglie i Suoi responsabili e noi li sosteniamo. E nel caso vi domandiate come sarebbe vivere in una teocrazia, pensate al Regno millenario. Quella sarà una teocrazia nella quale Cristo governa e regna, sceglie i Suoi responsabili e tutti rendono omaggio a loro e a Lui.
Ma in Israele avevate una teocrazia. Dio era il Re, Dio era il Sovrano supremo, Dio era sovrano ed esercitava il Suo governo attraverso la pluralità dei sacerdoti. E dovevano essere sostenuti, quindi quel dieci per cento apparteneva al Signore e serviva al sostegno del Suo regno teocratico. Bisognava dare il dieci per cento di tutto. E c’erano alcune formule per cui, se avevate bisogno di dare denaro al posto dei prodotti della terra, potevate farlo, ma non potevate dare denaro al posto degli animali. E in Levitico sono esposte alcune prescrizioni al riguardo.
Ma l’unica cosa che dovete sapere è che la prima decima era il dieci per cento dei prodotti e degli animali del popolo, e questo apparteneva al Signore. Questo non è dare di libera volontà, questo è dare obbligatorio. E se non lo davate, derubavate Dio. Malachia 3:8: “Può un uomo derubare Dio? Eppure voi Mi avete derubato, Mi avete derubato nelle vostre decime”. Non Mi avete dato le offerte che avevo prescritto: questo è furto.
La decima, dunque, veniva data ai sacerdoti per sostenerli a motivo delle loro responsabilità religiose. Erano impegnati a tempo pieno in quel ministero e non avevano la possibilità di guadagnarsi da vivere in altro modo. E nella teocrazia esercitavano il governo per conto di Dio, e voi pagavate gli stipendi di coloro che amministravano il paese. Questa era una forma di tassazione. Era semplicemente tassazione. Dunque gli Israeliti davano davvero il dieci per cento, ma non soltanto il dieci per cento.
In Deuteronomio 12 c’era una seconda decima. Ogni anno dovevano dare un secondo dieci per cento. In Deuteronomio capitolo 12 leggiamo questo. E si tratta di diversi versetti, 10, 11, 17 e 18; sto semplicemente saltando qua e là, “Quando passerete il Giordano e abiterete nel paese che il Signore vostro Dio vi dà in eredità, ed Egli vi darà riposo da tutti i vostri nemici intorno a voi, così che abitiate al sicuro, allora avverrà che nel luogo che il Signore vostro Dio avrà scelto perché il Suo nome vi dimori, là porterete tutto ciò che vi comando: i vostri olocausti e i vostri sacrifici, le vostre decime e il contributo della vostra mano e tutte le vostre offerte votive scelte che avrete promesso al Signore”.
Sta parlando di Gerusalemme, “Sarete nel luogo che il Signore vostro Dio avrà scelto perché il Suo nome vi dimori”, e il Suo nome dimora a Gerusalemme. Quindi ciò che sta dicendo è che dovrete portare tutte le vostre offerte, tutti i vostri sacrifici, tutti i vostri contributi, e dovrete portarli a Gerusalemme, “Non vi è permesso mangiare entro le vostre porte la decima del vostro grano, del vino nuovo o dell’olio, né i primogeniti della vostra mandria o del vostro gregge, né alcuna delle offerte votive che avrete promesso”, oppure le vostre offerte volontarie, che sono tutt’altra cosa, “né il contributo della vostra mano. Ma le mangerete davanti al Signore vostro Dio, nel luogo che il Signore vostro Dio avrà scelto: voi, vostro figlio e vostra figlia, i vostri servi e le vostre serve e il Levita che è entro le vostre porte; e gioirete davanti al Signore vostro Dio in tutte le vostre imprese”.
Di che cosa sta parlando? Dio sta ordinando ogni genere di feste, ogni genere di banchetti, ogni genere di celebrazioni e cerimonie nazionali, come la Pasqua e tutto il resto di ciò che vi era connesso. Tutte le feste ebraiche, le celebrazioni, i sacrifici e le offerte, tutta la faccenda. Ed Egli dice che tutti dovete portare un decimo di tutto ciò che avete per quegli eventi. In altre parole, il primo decimo va a sostenere i Leviti, il secondo a sostenere le feste religiose.
