Apriamo ora le nostre Bibbie a Filippesi capitolo 2. Stiamo guardando per l’ultima volta i versetti 12 e 13, Filippesi capitolo 2 versetti 12 e 13. Fa parte del nostro studio continuo di questa grande epistola. Mentre ci avviciniamo al testo, vediamo se riesco a darvi un po’ di contesto nel quale potete collocare i vostri pensieri questa mattina. Nel corso degli anni, sono sempre stato affascinato dalle religioni di questo mondo. Ricordo, tanti anni fa, quando ero alle scuole medie, che volevo scrivere una ricerca sul mondo buddhista, perché ero così curioso riguardo alla falsa religione. Durante gli anni dell’università e del seminario, e da allora in poi, sono sempre stato affascinato dai falsi sistemi religiosi.
Una delle cose che è evidente per me, nel corso degli anni, è che è caratteristico dei falsi dèi di questo mondo essere remoti, trascendenti, lontani ed impersonali. La maggior parte di quelle divinità, francamente, sono fabbricate dalla paura, visto che non sono veri dèi e non esistono veramente, sono l’invenzione degli uomini. E visto che gli uomini vivono per tutta la loro vita nella schiavitù della paura della morte, tendono ad essere divinità progettate dagli uomini nella paura. L’Antico Testamento ci dice che quando poi gli uomini progettano le loro divinità, i demòni impersonano le divinità che gli uomini hanno progettato e compiono abbastanza attività soprannaturali da tenere gli uomini prigionieri delle divinità da loro stessi progettate. Ma è comunemente vero, in modo trasversale, riguardo alle divinità che gli uomini hanno inventato nelle grandi religioni del mondo, che le loro divinità sono impersonali. E visto che la loro stessa invenzione è fondata su un fattore di timore, non c’è, da parte dell’adoratore, alcun senso di desiderio di avere qualche tipo di rapporto con le divinità. Non c’è grido nel cuore per aver comunione con la divinità. La divinità non viene ritratta come una che cerchi una qualche relazione con la creatura. E così vengono inventati dèi ai quali, per la maggior parte, ci si rivolge soltanto sulla base della placazione, così che si può evitare la morte inevitabile che teme così grandemente.
Forse questo non è rivelato da nessuna parte più chiaramente che nella religione dell’induismo, che ha tenuto prigionieri probabilmente un miliardo di persone in tutto il mondo. E nell’insegnamento dell’induismo registrato nei Veda, che sono le più antiche di tutte le scritture induiste, al Dio creatore assoluto viene dato il nome Brahman. Quello è il dio che è la divinità suprema, la divinità dalla quale, nell’induismo, fluisce ogni cosa. E forse vi piacerebbe sapere giusto qualcosa riguardo a Brahman, o Brahma, come preferite chiamarlo.
Prima di tutto, Brahman non è una persona. Brahman non è uno spirito personale, ma una realtà astratta, inconoscibile. Brahman è ovunque, in ogni momento, ma nessuno può vedere, toccare, udire, gustare, odorare o sperimentare la presenza di Brahman. Le scritture induiste ci dicono anche che Brahman è inconoscibile e dunque è sconosciuto, e perciò tutti i sentieri verso la divinità sono sentieri imperfetti, e tutti i tentativi di descrivere la divinità sono inutili e vani. Egli non è descrivibile, o essa non è descrivibile né conoscibile. Brahman non ha qualità morali. Per quanto posso capire, Brahman non ha alcuna qualità, e come qualcosa possa esistere senza avere alcuna qualità mi è difficile capirlo. Non dimenticherò mai, finché vivrò, il cartello che vidi nel tempio induista a Delhi, che diceva: “Dio è privo di attributi”. Brahman non è nulla. Non ci sono caratteristiche, non ci sono qualità e non ci sono attributi.
Le scritture induiste insegnano anche che Brahman non è né santo né empio, né amorevole né privo d’amore, né giusto né ingiusto. E collegate a quell’entità effimera ed amorale chiamata Brahman ci sono altre due specie di divinità che sono in realtà la trinità induista. C’è anche Vishnu, chiamato il preservatore; e Shiva, chiamato il distruttore. E da quelle divinità derivano circa 330 milioni di altre divinità. Il creatore, Brahman, che è davvero la fonte di tutto questo, è totalmente impersonale, totalmente non-personale, e da lui, o da essa, fluiscono tutte le altre divinità, che sono allo stesso modo impersonali, non-personali, indifferenti, separate dal mondo creato.
Ora, ciò che questo significa per un induista è che queste divinità, che presumibilmente hanno una qualche volontà, che presumibilmente hanno un qualche controllo e alcune preferenze riguardo al comportamento dell’umanità, non sono in alcun modo coinvolte nell’aiutare l’uomo a mettere in opera qualunque cosa si supponga che debba fare. Dunque, il punto è che gli induisti, come tutte le altre persone nelle false religioni del mondo, sono lasciati a sistemare e a mettere in ordine le proprie vite senza alcun aiuto da parte di alcuna divinità. Il meglio che potete fare è placare la divinità con la speranza che la divinità non vi debiliti o non vi uccida, ma certamente non coltivate una relazione con la divinità nella quale vi aspettate che essa vi assista nel mettere in ordine le difficoltà della vostra vita.
Ora, questo è proprio l’opposto del Dio della Bibbia. Il Dio della Bibbia è una persona. Il Dio della Bibbia è uno spirito personale. Il Dio della Bibbia è personalmente coinvolto con le sue creature. Il Dio della Bibbia cerca una relazione personale con uomini e donne. Il Dio della Bibbia viene a vivere dentro i cristiani, dove prende dimora e rimane. Il Dio della Bibbia trova profonda soddisfazione e gioia nell’assistere il credente a fare ciò che è la sua propria volontà. Quindi, il cristianesimo è davvero separato da tutti quegli altri tipi di religioni dove le divinità sono totalmente impersonali, distaccate, e dove la loro assistenza non è né richiesta né cercata.
Il Dio della Bibbia è proprio l’opposto. Egli ama. Egli si cura. Egli prende dimora nella vita del credente per compiere nella vita di quel credente ciò che è l’espressione stessa della sua volontà. Il Dio della Bibbia non è una forza opprimente, non è un Dio di fabbricazione pagana, non è un Dio che fa delle richieste a persone impotenti che non sono in grado di ubbidire e poi le schiaccia a causa della loro mancata ubbidienza. Il Dio della Bibbia è un Dio amorevole, premuroso, personale, che fa agli uomini richieste che essi non possono adempiere, e dunque viene a vivere in loro per adempiere le sue proprie richieste proprio negli uomini ai quali ha richiesto di adempierle.
