Grace to You Resources
Grace to You - Resource

Ebbene, questa mattina torniamo al nostro studio di 2 Corinzi capitolo 8, chiedendo un po’ scusa a quelli di voi che sono in visita e che non hanno seguito questa serie, perché so che entrerete proprio alla fine, in realtà, della nostra serie su un modello per il dare cristiano. Ma credo che riuscirete comunque ad ascoltare ciò che lo Spirito del Signore ci dice in questo grande passo.

Stiamo studiando 2 Corinzi. Siamo al capitolo 8, I primi otto versetti affrontano il tema del dare cristiano, cioè come diamo al Signore. È certamente un tema appropriato, non è vero? In questo periodo dell’anno siamo probabilmente più consapevoli del dare che in qualunque altro momento. Tutti pensano ai regali. Passiamo il nostro tempo, vero?, a frugare in tutti i negozi per cercare proprio il regalo giusto da fare a qualcuno. Oppure passiamo il tempo a lasciare intendere alla gente che cosa ci piacerebbe ricevere, sapendo che probabilmente ce lo regaleranno. Dare è insieme un privilegio che nasce dall’amore e un dovere che nasce dall’aspettativa e, forse, perfino da una certa reciprocità. Ma, comunque, in questo periodo dell’anno siamo tutti presi dal dare e dal pensare al dare.

Ma Colui del quale si celebra il compleanno dovrebbe essere Colui che riceve più doni, vale a dire il Signore Gesù Cristo. Perciò, per i cristiani, dare a Lui dovrebbe essere la preoccupazione dominante anche in questo periodo dell’anno. E, alla luce di questo, è appropriato che ci troviamo a studiare come dobbiamo dare. Come cristiani, come dobbiamo dare al Signore e alla Sua causa: è davvero, davvero pertinente. Ora Paolo tratterà questo argomento in due capitoli, il capitolo 8 e il capitolo 9. Quindi, prima di finire, avremo parecchio materiale da esaminare.

Ma comincia con i primi otto versetti del capitolo 8 e con il primo principio che vuole far comprendere. E il primo principio è semplicemente questo: dare è il comportamento dei cristiani devoti. Dove ci sono cristiani devoti, ci sono persone che danno. Basta che si presenti loro un’opportunità, e risponderanno. La devozione cristiana, la dedizione cristiana, l’impegno cristiano producono il dare cristiano e la generosità.

Dunque Paolo, in questo capitolo, invita i Corinzi a dare; in particolare, la questione è che i santi della chiesa di Gerusalemme sono molto, molto poveri, privi di risorse e con bisogni enormi. Paolo vuole che i Corinzi diano ai santi di Gerusalemme. Ora ricordate: non è un’offerta occasionale, una tantum; è un’offerta sistematica, settimanale. Nel capitolo 16, al versetto 2, dice che queste offerte devono essere raccolte ogni settimana. Dice che ciascuno di voi deve dare ogni settimana.

Da almeno un anno sapevano di questa offerta, e Paolo voleva che dessero in modo sistematico, settimana dopo settimana, così da accumulare una somma consistente che, al suo arrivo, egli avrebbe poi potuto portare ai santi bisognosi di Gerusalemme. Qui, nel capitolo 8, li sta istruendo riguardo a questa colletta, riguardo al loro dare regolare e settimanale.

E, per cominciare, usa questo principio fondamentale, cioè che dare è il comportamento dei cristiani devoti, per così dire, come punto di partenza della sua esortazione. E per chiarire il punto usa un esempio, e l’esempio sono le chiese macedoni menzionate alla fine del versetto 1. Le chiese della Macedonia erano fondamentalmente tre: la chiesa di Filippi, la chiesa di Tessalonica e la chiesa di Berea. Erano chiese che davano.

Erano cristiani devoti e, nel loro dare, si comportavano in modo molto generoso. Perciò servono da illustrazione, da esempio. Egli vuole insegnare sia ai Corinzi sia a tutti i cristiani di ogni tempo a dare seguendo il modello dei Macedoni. E così, esaminando questi otto versetti, siamo stati molto attenti a osservare gli elementi del loro dare. Che cosa li rendeva esemplari? Come davano? Con quale spirito davano? In che modo davano? Tutto questo viene delineato fino al versetto 8.

Lasciate che vi ricordi ciò di cui abbiamo già parlato. Prima di tutto, abbiamo detto che il dare era iniziato dalla grazia di Dio. Il versetto 1 ci ricordava che fu la grazia di Dio data ai Macedoni a trasformare così completamente le loro vite da farne persone generose nel dare. Non è soltanto un atto umano; non è soltanto ciò che fanno gli esseri umani nobili. Stiamo parlando di un livello di generosità e di sacrificio che è proprio di quelli che sono stati trasformati dalla grazia di Dio, che sono stati salvati e santificati dalla potenza di Dio e dalla Sua opera di grazia.

In secondo luogo, abbiamo detto che il loro dare trascendeva le circostanze difficili. Non pensereste che, in quelle circostanze, fossero davvero in condizione di dare, vista l’enorme difficoltà delle loro circostanze, cioè la persecuzione e la privazione economica. Eppure al versetto 2 dice: “diedero in una grande prova di afflizione”.

In terzo luogo, abbiamo detto che il loro dare era gioioso. Ancora al versetto 2 parla della “sovrabbondanza della loro gioia”. In quarto luogo, non era ostacolato dalla povertà. Al versetto 2 menziona la loro profonda povertà. In quinto luogo, abbiamo detto che il loro dare era generoso: sovrabbondava nella ricchezza della loro liberalità, o generosità.

Dunque abbiamo visto che questo dare era iniziato dalla grazia, trascendeva circostanze difficili, era gioioso, non era ostacolato dalla povertà ed era generoso. Poi siamo arrivati al versetto 3, ve lo ricorderete, e al versetto 3 abbiamo visto altri tre elementi del loro dare. Il loro dare era proporzionato, vale a dire davano secondo le loro possibilità, secondo ciò che erano in grado di dare in proporzione a quello che avevano.

In secondo luogo, in questo piccolo elenco, il loro dare era sacrificale. Egli dice che andava oltre le loro possibilità. Significa che davano più di quanto, in realtà, fossero in grado di dare. E poi dice che era volontario: davano di propria iniziativa. Abbiamo dunque otto principi del dare dei Macedoni. E gli ultimi tre — proporzionato, sacrificale e volontario — sono così importanti che abbiamo fatto una piccola digressione per parlarne. In realtà riassumono il concetto della offerta volontaria. Date ciò che potete in proporzione a ciò che avete; date con sacrificio e date volontariamente, di buon grado.