Era una sorta di grande pasto comunitario nazionale. Ognuno portava ciò che era necessario portare. E questo significava, naturalmente, che dovevano esserci persone che si occupassero degli animali e delle scorte alimentari e preparassero tutto, affinché potessero avere questi grandi banchetti e queste grandi feste. Serviva per…serviva per la comunità, serviva per la comunione, serviva per l’adorazione religiosa nazionale. Serviva a mantenere unita la nazione. Dunque gli Ebrei davano il dieci per cento ai Leviti e il dieci per cento alle feste nazionali, alle cerimonie nazionali e agli eventi nazionali che mantenevano unita la nazione.
Non è tutto. C’era un terzo decimo, un terzo. Prima c’era la decima dei Leviti, poi c’era la decima delle feste, come la chiamano gli Ebrei, e, in terzo luogo, c’era la decima per l’assistenza ai bisognosi. Deuteronomio 14:28: “Alla fine di ogni tre anni porterai tutta la decima del tuo prodotto di quell’anno e la metterai entro le tue porte”. Ogni tre anni dovevano dare un altro dieci per cento. Questo equivale a tre e un terzo per cento all’anno, o forse a un po’ meno se togliete l’altro 20 per cento.
Ma ogni tre anni dovevano dare il dieci per cento, quindi su base annua questo equivale a circa il tre per cento. E a che cosa serviva? Al forestiero, all’orfano e alla vedova. Questa era chiamata la decima dei poveri. Avete la decima dei Leviti, la decima delle feste, la decima dei poveri: dieci per cento, dieci per cento, poco più del tre per cento, per un totale del 23 per cento. Quanto è interessante. La tassazione obbligatoria della teocrazia era del ventitré per cento, non molto diversa dalla tassazione obbligatoria in Egitto, dove erano tenuti a dare il 20 per cento.
Quindi coloro che dicono che gli Ebrei davano il dieci per cento sbagliano. Non davano il dieci per cento. Davano il dieci per cento, il dieci per cento e un altro tre e un terzo per cento ogni anno per finanziare il governo nazionale. Quello era dare obbligatorio. In altre parole, era una forma di tassazione destinata a finanziare il governo. Il governo aveva il compito di guidarli verso Dio, per proteggerli, per fornire un esercito che garantisse la loro sicurezza, per fornire loro risorse, per plasmare la vita sociale della nazione e mantenerli uniti come un unico grande popolo partecipe delle cerimonie religiose, e per soddisfare i bisogni di coloro che tra loro erano indigenti.
Dunque avevate la decima dei Leviti per il governo, la decima delle feste per la comunità stessa e per la vita religiosa del popolo, e la decima dei poveri come sistema di assistenza. Tutto questo non è altro che tassazione. Ascoltatemi. Prima di Mosè, il dare obbligatorio era tassazione. Durante il tempo di Mosè, il dare obbligatorio era tassazione. Non va mai confuso con il dare al Signore; è un dare per sostenere un’istituzione voluta da Dio, cioè il governo umano.
E, a proposito, per l’Ebreo non era finita. Il ventitré per cento non era tutto. Diciamo che quella era l’aliquota di base, ma c’erano anche altre imposte. Abbiamo tasse sulla benzina, abbiamo tasse sulle vendite, abbiamo imposte sugli utili, abbiamo imposte di successione, e così via. Non è…non è certo una novità. Anche gli Ebrei ne avevano alcune. Sapevate che erano…erano effettivamente tassati sul profitto? C’era una tassa di partecipazione agli utili. Non è ciò che pensate, ma si trova in Levitico 19:9-10.
Ecco la loro tassa di partecipazione agli utili, “Quando mietete il raccolto della vostra terra, non mieterete completamente gli angoli del vostro campo”. I campi erano suddivisi in appezzamenti quadrangolari. Durante la mietitura non dovevano raccogliere il prodotto agli angoli del campo. Dovevano lasciarli non mietuti. Perché? Quello era un piano di partecipazione agli utili. Allora i poveri potevano entrare e mietere gli angoli del campo che erano stati lasciati, e così beneficiare dell’abbondanza del raccolto. E potevano trovare qualunque…potevano passare da un campo all’altro e beneficiarne. Dice: “Non raccoglierete ciò che resta da spigolare dopo la mietitura”.