Noi, dunque, come cristiani, distinti dal resto del mondo, del mondo religioso, abbiamo lo straordinario privilegio non solo di servire il nostro Dio, ma di avere il nostro Dio che dimora dentro di noi, di avere una relazione intima con il vero Dio dell’universo. Egli prende dimora con noi e in noi. Noi parliamo con Lui. Lo sentiamo parlare. Sperimentiamo i conforti e l’incoraggiamento e la guida e la direzione della sua presenza. L’Antico Testamento dichiara che un tale Dio è il nostro Dio. Quando l’Antico Testamento descrive Dio, lo descrive in generale come una persona. E il modo migliore che l’uomo conosce per comprendere una persona è quello di attribuire a quella persona qualità simili a quelle umane. E diciamo che questo è antropomorfico; cioè, parlare di Dio in termini umani. Come ha detto uno scrittore, se leggete l’Antico Testamento potreste concludere che Dio sia una sorta di, tra virgolette, “magnifico essere umano”, perché la celebrazione della sua personalità è messa in termini che lo mettono in relazione con l’uomo, visto che Egli è un Dio profondamente relazionale. Per esempio, gli scrittori dell’Antico Testamento parlano di Dio come di uno che parla, Dio come di uno che ode, Dio come di uno che vede, Dio come di uno che odora, Dio come di uno che respira. Persino Isaia 5 versetto 26 parla di Dio come di uno che fischia. Parlano di Dio come avente un cuore. Parlano del volto di Dio, degli occhi di Dio, delle orecchie di Dio, delle narici di Dio, delle mani di Dio, delle gambe di Dio, dei piedi di Dio, delle braccia di Dio. Dicono che Egli cammina. Che va in guerra. Parlano del suo amare, e odiare, e supplicare, e condannare, e piangere, e ridere, e confortare, e prendersi cura. E tutto questo serve a racchiudere Dio in un insieme che viene identificato come personalità. Dio è una persona. E così viene descritto quasi come se fosse una sorta di magnifico essere umano. Viene detto che Mosè parlò a Dio faccia a faccia. Che Mosè parlò a Dio bocca a bocca. In Esodo 33:11 dice: “Mosè parlava con Dio come un uomo parla con il proprio amico”. Molto personale, molto intimo.
Nel Salmo 18 penso che troviamo una delle indicazioni più magnifiche, maestose ed emozionanti del coinvolgimento personale di Dio nella vita di uno dei suoi. Guardate con me al Salmo 18, perché credo che questa sia una ricca verità che deve essere afferrata nel vostro cuore e nella vostra mente. Nel Salmo 18, riprendendo il testo al versetto 6, troviamo il salmista in grande angoscia. E nella sua angoscia egli dice: “Invocai il Signore”. Questa non è una relazione di paura. Questa è una relazione d’amore e di assistenza. Così, “Egli invocò il Signore e gridò al mio Dio in cerca d’aiuto”, egli dice, “Egli udì la mia voce dal suo tempio e il mio grido a Lui, davanti a Lui, giunse alle sue orecchie, il mio grido d’aiuto davanti a Lui giunse alle sue orecchie”.
Ora, ecco il salmista nel mezzo della difficoltà, mentre cerca di sistemare e mettere in ordine le vicissitudini della propria vita. E grida a Dio in cerca d’aiuto. E vi prego di notare la risposta: “Allora la terra fu scossa e tremò. E le fondamenta dei monti tremavano e furono scosse, perché Egli era adirato. Fumo salì dalle sue narici, e fuoco dalla sua bocca divorava; carboni furono accesi da esso. Egli abbassò anche i cieli e discese, con fitte tenebre sotto i suoi piedi. E cavalcò sopra un cherubino e volò. E si librò sulle ali del vento. Fece delle tenebre il suo nascondiglio, la sua tenda attorno a sé, tenebre d’acque, fitte nubi dei cieli. Dallo splendore davanti a Lui passarono le sue fitte nubi, grandine e carboni ardenti. Anche il Signore tuonò nei cieli, e l’Altissimo fece udire la sua voce, grandine e carboni ardenti. Ed Egli scagliò le sue frecce e li disperse, e fulmini in abbondanza, e li mise in rotta. Allora apparvero i canali delle acque e furono scoperte le fondamenta del mondo. Al tuo rimprovero, o Signore, al soffio del respiro delle tue narici. Egli mandò dall’alto, mi prese, mi trasse fuori dalle molte acque. Mi liberò dal mio forte nemico, e da quelli che mi odiavano, perché erano troppo potenti per me. Essi mi affrontarono nel giorno della mia calamità, ma il Signore fu il mio sostegno. Egli mi portò anche fuori in un luogo spazioso, mi liberò”. Ed ecco il pensiero principale: “Perché si compiaceva in me”.
Questa è relazione. Ed ecco un uomo che era in relazione con Dio. E quando quell’uomo grida a Dio, l’intero universo è in travaglio mentre Dio agisce a favore del suo unico figlio amato. Questo è il tipo di Dio che abbiamo. Non una non-entità priva di attributi e indifferente, ma un Dio che ama e si cura al punto da muovere cielo e terra, se necessario, per rialzare uno dei suoi amati figli.
Nel Salmo 56 e al versetto 8 dice, il salmista disse che Dio mise le sue lacrime in una bottiglia. La parola per bottiglia lì è la parola per otre. Un otre è un grande contenitore, e il salmista stava dicendo che Dio è così compassionevole da raccogliere tutte le mie lacrime e conservarle in un otre. E doveva essere grande, perché il salmista versò molte lacrime. Che tipo di Dio è quello che raccoglie le lacrime dei suoi amati figli e le conserva come memoriale del loro dolore, e della loro tristezza, e del loro cordoglio? È un Dio compassionevole. È un Dio premuroso, un Dio amorevole, un Dio personale, che pur non essendo semplicemente un magnifico essere umano, può essere descritto in termini che comunicano il suo tocco personale.
Dio è personale, e ha una relazione costante con noi, e noi ne sperimentiamo la pienezza ogni giorno della nostra vita e in ogni bene che facciamo. Perché se Egli non stesse operando in noi, noi non saremmo in grado di operare affatto alla sua gloria e alla sua lode. Infatti, tutto lo sforzo del versetto 12, se state guardando Filippesi 2, tutto lo sforzo del versetto 12 sarebbe inutile se non fosse per il versetto 13. Ricordate che cosa dice il versetto 12: “Così dunque, fratelli miei, o miei diletti, come avete sempre ubbidito, non solo come in mia presenza, ma ora molto più in mia assenza, adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore”. Quel mettere in opera sarebbe impossibile se non fosse per il fatto che il versetto 13 dice: “Poiché Dio è colui che opera in voi il volere e l’operare, secondo il suo beneplacito”. E il meraviglioso equilibrio della vita spirituale, della crescita spirituale e della santificazione è che il cristiano mette in opera mentre Dio opera dentro. Questo è l’equilibrio perfetto. Richiede tutto me stesso, come abbiamo visto, ma richiede tutto ciò che Egli è. E tutti noi, da soli, non compiremmo assolutamente nulla.