Date esercitando la vostra libertà personale in risposta a Dio. Questi tre elementi, dunque, sono davvero molto importanti: un dare proporzionato, sacrificale e volontario riassume il concetto della offerta volontaria, cioè del dare di cuore. E ricordate che vi ho detto che nella Bibbia non esiste alcuna prescrizione su quale percentuale dobbiamo dare. Nella Bibbia non esiste alcuna prescrizione su quale somma dobbiamo dare. Dobbiamo dare in proporzione a ciò che abbiamo; dobbiamo dare con una misura di sacrificio e dobbiamo dare volontariamente. Questo è ciò che chiamiamo offerta volontaria.

Ora, una volta stabilito questo, la volta scorsa abbiamo fatto una digressione nell’Antico Testamento, perché l’Antico Testamento stabiliva due forme di contribuzione. Una è la contribuzione obbligatoria e la seconda è la offerta volontaria. Contribuzione obbligatoria e offerta volontaria. Ora, la contribuzione obbligatoria, in sostanza, si riduce alla tassazione. Prima di Mosè, in Egitto venne prescritta una contribuzione obbligatoria per finanziare il governo nazionale durante un periodo di carestia, e la misura fu fissata al venti per cento.

Al tempo di Mosè, Dio ordinò le decime. La prima decima serviva a sostenere i Leviti, che amministravano la nazione. Era una teocrazia e loro erano, in sostanza, i funzionari del governo. Erano le persone che guidavano la nazione. C’era un primo dieci per cento, e quello serviva a sostenere i Leviti, a pagare i loro salari e provvedere al loro sostentamento.

In secondo luogo, ogni anno c’era un altro dieci per cento che ogni Giudeo doveva pagare, ed era la decima delle feste. Quel dieci per cento serviva per le feste nazionali, le festività nazionali, i grandi raduni religiosi, le occasioni e le convocazioni. E poi, ogni tre anni, c’era una terza decima destinata all’assistenza dei poveri, degli orfani, delle vedove e così via.

Dunque, se suddividete quella terza decima in tre parti, sono circa tre e un terzo per cento all’anno. Dieci per cento, dieci per cento, tre e un terzo per cento: siamo intorno al 23 per cento. Aggiungete gli angoli dei campi e le spigolature che non era loro consentito raccogliere, una sorta di piano di partecipazione agli utili; aggiungete la tassa del tempio che pagavano ogni anno, e arrivate a circa il venticinque per cento del reddito di un Giudeo destinato a finanziare il governo nazionale. A questo si riferivano le decime.

Nessun Giudeo dava il dieci per cento. Dava il dieci per cento, un altro dieci per cento e, ogni tre anni, un altro dieci per cento, più il resto. Quindi, se parlate di decima, state parlando di quella quantità e state parlando del finanziamento del governo nazionale. State parlando del sostegno alla teocrazia: quella era tassazione. Ora, quando entrate nell’Antico Testamento e parlate della offerta volontaria, la questione è completamente diversa. La offerta volontaria veniva dal cuore: volontariamente, di buon grado, con sacrificio; qualunque cosa voleste dare, ogni volta che voleste darla, con generosità motivata dalla gratitudine e dall’amore per Dio. Davate sempre il meglio, le primizie, e lo davate con tutto il cuore. Questo è ciò che l’Antico Testamento chiama offerta volontaria.

Dunque abbiamo visto che, nell’Antico Testamento, la contribuzione obbligatoria aveva a che fare con il finanziamento del governo nazionale; il governo è ordinato da Dio per la conservazione della società, per il bene di quelli che fanno il bene e per la punizione di quelli che fanno il male. Dio vuole che il governo sia sostenuto, e viene sostenuto dal popolo. Oggi abbiamo ancora quel sistema sotto forma di tassazione. Il secondo tipo di dare era volontario, ed era rivolto a Dio. Dare a Dio, dunque, era una offerta volontaria. Questo era il modello dell’Antico Testamento. La volta scorsa siamo entrati nei dettagli.

Ora, come prima cosa questa mattina, poniamoci la domanda. Il modello del Nuovo Testamento per il dare è lo stesso? Risposta: sì. Nel Nuovo Testamento vengono di nuovo ribaditi due tipi di dare, due modi in cui impieghiamo le nostre ricchezze. Il primo è pagare le tasse e il secondo è dare a Dio. In effetti, su questo punto il Nuovo Testamento è esplicito e preciso quanto l’Antico Testamento. Non c’è alcuna differenza. L’insegnamento su entrambe queste forme di dare, quella obbligatoria e quella volontaria, è chiaro nel Nuovo Testamento.

Ora, a questo punto lasciatemi aggiungere una piccola nota a margine. So che per alcuni di voi questa è una cosa nuova, perché forse siete cresciuti in una chiesa, o avete frequentato una chiesa, dove martellavano continuamente sul tema della decima e dicevano che i cristiani devono dare il dieci per cento perché è così che davano i Giudei. So che questo è un insegnamento molto comune. Ma non è ciò che insegna la Bibbia. La Bibbia non insegna che i Giudei davano il dieci per cento. Come ho sottolineato, insegna che davano circa il 25 per cento. Non era il loro dare a Dio; era il loro pagamento alla teocrazia, al governo.

Doveva essere portato nel tesoro del tempio, e non portarlo significava derubare Dio, secondo Malachia 3:8, delle decime e delle offerte che Gli erano dovute. Quella era tassazione. So che per alcuni di voi questo forse è nuovo, ma è chiaramente ciò che insegna la Scrittura. È ciò che insegno da molti, molti, molti anni. È solo che di recente non abbiamo avuto modo di trattarlo. Ma è chiaramente ciò che insegna la Scrittura, come avete visto la volta scorsa. Se la volta scorsa non c’eravate, procuratevi la registrazione e vi sarà di aiuto.

Continuiamo, dunque, e vediamo se questo regge anche nel Nuovo Testamento. Quando arriviamo al Nuovo Testamento, troviamo due tipi di dare, ancora una volta soltanto due. C’è la contribuzione obbligatoria e c’è la offerta volontaria. Che cosa dice il Nuovo Testamento, cominciamo da qui, riguardo alla contribuzione obbligatoria? Che cosa dice il Nuovo Testamento sul pagare le tasse? È un tema del Nuovo Testamento? La risposta: assolutamente sì. E quando entrate nel Nuovo Testamento, entrate nei vangeli e nella vita di Cristo, vi rendete conto che i Giudei vivono ancora in una teocrazia.

Hanno il tempio. I Leviti, fondamentalmente, amministrano il funzionamento della nazione. Le persone che detengono tutto il potere politico sono persone religiose. Sono Farisei; sono Sadducei. Sono coloro che guidano ogni ambito della vita e quindi sono sostenuti dal tipico sistema di tassazione che è ancora in vigore, quello dato da Mosè, che vi abbiamo descritto. Dovevano pagare le tasse per far funzionare la loro nazione.