In altre parole, mentre passate attraverso il raccolto e state mietendo e raccogliendo e mettendo sul carro e legando tutto, qualunque cosa cada la lasciate lì. Non potete raccoglierla perché i poveri possono passare e spigolare nei campi. Ricordate che Rut faceva proprio questo. E dice che non dovete racimolare la vostra vigna. In altre parole, quando cade un grappolo d’uva, non lo raccogliete. Lo lasciate lì per coloro che sono poveri. Dovete lasciare queste cose al povero e al forestiero. State dando una parte del vostro profitto ai poveri, quindi dovevano fare anche questo.
E poi, in Neemia 10:32-33, c’era un’imposta annuale di un terzo di siclo per il tempio che dovevano pagare ogni anno per comprare materiali per le offerte del tempio e per la costruzione del tempio. Aggiungete a questo un’altra cosa. Esodo 23:10-11: “Ogni settimo anno non potevano seminare e raccogliere”. Quindi ogni settimo anno non avevano letteralmente alcun reddito dalla fonte normale. Dovevano rinunciare per un intero anno ai proventi della terra per lasciarla riposare, affinché il suolo si rigenerasse e producesse bene in futuro.
Dunque pagavano dieci per cento, dieci per cento, tre per cento, gli angoli del campo, le spigolature, un’imposta annuale di un terzo di siclo per il tempio e lasciavano riposare la terra ogni sette anni. È ben lontano dal dieci per cento. La contribuzione obbligatoria per un Ebreo nella teocrazia sembra quindi superare il venticinque per cento. Quello non era dare di libera volontà. Era tassazione; era dare obbligatorio. Lo dirò di nuovo. Tutto il dare obbligatorio prima di Mosè e nella legge mosaica aveva a che fare con il finanziamento del governo nazionale.
Ora passiamo al dare di libera volontà. Se l’Ebreo era tenuto a fare tutto questo, quello è dare obbligatorio; che cos’era il dare di libera volontà? Le Scritture relative al periodo da Mosè a Gesù parlano del dare volontario? Sì, ne parla. Sì. C’era il dare volontario. E ci sono diversi modi in cui possiamo comprenderlo, e sono esattamente paralleli a ciò che stiamo imparando riguardo al modo in cui davano i Macedoni. Prima di tutto, doveva essere volontario, doveva essere proporzionato, doveva essere generoso, doveva essere sacrificale, doveva nascere dal cuore.
Lasciate che vi dica che cosa dice l’Antico Testamento riguardo al dare di libera volontà, “Tutto il meglio dell’olio, tutto il meglio del vino e del grano, le loro primizie che offriranno al Signore, Io le ho date a te”, Numeri 18:12. Prima cosa: date il meglio e datelo per primo, le primizie. Le primizie significano il meglio. Possono anche significare la prima parte del raccolto che arriva.
Dunque volete dare al Signore? Dategli il meglio e dategli il primo. Dategli la prima parte di ciò che raccogliete. Voi potreste dire: “Be’, non so come sarà il resto del raccolto”. Ragione in più per darGli le primizie, perché quello è un atto di fede: state dando a Dio ciò che avete e confidate in Lui per ciò che non avete. Date a Dio tutto l’olio, tutto il meglio dell’olio, tutto il meglio del raccolto, tutto il meglio, tutte le primizie, e Dio promette che Egli…Egli farà aumentare il vostro raccolto.
Dunque la prima cosa erano le primizie. Quando arriva il primo raccolto, prendetene il meglio e datelo al Signore. Nessuna somma fissa, nessuna cadenza prestabilita: quella è un’offerta volontaria, “E se Mi darete per prime le primizie, prima ancora di sapere quanto avrete, se avrete tanta fiducia in Me, farò maturare tutto il resto del raccolto, dice Dio”. Ascoltate le Sue parole in Proverbi 3:9-10: “Onora il Signore con i tuoi beni e con le primizie di ogni tua entrata, e i tuoi granai saranno colmi d’abbondanza e i tuoi tini traboccheranno di vino nuovo”.