Ma quanto è meraviglioso che il nostro Dio operi in noi per compiere il suo proprio beneplacito, per produrre ciò che Egli richiede. Questa è la gloria della vita cristiana: Dio ci chiama ad ubbidire e poi Dio produce in noi quell’ubbidienza. Dio ci chiama alla santità e poi produce in noi quella santità. Dio ci chiama a servire e poi mobilita quel servizio in noi mediante la sua propria potenza e presenza. La vostra crescita spirituale, e il vostro progresso verso la maturità, e la vostra santificazione, e il vostro muovervi verso la somiglianza a Cristo richiedono tutto ciò che siete, ma richiedono anche tutto ciò che Dio è in voi. E questa è l’unicità del cristianesimo: Cristo in voi, la speranza della gloria. Dio che prende dimora nel credente. Ed è così che viviamo la nostra vita cristiana.
Ora, ricordate che il versetto 12 parlava del cristiano che mette in opera. E ora, nel versetto 13, parleremo di Dio che opera dentro. E mentre guardiamo al versetto 13, sembra una dichiarazione semplice, ma è carica di verità profonda. Dice soltanto: “Poiché Dio è colui che opera in voi il volere e l’operare, secondo il suo beneplacito”. Ho guardato questo versetto più e più volte e ho cominciato a rendermi conto che lì ci sono almeno cinque verità chiave riguardo a Dio che dobbiamo comprendere, che faranno davvero prendere vita a questa affermazione. Dio opera in voi: che affermazione, che realtà incredibile. Dio dice: “Senza di Me non potete fare nulla, assolutamente nulla”. È Dio che deve fare tutto. In Giovanni 15:4 Gesù disse: “Se cercate di produrre qualcosa, dovete essere collegati alla vite, perché se non dimorate nella vite, non avete alcuna fonte di vita per produrre frutto; senza di Me non potete fare nulla”. In 1 Corinzi capitolo 12, mentre l’apostolo Paolo, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, delinea le questioni dei doni spirituali e dei ministeri, al versetto 6 dice: “Vi sono diversità di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti”. Qualunque cosa venga prodotta nella vostra vita alla sua gloria, la sta producendo Lui. Egli è all’opera in voi, in me, in tutti i suoi figli. Ecco perché 2 Corinzi 3:5 dice: “Noi non siamo capaci da noi stessi, ma la nostra capacità viene da Dio. Egli è all’opera in noi”. Che pensiero.
Ora, voglio che vi concentriate su cinque elementi di quel pensiero. Molto semplici, e tutti si concentrano su colui che opera in noi. Prima di tutto, notiamo la sua persona, la sua persona. Nel versetto 13 dice che è Dio colui che opera. È Dio. Letteralmente, il greco dice: “Dio è colui che opera”. Nessun altro se non Dio. L’enfasi è su Dio. La verità assolutamente incredibile che colui che è all’opera in noi è Dio, lo stesso Dio che ha creato l’universo. Egli è così personale, così intimo, così interessato, che opera letteralmente in noi. Noi non dipendiamo dalle nostre risorse umane, anche se Dio ci ha dato molto in termini di creazione, e molto in termini di creazione redenta con cui operare. Tuttavia, non dipendiamo dalle nostre risorse umane. Non dipendiamo nemmeno dai nostri fratelli e sorelle in Cristo, benché il corpo di Cristo abbia un meraviglioso ministero verso se stesso e noi siamo grandemente debitori verso coloro che ci servono nel corpo mediante l’uso dei loro doni e attraverso la comunione e il ministero che ci stimola all’amore e alle buone opere. Né dipendiamo dai santi angeli che sono mandati come spiriti ministratori proprio con lo scopo di servire i figli di Dio, Ebrei 1:14.
Per quanto sia meraviglioso avere talenti umanamente parlando, per quanto sia grande far parte del corpo di Cristo e avere assistenza angelica, non sarà questo a farlo. Non è che dipendiamo da pastori e insegnanti umani che ci hanno insegnato la Parola di Dio, e ci hanno nutriti come pecore, e ci hanno guidati come pastori. Per quanto questo sia meraviglioso, per quanto sia benedetto avere persone di quel tipo che ministrano a noi, la chiave del nostro progresso spirituale è che Dio è colui che opera in noi. Sono grato che ci siano altri credenti che lavorano su di noi. Sono grato che ci siano angeli che lavorano per noi. Io sono grato per pastori e insegnanti che lavorano, per così dire, per formarci. Ma l’emozione più grande di tutte le emozioni è che è Dio colui che opera in noi. Dio stesso sta mettendo in opera la nostra santificazione.
Ecco perché la santificazione non può essere fermata. Lo stesso Dio che giustifica, che ha prodotto la giustificazione, porterà a compimento la santificazione. C’è lì una inevitabilità innegabile. È Dio colui che opera. Il Dio immutabile, invariabile, glorioso, sovrano, maestoso, giusto, santo, benevolo, misericordioso; il Dio che governa tutte le cose e che compie sempre la sua volontà, non è mai frustrato, fa sempre ciò che desidera. Il Dio che non viene mai ostacolato, Egli è all’opera in noi.
Vedete, questo è ciò che fece dire al salmista nel Salmo 23: “Il Signore è il mio pastore”. È lì che dovrebbe stare l’enfasi. Non il Signore è il mio pastore, ma il SIGNORE è il mio pastore. Ci sono tanti pastori in questo mondo; il salmista dice: il Signore è il mio. Dio opera in me, ed è per questo che nulla mi mancherà, perché Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli, mi guida lungo le acque calme, mi ristora l’anima. Ogni bisogno viene soddisfatto perché il Signore è il mio pastore. Questa è la grande verità del cristianesimo. Nel Salmo 27, il salmista dice: “Il Signore è la mia luce e la mia salvezza”, poi amo questo: “il Signore è la forza della mia vita”. Il Signore è la forza della mia vita. La sua persona, è proprio da lì che Paolo comincia. È Dio. Questo dovrebbe essere scritto in grassetto, sottolineato, con tre punti esclamativi.
Verità inimmaginabile per un mondo pagano, inimmaginabile dire che Dio opera in voi, Dio che ci ama con un amore eterno, Dio che mantiene verso di noi una benevolenza eterna, Dio che ci custodisce con un patto eterno basato su promesse eterne, Dio i cui doni e la cui chiamata sono irrevocabili, Dio che dice che coloro che giustifica li glorifica, Dio che ci conduce fino alla fine, Dio che senza fine, senza deviare, impegna se stesso verso di noi per provvedere a tutti i nostri bisogni in Cristo Gesù: quel Dio è colui che è in noi. Egli è la forza della nostra vita, il Dio che ha fatto il mondo, il Dio che sostiene il mondo con la parola della sua potenza, il Dio che è sovrano su ogni cosa per tutta l’eternità, Egli vive in noi. Questa è davvero una realizzazione sconvolgente.