Il complesso del tempio aveva un cortile e, sul muro di quel cortile, c’erano tredici recipienti a forma di tromba nei quali il popolo versava le proprie tasse. Erano scrupolosi nel farlo come dovere e responsabilità verso il governo. E così pagavano le tasse. Il sistema fiscale ordinato da Mosè era ancora in vigore.

Inoltre, a tutto questo si era aggiunto un carico fiscale ancora più pesante, perché erano sotto l’occupazione romana. I Romani arrivarono, come sapete, occuparono la terra d’Israele e imposero ai Giudei altre tasse, tasse esorbitanti che essi disprezzavano e odiavano. E, naturalmente, questa era una delle ragioni della loro profonda ostilità verso Roma. Da ciò nacque un gruppo chiamato gli Zeloti, che andava in giro ad accoltellare di nascosto i Romani, una sorta di terroristi. La tassazione era una delle cose che odiavano e disprezzavano di più.

I Romani reclutavano anche dei Giudei perché facessero gli esattori delle tasse; questi riscuotevano ciò che Roma richiedeva e tutto quello che riuscivano a riscuotere in più finiva nelle loro tasche. Così divennero corrotti e prendevano dal popolo perfino ciò che non spettava loro di diritto. Perciò il popolo, nella terra d’Israele, era sotto un pesante carico fiscale.

Si sarebbe potuto pensare che Gesù sarebbe arrivato dicendo: “Ehi, ragazzi, dovete fare una rivolta fiscale. Dovete andare ad accoltellare tutti gli esattori delle tasse e dovete liberarvi da questo giogo della tassazione romana”, eccetera, eccetera. Ma Gesù non disse mai nulla di neppure lontanamente simile; non fece neppure un commento sul fatto che la tassazione fosse giusta o ingiusta; non Si occupò affatto della questione. Ciò che insegnò, invece, fu: pagate le tasse. Confermò il requisito dell’Antico Testamento.

Per esempio, ascoltate queste parole, “Quando furono giunti a Capernaum, quelli che riscuotevano la tassa delle due dracme si avvicinarono a Pietro e dissero: ‘Il vostro maestro non paga la tassa delle due dracme?’” Riferendosi a Gesù, chiedono a Pietro: “Gesù paga la Sua tassa?” Ed egli rispose di sì. Questo è molto importante. Gesù pagava le Sue tasse. Ebbene, più tardi, quando entrarono in una casa, Gesù avvia una conversazione con Pietro. E gli dice: “Da chi riscuotono i re della terra i tributi?”, cioè le tasse, “dai loro figli o dagli estranei?”

Ebbene, naturalmente Pietro rispose: dagli estranei, perché tutti sapevano che nessun re tassava i propri figli. In un modo o nell’altro, i figli ne erano esenti. Nessun re riscuoteva tasse dai propri figli. Tassava qualcuno che non apparteneva alla sua famiglia. E ciò che Gesù stava dicendo, in una certa misura e da un certo punto di vista, era: “Io non dovrei essere tenuto a pagare le tasse, dal momento che il Re che ha ordinato questo è Mio Padre. Poiché Io sono Figlio del Re e, francamente, Pietro, tu sei un figlio del Re e tutti questi discepoli sono figli del Re, in realtà non dovremmo essere tenuti a pagare tasse che sono state ordinate dal Re”. È un buon promemoria del fatto che Dio ha ordinato il sistema fiscale.

È esattamente ciò che Gesù sta implicando qui. E sta dicendo che, teoricamente, secondo il criterio umano, non ci si aspetterebbe che dovessimo pagare le tasse al nostro stesso Padre, che è all’origine di ogni governo umano. Romani 13 dice che il governo è ordinato da Dio. Ma Gesù disse: “Per non dare loro motivo di scandalo, per non offenderli, dobbiamo pagare le nostre tasse”. E poi mi piace molto il modo in cui lo fece. Dice: “Va’ al mare, getta l’amo e nel primo pesce che tirerai su, quando gli aprirai la bocca, troverai la moneta per pagare la tassa”. Questo è Matteo 17, versetti 24-27: “Prendilo e dallo loro per te e per Me”. Questo basterà per entrambi, Pietro.

Gesù disse che dobbiamo pagare le nostre tasse. Ma certamente aveva un modo davvero originale di procurarsi ciò che Gli serviva. Se ancora oggi facessimo così, verso il 1º aprile le coste della California sarebbero piuttosto affollate. Non funziona più in quel modo, ma il punto è che Gesù pagò le Sue tasse e fece pagare anche quelle di Pietro.

Ora, il punto del passo è semplicemente questo: Gesù pagava le Sue tasse. Abbiamo un altro passo, in Matteo capitolo 22, che trovo altrettanto interessante. Matteo 22, versetti 15-22, dice: “Allora i Farisei andarono e si consultarono su come poterLo cogliere in fallo nelle Sue parole”. Cercavano sempre di farlo, di prendere Gesù in trappola con le Sue parole, e cercavano sempre di farlo in un luogo pubblico, così che in qualche modo Egli Si incriminasse pubblicamente, la gente Lo sentisse e si scatenasse qualche reazione che Lo facesse cadere. Passavano… ebbene, passavano ore senza fine a escogitare le domande che potessero ottenere questo risultato, e non ci riuscirono mai. Così vengono e provano a tenderGli una trappola.

Gli mandano i loro discepoli, insieme agli Erodiani. Dunque avete i Farisei e gli Erodiani; avete le persone che sono i capi religiosi; avete lì anche i capi politici. E Gli dicono — e questo è molto condiscendente —: “Maestro, sappiamo che Tu sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non guardi in faccia a nessuno”. Sapete, questa è soltanto… soltanto una specie di adulazione sdolcinata che non viene affatto dal cuore. Dicono: “Sappiamo che Tu hai tutte le risposte. Dicci dunque, che cosa ne pensi? È lecito pagare il tributo a Cesare oppure no?” Dobbiamo pagare le nostre tasse romane oppure no?

Ora, se Gesù dice: “Pagate le tasse romane”, i Giudei Gli si rivolterebbero immediatamente contro, considerandolo un traditore filoromano. Se dicesse: “Non pagate le tasse”, i Romani Gli darebbero la caccia come insurrezionista e trasgressore della legge. Perciò i Giudei erano certi di averLo messo tra l’incudine e il martello. Il testo di Matteo 22 dice che Gesù si rese conto della loro malizia, della loro malvagità, “E disse: ‘Perché Mi mettete alla prova, ipocriti? MostrateMi la moneta usata per la tassa’.