Non potrete mai essere più generosi di Dio; è lo stesso principio, “Date, e vi sarà dato”. Seminate abbondantemente e raccoglierete abbondantemente. Non potrete mai essere più generosi di Dio. Onorate il Signore con i vostri beni, dateGli le primizie, dateGli il meglio, dateGli per prima cosa ciò che avete, ed Egli farà venire il resto del raccolto. Onorate Dio in questo modo con le primizie, e i vostri granai e i vostri tini traboccheranno. Questa è la promessa di Dio.
Dunque, come dovevano dare di cuore? Volontariamente, spontaneamente, il meglio, le primizie. Ricordate che Dio fece sapere al…al Suo popolo, per mezzo del profeta Malachia, quanto fosse disgustato da loro perché, quando Gli portavano un animale, Gli portavano un animale cieco o zoppo, come leggiamo in Malachia. Terribile. Davano a Dio ciò che non avrebbero mangiato e che non potevano usare per la riproduzione. Davano a Dio l’animale zoppo, mutilato e cieco, gli animali peggiori che avevano, e tenevano per sé i migliori; e, pertanto, si privavano della benedizione di Dio e attiravano su di sé il giudizio di Dio.
DateGli il meglio. DateGli il meglio. Lo stesso principio in Proverbi 11:24, “C’è chi sparge e tuttavia aumenta sempre più, e chi trattiene ciò che è giustamente dovuto e ne ricava soltanto bisogno”. Quando lo date a Dio, Egli riversa benedizione. Le primizie rappresentano un atto di fede, ed è così che Dio voleva che vivessero i Suoi figli. Poiché Lo amavano e credevano in Lui e confidavano in Lui e volevano ringraziarLo di tutto dal cuore, Gli davano il meglio. Gli davano le primizie e aspettavano che Egli rispondesse e riversasse benedizioni su di loro. Questo è il dare di libera volontà dell’Antico Testamento. Date ciò che volete, purché sia generoso e sia il meglio che avete.
Lasciate che ve ne dia un’altra illustrazione, e non soltanto nell’offerta delle primizie. Ma in Esodo capitolo 25, ricordate, Mosè stava per costruire un tabernacolo. E questo richiedeva un’offerta speciale. E così il Signore parlò a Mosè, Esodo 25:1-2, e disse: “Parla ai figli d’Israele perché Mi portino un’offerta”. Ora ecco come…ecco l’offerta. Ecco come dev’essere, “Da ogni uomo che la darà volontariamente con il suo cuore”, tutto qui. Dite semplicemente a tutti di dare ciò che vogliono, di cuore, tutto qui.
Ed ecco l’occasione che Dio aveva per specificare; ecco l’occasione che Dio aveva per indicare una somma o una percentuale. Tutto ciò che doveva fare era dire: “DateMi un decimo”. Invece disse: “DateMi qualunque cosa vogliate”. DateMi qualunque cosa vogliate dal vostro cuore, perché Dio si interessa dell’atteggiamento del cuore. Non c’erano grandi manifesti appesi tutt’intorno all’accampamento d’Israele che dicevano: “Avete dato il vostro decimo? Avete versato la decima?” Fu detto loro di dare ciò che volevano, “E Mosè parlò a tutta la congregazione dei figli d’Israele e disse: ‘Questa è la cosa che il Signore ha comandato, dicendo: “Prendete tra voi un’offerta per il Signore; chiunque è di cuore volenteroso”.’”
Qualunque cosa vogliate…ascoltate questo. Portate qualunque cosa vogliate: “oro, argento, bronzo, porpora, scarlatto, lino fino, pelo di capra, pelli di montone tinte di rosso, cose di cui avevano bisogno per costruire il tabernacolo, pelli di tasso, un certo tipo di legno, olio per la luce, aromi per l’olio dell’unzione e per l’incenso profumato, pietre d’onice da incastonare nell’efod e nel pettorale del sommo sacerdote”.