Amo un piccolo paragrafo di W. H. Griffith Thomas. Egli dice questo: “Dio è la risposta ad ogni domanda della mente, ad ogni timore tremante del cuore, ad ogni debolezza dell’appetito e ad ogni forte uragano della tentazione. L’anima, la solitaria anima individuale, che non sa da dove sia venuta, sapendo quasi altrettanto poco dove stia andando, affrontando la questione della debolezza e del peccato e della morte e dell’eternità e dei profondi, profondi problemi del male morale, può rispondere ad ogni lamentela soltanto con l’unico monosillabo tutto sufficiente, tutto comprensivo: Dio. Questa è la nostra ancora. Dio ci ha fatti. Dio conosceva la nostra costituzione. Dio conosceva il nostro ambiente. Dio conosceva la nostra tentazione, le tentazioni che ci avrebbero assaliti, eppure Dio ci ha redenti a sé e ci ha fatti suoi mediante il sangue di Cristo. Ora, se Dio è un essere di perfetta benevolenza, non può aver fatto così tanto senza assumere su di sé la responsabilità di realizzare l’oggetto delle lacrime, dei desideri e delle preghiere che Egli ha posto con la sua propria mano dentro la nostra natura. E perciò, dobbiamo rimettere a Lui la responsabilità di renderci senza colpa, innocui e irreprensibili davanti a Lui”. Fine citazione.
Che persona che vive in noi. E come Griffith Thomas dice giustamente, il Dio che ci ha fatti e il Dio che ci ha fatti suoi deve aver assunto la responsabilità di renderci ciò che Egli voleva che fossimo. Chi è? Dio, in noi.
In secondo luogo, Paolo riflette sulla sua potenza, non solo sulla sua persona. Dice che è Dio colui che è all’opera, energeō, da cui deriva la parola energia. Significa esercitare potenza, oppure operare efficacemente. Per dirla in modo semplice, è la parola “l’energizzatore”. Dio è l’energizzatore. Perché è Dio che è l’energizzatore. Egli è colui la cui potenza spinge la nostra santificazione. Vedete, nella carne non possiamo fare assolutamente nulla, ma la sua potenza ci spinge verso la somiglianza a Cristo. La sua potenza produce giustizia e contrasta il peccato. Ecco perché siamo sostenuti. Ecco perché possiamo dire che siamo eternamente sicuri in Cristo. Perché? Perché la sua potenza continua a spingerci verso la glorificazione. La sua potenza espelle il peccato e promuove la santità. Perseveriamo perché siamo energizzati da Lui. E quanta potenza ha? Ha ogni potenza. Egli è il Dio onnipotente. C’è qualcosa di troppo difficile per Lui da fare? Egli ha ogni potenza. Ha affidato quella potenza a Cristo, e Cristo ha detto: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra”. E così abbiamo questa tremenda consapevolezza, che siamo energizzati da Dio, e che non c’è limite alla sua energia, e che se Egli ci ha salvati per santificarci, allora questo avverrà. Egli ci porterà avanti verso la somiglianza a Cristo. La sua energia compirà questo. Questa è la sua promessa.
E c’è così tanta potenza disponibile che Paolo può dire in Efesini 3:20: “Or a colui che può fare smisuratamente al di là di tutto ciò che chiediamo o pensiamo, secondo la potenza che opera in,” che cosa? “Noi”. Forse sarebbe stato più comprensibile se avesse detto: “Or a colui che può fare smisuratamente al di là di tutto ciò che possiamo chiedere o pensare, secondo la potenza che opera in cielo, o la potenza che opera in Cristo, o la potenza che opera nello Spirito Santo, ma la potenza che opera in noi”. Dio può compiere, e compie, attraverso di voi ciò che è inimmaginabile, impensabile, al di là della vostra capacità di pianificare o ragionare o sognare. Egli sta producendo il processo di santificazione.
C’è una certa sovranità in questo, nel senso che ci sono punti diversi lungo il cammino nei quali tutti noi ci troviamo. E noi non conosciamo tutte le ragioni di Dio per alcuni dei percorsi apparentemente intricati che alcuni stanno facendo in questo processo, ma nondimeno, è mia ferma convinzione che Dio produce la santificazione nella vita, che c’è un modello di progresso che Dio sta operando per compiacere se stesso, come noteremo, ed Egli è la potenza dietro a tutto questo, “Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica”, dice Paolo, Filippesi capitolo 4. Lasciate che vi dia un’illustrazione di questo. Tornate a 2 Cronache capitolo 29, e voglio mostrarvi un momento interessante nella storia del popolo di Dio, Giuda, e darvi semplicemente una buona analogia per aiutarvi a vedere questa immagine di come Dio opera. Ezechia divenne re; il versetto 1 di 2 Cronache 29 dice che era re di Giuda. Aveva solo 25 anni quando divenne re. E regnò per 29 anni a Gerusalemme. Il versetto 2 caratterizza la sua vita, ed è una caratterizzazione meravigliosa, “Egli fece ciò che è giusto agli occhi del Signore, secondo tutto ciò che aveva fatto Davide suo padre”. Era un buon re. Era un re nobile. Era un uomo pio. Ora, quando salì a governare fra il popolo di Dio, ritenne essenziale che mettessero in ordine le loro vite spirituali.
E così cominciò dall’alto, e nel primo anno del suo regno, versetto 3, nel primo mese, aprì le porte della casa del Signore e le riparò. Le cose di Dio erano state davvero trascurate e l’intero popolo di Dio era caduto nel peccato e nell’idolatria, una storia tragica. Arriva Ezechia, un uomo pio, apre le porte della casa del Signore, le ripara, sta ristabilendo il culto e poi fa questo: fece venire i sacerdoti e i Leviti, li radunò nella piazza a oriente, tutti quelli che erano responsabili della guida religiosa della nazione, li radunò insieme. Disse loro: “Ascoltatemi, o Leviti, santificatevi ora e santificate la casa del Signore, il Dio dei vostri padri, e portate fuori dal luogo santo l’impurità”. Ripulite questo luogo e ripulite le vostre vite. Un approccio molto diretto, molto schietto. E cominciò con la leadership religiosa. Dice: “I nostri padri sono stati infedeli e hanno fatto ciò che è male agli occhi del Signore nostro Dio, e lo hanno abbandonato e hanno distolto il volto dalla dimora del Signore e gli hanno voltato le spalle. Hanno anche chiuso le porte del portico, hanno spento le lampade e non hanno bruciato incenso né offerto olocausti nel luogo santo al Dio d’Israele. Perciò l’ira del Signore è stata contro Giuda e Gerusalemme, ed Egli li ha resi oggetto di terrore, di orrore e di scherno, come vedete con i vostri occhi. Poiché, ecco, i nostri padri sono caduti di spada e i nostri figli, le nostre figlie e le nostre mogli sono in cattività per questo. Ora, è nel mio cuore fare un patto con il Signore Dio d’Israele, affinché la sua ira ardente si allontani da noi”.