“E Gli portarono un denaro, che era la moneta richiesta dai Romani per il tributo pro capite, una tassa che ogni persona doveva pagare ogni anno. Ed Egli disse loro: ‘Di chi è questa effigie e questa iscrizione?’ Gli risposero: ‘Di Cesare’”. Il volto di Cesare era impresso sulle monete, “Allora Egli disse loro: ‘Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio’”. Questa è un’affermazione assolutamente cruciale. Ciò che Gesù stava dicendo era: pagate le vostre tasse e date a Dio. Stava confermando le stesse due cose. Contribuzione obbligatoria: date a Cesare ciò che Cesare esige, e date a Dio ciò che Dio chiede. Date a Cesare ciò che è suo, date a Dio ciò che è Suo, “Udito questo, si meravigliarono e, lasciandoLo, se ne andarono”.

Ora, in Matteo 23 abbiamo un altro riferimento a questa questione della tassazione, a questa contribuzione obbligatoria. Gesù chiamò i Farisei ipocriti, tra parentesi, per la quinta volta in Matteo 23:23, e ne avrebbe pronunciate altre tre. Ma al versetto 23 dice loro: “Pagate la decima, e pagate la decima della menta, dell’anice e del cumino”. Qui sta parlando di cose piccole, di semi. E ricordate che, nella Legge mosaica, era richiesto loro di dare un decimo di tutti i loro semi. Ve lo ricordate?

Ed Egli dice: “Questo lo fate. Pagate la decima di tutti i vostri semi. Dovete dare uno su dieci ai Leviti, ai sacerdoti, e lo avete fatto”. Poi dice: “Ma avete trascurato le cose più importanti della Legge, come il giudizio, la misericordia e la fede”. Ora, notatelo bene: Gesù non li criticò perché pagavano quella decima. In realtà, Si limitò ad affermare che lo facevano e, in un certo senso, è una lode, “Quello lo state facendo bene, ma ciò che non state facendo bene è molto più importante”. Gesù riconobbe che era giusto per loro pagare la tassa sui semi, ma ignoravano le cose che contavano davvero. È per questo che li chiama ipocriti.

Nei vangeli c’è un solo altro riferimento alla decima, uno soltanto, ed è in Luca 18. Lì il Fariseo ipocrita si vanta. Ricordate il pubblicano che si batte il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore”. Ma il Fariseo ipocrita si vanta e dice: “Digiuno due volte ogni settimana e pago la decima di tutto ciò che possiedo”. Ora, pagare le tasse non è certo qualcosa di cui vantarsi; è soltanto ciò che si deve fare. Ma egli stava affermando che continuava a pagare le sue decime, a pagare le sue tasse. Non era sbagliato. Non c’era nulla di sbagliato in questo.

In realtà non c’è nulla di sbagliato neppure nel digiuno. Anche digiunare è una cosa giusta. Pregare è una cosa giusta. Ciò che non andava in quell’uomo era il fatto che presumeva di aver ottenuto la salvezza facendo queste cose. Ora ascoltate. Dopo i vangeli, che fanno riferimento alla tassazione in Israele e sotto i Romani, non c’è più alcun riferimento alla decima, eccetto un solo riferimento in Ebrei capitolo 7… e non avete bisogno di andarci. In Ebrei 7 viene detto che Abraamo diede una decima a Melchisedec.

Ricordate quella storia: Abraamo incontra Melchisedec, che è sacerdote del Dio Altissimo; Abraamo torna dopo aver sconfitto cinque re, con tutto quel bottino e tutta quella preda che aveva conquistato in battaglia, e Dio gli aveva dato la vittoria; voleva esprimere il suo ringraziamento a Dio e così diede a Melchisedec un decimo del meglio del bottino, la parte migliore.

In Ebrei 7 c’è semplicemente un riferimento a quell’evento storico. Non è una direttiva. Non è un comando. Non è un’istruzione per la chiesa. È semplicemente il richiamo a un evento dell’Antico Testamento, e lo scrittore lo usa per affermare un punto molto importante riguardo al sacerdozio di Gesù Cristo. Non ha nulla a che vedere con la decima. Il punto che sta facendo riguarda il sacerdozio di Cristo, che è Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec.

Dunque, tra i riferimenti dei vangeli alle decime, che riguardavano i Giudei che davano i loro semi e tutte quelle cose, e il riferimento a una decima nel libro degli Ebrei, che è soltanto il richiamo a un evento storico, non c’è alcuna istruzione sulla decima. Alla chiesa non viene mai detto di pagare la decima. Ai cristiani non viene mai detto di pagare la decima. Perché? Perché la decima non è mai stata il dare a Dio. È sempre stata che cosa? Tassazione.

Al che potreste dire: “Ebbene, allora il Nuovo Testamento dice qualcosa sulla tassazione?” Sì, Romani 13: “Ogni anima sia soggetta alle autorità superiori, perché non c’è autorità se non da Dio; le autorità che esistono sono ordinate da Dio. Chiunque resiste all’autorità resiste all’ordinamento di Dio” — questo è il governo — “per questa ragione pagate anche i tributi, perché essi sono ministri di Dio”. Oppure, per dirla come la Nuova versione americana standard [New American Standard]: “Pagate le tasse, perché i governanti sono servitori di Dio”.

Dio ha ordinato il governo. Pagate le vostre tasse per sostenere il governo ordinato da Dio, “Rendete dunque a tutti ciò che è loro dovuto: il tributo a chi è dovuto il tributo, la tassa a chi è dovuta la tassa, il dazio a chi è dovuto il dazio, l’onore a chi è dovuto l’onore. Pagate le vostre tasse”. Pagate le vostre tasse. Questa è la contribuzione obbligatoria. Il Nuovo Testamento la richiede.

“Sottomettetevi” — 1 Pietro 2:13 — “per amore del Signore a ogni istituzione umana, al re come a colui che ha autorità, ai governatori come mandati da Lui per punire quelli che fanno il male e lodare quelli che fanno il bene”. Pagate le vostre tasse. Imposta statale, imposta federale, imposta sulle vendite, imposta di successione, imposta sulle plusvalenze, qualunque tassa. Pagate le vostre tasse. Questa è la contribuzione obbligatoria. E noi cristiani dovremmo essere i più collaborativi di tutti in questo, perché non siamo soltanto sotto un mandato del governo, siamo sotto un mandato divino. Questa è la contribuzione obbligatoria: pagate le vostre tasse.

Ora, che dire della offerta volontaria? Che cosa dice il Nuovo Testamento riguardo alla offerta volontaria? Dice che le somme da dare sono determinate personalmente. Date quello che volete. Guardate 2 Corinzi, capitolo 9, versetto 6. Ecco come si deve dare: “Chi semina scarsamente mieterà scarsamente e chi semina abbondantemente mieterà abbondantemente. Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore”. Date quello che volete, rendendovi conto che ciò che seminate è ciò che raccoglierete, “Date e vi sarà dato”. Non potete mai superare Dio in generosità; tutti quei principi che abbiamo esposto.