E poi dice questo, Esodo 35: “Chiunque fra voi ha abilità venga ed esegua tutto ciò che il Signore ha comandato”. Ognuno di voi che è abile e volenteroso venga e porti qualunque cosa voglia. È così che si dà. È esattamente così che avveniva prima di Mosè. Caino e Abele portarono qualunque cosa volevano. Abram portò qualunque cosa voleva. Noè, qualunque cosa voleva. Questo è il dare di libera volontà al Signore. Il dare obbligatorio è per il governo.
E guardate come diedero. Esodo 35:21-22: “E vennero, chiunque era spinto dal proprio cuore e chiunque era reso volenteroso dal proprio spirito”. In altre parole, venne chiunque voleva venire, “E portarono l’offerta del Signore per l’opera del tenda di convegno, per tutto il suo servizio, e vennero uomini e donne, quanti avevano un cuore volenteroso”. Lo ripete continuamente. Il punto è il cuore, il cuore, il cuore.
Deuteronomio 16 dice, versetti 10 e 17: “Darai al Signore tuo Dio secondo quanto il Signore tuo Dio ti avrà benedetto”. Questo è proporzionato, “Ogni uomo darà secondo quanto può, secondo le proprie possibilità, secondo la benedizione del Signore vostro Dio che Egli vi ha dato”. Date semplicemente in modo proporzionato, generoso, sacrificale, volontario, qualunque cosa vogliate.
E c’è di più. Questo è meraviglioso. Quando guardate Esodo 36, versetti 5 e 6, leggete questo: “E parlarono a Mosè, dicendo”, ecco che gli operai tornano da Mosè, la gente porta roba e la porta e la porta e la porta, “E gli operai vengono da Mosè e dicono: ‘Il popolo porta molto più di quanto occorra per eseguire l’opera che il Signore ha comandato.’” È meraviglioso. Dissero: “Mosè, abbiamo un problema: stanno portando troppa roba”.
E Mosè diede il comando, ed ecco quale fu il comando, “Né uomo né donna faccia più alcun lavoro per l’offerta del santuario”. State facendo lavorare troppo gli operai portando così tanta roba, “Così si impedì al popolo di portare altro”. Non sarebbe meraviglioso? Amici, per favore smettete di dare, è davvero troppo. È travolgente. Avete mai sentito di una chiesa che dicesse una cosa simile? Ma questo è il cuore, ed è ciò che Dio vuole.
Ciò che sto dicendo è che il dare obbligatorio era tassazione prima di Mosè e al tempo di Mosè. Il dare di libera volontà era qualunque cosa volevate, quando volevate, da un cuore volenteroso. Più tardi, quando giunse il momento di costruire il tempio…vi darò un’altra illustrazione, 1 Cronache 29. Davide progettava di raccogliere tutto per la costruzione del glorioso tempio che suo figlio Salomone avrebbe eretto. E dice in Deuteronomio…scusatemi, in 1 Cronache, dice che Davide stava raccogliendo tutto il necessario e il popolo si rallegrò. Si tratta dei versetti 9 e 10 di 1 Cronache 29, “Il popolo si rallegrò perché offriva volontariamente, poiché con cuore integro offriva volontariamente al Signore”. Ancora una volta era questo il punto, “Anche il re Davide si rallegrò con grande gioia; perciò Davide benedisse il Signore davanti a tutta la congregazione”.
Erano tutti di cuore volenteroso e tutti diedero, e diedero, e diedero, e diedero. E diedero così tanto, carissimi, che costruirono un tempio monumentale, la cui magnificenza sarebbe per noi indescrivibile e quasi inconcepibile, rivestito d’oro e semplicemente al di là della comprensione. Davide pregò al versetto 16 di 1 Cronache 29: “O Signore, Dio nostro, tutta questa abbondanza che abbiamo preparato per costruirTi una casa per il Tuo santo nome viene dalla Tua mano e tutto appartiene a Te”. Donarono così tanto perché avevano cuori così generosi.