Quindi, poi dice: “Figli miei, non siate negligenti ora, perché il Signore ha scelto voi perché stiate davanti a Lui, per ministrare a Lui ed essere suoi ministri e bruciare incenso”. Così, tutti i sacerdoti e tutti i Leviti vengono radunati e viene detto loro che è tempo di consacrazione spirituale. E lo fecero. Cominciarono, dice il versetto 17, il primo giorno del primo mese. E se scendete al versetto 20, dopo la consacrazione dei sacerdoti e dei Leviti, il re Ezechia si alzò presto e radunò i capi della città e salì alla casa del Signore. Ora si sposta dai capi religiosi ai capi riconosciuti a livello nazionale, al resto dei capi. E dice: è tempo che voi vi mettiate spiritualmente in sintonia con Dio, ed è tempo che facciate sacrifici e offerte per il peccato. E ci fu un massacro tremendo. E se volete conoscere l’estensione di questa consacrazione, dovete solo andare al versetto 32: “E come i Leviti e i sacerdoti erano stati messi da parte per Dio, ora lo sono tutti gli altri capi; il numero degli olocausti che furono portati fu di 70 tori, 100 montoni, 200 agnelli, tutti questi come olocausto, e le cose consacrate furono 600 tori e 3.000 pecore”, questo è un vero massacro di animali, “E i sacerdoti erano troppo pochi, così che non erano in grado di scuoiare tutti gli olocausti; perciò i loro fratelli, i Leviti, li aiutarono finché il lavoro fu completato e finché gli altri sacerdoti si furono consacrati, perché i Leviti erano stati più coscienziosi nel consacrarsi rispetto ai sacerdoti. E c’erano anche molti olocausti con il grasso delle offerte di pace e con le libazioni per l’olocausto; così il servizio della casa del Signore fu ristabilito di nuovo. Allora Ezechia e tutto il popolo si rallegrarono per ciò che Dio aveva preparato per il popolo, perché la cosa avvenne all’improvviso”. Voglio dire, fu un risveglio istantaneo.
Ora, ci siamo occupati della leadership. Arrivate al capitolo 30, seguite questo: “Ezechia allora mandò messaggeri a tutto Israele e Giuda”, ora tutti, “e scrisse lettere anche a Efraim e a Manasse, perché venissero alla casa del Signore a Gerusalemme per celebrare la Pasqua al Signore Dio d’Israele”. Ora sta davvero chiamando a ristabilire la Pasqua nella sua pienezza. Negli anni passati era stata osservata solo in modo minimale, e lui vuole lì tutta la nazione, come Dio aveva prescritto. E questa è davvero l’opera di Dio. Dio, attraverso Ezechia, sta chiamando tutto il popolo. Versetto 6: “I corrieri dovevano dire: O figli d’Israele, ritornate al Signore Dio di Abrahamo, di Isacco e d’Israele”. Questo è un appello ad un risveglio spirituale. Versetto 8: “Non indurite la vostra cervice”. Versetto 9: “Se ritornate al Signore, i vostri fratelli e i vostri figli troveranno compassione davanti a quelli che li hanno condotti in cattività e torneranno in questo paese, perché il Signore vostro Dio è benevolo e compassionevole e non distoglierà la sua faccia da voi se ritornate a Lui”. Quindi, Egli sta chiamando al risveglio.
Ora, notate, ecco la chiave: i corrieri escono, versetto 10, dappertutto, e poi arrivate al versetto 12. Seguite questo: “La mano di Dio fu anche su Giuda per dare loro un solo cuore per fare ciò che il re e i capi avevano comandato secondo la parola del Signore”. Non è interessante? Non è un’affermazione affascinante? Il re e i capi stavano comandando al popolo di ritornare a Dio perché quella era la parola del Signore per loro. Dio dice: comandate al popolo di ritornare a Me, e poi il versetto 12 dice che Dio diede loro un cuore per farlo. Meraviglioso, non è vero? Dio dunque energizza l’adempimento del suo proprio comando, che modello perfetto. Dio si muove potentemente per produrre ciò che richiede. Questo è l’incredibile mistero della vita cristiana: che Dio sta producendo nel credente ciò che sta comandando al credente. Voi potreste dire: “Come lo capisci?” Non lo capisco, se non per il fatto che è semplicemente dichiarato. Non riesco a capirlo. Non riesco a tracciare una linea di divisione tra ciò che è Dio e ciò che sono io, e quanto Dio può fare se io coopero, e quanto non può fare se io non lo faccio. È un mistero. Ma è chiaro nella Scrittura che qualunque cosa debba essere fatta nella mia vita in risposta al comando di Dio, Egli deve energizzarla. Egli è forte. Egli è potente. E la sua potenza opera per produrre ciò che Egli comanda.
Tornate allora a Filippesi capitolo 2 e guardiamo un terzo fattore molto, molto essenziale per comprendere colui che opera in noi. Abbiamo visto, prima di tutto, la sua persona come Dio, la sua potenza, Egli sta energizzando tutto il nostro sviluppo spirituale. Passiamo dalla sua potenza a, in terzo luogo, la sua presenza, e questo toccherà ciò che abbiamo già detto nell’introduzione. Versetto 13: “Poiché Dio è colui che opera in voi”. Oh, che grande affermazione. Dio in voi. Egli non sta operando su di voi, non sta operando per voi, Egli sta operando in voi. Che realtà profonda.
Ricordate in Atti 1:8 dove Gesù disse agli apostoli: “Riceverete potenza quando lo Spirito Santo sarà venuto su di voi”. Quando lo Spirito di Dio prese dimora, ci fu potenza. Dio vive in noi nel suo Spirito. Questa grande verità, penso, per qualche ragione era particolarmente importante per la chiesa di Corinto, perché Paolo gliela disse almeno tre volte. In 1 Corinzi capitolo 3 e versetto 16 egli dice: “Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui, perché il tempio di Dio è santo, e questo è ciò che voi siete”. Voi siete il tempio di Dio, siete il luogo dove Dio vive. Che pensiero. E poi dice al versetto 17: “Il tempio di Dio è santo, e questo è ciò che voi siete”. Versetto 16: “Voi siete il tempio di Dio”. Questo è ciò che siete, Dio vive in voi. Il versetto 17 ripete lo stesso pensiero.