Luca 19 dev’essere una delle storie più divertenti della Bibbia. È la storia di Zaccheo, quell’uomo di bassa statura che era il capo regionale degli esattori delle tasse. Non era soltanto un esattore locale di Gerico; era il capo degli esattori. Ed essere un esattore delle tasse era il bacio della morte. Essere un pubblicano significava essere un emarginato dal proprio popolo, un traditore della peggior specie, odiato dai propri connazionali, uno che riscuoteva per i Romani le tasse dovute e anche molto di più, usando tutta la forza romana e, per così dire, la spada romana per derubare il proprio popolo. Zaccheo si era arricchito imponendo al suo popolo tasse eccessive.

Era incuriosito da Gesù. Un giorno sentì che Gesù stava attraversando la città e voleva vederLo. Così andò là per vederLo, ma c’era una folla enorme e lui era un uomo piuttosto basso, perciò salì su un albero. Questa è una specie di… una specie di rinuncia alla propria dignità, immagino, starsene appeso a un albero quando si è il capo regionale degli esattori e si preferirebbe davvero passare inosservati anziché dare nell’occhio. Quindi probabilmente cercava di nascondersi dietro qualche foglia, se poteva.

Eppure Gesù passò, alzò lo sguardo e vide Zaccheo e disse: “Zaccheo, sbrigati e scendi da quell’albero: vengo a casa tua”. Che sorpresa! Tutto ciò che voleva, per curiosità, era vedere Gesù. Gesù andò a casa di Zaccheo. Ricordate? Passarono insieme dei bei momenti. E Zaccheo ripose la sua fiducia in Gesù Cristo come suo Signore e suo Salvatore e, subito dopo, ecco che cosa disse: “Ecco, io do ai poveri la metà dei miei beni”.

Ora, immediatamente, quest’uomo convertito divenne uno che dava il 50 per cento. Ecco il tipo di donatore che piace a me: uno che dà il 50 per cento, così, seduta stante, lo stesso giorno. Immagino che Gesù avrebbe potuto dire: “Non credo che tu abbia capito; noi richiediamo soltanto il dieci per cento”. Gesù non lo disse. Gesù non gli diede mai alcuna prescrizione, non lo limitò mai, non disse: “Ehi, tieniti il 40 per cento, Zaccheo. Non è necessario”. Zaccheo diede il 50 per cento di tutto ciò che aveva. E Gesù avrebbe potuto fermarlo, ma non lo fece. Avrebbe privato Zaccheo del principio secondo cui chi semina abbondantemente raccoglie abbondantemente.

E poi andò oltre. Disse: “Se ho preso qualcosa a qualcuno con frode, gliela restituirò quattro volte tanto, il 400 per cento. Gliela restituirò quattro volte”. Il punto è che il dare è spontaneo. È ciò che volete fare nel vostro cuore. Nasce dall’amore e dalla gratitudine, non dalla legge. Non ha nulla a che fare con la decima e con il sistema fiscale. In effetti, Gesù Stesso diventa l’esempio del dare nel Nuovo Testamento al versetto 9 del nostro testo, che esamineremo nel prossimo studio: “Voi conoscete infatti la grazia del nostro Signore Gesù Cristo: pur essendo ricco, per amor vostro divenne povero”.

Ora, ve lo dico: se siete ricchi e diventate poveri, state dando più del dieci per cento. Egli diede tutto, affinché voi, mediante la Sua povertà, poteste diventare ricchi. Era ricco. Divenne povero perché voi poteste diventare ricchi, e poi il Padre Gli diede ogni cosa, tutto. Così anche Lui tornò a essere ricco. È così che Dio opera. Questo è il modello. Entreremo in questo quando esamineremo quel versetto.

Dunque, la quantità dipende da voi. Qualunque cosa vi proponiate nel cuore, qualunque cosa desideriate dare, qualunque cosa vogliate dare volontariamente, generosamente, con sacrificio, in proporzione a ciò che avete, è così che dovete dare. Ora riassumiamo. Il dare dei Macedoni era iniziato dalla grazia, trascendeva circostanze difficili, avveniva con gioia, non era ostacolato dalla povertà, era generoso, proporzionato, sacrificale e volontario. Questo è il modo in cui dobbiamo dare.

Ora, non ho ancora finito. Finiremo rapidamente. Ascoltate attentamente. Arriviamo a un nono punto: il dare era considerato un privilegio, non un obbligo. Il dare era considerato un privilegio, non un obbligo. Guardate il versetto 4. Questa è una realtà meravigliosa. Parlando dei Macedoni, dice: “Ci supplicavano con molta insistenza per avere la grazia di partecipare al sostegno dei santi”. Ora, in quel versetto ci sono alcune parole meravigliose che ci danno il punto principale. Supplicavano: è una parola molto forte, una parola che esprime una richiesta intensa. In Luca 8:28 viene usata per le parole dell’indemoniato che supplicava Gesù; è usata due volte riferendosi a lui.

È usata altrove nel Nuovo Testamento per indicare una supplica intensa. Dunque i Macedoni supplicano e implorano. E, come se non bastasse, aggiunge: “con molta insistenza”; è la parola che indica esortazione, “Con molta esortazione, con molta insistenza, con grande determinazione”. Letteralmente è la parola che significa “accostarsi con zelo, implorando l’opportunità”. E che cosa stanno implorando? Il favore; questa è la parola charis, la parola grazia. Il favore di partecipare. Questa è la parola Koinonia, la parola comunione.

Dunque queste persone supplicano l’apostolo con molta esortazione per la grazia speciale di poter avere comunione sostenendo i santi. Sapete che cosa stanno facendo? Stanno implorando il privilegio di dare, la charis, il favore, la grazia, la benedizione di essere partecipi e condividere il sostegno dei santi. La parola sostegno, diakonia, il ministero a favore dei santi.

Consideravano il dare un privilegio, non un obbligo. Consideravano il dare un modo per esprimere la loro generosità a favore della comunione, il loro amore per fratelli che non avevano mai neppure incontrato. Consideravano il dare un modo per condividere la stessa vita. Consideravano il dare un modo per esprimere grazia e benedizione e per riceverle a loro volta da Dio. Dare era un modo di sostenere il ministero. Così, letteralmente, imploravano la benedizione personale di contribuire ai bisogni di santi che non avevano mai incontrato, per nessun’altra ragione se non per la generosità dei loro cuori.

Erano semplicemente fatti così. Erano cristiani devoti, e dare è il comportamento dei cristiani devoti. Nessuna riluttanza, nessuna resistenza, nessuna mancanza di gioia. Erano disposti a dare, desiderosi di dare; davano con gioia esuberante, come vengono descritti al capitolo 7, versetto… o capitolo 9, versetto 7: “Dio ama chi dona con gioia”, potremmo dire perfino “con gioia esuberante”. Ora sapete che avete il cuore nella giusta disposizione quando date quando cercate occasioni per dare, quando siete desiderosi di dare, quando lo considerate un privilegio, quando implorate l’opportunità di dare. Questo è un modo di dare davvero esemplare.