Bene, lasciate che riassuma molto brevemente, ed è questo. La decima è dare obbligatorio, ma era dare obbligatorio sotto forma di tassazione per finanziare il governo nazionale della teocrazia. Le tre decime provvedevano agli stipendi del governo, alla vita sociale e religiosa della nazione e a un sistema di assistenza. Le decime non erano i doni a Dio; erano doni per sostenere la nazione. Quando si trattava di dare a Dio non c’era una somma: qualunque cosa volevate, quando volevate, dal cuore.
Il dare di libera volontà era puramente volontario e personale, motivato dalla gratitudine a Dio e dall’amore per Lui. Si può riassumere così. Pagate le vostre tasse e date a Dio qualunque cosa il vostro cuore vi dica. Ed è ciò che accadde nell’Antico Testamento prima di Mosè, ed è ciò che accadde nel nuovo…nel periodo da Mosè a Cristo. Davate ciò che era richiesto pagando le vostre tasse e, oltre a questo, davate a Dio qualunque cosa il vostro cuore vi dicesse di dare, perché è il cuore che interessa a Dio. Questo era il principio che regolava il dare nell’Antico Testamento.
Voi potreste dire: “È diverso nel Nuovo Testamento?” È esattamente lo stesso, esattamente lo stesso. Gesù lo espresse nel modo più semplice che troviamo nel Nuovo Testamento, quando disse: “Rendete a Cesare le cose che sono di Cesare”. Che cosa significava? Pagate le vostre tasse, e Gesù lo fece, “E rendete a Dio le cose che sono di Dio”. E che cosa significava? Date a Dio qualunque cosa abbiate nel cuore di darGli. Ed è per questo che, quando arrivate ai Macedoni, non sentite parlare di una somma. Se andate a Romani 13 leggerete: “Pagate le vostre tasse. Tributo a chi è dovuto il tributo, tassa a chi è dovuta la tassa. Pagate la somma richiesta”. Questo è un atto compiuto davanti a Dio, con cui sosteniamo l’istituzione che Dio ha stabilito, cioè il governo umano.
Ma oltre a questo, il dare di libera volontà è qualunque cosa vogliate, nessuna somma, nessuna condizione, secondo ciò a cui il vostro cuore vi spinge. In particolare, secondo 1 Corinzi 16, abbiamo l’opportunità di farlo ogni settimana, il primo giorno della settimana, quando ci riuniamo. Questo è dare di libera volontà. La decima non ha assolutamente nulla a che fare con questo. Il Nuovo Testamento afferma esattamente lo stesso modello del dare e ne vedremo di più la prossima volta. Be’, il tempo è volato. Bene, preghiamo insieme.
Padre, confidiamo di essere riusciti a comprendere questo principio molto semplice, che certamente conferisce dignità perfino al pagamento delle nostre tasse, che Tu ci hai richiesto di pagare, come richiedesti che fosse fatto in Egitto e in Israele, perché Tu hai istituito il governo umano per garantire l’ordine nella società, per il bene di coloro che fanno il bene e per la punizione di coloro che fanno il male. Aiutaci anche a considerare il pagamento delle nostre tasse in modo diverso, sapendo che, facendolo, Ti glorifichiamo e adempiamo la nostra responsabilità, proprio come il Tuo popolo nell’antichità.
E, Signore, aiutaci anche a comprendere che, quando si tratta di dare a Te, possiamo dare ciò che vogliamo di cuore e, pertanto, è una misura così evidente della nostra devozione. Pensiamo a questi Macedoni, il cui dare non era influenzato dalle circostanze, non era influenzato dalla povertà, che davano con gioia, con liberalità, generosamente, in modo sacrificale, e che desideravano ardentemente farlo perché avevano prima dato sé stessi a Te.
Fa’ che il nostro dare nasca dalla devozione e dall’impegno. E fa’ che segua il modello offerto da questi cristiani di tanto tempo fa. E che Tu sia onorato nelle nostre vite, così che questo si manifesti nel nostro modo di dare e possiamo ricevere le benedizioni del cielo riversate su di noi. Per questo Ti rendiamo grazie nel nome di Cristo. Amen.
FINE
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