Più avanti, al capitolo 6 e versetto 19, dice: “Il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, che avete ricevuto da Dio”. Ora, in 1 Corinzi 3 sta parlando collettivamente; la chiesa nel suo insieme è il tempio di Dio. In 1 Corinzi 6:19 sta parlando individualmente; ogni cristiano, come credente individuale, è il tempio di Dio. Egli vive in noi come individui, dunque vive in noi collettivamente. E poi, nella sua seconda lettera ai Corinzi, capitolo 6 e versetto 16, Paolo dice questo: “Poiché noi siamo il tempio del Dio vivente; come Dio ha detto: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro, e sarò il loro Dio”. Che pensiero. Dio dice: Io non vi lascerò mai e non vi abbandonerò. Dio dice: “Ecco, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente”. Paolo dice: “Non siate in ansia per nulla”, perché? “Il Signore è vicino”. Egli è presente, vicino.
Capite allora che cosa aveva in mente il salmista quando disse di Dio: “Tu circondi il mio sentiero e il mio riposo, e conosci tutte le mie vie”, Salmo 139 versetto 3? Dio, Tu sei sempre lì. Tu sei sempre lì, presente in me; non c’è mai un momento della vostra esistenza, dal momento in cui date la vostra vita a Cristo fino a quando Lo incontrerete faccia a faccia, in cui Dio non sia con voi, in cui Egli non sia lì. Voi avete la sua presenza. Questo ha una connotazione negativa in 1 Corinzi 6. Paolo dice: “Se vi unite a una prostituta, unite Cristo a una prostituta”. Voi potreste dire: “Beh, allora Cristo è in me o Dio è in me?” E la risposta è sì. Lo Spirito di Cristo è Dio, “Beh, ma lo Spirito Santo non è in me?” Lo Spirito Santo è lo Spirito di Dio. Lo Spirito di Cristo è lo Spirito Santo, che è lo Spirito di Dio, che è Dio. È la stessa cosa. È Dio nella forma del suo Spirito che dimora in voi. E sempre presente, sempre a sostenere, sempre a mantenere, sempre a sorreggere, sempre a provvedere, sempre a fortificare, sempre a proteggere, mai fuori dalla sua cura, sempre a produrre effetti santificanti nella vostra vita. Ecco perché Egli riceve tutto il merito, perché Egli sta facendo tutto il lavoro.
Romani 11:33: “Oh, profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto imperscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie! Infatti, chi ha conosciuto la mente del Signore? O chi è stato suo consigliere?” Dio sta operando indipendentemente. Dio sta operando in modi che vanno oltre la nostra capacità di comprendere, sempre e costantemente in noi, prendendosi cura di ogni bisogno. La sua presenza è infinita. La sua comprensione è infinita. La sua sapienza è infinita. Ed Egli vive in noi. Egli è santo, quindi fa sempre ciò che è giusto. Egli è amorevole, quindi è sempre interessato al nostro bene migliore. Egli è benevolo, quindi perdona sempre. Egli è misericordioso, quindi trattiene sempre la pienezza del giudizio. Egli è giusto, quindi è sempre equo. Egli è generoso, quindi dà sempre più che abbastanza. Egli è lì. Dio non è lontano. Dio non è a grande distanza, come gli dèi dei pagani. Dio è qui, vive in noi.
E vi dirò una cosa, diletti, Dio non sarebbe arrivato al punto così grande di giustificarci per poi lasciarci soli. Avendo cominciato nello Spirito, non saremo perfezionati nella carne, Galati 3:3. Dunque, avendo cominciato nello Spirito, siamo perfezionati nello Spirito. Avendo cominciato con la potenza di Dio, siamo sostenuti con la potenza di Dio. Essendo stati giustificati dalla potenza di Dio, siamo santificati dalla potenza di Dio. Ed Egli vive in noi. Ed è per questo che credo che il processo non possa, non possa essere fermato. Il peccato nelle nostre vite, in qualche modo, in qualche maniera, lo rallenta, ma Dio produce l’opera progressiva attraverso la benedizione o attraverso la disciplina. Ebrei 12 dice che a volte Egli deve disciplinarci, ma questo è perché partecipiamo alla sua santità, per produrre il pacifico frutto della giustizia. Dunque, che sia attraverso la benedizione o la disciplina, Egli sostiene la sua opera santificante mediante la sua presenza, muovendoci verso una maggiore maturità spirituale. Quindi, abbiamo visto la sua persona, la sua potenza e la sua presenza.
In quarto luogo, Paolo parla del suo proposito, e questo è il cuore di ciò che voglio che afferriate dal punto di vista pratico questa mattina. Il suo proposito, qual è? Beh, Egli sta cercando di produrre qualcosa di molto specifico in noi. Che cos’è? Egli opera in noi sia il volere che l’operare, o il volere e il fare. Ora, che cosa significa questo? Beh, quella frase “sia il volere che l’operare” si comprende meglio come un riferimento a noi, piuttosto che a Dio. Egli sta operando in voi per farvi volere e operare secondo il suo beneplacito. In altre parole, ci sono due cose che Dio vuole energizzare in noi: la nostra volontà e la nostra opera. Desiderio e azione; queste sono cose molto vitali, molto fondamentali.
Prima di tutto, parliamo di quell’idea di operare in noi il volere. Egli vuole che vogliamo ciò che è giusto, che desideriamo ciò che è giusto, che bramiamo ciò che è giusto. Dunque Egli opera sul nostro desiderio, sulla nostra volontà, sui nostri desideri. Ricordate il Salmo 110:3, che dice che siamo resi volenterosi nel giorno della sua potenza. Quando la sua potenza si muove in noi, ci rende volenterosi. Egli sta operando per far sì che noi vogliamo fare ciò che è giusto. Vedete, ogni comportamento nasce dalla vostra volontà; tutto nasce dal vostro desiderio, dal vostro bramare, da ciò che volete, dalla vostra intenzione. Infatti, quel verbo “volere” è thelō, è il verbo che significa intento o inclinazione. Un lessico dice che è una volontà che è un’operazione non passionale. Penso che lo abbia espresso così. In altre parole, non è il desiderio della passione. Non è il desiderio della concupiscenza. Non è il desiderio, o il desiderio capriccioso, dell’emozione. È la volontà non passionale, che è l’intento studiato, progettato, pianificato. Dio vuole produrre in noi l’intenzione appropriata, l’inclinazione appropriata, il desiderio appropriato per ciò che è giusto.