Punto numero dieci: il loro dare era un atto di adorazione; il loro dare faceva parte dell’adorazione. Versetto 5: “E questo…”; andiamo oltre, dice, non ho finito, c’è ancora di più nel loro esempio, e questa è un’altra cosa, la realtà successiva del loro dare, oltre a tutto il resto; notate bene, non ce lo aspettavamo neppure: “Non come ci aspettavamo, ma prima diedero se stessi al Signore”. Fermiamoci qui un momento. Dice: non avremmo potuto chiedere tanto. Voglio dire, era più di quanto avremmo potuto sperare, più di quanto avremmo potuto aspettarci, più di quanto avremmo potuto prevedere. Che cosa? “Prima diedero se stessi”.

In altre parole, fu una dedizione totale. Noi speravamo in un’offerta; loro diedero se stessi. E ascoltate: quando diedero se stessi, diedero tutto ciò che avevano. Considerarono tutto rinunciabile. Misero tutto a disposizione. Quando date voi stessi, infatti, date insieme anche tutto ciò che avete. Prima — e prima non significa prima nel tempo, ma prima in ordine di priorità; è… a volte, questa parola prōton viene tradotta “principale”. La loro prima priorità, la questione principale, fu che diedero se stessi al Signore.

E, carissimi, quello è l’atto supremo di adorazione, non è vero? Quello è proprio l’atto supremo di adorazione: quando date voi stessi. Venite con me in Romani capitolo 12, perché lì c’è il testo molto importante che insegna questo. In Romani 12:1-2 leggiamo: “Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi come sacrificio vivente e santo” — con “i vostri corpi” intende voi stessi, naturalmente — “presentate voi stessi come sacrificio vivente e santo, gradito a Dio, che è il vostro culto spirituale”.

Sì, adoriamo la domenica, e Dio Se ne compiace. Sì, adoriamo quando Lo lodiamo, e Dio Se ne compiace. Ma adoriamo soprattutto, e nel modo più importante, quando diamo noi stessi come offerta, quando offriamo noi stessi — tutto ciò che siamo, tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che speriamo di essere — senza condizioni e senza riserve, a Lui. Ed è questo che i Macedoni avevano fatto. È questo che Romani 12:1 ci chiede, “Dobbiamo presentare noi stessi come sacrificio vivente e santo”.

In altre parole, dobbiamo deporre noi stessi sull’altare e dire: “Dio, rinuncio a tutto, a tutto ciò che sono, a tutto ciò che ho, a tutto ciò che spero”. Questo è un sacrificio. Questo è il nostro culto spirituale. È da qui che comincia l’adorazione. E una volta che date voi stessi come sacrificio, e date come sacrificio tutto ciò che siete e avete, tutto il resto segue. Quando dite: “Io sono Tuo, Signore, sono tutto Tuo, sono completamente Tuo e tutto ciò che possiedo è Tuo”, è lì che si trovavano i Macedoni. Una volta fatto questo, avete davvero adorato.

E ho scoperto nella mia vita che non è una cosa che si fa una volta sola. La fate ancora e ancora e ancora, perché, come ha detto qualcuno: “Non fate in tempo a mettervi sull’altare che già ne strisciate di nuovo giù”. Questi Macedoni prima diedero se stessi, e poi seguì tutto il resto. Questo è l’atto supremo di adorazione. E implica, al versetto 2: “Non conformandovi a questo mondo”. Non potete farvi risucchiare nel mondo materialista e fare questo. Non potete essere consumati dalla concupiscenza della carne, dalla concupiscenza degli occhi e dalla superbia della vita e fare questo. Dovete essere trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente.

Dovete pensare con una prospettiva che non è di questo mondo. Dovete avere la mente di Cristo. Dovete rivolgere il vostro cuore alle cose di lassù e non a quelle della terra. Allora potrete discernere quale sia la volontà di Dio e farete ciò che è buono, gradito e perfetto. Ciò che piace a Dio è il sacrificio totale di voi stessi. Noi siamo un sacerdozio regale, dice 1 Pietro 2, che offre sacrifici santi, il primo dei quali consiste nell’offrire noi stessi e tutto ciò che abbiamo. E loro lo fecero.

Richiedeva di non conformarsi al mondo. Richiedeva la trasformazione della mente verso un modo di pensare spirituale e conforme a Dio, il rifiuto del mondo, il fare propria la mente di Cristo, l’impegno verso la Sua volontà, i Suoi piani, i Suoi scopi e ciò che Gli è gradito. Ed è esattamente ciò che fecero i Macedoni. Diedero tutto. Era tutto del Signore, e loro erano soltanto amministratori di tutto ciò che erano e di tutto ciò che possedevano. E questo produsse quel dare generoso e sacrificale.

Punto numero undici: il loro dare avveniva in sottomissione ai loro pastori. Noterete che alla fine del versetto c’è un’affermazione molto importante. È quella breve espressione, “per la volontà di Dio”, alla fine del versetto 5. È volontà di Dio che prima dessero se stessi al Signore e anche a noi, per la volontà di Dio. Non diedero se stessi soltanto al Signore; diedero se stessi, dice Paolo, a noi, all’apostolo Paolo, a Tito e a Timoteo, ai loro pastori, ai loro responsabili spirituali. Erano sottomessi a loro.

In effetti, la loro devozione al Signore — la devozione di questi Macedoni al Signore — li portò a sottomettersi facilmente e con entusiasmo alla guida dei loro pastori. Si rendevano conto che questi uomini erano pastori posti sotto l’autorità di Cristo, che Lo rappresentavano nel dare direzione e guida alla chiesa, e rispondevano alla loro guida. Dio vuole che il Suo popolo risponda non soltanto a Lui, ma anche ai Suoi responsabili. È abbastanza chiaro, non è vero?

1 Pietro capitolo 5, versetto 5: “Siate sottomessi ai vostri pastori o anziani”. Avete la stessa cosa alla fine del libro degli Ebrei, capitolo 13, versetto 17: “Ubbidite ai vostri responsabili e sottomettetevi a loro”. Avete la stessa cosa in 1 Tessalonicesi 5:12-13: dovete onorare, stimare e tenere in alta considerazione coloro che vi guidano nel Signore. E i Macedoni erano così.

Quando l’apostolo Paolo parlò loro di questa questione, risposero. Non importa da chi ne abbiano sentito parlare… non so da chi ne abbiano sentito parlare. Non so se ne abbiano sentito parlare prima da Paolo; potrebbe essere stato Timoteo; potrebbe essere stato Tito. Risposero. E quando giunsero loro ulteriori indicazioni, risposero di nuovo. Erano sottomessi ai loro responsabili. E questa è la volontà di Dio.