Questo non è nulla di nuovo. Potete tornare di nuovo all’Antico Testamento. Forse ricordate Esdra 1 versetto 5, dice: “I capi delle famiglie paterne di Giuda e di Beniamino, e i sacerdoti e i Leviti, si alzarono, cioè tutti quelli il cui spirito Dio aveva risvegliato perché salissero a ricostruire la casa del Signore”. Dio cominciò risvegliando la loro volontà, risvegliando il loro desiderio. Questo fa parte dell’opera energizzante di Dio. Più avanti, al capitolo 7, la stessa idea viene usata in Esdra, versetto 27: “Benedetto sia il Signore, il Dio dei nostri padri, che ha messo nel cuore del re una cosa come questa”. Dio opera in voi sulla vostra volontà, per produrre l’intento, l’inclinazione, la volontà di fare ciò che Egli desidera. È lì che Egli comincia la sua opera interiore, lavorando sui vostri desideri. Perché ciò che voi fate e ciò che io faccio è il prodotto di ciò che desideriamo. Ricordate Proverbi 21:1, il cuore del re è come dei corsi d’acqua nella mano del Signore. Egli lo volge dovunque vuole. Egli prende il vostro cuore e lo volge per farvi volere ciò che è giusto, per farvi volere ciò che è buono, per farvi volere ciò che è il suo desiderio.
Ma come lo fa? Come fa questo? Lasciate che vi dia due fattori, va bene? Molto importanti. Io credo che ci siano due cose che Dio produce in voi per muovere la vostra volontà. Una è la santa insoddisfazione, S-A-N-T-A, santa insoddisfazione. Che cosa significa? Significa semplicemente che siete insoddisfatti della vostra santità. C’è una giusta insoddisfazione, non un’insoddisfazione empia, quella è peccato; ma una santa insoddisfazione riguardo allo stato spirituale presente. In altre parole, Dio vi porta a non gradire la vostra presente debolezza spirituale. Avete mai sperimentato questo? Paolo lo mise in questo modo: “O miserabile uomo che sono”, Romani 7:24. Questa è santa insoddisfazione. Non è essere insoddisfatti delle circostanze della vostra vita o delle condizioni nelle quali Dio vi ha chiamati a vivere; è essere insoddisfatti del vostro peccato. E io credo che l’opera di convincimento di Dio nella vostra vita sia quella di suscitare una santa insoddisfazione riguardo al vostro peccato.
Vi capita mai di esasperarvi per il vostro peccato? Vi capita mai di arrivare al punto in cui vi trovate le lacrime agli occhi perché siete così stanchi e nauseati dello stesso peccato? Siete così stanchi e nauseati di combattere le battaglie sullo stesso fronte? Questa è una santa insoddisfazione che Dio sta producendo mentre opera sulla vostra volontà. Egli vuole che odiate il peccato.
La seconda cosa che Egli produce, operando sulla vostra volontà, è una santa aspirazione. È l’altro lato della medaglia, un desiderio ardente per qualcosa di migliore, un desiderio ardente per qualcosa di più puro, un desiderio ardente per qualcosa di santo, un desiderio ardente per qualcosa di giusto, un desiderio ardente per qualcosa di vero, un desiderio ardente di essere come Cristo, un desiderio ardente di essere pii, un desiderio ardente di essere virtuosi, un desiderio ardente di essere vittoriosi. E a volte state leggendo di un personaggio biblico e il vostro cuore è pieno di un’aspirazione a essere come Paolo, o a essere come Pietro, o a essere come Giovanni. Oppure a volte state leggendo la biografia di un missionario e vi sentite così miseri e così superficiali, perché il livello della vostra dedizione sembra così basso quando viene confrontato con alcune delle grandi persone che Dio ha usato. E questo diventa santa aspirazione, santa insoddisfazione e santa aspirazione.
Ed è lì che tutto comincia. E io credo che questa sia l’opera di Dio in voi che produce questo. Per dirla in modo semplice, Egli produce un odio per il peccato e un amore per la giustizia. Ecco perché, se volete arrivare a capire se una persona è davvero cristiana oppure no, potete guardare a queste due cose. Odia il proprio peccato e ama la giustizia? C’è una santa insoddisfazione e un desiderio ardente per qualcosa di molto più puro di ciò che stanno sperimentando? Questa è l’opera del Dio che dimora in noi, lo Spirito Santo che agisce sulla vostra volontà.
Se volete vederne un’illustrazione perfetta, guardate Filippesi capitolo 3. E qui vedrete santa insoddisfazione e santa aspirazione unirsi insieme. Versetto 12, Paolo dice: “Non che io l’abbia già ottenuto”, cioè, che abbia già ottenuto la perfezione spirituale, che abbia già raggiunto la piena conoscenza di Cristo, la piena espressione della sua potenza, la piena comunione nelle sue sofferenze, che sia già pienamente conformato alla sua morte, che abbia già conseguito la risurrezione, no. Non come se avessi già ottenuto o fossi già diventato perfetto. No, egli dice. Questa è santa insoddisfazione. Non sono diventato perfetto. Versetto 13: “Fratelli, io non ritengo di averlo ancora afferrato”. Non sono arrivato. Questa è santa insoddisfazione. Ecco perché dice al versetto 10: “Voglio conoscere Lui e la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte, non sono ancora arrivato”. Questa è santa insoddisfazione.
Ma guardate la santa aspirazione al versetto 12, “Ma proseguo il corso, per poter afferrare ciò per cui anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù”. Versetto 13: “Una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro”, ciò che fa parte di quella santa insoddisfazione, “e protendendomi verso quelle che stanno davanti, proseguo verso la mèta per il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù”. Santa insoddisfazione: non sono lì, non sono arrivato. Santa aspirazione: proseguo, proseguo. Ora, questo è ciò che Dio vuole operare nella vostra volontà, affinché voi vogliate ciò che è giusto, avendo una repulsione verso ciò che è sbagliato e un’aspirazione verso ciò che è giusto.
Quindi, il proposito di Dio è operare sulla vostra volontà. Ma in secondo luogo, Egli opera in voi, energizzandovi sia a volere sia poi a operare, o letteralmente a fare. Ed è di nuovo la parola energeō, la stessa parola tradotta qui con operare. Egli vi dà energia perché siate attivi. Egli vi dà energia, Egli opera in voi, affinché non solo vogliate, ma anche compiate azioni pie. Cominciate con una santa insoddisfazione, e questo porta a una santa aspirazione, e questo porta a una santa risolutezza, che significa: ora farò ciò che è giusto, e questo porta a una santa opera. Questo è il processo. Questo è il processo. Santa insoddisfazione, santa aspirazione, santa risolutezza, dove viene preso l’impegno, produce santa opera. Ed è questo che Dio sta facendo in voi. Egli sta operando sulla vostra volontà, e sta operando sulla vostra opera, affinché vogliate e facciate ciò che è giusto. Che grande promessa, diletti. Dio è all’opera in noi. Ricordate quel piccolo cartello che avete visto alcuni anni fa: “Per favore, abbiate pazienza. Dio non ha ancora finito con me”? C’è una grande verità in esso. La verità sottostante è che Dio è all’opera in noi. E solo Dio può produrre fini spirituali, risultati spirituali.
Dunque, vediamo la sua persona, la sua potenza, la sua presenza, il suo proposito, e infine il suo piacere. Questo è travolgente. Questo è semplicemente sconvolgente. Perché Dio sta facendo questo? La fine del versetto 13: “Secondo il suo beneplacito”. Capite che quando volete e operate ciò che è giusto, questo piace a Dio? Capite che c’è così tanta relazione tra voi e Dio che voi potete, in un certo senso, recargli piacere? La parola eudokia significa soddisfazione. Dio opera in noi il volere e l’operare per il suo beneplacito. Egli vuole portarci a fare ciò che Gli piace. Questo è ciò che significa. Egli vuole portarci a fare ciò che Lo soddisfa. Ciò che mi colpisce di fondo è che qualunque cosa io faccia possa soddisfarLo. Non è Egli già, in senso ultimo, infinitamente e perfettamente soddisfatto? C’è un modo in cui Egli prova piacere nel mio volere e operare a suo favore.
Ricordate Luca 12:32? Gesù guardò quel gruppo eterogeneo di discepoli di poca fede e disse: “È il beneplacito del Padre vostro darvi il regno”. Non è un’affermazione stupefacente? L’avreste capito se Egli avesse detto: “Beh, il Padre ha ceduto e ha deciso che vi darà comunque il regno, ma è contrariato per questo”. No. È il beneplacito del Padre vostro darvi il regno. Egli è un Dio d’amore. Egli è un Dio di compassione. Egli è un Dio di grazia e di misericordia, e voi Gli siete molto cari. E quando voi volete e operate ciò che Egli vuole, Egli ne è compiaciuto. E non è forse questa l’essenza di una relazione? Dare gli uni agli altri in modo che ci sia piacere. Egli vuole il vostro meglio, perché il vostro meglio è ciò che Gli piace di più. Egli prova piacere in voi. Egli prova piacere in me. E ciò che Egli vuole produrre in noi è per la sua propria soddisfazione.
Non è un grande pensiero pensare che io posso portare soddisfazione al cuore di Dio? Pensateci. John MacArthur, tu puoi fare qualcosa, tu potresti volere qualcosa, tu potresti essere il tipo di persona che potrebbe portare soddisfazione al cuore di Dio. Ascoltate, io non potrei farlo nella mia carne. Ma Dio può operare in me il volere e l’operare ciò che sarà per il suo piacere. Non so voi, ma io penso che la cosa più meravigliosa di qualunque relazione sia che voi portiate piacere all’altra persona, non è vero? A che serve una relazione se tutto ciò che portate è dolore? Chi ne ha bisogno? Se tutto ciò che portate è afflizione. Ma ciò che tutti vogliono da una relazione è soddisfazione e piacere. E Dio dice: voi potete portarMi questo. Cosa meravigliosa quella che Paolo sta dicendo qui. Il cristiano mette in opera con il massimo sforzo e Dio opera dentro per compiere il suo piacere.
Ascoltate, lasciate che porti tutto a una conclusione. Noi, fra tutte le persone sulla faccia di questa terra, siamo benedetti in modo così unico perché Dio opera in noi. Che pensiero. Questa è la particolarità del cristianesimo. E questo è l’equilibrio. Richiede tutto ciò che siamo e tutto ciò che Egli è. Una persona che viene rinnovata dallo Spirito di Dio non si trova in uno stato di resa passiva, ma è attivamente impegnata nel servire e nell’operare e nel rivestire l’uomo nuovo e nel far morire la carne. La vita cristiana viene descritta come una corsa, e come una guerra, come un combattimento. Siamo chiamati a stare attenti ad applicarci alle opere buone, Tito 3:8. Viene detto che il diavolo è un nemico a cui resistere, Giacomo 4:7. Dobbiamo continuamente tenere i nostri corpi in soggezione, affinché non siamo squalificati nel servizio spirituale. E ci viene detto che perfino quando si tratta del riposo, in Ebrei 4:11, dobbiamo sforzarci, o agonizzare, per entrare nel riposo. Richiede tutto ciò che siete come cristiani, tutto ciò che siete. Non siete semplicemente un pezzo d’argilla passivo. Non è semplicemente “lascia andare e lascia fare a Dio”. È: badate attentamente a come camminate, Efesini 5:15.
T. C. Hammond potrebbe riassumerlo bene in questa breve affermazione, “Mentre il Nuovo Testamento enfatizza nel modo più forte che l’opera della grazia è di Dio e non della nostra capacità intrinseca, e fin qui offre sostegno alla posizione quietista, esso è ugualmente enfatico sul fatto che Dio opera in noi o con noi, e così rende giustizia alla verità presente nel pietismo. Combinando entrambe le idee, corregge gli errori presenti in entrambe”. Ricordate da dove siamo partiti in tutto questo? Il quietista dice: “non fare nulla”. Il pietista dice: “fai tutto”. Dio dice: “Voi fate tutto, e Io farò tutto, e produrremo la santificazione”.
Mentre chiudiamo, lasciate che vi faccia una domanda, una domanda davvero personale, alla quale solo voi potete rispondere. Dio è all’opera in voi proprio ora, se siete cristiani. Che cosa sta operando per farvi volere e fare? Ci avete pensato? Che cosa vuole che voi vogliate? Che cosa vuole che voi facciate? Quale abitudine vuole che cambiate? Quale relazione vuole che mettiate a posto? Quale relazione vuole che rompiate? Quale relazione vuole che instauriate? Quale atteggiamento vuole che cambiate? Quale desiderio vuole che ignoriate? Quale desiderio vuole che abbiate? Quale ministero vuole che svolgiate? Quale dovere spirituale desidera che vogliate compiere? E in quale area vuole che siate fedeli? Quale torto vuole che mettiate a posto? Egli sta operando in voi per farvi volere e operare ciò che Gli piacerà. Sapete qual è ciò che Egli vuole che voi vogliate e operiate?
Chiniamo il capo in preghiera e chiediamo al Signore: Signore, che cos’è che Tu stai operando in me perché io lo voglia e lo faccia? Che cosa vuoi che io voglia? Che cosa vuoi che io desideri? Di che cosa vuoi che io abbia desiderio ardente? Che cosa vuoi che io faccia? Quale opera vuoi che io compia? Mostramelo. Padre, ascolta questa preghiera di ogni cuore che prega, per amore di Gesù. Amen.
FINE
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