Proseguendo su questo punto, guardate il versetto 6, “Di conseguenza, sulla base dell’esempio dei Macedoni”, è questo che sta dicendo, “Di conseguenza, a motivo dello straordinario esempio della sottomissione dei Macedoni, abbiamo esortato Tito affinché, come aveva già cominciato, così portasse a compimento anche fra voi quest’opera di grazia”. Ora, in qualche momento del passato, Tito aveva visitato Corinto. E Tito li aveva inizialmente incoraggiati a cominciare questa colletta. Questo accadde più di un anno prima che questa lettera fosse scritta.

Quindi è passato più di un anno da quando furono informati di questa cosa, e in effetti cominciarono. Ora ricordate: Tito è tornato di recente per una seconda visita, portando quella lettera severa che non si trova nel Nuovo Testamento, per metterli di fronte alla loro situazione. E durante quella seconda visita Tito ricevette l’istruzione, secondo questo versetto, di dire loro di portare a compimento l’opera che avevano iniziato riguardo al dare. Dunque avevano già ricevuto una prima esortazione da Tito. Poi Paolo scrisse… probabilmente dopo la prima visita di Tito… Paolo scrisse 1 Corinzi e fa riferimento al dare in 1 Corinzi 16.

Poi, dopo 1 Corinzi, manda Tito con un’altra lettera. Tito torna a parlare dell’offerta. Tito rientra, porta un buon rapporto; ora Paolo scrive loro 2 Corinzi e di nuovo torna sull’offerta e li incoraggia a portarla a termine. Tutto questo mette semplicemente in evidenza il fatto che questi pastori, che erano i loro responsabili e avevano il compito di guidarli, li informavano su ciò che dovevano fare, e Dio Si aspettava che rispondessero. E se lo aspettavano anche questi uomini.

Ricordate, vi ho detto che in 1 Corinzi 16 egli disse: “Voglio un’offerta ogni domenica, ogni primo giorno della settimana”. Voglio che quel denaro venga messo da parte, così che non dobbiate cercare di raccoglierlo tutto in fretta e furia quando arriverò. Avevano cominciato a dare. Era passato circa un anno dall’istruzione iniziale e dall’inizio del loro dare. Poi si fermò. Ricordate che ve l’ho detto. Cominciarono a dare e poi tutto si fermò a causa dell’insurrezione, della ribellione, dei falsi insegnanti, dell’ammutinamento contro Paolo e di tutto il resto. La chiesa era stata sconvolta e il dare si era interrotto.

Ma ora Tito è tornato a Corinto. Ha portato la lettera severa. Li ha supplicati di ristabilire il rapporto con l’apostolo. Ha detto loro di riprendere l’offerta. Ora il rapporto è stato ristabilito e Paolo vuole tornare a sottolineare l’importanza del dare. Ora che il rapporto è stato ristabilito e c’è stata riconciliazione, Paolo si sente libero di farlo. Anche se il rapporto, bisogna ammetterlo, è ancora fragile, come scopriremo nei capitoli successivi, egli vuole riaffermare l’autorità pastorale riguardo al loro bisogno di seguire l’esempio macedone e continuare a dare. Tornate in carreggiata con il vostro dare.

Una piccola nota a margine. Ogni volta che le persone in una chiesa rimangono deluse dai loro responsabili, il loro dare diminuisce. Accadde a Corinto e accade oggi. Accade sempre. È accaduto nella nostra chiesa quando alcune persone hanno diffuso menzogne, voci e falsità sulla guida di questa chiesa. Questo ha un effetto immediato sul dare delle persone, perché quando a livello della guida ci sono confusione e caos, oppure ansia o sfiducia, per loro è molto difficile essere generosi.

E le persone che si trovano in chiese dove questa è la situazione, dove hanno realmente responsabili che non sono fedeli, trovano molto difficile esprimere la loro generosità come dovrebbero. Ringraziamo il Signore per una guida fedele in questa chiesa, per persone degne di fiducia e per la vostra fiducia, dimostrata dalla grazia del dare che vediamo continuamente manifestarsi da parte vostra.

Dunque torniamo al versetto 6, “Tito aveva già cominciato e io l’ho mandato a istruirvi affinché portasse a compimento anche quest’opera di grazia”. Era tutta grazia. Mi piace il fatto che egli la chiami un’opera di grazia. Fu la grazia di Dio a dare loro il privilegio di una generosità prodotta dalla grazia. Questa è un’opera di grazia. Voi state mostrando grazia a questi santi poveri. E Dio riempirà di nuovo la vostra coppa vuota di grazia. Dio vi darà grazia su grazia su grazia su grazia.

E io dico questo: qualunque pastore conduca il suo popolo a dare, lo conduce a fare esperienza della grazia. È la grazia di Dio che li muove a dare. È la grazia di Dio nel dare, ed è Dio che, nella Sua grazia, provvede di nuovo. Vi aprite semplicemente a ricevere grazia su grazia su grazia. Quando insegnate alle persone a dare, non le state impoverendo; le state arricchendo di grazia su grazia. E così egli dice: “Abbiamo mandato Tito perché portasse a compimento fra voi anche quest’opera di grazia, proprio come veniva portata a compimento tra i Macedoni. E loro risposero. I Macedoni seguirono i loro responsabili. Questo è il genere di esempio che voglio che seguiate”.

Punto numero dodici: il dare era in armonia con le altre virtù cristiane. Il dare era in armonia con le altre virtù cristiane. Al versetto 7 dice: “Ma, come abbondate in ogni cosa — nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni premura e nell’amore che abbiamo suscitato in voi — vedete di abbondare anche in quest’opera di grazia”. Non è un dare avulso dal resto. Non è un dare isolato, né contrario a ciò che avete nel cuore. Questo tipo di dare è in perfetta armonia con le altre virtù cristiane. Trovatemi un cuore pieno di fede, parola, conoscenza, premura e amore, e io vi mostrerò un cuore generoso. È tutto collegato; fa tutto parte dello stesso insieme.

Egli dice: “Come abbondate in ogni cosa”. Ora, questa è un’affermazione molto elogiativa per questi Corinzi così incostanti. Ma al capitolo 1, versetto 4… capitolo 1 di 1 Corinzi, versetto 4, aveva detto: “Ringrazio sempre il mio Dio per voi, per la grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in ogni cosa siete stati arricchiti in Lui”. Dice: “Fin dall’inizio avevate tutto ciò che la grazia di Dio poteva dare. Avevate tutto. Dio vi aveva dato tutto”.

Qui dice: “Sto cominciando a vederlo abbondare in voi, proprio come abbondate in ogni cosa: nella fede…” Che cos’è? Una forte fiducia in Dio, una fiducia nel Signore che salva, dà sicurezza e santifica. E nella “parola”. Che cos’è? È la parola greca logos. In realtà significa dottrina. Viene usata per la parola della verità, la parola della giustizia, la parola di Cristo, la parola sana. Avete la dottrina. Avete la fede. E poi la conoscenza. Avete comprensione di come si applica la dottrina, di come si applica la verità divina. E avete la premura. C’è quella parola spoudē. L’abbiamo già vista nel capitolo 7. Significa zelo, significa energia, vigore, diligenza, passione spirituale.

E aggiunge: “Avete amore, agape, l’amore che abbiamo suscitato in voi”. Come lo ha suscitato? Con l’esempio, con l’insegnamento, con la predicazione, “Abbondate in queste cose, nella fede, nella dottrina, nella conoscenza, nella passione e nell’amore; vedete di abbondare anche in quest’opera di grazia”. Fate in modo che il vostro dare sia in accordo e in armonia con queste altre virtù cristiane. Come abbondate nelle altre, abbondate anche in questa. Deve procedere insieme a tutto il resto.

Arriviamo infine al culmine di ciò che contraddistingue il dare esemplare dei Macedoni: punto numero tredici. Il loro dare era una prova d’amore. Il dare dimostra l’amore, versetto 8. Questo è così importante. Qui egli dice: “Non lo dico come un comando”. Non è straordinario? Dopo tutto questo, e gli ci sono voluti, sapete, sette versetti… a noi sono servite quattro settimane. Dopo tutto questo dice: “Non lo dico come un comando”. Che cosa? Ma ricordate di nuovo che questo tiene conto del fatto… ascoltate… che l’offerta volontaria non si basa mai sul legalismo. Non nasce mai dall’obbligo. Non dipende mai da una prescrizione.

Sta dicendo: non ve lo comando, ma vi dico di dimostrare il vostro amore. Non lo dico come un comando; è volontario… frutto di una libera scelta; ma per provare, mediante lo zelo degli altri — e qui si riferisce ai Macedoni, li sta confrontando con i Macedoni — per provare, mediante lo zelo degli altri, seguendo il loro esempio, seguendo il loro modello, anche la sincerità del vostro amore.

Vi dirò una cosa sul dare. Verifica il livello del vostro amore. Potete dare senza amare. Questa è la contribuzione obbligatoria. Ma non potete amare senza dare. E la misura del vostro dare esprime la misura del vostro amore. Lo dimostra: dokimazō è la parola, la parola usata per mettere qualcosa alla prova e verificarlo.

Mediante lo zelo degli altri, cioè lo zelo con cui i Macedoni davano, misurandovi con loro potete vedere la sincerità del vostro amore. Voglio che sia la stessa cosa. Voglio che sia come il loro. Voglio che seguiate il loro esempio e dimostriate che il vostro amore, la vostra agape, è sincero: letteralmente genuino, autentico, reale, legittimo, vero. Come dice Giovanni: “Come potete dire di amare Dio se non amate i fratelli? Come potete dire che l’amore di Dio dimora in voi se chiudete il vostro cuore davanti a qualcuno che è nel bisogno?” Amatevi ferventemente gli uni gli altri.

Pietro, in 1 Pietro 1:22, dice: “Avendo purificato le vostre anime mediante l’ubbidienza alla verità per un sincero amore fraterno, amatevi ferventemente gli uni gli altri di cuore”. Se amate il Signore, se amate la Sua chiesa, se amate quelli che sono nel bisogno, lo si vede dal vostro dare. La vera prova di un amore sincero non sta nelle vostre emozioni né nei vostri sentimenti, ma in ciò che fate.

E molte persone vivono nell’illusione di amare perché provano certe cose. Il vostro amore non si misura da ciò che sentite; si misura dalle vostre azioni, e le vostre azioni possono smentire la valutazione che voi stessi date dei vostri sentimenti. Il dare è sempre la prova dell’amore e questo è… questo è il summum bonum, questo è il culmine.

Dunque i Macedoni sono il nostro modello. Ci mostrano che il dare deve essere iniziato dalla grazia, cioè deve essere un tipo di dare soprannaturale. Deve trascendere le circostanze difficili. Essere fatto con gioia. Non essere ostacolato dalla povertà. Deve essere generoso, proporzionato, sacrificale, volontario. Deve essere ricercato come un privilegio, non come un obbligo. Fa parte dell’adorazione.

Deve essere fatto in sottomissione ai pastori e ai responsabili. Deve essere in accordo e in armonia con le altre virtù cristiane, e deve dimostrare il nostro amore verso Dio, verso la Sua chiesa e verso il Suo popolo. Questo è il dare macedone, il dare dei cristiani devoti. Un tale dare, come abbiamo detto fin dall’inizio, è la via della benedizione, una via che confido desideriate percorrere. Preghiamo.

Oh, Padre, quanto sono istruttivi per noi questi grandi testi e quanto ci conducono sulla via della benedizione e della grazia su grazia su grazia. Perdonaci, prima di tutto, Signore, per quanto siamo lontani da questo livello, ed elevaci al livello di questi preziosi Macedoni, perché questo è ciò che Tu richiedi, questo è ciò che Tu chiedi. Ti ringraziamo per il privilegio e la libertà del dare.

Sappiamo che, se Tu ci imponessi una percentuale, quella percentuale non rivelerebbe nulla del nostro cuore; ma quando lasci a noi la decisione, oh, quanto questo rivela dei nostri cuori. Perciò, Padre, vogliamo dare per dimostrare il nostro amore per Te, il nostro amore per i nostri responsabili, per quelli che ci sono preposti nel Signore, il nostro amore per il popolo, il nostro amore per il ministero, per l’avanzamento del regno.

Fa’ che il nostro cuore sia così rivolto alle cose celesti e che siamo così interamente offerti come sacrificio vivente e santo da diventare volontariamente poveri affinché altri possano essere arricchiti. Padre, Ti ringraziamo per la Tua direzione e la Tua guida in questo aspetto della nostra vita, giorno dopo giorno e settimana dopo settimana. Fa’ che siamo fedeli nel rispondere. Nel nome di Cristo, amen.

FINE

This sermon series includes the following messages:

Please contact the publisher to obtain copies of this resource.

Publisher Information
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969

Welcome!

Enter your email address and we will send you instructions on how to reset your password.

Back to Log In

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize
View Wishlist

Cart

Cart is empty.

Subject to Import Tax

Please be aware that these items are sent out from our office in the UK. Since the UK is now no longer a member of the EU, you may be charged an import tax on this item by the customs authorities in your country of residence, which is beyond our control.

Because we don’t want you to incur expenditure for which you are not prepared, could you please confirm whether you are willing to pay this charge, if necessary?

ECFA Accredited
Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Back to Cart

Checkout as:

Not ? Log out

Log in to speed up the checkout process.

Unleashing God’s Truth, One Verse at a Time
Since 1969
Minimize